Media Monitoring per 18-02-2019 - Rassegna stampa del 18-02-2019 - Ruggi
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AOU San Giovanni di Dio e Ruggi d'Aragona ................................................................................ 1
17/02/2019 - AMALFINOTIZIE.IT
Salerno: sovraffollamento pronto soccorso Ruggi, ecco le iniziative aziendali ...................... 1
Sanità Salerno e provincia .............................................................................................................. 3
18/02/2019 - IL MATTINO (ED. SALERNO)
Battipaglia intervento mini-invasivo alla tiroide .................................................................... 3
Sanità Campania ............................................................................................................................... 4
18/02/2019 - CRONACHE DI NAPOLI
Asl Na1, i sindacati pressano Verdoliva ................................................................................. 4
18/02/2019 - IL MATTINO
«Blatte in ospedale un sindacalista capo dei sabotatori» ...................................................... 6
18/02/2019 - IL GIORNALE
Blatte e formiche in ospedale «Sabotaggio degli infermieri» ................................................. 8
18/02/2019 - IL ROMA
Blatte in ospedale, infermieri: via i colpevoli ....................................................................... 10
18/02/2019 - IL MATTINO (ED. AVELLINO)
Gli infermieri con partita Iva in 30 assunti nelle carceri ...................................................... 12
18/02/2019 - IL MATTINO
Niente pinze: fermo «robot» da 3,5 milioni .......................................................................... 14
18/02/2019 - IL MATTINO (ED. AVELLINO)
Ospedale Landolfi pressing sulla Regione per il parto indolore ........................................... 16
18/02/2019 - CRONACHE DI NAPOLI
Prevenire i tumori, scendono in campo i medici di famiglia ................................................. 18
Sanità nazionale ............................................................................................................................. 20
18/02/2019 - IL GIORNO
Calca al pronto soccorso, blitz dei Nas ................................................................................. 20
18/02/2019 - IL SOLE 24 ORE
Con le linee guida paracadute al penale .............................................................................. 22
18/02/2019 - IL FATTO QUOTIDIANO
Epatite C, salasso per i farmaci ............................................................................................ 23
18/02/2019 - AFFARI & FINANZA
Genenta, la startup che lotta con l' hi-tech contro i tumori ................................................. 24
18/02/2019 - IL GIORNO
I medici esasperati: «Troppi tagli a posti letto e personale» ............................................... 26
18/02/2019 - CORRIERE DELLA SERA
Il medico: «Successo merito del dialogo e di rapporti stretti con le famiglie» ..................... 28
18/02/2019 - CORRIERE DELLA SERA
LA RIVINCITA DEI VACCINI .................................................................................................... 30
18/02/2019 - IL SOLE 24 ORE
Medici, prova incerta sugli errori pre-riforma ...................................................................... 3217/02/2019
amalfinotizie.it
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Lettori: 1.333
Argomento: AOU San Giovanni di Dio e Ruggi d'Aragona
Link alla pagina web
Salerno: sovraffollamento pronto soccorso Ruggi, ecco le
iniziative aziendali
Gli ultimi mesi hanno fatto registrare un
continuo incremento di accessi ai Pronto
Soccorso (PS) della Regione Campania,
con numeri maggiori rispetto allo stesso
periodo dell’anno scorso. Anche sul
territorio della provincia di Salerno, ed in
particolar modo presso i Pronto Soccorso
della AOU San Giovanni di Dio e Ruggi
d’Aragona ed in maniera più significativa
presso l’Ospedale di Salerno, si
registrano in questi ultimi mesi
condizioni di iperafflusso e
sovraffollamento. Solo nell’ultimo mese si è registrata, presso il Pronto Soccorso
dell’Ospedale Ruggi, una media di circa 250 accessi al giorno e, di questi, la maggior
parte ha avuto necessità di ricovero. Il fenomeno del sovraffollamento periodico dei
Pronto Soccorso, come già detto, è largamente presente su tutto il territorio
nazionale e in molti altri Paesi dotati di sistemi sanitari avanzati, cosa che dà luogo
ad una condizione in cui le richieste per i servizi di emergenza superano le risorse
disponibili per la cura dei pazienti in Pronto Soccorso. Tale iperafflusso ha una
fisiologica e naturale ricaduta, con conseguente sovraffollamento in alcuni reparti, e
rispecchia, come già riportato, l’attuale situazione regionale e nazionale. Tra le
principali problematiche riscontrate nell’utenza: complicanze respiratorie, malattie
croniche, traumi e necessità legate ai pazienti più anziani. «Abbiamo rimodulato
l’organizzazione dei ricoveri – spiega il Direttore Sanitario dell’AOU San Giovanni di
Dio e Ruggi d’Aragona Cosimo Maiorino – con un temporaneo blocco dei ricoveri
programmati in area medica. In più abbiamo costituito un tavolo tecnico permanente
per il costante monitoraggio delle attività di Pronto Soccorso e per l’individuazione
delle azioni da realizzare, nonché l’Unità di Crisi per fronteggiare il sovraffollamento
nei Pronto Soccorso Aziendali. E’ stata, inoltre, costituita una nuova figura, il Bed
Manager, per il sistematico rapporto tra il Pronto Soccorso e le Unità Operative che
hanno il compito di rendere disponibili i posti letto per la presa in carico delle
esigenze dei cittadini. Il Bed Manager ha inoltre i compiti di sorveglianza su
eventuali ritardi nelle dimissioni dei pazienti ricoverati e di gestione organizzativa di
temporanei e flessibili posti letto necessari a garantire i ricoveri». Si è, ancora,
formulato uno specifico Progetto, d’intesa con la ASL di Salerno, per fronteggiare
Riproduzione autorizzata Licenza Promopress ad uso esclusivo del destinatario Vietato qualsiasi altro usol’attuale situazione di iperafflusso. Infine, a breve, si concluderanno le procedure per
il reclutamento del personale medico e di comparto, necessario per rafforzare
l’attuale dotazione. Al fine di garantire la piena sicurezza e qualità delle cure,
nonché il rispetto della privacy di ogni cittadino, la Direzione Strategica dell’Azienda
ospedaliero- universitaria di Salerno, considerando l’attuale incremento di afflusso,
consiglia a tutti i cittadini di rivolgersi al Pronto Soccorso solo in caso di reale
necessità. «Pur nella attuale ed evidente difficoltà, si sta lavorando per migliorare i
percorsi assistenziali – ha sottolineato il Direttore Generale Giuseppe Longo –
affrontando e fronteggiando le criticità grazie allo sforzo di tutti gli operatori!».
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aziendali sembra essere il primo su AmalfiNotizie.it.
Riproduzione autorizzata Licenza Promopress ad uso esclusivo del destinatario Vietato qualsiasi altro uso18/02/2019 Pagina 17
Il Mattino (ed. Salerno)
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Argomento: Sanità Salerno e provincia
Battipaglia intervento mini-invasivo alla tiroide
LA SANITÀ Consente di operare la tiroide
praticando una incisione nell' ascella -
senza lasciare, quindi, vistose cicatrici
visibili - la tecnica transascellare
endoscopica eseguita nei giorni scorsi a
Battipaglia da Francesco Stanzione,
giovane chirurgo campano con
esperienza in chirurgia endocrina e
laparoscopica. La tecnica per la
tiroidectomia, messa a punto nella Corea
del Sud dal dottor Woong Youn Chung,
(Yonsei University College of Medicine,
Seoul), sta avendo una buona diffusione
anche nel mondo occidentale. Nei Paesi
orientali per motivi religiosi, le cicatrici
sul collo non sono gradite, al punto che
in Corea sul circa il 60 per cento dei
pazienti viene applicata questa tecnica.
Con tale intervento, infatti, viene
praticata un incisione nell' ascella che
non lascia tracce. Una tecnica che è
riservata ai casi di noduli di piccole
dimensioni. «È una nuova tecnica che
agisce positivamente sugli aspetti
estetici e psicologici dei pazienti - spiega Stanzione - e ci permette di guardare
positivamente al progresso e di aprire con ottimismo nuove frontiere della chirurgia
mininvasiva». © RIPRODUZIONE RISERVATA.
Riproduzione autorizzata Licenza Promopress ad uso esclusivo del destinatario Vietato qualsiasi altro uso18/02/2019 Pagina 7
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Argomento: Sanità Campania
Asl Na1, i sindacati pressano Verdoliva
NAPOLI (Renato Casella) - I soldi dell'Asl
Napoli 1 non siano più spesi solo per
l'Ospedale del mare, ma per le strutture
della Asl Napoli 1 che hanno urgente
bisogno di fondi. Questa la posizione del
sindacato dei dirigenti medici Cimo che
sarà illustrata al commissario della Na 1
Ciro Verdoliva nell'incontro con i
rappresentanti di categoria in
programma per mercoledì. Ed è
fondamentale, spiega il responsabile
regionale del sindacato Antonio De
Falco, che vengano coperte in pianta
stabile le posizioni apicali: Vanno svolti i
concorsi, se un dirigente sa che il suo
incarico scadrà fra 6 mesi si trova in
posizione di debolezza e non può
lavorare al meglio per l'azienda. Nei
giorni scorsi il commissario nominato dal
governatore Vincenzo De Luca si è
insediato in azienda in sostituzione di
Mario Forlenza, che ha rinunciato
all'incarico, come constatato dalla
delibera regionale 51 di mercoledì
scorso. La Regione ha ringraziato
Forlenza per il lavoro svolto e gli ha conferito un incarico nella struttura
commissariale nella quale si occuperà delle rete di medicina territoriale. Negli stessi
giorni, il commissario della Asl ha passato le consegne al Cardarelli al direttore
amministrativo Anna Iervolino, che al momento guiderà l'azienda ospedaliera ad
interim. E di recente il commissario De Luca ha approvato con decreto il Piano
triennale del fabbisogno di personale della Asl per il triennio 20182020. Adesso la
Napoli 1 dovrà garantire il costante monitoraggio e controllo dell'andamento della
spesa relativa al costo personale, anche autorizzato. In caso di mancato rispetto del
valore complessivo del costo del personale, sia per l'anno in corso sia in previsione
per i due anni successivi, nonché in caso di mancato rispetto delle disposizioni di
organizzazione della rete dell'assistenza, della programmazione e pianificazione
regionale, dei piani strategici aziendali, degli atti aziendali, dei vincoli economico-
finanziari operanti in materia, si procederà alla sospensione delle procedure di
Riproduzione autorizzata Licenza Promopress ad uso esclusivo del destinatario Vietato qualsiasi altro usoselezione nonché all'adozione dei necessari atti di modifica o integrazione del piano
assunzionale, sia per l'anno di riferimento sia, eventualmente, per gli anni
successivi. Le assunzioni attribuite al'azienda sanitaria con l'approvazione del Piano
triennale potranno essere oggetto di variazioni, modificazioni, integrazioni in
considerazione dell'adozione del Piano 2019/2021, da adottare entro marzo
prossimo. Fra l'altro, la Asl dovrà privilegiare le assunzioni tese a ridurre le forme
contrattuali atipiche, in coerenza con le disposizioni concernenti le procedure
concorsuali riservate per l'assunzione di personale precario del comparto sanità e
definire gli obiettivi e verificare il rispetto del limite di spesa del personale. I
dipendenti in servizio al 31 dicembre 2017 sono 5.982 e il fabbisogno è di altre 547
unità. La maggior parte riguarda proprio l'anno in corso, con 330 unità. A fare la
pare del leone è il ruolo sanitario, con 334 unità di fabbisogno, mentre nel ruolo
tecnico ne servono 70 e in quello amministrativo 139.
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Argomento: Sanità Campania
«Blatte in ospedale un sindacalista capo dei sabotatori»
Viviana Lanza
LE INDAGINI Lo scenario si fa sempre più
circoscritto e l' obiettivo stringe sul
possibile ideatore. I carabinieri del Nas,
che lavorano al caso delle blatte nel
bagno del pronto soccorso del Vecchio
Pellegrini, sembrano seguire una pista
ben precisa. E nel mirino delle indagini
finisce un infermiere sindacalista. Il
sospetto è che possa essere stata sua la
regìa del sabotaggio, sua la leadership
su un gruppetto di colleghi intenzionati a
fare in modo che si accendessero i
riflettori sul pronto soccorso della
Pignasecca per sbloccare o provocare
trasferimenti di personale a una diversa
struttura ospedaliera. Eccolo, dunque, il
sospetto che prende corpo man mano
che le indagini proseguono tra
sopralluoghi e testimonianze. Almeno in
questa fase gli investigatori, coordinati
dalla Procura di Napoli, seguono l' ipotesi
di un' azione dolosa e lavorano
alacremente alle indagini per verificare il
sospetto che il sabotaggio possa essere
stato opera di un gruppo di infermieri legati a una sigla sindacale e interessati ai
trasferimenti nella nuova struttura di Napoli est, l' Ospedale del Mare. Del resto che
vi fosse una sorta di guerra, anche e soprattutto sul fronte sindacale, interna alla
categoria in relazione ai trasferimenti nel nuovo ospedale di Ponticelli era emerso
già a settembre scorso quando, proprio poco prima della inaugurazione dell'
Ospedale del Mare, fu sabotata la fontana di uno dei bagni causando un
allagamento. Coincidenze? Gli investigatori vogliono vederci chiaro e, dopo aver
fatto sopralluoghi e ascoltato testimoni, stanno orientando le indagini verso la pista
sindacale per verificare se possa essere attendibile la ricostruzione in base alla
quale le blatte siano state liberate nel bagno del Vecchio Pellegrini con il preciso
intento di creare un caso e ottenere così la chiusura del pronto soccorso e il
trasferimento di personale in una struttura meno disagiata e con diverse condizioni
di turni e straordinari. L' OFFERTA SUL WEB Comprare blatte è semplicissimo e molto
economico. Basta cercare alla voce cibo vivo per rettili. Sul web fioccano le offerte:
Riproduzione autorizzata Licenza Promopress ad uso esclusivo del destinatario Vietato qualsiasi altro usocon poco più di tre euro si compra una scatola da dieci insetti, con dodici euro la
confezione da 50 e con meno di venti euro quella da cento blatte. C' è pure l'
opzione pacco riscaldato per garantire l' arrivo di insetti in buone condizioni.
Insomma non è difficile procurarsi una piccola colonia di blatte e liberarle in un
istante in un luogo qualunque, anche nel bagno di un ospedale. Per il caso del
Vecchio Pellegrini sono in tanti a credere alla pista del sabotaggio, soprattutto alla
luce di una serie di dettagli: il bagno del pronto soccorso dove sono stati trovati gli
insetti è tra i più frequentati e quel giorno era stato pulito tre volte. Come è potuto
accadere che in un luogo comunque frequentato nessuno abbia notato nulla di
anomalo e all' improvviso si siano materializzate decine di blatte tutte insieme e
tutte, altra coincidenza, della stessa dimensione? Come mai accanto agli insetti c'
era segatura? E come mai alcuni apparivano capovolti e quasi storditi? Di domande
in questa vicenda ce ne sono tante a cui dare risposta. LA REPLICA «Confidiamo
nella magistratura ha dichiarato Ciro Carbone, presidente dell' Ordine delle
professioni infermieristiche di Napoli. «Auspichiamo un rapido accertamento della
verità, anche per consentire a quest' Ordine professionale, ove vi fossero gli estremi,
di adottare i provvedimenti del caso». La notizia diffusa da Il Mattino sul presunto
coinvolgimento di alcuni infermieri ha colpito la categoria formata da professionisti
che lavorano con serietà. «Se fosse confermata l' ipotesi investigativa - ha aggiunto
Carbone - ci troveremmo di fronte a comportamenti che nulla hanno in comune con
lo spirito di servizio e di abnegazione con cui gli infermieri da sempre svolgono il
proprio dovere di professionisti dell' assistenza sanitaria. Come Ordine saremo
intransigenti e decisi nella condanna». © RIPRODUZIONE RISERVATA.
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Lettori: 214.158
Argomento: Sanità Campania
Blatte e formiche in ospedale «Sabotaggio degli infermieri»
Nino Materi
SCANDALO A NAPOLI Dipendenti
indagati. L' accusa: «Insetti in corsia per
essere trasferiti in altri nosocomi dove si
lavora meno» Nino Materi Obiettivo:
infangare la sanità campana per
ottenere benefici personali. È questa l'
ipotesi che pare accreditarsi
maggiormente nel giallo degli ospedali
napoletani «invasi da formiche e blatte».
Immagini vergognose che hanno fatto il
giro del mondo, provocando un enorme
danno di immagine a tutto il nostro
Paese. Ora si scopre che dietro quei
video scandalosi che immortalavano
pazienti ricoperti da formiche e
pavimenti pieni di scarafaggi potrebbero
celarsi i blitz da parte di dipendenti
infedeli interni agli stessi istituti di cura.
Diversi nomi sono già stati iscritti sul
registro degli indagati. Ma chi,
esattamente, avrebbe elaborato a
tavolino un boicottaggio così infame?
Ieri, in prima pagina, Il Mattino di Napoli
titolava: «Blatte in ospedale, la pista: sabotaggio degli infermieri»; e poi, nel
catenaccio: «I pm: portate al Vecchio Pellegrini in una busta. Piano criminale per
ottenere il trasferimento». Il servizio del quotidiano partenopeo cita fonti della
Procura: «Un gruppo di infermieri starebbe facendo di tutto per ottenere il passaggio
all' Ospedale del Mare. Perciò avrebbe liberato gli insetti al Pellegrini». Da parte sua
l' Ordine degli infermieri auspica chiarezza e si dichiara pronto a punire gli eventuali
responsabili. I retroscena non finiscono qui. Una fonte conferma al Giornale che
alcuni di questi dipendenti sarebbero anche «molto vicini alle frange sindacali
estreme». Insomma, «schegge impazzite» estranee alle confederazioni ufficiali ma
legate a certe sigle autonome abituate a portare avanti le istanze dei loro iscritti con
modalità di lotta «non convenzionali». E cosa c' è di più «non convenzionale» dal
procurarsi insetti da introdurre in ospedale nascosti in una coperta e poi liberarli in
corsia? Capitolo «benefici». Per una volta l' inchiesta pare escludere risvolti di
«carattere economico». Insomma, dietro il «piano insetti» non ci sarebbe una
questione di soldi, ma piuttosto il desiderio da parte di alcune maestranze -
Riproduzione autorizzata Licenza Promopress ad uso esclusivo del destinatario Vietato qualsiasi altro usoesasperate da «turni di lavoro massacranti» - di essere trasferiti dall' ospedale
Pellegrini a sedi «più tranquille». Al Vecchio Pellegrini da un po' di tempo l' aria è
cambiata: i nuovi vertici sanitaria si sarebbero «permessi» di mettere in discussone
antichi privilegi (turni di lavoro, cambio di incarichi, trasferimenti, ecc.) ed equilibri
politici e sindacali, puntando su una riorganizzazione più manageriale ed
efficientista. Da qui una serie di lotte di potere, forse non estranee al varo della
devastante «operazione formiche e blatte». Una dinamica di disturbo già
sperimentata nel novembre scorso - con modalità identiche - in un altro ospedale
napoletano, il San Giovanni Bosco: anche lì immagini-choc di formiche che
camminavano sul corpo di inerme di una donna di 70 anni, che di lì a qualche giorno
sarebbe poi deceduta. Casi-fotocopia che avvalorano la tesi di una strategia
collaudata con una «manina» che porta in ospedale lenzuola piene di segature e
insetti da liberare nei bagni e da qui diffondere nei vari reparti. Le ditte di pulizia e
le testimonianze dei pazienti concordano: «Qui di formiche e scarafaggi non se ne
erano mai visti. Se sono spuntati improvvisamente, qualcuno ce li ha messi». Ma
ampio è lo scenario della malasanità in Italia. La ministra della Salute, Giulia Grillo,
ha inviato ieri i carabinieri del Nas al Pronto soccorso dell' ospedale San Camillo di
Roma per verificare la situazione di sovraffollamento segnalata da diversi cittadini e
da un servizio giornalistico andato in onda al Tg2 della Rai. Grillo sintetizza così:
«Non è accettabile che i pronto soccorso dei nostri ospedali siano trasformati in
bivacchi e che operatori sanitari e pazienti si ritrovino a lavorare e a essere curati in
condizioni indegne di un Paese civile». Parole che - pronunciate dal responsabile
della Sanità - risultano davvero sconcertanti. Anzi, «non accettabili» e «indegne di
un Paese civile».
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Argomento: Sanità Campania
Blatte in ospedale, infermieri: via i colpevoli
NAPOLI. Tempi davveri bui per gli
ospedali cittadini. Mentre la Procura di
Napoli indaga per sabotaggio in
relazione al ritrovamento di blatte, nel
pomeriggio di martedì scorso, all' interno
dell' ospedale Vecchio Pellegrini, al san
Giovanni Bosco sventato per un caso
fortuito il furto di medicinali costosissimi.
Ma andiamo in ordine. Al Pellegrini un'
ipotesi - di cui riferisce il Mattino
confermerebbe i sospetti già avanzati
dall' Asl e dalla direzione sanitaria dell'
ospedale che avevano parlato di
episodio doloso. Gli insetti sarebbero
stati portati in una busta avvolta in un
lenzuolo e piena di segatura da alcuni
infermieri, che - secondo l' indagine
avrebbero interesse a ottenere il
trasferimento in altro ospedale, quello
del Mare. Il consigliere Francesco Borrelli
che aveva dato molta risonanza alla cosa
ha ovviamente chiesto che venga
mantenuta una condotta dura. «Se i
sospetti avanzati dall' inchiesta sul caso
delle blatte ritrovate nei bagni dovesse confermare le responsabilità di alcuni
soggetti appartenenti al personale infermieristico, l' unica soluzione è il
licenziamento immediato» ha detto. ORDINE DEGLI INFERMIERI. Immediato anche l'
intervento dell' Ordine delle professioni infermieristiche che con una nota ufficiale
dice «di confidare nella magistratura e di auspicare un rapido accertamento della
verità, anche per consentire a quest' Ordine professionale, ove vi fossero gli estremi,
di adottare i provvedimenti del caso» dichiara Ciro Carbone, presidente dell' Ordine.
«Se fosse confermata l' ipotesi investigativa ci troveremo di fronte a comportamenti
che nulla hanno in comune con lo spirito di servizio e di abnegazione con cui gli
infermieri da sempre svolgono il proprio dovere di professionisti dell' assistenza
sanitaria. Dunque - aggiunge Carbone - come Ordine saremo intransigenti e decisi
nella condanna». Il presidente Carone, dunque «rifiuta e respinge come impropri
comportamenti insani, inqualificabili e criminali come quelli messi in atto al Vecchio
Pellegrini. Comportamenti ancora più esecrabili considerando il fatto che essi si
Riproduzione autorizzata Licenza Promopress ad uso esclusivo del destinatario Vietato qualsiasi altro usoritorcono alla fine, sulla qualità dell' assistenza e sul benessere dei cittadini». FURTO
AL SAN GIOVANNI BOSCO. Ma ieri è stata anche la giornata della denuncia di un
tentativo di furto, messo in atto sabato intorno alle 20.45. I ladri, che si erano
introdotti nella farmacia del San Giovanni Bosco, hanno fatto scattare l' allarme e
pochi istanti dopo le guardie giurate hanno trovato la finestra della farmacia divelta.
Anche la grata era stata forzata e asportata. Immediatamente, come da protocollo, i
vigilantes hanno controllato tutti i piani dell' edificio alla ricerca dei ladri. Qualche
minuti dopo sono arrivati anche gli agen ti della Questura che insieme con le guardie
giurate hanno setacciato ogni reparto. Ma i ladri avevano fatto perdere le tracce.
Ovviamente durante la notte nessuno ha abbassato la guardia. Farmacia e direzione
sanitaria sono state rpesidiate fino a ieri mattina quando si è proceduto alla
sostituzione della grata e della finestra della Farmacia.
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Argomento: Sanità Campania
Gli infermieri con partita Iva in 30 assunti nelle carceri
IL PIANO Antonello Plati Svolta nell'
assistenza sanitaria in carcere: è stato,
infatti, riconosciuto come «lavoro
subordinato» quello svolto nei
penitenziari di Avellino e provincia da
trenta paramedici che assicurano ai
detenuti i livelli essenziali di assistenza
(Lea). Si tratta di infermieri, fisioterapisti
e operatori sociosanitari (Oss) che da
oltre 10 anni sono impegnati nelle case
circondariali di Bellizzi, Ariano Irpino,
Sant' Angelo dei Lombardi e Lauro e ai
quali sono somministrate forme atipiche
di contratto, la maggior parte inquadrati
come liberi professionisti con partita Iva.
«Una vittoria dei lavoratori», dice Licia
Morsa, segretario generale della
Funzione pubblica Cgil. «Dopo una lunga
battaglia sindacale ricorda Morsa
abbiamo ottenuto l' avvio di un' attività
ispettiva all' interno delle carceri, il cui
esito, giunto pochi giorni fa, ha
determinato l' individuazione di rapporti
di lavoro subordinati per tutto il
personale impegnato con partita Iva che presta servizio nei 4 istituti penitenziari
della provincia di Avellino. Quello svolto dai funzionari dell' Ispettorato del lavoro».
Dunque, l' iter è stato piuttosto lungo e solo grazie alla mediazione del prefetto è
stato possibile portare a termine la trattativa con esito positivo. Spiega Morsa:
«Sono state necessarie diverse convocazioni in prefettura per convincere il direttore
generale dell' Asl di Avellino, Maria Morgante, ad accettare il confronto con le parti
sociali». Management e sindacati si incontreranno entro il prossimo 15 marzo per
concludere la concertazione sull' organizzazione del servizio di medicina
penitenziaria. «Tra qualche giorno rivendica il segretario generale della Fp Cgil - il
nostro grido di allarme compie un anno. Ci siamo immediatamente schierati al fianco
di lavoratori precari, dimenticati da tutti, che svolgono un delicato servizio per conto
dell' Asl. Fino a questo momento, erano sempre state ignorate le reiterate richieste
inoltrate alla direzione generale di via Degli Imbimbo». Poi la svolta che nel giro di
un mese dovrebbe portare alla risoluzione. «Questi lavoratori sostiene la sindacalista
Riproduzione autorizzata Licenza Promopress ad uso esclusivo del destinatario Vietato qualsiasi altro uso- rientrano nella procedura di stabilizzazione già avviata dall' Asl ai sensi della legge
Madia. Tuttavia, nell' ultimo provvedimento adottato, l' azienda incomprensibilmente
li lascia fuori». Per questi e altri motivi la vertenza continuerà. «Risulta, infatti,
incomprensibile dice ancora Morsa - il motivo della gravissima carenza di organico e
l' abbattimento della spesa nel comparto: anche su questo pretenderemo
spiegazioni dall' Asl che a seguito di un decreto del commissario ad acta alla Sanità
ha il compito di gestire i fondi». La situazione più grave è quella di Lauro dove
«presso l' istituto a custodia attenuata per madri, che dovrebbe ospitare fino a 35
detenute con bambini fino a 6 anni di età, risulta in servizio una sola unità che,
ovviamente, non può ricoprire tutti i turni e assicurare i servizi essenziali nelle 24
ore». © RIPRODUZIONE RISERVATA.
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Argomento: Sanità Campania
Niente pinze: fermo «robot» da 3,5 milioni
Ettore Mautone
I DISSERVIZI Ospedale del mare,
ospedale modello: al palo non solo delle
carenze di personale ma anche con
apparecchiature ad alta tecnologia
costate milioni di euro che giacciono da
mesi o addirittura anni ma inutilizzate
per la mancanza di beni di consumo che
costerebbero poche centinaia di euro o
per le inspiegabili difficoltà di un
collaudo. Ecco la sanità delle eccellenze
che diventa quella dei paradossi e delle
contraddizioni, sacrificata sull' altare
della superficialità e della
disorganizzazione. ECOLASER
IMBALLATO Prendiamo l' ecolaser: nel
presidio di Napoli est è stato ordinato
perché di prezioso ausilio alla Chirurgia
endocrina per qualificare alcuni
interventi per eradicare in sicurezza
alcuni tumori invasivi della tiroide. Dopo
aver scontato un già lungo iter
amministrativo durato oltre un anno, per
farlo arrivare a Ponticelli, è stato
consegnato alla fine dello scorso
dicembre ma è ancora imballato, buttato in un angolo di una delle 14 sale operatorie
(ne sono utilizzate solo 6) in quanto manca il collaudo. Pare sia necessario un
tecnico di alta specializzazione, di cui la Asl Napoli 1 sarebbe sprovvista, per dare
avvio all' utilizzo del macchinario. Procedura che per altri laser simili in uso all'
ospedale non è però stata seguita. O almeno non ha richiesto collaudi così
sofisticati. ROBOT FERMO DA UN ANNO C' è poi il robot chirurgico: anche questo un
gioiello della tecnologia, ormai quasi indispensabile per la maggior parte degli
interventi di chirurgia generale per guadagnare in precisione e recupero posto
operatorio e risparmiare in invasività ma anche questo da oltre un anno è lasciato
alla polvere in una delle sale operatorie. Costato 3,5 milioni di euro e altri 350mila di
manutenzione annua, è fermo in quanto, dopo i primi interventi con i kit della
originaria fornitura, è rimasto privo dei dispositivi monouso come pinze, forbici e
strumenti di dissezione. NEUROMONITOR AL PALO C' è, ancora, lo scoglio del
Neuromonitor, strumento che, durante gli interventi chirurgici, individua con
Riproduzione autorizzata Licenza Promopress ad uso esclusivo del destinatario Vietato qualsiasi altro usoinfallibile previsione in decorso di nervi e strutture vitali evitando lesioni irreparabili
e complicazioni gravi della chirurgia del testa-collo che possono pregiudicare ad
esempio l' esito degli interventi sulla tiroide che, per le lesioni del nervo ricorrente,
comportano la perdita della voce. In questo caso a mancare sono degli elettrodi che
costano circa 300 euro ma fanno salva la salute e qualità di vita del paziente.
Carenze che non solo rallentano le attività di sala operatoria ma inducono molti
pazienti a rinunciare al ricovero e a emigrare in altre regioni. Così in chirurgia
endocrina, decine di pazienti inoperabili con le tecniche tradizionali, sono in lista di
attesa da un anno. Tra questi circa 60 o 70 sono affetti da tumori e anche se
trattabili senza il laser attendono 3 o 4 mesi prima di essere operati a causa del
ridotto numero delle sedute operatorie. LE ALTRE CARENZE A chiedere un intervento
risolutore sia la Uil Fpl (in rappresentanza soprattutto degli infermieri). «La chirurgia
endocrina è inglobata nella Chirurgia generale - spiega il sindacato - con solo 4 posti
letto ordinari e 1 di day surgery, inferiori al reale fabbisogno tanto da generare una
lista di attesa di centinaia di malati contro ogni logica». Il sindacato punta il dito
anche sulla cattiva organizzazione del calendario operatorio, sullo scarso turnover
dei pazienti, sull' uso improprio dei posti letto specifici da parte della chirurgia
generale. Segnalata la mancanza di personale di sala operatoria specificamente
assegnato per la disciplina con un più elevato rischio clinico. Problemi ci sono anche
in chirurgia vascolare, dove le attività di rigenerazione tessutale, di cui era maestro
l' ex primario Francesco Pignatelli, con il suo allontanamento sono state
abbandonate. Il nuovo primario Gennaro Vigliotti, dopo una aspettativa di 15 giorni a
dicembre in vista di un trasferimento a Caserta poi congelato, ha svolto una scarsa
attività pubblica. Per finire c' è la neurointerventistica, che interviene nei casi di
ictus ma non ha ancora l' assetto per effettuare in sicurezza gli interventi di
trombolisi pur ricoprendo, questo centro, almeno in prospettiva, il ruolo di hub per
tale disciplina. © RIPRODUZIONE RISERVATA.
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Argomento: Sanità Campania
Ospedale Landolfi pressing sulla Regione per il parto
indolore
SOLOFRA Antonella Palma Riattivazione
della partoanalgesia al presidio
ospedaliero «Agostino Landolfi», la
Regione si fa carico dell' appello lanciato
dal sindaco Michele Vignola e dall'
assessore alla sanità Alba Maffei. Intanto
la direzione dell' Azienda ospedaliera
«Moscati» è pronta per un incontro che
sarà convocato a breve con gli
amministratori. La trattative è in corso e
si attendono sviluppi quasi immediati:
«Insieme con il sindaco Vignola siamo in
attesa di essere convocati - spiega l'
assessore Maffei - dalla direzione
sanitaria del Moscati'', i vertici sono
disponibili per un confronto. Tuttavia
procederemo con il sindaco a fare per
iscritto anche una richiesta ulteriore per
l' incontro coinvolgendo sia il direttore
generale dell' Azienda Percopo che la
direttrice sanitaria Conte». Nel frattempo
sul fronte napoletano la presidente del
consiglio regionale Rosetta D' Amelio ha
recepito il sollecito degli amministratori
solofrani e si è fatta carico del problema che vede, da circa un anno, sospesa la
prestazione presso il reparto di ginecologia ed ostetricia. Un fatto che oltre a creare
disagio alle partorienti può comportare anche una riduzione dei parti presso il
reparto dell' ospedale «Landolfi». Della questione è stata interessata anche Pina
Tommasielli, medico e delegata del governatore Vincenzo De Luca per la medicina
territoriale. «Abbiamo incontrato - tengono a precisare il sindaco Michele Vignola e l'
assessore alla sanità Alba Maffei - la disponibilità e l' interessamento della Regione
Campania. Così la presidente del consiglio D' Amelio che ha compreso il problema
delle donne e ha manifestato interesse a raggiungere una risoluzione alla questione.
Inoltre siamo fiduciosi anche nella disponibilità del direttore generale Percopo che si
procederà a verificare le procedure per la riattivazione del servizio di partoanalgesia
presso l' ospedale Landolfi per il beneficio del nosocomio e dell' intera Azienda
Riproduzione autorizzata Licenza Promopress ad uso esclusivo del destinatario Vietato qualsiasi altro uso'Moscati'' di Avellino». Sollecitazioni erano state espresse in una nota nelle scorse
settimane anche dalla commissione Pari opportunità di Solofra a nome di tutte le
donne. La presidente della Commissione Angela Pandolfelli aveva richiamato la
necessità di ripristinare il servizio epidurale interessando gli amministratori del
Comune di Solofra e la direzione dell' azienda «Moscati». © RIPRODUZIONE
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Argomento: Sanità Campania
Prevenire i tumori, scendono in campo i medici di famiglia
NAPOLI (r.c.) - I medici di famiglia in
campo per la prevenzione dei tumori. A
pochi giorni dalla diffusione dei dati sull'
aumento di alcune patologie oncologiche
nell' As l Napoli 1 Centro, dai 1.200 studi
dei medici di medicina generale della
Fimmg Napoli parte una campagna di
comunicazione fatta dai medici di
famiglia per una corretta prevenzione
oncologica. I medici della Fimmg Napoli,
che con i loro studi servono una
popolazione di circa un milione e
500mila pazienti, hanno scelto di
trasformare l' ormai celebre campagna
regionale per la prevenzione "Io mi
voglio bene" in un più significativo "Io ti
voglio bene", valorizzando quel rapporto
medico paziente che troppo spesso viene
messo a rischio dalle carenze del
sistema sanitario pubblico. "Le
campagne di prevenzione oncologica -
spiegano i vertici provinciali dell'
associazione Luigi Sparano e Corrado
Calamaro - hanno messo in luce ancora
una volta, e sempre con maggior forza, il
ruolo dei medici di medicina generale. Protagonisti di un' attività di sensibilizzazione
diretta verso i propri pazienti che sono target" " in rispetto alle attività di
prevenzione per il tumore della mammella, del colon e dell' utero". Il medico di
medicina generale, infatti, rappresenta il primo avamposto del legame tra cittadino
e sistema sanitario, potendo contare su un rapporto spesso di lunga durata e di
conoscenza e confidenza consolidata nel tempo. "Una figura di fiducia consolidata",
commenta il presidente dell' Ordine dei medici di Napoli Silvestro Scotti. "Con il
medico di famiglia - aggiunge il numero uno dell' organismo di autogoverno dei
camici bianchi - si ha un rapporto intimo e spesso confidenziale, e per questo è tra i
più titolati a rendere meno spaventoso un tema come quello delle malattie
oncologiche e quindi della prevenzione". Le capacità, spesso sottovalutate, dei
medici di base possono quindi fare la differenza, grazie al lavoro "sul campo" e alla
stretta conoscenza, speso non solo professionale, con i pazienti. Di fatto, il "medico
Riproduzione autorizzata Licenza Promopress ad uso esclusivo del destinatario Vietato qualsiasi altro usodella mutua" finisce con il diventare una sorta di "membro onorario" del nucleo
familiare e ha sotto controllo l' intera situazione, per cui può valutare meglio, ad
esempio, l' incidenza dell' ereditarietà nelle malattie. In questo modo, si possono
indirizzare i pazienti verso gli screening più adeguati alle singole situazioni, sulla
base dell' anamnesi personale e familiare, dell' età e dei vari fattori di rischio.
Proprio per questo i medici di famiglia della Fimmg Napoli hanno avuto l' idea di
focalizzare il messaggio proprio sul rapporto fra medico di medicina generale e
paziente. "Da un lato - nota a questo proposito l' associazione di categoria
impegnata nell' iniziativa - l' invito ad effettuare lo screening viene fatto da una
persona che ci vuole bene, il nostro medico di medicina generale, non a caso spesso
chiamato in modo colloquiale "medico di famiglia"; dall' altro l' obiettivo è quello di
richiamare e dare nuovo impulso alla campagna della Regione Campania, il cui claim
principale è "Mi voglio bene"".
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Argomento: Sanità nazionale
Calca al pronto soccorso, blitz dei Nas
Veronica Passeri
Roma, l' ira del ministro Grillo: «Al San
Camillo bivacchi e condizione incivile»
ROMA AMMASSATI sulle stesse barelle
delle ambulanze, senza l' igiene che ci si
aspetterebbe in un ospedale, senza
privacy, con medici che, nonostante la
professionalità, lavorano in condizioni di
grande stress. Tutto questo accade al
Pronto soccorso del San Camillo, uno dei
più grandi ospedali romani, dove ieri il
ministro della Salute Giulia Grillo ha
deciso di inviare i carabinieri dei Nas.
Una decisione, racconta la Grillo in un
post sulla sua pagina Facebook, nata
dopo aver visto un servizio giornalistico
del Tg 2 (anch' esso postato sul social) e
accogliendo le segnalazioni dei cittadini.
Conclusione: si tratta di uno «spettacolo
indecente» e «non è accettabile che i
pronto soccorso dei nostri ospedali siano
trasformati in bivacchi e che operatori sanitari e pazienti si ritrovino a lavorare e a
essere curati in condizioni indegne di un Paese civile». «ORA - ha annunciato il
ministro - attendiamo i dati per decidere quali provvedimenti adottare per poi
lavorare insieme alla Regione Lazio per mettere fine ai disservizi che danneggiano i
cittadini e quindi tutti noi». Non manca la polemica politica, però. La Grillo attacca il
governatore del Lazio - e candidato alle primarie per la segreteria del Pd - Nicola
Zingaretti, invitandolo «a fare un giro negli ospedali della sua città prima di chiedere
l' uscita dal commissariamento per la Sanità del Lazio». Punto dolente questo che ha
già visto scintille tra governatore e ministro come a inizio mese quando, al termine
di una visita al policlinico Umberto I di Roma, la ministra espresse tutto il suo
scetticismo. «Affermazioni prive di fondamento - replicò Zingaretti - non esiste un
orientamento del governo indirizzato verso il prosieguo di un commissariamento». A
valutare l' uscita dal commissariamento saranno «i tavoli tecnici del ministero; sarà
fatta a marzo la prima valutazione, quindi vedremo», aveva annunciato la Grillo.
DALLA giunta ha risposto ieri l' assessore alla Sanità del Lazio Alessio D' Amato: «Mi
trovo al San Camillo per verificare la situazione mentre il ministro si affida ai social.
Al momento non risultano ambulanze ferme, sono in trattamento 14 codici rossi, l'
affluenza rientra nei limiti e l' organico in servizio è quello previsto dalle normative».
Riproduzione autorizzata Licenza Promopress ad uso esclusivo del destinatario Vietato qualsiasi altro usoIl direttore generale del San Camillo Fabrizio D' Alba replica sostenendo che la visita
dei Nas «non ha rilevato nulla in merito all' organizzazione e alla qualità dell'
assistenza». «I Nas - spiega il dg - hanno evidenziato problemi connessi alla privacy,
problematica questa dovuta ad una straordinaria affluenza dei cittadini a causa del
picco influenzalale». © RIPRODUZIONE RISERVATA.
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Argomento: Sanità nazionale
Con le linee guida paracadute al penale
Per le Sezioni unite, però, punibilità
esclusa solo se c' è adeguatezza di cura
La legge 24/17 incide anche sulla
responsabilità penale dei medici
inserendo nel Codice l' articolo 590
sexies che esclude la punibilità per
eventi dovuti ad imperizia se vengono
rispettate le raccomandazioni delle linee
guida (se adeguate al caso) o, in
mancanza di queste, le buone pratiche
clinico-assistenziali. Le Sezioni unite con
la sentenza 8770/2018 hanno però
precisato che le linee guida sono regole
cautelari valide solo se adeguate alla
miglior cura del malato: in caso
contrario, gli operatori sanitari possono e
devono discostarsene. Inoltre, con le
stessa sentenza,le Sezioni unite hanno
chiarito i casi in cui il medico risponde
penalmente per decesso o lesioni
personali causate dall' attività medico-
chirurgica: per colpa anche lieve da negligenza o imprudenza; per colpa anche lieve
da imperizia quando il caso non sia regolato dalle raccomandazioni delle linee-guida
o dalle buone pratiche clinico-assistenziali; per colpa anche lieve da imperizia nell'
individuazione e scelta delle linee guida o di buone pratiche clinico-assistenziali
inadeguate alla specificità del caso; per colpa grave da imperizia nell' esecuzione di
raccomandazioni di linee guida o buone pratiche clinico-assistenziali adeguate,
valutato il grado di rischio da gestire e le speciali difficoltà dell' atto. ©
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Argomento: Sanità nazionale
Epatite C, salasso per i farmaci
Chiara Daina
Sanità ko - Usciranno dal Fondo speciale
Ci sono oltre 300mila italiani affetti da
epatite C che non hanno ancora ricevuto
la cura per guarire definitivamente. Se
entro quest' anno gli ospedali non
saranno in grado di prendersi carico di
tutti questi pazienti, la spesa per i
farmaci anti-Hcv dal 2020 sarà a carico
delle Regioni. Queste preziosissime
molecole salvavita, il cui prezzo si aggira
tra i 4mila e 6mila euro, usciranno infatti
dal fondo speciale per i farmaci
innovativi da 500 milioni (istituito nel
2017), andando a gravare sui bilanci
regionali e generando quasi sicuramente
problemi di spesa. La normativa di Aifa,
infatti, prevede che dopo 36 mesi il
farmaco perda il requisito di innovatività
e ritorni nel budget dei farmaci ordinari.
La società italiana di gastroenterologia
ed endoscopia digestiva (Sige) ha diffuso
un comunicato in cui chiede a tutti gli
operatori sanitari coinvolti di impegnarsi
per curare il maggior numero di pazienti entro quella data. Quelli già trattati negli
ultimi tre anni sono stati 167mila. L' obiettivo dell' Oms è quello di raggiungere
entro il 2030 una riduzione globale della mortalità correlata alle epatiti del 65% e
una riduzione del 90% di nuove infezioni.
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Argomento: Sanità nazionale
Genenta, la startup che lotta con l' hi-tech contro i tumori
GLI INIZI TRE ANNI FONDAMENTALI
L' impresa La società biotech ha
inventato un sistema di
ingegnerizzazione delle cellule staminali
che con tecniche di intelligenza
artificiale penetra nei tessuti malati Q
uando ho incontrato Luigi Naldini ero un
venture capitalistis del biotech appena
uscito da Eos (Ethical Oncology Science).
Volevo rimettermi in pista ed è nata l'
idea di mettere insieme impresa e
scienza. A fine 2014 abbiamo fondato la
società e a marzo dell' anno dopo
abbiamo chiuso un primo round di
finanziamenti da 10 milioni di euro. Ora
stiamo iniziando l' arruolamento dei
pazienti che tratteremo nell' arco dei
prossimi mesi: il biennio 2019-20 sarà
decisivo per dimostrare che 20 anni di
ricerca hanno avuto un senso». Genenta
Science è una delle aziende più
innovative del panorama italiano per la
portata della missione che sta portando
avanti: rivoluzionare la lotta ai tumori con una terapia di nuova generazione. A
riavvolgere il nastro sull' incontro "fatale" avuto cinque anni fa con il direttore dell'
Istituto San Raffaele Telethon per la terapia genica, è il ceo Pierluigi Paracchi. che
tratteggia un' eccellenza del mondo biotech decisa a far parlare di sé innanzitutto in
termini di innovazione medico-scientifica. «La nostra terapia genica utilizza pezzi di
Dna come fossero medicine », spiega. «Creiamo un vettore virale molto potente
derivato dal virus dell' Hiv, annullando la componente malata, per trasmettere all'
interno delle cellule un gene curativo in grado di creare e scaricare una proteina
anti-tumorale. Un vero e proprio processo di ingegnerizzazione delle cellule
staminali ». Il processo di attacco al tumore si ispira al Cavallo di Troia della
mitologia greca. Che non a caso il ceo cita durante la spiegazione della lotta contro il
mieloma e il glioblastoma multipli, due tumori che colpiscono il sangue e il cervello.
Una battaglia ambiziosa, che Genenta Science non avrebbe potuto condurre senza il
contributo del San Raffaele. Spinoff dell' ospedale milanese, la startup si alimenta di
risorse messe a disposizione dalla stessa struttura. «L' ospedale ha conferito i
brevetti necessari per sviluppare l' attività. E ha consentito ad alcuni ricercatori di
Riproduzione autorizzata Licenza Promopress ad uso esclusivo del destinatario Vietato qualsiasi altro usosvolgere parte della propria attività a nostro favore». Una concessione importante
«perché ci sgrava dalla necessità di costruire laboratori o assumere ricercatori»,
sottolinea Paracchi, che ci tiene a evidenziare la "visione lungimirante" della famiglia
Rotelli, proprietaria del Gruppo ospedaliero San Donato, in particolare l'
accelerazione sull' open innovation impressa da Paolo Rotelli che dal 2013 ha
assunto la presidenza. L' ultimo triennio è stato intenso: l' avvio della ricerca, la
predisposizione dell' attività clinica, il conseguimento delle autorizzazioni per le
sperimentazioni rilasciate dall' Agenzia italiana del farmaco. E nel mezzo un secondo
round d' investimento da 7 milioni chiuso nel 2017. «Vogliamo trattare un numero
consistente di pazienti, verificando innanzitutto la sicurezza della cura, la
tollerabilità della terapia e l' efficacia effettiva. Una sfida enorme ha bisogno di una
macchina perfetta. Ecco perché abbiamo portato a bordo profili come Guido Guidi,
ex capo oncologia di Novartis Europe, o Roger Abravanel, che vanta 10 anni di
presenza nel Cda di Teva». Ingressi che a quanto pare non rimarranno isolati: «Ora
siamo in 17 persone ma amplieremo il team. Seguire due programmi clinici non è
proprio un gioco da ragazzi, sicuramente avremo un occhio di riguardo per i profili
senior » . - a.fr. ©RIPRODUZIONE RISERVATA 10 MILIONI DI EURO Il primo
finanziamento ottenuto sul mercato dalla Genenta per le sue ricerche
biotecnologiche 17 RICERCATORI L' organico della startup che si prevede al più
presto di ampliare con personale altamente qualificato.
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Argomento: Sanità nazionale
I medici esasperati: «Troppi tagli a posti letto e personale»
ROMA IL SOVRAFFOLLAMENTO dei Pronto
soccorso è «il prodotto dei tagli di posti
letto e di personale e la politica non può
dimenticare i 70mila posti letto che negli
ultimi 10 anni sono stati tagliati o le
condizioni di lavoro di migliaia di
medici». Una tendenza, sostiene Carlo
Palermo, segretario nazionale Anaao
Assomed, che va assolutamente
«invertita». Altrimenti ci saranno sempre
Ps «bivacco». Il ministro Grillo ha
mandato i Nas, cosa accade al San
Camillo? «Le condizioni operative del
San Camillo sono note da anni. Il Lazio
soffre di problematiche organizzative
particolari perché ha un tasso di posti
letto più basso di quello previsto dalla
normativa. Secondo il decreto
ministeriale Balduzzi i posti letto per i
pazienti acuti devono essere 3 per mille
abitanti, il Lazio ne ha invece, come altre realtà nel Sud, 2,92 per mille». La colpa è
di chi organizza il lavoro? «Dei 17 mila posti letto del Lazio, 7mila sono del privato
accreditato, sono fuori dagli ospedali e questo riduce la possibilità di ricovero. Se c'
è qualcosa di inappropriato è la distribuzione dei posti letto, oltre alla mancanza del
personale. Anche in altre regioni la situazione è simile, due esempi: in Molise l' 1,19
per mille di posti letto sono privati, in Campania lo 0,92 per mille. La media italiana
è dello 0,68 per mille». Come si combatte il sovraffollamento dei Pronto soccorso?
«Ci vuole una struttura che abbia un determinato numero di medici e di infermieri in
modo da poter ricoverare anche in attesa del completamento del percorso
diagnostico perché altrimenti si rischia il sovraccarico. I tempi sono dilatati perché
non c' è una struttura organizzativa capace di accogliere l' iper afflusso e i pazienti si
accumulano nei corridoi, appoggiati ai muri o in condizioni indegne. E poi il 25% di
accessi al Ps è legato a cause banali». Cosa può fare il ministro della Salute per
migliorare la situazione? «Lavorare perché venga assunto personale: in Italia
mancano 10mila medici e 50mila infermieri. Mancano i posti letto che dovrebbero
essere sotto il controllo delle aziende sanitarie, anche quelli privati. Quei posti letto
devono essere occupati, se c' è necessità, anche da pazienti che vengono dal Pronto
soccorso perché sono finanziati con la fiscalità generale, sono accreditati e rientrano
Riproduzione autorizzata Licenza Promopress ad uso esclusivo del destinatario Vietato qualsiasi altro usonella dotazione di quella regione». Veronica Passeri © RIPRODUZIONE RISERVATA.
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Argomento: Sanità nazionale Lettori: 796.905
Il medico: «Successo merito del dialogo e di rapporti stretti
con le famiglie»
Zuccotti: ora portiamo i professionisti nei
punti nascita «Le famiglie hanno bisogno
di risposte». Le mamme e i papà indecisi
sulle vaccinazioni si sono convinti così:
parlando con qualcuno che ha saputo
sciogliere i loro dubbi. Gian Vincenzo
Zuccotti, primario di pediatria e del
pronto soccorso pediatrico al Buzzi,
spiega che cosa ha fatto aumentare le
coperture vaccinali nel 2018. Professore,
per il siero esavalente si tocca quota
95,3 per cento di bambini protetti, 94,2
invece per le iniezioni contro morbillo,
parotite, rosolia. Di chi è il merito?
«Sicuramente una grande parte del
risultato è dovuta all' introduzione dell'
obbligo vaccinale, con la conseguente
impossibilità di frequentare l' asilo per
chi non è in regola. Siamo riusciti a
convincere una fetta di indecisi che
aveva saltato alcuni richiami o aveva
rimandato le iniezioni. Rimane ancora
una piccola quota di no vax, attorno al 3
per cento, ferma sulle proprie posizioni». Come avete convinto le mamme e i papà
ancora dubbiosi? «Dal 2017 i centri vaccinali non fanno più riferimento alle Ats (ex
Asl, ndr ), ma agli ospedali. Questo passaggio ha permesso di avere un rapporto più
stretto con le famiglie, di aprire un dialogo e ha contribuito alla crescita della
percentuale di vaccinati. In più Regione Lombardia ha realizzato e distribuito
opuscoli di approfondimento, lanciato una campagna informativa e una app per
rispondere a tutte le domande sul tema. È stato fatto anche un video che spiega
come le vaccinazioni non siano correlate con l' autismo. Più di tutto però, credo sia
stato importante per i genitori trovare persone disponibili al dialogo». Perché tante
resistenze? Le famiglie non si fidano più dei dottori? «Le esigenze delle persone sono
cambiate, non possiamo pensare di rispondere con gli stessi modelli di cinquant'
anni fa. In più i genitori non conoscono per esperienza tante malattie ormai quasi
sparite, non si rendono conto degli effetti di un loro ritorno. Giustamente vogliono
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