Comune di Russi martedì, 24 settembre 2019
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Comune di Russi
martedì, 24 settembre 2019
Prime Pagine
24/09/2019 Corriere di Romagna (ed. Ravenna) 4
Prima pagina del 24/09/2019
24/09/2019 Il Resto del Carlino (ed. Ravenna) 5
Prima pagina del 24/09/2019
Cultura e Turismo
24/09/2019 Il Resto del Carlino (ed. Ravenna) Pagina 41 6
«Alberti, è qui la festa»
Politica locale
24/09/2019 Il Resto del Carlino (ed. Ravenna) Pagina 45 7
«Centrale di Russi, legna in deroga alle prescrizioni»
23/09/2019 Ravenna Today 8
Centrale a biomasse, Legambiente critica: "Parte già col piede sbagliato"
23/09/2019 Ravenna24Ore.it 9
Legambiente: "La centrale di Russi parte con il piede sbagliato"
23/09/2019 RavennaNotizie.it 10
Centrale Russi. Legambiente: "Smaltire 350mila tonnellate di legna in 3 anni? Si deroga alle prescrizioni su impatto ambientale"
sanità, sociale e servizi per l'infanzia
24/09/2019 Il Resto del Carlino (ed. Ravenna) Pagina 47 11
Corsi di italiano per stranieri Aperte le iscrizioni
sport
23/09/2019 Ravenna Today 12
Si gioca l' attesa 24 ore di baseball
Pubblica Amministrazione ed Enti Locali
24/09/2019 Il Sole 24 Ore Pagina 4 13
Investimenti al Sud, il governo vuole rifinanziare il bonus fiscale
24/09/2019 Il Sole 24 Ore Pagina 28 14
Quota 100, al via il censimento degli enti erogatori del Tfr/Tfs
24/09/2019 Il Sole 24 Ore Pagina 29 Marzio Bartoloni Barbara Gobbi 15
Emergenza medici, il piano salva-Ssn vale un miliardo24/09/2019 Italia Oggi Pagina 33 ANTONIO CICCIA MESSINA 17 Il riabilitato ha diritto all' oblio del web 24/09/2019 Italia Oggi Pagina 33 18 Affitti turistici, pronti i modelli 24/09/2019 Italia Oggi Pagina 33 19 Sicurezza, ecco 1.700 assunti 24/09/2019 Italia Oggi Pagina 33 MATTEO BARBERO 20 Una beffa per enti virtuosi 24/09/2019 Italia Oggi Pagina 33 ANTONIO CICCIA MESSINA 21 Dati sanitari sotto chiave 24/09/2019 Italia Oggi Pagina 37 MARCO NOBILIO 22 Salvaprecari, strada in salita I paletti dei sindacati, caso paritarie 24/09/2019 Italia Oggi Pagina 39 EMANUELA MICUCCI 24 Rettori, sì alla chiamata diretta 24/09/2019 Italia Oggi Pagina 40 ANGELA IULIANO 26 Green new deal punta sugli ecobus Il decreto legge pronto per il cdm 24/09/2019 Italia Oggi Pagina 41 MARCO NOBILIO 27 Nessuna speranza per i lavoratori in regime di tfr La trattenuta del 2,5% si applica comunque
[ § 1 § ]
martedì 24 settembre 2019
Corriere di Romagna (ed. Ravenna)
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martedì 24 settembre 2019
Il Resto del Carlino (ed. Ravenna)
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martedì 24 settembre 2019
Pagina 41
Il Resto del Carlino (ed. Ravenna)
Cultura e Turismo
«Alberti, è qui la festa»
Folla alla manifestazione tra show, mercatini, balli e sport
di ROBERTA BEZZI NEANCHE la pioggia e il fresco delle temperature
settembrine hanno fermato, ieri, il bel flusso di gente che da sempre
caratterizza la 'Festa del quartiere Alberti, a base di spettacoli, mercatini,
balli, sport, esibizioni, sfilate e tornei. Tante famiglie con bambini, coppie
e anziani si sono riversati da mattina a sera lungo viale Alberti, viale Le
Corbusier e via Brunelleschi, per vivere insieme una giornata di allegria e
spensieratezza. Quest' anno il tema hawaiano, anche se non ha portato il
bel sole sperato, ha però colorato gli stand, le bancarelle e le persone con
colorate ghirlande. Da segnalare, in particolare, il messaggio contro la
violenza: attorno all' albero dedicato alla memoria di Falcone, in via Le
Corbusier, è stato premiato l' elaborato più rappresentativo presentato
dai bambini. Grande affluenza anche per la sfilata canina organizzata dall'
associazione Clama e per la pesca di beneficenza promossa dall' Ageop,
con l' attesa estrazione verso le 19, per scoprire si è aggiudicato i premi
più importanti: una tv 43 pollici, un hoverboard e un weekend omaggio.
Non sono mancate poi le coinvolgenti esibizioni delle Little Cheerleader a
cura del Football Americano, dei balli country e latini proposti da Free To
Dance, Wild Angels e Move It. NEL COMPLESSO, una giornata di festa
che ha soddisfatto tutti. «Malgrado il brutto tempo, la gente c' è - afferma
Cristiana Pezzi che da anni partecipa al mercatino -. Questa è una festa
molto sentita e partecipata non solo dalla gente del quartiere, visto che c' è chi viene apposta. Ed è il luogo giusto in
cui presentare nuove creazioni artigianali. Per quanto mi riguarda, sono specializzata nella produzione di orecchini
con materiali particolari che acquisto in giro per l' Italia e l' Europa come le ceramiche di Grottaglie in Puglia e il
giaietto, un minerale che si trova solo in Spagna». Da sei anni Matilda Nini di Outlet Matilda ha scelto questo quartiere
per il suo negozio di abbigliamento. «Mi trovo molto bene qui - rivela -. C' è bella gente e un buon passaggio, quindi la
zona funziona a livello commerciale. Molto gioioso il tema hawaiano di quest' anno, peccato solo che non sia stato
'salutato' dal bel tempo. Ma non ci possiamo lamentare». Tra gli antesignani nel quartiere c' è poi Davide Belletti del
negozio Free Model, aperto nel 1993. «La festa porta sempre molto movimento - racconta -. Tant' è che, a livello
personale, sarei favorevole ad allungarla a due giorni, sabato e domenica, come è avvenuto per celebrare i dieci anni.
Malgrado i tempi siano cambiati, il modellismo piace ancora e, durante la festa, faccio conoscere i miei corsi gratuiti
per bambini, per avvicinarli alla costruzione e alla manualità». Per l' artigiana Gabriella Forte di Russi, invece, è la
prima volta al mercatino della festa. «L' anno scorso ero venuta come visitatrice ed ero rimasta colpita dall' alta
affluenza - dice -. Ne sono contenta perché ho avuto la possibilità di far conoscere i miei capi per bambini fatti a
mano e, in particolare, le mie simpatiche scimmiette da usare sia come giocattolo sia come elemento di arredo». ©
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martedì 24 settembre 2019
Pagina 45
Il Resto del Carlino (ed. Ravenna)
Politica locale
LEGAMBIENTE
«Centrale di Russi, legna in deroga alle prescrizioni»
LEGAMBIENTE interviene sulla notizia dell' accordo firmato dall' Emilia-
Romagna per smaltire nella centrale di Russi 350.000 tonnellate di legna
dalle foreste del Veneto colpite lo scorso anno dal ciclone Vaia. «Non ci
sembra una notizia positiva - ha commentato Yuri Rambelli, presidente
del circolo Legambiente A. Cederna - che ancora prima dell' avvio
effettivo delle attività già si preveda una deroga alle prescrizioni
contenute nella valutazione di impatto ambientale». L' associazione ha
sempre avuto un giudizio critico sulla realizzazione di questa centrale: già
nel 2014 infatti sottolineava come la grande taglia dell' impianto avrebbe
richiesto di drenare materiale da un territorio molto ampio, con un'
incidenza significativa del trasporto, in termini di emissioni e consumi di
combustibile, chiedendosi se nei 70 km di raggio previsti esistesse
realmente una quantità di biomassa sufficiente ad alimentare l' impianto.
«Ora - si legge nel comunicato - , ancora prima dell' avvio ufficiale, si
prevede una deroga di 3 anni (rinnovabili) con l' obiettivo di 'accelerare la
rimozione degli alberi abbattuti al fine di evitare l' insorgenza di
problematiche fitosanitarie e favorire nel più breve tempo possibile il
ripristino delle normali condizioni ambientali, compresa la salvaguardia
degli habitat degli animali selvatici'». «Siamo perplessi da queste deroghe
- afferma Rambelli - in primo luogo perché se è stato previsto che il
materiale dovesse essere reperito entro un raggio di 70 km dalla centrale abbiamo forti dubbi sulla sostenibilità
ambientale di una fornitura che arriva invece da oltre 200 km, con il conseguente traffico di mezzi pesanti e il relativo
inquinamento. Inoltre non capiamo come si possa conciliare una misura per la rimozione degli alberi abbattuti 'nel più
breve tempo possibile' con una deroga di 3 anni, ulteriormente rinnovabile». Nel comunicato si spiega come desti
perplessità l' affermazione della Regione secondo cui l' impianto potrà utilizzare il materiale legnoso proveniente dal
Veneto fino al 40% del totale annuo, ma al tempo stesso è stata posta come condizione il rispetto dei contratti di
fornitura con i produttori locali: allo stato attuale dunque la sola biomassa presente nei 70 km di raggio è sufficiente ad
alimentare l' impianto oppure no?».
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lunedì 23 settembre 2019
Ravenna Today
Politica locale
Centrale a biomasse, Legambiente critica: "Parte già col piede sbagliato"
"L' associazione ha sempre avuto un giudizio critico sulla realizzazione delal centrale: già nel 2014 infatti sottolineava
come la grande taglia dell' impianto avrebbe richiesto di drenare materiale da un territorio molto ampio"
1 "Il mare in centro storico": taglio del nastro per un nuovo ristorante di
pesce 2 Escort e tatuaggi: cosa piace ai clienti del sesso a pagamento
ravennati 3 Non aveva mai preso la patente e guidava con l'
assicurazione contraffatta: multe per 8500 euro 4 Due nuovi ufficiali per i
Carabinieri di Ravenna e Cervia-Milano Marittima Approfondimenti Dalle
foreste venete devastate dal ciclone arriva l' energia "pulita" 19 settembre
2019 Legambiente interviene sulla notizia dell' accordo firmato dall'
Emilia-Romagna per smaltire nella centrale di Russi 350mila tonnellate di
legna dalle foreste del Veneto colpite lo scorso anno dal ciclone "Vaia".
"Non ci sembra una notizia positiva - ha commentato Yuri Rambelli,
presidente del circolo Legambiente "A. Cederna" - che ancora prima dell'
avvio effettivo delle attività già si preveda una deroga alle prescrizioni
contenute nella valutazione di impatto ambientale. L' associazione ha
sempre avuto un giudizio critico sulla realizzazione di questa centrale: già
nel 2014 infatti sottolineava come la grande taglia dell' impianto avrebbe
richiesto di drenare materiale da un territorio molto ampio, con un'
incidenza significativa del trasporto, in termini di emissioni e consumi di
combustibile, chiedendosi se nei 70km di raggio previsti esistesse
realmente una quantità di biomassa sufficiente ad alimentare l' impianto.
Ora, ancora prima dell' avvio ufficiale, si prevede una deroga di 3 anni
(rinnovabili) con l' obiettivo di "accelerare la rimozione degli alberi
abbattuti al fine di evitare l' insorgenza di problematiche fitosanitarie e
favorire nel più breve tempo possibile il ripristino delle normali condizioni
ambientali, compresa la salvaguardia degli habitat degli animali selvatici". "Siamo perplessi da queste deroghe -
afferma Rambelli - in primo luogo perché se è stato previsto che il materiale dovesse essere reperito entro un raggio
di 7 0km dalla centrale abbiamo forti dubbi sulla sostenibilità ambientale di una fornitura che arriva invece da oltre
200km, con il conseguente traffico di mezzi pesanti e il relativo inquinamento. Inoltre non capiamo come si possa
conciliare una misura per la rimozione degli alberi abbattuti "nel più breve tempo possibile" con una deroga di 3 anni,
ulteriormente rinnovabile. Desta inoltre perplessità l' affermazione della Regione secondo cui l' impianto potrà
utilizzare il materiale legnoso proveniente dal Veneto fino al 40% del totale annuo, ma al tempo stesso è stata posta
come condizione il rispetto dei contratti di fornitura con i produttori locali: allo stato attuale dunque la sola biomassa
presente nei 70km di raggio è sufficiente ad alimentare l' impianto oppure no? A cosa servono le prescrizioni
contenute nella valutazione di impatto ambientale se, in nome dell' energia pulita e di un accordo di solidarietà, queste
vengono derogate ancora prima dell' entrata in funzione dell' impianto?".
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lunedì 23 settembre 2019
Ravenna24Ore.it
Politica locale
Legambiente: "La centrale di Russi parte con il piede sbagliato"
L' associazione commenta la notizia con cui la Regione ha autorizzato la fornitura di 350.000 tonnellate di legna
Legambiente: "La centrale di Russi parte con il piede sbagliato"
Legambiente interviene sulla notizia dell' accordo firmato dall' Emilia-
Romagna per smaltire nella centrale di Russi 350.000 tonnellate di legna
dalle foreste del Veneto colpite lo scorso anno dal ciclone "Vaia". "Non ci
sembra una notizia positiva - ha commentato Yuri Rambelli, presidente
del circolo Legambiente "A. Cederna" - che ancora prima dell' avvio
effettivo delle attività già si preveda una deroga alle prescrizioni
contenute nella valutazione di impatto ambientale". L' associazione ha
sempre avuto un giudizio critico sulla realizzazione di questa centrale: già
nel 2014 infatti sottolineava come la grande taglia dell' impianto avrebbe
richiesto di drenare materiale da un territorio molto ampio, con un'
incidenza significativa del trasporto, in termini di emissioni e consumi di
combustibile, chiedendosi se nei 70km di raggio previsti esistesse
realmente una quantità di biomassa sufficiente ad alimentare l' impianto.
Ora, ancora prima dell' avvio ufficiale, si prevede una deroga di 3 anni
(rinnovabili) con l' obiettivo di "accelerare la rimozione degli alberi
abbattuti al fine di evitare l' insorgenza di problematiche fitosanitarie e
favorire nel più breve tempo possibile il ripristino delle normali condizioni
ambientali, compresa la salvaguardia degli habitat degli animali selvatici".
"Siamo perplessi da queste deroghe - afferma Rambelli - in primo luogo
perché se è stato previsto che il materiale dovesse essere reperito entro
un raggio di 70km dalla centrale abbiamo forti dubbi sulla sostenibilità
ambientale di una fornitura che arriva invece da oltre 200km, con il
conseguente traffico di mezzi pesanti e il relativo inquinamento. Inoltre non capiamo come si possa conciliare una
misura per la rimozione degli alberi abbattuti "nel più breve tempo possibile" con una deroga di 3 anni, ulteriormente
rinnovabile. Desta inoltre perplessità l' affermazione della Regione secondo cui l' impianto potrà utilizzare il materiale
legnoso proveniente dal Veneto fino al 40% del totale annuo, ma al tempo stesso è stata posta come condizione il
rispetto dei contratti di fornitura con i produttori locali: allo stato attuale dunque la sola biomassa presente nei 70km di
raggio è sufficiente ad alimentare l' impianto oppure no? A cosa servono le prescrizioni contenute nella valutazione di
impatto ambientale se, in nome dell' energia pulita e di un accordo di solidarietà, queste vengono derogate ancora
prima dell' entrata in funzione dell' impianto?".
Riproduzione autorizzata licenza Ars Promopress: 2013-2019 Pagina 9[ § 1 4 7 3 0 1 6 8 § ]
lunedì 23 settembre 2019
RavennaNotizie.it
Politica locale
Centrale Russi. Legambiente: "Smaltire 350mila tonnellate di legna in 3 anni?
Si deroga alle prescrizioni su impatto ambientale"
Legambiente interviene sulla notizia dell' accordo firmato dall' Emilia-Romagna per smaltire nella centrale di Russi
350.000 tonnellate di legna dalle
Legambiente interviene sulla notizia dell' accordo firmato dall' Emilia-
Romagna per smaltire nella centrale di Russi 350.000 tonnellate di legna
dalle foreste del Veneto colpite lo scorso anno dal ciclone 'Vaia' . 'Non ci
sembra una notizia positiva - ha commentato Yuri Rambelli, presidente
del circolo Legambiente 'A. Cederna' - che ancora prima dell' avvio
effettivo delle attività già si preveda una deroga alle prescrizioni
contenute nella valutazione di impatto ambientale'. L' associazione ha
sempre avuto un giudizio critico sulla realizzazione di questa centrale: già
nel 2014 infatti sottolineava come 'la grande taglia dell' impianto avrebbe
richiesto di drenare materiale da un territorio molto ampio, con un'
incidenza significativa del trasporto, in termini di emissioni e consumi di
combustibile, chiedendosi se nei 70km di raggio previsti esistesse
realmente una quantità di biomassa sufficiente ad alimentare l'
impianto.Ora, ancora prima dell' avvio ufficiale, si prevede una deroga di
3 anni (rinnovabili) con l' obiettivo di accelerare la rimozione degli alberi
abbattuti al fine di evitare l' insorgenza di problematiche fitosanitarie e
favorire nel più breve tempo possibile il ripristino delle normali condizioni
ambientali, compresa la salvaguardia degli habitat degli animali selvatici.'
'Siamo perplessi da queste deroghe - afferma Rambelli - in primo luogo
perché se è stato previsto che il materiale dovesse essere reperito entro
un raggio di 70km dalla centrale abbiamo forti dubbi sulla sostenibilità
ambientale di una fornitura che arriva invece da oltre 200km, con il
conseguente traffico di mezzi pesanti e il relativo inquinamento. Inoltre
non capiamo come si possa conciliare una misura per la rimozione degli alberi abbattuti 'nel più breve tempo
possibile' con una deroga di 3 anni, ulteriormente rinnovabile'. Desta inoltre perplessità, continua la nota di
Legambiente, l' affermazione della Regione secondo cui l' impianto potrà utilizzare il materiale legnoso proveniente
dal Veneto fino al 40% del totale annuo, ma al tempo stesso è stata posta come condizione il rispetto dei contratti di
fornitura con i produttori locali: allo stato attuale dunque la sola biomassa presente nei 70km di raggio è sufficiente ad
alimentare l' impianto oppure no?A cosa servono le prescrizioni contenute nella valutazione di impatto ambientale se,
in nome dell' energia pulita e di un accordo di solidarietà, queste vengono derogate ancora prima dell' entrata in
funzione dell' impianto?
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martedì 24 settembre 2019
Pagina 47
Il Resto del Carlino (ed. Ravenna)
sanità, sociale e servizi per l'infanzia
Corsi di italiano per stranieri Aperte le iscrizioni
DA FINE ottobre a maggio 2020 presso il centro sociale Porta Nova di
Russi si terranno i corsi gratuiti di lingua italiana (alfabetizzazione, livello
A1 e A2) rivolti ai cittadini stranieri residenti a Russi, maggiori di anni 16 e
con regolare permesso di soggiorno, organizzati dal centro stesso in
collaborazione con il Comune di Russi. È possibile iscriversi ai corsi
presso il centro in via Aldo Moro 2/1 a Russi, oggi dalle 14 alle 16.30 e
domani dalle 9 alle 11. Per info: Centro Sociale Porta Nova (tel. 0544-
582088); Ufficio Servizi alla Persona del Comune di Russi (tel. 0544-
587648).
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lunedì 23 settembre 2019
Ravenna Today
sport
Si gioca l' attesa 24 ore di baseball
Conclusa la Fira di Sett Dulur di Russi, nel mese di ottobre si svolgono le
tradizionali sagre autunnali nelle frazioni. Come da tradizione si parte da
Godo, che il 5 e 6 ottobre festeggia la Madonna del Rosario. Ma la festa
è anticipata dalla due giorni di baseball che si tiene sabato 28 e domenica
29 settembre al diamante Casadio. Anche quest' anno le due società Goti
e Godo baseball organizzano l' attesa 24 ore di baseball nel campo
sportivo di via Rivalona.
Riproduzione autorizzata licenza Ars Promopress: 2013-2019 Pagina 12[ § 1 4 7 3 0 1 7 4 § ]
martedì 24 settembre 2019
Pagina 4
Il Sole 24 Ore
Pubblica Amministrazione ed Enti Locali
POLITICHE PER LO SVILUPPO
Investimenti al Sud, il governo vuole rifinanziare il bonus fiscale
Misiani conferma il credito d' imposta tra le priorità: serviranno 500 milioni
Marco Mobili, Giovanni Parente - roma Rifinanziare il credito d' imposta
al Sud e sostenere le imprese che assumono e investono con la
prosecuzione del piano industria 4.0. Sul fronte lavoratori ci sarà il taglio
al cuneo fiscale e per le famiglie si farà di tutto per evitare l' aumento delle
aliquote Iva dal 10 al 13% e dal 22 al 25,2 per cento. A confermare le
direttrici su cui si muoverebbe il Governo nel disegnare la manovra è
stato ieri a Torino il viceministro all' Economia, Antonio Misiani,
intervenendo alla seconda edizione di «Fisco&Futuro» organizzata da
Eutekne. Il Sud e il sostegno alle attività produttive del Mezzogiorno
avranno dunque un ruolo di primo piano con la prossima manovra di
bilancio. Per sostenere gli investimenti, infatti, si punta come detto a
rifinanziare il bonus per il Mezzogiorno. Serviranno 500-600 milioni per
coprire anche nel 2020 il credito di imposta per gli investimenti in beni
strumentali, misura in scadenza a fine anno e che con risorse statali per 3
miliardi finora ha attivato investimenti privati per 8 miliardi (dati Def). Il
"bonus" è riservato a beni strumentali nuovi destinati a strutture produttive
ubicate nelle regioni del Mezzogiorno (Campania, Puglia, Basilicata,
Calabria, Sicilia, Molise, Sardegna e Abruzzo). Sul fronte delle risorse da
recuperare per la manovra tornerà centrale la lotta all' evasione, come ha
ribadito a più riprese lo stesso primo ministro Giuseppe Conte. Al
momento si starebbero studiando misure e interventi ad hoc con l'
obiettivo soprattutto di migliorare l' azione di contrasto al sommerso e
alle frodi, ma senza creare nuovi obblighi e oneri per contribuenti e imprese. Dall' utilizzo delle banche dati e dalla
digitalizzazione degli adempimenti come fatturazione ed emissione di scontrini e ricevute dovrebbero arrivare quelle
informazioni necessarie per vigilare in tempo reale sui comportamenti illeciti o elusivi dei contribuenti. Il fisco digitale
in chiave anti evasione si potrebbe estendere anche alle accise su carburanti e oli minerali e in particolare alla
Dichiarazione accise semplificata, nota come "Das". In pratica la denuncia alle dogane viaggerebbe solo
elettronicamente con la possibilità per l' amministrazione finanziaria di monitorare immediatamente tutti i soggetti
coinvolti in un' operazione di compravendita dei prodotti soggetti ad accisa. L' effetto sperato sarebbe quello già
prodotto con la fattura elettronica su tutti i contribuenti Iva obbligati. In arrivo anche una nuova stretta sulle frodi fiscali
in materia di compensazioni di imposte e in particolare in tutti quei casi in cui i contribuenti innescano meccanismi di
accollo del debito. Una delle situazioni già sotto osservazione con la norma scattata ad ottobre 2018 che consente
alle Entrate di sospendere per 30 giorni i pagamenti tramite modello F24 con la presenza di crediti in compensazione
per poi bloccarli in caso emerga l' indebito utilizzo del credito stesso. Si lavora ancora sulle frodi Iva in materia di
auto. Infine, oltre a evocare un ritorno agli anni 80 con le manette agli evasori, appare sempre più certa la stretta del
Governo sull' uso del contante accompagnata da un doppio bonus fiscale: un credito d' imposta annuale per gli
esercenti e un cashbak (rimborso) per chi acquista con moneta elettronica (si veda Il Sole 24 Ore del 20 settembre). ©
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martedì 24 settembre 2019
Pagina 28
Il Sole 24 Ore
Pubblica Amministrazione ed Enti Locali
funzione pubblica
Quota 100, al via il censimento degli enti erogatori del Tfr/Tfs
Gianluca Bertagna, Salvatore Cicala - Il dipartimento della Funzione
pubblica con nota protocollo 59242 del 20 settembre ha annunciato la
nascita, all' interno della piattaforma web lavoropubblico.gov.it, dell'
applicativo informatico che consente di censire gli «enti erogatori» ai fini
della anticipazione del Tfr/Tfs (Trattamento fine servizio o fine rapporto)
previsto da quota 100. Il decreto legge 4/2019 prevede che il personale
del pubblico impiego andato in pensione con quota 100 può presentare
richiesta di anticipo del Tfr/Tfs spettante. Si tratta di una sorta di
«prestito» e, per poterlo ottenere, il lavoratore deve prima di tutto
chiedere all' ente «erogatore» del Tfr/Tfs la certificazione del diritto all'
anticipazione. Nelle amministrazioni iscritte ai fini del Tfr/Tfs ai fondi ex
Inadel ed ex Enpas gestiti dall' Inps, è lo stesso Inps responsabile per l'
erogazione del Tfr/Tfs. Le amministrazioni nelle quali, invece, si provvede
direttamente a erogare il Tfr/Tfs alla generalità dei dipendenti si
configurano al contrario sicuramente come soggetti erogatori in aggiunta
all' Inps. © RIPRODUZIONE RISERVATA.
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martedì 24 settembre 2019
Pagina 29
Il Sole 24 Ore
Pubblica Amministrazione ed Enti Locali
Allarme carenza. Per tornare ai livelli di occupazione del passatoè necessario assumere oltre 7mila
medici e 2mila dirigenti:i buchi maggiori concentrati tra Lazio, Campania e Sicilia
Emergenza medici, il piano salva-Ssn vale un miliardo
Marzio Bartoloni Barbara Gobbi
Il nuovo Governo giallo-rosso è avvertito. Se deciderà, come ha
annunciato nel suo programma, di voler affrontare sul serio l' emergenza
carenza medici con un piano straordinario di assunzioni dovrà mettere sul
piatto almeno un miliardo. Questa la cifra che servirebbe per riportare il
Ssn all' anno zero: quello della massima occupazione per i medici. Ne
mancano per l' esattezza 7.146, con tre Regioni - Campania, Lazio e
Sicilia - che da sole necessitano di oltre 6mila camici bianchi. Il numero
arriva da una elaborazione dell' Anaao Assomed, la principale sigla dei
medici ospedalieri, che in base ai dati del Conto annuale del Tesoro ha
messo a confronto l' anno di massima occupazione nell' ultimo decennio
con l' ultimo disponibile (il 2017). Un calcolo che è stato replicato anche
sul fronte della spesa. E qui il confronto con l' anno di maggiore
investimento per Regione sul personale medico, dice proprio che manca
un miliardo al Ssn (947 milioni per l' esattezza). Senza contare poi che
oltre ai camici bianchi - secondo le stime di Anaao - mancano anche
2.122 dirigenti sanitari non medici, a cui corrisponde una riduzione della
spesa di 129 milioni. Numeri che fanno lievitare il conto del piano di
assunzioni a cui dovrebbe mettere mano il Governo - che non tiene tra l'
altro in considerazione le carenze degli infermieri, altro buco nero del Ssn
- a oltre un miliardo. Una somma, questa, che le Regioni hanno potuto
risparmiare in questi anni - un po' perché obbligate tra blocchi del turn
over e piani di rientro un po' per "fare cassa" sulle spalle del personale -
ma che ora fa sentire tutto il suo peso con l' esplosione della bomba carenza medici in tutte le corsie degli ospedali
italiani: dal profondo Sud spesso alle prese con conti in rosso al Veneto, dove gli organici sono da anni ridotti all'
osso. Regioni che ora stanno provando a tamponare l' emergenza con iniziative di ogni genere: dal tentativo di
richiamare i medici in pensione - per ora si registrano numeri piccoli - al ricorso a giovani medici laureati che hanno
incassato l' abilitazione, ma che ancora non hanno iniziato il loro percorso di specializzazione. Una via, questa, che le
stesse Regioni vorrebbero applicare in modo sistematico se riusciranno ad avere il via libera del Governo (si veda il
pezzo nella stessa pagina). Non si parte comunque da zero: a rimpolpare le corsie con lo sblocco del turnover
inchiodato da anni al livello di spesa per il personale del 2004 aveva già provato il precedente governo M5S-Lega con
il decreto Calabria, spostando il tetto al 5% dell' aumento del Fondo sanitario 2018. Un pannicello caldo, secondo il
segretario dell' Anaao Assomed Carlo Palermo. «Siccome nel 2018 l' incremento del Fondo è stato di un miliardo,
con il Calabria per tutti - tra medici, non medici e infermieri - si liberano appena 50 milioni. E se in realtà come il
Trentino che negli anni ha aumentato la spesa per il personale questo incremento può bastare, per Regioni come la
Calabria e il Lazio il vantaggio è ridicolo. Per recuperare tutti i medici che mancano, di questo passo servirebbero
oltre 15 anni. Il Piano straordinario di assunzioni del Governo, se davvero si farà, dovrà rimuovere il tetto del 5%».
Ma il decreto Calabria (e già prima la legge di Bilancio) ha tentato la corsa ai ripari anche su un altro fronte: quello
della programmazione sballata dei fabbisogni, consentendo ai medici ancora in formazione al IV e V anno della
scuola di specializzazione di entrare negli organici Ssn, inizialmente con un contratto a tempo determinato. «Qui si
tratta di emanare al più presto i decreti attuativi - afferma Palermo -: ciò consentirebbe di liberare risorse per
finanziare altre borse di specialità. Ad oggi, sono circa
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martedì 24 settembre 2019
Il Sole 24 Ore
Pubblica Amministrazione ed Enti Locali
9.000 i medici in formazione interessati, che insieme con i circa 15.000 specializzati degli ultimi tre anni
rappresentano una platea adeguata per tamponare la prima ondata pensionistica, entro il 2022. Anche se fosse
assunta solo la metà di questi colleghi, si potrebbero ottenere 3mila borse di specializzazione in più portando i
contratti di formazione a 12mila nel 2020-2022. L' obiettivo è arrivare ad avere un numero adeguato di specialisti in
tempo utile per il 2023-2025, anni del picco massimo di uscita dei medici dal mercato del lavoro per pensionamento».
La ricetta proposta dal sindacato è quindi doppia: da una parte il ripristino degli organici - con iniezione di risorse per
un miliardo - dall' altra la corsa ai ripari contro la mancata programmazione dei fabbisogni, grazie all' assunzione
massiccia di specializzandi. L' alternativa? «Se non si agisce subito la prospettiva per l' Italia è finire agli ultimi posti in
Europa per numero di medici ospedalieri - chiosa Palermo -: oggi ne abbiamo 195 per centomila abitanti ma a breve
potremmo scivolare a quota 165, in buona compagnia con i Paesi dell' Est». © RIPRODUZIONE RISERVATA.
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martedì 24 settembre 2019
Pagina 33
Italia Oggi
Pubblica Amministrazione ed Enti Locali
Il riabilitato ha diritto all' oblio del web
ANTONIO CICCIA MESSINA
Chi si è riabilitato, dopo una condanna penale, ha diritto all' oblio su
internet. Il garante della privacy, con il provvedimento n. 153 del 24 luglio
2019, ha ordinato a Google la rimozione di due url, che rimandavano ad
informazioni giudiziarie non più rappresentative della attuale situazione di
un imprenditore. Nel caso specifico per accogliere la domanda di
cancellazione, il garante ha tenuto conto: del periodo trascorso (fatti del
2007, condanna del 2010, riabilitazione del 2013); della intervenuta
riabilitazione (misura premiale finalizzata al reinserimento sociale del reo);
dell' estraneità del fatto rispetto all' attuale professione dell' interessato. In
sostanza la persistente reperibilità in rete degli url contestati determina un
impatto sproporzionato sui diritti dell' interessato, che non risulta
bilanciato da un attuale interesse del pubblico a conoscere la vicenda. Da
qui l' obbligo di rimozione ordinato al motore di ricerca generale. La
pronuncia è un' ulteriore applicazione del diritto di oblio, in relazione al
quale sarebbe opportuna la definizione di linee guida anche per un' altra
categoria di titolari del trattamento e cioè per le testate giornalistiche, che
tengono i propri archivi on line. Sarebbe utile, per esempio, dare
indicazioni cronologiche di massima sui tempi di permanenza online,
differenziando sulla base della qualifica più o meno pubblica dell'
interessato e sul tipo di dati, pur lasciando margini per diverse decisioni
motivate nei singoli casi. © Riproduzione riservata.
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martedì 24 settembre 2019
Pagina 33
Italia Oggi
Pubblica Amministrazione ed Enti Locali
In Lombardia nuove regole dal 2020
Affitti turistici, pronti i modelli
Affitti turistici regolati in Lombardia. È stato pubblicato ieri sul Bollettino
ufficiale della regione (Burl) il decreto 13056 della Direzione generale
turismo, marketing territoriale e moda, che dà indicazioni dettagliate sulla
documentazione necessaria da presentare al comune di competenza da
parte di chi offre il proprio alloggio in regime di locazione per finalità
turistiche. Esso entrerà in vigore il 1° gennaio 2020. «Con l' approvazione
dei modelli per la comunicazione alle amministrazioni comunali», spiega l'
assessore regionale al Turismo, marketing territoriale e moda, Lara
Magoni, «raggiungiamo l' obiettivo di maggior trasparenza e rispetto delle
regole, in un settore in notevole espansione come quello dei
pernottamenti turistici in case e appartamenti». L' iter legislativo era
cominciato con l' approvazione, da parte di regione Lombardia, della
disciplina che ha istituito e regolamentato il Cir, il Codice identificativo di
riconoscimento, che deve essere indicato sugli annunci utilizzati per
pubblicità, promozione e commercializzazione dell' offerta delle case e
appartamenti per vacanza. Una procedura consolidata con la sentenza n.
84/2019 della Corte costituzionale, che aveva ritenuto infondato il ricorso
con il quale era stata impugnata la legge regionale n.7/2018. «Una
sentenza», aggiunge Magoni, «che ha confermato la validità dell' impianto
legislativo di regione Lombardia». © Riproduzione riservata.
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martedì 24 settembre 2019
Pagina 33
Italia Oggi
Pubblica Amministrazione ed Enti Locali
Il dpcm è in corso di registrazione
Sicurezza, ecco 1.700 assunti
Iniezione di personale per la sicurezza. «È in attesa di registrazione alla
Corte dei conti il decreto del presidente del Consiglio dei ministri del 4
settembre che consentirà nel mese di ottobre alle amministrazioni del
comparto sicurezza-difesa e del Corpo nazionale dei vigili del fuoco di
effettuare circa 1.700 assunzioni straordinarie (1.657 per la precisione) a
tempo indeterminato con risorse a valere sui risparmi da cessazione per il
2018. A questa cifra si aggiungono oltre 10 mila nuovi posti legati al
normale turnover». Lo ha affermato ieri con una nota il Dipartimento della
funzione pubblica. «Tra le immatricolazioni straordinarie per Guardia di
finanza, Polizia di stato, Polizia penitenziaria, Arma dei carabinieri e
appunto Vigili del fuoco», aggiunge il Dipartimento, «1.043 saranno
possibili dal 1° ottobre per un onere, a regime nel 2025, pari a 45,6 milioni
di euro. Mentre dal 23 ottobre scatterà la possibilità di assumere altre 614
unità per una spesa a regime di 26,7 milioni di euro, costo che sale a 30,4
milioni se si considerano gli 86 posti già autorizzati dal primo marzo
scorso tra i 100 indicati per il Corpo della polizia penitenziaria».
«Aspettiamo la chiusura dell' iter e contiamo così di dare un segnale
importante alle forze di sicurezza e ai vigili del fuoco, i nostri angeli
custodi che soffrono una cronica carenza di organico. La loro opera,
giorno dopo giorno, è fondamentale per l' incolumità e il benessere di tutti
noi», commenta il ministro per la pubblica amministrazione, Fabiana
Dadone. © Riproduzione riservata.
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martedì 24 settembre 2019
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Italia Oggi
Pubblica Amministrazione ed Enti Locali
contabilità
Una beffa per enti virtuosi
MATTEO BARBERO
Sulla contabilità economico-patrimoniale semplificata ennesima beffa per
gli enti virtuosi. Solo quelli che già nel 2018 si sono avvalsi della facoltà di
rinviare l' adempimento potranno sfruttare la deroga anche nel 2019. Chi,
al contrario, ha rispettato le scadenze dovrà continuare a farlo. Tutto
nasce dall' art. 15-quater, comma 1, del dl 34/2019. Tale disposizione, da
un lato, ha consentito ai comuni con popolazione inferiore a 5 mila
abitanti di rinviare la tenuta dei conti di stampo privatistico fino al 2020
(quindi di fatto al 30 aprile 2021), dall' altro ha previsto un percorso di
avvicinamento graduale che prevede l' obbligo di allegare al rendiconto
2019 una situazione patrimoniale redatta con modalità semplificate che la
competente commissione ministeriale ha reso note nei giorni scorsi (si
veda ItaliaOggi del 21/9/2019). E qui arriva la sorpresa: solo una parte dei
circa 5.500 municipi interessati potrà utilizzare il pacchetto light, perché
per tutti gli altri la Commissione ha deciso di negare qualsiasi deroga.
Una scelta che farà discutere, dato che ad essere penalizzate sono
(ancora una volta) le amministrazioni più virtuose che, durante la fase di
incertezza sulla concessione o meno di una deroga, hanno comunque
rispettato le scadenze di legge. Perché, occorre ricordarlo, il precedente
rinvio è arrivato a tempo ampiamente scaduto e quindi molte
amministrazioni hanno prudentemente deciso di rispettare comunque l'
obbligo. Tale scelta ora le condanna ad essere equiparate ai comuni
maggiori anche per il 2019. In punto di diritto, c' è da dire che l' art. 15-
quater non pare operare alcuna distinzione in questo senso e che, quindi,
il decreto attuativo rischia di esulare dalla sua competenza e di andare a cozzare contro la norma primaria. È anche
vero, però, che di semplificato nel provvedimento in itinere c' è davvero poco, visto che, per beneficiare della
deregulation, sarà comunque costretto a incrociare ben quattro ordini di dati, oltre che a riclassificare l' inventario. ©
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martedì 24 settembre 2019
Pagina 33
Italia Oggi
Pubblica Amministrazione ed Enti Locali
PRIVACY/ Il garante bacchetta un' azienda sanitaria troppo leggera
Dati sanitari sotto chiave
L' ospedale non può inviare Tac ai fornitori
ANTONIO CICCIA MESSINA
Dati sanitari senza libertà di circolazione. L' ospedale non può mandare le
Tac dei pazienti al fornitore delle apparecchiature diagnostiche, per un
uso autonomo da parte di quest' ultimo. Neanche se il fornitore esterno è
stato nominato responsabile esterno del trattamento e neppure se i dati
sono anonimizzati. Lo scudo a tutela delle informazioni sulla salute è
alzato dal Garante della privacy, che ha bacchettato un' azienda sanitaria
e una società fornitrice di apparecchiature di alta diagnostica (newsletter
del 23/9/2019 n. 457). La società in questione, una volta ricevute le
immagini dall' Asl, attraverso un software, ha estratto, anonimizzato e
pseudonimizzato i dati, per poi allegare le immagini rielaborate alla
documentazione necessaria per partecipare a una gara d' appalto e, in
seguito, depositarle agli atti di un contenzioso giudiziario. Nel caso
specifico, l' Asl ha sbagliato perché ha comunicato informazioni sulla
salute di alcuni pazienti identificati in assenza di un' adeguata base
normativa. E, a sua volta, la società ha sbagliato, perché ha eseguito
trattamenti per finalità proprie (partecipazione alla gara e difesa in
giudizio) non riconducibili a quelle per le quali era stata designata
responsabile del trattamento. Sono, invece, attività tipiche del
responsabile esterno le attività di manutenzione per garantire l' efficienza
dell' apparecchiatura e la qualità delle immagini della Tac. A chiusura dell'
istruttoria il Garante ha avviato i procedimenti per l' applicazione delle
sanzioni amministrative (quelle del vecchio codice della privacy, poiché i
fatti risalgono a prima dell' operatività del Regolamento Ue sulla
protezione dei dati 2016/679 o Gdpr). La vicenda rimette sotto i riflettori la materia della privacy sanitaria, ancora in
attesa delle misure di garanzia previsti dall' articolo 2-speties del codice della privacy. Peraltro, la mancata adozione
di tali misure di garanzia non può essere addotta a pretesto di condotte lassiste, poiché il compiuto sistema delle
tutele, costruito anteriormente al Gdpr, è del tutto compatibile con il quadro europeo della protezione dei dati e i
provvedimenti del Garante conservano efficacia (articolo 22, comma 4 dlgs 101/2018). © Riproduzione riservata.
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martedì 24 settembre 2019
Pagina 37
Italia Oggi
Pubblica Amministrazione ed Enti Locali
decreto atteso al cdm entro prossima settimana
Salvaprecari, strada in salita I paletti dei sindacati, caso paritarie
MARCO NOBILIO
Strada in salita per il decreto salvaprecari. Il ministro dell' istruzione,
Lorenzo Fioramonti, si è subito trovato tra le mani la patata bollente dei
concorsi riservati e dei Pas (percorsi abilitanti speciali) ereditata dal
precedente governo. Che non aveva trovato un accordo sulla questione
ne aveva rimandato la soluzione ad intese successive. Il decreto
salvaprecari era passato in consiglio dei ministri il 7 agosto scorso, ma
con la formula «salvo intese» a causa di alcune riserve avanzate dal
Movimento 5 stelle, contrario a soluzioni diverse dal reclutamento in
assenza di garanzie sulla previa selezione concorsuale. Riserve erano
state avanzate anche sui Pas. Vale a dire su corsi abilitanti che avrebbero
dovuto consentire ai docenti precari di III fascia di conseguire l'
abilitazione necessaria a passare in II fascia senza superare un concorso
in senso stretto. Abilitazioni che, peraltro, sono necessarie anche per
insegnare nelle scuole paritarie. Nella relazione illustrativa dell' ipotesi di
decreto, peraltro, era stata evidenziata proprio la necessità di consentire
agli aspiranti docenti di conseguire l' abilitazione all' insegnamento, non
solo per entrare in II fascia, ma anche e soprattutto per consentire l'
apertura di nuove scuole paritarie. La legge 62/2000, all' articolo 1,
comma 4, lettera g) prevede, infatti, che uno dei requisiti per consentire
alle scuole non statali di ottenere il riconoscimento della parità è proprio
quello di avere in organico docenti muniti di abilitazione. Il problema di
reperire docenti abilitati, peraltro, si è verificato già all' indomani dell'
entrata in vigore della legge 63/2000. Tant' è che il ministero è intervenuto
più volte con note interpretative volte ad introdurre delle deroghe a tale principio (si vedano la lettera circolare n. 2668
del 29 ottobre 2001 e la nota prot. n. 4420 dell' 11 luglio 2012 ). Il problema si è notevolmente acuito negli ultimi anni a
seguito delle ultime tornate di immissioni in ruolo. Che hanno determinato lo svuotamento delle graduatorie a
esaurimento. E ciò aveva indotto il governo Conte 1 a prevedere un apposito percorso abilitante, proprio per andare
incontro alle necessità dei gestori delle paritarie e agli imprenditori intenzionati ad investire in questo settore. Resta il
fatto, però, che all' interno del governo Conte 2 vi sono forti resistenze non solo sulla possibilità di indire i concorsi
riservati a bassa connotazione selettiva, ma anche sui Pas. La possibilità di conseguire le abilitazioni, tra l' altro, non
potrebbe essere preclusa ai docenti di ruolo. E ciò comporterebbe la possibilità di conseguire titoli validi per la
mobilità professionale bypassando il concorso. Le riserve sul concorso e sui Pas non riguardano solo il Movimento 5
stelle, che le ha avanzate già durante il governo Conte 1, ma anche il Pd. Che nella precedente legislatura aveva
elaborato e fatto approvare un nuovo sistema di reclutamento, che prevedeva concorsi riservati ai docenti precari
triennalisti, ma comunque a forte connotazione selettiva. L' unico sconto che veniva fatto ai precari riguardava l'
esonero dalla prova preselettiva. Ma le rimanenti prove, grosso modo, erano analoghe a quelle del concorso
ordinario. Per uscire dall' impasse sarebbero allo studio diverse soluzioni. Tra cui la possibilità di prevedere una
riserva dei posti per i precari triennalisti nel concorso ordinario. Riserva che, secondo il consolidato orientamento
della Corte costituzionale, potrebbe essere legittimamente fissata anche fino al 50%. E in più si starebbe pensando a
valorizzare il punteggio di servizio. Finora, però, non è stata ancora trovata la quadra.
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martedì 24 settembre 2019
Italia Oggi
Pubblica Amministrazione ed Enti Locali
E il governo ha chiesto aiuto ai sindacati. Che però hanno tenuto il punto sulle posizioni guadagnata nella fase del
Conte 1. Martedì scorso c' è stata una riunione al vertice a viale Trastevere con i sindacati firmatari del contratto (Cgil,
Cisl, Uil, Snals e Gilda). Ma le sigle hanno confermato le posizioni già espresse precedentemente, rimandando la
palla nel campo dell' amministrazione scolastica. A complicare il tutto vi è anche una procedura di infrazione, che è
stata aperta nei confronti dell' Italia proprio per l' annosa faccenda dell' abuso dei contratti a termine oltre i 36 mesi.
Che sembrava essere stata portata a soluzione nella precedente legislatura. Ma che ora si ripropone per effetto dell'
abrogazione della disciplina del reclutamento adottata in attuazione della legge 107/2015. Il ministro Fioravanti, dal
canto suo, ha dichiarato pubblicamente l' intenzione del governo di procedere ad assumere 24mila precario a breve
scadenza. Ma il nodo riguarda proprio le modalità di reclutamento. E la strada per giungere a una soluzione si
prospetta tutta in salita e piena di incognite. Resta il fatto, però, che attualmente la situazione del reclutamento dei
supplenti ha assunto dimensioni drammatiche. Tant' è che molte scuole si vedono costrette ad assumere supplenti
sulla base di mere messe a disposizione di aspiranti non inclusi in alcuna graduatoria. Talvolta addirittura senza titolo.
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martedì 24 settembre 2019
Pagina 39
Italia Oggi
Pubblica Amministrazione ed Enti Locali
L' appello di Politecnico e Bicocca in occasione di MeetMeTonight. I ddl del Movimento5stelle
Rettori, sì alla chiamata diretta
Meglio una cooptazione virtuosa di concorsi viziati
EMANUELA MICUCCI
Scocca l' ora della chiamata diretta per il reclutamento dei ricercatori negli
atenei italiani. Basta con i concorsi malati e la burocrazia. All' università la
cooptazione funziona meglio dei concorsi. Purché sia virtuosa e
trasparente. È questo l' appello lanciato dai rettori di alcuni atenei, tra i
quali l' Università degli Studi di Milano, Milano-Bicocca e Politecnico in
occasione della presentazione di MeetMeTonight, in programma per il 27
e 28 settembre a Milano. Associandosi a recenti simili richieste simili del
mondo accademico. Mentre in Commissione Cultura della Camera, da
luglio, un comitato ristretto lavora a definire il testo base che unisca due
proposte di legge di M5S su reclutamento e stato giuridico dei ricercatori
universitari, rispettivamente a prima firma di Daniela Torto e di
Alessandro Melicchio, che sarebbero già dovute a approdare in aula il 29
luglio. Provvedimenti che vanno però in una direzione diversa rispetto a
quella auspicata dai rettori pro chiamata diretta che chiedono a gran voce
nuove modalità ispirate a criteri di trasparenza e meritocrazia, che diano
alle università la libertà di scegliere responsabilmente i proprio ricercatori.
Il progetto di M5s è stato bocciato, seppure per ragioni diverse, anche all'
Andu, l' associazione nazionale dei docenti universitari. «Così com' è, il
reclutamento è malato», osserva Cristina Messa, rettore della Bicocca.
«Nei concorsi, per evitare mal comportamenti, si è arrivati al punto di non
scegliere più la persona ma dei numeri, come l' H-index, l' impact factor,
la produzione scientifica calcolata con algoritmi. Bisognerebbe avere il
coraggio di dire che ci sono altri meccanismi per reclutare, all' estero ne
usano di completamente diversi: la cooptazione seria, fatta per gestire e mandare avanti il proprio ateneo, può essere
virtuosa, ma deve essere trasparente ed evidente a tutti». In pratica, reclutare e promuovere alla luce del sole sulla
base di criteri chiari e trasparenti, così da selezionare il candidato migliore per un determinato posto. Svincolando «i
concorsi universitari da quelli comuni per la pubblica amministrazione per fare un sistema virtuoso di cooptazione»,
spiega Elio Franzini, rettore dell' Università degli Studi di Milano. Valorizzando la posizione di autonomia
costituzionale delle università rispetto a qualsiasi generica amministrazione pubblica. Così da superare l' obiezione
che è la Costituzione a prescrivere il concorso per accedere ai pubblici impieghi. «Bisogna che siano riconosciute le
competenze specifiche», sottolinea Ferruccio Resta, rettore del Politecnico di Milano e vicepresidente della Crui.
«Dobbiamo abbandonare la logica del concorso e pensare al valore della scelta senza ipocrisia, ma con coraggio e
responsabilità». Una cooptazione virtuosa che, spiega Massimo Carlo Giannini, professore associato all' Università
di Teramo, renda responsabili in prima persona gli stessi dipartimenti, commissari di selezione e rettori, sui quali
ricadrebbero in termini di valutazione della ricerca i risultati conseguiti da un eventuale candidato scadente scelto. Del
resto, osserva, già esiste un sistema di cooptazione travestita da concorso pubblico nel pieno rispetto formale della
legge. Si punta il dito sulla legge 240/2010 che ha permesso agli atenei concorsi gestiti localmente, ciascuno con
proprie norme. Non solo. Ha anche azzerato la mobilità accademica, favorendo carriere nello stesso ateneo dove ci
si è laureati e si è conseguito il dottorato. A differenza di quanto avviene in Europa, dove la mobilità di ricercatori e
docenti è normale e favorisce la qualità della ricerca e della didattica.
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martedì 24 settembre 2019
Italia Oggi
Pubblica Amministrazione ed Enti Locali
A questo si sono aggiunti la consistente riduzione degli investimenti nel sistema universitario nazionale e la
creazione dei punti organico per regolare l' assunzione e promozione di ricercatori e docenti, cioè il contingente di
posti che le singole università possono bandire annualmente, che le spinge a prediligere chi è già in servizio presso l'
ateneo. © Riproduzione riservata.
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martedì 24 settembre 2019
Pagina 40
Italia Oggi
Pubblica Amministrazione ed Enti Locali
un fondo di 10 milioni nel decreto clima
Green new deal punta sugli ecobus Il decreto legge pronto per il cdm
ANGELA IULIANO
Il Green new deal arriva a scuola e punta dritto sul trasporto scolastico,
ma solo nelle 9 città più inquinate d' Italia. Sconto fiscale di 250 euro per
le famiglie nelle scuole paritarie. In arrivo nel decreto Clima, annunciato
per il prossimo consiglio dei ministri, un fondo di 10 milioni di euro all'
anno per incentivare il servizio di scuolabus a ridotte emissioni per le
scuole dell' infanzia, primarie e medie, comunali e statali, delle città
metropolitane più inquinate e su cui grava la procedura di infrazione Ue,
cioè Roma, Torino, Milano, Venezia, Genova, Firenze, Napoli, Catania e
Palermo. Il riferimento, nel dettaglio, è alle procedure di infrazione
comunitaria n. 2014/2147 del 10 luglio 2014 e n. 2015/2043 del 28
maggio 2015 per la non ottemperanza dell' Italia agli obblighi previsti dalla
Direttiva 2008/50/Ce sulla qualità dell' aria. Il fondo è istituito presso il
ministero dell' ambiente e le risorse, precisa la relazione tecnica, trovano
copertura «nella quota destinata al medesimo ministero relativa ai
proventi delle aste per i diritti di emissioni inquinanti in atmosfera, ai sensi
dell' articolo 19, comma 6, del decreto legislativo 13 marzo 2013, n. 30».
Le modalità di riparto del fondo saranno stabilite da un apposito decreto
del ministero dell' ambiente, di concerto con il Miur, il ministero dei
trasporti e il Mef, sentita la Conferenza Unificata. Non è, tuttavia,
prevista, nessuna scadenza temporale per l' emanazione di questo
provvedimento. La bozza del decreto Clima, inoltre, prevede che per le
famiglie che sceglieranno gli scuola bus green sarà garantita una
detrazione fino a 250 euro sulle spese sostenute. Una detrazione fiscale,
cioè, del 19% per le spese sostenute per il servizio di scuola bus a ridotte emissioni «per la frequenza di scuole dell'
infanzia del primo ciclo di istruzione e della scuola secondaria di primo grado del sistema nazionale di istruzione di cui
all' articolo 1 della legge 10 marzo 2000, n. 62». Si tratta della legge sulla parità scolastica. La detrazione è quindi
riferita solo alle famiglie degli studenti delle scuole paritarie. © Riproduzione riservata.
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martedì 24 settembre 2019
Pagina 41
Italia Oggi
Pubblica Amministrazione ed Enti Locali
la sentenza della cassazione chiude la strada ai docenti e non assunti dopo il 2000
Nessuna speranza per i lavoratori in regime di tfr La trattenuta del 2,5% si
applica comunque
MARCO NOBILIO
La trattenuta in busta del 2,5%, che serve a finanziare il trattamento di fine
servizio (tfs), è legittima anche per i lavoratori della scuola in regime di
trattamento di fine servizio. Perché serve a fare in modo che le
retribuzioni nette e le retribuzioni previdenziali restino di uguale importo. A
prescindere dalla tipologia di buonuscita che viene corrisposto quando si
va in pensione. Lo ha stabilito la sezione lavoro della Corte di
cassazione, con una sentenza pubblicata il 17 settembre scorso
(23115/2019). Dopo le sentenze di merito sfavorevoli, la Cassazione ha
messo una pietra tombale sulle aspirazioni dei docenti e non docenti
assunti dopo i 31 dicembre 2000. Che rientrano nel regime del
trattamento di fine rapporto (tfr) e, quindi, ritenevano di non dover pagare
la trattenuta, inizialmente prevista solo per i lavoratori assunti prima del 31
dicembre 2000. Che invece rientrano nel regime del trattamento di fine
servizio (tfs). La differenza fra tfs e tfr consiste nella procedura di calcolo
e di finanziamento. Sia il tfs che il tfr si concretizzano in una somma di
denaro che viene versata al dipendente quando va in pensione. Il tfs,
però, è calcolato moltiplicando l' 80% dell' ultima retribuzione mensile per
il numero degli anni di servizio prestati. Mentre l' importo del tfr è
determinato dall' accantonamento, per ogni anno di servizio o frazione di
anno, di una quota pari al 6,91% della retribuzione annua e dalle relative
rivalutazioni. In pratica, dunque, mentre per il tfr il fattore di riferimento è l'
80% dell' ultima retribuzione, moltiplicata per gli anni di servizio, nel caso
del tfr si tratta di un accantonamento calcolato annualmente e
direttamente proporzionale all' importo della retribuzione annuale. Che è più bassa a inizio carriera e cresce in
relazione alla maturazione dei gradoni relativi alla progressione di carriera. Nel caso del tfs, invece, il parametro di
riferimento viene sempre calcolato sullo stipendio a fine carriera che è più alto. Per esempio, nel caso di un docente
di scuola media, l' importo iniziale a classe 0 dello stipendio netto è pari a circa 1350 euro. Mentre a fine carriera, in
classe 35, può arrivare a circa 2.000-2.100 euro, sempre netti. Diverso è anche il regime di finanziamento dei due tipi
di liquidazione. Ai fini del tfr non vengono praticate trattenute in busta paga. Mentre per il tfs, l' articolo 37 del decreto
del presidente della repubblica 29 dicembre 1973 n. 1032 prevede che, per tutti i dipendenti statali, sia effettuato dall'
amministrazione di appartenenza un accantonamento complessivo del 9,60% sull' 80% della retribuzione lorda, con
una trattenuta a titolo di rivalsa a carico del dipendente pari al 2,50% sempre sull' 80% della retribuzione. La legge non
prevede che questa trattenuta venga applicata anche ai dipendenti in regime di tfr. Ma l' amministrazione ha ritenuto di
doverla applicare in forza di alcune disposizioni contenute nell' articolo 26, comma 19, della Iegge 448 del 1998 e dal
successivo decreto di attuazione: il decreto del presidente del consiglio dei ministri del 20 dicembre 1999. Norme che
applicano la trattenuta per evitare che i dipendenti in regime di tfr possano percepire una retribuzione netta superiore a
quelli in regime di tfs. La questione è stata fatta oggetto di un forte contenzioso, che è giunto anche davanti alla Corte
costituzionale. Che però ha dichiarato la legittimità della normativa che prevede questo tipo di trattamento retributivo,
che a molti è sembrato discriminatorio. Legittimità che deriva dalla necessità di mantenere le retribuzioni su livelli di
pari importo.
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