RASSEGNA STAMPA CGIL FVG - mercoledì 28 agosto 2019

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RASSEGNA STAMPA CGIL FVG – mercoledì 28 agosto 2019

(Gli articoli di questa rassegna, dedicata prevalentemente ad argomenti locali di carattere economico e sindacale, sono
scaricati dal sito internet dei quotidiani indicati. La Cgil Fvg declina ogni responsabilità per i loro contenuti)

NELLA RASSEGNA DI OGGI NON SONO PRESENTI ARTICOLI DEL GAZZETTINO

ATTUALITÀ, REGIONE, ECONOMIA (pag. 2)
La giunta Fedriga impugna i tagli alla sanità imposti dal decreto Calabria (Piccolo)
Oltre 500 maestre sono a rischio di licenziamento il prossimo anno (M. Veneto, 2 articoli)
Si chiude tra le polemiche la partita delle nuove Ater. Cda nel mirino di M5s e Pd (Piccolo)
I costruttori di Ance: «L'immobiliare vola ma non l'edilizia. Servono strumenti» (M. Veneto)
Trieste Airport in ripresa, ma pesa l'incognita Alitalia (Piccolo)
CRONACHE LOCALI (pag. 7)
Gli autisti Saf contro le nuove linee: serve un incontro urgente con il Comune (M. Veneto Udine)
Concordato alla Dentesano, arriva il via libera del tribunale (M. Veneto Udine)
Cro, ricercatori precari: «Un anno di contratto» (M. Veneto Pordenone)
Ammontano a 47 le nomine in ruolo per ausiliari, tecnici e amministrativi (Mv Pordenone)
Maniago, scoppio e incendio alla Recycla. Interviene per salvare un collega: è grave (Mv Pordenone)
Tre "polizie" agli ordini del sindaco contro il degrado e la microcriminalità (Piccolo Go-Monf)
Mancano docenti di matematica e bidelli. Rinforzate le fila dei dirigenti scolastici (Piccolo Go-Monf)
Crollo all'Acquamarina, fra un mese prima udienza-chiave in Tribunale (Piccolo Trieste)

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ATTUALITÀ, REGIONE, ECONOMIA

La giunta Fedriga impugna i tagli alla sanità imposti dal decreto Calabria (Piccolo)
Marco Ballico - C'è un taglio, imposto da Roma, che continua a valere solo per le Regioni a statuto speciale
e la giunta Fedriga non ci sta. Al punto da impugnare davanti alla Corte costituzionale il decreto Calabria
convertito dal Parlamento in legge. Non tanto per quello che c'è scritto, ma per ciò che non viene
evidenziato a vantaggio, come per le ordinarie, anche delle autonome. Nel mirino il comma 4 bis
dell'articolo 11, che non comprende esplicitamente le "speciali" nello sblocco del tetto di spesa per il
personale della sanità, con il Fvg che rimane dunque obbligato a una riduzione dell'1%. Un'imposizione
«inaccettabile», la definisce il vicepresidente e assessore alla Salute Riccardo Riccardi: «Nella sostanza
viene istituito un Paese a doppia velocità». Questione di principio: «Va contrastata una disposizione dello
Stato in un ambito che qualifica l'autonomia del finanziamento del servizio sanitario del Friuli Venezia
Giulia. Il decreto Calabria mette le Regioni su due piani: le ordinarie senza alcuna limitazione e le speciali
costrette al taglio. Questo non è condivisibile». La vicenda si apre a inizio anno con le linee di gestione del
Ssr. Il documento, nel rispetto dei vincoli nazionali che fissano misure di contenimento della spesa per il
personale, stabilisce che il tetto per il 2019 non dovrà superare il costo proiettato da aziende ed enti al 31
dicembre 2018, diminuito appunto dell'1%. Tenuto conto della spesa complessiva dell'anno scorso (946
milioni di euro, di cui 196 all'AsuiTs, 161 nella AaS2 e 36 al Burlo), il risparmio viene stimato in circa 9,5
milioni. Decisa la reazione del sindacato. Già nella seconda metà di gennaio Cigl, Cisl e Uil, dopo aver
stimato in 2-300 le assunzioni in meno conseguenza del taglio, tuonano: «L'esigenza di contenimento della
spesa sanitaria regionale, manifestata a più riprese dall'assessore e ribadita al tavolo con i sindacati, non
può essere scaricata sui lavoratori, che hanno garantito in questi anni, nonostante il peso crescente del
mancato turnover, la tenuta e la qualità del servizio». Segue un serrato confronto che, vista la versione
iniziale del decreto Calabria che non pone vincoli a nessuna Regione italiana sui fondi del personale, pare
indirizzarsi verso una soluzione condivisa. Ma, in commissione, la norma cambia. E il 4 bis finisce per
circoscrivere l'innalzamento del tetto di spesa per il personale sanitario fino al limite della spesa sostenuta
nel 2018 alle sole "ordinarie", quelle in cui il servizio è a carico del bilancio statale. Il sindacato Fvg non
demorde. E invita la Regione a confermare di propria iniziativa i livelli di spesa del 2018. Una strada che
l'assessorato, sentita la burocrazia statale, ritiene di non poter percorrere. E infatti, dopo aver cercato
invano di "suggerire" un emendamento in corso di conversione del decreto, non procede. Decidendo invece
ora la via del ricorso alla Corte costituzionale. «Se un provvedimento dello Stato limita il margine di
manovra di una Regione autonoma che, tra l'altro, si finanzia le proprie prestazioni, esso va contrastato -
sottolinea Riccardi -. Oggi apriamo un nuovo capitolo: a Roma sostengono che il decreto Calabria non nasce
contro le autonomie. La Corte dei conti, in forma scritta, e il ministero dell'Economia, in forma verbale, ci
dicono l'opposto. Il ricorso è dunque un atto dovuto a salvaguardia dell'autonomia regionale e
dell'equilibrio del Ssr». Orietta Olivo della Cgil prende atto con qualche perplessità: «Vista la situazione
nazionale, non resta che sperare. Di certo, con un presidente di Regione leghista e un governo dello stesso
colore fino a pochi giorni fa, ci aspettavamo che arrivassero risposte concrete senza dover ricorrere
all'impugnazione. La sola certezza è che il sistema deve fare a meno di 9, 5 milioni per rinforzare gli
organici». Dai dem, col segretario Cristiano Shaurli, arriva invece l'attacco diretto: «Chiacchiere e bugie non
si possono nascondere a lungo. Abbiamo denunciato subito la gravità per il Fvg dell'esclusione dalla deroga
per le assunzioni in sanità, ma a noi e ai cittadini Fedriga ha raccontato che era tutto a posto. Invece di
ripetere ossessivamente posizioni e slogan dell'ex Capitano, non poteva fare pressioni sul governo finché
era in tempo e ottenere una norma che togliesse la penalizzazione al Fvg?».

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Oltre 500 maestre sono a rischio di licenziamento il prossimo anno (M. Veneto)
Chiara Benotti - Sono oltre 500 in Fvg le maestre assunte in cattedra dal 2015 al 2019 che rischiano il
licenziamento: nel 2020. I tempi tartaruga che la crisi del Governo gialloverde ha imposto al decreto
"salvaprecari" sono un incubo anche per un'alta percentuale di maestre che hanno firmato il contratto in
ruolo in agosto.
Il picco si misura a Pordenone dove l'80 per cento delle assunzioni in cattedra nelle scuole primarie da
quattro anni (di ruolo e per incarichi annuali) è per maestre diplomate magistrali entro il 2002. «A
Pordenone oltre 300 casi di inserimento nelle graduatorie a esaurimento Gae con sentenza dei Tar o
Giudice del Lavoro negli ultimi anni - ha offerto il polso il Coordinamento diplomati magistrali nazionale -. A
Udine, Gorizia e Trieste se ne contano la metà». I licenziamenti potrebbero essere a catena: la sentenza del
Consiglio di Stato in dicembre 2017 ha declassato il titolo dei diplomati magistrali. L'effetto è come nel
gioco dell'oca: le maestre anche di ruolo tornano precarie in seconda o terza fascia delle graduatorie dei
supplenti. «In regione - hanno valutato agli sportelli sindacali Flc-Cgil e Cisl-Fvg - saranno stati quattro o
cinque casi di sentenze di merito recapitate alle maestre. I numeri potrebbero aumentare nei prossimi
mesi». In prima fascia Gae le maestre diplomate magistrali hanno lavorato con incarichi annuali e poi di
ruolo dal 2015. Dita incrociate sul futuro in cattedra e via libera agli avvocati, nel caos di ricorsi e
controricorsi fino alla Corte di Cassazione. «La soluzione politica - dicono i sindacati confederali - è stato il
concorso straordinario previsto dal decreto Dignità. Ma non ha assicurato a tutte le maestre friulane il
ruolo».
Ci sono 649 maestre nella graduatoria del concorso-sanatoria per le primarie e 134 in quella per le scuole
d'infanzia. Si sono abilitate con un test soltanto orale nel concorso regionale 2019, per salvare il lavoro a
scuola e i diritti dopo anni di insegnamento. La pronuncia del Consiglio di Stato 18 mesi fa aveva espulso
centinaia di maestre diplomate magistrali delle Graduatorie a esaurimento Gae provinciali: senza laurea o
abilitazione previste dalla normativa. «Abbiamo rischiato il licenziamento e ci troviamo con punteggi in
graduatoria di merito che contestiamo - è la battuta di alcune maestre del Coordinamento diplomate
magistrali -. Serviranno anni per stabilizzare la nostra carriera». Le maestre senza ruolo resteranno
supplenti: in graduatoria ci sono insegnanti classe 1955 e 1960. «Per evitare il licenziamento con le
sentenze di merito, che continueranno ad arrivare dopo il pronunciamento del Consiglio di Stato - dicono
alcune maestre -. La sanatoria del concorso con prova orale è stata destinata a chi ha lavorato almeno due
anni consecutivi nella scuola». Il concorso "salvaprecari" sarà un'altra àncora di salvezza allargata a un
bacino più ampio: l'alternativa è la condanna alle supplenze e al precariato a vita.
Il licenziamento di massa è rinviato da 19 mesi: l'Avvocatura di Stato ha confermato in aprile 2018 la
sentenza del Consiglio di Stato, pronunciata il 20 dicembre 2017, che ha escluso dalle graduatorie ad
esaurimento Gae chi aveva conseguito il diploma magistrale entro il 2001-2002. Il loro destino era scritto: le
maestre non laureate e senza abilitazioni avrebbero perso il diritto al ruolo o supplenze annuali, declassate
a supplenti in altre fasce nelle graduatorie. «Il danno sulla continuità scolastica - la reazione immediata del
Coordinamento diplomati magistrali Fvg e nazionale si era alzata - sarebbe enorme per gli alunni». Le
proteste erano state forti: sciopero della fame di maestre friulane a Roma per salvare cattedre e salario nel
2018. I sindacati confederali, Cobas, Anief, Gilda non hanno abbassato la guardia e la soluzione politica è
stata nel decreto Dignità e il primo concorso straordinario: ma non ha coinvolto tutti. Il Coordinamento
maestri magistrali abilitati Fvg e Piemonte con Serena Pellegrino e Rita Militi ha spedito l'appello alla
senatrice Loredana De Petris. «Abbiamo diritto di entrare in ruolo dopo 36 mesi di servizio - invoca il
Coordinamento -. Siamo 155 mila in Italia».

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I sindacati: un pasticcio all'italiana, gli istituti non sanno chi assumere
Assunte in ruolo nell'agosto 2019 "con riserva" dalle graduatorie Gae: circa cento maestre diplomate
magistrali hanno la carriera in salita. «Sono l'80 per cento delle assunte a tempo indeterminato nel 2019 -
ha indicato Adriano Zonta sindacalista Flc-Cgil con Mario Bellomo -. Per dieci anni l'Avvocatura di Stato ha il
diritto di chiedere il giudizio di merito della sentenza 2017». Allo sportello Cisl scuola Fvg il vertice Donato
Lamorte chiede di sbloccare l'iter del concorso straordinario 2019 per gli insegnanti precari con almeno 36
mesi di servizio: è stato messo in pausa dalla crisi del Governo giallo-verde. «Il concorso va bandito - ha
invocato Lamorte -. Per assicurare la stabilità e continuità didattica nelle scuole statali. Nel 2019-2020
avremo in Friuli oltre mille insegnanti precari in cattedra».Tante maestre hanno un dubbio: saranno
declassate a supplenti annuali con l'arrivo delle sentenze di merito, se il Decreto scuola 2019 decadrà con la
fine del Governo giallo-verde? Il rischio è quello del licenziamento: per oltre 500 insegnanti di ruolo e
precari. I diplomati magistrali hanno superato un concorso-sanatoria regionale in primavera 2019, ma da
quella graduatoria serviranno anni per ottenere la nomina in ruolo.«L'obiettivo è quello di bloccare i
licenziamenti e l'espulsione dalle graduatorie degli abilitati Gae a Pordenone di oltre 500 maestri precari e
altri cento assunti in ruolo in regione in cinque anni: a Pordenone il picco è di oltre 350 - ha aggiunto
Bellomo allo sportello sindacale di Pordenone -. Di fatto, il licenziamento è un effetto previsto dalla
sentenza del Consiglio di Stato sui maestri diplomati nel 2001-2002". Un pasticcio all'italiana che non
misura l'emergenza maestre nelle scuole. «Graduatorie esaurite dei supplenti - ha rilevato Zonta - dopo
pochi mesi di lezione anche nel 2018-2019. Gli istituti comprensivi nella Pedemontana regionale e nelle
scuole di montagna non sanno chi assumere, quando le maestre titolari si assentano».Stabilizzare i
diplomati magistrali significa garantire il diritto allo studio a migliaia di bambini. C.B.

Si chiude tra le polemiche la partita delle nuove Ater. Cda nel mirino di M5s e Pd (Piccolo)
Dopo il via libera di ieri della giunta per le nomine del Consiglio regionale, la giunta regionale si prepara al
via libera, oggi in seduta straordinaria, ai ricostituiti consigli di amministrazione delle Aziende territoriali per
l'edilizia residenziale del Fvg. Nulla di diverso rispetto a quanto concordato la scorsa settimana in
maggioranza. La giunta per le nomine ha approvato i curriculum di Riccardo Novacco (quota Lega) per la
presidenza dell'Ater di Trieste, di Fabio Russiani (Progetto Fvg) per quella di Gorizia, di Giorgio Michelutti
(Lega) per Udine e di Giovanni Tassan Zanin (Forza Italia) per Pordenone. La giunta Fedriga aggiungerà oggi
l'ok anche ai restanti componenti dei cda. Il centrodestra ha proposto a Trieste Paola Sgai (Fi) e Davide
Mosetti (Fdi), a Gorizia Tiziana Maioretto (Lega) e Francesca Tubetti (Fdi), a Udine Lorio Murello (Progetto
Fvg) e Laura Tosoni (Fdi), a Pordenone Marco Sartori (Lega) e Stefania Zeni (Progetto Fvg). Un'impostazione
che non convince l'opposizione (in giunta delle nomine Cristian Sergo del Movimento 5 Stelle ha votato a
favore solo per il presidente di Udine, mentre il Pd si è sempre astenuto). Sergo ribadisce le critiche mosse
in aula e contesta ora la scelta delle persone: «L'operazione è di mera spartizione di poltrone tra le forze
politiche di maggioranza, tanto più che si sono individuate quattro Ater rispetto alle tre Aziende sanitarie:
non ci vengano a dire che è più complicato gestire l'edilizia residenziale rispetto alla sanità».All'attacco
anche la democratica Chiara Da Giau: «I cda Ater sono stati reintrodotti per garantire ulteriori incarichi agli
amici. Sulle nomine dei presidenti non c'è stato alcun criterio comune di scelta, la maggioranza ha cercato
con il lumicino qualcosa che giustificasse la designazione, senza considerare il contatto con i territori, che è
stato di fatto azzerato da una pseudo riforma che non è altro che l'ennesimo poltronificio». Bocciata anche
l'assenza di presidenti donne: «Il centrodestra continua a dimostrare la sua distanza culturale dalla
questione di genere». Dalla coalizione di Roberto Collini in Comune di Gorizia anche una nota locale:
«L'assenza di componenti della città nel cda testimonia l'ennesima volontà di umiliazione di Gorizia e
l'inconsistenza del peso politico del sindaco Ziberna». Per il centrodestra ribatte il consigliere regionale
leghista Lorenzo Tosolini: «Paradossale che il Pd elargisca lezioni di vita non richieste quando, fino a pochi
mesi fa, ha sempre operato imponendo direttori a capo delle Ater che erano espressione di partito e
appartenenti alla loro visione politica. Noi operiamo invece affinché i cittadini ricevano e risposte concrete
alle loro esigenze. L'operatività dei cda è quanto di più democratico ci possa essere nella gestione della cosa
pubblica». M.B.

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I costruttori di Ance: «L'immobiliare vola ma non l'edilizia. Servono strumenti» (M. Veneto)
Elena Del Giudice - Il mercato immobiliare è in ripresa «ma non traina l'edilizia». È Roberto Contessi,
presidente dell'Ance regionale, l'associazione dei costruttori di Confindustria, a fare il distinguo tra
operazioni di natura più commerciale e quelle in grado di far ripartire il settore dell'edilizia del Friuli
Venezia Giulia. «Ed è intuibile - rimarca Contessi - che le transazioni tra privati su immobili esistenti, non
riverberano effetti sul comparto delle costruzioni. Per cui la precisazione va fatta».L'urgenza di dare
sostegno ad un settore anticiclico che, se riparte, è in grado di trainare anche molti altri settori oltre
all'occupazione, dunque rimane. Ed è su questo che Ance Fvg sta lavorando per proporre alla Regione
«strumenti utili al rilancio dell'edilizia», anticipa Contessi.«Con la Regione stiamo ragionando, ad esempio,
sul leasing immobiliare e sull'edilizia agevolata. Oggi la Regione garantisce una parte del mutuo contratto
da famiglie che acquistano la prima casa, e sostiene una parte del rischio economico nel caso in cui il
cittadino non possa più pagare il mutuo. Con il leasing immobiliare la Regione garantirebbe il 100% del
valore dell'immobile ma ne diventerebbe la proprietaria fino al momento del riscatto. Questa modalità
potrebbe risultare interessante per i giovani, che non sempre sono interessati ad accendere mutui o che
hanno difficoltà ad avere la liquidità necessaria per comperare un immobile, e che preferiscono gli acquisti
a rate. Nel caso in cui il contraente smettesse di pagare, l'onere sostenuto fino a quel momento sarebbe
stato pari a quello di una locazione, e la Regione resterebbe proprietaria dell'immobile».La seconda
proposta impatta sull'edilizia agevolata, quel segmento in cui la Regione interviene con un contributo
riservato a particolari categorie di cittadini per l'acquisto della prima casa. «Oggi se un cittadino acquista da
un privato o da un'impresa è indifferente ai fini del contributo, ma non ha pari impatto sul cittadino. Se si
acquista da privati l'operazione è soggetta alla tassa di registro che si calcola sul valore catastale, se si
acquista da un'impresa c'è invece l'Iva da riconoscere, che per il privato è un costo, sul valore di vendita. La
proposta - avanza Contessi - è quella di individuare una modalità che consenta di abbattere i costi». Si
tratta dunque di ipotesi che hanno un obiettivo fondamentale: «quello di movimentare il settore
dell'edilizia. E in questo particolare momento, grazie alle misure previste dal decreto Crescita (dalla
tassazione agevolata per incentivare gli interventi su vecchi edifici, allo scopo di conseguire classi
energetiche elevate e nel rispetto delle norme antisismiche, al sisma-bonus per interventi di rafforzamento
antisismico di edifici, solo per citarne alcuni) può essere davvero conveniente per i cittadini investire nella
ristrutturazione della casa», è la considerazione del presidente dell'Ance. E forse è anche il momento di
attrarre investimenti in edilizia, al palo ormai da diversi anni. «Il nostro settore sta scontando una crisi
decennale che è costata in termini di imprese, occupazione, indotto. Creare le condizioni per far ripartire
l'edilizia e le costruzioni - conclude Roberto Contessi - significa dare benzina ad uno dei principali
locomotori dell'economia».

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Trieste Airport in ripresa, ma pesa l'incognita Alitalia (Piccolo)
Luca Perino - Il Trieste Airport chiude in positivo il primo semestre del 2019 dopo l'ingresso di F2i nel
capitale sociale. Da gennaio a giugno, sulla pista dello scalo di Ronchi dei Legionari, sono arrivati e partiti
370.463 passeggeri, con un + 0,7% in più rispetto allo stesso periodo del 2018. In ripresa i viaggiatori
internazionali, 148.533, con un + 21%, mentre in flessione del 9,7% sono stati quelli dei collegamenti
nazionali, che sono a quota 220.491 e che sono il riflesso della mancata riproposizione da parte di Ryanair
dei voli su Roma Ciampino e Napoli. Solo nel mese di giugno, poi, i passeggeri sono stati 77.680, con un +4%
ed in questo caso quelli delle tratte nazionali (43.959) hanno subito una flessione dello 0,4%, mentre quelli
internazionali (32.001) hanno registrato uno sviluppo legato al 10%, legato al successo del volo Lufthansa su
Francoforte e del massiccio arrivo di velivoli in concomitanza con l'attracco delle navi da crociera al porto di
Trieste. Dal 28 ottobre Ryanair collegherà due volte alla settimana Ronchi dei Legionari con Malta, ma
proprio a metà ottobre potrebbero essere ufficializzati nuovi voli per l'estate 2020. L'amministratore
delegato, Marco Consalvo, non si sbottona, ma i target possibili sono quelli di Sicilia e Sardegna, accanto ad
alcune destinazioni internazionali. Sull'implementazione del traffico crocieristico tutto è legato alle
decisioni che saranno prese rispetto all'utilizzo di Venezia e ad un possibile trasferimento dell'attività a
Trieste. Ma, in questo caso, conta anche ciò che farà il nuovo governo. C'è poi il nodo Alitalia. «Tutti gli
aeroporti, non solo il nostro, seguono la questione con grande attenzione - sottolinea - ma sapremo tutto a
metà settembre, ovvero quando verrà presentato il nuovo piano industriale e la nuova compagine
societaria. Quello che posso dire è che, per la stagione invernale, tutto rimarrà immutato, volo su Milano
compreso che, per altro, è già in vendita».La grande sfida per il presidente, Antonio Marano, è quella del
2020. Negli ultimi tre anni lo scalo regionale è cresciuto di circa 3 punti percentuali annui. «Ma ora,
concluso il primo step fatto di ristrutturazione aziendale e di miglioramento delle infrastrutture - continua
Consalvo - è arrivato il momento di guardare ad una crescita più forte. Ci aiuta il fatto di avere al nostro
interno una realtà, come F2i, attraverso la quale la negoziazione con le compagnie aeree diventa ancora più
forte e concreta. La stessa, assieme alla Regione, debbono poi mettere in atto un'azione che faccia crescere
l'appeal, a fini turistici, del Friuli Venezia Giulia, assieme ad una sempre maggiore mobilità del suo
territorio. L'aeroporto, attraverso i suoi servizi, può solo facilitare questo compito. Ma siamo molto
fiduciosi sul domani». Per il prossimo quadriennio 2020-2023 sono programmati altri 30 milioni di euro di
investimenti, di cui 15 milioni destinati al potenziamento delle infrastrutture di volo, 11 milioni per ulteriori
miglioramenti infrastrutturali e di servizi del terminale di altri edifici.

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CRONACHE LOCALI

Gli autisti Saf contro le nuove linee: serve un incontro urgente con il Comune (M. Veneto Udine)
Elisa Michellut - Minacciano uno sciopero del personale Saf Autoservizi se l'amministrazione comunale non
cambierà atteggiamento. Sindacati sul piede di guerra a pochi giorni dall'attivazione dei due nuovi
collegamenti circolari della Saf, pensati per aggirare i cantieri di via Mercatovecchio e via Aquileia. Le
segreterie provinciali Filt Cgil, Fit Cisl, Faisa Cisal e Ugl trasporti, accusano l'amministrazione comunale di
non aver inviato alcuna comunicazione o convocazione in merito al riordino del servizio urbano della città
(linea 1), della stazione ferroviaria di Udine e dell'autostazione autobus extraurbana. Il clima è teso. «È
assurdo che dopo aver fatto un incontro in Comune durante il quale ci è stata promessa una collaborazione
sui futuri cambiamenti veniamo a sapere dal giornale le novità - si lamenta Pierpaolo Saccavini, segretario
provinciale e regionale Faisa Cisal e autista da ben 23 anni -. Avevamo richiesto alcuni provvedimenti
urgenti relativi alla sicurezza, per esempio la sistemazione del passaggio pedonale all'ingresso
dell'autostazione, e anche alcune modifiche relative al progetto della futura stazione ferroviaria. Non siamo
mai stati messi al corrente di nulla». Il sindacalista spiega che c'è un'altra fonte di preoccupazione. «L'iter di
assegnazione della gara Tpl regionale - evidenzia Saccavini - si è conclusa in questi giorni e sono stati inseriti
300 mila chilometri in più nella disponibilità del distretto udinese, che equivale al 10 per cento in più
rispetto a ciò che avviene attualmente. Se questo è il metodo con cui lavora il Comune siamo davvero
allarmati. Ovviamente in base alle decisioni che il Comune prenderà seguiranno importanti modifiche per
quanto concerne i turni di lavoro, le percorrenze e la struttura del servizio». I sindacati hanno richiesto, per
i prossimi giorni, un incontro urgente all'amministrazione. «Ci riserviamo - avverte Saccavino - di attuare
eventuali azioni di sciopero del personale». Giuliano Cautero, segretario provinciale della Filt Cgil, aggiunge:
«Domenica abbiamo appreso dal quotidiano che la linea 1, quella che trasporta più utenti, è stata
modificata. Durante l'inverno, invece di avere 8 bus e una frequenza di 8 minuti, i bus saranno 6 e il tempo
di frequenza aumenterà di 2 minuti». Concludono Romano Tarlao della Fit Cisl e Attilio Grosso della Ugl
Trasporti: «Sono state convocate altre categorie meno coinvolte, in evidente spregio a chi rappresenta
personale, utenti e cittadinanza coinvolta direttamente nelle decisioni. Nessuno degli interventi richiesti
per la salvaguardia della sicurezza negli ambiti citati è stato preso in considerazione. Ci riserviamo di
attivare quanto previsto dalla normativa sul diritto allo sciopero nei servizi pubblici».

Concordato alla Dentesano, arriva il via libera del tribunale (M. Veneto Udine)
Il Tribunale di Udine ha espresso nei giorni scorsi il primo positivo pronunciamento sulla domanda di
concordato preventivo in continuità presentato dal Salumificio Dentesano di Percoto di Pavia di Udine,
costretto a percorrere la strada giudiziaria per tentare di uscire dall'impasse pregressa, caratterizzata da
una situazione debitoria tale da poter parlare di «tensione finanziaria». L'obiettivo è ora quello di porre le
basi per garantire la salvezza dell'attività futura. I debiti, così come rendicontati al tribunale attraverso
l'elenco dei creditori, ammontano a circa 2,5 milioni di euro. La documentazione evidenzia nel contempo
anche voci attive del patrimonio pari a circa 8,5 milioni.Il tribunale ha preliminarmente rilevato l'assenza di
cause di inammissibilità della domanda di concordato affidata agli avvocati Maurizio Borra, di Vicenza, e
Maurizio Conti, di Udine, e ha fissato il termine del 29 novembre 2019 per il deposito della proposta e del
piano concordatario, disponendo che la società presenti ogni trenta giorni una relazione sull'andamento
dell'attività, della quale è stata prospettata la continuità. Il tribunale ha delegato il giudice Andrea Zuliani
per la vigilanza sul rispetto degli obblighi informativi periodici e per eventuali audizioni. Inoltre, ha
nominato il commissario giudiziale: è la commercialista udinese Francesca Linda, che avrà il compito in
questa prima fase di verificare il flusso delle informazioni periodiche relative all'andamento dell'attività
aziendale. Il Salumificio Dentesano, in una nota, ha espresso «viva soddisfazione» per il decreto di apertura
della procedura, garantendo piena collaborazione al commissario. Gli amministratori del Salumificio e i
consulenti della società si sono già messi al lavoro per predisporre la proposta e il piano concordatario e per
raccogliere tutta la documentazione occorrente entro il termine stabilito dal tribunale. Oggi l'azienda dà
lavoro a 23 persone distribuite su due sedi: una a Pavia di Udine e l'altra a Campolongo al Torre.

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Cro, ricercatori precari: «Un anno di contratto» (M. Veneto Pordenone)
Mancano i decreti attuativi alla legge e, con l'aria che tira a Roma, non c'è da stare allegri. La legge per la
stabilizzazione dei ricercatori precari ha bisogno di altri atti per diventare realtà: a fine anno scadranno i
contratti già prorogati, che fare?La direzione generale del Cro (presenti il direttore generale Adriano
Morcolongo, la direttrice scientifica Silvia Franceschi, la direttrice amministrativa Cristina Zavagno ) ha
incontrato ieri le organizzazioni sindacali per discutere delle possibili soluzioni. La proposta avanzata, che
indica la volontà della direzione dell'istituto di dare una risposta vera e in tempi rapidi, è quella di
procedere a un bando di concorso, rivolto ai ricercatori che già operano all'interno, per garantire l'attività di
ricerca con un contratto della durata di un anno. Il tempo necessario perché, a livello nazionale, si completi
l'iter burocratico che garantirebbe la stabilità al personale. I posti in pianta organica al Cro sono 93, ma il
concorso sarà riservato solo al personale interno e quindi già in servizio (poco meno di una sessantina di
professionisti). La strategia che l'Istituto oncologico sta portando avanti è condivisa con l'altro Irccs della
regione, il Burlo di Trieste, in quanto le problematiche sono le stesse.«Quello che è emerso dalla riunione,
per quanto ci riguarda - è il primo commento di Pierluigi Benvenuto, sindacalista della Cgil - è senz'altro
positivo perché indica una prima luce in fondo al tunnel. La direzione ci ha prospettato una soluzione
transitoria, nelle more dei poteri che l'Istituto ha, dimostrando la volontà di risolvere il problema e di dare
una prospettiva ai ricercatori. Quanto ai contenuti della proposta, saranno i lavoratori a esprimersi nel
corso delle assemblee che organizzeremo la settimana prossima, prima di un nuovo confronto con
l'azienda».Resta poi un aspetto economico da chiarire, che è quello legato alle risorse finanziarie necessarie
a coprire l'eventuale contratto annuale per i ricercatori che parteciperanno al bando di concorso interno. È
probabile, ma siamo ancora nel campo delle ipotesi, che i due istituti di ricovero e cura dovranno avviare
una trattativa con la Regione per ottenere finanziamenti ad hoc per garantire questa continuità.
Diversamente - e sarebbe un paradosso - per coprire i costi dell'operazione, l'Istituto dovrebbe attingere
dai fondi per la ricerca e questo vorrebbe dire garantire il personale, ma tagliare le risorse economiche a
disposizione dei progetti. Un controsenso. M.Mi.

Ammontano a 47 le nomine in ruolo per ausiliari, tecnici e amministrativi (Mv Pordenone)
Chiara Benotti - Addio alla precarietà a scuola per 47 ausiliari, tecnici, amministrativi: le nomine in ruolo
dell'ex Provveditorato di Pordenone hanno chiuso le operazioni 2019. Hanno firmato il contratto a tempo
indeterminato dieci amministrativi, due tecnici di laboratorio e 35 ausiliari. I due posti per direttori
amministrativi sono stati assorbiti dagli altri profili professionali perché la graduatoria è esaurita da anni.
L'appello ai bidelli precari da assumere in ruolo ha registrato tre pensionamenti e un decesso: le
graduatorie vanno aggiornate. «Le nomine in ruolo tamponano i buchi in organico causate dai
pensionamenti - ha commentato Mario Bellomo della Flc Cgil -. Il 1° settembre non timbreranno il cartellino
a scuola 13 assistenti amministrativi, 4 tecnici di laboratorio, 26 bidelli e due direttori di segreteria». Gli
assistenti amministrativi nominati: Michela Bortolussi (istituto comprensivo Pordenone centro), Arianna
Raffin (ic Azzano X), Paola Pellarin (Isis Sacile-Brugnera), Donatella Nicole Modica (Itis Kennedy Pordenone),
Assunta Graceffa (ic Porcia), Anna Raffin (Cpia Prata), Roberta Lorenzon (ic Sacile), Patrizia Anna Bellafiore
(ic Aviano), Paolo Zoldan (liceo Pujati Sacile), Rossana Gagliano (Isis Sacile-Brugnera). I tecnici di laboratorio:
Giorgio Corvetta (Itis Torricelli Maniago) e Salvatore Fiscale (liceo Leopardi-Majorana Pordenone). I
collaboratori-bidelli: Marilena Manzon (ic Pordenone centro), Maria Mallardi (ic Zoppola), Gemma Ponte (ic
Fontanafredda), Nadja Anna Zurro (ic Valvasone), Etelbina Alberto Serrano (ic Cordenons), Maria Angela
Martini (ic Maniago), Barbara Del Piccolo (Itis Kenendy Pordenone), Rosalina Folino (ic Pasiano), Lucia
Barrile (ic Fontanafredda), Danilo Aliotta (liceo Grigoletti), Simona Intrisano (ic Rorai-Cappuccini), Claudia
Spanò (ic Maniago), Deborah Clarotto (ic Chions), Maria Grazia Tregnaghi (ic Fiume Veneto), Ottavia
Lanzilotto (ic Fontanafredda), Rosa Furetto (ici Rorai-Cappuccini), Mariannina Piraneo (ic Pordenone
Centro), Giovanni Dulcamara (Isis Flora Pordenone), Rocco Firenze (ic Pordenone Centro), Anna Casagrande
(ic Montereale Valcellina), Roberto Bertoia (ic Cordovado), Patrizia Fabro (Itis Kennedy Pordenone), Silvia
Innocente (ic Cordovado), Anna Santagata (liceo Grigoletti Pordenone), Rosanna Parrinello (ic Cordovado),
Daniele Bonasoro (ic Aviano), Caterina Maluta (Isis Sacile-Brugnera), Mario Natale Del Ben Belluz (nomina
d'ufficio), Eliana Saccomani (ic Montereale Valcellina), Barbara Bertogna (ic Cordovado), Giuseppina Lo
Presti (ic Sacile), Elena Modolo (ic Aviano), Silvia De Mari (Itis Kennedy Pordenone), Maria Teresa Moretti
(ic Valli Meduna-Cosa-Arziono a Travesio), Stefania Castro (ic Cordovado).

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Maniago, scoppio e incendio alla Recycla. Interviene per salvare un collega: è grave (Mv Pordenone)
Prima la detonazione e poi il fuoco che ha investito tre lavoratori. È grave il bilancio di un infortunio sul
lavoro avvenuto ieri pomeriggio, alle 16, all'azienda Recycla di Maniago, che si occupa del trattamento di
rifiuti speciali. Un elettricisa di una ditta esterna (la Selectra), 42 anni di Maniago, è stato eltrasportato
all'ospedale Santa Maria della Misericordia di Udine, con ustioni al volto e al torace: ha riportato lesioni
importanti, ma non in pericolo di vita. Altri due operai specializzati dell'azienda (uno di 51 anni, uno di 46,
entrambi del Maniaghese), con ustioni in varie parti del corpo (uno di media gravità, il secondo con
bruciature più lievi, più che altro alle mani e all'avambraccio), sono stati invece trasportati all'ospedale di
Pordenone.Secondo le prime informazioni arrivate dai soccorritori, i due operai dovevano provvedere alla
pulizia di un macchinario. Uno dei due stava operando, con l'ausilio di un resperiratore, quando,
probabilmente a causa dei solventi chimici residui di lavorazione, si è generata una detonazione, si è
sprigionato del gas ed è divampato il fuoco. L'elettricista, cercando di soccorrere l'operaio e salvarlo dalle
fiamme, ha riportato ustioni al volto e al tronco, sulle prime giudicate molto gravi. Una volta visitato dai
chirurghi del Santa Maria degli Angeli, la prognosi è stata definita in 40 giorni.L'operaio soccorso dal collega
è stato colpito dalle fiamme alle braccia e solo lievemente al volto, il terzo operaio, che ha attivato la
macchina dei soccorsi, aveva ustioni lievi (dieci giorni di prognosi).Sul posto, oltre ai sanitari del 118,
all'elisoccorso, ai vigili del fuoco di Maniago, anche i carabinieri della stazione e il personale del Servizio di
prevenzione e sicurezza degli ambienti di lavoro dell'Azienda per l'assistenza sanitaria. Starà ora ai tecnici
dei vigili del fuoco e dello Spsal, che ieri hanno operato per ore all'interno dello stabilimento di via Ponte
Giulio, ricostruire con esattezza la dinamica dell'infortunio ed eventuali responsabilità.L'area dell'incendio,
nel frattempo, è stata posta sotto sequestro e questo potrebbe comportare delle riduzioni dell'attività
all'interno dell'azienda. Contattata telefonicamente, la Recycla non ha ritenuto di rilasciare alcuna
dichiarazione sull'accaduto. M.Mi.

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Tre "polizie" agli ordini del sindaco contro il degrado e la microcriminalità (Piccolo Go-Monf)
Tiziana Carpinelli - «Confermo e vado avanti». Se si trattasse di un quiz, questa sarebbe la risposta di Anna
Cisint. Il sindaco non retrocede di un millimetro nell'impegno, assunto nel suo "contratto" di governo con
l'elettore monfalconese, a contrasto del degrado urbano e rafforzamento della sicurezza in città. E così,
dopo un periodo sperimentale, annuncia con l'investimento di circa 44 mila euro la stabilizzazione dei
servizi di vigilanza privata che, in un caso da un anno e mezzo e nell'altro da tre settimane, ha ingaggiato sia
per sopperire alla carenza di organico nel corpo municipale, dove si sono susseguite mobilità e sono in
procinto di esordio nuovi concorsi, sia per raggiungere gli obiettivi che la giunta, all'indomani
dell'insediamento, si è posta. L'ascolto in primis - attraverso il canale perennemente diretto di whatsApp,
mail e segnalazioni ufficiali - dei cittadini, i quali a detta di Cisint, al suo arrivo in municipio, avevano dato
conto di una sfilza così di problemi, particolarmente in fascia notturna. Dalle banalità del «pallone lanciato
su edifici pubblici» a più gravi criticità di etilismi e «risse», passando per «la fontana in centro scambiata per
un lavatoio dove detergersi i piedi» e la «Salita Granatieri teatro di spaccio di droga». È per questo che,
venendo meno sei agenti (22 vigili operativi anziché 28, cioè uno ogni mille abitanti) e a fronte della
«grande mole di lavoro», l'amministrazione nel 2018, a partire dal 15 gennaio, ha assoldato gli addetti del
Corpo vigili notturni srl di Tavagnacco, primo istituto di vigilanza privata sorto in Fvg nel 1967. Lo ha fatto
allo scopo di prevenire danneggiamenti dei beni pubblici e piccoli furti. Fin qui le guardie giurate che si sono
alternate, 7 giorni su 7, festivi compresi, dalle 22 alle 2 del mattino, per il presidio del territorio hanno
macinato 2.433 ore di lavoro. Un operatore della sicurezza, armato di pistola (che però fin qui non ha mai
estratto dalla fondina durante i sopralluoghi in città), è entrato in servizio ogni notte, pattugliando le aree
critiche. Dunque via Sant'Ambrogio, salita Granatieri, il centro, Marina Julia, via del Mulino, via 9 Giugno e i
parchi pubblici, tra cui quello della Rimembranza, il Patuna e di via del Mulino, di cui i vigili notturni si
occupano anche in termini più pragmatici, ottemperando all'apertura alle 6 e alla chiusura alle 22 dei
cancelli, a seguito delle progressive recinzioni installate. Costo dell'appalto: 39 mila euro per un anno di
attività. «In determinate aree critiche - sottolinea Cisint -, dove i residenti ci segnalavano grossi problemi, la
vigilanza notturna è intervenuta per dissuadere i soggetti da comportamenti che recavano danno alla
collettività. So per esempio di cittadini residenti in via Sant'Ambrogio cui era venuto l'esaurimento nervoso
per quanto accadeva la notte». «Ci sono persone - così Maicol Damiani, vicecomandante dei vigili notturni,
in divisa blu di Prussia alla conferenza stampa - che hanno potuto riprendere a portare a passeggio il cane
di notte, mentre prima si astenevano». Nell'anno di lavoro riferisce di aver assistito a «risse notturne,
ubriachezza molesta e capannelli di persone accampate in zone della città tra schiamazzi e bevute».
L'attività si è raccordata fin dall'inizio con il comando della Polizia locale e a fronte di eventuali reati
commessi ha sempre fatto riferimento alle forze dell'ordine per gli interventi precipui. Tre settimane fa,
invece, si è aggiunto l'ulteriore appalto alla Alexa (4.600 euro per il momento), titolare Marco Cipriano Leo
e coordinatore dei servizi Cristiano Margherit. Finalità: un pattugliamento a piedi di due vigilantes, in
questo caso non armati, iscritti agli appositi elenchi prefettizi, dalle 20 alle 22. «Un servizio che a gennaio
sarà esteso in via sperimentale e in fascia diurna ai rioni», sempre il sindaco. Anche in questo caso le
criticità non sono mancate: «Alcuni giorni fa - riferisce Margarit - in piazza ho visto un ragazzo pestato da un
altro tizio che gli si era affiancato in auto: ha subìto la rottura del setto nasale. Ho separato i litiganti e
dissuaso da ulteriori regolamenti di conti. Gli agenti di Polizia, poi, sono intervenuti».

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Mancano docenti di matematica e bidelli. Rinforzate le fila dei dirigenti scolastici (Piccolo Go-Monf)
Francesco Fain - «Che scuola dobbiamo attenderci alla ripresa delle lezioni? La macchina funziona
abbastanza bene ma ripeto il solito concetto: funziona soltanto perché ci sono tanti professionisti e tanti
lavoratori che danno il massimo e "mascherano" con il loro impegno le carenze d'organico sottoponendosi,
molte volte, a ritmi infernali e massacranti. Un grazie sincero a tutti, a partire dall'Ufficio scolastico
provinciale».A fare un'analisi a 360 gradi è un vecchio "lupo di mare" del sindacato della scuola: ovvero Ugo
Previti, segretario regionale della Uilscuola. Sventola fra le mani un foglio "portatore" (finalmente) di una
buona notizia. «L'anno scolastico alle porte si aprirà con una bella novità. Ogni scuola avrà il suo dirigente
scolastico, senza reggenze e sostituti. Non ci saranno, insomma, presidi "a scavalco", tranne il Cossar-Da
Vinci che è sotto i 400 alunni e avrà una reggenza e il Centro territoriale per l'istruzione degli adulti. Per il
resto, con le ultime nomine, il quadro si è rasserenato. Sono 64 i nuovi dirigenti scolastici destinati ad
altrettanti istituti della regione Fvg».Previti spinge perché le supplenze, parlando di docenti, possano
partire già entro questo mese. E manifesta preoccupazione per gli effetti della crisi di Governo. Se non ci
saranno soluzioni, si dovrà dire addìo al decreto salva-precari e anche alla piccola "ciambella di salvataggio"
che lo scorso mese di luglio l'esecutivo gialloverde aveva predisposto per i 50 mila docenti con diploma
magistrale rimasti intrappolati a seguito della doppia sentenza negativa della plenaria del Consiglio di
Stato.Poi, il caso degli insegnanti di matematica, meccanica, materie tecniche che sono come le mosche
bianche. Pochi, troppo pochi. «Serve che vadano introdotte nuove figure laddove queste mancano -
sostiene la Uil -. Ad esempio, c'è una forte e conclamata carenza di docenti di matematica e materie
tecniche. Numeri locali non ci sono ma posso dire che, in tutta Italia, ne servirebbero 4 mila in più». Il
problema è anche di vocazione. In pochi vogliono intraprendere questa carriera. «E bisognerebbe
incentivare i giovani a studiare matematica e scienze: in questa maniera troverebbero un'occupazione
sicura nelle scuole isontine», il suggerimento del sindacalista.Poi, c'è quella che erroneamente e
ingiustamente viene considerata "l'ultima ruota del carro". È il personale Ata, costretto a carichi di lavoro
crescenti e gravosi, con organici inadeguati e ricorso abnorme, anche in questo settore, ai contratti a
termine. E anche in questo caso, il sindacalista torna a ripetere un concetto che gli è caro e che più volte ha
espresso negli ultimi anni. «Sbaglia chi pensa sia una carenza da poco perché i collaboratori scolastici sono
anche coloro che permettono di contrastare il bullismo. Io li definirei le "telecamere" viventi negli ambienti
scolastici. Loro intercettano tutto e svolgono un ruolo preziosissimo».
«I lavori si facciano durante la pausa estiva»
testo non disponibile

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Crollo all'Acquamarina, fra un mese prima udienza-chiave in Tribunale (Piccolo Trieste)
Gianpaolo Sarti - La partita giudiziaria per stabilire le cause e le responsabilità del crollo all'Acquamarina
entrerà nel vivo più o meno tra un mese. Quando cioè la palla passerà a un gip, chiamato a conferire a un
perito gli accertamenti tecnici sul cedimento del tetto che sovrastava la piscina. Il collasso, fortunatamente
senza vittime, era avvenuto nel primo pomeriggio del 29 luglio mentre due operai erano al lavoro
all'interno della struttura, in quel momento chiusa per manutenzione.L'udienza di ieri negli uffici della
Procura, tra il pm Pietro Montrone e gli avvocati dei 18 indagati, ha confermato le ipotesi della vigilia: un
incidente probatorio per la perizia sulle cause. Le verifiche verranno dunque acquisite così, con una prova
non ripetibile, davanti a un giudice (garanzia di imparzialità) e in presenza delle parti. Il prossimo step (si
presume appunto tra circa un mese) prevede proprio la nomina del super esperto indicato dal giudice.
Probabilmente sarà lo stesso a cui si sta appoggiando il pm Montrone, vale a dire l'ingegner Franco
Curtarello. Perché allora procedere con l'incidente probatorio? Perché il pm, nei suoi quesiti rivolti
all'ingegnere, non ha chiesto soltanto di descrivere gli aspetti tecnici e le strutture dei materiali e di
effettuare i rilievi sul crollo, ma anche di esprimere una valutazione in ordine a quanto accaduto. Un
aspetto, questo, che i legali non ritengono che possa configurarsi come un "accertamento non ripetibile",
quindi urgente. Inoltre un incarico con una delega così ampia (verifiche sul crollo e valutazioni
sull'accaduto) espone gli indagati a un alto tasso di imprevedibilità. Detta in altri termini, gli avvocati non
contestano il consulente del pm, ma il fatto che quest'ultimo, così facendo, possa trarre le somme per tutti
vincolando le posizioni dei legali. Di qui la scelta dell'incidente probatorio: una procedura davanti a un
giudice con un contraddittorio. Ciò che ne emergerà sarà materia valida per il dibattimento. Al momento lo
specialista si è limitato a verificare che la struttura dell'Acquamarina non sia ancora a rischio di ulteriori
cedimenti. La scelta dell'incidente probatorio, suggerita dall'avvocato Riccardo Seibold (difende l'ex
funzionaria comunale Marina Cassin), è stata condivisa dal resto degli avvocati in campo. Nel frattempo
sono emersi i nomi di tutti i 18 indagati: costruttori, tecnici, operai e gestori della struttura ceduta, oltre che
i referenti comunali. Sono Fausto Benussi (progettista e direttore dei lavori), Lino Barbiero (ex
rappresentante della "2001 società sportiva dilettantistica", deceduto ieri), David Barbiero (direttore della
"2001"), Pietro Zara (titolare della "Zara metalmeccanica"), Marina Cassin (ex funzionaria comunale), Enrico
Conte (direttore Lavori pubblici Comune), Enrico Cortese (direttore Edilizia scolastica Comune), Alfio
Giacovani (funzionario comunale), Giovanni Svara (ex funzionario comunale), Stefano Pellicciari (ad
Sacaim), Giuseppe Carmelo Amato (ad Sacaim), Luigi Dorigo (direttore tecnico Sacaim), Gianni Fre'
(direttore tecnico Sacaim), Antonio Roviello (tecnico), Giosuè Tramontano (tecnico). E altre persone che
hanno avuto a che fare con la struttura: Lorenzo Valeri, Giuseppe Pulliero, Octavian Ignat. Numerosi i legali,
tra cui gli avvocati Giorgio Borean, Andrea Frassini, Riccardo Seibold , Marco Vassallo, Antonio Guaiana e
Carlo Pillinini.

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