Rassegna stampa - CONFIMI - Rassegna del 14/01/2015 - Confimi Apindustria Bergamo
←
→
Trascrizione del contenuto della pagina
Se il tuo browser non visualizza correttamente la pagina, ti preghiamo di leggere il contenuto della pagina quaggiù
Rassegna stampa - CONFIMI Rassegna del 14/01/2015 La proprietà intellettuale degli articoli è delle fonti (quotidiani o altro) specificate all'inizio degli stessi; ogni riproduzione totale o parziale del loro contenuto per fini che esulano da un utilizzo di Rassegna Stampa è compiuta sotto la responsabilità di chi la esegue; MIMESI s.r.l. declina ogni responsabilità derivante da un uso improprio dello strumento o comunque non conforme a quanto specificato nei contratti di adesione al servizio.
INDICE CONFIMI 14/01/2015 QN - Il Resto del Carlino - Ravenna 6 Giacomoni:«Torniamocompetitivi» 14/01/2015 Gazzetta di Modena - Nazionale 7 Codice appalti: un'audizione di Aniem ieri al Senato 14/01/2015 Il Giornale del Piemonte 8 Api: «Bene i passi avanti a Melfi, ma a Mirafiori?» 14/01/2015 Il Tirreno - Massa Carrara 9 terremoto nel lapideo 14/01/2015 L'Arena di Verona 10 Lavorare insieme un cartoon insegna tattiche e segreti 14/01/2015 Cronaca Qui Torino 11 «Bene Melfi, ora facciamo ripartire anche Torino» CONFIMI WEB 13/01/2015 www.lugonotizie.it 16:17 13 Alfonsine, esito poitivo per la vertenza della Sica 13/01/2015 www.ravennanotizie.it 16:17 14 Alfonsine, esito poitivo per la vertenza della Sica 13/01/2015 www.ravennawebtv.it 19:17 15 Sica di Alfonsine, vertenza conclusa positivamente 13/01/2015 www.strill.it 17:54 16 Riforma codice Appalti, le tre priorità di Aniem al Senato: "soft regulation", sistemi di gara e selezione delle imprese SCENARIO ECONOMIA 14/01/2015 Corriere della Sera - Nazionale 18 Cosa possiamo guadagnare facendo lavorare i nostri detenuti 14/01/2015 Corriere della Sera - Nazionale 21 Investi 500 milioni di euro in Italia? Scatta la tregua fiscale, niente cambi
14/01/2015 Corriere della Sera - Nazionale 22 Juncker verso il «sì» ai conti di Italia e Francia 14/01/2015 Corriere della Sera - Nazionale 24 Partite Iva in fuga dai nuovi minimi Governo al recupero 14/01/2015 Corriere della Sera - Nazionale 25 Ora tocca a Draghi, Bce verso l'acquisto di Btp 14/01/2015 Corriere della Sera - Nazionale 27 La discesa record della benzina Fare il pieno costa il 15% in meno 14/01/2015 Corriere della Sera - Nazionale 28 Petrolio, tra gli Stati il primo a tremare ora è il Venezuela 14/01/2015 Corriere della Sera - Nazionale 29 Marchionne: «Il cambio dell'euro può arrivare alla parità sul dollaro» 14/01/2015 Il Sole 24 Ore 30 Una risposta contro i danni del rigore 14/01/2015 Il Sole 24 Ore 32 Dombrovskis: «Riforme per evitare altri sforzi sui conti» 14/01/2015 Il Sole 24 Ore 34 Per l'Italia fino al 2020 una partita che vale 39 miliardi 14/01/2015 Il Sole 24 Ore 36 «Sdoganata» la crescita, non la golden rule 14/01/2015 Il Sole 24 Ore 38 Ridare la fiducia a imprese e famiglie 14/01/2015 Il Sole 24 Ore 39 Enel, piano taglia-bond da 4 miliardi* 14/01/2015 La Repubblica - Nazionale 41 Ora l'Italia ha più chance di non essere bocciata all'esame di marzo Padoan: "Grande risultato" 14/01/2015 La Repubblica - Nazionale 43 Maire Tecnimont "fuori tempo" sul voto multiplo Aziende in pressing per una proroga 14/01/2015 La Stampa - Nazionale 44 Fca, utile in Europa nel 2016 14/01/2015 MF - Nazionale 45 Dal governo 36 milioni per la moda
14/01/2015 MF - Nazionale 47 Mps dà un taglio alle sofferenze 14/01/2015 MF - Nazionale 48 Il viceministro Casero al videoforum di ItaliaOggi: ultima occasione per l'evasore 14/01/2015 MF - Nazionale 50 C'È NEBBIA SULLE NOMINE (FULMINEE E TARDIVE) AI VERTICI DELLA CONSOB 14/01/2015 MF - Nazionale 51 Non sarebbe male introdurre il giuramento per i professionisti del settore finanziario 14/01/2015 MF - Nazionale 53 Il riccometro dovrebbe compilarlo la Pa 14/01/2015 Panorama 54 Il dilemma di Draghi SCENARIO PMI 14/01/2015 Il Sole 24 Ore 56 Mini rimbalzo della produzione 14/01/2015 La Repubblica - Palermo 58 Il destino segnato delle imprese familiari 14/01/2015 Il Messaggero - Umbria 60 Terziario, le tasse frenanoassunzioni e investimenti
CONFIMI 6 articoli
14/01/2015 QN - Il Resto del Carlino - Ravenna Pag. 18
(diffusione:165207, tiratura:206221)
La proprietà intellettuale è riconducibile alla fonte specificata in testa alla pagina. Il ritaglio stampa è da intendersi per uso privato
ACCORDO SICA
Giacomoni:«Torniamocompetitivi»
ORA che le acque si sono calmate, dopo una trattativa complessa ma che si è chiusa con reciproca
soddisfazione, Valeria Giacomoni, titolare della società Sica e vice presidente Confimi Impresa Ravenna,
interviene sulla risoluzione della vertenza che ha riguardato l'azienda di via Stroppata, che impegna circa 140
dipendenti. «Si è conclusa positivamente la vertenza sindacale nata in seguito alla disdetta del contratto
integrativo di Sica poiché ritenuto dall'azienda non più compatibile con la situazione economica generale e
con le condizioni di competitività aziendale. Nelle intenzioni di Sica sottolinea la titolare non c'è mai stata
l'idea di dimezzare i salari, come è stato spesso scorrettamente detto e scritto, ma solo quella di rinegoziare
alcuni punti e in particolare di rimodulare il premio di produzione rendendolo variabile e legandolo ai risultati.
Di conseguenza, l'allarmismo che era stato sollevato era ingiustificato. Il compromesso finalmente raggiunto
rileva ancora Valeria Giacomoni va nella direzione auspicata. Image: 20150114/foto/1164.jpg
CONFIMI - Rassegna Stampa 14/01/2015 - 14/01/2015 614/01/2015 Gazzetta di Modena - Ed. nazionale Pag. 9
(diffusione:10626, tiratura:14183)
La proprietà intellettuale è riconducibile alla fonte specificata in testa alla pagina. Il ritaglio stampa è da intendersi per uso privato
Codice appalti: un'audizione di Aniem ieri al Senato IMPRESE EDILI
Codice appalti: un'audizione di Aniem ieri al Senato
Codice appalti:
un'audizione
di Aniem
ieri al Senato
IMPRESE EDILI
«Esprimiamo apprezzamento per i contenuti della legge delega con riferimento in particolare al divieto di
introdurre livelli di regolazione superiori a quelli richiesti dalle direttive». È il primo commento di Dino
Piacentini, presidente Aniem, l'associazione delle pmi edili manifatturiere che raggruppa circa 8mila aziende
aderenti al sistema Confimi Impresa, dopo l'audizione al Senato di ieri. «La volontà di rafforzare la
trasparenza e la pubblicità delle gare, anche per rendere più efficace la lotta alla corruzione e la revisione del
sistema di qualificazione, sono obiettivi condivisibili, che come Aniem non possiamo non abbracciare - ha
aggiunto Piacentini - La nostra associazione auspica una svolta storica nella cultura e nell'approccio
legislativo in materia di appalti: abbandonare la proliferazione e la stratificazione di norme che non ci sembra
abbia contribuito alla certezza del diritto, all'alleggerimento dei contenziosi, alla lotta alla corruzione, per
arrivare a una legislazione che responsabilizzi gli operatori. Aniem condivide la scelta di valorizzare il sistema
dell'offerta economicamente più vantaggiosa, ma abbiamo elaborato una proposta di disciplina che tende a
valorizzare gli elementi tecnico qualitativi».
CONFIMI - Rassegna Stampa 14/01/2015 - 14/01/2015 714/01/2015 Il Giornale del Piemonte Pag. 8
(diffusione:12684, tiratura:39829)
La proprietà intellettuale è riconducibile alla fonte specificata in testa alla pagina. Il ritaglio stampa è da intendersi per uso privato
Da Melfi a Torino Automotive
Api: «Bene i passi avanti a Melfi, ma a Mirafiori?»
Il mondo delle pmi si interroga sulle strategie di FCA per il nostro territorio dopo l'annuncio di ieri
MSci
La (buona) notizia è arrivata nella giornata di lunedì. FCA assumerà mille nuovi operai. A Melfi, certo, ma
comunque rappresenta un passo significativo in una direzione rassicurante anche per gli altri stabilimenti del
Gruppo, che evidentemente comincia a godere di salute sempre migliore. Ma su Mirafiori, esplicitamente,
ancora nemmeno una parola. Ed è su questo tema che le aziende torinesi (pmi e industriali) vorrebbero fare
luce e avere rassicurazioni. «Quanto comunicato da FCA per lo stabilimento di Melfi è certamente una buona
notizia - dice Corrado Alberto, presidente di Api Torino -, ma vorremmo che presto buonenotizie, e soprattutto
concrete,arrivassero anche per gli stabilimenti di Torino. Perché è chiaro: a Torino e in Piemonteci
sonoenormi risorse occupazionali ancora in cassa integrazione e un indotto fatto di piccole e medie imprese
dell'automotivechehanno ancora capacità produttiva inespressa e che sono pronte a riprendere a crescere».
L'auspicio è che la ricaduta possa raggiungere anche il nostro territorio. «È da sperare che la ripresa della
produzione a Melfi abbia ricadute anche sul nostro territorio per la componentistica. Non ci dimentichiamo,
comunque, che FCA ha chiesto il proseguimento della Cig fino a settembreper migliaia di lavoratori a Torino.
Se la produzione riprenderà anche qui a pieno ritmo, ciò significherà la ripresa anche per le pmi che, fra
l'altro, sono comunque pronte a lavorare per FCA anche ben al di là dei confini regionali». E sul tema si è
espressa anche Licia Mattioli, presidente dell'Unione Industriale di Torino. «La notizia delle nuove assunzioni
da parte di FCA nello stabilimento di Melfi sono un gesto molto importanteche conferma l'impegno
dell'azienda nel nostro Paese ed un successo della sua strategia produttiva». «Si sta, in definitiva, rivelando
vincente la strategia - avviata con Maserati - di realizzare in Italia auto di alta gamma e di elevato valore
aggiunto da vendere sui mercati più dinamici di tutto il mondo, a partire dagli Usa. L'auspicio - conclude - è
che, con il consolidamento della ripresa, questa strategia possa continuare a dare i suoi frutti, determinando il
ritorno all'attività produttiva a pieno regime di tutti gli altri impianti italiani, in particolare di Mirafiori.
Foto: MIRAFIORI Operai al lavoro
CONFIMI - Rassegna Stampa 14/01/2015 - 14/01/2015 814/01/2015 Il Tirreno - Massa carrara Pag. 17
(diffusione:80832, tiratura:102004)
La proprietà intellettuale è riconducibile alla fonte specificata in testa alla pagina. Il ritaglio stampa è da intendersi per uso privato
terremoto nel lapideo Sconti sulla tassa marmi, indagine chiusa Sul registro degli indagati ci sono anche il
sindaco, 5 assessori e 3 ex assessori
terremoto nel lapideo
terremoto nel lapideo
Sconti sulla tassa marmi, indagine chiusa
Sul registro degli indagati ci sono anche il sindaco, 5 assessori e 3 ex assessori di Alessandra Vivoli
wCARRARA Sconti sulla tassa marmi: l'indagine della Procura è chiusa. Lo ha annunciato senza troppi giri di
parole il procuratore capo Aldo Giubilaro. «Sono in attesa di incombenze di segreteria e in particolare di un
indice, per il fascicolo in questione - dichiara il dottor Giubilaro - Tutti gli elementi sono stati acquisiti.
L'indagine è chiusa. Adesso dovrò solo firmare le richieste di rinvio a giudizio». Non aggiunge altro il
procuratore capo. Ma per la maxi indagine che ha coinvolto l'intera giunta del Comune di Carrara (gli anni
presi in esame sono quelli dal 2009 al 2014) siamo davvero alla stretta finale. Il procuratore non si sbilancia
sulle richieste di rinvio a giudizio. Si limita a d aggiungere una frase: «Gli avvisi di garanzia non sono stati
mandati a caso». E sui tempi precisa: «Non si tratta di settimane, ma di cinque o sei giorni». L'indagine.
Sconti sulla tassa marmi, per favorire gli industriali, danneggiando le casse comunali, e, quindi, i cittadini
stessi. È questa l'ipotesi accusatoria, pesante, dell'indagine della Procura: amministrazione e associazioni di
categoria avrebbero "alleggerito" negli ultimi cinque anni la tassa marmi, portando meno introiti nelle casse
municipali. Il capo di imputazione è abuso di ufficio per aver fatto pagare meno tasse (inferiori anche di un
decimo) agli imprenditori che scavano il marmo sulla base di un accordo del 2009 e che la Procura di Massa
ritiene in violazione della legge regionale del 1998 che prevede un contributo e un canone di concessione
sulla base del valore di mercato dei beni estratti, blocchi e scaglie. Sottraendo, in sostanza, denaro da
destinare a servizi per tutti i cittadini. E causando, dall'altra parte, un ingiusto vantaggio per gli imprenditori
del settore. Gli indagati. L'indagine prende in esame il periodo dal 2009 al 2014. Sul registro degli indagati nel
maggio scorso sono finiti una quindicina di nomi eccellenti dal sindaco di Carrara, Angelo Zubbani a 5
assessori in carica (Andrea Vannucci, Giuseppina Andreazzoli, Giovanna Bernardini, Dante Benedini,
Massimiliano Bernardi), tre ex assessori (Andrea Zanetti, Giovanni Nannini e Roberto Dell'Amico), due
dirigenti comunali, Marco Tonelli e Stefano Pennacchi, oltre ai 4 rappresentanti provinciali di Legacoop
(Chiara Grassi), Confartigianato (Gianfranco Oligeri), Cna (Antonio Chiappini) e Massimo Maggiani (Api). La
Procura ha individuato, sia nel Comune che nelle associazioni di categoria che hanno sottoscritto gli accordi,
«responsabilità penali in ordine al reato di abuso di ufficio (art. 323 del Cdice penale)». Le responsabilità. Le
responsabilità, secondo la Procura sarebbero state riscontrate «in conseguenza della determinazione
dell'importo da corrispondersi al Comune di Carrara sulla base di accordo tra lo stesso Comune e
rappresentanti di associazioni degli imprenditori del marmo, e non del valore di mercato dei beni estratti (nel
caso in esame ben maggiore), come prescritto dalla legge, ed in conseguenza dell'ingiusto vantaggio
conseguito dagli imprenditori e del correlativo ingiusto danno subito dal Comune di Carrara». L'accusa e gli
accordi. Gli accordi fra associazioni di categoria e Comune, per il settore lapideo, sono stati diversi nel corso
del tempo per la tariffazione dell'escavato che determina un gettito annuale al Comune. Gli ultimi accordi fra
le parti risalgono al 2008 e al 2009: il primo venne siglato da tutte le associazioni di categoria (Assindustria
con l'allora presidente Alessandro Caro, Confartigianato, Cna, Lega cooperative, Api), mentre il secondo, a
integrazione del precedente, non fu siglato da Assindustria che contestò alcuni aspetti. Per questo motivo
Assindustria non rientra nelle associazioni di categoria che sono finite al centro della maxi indagine della
Procura ormai vicinissima alla conclusione. ©RIPRODUZIONE RISERVATA
CONFIMI - Rassegna Stampa 14/01/2015 - 14/01/2015 914/01/2015 L'Arena di Verona Pag. 11
(diffusione:49862, tiratura:383000)
La proprietà intellettuale è riconducibile alla fonte specificata in testa alla pagina. Il ritaglio stampa è da intendersi per uso privato
IMPRESA. Promosso da Studio Impresa
Lavorare insieme un cartoon insegna tattiche e segreti
Arturo Alberti Un cartone animato per raccontare alle piccole imprese i vantaggi del mettersi in rete. E visibile
sul canale Youtube (https://www.youtube.com/watch?v=Sckb8QaT1mM), creato per l'occasione ed è
accompagnato da commenti e prossimamente anche da una serie di storie, che saranno raccontate dagli
imprenditori di tutta Italia. L'iniziativa dello scaligero Studio Impresa e di Officina delle reti, leader nella
consulenza alle reti di impresa, promuove la cultura del «lavorare insieme» con uno strumento mai usato
prima: un cartoon dal titolo Moby Mark. Il filmato ha superato in un giorno le 500 visualizzazioni. Cliccate
anche le interviste a Eugenio Ferrari, presidente Assoretipmi, Enrico Morando, viceministro all'Economia e al
presidente scaligero di Api, Arturo Alberti, che commentano l'idea di utilizzare un linguaggio nuovo per
veicolare il messaggio rivolto alle aziende. Il lavoro è firmato del regista e sceneggiatore Emmanuel Exitu
che, con la consulenza di Luca Castagnetti, commercialista veronese e fondatore di Studio Impresa, ha
elaborato le esperienze e i personaggi protagonisti di un racconto vero, in una storia divertente funzionale ai
contenuti da trasmettere. Moby Mark infatti è la vicenda di tre pescatori che solo facendo squadra e mettendo
a sistema le rispettive risorse possono superare gli ostacoli che si trovano ad affrontare all'improvviso nella
loro attività. «Il linguaggio utilizzato colpisce, perché inusuale. Il messaggio contrasta con la nostra cultura di
imprenditori: siamo stati abituati troppe volte ad arrangiarci, ma le sfide dell'economia globale ci obbligano ad
abbandonare il nostro tradizionale isolamento e a metterci in rete, come indica il cartone», ragiona Alberti.
Va.Za.
CONFIMI - Rassegna Stampa 14/01/2015 - 14/01/2015 1014/01/2015 Cronaca Qui Torino Pag. 12
La proprietà intellettuale è riconducibile alla fonte specificata in testa alla pagina. Il ritaglio stampa è da intendersi per uso privato
LEREAZIONI La presidente dell'Unione Industriale, Mattioli: «Strategia vincente». Alberto (Api): «L'indotto
pronto a crescere»
«Bene Melfi, ora facciamo ripartire anche Torino»
Ô L'auspicio è «il ritorno all'attività produttiva a pieno regime di tutti gli altri impianti italiani, in particolare di
Mirafiori», perché a Torino «c'è una enorme capacità produttiva inespressa». Questo il commento degli
imprenditori torinesi all'i nve sti men to annunciato a Detroit da Fca. Le dichiarazioni sono della presidente
dell'Unione Industriale, Licia Mattioli, e del presidente dell'Api, Corrado Alberto. Secondo Mattioli, «si sta
rivelando vincente la strategia, avviata con Maserati, di realizzare in Italia auto di alta gamma e di elevato
valore aggiunto da vendere sui mercati più dinamici di tutto il mondo, a partire dagli Usa, ove la ripresa è
solida e Fca è in costante crescita». Le mille assunzioni annunciate per Melfi «consentono la saturazione ed il
rilancio, conseguito anche attraverso un investimento di un miliardo di euro, del più importante stabilimento
italiano (Mirafiori), le cui produzioni stanno avendo successo sui mercati internazionali compreso quello
europeo che, seppure con una dinamica ridotta, sta fornendo segnali incoraggianti». Meno ottimista il
presidente Api: «Quanto comunicato da Fca per lo stabilimento di Melfi è certamente una buona notizia - ha
detto Alberto ma vorremmo che presto buone notizie, e soprattutto concrete, arrivassero anche per gli
stabilimenti di Torino. Perché è chiaro: a Torino e in Piemonte ci sono enormi risorse occupazionali ancora in
cassa integrazione e un indotto fatto di piccole e medie imprese dell'automotive che hanno ancora capacità
produttiva inespressa e che sono pronte a riprendere a crescere». [al.ba.]
CONFIMI - Rassegna Stampa 14/01/2015 - 14/01/2015 11CONFIMI WEB 4 articoli
13/01/2015 www.lugonotizie.it Sito Web
16:17
La proprietà intellettuale è riconducibile alla fonte specificata in testa alla pagina. Il ritaglio stampa è da intendersi per uso privato
Alfonsine, esito poitivo per la vertenza della Sica
pagerank: 4
Lo annuncia Valeria Giacomoni, titolare dell'azienda e vice presidente Confimi Impresa Ravenna
"Si è conclusa positivamente la vertenza sindacale nata in seguito alla disdetta del contratto integrativo di
Sica poiché ritenuto dall'azienda non più compatibile con la situazione economica generale e con le
condizioni di competitività aziendale".
"Nelle intenzioni di Sica non c'è mai stata l'idea di dimezzare i salari, come è stato spesso scorrettamente
detto e scritto, ma solo quella di rinegoziare alcuni punti - posegue la Giacomoni - e in particolare di
rimodulare il premio di produzione rendendolo variabile e legandolo ai risultati. Di conseguenza, l'allarmismo
che era stato sollevato era ingiustificato. Il compromesso finalmente raggiunto va nella direzione auspicata e
nel contratto si parla di misurazione dei risultati, di produttività e competitività, elementi indispensabili per
fronteggiare con successo le sfide di un mercato globale estremamente difficile e in continuo cambiamento".
CONFIMI WEB - Rassegna Stampa 14/01/2015 - 14/01/2015 1313/01/2015 www.ravennanotizie.it Sito Web
16:17
La proprietà intellettuale è riconducibile alla fonte specificata in testa alla pagina. Il ritaglio stampa è da intendersi per uso privato
Alfonsine, esito poitivo per la vertenza della Sica
pagerank: 4
Lo annuncia Valeria Giacomoni, titolare dell'azienda e vice presidente Confimi Impresa Ravenna
"Si è conclusa positivamente la vertenza sindacale nata in seguito alla disdetta del contratto integrativo di
Sica poiché ritenuto dall'azienda non più compatibile con la situazione economica generale e con le
condizioni di competitività aziendale".
"Nelle intenzioni di Sica non c'è mai stata l'idea di dimezzare i salari, come è stato spesso scorrettamente
detto e scritto, ma solo quella di rinegoziare alcuni punti - posegue la Giacomoni - e in particolare di
rimodulare il premio di produzione rendendolo variabile e legandolo ai risultati. Di conseguenza, l'allarmismo
che era stato sollevato era ingiustificato. Il compromesso finalmente raggiunto va nella direzione auspicata e
nel contratto si parla di misurazione dei risultati, di produttività e competitività, elementi indispensabili per
fronteggiare con successo le sfide di un mercato globale estremamente difficile e in continuo cambiamento".
CONFIMI WEB - Rassegna Stampa 14/01/2015 - 14/01/2015 1413/01/2015 www.ravennawebtv.it Sito Web
19:17
La proprietà intellettuale è riconducibile alla fonte specificata in testa alla pagina. Il ritaglio stampa è da intendersi per uso privato
Sica di Alfonsine, vertenza conclusa positivamente
pagerank: 4
13/01/2015 - "Si è conclusa positivamente la vertenza sindacale nata in seguito alla disdetta del contratto
integrativo di Sica poiché ritenuto dall'azienda non più compatibile con la situazione economica generale e
con le condizioni di competitività aziendale.
Nelle intenzioni di Sica non c'è mai stata l'idea di dimezzare i salari, come è stato spesso scorrettamente
detto e scritto, ma solo quella di rinegoziare alcuni punti e in particolare di rimodulare il premio di produzione
rendendolo variabile e legandolo ai risultati.
Di conseguenza, l'allarmismo che era stato sollevato era ingiustificato.
Il compromesso finalmente raggiunto va nella direzione auspicata e nel contratto si parla di misurazione dei
risultati, di produttività e competitività , elementi indispensabili per fronteggiare con successo le sfide di un
mercato globale estremamente difficile e in continuo cambiamento". Questa la dichiarazione della titolare
Valeria Giacomoni e Vice Presidente di Confimi Ravenna
CONFIMI WEB - Rassegna Stampa 14/01/2015 - 14/01/2015 1513/01/2015 www.strill.it Sito Web
17:54
La proprietà intellettuale è riconducibile alla fonte specificata in testa alla pagina. Il ritaglio stampa è da intendersi per uso privato
Riforma codice Appalti, le tre priorità di Aniem al Senato: "soft regulation",
sistemi di gara e selezione delle imprese
pagerank: 4
'Esprimiamo apprezzamento per i contenuti della legge delega con riferimento in particolare al divieto di
introdurre livelli di regolazione superiori a quelli richiesti dalle direttive' dichiara Dino Picentini, Presidente di
Aniem l'associazione delle piccole e medie imprese edili manifatturiere che raggruppa circa 8.000 piccole e
medie imprese aderenti al sistema Confimi Impresa, al termine dell'Audizione al Senato che si è conclusa
pochi minuti fa.
'La volontà di rafforzare la trasparenza e la pubblicità delle gare, anche per rendere più efficace la lotta alla
corruzione e la revisione del sistema di qualificazione, sono obiettivi condivisibili, che come Aniem non
possiamo non abbracciare', prosegue Dino Piacentini.
'La nostra Associazione - dichiara il Presidente di Aniem - auspica una svolta storica nella cultura e
nell'approccio legislativo in materia di appalti: abbandonare la proliferazione e la stratificazione di norme che
non ci sembra abbia contribuito né alla certezza del diritto, né all'alleggerimento dei contenziosi, né alla lotta
alla corruzione, per arrivare ad una legislazione che responsabilizzi fortemente gli operatori (imprese,
progettisti e stazioni appaltanti) e volta a definire principi, criteri orientativi e norme fondamentali.'
Che prosegue: 'Aniem condivide la scelta di valorizzare il sistema dell'offerta economicamente più
vantaggiosa, ma pensiamo che tale sistema possa svolgere appieno le sue potenzialità solo in presenza di
determinate caratteristiche ed è per questo che abbiamo elaborato una proposta di disciplina che tende
proprio a valorizzare gli elementi tecnico qualitativi ed a rendere trasparente l'utilizzo di questo strumento e
che proprio oggi è stata consegnata alla Commissione Lavori Pubblici del Senato.'
Il Presidente di Aniem conclude: 'Il terzo elemento che come Aniem abbiamo approfondito nell'audizione di
oggi è inerente al sistema di selezione delle imprese, perché riteniamo che l'attuale sistema di qualificazione,
fondato sulle Soa, e quindi sulla privatizzazione di questa fondamentale fase valutativa, abbia fallito il suo
obiettivo di rendere più efficace la selezione delle imprese.
La degenerazione dovuta alla commercializzazione dell'attività di qualificazione, la 'staticità del sistema', la
diffusione della compravendita di rami aziendali sono solo alcuni degli elementi che hanno alimentato
distorsioni invece di contribuire ad eliminarle.
Oggi abbiamo un sistema oneroso, scarsamente trasparente, eccessivamente burocratizzato, lontano
dall'Europa e dalle prassi utilizzate in tutti i mercati internazionali.
Aniem propone un sistema più flessibile, dinamico, più rapportabile alla specificità delle opere messe in gara,
diversificato in rapporto alla rilevanza economica.
In particolare proponiamo che:
-per gli appalti di lavori di importo inferiore ai 500.000 Euro si lasci ampia discrezionalità nella valutazione dei
requisiti tecnico-economici alla stazione appaltante: tale potere discrezionale sarà tuttavia condizionato dal
vincolo assoluto del rispetto del prezzo e della tempistica stabilita nel contratto con conseguente
responsabilizzazione dell'impresa e del legale rappresentante dell'ente appaltante.
-per gli appalti di importo superiore, i requisiti tecnico-economici saranno valutati dalla stazione appaltante in
relazione con la previsione di requisiti più selettivi anche in rapporto alla specificità dell'opera appaltata'.
CONFIMI WEB - Rassegna Stampa 14/01/2015 - 14/01/2015 16SCENARIO ECONOMIA 24 articoli
14/01/2015 Corriere della Sera - Ed. nazionale Pag. 1
(diffusione:619980, tiratura:779916)
La proprietà intellettuale è riconducibile alla fonte specificata in testa alla pagina. Il ritaglio stampa è da intendersi per uso privato
la proposta
Cosa possiamo guadagnare facendo lavorare i nostri detenuti
Milena Gabanelli
Visitare un carcere è un modo per misurare il grado di civiltà di un Paese. E se lo si fa in Italia si scopre che il
nostro Paese «a parole» ha enorme sensibilità per il disagio umano dei detenuti. Poi però, nei fatti, ne infila 6
in uno spazio previsto per 2. È evidente che qualcosa non va. Come se ne esce? Guardandosi attorno in
Europa gli esempi virtuosi ci sono. Fondati sulla scelta di far lavorare i carcerati negli istituti di pena. Ma il
detenuto, se lavora, per legge va pagato. Giusto. Solo che i soldi per pagare i 54.000 detenuti non ci sono.
Se però si affidasse loro la manutenzione ordinaria delle prigioni , che nel piano carceri ha un costo di 500
milioni di euro, spenderemmo meno e lavorerebbero tutti. E allora cambiare strada si può, rendendo le carceri
autosufficienti. Chi vuol lavorare lo fa, chi vuol imparare un mestiere anche. Ai detenuti vengono però
trattenute le spese di mantenimento. a pagina 29
Visiti un carcere e misuri il grado di civiltà di un Paese. Rispetto a tutto il mondo occidentale l'Italia, «a
parole», ha maggior sensibilità per il disagio umano, salvo poi infilare 6 detenuti in uno spazio dove ce ne
dovrebbero stare 2. Quando la situazione si fa calda, si rimedia velocemente con indulti e decreti
svuotacarceri. Il risultato è che il 70% dei condannati, una volta scontata la pena, torna a delinquere. Se la
funzione del carcere è quella di restituire alla società un individuo riabilitato, è evidente che qualcosa non va.
Eppure, già nel 1975, siamo stati fra i primi a introdurre le misure alternative al carcere con l'affidamento in
prova al servizio sociale. Oggi gli affidati sono circa 12.000, ma è difficile sapere se chi ha evitato il carcere
poi mantenga un comportamento corretto (non spacciare droga, fare il lavoro che gli è stato assegnato...).
Questo perché l'assistente sociale, che dovrebbe incontrare l'affidato una volta alla settimana, sia a casa che
al lavoro, lo vede se va bene una volta ogni due mesi. Del resto, a Padova sono in otto a seguire più di 1.000
casi; a Roma in 36 con 3.000 casi.
Gli esempi all'estero
In tutta Europa e negli Stati Uniti, attorno alle misure alternative sono stati organizzati progetti controllati e
coordinati. Per esempio a Portland (Usa), i detenuti tengono in vita uno dei parchi urbani più prestigiosi al
mondo, quello delle rose, con 600.000 visitatori l'anno. I dati Usa dicono che chi passa da questa «misura»
torna a delinquere nel 10% dei casi, rispetto al 25% di chi va in carcere. Poi c'è l'aspetto economico: un
detenuto in cella costa 170 dollari al giorno, ai servizi sociali ne costa 1,43.
In Olanda ormai le pene alternative hanno superato quelle detentive, sono in media 40.000 l'anno: i detenuti
vengono mandati a lavorare negli ospedali e nei centri anziani.
Ovunque però il grosso della partita si gioca dentro alle carceri. La nostra legge prevede di occupare i
detenuti non pericolosi con i lavori di pubblica utilità su base volontaria a titolo gratuito, ma buona parte dei
sindaci nemmeno sa che può farne richiesta per ridipingere i muri dai graffiti o pulire gli argini dei fiumi. È
previsto anche l'obbligo per l'amministrazione carceraria di dare un'occupazione al condannato in via
definitiva, poiché il lavoro è lo strumento principale per il reinserimento nella società.
Questione di soldi
Il problema è che il detenuto se lavora, per legge, va pagato. Giusto. Solo che i soldi per pagare i 54.000
detenuti non ci sono. Quindi alla fine lavorano in pochi, e a rotazione, e solo l'1% si occupa di manutenzione
ordinaria. Intanto 4.000 posti nelle carceri sono diventati inagibili e sono in corso appalti per decine di milioni
di euro. Se fossero i carcerati a intonacare o riparare i rubinetti, invece di spendere 500 milioni di euro per il
piano carceri, spenderemmo meno e lavorerebbero tutti. È sempre una questione di soldi: il sistema
penitenziario costa complessivamente 2 miliardi e 800 milioni euro l'anno, che vuol dire circa 4.000 euro al
mese a detenuto. Si può uscire da questa spirale di inefficienza colpevole guardando anche come fanno gli
altri?
SCENARIO ECONOMIA - Rassegna Stampa 14/01/2015 - 14/01/2015 1814/01/2015 Corriere della Sera - Ed. nazionale Pag. 1
(diffusione:619980, tiratura:779916)
La proprietà intellettuale è riconducibile alla fonte specificata in testa alla pagina. Il ritaglio stampa è da intendersi per uso privato
Nelle carceri irlandesi praticamente tutti i detenuti fanno qualcosa. Quelli che lavorano a tempo pieno in
cucina, in lavanderia e nella manutenzione arrivano a 18 euro la settimana e hanno diritto alla cella singola
con doccia e a volte anche col computer. Si chiamano superior deluxe rooms. Ce ne sono 140.
Do ut des
In Austria per ogni ora di lavoro riconoscono dai 7 ai 10 euro, ma il 75% rimane all'amministrazione per le
spese di mantenimento. In carcere il detenuto impara a fare il falegname o il panettiere, e spesso succede
che, quando ha finito di scontare la pena, viene assunto. Nel carcere americano di Portland citato prima
lavora il 60% dei detenuti. Lo stipendio viene calcolato, ma l'amministrazione se lo tiene a compensazione del
costi di mantenimento e dà al detenuto circa 50 dollari al mese per le piccole spese. Non è obbligatorio
lavorare, ma se lo fai, anche qui c'è uno sconto di pena e dei benefit. Noi, al contrario, tratteniamo dallo
stipendio 50 euro per le spese di mantenimento. Così a lavorare sono in pochi, perché i soldi non ci sono. E
quei pochi lavorano pure in condizione di disparità. Chi si occupa della mensa per conto dell'amministrazione
penitenziaria per esempio prende uno stipendio di 400 euro al mese, se invece lavora per le cooperative
prende fino a 1.200 euro.
La fortuna delle coop
Proprio domani scade la convenzione con un decina di cooperative che gestiscono le mense dentro le
carceri. Era una sperimentazione, sicuramente conveniente per le coop: la cucina e le derrate le compra il
ministero, mentre la coop deve provvedere a pagare lo stipendio a quei 6 o 7 che preparano i pasti. Come
vengono scelti quei pochi «fortunati»?. Chi lo sa. Certo è che alle cooperative abbiamo delegato molto in
cambio di sgravi fiscali: 16 milioni di euro solo l'anno scorso. Molte fanno attività nobilissime, ma se parliamo
di «lavoro», a parte l'eccellenza di Bollate (che impegna circa il 50% dei detenuti ), è quasi il nulla. Al
femminile di Rebibbia lavorano in 10, a Regina Coeli invece c'è solo una lavanderia dove lavorano in 2; tra i
fondatori della coop l'ex brigatista Anna Laura Braghetti, la carceriera di Aldo Moro. A Secondigliano su 1.300
detenuti solo una ventina lavorano, fra cui alcuni ergastolani con storie da 41 bis o condannati per mafia,
omicidi, traffico di droga. Loro coltivano zucchine pagati dalla cooperativa di turno, mentre gli altri, quelli che
scontano pene meno gravi e certamente usciranno, guardano il soffitto.
L'alternativa è continuare a difendere il principio che il lavoro va remunerato e se non ci sono risorse,
pazienza... oppure cambiare strada, organizzarsi in modo da rendere le carceri autosufficienti, far lavorare
tutti quelli che lo vogliono, insegnare loro un mestiere, calcolare lo stipendio, ma trattenere le spese di
mantenimento, lasciando al detenuto quel che gli serve per le piccole esigenze, concedergli sconti di pena,
permessi, celle decenti. È una proposta che evoca il «lavoro forzato» o è una soluzione pragmatica e civile?
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Il pianeta carceri in Italia Detenuti al 31 dic. 2014 Capienza delle carceri d'Arco 2007* 2008 2009 2010 2012
2013 *anno dell'indulto 2006 70 62,5 55 40 47,5 2011 2014 54.207 TOTALE NAZIONALE Detenuti al 31 dic.
2014 NUMERO DETENUTI PER REGIONE 49.327 DETENUTI CHE LAVORANO DIETRO LE SBARRE
13.727 61.254 48.691 57.239 63.416 68.000 66.897 65.701 62.536 54.207 7.000 5.000 3.000 0 Abruzzo
Basilicata Calabria Campania Emilia Romagna Friuli Venezia Giulia Lazio Liguria Lombardia Marche Molise
Piemonte Puglia Sardegna Sicilia Toscana Trentino Alto Adige Umbria Valle d'Aosta Veneto 1.853 416 2.446
7.290 2.937 600 5.680 1.370 7.697 886 349 3.563 3.416 1.864 6.053 3.367 309 1.443 145 2.523
2,8 Miliardi
Quanto
costa
all'anno
la gestione
del sistema penitenziario italiano.
Per ogni detenuto
SCENARIO ECONOMIA - Rassegna Stampa 14/01/2015 - 14/01/2015 1914/01/2015 Corriere della Sera - Ed. nazionale Pag. 1
(diffusione:619980, tiratura:779916)
La proprietà intellettuale è riconducibile alla fonte specificata in testa alla pagina. Il ritaglio stampa è da intendersi per uso privato
la spesa
è di circa
4 mila
euro
l'anno
40 Mila
Quante sono in media le pene alternative
in Olanda
in un anno.
La cifra supera quelle detentive:
i detenuti vengono mandati a lavorare negli ospedali e nei centri anziani
170 Dollari
È il costo giornaliero, negli Stati Uniti, per un detenuto. Ai servizi sociali invece ne costa solo 1,43. Negli Usa
chi lavora con questo sistema torna a delinquere solo nel 10 per cento dei casi
Gli esempi
In Austria, ogni ora di lavoro di un detenuto viene retribuita con un importo di 7-10 euro. Il 75% rimane
all'amministra-zione per le spese di mantenimento Quelli che lavorano all'esterno per conto dei privati
ricevono 10 euro: 8 li incassa l'amministrazione, 2 il detenuto I detenuti
in Austria vanno a fare lavori imparati in carcere (falegname, panettiere). Quando la pena è scontata, il
detenuto viene assunto Nel carcere di Portland (Usa) lavorano molti detenuti. Non sono obbligati, ma chi lo fa
ottiene benefit e uno sconto di pena. Lo stipendio viene tenuto dall'amministrazione, che dà al detenuto 50
dollari al mese per le piccole spese
SCENARIO ECONOMIA - Rassegna Stampa 14/01/2015 - 14/01/2015 2014/01/2015 Corriere della Sera - Ed. nazionale Pag. 12
(diffusione:619980, tiratura:779916)
La proprietà intellettuale è riconducibile alla fonte specificata in testa alla pagina. Il ritaglio stampa è da intendersi per uso privato
Investi 500 milioni di euro in Italia? Scatta la tregua fiscale, niente cambi
Mario Sensini
ROMA Il sogno di tutte le imprese diventa realtà, ma sarà, per ora, un privilegio per poche. Per favorire gli
investimenti in Italia delle grandi imprese, ed in particolare quelle straniere, il governo promette la stabilità
della normativa fiscale. A chi attua piani di investimento da almeno 500 milioni l'anno, con un vero e proprio
accordo bilaterale, lo Stato garantisce l'invarianza delle regole fiscali per tutta la durata dell'investimento.
Nella bozza del decreto che il premier Matteo Renzi ed il ministro dell'Economia, Pier Carlo Padoan, hanno
concordato di presentare al Consiglio dei ministri martedì 20 gennaio appaiono altre novità importanti, dal
potenziamento del Fondo Centrale di Garanzia, alla normativa sui «social bond», i prestiti emessi dalle
banche per finanziare iniziative sociali con una tassazione privilegiata, alle misure per favorire il rientro dei
«cervelli» italiani dall'estero, che non sono tuttavia state ancora definite.
L'accesso al Fondo Centrale di Garanzia, che offre una copertura pubblica sui prestiti, verrebbe aperto anche
alle assicurazioni e agli organismi di investimento collettivo, al di là dell'estensione della garanzia ai cosiddetti
«Abs», i pacchetti di titoli rappresentativi anche di prestiti, che potranno essere emessi dalle banche ed
acquistati dalla Banca Centrale Europea nella sua nuova strategia di supporto all'economia.
I «social bonds», definiti come specifici titoli di risparmio, potranno essere emessi «al fine di sostenere
progetti con finalità etica o sociale» entro un limite di un miliardo di euro nel 2015, da rideterminare ogni
anno, ed avranno una scadenza non inferiore a 18 mesi. Ma soprattutto godranno di un trattamento fiscale
privilegiato, anche se nella bozza del decreto non è ancora definito il livello dell'aliquota sostitutiva.
Accanto alle «start-up», le imprese nate da meno di due anni che sviluppano progetti di ricerca, nascono le
Pmi innovative, con un registro ad hoc nelle Camere di Commercio, e accesso al «crowfunding», cioè ai
finanziamenti collettivi sollecitati spesso attraverso internet.
Nel decreto si prevede anche un'estensione del nuovo regime fiscale dei marchi e dei brevetti, più favorevole,
a tutti i marchi aziendali, anche non commerciali, ed il rifinanziamento per 50 milioni delle agevolazioni fiscali
sui «contratti di rete».
Renzi, intanto, ha firmato il decreto che detta le regole sulla scrittura, la copia e la tenuta dei documenti
informatici, ultimo atto formale per il passaggio della Pubblica amministrazione al digitale. Tra diciotto mesi,
dunque, addio a tutti i documenti di carta. «Files» per dire addio anche alle file.
© RIPRODUZIONE RISERVATA
SCENARIO ECONOMIA - Rassegna Stampa 14/01/2015 - 14/01/2015 2114/01/2015 Corriere della Sera - Ed. nazionale Pag. 12
(diffusione:619980, tiratura:779916)
La proprietà intellettuale è riconducibile alla fonte specificata in testa alla pagina. Il ritaglio stampa è da intendersi per uso privato
Juncker verso il «sì» ai conti di Italia e Francia
Il presidente Ue apre sulla flessibilità, più tempo a chi scommette sulla crescita e vara le riforme Padoan:
risultato importante del nostro mandato. Moscovici: l'esame definitivo sul deficit a marzo La Germania
L'opposizione del commissario tedesco Oettinger contrario alla flessibilità
Ivo Caizzi
STRASBURGO La Commissione europea ha proposto un compromesso per conciliare il rispetto dei vincoli
Ue di bilancio con la flessibilità nei conti pubblici dei Paesi membri in difficoltà. Nella sua riunione a
Strasburgo ha confermato le regole del patto di Stabilità e di crescita, come pretendono la Germania e gli altri
Paesi del Nord sostenitori del rigore finanziario.
Ma la Commissione ha anche inserito in una comunicazione articolata e complessa aperture per favorire
investimenti per il rilancio della crescita e dell'occupazione, come chiedono Italia, Francia e Belgio. In pratica i
governi di Roma, Parigi e Bruxelles hanno ottenuto da subito margini per limitate deviazioni temporanee, se
rispettano alcune condizioni. Aumentano così le possibilità che le leggi di Stabilità di questi Paesi superino
l'esame Ue previsto in marzo.
Due vicepresidenti di centrodestra della Commissione europea, il finlandese Jyrki Katainen e il lettone Valdis
Dombrovskis, insieme al commissario per gli Affari economici, il socialista francese Pierre Moscovici, hanno
specificato che la Commissione «non propone alcun cambio delle attuali regole». Viene escluso di poter
scorporare gli investimenti dal calcolo del deficit. Ma Bruxelles promette di dimostrarsi un po' più flessibile. Gli
esborsi nazionali per il piano di investimenti della Commissione del lussemburghese Jean-Claude Juncker
verrebbero considerati in modo «favorevole». Anche gli investimenti italiani per i programmi cofinanziati
dall'Unione Europea potrebbero essere valutati con benevolenza se permanesse la recessione, fossero
attuate riforme e fosse rispettato l'obiettivo di bilancio. Qualche dubbio di interpretazione della promessa
flessibilità lo crea tuttavia l'alto debito pubblico dell'Italia.
Dombrovskis ha detto che il patto di Stabilità sarà applicato in modo «intelligente, efficace e credibile».
Moscovici ha aggiunto che la comunicazione della Commissione non riguarda singoli Paesi e che «non
considera solo il ciclo economico e congiunturale perché bisogna anche vedere gli investimenti e le riforme
per giudicare l'insieme». In pratica si va verso una decisione politica sulle leggi di bilancio di Italia, Francia e
Belgio. «La discussione con Roma, Bruxelles e Parigi va avanti con la volontà di un dialogo trasparente», ha
dichiarato Moscovici invitando ad «aspettare marzo» per le decisioni.
«Il semestre di presidenza italiana della Ue si chiude con risultato di grande rilievo - ha commentato
soddisfatto il ministro dell'Economia e delle Finanze Pier Carlo Padoan -. La Commissione, nella sua
comunicazione, riconosce un approccio più flessibile nell'interpretazione delle regole di bilancio, che fino a sei
mesi fa non era preso in considerazione. Ora gli Stati membri avranno maggiori possibilità, nel rispetto del
patto di Stabilità e crescita, di effettuare investimenti indispensabili per promuovere il rilancio dell'economia e
creare posti di lavoro». L'Italia, che è in recessione, ha toccato il record negativo nella disoccupazione e
sconta l'alto debito in ulteriore aumento, ha assoluto bisogno di interventi per stimolare la ripresa
dell'economia.
Le voci di opposizioni durante la riunione della Commissione europea a Strasburgo, attribuite da varie fonti
principalmente al commissario tedesco Gunter Oettinger, hanno confermato che la Germania continua a
frenare sulle concessioni di flessibilità a Italia, Francia e Belgio. L'apertura nella comunicazione punta anche
a sostenere il piano di investimenti di Juncker, che parte dalla promessa di 21 miliardi da moltiplicare per 15
volte con i fondi di Stati e di privati. La Commissione ieri ha formalizzato il regolamento di attuazione.
© RIPRODUZIONE RISERVATA
I deficit e la crescita Il rapporto deficit/Pil (in %) Le previsioni sul Pil (in %) 2014 2015 2016 Fonte:
Commissione europea d'Arco Italia Francia Germania Gran Bretagna Area Euro -3 -4,4 0,2 -2,6 0 0 0 2,7 -4,5
SCENARIO ECONOMIA - Rassegna Stampa 14/01/2015 - 14/01/2015 2214/01/2015 Corriere della Sera - Ed. nazionale Pag. 12
(diffusione:619980, tiratura:779916)
La proprietà intellettuale è riconducibile alla fonte specificata in testa alla pagina. Il ritaglio stampa è da intendersi per uso privato
0,0 -4,4 -2,4 2,2 0,2 -3,4 -2,1 2014 2015 2016 Italia Francia Germania Gran Bretagna Area Euro 0,6 0,7 1,1
2,7 1,1 1,1 1,5 1,8 2,5 1,7 -5,4 -4,7 -0,4 0,3 1,3 3,1 0,8
Il dossier
Le regole
e i parametri non cambiano, ma la Commissione europea ha approvato
ieri l'atteso documento sulla flessibilità rendendone più agevole
il rispetto per
i Paesi che non superano il 3% del rapporto deficit/Pil. Gli investimenti
e le riforme strutturali potranno dare più margine
ai Paesi non
in linea con le regole europee
sul bilancio, riducendo la probabilità
di sanzioni nei loro confronti Tre le più importanti linee guida sulla flessibilità: ci sarà più tempo per
raggiungere
gli obiettivi di bilancio per chi fa le riforme, sarà possibile lo scorporo degli investimenti co-finanziati dalla Ue
ma solo se non si sfora il tetto del 3% di deficit e il risanamento sarà meno duro nei momenti
di difficoltà dell'economia Il documento
di Bruxelles risponde alle richieste avanzate più volte da alcuni Stati membri, soprattutto Italia e Francia:
Roma, che pure ha un deficit inferiore al 3% e dunque
in linea con
i parametri europei, ha chiesto più tempo per ridurre un debito pubblico che viaggia intorno al 130% del Pil
SCENARIO ECONOMIA - Rassegna Stampa 14/01/2015 - 14/01/2015 2314/01/2015 Corriere della Sera - Ed. nazionale Pag. 13
(diffusione:619980, tiratura:779916)
La proprietà intellettuale è riconducibile alla fonte specificata in testa alla pagina. Il ritaglio stampa è da intendersi per uso privato
Il caso
Partite Iva in fuga dai nuovi minimi Governo al recupero
Dario Di Vico
I l boom di nuove partite Iva fatto registrare a novembre (+15,5% sull'anno precedente) spiega meglio di tante
analisi come lavoratori autonomi e giovani abbiano interpretato la modifica del regime agevolato dei minimi
annunciata già in novembre e poi ratificata nella legge di Stabilità. Consigliati anche dai vari commercialisti
tanti freelance hanno deciso che fosse meglio giocare d'anticipo e aprire subito la partita Iva per poter
usufruire del forfettone (5% di tassazione fino a 30 mila euro) e scappare così dai nuovi minimi. Ad animare
questo movimento sono stati in particolare gli under 35 che hanno fatto segnare +30% di nuove partite Iva.
Va ricordato che storicamente novembre è stato un mese caratterizzato da minori aperture (nel resto
dell'anno si viaggia a una media tra i 45 e i 50 mila debutti) e quindi il picco di quest'anno non può che essere
attribuito a fattori straordinari. L'analisi trova tutti concordi, compreso il ministero dell'Economia e i tecnici di
governo che stanno studiando il tema. Secondo fonti di Palazzo Chigi, infatti, è probabile che l'esecutivo vari
appena possibile un «veicolo legislativo ad hoc» per le partite Iva e quindi anticipi i tempi rispetto alla fase in
cui si era pensato di usare la delega fiscale per correggere il sistema dei minimi. Nel frattempo il fronte delle
associazioni di freelance e partite Iva è in pieno fermento. Dice Anna Soru, presidente di Acta: «Finora Renzi
ha fatto solo delle promesse e intanto sono entrati in vigore sia i nuovi minimi sia l'aumento della
contribuzione alla gestione separata dell'Inps. Se sommiamo le due voci siamo già oltre il 50% di tassazione
a fronte di un sistema di welfare inesistente». In un eventuale provvedimento indirizzato a favorire l'attività e
lo sviluppo dei freelance Soru pensa che si debba intervenire anche sulle detrazioni per le spese
professionali. «Le spese di trasferta, solo per fare un esempio, sono plafonate al 2%». Il 21 gennaio a Milano
si terrà un seminario per decidere le alternative all'Inps. La formula della ditta individuale sembra quella che
attira i maggiori favori ma alcuni professionisti lombardi hanno addirittura deciso di prendere residenza
all'estero. Commenta il sociologo Costanzo Ranci, autore di un libro sulle partite Iva: «Un intervento del
governo è auspicabile deve essere anche teso a stabilizzare le aspettative, non si può andare avanti aprendo
e chiudendo freneticamente la partita Iva».
© RIPRODUZIONE RISERVATA
SCENARIO ECONOMIA - Rassegna Stampa 14/01/2015 - 14/01/2015 2414/01/2015 Corriere della Sera - Ed. nazionale Pag. 15
(diffusione:619980, tiratura:779916)
La proprietà intellettuale è riconducibile alla fonte specificata in testa alla pagina. Il ritaglio stampa è da intendersi per uso privato
Ora tocca a Draghi, Bce verso l'acquisto di Btp
Borse europee euforiche, Milano su dell'1,96%. Coeuré: titoli di Stato, discussione in fase avanzata La
moneta unica scende a 1,17 dollari, ai minimi da oltre dieci anni. In caduta i rendimenti dei bond italiani La
Corte di Giustizia Oggi la Corte Ue si esprime sulla legalità degli acquisti di titoli «Omt» della Bce
Danilo Taino
DAL NOSTRO CORRISPONDENTE
BERLINO Forse l'Italia dovrebbe guardare con più benevolenza all'Europa. Ieri, dalla Commissione di
Bruxelles è arrivata la flessibilità sui bilanci pubblici, probabilmente la massima possibile senza stracciare i
patti firmati da tutti i membri dell'eurozona. Il maggiore Paese beneficiario ne sarà l'Italia. Il 22 gennaio, quasi
certamente arriverà anche lo stimolo monetario: la Banca centrale europea è pronta per il Quantitative Easing
sovrano, cioè l'acquisto di titoli pubblici dei 19 partner dell'area euro. Maggiore beneficiario ne sarà ancora
una volta l'Italia.
La constatazione è innanzitutto politica e già nei prossimi giorni diventerà un elemento di confronto. Non solo
perché, a quel punto, il governo italiano sarà di fronte alle sue responsabilità: gli saranno state messe a
disposizione due delle tre gambe necessarie a incamminarsi verso la ripresa, quella di bilancio e quella
monetaria; la terza, quella delle riforme strutturali, dipenderà solo da esso. Prima ancora, la «questione
italiana» entrerà però nel dibattito immediato, posta soprattutto da chi teme il rilassamento delle regole di
finanza pubblica in Europa e ancora di più da chi non vorrebbe il Quantitative Easing (QE) della Bce. La
questione avrà un peso nella decisione del 22 gennaio.
Ieri, il membro del consiglio direttivo della Bce responsabile dei rapporti con la Commissione Ue, Benoît
Cœuré, ha detto che a Francoforte le discussioni sul QE «sono ben avviate: la scorsa settimana abbiano
discusso molti dettagli tecnici». Pronti a prendere una decisione, anche se - ha aggiunto - non è scontato
(dichiarazione che ha aiutato le Borse, soprattutto i titoli bancari, a crescere, Milano dell'1,96%). Il giorno
prima, Cœuré aveva comunque criticato l'esecutivo di Bruxelles per avere rinviato a marzo decisioni chiare
sui Paesi che non hanno rispettato alla lettera il patto di Stabilità europeo nel 2014. «La Commissione Ue - ha
detto - ha giustamente censurato Paesi come Italia, Francia e Belgio perché non hanno raggiunto i loro
obiettivi di deficit. Ciò aumenta l'incertezza perché nessuno sa se le regole al momento sono applicate in
pieno oppure no».
Il fatto che le regole di bilancio siano state rese ieri più «flessibili» fornirà qualche argomentazione a chi,
all'interno della Bce, in nome della stabilità finanziaria, vorrebbe rinviare il programma di acquisto di titoli
pubblici. «Dev'esserci un bilanciamento appropriato tra i rischi e i vantaggi di un programma del genere e io in
questo momento non lo vedo», ha detto qualche giorno fa Sabine Lautenschläger, anche lei membro del
consiglio direttivo della Bce. Oggi, inoltre, un consigliere della Corte di Giustizia europea fornirà una prima
indicazione - su richiesta della Corte Costituzionale tedesca - sulla legalità o meno del programma Omt della
Bce, sostanzialmente il predecessore del Quantitative Easing, al solo annuncio del quale, da parte di Draghi,
il momento di acutezza della crisi finanziaria sui mercati cessò, nel 2012. Pochi si aspettano una netta
bocciatura, che creerebbe instabilità nella banca centrale. Ma anche questo passaggio indica la delicatezza
del momento.
Il 22 gennaio, insomma, l'atteso QE dovrebbe iniziare, come indicato nella riunione di dicembre dei
governatori della Bce. Ma quasi certamente i membri tedeschi della banca voteranno contro. E l'argomento
che l'Italia ne sarà il maggiore beneficiario sarà evocato.
In realtà, è più vero il contrario: se deciderà di procedere all'acquisto massiccio di titoli di Stato anche contro
l'opinione della Germania e della Bundesbank, Draghi segnerà l'ingresso della Banca centrale europea
nell'età matura, quella dell'indipendenza. Sarà una scelta contro la deflazione nell'intera eurozona. Se poi
l'Italia ne avrà i maggiori benefici, pazienza.
SCENARIO ECONOMIA - Rassegna Stampa 14/01/2015 - 14/01/2015 2514/01/2015 Corriere della Sera - Ed. nazionale Pag. 15
(diffusione:619980, tiratura:779916)
La proprietà intellettuale è riconducibile alla fonte specificata in testa alla pagina. Il ritaglio stampa è da intendersi per uso privato
@danilotaino
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Fonte: Thomson Reuters d'Arco 2014 2015 1,19 1,23 1,27 1,31 1,35 luglio agosto settembre ottobre
novembre dicembre gennaio 212,4 miliardi di euro Le operazioni di rifinanziamento a lungo termine "mirate"
del 2014 (Tltro) con cui la Bce ha fornito capitali alle banche europee per sostenere le imprese e l'economia Il
cambio euro-dollaro 1,175 il minimo di ieri
SCENARIO ECONOMIA - Rassegna Stampa 14/01/2015 - 14/01/2015 26Puoi anche leggere