Oltre il Coronavirus - Aris marzo 2020ultimaversione9_Layout 1 02/03/20 12:12 Pagina 1 - ARIS Associazione Religiosa Istituti ...
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Anno XXXII • Numero 1 •Marzo 2020 • Poste Italiane SpA • Spedizione in abbonamento postale 70% • DCB Roma
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Oltre
il CoronavirusAris marzo 2020ultimaversione9_Layout 1 02/03/20 12:12 Pagina 3
SOMMARIO
5 Editoriale 42 Il valzer delle fake…
Virginio Bebber Luigi Corbella
8 La Lettera del Papa 48 Ognuno è perfetto
Anno XXXII – n. 1
ai giovani economisti Gianluca Biccini
Marzo 2020 e imprenditori
Direttore Responsabile:
Virginio Bebber
52 Una luce sempre accesa
Consulente Scientifico: 13 Per costruire insieme nella notte della disabilità
Dr. Domenico Galbiati
Redattore Capo:
l’economia solidale D.G.
INFORMAZIONE
Mario Ponzi Alessandra Smerilli
Vicecaporedattore:
PUBBLICITARIA
Maria Rita Gentile
Redazione: 19 Il rispetto della vita e il fondamento
Gianni Cristofani,
Mauro Mattiacci, della democrazia 57 Soluzioni per una ristorazione
Nevio Boscariol
Lanfranco Luzi Domenico Galbiati sociosanitaria
Luigi Corbella
sostenibile e di qualità
Segretario di Redazione:
Massimo Scafetti 23 Una giornata d’Amore per i malati Gianluca Biglino
Progetto grafico e ricerca iconografica: Franco Ilardo
Angelo De Mattia
Foto:
61 Energia sostenibile
Archivio ARIS 27 Mai piegarsi alla cultura della morte L’andamento del Fotovoltaico
Cine foto operatore: Marco Ponzi
Volumi e pubblicazioni:
Lanfranco Luzi
Rizzoli, Skira–Corriere della Sera, Milano;
I classici dell’Arte; Complesso Integrato Colum-
64 AgID e pagoPA
31 La terapia della dignità
UFFICIO GESTIONALE
bus – Roma; Congregazione dei Figli dell’Im-
macolata Concezione – Roma
Virginio Bebber
Stampa:
Tipografia Palombi & Lanci 69 Focus Gestionale
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00010 Villa Adriana (RM) 38 Rapporto Censis Nevio Boscariol
Direzione, Redazione, Amministrazione:
sulla sanità privata
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Pubblicità:
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00184 Roma
In attesa di autorizzazione
del Tribunale di Roma
Finito di stampare nel mese di Marzo 2020Aris marzo 2020ultimaversione9_Layout 1 02/03/20 12:12 Pagina 5
• E D I T O R I A L E •
OLTRE
IL CORONAVIRUS
di Virginio Bebber
È certamente un segno dei tempi quanto sta accadendo in questi giorni
in Italia. Certo, anche in gran parte del resto del mondo. Ma noi ora sia-
mo qui, e siamo chiamati ad affrontare qualcosa che ci ferisce non solo
nel corpo ma anche e soprattutto nell’anima. Ci siamo come improvvisa-
mente svegliati dal torpore di una coscienza ormai abbindolata ed inton-
tita dai soliti, inconcludenti - se non insulsi - teatrini inscenati quotidiana-
mente dai nostri politici. E senza distinzione di colori questa volta, perché
l’intento è comune: accaparrarsi quel consenso che, per la verità, viene
sempre meno tra gli uomini che conservano “un minimo di sale in zuc-
ca”, come dicevano le nostre nonne. E svegliandoci così, d’improvviso, ab-
biamo sentito le fondamenta della nostra società tremare. I benpensanti
hanno allora cominciato a chiedersi cosa mai abbiamo costruito di buono
per la nostra comunità in questi anni? Dove sono finite tutte quelle cer-
tezze sulle quali abbiamo fondato l’idea di una società che si dice progre-
dita, ma si lascia poi cogliere dal panico quando invece dovrebbe stringersi
compatta per affrontare coraggiosamente l’emergenza? È giusto pensare a
come darci la morte mentre poi cerchiamo riparo quando la paura della
morte si affaccia alla porta di casa? In che cosa abbiamo creduto, dopo
aver abbandonato il Dio delle beatitudini?
Chissà, forse passata la tempesta “coronavirus” troveremo qualcuno che
ci aiuterà a riflettere e a cercare di dare risposte alle nostre domande an-
gosciose. Intanto cerchiamo di vivere, per quanto possibile, in modo equi-
librato questo momento. Le nostre Istituzioni sono scese in campo per da-
re manforte al servizio pubblico. Del resto , lo ricordiamo, soprattutto i
nostri IRCCS e i nostri ospedali sono parte integrante del sistema salute
del Paese, così come lo sono le altre nostre associate. Abbiamo notizie di
testimonianze di grande disponibilità offerta dai nostri operatori sanitari
ai vari livelli, di manifestazioni di solidarietà concreta, di apertura e di ac-
coglienza nei confronti dei più bisognosi di assistenza, sempre attenendosi
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• E D I T O R I A L E •
alle disposizioni impartite dalle au- andate in malora, attività chiuse una delle tante calamità naturali
torità coordinatrici. Uniti ce la fa- per sempre, famiglie di lavoratori che puntualmente affliggono
remo. Ne siamo sicuri. Tuttavia, allo sbando. l’umanità, “debilitano il sistema
per riuscirci, dobbiamo essere, cia- Tornano alla mente le Parole di Pa- democratico” e finiscono per gene-
scuno di noi, individualmente, ma pa Francesco: “Questa è un’econo- rare diffidenza , soprattutto negli
anche come gruppi sociali, dispo- mia che uccide”. Uccide perché “è strati più poveri della popolazione
sti a rinunciare a qualcosa anche di senza anima”. Era il 2013. Pubbli- mondiale.
prezioso pur di salvaguardare la sa- cava la sua prima Enciclica Aposto- La posta in gioco non è tanto la ra-
lute della nostra gente. lica, l’Evangelii Gaudium, - nella gionevolezza teorica o la legittimità
In questa ottica era inevitabile il quale disegnava le linee che ne politica dell'attuale sistema – que-
rinvio del programmato incontro avrebbero segnato il Pontificato. stioni su cui la Chiesa non ha par-
di Papa Francesco con giovani im- Già allora non usava mezzi termini ticolari titoli per intervenire – ma
prenditori ed economisti, prove- nello stigmatizzare uno di quelli che piuttosto la pretesa di ripensarlo
nienti da diversi Paesi del mondo, egli riteneva fosse tra i mali più per- sulla base dei principi fondativi
ad Assisi, per capire insieme come fidi di questo tempo: l’economia, proprio di quella richiamata Dot-
restituire un’anima all’economia. quella che mette al centro il «dio de- trina sociale cristiana. Per questo la
Inevitabile per rispettare le diretti- naro», “schiaccia l’uomo” e “ubbidi- sua analisi esce fuori dallo schema-
ve del governo italiano, tese ad ar- sce solamente alle sue logiche”. tismo logoro della “contrapposi-
ginare il diffondersi della Covid - Gli anni a seguire sono sotto gli oc- zione” (capitalismo-comunismo, li-
19. Inevitabile anche per venire in- chi di tutti: la crisi, divenuta globa- berismo-statalismo, accumulazio-
contro ai giovani per i quali sareb- le, si è acuita ed ha trascinato con ne-distribuzione), per concentrarsi
be stato impossibile raggiungere se, verso il baratro, una parte sem- piuttosto sulla scommessa della
Assisi dall’estero o da una delle pre crescente dell’umanità . Si so- “conciliabilità” tra profitto e inclu-
“zone rosse” d’Italia.. Papa France- no ripetuti gli appelli di Francesco sione, tra mercato e comunione,
sco, pur rinviando l’appuntamen- a quanti detengono le chiavi del si- tra sviluppo e sostenibilità. Si trat-
to al 21 novembre prossimo, sem- stema mondo terreno, per implo- ta in sostanza di dare un'anima al-
pre ad Assisi, non ha comunque ri- rare equità e giustizia.- Ha denun- l'economia.
nunciato a confrontarsi con quan- ciato il naufragio di quel processo Per questo Papa Francesco chia-
ti aveva convocato in questi giorni di riduzione delle diseguaglianze ma a raccolta giovani economi-
nella città del Serafico. Così, co- che sembrava avviatosi negli anni sti e giovani imprenditori di tut-
gliendo l’opportunità offertagli del dopoguerra, determinando to il mondo. L’obiettivo, è stato
dalla tecnologia, il 28 marzo si riu- una situazione di enorme “ingiu- Bergoglio stesso a dichiararlo
nisce virtualmente con loro, colle- stizia sociale naturalizzata”. Lo ha nella sua lettera a tutti i parteci-
gandosi via webinar dal Salone Pa- fatto nel suo intervento al summit panti (il cui testo integrale ripro-
pale del Sacro Convento di Assisi . pan-americano dei giudici, svoltosi poniamo su queste stesse pagi-
E noi riteniamo che sia importan- nel giugno scorso in Vaticano, rie- ne), è dare vita ad «un evento
te, soprattutto in questo momen- vocando e stigmatizzando nuova- che mi permetta di incontrare
to, riflettere sulla necessità di resti- mente la rinascita prepotente della chi oggi si sta formando e sta ini-
tuire un’anima all’economia. Co- “cultura dello scarto “. ziando a studiare e praticare una
minciano a circolare numeri da far Oggi siamo difronte ad uno scena- economia diversa, quella che fa
paura sui danni che questa emer- rio inquietante e pericoloso per la vivere e non uccide, include e
genza porterà alla società in un fu- stessa tenuta della compagine civi- non esclude, umanizza e non di-
turo ormai prossimo. Già si conta- le. Alla “mancanza di opportunità sumanizza, si prende cura del
no posti di lavoro persi, aziende tangibili e concrete”, si aggiunge creato e non lo depreda».
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LA LETTERA DEL PAPA
AI GIOVANI ECONOMISTI
E IMPRENDITORIAris marzo 2020ultimaversione9_Layout 1 02/03/20 12:13 Pagina 9
• A R I S S A N I T À •
Papa Francesco aveva invitato giovani imprenditori ed econo-
misti di tutto il mondo a partecipare ad una tre giorni nella
città di San Francesco per dare “uno volto e un’anima all’eco-
nomia di domani”. L’emergenza Coronavirus, come noto, ha
costretto a rinviare l’appuntamento a Novembre. Tuttavia
Francesco ha voluto comunque incontrarsi con i suoi giovani
cogliendo l’opportunità offerta dalla tecnologia. Dunque il
28 marzo, in collegamento Webinar, il Papa e gli imprendito-
ri scambieranno ugualmente le loro impressioni. Per ricordare
il tema dell’incontro pubblichiamo la lettera invito di Papa
Francesco.
Cari amici,
vi scrivo per invitarvi ad un’iniziativa che ho tanto desiderato: un
evento che mi permetta di incontrare chi oggi si sta formando e sta ini-
ziando a studiare e praticare una economia diversa, quella che fa vive-
re e non uccide, include e non esclude, umanizza e non disumanizza,
si prende cura del creato e non lo depreda. Un evento che ci aiuti a
stare insieme e conoscerci, e ci conduca a fare un “patto” per cambiare
l’attuale economia e dare un’anima all’economia di domani.
Sì, occorre “ri-animare” l’economia! E quale città è più idonea per
questo di Assisi, che da secoli è simbolo e messaggio di un umanesimo
della fraternità? Se San Giovanni Paolo II la scelse come icona di una
cultura di pace, a me appare anche luogo ispirante di una nuova eco-
nomia. Qui infatti Francesco si spogliò di ogni mondanità per sceglie-
re Dio come stella polare della sua vita, facendosi povero con i poveri,
fratello universale. Dalla sua scelta di povertà scaturì anche una visio-
ne dell’economia che resta attualissima. Essa può dare speranza al no-
stro domani, a vantaggio non solo dei più poveri, ma dell’intera uma-
nità. È necessaria, anzi, per le sorti di tutto il pianeta, la nostra casa
comune, «sora nostra Madre Terra», come Francesco la chiama nel suo
Cantico di Frate Sole.
Nella Lettera Enciclica Laudato si’ ho sottolineato come oggi più che
mai tutto è intimamente connesso e la salvaguardia dell’ambiente non
può essere disgiunta dalla giustizia verso i poveri e dalla soluzione dei
problemi strutturali dell’economia mondiale. Occorre pertanto cor-
reggere i modelli di crescita incapaci di garantire il rispetto dell’am-
biente, l’accoglienza della vita, la cura della famiglia, l’equità sociale,
la dignità dei lavoratori, i diritti delle generazioni future. Purtroppo re-
sta ancora inascoltato l’appello a prendere coscienza della gravità dei
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• A R I S S A N I T À •
problemi e soprattutto a mettere schiare e di impegnarvi nella co- collettivo per coltivare insieme il
in atto un modello economico struzione di una nuova società. sogno di un nuovo umanesimo
nuovo, frutto di una cultura del- Gesù risorto è la nostra forza! rispondente alle attese dell’uo-
la comunione, basato sulla frater- Come vi ho detto a Panama e mo e al disegno di Dio.
nità e sull’equità. scritto nell’Esortazione apostoli- Il nome di questo evento – “Eco-
Francesco d’Assisi è l’esempio ca postsinodale Christus vivit: nomy of Francesco” – ha chiaro ri-
per eccellenza della cura per i de- «Per favore, non lasciate che altri ferimento al Santo di Assisi e al
boli e di una ecologia integrale. siano protagonisti del cambia- Vangelo che egli visse in totale
Mi vengono in mente le parole a mento! Voi siete quelli che han- coerenza anche sul piano econo-
lui rivolte dal Crocifisso nella no il futuro! Attraverso di voi en- mico e sociale. Egli ci offre un
chiesetta di San Damiano: «Va’, tra il futuro nel mondo. A voi ideale e, in qualche modo, un
Francesco, ripara la mia casa che, chiedo anche di essere protagoni- programma. Per me, che ho pre-
come vedi, è tutta in rovina». sti di questo cambiamento. […] so il suo nome, è continua fonte
Quella casa da riparare ci riguar- Vi chiedo di essere costruttori del di ispirazione.
da tutti. Riguarda la Chiesa, la mondo, di mettervi al lavoro per Insieme a voi, e per voi, farò ap-
società, il cuore di ciascuno di un mondo migliore» (n. 174). pello ad alcuni dei migliori culto-
noi. Riguarda sempre di più an- Le vostre università, le vostre im- ri e cultrici della scienza econo-
che l’ambiente che ha urgente bi- prese, le vostre organizzazioni so- mica, come anche ad imprendi-
sogno di una economia sana e di no cantieri di speranza per co- tori e imprenditrici che oggi so-
uno sviluppo sostenibile che ne struire altri modi di intendere no già impegnati a livello mon-
guarisca le ferite e ne assicuri un l’economia e il progresso, per diale per una economia coerente
futuro degno. combattere la cultura dello scar- con questo quadro ideale. Ho fi-
Di fronte a questa urgenza, tutti, to, per dare voce a chi non ne ha, ducia che risponderanno. E ho
proprio tutti, siamo chiamati a per proporre nuovi stili di vita. fiducia soprattutto in voi giova-
rivedere i nostri schemi mentali Finché il nostro sistema econo- ni, capaci di sognare e pronti a
e morali, perché siano più con- mico-sociale produrrà ancora costruire, con l’aiuto di Dio, un
formi ai comandamenti di Dio e una vittima e ci sarà una sola per- mondo più giusto e più bello.
alle esigenze del bene comune. sona scartata, non ci potrà essere L’appuntamento è per i giorni
Ma ho pensato di invitare in mo- la festa della fraternità universale. dal 26 al 28 marzo 2020. Insieme
do speciale voi giovani perché, Per questo desidero incontrarvi con il Vescovo di Assisi, il cui
con il vostro desiderio di un av- ad Assisi: per promuovere insie- predecessore Guido otto secoli fa
venire bello e gioioso, voi siete me, attraverso un “patto” comune, accolse nella sua casa il giovane
già profezia di un’economia at- un processo di cambiamento glo- Francesco nel gesto profetico del-
tenta alla persona e all’ambiente. bale che veda in comunione di la sua spogliazione, conto di ac-
Carissimi giovani, io so che voi intenti non solo quanti hanno il cogliervi anch’io. Vi aspetto e fin
siete capaci di ascoltare col cuore dono della fede, ma tutti gli uo- d’ora vi saluto e benedico. E, per
le grida sempre più angoscianti mini di buona volontà, al di là favore, non dimenticatevi di pre-
della terra e dei suoi poveri in delle differenze di credo e di na- gare per me.
cerca di aiuto e di responsabilità, zionalità, uniti da un ideale di
cioè di qualcuno che “risponda” fraternità attento soprattutto ai
e non si volga dall’altra parte. Se poveri e agli esclusi. Invito cia- Dal Vaticano, 1° maggio 2019
ascoltate il vostro cuore, vi senti- scuno di voi ad essere protagoni- Memoria
rete portatori di una cultura co- sta di questo patto, facendosi ca- di San Giuseppe Lavoratore
raggiosa e non avrete paura di ri- rico di un impegno individuale e Francesco
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• A R I S S A N I T À •
PER COSTRUIRE
INSIEME
L’ECONOMIA
SOLIDALE
di Alessandra Smerilli
Mettere l’ecologia al primo posto, in modo che sia conveniente anche a
livello economico. Diminuire le disuguaglianze attraverso un’equa di-
stribuzione delle risorse. Promuovere la finanza etica. Favorire la presen-
za femminile ai vertici aziendali e istituzionali. Ma anche vivere con mag-
giore sobrietà e alimentare le dinamiche virtuose che «si muovono dal
basso», a cominciare dalle reti di consumatori. In particolare «usando il
portafoglio» per acquistare quei beni «alle cui spalle sta un percorso de-
gno e responsabile dal punto di vista sociale». Sono i «pilastri» su cui co-
struire un nuovo pensiero economico mondiale, indicati da Papa Fran-
cesco, per realizzare uno dei suoi grandi obiettivi: lanciare un nuovo mo-
dello di economia mondiale, che liberi i poveri dalla schiavitù della mi-
seria, dal punto di vista spirituale ma anche pratico e politico, e metta
l’uomo, e non il profitto, al centro. Bergoglio sta accelerando in questo
senso. Dalla celebre denuncia all’alba del pontificato, «questa economia
uccide», passando per l’enciclica «Laudato si’», Francesco ha sempre de-
finito come uno dei mali di questo tempo l’«adorazione» del «dio dena-
ro», che scarta l’uomo e ubbidisce solo alle sue proprie logiche. Ora
Francesco imposta l’azione di contrasto e rilancio: riunendo, non più
dal 26 al 28 marzo 2020, ma il 21 novembre 2020, i giovani economisti
e gli imprenditori dei cinque continenti, ad Assisi, nei luoghi del Santo
chiamato «il Poverello», di cui porta il nome, emblema di quella povertà
evangelica che non è condanna del benessere ma dell’idolatria della ric-
chezza.
La strada principale è quella di rafforzare «i fondi etici», cioè quelle for-
me di investimento che tengano conto di determinati parametri sociali
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• A R I S S A N I T À •
e ambientali. Se i più grandi fon- vita sono più importanti delle dif- Chi sta spingendo in maniera de-
di a livello mondiale, come Blac- ferenze di reddito. Va scardinato cisiva per un’acquisizione di con-
kRock e Vanguard Group, stanno il sistema che rappresenterebbe il sapevolezza nei propri consumi
iniziando a valutare l’opportunità migliore dei mondi possibili, se- sono i giovani, decisi nelle pro-
di tali investimenti, allora i tempi condo cui più i ricchi si arricchi- prie scelte. Da una parte, quindi
sono maturi per un cambio di pa- scono meglio va la vita dei poveri. c’è una spinta dal basso e dal lato
radigma. In questo la Chiesa deve essere della domanda. Dall’altra, alcune
Non si vuole con ciò assoluta- l’anima trainante. imprese pioniere che hanno ini-
mente attaccare il mercato in Le imprese, se vogliono sopravvi- ziato a lavorare in modo rispetto-
quanto tale. Serve piuttosto una vere, devono capire dove va il so di ambiente, persone e relazio-
governance internazionale che mercato, anticipare le tendenze e ni. Queste imprese hanno inizia-
scongiuri la detenzione di potere contribuire a rafforzarle con la to ad avere successo, offrendo
in poche mani. E potrà essere de- propria offerta. Oggi, grazie ad un prodotti che hanno incontrato il
cisivo favorire una maggiore e più grande movimento nato dal bas- favore di chi si stava già orientan-
determinante presenza femminile so, le preferenze dei consumatori do nelle proprie scelte di consu-
ai vertici di imprese e Stati. E si stanno spostando verso consu- mo.
un’equa distribuzione di risorse. mi sostenibili, rispettosi dell’am- Tutto ciò ha generato una imita-
Inutile nascondersi la nostra pre- biente, della dignità delle persone zione da parte delle altre imprese
occupazione dovrebbe essere per e dei lavoratori. Le imprese che che hanno individuato possibilità
il livello dei consumi dei poveri. E non lo comprendono credo che di guadagni. Questo processo è
le differenze di stili e standard di rimarranno fuori mercato. diventato inarrestabile. Come
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• A R I S S A N I T À •
economista mi dico: non mi inte- simo più genuino, con meno so- ra mettono oggi piede in una
ressano le motivazioni sottostanti, vrastrutture. Non prevalgono grande multinazionale, magari in-
basta guardare le scelte, e queste contestazione o rifiuto dell’espe- vitati da chi la dirige a presentare
indicano una direzione per rienza religiosa, ma si fa sentire il punto di vista cristiano sui temi
un’economia più riconciliata con un grande desiderio di coerenza, in agenda, la loro presenza genera
il creato e con le persone. Ed è già freschezza e semplicità: di testimo- immediata curiosità, domande di
tanto. Ma osservo quanto questo ni. Quando, infatti, si prova a senso, una certa nostalgia di quel
processo sia stato favorito e inne- uscire dagli schemi e si incontra- mondo che in molti vorremmo
scato da chi lo ha fatto senza guar- no le persone là dove sono, senza abitare.
dare al proprio tornaconto tra gli nessuna propensione al proseliti- Quando ci si riesce anche a met-
imprenditori, e a un genuino amo- smo, molti pregiudizi sul cristia- tere in gioco – rispondendo alle
re per il creato da parte di tanti gio- nesimo e sulla Chiesa si smonta- domande con sincerità e calore,
vani. Di fronte a tutto ciò mi sento no nel giro di una tazza di caffè raccontando di sé e anche dei
grata, e ritengo che i semi della for- bevuta in compagnia. Si sta par- propri errori, non nascondendo
mazione e dell’educazione vadano lando da poco, e subito arriva una che si è persone normali, che san-
sparsi in abbondanza, anche quan- domanda sul sacramento della Ri- no divertirsi, stare in compagnia e
do sembra tutto inutile. conciliazione, che trovando una godere delle cose buone della vita
Il tempo che stiamo vivendo è af- risposta libera, coerente e con un – si contribuisce a scardinare
fascinante e dobbiamo riconosce- po’ di coinvolgimento personale, l’idea di un cristianesimo triste,
re che i giovani ci stanno abituan- fa dire: ‘Ah, ma così non l’avevo fatto di doveri, di morale, di giu-
do alla possibilità di un cristiane- mai vista!’. Se un prete o una suo- dizi e pregiudizi. È questa una per-
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• A R I S S A N I T À •
I giovani sono uniti, compren-
dono che ora è il loro momento,
che hanno una chance di cam-
biare il corso della storia. La sfi-
da più grande in questo frangen-
te è quella di fare in modo che
questa energia non si disperda,
che non sia una bolla di sapone.
Alcuni segnali in questa direzio-
ne ci sono: adulti e istituzioni co-
minciano ad affacciarsi ai cortei e
a dare spazio ai giovani per ampli-
ficare le loro parole, per accom-
pagnarli nel cammino. Ma non
basta. Bisognerebbe che tutti gli
adulti si lasciassero provocare dai
giovani e che ognuno facesse la
sua parte, a livello personale, di
imprese, ma anche come coscien-
za civile che in qualche modo
orienta e costringe le istituzioni a
prendere le adeguate misure.
Il grido della Terra, il grido dei
giovani, quello più sommesso
dei poveri, sono lo stesso grido,
ci ricorda la «Laudato si’». E pro-
prio da questo documento pos-
cezione molto comune, infatti, sta insipida, incomprensibile, siamo trarre ispirazione per un
pur trattandosi di una grande di- lontana, separata delle culture processo di cambiamento che in-
storsione dell’evento cristiano: giovanili e adatta solo a un’élite vesta tutti. Allora un primo pas-
un Dio che si è fatto carne e non giovanile cristiana che si sente so, per non disperdere le energie
chiede sacrifici, ma si fa sacrifi- diversa, ma che in realtà galleg- dei giovani, potrebbe essere di
cio per noi. Come osserva papa gia in un isolamento senza vita, leggere o rileggere, magari insie-
Francesco, «A volte, per preten- né fecondità. Così, insieme alla me, giovani e adulti, questo do-
dere una pastorale giovanile zizzania che rifiutiamo, sradi- cumento e insieme far diventare
asettica, pura, caratterizzata da chiamo o soffochiamo migliaia gli slogan i passi di un movimen-
idee astratte, lontana dal mondo di germogli che cercano di cre- to che abbraccia tutto il pianeta,
e preservata da ogni macchia, ri- scere in mezzo ai limiti » (Chri- e in esso tutti coloro che vi abi-
duciamo il Vangelo a una propo- stus vivit, n.232). tano.
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IL RISPETTO
DELLA VITA
E IL
FONDAMENTO
DELLA
DEMOCRAZIA
di Domenico Galbiati
Il Santo Padre è tornato sul tema spettata e servita dal suo nascere una assurdità sia dal punto di vi-
dell’eutanasia e del suicidio assi- al suo morire: lo richiedono con- sta giuridico, sia se considerato
stito anche, nel messaggio per la temporaneamente sia la ragione in senso esistenziale.
trascorsa Giornata Mondiale del sia la fede in Dio autore della vi- Cosa può dire un uso corretto
Malato. Ha ribadito con fermez- ta". della ragione nel merito?
za l'assoluta contrarietà del Ma- Con questo riferimento alla ra- Anzitutto che la vita e la morte
gistero della Chiesa ad ogni gione, Papa Francesco pone una che comunemente consideria-
comportamento che ferisca la sa- questione che ci interroga e ci mo antitetiche sono, al contra-
cralità della vita umana: "....sen- sfida ad invertire una corrente di rio, così intimamente intrecciate
za alcun cedimento ad atti di na- pensiero che, scivolando giù per da non sopportare uno iato così
tura eutanasica, di suicidio assi- la china del cosiddetto "politica- radicale, netto ed ultimativo, tal-
stito o soppressione della vita, mente" corretto", approda ad un ché si potrebbe scegliere la vita e
nemmeno quando lo stato della falso buonismo che giustifica rifiutare la morte, accelerando
malattia è irreversibile". tutto e finisce per accreditare su- addirittura volontariamente la
La vita "inviolabile ed indisponi- pinamente una sorta di diritto propria fine pur di sfuggire al
bile......va accolta, tutelata, ri- alla morte che è, al contrario, processo del "morire".
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• A R I S S A N I T À •
Il detto popolare secondo cui "si verso quello stupefacente cosmo concorrere a ricostruire, quanto
muore come si è vissuto", a ben nel cui cuore nasciamo senza più possibile, una trama di rela-
vedere reca in sé una saggezza averlo chiesto. zioni tali da rigenerare un senso
antica e consolidata; riconosce Quello che non ci sta è il concepi- significativo della vita anche per
quel nesso indissolubile per cui re la vita secondo il metro di una chi soffra limiti e deprivazioni
si può dire che anche la morte presunta autosufficienza e di una funzionali così severe?
va vissuta; è parte integrante di autoreferenzialità che si traduce Ed è attorno a questo nodo te-
quella complessiva esperienza in un orizzonte chiuso di freddez- matico che vorremmo richiama-
che rappresenta il vero patrimo- za e di disperata solitudine. re l'attenzione e la disponibilità
nio di ciascuno. Eppure non è forse questo il sen- di tutte le forze politiche.
Qualcuno potrebbe obiettare timento verso cui si sentono so- C'è - purché ciascuno rinunci a
che tutto ciò vale per chi crede e spinti quei pazienti in gravissime brandire ideologicamente un te-
concepisce, dunque, la morte condizioni che pur solo in uno ma così delicato - spazio per
non come lo sprofondare nel stato di abbandono affettivo e di un'azione comune di grande ci-
buio gelido del nulla, bensì il prostrazione profonda evocano viltà cui, appunto, possono con-
transito ad una vita più ricca cui la morte? correre, per un verso, coloro che
approdare recandovi integral- O non è piuttosto vero che solo privilegiano il valore etico della
mente se stessi. quando deprivati di ogni relazio- vita, per altro verso, chi sia più
Senonché la dignità della vita ne autentica è come se, piuttosto attento ai profili sociali in gioco.
che qui è comunque in gioco - si che invocare la morte, la avverto- Del resto, non c’è contraddizio-
acceda o meno ad una conside- no come già intervenuta, cosic- ne, ma piuttosto una necessaria
razione sacrale della stessa - vale ché non resti che ratificarla? sinergia tra l'uno e l'altro di que-
per tutti, per ogni persona indif- Quale immaginiamo debba esse- sti due versanti valoriali.
ferentemente, sia o meno cre- re il compito di una società dav- Insomma, la vita non è un pos-
dente. vero "civile" e dunque accoglien- sesso solipsistico ed esclusivo.
Del resto, nessuno si da' la vita te, aperta a sentimenti di reci- Se così fosse, se accettassimo –
da solo. procità solidale? più o meno consapevolmente e
In ogni caso, questa è, piuttosto, Può definitivamente sospingere sia pure per un processo di pro-
un dono, anche per chi non cre- ancora un passo oltre la soglia di gressiva assuefazione, quasi im-
de ed evoca, al suo stesso appari- un abbandono definitivo e cala- percettibile - di approdare ad
re, un sentimento di gratitudine re il sipario sulla vita di queste una concezione della vita così
e di riconoscenza. persone che sono pur sempre sgranata per segmenti incompo-
Immediatamente indica, come dentro il contesto vivo di una co- nibili, comprometteremmo per-
suo momento fondativo, una re- munità? fino le condizioni essenziali per
lazione, una dipendenza che per O non deve piuttosto attivare la costruzione di ogni possibile
chi non crede in Dio, va almeno tutti gli strumenti che possono ordinamento democratico.
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di Franco Ilardo
intervista a fra Dario Vermi, Superiore della Comunità Religiosa
della Curia Generalizia dei Fatebenefratelli
UNA GIORNATA D’AMORE
PER I MALATIAris marzo 2020ultimaversione9_Layout 1 02/03/20 12:13 Pagina 23
• A R I S S A N I T À •
Che cosa rappresenta la Giornata del Malato per un’istituzione sa-
nitaria mondiale come la realtà ospedaliera dell’Ordine dei Fatebe-
nefratelli?
La Giornata Mondiale del Malato è una proposta importante che la
Chiesa ci fa, che ha lo scopo di stimolare e promuovere l’importanza
della cura e del servizio ai malati. Per noi Fatebenefratelli rappresenta
un messaggio centrale del nostro carisma, un ravvivare la nostra spi-
ritualità e sentire la Chiesa ancora più vicina al mondo della sofferenza
per realizzare insieme il mandato di Gesù di curare i malati e continua-
re la missione del Regno di Dio. Come Ordine Ospedaliero viviamo
questo specifico mandato di Gesù prendendoci cura delle fragilità
delle persone che soffrono fisicamente e spiritualmente. Il tema, in-
fatti, che il Santo Padre ha proposto per quest’anno è: «Venite a me,
voi tutti che siete stanchi e oppressi e vi darò ristoro». Credo sia un’op-
portunità per rimettere al centro lo spirito della nostra missione.
Nel suo messaggio, il Papa si rivolge alle persone malate invitandole
ad accogliere la chiamata del Signore: «Venite», per trovare la spe-
ranza allo sconforto. Non è però una cosa semplice, poiché la soffe-
renza ci spinge a cercare una “soluzione più concreta” della fede.
Qual è la giusta chiave di lettura?
Io credo che la chiave di lettura sia innanzitutto quella evangelica,
perché ci sono situazioni, purtroppo, in cui la medicina deve arren-
dersi, e la fede diventa il supporto, l’unica via per trovare consolazio-
ne e aiuto. La fede è il cuore della Chiesa. Il Papa dice infatti che: «la
Chiesa è la locanda dove trovare ristoro», e di conseguenza, Gesù è il
“locandiere”, il medico che interviene laddove la scienza non ha an-
cora i mezzi e gli strumenti per la cura. Il malato trova, attraverso la
cura della Chiesa, una risposta che colma il vuoto della medicina
quando questa sperimenta il suo limite. Accogliere la malattia non è
facile e spesso i malati dicono “perché a me?”. Anche io me lo sono
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• A R I S S A N I T À •
chiesto a volte e questo mi ha rimentato come uomo e come stra presenza ha voluto far
aiutato a cogliere nuovamente il Figlio di Dio. Camminare insie- emergere proprio questo: una
significato della vita, e soprattut- me vuol dire anche crescere nel- Chiesa che dà voce alle frange
to a ridare valore al tempo e ai la dimensione umana e spiritua- più povere della popolazione,
giorni. le, per affrontare le situazioni in particolare alle persone con
difficili della vita e prendersi disturbo mentale, che sono da
Questa Giornata, oltre che ai quindi cura della persona nella sempre i malati più emarginati.
malati, è rivolta anche agli ope- sua totalità, nella sua dimensione Il nostro impegno è stato quel-
ratori (medici, infermieri, per- olistica. lo di far emergere il valore di
sonale sanitario e amministrati- queste persone, che da un pun-
vo, ausiliari, volontari). Sempre Papa Francesco rivolge il suo to di vista politico non sono
più si parla del connubio scien- pensiero anche alle tante perso- considerate, perché non hanno
za e umanità come miglior me- ne povere che non possono ac- nulla da dare se non la loro
dicina per prendersi cura dei cedere alle cure, sollecitando le umanità. La politica non sa co-
malati e dei loro familiari, ma istituzioni sanitarie e i governi a glierne il valore, il Vangelo in-
non sempre le situazioni sono non considerare solo l’aspetto vece sì, poiché in questa umani-
facili, soprattutto di fronte al- economico, ma anche la giusti- tà vi vede la presenza e il volto
l’esperienza del limite e al possi- zia sociale. Lei è stato per alcu- di Dio. Le ingiustizie sociali
bile fallimento… ni anni Superiore dell’Ospeda- che ancora oggi si sperimenta-
Io credo che il camminare insie- le Fatebenefratelli di Strmac, in no purtroppo, non riescono a
me permetta di percorrere una Croazia, un Paese fortemente trovare spazio se non laddove è
strada unica, e di non andare su segnato dalla guerra. Che cosa presente la Chiesa, a farsi por-
vie diverse, ma soprattutto di le è rimasto di quest’esperienza? tavoce e promotrice del valore
camminare con le due gambe so- dell’uomo. Per questo è impor-
lide, ossia la scienza e la fede, la L’esperienza vissuta in Croazia tante, nella Giornata Mondiale
medicina e la spiritualità, che è stata molto bella e molto for- del Malato, dare voce e far
permettono di accompagnare te. Lì si è visto il bisogno che le emergere quelli che sono i valo-
l’uomo ritrovando la sua totalità persone hanno di essere accol- ri definiti dal Papa “non nego-
e la sua essenza. Ascoltare, acco- te, capite e accompagnate. La ziabili”, perché l’uomo né si
gliere, sentirsi gli uni con gli al- Chiesa in quel contesto si è compra né si vende, ma è un
tri: i sentimenti, che esprimono sempre fatta portavoce dei po- dono di Dio, sempre, per resti-
l’unica identità della persona, veri e degli ultimi, e promotrice tuire dignità alla persona, so-
sono gli stessi che Cristo ha spe- di una giustizia sociale. La no- prattutto ai malati.
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di Lanfranco Luzi
La riflessione di un medico su deontologia professionale e fine vita
MAI PIEGARSI
ALLA CULTURA
DELLA MORTEAris marzo 2020ultimaversione9_Layout 1 02/03/20 12:13 Pagina 27
• A R I S S A N I T À •
Abbiamo celebrato le settimane scorse la Giornata Internazionale del
Malato. È una ricorrenza che la Chiesa Cattolica istituì nel maggio 1992
e rappresenta un momento di preghiera, di condivisione e di offerta del-
la sofferenza vista come un processo salvifico, di avvicinamento e di re-
denzione, un vero impegno per l’operatore sanitario a considerare l’im-
portanza del malato come persona, non come numero o come un “im-
portante caso clinico.” Purtroppo nell’odierna società, nonostante le
grandi conquiste e il livello di benessere raggiunto, si assiste alla diffusio-
ne di una cultura della violenza che si associa ad una pericolosa indiffe-
renza verso gli esseri più fragili, verso le persone che si trovano in diffi-
coltà come i poveri, gli anziani e i malati. Allora ci chiediamo quale stra-
da ci avviamo a percorrere, quale cammino affronteremo se ormai ven-
gono calpestati i valori più alti come la solidarietà, la dignità e la giustizia
sociale?
Oggi ciò che desta grande preoccupazione è la cultura di morte che aleg-
gia nella nostra società. I recenti mutamenti legislativi sembra vogliano
indurre un uso della medicina per assecondare, in taluni casi, la volontà
di morte fornendo al malato la possibilità di chiudere anzitempo il per-
corso terreno attraverso la possibilità concreta di poter usufruire di un’as-
sistenza al suicidio o causando direttamente la morte con l’eutanasia. In
effetti la Consulta, visto l’immobilismo delle Camere nel legiferare, con
la sentenza n° 242/19 ha affermato che è giusto adeguare al complessivo
quadro costituzionale la ratio della fattispecie dell’art. 580 c.p., legandola
non più alle concezioni della vita prestabilite bensì alla “tutela del diritto
alla vita, soprattutto delle persone più deboli e vulnerabili, che l’ordina-
mento penale intende proteggere da una scelta estrema e irreparabile, co-
me quella del suicidio. Da ciò si evince che sia stato valutato in maniera
negativa il fatto che l’articolo sopracitato sia orientato alla tutela di un in-
teresse astratto e collettivo alla vita, sacrificando completamente il diritto
di autodeterminazione in capo al malato, in particolare proprio nella fase
finale della stessa. Quindi, la Corte, non ritenendo di dover continuare
ad applicare tale disposizione a specifiche situazioni, perviene già nell’or-
dinanza n. 207 del 2018 a determinare, sulla base della vicenda oggetto
del giudizio, una “circoscritta area di non conformità costituzionale della
fattispecie criminosa”, corrispondente con la condizione di chi, affetto
da una patologia irreversibile e fonte di gravi sofferenze (ritenute intolle-
rabili) e pienamente capace di prendere decisioni libere e consapevoli, ri-
sulti tenuto in vita grazie a determinati trattamenti sanitari. Sicché in
questa situazione, per il malato che si trovi nell’impossibilità di darsi au-
tonomamente la morte, l’unico modo per sottrarsi ad un mantenimento
in vita artificiale potrebbe essere l’assistenza di terzi nell’attuare il gesto
estremo. Su tale premessa la Corte arriva a sostenere che, nel caso in cui
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• A R I S S A N I T À •
il malato, per porre fine alle pro- odontoiatri (Fnomceo) ha preso non si trova di fronte a vere e pro-
prie sofferenze e alla propria vita, una propria e discutibile posizio- prie malattie gravemente invali-
sia costretto a transitare per una ne decidendo di aggiornare il Co- danti o a sintomi fisici intollerabi-
fase di sofferenza e degradazione dice di deontologia medica in me- li, ma che ugualmente possono
della persona che ne leda la digni- rito all’art. 17 del codice stesso, in- determinare in una persona il na-
tà, il divieto assoluto di aiuto al tegrandolo con indirizzi applicati- scere e il consolidarsi della convin-
suicidio finisce per “limitare ingiu- vi. In sostanza si osserva un alli- zione che la sua vita si sia esaurita
stamente nonché irragionevol- neamento decisionale alle condi- e non vi sia alcuna ragione di pro-
mente la libertà di autodetermina- zioni poste dalla Consulta dando lungarla ulteriormente. Sono favo-
zione del malato” nella scelta delle l’opportunità di libera scelta al sa- revole solo a scelte coraggiose vol-
terapie, comprese quelle finalizza- nitario di agevolare il proposito di te alla salvaguardia della vita, alla
te a liberarlo dalle sofferenze, co- suicidio liberamente formatosi da cura della sofferenza sia fisica che
me previste dagli art. 2, 13, e 32, parte di una persona affetta da psicologica. Quindi ritengo sia ne-
secondo comma, imponendogli una patologia irreversibile in pos- cessaria un’apertura alle cure pal-
in ultima analisi un’unica modali- sesso della capacità di prendere liative, un atto dovuto, mentre so-
tà per congedarsi dalla vita. decisioni libere e consapevoli. Nel- no contrario al suicidio assistito e
Cosa dire? Ora saranno le Camere la nota del presidente, il dott. Fi- all’eutanasia. Occorre prendere
a dover legiferare e il lavoro non lippo Anelli, viene precisato che il una posizione netta, non bisogna
sarà facile. C’è da segnalare la net- medico, non perseguibile in base far finta di niente e lavarsene le
ta presa di posizione da parte dei al Codice penale, non debba esse- mani. Servono scelte rapide per ri-
Vescovi italiani unanimi nel rilan- re punito dal punto di vista disci- spondere positivamente alle esi-
ciare le parole di Papa Francesco plinare. I Consigli di disciplina, genze dei malati e della società. Si
ferme nel voler respingere la tenta- ha affermato, saranno chiamati a attende, a questo punto, che il pas-
zione di usare la medicina per as- valutare caso per caso per accerta- saggio parlamentare riconosca nel
secondare una possibile volontà re che sussistano le condizioni pre- massimo grado possibile tali valori
di morte espressa dal malato. Nel- viste dalla sentenza della Corte. In tutelando gli operatori sanitari
lo specifico è stata espressa la vo- tal caso il medico non sarà perse- che decidessero di scegliere
lontà di prendere la loro distanza guibile a livello disciplinare. Penso “l’obiezione di coscienza”.
da quanto comunicato dalla Cor- si tratti di un problema che riguar-
te Costituzionale confermando da tutti, medici e cittadini, senza
l’impegno di prossimità e accom- cadere nella solita contrapposizio- Principali riferimenti bibliografici:
pagnamento della Chiesa nei con- ne laici-cattolici. È in gioco qual- 1) Ordinanza n. 207/2018, nonché
fronti di tutti i malati. Possono es- cosa che interroga le nostre co- punto 2.2 del considerato in dirit-
sere riconosciuti, al limite, motivi scienze. Faccio il medico da qua- to alla sentenza n. 242/2019.
che attenuano e differenziano le rant’anni e stento a credere ci sia- 2) Ordinanza di rimessione del
sanzioni per l’aiuto al suicidio, ma no medici favorevoli all’eutanasia 14/02/2018, iscritta al n. 43 del re-
l’eventuale sua depenalizzazione e al suicidio assistito. Manca tra gistro generale.
rischia di dare il via ad un piano noi una formazione specifica nella 3) Cfr. R. Bartoli, L’ordinanza della
inclinato che potrebbe avvallare terapia del dolore, manca una cul- Consulta sull’aiuto al suicidio,
l’interruzione della vita per qual- tura del rispetto della vita. Mi fa quali scenari futuri?
siasi ragione. paura pensare a un medico che 4) D. Pulitanò, Il diritto penale di
La Federazione nazionale degli or- aiuti a morire. Esistono poi molte fronte al suicidio, in Diritto pena-
dini dei medici chirurghi e degli situazioni nelle quali il medico le contemporaneo, 7/2018, 57
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• A R I S S A N I T À •
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• A R I S S A N I T À •
LA TERAPIA
DELLA DIGNITÀ
di Virginio Bebber
Papa Francesco la chiama “terapia della dignità”. È la terapia pratica-
ta negli hospice, quella delle cure palliative. La terapia che alimenta
l’amore e il rispetto per la vita. Anche nel suo momento finale. È tor-
nato, Papa Francesco, a parlare dunque del fine vita, delle persone
che finiscono in condizioni particolarmente gravi, terminali, che han-
no bisogno di amore prima ancora che di cure. E di vedersi rispettata
la propria dignità di persona umana, dunque di umanizzazione, di
luoghi in cui potersi serenamente congedare dall’avventura umana,
giunta a conclusione. Un’esigenza questa che è in rapido aumento
ma coperta solo in minima parte. Ed è proprio per questo che Fran-
cesco alza ancora una volta la voce e inchioda la società alle proprie
responsabilità “Una società merita la qualifica di civile – ha detto re-
centemente rivolgendosi alla Congregazione per la Dottrina della Fe-
de - se sviluppa gli anticorpi contro la cultura dello scarto ; se ricono-
sce il valore intangibile della vita umana; se la solidarietà è fattiva-
mente praticata e salvaguardata come fondamento della convivenza”.
E la prima forma di civiltà è il rispetto per chi soffre. Alla Chiesa, ha
detto, “il compito di riscrivere la grammatica del farsi carico e del
prendersi cura della persona sofferente” in particolare “nelle fasi cri-
tiche e terminali della vita”. Occorre creare “attorno al malato una
piattaforma umana di relazioni che, mentre favoriscono la cura medi-
ca, aprono alla speranza” dinnanzi all’angoscia spirituale che accom-
pagna sovente la fase terminale della vita. Per questo Papa Francesco
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• A R I S S A N I T À •
raccomanda il ricorso all’hospi- britannico. Vent’anni prima, in- nistrare morfina, essi necessita-
ce e alle cure palliative affinché fatti, il St. Christopher Hospice, vano anche della presenza dei sa-
il malato terminale sia accompa- primo in Europa, aveva iniziato nitari accanto a loro.
gnato “con qualificato sostegno ad assistere coloro che potevano Il sogno di Cicely Saunders, di-
medico, psicologico e spirituale, essere curati, ma non guariti, venuto realtà nel 1967, dovrebbe
perché possa vivere con dignità, dando avvio alla cultura del costituire ancora oggi il paradig-
confortato dalle persone care, la prendersi cura dell’individuo ma dell’operato di tutte le strut-
fase finale della vita terrena. nella sua globalità, anche quan- ture sanitarie, specie quelle di
Noi come ARIS abbiamo da do le terapie somministrate non matrice cattolica, e in particola-
tempo aperto le nostre strutture potevano essere finalizzate pro- re degli hospice, strutture la cui
all’Hospice. Sappiamo che il do- priamente alla guarigione, ma presenza - circa 200 in tutta Ita-
lore non può purtroppo essere erano in grado comunque di al- lia – è distribuita, purtroppo an-
bandito dalle nostre vite, ma leviare le sofferenze e accompa- cora, a macchia di leopardo sul
possiamo provare a coglierne il gnare dignitosamente il paziente territorio nazionale. La maggior
valore e adoperarci, come opera- al termine naturale dell’esisten- parte di esse è infatti concentra-
tori nella sanità, perché non sia za. Una vera e propria rivoluzio- ta nel Nord Italia, con un nume-
un’esperienza ammantata solo ne nel mondo della medicina. ro che va via via scemando dal
di disperazione. Strutturando i primi hospice e Centro verso il Sud. Un trend
Gli hospice, e le cure palliative organizzando la messa a punto che segue, in modo abbastanza
in generale, rappresentano, in del modello di assistenza delle scontato, l’andamento delle
tal senso, una parte della rispo- cure palliative, si sono identifica- strutture sanitarie in generale, e
sta a queste problematiche, per- te le reali necessità dei malati che in questo settore desta parti-
ché racchiudono nella loro es- all’ultimo stadio della vita: ac- colari preoccupazioni data l’im-
senza stessa la capacità di acco- canto ai necessari trattamenti te- possibilità, in alcuni territori, di
glienza, protezione, partecipazio- rapeutici, deputati a tenere sotto far fronte alle richieste e alle ne-
ne e cura verso coloro che, afflit- controllo il dolore e i sintomi di cessità della popolazione.
ti da patologie dall’esito ormai malessere in generale, i pazienti Certamente si tratta di avviare
segnato, hanno necessità di esse- necessitano di vicinanza, di pros- una maggiore sensibilizzazione a
re curati anche se non possono simità. “Being there”, “esserci”, livello culturale sia in sede cen-
più essere guariti. soleva dire Cicely Saunders, trale che nelle diverse aree della
Il primo hospice italiano - come ideatrice del progetto del St. Penisola, ma le attività della po-
è noto - nasce a Brescia nel 1987 Christopher. Infermiera prima e litica e dell’economia non posso-
per opera delle Ancelle della Ca- medico dopo, durante la secon- no restare fuori da questa pro-
rità (struttura che fa parte della da guerra mondiale la Saunder gettualità, divenuta di estrema
nostra Associazione) e viene si era resa conto che ai feriti di necessità per tutto il mondo oc-
strutturato seguendo il modello guerra non bastava solo sommi- cidentale, specie in ragione
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• A R I S S A N I T À •
dell’aumento dell’aspettativa di Lui stesso ha testimoniato in tut- ci sforziamo di fare nei nostri
vita e il conseguente incremento ta la sua vita. hospice (circa 10 distribuiti sul
delle patologie di natura croni- Quello che troviamo, e che vor- territorio nazionale, ma, ahimè,
co-degenerativa. remmo perfezionare sempre di anch’essi maggiormente presenti
Gli hospice e le cure palliative, più, negli hospice, e in tutti quei nelle Regioni settentrionali), nei
riconosciute in Italia dalla Legge contesti in cui si somministrano quali la fase terminale della ma-
38 del 2010, rappresentano una cure palliative, compreso il do- lattia, e dell’esistenza del pazien-
risposta alla sofferenza che è pri- micilio del paziente, è un modo te, viene accompagnata con quel
ma di tutto una affermazione di diverso di vivere la professione rispetto, dedizione e partecipa-
civiltà, civiltà dell’amore, al di là sanitaria che, senza svilire l’ap- zione che ogni vita, preziosa agli
di ogni credo religioso, e inserita proccio clinico e terapeutico, occhi di Dio, reclama di diritto.
di diritto nel concetto stesso di presti particolare attenzione an- Accanto alle strutture preposte a
attenzione all’umanità ferita. che agli aspetti meramente uma- questo tipo di assistenza, occorre
Per noi cattolici, in particolare, ni e spirituali della persona, at- prestare attenzione anche alle
si riveste dell’imperativo catego- traverso un accompagnamento cure che vengono erogate a do-
rico dell’insegnamento di Gesù impregnato di comprensione e micilio del paziente. La casa è, e
Cristo, che ci ha esortato, in tut- compassione, intesa nel suo si- dovrebbe essere, per ognuno
ti gli anni di predicazione evan- gnificato originario di “patire luogo privilegiato, spazio inti-
gelica, a prenderci cura dei più con”, nei confronti del paziente mo, ricco di quotidianità, di ri-
deboli, dei sofferenti, così come e dei suoi familiari. È quello che cordi e di affetti. Poter affronta-
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• A R I S S A N I T À •
re l’ultimo tratto dell’esistenza, orizzontale (fratelli), dobbiamo escatologica. La morte è il natu-
il più fragile e delicato, nel con- farci carico. Lo dico con forza: rale compimento della vita ter-
fortante scenario delle mura do- Siamo tutti chiamati a farci cari- rena, un passaggio a cui nessu-
mestiche dovrebbe essere un’op- co! Specie in quanto comunità no può sottrarsi, e che è stato
portunità non solo di pochi elet- cattolica. Possiamo fare molto, privato, da Gesù Cristo, del suo
ti, ma essere estesa, ove le condi- nelle parrocchie e nelle strutture significato più drammatico; in
zioni del malato lo permettano, sanitarie, in famiglia e nei nostri diversi casi però la persona ne-
a tutta la popolazione. condomini, negli oratori e nei cessita di un particolare accom-
Una assistenza domiciliare ade- quartieri delle nostre città. Tutti pagnamento, ha bisogno di
guata, rispondente alle reali ne- abbiamo diritto di terminare il prossimità, di supporto umano
cessità del paziente, necessita di nostro cammino sulla terra in e di adeguato approccio tera-
una organizzazione appropriata modo dignitoso, e tutti dobbia- peutico: gli hospice, l’assistenza
da un punto di vista sanitario e mo impegnarci perché i nostri domiciliare ai malati terminali,
assistenziale, e di un reale e con- fratelli possano farlo nel modo le cure palliative rappresentano
sistente supporto volontaristico. più sereno possibile. Ecco per- certamente una risposta adegua-
Alla pianificazione di una effi- ché il lavoro negli hospice, nella ta a queste esigenze.
ciente ed efficace assistenza a ca- somministrazione delle cure pal- Il dolore non ha solo una di-
sa deve concorrere l’intera co- liative, nella terapia del dolore, mensione fisica, ma una esten-
munità parrocchiale, il cui ruolo rappresenta la nostra risposta sione anche emotiva, sociale e
appare fondamentale nell’azione più adeguata, quella del mondo spirituale.
sanitaria pastorale. cattolico, all’eutanasia, e a Prendersi cura di coloro che sof-
La sofferenza generata dalla soli- quanti sono convinti che la vita frono e che non possono più
tudine affligge ancora troppi no- sia soggetta, in ogni circostanza, aspettarsi di guarire, vuol dire
stri anziani, spesso isolati e co- alla più indiscriminata autode- occuparsi a tutto tondo della
stretti ad una esistenza il cui terminazione. La vita è un dono persona, vuol dire considerare
maggiore dolore non è rappre- e come tale abbiamo, tutti, indi- realmente colui che abbiamo da-
sentato dalla presenza di partico- stintamente, il dovere di custo- vanti come una “persona”; signi-
lari patologie, quanto dal non dirla. fica fare i conti con una umanità
potere condividere con nessuno Si avverte così l’esigenza di di- che ha la propria storia, il pro-
il proprio patire. È un vero e fendere la libertà e la dignità prio vissuto, le proprie peculiari
proprio dramma di cui tutti, e in della persona, il diritto ad una caratteristiche, uniche e irripeti-
particolare noi credenti in un morte degna e la tutela della li- bili. Ma soprattutto vuol dire ri-
Dio che ci ha insegnato ad ama- bertà di coscienza, in un’ottica conoscere in questo fratello il
re sia in senso verticale (Dio) che di apertura verso la dimensione volto di Dio.
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