Il rialzo azionario può proseguire malgrado i timori di stagflazione

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11 ottobre 2021, 12:46PM UTC
                                                                                     Chief Investment Office GWM
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Il rialzo azionario può proseguire malgrado i
timori di stagflazione
UBS House View - Weekly Global

Mark Haefele, Chief Investment Officer Global Wealth Management, UBS AG

Al centro dell’attenzione                                                            Cosa ci porterà questa settimana
La scarsità energetica crea volatilità, non stagflazione
La scorsa settimana i prezzi del gas hanno toccato nuovi massimi in Europa           I timori di stagflazione rientreranno e
sulla scorta della forte accelerazione della domanda legata alla riapertura          i prezzi globali dell’energia inizieranno
delle economie. Dopo anni di sottoinvestimenti, l’ammanco di energia non             a stabilizzarsi? La scorsa settimana
ha facile soluzione. Poiché le scorte restano basse, la prospettiva di forniture     l’andamento volatile del gas e del carbone
insufficienti a far fronte a un inverno rigido ha acuito i timori di stagflazione    ha dominato la scena, sollevando timori di
la scorsa settimana, spingendo al ribasso azioni e titoli di Stato. Il Presidente    un rallentamento della crescita abbinato a
Vladimir Putin ha indicato che la Russia potrebbe aumentare le consegne di           un aumento dell’inflazione. Gli investitori
gas in Europa, ma la capacità produttiva inutilizzata è scarsa e in presenza         sperano in un raffreddamento dei mercati
di un inverno rigido i black out restano un rischio possibile. Anche se              dei combustibili fossili. Nel nostro scenario
consigliamo di prepararsi a un’ulteriore volatilità in questa fase di scarsità       di riferimento l’economia globale riuscirà a
energetica, non ci aspettiamo uno scenario di stagflazione. Primo, le banche         tollerare l’incremento dei prezzi dell’energia
centrali hanno rassicurato i mercati che non intendono intervenire in presenza       e gli investitori dovrebbero continuare
di aumenti temporanei dei prezzi dei carburanti. Secondo, la quantità di             a puntare sui titoli esposti alla crescita
energia utilizzata per produrre un dollaro di PIL mondiale è diminuita di quasi      mondiale.
il 20% negli ultimi 10 anni e si è più che dimezzata dagli anni ’70, riducendo
l’entità dell’eventuale danno causato da un’interruzione delle forniture. E,         La scarsità energetica comincia a
anche se la spesa al consumo potrebbe risentire dell’aumento dei prezzi,             danneggiare la fiducia dei mercati? Un
i livelli dei risparmi sono insolitamente elevati a causa dell’impossibilità di      rialzo dei prezzi a pronti del carbone e del
spendere durante il lockdown e costituiscono un cuscinetto contro eventuali          gas non si traduce sempre in un aumento
shock. Terzo, i fondamentali economici sono in buona salute. La riapertura           immediato della bolletta dell’elettricità.
delle economie prosegue a buon ritmo, con l’avanzare delle vaccinazioni e le         Tuttavia, gli investitori monitoreranno le
ultime notizie positive sul farmaco di Merck contro il COVID-19.                     indagini ZEW di ottobre per l’Unione
                                                                                     europea e la Germania in cerca di segnali
Conclusione: continuiamo a consigliare di puntare sui titoli esposti alla            di crescente apprensione per il caro-energia.
crescita mondiale.                                                                   Anche in questo caso, pur rimanendo
                                                                                     ottimisti sulle prospettive di crescita,
Le decisioni di politica fiscale e monetaria appaiono in bilico negli Stati          agli investitori che intendono diversificare
Uniti, ma la traiettoria complessiva resta positiva                                  le fonti di rendimento consigliamo di
A settembre sono stati creati solo 194 mila posti di lavoro, una cifra inferiore     rafforzare l’esposizione agli strumenti
alle attese, ma il dato di agosto è stato rivisto al rialzo di 131 mila unità        alternativi, come hedge fund e private
e il tasso di disoccupazione è sceso al 4,8%, dal 5,2%. Il Congresso ha              equity.
fatto un passo avanti verso la risoluzione dello stallo sul finanziamento delle
attività del governo rinviando a dicembre la minaccia di un default sul debito       La spesa al consumo statunitense torna
e sono aumentate le probabilità che entro fine anno venga approvato un               a crescere? Gli ultimi dati sulla fiducia
piano di spesa da circa 2 mila miliardi di dollari. Questi due fattori dovrebbero    dei consumatori statunitensi hanno risentito
mantenere viva la possibilità che la Federal Reserve (Fed) annunci l’avvio           della variante Delta. Ora che l’ondata di
Se non è disponibile la traduzione italiana, i link portano alla versione inglese.

Il presente rapporto è stato elaborato da UBS AG. Vi preghiamo di leggere i commenti di natura legale in coda al
documento.
Weekly Global

del tapering a novembre. Tuttavia, ci aspettiamo che la politica monetaria          contagi sembra sul punto di diminuire,
rimanga accomodante, poiché la banca centrale americana è consapevole               l’indagine dell’Università del Michigan per
che una stretta prematura potrebbe compromettere la ripresa economica o             il mese di ottobre e le vendite al dettaglio
il rialzo dei mercati. Alla sua ultima riunione l’istituto ha sottolineato che      negli Stati Uniti di settembre potrebbero
il ritiro degli acquisti di obbligazioni rimane subordinato al proseguimento        mostrare segnali di ripresa.
dei dati economici positivi e non ha pronosticato un rialzo immediato
dei tassi d’interesse. Inoltre, anche se la Fed ha segnalato l’aumento dei
rischi d’inflazione, il Presidente Jerome Powell ha dichiarato che le pressioni
«diminuiranno» e che «l’inflazione dovrebbe ridiscendere verso l’obiettivo a
più lungo termine del 2%».

Conclusione: nel nostro scenario di riferimento il rialzo azionario non verrà
interrotto da un imminente rallentamento della crescita né dai rischi politici
derivanti dallo scontro al Congresso sul bilancio. Pertanto, ci aspettiamo
che l’S&P 500 raggiunga 5000 punti entro la fine dell’anno prossimo.
Raccomandiamo però di diversificare le fonti di rendimento, anche tramite
strategie alternative.

Il dollaro resta sospinto da vari fattori
L’indice DXY del dollaro statunitense ha guadagnato circa il 2% da inizio
settembre, anche perché l’impasse sul tetto del debito ha spinto gli investitori
verso il biglietto verde in quanto valuta rifugio. Non escludiamo una battuta
d’arresto di breve durata se, come crediamo, il Congresso riuscirà a risolvere
l’attuale stallo anziché limitarsi a rimandare una decisione, come è successo
la scorsa settimana. Tuttavia, nei prossimi mesi diversi fattori dovrebbero
continuare a sospingere l’USD. La tendenza al rialzo registrata di recente
dai rendimenti dei Treasury dovrebbe proseguire, rafforzando il premio del
dollaro rispetto a euro, franco svizzero e yen, tutte valute per le quali una
stretta monetaria appare più lontana. Inoltre, ci aspettiamo una decelerazione
della crescita mondiale a partire dalla seconda metà di quest’anno, che
dovrebbe indebolire le valute più cicliche tra quelle principali, come euro e
franco svizzero. Infine, l’aumento dei prezzi dell’energia favorisce gli Stati
Uniti (che esporta carburanti su base netta) rispetto ai Paesi importatori della
regione asiatica e di buona parte dell’Europa. Dato che le scorte europee di
gas naturale si attestano circa il 20% al di sotto della media storica stagionale
e le scorte cinesi di carbone sono basse, entrambe le economie sono più
vulnerabili degli Stati Uniti al rincaro dei combustibili fossili.

Conclusione: per il 4T21 consigliamo di mantenere le posizioni rialziste
esistenti sul biglietto verde e di sfruttare eventuali flessioni del dollaro per
aprire nuove posizioni lunghe contro yen, euro, franco svizzero o valute
emergenti. Gli investitori che hanno il dollaro come valuta di riferimento, sono
in grado di operare in opzioni e sono interessati alle strategie basate sulla
vendita di volatilità possono vendere il potenziale di apprezzamento dell’USD
contro queste valute in cambio di rendimento nei prossimi 1-3 mesi. Per
saperne di più sulle opportunità di rendimento non convenzionali, clicchi qui.

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Cosa ci porterà questa settimana

Il rialzo azionario può proseguire malgrado i timori di stagflazione
di Mark Haefele, Global Chief Investment Officer

L’andamento dei mercati
Con l’impennata dei prezzi dell’energia i timori di stagflazione hanno
dominato la prima parte della scorsa settimana, ma i progressi compiuti nelle
trattative del Congresso statunitense sul bilancio hanno aiutato le borse a
chiudere in territorio positivo. Le azioni globali hanno guadagnato lo 0,7% su
base settimanale e l’S&P 500 lo 0,8%. Gli indici si attestano rispettivamente
il 4,1% e il 3,2% al di sotto dei rispettivi massimi storici. I rendimenti dei
Treasury a 10 anni sono aumentati di 13 punti base (pb), chiudendo sopra
l’1,6% per la prima volta da giugno. Dai minimi di inizio agosto il rendimento
del decennale americano è salito di 44 pb.

I fattori che hanno spinto i mercati

I timori di stagflazione...I dati pubblicati negli Stati Uniti hanno messo
in evidenza i timori degli investitori circa un potenziale rallentamento della
crescita, mentre l’inflazione appare meno transitoria di quanto si credesse. La
stima GDPNow della Federal Reserve (Fed) di Atlanta sul tasso di crescita nel
3T21 è scesa all’1,3% il 5 ottobre, dal 3,2% di appena 10 giorni prima. Sul
fronte dell’inflazione, l’indice della spesa per consumi privati (PCE) «core»,
l’indicatore delle pressioni sui prezzi preferito della Fed, è salito del 3,6% a/
a ad agosto.

…aggravati dall’impennata dei prezzi dell’energia… Una «tempesta
perfetta» ha spinto le quotazioni dei combustibili fossili su livelli record
o sui massimi da diversi anni. La domanda di energia ha registrato un
forte rimbalzo con la riapertura delle economie dopo la pandemia. A
sua volta, l’offerta ha risentito di problemi come black out per cause
meteorologiche, criticità dell’integrazione con le energie rinnovabili, fattori
geopolitici e strozzature lungo le catene di fornitura. I prezzi del gas naturale
(NBP britannico, TTF olandese) sono aumentati del 330-410% quest’anno,
segnando nuovi massimi. I prezzi di riferimento del carbone in Europa (ARA)
e Asia (Newcastle) hanno toccato livelli record, pari o superiori a 200 dollari
la tonnellata. Il greggio Brent supera gli 80 dollari il barile, la quota più alta
da tre anni.

...ma controbilanciati dai progressi verso la risoluzione dello stallo sul
bilancio. Il Senato americano ha approvato l’innalzamento temporaneo del
tetto del debito federale fino a inizio dicembre, dopo la risoluzione continua
per finanziare le attività del governo fino alla stessa data. Anche se queste
misure d’emergenza si esauriranno tra circa otto settimane, nell’immediato
hanno contribuito a scongiurare il default tecnico del debito sovrano dando
tempo a entrambe le parti di raggiungere un accordo sulla legge di bilancio
2022.

La nostra opinione sui fattori che hanno spinto i mercati

Nel nostro scenario di riferimento i tassi di crescita hanno probabilmente
già raggiunto il picco, ma l’espansione si manterrà robusta nei prossimi
trimestri, mentre l’inflazione diminuirà rispetto ai livelli di quest’anno.

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Ovviamente l’avvento della stagflazione comprometterebbe questo scenario,
ma giudichiamo eccessivo questo timore.

Non siamo negli anni ’70... L’impennata dei prezzi dell’energia farà
rallentare la crescita, ma a nostro avviso non basterà a innescare una
recessione perché l’input petrolifero nella produzione e il suo impatto
sull’inflazione (crescita dei redditi reale) sono minori che in passato. Ad
esempio, l’intensità di greggio del PIL mondiale è diminuita del 25% dal
1990 e di oltre il 50% dai primi anni ’70, quando gli shock petroliferi
avevano innescato una recessione mondiale. Inoltre, il petrolio rappresenta
una quota del portafoglio dei consumatori più modesta che in passato. Nel
2014 (quando il barile di greggio costava 80 dollari come oggi) la benzina
rappresentava il 3,26% della spesa per consumi privati degli Stati Uniti, contro
appena il 2,35% di oggi (dati BEA).

o nel 2013 In passato le banche centrali hanno commesso errori che hanno
contribuito a spingere l’economia in recessione, ma oggi sono attente a non
intervenire prematuramente per evitare un «taper tantrum» come quello
del 2013. La scorsa settimana la Presidente della Banca centrale europea
Christine Lagarde ha dichiarato: «Non dobbiamo reagire eccessivamente
ai rallentamenti delle forniture o ai rialzi dei prezzi dell’energia, perché la
nostra politica monetaria non è in grado di influenzare direttamente questi
fenomeni». La Fed ha sottolineato che il ritiro degli acquisti di obbligazioni
rimane subordinato al proseguimento dei dati economici positivi. A settembre
sono stati creati solo 194 mila posti di lavoro, una cifra inferiore alle attese,
ma il dato di agosto è stato rivisto al rialzo di 131 mila unità e il tasso di
disoccupazione è sceso al 4,8%, dal 5,2%. I dati contrastanti mantengono
viva la possibilità che la Fed annunci l’avvio del tapering a novembre, ma
l’istituto ha indicato chiaramente che questa decisione non preluderebbe a
un rialzo immediato dei tassi d’interesse.

Le conseguenze per gli investitori

Nel complesso ci aspettiamo che il caro-energia abbia solo un impatto
modesto sulla crescita e l’inflazione. La nostra analisi è esposta al rischio
di un inverno rigido nell’emisfero settentrionale, che potrebbe spingere
ulteriormente al rialzo i prezzi dei combustibili, stravolgere la produzione
industriale ed erodere il PIL. Per ora il Congresso ha solo rinviato il problema
di un accordo sul tetto del debito e sulla spesa pubblica, ma crediamo che
riuscirà a raggiungere un compromesso, evitare il default e approvare nuovi
pacchetti di stimolo da 2000-2500 miliardi di dollari. Dal punto di vista
degli investimenti, anche se i mercati scontano almeno in parte un aumento
della spesa pubblica non crediamo che le nuove misure di sostegno siano
determinanti per l’andamento degli indici azionari.

Nel nostro scenario di riferimento continuiamo ad aspettarci un ulteriore
rialzo azionario e consigliamo di puntare sui titoli esposti alla crescita
mondiale, come energia e finanziari. Dato che il rincaro dell’energia è
dovuto anche al calo degli investimenti in combustibili fossili, che non sono
ancora stati sostituiti da una capacità sufficiente di generazione rinnovabile,
consigliamo di puntare sui settori delle energie tradizionali e dei metalli
industriali, nonché sul greentech, per assumere un’esposizione diversificata e
realistica alla transizione verso un’economia a emissioni zero.

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11 ottobre 2021, 09:30AM UTC
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Stagflazione o reflazione?
Weekly - Regional View Italian

Matteo Ramenghi, Chief Investment Officer UBS WM Italy, UBS Europe SE, Succursale Italia

«Il mercato azionario ha ancora potenziale»

Le ultime settimane sono state difficili per i mercati: sia l’azionario
che l’obbligazionario hanno subito una correzione per via dell’aumento
dell’inflazione, che ha spinto la Federal Reserve ad annunciare una riduzione
delle immissioni di liquidità a partire da quest’anno. Allo stesso tempo, la
difficoltà di reperire materie prime sta facendo temere per la sostenibilità della
crescita economica.

La paura che aleggia sui mercati prende il nome di stagflazione, ossia la
combinazione di inflazione elevata e bassa crescita economica. Si tratta
di un fenomeno raro che in passato si è manifestato in presenza di uno
«shock di offerta», come negli anni ’70 per via dell’impennata del prezzo del
petrolio, oppure per via di un aumento troppo consistente della liquidità in
circolazione.

A nostro avviso il rischio di stagflazione rimane remoto. Sia negli Stati Uniti
sia in Cina la crescita economica rimane vigorosa anche se a tassi via via
decrescenti, un andamento normale in considerazione della fase più avanzata
della ripresa. Le principali economie sono ancora in fase di riapertura e molti
Paesi che, come il Giappone, erano rimasti indietro sulle vaccinazioni stanno
recuperando rapidamente.

Nonostante i tassi di crescita del PIL siano destinati a normalizzarsi
gradualmente, gran parte degli indicatori conferma una ripresa robusta che
dovrebbe proseguire nel prossimo anno. Inoltre, i piani varati per ridurre le
emissioni di CO2 e ammodernare le infrastrutture nelle principali economie
dovrebbero sostenere la crescita a medio termine.

Escludendo l’impatto dell’energia, ad agosto l’inflazione negli Stati Uniti si
è aggirata intorno al 3,6%, un livello elevato. Nella zona euro, a luglio i
prezzi alla produzione del comparto industriale sono saliti di oltre 10 punti
percentuali rispetto a un anno prima e molte imprese hanno segnalato tempi
di consegna più lunghi.

Ma l’attuale incremento dell’inflazione è causato soprattutto da alcuni
squilibri, poiché la rimozione delle restrizioni legate al COVID-19 ha fatto sì
che la domanda da parte dei consumatori finali sia ripartita più rapidamente
rispetto alla produzione.

Il presente rapporto è stato elaborato da UBS Europe SE, Succursale Italia. Vi preghiamo di leggere i commenti di
natura legale in coda al documento.
Weekly - Regional View Italian

Inoltre, molte aziende si sono trovate ad aver ridotto il magazzino e quindi
a dover far fronte ad acquisti più consistenti di materie prime: tutto ciò ha
amplificato le tensioni sui relativi mercati e contribuito in modo decisivo al
rapido aumento dell’inflazione.

Le pressioni sui prezzi alla produzione dovrebbero, pertanto, rivelarsi
temporanee. A riprova di questa linea di pensiero, l’andamento delle
retribuzioni sembra escludere una crescita generalizzata. Per esempio, nella
zona euro le retribuzioni crescono molto meno dell’inflazione e prima di
vedere rialzi consistenti dovrebbe riassorbirsi la disoccupazione, che rimane
a livelli elevati.

Insomma ci sembra che lo scenario attuale sia più compatibile con una
reflazione – vale a dire un periodo di ripresa economica accompagnata da
inflazione – che con una stagflazione.

In ogni caso, un’inflazione più alta, anche di poco, è un dato rilevante per
gli investitori e deve far riflettere sulla gestione della liquidità: se eccessiva,
può portare a un’erosione del valore reale dei patrimoni e, probabilmente, in
misura più consistente nel ciclo economico nascente rispetto a quello passato.

Le principali banche centrali hanno come obiettivo un’inflazione intorno al
2%. Se in alcuni casi tali obiettivi si sono dimostrati irraggiungibili da tempo
(come per l’eurozona o il Giappone) ora potrebbero rivelarsi a portata di
mano, se non addirittura superati nel breve termine.

La storia suggerisce che solo un’inflazione stabilmente superiore al 3% ha
avuto un impatto sulle valutazioni del mercato azionario. Nel contesto attuale
le azioni continuano a offrire potenziale, in particolar modo quelle dei settori
più ciclici come energia e finanziari. Le dinamiche di mercato dovrebbero
inoltre favorire gli asset reali e le infrastrutture.

Questo quadro si accompagna a rendimenti obbligazionari che restano
compressi. Nonostante la reazione all’annuncio della Federal Reserve, il
Treasury decennale rimane attorno all’1,5% e gran parte del mercato
obbligazionario presenta rendimenti inferiori all’inflazione. Il recente
aumento dell’inflazione rende ancora più difficile la ricerca di rendimenti
reali positivi. Per ottenere maggiori ritorni, gli investitori possono considerare
alternative come l’high yield asiatico, i private markets e le strategie che
monetizzano la volatilità.

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Weekly Global

Appendice
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potrebbero anche perdere l’intero capitale investito in caso d’insolvenza dell’emittente. UBS Financial Services Inc. non garantisce in alcun modo
gli obblighi o la condizione finanziaria di qualsiasi emittente né la correttezza delle informazioni finanziarie fornite da qualsiasi emittente. I prodotti
strutturati non sono strumenti d’investimento tradizionali e un investimento in un prodotto strutturato non equivale a un investimento diretto
nello strumento sottostante. I prodotti strutturati possono avere una liquidità limitata o nulla e gli investitori devono essere preparati a detenere
l’investimento fino alla scadenza. Il rendimento dei prodotti strutturati può essere limitato da un determinato guadagno massimo, da un tasso
di partecipazione o da altre caratteristiche. I prodotti strutturati possono prevedere la facoltà di rimborso anticipato; se un prodotto strutturato
viene richiamato in anticipo, gli investitori non possono conseguire ulteriori rendimenti e potrebbero non essere in grado di reinvestire in strumenti
simili con condizioni simili. I prodotti strutturati sono soggetti a costi e commissioni che in genere sono incorporati nel prezzo dell’investimento. Il

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di partecipazione o da altre caratteristiche. I prodotti strutturati possono prevedere la facoltà di rimborso anticipato; se un prodotto strutturato
viene richiamato in anticipo, gli investitori non possono conseguire ulteriori rendimenti e potrebbero non essere in grado di reinvestire in strumenti
simili con condizioni simili. I prodotti strutturati sono soggetti a costi e commissioni che in genere sono incorporati nel prezzo dell’investimento. Il
trattamento fiscale di un prodotto strutturato può essere complesso e può differire da quello di un investimento diretto nello strumento sottostante.
UBS Financial Services Inc. e i suoi collaboratori non forniscono consulenza fiscale. Prima di investire in qualsiasi strumento, gli investitori sono
invitati a rivolgersi al proprio consulente fiscale per conoscere la propria situazione fiscale.
Informazioni importanti sulle strategie basate sugli investimenti sostenibili: le strategie basate sugli investimenti sostenibili mirano a
prendere in considerazione e integrare i fattori ambientali, sociali e di governance (ESG) nel processo d’investimento e nella costruzione del
portafoglio. Le strategie più varie in termini di orientamento geografico e stile d’investimento possono effettuare analisi ESG e integrarne i risultati in
diversi modi. L’inclusione dei fattori ESG o delle considerazioni alla base degli investimenti sostenibili può impedire al gestore di partecipare a certe
opportunità d’investimento che altrimenti sarebbero in linea con il suo obiettivo d’investimento e con altre strategie d’investimento tradizionali. I
rendimenti di un portafoglio composto essenzialmente da investimenti sostenibili possono essere superiori o inferiori a quelli di un portafoglio il
cui gestore non tiene conto dei fattori ESG, non opera esclusioni e non considera altri aspetti della sostenibilità, e le opportunità d’investimento
a disposizione di tali portafogli possono essere diverse. Le società possono non soddisfare necessariamente elevati standard di performance per
tutti gli aspetti ESG o tutti i temi degli investimenti sostenibili; inoltre, non si garantisce che le società soddisfino le aspettative negli ambiti della
responsabilità aziendale, della sostenibilità e/o della performance in termini d’impatto.
Gestori patrimoniali esterni / Consulenti finanziari esterni: qualora la presente ricerca o pubblicazione sia fornita a un gestore patrimoniale
esterno o a un consulente finanziario esterno, UBS vieta espressamente che questa sia ridistribuita dal gestore patrimoniale esterno o dal consulente
finanziario esterno e che sia resa disponibile ai rispettivi clienti e/o terzi.
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Per maggiori dettagli sul singolo paese, consultare il sito ubs.com/cio-country-disclaimer-gr o chiedere al vostro consulente finanziario le relative
informazioni sui rischi.
Versione B/2021. CIO82652744
© UBS 2021. Il simbolo della chiave e UBS figurano tra i marchi registrati e non registrati di UBS. Tutti i diritti riservati.

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trattamento fiscale di un prodotto strutturato può essere complesso e può differire da quello di un investimento diretto nello strumento sottostante.
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diversi modi. L’inclusione dei fattori ESG o delle considerazioni alla base degli investimenti sostenibili può impedire al gestore di partecipare a certe
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rendimenti di un portafoglio composto essenzialmente da investimenti sostenibili possono essere superiori o inferiori a quelli di un portafoglio il
cui gestore non tiene conto dei fattori ESG, non opera esclusioni e non considera altri aspetti della sostenibilità, e le opportunità d’investimento
a disposizione di tali portafogli possono essere diverse. Le società possono non soddisfare necessariamente elevati standard di performance per
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