Coronavirus: Torino raccolta - Oggi Notizie

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Coronavirus: Torino raccolta - Oggi Notizie
Coronavirus:    da                           moschee
Torino raccolta

– “Sosteniamo la Città della Salute contro il Covid19”. A
lanciare, sulla piattaforma Gofundme, una raccolta fondi che
ha l’obiettivo di raggiungere i 15 mila euro, sono le Moschee
di Torino che fanno appello “ai musulmani torinesi e a tutti i
cittadini di sostenere con i loro doni i valorosi sforzi degli
operatori sanitari impegnati in prima linea per contenere
l’avanzata dell’epidemia, curare i malati e salvare il maggior
numero di vite umane”. “Come cittadini, a cui questa comunità
cittadina ha dato tanto – si legge ancora nel testo, in
italiano e in arabo -, non possiamo restare passivi di fronte
a ciò”.I fondi raccolti verranno integralmente devoluti
all’Azienda Ospedaliero-Universitaria Città della Salute e
della Scienza di Torino. “Ringraziamo tutti coloro che
contribuiranno a sostenere questo fondo – prosegue l’appello –
e preghiamo l’Altissimo affinché dia sostegno a tutti gli
operatori impegnati nel contenimento di questa pandemia”.
Coronavirus: Torino raccolta - Oggi Notizie
Coronavirus, il 31 marzo
bandiere a mezz’asta in tutta
Italia

“Martedì 31 alle 12 bandiere a mezz’asta e un minuto di
silenzio osservato dai sindaci d’Italia con la fascia
tricolore davanti al proprio Comune. Ci uniamo al presidente
della Provincia di Bergamo in segno di lutto per le tante
vittime dell’epidemia”. Lo scrive su twitter il presidente
dell’Anci Antonio Decaro.

Autorizzati in Italia i farmaci antimalarici – A base di
clorochina e idrossiclorochina sono a totale carico del
Servizio Sanitario Nazionale per il trattamento dei pazienti
affetti da infezione da Sars-CoV2. Si legge nella Gazzetta
Ufficiale. Autorizzate inoltre per lo stesso uso le
combinazioni dei farmaci anti-Aids lopinavir/ritonavir,
danuravir/cobicistat, darunavir, ritonavir, anche queste a
totale carico del Servizio Sanitario Nazionale.

Positivi 310 dipendenti degli Spedali di Brescia – Da questa
mattina a tutti i dipendenti degli Spedali Civili viene
misurata la febbre prima dell’ingresso in ospedale. Lo prevede
una direttiva interna firmata dal direttore generale Gianmarco
Trivelli. I dipendenti che hanno febbre vengono fatti tornare
a casa. Fino a oggi il numero di medici e infermieri
contagiata da Covid-19 al Civile di Brescia tocca quota 310,
con dieci casi gravi. Su 6700 dipendenti si tratta del 6% del
personale. “Sono preoccupato, ma rispetto ad altre realtà
ospedaliere abbiamo retto. Abbiamo scelto in da subito di
chiudere la mensa interna per ridurre i contatti” ha spiegato
Trivelli.

La riapertura dell’ex area protetta di Codogno (Lodi) dove fu
scoperto oltre un mese fa il primo contagiato da coronavirus
avrebbe causato nuovi casi di positività a Covid-19. Lo scrive
il Corriere della Sera secondo il quale dopo settimane di
progressivo calo del trend, arrivato anche a toccare l’uno per
cento, negli ultimi giorni il trend è in risalita. “Abbiamo
sei positivi in più – spiega Francesco Passerini, sindaco di
Codogno e presidente della Provincia di Lodi – Nelle ultime
giornate eravamo fermi a 268 casi. Un segnale che i divieti
introdotti con la zona rossa avevano funzionato».

Al cantiere del nuovo porto di Genova sono 50 gli operai in
quarantena, partita la sanificazione.

Il sacrificio dei camici bianchi, 44 i medici morti – Continua
ad allungarsi la lista dei decessi tra i camici bianchi per
l’epidemia di Covid-19, aggiornata dalla Federazione nazionale
degli ordini dei medici (Fnomceo): è deceduto a Bergamo il
dottor Giulio Calvi. Il totale dei medici che hanno ad oggi
perso la vita per contagio da nuovo coronavirus arriva dunque
a 44.

Ieri è stato un giorno difficile per la Lombardia con 34.889
le persone positive al coronavirus, con un aumento di 2.543
casi in un giorno, mentre i decessi sono arrivati a 4.861, con
un aumento di 387 vittime. “Chi viene trovato positivo con
queste analisi si è contagiato prima che entrassero in vigore
le nuove misure più restrittive” quindi “sono confidente nel
fatto che le nuove restrizioni che sono state applicate
bloccheranno l’aumento”. Lo ha detto il presidente della
Regione Lombardia Attilio Fontana a Mattino Cinque, a che gli
ha chiesto se è preoccupato dall’aumento dei contagi da
coronavirus nella città di Milano, che in base al dato di ieri
sono stati quasi 900 in più in un giorno. “Noi abbiamo una
necessità spasmodica di mascherine perché purtroppo è la cosa
di cui si lamentano giustamente tutti. Anche la nostra
medicina territoriale è tutta bloccata dal fatto che i medici
senza presidi non vanno a visitare e hanno ragione. Ma noi ne
abbiamo altrettanta perché purtroppo nessuno ci ha fornito le
mascherine e noi stiamo cercando di recuperarle”. E’ quanto ha
spiegato il governatore lombardo Attilio Fontana, in
collegamento con Mattino Cinque. “Noi cerchiamo di superare le
burocrazia – si è sfogato Fontana – purtroppo siamo in una
situazione davvero difficile perché facciamo un lavoro che non
dovremmo fare noi. L’ approvvigionamento di mascherine, dei
camici, dei presidi non è compito nostro in emergenza, ma al
di là di questo, vista la situazione difficile, lo stiamo
facendo. Il problema è che su 100 persone che si offrono 95
stanno cercando di truffarci. All’inizio erano quasi riusciti
a truffarci e all’ultimo momento siamo riusciti a recuperare i
soldi”.

Crescono i contagi in Veneto – Nuova impennata dei positivi al
Coronavirus in Veneto: stamane il numero è salito a 7.497, 295
in più di ieri sera. Le persone decedute sono 313 (+5), i
pazienti ricoverati in area non critica 1.536 (+46), quelli in
terapia intensiva 338 (+2), i dimessi sono 536. A Vo’ nessun
nuovo caso di covid-19 mentre Verona segna 113 nuovi positivi,
Treviso 45, Vicenza 20, Padova 81, Venezia 19, Belluno 3 e
Rovigo 5. Per 9 positivi l’assegnazione di area è ancora in
corso.(

In arrivo Bonus per le baby sitter – La circolare Inps per i
bonus baby sitter “è già stata emanata e i soldi saranno
presto fruibili. Comprendo la difficoltà dei cittadini che
affrontano una situazione che è surreale”. Così la ministra
del Lavoro Nunzia Catalfo, a Circo Massimo su Radio Capital.
“So che altri paesi europei stanno mettendo rapidamente i
soldi nelle tasche dei cittadini – spiega – io sono in chat
con gli altri ministri del lavoro europei e ci confrontiamo
sulle misure da prendere e come loro ci hanno preso come
esempio per le misure sanitarie io sono pronta a confrontarmi
su quello che fanno sul sostegno economico”.

Uno stop al trend positivo degli ultimi giorni: risale il
numero dei nuovi ammalati in Italia, ma la curva del contagio
per fortuna continua a rallentare. Dopo quattro giorni di
calo, torna ad impennarsi il numero dei nuovi positivi per il
coronavirus nel Paese. Nelle ultime 24 ore i malati sono 4.492
in più, per un totale di oltre 62mila persone attualmente
affette dal Covid-19. E si contano ancora centinaia di nuove
vittime: sono 662, ma a questo dato vanno aggiunti i decessi
in Piemonte che non sono stati comunicati. Numeri stabili
anche sul conteggio dei guariti, ancora un migliaio
nell’ultimo giorno per un totale di oltre 10mila persone
finora riuscite a superare la malattia. Tra le regioni, a
pesare sul bilancio complessivo è ancora una volta la
Lombardia, con 1.598 contagi in più. Di pari passo, aumenta il
numero dei malati ricoverati in terapia intensiva, in tutto
3.612. Dati letti con cauto ottimismo dai vertici della
Protezione Civile: “La cosa importante è la velocità di
incremento della curva che apparentemente sembra rallentare,
ma non possiamo aspettarci un’improvvisa diminuzione. Dobbiamo
osservare nei prossimi giorni gli effetti delle decisioni
prese, stiamo già analizzato la ragione del piccolo incremento
di oggi. L’ipotesi è che ci sia stato un accumulo di risultati
di tamponi fatti nei giorni precedenti”, spiega il vice capo
della Dipartimento, Agostino Miozzo, che per la seconda volta
ha sostituto Angelo Borrelli nella consueta conferenza stampa
per la lettura del bollettino giornaliero. Il capo della
Protezione Civile, che continua ad accusare un lieve stato
influenzale, è risultato negativo al tampone per il
coronavirus e al momento continua a lavorare da casa rimanendo
in costante contatto con il comitato operativo e l’unità di
crisi. Sono buone anche le condizioni di Guido Bertolaso,
consulente del governatore della Lombardia per questa fase di
emergenza, che dopo essere risultato positivo al Covid-19 è
ricoverato al San Raffaele di Milano “in via precauzionale”.
Un allarme esplicito è stato lanciato invece per il personale
sanitario, che continua a contare vittime per i contagi
contratti in ospedale: sono 44 finora i medici morti per il
coronavirus. Per medici e infermieri il vice direttore vicario
dell’Oms, Ranieri Guerra, chiede che vengano effettuati più
tamponi: “vanno tutelati, non soltanto con dispositivi e
mascherine ad hoc”.

Non solo. L’Oms sostiene che la popolazione ha bisogno di più
“servizi domiciliari che bisogna garantire, anche da parte
degli psicologi”. Fuori dagli ospedali e dagli isolamenti
domestici, restano le insidie negli inevitabili punti di
aggregazione nelle strade, che espongono al rischio di nuovi
contagi. Per questo restano capillari i controlli della
temperatura delle persone in porti e aeroporti, anche se viene
categoricamente esclusa al momento la possibilità di allargare
la misura alle stazioni: sarebbe “oltre modo onerosa rispetto
a quello che sarebbe poi l’effettivo riscontro”, spiega il
direttore dell’ufficio emergenze della Protezione Civile,
Luigi D’Angelo. E prosegue un po’ ovunque l’opera di
sanificazione, che potrebbe essere ampliata con “interventi
massicci nella pulizia delle strade”.

E’ cambiato ancora in modulo per l’autocertificazione degli
spostamenti. Lo ha detto il capo della Polizia, Franco
Gabrielli che ha sottolineato come sia necessario contrastare
i furbi. “Ci sono le straordinarie persone che combattono
negli ospedali e poi c’è un’altra battaglia che vede impegnati
i nostri uomini, quella di spezzare la catena del contagio,
perseguendo i furbi, chi con comportamenti sbagliati introduce
un vulnus al sistema che può vanificare gli sforzi che si
stanno facendo”.

I dati del Viminale – Salgono a 2.675.113 le persone
controllate dall’11 al 25 marzo 2020, 115.738 quelle
denunciate per inosservanza egli ordini dell’Autorità, 2.737
le denunce per false dichiarazioni a pubblico ufficiale;
1.233.647 gli esercizi commerciali controllati e 2.607 i
titolari denunciati. Mercoledì informa il Viminale, le Forze
di polizia hanno controllato, in applicazione delle misure di
contenimento del contagio, 202.188 persone di cui 5.774 sono
state denunciate. Gli esercizi commerciali controllati sono
stati 92.445, denunciati 101 esercenti e sospesa l’attività di
23 esercizi commerciali. Le misure adottate per contenere la
diffusione del Coronavirus hanno determinato una limitazione
degli spostamenti delle persone e ciò ha influito
sull’andamento della delittuosità, che evidenzia, nel periodo
dall’1 al 22 marzo 2020, una evidente diminuzione del trend
sull’intero territorio nazionale: 52.596 delitti nel 2020 a
fronte dei 146.762 commessi nel 2019 (-64%).

Coronavirus: procura Torino
indaga su carenza mascherine
La Procura di Torino ha aperto una inchiesta sulla carenza di
dispositivi di protezione individuale per medici e infermieri.
Come anticipato sulle pagine locali di alcuni quotidiani, si
tratta al momento di una inchiesta conoscitiva. Nelle scorse
ore i carabinieri hanno effettuato alcuni sopralluoghi,
acquisendo informazioni in merito.

Coronavirus: Cirio ‘chiudere
tutto, troppe eccezioni’

“Dobbiamo chiudere davvero, non per finta, ma leggendo
l’ultimo decreto del governo ho il timore che tante realtà
possano ancora restare aperte”. Così il presidente della
Regione Piemonte, Alberto Cirio, in video conferenza
dall’Unità di crisi, dove si è recato nel pomeriggio dopo
avere annunciato di essere guarito dal coronavirus. “Sin
dall’inizio abbiamo adottato la linea del rigore, perché solo
restando a casa si sconfigge il virus – sottolinea il
governatore – e invece temo che ci siano ancora troppe
eccezioni”.
     “Vediamo l’attuazione pratica di questo decreto sulle
aziende – aggiunge Cirio -. Capisco che bisogna rallentare ma
non spegnere il cuore economico del Paese, ma occorre capire
l’effettiva portata del decreto. Ho il timore che il combinato
disposto tra codici Ateco e filiere, invevce, tante aziende
potranno continuare ad essere operative”. (ANSA).

Coronavirus: i In un giorno
793 morti .

Maggior incremento di morti dall’inizio dell’emergenza sul
fronte del coronavirus.:
sono saliti a 4.825 le vittime, con un aumento rispetto a ieri
di 793
unità. Ieri l’aumento era stato di 627 morti. Il dato è stato
reso noto
dalla Protezione civile nella conferenza stampa delle 18

 Complessivamente sono 42.681 i malati di coronavirus in
Italia, con
un incremento rispetto a ieri di 4.821. Il numero complessivo
dei
contagiati – comprese le vittime e i guariti – ha raggiunto i
53.578.Ieri i malati in più erano stati 4.670.
Sono 6.072 le persone guarite in Italia dopo aver contratto il
coronavirus, 943 in più di ieri, ha detto Borrelli durante la
conferenza
stampa alla Protezione civile. Ieri il dato giornaliero sui
guariti era
di 689.

“E’ tassativo il rispetto delle misure prese dal Governo, è
un segnale forte per dire che non abbiamo ancora preso
sufficientemente
sul serio il pericolo. Ci sono ancora situazioni dove con la
scusa di fare due passi si fanno assembramenti. Le scappatoie
danneggiano noi stessi e i nostri cari e le persone più
fragili sono gli
anziani. Servono meccanismi di rispetto sistematico delle
misure, senza
non saremo in grado di allentare la diffusione del virus”, ha
detto
Silvio Brusaferro, direttore dell’Iss.

“Bisogna limitare gli spostamenti ma ci sono esigenze che
vanno
assicurate. Non possiamo garantire la spesa a domicilio per
tutti. Sono
state previste limitazioni ad attività lavorative non
essenziali, ma ci
sono una serie di filiere come quelle di alimentari e servizi
pubblici
essenziali, che devono essere garantite. Quelle in atto sono
le misure
massime che si potevano adottare. Dopodiché c’è la chiusura
totale e mi
domando come potremmo sostenerci se non usciamo a fare la
spesa e senza
alimentari nei supermercati?”. L’ha detto il commissario per
l’emergenza
Angelo Borrelli.

“Si sta facendo una corsa contro il tempo e si lavora senza
sosta e
senza tregua. Al momento i numeri al sud sono fronteggiabili
con quanto
abbiamo messo in campo”, ha affermato ancora Borrelli,
rispondendo a una
domanda sulla gestione dei contagi al sud. “Tutte le Regioni
hanno
avviato un programma di potenziamento delle strutture
sanitarie, sulle
terapie intensive si è passati da 5.400 posti letto a circa
7.700 di
oggi – ha aggiunto Borrelli – . E con il commissario Arcuri si
sta
lavorando insieme per potenziare le strutture. Ricordo che
sono stati
potenziati anche altri reparti come pneumatologia e anche
altri
reparti”.

I malati ricoverati in terapia intensiva sono 2.857, 202 in
più rispetto a ieri.
Di questi, 1.093 sono in Lombardia. Dei 42.681 malati
complessivi,
17.708 sono poi ricoverati con sintomi e 22.116 sono quelli in
isolamento domiciliare.

Sono in arrivo per oggi, in Italia, circa 3 milioni di
mascherine.
Lo apprende l’ANSA da fonti della Farnesina che precisano: 1,2
milioni
arriveranno nel pomeriggio dall’Egitto, 40mila dall’India, 1,5
milioni
di pezzi e 100 ventilatori polmonari dalla Cina, mentre dalla
Russia
partiranno circa 1 milione di mascherine. Attività intensa
portata
avanti in stretto coordinamento dal ministero degli Esteri,
della
Difesa, dalla Protezione civile e dal commissario
straordinario Arcuri.
Le stesse fonti spiegano che il materiale sarà recuperato
tramite mezzi
dell’aeronautica militare.

Proteste e conflittualità sindacale nel comparto logistica,
trasporti
e spedizioni, stanno rallentando “la consegna di prodotti di
indispensabile uso” nell’emergenza Coronavirus, come farmaci,
mascherine, camici. Lo evidenzia il Viminale in una direttiva
in
cui invita tutti i prefetti ad attivare le “opportune misure
di
mediazione ovvero di dissuasione, ritenute del caso per
prevenire il
fenomeno”.

Sono una settantina i feretri che questa mattina sono stati
caricati sui camion dell’esercito per essere trasferiti dal
cimitero di
Bergamo in altre zone del Nord, in particolare in Emilia
Romagna per la cremazione. Anche oggi Bergamo assisterà dunque
a un
nuovo, drammatico corteo dei mezzi, come quello della sera del
18 marzo
scorso, con le bare dei propri cari per i quali non è nemmeno
stato
possibile organizzare un funerale, perché le regole per
contrastare la
diffusione del coronavirus li vietano. Cinquanta delle bare
partite in
mattinata da Bergamo arriveranno intorno alle 14 a Ferrara, su
un
convoglio militare, scortato dai carabinieri del radiomobile
dal casello
autostradale. I feretri saranno distribuiti tra la Certosa di
Ferrara e
il cimitero di Copparo.

“È arrivato il momento di fermarci, ma per davvero. Confidiamo
in voi”: è l’appello
firmato dai 243 sindaci dei Comuni Bergamaschi, a partire dal
primo
cittadino di Bergamo Giorgio Gori, inviato al Presidente del
Consiglio
Giuseppe Conte e al governatore lombardo Attilio Fontana. “Al
momento – spiegano – riteniamo che l’adozione di coraggiosi
nuovi
provvedimenti restrittivi possa rappresentare l’unica ed
auspicabile
soluzione per una tragedia che sembra oggi, che i contagi
aumentano
inesorabili, non avere fine”.

Quello di ieri è stato il giorno più duro dall’inizio
dell’emergenza, con 627 nuove vittime in 24 ore, e
un ulteriore giro di vite del governo alle misure restrittive
adottate
ormai due settimane fa in tutta Italia per tentare di
contenere la
diffusione del coronavirus: chiusi da parchi, ville storiche,
aree
giochi per bambini e giardini pubblici, sport consentito ma
solo vicino
casa, stop a qualsiasi attività ludica e ricreativa
all’aperto. E’ il
bollettino di guerra quotidiano ad aver impresso
un’accelerazione alle
scelte dell’esecutivo, che avrebbe voluto attendere almeno il
week end –
domenica scadono infatti le due settimane indicate dagli
scienziati per
vedere se i provvedimenti adottati abbiano prodotto gli
effetti sperati
– prima di intervenire di nuovo. I numeri sono ormai
impressionanti:
nelle ultime 48 ore si sono ammalate 9.150 persone e le
vittime sono
state oltre mille. In tutto il paese ci sono 37.860 uomini,
donne e
bambini con il virus, 2.655 dei quali in terapia intensiva. Ma
non solo:
3.359 malati, poco meno del 10% sono medici; da giovedì sono
aumentati
di 659 unità. E c’è poi una valutazione ‘politica’ che ha
pesato sulle
decisioni: diverse Regioni si erano mosse e continuano a
muoversi
autonomamente, predisponendo misure in ordine sparso. Una
confusione che
non aiuta certo in un momento già complesso. Lo ha
sottolineato anche
il ministro per le Autonomie Francesco Boccia annunciando che
è on line
il bando per reclutare 300 medici da mandare nelle regioni più
colpite e
che già diverse decine hanno dato la loro disponibilità: “le
ordinanze,
se non sono omogeneizzate con le indicazioni dello Stato, non
vanno
fatte. Bisogna aspettare il governo, che dal primo momento sta
lavorando
per omogeneizzare sempre più le misure”.

Dopo le code di venerdì nei supermercati di tutta Italia,
oggi si replica. A Milano, all’esterno dei punti vendita, la
gente ha cominciato a mettersi in fila intorno alle 6.30.
All’Esselunga di via Fuché, una delle più note, la coda si
snoda già per quasi tutto l’isolato, e continuano ad arrivare
persone. Il punto vendita dovrebbe aprire alle 7.30 e chiudere
alle 20. Esselunga, che ha ridotto di poco gli orari, ha
annunciato ingressi prioritari per medici e infermieri.

Sembrano funzionare, a Torino, le nuove misure del governo per
contenere i contagi da coronavirus. Pochissime le persone in
giro questa
mattina, e ancora meno le auto, nei giardini e nei parchi
della città
non si vedono gli assembramenti che nei giorni scorsi avevano
fatto
scattare l’allarme. Deserta la Pellerina, il polmone verde
alla
periferia ovest della città, pattugliata dalle forze
dell’ordine come
anche il Valentino dopo lo stop alle attività all’aria aperta.
Le uniche
code si vedono agli ingressi dei grandi supermercati per
effetto degli
ingressi scaglionati. Per entrare all’U2 di via Pacchiotti
questa
mattina l’attesa è di oltre un’ora.

Ieri le Forze di polizia – indica il Viminale – hanno
controllato 223.633 persone e 9.888 sono state denunciate.
Gli esercizi commerciali controllati sono stati 91.129,
denunciati 104
esercenti e sospesa l’attività di 19 esercizi commerciali. I
10mila
denunciati in un giorno sono un record dall’avvio dei
controlli, l’11
marzo. Salgono così a 1.650.644 le persone controllate dall’11
al 20
marzo: 70.973 quelle denunciate per mancato rispetto degli
ordini
dell’autorità, 1.600 per attestazioni false; 834.661 gli
esercizi
commerciali controllati e 1.977 i titolari denunciati.

“Le terapie intensive della Lombardia non hanno più posti. Il
mio appello alle istituzioni è: chiudere tutto.
Non si può continuare a far circolare le persone”. Lo ha detto
Sergio
Cattaneo, primario di cardiorianimazione degli Spedali Civili.
Pensiero
condiviso anche da Paolo Terragnoli, primario del pronto
soccorso della
Clinica Poliambulanza. “Aumentano sempre più i giovani
contagiati. È
finito il momento di uscire, bisogna stare a casa e va chiuso
tutto”.

Coronavirus: allarme medici
Piemonte, siamo allo stremo

“La situazione è grave e nei prossimi giorni diventerà
drammatica”. Lo scrive l’Ordine dei Medici del Piemonte in una
lettera al governo. “Vi preghiamo di intervenire con urgenza a
supporto della Regione – si legge – per permetterci di
affrontare l’epidemia da Covid-19, che nelle nostre città
prosegue il suo diffondersi con valori esponenziali”. Dopo
l’allarme del governatore Cirio, l’Ordine dei Medici chiede al
governo “di metterci nelle condizioni di poter fare il nostro
lavoro. Siamo allo stremo. Iniziano a scarseggiare i posti
letto in rianimazione e nei reparti: alcuni colleghi sono
disperati”.
      “La situazione è grave: nei prossimi giorni sarà
drammatica”.
    Lo scrive l’Ordine dei Medici del Piemonte in una lettera
al governo. “Vi preghiamo di intervenire         con urgenza a
supporto della Regione per permetterci           di affrontare
l’epidemia da Covid-19, che nelle nostre città   prosegue il suo
diffondersi con valori esponenziali”. Dopo        l’allarme del
governatore Cirio, l’Ordine dei Medici chiede     al governo “di
metterci nelle condizioni di poter fare il       nostro lavoro.
Siamo allo stremo.
     Iniziano a scarseggiare i posti letto in    rianimazione e
nei reparti: alcuni colleghi sono disperati”

Coronavirus: 44 morti in 24h,
giorno più nero per Piemonte

– L’Unità di crisi della Regione Piemonte ha registrato nel
pomeriggio altri 18 decessi di persone positive coronavirus.
Nelle ultime 24 ore, con le 26 vittime della scorsa notte, i
morti sono saliti a 224 rispetto ai 183 di ieri sera. Si
tratta del maggiore incremento dall’inizio dell’emergenza.
    In aumento anche i contagi: sono 3.576 le persone finora
risultate positive al Covid-19, 559 in più rispetto a quelle
accertate fino ieri sera. Le persone in isolamento domiciliare
sono 1.423. Quelle ospedalizzate 1.929, di cui 298 in terapia
intensiva.
I tamponi diagnostici finora eseguiti sono 10.590, di cui
6.387 risultati negativi.

2 arresti per corruzione
La Guardia di Finanza di Torino ha arrestato in flagranza, per
corruzione, un dipendente del Comune di Nichelino, comune
della prima cintura torinese e un dipendente di una ditta di
pulizia con sede nel torinese: stavano “intavolando” una
trattativa per sfruttare l’emergenza “coronavirus”.

Sequestrati 8mila euro in due mazzette, da 5 e 3mila euro, per
le procedure di aggiudicazione di contratti per servizi di
pulizia.

L’operazione, denominata “LINDA”, è stata condotta dai
Finanzieri del Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria Torino
e coordinata dalla locale Procura della Repubblica.

Tra i servizi oggetto delle “trattative”, si annovera, tra
l’altro, anche l’affidamento dell’attività di sanificazione e
disinfezione di immobili del Comune di Nichelino in relazione
all’attuale emergenza sanitaria.

L’operazione che ha portato ai due arresti, scaturisce dalle
indagini nei confronti del dipendente del Comune di Nichelino,
nella sua veste di Presidente della Commissione della “gara
regionale centralizzata per l’affidamento dei servizi di
pulizia di immobili e servizi accessori a ridotto impatto
ambientale per Regione Piemonte”, per presunte irregolarità
mirate ad agevolare un’impresa di pulizie pugliese, presso la
quale, peraltro, aveva già lavorato suo figlio, a tempo
determinato.

L’arresto è stato effettuato nel corso di uno dei molti
controlli della Guardia di Finanza torinese per verificare il
rispetto dei divieti alla circolazione per l’emergenza
Coronavirus.

Il pubblico dipendente tratto in arresto ha anche gestito,
come Responsabile Unico del Procedimento, l’affidamento
temporaneo dei servizi di pulizia al Comune di Nichelino, che
risulta essere stato affidato proprio all’azienda pugliese, in
attesa dell’aggiudicazione definitiva del suddetto appalto
regionale il quale, tra i vari lotti, prevede anche il
servizio di pulizie allo stesso Comune. In tale contesto, si
inserisce la dipendente dell’azienda di pulizie della
provincia torinese la quale, nel ruolo di mediatrice, su
indicazione del suo titolare, amico del titolare dell’azienda
pugliese, ha effettuato la consegna del denaro poi sottoposto
a sequestro.

Il titolare dell’azienda piemontese si è quindi prestato ad
“anticipare” il denaro, attesa l’impossibilità, da parte
dell’impresa pugliese, di inviare a Torino un proprio
“emissario”: impossibilità dovuta proprio all’emergenza
Coronavirus, che ha costretto costui ad interrompere il
viaggio aereo verso il Nord.

L’attività costituisce un’ulteriore testimonianza della
costante attenzione rivolta dalla Guardia di Finanza alla
lotta alla corruzione, che altera le regole della sana
competizione tra imprese, danneggia gli onesti e fa aumentare
i costi dei servizi pubblici, in un momento, tra l’altro, di
particolare emergenza per il Paese.

La   Polizia                    resta            senza
mascherine
Intervista a Elvio Vulcano, portavoce del
sindacato di polizia LeS: Siamo stanchi di
aspettare quanto ci è dovuto.

Sono ormai settimane che le forze di polizia di stato
aspettano i Dispositivi di Protezione Individuali ai qualli
hanno diritto, eppure le forniture tardano ad arrivare ed i
poliziotti continuano a rischiare di mettere a repentaglio la
loro salute senza essere tutelati.

Vi presentiamo le risposte di Elvio Vulcano, il quale si fa
portavoce del sindacato di polizia LeS (Libertà e sicurezza),
illustrandoci la difficile situazione nella quale si trovano
le forze di polizia in questo periodo.

Se non abbiamo capito male, il personale della Polizia di
Stato non ha ancora ricevuto dal Ministero le mascherine per
proteggersi dal Coronavirus?

Esattamente, o meglio, le quantità distribuite sono talmente
scarse che, in effetti, le hanno solo pochissimi colleghi e
colleghe.

Ci spieghi meglio.

“Il presidente Conte lo scorso 14 marzo ha firmato un
documento che fornisce specifici indirizzi per la tutela dei
lavoratori a causa della pandemia in atto. Tuttavia, a monte,
c’è sempre il Testo Unico sulla Sicurezza sul Lavoro, e cioè
il decreto legislativo n. 81 del 2008 che all’articolo 74,
definisce i DPI come una qualsiasi “attrezzatura destinata ad
essere indossata e tenuta dal lavoratore allo scopo di
proteggerlo contro uno o più rischi suscettibili di minacciare
la sicurezza o la salute durante il lavoro”.”

“Cosa rischia il datore di lavoro se non fornisce guanti e
mascherine al dipendente?”
R.: “Nel caso in cui venisse accertata l’omissione, il datore
di lavoro rischia la reclusione da due a quattro mesi e
un’ammenda dai 1.644 ai 6.576 euro o procedimenti penali se,
da una inadempienza, dovesse derivare un danno più o meno
grave come un infortunio o la morte. Però sino ad ora la
legge, malgrado i nostri appelli ai vertici della Polizia di
Stato, non è stata rispettata in toto o in parte, o
volutamente elusa.”

Forse perché i DPI, come ha detto lei, non sono stati forniti
a tutti i poliziotti?

“Esattamente, infatti i DPI sono stati dati solo ad alcuni e,
giustamente, dico io, è stato prioritario fornirli al
personale delle Volanti, ma pur avendo fatto una scelta
restrittiva, i dispositivi sono stati forniti solo a macchia
di leopardo sul territorio nazionale. Oltretutto, per esempio,
le mascherine, sono state date una ad operatore, ma non una al
giorno, una e basta, con la raccomandazione di usarla solo in
caso di necessità. Non vogliamo le mascherine prima degli
operatori sanitari, ma ci chiediamo perché si deve arrivare
alla necessità di stabilire delle priorità e quali sono i
criteri per queste priorità, visto che anche medici ed
operatori del 118 hanno perso la vita, per soccorrere le
persone. E noi poliziotti svolgiamo un servizio di enorme
importanza per la collettività e non è giusto che dobbiamo
correre altri rischi, oltre quelli che normalmente corriamo”

Vista la penuria, come dovrebbero       usare   questa   unica
mascherina i suoi colleghi?

“Il personale operante deve prima essere in grado di valutare
se la situazione che deve fronteggiare richiede l’uso dei DPI,
poi indossare i dispositivi e procedere all’intervento.”

E se, in questo frattempo, ad esempio, il ladro o lo
scippatore o il rapinatore o il violentatore fugge?

“E’ esattamente quello che potrebbe accadere. Ci troveremmo
davanti ad una situazione paradossale ed abnorme, con colleghi
e colleghe che, per non rischiare una sanzione disciplinare,
devono rischiare la salute, procedendo ad arresti che, spesso,
richiedono colluttazioni o, comunque contatti estremamente
ravvicinati con i malviventi, senza aver indossato alcun
dispositivo di protezione o, nel migliore dei casi, avendo
indossato dispositivi ormai inservibili”.

Se l’operatore di polizia si dovesse contagiare?

“Altra situazione paradossale perché il datore di lavoro ne
uscirebbe pulito, senza rischiare nulla, avendo fornito i DPI,
mentre la responsabilità ricadrebbe sul poliziotto che non ha
indossato la mascherina. Siamo consapevoli che il problema è
che le mascherine sono introvabili, ma ci chiediamo: chi
gestisce le forze dell’ordine non doveva prevedere uno
scenario del genere? Le epidemie ci sono sempre state e si
ripetono in maniera quasi cadenzata, basti pensare al colera
di Napoli nel 1973, alla SARS nel 2003 o al virus N1-H1 nel
2009! Chi ha sbagliato, continuando a sottovalutare scenari
periodici, forse è giusto che paghi!”.

Si spieghi meglio.

“Come LeS, stiamo valutando se non sia il caso di procedere
con la denuncia al nostro datore di lavoro, ovvero il soggetto
che ha l’obbligo giuridico di valutare i rischi e di
provvedere di conseguenza alla prevenzione e alla protezione
dei lavoratori che da lui dipendono, che, nel nostro caso,
sono i Questori, i Direttori d’Istituti di formazione, etc.”.
Che dire? Uno scenario certamente non simpatico e speriamo
che, dopo il provvedimento firmato da Conte, alle forze
dell’ordine i DPI siano forniti prima della prossima epidemia!

Che dire? Uno scenario certamente non simpatico e speriamo
che, dopo il provvedimento firmato da Conte, alle forze
dell’ordine i DPI siano forniti prima della prossima epidemia!

Ufficio Stampa Segreteria Nazionale.

Roma, 16/03/2020

Coronavirus:                           modulo            di
autocertificazione           per    gli
spostamenti

Anche    se   l’Italia   è   un   «paese
bloccato»ormai diventato zona rossa, i
cittadini potranno continuare a spostarsi
per lavoro, salute o necessità. Basta
compilare                        l’ormai
celebre autodichiarazione, un modulo già
predisposto per l’istituzione della zona
arancione in Lombardia e altre 14
province e ora in via di estensione
all’intero paese. Il nuovo testo,
utilizzabile in tutta Italia, è stato
diramato il 10 marzo. In breve, si tratta
di un documento che certifica perché un
cittadino si sta muovendo nonostante le
limitazioni fissate dalle autorità e la
raccomandazione a rimanere a casa il più
possibile. qui di seguito è possibile
scaricarlo:

https://www.interno.gov.it/sites/default/
files/allegati/modulo_autodichiarazione_1
0.3.2020.pdf
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