RASSEGNA STAMPA CGIL FVG - giovedì 27 giugno 2019

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RASSEGNA STAMPA CGIL FVG – giovedì 27 giugno 2019

(Gli articoli di questa rassegna, dedicata prevalentemente ad argomenti locali di carattere economico e sindacale, sono
scaricati dal sito internet dei quotidiani indicati. La Cgil Fvg declina ogni responsabilità per i loro contenuti)

ATTUALITÀ, ECONOMIA, REGIONE (pag. 2)
Paghe e benefit ai comunali, ora l'assessore apre a tutti (M. Veneto)
Personale all'osso. Reddito e quota 100 mandano in tilt gli uffici dell'Inps (M. Veneto)
Addio al Personale. Il mini rimpasto "scippa" a Callari la delega di peso (Piccolo)
Pil Nordest come la Germania. Ma in regione è crescita bloccata (Piccolo)
Appello a Fedriga: «Rimetta lo striscione» (Piccolo)
CRONACHE LOCALI (pag. 7)
Porti regionali e logistica: se ne parla in sala Valduga (M. Veneto Udine)
Riccardi accelera sull'ospedale: punto nascita attivo da agosto (M. Veneto Udine, 2 articoli)
Stop produttivo alla Savio. Si ricorrerà alle ferie e alla cassa integrazione (M. Veneto Pn)
Carenza di personale al Cro. Mancano diciotto infermieri (M. Veneto Pordenone)
Siap, troppo caldo in fabbrica. Trovato l'accordo innovativo (M. Veneto Pordenone)
Dal confine provinciale a Orcenico. Un by-pass per guarire la Pontebbana (Gazzettino Pn)
Ospedale, Zuzzi: «Politica e sindacati assenti» (Gazzettino Pordenone)
La proposta della Lega: «Congelare Tari e Imu ai dipendenti del Mercatone Uno» (M. Veneto Pn)
È cassa integrazione a Ronchi per 115 dipendenti della Mw-Fep (Picolo Go-Monf)
Assalto all'A2A di Legambiente. Rosmann: «Diventi tutto porto» (Piccolo Go-Monf)
Arriva l'ok ministeriale, riparte l'iter per il tram (Piccolo Trieste)
Decreto sicurezza e diritti degli immigrati in prima commissione (Piccolo Trieste)

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ATTUALITÀ, ECONOMIA, REGIONE

Paghe e benefit ai comunali, ora l'assessore apre a tutti (M. Veneto)
Maura Delle Case - «Più che i panni dell'assessore, Sebastiano Callari sembra vestire quelli del sindacalista».
Commenta con una battuta Orietta Olivo, segretaria regionale di Fp Cgil, l'annuncio dell'assessore alla
Funzione pubblica di voler equiparare gli stipendi dei dipendenti comunali a quelli dei colleghi regionali
estendendo ai primi il fondo sociale che i secondi già hanno.«È da tempo che lo chiediamo all'Anci - rilancia
Olivo - ma la risposta è stata sempre la stessa». Niet. Ora i tempi sembrano infine maturi perché invece la
richiesta venga accolta. A patto che valga per tutti. «Non per i soli nuovi assunti, ma per l'intera platea dei
dipendenti comunali» precisa il segretario regionale di Fp Cisl, Massimo Bevilacqua, reduce da un incontro
con l'assessore durante il quale Callari ha confermato la disponibilità. «L'intenzione - ha detto l'assessore - è
quella di assumere i nuovi dipendenti comunali con lo stesso stipendio dei regionali e a ruota di adeguare
anche quello dei dipendenti già al lavoro». Stessi emolumenti dunque per tutti: vecchi e nuovi. L'intenzione
dovrà ora essere certificata dal contratto del Comparto unico, scaduto a dicembre 2018 e prossimo all'avvio
delle trattative. Sarà quello il tavolo al quale si giocherà la partita della parificazione. «Lavoreremo per
arrivarci» rilancia Olivo ricordando che a oggi la differenza, di circa il 40%, è concentrata sul salario
aggiuntivo mentre tabellare e produttività sono già gli stessi. Ballano dai 300 ai mille e 500 euro in più
all'anno a seconda della categoria e del livello contrattuale. Altra partita è quella del welfare aziendale. Ai
dipendenti in forze alla Regione viene erogato attraverso il fondo sociale che prevede tutta una serie di
contributi, dalle protesi dentarie agli occhiali, dai libri di testo ai prestiti personali al mutuo per la casa.
Callari intende far sì che quei benefit vengano estesi anche ai dipendenti degli enti locali e il sindacato
esulta, dopo anni di richieste rispedite al mittente dall'Anci. Anzitutto per mancanza di risorse. Argomento
che, al netto delle buone intenzioni dell'assessore, resta. «Chi mette i soldi visto che i Comuni, a differenza
della Regione, non ne hanno? Non pensino di trovarli all'interno delle future risorse del rinnovo
contrattuale» mette in guardia Olivo. Per Bevilacqua la risposta sta nei diversi milioni di euro risparmiati
dagli enti locali nei 10 anni di vacanza contrattuale. «Con quelli - dichiara il leader cislino di Fp - il welfare
avrebbero già potuto farlo. Noi siamo favorevolissimi perché sempre più si parla e si dovrà parlare in futuro
di welfare aziendale per i lavoratori, di soldi non tassati che finiscono in tasca ai dipendenti. Ne parleremo
al tavolo con la delegazione trattante, contando di avviare la trattativa per il rinnovo in tempi brevi».
Stando al programma dell'assessore entro l'estate.

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Personale all'osso. Reddito e quota 100 mandano in tilt gli uffici dell'Inps (M. Veneto)
Maura Delle Case - Sono pochi e sempre più esposti i dipendenti dell'Inps in Friuli Venezia Giulia. Lo ha
denunciato Confintesa Cisal ieri a Udine nel corso dell'assemblea regionale dei dipendenti dell'Istituto
ospitata in Camera di commercio. «Reddito di cittadinanza e quota 100 hanno aumentato il carico di lavoro
del 50% sulle sedi provinciali e territoriali dove siamo sotto organico di una sessantina di persone» ha fatto
sapere la segretaria regionale di Confintesa Cisal, Raffaella Palmisciano. A sentire la sindacalista i
dipendenti dell'Inps non soltanto sono pochi, ma sono sempre più preda dei malumori dell'utenza. «La
gente che arriva agli sportelli è incattivita, aggressiva, il personale non si sente sicuro, anche perché nei
centri operativi non c'è vigilanza e diverse volte i colleghi sono stati costretti a chiamare la polizia» ha
riferito ancora Palmisciano aggiungendo che gli episodi di tensione sono andati moltiplicandosi da quando è
stato introdotto il Reddito di cittadinanza. «Di fronte ai conti, spesso gli utenti sono scontenti. Il nostro
simulatore non è perfetto, ci costringe a fare tutto Isee alla mano e così i tempi si allungano. La situazione
ormai è ingestibile».Al lavoro tra le sedi provinciali e i centri operativi - ce ne sono a Codroipo, Cividale,
Cervignano, Tolmezzo, Spilimbergo e Monfalcone - l'Inps conta in Fvg 539 dipendenti, 26 in meno rispetto a
un anno fa e una sessantina in meno rispetto al fabbisogno. Il gap doveva essere colmato dal concorso
indetto a livello nazionale che tra luglio e fine anno porterà all'assunzione di 3 mila 507 persone. Una
boccata d'ossigeno che toccherà il Friuli Venezia Giulia soltanto marginalmente. Il riparto dei nuovi assunti
destina infatti alla regione appena 20 unità: quattro a Pordenone, otto a Udine e altrettante a Gorizia. «Una
decisione scandalosa - ha tuonato la sindacalista -. Siamo contenti che finalmente la governance si occupi
della carenza di personale, ma questa ripartizione e i criteri con i quali è stata realizzata sono
inaccettabili».Numeri alla mano, al Veneto vanno 290 dipendenti a fronte di un decremento nell'ultimo
anno di 74 unità, alla Lombardia ne vanno 612 contro 144 unità in meno rispetto a giugno 2018, 44 ne
vanno al Trentino Alto Adige che ha perso nei passati 12 mesi 27 unità di personale. E in Friuli Venezia
Giulia, che ha contato 26 pensionamenti nell'arco dell'ultimo anno, i dipendenti in arrivo sono solo 20.
Insufficienti a colmare l'attuale gap che alla luce dei prossimi pensionamenti è anzi destinato a peggiorare.
Parola del segretario nazionale di Confintesa Cisal, Ignazio d'Angelo, reduce da due giorni in regione
trascorsi a cercare di mettere a punto una strategia. «Hanno portato questa regione alla catastrofe, mentre
perdevamo personale ci venivano affidati nuovi servizi. Il risultato è che ora non siamo più in grado di
reggere» ha denunciato attaccando la divisione delle risorse in arrivo: «Non si capisce come sia stata
realizzata e questo andremo a dirlo a Roma. Anzitutto condivideremo il documento elaborato oggi con le
altre organizzazioni sindacali della regione, quindi, entro settembre, andremo in delegazione dal presidente
Tridico per illustrargli qual è la situazione e pretendere una soluzione».

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Addio al Personale. Il mini rimpasto "scippa" a Callari la delega di peso (Piccolo)
Diego D'Amelio - Troppi provvedimenti sgraditi ai dipendenti e (forse soprattutto) agli alti dirigenti. E così
dopo mesi di polemiche interne al palazzo, il presidente Massimiliano Fedriga si avvia a privare l'assessore
Sabastiano Callari della delega alla Funzione pubblica. Si tratta del passaggio più significativo di un mini
rimpasto di deleghe che il governatore ha in mente per fine luglio, in concomitanza col rinnovo degli
incarichi dei direttori centrali, ovvero il vertice della macchina burocratica della Regione. Come annunciato
a inizio mandato, i funzionari apicali hanno ricevuto un'investitura di un solo anno e dopo il rodaggio
saranno confermati o ruotati fino a fine legislatura. Lo schema finale sta solo nella testa di Fedriga, ma pare
quasi certa la sua volontà di spostare il governo del personale sotto l'assessore Pierpaolo Roberti, che
assumerà così un peso sempre più consistente in giunta. A parziale ricompensa Callari otterrà la delega alla
Centrale unica di committenza, ovvero la gestione dell'approvvigionamento di beni e servizi da parte della
Regione attraverso gare che possono superare il centinaio di milioni. Il nuovo pacchetto di Callari si
completerà con il Patrimonio, cioè la gestione delle sedi della Regione: incombenza che oggi spetta a
Barbara Zilli e che da tempo è abbinata al Bilancio. Nell'esecutivo assicurano che il rimpastino è legato da
una parte alla necessità di armonizzare gli incarichi degli assessori con l'organigramma definitivo dei
direttori e dall'altra alla volontà di creare un assessorato rivolto all'interno e incaricato di occuparsi di
edifici regionali, approvvigionamenti e servizi informatici. Callari manterrà infatti anche il timone di questi
ultimi, pur non essendo riuscito a difendere la posizione del presidente di Insiel Simone Puksic. L'assessore
paga la scelta di difendere fino all'ultimo la linea dura impostata sul personale dal direttore Francesco
Forte, che però ha appena dovuto far marcia indietro sull'ultima circolare dedicata alle uscite dei
dipendenti per prestazioni sanitarie, che Forte voleva fossero autorizzate dai dirigenti e che i sindacati
hanno preteso dovessero essere soltanto comunicate. Il mini rimpasto finisce qui e tramonta l'ipotesi di
un'uscita di scena dell'assessore alla Cultura Tiziana Gibelli. Fedriga non avrebbe visto male la sua
sostituzione ma, pur non particolarmente gradita anche all'interno di Forza Italia, la rossa lombarda
rappresenta per gli azzurri l'unica garanzia di mantenere un secondo posto in giunta oltre a quello del
vicepresidente Riccardo Riccardi. Dopo il deludente risultato elettorale raccolto dagli azzurri, l'eventuale
rinuncia di Gibelli non garantirebbe infatti una sostituzione in quota berlusconiana. E rimanendo in ambito
forzista, nei corridoi circola una voce che avrebbe del clamoroso e che vorrebbe proprio Riccardi incerto
sull'opportunità di rimanere in giunta per l'intera legislatura. Il vicepresidente avrebbe accennato a Fedriga
la volontà di concludere entro l'anno la parte di programmazione della riforma sanitaria, per poi tornare
alla professione e dunque a un ruolo di punta all'interno di Autovie Venete o di altre realtà pubbliche
operanti nel campo delle infrastrutture. Riccardi ha già manifestato tentazioni di addio nei mesi scorsi,
anche a causa del fuoco amico sparato dagli stessi azzurri nei confronti della scelta di tenere unite sanità
ospedaliera e territoriale. La notizia va incontro a conferme e smentite, ma il pettegolezzo è insistente. A
deporre a favore di simile opzione, potrebbero esserci la consapevolezza di non poter più giocare in futuro
la partita della presidenza della Regione e il disagio rispetto al quadro politico odierno, con Riccardi che da
tempo viene criticato nel suo partito, per essersi ritagliato un profilo da amministratore puro, mettendo da
parte la politica. Ma proprio la politica potrebbe motivare la permanenza in giunta: la poltrona di vice è
infatti collocazione ottimale per attendere gli sviluppi del quadro nazionale e comprendere quale ruolo sarà
possibile giocare nell'area moderata del centrodestra, dove Forza Italia è entrata in una fase di
ripensamento e riorganizzazione. Con un profilo a metà strada fra il politico e il tecnico, Riccardi non è
peraltro nuovo a situazioni del genere e ai tempi della giunta Tondo tenne banco per anni il suo possibile
spostamento dall'assessorato alle Infrastrutture alla guida di Friulia. Ma stavolta, dice l'interessato, «la
questione non è all'ordine del giorno».

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Pil Nordest come la Germania. Ma in regione è crescita bloccata (Piccolo)
Piercarlo Fiumanò - Il Nordest cresce come la Germania. La vecchia locomotiva d'Italia si è rimessa in
marcia? Non come ai bei tempi. Ma nel 2018 il Pil triveneto ha segnato comunque un aumento staccando il
resto d'Italia (+1,4%). Nord-Ovest e Centro sono più in sintonia con la realtà di un Paese che cresce di uno
zero virgola (+0,9%). Il rapporto emerge dalla fotografia dell'Istat che rappresenta una crescita
«disomogenea sul territorio» e comunque rappresenta un'Italia spaccata in due. L'occupazione (misurata in
termini di numero di occupati), che a livello nazionale è aumentata dello 0,9%, presenta a livello territoriale
dinamiche «più omogenee rispetto a quelle del Prodotto interno lordo», osserva l'Istat. I segnali di ripresa
riguardano «l'industria in senso stretto (+3,2%)». Performance «modesta» nel Mezzogiorno (+0,4%),
nonostante il risultato positivo delle costruzioni (+4,1%).«La dinamica particolarmente sostenuta del Pil del
Nordest rispetto alla media italiana conferma una maggiore sintonia con i ritmi di crescita europei»,
sottolinea Alessandro Russo, ricercatore Ires-Fvg. Una crescita dell'1,4% è ad esempio lo stesso risultato
ottenuto dalla Germania (sempre nel 2018): «Questo incremento è stato favorito sicuramente dal buon
andamento della domanda estera, con un export che nel 2018 è aumentato del +4,3% nel Nordest nel suo
complesso e del +5,9% in Friuli Venezia Giulia».Ma è stata una ripresa interrotta soprattutto sul fronte delle
vendite all'estero. Mentre il Nordest ha cercato di muovere le leve della sua industria, il Friuli Venezia Giulia
dopo un discreto 2018 ha accusato un brusco rallentamento: «Bisogna infatti ricordare -sottolinea Russo- la
frenata registrata nella seconda parte dell'anno scorso e all'inizio del 2019, che nella nostra regione si è
tradotta in tre trimestri consecutivi di diminuzione tendenziale delle vendite estere delle imprese». Russo
rileva che nell'ultima parte del 2018 si è interrotta infatti una fase espansiva dell'occupazione che durava da
quasi quattro anni: «I dati più recenti mostrano addirittura un calo tendenziale nel primo trimestre del
2019, unico caso tra le regioni del Nordest».Le vendite estere delle imprese del Friuli Venezia Giulia nel
primo trimestre del 2019, pari a 3,6 miliardi di euro, sono infatti calate del 3,2%. Si è trattato del terzo
trimestre consecutivo in rosso che ha interrotto una lunga serie espansiva. La contrazione ha riguardato
soprattutto il settore della cantieristica navale, caratterizzato da una forte variabilità dell'export nel tempo.
Ma i segnali sono apparsi preoccupanti come in quel 2012 quando l'export regionale bruciò quasi 1 miliardo
di giro d'affari per poi riprendere a crescere solo nel 2014. Questi risultati si inseriscono -affermano gli
esperti dell'Ires- in un quadro più ampio di difficoltà dell'economia. Trainato principalmente dall'Emilia
Romagna (+5%), mentre la crescita in Veneto (+1,4%) e Trentino Alto Adige (+0,6%) è stata molto più
contenuta. La crescita del Fvg invece si è bruscamente arrestata.

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Appello a Fedriga: «Rimetta lo striscione» (Piccolo)
Lilli Goriup - Il mondo dell'associazionismo si mobilita e chiede al governatore Massimiliano Fedriga «di
stare dalla parte di chi chiede verità e giustizia».A farsi promotrice delle istanze rappresentate
simbolicamente dallo striscione di Giulio Regeni è la Fondazione Luchetta Ota D'Angelo Hrovatin, che ieri in
conferenza stampa ha lanciato un appello al quale hanno già aderito oltre una ventina di realtà regionali,
per chiedere al presidente della Regione di ripristinare la presenza dello striscione giallo sulla sede della
giunta. Amnesty Fvg ha inoltre annunciato che a questo scopo organizzerà una manifestazione, la prossima
settimana a Trieste. Malgrado le proteste, all'interno del cui coro le associazioni rappresentano soltanto
una delle numerose voci che si sono fatte sentire in questi giorni, Fedriga ribadisce tuttavia «con forza» la
linea scelta dall'amministrazione regionale che nei giorni scorsi ha fatto rimuovere lo striscione giallo per
Regeni dalla facciata del palazzo della giunta di piazza Unità d'Italia.In conferenza stampa Daniela Schifani-
Corfini Luchetta, presidente della Fondazione (che nel 2016 assegnò un riconoscimento alla memoria di
Regeni durante il Premio giornalistico Marco Luchetta) ha dichiarato: «La richiesta di verità per Giulio
Regeni non è una battaglia con connotazione di destra o di sinistra, né vogliamo che lo diventi. Si tratta
invece di una presa di posizione di civiltà, contro la menzogna e la prepotenza. Da quando Giulio è stato
ucciso, più di tre anni fa, le richieste di collaborazione giudiziaria del nostro Paese nei confronti dell'Egitto
non sono mai state prese seriamente in considerazione. Ammainare lo striscione di Giulio è pertanto un
grave gesto simbolico: la rinuncia a chiedere giustizia», ha sottolineato ricordando come proprio lo
striscione sia un simbolo. «L'Italia purtroppo è piena di misteri irrisolti - ha proseguito Luchetta -. È il caso
non solo di Regeni ma anche di Miran Hrovatin (l'operatore televisivo triestino ucciso a Mogadiscio assieme
alla giornalista Rai Ilaria Alpi, ndr), rimanendo da queste parti. Affinché quello subito da Regeni non
rimanga l'ennesimo crimine impunito, sarebbe bene ricordare che i palazzi istituzionali non appartengono a
chi momentaneamente li occupa, bensì ai cittadini, e che Regeni era un cittadino di questa regione.
Chiediamo pertanto al presidente Fedriga di riappendere lo striscione giallo sulla sede della Regione e di
rispettare quel simbolo per tutto il tempo necessario a ottenere l'effettiva collaborazione del
Cairo».Giuliano Prandini, di Amnesty Fvg, ha poi annunciato che «tra una settimana si terrà una
manifestazione, organizzata da noi assieme al Liceo Petrarca», dove Regeni studiò. Le modalità e i luoghi
saranno resi noti a breve. «Non ci saranno simboli di partito: la verità - ha proseguito Prandini - non è né di
destra né di sinistra. Quella di Fedriga è stata la decisione sbagliata al momento sbagliato, presa mentre le
autorità egiziane rilanciano la tesi del delitto di criminalità comune, su Giulio. Intanto in Egitto continuano a
essere rapite dalle tre alle quattro persone al giorno».Lungo, come si diceva, l'elenco delle realtà che hanno
aderito all'appello: oltre a quelle già citate ci sono anche Articolo 21, il centro Balducci di Zugliano,
Bisiachinbici, la ciclostaffetta per Giulio Regeni, il collettivo WithGiulio, Ritorno al futuro-società aperta
Trieste, il comitato Danilo Dolci, le comunità di Sant'Egidio e di San Martino al Campo. L'elenco continua
con Ics-Ufficio rifugiati onlus, Insieme per l'Europa, Leali delle Notizie, Libera Fvg, Tenda per la pace e i
diritti, Trieste recupera, Ucsi Fvg, Un'altra città e, ancora, il coordinamento regionale delle botteghe del
commercio equo e solidale.Da tutte queste sigle, come si legge in una nota, arriva l'osservazione che «se
polemica politica c'è stata, come denuncia il presidente Fedriga», c'è una «comunità che ora più che mai ha
bisogno di avere a fianco le istituzioni che la rappresentano. E chiediamo il perché dell'attuale scelta di
campo», un "perché" che è apparso ieri anche su uno striscione giallo esposto in occasione della conferenza
stampa.-

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CRONACHE LOCALI

Porti regionali e logistica: se ne parla in sala Valduga (M. Veneto Udine)
Le grandi opere, il presente e il futuro dei porti regionali, la logistica: saranno questi i temi trattati oggi nel
corso del dibattito pubblico organizzato dalla Cgil nella sede della Camera di Commercio (sala Valduga) a
partire dalle 9.15. Insieme al segretario regionale Villiam Pezzetta, ci sarà il governatore del Fvg
Massimiliano Fedriga, chiamato a dare delle risposte alle sollecitazioni del sindacato. Interverranno poi
Alessandro Genovesi e Stefano Malorgio, segretari generali Cgil dei sindacati nazionali degli edili e dei
trasporti, Maurizio Maresca, ordinario di diritto internazionale all'Università di Udine, nonché ex presidente
dell'Autorità portuale di Trieste, e il vicepresidente nazionale dell'Ance Piero Petrucco. I lavori saranno
conclusi da Vincenzo Colla, vicesegretario generale della Cgil nazionale.

Riccardi accelera sull'ospedale: punto nascita attivo da agosto (M. Veneto Udine)
Paola Mauro - Fra poco più di un mese si tornerà a nascere a Latisana. Il trasferimento delle funzioni
dall'ospedale di Palmanova a quello di Latisana avverrà entro la prima metà di agosto, come annunciato ieri
mattina, durante i lavori del consiglio regionale, dal vice governatore Riccardo Riccardi che ha definito
«urgente l'operazione di trasferimento» decisa una settimana fa dalla giunta regionale con un
emendamento proposto durante l'illustrazione al disegno di legge 54, Ddl votato due giorni fa. «La
situazione dell'organico medico è estremamente critica - ha sottolineato l'assessore alla salute -, i turni già
predisposti fino al 15 giugno sono stati dapprima prorogati fino al 30 e ora fino al 15 luglio, con un notevole
sforzo dei medici in servizio che svolgono orario aggiuntivo. Con il periodo estivo e la maggior frequenza
turistica, unitamente alla necessità di garantire le ferie agli operatori in servizio, la situazione è destinata a
esprimere una complessità gestionale aggiuntiva», ha detto Riccardi rispondendo a una precisa
interrogazione del consigliere Diego Moretti (Pd) per conoscere i tempi di chiusura del punto nascita di
Palmanova e il conseguente trasferimento della funzione a Latisana.Riccardi sarà a Latisana il prossimo 11
luglio nell'ambito di un consiglio comunale "aperto" durante il quale darà ampia illustrazione del percorso
che porterà a riattivare il punto nascita e del ruolo di ospedale per le emergenze-urgenze assegnato al
presidio cittadino.Quanto al trasferimento del punto nascita il consigliere Moretti ha parlato di «chiarezza e
certezza del rispetto dei tempi», per la sicurezza del percorso nascita che interessa centinaia di famiglie e
mamme, oltre agli operatori sanitari. «Il nostro auspicio è che tutto avvenga nella massima sicurezza e con
l'impegno a rafforzare le strutture esistenti seppur nell'ambito della riorganizzazione delle funzioni. Non ci
interessa aizzare i territori uno contro l'altro, ma che il sistema funzioni».Soddisfazione per la tempistica
annunciata da parte di Riccardi è stata espressa dalla consigliera regionale della Lega, Maddalena
Spagnolo.Martedì sera, intanto, a Latisana si sono svolti due diversi incontri per parlare delle nuove
funzioni assegnate all'ospedale cittadino: il segretario regionale del Pd, Cristiano Shaurli, e la consigliera
regionale Mariagrazia Santoro hanno incontrato gli esponenti locali del Pd, assieme a cittadini e
amministratori del territorio, ai quali è stata garantita la «massima attenzione sul percorso messo in atto a
partire dalla sicurezza di mamme e bambini» e il comitato per l'ospedale e nascere a Latisana con il
consigliere regionale Andrea Ussai (M5S) ha spiegato a una platea di un'ottantina di persone il ruolo dei
due ospedali della Bassa Friulana.
L'allarme di Martines: «Una super struttura? I medici scapperanno»
testo non disponibile

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Stop produttivo alla Savio. Si ricorrerà alle ferie e alla cassa integrazione (M. Veneto Pn)
Giulia SacchiDomani e lunedì stop produttivo alla Savio macchine tessili di Pordenone, azienda che dà
lavoro a 423 addetti, di cui 75 in esubero: le due giornate saranno coperte rispettivamente con ferie e cassa
integrazione. All'orizzonte altre fermate collettive, che prevedono l'utilizzo dell'ammortizzatore sociale: le
ipotesi parlano di una settimana tra fine luglio e inizio agosto. La necessità degli stop era stata prospettata
già a inizio mese: la conferma è avvenuta nel corso dell'incontro di ieri tra le organizzazioni sindacali di Fim,
Fiom e Uilm, le Rsu e i vertici dell'impresa. Alla base del ricorso agli ammortizzatori sociali il calo degli
ordini, legato anche alla crisi internazionale delle macchine tessili. Ma non soltanto Savio ricorre a tale
salvagente: anche le aziende che gravitano attorno a questa realtà arrancano e si stanno servendo della
cassa già da inizio anno. Piccole e medie imprese dell'indotto per le quali il sindacalista di Fim Cisl Gianni
Piccinin ha espresso preoccupazione. «Mi preoccupa molto la situazione delle piccole e medie realtà
produttive che gravitano attorno alla Savio - ha commentato -. Alcune stanno facendo ricorso alla cassa da
inizio anno e non soltanto per alcune giornate, come nel caso dell'azienda di macchine tessili, ma per
settimane. Un quadro che non è positivo e che incute timore. Come sindacati, comunque, stiamo tenendo
monitorata la situazione».Quanto a Savio, «la contrazione del mercato è evidente e si farà sentire in
particolare a luglio - ha aggiunto Piccinin -. Intanto sono state fissate due giornate di stop produttivo, nelle
prossime settimane ci aggiorneremo sul da farsi per la fine del mese prossimo». Rispetto alle eccedenze, a
maggio è stato siglato un accordo da impresa e sindacati per l'uscita volontaria di maestranze dallo
stabilimento, valido sino al 30 settembre. Nel caso in cui la questione eccedenze non venisse risolta in
quattro mesi, comunque, si valuteranno nuovi percorsi. La fetta maggiore degli esuberi interessa il reparto
impiegatizio: una cinquantina di figure, tra l'altro, è vicina alla pensione. La revisione operata da Savio ha
diversi obiettivi, tra cui l'aumento dell'efficienza produttiva e il taglio delle spese fisse, anche per liberare
disponibilità economiche da destinare a ricerca e investimenti, così da rendere la storica impresa
competitiva sul mercato interno e su quello internazionale. I progetti che riguardano organizzazione del
lavoro, snellimento delle procedure interne, affinamento della nuova piattaforma informatica e i piani che
guardano all'industria 4.0 determinano 75 eccedenze in diversi settori, tra i quali il sales & marketing.

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Carenza di personale al Cro. Mancano diciotto infermieri (M. Veneto Pordenone)
Estate senza personale al Cro di Aviano: il Nursind dichiara che la situazione è insostenibile e annuncia che il
caso potrebbe sbarcare in Prefettura. «Il quadro è allarmante in primis in chirurgia - ha sottolineato il
segretario del Nursind Gianluca Altavilla -. Se la situazione non si sblocca, faremo approdare il caso sul
tavolo del prefetto». Secondo il sindacato degli infermieri, più passa il tempo e più la situazione è disastrosa
al Cro, struttura di riferimento non soltanto a livello nazionale: mancano all'appello 18 infermieri. Altavilla
ha messo in evidenza che «la delibera della pianta organica di agosto 2018 prevedeva 197 infermieri, ma,
da piano aziendale, si è ora scesi a 171 al 31 dicembre 2019». La situazione più preoccupante è quella che
riguarda la chirurgia, dal momento che si lavora al di sotto dei minimi assistenziali ormai da mesi: dei
quattro infermieri previsti la mattina, ce ne sono solamente tre. «Si pensi poi alla medicina, dove, per la
carenza di Oss (operatori socio-sanitari), gli infermieri devono coprire il turno notturno. Anche se
demansionati, garantiscono, comunque, i ricoveri programmati dall'attività dell'istituto - ha sottolineato
Altavilla -. Pure nel reparto del trapianto di midollo osseo manca un infermiere e siamo in un contesto in cui
l'attività è in netto aumento, come dimostrano i trattamenti chemioterapici».A questa situazione si
aggiungono le malattie provocate dallo stress lavorativo, la carenza delle sostituzioni delle maternità e il
godimento da parte della maggioranza dei lavoratori di due sole settimane di ferie estive anziché delle tre
previste dal contratto. «Più volte è stata segnalata la problematica alla direzione, proponendo l'utilizzo
della graduatoria a tempo determinato di Trieste, considerato il fatto che la graduatoria dell'avviso a tempo
determinato da predisporre in collaborazione con Aas 5 di Pordenone non sarà pronta prima dell'autunno -
ha concluso il sindacalista del Nursind -. Gli infermieri e gli operatori sanitari stanno facendo notevoli
sacrifici. Bisogna tenere conto, però, di un aspetto importante: il personale non può ammalarsi per il lavoro
o rischiare di incorrere in errori clinici. Il Cro è un ambiente delicato nel quale è difficile lavorare sia per il
coinvolgimento emotivo sia per la complessità assistenziale».Da qui la necessità di un intervento rapido.
Altavilla è chiaro: «O si risolve la situazione di criticità o sarà necessario fare sbarcare il caso in Prefettura».
Quanto alle urgenze di assunzione, il sindacalista snocciola i numeri: in chirurgia cinque infermieri e
altrettanti Oss, in medicina tre infermieri e quattro Oss, nel reparto di trapianto osseo un infermiere e due
in piastra chemioterapica.

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Siap, troppo caldo in fabbrica. Trovato l'accordo innovativo (M. Veneto Pordenone)
Giulia Sacchi - Accordo alla Siap di Maniago per combattere il caldo in fabbrica: tra gli elementi di novità,
come hanno riferito i sindacati di Fim, Fiom e Uilm, figura la gestione dei momenti di ristoro. Mentre sinora
serviva l'ok dei capi, ora gli oltre 400 lavoratori potranno decidere in autonomia: c'è, infatti, il via libera dei
vertici aziendali a questa nuova modalità.Cos'altro prevede l'intesa raggiunta nel corso dell'incontro tra le
organizzazioni sindacali, le rsu di stabilimento e l'impresa? La tematica del cosiddetto "microclima" viene
affrontata con due tipologie di interventi: da una parte le attività strutturali e dall'altra quelle contingenti-
d'emergenza. Le prime contemplano l'installazione di otto estrattori di aria calda nelle zone di maggiore
disagio, il noleggio di condizionatori portatili industriali (otto sono già stati installati) e l'acquisto di
ventilatori portatili per le postazioni che lo richiederanno. Non mancheranno la distribuzione di sali minerali
e di acqua. Per quest'ultima è stato fissato un prezzo "politico" che passa da 35 a 13 centesimi. Infine, entro
la prima settimana di luglio, è prevista la mappatura delle temperature nelle diverse aree aziendali da parte
di un ente certificato.Quanto alle misure di emergenza, che rimarranno in vigore sino al permanere delle
alte temperature e all'applicazione della soluzione tecnica strutturale, l'azienda ha autorizzato i lavoratori a
effettuare momenti di ristoro. «Dovranno essere funzionali all'effettivo recupero fisico e organizzati
secondo i principi dell'estrema correttezza, della turnazione e del decoro», hanno messo in evidenza le
organizzazioni sindacali. Fim, Fiom e Uilm hanno sottolineato che quella raggiunta è una buona intesa. Le
istanze delle forze sociali sono state accolte dall'impresa, che comunque ha sempre dimostrato attenzione
sul tema del "microclima". In Siap ci sono reparti in cui le temperature sono più alte rispetto ad altre zone
della fabbrica. Inoltre, ci sono spazi in cui la presenza di macchinari è massiccia: altro aspetto che determina
un aumento del calore. I sindacati hanno accolto con favore anche l'elemento di novità sulla gestione
autonoma, da parte degli addetti, dei momenti di ristoro.Siap è uno dei fiori all'occhiello della zona
industriale di Maniago: l'anno scorso ha tagliato il traguardo dei 30 anni. Rappresenta il centro d'eccellenza
del Gruppo Carraro per la componentistica e l'ingranaggeria di qualità: produce ingranaggi cilindrici rasati o
rettificati, coppie coniche a denti dritti e spiroidali lappate o rettificate, corone epicicloidali stozzate o
brocciate, alberi dentati o rullati finiti di rasatura o di rettifica. In trent'anni, i posti di lavoro sono
quadruplicati: nel 1988 l'azienda contava 125 dipendenti, oggi più di 400.

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Dal confine provinciale a Orcenico. Un by-pass per guarire la Pontebbana (Gazzettino Pn)
Non c'è ancora una stima ufficiale relativa ai costi, anche se non sarà certamente una passeggiata di salute
per le casse regionali. C'è però un tracciato, ora svelato e interessante soprattutto per chi vedrà - in futuro -
una strada nascere sull'uscio di casa. Il percorso in questione è quello del cosiddetto by-pass di Casarsa,
cioè l'arteria che dovrebbe creare un'alternativa a nord rispetto al tracciato più complicato di tutta la
direttrice Pontebba-Venezia sulla statale 13. Il piano della Regione c'è ed è chiaro. Il nuovo by-pass
dovrebbe partire, in direzione di Pordenone, all'altezza del monumento eretto in memoria degli elicotteristi
del Riegel morti in Croazia nel 1992. Da lì la strada si sposterebbe verso nord, a fianco di quella che oggi è
via Turridetta, un'arteria periferica di Casarsa. Secondo i disegni di cui è in possesso la Regione, il tracciato
manterrebbe sulla sua destra l'attuale ecopiazzola del comune, per poi dirigersi verso il cimitero e via
Valvasone. Anche il campo santo verrebbe tenuto alla destra della direttrice, che a quel punto, scavalcata
l'ex provinciale Val d'Arzino, che da Valvasone Arzene arriva proprio nell'abitato casarsese, sconfinerebbe in
aperta campagna, andando a tagliare di netto vigne e terreni coltivati a granturco.
Il nuovo by-pass, che avrà il compito di evitare il passaggio della gran parte del traffico - soprattutto di
quello pesante - lungo il tratto cittadino della Pontebbana, attraverserà la campagna casarsese per poi
reincontrare il vecchio tracciato all'altezza del negozio Miorin, di fronte alla vecchia caserma Trieste. Ma la
soluzione non sembra essere delle più gradite. I sindaci del territorio, e soprattutto quello di Casarsa,
Lavinia Clarotto, non sono convinti della bontà della soluzione. Lo sbocco nei pressi del negozio già citato,
infatti, comprenderebbe una nuova rotonda, quando nella stessa zona ormai ne sono già state realizzate
altre due. Il progetto della Regione è stato messo nero su bianco senza contare i cambiamenti avvenuti nel
frattempo. Sarebbe più conveniente, infatti, far terminare il piccolo passante proprio in corrispondenza
della rotonda che attualmente regola il traffico tra la Pontebbana e la strada che porta a Orcenico
Superiore.
C'è poi un altro nodo, che riguarda i passaggi nei pressi del cimitero e dell'ecopiazzola di Casarsa. In
occasione dei funerali e quando i cittadini devono recarsi a recapitare del materiale di scarto, ad esempio,
la circolazione risulterebbe complicata. Per questo sono annunciati nuovi incontri, che saranno utili a
comprendere quale debbano essere le modifiche da apportare al progetto. (Marco Agrusti)

Ospedale, Zuzzi: «Politica e sindacati assenti» (Gazzettino Pordenone)
«A fronte di un crescente interesse della comunità sacilese sul caso sanità in riva al Livenza grazie al nostro
vivo, pressante e continuo interessamento come dimostra la sempre maggiore presenza alle riunioni
pubbliche che organizziamo, registriamo con nostro forte rammarico la non presenza sia della politica di
maggioranza che di opposizione ma anche delle forze sindacali, del tutto assenti dal dibattito». Questo il
duro commento di Luigi Zoccolan, del comitato No tagli alla sanità, e di Gianfranco Zuzzi e Ida Peschiutta,
del movimento Cittadinanza attiva per Sacile, che definiscono tali comportamenti «vergognosi».
«Di fronte di tale situazione - sottolineano Zoccolan,. Zuzzi e Peschiutta - invitiamo i comitati sorti
successivamente e che condividono in gran parte la nostra battaglia di unirsi noi, al di fuori di ogni segno o
sigla politica. Il nostro unico obiettivo è quello di supportare i cittadini nelle loro richieste di sanità». I tre
rappresentanti dei movimenti ribadiscono gli obiettivi del loro impegno: il ritorno di un pronto soccorso 24
ore su 24 con tutti i servizi necessari, la medicina, la day surgery, l'automedica notturna e una piastra
ambulatoriale specialistica, oltre il mantenimento dei servizi esistenti. «Tutto ciò è irrinunciabile»
aggiungono. Aggiungono di aver invitato agli incontri l'ex consigliere comunale Stefano Pustetto, in quanto
unica voce contraria alla riforma Serracchiani che ha deciso la chiusura dei servizi ospedalieri del sacilese e
del maniaghese, il quale pur fuori dalla politica attiva continua a sostenere le nostre richieste e a
diffonderle sul territorio. Non altrettanto si sentono di fare con le forze politiche che in campagna
elettorale hanno «vivamente criticato la riforma Serracchiani e poi una volta al governo avrebbero
annullato tale riforma per ridare ai cittadini una valida assistenza, ma ora tacciono o peggior ancora la
condividono pienamente». Intanto i rappresentanti dei movimenti annunciano il prossimo incontro che
avrà luogo il 12 luglio a San Giovanni del Tempio alle 20.30 al quale già da ora invitano a essere presenti per
ascoltare ma far sentire anche le propria voce. M.S.

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La proposta della Lega: «Congelare Tari e Imu ai dipendenti del Mercatone Uno» (M. Veneto Pn)
Congelare Tari e Imu seconda casa per i dipendenti del Mercatone Uno a Sacile». La proposta è targata
Lega, con la solidarietà per 28 dipendenti senza lavoro dal 24 maggio e la firma dei consiglieri Marco
Bottecchia, Valentina Zoi, Placido Fundarò, Alberto Gottardo e Mauro Celotto. «Siamo consapevoli che
l'amministrazione comunale non ha tra le sue competenze il sostegno al reddito dei lavoratori - ha scritto
Bottecchia presentando la mozione - . Chiediamo al sindaco e alla maggioranza, in modo propositivo e
senza strumentalizzazione, di valutare il congelamento delle imposte comunali alle 28 famiglie dei
dipendenti del Mecatone Uno». Il secondo crac del Gruppo Mercatone con il fallimento della proprietà
Shernon Holding ha chiuso 55 punti vendita e anche il negozio a Cornadella, un mese fa. «Non si richiede
alcuna uscita dalle casse comunali ma solo un'ulteriore dilazione di Tari e Imu seconda casa - ha aggiounto
Bottecchia -. Permetterebbe un'altra boccata d'ossigeno per le famiglie che stanno passando un momento
non facile. Inoltre proponiamo di valutare le modifiche ai regolamenti comunali, per estendere questo tipo
di agevolazione a tutti i lavoratori sacilesi che malauguratamente dovessero trovarsi nelle stesse condizioni
dei dipendenti di Mercatone Uno». Per 28 lavoratori del Gruppo Mercatone è stata autorizzata dal
ministero dello Sviluppo economico la cassa integrazione straordinaria. «Una boccata d'ossigeno per i 1.800
dipendenti dei 55 punti vendita - ha valutato il capogruppo Lega -. Speriamo che il pressing della Regione
nei confronti del ministero guidato da Luigi Di Maio, possa assicurare l'impegno a fare partire velocemente
le pratiche, per vedere concretizzato il sostegno economico alle famiglie di questi lavoratori». C.B.

È cassa integrazione a Ronchi per 115 dipendenti della Mw-Fep (Picolo Go-Monf)
Luca Perrino - Dopo la pagina nera della Detroit, che cessò la produzione a dicembre, nel 2014, Ronchi dei
Legionari deve fare i conti con nuova crisi aziendale. Una crisi peraltro annunciata visto che, a inizio giugno,
l'Unione sindacale di base aveva già denunciato il clima di tensione e precarietà che aleggiava alla Mw-Fep,
azienda che opera nel settore elettronico e che ha la sede nella zona industriale ronchese. Preoccupazione
che, martedì, ha trovato conferma visto che al termine dell'incontro, svoltosi nella sede di Confindustria
Venezia Giulia di Gorizia, tra la direzione aziendale e le organizzazioni sindacali Fim Cisl e Fiom Cgil (presenti
anche le Rsu di stabilimento), è emerso come, a causa della crisi del mercato che sta investendo gran parte
del settore, si renda necessario ricorrere all'uso della cassa integrazione ordinaria per 13 settimane a
decorrere dal 22 luglio. La Cigo riguarderà fino a un massimo di 115 persone, calcolando uno scarico medio
del 15%. I sindacati, da parte loro, hanno richiesto e ottenuto, su verbale sottoscritto dalle parti, che le
spettanze di Cigo fossero anticipate dall'azienda. Verrà altresì garantito il principio della rotazione e sono
previste due fermate collettive, attraverso l'utilizzo dei permessi annui retribuiti aziendali, da svolgersi
venerdì 12 e venerdì 19 luglio. «Fim e Fiom esprimono forte preoccupazione per la situazione problematica
che sta attraversando il mercato e le ricadute che potranno investire l'azienda - scrivono in un comunicato -
e in ragione di questa continueranno a mantenere alta l'attenzione nel prossimo periodo». Intanto ieri sono
già state svolte le assemblee con le lavoratrici e i lavoratori per portare a conoscenza più dettagliatamente i
contenuti dell'incontro in Confindustria, durante cui si è discusso anche di premio di risultato. Già a maggio
c'era stato il ricorso unilaterale della direzione aziendale dei permessi individuali retribuiti, quale soluzione
per la fermata collettiva del 24 e 31 maggio e un cambio dei cicli di turnazione del reparto Smt, ovvero
quello che si occupa prevalentemente delle schede elettroniche. Permessi che, secondo l'organizzazione
sindacale Usb erano stati utilizzati a seguito di un evidente calo produttivo, tanto che il sindacato aveva
parlato di «gestione dello stabilimento che, pare, navighi a vista» e aveva chiesto di conoscere a tempi
brevi i carichi di lavoro per i prossimi mesi, le prospettive occupazionali e gli assetti societari. Ma la risposta
più brutta si è avuta a conclusione dell'incontro di martedì. Grande preoccupazione viene espressa anche
dal sindaco. «L'amministrazione comunale segue con attenzione questa vicenda - ha detto Livio Vecchiet - e
vuol portare, in primis, la solidarietà ai lavoratori impegnati in questa vertenza. La nostra speranza è che la
crisi del mercato possa essere superata e che si possa uscire presto da questo tunnel nel quale sono
rinchiusi oggi centinaia di persone e, di conseguenza, di famiglie». «Non vorremo - conclude - che si
ripetesse il copione che abbiamo già subito in altre occasioni».

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Assalto all'A2A di Legambiente. Rosmann: «Diventi tutto porto» (Piccolo Go-Monf)
Laura Blasich - Tutte d'accordo sull'esigenza di abbandonare quanto prima il carbone nella centrale
termoelettrica A2A, le associazioni ambientaliste cittadine sembrano dividersi invece sul futuro dell'area
che accoglie da inizio anni '60 l'impianto energetico. A differenza di Legambiente, che martedì ha effettuato
con Goletta Verde un'azione dimostrativa nei pressi della centrale per dire "no al carbone" , l'Associazione
ambientalista Rosmann non crede in una trasformazione dell'area in centro per il recupero delle batterie
esauste. «Altrettanto inquinanti», sottolinea l'associazione, che crede piuttosto in uno sviluppo del porto,
vista anche la "fame" di aree costiere, con la creazione di un'ampia zona verde a fare da cuscinetto con
l'abitato del rione Enel. Una posizione quella dell'Associazione Rosmann in linea con gli indirizzi formulati
dall'amministrazione comunale per la formazione del nuovo Piano regolatore del porto di destinare il
terreno ora occupato dall'impianto e la porzione di banchina prospiciente all'ambito portuale.L'ipotesi
progettuale elaborata dal Comune prevede inoltre che una porzione consistente sia trasformata a verde
per creare un'ampia zona filtro-cuscinetto rispetto alla zona abitata del Rione Enel. Il piano di Legambiente
non si limita comunque a riutilizzare l'area per insediarvi un centro di recupero delle batterie esauste. Il
piano comprende infatti la realizzazione di un parco fotovoltaico fino a 3 Mw di potenza installata (circa 3
ettari), cui abbinare un sistema di accumulo (Storage), tenuto conto che dalla centrale al momento partono
importanti linee di trasporto di energia. Accanto a questo si può prevedere per Legambiente sì un'attività di
recupero per le batterie esauste, ma anche lo sviluppo di un centro di raccolta e trattamento dei Raee
(Rifiuti di apparecchiature elettriche ed elettroniche, ora portate all'estero per il loro trattamento), con il
recupero e riutilizzo di materiali che diventano risorse seconde. Senza trascurare l'impiego portuale della
zona più vicina alle banchine.

Arriva l'ok ministeriale, riparte l'iter per il tram (Piccolo Trieste)
Laura Tonero - «Un passo avanti determinante per il riavvio del tram di Opicina». Ieri l'ufficio ministeriale
dell'Ustif ha inviato infatti al Comune il nulla osta tecnico definitivo al piano di manutenzione straordinaria
necessario per l'appunto alla ripartenza del tram. Ora l'amministrazione comunale può dare a sua volta il
via libera all'approvvigionamento dei materiali utili a ripristinare il percorso, rotaie e traversine, e indire la
gara per assegnare i lavori. Il sindaco Roberto Dipiazza, pur riconoscendo l'importanza di questo passaggio
burocratico, usa però prudenza e, "scottato" dalla complessità delle procedure che accompagnano la
vicenda dall'incidente del 16 agosto 2016, preferisce non azzardare date né particolari tempistiche. «A
fronte di un iter allucinate e allucinato, mi limito a dire che lavoriamo per farlo ripartire quanto prima»,
dichiara il primo cittadino. «Ora è terminato l'iter cartaceo - precisa - ed è tutto in ordine, dunque possiamo
dare il via libera all'arrivo dei materiali e innescare la gara per affidare i lavori. Ormai non si danno più date,
quando sarà pronto ripartirà». E ritornando al contorto percorso burocratico sostiene: «Mi sono preso una
querela per aver denunciato l'assurdità di questo iter, ma quando il tram ripartirà mi divertirò a raccontare
la verità. Abbiamo speso sette milioni per lo stadio Rocco in 18 mesi, invece con il tram ci siamo imbarcati
in un'avventura allucinante che dura da tre anni. Questo significa che noi siamo capaci di fare opere
importanti, mentre sulla linea tramviaria qualcuno ha remato conto, e non sicuramente la Regione o la
città». Il cronoprogramma messo a punto lo scorso gennaio dal responsabile del procedimento, l'ingegner
Enrico Cortese, fissa il traguardo al febbraio del 2020, ed è quella la data risolutiva che gli uffici reputano
ancora valida. Ma la vicenda del tram ha insegnato che in termini di date, insiste dunque Dipiazza, «la
prudenza non è mai troppa». Ora comunque, in virtù delle ultime prescrizioni presenti sul nulla osta
definitivo, entro luglio Mercitalia riuscirà a presentare al Comune il progetto esecutivo definitivo, e a ruota
si espleteranno le procedure burocratiche per l'assegnazione dei lavori strutturali. Se i lavori dovessero
iniziare entro la fine dell'anno, e tendo conto dei successivi tempi per il collaudo, entro il primo
quadrimestre del 2020 il tram potrebbe insomma ripartire. «Sono molto lieta - commenta l'assessore ai
Lavori Pubblici Elisa Lodi - per l'arrivo del nulla osta che ci permetterà di dare inizio ai lavori di
manutenzione per quello che rappresenta un vero e proprio simbolo di Trieste, tanto per i suoi cittadini che
per i tanti turisti, sui quali il Tram esercita un forte richiamo».

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Decreto sicurezza e diritti degli immigrati in prima commissione (Piccolo Trieste)
Luigi Putignano - Immigrazione, protezione internazionale e sicurezza. Sono i temi affrontati ieri durante i
lavori infuocati (visto il non funzionamento dell'aria condizionata nella sala del Consiglio comunale) della
prima commissione, presieduta dal leghista Michele Claudio. Una mozione firmata dalle consigliere Sabrina
Morena di OpenFvg, Fabiana Martina del Pd e Maria Teresa Bassa Poropat dei Cittadini ha acceso i riflettori
sulle conseguenze pratiche dell'entrata in vigore delle norme contenute nel "Decreto sicurezza" voluto dal
vicepremier Salvini. Conseguenze che, a loro dire, rischiano di entrare in contrasto con i dettami della Corte
costituzionale. Sotto accusa per esempio l'impossibilità per i richiedenti asilo di iscriversi all'anagrafe e, di
conseguenza, di usufruire di tutti quei servizi garantiti ai cittadini residenti, come l'emissione di una carta
d'identità, la tessera sanitaria e la possibilità di essere assunti con contratto di lavoro regolare. Presenti gli
assessori Michele Lobianco, Carlo Grilli e Paolo Polidori - la cui fretta di chiudere le consultazioni ha
indispettito la consigliera Martini, che si è detta dispiaciuta per il poco tempo dedicato a un incontro di
commissione già calendarizzato. Lobianco ha bollato la mozione come irricevibile, visto che chiede di
sospendere l'applicazione di norme nazionali, e ricordato come l'articolo 4 del decreto affermi chiaramente
il ruolo del permesso di soggiorno come documento di identificazione. Polidori ha ricordato come la
Regione abbia messo sul tavolo 5 milioni di euro per i rimpatri assistiti. Quanto ai minori non accompagnati
secondo Grilli «si stanno garantendo, anche grazie all'intervento della Regione, percorsi mirati anche dopo
il raggiungimento della maggiore età».Una lettura non condivisa dalla consigliera Morena, secondo cui «si
tolgono dei diritti a persone che stanno svolgendo le pratiche per ottenere un loro diritto, quello di asilo.
Penso anche ai minori che, per il regolamento delle scuole dell'infanzia, di fatto ne sono esclusi. Grave
inoltre - sempre per la consigliera di open Fvg - che la giunta comunale non si preoccupi del fatto che il
governo ha scaricato sui comuni gran parte dell'accoglienza». Infine la consigliera ha ricordato come
"Polidori parlando dei 5 milioni per i rimpatri, facendoli passare per una sorta di cooperazione, dimentica
che anche quella sarebbe una competenza del governo». L.P.

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