MIGRAZIONI ED EXPO 2015 - Fondazione Migrantes
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Poste Italiane s.p.a. - Spedizione in Abbonamento Postale - D.L. 353/2003 (conv. in L. 27/02/2004 n° 46) art. 1, comma 2, DCB Terni 2015 MENSILE DELLA FONDAZIONE MIGRANTES ANNO XXXVII - NUMERO 4 APRILE 2015 MIGRAZIONI ED EXPO PRESS
sommario PRESS 2015 MENSILE DELLA FONDAZIONE MIGRANTES ANNO XXXVII - NUMERO 4 APRILE 2015 Editoriale Rivista di informazione e di collegamento della Fondazione Migrantes Una Chiesa che accoglie e cammina 3 Anno XXXVII - Numero 4 Aprile 2015 Gian Carlo Perego Direttore responsabile Ivan Maffeis Primo piano Direttore Un “prestito” della “Speranza” 4 Gian Carlo Perego Andrea La Regina Caporedattore Immigrati Raffaele Iaria Dal Ghana agli scout di Cosenza 6 PRESS Raffaele Iaria 2015 MENSILE DELLA FONDAZIONE MIGRANTES ANNO XXXVII - NUMERO 4 APRILE 2015 Poste Italiane s.p.a. - Spedizione in Abbonamento Postale - D.L. 353/2003 (conv. in L. 27/02/2004 n° 46) art. 1, comma 2, DCB Terni La pedagogia dell’intercultura 8 Claudia Camicia I care 10 Irene Agnes Dall’inferno della Nigeria all’amore di una famiglia 12 MIGRAZIONI ED EXPO Elena De Pasquale Una chiesa ortodossa a Moncalieri 13 Direzione e Redazione Simona Paula Dobrescu Fondazione Migrantes Via Aurelia 796 - 00165 Roma La casa di Tatà 15 Tel. 06.6617901 Antonio La Monica Fax 06.66179070 segreteria@migrantes.it r.iaria@migrantes.it Rifugiati e richiedenti asilo www.migrantes.it Dublino II e III, ritorno a Fiumicino… 17 Autorizzazione del Tribunale di Roma Giovanni Godio n. 17475 del 13.12.1978 Contributo stampa 2015 Studenti Internazionali Italia: 21,00 Euro La storia di Handam 19 Estero: 31,00 Euro Alessandro Zabban e Maurizio Certini (via aerea 52,00 Euro) Un numero: 4,00 Euro Italiani nel Mondo Poste Italiane S.p.A. Spedizione in abbonamento postale Ritorno in Germania da parroco 21 D.L. 353/2003 (conv. in L. 27/02/2004 n° 46) Fra Antonio Gelsomino art. 1, comma 2, DCB Roma Le migrazioni ed Expo 23 C.C.P. n. 000088862008 Nicoletta Di Benedetto intestato a Migrantes - Migranti Press 42 anni in missione 25 Via Aurelia, 796 - 00165 Roma IBAN: IT76X0760103200000088862008 Tel. 06.6617901 Rom e Sinti Fax 06.66179070 Perché continuiamo ad aver paura dello zingaro? 27 segreteria@migrantes.it Mirko Dalla Torre www.migrantes.it Lontano dai pregiudizi c’è una comunità silenziosa, C.C.B. n. 100000010845 intestato a operosa e piena di speranza 29 Fondazione Migrantes CC Stampa Bonifico bancario Fieranti e circensi c/o Banca Prossima S.p.A. Filiale 05000 - Milano Gli artisti dell’Orfei a Beltiglio per ricevere i sacramenti 31 IBAN: IT 27T 03359 01600 100000010845 Marianna D’Alessio BIC: BCITITMX News Migrazioni 32 Iscritto alla Federazione Italiana Settimanali Cattolici Progetto grafico e impaginazione Segnalazioni librarie 33 www.taueditrice.com Osservatorio giuridico-legislativo della CEI Stampa: Litograftodi Srl (PG) Le migrazioni nella legislazione e nella giurisprudenza 34 Alessandro Pertici
1 EDITORIALE 1 Una Chiesa che accoglie e cammina Gli immigrati cattolici in Italia verso il Convegno di Firenze Gian Carlo Perego L a Chiesa in Italia, popolo in cammino, “cresce” che papa Francesco indica quale missione della Chie- anche grazie al mondo della mobilità umana e sa nell’esortazione apostolica Evangelii Gaudium (n. delle migrazioni. Negli ultimi venticinque anni 24) e una delle strade che guidano il cammino della in Italia, tra i 5 milioni di immigrati, di diversa fede Chiesa in Italia verso il Convegno ecclesiale naziona- religiosa e confessione cristiana, sono arrivati circa 1 le di Firenze. Uscendo dal proprio Paese – per ragioni milione di fedeli cattolici. Fedeli di tradizioni diver- economiche o forzate -, e arrivando in tante periferie se (latina, bizantina, siromalabarese, siromalanca- delle nostre città, i migranti cattolici portano con sé la rese, copti, armeni, caldei…), di ogni continente, di ricchezza di una tradizione di fede, una storia di evan- molte nazionalità (almeno 80). Sono fedeli che nella gelizzazione segnata da vecchi e nuovi martiri, una nostra comunità abbiamo conosciuto come lavorato- comunicazione della fede essenziale e immediata, la ri della terra, nelle nostre famiglie, in azienda e nel- cura dei sacramenti come ‘segni dell’amore di Dio’ le industrie, nei servizi: purtroppo talora sottopagati, che accompagna ovunque il suo popolo, una religio- sfruttati, privati anche di diritti fondamentali come sità popolare intensa. Fratelli della fede da non avere quello della giusta retribuzione, del riposo, della si- paura di incontrare e ascoltare, con cui camminare in- curezza. Questo popolo nuovo di fedeli lo abbiamo sieme, “non aggiungendo qualche gesto di attenzione, incontrato anche nelle scuole, dove almeno 150.000 ma ripensando insieme, se occorre, i nostri stessi mo- degli 800.000 studenti sono cattolici: una realtà di delli dell’abitare, del trascorrere il tempo libero, del confronto significativo anche nell’ora di insegnamen- festeggiare, del condividere” – come ci ricorda la Trac- to della religione cattolica, che spesso arrivano a fre- cia verso il Convegno ecclesiale nazionale di Firen- quentare numerosi anche i nostri Oratori, nei campi ze (p.50). In una storia di Chiesa sinodale che, come di gioco come nelle attività di formazione catechisti- mai, anche attraverso la presenza dei migranti, ha as- ca. Alcuni fedeli cattolici, armeni, copti erano anche sunto un respiro ‘cattolico’. La traduzione in diverse tra i 170.000 che hanno attraversato il Mediterraneo lingue – inglese, francese, spagnolo, rumeno, ucraino, nel 2014 e tra i 35.000 che hanno continuato ad attra- ungherese, albanese… - della sintesi della Traccia per versarlo in questi primi mesi del 2015. Alcuni di loro, il cammino verso il 5° Convegno ecclesiale naziona- come hanno dimostrato alcune immagini e i racconti le di Firenze e la pubblicazione sul sito ufficiale del dei superstiti, hanno trovato la loro morte soprattut- Convegno, raccoglie la sfida dell’accoglienza di fratel- to nei drammatici naufragi del 3 ottobre 2013 e del li e sorelle di altre Chiese, per costruire una ‘Chiesa di 19 aprile di quest’anno: un dramma che provoca le Chiese’ (Tillard) in Italia, educata all’interculturalità nostre coscienze e le apre anche alle ingiustizie che e al dialogo religioso, che con fede, speranza e carità, provocano sofferenza, violenze e morte in tanti nostri continuamente trasfigurata dalle Beatitudini evange- fratelli ‘più piccoli’. “La Parola cammina” (D.V. 13) liche, sappia scrivere una pagina nuova, interecclesia- anche attraverso i piedi, le strade, i viaggi dei migranti le e interetnica, della storia della Chiesa in Italia. La cattolici, riuniti in 750 comunità nelle nostre diocesi storia di un nuovo umanesimo che si nutre di un’e- e seguiti da 1500 preti: loro meglio di ogni altro – an- sperienza di fede aperta al mondo, concreto, plura- che perché provati dalla fame, dalla guerra, dalla per- le e integrale, impastato di trascendenza, ‘insaporita’ secuzione politica e religiosa, dai disastri ambientali dall’unzione dello Spirito: che contribuisce oggi al ‘di – interpretano il verbo ‘uscire’, una delle parole chiavi più’ dello sguardo cristiano sull’uomo e sul creato. ■ 4 aprile 2015 1 migrantiPRESS 1 3 1
1 PRIMO PIANO 1 Un “prestito” della “Speranza” Una iniziativa di accesso al credito promossa dalla Chiesa Italiana Andrea La Regina D’ ascolto delle famiglie e le imprese per un totale di e dei piccoli impren- 26.000.000 di euro e che ha ditori in presenza di visto come referenti locali le una restrizione del credito, ci Caritas diocesane che hanno fa capire quanto sia impor- usato questo strumento e al- tante un accesso al credito per tri già operativi sul territorio. guardare con speranza al fu- Sembrava che un accesso al cre- turo. Ma l’ascolto poi richiede dito non fosse la misura adat- uno strumento concreto, ed è ta di fronte a una crisi struttu- per questo che è stato rilancia- rale, ma alla fine si può dire di to il prestito della speranza 3.0 aver vinto una scommessa in- che assicura un fondo di garan- traprendendo la strada del pre- zia di 25.000.000 e, attraverso stito che dà dignità, autonomia le Caritas diocesane, permette e che è fortemente responsabi- alla famiglie di accedere a un lizzante, nonché utilizza risorse prestito fino a 7.500 Euro da per una platea molto ampia di restituire in cinque anni al tas- famiglie e attività economiche. so del 2,5% e agli imprenditori Anche perché ad oggi l’83% dei fino a 25.000 al tasso del 4,6%. L’accordo è stato prestiti è in rimborso, il 14% è stato escusso e stipulato tra la Conferenza Episcopale Italiana e il 3% estinto essendo il prestito da restituire in Banca Intesa, con un moltiplicatore 4 cioè fino cinque anni. a 100.000.000. In questi ultimi anni anche i dati dei centri di La Chiesa Italiana già nel 2009 di fronte all’ag- ascolto delle Caritas davano in aumento la per- gravarsi della crisi economico-finanziaria e del- centuale degli italiani, e anche per il prestito la sua ripercussione sull’economia reale delle della speranza, a conclusione delle prime due famiglie e sull’aumento vertiginoso della disoc- fasi, il 79,8 di quelli che ne hanno usufruito cupazione, riteneva di promuovere, con un fon- sono cittadini italiani e il 20,2 di cittadinanza do di garanzia di 30.000.000 di euro, l’accesso non italiana. Anche perché il primo target era al credito agevolato delle famiglie con un accor- rappresentato dalle famiglie e solo in seguito le do sottoscritto con Abi e aperto alla collabora- micro imprese, con una percentuale molto più zione delle banche italiane. esigua. Per pratiche erogate il 46,3 italiani e il Il prestito della speranza è un’iniziativa nazio- 50,7 non italiani e così tra le pratiche respinte nale di accesso al credito che negli anni scor- (circa il 50% di quelle inserite il 38,6 italiani e il si ha realizzato 4.500 crediti per le famiglie 36,4 non italiani. 1 4 1 migrantiPRESS 1 4 aprile 2015
1 PRIMO PIANO 1 L’iniziativa era e ancora è una risposta concreta venienti da altre nazioni trovano maggiore dif- alla crisi e conserva tutta la sua validità con l’o- ficoltà nell’integrazione sociale ed economica, biettivo di favorire una nuova modalità di so- dall’altra con l’ausilio del credito potrebbero stegno alla condizione di vulnerabilità econo- mettere a frutto le potenzialità anche imprendi- mica e sociale di alcune categorie di persone e toriali che sono capaci di esprimere. famiglie. Si è inteso valorizzare il principio del- Oggi i cittadini italiani e stranieri, proprio a par- la responsabilità personale e di libera iniziati- tire dalla loro situazione possono recarsi alle va, facendo leva su risorse proprie e con la con- Caritas diocesane e nell’ascolto costruire un per- cessione di finanziamenti agevolati, sostenere le corso che partendo dal proprio progetto di vita necessità economiche transitorie delle famiglie possano, con il sostegno e l’accompagnamento, e promuovere nuove iniziative imprenditoriali. iniziare anche nuove attività e coniugare la soli- Le Caritas, attraverso la propria rete territoriale, darietà con la sostenibilità. garantiscono le finalità di carattere ecclesiale, so- Il percorso prevede la collaborazione con opera- lidaristico e sussidiario; svolgono attività di in- tori volontari dell’associazione Vobis che assicu- contro e di ascolto dei potenziali beneficiari ve- rano la presa in carico e che fanno da interfaccia rificando la sussistenza dei requisiti. con le filiali della banca. Il rientro è previsto in Molte volte i dati presentati dai vari centri di ri- cinque anni con un anno di preammortamento. cerca tendono a dare letture diverse degli stessi Quindi il prestito della speranza non è solo uno dati, anche perché partono da presupposti diver- strumento tecnico-economico, ma vuole esse- si. Vi è però un osservatorio privilegiato che sono re un percorso che partendo dal capitale uma- i centri di ascolto che rimarcano il fatto che gli no della persona e delle sue idee si concretizza immigrati in questa crisi hanno per primi patito in un progetto di lavoro che, insieme al credito, la perdita del lavoro e conseguentemente l’esclu- rappresenta il modo vero di promuovere dignità sione economica e sociale, per cui, una parte di e responsabilità. ■ essi hanno chiesta il prestito della speranza. I segnali, però, sono contrastanti, perché se da Per maggiori informazioni: una parte assistiamo al fatto che i cittadini pro- www.ilprestitodellasperanza.it La storia di una famiglia marocchina Quattromila e cinquecento sono state le fa- miglie italiane che in quattro anni ad oggi hanno usufruito di un particolare sostegno da parte della Conferenza Episcopale Italia- na attraverso il “Prestito della Speranza”. Una iniziativa che è ripartita da alcune set- timane. La valutazione e selezione delle ri- chieste di accesso al prestito verrà gestita in stretta sinergia dalla Banca Intesa San Paolo con gli uffici diocesani e l’associazione Vobis, una rete di 300 volontari presenti sul territo- rio italiano. Ed è stato proprio uno di questi letteria. La moglie era casalinga. Uno dei figli, volontari, un ex dipendente dell’Istituto ban- maggiorenne, studiava all’Università di Lec- cario, a raccontare la storia di una famiglia ce ed aveva chiesto la cittadinanza italiana. di origine marocchina, residente in Puglia, Una famiglia umile con alcuni problemi fi- che lo scorso anno ha usufruito del Prestito. nanziari dopo una malattia del capofa- Il volontario ha incontrato la famiglia – com- miglia che faceva di tutto, però, per non posta da cinque persone – in una parrocchia. far mancare nulla ai figli e alla moglie. Il marito faceva l’ambulante e girava per tutti A questa famiglia è stato erogato un prestito i paesi della zona per vendere prodotti di pel- pari a 6.000 euro. 4 aprile 2015 1 migrantiPRESS 1 5 1
1 IMMIGRATI 1 Dal Ghana agli scout di Cosenza A Pasqua il battesimo nella nuova Chiesa di Mendicino Raffaele Iaria U n giovane minore non accompagnato è sta- averlo aiutato a scappare dal suo Paese ed oggi to scelto dal parroco di Mendicino (Cs) per per la sua vita in Italia. essere il primo battezzato della nuova chie- Dal suo Paese, ha raggiunto la Libia insieme ad sa dedicata a Gesù Salvatore. Proviene dal Sene- altre persone in un cassone di un camion: “era- gal. Lo chiameremo Francesco per ragioni di si- vamo stipati come sardine, dovevamo provve- curezza e oggi vive in un centro di accoglienza dere personalmente anche al pranzo e ai viveri. per rifugiati calabrese. Dopo il suo arrivo in Italia Nello zaino avevo messo dei biscotti, dell’acqua, è stato in Sicilia e in Sardegna. E’ arrivato nel no- e qualche altra cibaria presa all’orfanotrofio. Li stro Paese dopo l’uccisione del padre per mano feci bastare per le due settimane di viaggio”. Da violenta e la morte della mamma. Affidato, nel lì per l’Italia su un barcone. “Non ci fecero por- suo Paese, alle cure di un orfanotrofio gestito da tare nessuna cibaria, solo acqua e poi ci fecero suore è fuggito per avere una vita nuova. “Mio padre, per quanto mi ricordi disse che vo- levano il sangue dei suoi familiari, ma non era morale venderlo. Più sangue si portava, più si Catecumeni nelle diocesi guadagnava. Lui però voleva guadagnare onesta- italiane mente, voleva vivere solo con il frutto del suo la- voro”, ha detto il ragazzo a don Enzo Gabrieli, Nella Veglia pasquale sono stati centinaia, il parroco di Mendicino che lo ha accolto nel- nelle parrocchie e nelle diocesi, gli stranieri che vivono in Italia e che hanno chiesto di la sua parrocchia, lo ha seguito attraverso alcuni essere battezzati e che, dopo un periodo catechisti e collaboratori parrocchiali. Oggi fre- di catecumenato, hanno ricevuto il batte- quenta la comunità, si è integrato e fa parte del simo. gruppo Scout della parrocchia mentre continua Provengono dall’Asia, all’Africa, dall’Ame- a vivere nel centro Sprar. rica Latina e anche dall’Europa. A Milano, solo per fare alcuni esempi, su 144 nuovi Aveva paura di vivere in Senegal: “sapevo che battezzati il 70% è di origine straniera con cercavano anche me”. Ha attraversato quindi il una maggioranza di albanesi, cinesi, ivo- Niger e la Libia ed è arrivato nel nostro Paese riani e peruviani. A Roma 55 i catecume- per ricostruirsi una vita nuova, avere una fami- ni stranieri provenienti da diversi Paesi. La glia “se Dio vorrà”. E il nome di Dio è sempre maggioranza – 15 – proviene dall’Albania. A Torino 38 dei nuovi battezzati sono stra- sulla bocca di questo ragazzo che ogni giorno nieri: 15 sono argentini. ringrazia il Signore per tutto. Lo ringrazia per 1 6 1 migrantiPRESS 1 4 aprile 2015
1 IMMIGRATI 1 La storia di Victoire “Anche per me, il battesimo di Victorie è un dono grande, un’emozione – parla don Roberto Falconi, parroco di Ponte Nos- sa. Ricordo quando mi chiese la Bibbia in italiano “per impara- re la lingua e per leg- gerla con mia figlia”, mi disse. Quando gliela regalai, fu felicis- sima. Aveva proprio la gioia di ricevere la Parola del Signore”. Victorie ha 38 anni ed è originaria della Co- sta d’Avorio. Da 11 anni vive in Italia, pre- cisamente a Ponte Nossa, dove abita con la sua famiglia. La notte di Pasqua, Victorie e sua figlia Sara di 9 anni sono state battez- zate. “Sono molto contenta”: “Felice anche di averlo ricevuto insieme a mia figlia”. “La partire indicandoci solo la direzione”, racconta fede è molto importante per me, è impor- Francesco: “partimmo con un mare calmo ma tante per la mia anima – spiega. Sono cre- sciuta in una famiglia cattolica e in Costa nella notte ci furono le prime difficoltà. Un fred- d’Avorio avevo fatto catechesi per due anni, do pungente, il vento ci tagliava la faccia e ci ri- cammino che mi avrebbe portato al battesi- paravamo uno con l’altro. Poi cominciarono le mo, ma non avevo terminato”. Ha ricomin- onde che ci sballottavano da una parte all’al- ciato l’anno scorso a Ponte Nossa, seguendo un percorso accompagnata da una coppia tra. Io cominciai a pregare. Dicevo solo: Gesù... di catechisti. “Pur avendo sempre vissuto Gesù. Nient’altro. Avevo paura di morire. Mi nella fede cattolica, ha il desiderio di dare sentivo spacciato. Sembrava che la barca si stes- compimento a questo cammino”, commen- se spezzando. L’altro barcone dove era salito il ta don Roberto. “Anche quando ero in Afri- ca – spiega Victoire -, sentivo che mi man- mio amico non so che fine abbia fatto. Poi arri- cava qualcosa, mi sentivo come se fossi a varono le navi dei militari italiani e per noi fu la metà. Adesso non è più così: ho letto la Bib- salvezza. Non mi interessava se mi arrestavano bia, che leggo anche con mia figlia, ho tro- ma volevo tornare a terra, volevo mangiare. In- vato Cristo, il suo amore e mi ha cambiato la vita”. Un incontro che le ha permesso an- vece fui trattato bene. Appena arrivati in Sicilia che di tornare in chiesa: “Volevo sentire la ci fecero mangiare, ci vestirono, ci visitarono al- Parola di Dio, ma prima avevo timore, non cuni medici. Poi mi mandarono in Sardegna ma mi sentivo accolta. Poi, grazie a mio marito che mi spingeva ad andare e grazie alle per- non so dire altro. Alla fine arrivai qui in Cala- sone fantastiche che ho incontrato tra cui il bria”. Francesco ringrazia gli italiani e i calabresi don, la mia madrina e i catechisti, ora vado per l’accoglienza: “grazie perché mi volete bene. sempre in chiesa senza paura, ma serena e Pure io ve ne voglio. Scusate, anche a nome di libera”. La serenità è presente anche in fa- miglia perché “Cristo è al centro della mia tanti miei fratelli, se abbiamo scelto di venire famiglia e lo sento anche nella comunità”. qui in Italia, ma voi non potete immaginare che “Quando parla di Dio si illumina come il significa vivere senza mangiare, in continuo pe- sole – spiega Stefania, madrina al battesimo ricolo di vita. Dove la tua vita non vale nulla se – Ha una fede enorme e anche se non se ne rende conto, ne dà testimonianza”. “Anche non sei in qualche banda di violenti. Noi sia- la comunità sta partecipando – afferma don mo uomini come voi. Vogliamo solo un futuro”. Roberto – Ricordo il battesimo e chiedo di E l’invito a ringraziare Dio perché noi viviamo pregare per lei. Inoltre, ho chiesto di soste- nere il progetto della Diocesi per la Costa in una nazione libera e democratica mentre ne- d’Avorio: un gesto che va nel segno della gli occhi si legge, spiega don Gabrieli, il peso di comunione”. quelle “ferite interiori che si porta”. ■ 4 aprile 2015 1 migrantiPRESS 1 7 1
1 IMMIGRATI 1 La pedagogia dell’intercultura Interazione, empatia, decentramento, transitività cognitiva Claudia Camicia T utti coloro che lavorano con la propria cre- ne interculturale sono: l’interazione, l’empatia, atività dentro al laboratorio aperto dell’in- il decentramento, la transitività cognitiva. terculturalità, assecondano quella “origine Oltre alla pubblicazione di libri per l’ambito in- progettuale” dell’educazione interculturale che terculturale, ci sono valide riviste per bambini e il pedagogista Duccio Demetrio rintraccia in Ita- ragazzi, con vocazione cattolica. Segnaliamo PM lia fin dal 1989. Piccolo Missionario, E vai! Un mondo ti aspetta, Il L’educazione interculturale implica il raggiungi- Ponte d’Oro, Italia Missionaria. Queste pubblica- mento dei seguenti obiettivi (tratti da La scuola zioni mensili, con ottime rubriche di testimo- incontra l’altro di Antonio Nanni): • la conoscenza e la comprensione dei processi attraverso i quali si sono costruite le culture che si incontrano durante l’esperienza; Laboratorio • l’elaborazione e il possesso individuale e col- La lettura della rivista in classe sarà essen- lettivo di valori basilari per il rispetto della ziale per far cogliere al bambino ciò che propria storia e di quella comune; è diverso dal suo mondo e suggerire di • l’interiorizzazione di conoscenze di capacità trasferirlo all’interno del suo sistema co- gnitivo. L’esperienza si concretizza infatti metodologiche che facciano vivere l’intelligen- quando il bambino percepisce che nella za del confronto e della interazione; narrazione dell’altra cultura c’è un pen- • l’atteggiamento solidale nei riguardi di ogni siero divergente che può, se vuole, acco- persona. gliere. Partendo da un ingrediente di cui si parla (nella fiaba o nella ricetta) analizzare la produzione agricola di quella nazione, L’interculturalità è una prospettiva pedagogica come il clima condizioni la scelta delle col- innovativa che già da qualche anno viene prati- tivazioni, il motivo o la necessità di sceglie- cata grazie a molte iniziative individuali, locali, re alcune spezie e ingredienti base per l’a- a volte nazionali. Possiamo affermare con Lu- limentazione quotidiana. ciano Amatucci che l’educazione interculturale TARGET: bambini di scuola primaria. affonda le sue radici nell’educazione civica intesa OBIETTIVO: le abitudini alimentari non nel senso più ampio di formazione dell’uomo e del sono dettate da capricci bensì da necessità cittadino”. Gli elementi strutturali dell’educazio- e opportunità. 1 8 1 migrantiPRESS 1 4 aprile 2015
1 IMMIGRATI 1 nianze e di conoscenza di altre culture, dan- altro. Lo strumento della rivista mette d’accordo no anche spazio alla comunicazione tra lettori. le esigenze di sviluppo delle abilità di base del L’intento è di costruire un pensiero critico e di bambino e quelle culturali, inoltre mira a crea- cogliere il messaggio, a volte veicolato anche at- re un’esperienza per favorire l’interiorizzazione traverso la storia del fumetto. I valori su cui im- collettiva e condivisa. Lo scopo di questa lettura perniare una vita attiva e una cittadinanza con- è di sollecitare il bambino a osservare l’alterità e sapevole rispecchiano quelli dell’educazione a considerare l’altro come “dono” e come possi- cattolica. La rivista trimestrale per bambini (5- bilità di rinnovamento della propria identità. ■ 11 anni) 5perché si propone la mission dell’in- terculturalità e propone ogni volta tre culture a www.5xk.it, www.bandapm.it, www.evai.org, confronto con fiabe, proverbi, ricette, canzoni e www.italiamissionaria.it, www.missioitalia.it 4 aprile 2015 1 migrantiPRESS 1 9 1
1 IMMIGRATI 1 I care Territorio e Scuola insieme per la formazione Irene Agnes A Sesto Fiorentino si è tenuto il convegno “I care. Territorio e Scuola insieme per la formazione”, come momento di verifica di un percorso educativo rivolto all’integrazio- ne degli alunni di recente immigrazione, soste- nuto dalla Fondazione Carlo Marchi di Firenze e dallo stesso Comune. Il Centro Internazionale Studenti Giorgio La Pira ne è stato promotore. Ne parliamo con il direttore del Centro Mauri- Inoltre il rapporto Scuola-Territorio è non solo zio Certini. rapporto con l’Ente Locale (che ha una fonda- mentale funzione di indirizzo e di orientamen- Perché questo titolo? to, di sostegno, valorizzazione e coordinamen- I care! Questa frase (la famosa frase di Kennedy) to), ma è relazione con le tante e diverse agenzie è a noi cara perché scritta sulla porta della scuo- educative, formali o informali, presenti. L’im- la di Barbiana, con tutto ciò che dal punto di vi- portanza di operare insieme è infatti l’elemento sta educativo e innovativo Barbiana ha compor- chiave che consente di fare un salto di qualità, tato. Significa interesse per, che vuol dire anche costruendo nel tempo un coordinamento forte partecipazione dei cittadini, percorso di civiltà. e un approccio sempre collaborativo tra i sog- Territorio e Scuola … insieme. Non si può se- getti che hanno al centro del proprio interesse parare. C’è come una osmosi. La nostra Scuola gli stessi ragazzi. non è apprendimento astratto, avulso dal con- testo umano in cui è inserita. Vive in un preci- Nel 2014 avete operato all’interno di due scuo- so territorio, che ha una sua storia e si alimenta le medie inferiori per il sostegno della lingua dello stesso humus; allo stesso tempo essa offre italiana come Lingua Seconda e della mate- al territorio cose nuove. matica, inserendovi nel percorso programma- to. Quest’anno allargherete l’intervento anche Lei vuol dire che l’Educazione è allora, anzi- alle elementari e al primo biennio delle supe- tutto, buona relazione interpersonale. Si cre- riori... sce bene se si cura la relazione e c’è buona tra- …Gli interventi sono stati bene inseriti nella smissione dei saperi e successo scolastico se programmazione scolastica e i nostri docenti si cura la relazione? hanno lavorato a stretto contatto con gli inse- Certamente. La Scuola “Buona” è Comunità Edu- gnanti della scuola. Ciò ha portato risultati si- cante, cioè buona relazione con tutte le compo- gnificativi, come l’ammissione di tutti i ragazzi nenti interne, con le famiglie e col Territorio. “stranieri” all’esame di terza media e l’iscrizione 1 10 1 migrantiPRESS 1 4 aprile 2015
Ma non Le sembra che la necessità di interven- ti esterni, così incerti, legati a progetti estem- poranei e a bandi, mostri la debolezza della nostra Scuola? La presenza di alunni non parlanti italiano è or- mai strutturale e occorrono risposte adeguate. Abbiamo voluto mostrare che è possibile otte- nere buoni risultati. Che è possibile realizzare “buone pratiche” che si fondino sulla collabo- razione. Il tempo dell’emergenza è finito; gli alunni stranieri nelle scuole italiane superano, in media, il 7% (a Sesto Fiorentino abbiamo il 16%): vanno visti come una ri- sorsa per la Scuola e per il Pae- se e la buona Politica deve porsi con serietà obiettivi di inclusio- ne e di prevenzione della disper- sione scolastica. Il Governo si sta impegnando in questa direzione? Il Disegno di Legge sulla Buo- na Scuola attualmente in esame, è un segnale importante; presenta senz’altro elementi positivi di inno- di alcuni al liceo. Il nostro vazione, ma allo stesso tempo pro- Progetto ha anche previsto pone elementi discutibili. Occor- momenti di formazione re che i docenti, i genitori gli allievi per i docenti, i quali spes- adolescenti, conoscano e riflettano so si sentono imprepara- con oggettività, perché è questo il ti di fronte ad alunni che tempo per costruire bene e insieme non parlano l’italiano e che giungo- la nuova Riforma, nello spirito alto no da altri Paesi. della Costituzione Italiana; perché la Buona Scuola non sia uno slogan, ma tenga conto del Lei diceva che la famiglia va coinvolta. Come percorso virtuoso fatto almeno dall’inizio degli ci siete riusciti? anni Settanta, anche in termini di partecipazio- È fondamentale che la famiglia interagisca bene ne democratica. I giochi non sono ancora con- con la scuola. Qui emerge una nuova figura di clusi; spetta al Parlamento e al Governo, ma an- operatore scolastico. È il mediatore culturale. La che all’opinione pubblica pronunciarsi. Ma per Mediatrice o il Mediatore è spesso il primo pun- questo occorre conoscere, seguire l’iter, avere gli to affettivamente caldo nella relazione del bam- occhi aperti su quello che sta accadendo. Intan- bino o pre-adolescente di nuova immigrazione to, facciamo nostro l’auspicio rivolto al Conve- con la scuola; talvolta è percepito come la pri- gno dal Sottosegretario all’Istruzione, Gabriele ma àncora di sicurezza. E lo è spesso anche per Toccafondi: “(…) la necessaria Riforma denomi- le famiglie che non conoscono bene le dinami- nata Buona Scuola necessita investimenti importan- che della scuola italiana. Peraltro il Mediatore ti e necessita il recupero e la valorizzazione di ciò che è figura che può orientare anche verso l’inclu- in questi anni è stato fatto con successo, sul piano sione delle stesse famiglie nel Territorio, tramite dell’accoglienza e dell’innovazione; con l’impegno di l’associazionismo di gruppi giovanili, sportivi, singoli docenti, di scuole, amministrazioni locali, del educativi. privato sociale”. ■
1 IMMIGRATI 1 Dall’inferno della Nigeria all’amore di una famiglia La storia della piccola Glory Elena De Pasquale I segni delle violenze e delle torture subite non accolta dal calore della famiglia. Non è stato sono visibili ad “occhio nudo”, perché le vere semplice per Glory riuscire ad aprire una picco- cicatrici sono nascoste tra le pieghe del cuore la parte del suo cuore a coloro che, immediata- e delle mente. La piccola Glory proviene da un mente, sono riusciti ad intercettarne i bisogni, paese, la Nigeria, in cui bambine ed adolescenti cercando di lenire il più possibile il dolore di- vengono “sacrificate” in nome di una battaglia pinto nei suoi profondi occhi di bambina inna- politico-religiosa che ogni giorno miete decine turalmente costretta a diventare adulta. di vittime. Il gruppo militante islamista “Boko La permanenza al centro Ahmed, seppure breve Haram”, infatti, sta utilizzando quasi esclusiva- e seppur frutto di un errore burocratico che ne mente donne come attentatrici suicide, una tat- ha rallentato l’immediato trasferimento in una tica che distingue questa organizzazione da ogni comunità femminile, ha consentito alla picco- altro gruppo estremista. la nigeriana di imboccare finalmente la strada Come spiegato da Elizabeth Pearson, un’esperta giusta, ma soprattutto l’ha aiutata a conoscere e presso il Nigeria Security Network, l’attentato al scoprire amore, fiducia e affetto. mercato di Maiduguri, a gennaio, è stato solo un L’assistenza e il supporto psicologico fornito esempio di come Boko Haram stia utilizzando nella struttura di prima accoglienza di Messina, donne, ma soprattutto, bambine, per compiere hanno fatto sì che la piccola Glory non sia rien- degli attacchi. Nel 2014, l’85% di tutti gli atten- tatori suicidi di sesso femminile ha agito in Ni- trata nella schiera di quei minori stranieri non geria: solo dallo scorso giugno, 20 donne hanno accompagnati che, in mancanza di un adeguato preso parte a 16 attacchi suicidi. sostegno e tutela giuridica, finiscono per allon- Un’immagine di inumana crudeltà che potreb- tanarsi dalle strutture in cui vengono accolti. Se- be anche stare alla base del lungo viaggio affron- condo gli ultimi dati disponibili, al momento tato da Glory e conclusosi lo scorso 26 dicembre risultano irreperibili il 23,1% dei Misna registra- con lo sbarco al porto di Messina. Un viaggio ti al loro arrivo in Italia, percentuale che sale al iniziato per allontanarsi da una realtà di guerra 25,4% quando si parla delle ragazze. In partico- e terrore, ma purtroppo costellato da altrettan- lare, dei 9.337 minori segnalati nel nostro Pae- ta paura e violenza. Come quella, fisica, subita se, 693 sono bambine e ragazze, 176 delle quali e confessata dalla piccola nigeriana, oggi fortu- sono scomparse e non possono più essere pro- natamente protetta in una comunità e a breve tette da abusi, violenze e sfruttamento. ■ 1 12 1 migrantiPRESS 1 4 aprile 2015
1 IMMIGRATI 1 Una chiesa ortodossa a Moncalieri Simona Paula Dobrescu* N ei mesi scorsi è stata inaugurata ufficial- architettura tradizionale in legno, è stato neces- mente la nuova chiesa in legno di Mon- sario apprendere processi e metodi di realizza- calieri, che è diventata così il primo luogo zione, motivo per il quale, l’architetto è dovuto romeno di culto ortodosso edificato sul territo- andare in Romania per poterli seguire per poi, rio italiano. Il progetto, sostenuto dal sacerdote realizzare il progetto in Italia. e parroco ortodosso del posto Marius Floricu, è La chiesa fa parte di un complesso più ampio, stato condiviso dalle autorità locali, è diventato chiamato Centro di culto per la religione orto- realtà per la gioia della numerosa comunità ro- dossa a Moncalieri e comprende una porta tra- mena presente nelle zone di Moncalieri, Niche- dizionale del Maramureş, un altare estivo, una lino e Torino Sud. sala riunioni e una casa parrocchiale con sala Costruita integralmente in legno di abete e quer- polifunzionale. cia dal miglior fabbro-falegname di Sighetul All’inaugurazione hanno partecipato circa quat- Marmaţiei, Dorel Petrovan, la chiesa si eviden- trocento fedeli, numerosi volontari della comu- zia non solo grazie alla ricchezza del dettaglio e nità, le autorità locali, i rappresentanti consolari alla bellezza rustica, ma anche agli alti standard ed i consiglieri romeni eletti a Verbania e Ciriè. di funzionalità. Il nastro inaugurale è stato tagliato dal sindaco Per Andrea Cavalieri, architetto italiano che ha Roberta Meo e dal vescovo mons. Siluan Span preso parte alla costruzione di una chiesa simi- della Diocesi ortodossa romena d’Italia. le, è motivo di orgoglio e un segno del destino, Le parti componenti del luogo di culto prefab- perché il progetto si è realizzato nei posti dove bricate in Maramureş sono state portate e assem- ha trascorso la propria infanzia. Trattandosi di blate nel rispetto delle leggi locali. Il campanile 4 aprile 2015 1 migrantiPRESS 1 13 1
1 IMMIGRATI 1 alto 25 metri è diventato un punto di riferimen- viaggia in questa regione può ancora ammira- to culturale, architettonico e anche turistico del- re gli abiti popolari, le famose camicie ricamate, la città e della comunità romena che conta più gli impianti vecchi come il mulinello per lavare di 3.000 membri, ha detto il sindaco, Roberta i tessuti pesanti o le feste di Pasqua che fanno Meo. parte di un universo inalterato come la civiltà La chiesa di legno di Moncalieri è dedicata ai del legno. “40 martiri di Sebaste”, ricordati il 9 marzo, se- Dalle mani degli artigiani locali, nel secolo XIII, condo il calendario ortodosso. Altri luoghi di nacque lo stile gotico di Maramureş, il quale si culto tradizionali, fuori i confini della Romania riflette nelle chiese dipinte e le porte monumen- si trovano solo in Francia e Svizzera. tali, accuratamente scolpite con modelli specifi- Raramente si trova un posto in Europa dove le ci – tra cui il sole e l’albero della vita. antiche tradizioni siano tanto rispettate come Otto delle famose chiese di legno di quercia o nel Nord-Ovest della Romania, dove i costumi e abete, con le torri che tendono a raggiungere il l’universo domestico sono inalterati. cielo, sono comprese nel patrimonio mondia- Nella terra storica di Maramureş, il tempo sem- le dell’UNESCO e fanno parte dei circuiti turi- bra essersi fermato: la gente si veste ancora come stici. ■ i loro antenati di quasi duemila anni fa. Chi *Teologa e mediatrice interculturale 1 14 1 migrantiPRESS 1 4 aprile 2015
1 IMMIGRATI 1 La casa di Tatà 30 metri quadrati di Mali in Sicilia Antonio La Monica S entirsi a casa anche a migliaia di chilome- La sua risposta è stata immediata ed è stata un tri di distanza dal proprio paese non è faci- regalo bellissimo”. le. Specie per chi la propria casa l’ha dovu- Il ragazzo alto e forte si mette in azione. Fabbri- ta abbandonare per costrizione e non per scelta; ca i mattoni ad uno ad uno. per chi, profugo, ha visto abbattere in un istan- “Ci vorrà una settimana – promette ai suoi nuovi te sogni e persone e con essi il progetto di una amici il giovane maliano – e la casa sarà pronta”. vita. Anche Tatà aveva un progetto e non era cer- Tatà rispetta i tempi della commissione. “Ho pre- to quello di fuggire dal Mali per arrivare, a soli parato uno stampo in legno per i mattoni – rac- 19 anni, in provincia di Ragusa. conta – poi ho usato come materiale la terra, l’ac- Il primo momento in cui Tatà, dall’alto dei suoi qua e la paglia. Li ho fatti seccare al sole e li ho due metri, capisce di potersi sentire a casa anche posizionati per formare il muro della mia casa. qui in Italia si materializza in Stefano Solarino, Poi, ho preparato un lungo tappeto di paglia le- un ragazzo come lui, di appena pochi anni più gata con i materiali trovati in giro. Con delle can- ne di bambù, ho fatto la struttura del tetto, l’ho grande. È tra i coordinatori del Centro di prima coperta con la paglia e l’ho montata sul muro”. accoglienza che si trova a Comiso ed è gestito Un tetto che, simbolicamente, lo protegge dal- dalla Fondazione San Giovanni Battista in colla- la naturale paura di chi ha affrontato “il viag- borazione con la cooperativa Rel-Azioni. gio”. Un ricordo ancora vivo: “Ho lasciato il Mali Tatà è venuto qui dal Mali nel 2014, anno se- – spiega – per via della guerra. Nel mio paese gnato dalla crisi economica. La sua preghiera è ci sono due gruppi belligeranti: Musjas e Mnila. stampata nel permesso di soggiorno, che ormai Uno di questi due gruppi ha ucciso mia madre sogna ogni notte. Un permesso che gli permet- al gran mercato della mia città di origine. Ho ab- terebbe di restare a Comiso per ricostruire una bandonato la scuola al nono anno, perché alcu- vita. Questa la sua missione e per concretizzarla ni membri del gruppo militare vanno nelle scuo- bisogna partire da una casa che non è facile tro- le a sequestrare i ragazzi più forti per combattere vare. Una possibile risposta giunge proprio da il governo”. Tatà non vuole combattere. Tatà vuo- Stefano, il nuovo amico italiano. È lui che vede le vivere e non uccidere. Dunque scappa. su un sito internet alcune immagini di tipiche Il racconto della sua migrazione parla di un pri- costruzioni abitative del Mali. “Gli ho chiesto – mo ingresso in Algeria, dove resta quattro mesi. racconta Stefano – come vivesse in quel tipo di “Un giorno – afferma – ho incontrato un poli- struttura e come si costruivano le case in Mali. ziotto algerino che mi ha chiesto il passaporto. 4 aprile 2015 1 migrantiPRESS 1 15 1
1 IMMIGRATI 1 Ho provato a spiegare che non avevo nulla di ni in mare aspettando la grande nave italiana”. simile e che per via della guerra ho dovuto ab- La “grande nave italiana”, per fortuna, è arriva- bandonare il mio paese senza documenti, però ta. “Siamo arrivati a Pozzallo il 10 giugno 2014”. il giudice mi obbliga a lasciare il paese entro 15 È una frase pronunciata tutta d’un fiato. È la ri- giorni”. Inevitabile il passaggio in Libia, zona nascita che vivono tutti i migranti al momento d’ombra nella quale si nascondono, in tragica dell’approdo. È un respiro, un pianto, un grido, evidenza, maltrattamenti di ogni genere. che è gioia e dolore insieme. Dunque, il feudo di “In Libia – spiega il giovane maliano – ho lavo- Canicarao è il luogo di prima accoglienza, per co- rato per 11 mesi per diverse persone. Un giorno, struire una prima “casa” e piantare nuove radici. dopo aver lavorato, chiesi al datore di lavoro di Oggi Tatà è ospite presso il progetto del siste- essere pagato. Mi rispose chiamando la polizia e ma per richiedenti asilo e rifugiati “Farsi pros- denunciando il fatto che non avevo documenti”. simo”. Un progetto gestito sempre dalla Fonda- Le sbarre di un carcere chiudono ancora una zione San Giovanni Battista. A pochi chilometri volta lo spazio della speranza. “In prigione fui dalla sua “casa” si trova l’attuale centro di acco- accoltellato e mi pugnalarono nel fianco. Ho glienza. Un sogno che si realizza in questa terra trascorso sei mesi lì, sopportando violenze ogni di frontiera, dove il suono delle campane dei Ve- mattina. In prigione i militari mi dicevano che spri incrocia le preghiere di chi verso La Mecca tutti potevano partire verso l’Europa e che sta- trova il proprio riferimento. Al crocevia di diffe- vano preparando la barca, senza pagare nien- renti afflati spirituali e culturali si trova oggi an- te. Quando siamo partiti, eravamo 115 persone che Tatà. Qui è la sua casa. Da qui i passi verso il nell’imbarcazione e siamo rimasti per 3 gior- suo prossimo destino. ■ 1 16 1 migrantiPRESS 1 4 aprile 2015
1 RIFUGIATI E RICHIEDENTI ASILO 1 Dublino II e III, ritorno a Fiumicino… …ogni riferimento è “casuale” I L SISTEMA D UBLINO Giovanni Godio E L ’I TALIA : UN RAPPORTO IN BILICO F ar ritornare i “Dubliners” in Italia? Vuol dire affidarli ancora alle mille casualità di un si- stema di accoglienza insufficiente che, per giunta, non ha ancora un piano di accoglienza specifico, malgrado questi rinvii siano migliaia ogni anno. È arrivata a questa conclusione una recente ricerca dal titolo Il sistema Dublino e l’Ita- lia: un rapporto in bilico, pubblicata dall’Asgi (As- sociazione studi giuridici sull’immigrazione). Al centro dell’indagine c’è il regolamento euro- peo “di Dublino”, la cui regola base (e la più contestata) stabilisce che il Paese dell’Ue tenuto a esaminare una richiesta d’asilo è quello in cui il richiedente ha messo piede per la prima volta: se il richiedente viene fermato in un altro Paese dell’Unione, può essere rimandato indietro. Prima all’aeroporto… La casualità che segna i trasferimenti in Italia a norma del regolamento inizia subito, appena scesa la scaletta dell’aereo. In particolare i ricer- catori dell’Asgi hanno studiato il “caso Fiumici- no”. Ai servizi di questo valico di frontiera in un anno, dal settembre 2013 al settembre 2014, in applicazione al regolamento “Dublino” in ver- sione II e poi III (questa seconda versione è en- trata in vigore nel 2014) sono arrivati almeno Con il supporto di: 2.000 richiedenti asilo o persone già in possesso di persone, essendo pensate solo per accogliere di uno status di protezione. momentaneamente i passeggeri in transito”. “Coloro che vengono rinviati in Italia rischia- no di rimanere per più giorni in aeroporto – … e poi in “orbita” ha rilevato l’associazione di studi giuridici –, in Ma è solo l’inizio. Perché il Belpaese, ad oggi, strutture assolutamente inadatte all’accoglienza non ha un piano nazionale di “distribuzione” 4 aprile 2015 1 migrantiPRESS 1 17 1
1 RIFUGIATI E RICHIEDENTI ASILO 1 dei “dublinanti” nei centri di ac- ria). Nel loro caso l’abbandono coglienza sul territorio. “La ca- al momento del loro rientro sul sualità è del tutto evidente nel I L SISTEMA D UBLINO territorio è “sistematico”, an- caso dei richiedenti protezione – E L ’I TALIA : che se a essere respinte in Italia denuncia il report dell’Asgi –. UN RAPPORTO IN BILICO sono famiglie o persone in si- Al momento dell’uscita dall’ae- tuazione di particolare fragilità. roporto possono essere destina- ti a centri che garantiscono stan- Un sistema da riformare dard idonei, ma pure a centri inadeguati all’accoglienza di ri- I ritorni “di Dublino” mettono, chiedenti asilo”, anche se questi ancora una volta, il dito nel- sono in situazione di “vulnera- la piaga delle numerose debo- bilità”. lezze dell’accoglienza “all’ita- “La casualità del sistema può liana”. Ma va anche detto che anche portare a situazioni in il “sistema Dublino” continua cui i richiedenti asilo “rinviati” a presentare, a livello europeo, Con il supporto di: si trovino privi di accoglienza” squilibri e rigidezze. Squilibri tout court. “In alcuni casi riman- e rigidezze che ad aprile, a Bru- gono ‘in orbita’ anche per molti xelles, hanno spinto l’autore- mesi, senza che la loro procedura di protezione vole European Council on Refugees and Exiles venga riattivata e senza una qualsiasi forma di (Ecre) a chiedere all’Ue una maggiore flessibili- accoglienza e di orientamento sociale e legale”. tà. Il Consiglio europeo ha promesso di recente La casualità diventa purtroppo certezza quando di accrescere “la solidarietà interna” fra i Paesi i “Dubliners” hanno già uno status di protezio- membri. Ma per ora la riforma del “Dublino III” ne (rifugiati, protezione sussidiaria o umanita- è tutt’altro che all’ordine del giorno. ■ 1 18 1 migrantiPRESS 1 4 aprile 2015
1 STUDENTI INTERNAZIONALI 1 La storia di Handam Dallo Yemen in Italia per studiare e…non solo Alessandro Zabban e Maurizio Certini H amdam è un giovane yemenita. In Italia da 10 anni per motivi di studio. “L’inserimento in un mondo sconosciuto è stato difficile, anche come studente”, ci spiega in questa intervista: “tutto era diverso. Fonda- mentale è stato l’incontro con tanti amici italia- ni che mi hanno compreso, sostenuto, aiutato a uscire dall’isolamento e dato fiducia. L’italiano l’ho appreso bene nei corsi del Centro Interna- zionale La Pira di Firenze, a cui sono molto le- gato, e poi all’Università di Siena. Sono legato alle mie origini e accolgo ciò che di buono e di bello mi offre il luogo dove vivo, integrando le tante cose positive di entrambe le culture. Oggi, il mio pensiero è sempre rivolto al mio Paese, ai genitori, alla famiglia costretta nella precarietà a lasciare la capitale”. La tua vita professionale? “Dello Yemen si parla troppo poco. C’è stata “Lavoro in un’azienda aerospaziale toscana, ma una rivolta giovanile, proprio come in altri paesi seguo anche la mia passione per la ‘mediazione arabi. Alla fase in cui a condurre la contestazio- inteculturale’: lo sento come un dovere impor- ne erano i giovani e gli studenti, si è sovrapposta tante verso tanti ragazzi che arrivano in Italia di- un’altra con dinamiche di morte. E’ tragico, sia- sorientati e han bisogno di un ‘ponte’ per comu- mo dentro a una trappola e i primi responsabi- nicare e farsi capire, di superare in certi casi la li siamo noi yemeniti; non la popolazione, ma paura, per aiutarli a immaginare la bellezza del tanti politici. Poi ci sono gli interessi delle po- mondo unito. Ho anche un’altra passione, l’in- tenze vicine, in particolare Arabia Saudita e Iran. segnamento della lingua araba”. Lo Yemen si trova anche in posizione geopoliti- La situazione politica nello Yemen è comples- ca strategica, vicina a molti Paesi destabilizzati sa. I ribelli Houthi hanno occupato la Capita- come l’Etiopia e la Somalia ed è al centro di un le. Il presidente ha abbandonato la città e sta grosso traffico di armi”. continuando la lotta con truppe rimaste fe- deli. Ma ci sono anche altre fazioni in campo Il conflitto, a tuo parere, è legato a interessi po- e Al Quada sta rafforzando la sua presenza… litici e di potere e non è una guerra religiosa? 4 aprile 2015 1 migrantiPRESS 1 19 1
1 STUDENTI INTENAZIONALI 1 “Sì. Se si seguisse veramente la propria religio- care consenso; la gran parte della popolazione ne, si risolverebbero molti problemi: la tolle- Yemenita rifiuta Al Quaeda, le sue logiche, i suoi ranza, il rispetto dell’altro, la condivisione, l’at- crimini”. tenzione al povero, sono alla base delle nostre fedi. Molti miei concittadini pensano che l’Ara- Intravedi un futuro di pace per lo Yemen? bia ci stia aiutando con i suoi bombardamenti “Oggi la situazione è tragica: migliaia di mor- ma non c’è un obiettivo chiaro e nessuna bom- ti e feriti, privazioni, mancanza di materie pri- ba anche se definita intelligente porta la pace”. me. Siamo nel tunnel e non si vede l’uscita. I ribelli Houthi che controllano la capitale e va- Le proteste contro il Presidente erano legittime? rie zone sostenuti dall’Iran, non potranno mai “Legittime, ma non sagge. Un desiderio di ven- avere un ruolo assoluto di guida, perché sono detta quasi fanatico. Io non sono un sostenito- una minoranza sciita in un Paese a prevalenza re dell’ex Presidente, ma abbiamo già sofferto sunnita. Ma hanno diritto di vivere e di far par- troppo, basta con le guerre!”. te dello Stato. La soluzione deve venire dallo Ye- men stesso, non dalle pressioni esterne, ci vuole La tua speranza è la pacificazione nazionale… il dialogo; ognuna delle fazioni rinunci a parte “Non credo che il fondamentalismo in Yemen delle proprie aspirazioni per formare un gover- avrà mai un ruolo importante. Al Quaeda è un no di unità nazionale e dare allo Stato una nuo- gruppo criminale che sfrutta la religione per cer- va struttura”. ■ 1 20 1 migrantiPRESS 1 4 aprile 2015
1 ITALIANI NEL MONDO 1 Ritorno in Germania da parroco I primi mesi tra gli italiani di fra Antonio Gelsomino Fra Antonio Gelsomino È dal primo ottobre 2014 che mi ritrovo ad dire grazie al Signore che, attraverso il bene pla- essere a servizio, come parroco, di una Co- cido del ministro provinciale, mi ha reso possi- munità cattolica italiana in Germania, ed bile questo desiderio, dandomi la possibiltà di esattamente in Dreieich (a soli 12 km da Fran- mettere a frutto questa mia specifica vocazione. coforte). Sono molto legato alla terra dove ora È bello constatare che tutto ciò accade dopo tre- vivo, anche perché ci sono nato nel 1971 (esat- dici anni di servizio sacerdotale in Italia, i quali tamente a Pforzheim). È lì che ho vissuto i miei coincidono temporalmente (tredici) con la mia primi 13 anni di vita. Il desiderio di venire in prima permanenza qui in Germania. Avrò, quin- Germania è maturato da un po’ di tempo, ma di, l’opportunità di “restituire” alla Germania quest’anno si è finalmente concretizzato. Devo ciò che essa stessa ha dato a me in abbondanza. 4 aprile 2015 1 migrantiPRESS 1 21 1
1 ITALIANI NEL MONDO 1 Sono forse l’unico, oltre ai pochissimi giovani, a tornare nella terra natale (verso la quale la mia famiglia è dovuta migrare) per servirla, ora, da sacerdote. È un’esperienza molto bella, ma che comunque non è esente da difficoltà. In questa mia esperienza sento molto la presenza spiritua- le dei confratelli della mia provincia ofm (Frati Minori), nonostante io mantenga, ugualmente, dei buoni rapporti anche con i frati della provin- cia tedesca. Per la comunità celebro la messa feriale nella Missione Cattolica Italiana il martedì e il giove- dì (alle ore 19) e il sabato (alle ore 18,15), e Dreieich quella domenicale in una chiesa della comuni- tà parrocchiale tedesca. Nel tempo di Quaresi- ma la messa del martedì è stata sostituita dalla “Lectio Divina” che ha trovato nella gente della comunità che vi partecipa un riscontro più che positivo, anche perché viene meditata la litur- gia della parola della domenica. Il sabato, co- munque, risulta essere il giorno più impegnati- vo della settimana, dato che nella Mci si tiene il conoscenza della lingua e della cultura di que- catechismo dalle ore 17 e si è intrapreso un cam- sto Paese ha svolto un ruolo alquanto impor- mino coi ragazzi del post-cresima. I rapporti con tante nel mio inserimento qui sul territorio. La la vicaria ed alcuni rappresentanti laici della co- comunità è costituita da molte famiglie, giovani munità tedesca sono abbastanza buoni, al pun- in particolar modo, ed il lavoro pastorale non to tale che in più di qualche occasione sono sta- manca. Inoltre ho avuto modo di partecipare a to invitato a sostituire il parroco tedesco per la degli esercizi spirituali, organizzati dalla delega- messa domenicale. Le celebrazioni eucaristiche zione delle Missioni Cattoliche Italiane in Ger- per la comunità italiana sono prevalentemen- mania e Scandinavia, durante i quali ho avuto te celebrate in lingua italiana, ma capita a volte l’opportunità di arricchirmi dal punto di vista (su richiesta da parte della coppia o dei genitori formativo, ma anche di fare nuove conoscenze del battezzando) che la liturgia venga svolta in con i missionari ed alcuni laici impegnati nelle due lingue. Devo anche ammettere, però, che la Mci nei due Paesi. ■ 1 22 1 migrantiPRESS 1 4 aprile 2015
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