Benvenuto Vescovo Cesare! - San Lorenzo
←
→
Trascrizione del contenuto della pagina
Se il tuo browser non visualizza correttamente la pagina, ti preghiamo di leggere il contenuto della pagina quaggiù
Circolare interna delle Parrocchie
dell’Alta Val Sangone – anno II – N. 4 Dicembre 2010
Benvenuto Vescovo Cesare!
entre il cardinal Poletto dell’Arcidiocesi. Alcune di queste
M lascia la guida della Chiesa
torinese dopo 11 anni, il
nuovo arcivescovo monsignor
presenze significative sono frutto
dell’opera di grandi santi torinesi: i
nomi di S. Giuseppe Cottolengo e
Nosiglia si presenta con un saluto a di S. Giovanni Bosco sono noti in
tutti cristiani della diocesi. Dopo tutto il mondo. Meno note ma al-
aver ringraziato il Papa Benedetto trettanto importanti le figure di S.
XVI per la fiducia accordatagli, ri- Giuseppe Cafasso, di S. Leonardo
corda che il giorno della sua no- Murialdo, dei beati Francesco Faà
mina coincide con l'anniversario di Bruno, Giuseppe Alamanno,
dell'apertura del Concilio Vaticano Piergiorgio Frassati e di tanti altri
II, coincidenza non casuale, ma un fratelli e sorelle, di cui è in corso la
segno per indicare la via sulla quale causa di beatificazione e canoniz-
procedere insieme a tutta la Chiesa zazione. Nonostante le incertezze
particolare di Torino. Ricorda e le difficoltà del momento che
anche alcuni momenti della sua stiamo vivendo, sia nel campo eco-
vita legati a Torino e all'inizio del nomico che nel campo spirituale e
suo cammino sacerdotale, e tra i sociale, monsignor Nosiglia
più significativi un anno di teologia al Se- damentale per la formazione delle co- esprime la sua profonda speranza e con-
minario di Rivoli e la sua prima esperienza scienze, per la comunicazione del Van- vinzione che la Chiesa locale, proprio per
come collaboratore a Santena. Trovarsi gelo, per l'incontro con Cristo risorto, le sue radici così forti e tuttora vitali, possa
ora nella scia dei tanti pastori importanti vivente nell'Eucarestia, nei sacramenti, e guardare avanti con fiducia e contribuire
che ha avuto Torino lo conforta, ma nel nelle esperienze di carità. Queste ultime al vero progresso, spirituale e sociale,
contempo sente la responsabilità dell'in- sono le realtà più vicine alla gente, testi- della gente, promuovendo quella stretta
carico assegnatogli, alla guida di una monianza viva della chiesa locale. L'Arci- unità tra verità, carità e giustizia che Papa
chiesa ricca di tradizione e ancora sotto il vescovo prosegue ringraziando e Benedetto XVI richiama nell’enciclica so-
benefico influsso dei grandi santi che la salutando i parroci e gli altri sacerdoti, i ciale “Caritas in veritate”. Potrà così aver
città ha avuto. I presbiteri rappresente- diaconi permanenti, gli operatori pasto- origine una nuova stagione di credenti,
ranno la sua nuova famiglia, e nell'incon- rali, le associazioni, i movimenti e gruppi adulti nella fede e testimoni competenti e
tro, nella reciproca accoglienza e ecclesiali, che servono con impegno la co- coraggiosi del Vangelo ognuno nel suo
nell'ascolto inizierà il suo impegno per il munità e ne orientano il cammino missio- ambito di vita. Affidandosi all'intercessione
cammino ecclesiale e missionario della nario. Insieme alle parrocchie ed alle dei santi torinesi e soprattutto della Ver-
diocesi. La comunione e fraternità del ve- numerose realtà di vita consacrata ed isti- gine, onorata a Torino in particolare con
scovo con i suoi presbiteri porteranno ad tuti religiosi, offrono all’Arcidiocesi una i titoli di Consolata e Ausiliatrice, l'Arcive-
un impegno comune che avrà tra le prio- testimonianza di vita evangelica ed un ser- scovo conclude: “Cari fratelli e sorelle,
rità le vocazioni, sia quella sacerdotale, vizio generoso in di-versi ambiti della sua il mio cuore e tutta la mia persona sono
espressione e testimonianza dell'amore a vita e della sua missione, qui nella nostra ormai protesi verso di voi e mi auguro
Cristo della comunità cristiana, sia quella terra come in tanti Paesi, dove operano che presto potremo incontrarci e colla-
matrimoniale, obiettivo educativo fonda- con frutto i missionari torinesi. Esprime borare insieme come si conviene a servi
mentale per la chiesa e per la società. Per poi riconoscenza verso le diverse aggre- del Signore, al lavoro nella sua vigna,
queste priorità si punterà in particolar gazioni laicali presenti nell’Arcidiocesi nel che ci è affidata. Pregate per me, affin-
modo sui giovani, in continuità anche con campo dell’educazione e della scuola, ché possa svolgere con voi e per voi il
l'opera di san Giovanni Bosco, ricordando della solidarietà; nella formazione cri- mio ministero di Padre, Vescovo e
quanto ha sottolineato anche il papa re- stiana, civile e professionale; nella pro- amico e sappia ascoltarvi e seguirvi,
centemente, durante l'ostensione della mozione e difesa della vita; nella lotta sulla strada che state percorrendo, con
Sindone: “Giovani, siate testimoni di Cri- all’illegalità e nell’impegno culturale e po- un impegno che intendo condividere,
sto in questo nostro tempo! … Siate voi litico per il bene comune; nella promo- fianco a fianco, per accogliere quanto il
stessi nei vostri ambienti, con i vostri coe- zione della pace e nell’accoglienza agli Signore e il suo Spirito ci indicheranno.
tanei un'espressione visibile del volto di immigrati e nel sostegno alle comunità et- Vi benedico tutti e saluto con affetto e
Cristo. ”Fondamentale il lavoro nelle par- niche cattoliche e cristiane, che arricchi- amicizia”
rocchie, che rappresentano il luogo fon- scono il tessuto ecclesiale e civile Filippo Giovanelli
Essere Chiesa oggi 1La Parola ai Pastori
Il Cardinal Poletto in mezzo a noi
nel maggio 2008, 160 tra sacerdoti e diaconi del-
l’Arcidiocesi, trascorrevano con lui una giornata di
riflessione e fraternità. Poi ci sono i ragazzi e i gio-
vani, “le sentinelle del mattino”, come li aveva defi-
niti Papa Giovanni XXIII. “Voi siete la speranza, voi
siete il futuro – li aveva esortati il cardinale nella visita
pastorale nel marzo 2004, in San Lorenzo – Ricor-
datevi sempre di non buttare via la vita e di sentirvi
presenza viva della Chiesa. Conservate il vostro
cuore puro”. Ragazzi che torna ad incontrare l’anno
scorso, sempre in San Lorenzo, per impartire loro la
Cresima. In questi anni di mandato, il card. Poletto
Forno di Coazze ha incontrato anche gli amministratori, nel 2004,
invitandoli a pensare al bene comune, e ha sorriso
“Undici anni fa, il 5 settembre 1999, in piazza San
nell’inaugurare il Centro di Aiuto alla Vita di Giaveno,
Giovanni a Torino, con una solenne concelebrazione
poco più di un anno fa. Momenti felici e meno, si
liturgica, il cardinale Severino Poletto dava inizio al
diceva. Ecco allora che le sue parole hanno accom-
servizio episcopale nella
pagnato nel salutare un’ul-
Chiesa torinese. Ripercor-
tima volta il giavenese don
rendo oggi questo lungo
Silvio Ughetto, cappellano
cammino, nel suo messag-
dell’ospedale Martini Nuo-
gio di saluto all’Arcidio-
vo di Torino, don Fer-
cesi, il vescovo traccia un
nando Demarchi, parroco
bilancio del suo mandato,
di Ponte Pietra e Madda-
“ripensando ai vostri volti,
lena, nel 2005, don Viotti
alle belle testimonianze di
nel 2008, e infine, solo
fede che mi avete dato”
qualche giorno fa, don
scrive rivolgendosi ai sa-
Gianni Sacco, parroco di
cerdoti, alle religiose e re-
Sala per 29 anni. Sono
ligiosi, ai diaconi, ai Santuario del Selvaggio
solo alcuni flash, questi, del
giovani, ai fedeli laici. Volti
lungo cammino da Arcivescovo del card. Poletto,
che, in questi anni, ha incontrato anche nelle par-
scattati nelle chiese e per le strade valsangonesi, le
rocchie della nostra Unità Pastorale, condividendo
stesse che ora attendono mons. Cesare Nosiglia.
momenti sereni e altri meno. Sfogliando le foto e ap-
pellandosi ai ricordi, andiamo indietro nel tempo e Anita
scopriamo che sono davvero tante le volte in cui il
cardinal Poletto è stato presente in mezzo a noi.
Spesso ha celebrato messa al Santuario N.S. di Lour-
des del Selvaggio: ad agosto, in occasione dell’anni-
versario della dedicazione e della consacrazione -
la prima, nel 2001, per il 75esimo, e l’ultima nel
2008 -, ma anche nel maggio 2002, quando prese
parte con i fedeli alla processione da Giaveno al San-
tuario, o ancora nel giugno 2003, per la festa della
famiglia. Anche nella quiete della Grotta di Forno di
Coazze il cardinale è salito più volte, per celebrare
messa nel giorno dell’Assunta, in quel tempio della
fede costruito da don Viotti, di cui nel novembre del-
l’anno scorso ha celebrato il funerale. E sempre qui, S. Cresima Parrocchia S. Lorenzo
2 Essere Chiesa oggiLasciamo parlare la scrittura
GENEALOGIA DI GESÙ :
COSA CI VUOLE COMUNICARE MATTEO
Da una conferenza di Alberto Maggi, biblista
popolo. Santo. Perché?
S
tiamo entrando nel periodo nata-
lizio, e nelle messe della dome- Arrivando all’ultima generazione leg- Sempre nel libro della Genesi, quando
nica ascolteremo alcuni brani dei giamo: “..e Giacobbe generò Giu- ancora c’era il caos nella creazione, lo
cosiddetti “Vangeli dell’infanzia”, cioè seppe”. Siamo al 39° generò, e ci Spirito di Dio aleggiava sulla creazione
dei primi capitoli dei Vangeli di Matteo aspetteremmo lo stesso anche per e tutto fu fatto attraverso di esso. Que-
e di Luca, i due evangelisti che parlano Giuseppe. Invece no: dopo “Giacobbe sto richiamo allo Spirito vuol dire che
della nascita di Gesù. generò Giuseppe, il marito di Maria”
in Gesù si manifesta una nuova crea-
ecco la sorpresa: “dalla quale fu gene-
zione: in Gesù si realizza in pienezza la
I Vangeli dell’infanzia non sono, come rato Gesù, detto Cristo”.
Matteo ci indica quindi che la tradizione creazione dell’uomo, un uomo che
potrebbe sembrare, Vangeli infantili o abbia anche la condizione divina.
per bambini: gli Evangelisti non inten- di Israele, significata dai primi 39
antenati di Gesù, si interrompe con Ecco allora che con la frase: “si trovò
devano raccontare la storia di Gesù nel incinta di Spirito Santo”, l’Evangelista
Giuseppe. Da Giuseppe in poi c’è qual-
senso di cronaca come intendiamo noi ci dà una indicazione teologica impor-
cosa di nuovo: per l’Evangelista Gesù
al giorno d’oggi, ma ci presentano una tante che significa: in Gesù si manifesta
lettura teologica dei fatti e dei detti di
il piano della creazione.
Gesù e riassumono e concentrano tutto
il messaggio e l’opera di Gesù.
Dio, con Gesù, non sta più nell’alto dei
Il vangelo di Matteo inizia con la cieli, lontano, ma è un Dio che è pre-
genealogia di Gesù: se la confrontiamo sente tra il popolo, e la grande novità di
con quella di Luca si vede che sono questo Dio, si vedrà meglio al cap. 20
molto diverse. Questo perché le di Matteo, è che non vorrà essere ser-
genealogie non sono di carattere sto- vito dagli uomini, ma è Lui che metterà
rico/anagrafico, ma teologico. la sua vita al servizio di tutti gli uomini.
Questo cambia radicalmente il rap-
In Matteo la genealogia inizia con un porto con Dio: Dio non è più da
termine che nella traduzione letterale è: cercare secondo la spiritualità ebraica,
“Libro della genesi”, e questo ci ri- come si vede ad esempio dai salmi (“al
chiama l'inizio del libro del Genesi, mattino ti cerco, di notte ti cerco” …).
dove si narra la creazione dell’umanità. Con Gesù, Dio è da accogliere: Gesù è
Con questo richiamo l’Evangelista l’Emmanuele, il Dio-con-noi, Dio in
vuole fare comprendere al lettore che mezzo agli uomini.
in Gesù si realizza in pienezza la crea- non è il frutto di Giuseppe, egli non Non è un Dio che chiede o un Dio che
zione dell’uomo. trasmette i valori e la tradizione. assorbe le energie degli uomini, ma è
In Gesù la tradizione ed i valori
un Dio che le potenzia al punto che la
Come il Genesi è il primo libro della verranno dal Padre nei cieli: Dio.
forza vitale di Gesù, uomo-Dio, sarà
Bibbia, che parla della creazione del capace di condonare anche il male che
mondo ed in particolare dell’uomo, È importante questa interruzione nella
genealogia, perché questo fatto sottoli- l’uomo può aver fatto. Gesù infatti
questa è la nuova creazione. Mentre la nell’ultima cena dirà : “questo è il mio
prima creazione terminava con la nea e fa comprendere la novità straor-
dinaria portata da Gesù. Gesù è il figlio sangue per il perdono dei peccati” e il
morte, questa nuova creazione termina
di Dio che ha assunto l’azione creatrice sangue nel mondo orientale è la vita, la
con la vita. Alla fine di questo Vangelo
del Padre e l’ha saputa formulare in forza vitale, quindi con il suo sangue
c’è Gesù sul monte della resurrezione,
una maniera completamente inedita e noi siamo partecipi della sua vita.
vivo ed in mezzo ai suoi: non una scena
ha fatto conoscere una maniera nuova
di morte, ma una pienezza di vita.
di rapportarsi con Dio; in Lui c’è una Comprendiamo questo, e il Natale avrà
creazione completamente nuova. veramente un profondo e vivificante
Torniamo alla genealogia: per 40 volte
– 40 è la cifra simbolica che indica una significato, potremo accogliere Gesù in
L’Evangelista poi dice che Maria “si quanto manifestazione di Dio e del suo
generazione – si trova il verbo gene- trovò incinta di Spirito Santo” e con
rare, e questo verbo nel mondo ebraico amore, accoglieremo la sua forza vitale
questo vuole affermare che colui che è
è riservato all’uomo, solo il padre generato da Maria è opera dello Spirito per liberarci dal male e andare con Lui
genera, ed il padre oltre la vita tra- e come Lui verso gli altri uomini.
smette anche le tradizioni ed i valori del Filippo Giovanelli
Essere Chiesa oggi 3Momenti di Chiesa
L’esordio con
i giovani:
“Osate in
nome del
Signore”
ra strapiena di giovani la chiesa del Santo Volto giorno”. Ai tantissimi che lo osservano e lo ascol-
E di Torino, venerdì scorso, 19 novembre. Entu-
siasti,attenti, curiosi, ansiosi di conoscere mons.
tano, mons. Nosiglia svela un suo sogno: “quello di
potervi ascoltare e amare sinceramente e incontrare
Cesare Nosiglia, colui che, due giorni dopo, sarebbe non solo tutti insieme, ma anche personalmente se
diventato ufficialmente il nuovo Arcivescovo di To- voi lo vorrete. E questo per starvi vicino e aiutarvi,
rino. L’esordio nella sua nuova diocesi è partito pro- ma anche perché sono convinto che voi potete aiu-
prio dall’incontro con i giovani “sia perché mi piace tarmi a svolgere bene il servizio di vescovo. Voi siete
pregare con voi il Signore affinché mi assista e guidi come le antenne orientate sul mondo e il vescovo,
il mio servizio, sia perché intendo dare un preciso attraverso di voi, deve poter sentire la voce della
segno di particolare affetto e vicinanza verso cia- gente e dei giovani e ragazze di tutta la Diocesi e
scuno di voi” ha esordito mons. Nosiglia, o meglio, deve poter trasmettere loro la sua Parola”. Per farlo,
“il vescovo Cesare”, come li invita a chiamarlo. Li le proposte sono diverse: un Consiglio stabile di gio-
esorta e li sprona: “Ecco che cosa vi chiedo cari vani, l’incontro nelle Unità Pastorali, l’apertura
amici: osare in nome del Signore. Non dell’Episcopio con i giovani che lo desi-
accontentatevi di ciò che siete e che fate: derino, la presenza negli incontri, nelle
siate ambiziosi di puntare in alto, verso feste, nei campi estivi. È un Arcivescovo
un di più di amore e di generosità. Osate che vuole essere presente tra i giovani, in-
per andare là dove il Signore vi manda, in somma, vuole comunicare con loro. Per
mezzo ai vostri coetanei anzitutto, nella farlo la via più breve è quella dei media:
scuola e nell’Università, nel lavoro e nella l’email “segr.arcil “segr.arcivescovo@dio-
società, sulla strada se è necessario e nei cesi.torino.it”, il blog www.iltesoro.org e
luoghi di incontro dei ragazzi e giovani del il passaparola con gli sms. E tra i giovani
vostro paese o quartiere”. Rimarca il bi- al Santo Volto ce n’era anche un centi-
sogno della Chiesa di sacerdoti, religiosi e religiose, naio proveniente dalle tre Unità Pastorali di Gia-
missionari, giovani generosi e chiede appoggio “per veno, Reano e Avigliana, accompagnati da don
risvegliare dalla rassegnazione la vita spirituale e Carlo Franco, don Ugo Bellucci, dal diacono
cristiana di tanti cristiani adulti e comunità. Voi siete Gerardo Izzo e alcuni adulti. Entusiasti, tutti, dell’in-
le sentinelle che alzano la voce per annunciare a contro con un Arcivescovo “dinamico, sorridente e
tutto l’accampamento che giunge l’alba di un nuovo dalle idee chiare”.
Anita Zolfini
4 Essere Chiesa oggiVita delle nostre Comunità
UN SECOLO E MEZZO PER TRE
I 40 ANNI DI SACERDOZIO DEI DUE “DON GIANNI”
E I 70 ANNI DI SERVIZIO DEL SACRESTANO
CANDIDO GIAI CHEL
40 anni, oggigiorno, si è ancora con i giovani parrocchiani. visto don Gianni partecipare attivamente
A giovani. È dunque un ministero sa-
cerdotale giovane quello di don
Gianni Mondino, parroco di Giaveno dal-
Stesso giubileo sacerdotale per un altro
prete di nome Gianni: don Rege Gianas,
dal novembre 2008 parroco di Maddalena
fra il 1970 e il 1990.
Se don Rege ha testimoniato la sua fedeltà
alla Chiesa guidando diverse parrocchie
l’ottobre 2008, che il 29 giugno scorso, so- e Ponte Pietra di Giaveno. Classe 1944, della diocesi torinese, “Candi el sacrista”
lennità dei Santi Pietro e Paolo, ha don Gianni Rege fu ordinato sacerdote il 4 l’ha servita standosene per 70 anni fermo
festeggiato i suoi primi 40 anni di sacerdo- ottobre 1970 da Mons. Livio Maritano, in un solo posto: Santa Maria Maddalena.
zio. Ordinato prete a Fossano nel 1970, presso la chiesa collegiata di San Lorenzo Era infatti il novembre del 1940 e “Candi”
Martire. “Mi fu consentito di scegliere una aveva appena 11 anni, ma il parroco di al-
data per la mia ordinazione e io non ebbi lora, don Giovanni Battista Gallo (in carica
alcun dubbio: sarei stato ordinato il 4 otto- dal 1919 al 1968) non esitò ad affidare al
bre, perché quello è il giorno in cui la giovanotto gli stessi incarichi di cura degli
Chiesa tutta festeggia San Francesco di As- edifici e degli arredi sacri che ancora oggi,
sisi, il santo degli ultimi” spiega don Rege. con la stessa dedizione di allora, Candido
Dopo l’ordinazione, a don Gianni fu asse-
porta a termine, vivendo 24 ore al giorno
gnato il primo incarico, quello di vicepar-
in casa parrocchiale, incurante del pun-
roco a Testona (Moncalieri). Ruolo che
gente freddo invernale e del fatto che le
ricoprì dal ’71 al ’76. Seguì l’incarico alla
case vicine siano state quasi tutte abbando-
parrocchia Madre di Misericordia (1976-
nate. Dal 1940 a oggi “Candi” ha visto
“prestato” da subito, su richiesta del card. ’80) e a Orbassano dal 1980 al 1987,
quando divenne finalmente parroco presso succedersi sei papi, sei arcivescovi di To-
Michele Pellegrino, all’arcidiocesi di Torino
Sant’Antonio, a Torino, dove rimase fino rino e quattro parroci (don Gallo, l’amatis-
come viceparroco a Savigliano e poi, dopo
sei anni, incardinato nel clero torinese, don al 2002. Dal 2002 al 2008 fu invece par- simo don Fernando Demarchi, dal 1968 al
Gianni è stato anche viceparroco a Set- roco a Rivoli (Santa Maria della Stella). In 2005, don Francesco Pairetto, dal 2005 al
timo, prima di diventare, negli ultimi 27 tutto questo “pellegrinare” per parrocchie 2008 e, ultimo, don Rege), ha visto la po-
anni, parroco a Lucento (Torino), Beina- c’è stato tuttavia anche il tempo per una polazione di Maddalena ridursi a un de-
sco, Marene e Giaveno, con una parentesi lunga parentesi di collaborazione con il cimo, ma egli è sempre rimasto un punto
missionaria tutt’altro che trascurabile di Gruppo Abele di don Luigi Ciotti, che ha fermo per tutta la borgata. Conosciuto e ri-
circa tre anni in Algeria, quale parroco spettato da almeno tre generazioni di bor-
della cattedrale di Costantine. A Giaveno, ghigiani, li ha accompagnati quasi tutti al
l’opera di don Gianni è andata a favore so- fonte battesimale, per qualcuno ha cantato
prattutto degli ammalati e degli anziani inni di gioia al loro matrimonio con la sua
della parrocchia di San Lorenzo, che sen- inconfondibile voce, mentre per molti ha
tono profondamente la sua vicinanza, intonato il “De profundis”, come accade a
anche fisica. Ma “DonGì”, come hanno ini- chi assiste a lungo allo spettacolo offerto
ziato a chiamarlo i ragazzi dell’oratorio gia- dal movimento del cerchio della vita.
venese, ha anche uno splendido rapporto
Alberto Tessa
Essere Chiesa oggi 5Vita delle nostre Comunità
VALGIOIE
“n vir a j'ere” (c'era una volta)
a domenica, un tempo lontano che sempre odorava di
L era “lu dì da festa”. E festa era
sinonimo di : “riposo”, “cele-
brazione religiosa”, “vestito e scarpe
stalla e di letamai a cielo
aperto, sembrava tra-
sformarsi in un am-
buone”, “il pranzo con il bollito e il biente fiabesco, mentre
risotto”, “essere tutti insieme in tutti cantavano, la
famiglia”. Domenica significava es- banda suonava motivi
sere felici, perché era bellissimo da brivido emozionale e
poter indossare il vestito bello e le le campane suonavano
scarpine buone, così alla Messa delle a “baudëtta” cioè a
11, le amichette avrebbero potuto “festa”. Al termine la
ammirarci. Era bello perché papà processione rientrava in
non doveva andare alla Ferriera e chiesa, si concludeva
poteva restare con noi, partecipare con la solenne benedi-
ai nostri giochi, portarci a fare una zione e si tornava a casa
simpatica gita sui monti con la “me- pieni di gioia profonda.
renda sinòira”, durante la bella sta- Nel mese di aprile v’era
gione. Il “riposo comandato”, una bella “pocission”,
non così paludata come
coscienziosamente legato al 3° Co-
le altre, ma frizzante di
mandamento “ricordati di santificare
gioia primaverile. Erano
le feste”, sottintendeva non solo il
le cosiddette “Roga-
fatto che papà non andava in fab- vita religiosa d'allora era “radicata”
zioni” cioè le preghiere e le benedi-
brica e che si andava tutti a Messa, nell'esistenza quotidiana, proprio
zioni per ottenere da Dio un buon
ma anche la sospensione di tutti gli come le radici di un grande albero
raccolto. E ancora, annualmente, si
altri lavori, anche quelli nei campi. che si allargano silenziose sotto la
partecipava alla processione votiva
Solo se il fieno o il grano nei campi terra e vi attingono l'humus per far
alla Sacra di S. Michele. Non ricordo
erano quasi essiccati e il cielo mi- quale fosse il voto a cui mantenere crescere l'albero, farlo fiorire e frutti-
nacciava pioggia, si correva a racco- fede, ma ricordo la sveglia mattutina ficare. Non era necessario che le ca-
gliere fieno e grano in sicuri covoni perché bisognava arrivare alla Sacra techiste insistessero costantemente
atti a proteggere il raccolto. Per ogni per la Messa delle 10,30 e… biso- perché bimbi e ragazzini andassero
altro lavoro era uno “stop” univer- gnava essere digiuni dalla mezza- a Messa la domenica, perché ci si
sale perché la domenica era vera- notte per poter fare la Comunione e andava con gioia con papà, mamma
mente sacra. Noi avevamo tre ricordo quanto fosse faticoso cam- le zie e i nonni. Perchè questa era la
galline e ricordo con simpatica alle- minare pregando. Ma la festa per ec- festa. Ricordarsi di dire “lu ben” (le
gria che… neppure loro facevano cellenza che coinvolgeva tutta preghiere del mattino e della sera)
l’uovo la domenica!... Alcune dome- Valgioie e attirava gente anche da era un gesto spontaneo perchè la
niche poi erano attese in modo par- altri paesi era la festa della Braida, mamma pregava con noi, perchè il
ticolare e con maggior emozione alla fine di agosto. Le famiglie arri- papà si inginocchiava a terra per la
perché venivano celebrate festività vavano a gruppetti in mattinata per preghiera del rosario e ai bimbi ve-
solenni e in quelle occasioni dopo la partecipare alla Messa nella cappel- niva spontaneo pensare “come deve
Messa cantata si svolgevano le pro- letta a cui seguiva “l’ inchënt”, essere grande Dio se il mio papà si
cessioni per le vie del paese. Le pro- un’antica usanza simile ad un’asta fa piccolo davanti a Lui”. Forse
cessioni erano un avvenimento pubblica in cui si offrivano solita- anche allora c'erano cose sbagliate,
importante! Per noi bambini la pro- mente: salami, tome, conigli o gal- forse esagerate o imposte ma certa-
cessione più bella era la “Pocission line vivi, pezzi di artigianato ecc. mente, tra i molti semi di fede e di
du Corpus Domini”. Una fiumana di Nella serata di presentazione del vita seminati in quei tempi, qualcosa
persone partecipava con attenzione libro mi fu chiesto: “Com'era la vita è rimasto ed è germogliato.
a questo momento di festa; Il paese religiosa in quel periodo?” Ecco la Giovanna Cuatto
6 Essere Chiesa oggiIn Comunità
PRIMA CANDELINA PER IL CAV L’ANNUNCIAZIONE madre, di un’intera famiglia si apre alla vita e può a sua volta essere
testimone di speranza. Per questo e per tutto ringraziamo il buon Dio
“Educare alla pienezza della vita” è il titolo del Messaggio del Consi- e lo preghiamo affinché ci illumini e ci guidi sempre.
glio Episcopale Permanente per la 33a Giornata Nazionale per la vita Teresa Bava Spoto
che sarà celebrata il 6 febbraio 2011. “L’educazione è la sfida e il
compito urgente a cui tutti siamo chiamati, ciascuno secondo il ruolo
proprio e la specifica vocazione” si legge nel Messaggio del Consiglio
Episcopale Permanente. “Auspichiamo e vogliamo impegnarci per
educare alla pienezza della vita - prosegue il Messaggio -, sostenendo Scuola dell’Infanzia B.V. Consolata
e facendo crescere, a partire dalle nuove generazioni, una cultura della Suor Fiorella è la nuova coordinatrice
vita che la accolga e la custodisca dal concepimento al suo termine na-
turale e che la favorisca sempre, anche quando è debole e bisognosa Nuovo anno scolastico e nuova coordinatrice all’asilo Beata Ver-
di aiuto”. Noi diremmo “soprattutto quando è debole” ed ecco perché gine Consolata di Giaveno: è suor Fiorella Brillo, veneta di ori-
un piccolo gruppo di volontari, da un anno si è attivato anche a Gia- gine ma piemontese di adozione, che raccoglie il testimone di Sr.
veno, mettendo a disposizione della comunità talenti e fatiche al ser- Giovanna Passiatore. Da quarant’anni a contatto con i bambini,
vizio della vita, in particolare della vita nascente: è nato così il Centro sr. Fiorella è arrivata a Giaveno lo scorso 21 agosto dopo tre anni
di Aiuto alla Vita (CAV) l’Annunciazione in frazione Buffa, nella vec- trascorsi a coordinare la scuola d’Infanzia a Villadossola, nel Ver-
chia canonica della chiesa di San Giovanni. Il mercoledì pomeriggio bano. Qualche giorno per ambientarsi e per aprire un nuovo ca-
dalle 17 alle 18:30 e il sabato mattina dalle 10 alle 11:30, la sede pitolo in una vita dedicata gran parte alla scuola. “Più che di lavoro
apre le porte per accogliere chi è in difficoltà a causa dell’arrivo di un parlerei di missione – spiega, sorridendo, sr Fiorella, che ha nel
nuovo figlio. Ma poiché i drammi non hanno orario (né tantomento suo trascorso anche tre anni di insegnamento in una scuola ma-
la fame dei bimbi!), attraverso il numero verde S.O.S. VITA terna in Egitto – Stare ogni giorno tra i bambini, vederli crescere
800813000, è attivo un servizio 24 ore su 24, per ogni necessità o è di per sé una missione. E non c’è una formula particolare con
urgenza. Ad oggi le famiglie che hanno bussato alla porta del CAV loro: semplicemente amarli, abituarli a stupirsi ogni giorno, a ve-
sono state 45 e per ciascuna di esse è stato attivato uno sportello di dere il bello delle cose. L’educazione del cuore, diceva don Bosco”
ascolto e la successiva elaborazione di un progetto di aiuto persona- . Un ruolo importante il suo, anche se sr Fiorella non è fatta per
lizzato che prevede, a seconda delle situazioni e dei reali bisogni, stare dietro ad una scrivania perché i bimbi li vuole conoscere uno
l’erogazione di beni e servizi diversi: fornitura di indumenti e corredini, ad uno. Novanta, dai 2 anni e mezzo, gli iscritti quest’anno al-
pappe, latte in polvere, pannolini, pagamento di utenze domestiche l’asilo Consolata di piazza San Lorenzo, tre le sezioni, cinque mae-
e di affitti, consulenza medico-legale-psicologica. Tutto questo per- stre e una segretaria. Ecco la “squadra” che suor Fiorella si trova
ché, come diceva Madre Teresa di Calcutta, “nessuna madre debba a coordinare: “Sono stata accolta molto bene – continua - Ho tro-
mai sentirsi così sola da dover rinunciare al proprio figlio”. Durante vato un ambiente sereno, insegnanti preparate e genitori dispo-
questo primo anno di servizio, sono già nati 20 bambini che hanno nibili, una comunità meravigliosa, una scuola spaziosa e piena di
ricevuto aiuto dal CAV e per alcuni di questi era già stato richiesto il luce”. E’ serena, non teme cambiamenti, anche perché è abituata
certificato di aborto. Con l’amore e la condivisione molti ostacoli che a fare i bagagli, cambiare città, abitudini e ritmi di vita. In fondo,
potevano in un primo momento sembrare insormontabili, si sono pian il suo primo e ultimo interesse sono i bimbi. La giornata all’asilo
piano spianati, dando spazio alla speranza e all’accoglienza di quel fi- Consolata inizia alle 7.30, con un’ora di pre-asilo, per concludersi
glio che già viveva nel grembo della sua mamma e che chiedeva solo alle 15.45 “ma facciamo anche servizio di doposcuola, fino alle
di crescere ed essere amato. Molte trepidazioni di fronte a situazioni 17.45– spiega sr. Fiorella – Si organizzano tanti laboratori e c’è
difficili ma anche tanta gioia quando si guarda negli occhi quel “pic- un’ottima collaborazione con la Materna di Sala”. Per quest’anno
colo fagottino”, immagine e presenza di Cristo, che ora vive e si af- l’Infanzia Consolata è al completo ma lo sguardo è già rivolto al
faccia al mondo. I volontari del CAV si preparano all’accoglienza con futuro, con la possibile apertura anche di una sezione primavera.
la preghiera e con l’adesione a momenti formativi sia attuati in loco, Anita Zolfini
sia attraverso la partecipazione a seminari e convegni che si svolgono
non solo in Piemonte ma in tutta Italia. Esperienza di crescita è data
anche dalla possibilità di partecipare a concorsi come il “concorso
scolastico europeo”, che ha visto candidarsi e vincere il secondo pre-
mio, proprio una nostra giovane volontaria. Il CAV l’Annunciazione
offre pure, per chi lo desidera, momenti di approfondimento, forma-
zione e sensibilizzazione rivolti a gruppi di giovani o famiglie. Al CAV
l’Annunciazione c’è posto per tutti, anzi c’è molto bisogno di tutti!
C’è chi si occupa di sistemare i corredini, chi pulisce la sede, chi fa i
colloqui, chi accompagna le mamme dal medico o dall’assistente so-
ciale, chi coordina il gruppo, chi tiene i contatti con le associazioni e
gli enti del territorio, chi si occupa degli approvvigionamenti, chi segue
le pratiche burocratiche, chi si occupa della formazione dei volontari.
Insomma, ci pare di cogliere che fra mille fatiche lo Spirito Santo stia
operando affinchè si possano ottenere buoni frutti. Quando un bam-
bino nasce è sempre una vittoria, non solo perché si è salvato un in-
nocente da morte certa, ma perché attraverso il dialogo e la
testimonianza, dati dalla vicinanza e dalla condivisione, il cuore di una Le maestre e la coordinatrice sr. Fiorella Brillo F.M.A.
Essere Chiesa oggi 7In Comunità
COME SORGONO, CHI SONO E COSA FANNO
I SALESIANI COOPERATORI
l 17 maggio 1861 Torino diventava la prima capitale presentata dal Rettor Maggiore don Pacual Chavez
I d’Italia. Da molto tempo la città si disponeva a tale
evento, evolvendo in modo radicale l’industria e
l’economia che avrebbero dovuto competere con gli altri
Villanueva, rispose un decreto dato
Vaticano il 15 marzo 2007. A Giaveno la nascita uffi-
dal
ciale dell’Associazione Locale risale al 1914 presso l’Isti-
modelli europei. Il che creava tensioni e scompensi tuto Maria Ausiliatrice. È interessante che proprio una
soprattutto negli strati sociali più poveri e scarsamente signorina giavenese, Giuseppina Giacone, benemerita
istruiti, che non risultavano affatto preparati a un tale per aver ottenuto la presenza delle FMA alla “Buffa”, ri-
salto di qualità e venivano lasciati ai bordi della società. cevesse dalle mani del Beato Michele Rua, allora Rettor
Tra i molti che scendevano dalle vallate del Piemonte in Maggiore, il diploma di Cooperatrice Salesiana già nel
cerca di lavoro, buona parte erano giovani e ragazzi che 1889. Attualmente il centro dei SSCC di Giaveno conta
venivano utilizzati nelle na- una ventina di membri. Gli
scenti industrie con quasi associati degli ultimi dieci
totale assenza di tutele e anni, dopo un corso di pre-
garanzie del lavoro e della parazione fanno una “Pro-
persona. In tale contesto, messa” nella Basilica di
insieme ai noti uomini poli- Maria Ausiliatrice, insieme
tici, quali Cavour e Rat- ad “aspiranti” di tutta la
tazzi, sono menzionati Provincia Piemonte - Valle
nomi di “santi sociali”, d’Aosta. Si trovano a ca-
come Cottolengo, Ro- denza mensile dalle ore 21
smini, tra i quali venne a alle ore 23 presso l’Isituto
trovarsi il giovane don Maria Ausiliatrice con gli
Bosco, che orientato dal associati anteriori, per un
Cafasso, ebbe occhi per incontro formativo. È come
vedere e cuore grande per una sorta di Lectio divina
incominciare la sua opera sulla Parola di Dio. L’argo-
nei prati di Valdocco tra mento prende lo spunto da
molteplici difficoltà e in- una proposta pastorale an-
comprensioni, raccgliendo moltissimi giovani “abban- nuale elaborata per Regione Italia - Medioriente - Malta,
donati” a se stessi, e offrì loro i mezzi per diventare che si basa sulla “strenna” del Rettor Maggiore. Per
“buoni cristiani e onesti cittadini”. Riuscì a portare avanti l’anno 2010 - 11 il tema è : “Venite e vedrete”
il “sogno dei nove anni” con la collaborazione di ban- (Gv.1.42). Sul territorio i SSCC sono a disposizione di
chieri, imprenditori o artigiani. Fin dal 1864 pensò op- alcuni servizi parrocchiali - Unità Pastorale 42, partico-
portuno offrire ai laici di qualsiasi condizione la larmente del catechismo, di alcuni momenti folcloristici
possibilità di appartenere ad un’Associazione e ne stese come spaghettopoli e sempre attenti alle situazioni dei
un regolamento, che il 9 maggio 1876 ricevette l’ap- ragazzi e quindi della ‘famiglia’. Sono loro affidati l’or-
provazione di S.S. Pio IX. Nel 1882 affermò che i “Coo- ganizzazione dei Festeggiamenti in onore di Maria Ausi-
peratori Salesiani” avrebbero dovuto ‘adoperarsi con liatrice in collaborazione con le suore e con le altre realtà
ogni mezzo possibile per cooperare alla salvezza dei loro parrocchiali. Ovviamente tendono alla comunione con
fratelli, in particolar modo della gioventù’. Nel 1884, gli altri gruppi della Famiglia Salesiana - Exallieve -
parlando con il suo segretario, manifestò un pensiero ADMA. Un bellissimo esempio, che coinvolge docenti e
che si era via via sempre più chiarito in lui: ‘Lo scopo di- genitori con gli alunni, ha avuto inizio con l’ottobre
retto dei Cooperatori non è quello di coadiuvare i Sale- scorso. Il giorno 24 di ogni mese, nella cappella del-
siani, ma di prestare aiuto alla Chiesa, ai Vescovi, ai l’Istituto M.A. ci auguriamo di vedere sempre più nu-
Parroci’. Con il Congresso mondiale tenuto a Roma dal merosi i diversi gruppi per la preghiera del Santo
9 al 12 novembre 2006 si volle mettere in evidenza Rosario davanti al Santissimo Sacramento : segno che
l’appartenenza alla Congregazione e al carisma di don l’umanità sconvolta di oggi ritroverà i valori e il senso
Bosco, - che è la salvezza della gioventù, porzione la più della vita soltanto rivolgendo lo sguardo al suo Creatore.
delicata e la più preziosa dell’umana società - invertendo Il Consiglio Direttivo
così i termini: “Salesiani Cooperatori”. A tale richiesta Salesiani Cooperatori Giaveno
8 Essere Chiesa oggiIn Comunità
Gianni, mettendo anche quanto aveva
Giornata comunitaria di suo personale e dell’eredità dei ge-
nitori, e con l’aiuto di benefattori, co-
del 7 Novembre 2010 struì –vicino alla parrocchia- una nuova
casa che aveva voluto per gli anziani,
uando Gesù giunse in quel luogo, eletto da tutta la comunità, sarà l’or-
Q alzati gli occhi, gli disse: «Zac-
cheo, scendi, presto, perché oggi
ganismo preposto a questo compito.
Ci siamo così lasciati domenica sera
specie per chi era solo, completata ora
dal successore don Rosolino Fieschi, in
“mini alloggi” per gli anziani. Così ri-
debbo fermarmi a casa tua». (Lc.15,5.) con due impegni: 1) L’impegno per- fece l’oratorio parrocchiale e, come
La solitudine non è un dono di Dio. sonale per mantenere una relazione Vice Presidente della Scuola Materna
Quante volte Gesù ha cercato il con Dio attraverso la preghiera. 2) Es- paritaria “G. Pacchiotti”, si prese cura
cuore, lo sguardo di coloro che Dio gli sere presenza attiva, nella comunità
di tanti lavori di ristrutturazione ed era
ha affidato? Quante volte ha voluto con i fratelli. Questo ci aiuta anche a
solito riunire, una volta al mese, i ge-
strappare gli uomini dalla solitudine, verificare il nostro cammino personale
nitori dei bimbi per tenere conferenze
non solo quella relazionale, ma quella di santità. Ringraziamo il Signore, per-
ed insegnare a vivere i problemi della
più profonda del cuore, che non per- chè ha suscitato nella Chiesa, oltre che
famiglia, con spirito cristiano, for-
mette di sentirsi parte di qualcosa o di lo Spirito Santo, anche gli organi pa-
mando piccoli e poi adulti secondo gli
qualcuno? Quanto volte ha cercato il storali come strumenti per la santifica-
insegnamenti della Chiesa. Dal 1995
nostro sguardo, spesso distratto ed oc- zione delle nostre vite. Per questo,
sappiamo certamente che il Signore fu anche Cappellano dell’Ospedale Ci-
cupato in faccende di poco conto? Ep-
vuole per ciascuno di noi il “vero vile di Giaveno, portando ai malati la
pure siamo fatti poco meno degli
angeli, con un potenziale a noi spesso bene” ( Rm.8), nella libertà dei figli di sua parola amica, sorridente, confor-
sconosciuto e comunque poco speri- Dio e per realizzare quell’anticipazione tando gli infermi – come anche quelli
mentato (Sal. 8,6.), e il Signore che del Regno di Dio sulla terra, qui ed ora. in casa - portando loro la S.Comu-
non si dimentica di questo dono ci Francesco Paolo Rotunno nione ed il Sacramento dell’Unzione
chiede di viverlo nella relazione con i degli Infermi. Nella sua vita austera e
fratelli. Ecco il progetto di Salvezza di tribolata ha sofferto molto di tanta so-
L’addio a litudine, anche se aveva vicino nel-
Dio, nel quale Egli ci chiama ad essere
suoi collaboratori. Benediciamo il Si-
don Gianni Sacco, l’aiutarlo i “suoi giovani” che sono il
gnore, perché nella sua bontà e mise- per 29 anni più autentico ricordo del ministero di
ricordia, ci offre un piano di Salvezza parroco di Sala questo parroco, dal carattere forte, che
non solo personale ma da vivere in co- sapeva a tutti dire sempre la verità se-
munione con i fratelli. Ed è per questo, condo l’insegnamento del Vangelo. Ai
Il 13 novembre, don
che noi cristiani ci dobbiamo sentire funerali nella parrocchia di Pancalieri
Gianni Sacco si è
interpellati e corresponsabili all’interno spento presso la Casa lunedì 15 novembre (presente una
di questa comunità cristiana locale in del Clero “Beati Boc- folta rappresentanza della Sala col par-
cui siamo stati chiamati ad operare, cardo” di Pancalieri. roco don Lino) ha presieduto la con-
questa e non un’altra. Tutto questo è Era nato a Savigliano, celebrazione eucaristica il
stato motivo di condivisione nella gior- in provincia di Cuneo, nel 1936. Fu Card.Poletto, Amministratore Aposto-
nata comunitaria del 7 Novembre ordinato sacerdote in Argentina e poi lico di Torino, con quattordici sacer-
2010, dove ognuno ha potuto, in fra- dopo qualche anno ritornò in diocesi doti, tra i quali il successore Don Lino
ternità e amicizia, raccontarsi e mani- di Torino, dove svolse il suo ministero che ne ha rievocato la figura e l’in-
festare la volontà di sentirsi “Corpo“, di vice parroco ad Avigliana S.Maria, tenso apostolato e, tra gli altri, Don
con a capo colui che è regista e datore dal 1967 al ’70, poi alla Cattedrale di
Giorgio Gonella (già prevosto di S.Lo-
Torino dal 1970 al 1974. In seguito –
dei doni. Pertanto quel piccolo nostro renzo), Don Marco Arnolfo, priore di
dal 1974 al 2003- fu Curato (parroco)
“Si”, anche al più misero servizio, può della parrocchia S.Giacomo apostolo Orbassano, don Angelo, prevosto di
trasformarsi in un contributo prezioso alla frazione Sala di Giaveno. Un ser- Moretta (Cn), don Giov. Battista
per tutti. Noi sappiamo che il Signore vizio attivissimo, per 29 anni, la- Grande, don Gabriele, don Giovanni
ci lascia un compito molto importante, sciando tante opere realizzate durante Musso e due sacerdoti – cugini di don
che è quello di riconoscere la sua vo- il suo ministero e più ancora seppe cir- Sacco- della Diocesi di Alba. La salma,
lontà, sia per il cammino di ognuno condarsi di giovani (oggi padri e madri dopo il rito è stata tumulata vicino ai
che per la comunità. È necessario di famiglia) che educò con il suo zelo ai suoi amatissimi genitori nel campo-
dunque fare discernimento sui bisogni principi della vita cristiana tuttora pro- santo di Savigliano. Lo ricordiamo con
espressi da ciascuno e sui doni e cari- fessata da loro che ricordano don
rimpianto, grati per tutto il bene com-
smi necessari a farvi fronte. Il consiglio Gianni con tanta riconoscenza. Nel
settore delle opere materiali, don piuto nella parrocchia della Sala.
Pastorale, che verrà nuovamente Abele Luigi Bergeretti
Essere Chiesa oggi 9In Comunità
UOMINI DI DIO
È il titolo di un film che in questi mesi preceduti dall’assas-
batte ogni record di incassi in Francia sinio di dodici operai
anzitutto e che è stato anche premiato croati sgozzati non
quest’anno a Cannes. Regista è Xavier lontano dal mona-
Beauvois. stero dell’Atlas il 14
Vi si narra la vicenda dei sette mo- dicembre del ’93, fu-
naci di Thiberine in Algeria, rapiti la rono uccisi “sul
notte tra il 26 e il 27 marzo e ritrovati campo”.
uccisi il 21 maggio 1996. Una trage- Era l’8 maggio
dia che colpì a suo tempo il mondo 1994 quando sulle
cattolico e in Francia soprattutto l’opi- alture della casbah di
nione pubblica generale trattandosi di Algeri, nella biblio-
cittadini francesi. Il grande merito del teca messa dalla dio-
regista è di coinvolgere lo spettatore in cesi a disposizione
modo totalizzante nella vita di quei re- degli studenti univer-
ligiosi, scrutando gli ultimi anni della sitari venivano uccisi
loro esistenza quando il grosso inter- una piccola sorella
dell’Assunzione I monaci di Tibhirine prima della tragedia
rogativo era: partire o restare? ri-
schiare la vita o salvarsi? D’altronde Paule Hélène Saint
una visita minacciosa dei “fratelli della Raymond e il fratello marista Henri Claverie, vescovo di Orano, insieme al
Vergès. suo fedele amico e collaboratore, gio-
montagna”, nome che i frati davano ai
terroristi, l’avevano già avuta a Natale Pochi mesi dopo, il 23 ottobre dello vane algerino mussulmano, Moha-
del ’93. Ed erano rimasti là, coscienti stesso anno, nel quartiere della capi- med.
tale detto Bab el Oued, non distante È una storia di fedeltà e di incarna-
del rischio che correvano ma più co-
scienti ancora di aver donato la loro dalla casbah, due suore agostiniane zione non comune quella che abbiamo
vita a Dio e ai fratelli e di non potersi spagnole , Esther Paniagua e Caridad intravisto. E quella Chiesa oggi conti-
per nessuna ragione sottrarre a tale Alvarez, vcnivano assassinate sulla nua ad essere là, apparentemente in-
impegno. Vivevano fra la gente di que- porta della casa delle piccole sorelle di significante, ma ben cosciente di
Charles de Foucauld dove si stavano essere lievito, seme di senapa, lam-
sta regione povera e montagnosa, pada in vista di ogni algerino.
recando per la Messa.
esposta a razzie e violenze di ogni ge- Forse a questo punto è lecita una ri-
Ma il ’94 non era ancora finito. Il 27
nere per opera di quel terrorismo esa- serva al film di Beauvois. I nostri mo-
dicembre a Tizi Ouzou nella regione
sperato che aveva investito l’Algeria in
della Kabilia, quattro Padri Bianchi, naci appaiono soli, slegati da una
quel preciso momento storico. Tutto Alain Dieulangard, Jean Chevillard, Chiesa che non si sa bene se esista.
era cominciato con la vittoria eletto- Charles Decker e Christian Chessel Ma quella Chiesa c’era e li ha sempre
rale del FIS (fronte islamico di salvezza) venivano abbattuti a colpi di mitra da sostenuti, incoraggiati, accompagnati.
resa vana dall’intervento dell’esercito falsi poliziotti che si erano introdotti La scelta di rimanere venne presa in
che aveva assunto direttamente il po- nella loro casa in pieno giorno. presenza dell’allora arcivescovo di Al-
tere. Certo non era una violenza di- L’anno successivo non fu davvero geri mons. Henri Teissier che come
retta in modo specifico verso i cristiani migliore. Ancora ad Algeri nel quar- loro e tanti altri, religiosi e laici, rimase
perché in una decina di anni, proprio tiere di Belcourt la sera del 3 settem- al suo posto condividendo il dramma
gli anni 90 persero la vita per violenza bre 1995 altre due religiose, Angèle- di un popolo a cui aveva donato la
terroristica o conseguente reazione Mary Littlejhon e Bibiane Leclercq, vita. Prova di questa presenza e vita-
dello stato, almeno 150.000 persone piccole sorelle di Nostra Signora degli lità di Chiesa è che la notte della cat-
su una popolazione di poco più di apostoli, perdevano la vita in un ag- tura nel monastero erano presenti
trenta milioni di abitanti, a detta dello guato teso loro sulla strada del ritorno altre persone là ospiti per una sessione
stesso attuale presidente algerino Bou- dopo la messa celebrata presso l’ora- di studio del “Ribat es salam” (Legame
teflika. torio delle Salesiane. di pace), gruppo di dialogo tra cristiani
Certo gli europei e i cristiani fini- Sempre nel ’95 e sempre ad Algeri e mussulmani fondato da fr. Christian,
rono subito nel mirino dei terroristi e due piccole sorelle del Sacro Cuore, Priore del monastero. Non furono toc-
difatti i pochi rimasti in quel paese suor Odette Prévost e suor Chantal Ga- cate perché la loro presenza non era
dopo la rivoluzione del 1962 si ridus- licher vengono fatte oggetto di una spa- nota ai terroristi e perché dormivano
sero a pochissimi. Anche intere fami- ratoria. La prima perde la vita sul colpo, in un’altra ala del monastero.
glie religiose abbandonarono il campo. la seconda gravemente ferita si salva. Non sarebbe onorare i monaci se
Ma la Chiesa algerina rimase là con i Siamo nel ’96, l’anno della morte ancora una volta si lasciasse spazio al-
suoi pastori e i suoi fedeli. Si sentiva, dei monaci cistercensi. Ma anche l’idea che nella Chiesa i martiri e i
e si sente tuttora, parte viva di un po- l’anno in cui viene ucciso, il primo di santi sono tali nonostante la Chiesa
polo, non un’aggiunta o l’ospite di un agosto, con una bomba piazzata al- mentre i peccatori e i gli indegni sono
momento. E pagò caro questo suo ri- l’ingresso della sua casa mons. Pierre la norma.
manere là: ben diciannove religiosi, don Gianni
10 Essere Chiesa oggiLe nostre Borgate
Giaveno:
capoluogo di 124 borgate
“Il catasto romena sono i più integrati e se ne contano all’anagrafe
D’Envicis del 500. Fanno parte a sè i marocchini. Una parte dei primi
1791 elenca, frequentano la chiesa cattolica locale e manifestano la ne-
accanto al ca- cessità del loro rito ortodosso, ma i secondi non è dato sa-
poluogo, nel pere se frequentano una moschea. Così pure gli africani
Fulvio e Gemma alla Merlera primo tomo, di religione protestante. La chiesa della borgata è l’unico
Ruata Pado- segno di vita societaria, ma è veramente poco. Non in
vani, Botetto, San Martino, Buffa, Paschero e Ruata Fa- tutte le borgate i giovani sentono la necessità di parteci-
sella. Toponimi che il moderno riferimento a vie, strade e pare alla Messa mensile. L’unica cosa che tiene sono le
piazze non ha affatto cancellato, tenuti in vita anche da feste delle borgate dove ancora si trova la disponibilità e
feste patronali ancora partecipate e sentite. Anche bor- la voglia di fare qualcosa insieme. Le strade di borgata
gate storicamente staccate come quelle di Villa e Sala sono strette e sarebbe opportuna una regolamentazione
sono state fagocitate dalla crescita urbanistica e si può dire visto il parcheggio stile partenopeo. Gli esercizi commer-
che ognuna delle tante strade che s’irradiano dal capo- ciali sono efficienti sia per qualità del prodotto che per il
luogo è costeggiata da costruzioni che protendono quasi rapporto con la clientela. Le osterie sono segni di vita
senza soluzione di continuità verso Selvaggio, Pontepie- della borgata specie le sere del sabato e domenica. Per
tra, Ruata Sangone e Colpastore”. Inizia così il capitolo gli scolari funzionano gli scuolabus. La nettezza urbana è
alla scoperta del territorio e dell’arte nel libro “Giaveno e garantita e le borgate sono pulite. Anche lo spartineve
i suoi protagonisti”, edizione moderna e ben curata facil- funziona, direi ancora meglio che al centro di Giaveno,
mente reperibile nelle nostre librerie. Indubbiamente il no- ma rimane il problema dello sgombero quando le mac-
stro territorio è frammentato e da sempre gli abitanti di chine gli ostruiscono il passaggio. Cosa spinge i nuovi abi-
Giaveno considerano centro: piazza S. Lorenzo, piazza tanti a vivere la realtà di borgata? Gemma, centralinista al
S. Antero, piazza della Vittoria; dalla Confraternita di S. Pronto - taxi di Torino svolge il suo lavoro su tre turni e
Rocco alla torre campanaria fino al Municipio; la Colle- ha scelto di andare a vivere alla Merlera con Fulvio che ha
giata, via Rametti e viale Regina Elena. Giaveno centro e’ lavorato come taxista di notte a Torino per vent’anni.
sotto la torre campanaria la cui proprietà è del comune. “Abitiamo alla Merlera da sei mesi. Ero alla ricerca di
Le stesse campane sono date in gestione alla Parrocchia. pace, di silenzio ed ho trovato questo posto durante una
Prova ne è che gli abitanti delle borgate anche limitrofe di- passeggiata. Mi sono innamorato dello stretto contatto
cono: “ Vado a Giaveno”. Oppure: “Vado in piazza a fare con la natura. Dal balcone vediamo Torino in lontananza,
commissioni”. Compongono Giaveno 124 borgate. Di ma io non sento nostalgia e qui respiro aria pura. Quando
queste solo una quindicina hanno un numero di abitanti voglio vedere gente, scendo di 10 km. con la macchina a
superiore alle 50 unità. Risultano una quarantina con Giaveno”, asserisce Fulvio. Gemma aggiunge: “Siamo
meno di 10 abitanti. Ma esistono borgate che contano un contenti di abitare in questo posto. Ho seguito Fulvio e
solo abitante che vive tutto l’anno. Dalle antiche frazioni condivido con lui la scelta di vita. Non mi pesano i 40 km.
come Villa e Sala, alle piccole borgate che distano pa- di strada che mi separano dal lavoro e ritorno volentieri
recchi chilometri dal centro come Cant Galet e Merlera, dopo il lavoro. Qui la vita scorre tranquilla. Godiamo di
il denominatore comune è la qualità della vita, la consa- ciò che abbiamo e accettiamo le sfide del tempo nelle
pevolezza di abitare a stretto contatto con la natura, si- quattro stagioni. Non ci preoccupiamo perchè il cellulare
lenzio, tranquillità. Negli anni sessanta quando la alterna il suo funzionamento e neanche della televisione
disponibilità di un lavoro in città rendeva necessario ac- che non ci fa vedere la Rai”. Fulvio aspetta il trattore che
corciare i tempi di percorrenza si cercava l’avvicinamento ha appena acquistato per svolgere meglio il lavoro di bo-
al centro del progresso. Da un po’ di tempo si assiste alla scaiolo e tra i progetti nel cassetto pensa alla costruzione
controtendenza. Oggi chi ne ha le possibilità cerca di iso- di un pollaio. Gemma mi dice che il contatto con la natura
larsi dal centro, anche perchè i costi delle unità abitative le riserva parecchie sorprese tra le quali l’avvistamento di
sono più convenienti verso la periferia che non nel cen- caprioli, cinghiali, volpi e proprio ieri ritornando dal la-
tro. Ma quali sono le caratteristiche dei nuovi abitanti di voro, un tasso la precedeva nel bosco, sulla strada di casa.
borgata?. Si ha l’impressione che questi abitanti siano alla Due ragazzi realizzati che hanno qualcosa da dirsi nella
ricerca della tranquillità, del quieto vivere, forse stufi delle quiete della valle silente, felici di ripopolare una zona di
giornate piene di rapporti umani e di lottare col video del Giaveno che conta una settantina di abitanti residenti. A
pc. La vera integrazione tra gli autoctoni che sono rima- 2,5 km. tra Provonda, Giai e Merlera è ancora cant
sti fedeli al loro luogo di nascita e i nuovi flussi migratori Nanot, una borgata abitata tutto l’anno da Rosalba, unica
è difficile da attuare. Stile di vita, modi, usi e costumi sono superstite, con cui Gemma e Fulvio si scambiano parole
diversi e anche il modo di concepire la vita di borgata, e favori. I rintocchi della campana di Provonda rompono
seppure siano tutte persone ricche di buone intenzioni. il silenzio della valle. Le foglie cadono e il vento le ac-
L’impressione è quella che ognuno faccia gli affari suoi compagna verso terra. L’occhio cade su una data scritta
senza preoccuparsi troppo degli altri. Vige assoluta non sul frontale di una vecchia casa: 1860. Osservo gl’occhi
invadenza, almeno così pare di percepire. Se pensiamo di Gemma e Fulvio. Sono limpidi. Anche le loro voci
che a Torino 1 bimbo su 4 è straniero, dobbiamo per hanno tono gradevole, quasi sommesso. Eppure siamo
forza attivarci ad una seria integrazione. I cittadini di etnia alla fine dell’anno 2010.
Enrico Usseglio
Essere Chiesa oggi 11Puoi anche leggere