RASSEGNA STAMPA CGIL FVG - giovedì 30 gennaio 2020

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RASSEGNA STAMPA CGIL FVG – giovedì 30 gennaio 2020
(Gli articoli di questa rassegna, dedicata prevalentemente ad argomenti locali di carattere economico e sindacale, sono
scaricati dal sito internet dei quotidiani indicati. La Cgil Fvg declina ogni responsabilità per i loro contenuti)

ATTUALITÀ, REGIONE, ECONOMIA (pag. 2)
Le concessioni balneari scadono: gli operatori chiedono una proroga (M. Veneto)
«Sistema Insiel oggetto di una profonda revisione» (M. Veneto)
Al via i rimborsi unificati per tutte le case di riposo. Stop al valzer delle tariffe (Piccolo, 2 articoli)
«Poste, ritardi inaccettabili». La protesta di 80 sindaci (M. Veneto)
Imprenditori friulani in Cina: stop agli impianti e rimpatri dei dipendenti (M. Veneto)
Dipharma cresce, nuovo impianto e più occupati a Mereto di Tomba (M. Veneto)
Fincantieri-Naval Group: «Navaris apre a nuovi soci» (Piccolo)
Il treno superveloce per raggiungere Venezia da Trieste in soli sedici minuti (Piccolo)
Radio Capodistria lancia l'allarme: «Futuro a rischio» (Piccolo)
CRONACHE LOCALI (pag. 10)
Protesta davanti alla Colombin. E mancano i soldi per il sughero (Piccolo Trieste)
Pasta Zara di Muggia: ok al passaggio a Barilla. Concordato omologato (Piccolo Trieste)
Ferriera, «un tavolo tecnico per lo stop dell'area a caldo» (Piccolo Trieste)
Pirogassificatore, "no" al ricorso ambientalista (Piccolo Trieste)
Il grido d'allarme del presidente Reinotti: «Manca personale, il Tribunale arranca» (Piccolo Trieste)
Bufera sul cda del Rossetti. Pahor svela: «Ho lasciato io, non mi hanno sostituito» (Piccolo Trieste)
Stop a dragaggi e concessioni. I Marina Fvg pronti alla rivolta (Piccolo Gorizia-Monfalcone)
Il ministro dell'Università apre l'anno accademico a Udine (M. Veneto Udine)
Lavinox, c'è la domanda di concordato preventivo. Sarinox, arrivate le paghe (M. Veneto Pordenone)
Il fallimento del Mercatone: la sentenza arriva il 5 febbraio (M. Veneto Pordenone)
L'appalto mensa da 15 milioni: Sodexo esclusa, ricorre al Tar (M. Veneto Pordenone)

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ATTUALITÀ, REGIONE, ECONOMIA (pag. 2)

Le concessioni balneari scadono: gli operatori chiedono una proroga (M. Veneto)
Maura Delle Case - I sindacati e le associazioni datoriali chiedono a Regione e Comuni una proroga urgente
delle concessioni balneari in scadenza a fine 2020. A fare il punto della situazione si sono ritrovati a Udine i
segretari regionali di Filcams, Fisascat e Uiltucs insieme ai vertici di Confartigianato Fvg, Sindacato italiano
balneari Confcommercio Fvg e Federbalneari Fvg.Sul tavolo c'era appunto la necessità di un differimento
del termine previsto per le concessioni relative alle spiagge ma anche al diporto nautico, che in diversi casi
scadono a fine anno. «Tale possibilità - spiega il segretario generale di Filcams Fvg, Francesco Buonopane -
è prevista dalla legge di Stabilità 2019 (la 145/2018), una legge che non è soggetta a procedure d'infrazione
da parte dell'Unione Europea e dunque è applicabile. Quantomai opportuna nel caso delle concessioni che
verranno meno da qui a un anno e che, se non prorogate, rischiano di causare seri danni all'economia del
settore». Se diverse regioni hanno già provveduto ad applicare il differimento della scadenza delle
concessioni, sia per quelle turistico-ricreative che per quella del diporto, l'amministrazione Fvg e i Comuni
interessati non hanno invece fatto altrettanto. Il mancato rilascio dei titoli concessori ha prodotto un mix di
"incertezza, timori e immobilismo che - si legge nella nota congiunta inviata ieri da sindacati e associazioni
di categoria - rischiano di penalizzare interi territori con pesanti ricadute negative in termini sia di
investimenti che di offerta turistica non solo per il 2020».In scadenza a fine anno ci sono per esempio
quelle di Lisagest a Lignano Sabbiadoro, relative sia alla spiaggia che al diporto. Una situazione che va
risolta al più presto, pena ingessare l'operatività delle imprese, che prive di un orizzonte certo finiranno per
astenersi dal fare nuovi investimenti. Organizzazioni sindacali e associazioni datoriali si preparano dunque a
chiedere un incontro alla giunta regionale.«L'intervento della Regione e delle amministrazioni comunali - si
legge ancora nella nota - appare urgente per sbloccare nell'immediato la situazione. Siamo però
consapevoli dell'urgenza che i ministeri emanino quanto prima una circolare applicativa e che il Governo
approvi le linee guida per il futuro riordino del settore consultando le parti sociali».

«Sistema Insiel oggetto di una profonda revisione» (M. Veneto)
«Insiel è una società strategica per la Regione - ben dotata di risorse umane e votata all'eccellenza per
strutturazione e applicativi - su cui stiamo lavorando sodo; se ha vissuto lunedì scorso una giornata di
difficoltà limitatamente ai servizi alla sanità, ciò dipende dall'insufficienza di un sistema operativo che è
oggetto di una profonda revisione». È quanto afferma l'assessore regionale ai Servizi informativi Sebastiano
Callari. «Con l'insediamento del nuovo amministratore delegato - ha osservato Callari - Insiel su avallo della
Regione ha messo in opera il progetto di rivisitazione di una piattaforma amministrativa e contabile la cui
architettura risale almeno a due decenni fa». Sul fronte della salute, ha ricordato ancora l'assessore, è stato
messo a disposizione il Fascicolo sanitario elettronico, «strumento che pone la Regione Fvg in prima
posizione a livello nazionale». --

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Al via i rimborsi unificati per tutte le case di riposo. Stop al valzer delle tariffe (Piccolo)
Marco Ballico - Un passaggio storico dopo anni di disparità e conseguente valzer delle tariffe a carico della
popolazione con un familiare in casa di riposo. Come annunciato a inizio mese, l'assessore regionale alla
Salute Riccardo Riccardi porta oggi all'approvazione della giunta regionale la proposta di equiparare a 12
euro, con decorrenza 1 gennaio 2020, la quota di rimborso pubblico pro capite al giorno sugli "oneri
sanitari". Un aggiustamento che consentirà all'Itis di Trieste, anticipa il direttore generale Fabio Bonetta, di
ridurre l'incremento giornaliero della retta per i suoi ospiti da 2 euro a 32 centesimi. «Il principio dell'equità
- sottolinea Riccardi - è il primo effetto della riforma sanitaria». Equità che mancava sul fronte dei costi
sostenuti dalle case di riposo per farmaci e professionisti, l'insieme di infermieri e fisioterapisti impiegati in
base ai posti letto. Gli "oneri sanitari" sono del resto un elemento determinante per costruire la tariffa
giornaliera per anziani non autosufficienti ospitati in strutture protette e attrezzate, tariffa cui la Regione
contribuisce in parte, ma che ricade al termine della "filiera" sul cittadino, con una notevole diversità in Fvg.
L'amministrazione, che quest'anno ha impegnato per il settore 80 milioni di euro, si carica di due costi:
l'abbattimento rette e appunto la quota di rimborso sugli "oneri sanitari". Sul primo capitolo la cifra è
uguale per tutti: con l'ultimo ritocco di 1,4 euro deliberato dalla giunta Serracchiani nel marzo 2018, il
sostegno alle famiglie è salito a 18 euro al giorno sia per le strutture protette che per le polifunzionali di
fascia A, con un'aggiunta legata alla situazione economica del beneficiario: 2,5 euro per coloro che hanno
un Isee fino a 15 mila euro, 1,5 euro se l'indicatore è compreso tra i 15 mila e i 25 mila euro.Le differenze
compaiono invece alla voce "oneri sanitari". Con la delibera odierna, fissando un rimborso unico per tutte le
case di riposo a 12 euro, la giunta andrà a sanare il valzer delle cifre: dai poco più di 10 euro riconosciti
all'Itis di Trieste alle punte di 13 euro in altre province della regione. Uno scarto che l'Itis aveva sembra
rilevato come penalizzante per una struttura che, per non abbassare la qualità, utilizza per esempio un
infermiere ogni 12 utenti, ma si vede riconoscere un rimborso standard, come se la copertura fosse su un
numero maggiore di pazienti. Con il risultato finale di un necessario rialzo della tariffa, dal 1 gennaio scorso,
di 2 euro. Una scelta, aveva spiegato al Piccolo il presidente Aldo Pahor, legata anche alla riduzione del
contributo della Fondazione Ananian e alla scelta dell'Asugi di spostare la Rsa San Giusto, che era ospitata
nel comprensorio Itis, al Maggiore. Ma, con l'incremento a 12 euro del rimborso della Regione, il dg
Bonetta è pronto al ribasso: «Ci ritroveremo con 1,68 euro in più al giorno per ospite e dunque l'aumento si
ridurrà a 0,32 euro. Non servirà in ogni caso restituire nulla perché, con una retta contabilizzata a metà
mese, l'utenza non ha ancora pagato. Rimaniamo in attesa dell'ufficialità della delibera. Se arriverà, sarà un
provvedimento importantissimo, il coronamento di un percorso che ci ha visto chiedere ripetutamente alla
Regione equità. Ringraziamo l'assessore per avere dato una risposta che ci consentirà di mantenere qualità
senza pesare di più sui pazienti e sui loro familiari».Riccardi attende l'ok dei colleghi, ma ribadisce il
ragionamento complessivo: «I bisogni dei non autosufficienti entrano in un contesto in cui la popolazione
invecchia e le risorse regionali dedicate al sistema socio sanitario, oggi assai rilevanti, non potranno essere
dilatate oltre un certo limite». In prospettiva si interverrà dunque anche sulla quota di abbattimento rette,
assegnando probabilmente un maggior peso al criterio delle condizioni reddituali, che oggi incide per una
percentuale ridotta.
Lavoro raddoppiato e organici invariati, reparto di Anatomia a rischio paralisi
testo non disponibile

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«Poste, ritardi inaccettabili». La protesta di 80 sindaci (M. Veneto)
Maura Delle Case - Dopo la vittoria incassata in passato sul fronte degli uffici postali, salvati in corner da
una condanna alla chiusura, Anci Fvg torna a scendere in campo al fianco dei sindaci che oggi rivendicano
tempi certi per la consegna della posta. Riuniti ieri a Udine, nella sede del loro sindacato, i primi cittadini
hanno fatto il punto della situazione che vede molti comuni, in particolare piccoli (e non solo), alle prese
con un vero e proprio collasso della corrispondenza. Con ritardi che da pochi giorni si allungano in qualche
caso a diverse settimane e riguardano tanto la consegna delle bollette quanto quella di riviste e quotidiani.
Una situazione inaccettabile, specie per le realtà più minuscole, che pagano già dazio in termini di scarsità
di servizi e non possono, non vogliono, permettersi di perdere anche uffici e servizio postale. A rompere gli
indugi giorni fa è stato il sindaco di Valvasone-Arzene Markus Maurmair, che insieme ad altri colleghi ha
redatto e firmato una lettera indirizzata a Poste Italiane in cui si descrive la situazione di disagio patito dai
cittadini e si rivendicano soluzioni. Alle prime firme poste in calce alla missiva se ne sono aggiunte in questi
giorni fino ad arrivare ieri a 80 sottoscrizioni, che promettono di aumentare ancora, considerato l'impegno
promesso da Anci a inviare già oggi la lettera a tutti i Comuni che ancora non l'hanno sottoscritta. Non solo.
L'associazione, presieduta da Dorino Favot, intende chiedere l'istituzione di un tavolo permanente con
Poste Italiane e Regione per evitare di incorrere in futuro in nuovi disservizi. Sarà quindi al fianco dei sindaci
l'11 febbraio, giorno per il quale Poste ha calendarizzato in regione un appuntamento - vi prenderanno
parte alcuni suoi funzionari - proprio per affrontare le tante questioni e rivendicazioni sollevate degli
amministratori locali. Come detto, il problema principale oggi riguarda la consegna della corrispondenza,
«caratterizzata - denunciano i sindaci nella missiva - da forti criticità che si manifestano a macchia di
leopardo, con tempistiche alterne ma presenti in numerosi comuni del Friuli Venezia Giulia. Non accade in
tutti e non costantemente, tuttavia, con sempre maggior frequenza, il recapito a domicilio della posta
avviene con gravi e inaccettabili ritardi, con i cittadini che segnalano il disagio per bollette e avvisi di
pagamento pervenuti ben oltre la scadenza, l'impossibilità di godere di abbonamenti a riviste e, ancor
meno, a quotidiani».Quanto alla posta raccomandata, nella missiva i sindaci riportano quanto riferito loro
dai cittadini e cioè «di portalettere che lasciano nella cassetta l'avviso di avvenuto deposito presso l'ufficio
postale, che comporta per il destinatario dai 3 ai 5 giorni d'attesa per poter effettivamente ritirare la
propria lettera». Favot ieri ha ringraziato il collega di Valvasone Arzene Maurmair «per aver riportato al
centro della discussione questo nuovo fronte. Se nei comuni di medie e grandi dimensioni la principale
richiesta riguarda il potenziamento degli uffici postali con un servizio dedicato al ritiro delle raccomandate e
degli atti giudiziari per ridurre i tempi d'attesa, in quelli piccoli le principali necessità sono relative, oltre che
alla corrispondenza da consegnarsi in tempi accettabili, anche all'abbattimento delle barriere
architettoniche per accedere alle poste, all'installazione di nuovi sportelli bancomat/Atm e a una diversa
gestione economica, magari gratuita, delle tesorerie».

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Imprenditori friulani in Cina: stop agli impianti e rimpatri dei dipendenti (M. Veneto)
Maurizio Cescon - «La situazione, laggiù, è complicata». Le parole dell'imprenditore Luigino Pozzo, a capo
del gruppo Pmp di Coseano, fotografano con chiarezza ciò che sta accadendo in Cina. Pozzo ha due
stabilimenti nel grande Paese asiatico, a Taicang e Changzhou, nella provincia del Jiangsu, circa 800
chilometri da Wuhan, focolaio del coronavirus, che sta mettendo in allerta tutto il mondo. Come lui hanno
scelto di operare in Cina un big del calibro di Danieli di Buttrio e ancora la Barazzutti di Verzegnis, attiva nel
settore automotive. Uffici in diverse città, invece, per Ic & Partners di Udine (consulenze aziendali) e gruppo
Luci con Labiotest. Alcuni showroom, infine, di due noti marchi di design, come Calligaris e Snaidero.
Secondo le informazioni di Unindustria, non risultano esserci aziende di rilievo del Pordenonese che hanno
filiali cinesi, ma non è escluso che qualcuno possa aver delocalizzato, almeno parzialmente.Per tutti,
comunque, fino alla mezzanotte di domenica 9 febbraio ogni attività resterà paralizzata: fabbriche chiuse e
dipendenti in ferie forzate. «Abbiamo chiesto alle autorità se potevamo almeno spedire qualcosa - racconta
al telefono Franco Barazzutti, presidente dell'omonima azienda carnica - ci hanno risposto se avevamo
intenzione di essere arrestati e finire in galera. Non si può fare nulla di nulla. Stiamo monitorando
l'evolversi del contesto e restiamo in contatto con i nostri collaboratori. A Suqian, la città dove dal 2005 c'è
il nostro stabilimento, la "Jamco", che produce impianti di climatizzazione auto per marchi come Fca, Bmw,
Mercedes, Opel e Volkswagen, sono stati individuati i primi tre infetti. Dovremo stare fermi fino al 9
febbraio, ma c'è abbastanza pessimismo, tutti parlano solo di questa malattia. Non ci sono nostri
dipendenti friulani, sono tutti locali. Le rigide misure per arginare la diffusione del virus sono state disposte
perchè da Wuhan, la scorsa settimana, si sono spostati per il Capodanno, 5 milioni di persone, in tutta la
Cina. È evidente che questo fatto ha fatto scattare l'allarme rosso».Danieli ha una grande officina
meccanica con area montaggio vicino Shanghai dove lavorano mille operai e un cantiere a circa 2 mila
chilometri da Wuhan. «Ci sono alcuni tecnici friulani e italiani - conferma la dirigente del gruppo Paola
Perabò - ma vivono là con le famiglie, non sono pendolari. Sappiamo che stanno seguendo le indicazioni
sanitarie che vengono date dal governo di Pechino. Gli italiani che operano nel cantiere, invece,
rientreranno nelle prossime settimane e faranno la normale trafila dei controlli per la salute. Se il fermo
produttivo resterà limitato non subiremo danni, se dovesse protrarsi, tutto dovrà essere riprogrammato». Il
gruppo dell'imprenditore Adriano Luci ha un ufficio a Shanghai della Labiotest che si occupa del
trattamento dell'aria. Unico friulano è Jacopo Luci, figlio di Adriano, che è anche presidente del Fogolar
Furlan. Il giovane rientrerà in regione a breve, ma il viaggio era comunque già preventivato.La Pmp, intanto,
dal quartier generale di Coseano, sta organizzando il rientro di 5 friulani, 3 tecnici e un nucleo familiare.
«Tutti dovrebbero essere a Udine entro sabato - racconta ancora l'imprenditore Pozzo -. Nei nostri
stabilimenti lavorano circa 300 persone. Avremmo dovuto riprendere la produzione già il 27 gennaio (il 25
si è celebrato il Capodanno cinese), invece ci hanno detto di rinviare prima al 3 febbraio, adesso al 9. Se si
riparte a febbraio non avremo impatti negativi, se il blocco si prolunga, bisognerà valutare con attenzione.
Ora nessuno è in grado di fare previsioni. Dovremo capire se i focolai di infezioni sono ancora attivi o già
tutti circoscritti».

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Dipharma cresce, nuovo impianto e più occupati a Mereto di Tomba (M. Veneto)
Maristella Cescutti - Un investimento strategico a sostegno della crescita. È quello avviato da Dipharma che
ha insediato nel proprio stabilimento di Mereto di Tomba un impianto pilota in grado di realizzare processi
chimici molto complessi. Dipharma, peraltro, è uno dei cinque produttori al mondo in grado di eseguire
nitrazioni, idrogenazioni e azidazioni, utili per la produzione di principi attivi farmaceutici. Dipharma Francis
srl è un Gruppo chimico-farmaceutico noto a livello globale come uno dei principali attori nella produzione
e commercializzazione di principi attivi e intermedi per l'industria del farmaco. Più di 50 sono i prodotti che
vende alle più importanti società farmaceutiche internazionali per la realizzazione di medicinali generici
quali antinfiammatori, antipertensivi, antistaminici, antidepressivi, vasodilatatori... Oltre a questi, nel
prossimo futuro Dipharma punta ad ampliare la gamma di prodotti e servizi che offre in esclusiva alle
società farmaceutiche innovative, anche facendo leva sulle tecnologie d'avanguardia presenti nello
stabilimento di Mereto di Tomba. Nel 2018 il gruppo ha realizzato un fatturato consolidato di 122 milioni di
euro, di cui circa il 45% è stato prodotto nello stabilimento friulano; le stime per il 2019 sono di ulteriore
crescita. A Mereto di Tomba, come detto, si trova l'impianto pilota della società, che consente di
trasformare un'idea nata in laboratorio in un prodotto industriale. Dipharma vanta una lunga tradizione in
materia d'innovazione, iniziata negli anni '30 grazie alla capacità del suo fondatore, l'ingegnere chimico e
ricercatore Mario Biazzi (scomparso nel '74), di apportare miglioramenti significativi al processo per la
produzione in continuo della nitroglicerina, rendendolo più efficiente e sicuro. Oggi il focus sulla ricerca e
sull'innovazione svolge un ruolo chiave nel garantire il successo futuro della società, unito alla capacità di
offrire prodotti sicuri e di qualità. Dipharma Francis investe ogni anno circa il 3% del proprio fatturato in
ricerca e sviluppo e vanta due avanzati centri di ricerca, uno in Italia e uno negli Stati Uniti. Sino a oggi ha
presentato oltre 250 domande di brevetto e più di 1.200 pubblicazioni scientifiche. Per quanto riguarda il
personale, il gruppo impiega circa 500 dipendenti altamente specializzati, di cui quasi 470 in Italia. Negli
ultimi 10 anni, il personale è cresciuto del 25%, incremento che ha registrato valori ancor più consistenti
nello stabilimento di Mereto, dove si è passati da 120 addetti nel 2009 a oltre 180 a fine 2019. In
particolare, l'aumento del 50% del numero di dipendenti nel sito produttivo friulano è legato all'incremento
dei volumi di produzione e allo sviluppo delle attività connesse all'impianto pilota. Negli ultimi due anni il
Gruppo Dipharma ha investito circa 10 milioni di euro in progetti volti a garantire e incrementare gli
standard di sicurezza e qualità, a favorire l'innovazione, a migliorare l'efficienza energetica e ad aumentare
la capacità produttiva. Di questi, il 42% sono stati riservati allo stabilimento di Mereto. Dipharma Francis è
presente in Italia con un centro di ricerca e tre stabilimenti produttivi; in Cina con un ufficio di
rappresentanza; negli Stati Uniti, oltre a un ufficio commerciale, ha acquisito nel 2018 un innovativo centro
di ricerca. Lo stabilimento di Mereto di Tomba, fondato nel 1949, è stato il primo sito produttivo della
società ed è dotato di tecnologia all'avanguardia.

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Fincantieri-Naval Group: «Navaris apre a nuovi soci» (Piccolo)
Piercarlo Fiumanò - L'alleanza tra Naval Group e Fincantieri, con la nascita della joint venture Naviris, è
«aperta anche ad altri partner europei». Nel corso di un'audizione in Commissione affari economici al
Senato francese, il Ceo di di Naval Group, Hervé Guillou, ha spiegato premesse e strategie di un'intesa che
«apre la strada per la costruzione di una vera difesa navale europea». Naval Group è leader europeo nel
settore dove occupa 14.860 dipendenti ed ha fatturato 3,6 miliardi di euro. Fincantieri conta su più di
19mila dipendenti e 20 stabilimenti. Numeri che danno l'idea delle dimensioni di questa alleanza. Il cuore
della strategia franco-italiana? «Allearsi per essere più forti», ha detto l'amministratore delegato del
colosso francese che a fine marzo lascerà il posto a Pierre-Eric Pommelet, top manager del gruppo Thales
azionista di Naval Group con il 35%. Per quanto riguarda l'identikit del possibile partner Guillou ha spiegato
che «Naval è aperto a una discussione con i tedeschi quando lo vorranno...ma attualmente non vogliono.
Stiamo collaborando su progetti puntuali con gli spagnoli e discutiamo con i greci». La governance deve
però restare in mani italo-francesei: «Chi avvia il consolidamento poi mantiene i comandi».Naviris nasce
per far fronte alla nuova concorrenza mondiale che proviene da Cina, Russia e Giappone: «Nel 2003 la
cantieristica navale era dominata dai gruppi europei. Ora al primo posto nel mondo ci sono i cinesi, al
secondo i un gruppo russo. Nessun paese europeo ha oggi un mercato domestico sufficiente per far fronte
alla capacità tecnologica e industriale necessaria per far fronte alla concorrenza internazionale. Siamo
arrivati a questa conclusione con il Ceo del gruppo triestino Giuseppe Bono già 5 anni fa». Italia e Francia
possono rafforzare la collaborazione in particolare nella ricerca & sviluppo e nello sviluppo della propria
offerta commerciale. Senza escludere possibili commesse all'estero. La joint italo-francese avrà anche una
controllata a Ollioules dans le Var, vicino Tolone, e si concentrerà su progetti comuni di ricerca ed export
sviluppando offerte in tutto il mondo. I contrasti fra Italia e Francia sono insomma lontani. Tuttavia Naviris,
che avrà sede a Genova, inizia la sua missione mentre sull'acquisizione degli storici Chantiers de l'Atlantique
Stx il gruppo triestino è ancora in attesa del verdetto dell'Antitrust europeo.Intanto Fincantieri starebbe
studiando la fornitura di due navi militari all'Egitto. Secondo il Sole 24 Ore Radiocor, il dossier è stato
esaminato martedì dal cda di Cassa Depositi e Prestiti per la concessione di una garanzia fino a 500 milioni
con il coinvolgimento della controllata Sace, specializzata nelle assicurazioni internazionali. Proprio nei
giorni scorsi il gruppo triestino guidato da Giuseppe Bono ha messo a segno un altro risultato. Fincantieri e
il ministero della Difesa del Qatar hanno firmato a Doha un Memorandum of Understanding per rafforzare
la partnership strategica che potrebbe portare alla futura acquisizione di nuove unità già nel 2020.
Fincantieri sabato scorso ha varato a Genova l'ultima fregata Fremm per la nostra Marina.

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Il treno superveloce per raggiungere Venezia da Trieste in soli sedici minuti (Piccolo)
Marco Ballico - Altro che potenziamento della ferrovia esistente. Anche la Tav sfigurerebbe. Andare da
Trieste a Verona in mezz'ora e da Trieste a Venezia in 16 minuti significa viaggiare a 1.200 chilometri all'ora.
Fantascienza, forse, viste le risorse (al momento imprecisate) richieste agli enti pubblici. Ma il treno
superveloce che sfrutta la levitazione magnetica è un'ipotesi anche per il Nordest. Ieri a Roma è stata
presentata Hyperloop Italia, una start up che lavorerà per la diffusione e realizzazione di tecnologie
Hyperloop e di infrastrutture di nuova generazione anche nel nostro Paese. I progetti interessano per ora
sei regioni, tre al Nord e tre al Sud: con il Friuli Venezia Giulia e il Veneto anche la Lombardia, mentre in
Meridione si tratta di Basilicata, Puglia e Sicilia. «Sì, i contatti con il presidente Fedriga ci sono stati -
conferma l'assessore regionale ai Trasporti Graziano Pizzimenti -, restiamo in attesa di valutare costi e
modalità di infrastrutturazione. Parliamo del massimo che si può avere nel trasporto via treno e dunque di
qualcosa di molto complesso. Ma è il futuro, e non ci facciamo trovare impreparati». Una tecnologia mai
vista prima. Al posto delle carrozze Hyperloop prevede per persone e merci delle capsule aerodinamiche
mosse da motori a induzione e compressori d'aria. Le rotaie sono invece costituite da tubi a bassa pressione
nei quali le capsule viaggiano stabilizzate da un sistema di levitazione magnetica. Tutto questo permette al
treno superveloce di avere un attrito al minimo fino a raggiungere punte superiori ai 1.200 km/h. In Fvg il
tubo correrebbe a fianco dell'autostrada, sopraelevato tranne che in Carso, dove ci si dovrà inventare una
soluzione meno impattante di quella che era stata disegnata per la Tav. Tutto sulla carta, in assenza di un
prospetto costi-benefici. Per adesso non resta che ricostruire il percorso. Il progetto Hyperloop è nato nel
2013 da un'intuizione di Elon Musk, il fondatore di Tesla. Nel 2018, via Twitter, l'annuncio concreto:
sperimenteremo una capsula Hyperloop in grado di raggiungere la metà della velocità del suono, 616 km/h,
e di frenare in 1.200 metri. Lo sbarco in Italia è conseguenza di un impegno diretto da parte di Bibop
Gresta, fondatore della californiana Hyperloop Transportation Technology, la prima società al mondo a
sviluppare questo tipo di tecnologia. «Sono stati effettuati numerosi incontri con soggetti istituzionali,
industriali e del mondo della ricerca - fa sapere Gresta -, per garantire quel retroterra necessario a
raccogliere il consenso da mettere in campo per un progetto di tale dimensione. Ci sono delle rotte già
individuate per le quali è imminente l'avvio di studi di fattibilità funzionali allo sviluppo di progetti
altamente tecnologici e innovativi, con condizioni territoriali e morfologiche che risultano favorevoli
all'implementazione di Hyperloop». Ma quali rotte? Se ne saprà di più a fine febbraio, ma alcune voci
parlano di un collegamento Milano-Malpensa e proprio del Trieste-Venezia-Verona. Chissà che non possa
essere convincente per la politica il modello di business che promette un ritorno dell'investimento in 8 anni
(contro i 100 della Tav), visto che il sistema produce più energia di quella che consuma (e dunque il saldo
positivo può essere rimesso in circolo e venduto). Una scommessa imprenditoriale che vede progetti in fase
di realizzazione in tutto il mondo. La prima a essere operativa sarà la tratta commerciale in costruzione ad
Abu Dhabi, ma si lavora in Brasile, Usa, Francia, Cina, India, Corea, Indonesia, Slovacchia, Repubblica Ceca,
Ucraina e Germania.

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Radio Capodistria lancia l'allarme: «Futuro a rischio» (Piccolo)
Giovanni Vale - C'è allarme anche nella Comunità italiana in Slovenia per la possibile perdita della frequenza
da parte di Radio Capodistria, ipotesi trapelata in questi giorni e che sta provocando una levata di scudi sul
litorale sloveno. Ieri i principali esponenti della Comunità sono scesi in campo per assicurare che la perdita
del 103.1 Mhz da parte di Radio Capodistria «non potrà accadere», per usare le parole del presidente della
Comunità autogestita costiera, Alberto Scheriani. Felice Ziza, il deputato rappresentante la Comunità
italiana al Parlamento di Lubiana, ha parlato di un'eventualità «inimmaginabile» assicurando di aver già
incontrato anche l'ambasciatore italiano in Slovenia. «È come se un giorno arrivasse qualcuno in una delle
nostre scuole italiane e dicesse che siccome non c'è sufficiente spazio nelle scuole slovene i nostri alunni
devono sloggiare per far posto a una scuola della maggioranza», ha dichiarato Ziza ai microfoni di Radio
Capodistria, che in questi giorni ha festeggiato l'agognato ritorno sul satellite dopo mesi di battaglie.Ma di c
osa si tratta? Radio Capodistria potrebbe essere la vittima di un caso che «si inserisce nel contesto del
contenzioso italo-sloveno sulla regolamentazione delle radiofrequenze lungo il confine», scrivono le
redazioni di Radio Capodistria. Oggi la Radio utilizza la frequenza 103.1, trasmessa da un'antenna sul monte
Nanos e che permette alla radio slovena in lingua italiana di essere ascoltata in Friuli Venezia Giulia e
nell'Istria settentrionale. Il problema (non ancora ufficializzato) è questo: Italia e Slovenia stanno
discutendo del rinnovo della frequenza 97.1 Mhz, assegnata da 10 anni a Radio Slovenia International (Si),
un'emittente che per legge ha l'obbligo di informare in diverse lingue su viabilità e traffico. Dalla redazione
della Radio si fa sapere che nel caso non fosse possibile rinnovare l'uso della 97.1, la radiotelevisione
pubblica slovena (Rtv) starebbe pensando di assegnare a Si la 103.1 di Radio Capodistria. In questa ipotesi
rimarebbe disponibile la sola frequenza utile a coprire le aree di Isola, Capodistria e Pirano.Ieri il direttore
generale della Rtv di Slovenia, Igor Kadunc, ha dichiarato che la Rtv sta solo cercando di trovare «una
frequenza adeguata» per Si e che non c'è pericolo che venga tolta a Radio Capodistria la possibilità di
svolgere il suo ruolo di emittente previsto dalla legge. Parole che però non rassicurano la redazione della
radio. La trasmissione in Friuli Venezia Giulia non è infatti prevista dalla legge, «ma senza quella frequenza
siamo praticamente oscurati, perdiamo ogni contatto con l'Italia», dicono ancora da Radio Capodistria:
«Togliere a Radio Capodistria la sua frequenza radio più importante equivale, in pratica, al suo spegnimento
nel contesto transfrontaliero», avverte la redazione in una nota, proprio «in un anno in cui i rapporti italo-
sloveni segnano un ulteriore passo avanti nella qualità del dialogo, sopratuttto in materia di minoranze».A
difesa della radio si sono già espressi la Federazione Nazionale Stampa Italiana e l'Assostampa Fvg; il
capogruppo di Forza Italia in Consiglio regionale Fvg Giuseppe Nicoli ha invocato un intervento della
Regione stessa.-

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CRONACHE LOCALI

Protesta davanti alla Colombin. E mancano i soldi per il sughero (Piccolo Trieste)
Massimo Greco - «Fuori le paghe». «Meno speculazioni più lavoro». Gli striscioni appesi ieri mattina
all'esterno della Colombin raccontano la rabbia delle maestranze, che da anni vivono in una precarietà
totale, che va dalla gestione finanziaria al marketing, dall'approvvigionamento delle materie prime
all'erogazione dei salari. In una tiepida mattinata, per la fortuna degli scioperanti, rabbia e disagio sono
venuti allo scoperto, a lungo trattenuti dal senso di responsabilità e dal timore che la protesta avrebbe
peggiorato la situazione. Ma la situazione - rilevano Cgil, Cisl e Uil - è ormai borderline: a novembre la crisi
di liquidità ha praticamente bloccato la fornitura di sughero, per cui i tappi vengono sfornati saccheggiando
le scorte di magazzino. Circostanza perlomeno curiosa, dal momento che il vecchio proprietario e attuale
azionista di minoranza, Rahhal Boulgoute, è un importante detentore di querceti.Dopo molti anni di
composta attesa tanto speranzosa quanto vana, la Colombin si è fermata, con la quasi totalità di adesione
allo sciopero e con alcune decine di lavoratori a picchettare l'ingresso. Lo stipendio di dicembre 2019, la
tredicesima del 2019, il premio per gli infortuni, il fondo previdenziale, gli scatti di anzianità: gli esponenti
della Triplice - Massimo Marega (Cgil), Andrea Di Giacomo (Uil), Manuela Russo (Cisl) - hanno tenuto
un'assemblea on the road in via dei Cosulich, per riepilogare i temi di lotta. A mo' di rinforzo e di solidarietà
anche alcuni militanti della Fiom, capitanati dal segretario Marco Relli. L'azienda ha un organico di 84
addetti ma - alla luce dell'applicazione della Cassa integrazione straordinaria - di fatto opera, tra fabbrica e
uffici, con poco più di cinquanta persone.La nuova proprietà, dalla doppia firma Geco srl Roma Fingroup,
insediatasi il 7 gennaio, cerca di limitare portata e durata della contestazione. L'avvocato Pasquale
Giordano, uno dei tre componenti del cda, ha comunicato ai sindacati che la Colombin verserà gli arretrati
in due tranche, martedì 4 e lunedì 10 febbraio (Giorno del ricordo). Oggi l'amministratore delegato Roberto
Bergamo incontrerà le rappresentanze dei lavoratori e, a seguire, si terrà un'ulteriore assemblea per
informare i dipendenti, che stamane saranno rientrati in fabbrica: se l'azienda dovesse assumere iniziative
ritenute contrarie agli interessi del personale, la protesta proseguirebbe con altre giornate di
sciopero.Insomma, le prime prove tecniche di dialogo. La nuova proprietà, che detiene il 60% dell'assetto
societario, non ha gradito la proclamazione dello sciopero, in quanto dal punto di vista procedurale gli
amministratori non avrebbero avuto ancora i poteri per rapportarsi con le banche e quindi per ottenere le
risorse necessarie a saldare gli arretrati delle paghe e degli altri istituti contrattuali. Fuori dai cancelli, i
sindacalisti, oltre alle più immediate richieste di carattere economico, hanno sollecitato la nuova proprietà
a redigere un piano industriale, che individui tempi e strumenti per uscire da una crisi più che decennale.

Pasta Zara di Muggia: ok al passaggio a Barilla. Concordato omologato (Piccolo Trieste)
Barilla può approdare a Muggia. Sospiro di sollievo per i 140 dipendenti dello stabilimento Pasta Zara a
valle Noghere: il Tribunale di Treviso, nell'udienza di ieri l'altro, ha decretato l'omologa del concordato
preventivo, chiesto nel maggio 2018 da Furio Bragagnolo, leader del gruppo alimentare veneto. Lo ha
annunciato ieri sera Sandra Modesti, segretario di Flai Cgil Trieste. Un'omologa sofferta perché l'impianto
concordatario era stato contestato da alcuni aventi diritto. Premessa determinante: architrave
dell'operazione era proprio la cessione della fabbrica muggesana alla Barilla, perché i 118 milioni di euro,
insieme ad altri 70 milioni (nuova finanza Sga, cash flow aziendale, liquidità disponibile), avrebbero
consentito di soddisfare per i due terzi il fronte creditorio. Infatti i debiti accumulati da Pasta Zara
ammontavano complessivamente a 296 milioni... Magr

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Ferriera, «un tavolo tecnico per lo stop dell'area a caldo» (Piccolo Trieste)
Un tavolo tecnico con Arvedi e i rappresentati dei lavoratori per la sicurezza per gestire la chiusura dell'area
a caldo della Ferriera di Servola ed evitare gli incidenti dei giorni scorsi. È quanto propone Asugi (Azienda
sanitaria universitaria integrata giuliano isontina) dopo la richiesta di un intervento arrivata dalla Prefettura
di Trieste. «Il 9 gennaio i rappresentanti dei lavoratori per la sicurezza di Arvedi spa hanno incontrato il
prefetto di Trieste per avere rassicurazioni sulle misure di prevenzione e protezione adottate dalla ditta in
occasione della chiusura programmata dell'area a caldo - si legge in una nota di Asugi -. Il personale
sanitario monitora costantemente la situazione relativa alla sicurezza dei lavoratori dello stabilimento
siderurgico. Nelle giornate del 23 e del 28 gennaio sono stati fatti gli ultimi due sopralluoghi. Sono inoltre
stati già programmati ulteriori interventi, in funzione della pianificazione prevista per la fermata e messa in
sicurezza dell'area a caldo». Di qui la proposta del tavolo tecnico: «Il personale di Asugi, vista la complessità
degli interventi legati alla fase di arresto degli impianti, ha proposto di istituire un tavolo tecnico a cui far
partecipare, oltre ai rappresentanti di Arvedi spa, anche i rappresentanti dei lavoratori per la sicurezza, al
fine di migliorare il coordinamento nel corso dell'attività di spegnimento e perseguire condizioni di massima
sicurezza». La valutazione della dinamica dell'incidente di lunedì è stata effettuata assieme al personale dei
Vigili del fuoco. Domani, intanto, si terrà un incontro fra Regione e gruppo Arvedi. «Ho convocato la società
- ha fatto sapere l'assessore regionale Fabio Scoccimarro - per determinare il cronoprogramma, le
procedure e l'iter per spegnimento e smantellamento dell'area a caldo, in attesa che a Roma venga chiuso
l'Accordo di programma che ci vede impegnati sia per quanto riguarda la salvaguardia occupazionale sia per
la sicurezza degli ambienti lavorativi».

Pirogassificatore, "no" al ricorso ambientalista (Piccolo Trieste)
Ugo Salvini - Respinto per un cosiddetto vizio di forma. Niente da fare per il Gruppo "Salute e ambiente",
che aveva presentato un ricorso al Tar contro la Regione sostenendo che quest'ultima non aveva richiesto
la procedura di "Via", cioè la Valutazione d'impatto ambientale, in relazione al progetto per la realizzazione
di un pirogassificatore nell'area della Cartiera Burgo. Ieri mattina l'organo regionale di giustizia
amministrativa ha riscontrato in effetti un errore procedurale, dichiarando inammissibile il ricorso. Per gli
ambientalisti la decisione del Tar è stata difficile da digerire, anche perché nel frattempo sono scaduti i
termini per poter presentare un nuovo ricorso, ma alla momentanea delusione è subentrata ben presto la
voglia di continuare nella battaglia contro l'installazione dell'impianto di rigassificazione di cui è proponente
la Burgo group spa. «Il ricorso andava presentato - hanno spiegato i rappresentanti di "Salute e ambiente" -
non tanto per ottenere una decisione nel merito da parte del Tribunale amministrativo, quanto per
dimostrare che i cittadini possono mettersi assieme e affrontare da soli le questioni riguardanti la tutela del
territorio, pur avendo scarsi mezzi economici a disposizione e risorse molto limitate». In aggiunta, non è
mancata una stoccata a chi si è trincerato dietro la sigla ambientalista: «Tutti gli enti che inizialmente
avevano chiesto la "Via" - hanno aggiunto i portavoce di "Salute e ambiente" - si sono ben guardati dal
proporre ricorso, non dando seguito a quelle che si sono rivelate mere chiacchiere politiche, costringendo
noi cittadini a sostituirsi a loro».Chiaro anche il ragionamento riferito a una recente polemica che ha per
oggetto una situazione molto simile: «Facciamo molta fatica a capire - ha sottolineato l'architetto Danilo
Antoni, uno dei tecnici del gruppo - come mai la Regione non abbia richiesto la "Via" per il pirogassificatore
della Burgo, ma l'abbia invece fatto per il termovalorizzatore che la Nord Composities Italia intende
costruire a poca distanza dalla cartiera, sull'altra sponda del Lisert, che è un impianto di dimensione ben
inferiore». Infine una considerazione di carattere generale: «Lo sviluppo della nostra area non può essere
delegato al solo comparto industriale o a un consorzio industriale, né a una sola amministrazione
comunale, perché qui siamo davanti all'ipotesi di un ulteriore aumento di consumo del territorio, con
riflessi negativi su tutto l'ambiente».

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Il grido d'allarme del presidente Reinotti: «Manca personale, il Tribunale arranca» (Piccolo Trieste)
Gianpaolo Sarti - È piuttosto raro che il presidente del Tribunale di Trieste Piervalerio Reinotti intervenga
pubblicamente. Ma quando decide di farlo significa che in Foro Ulpiano c'è un problema serio. «Qui si
arranca», dice. I numeri che snocciola sull'annosa questione della mancanza di personale, tra dirigenti e
addetti, sono da collasso. Due su tutti: -75% dei direttori amministrativi, una scopertura del 100% nella
contabilità. Si fa difficoltà anche a pagare gli avvocati. Tutto ciò a fronte di un aumento delle competenze
giudiziarie. Con questo andazzo il palazzo di giustizia di Trieste nel giro di qualche anno potrebbe rischiare
la paralisi. «Ogni giudice ha una media di 300 o 400 processi - spiega il magistrato - e se oggi io dovessi
fissare una data per il rinvio di un'udienza, mi troverei costretto a programmarla tra quattro o sei mesi».
Ecco spiegata la lentezza della giustizia. Presidente Reinotti, cosa sta succedendo?Il palazzo di giustizia di
Trieste arranca perché il personale è del tutto insufficiente. Rispetto agli organici noi abbiamo il 75% in
meno dei direttori, una scopertura del 100% dei funzionari contabili, del 45% di quelli giudiziari e del 30%
dei cancellieri. Percentuali altissime rispetto a organici già carenti, tanto che il ministero ha in previsione un
ampliamento visto che abbiamo avuto un incremento notevole di competenze. Ricordo infatti che il
Tribunale di Trieste è distrettuale, quindi per alcune funzioni ricopre l'intera regione. Quali sono le
competenze aggiunte?Ad esempio nella protezione internazionale. Pensiamo alla recente apertura del Cpr
di Gradisca che prevede la convalida del trattenimento degli extracomunitari. Ma si sono aggiunte
competenze pure in materia di tribunale dell'impresa, visto che presto entrerà in vigore la modifica delle
norme nel settore fallimentare. Ricordo inoltre che è stata portata a Trieste la competenza sulle misure di
prevenzione per quanto riguarda l'antimafia. Tutto ciò richiede un incremento di magistrati e personale
amministrativo, che finora non c'è stato. Diceva che non c'è alcun funzionario contabile in Tribunale. Cosa
significa questo?Significa che non c'è nessuno con quella competenza. Dobbiamo supplire con altri
funzionari, che quindi vengono distratti dalle loro mansioni. È una casella importante: parliamo di una
figura che paga le liquidazioni dei gratuiti patrocini degli avvocati, le difese d'ufficio, gli interpreti, i
traduttori e i giudici onorari. E gestisce gli adempimenti fiscali.Quali sono le conseguenze sulla macchina
della giustizia?Se manca personale non si possono fissare le udienze. Teniamo conto che un giudice del
dibattimento penale ha tra i 300 e i 400 processi pendenti. Io se devo fare un rinvio, il primo spazio libero
ce l'ho tra quattro o sei mesi perché tutte le udienze sono già piene. Tra tribunale collegiale e monocratico
noi di media facciamo 55 udienze al mese. Nel civile non è molto diverso. Sembra paradossale che sia
proprio la giustizia il settore statale che versa nelle condizioni più problematiche. Infatti. Ma il vero
problema dell'amministrazione giudiziaria è la rigidità dei meccanismi di adeguamento del personale alle
esigenze concrete, sia per quanto riguarda i magistrati che gli amministrativi. Si varano riforme senza che si
arrivi prima alla copertura dei posti necessari in tempi ragionevoli. E l'ultimo concorso?L'ultimo, dell'allora
ministro Orlando, è del 2015. Si sta continuando ad attingere alla graduatoria. Ma è un concorso che
riguarda gli assistenti giudiziari, non gli apicali. Tra l'altro la gran parte delle persone proviene dal Sud Italia
e quindi dopo un po' tenta di rientrare a casa, per lavorare nella propria zona di origine. Ne abbiamo avuti
anche noi: in quattro se ne sono già andati. Qual è la soluzione più percorribile?Va rivisto il sistema dei
concorsi pubblici. Il rallentamento dell'adeguamento del personale al fabbisogno è infatti dovuto anche al
fatto che si fanno concorsi a livello nazionale. Concorsi lentissimi. Se si facessero concorsi a livello
regionale, invece, da un lato si selezionerebbero persone che verosimilmente hanno interesse a restare in
regione; dall'altro i tempi sarebbero indubbiamente più veloci...

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Bufera sul cda del Rossetti. Pahor svela: «Ho lasciato io, non mi hanno sostituito» (Piccolo Trieste)
Fabio Dorigo - «Non sono stato sostituito, ho dato io le dimissioni da presidente. Non conosco il mio
successore». L'avvocato Sergio Pacor, 82 anni, non ci sta ad accreditare la sua rimozione al vertice del
teatro Rossetti dov'era arrivato nel 2016 al posto di Milos Budin. Pacor si è dimesso ai primi di novembre,
ma era già scaduto a settembre. Dimissioni passate sotto silenzio con il teatro gestito fino l'altro ieri dalla
vicepresidente Chiara Valenti Omero che è stata nel cda per due mandati di seguito (6 anni). «Non me ne
sono andato per motivi di salute - spiega Pacor -. Non ho condiviso alcune cose. Ho fatto un "lavorone" in
questi tre anni mettendo a posto diverse situazioni critiche: dalla pendenze dell'ex direttore Calenda alla
gestione tormentata del bar».Non sa nulla del nuovo presidente Francesco Granbassi che vorrebbe «un
teatro ancora più intergenerazionale e più internazionale». «Non capisco quello che vuol dire. Noi abbiamo
sempre lavorato affinché il Rossetti diventasse un riferimento nazionale» precisa Pacor che, da
ottuagenario, non ha apprezzato il riferimento alla "figura fresca" fatto dall'assessore ai Teatri Serena Tonel
in relazione al nuovo presidente. «Non capisco a che titolo parla. La nomina spetta al sindaco per statuto.
Quella dell'assessore ai teatri è una figura che abbiamo solo noi in Italia. Mancava una delega per la signora
Tonel e se ne sono inventata una». Chiara Valenti Omeri, sostituita da Piero Geremia alla vicepresidenza,
augura buon lavoro ai nuovi arrivati: «Lasciamo un teatro con un bilancio sanissimo grazie a lavoro svolto in
questi tre anni».Nel cda, oltre al forzista Geremia, entrano anche Nicole Matteoni di Fdi e Federico Pastor,
già candidato con la Lega (unica riconferma Tiziana Sandrinelli). New entry criticate dall'opposizione. «Vedo
le competenze giuste esclusivamente in capo al nuovo presidente: la sfida che lo aspetta non sarà facile -
dichiara Paolo Menis, consigliere comunale del M5S -. Il resto del consiglio è stato purtroppo formato
seguendo sempre le stesse logiche di spartizione delle poltrone fra i partiti di centro destra che guidano
l'amministrazione comunale. Non mi sorprendo di questo ma anche non ne sono felice».Il Politeama
Rossetti è anche il Teatro Stabile del Friuli Venezia Giulia. Una dimensione territoriale che il nuovo cda al
100% triestino non rappresenta. «Nelle nomine manca completamente la dimensione regionale. La
presenza di soli triestini offre al Friuli l'alibi per contestare i finanziamenti regionali al Rossetti. Inoltre,
leggendo i curricula dei nuovi membri del cda, non mi pare di scorgere delle figure che abbiamo a che fare
non dico con il teatro ma con il mondo della cultura. A parte il presidente, forse» attacca Giovanni Barbo,
consigliere del Pd. Di doppia occupazione politica e "triestina" parla invece l'ex sindaco di Udine Furio
Honsell, consigliere regionale di Open Fvg: «La nomina del nuovo consiglio di amministrazione del Teatro
stabile del Friuli Venezia Giulia è una vera e propria "occupazione" da parte del centrodestra con la nomina
di figure che non hanno finora ricoperto ruoli importanti in ambito culturale regionale. Inoltre le nomine
sono tutte di personalità triestine, dimenticando la vocazione regionale del teatro. Nella passata
composizione c'era la sacilese Paola Martini del Circolo Controtempo che certamente contribuiva alla
missione regionale del Teatro Stabile del Friuli Venezia Giulia». Uno "strappo" triestino che rischia si
rendere "instabile" il Rossetti. Il nuovo cda, del resto, dovrà affrontare il dopo Franco Però. Il direttore
scade a ottobre e, dopo due mandati, non potrà essere riconfermato.

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Stop a dragaggi e concessioni. I Marina Fvg pronti alla rivolta (Piccolo Gorizia-Monfalcone)
Giuilo Garau - Da un lato il blocco dei dragaggi che sta trasformando in un acquitrino la laguna di Grado e
Marano ormai insabbiata e sta mettendo a rischio l'attività di cantieri e marine di molte parti del litorale,
fino a Monfalcone. Dall'altra il blocco della proroga delle concessioni nautiche (fino al 2033) da una recente
sentenza del Consiglio di Stato. Detto in gergo pugilistico è un "uno-due" micidiale per il futuro di un asset
strategico di crescita come il diporto nautico che in Fvg dà lavoro a migliaia di addetti e garantisce posti
barca ai turisti. E un grido di allarme forte è stato lanciato ieri a Grado, durante l'assemblea dei soci della
rete di imprese Fvg Marinas, che hanno esternato tutte le loro preoccupazioni all'assessore regionale alle
Attività produttive Sergio Emidio Bini. Se tutti i marina del Fvg sono sul piede di guerra sul fronte delle
concessioni del diporto nautico, che erano state prorogate fino al 2033 ma che il Consiglio di Stato ha
stoppato perché contesta nella norma profili di illegittimità, la situazione è gravissima in particolare nella
zona che va dal Villaggio del Pescatore dove c'è l'imbocco del Canale Est Ovest fino alla zona di Lignano.
Tutte aree esposte agli insabbiamenti e che vedono a rischio la possibilità per i diportisti, soprattutto quelli
con le barche a vela, ma non solo, di entrare nei canali e ormeggiare nei marina interni. «Stiamo lavorando
costantemente sui temi dei dragaggi mentre sul fronte delle concessioni demaniali marine l'impegno è
congiunto con l'assessore Sebastiano Callari che ha competenza sulla materia e che già sta seguendo la
problematica - ha detto Bini - sono questioni complesse che stiamo affrontando in modo deciso anche
attraverso interlocuzioni a livello nazionale, per trovare soluzioni efficaci affinché la situazione si sblocchi. Si
tratta di due temi considerevoli per la nostra economia sui quali potremmo valutare ulteriori possibili
interventi normativi regionali volti a sostenere un comparto rilevante per l'intera economia del Friuli
Venezia Giulia e non solo per il settore turistico»L'assessore ha evidenziato come ci siano «normative che
stanno rallentando le attività del comparto quando invece potrebbero essere incrementate e accrescere la
competitività; su questi aspetti siamo già impegnati ad aprire un tavolo con i ministeri competenti per
trovare soluzioni efficaci». «Sono convinto - ha concluso Bini - che l'impegno della politica e la sinergia con
il sistema dei marina possa portare al raggiungimento di risultati concreti. Il tema della nautica è un asse
strategico tenuto anche conto che siamo una delle regioni che detiene il primato di numeri di posti barca
per km di costa. La Regione intende rafforzare gli investimenti sul comparto tanto che in materia di
dragaggi ha previsto investimenti di circa 10 milioni di euro».

Il ministro dell'Università apre l'anno accademico a Udine (M. Veneto Udine)
Giacomina Pellizzari - Il nuovo ministro dell'Università e della ricerca, Gaetano Manfredi, aprirà il nuovo
anno accademico all'università di Udine. Lunedì 2 marzo, nell'aula magna di piazzale Kolbe, il ministro
illustrerà come intende sanare la carenza di risorse che l sistema universitario nazionale continua a
lamentare da anni. Il magnifico rettore, Roberto Pinton, non poteva iniziare meglio il suo mandato: aprirà il
suo primo anno accademico da rettore con il ministro al suo fianco.Pinton lavora per portare il ministro
dell'Università a Udine fin dal suo insediamento. Ce l'ha fatta nonostante le dimissioni dell'ex ministro
Lorenzo Fioramonti che ha costretto lo staff dell'ateneo friulano a posticipare la data di apertura dell'anno
accademico 2019/20. Prevista a gennaio, l'inaugurazione è slittata al 2 marzo pur di poter contare sulla
presenza di Manfredi. Il ministro non è nuovo a Udine. Fu lui, in veste di presidente della Conferenza dei
rettori (Crui) e di rettore dell'università Federico II di Napoli, ad aprire la prima edizione di Conoscenza in
festa, il festival della conoscenza fortemente voluto dall'ex rettore Alberto Felice De Toni. Nominato
ministro a fine dicembre, è una delle prime visite calendarizzate nelle università italiane. Martedì scorso era
all'università del Sannio a Benevento, il 2 marzo sarà a Udine e il giorno successivo a all'ateneo di Trento.I
rettori italiani contano molto su Manfredi proprio perché, da ex presidente della Crui, conosce molto bene
la situazione del sistema universitario. A pochi giorni dalla sua nomina, la stessa Conferenza dei Rettori
presieduta da Manfredi, ha criticato la legge di bilancio esprimendo «profonda preoccupazione per la
direzione diametralmente opposta a quella attesa. Nonostante la stagnazione - ha aggiunto -, perfino i
Paesi emergenti puntano su università e ricerca: l'Italia no. Siamo molto delusi, i finanziamenti che
aspettavamo servivano in primis per i giovani». La Crui ha chiesto un piano straordinario per i ricercatori e
risorse a copertura delle esenzioni delle tasse universitarie. Punti che i rettori italiani continuano a mettere
sul piatto assieme all'aumento del Fondo di funzionamento ordinario che, anche per Udine, continua a
calare.

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Lavinox, c'è la domanda di concordato preventivo. Sarinox, arrivate le paghe (M. Veneto Pordenone)
Giulia Sacchi - Il Gruppo Sassoli ha depositato la domanda di concordato preventivo per la Lavinox di
Villotta di Chions (106 dipendenti) il 23 gennaio: ieri la proprietà ha esposto in bacheca la prova del fatto
che l'iter è stato avviato, dopo che i lavoratori e le organizzazioni sindacali hanno sollecitato a fornire la
documentazione relativa alla procedura, per essere certi che l'annuncio dato una settimana fa, nel corso
dell'incontro a Unindustria, avesse trovato concretezza nei fatti. E così è stato: la domanda di ammissione al
concordato è stata presentata al tribunale di Milano. Il clima di sfiducia, come si può capire da quest'ultima
situazione, è forte: i timori dei dipendenti per il loro futuro sono notevoli. «Lavinox attraversa una
situazione di tensione finanziaria che rende necessario procedere a una ristrutturazione del debito - si legge
nella istanza presentata dai Sassoli in tribunale -. Da qui la richiesta della concessione di un termine
funzionale per predisporre e integrare l'ulteriore documentazione prevista dalla legge». Ora che l'azienda
ha fornito la documentazione richiesta dagli addetti e dalle forze sociali, questi ultimi sono più tranquilli,
per quanto possibile, almeno sul fronte relativo alla partita del concordato. Il concetto di tranquillità,
comunque, stride con la situazione di criticità che si è determinata e con l'apprensione delle maestranze.
Intanto domani pomeriggio è in programma un incontro a Unindustria tra Regione, associazione di
categoria e sindacati: da capire se Lavinox possa avere futuro attraverso l'intervento di un investitore. I
Sassoli hanno già dato disponibilità a farsi da parte. Unindustria sta anche verificando se imprese associate
siano disposte ad assumere alcuni dipendenti del sito di Villotta. In fabbrica non c'è lavoro per tutti ed è
facile ipotizzare che un nuovo imprenditore non mantenga l'intero organico. Da qui la necessità di trovare
altri percorsi. Il tempo stringe per trovare una soluzione: il 14 febbraio scadranno gli ammortizzatori sociali
e non c'è possibilità di rinnovo. Le forze sociali hanno chiesto di presentare il progetto industriale entro
questa data, senza aspettare i tempi del concordato, che mette a disposizione sessanta giorni, tra l'altro
prorogabili. Non è pensabile che, non essendoci lavoro, tutti i dipendenti rientrino in fabbrica il 15 febbraio.
Per quanto riguarda Sarinox, invece, i 22 addetti ieri hanno ricevuto il saldo dello stipendio di dicembre che
attendevano. Nel sito si è quindi lavorato, mentre nei giorni scorsi le maestranze si erano fermate in segno
di protesta. Sarinox, la cui produzione è stata trasferita da Aviano a Villotta, non rientra nella procedura di
concordato, ma i destini delle due aziende "sorelle" sono legati.

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