"PROLUNGHIAMO IL PROLUNGATO" - IC Molassana e Prato

Pagina creata da Emanuele Garofalo
 
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"PROLUNGHIAMO IL PROLUNGATO" - IC Molassana e Prato
“PROLUNGHIAMO IL PROLUNGATO”
       giornalino scolastico - edizione on-line
               anno 2016-2017 – gennaio

    In questo numero:

•   Ricordi di Natale
•   Campoligure (classe 2 B)
•   Elaborazioni (classe 1 A-2 B)
•   Le nostre passioni: Il calcio
•   Racconti di fantascienza
•   Racconto horror (classe 1 D)
•   Parole sull'autismo
•   “Lettere veramente false” (classe 2 C)
•   La tecnologia: una riflessione
•   Il mondo di internet: You tube e Google
•   I rischi della navigazione in internet
•   Puliamo le nuvole
•   Lettere al giornalino: IV B Santullo
•   Andy Wahrol a Palazzo Ducale
•   Approfondimenti culturali (classe 1 A-2 B)
•   Alimentazione vegana
•   Laboratorio di scrittura: il fantasy e la favola
•   Scriveteci!
"PROLUNGHIAMO IL PROLUNGATO" - IC Molassana e Prato
"PROLUNGHIAMO IL PROLUNGATO" - IC Molassana e Prato
RICORDI DI NATALE

  Vediamo apparire, al di là della porta, un gigantesco albero di Natale. È mio nonno
che, con tanta fatica, sta cercando di far passare l'albero natalizio attraverso l’uscio.
Mio papà esce ad aiutarlo, ma l 'albero è più grande della porta ed allora decidiamo
tutti insieme di aiutare: mia sorella tira con la mamma e mio fratello verso l' interno,
mentre io, papà e il nonno spingiamo forte.
     Finalmente, dopo alcuni tentativi, riusciamo a portare l'albero dentro casa! Che
fatica! Questo viene appoggiato alla parete e, finalmente, lo vedo nelle sue forme e
in tutti i suoi colori: è di un verde molto scuro e intenso, come quello di uno
smeraldo; è alto, con tanti rami, che partono più lunghi dal basso e proseguono fino
alla punta via via più piccoli e sottili; ognuno di questi è colmo di minuscoli aghetti
sottili e perfetti. Ora l' albero è ben posizionato nel salone e tutti noi siamo molto
agitati per la preparazione degli addobbi: papà entra nello sgabuzzino, la mamma lo
raggiunge e lo aiuta a prendere tutto il necessario; la mia sorellina più piccola non sta
più nella pelle ed è agitata, perché vuole prendere tutto lei; anche mio fratello non
vede l'ora di addobbare l'albero e litiga con mia sorella a proposito delle decorazioni
da mettere su quest'ultimo.
Ad un certo punto, la mamma dice a tutti di fare silenzio ed inizia a dirigere gli
addobbi; inoltre assegna a ciascuno di noi un compito ben preciso: mia sorella si
occupa delle palline, mio fratello di quelle più grosse, io metto sia le palline, sia le
strisce colorate, negli spazi più alti e mamma e papà posizionano le lucine. L'albero
ora è finito: così spegniamo le luci della stanza e facciamo la prova di quelle
dell'albero. Che magia! All'improvviso la sala illuminata da questo grande abete
luccicante, con con le sue svariate sfumature colorate, rallegra tutti noi, creando un
'atmosfera intima e gioiosa. Io sono molto emozionata ed entusiasta, perché ogni
Natale è diverso e ci riserva molte sorprese.

                                                                        Sara Vicini, I A
"PROLUNGHIAMO IL PROLUNGATO" - IC Molassana e Prato
Oggi è il giorno di Natale: tutti siamo molto indaffarati ed emozionati, perché,
come di rito, questo giorno è un momento per stare tutti insieme in famiglia.
  Mentre io ed i miei fratelli aiutiamo la nonna a preparare il pranzo , ecco che
arrivano gli zii e la cuginetta infreddoliti; tutti corriamo verso di loro a
salutarli e ad accoglierli. Sembrano robottini con tutti quei sorrisi sulle facce!
  Mentre gli adulti si rilassano e parlano, io , mia cugina e i mie fratelli
andiamo a vedere il presepe, con le sue piccole , ma caratteristiche statuette ;
queste ultime sono vecchie, ma secondo noi stupende : alcune hanno le
lanternine lampeggianti, altre no , perché si sono rovinate col tempo . Tutti i
personaggi hanno colori diversi , compresi Gesù bambino, l' asino ed il bue e
anche Maria e Giuseppe , che abbiamo messo nel punto più luminoso del presepe.
     Il paesaggio è molto bello, con uno sfondo blu e con le stelle argento .
La base, su cui sono deposti i personaggi, è veramente fatta di terra, con il muschio
che ho raccolto nel bosco . Poco dopo il nonno, senza farsi vedere, spegne le luci di
tutta la casa; noi, per la paura , abbiamo corso per raggiungere il camino, dove si
trovano tutti . L'unica che manca è la nonna che, nel frattempo, si è travestita da
Babbo Natale ed è arrivata di fronte al camino; quando la zia ha riacceso le luci,
abbiamo riso di gusto, abbracciando la nonna e ringraziando tutti.
  Nel frattempo, ho dato un' occhiata al tempo, che minacciava neve e mi sono
chiesta : " Chissà quanto fa freddo fuori ? ". Poi ho pensato che stavo così
 bene dentro casa, in quel tepore natalizio, con tutta la mia famiglia , che non ho
più fatto attenzione al tempo …
   Il giorno di Natale è davvero speciale, sia per la nascita di Gesù , sia perché è
sempre ricco di sorprese e di divertimento, ma è anche un giorno di sentimenti ed
emozioni forti : "E' sempre bello stare insieme alla propria famiglia, tutto l’anno, ma
soprattutto il giorno di Natale !"

                                                                 SARA VICINI, I A
"PROLUNGHIAMO IL PROLUNGATO" - IC Molassana e Prato
Oggi è la mattina del venticinque dicembre, cioè di Natale, tanto attesa e
con molti doni desiderati!
Dopo aver aperto i regali di famiglia, con molte sorprese, ci ricordiamo di
dover preparare il pranzo per i parenti.
Io e papà andiamo fuori in giardino e poi torniamo a casa con un tavolo
lunghissimo e grandissimo, dove sistemeremo tutti i nostri parenti:ne
avremo ben sedici!
Prima di apparecchiare, io stampo al computer dei menù per ogni invitato
e disegno dei segnaposti personalizzati, fatti a forma di presepini di carta.
In cucina c’è molta frenesia: si stanno preparando portate in grande
quantità per il pranzo, quali:pasta, tacchino e panettone.
All’una arrivano tutti i parenti infreddoliti, ma contenti;noi li accogliamo
con gioia, li facciamo entrare,distribuiamo ad ognuno il proprio regalo e
facciamo a tutti gli auguri esclamando: “Buon Natale!”
Gli adulti si mettono a fare conversazione, mentre i bambini vanno a
vedere il presepe costruito da me, mio papà, mia mamma e mio fratello; al
centro ci sono: Gesù bambino, Maria, Giuseppe, l’asino ed il bue, dentro la
capanna;sopra ci sono l’angelo e la stella cometa, mentre intorno i
contadini ed i pastori , tutti con i loro doni. Sopra vediamo il cielo stellato
e sotto uno strato di terra verde; vicino si trovano le casette, dei pozzetti,la
ruota del mulino con l’acqua vera che scorre e tutte le lucine interne; i
miei cuginetti ammirano molto questa realizzazione!
In casa c’è rumore e tutti hanno portato i loro pacchetti da appendere
all’albero, le strenne ed i regali fatti a mano; la casa è calda, mentre fuori il
cielo minaccia neve.
Dopo il grande pranzo, giochiamo a tombola insieme. Poi, quando tutti se
ne sono andati, noi esclamiamo : “E’ faticoso preparare, ma è sempre
bellissimo il Natale!”.

                                                           Emma Borgarelli, I A
"PROLUNGHIAMO IL PROLUNGATO" - IC Molassana e Prato
Mentre tutti insieme stiamo aiutando la nonna a preparare la
tavola, il nonno inizia a imbastire il pranzo tradizionale a base di
carne e tortellini in brodo, insieme alla mamma e alla zia che si
preparano ad accogliere i parenti in arrivo.
 Ad un certo punto, mentre tutti sono all’opera, sentiamo due
violenti scampanellii; la mamma e la zia aprono la porta e vediamo i
nostri parenti infreddoliti, con il naso tutto rosso: in fretta li
facciamo entrare.
 I parenti sono accolti con baci e abbracci e si siedono tutti insieme
a conversare, mentre noi bambini andiamo a vedere il presepe creato
da mia nonna; è un bellissimo villaggio illuminato da piccole luci, con
tanti artigiani all’opera: il panettiere, la lavandaia, il salumiere, il
fabbro ed il pastore; al centro c’è una piazza con i bambini che
giocano intorno ad una fontana dove scorre l’acqua.
Fuori dal villaggio, c’è una stalla con Gesù bambino appena nato nella
sua culla circondato da: Maria e Giuseppe, dall’asinello e dal bue;
dietro il monte stanno per arrivare, sui cammelli, i Re Magi con i loro
doni.
Dopo il pranzo, noi bambini ci sediamo intorno all’albero e, con l’aiuto
dei nostri genitori, iniziamo ad aprire i regali.
Io sono felice, perché Babbo Natale mi accontenta sempre ed io lo
ringrazio con una preghiera.
Alla fine della giornata è nostra tradizione giocare a tombola e,
quando accade, guardare fuori dalla finestra i grandi fiocchi di neve
che si posano sugli alberi, mentre noi siamo davanti ad un grande,
magnifico camino.

                                                       Elisa Trasatti, I A
"PROLUNGHIAMO IL PROLUNGATO" - IC Molassana e Prato
Dal grande albero spuntano due guanti rossi, molto familiari: sono quelli
di papà.
Tutti insieme lo aiutiamo a trasportare l’albero in casa e decidiamo di
posizionarlo vicino al camino.
L’albero di Natale è un grande abete di colore verde, alto all’ incirca due
metri e largo un metro.
Tutta la famiglia è all’opera. La mamma dirige, con ordini ben precisi, mia
sorella Giulia decora con candeline il camino, mentre io e mio papà,
rumorosamente, portiamo in casa scatoloni pieni di palline e decori
colorati per l’albero. In cima a quest’ultimo è abitudine mettere le palline
più piccole e, a scendere, quelle più grandi: il loro colore è rosso e dorato.
Mamma e papà aggiungono l’ultimo addobbo all’albero, cioè le luci, di
colore ambrato che, una volta accese, creano un bellissimo gioco. Con il
camino che dà calore e le luci dell’albero, l’atmosfera, nella sala, è
accogliente. Ci abbracciamo ed osserviamo il magnifico lavoro fatto
insieme: in casa si respira gioia e serenità.
Quando sarò grande e avrò una mia famiglia, mi piacerebbe trasmettere ai
miei figli le stesse emozioni che i miei genitori mi hanno fatto provare.

“Natale in Croazia”

   Da quando sono nata, trascorro il Natale in Croazia, a casa dei miei nonni materni.
Per la feste natalizie, la casa si riempie perché, insieme a noi, arriva anche mia zia
con la sua famiglia.
Io e i miei cugini corriamo in casa, a vedere gli addobbi, perché mia nonna, essendo
un’ artista, crea sempre nuove decorazioni .
Il suo forte sono: angeli, festoni in carta ed il magnifico presepe.
"PROLUNGHIAMO IL PROLUNGATO" - IC Molassana e Prato
La sera della vigilia, prepariamo uno spuntino per Babbo Natale e le sue renne,
mettendo sotto
l’ albero delle carote e dei biscotti.
Il giorno di Natale è l’ unico dell’ anno in cui non vedo l’ ora di alzarmi!
Il nonno, appena sveglio, accende il camino e tutti gli adulti si radunano intorno all’
albero, aspettando il nostro risveglio.
Sotto l’ abete natalizio, ci sono sempre molti doni e tutti noi non vediamo l’ora di
scartarli.Sono felice, perché Babbo Natale mi accontenta sempre e, con una
preghiera, lo ringrazio.
In mattinata, continuano i preparativi per il pranzo tradizionale, preparato da mio
nonno che è un ottimo cuoco. Egli, in occasione del grande giorno, compra un
prosciutto intero, che viene tagliato a mano da mio padre.
In Croazia il pranzo natalizio è a base di carne.
Un’ ora prima di mangiare arrivano, come ospiti, gli zii di mia mamma che portano,
ogni volta, un buonissimo panettone. Noi bambini li accompagniamo ad ammirare il
bellissimo Presepe della nonna, che è un villaggio, illuminato da piccolissime luci. Ci
sono: casette con i vari artigiani all’opera, il panettiere, la lavandaia, il taglialegna, la
sarta, il fabbro, i pastori con le pecore e i bambini che giocano in piazza, intorno ad
una fontana dove scorre l’ acqua. In una piccola grotta, c’è Gesù bambino, appena
nato, nella sua culla, contornato dai suoi genitori, Maria e Giuseppe,
l’ asinello e il bue, mentre, dietro un monte, arrivano sui cammelli i Re Magi, con i
loro doni.
Dopo il pranzo, è tradizione giocare a tombola, ridendo e scherzando davanti al
camino.
Alla sera la mia soddisfazione è grande, per i regali ricevuti e per la bellissima
giornata trascorsa in famiglia.
                                                               Elisa Trasatti, I A
"PROLUNGHIAMO IL PROLUNGATO" - IC Molassana e Prato
Tutti insieme trasciniamo l'albero in casa: papà non si accorge di una piccola piega
sul tappeto e cade ; l'albero scivola dalle nostre mani e precipita sul tavolo …
Papà si rialza, ma per fortuna non si è fatto niente. Mettiamo in piedi quell’ enorme
abete e lo posizioniamo vicino al camino, in un angolo .
E' colorato di giallo ,verde chiaro e verde scuro; lo scuotiamo dalla neve e ne
mettiamo sopra un po’ di quella finta:sembra un’enorme piramide,tutta piena di
aghi.
Io corro in dispensa , prendo le scatole con le palline natalizie e le luci , che
dondolano un po’ quando le porto in salotto ; le metto sul pavimento.
Prendo una pallina piena di neve finta, che ha dentro un paesino: dietro trovo un
interruttore, che accende la luce al suo interno … premo il bottone e le luci invadono
la pallina, confondendomi un po’.
Attacco la prima di queste: poi seguono la seconda e la terza e così via.
Aggiungo: festoni gialli, dorati, argentati e rossi, che nascondono l'albero; l'abete
natalizio viene successivamente allestito con le luci intermittenti .
La mamma ed il mio fratellino cucinano: torte ,biscotti ed i passatelli: che buoni !
Il panettone viene aperto e posto al centro del tavolino.
E’ nostra tradizione mettere il puntale tutti insieme; perciò aspettiamo: zii, cugini,
nonni e amici. Mio fratello è emozionato all'idea dei doni e incomincia a saltare.
La mamma prende in mano la situazione, come sempre, e dirige gli ultimi
preparativi, come per esempio riordinare la casa intera.
Ora è tutto perfetto: l'albero è colorato e sgargiante e si vede solo quello.
E’ pieno di palline, di tutti colori, e sono presenti qualche ghirlanda ed alcune
candele .
E' arrivato il momento della verità: le luci funzionano? Il papà attacca la spina e tutti
tiriamo un sospiro di sollievo: le luci funzionano! L'atmosfera è magica: tutto brilla,
perfino gli occhi di mio fratello, che ride e corre.
Sono arrivati gli ospiti con i regali. Quel momento è unico: è l'attimo in cui tutto si
rallegra, l'atmosfera è gioiosa ed ogni particolare è più bello, con l'abete illuminato.

                                                                         Alessia Pace, I A
"PROLUNGHIAMO IL PROLUNGATO" - IC Molassana e Prato
Stamattina, con i miei genitori, mio fratello e le mie tre sorelle, iniziamo a collocare
il tavolino sotto la finestra del soggiorno, cheospiterà il nostro albero di Natale.
Lo mettiamo sul tavolino, perché lo leghiamo: innanzi tutto ho una sorellina di tre
anni ed evitiamo che se lo tiri addosso; poi abbiamo dei gatti, che si arrampicano!
Quando mio papà ha terminato di legare la base, osserviamo attentamente che sia
dritto e pensiamo a quanto verrà bello, una volta addobbato: ora è spoglio, in tutto il
suo color verde!
Nel frattempo, la mamma ci porta le scatole che contengono le sfere decorative, le
luci ed i fili variopinti e, come tutti gli anni, dice: "Mi raccomando, prima le luci!".
Mentre lo dice, sorride, perché sa diripeterlo tutti gli anni.
Mio padre, invece, ripete: "La presa di corrente è a sinistra: quindi, con i fili, bisogna
partire da lì!".
Con le mie sorelle, iniziamo: prima togliamo dalle scatole le luci; in seguito le
proviamo per controllare che funzionino e poi iniziamo a metterle sull'albero.
Appena finito il lavoro, le accendiamo tutte insieme e, allontanandoci, controlliamo
che non siano rimasti punti d’ombra.
Ora proseguiamo a mettere le sfere, che sono di color rosso ed hanno decori: alcune
con fiocchi di neve, altre con Babbo Natale ed altre ancora create da noi.
Infine mettiamo i fili colorati ed i cosiddetti "capelli d'angelo", che vanno collocati
sulla punta dell'albero e fatti scendere,come una cascata.
Finalmente spegniamo la luce del soggiorno, per gustarci il lavoro ultimato ed
esclamare: "E' bellissimo il nostro albero, tutto variopinto, luminoso e pieno di
gioia, come noi!".
Lo mettiamo vicino alla finestra perché, quando rientriamo, alla sera, possiamo
vederlo con tutte le sue luci ed è spettacolare.
Terminato l'albero, abbiamo un altro lavoro da fare, anche questo importantissimo: il
presepe! Ma questa è un’altra storia.
Intanto papà passa l'aspirapolvere, perché gli addobbi creano sempre un po' di disastri
sul pavimento e la mamma, nel frattempo, prepara vari dolci.
Insomma, in tutta la casa, si respira un’aria di festa, dolcezza, felicità e trepidazione,
in attesa che nasca Gesù.
Oggi è Natale! Finalmente arrivano i parenti! Siamo tutti in movimento per
apparecchiare e mettere in ordine le sedie; in cucina, c'è un disordine incredibile,
perché si sta preparando il pranzo tradizionale che prevede: un antipasto composto da
salumi, insalata russa e salatini; successivamente ci sono le prime portate: ravioli al
sugo di carne, trofie al pesto e pansoti al sugo di noci; i secondi piatti invece sono:
arrosto, agnello al forno con patatine, cima e torta pasqualina; infine ci sono i dolci:
panettone, pandoro, cioccolatini, marzapane e torrone. Che delizia!
Nel salotto, invece, c'è tutto l'albero decorato, pieno di luci e colori.
Ognuno in casa è eccitato all'idea delle strenne che ognuno ha preparato e per quelle
che riceverà.
All'improvviso suona il citofono: sono arrivati i parenti! Si presentano tutti coperti da
cappotti, sciarpe e guanti e, quando entrano in casa, esclamano, tutti sorridenti e
risollevati: "Che bel calduccio!".
Mentre gli adulti si siedono attorno al tavolo ed iniziano a parlare, io e i miei cugini e
cugine andiamo a vedere il presepe: al centro c'è Gesù appena nato e attorno ci sono:
Maria, Giuseppe, il bue e l'asinello, circondati dalla neve. Alcune statuine percorrono
il sentiero perandare a vedere Gesù, altre invece lavorano.
Dopo aver finito di mangiare, tutti quanti ci alziamo per andare a prendere le strenne
ed intanto inizia a nevicare, come per magia.
Finalmente apriamo i regali e continuiamo a chiacchierare, a gustare dolciumi,
beandoci della compagnia e godendo delle sorprese.

                                                                    Maicol Novelli, I A

  L’otto dicembre decidiamo di mettere l’albero in salotto ma, visto che è
molto alto, non passa dalla porta; quindi entriamo dal “garage” adiacente
alla casa. L’albero spoglio è poco bello, perché è verde scuro; ha la
normale forma di un abete, però la punta è perfetta per mettervi la
stella; comunque noi siamo euforici e la nostra casa tutta addobbata è
piena di colori. Ci sono tantissimi regali per i nostri amici ed anche
cinquanta candeline: così mi sento molto carico e caldo nel cuore.
Poi la mamma mi sveglia dal mio piccolo sogno e ci dice cosa fare:
lavoriamo tutti sino a sera.
    L’albero addobbato è bellissimo, pieno di palline, di angeli e di altre
decine di decorazioni; proviamo le luci e… la nostra casa diventa
bellissima: più colorata di prima e con le lucine di sfondo. L’atmosfera
natalizia è stupenda e piena di gioia: tutti si scambiano auguri e regali.
Il Natale è il momento più dolce che ci sia, perché tutti si vogliono bene
e tutti, quel giorno, si fermano… per festeggiare la nascita di Gesù
accanto alla propria famiglia… e poi il giorno di Natale… è il mio
compleanno!!!
                                                       Andrea Paganini, I A

Felici e curiosi allo stesso tempo, prendiamo l'albero, ordinato
il giorno prima, e lo portiamo dentro casa.
Pensierosa mi domando dove lo avremmo messo e subito trovo la
soluzione: nel salone vicino al caminetto.
Mi soffermo ad osservare l'albero, la sua forma a piramide ed il
suo colore verde scuro.
Mi precipito in “garage” a prendere gli scatoloni delle palline e
degli addobbi natalizi.
Incomincio ad aprire le scatole e a rivivere le emozioni dei
Natali precedenti, ritrovando gli oggetti più cari. Si tratta
delle antiche palline di vetro dei miei bisnonni, dei pupazzi in
ceramica, con cui adorniamo il caminetto e la ghirlanda colorata
che appendiamo alla porta di casa, insieme a tre Babbi Natale.
La mamma, intanto, assegna i compiti: io e lei ci occupiamo degli
addobbi della casa e dell'albero, mentre papà sceglie e mette le
canzoni natalizie, che si diffondono in tutta la casa .
Fare l'albero è sempre una gioia immensa, ma anche
pericolosa...ogni anno riesco a rompere qualcosa ...le palline
che mi cadono sono sempre le più belle ed i pupazzi in ceramica
del caminetto sono sempre meno...
Mia mamma si inquieta ma, subito dopo, mi perdona e così, pian
piano, l'albero finalmente trasmette l’aria natalizia, addobbato
con palline tutte colorate e luccicanti, con un bel Babbo Natale
di stoffa posto alla sua sommità.
Ora manca solo il tocco finale, rappresentato dalle luci.
Mamma e papà le accendono ed,improvvisamente un bagliore di luci
rosse e verdi, avvolge tutto l'albero rendendolo ancora più
bello.
L'atmosfera intima e gioiosa della stanza ,rallegrata dal grande
albero   luccicante , trasmette a tutti noi        il vero spirito
natalizio ed insieme ci prepariamo all'arrivo del Natale.

                                                      Emma Damonte, I A
Quest’anno papà ha esagerato!
Ha portato a casa un albero più alto della porta… Con fatica siamo riusciti a
farlo entrare in casa ed abbiamo dovuto spostare il divano per metterlo in un
angolo.
L’ albero era altissimo e di un bel color verde. Io e mio fratello eravamo in
agitazione per i preparativi ed abbiamo fatto molta confusione con le palline e
le decorazioni, tirando tutto fuori dagli scatoloni.
Allora la mamma ha iniziato a dirigere i lavori per posizionare gli addobbi.
Dopo diverse discussioni, per decidere in quali posizioni mettere le palline e
dopo diverse prove, per far funzionare le luci, finalmente l’ albero era tutto
agghindato, pieno di colori e luccicante.
Nella stanza si era formata un’ atmosfera allegra e la mamma aveva messo
anche le musiche natalizie.
Sotto l’ albero c’ era anche il Presepe. Mancavano solo i regali, ma il giorno di
Natale era vicino.

                                                                    Simone Tolaini, I A

 E’ arrivato finalmente il 24 Dicembre e stiamo aspettando con ansia l’arrivo dei
parenti a casa di papà, per festeggiare tutti insieme la notte di Natale.
Eccoli: stanno sonando il campanello! Papà mi dice di andare ad aprire la porta per
farli entrare ed accomodare nella sala; infatti egli è troppo impegnato a cucinare.
Così apro e, dopo aver salutato tutti per bene, mostro loro l’albero natalizio ed il
presepe, ornati da me e da mia sorella. A parer mio, sono venuti entrambi
meravigliosi e, dalle facce meravigliate dei familiari, mi sembra che condividano
pienamente. Nel frattempo, nostro padre inforna le lasagne e saluta tutti. Dopo poco,
gli invitati si accomodano: è una gran confusione, per metà costituita da chiacchiere
e per metà da richieste di confessione di ciò che c’è dentro ai pacchi dono. Come al
solito io, mia sorella e i miei cugini ci esoneriamo da tutto ciò e così decidiamo di
andare a vedere nel dettaglio i personaggi del presepe, di tutti i tipi: da madri con i
loro bimbi a pastori che portano a pascolare le pecore, per poi passare ad oche,
cammelli, galline e maiali. Ma quello che preferisco, oltre alla capanna di Gesù
bambino con Maria, Giuseppe, il bue e l’asinello, è il fiume che nasce da una fontana
e sfocia in un lago. Ad un certo punto, gli adulti ci chiamano per mettere i regali
sotto l’albero. Mentre facciamo ciò, avverto una bella sensazione di famiglia, di festa
e di amore. I familiari, camminando verso la tavola, scorgono qualcosa da dietro la
finestra e ci dicono di dare un’occhiata. Il cielo minaccia neve! Noi bambini siamo
eccitati e, con la speranza di una bella nevicata , per poter uscir fuori a giocare e
costruire dei pupazzi di neve, ci sediamo a tavola per la cena di Natale in famiglia.

                                                          Mattia Valdiserra, I A

           E ANCORA… UN TOCCO DI POESIA!

                   "È subito Natale

                    C'è aria di festa,
                   le luci dei negozi illuminano i nostri
                   cuori;
                   fiocca la neve, sposta la mia testa …
                   Sorridiamo tutti ed è subito Natale.

                   Inizia la magia:
                   i doni sognati,
                   ben presto arrivati,
                   suscitano in noi allegria.

                   Gesù nasce in ognuno di noi,
                   Re di immensi tesori: l'amore, la vita;
                   è un giorno unico e speciale.
                   Diamoci la mano e sarà sempre Natale!
Relazione su Campo Ligure…
                    un altro parere dalla seconda B!

    Il 18 dicembre 2016 mi sono recata a Campo Ligure per visitare il Museo
della filigrana ed il presepe meccanizzato.
        L'attività è stata proposta dalla mia insegnante di Tecnologia, la
professoressa Stagnaro, che prima della visita ci aveva spiegato l'argomento.
    A Campo Ligure ho approfondito le mie conoscenze sulla filigrana ed ho
appreso le modalità di lavorazione della stessa.
    Siamo arrivati sul posto alle otto e mezza del mattino e, per aspettare che
la chiesa aprisse, siamo andati in un panificio lì vicino a comprare la focaccia.
Al momento dell’apertura, siamo entrati e abbiamo osservato attentamente il
grande presepe meccanizzato… era colmo di statuine raffiguranti tutti i
mestieri antichi liguri, come: il pescatore, il contadino, il pastore, la casalinga
che prepara il pane, il mugnaio, il taglialegna e un signore che faceva la
farina di castagne.
    In seguito siamo andati in un negozietto, chiamato: "Filigranart", dove una
simpatica signora, insieme a suo figlio, ci ha illustrato la lavorazione della
filigrana: prima ha preso un filo liscio e, con degli attrezzi creati da loro con
chiodi, ha realizzato la base del fiore; poi con delle pinzette ha
"punzecchiato", ha creato la punta dei petali, per farli ravvicinare; inseguito ha
preso dei pezzi in filigrana già pronti e ha riempito il fiore. Infine ha immerso il
tutto in acqua e borace, fissato con una polvere d'oro e d'argento, messo
sotto il fuoco e lasciato raffreddare in un macchinario.
    Abbiamo posto alcune domande alla signora ed ella, molto gentilmente, ci
ha risposto.
     Infine ci siamo recati al "Museo della Filigrana" dove, su tre piani, erano
esposti degli oggetti, come: borse, navi, gioielli, animali, bauli, ventagli,
gabbie e molto altro; per ogni teca c'era una descrizione.
Le opere erano classificate secondo la loro provenienza: Europa, Asia, Sud
America, Africa.
    Mi ha incuriosito la spiegazione della signora, perché ci ha fatto assistere
da vicino e con gentilezza al suo operato.
     Ho provato felicità perché imparare qualcosa di nuovo è sempre utile ed
interessante.
     Penso che la lavorazione della filigrana sia una capacità umana da
conservare e tramandare, perché con la tecnologia di oggi si perderebbe.
Di questa esperienza rimarrà l'interesse per gli oggetti lavorati a mano e l'
importanza di mantenere intatte queste antiche tradizioni.

                                                            Serena Carta, II B
Il 15 dicembre 2016 i nostri Professori ci hanno
                                accompagnato a Campoligure per un’uscita didattica.
                                Più precisamente abbiamo visitato il laboratorio e il
                                museo della filigrana. Io ero molto interessata a questa
                                gita, perché in linea con lo studio dei metalli e della loro
                                lavorazione. E’ stata organizzata non solo per soddisfare
                                la nostra curiosità sul modo di lavorare la filigrana, ma
                                soprattutto per arricchire le nostre conoscenze, con
                                nozioni molto affascinanti ed interessanti.
                                La mattina della gita ci siamo dati appuntamento al
                                capolinea della linea quarantotto e, una volta riuniti
                                tutti, abbiamo iniziato questo piccolo viaggio, molto
                                caotico, ma divertente.
Arrivati a Campoligure, abbiamo subito visitato il laboratorio, dove una signora ci ha
mostrato la tecnica per lavorare il filo d’argento, molto sottile, insieme agli attrezzi
da utilizzare. Sembra molto semplice, ma non lo è affatto, anche perché ci sono
molti nomi da imparare e bisogna sapere che fare prima e dopo.
Infine abbiamo avuto l’opportunità di comprare qualche oggetto, magari come
regalo di Natale, ma non c’era molto, perché la signora ci ha spiegato che suo figlio
aveva portato gli oggetti più graziosi in un mercatino.
Successivamente ci siamo recati al museo: ad accompagnarci c’era una guida che ci
ha spiegato come si ottiene il filo sottile di filigrana e poi ci ha mostrato delle
creazioni provenienti da vari Paesi; erano davvero stupende! Nonostante la sua
dettagliata spiegazione, le abbiamo posto molte domande perché eravamo davvero
interessati.
Alla fine di tutto ciò, ci hanno portati in un bellissimo giardino, in cui si trovano
statue in legno molto significative. La scultura che mi ha colpito di più rappresenta
una famiglia abbracciata e circondata dalla luna: ho provato pena, ma anche tanta
tenerezza per il modo in cui si guardano e si abbracciano.
Poi siamo andati in un oratorio, dove si trova il famoso presepe meccanico: mi è
piaciuto molto e siamo rimasti tutti a bocca aperta, perché sembrava reale; penso
sia il più bel presepe che io abbia mai visto! Sinceramente mi ha incuriosito ed
affascinato tutto ciò che ho ammirato, ma quello che mi ha colpito maggiormente è
stato di sicuro il presepe.
Penso che questa gita, oltre ad affascinarmi, mi abbia arricchito culturalmente, con
informazioni interessanti. E’ stato importante non solo aver appreso tutto ciò, ma
anche aver partecipato all’iniziativa con i miei compagni.
Ogni volta in cui riguarderò l’anello che ho acquistato, mi ricorderò di questa
bellissima esperienza!

Sofia Cammaroto, II B
La gita a Campo Ligure è stata un’attività scolastica, programmata per il 15
dicembre 2016 grazie alla
prof. Stagnaro, che riguardava la filigrana e le sue fasi di lavorazione.
Siamo andati in gita per un motivo didattico ben preciso: con la Prof. di Tecnologia
stavamo proprio studiando i metalli e le loro lavorazioni!
I ragazzi della 2^B e della 2^A dovevano trovarsi alle 8 del mattino davanti al
capolinea del 48, a Molassana. La mia classe è stata accompagnata dalle
professoresse Lenti e Ciampolini.
   Dopo un viaggio in pullman, una volta arrivati a destinazione, abbiamo
attraversato a piedi un ponte di pietra per arrivare al Paese.
Le insegnanti ci hanno divisi in due gruppi: i ragazzi di 2^A sono andati a vedere
                                                prima il museo, mentre noi abbiamo
                                                eseguito il laboratorio; la guida ci ha
                                                portato in una stanza non tanto
                                                grande e pian piano ci ha mostrato
                                                come si realizzava, ad esempio, il
                                                simbolo dell’infinito: per prima cosa
                                                aveva delle pinzette, per modellare la
                                                filigrana e creare la forma che voleva
                                                e, una volta ottenuta la forma corretta
                                                e desiderata, la saldava per poi
                                                aggiungere delle perline e saldare
nuovamente, per la seconda volta, stando attenta a non bruciare la realizzazione;
infine la lasciava asciugare nella segatura di legno.

                               Abbiamo visitato anche il bosco: all’inizio del
                               percorso, c’era una statua in pietra molto bella, che
                               rappresentava due ragazzi ed una fonte d’acqua.
                               Attraversato il ponte, siamo arrivati davanti ad
                               un’altra statua, questa volta in legno, scolpita in
                               modo da sembrare un uomo delle caverne.
                                 Continuando a percorrere il bosco, abbiamo visto
                               altre sculture, tra cui: la testa di un uomo in un
                               tronco, oppure la statua che rappresentava il diavolo,
                               o ancora quella che aveva come protagonista un
                               uomo, con la sua famiglia, intento a scappare dal
                               bosco in fiamme, infine una statua di re Tritone che,
                               con la sua lancia, malediceva gli umani.
Abbiamo visto anche il museo, con una guida che ci ha spiegato a cosa servono
                              gli appositi macchinari, come: la macchina per fare i fili
                              d’argento, oppure quella per creare dei fogli dello stesso
                              materiale.
                              Poi siamo passati ad un’altra sezione, in cui erano
                              esposti tutti i tipi di oggetti fabbricati con la filigrana di
                              altri Paesi e culture: è il caso della “Pagoda” e del
                              “tempietto a rombo”,             realizzati in Asia, che
                              rappresentano la Cina, oppure la torre di Pisa, simbolo
                              della città.
                                 Per finire la nostra gita, siamo andati a vedere il
                              presepe: non era un presepe normale, ma aveva la
                              particolarità di essere meccanizzato.
C’erano infatti donne che lavavano i panni alla fonte, altre che stendevano i vestiti,
altre ancora che sbattevano fuori dalla finestra le lenzuola e poi uomini che
pescavano, che aggiustavano le scarpe, mungevano le mucche, andavano nell’orto
a zappare, portavano dei sacchi per la farina, ... Lo sguardo poi si è posato su di un
cagnolino, che rincorreva dei topi dentro al mulino.
C’era la possibilità di fare un’offerta: mentre si inseriva la moneta, un signore si
inginocchiava e si toglieva il capello davanti a Gesù bambino, mentre il contadino
ringraziava… Sembrava davvero tutto vivo!
Oltre a quel presepe, ce n’era un altro che rappresentava Campo Ligure, con la
Chiesa, il ponte di pietra e la piazza principale.
Quando stavamo per andare via, abbiamo chiesto alle Prof. se potevamo scattare
la foto di classe ed, entusiaste, si sono unite a noi.
Una volta immortalato questo momento, ci siamo incamminati verso il pullman per
tornare a scuola, felici di una gita che ricorderemo sempre e che ci ha colpito e
arricchito, anche a livello scientifico.
Quest’attività scolastica ha avuto infatti una grande importanza: abbiamo potuto
capire da vicino il lavoro che c’è dietro e quanto tempo si impiega per ottenere la
filigrana, come anche i materiali che si usano; al tempo stesso, però, ci siamo
anche emozionati a veder vivere la nascita di Gesù.
                                                                   Giada Izoard, 2^B
ELABORAZIONI

             PRESENTIAMO I NOSTRI AMICI …

    Sono arrivati i miei amici: Giacomo e la sua sorellina … Tutti e tre ci mettiamo
subito a ridere !
     Un rumore sembra provenire dalla cucina e mi accorgo che la sorellina di
Giacomo non c'è più.
   Spaventati ci dividiamo per le stanze a cercarla.
    Giungo in cucina , sento dei rumori e ... vedo la sorellina di Giacomo mangiare
rumorosamente i biscotti.
   Giacomo mi raggiunge ed insieme ridiamo fragorosamente.
   Io, lui e sua sorella Giulia ci avviamo in cantina ed accendiamo le luci.
   E' trascorso già un po’ di tempo , ma siamo ancora tutti privi di idee: ognuno di
noi propone giochi banali.
  A questo punto, improvvisamente, mi viene un’ idea ! Senza dirlo a Giacomo e a
sua sorella, sposto divani, sedie, tavoli...
  Giulia e Giacomo mi continuano a guardare con aria stupita , ma un po’ svogliata .
Per non vederli con il broncio attribuisco anche a loro un compito.
  Giulia disegna sopra ad un cartellone colorato una barca delle nostre dimensioni,
Giacomo, invece, una grossa bandiera dei pirati ed io creo il tesoro.
  Ognuno ha finito il proprio compito, ma Giacomo e sua sorella non hanno ancora
in mente il gioco che voglio fare .
  Per chiarire loro le idee , sposto in maniera più comprensibile i mobili ed allora
iniziano a capire che sto creando degli ostacoli.
    Poi prendo dei grossi cartoncini azzurri, fingendo che sia il mare, e vi
posizioniamo la barca realizzata da Giulia, che sopra ha la bandiera creata da
Giacomo. Chiedo chi voglia iniziare e l'unica mano alzata è quella di Giacomo.
Portandolo alla barca , gli spiego che avrebbe dovuto far finta di remare ,per potersi
avvicinare alla sedia, che l'avrebbe collegato a tutto il percorso, portandolo al
traguardo.
  Gli do il via e, con il cronometro , inizio a calcolare il suo tempo.
Man mano che una persona finisce, incomincia una nuova e, quando tutti e tre
abbiamo fatto il percorso, confrontiamo il nostro tempo.
Il vincitore, secondo il cronometro, è proprio Giacomo!
Felici, prendiamo tutti e tre il tesoro, ma lasciamo che sia lui ad aprirlo.
Appena "apre" il grosso baule , vede tante monete di cioccolato, che consegna
generosamente a ciascuno di noi.
 Quando, però, in fondo, trova una foto di noi tre , un gran sorriso gli compare sul
volto.
  Mamma e papà ci raggiungono in cantina e dicono che i miei amici devono,
purtroppo, andarsene.
Felici della giornata trascorsa insieme , ci salutiamo ed io, triste per la loro assenza,
sprofondo nei compiti, aspettando un nostro nuovo incontro!

                                                                        Damonte Emma

Corro ad aprire: sono arrivati i miei amici Giovanni e la sua sorellina Elena; con
grande gioia li faccio entrare e sedere; sapevo che sarebbero venuti: infatti ho
preparato, insieme a mia mamma e a mio fratello, un’abbondante merenda a base di
pop corn, la nostra serie preferitae tantissimi giochi divertenti.
I miei amici abitano lontano, fuori Genova, e per questo non li vedo quasi mai;
quindi, quando posso, trascorro volentieri le giornate con loro.
Ci siamo conosciuti in montagna, perché la sorella di Giovanni era caduta ed io e
Giovanni l’abbiamo riportata a valle con gli sci: a quel punto è iniziata la nostra
amicizia che è rimasta un legame indimenticabile.
Giovanni è un ragazzo di undici anni, con gli occhi azzurri, i capelli biondi, alto,
magro,simpatico e un po’irascibile; sua sorella è una bambina di nove anni, con occhi
e capelli castani, bassa, magra, solare e qualche volta un po’ aggressiva;però voglio
tanto bene a tutti e due ed essi ne vogliono altrettanto a me.
All’inizio, andiamo in giardino a giocare a pallavolo, poi in casa a “Cluedo” e a
“Scheletrino”: caccia ai fantasmi”; all’ora di pranzo siamo affamati: mangiamo
velocemente per continuare a giocare; quando arriva il buio andiamo tutti sul divano
a guardare il nostro film preferito, sgranocchiando “pop corn”.
Alle sette e mezza li accompagniamo in stazione, dove li aspettano i loro genitori e
insieme prendono il treno per tornare a casa; prima che il treno parta, ci abbracciamo
forte e, con la mano, li saluto dal marciapiede.
Quando rientro a casa, scrivo sul mio diario: “Caro diario, oggi mi sono divertita
tantissimo, perché, finalmente, ho rivisto i miei amici: Giovanni ha litigato con sua
sorella, ma sono riuscita a farli riappacificare; sono due ‘peperini’, un po’ irascibili,
ma simpatici e, con loro, ho trascorso una giornata indimenticabile”.
Non vedo l’ora che ci sia un altro sabato libero per incontrarli.
Avere degli amici è importante e prezioso!

                                                                 Emma Borgarelli, I A
Uno scalpiccio incerto si ferma dietro la porta; poi
                                              un bisbiglio, una risatina soffocata e finalmente
                                              due violenti colpi di campanello mi fanno correre
                                              ad aprire: sono arrivate le mie amiche Isabel e
                                              Matilde!
                                              Matilde si chiede cosa possiamo fare: Isabel
                                              propone di truccarci e poi di giocare alle spie,
                                              sotto copertura, ma io le ricordo, sconsolata, che
                                              Matilde è allergica sia all’uovo che al latte e, non
sapendo da quali sostanze siano composti i trucchi, non si può fare.
Poi, lanciandoci un’occhiata d’intesa, ricordiamo la nostra passione per i cavalli e corriamo
giù dalle scale, fingendo di lavorare in un maneggio.
Matilde incomincia a ridere con la sua vocina tenera, mentre Isabel ha un ripensamento e
dice di non aver voglia di giocare a quello; noi annuiamo.
Siamo così di nuovo alla ricerca di un gioco da fare!
Arrivano anche Aleida ed Elisa, che sembrano molto tristi perché hanno saputo che Sara e
Sofia devono trasferirsi a Milano.
Questa notizia, in effetti, ci fa rattristare molto.
Affacciandomi dalla finestra, però, vedo Sara e Sofia e le chiamo per giocare l’ultima volta
insieme.
  Finalmente, tutte in compagnia, ci inventiamo molti giochi.
Il pomeriggio trascorre tanto in fretta che ci dimentichiamo la spiacevole notizia.
La mamma invita le mie amiche a mangiare a casa mia e ci divertiamo tantissimo,
promettendoci di mantenere, anche con la distanza, la nostra amicizia; infatti, anche se
sono trascorsi molti anni, i compleanni li festeggiamo tutte assieme, un po’ a Genova e un
po’ a Milano.

Pace Alessia, Classe I A

   Stasera sono tornato dalla palestra. Sono stanco ma, appena entrato in casa, mio padre mi
ha informato che Matteo, mentre ero fuori, è venuto a chiamarmi. Non ci ho pensato due
volte e sono corso a casa sua. La stanchezza è sparita in un attimo; per giocare con Matteo,
sono sempre disponibile.
   L’ho conosciuto nel 2009, quando sono venuto ad abitare a Pino Soprano. Eravamo
molto piccoli: io avevo quattro anni e lui tre; Matteo è più giovane di me di un anno.
Da allora, appena riusciamo, stiamo insieme: giochiamo a calcio, ai videogiochi, a
nascondino, a Monopoli … nessun gioco ci impedisce di divertirci, poiché siamo sempre
d’accordo.
   A volte litighiamo, come quella volta in cui, in occasione del suo decimo compleanno,
stavamo festeggiando a casa sua; io ero stanco morto e non avevo più voglia di giocare;
allora mi ha detto che gli stavo rovinando la festa. Ci siamo messi a piangere tutti e due, ma
poi abbiamo fatto di nuovo pace.
   Sono felicissimo di avere Matteo come amico: è veramente una persona speciale.
   L’amicizia è la relazione più profonda che instauriamo, con le persone: la famiglia, che è
per noi molto importante, la troviamo fin dalla nascita, invece gli amici ce li scegliamo.
   La scelta non è semplice, perché spesso, nel corso della vita, crediamo amico qualcuno
che invece non lo è, perché magari ci tradisce o non è sincero.
L’amicizia è un rapporto di fiducia, affetto, lealtà e, se queste non sono le basi, non è
amicizia, ma solo una semplice conoscenza di opportunità.
Spero che, anche da grandi, la nostra amicizia continui e che nulla ci separi, neppure una
ragazza.
Sì, spero proprio che la nostra amicizia sia eterna!
                                                                         Gabriele Guadalupi

   Uno scalpiccio incerto si ferma dietro alla porta: poi un bisbiglio, un risatina soffocata e
finalmente due violenti colpi di campanello mi fanno correre ad aprire. Sono arrivati i miei
amici: Carlo e la sua sorellina.
  E' un sabato pomeriggio d'inverno, fuori fa freddo e ha appena iniziato a piovere.
I miei amici entrano, si levano le giacche bagnate e mostro loro la mia camera, dove ci
sono: libri, un lettino, una scrivania, un armadio, una televisione e dei giocattoli.
  Subito mi mamma ci chiama per far merenda. Questa volta ella ha preparato una torta al
cioccolato ed una cioccolata calda; subito gustiamo quasi tutto il dolce.
   Finito di mangiare, con la pancia piena, andiamo subito a divertirci: in camera c'è molta
confusione con giochi e scatole ovunque.
     Rimesso tutto in ordine, andiamo a giocare alla “WII” a “just dance”, per ballare
virtualmente.
   Siamo stanchi morti e intanto la mamma ci chiama per la cena; il tempo sembra essere
trascorso molto in fretta. A cena mangiamo la pizza e finiamo la torta rimasta.
Successivamente, ritorniamo subito a giocare alla “WII”, però con una scelta più
tranquilla.Dopo circa un'ora, i miei amici, accompagnati dai genitori, tornano a casa.
    E' stato un pomeriggio fantastico!
                                                                                 Tolaini Simone

                                  "L'amicizia vera"

                     I sorrisi degli amici
                     sono finestre aperte dell'anima:
                     non ci dicono chi siamo,
                     o chi dobbiamo essere,
                     ma sono semplicemente amici.

                     Gli amici bussano alla porta del nostro cuore
                     e ci aiutano, anche senza parole:
                     sono scrigni di sincerità,
                     un rifugio per trovar pace.

                     L'amicizia vera sorregge, crede,
                     spera, sopporta, non finisce;
                     è il raggio di sole che consola l'inverno,
                     è incisa sulla pietra e nessun vento
                     la potrà mai cancellare.
Serena Carta, II B

    UN ARTISTA, IL SUO VIOLINO ED IL SUO CAPPELLO

  Un artista di strada sta suonando il violino e, di tanto in tanto, qualche moneta
cade all’interno del suo cappello rovesciato, pieno di toppe.
  E’ un ragazzo malandato, vestito di abiti vecchi e rattoppati; il suo cappello sporco
è per terra, pieno di buchi. Ha un’aria pensierosa e suona il suo violino di legno con
una maestria mai vista.
  Si trova su una grande piazza, vicino ad una fontana, con tante colombe che gli
volano intorno, ammaliate dal suono del violino.
  La musica è triste e fa capire subito lo stato d’animo del violinista che, senza
rivelarsi, si fa scendere una lacrima dal viso.
  A volte, dalle mani dei passanti, cadono delle monetine, ma l’artista non suona
principalmente per i soldi: lo fa con il cuore, per incantare ogni persona, per sentirsi
libero.
  I bambini lo guardano e gli sorridono: egli li ricambia e la sua musica diventa più
allegra, come per magia.
  Nessuno sa di lui, ma un fatto è certo: ogni giorno è sempre lì, al solito posto, per
affascinare i passanti e sperare sempre in un giorno per lui più felice.

                                                                   Aurora Ferrando, I A
IL CORAGGIO

Secondo me il coraggio è una sensazione involontaria che spinge ad andare
avanti ogni volta in cui si è in difficoltà.
Il coraggio non è presente solo per compiere atti valorosi, come salvare un
bambino da un incendio o altre situazioni del genere.
Molta gente deve aver coraggio ogni mattina, la forza di alzarsi dal letto , se
si possiede, per andare a lavorare e mantenere la famiglia e il proprio figlio,
per istruirlo e per fare in modo che, almeno lui, riesca ad avere una vita
migliore.
Ci sono invece famiglie che hanno avuto figli con malattie, per le quali si può
rimanere lesi per tutta la vita.
Il vero coraggio è proprio quello che fa alzare la mattina.

                                                         Romildo Taffetani, II B

Fondamentalmente il coraggio parte dal principio che, per superare situazioni
difficili o affrontare pericoli, bisogna avere inizialmente paura. Una persona,
che in questo periodo sta attraversando problemi relativi a situazioni
complicate mi conferma che queste rendono migliori, ma soprattutto fanno
maturare più in fretta; mi dice anche che è per questo che, in certe occasioni,
diventa scontrosa ma, quando si confida, emerge il suo lato debole che vuole
contrastare con una corazza mostrata solo nel caso in cui si sente in pericolo
e, pertanto, vuole mostrare di essere forte, perché si sente priva di queste
tensioni e paure.
Non sempre questa persona è così, perché non sempre deve affrontare simili
complicazioni.
Al di fuori di tutto ciò è allegra, ha continuamente il sorriso stampato sul volto
ed è parecchio solare.
Quando è a scuola è esentata da tutte le tensioni che riguardano eventuali
compiti e interrogazioni, perché è esattamente la persona contraria all’ansia.
Se eventualmente non si fosse capito in modo esplicito, questa persona sono
io!
                                                              Giorgia Fibrini, II B
LE NOSTRE PASSIONI

                    IO E LO SPORT

    In Bolivia, nella mia classe, ero il più bravo dei miei
amici nel calcio. Prima non avevo una squadra, a calcio ci
allenava il prof di palestra, facevamo campionati...
     Poi hanno deciso di cambiare con pallavolo, allora
giocavamo a pallavolo.
      Con la mia squadra viaggiavamo per partecipare ai
campionati, stavamo fuori per vari giorni. A me mi piaceva
stare fuori da scuola per tre giorni, mi divertivo un sacco
con i miei compagni.
    Poi a un certo punto mia mamma mi ha avvisato che
dovevo partire per l’Italia. Ho dovuto lasciare tutto con
molto dispiacere, perché stavo molto bene con i miei amici
e compagni di scuola, era facile per me.
  Arrivato in Italia, è cambiata la mia vita.
   Poi mio padre mi ha portato a una scuola di calcio a fare
pratica per vedere se mi piaceva e se mi trovavo bene.
Così abbiamo deciso di iscrivermi a calcio.
   Io però a scuola di calcio non vado bene, perché i miei
compagni giocano benissimo: in 20 minuti di partita tocco
la palla 15 volte, credo; mi dispiace di non giocare bene,
spero di migliorare presto.
  Non perdo le speranze, continuo e vado avanti.
   Vediamo cosa succede questo anno.

                                                     Alan
Laboratorio di scrittura: il racconto di fantascienza

      “Un’astronave aliena atterra a Molassana…” : era il titolo della prima pagina del
giornale che Paolo aveva trovato in una vecchia scatola nella soffitta dei nonni. Lo prese e lo
portò al nonno, nell’intento di farsi raccontare cosa fosse successo.
   “Nonno, nonno guarda cos’ho trovato in soffitta”. Afferrò il giornale, guardandolo in modo
strano, come se quel fatto avesse cambiato il suo modo di vivere.
     “Conosco quella faccia” disse il nonno, “vuoi che ti racconti cosa successe, o mi sto
sbagliando?”
  Paolo sorrise come per fargli capire che aveva ragione. Allora il nonno iniziò a raccontare:
   “Era una mattina di dicembre, il 21 del 2021. Tutte le TV e i giornali erano impegnati a
diffondere la previsione della fine del mondo, non si parlava di altro”.
    “Ma non successe niente, giusto?”
   “Proprio così piccolo: no, non successe niente. Passarono pochi giorni da quella che doveva
essere la fine del mondo. Era il giorno dell’Epifania e un fatto sconvolse quello che doveva
essere un giorno di festa. La terra iniziò a tremare talmente forte che delle città italiane non
rimase più niente, tutti erano rimasti senza casa…” al nonno scesero delle lacrime dagli occhi,
stava piangendo.
    Paolo non aveva mai visto il nonno piangere e appena se ne accorse si allacciò al suo collo
stringendolo come un altro bambino non avrebbe potuto fare meglio.
   “Perché piangi?” gli domandò Paolo. Il nonno però non rispose e proseguì la storia:
    “Eravamo rimasti senza casa, e io senza la mia famiglia. Ormai l’Italia era allo sbando, e
l’unico modo per sopravvivere era trovare rifugio negli altri paesi. Io avevo appena 15 anni e
non feci altro che andare in Sardegna, dai miei nonni materni, dove trascorsi il resto della mia
giovinezza .
    Intanto l’Italia faceva di tutto per rimettersi in piedi, ma ovviamente non ci furono risultati.
    Successe un giorno un fatto molto strano che mai nessuno riuscì a spiegare: in un piccolo
quartiere di Genova (Molassana), il quartiere in cui avevo vissuto prima del terremoto,
comparvero dal nulla nuovissimi grattacieli. Questo fatto continuò a ripetersi dalla Valle
d’Aosta fino alla punta dello Stivale. Studiarono vanamente questo caso decine e decine di
scienziati.
     I cittadini trasferitisi all’estero restarono in parte dove erano, ma la maggior parte
rientrarono nel proprio paese, l’Italia. L’Italia era riuscita a rimettersi in piedi. Io studiai e
diventai giornalista.
   Mi ritrovai un giorno, a Molassana dove erano nati dal nulla i primi grattacieli.
    Era cambiata totalmente: al posto dei vecchi caseggiati ritrovai i grattacieli, e al posto dei
supermercati o dei centri commerciali lussuosissimi hotel, in uno dei quali quella notte avrei
dormito.
   Feci uno strano sogno. Sognai che a ricostruire l’intera Italia, ad averci salvato dalla strage di
quel maledetto terremoto, era stato un gruppo di alieni. Mi svegliai: sapevo che era stato solo
un sogno, ma decisi comunque di scriverlo, e per la prima pagina del giornale.
   Paolo scoppiò a ridere: “Ma nonno, lo sanno tutti che gli alieni non esistono!”
   “Ne ero sicuro anch’io, piccolo mio!”

                                                                              Chiara Giustiniani
Un’astronave aliena era atterrata a Molassana perchè gli alieni volevano vedere un nuovo
mondo, e avevano deciso di scendere proprio qui.
     Stavano viaggiando con una navicella molto grande; all’interno c’erano degli alieni che
avevano braccia e gambe piccole ma la testa grande, e gli occhi piccoli e rossi.
     L’astronave era atterrata vicino al Bisagno e gli alieni, al suo interno, avevano sentito un
colpo tanto forte che per dieci minuti persero i sensi.
  Quando si risvegliarono, videro un gruppo di persone che circondarono l’astronave. Subito
gli alieni ebbero terrore, e per difendersi rientrarono nell’astronave e non uscirono più.
   Anche la gente era tanto spaventata, ma anche incuriosita; anzi, chiamarono il telegiornale
per far sapere a tutto il mondo che qui a Molassana c’erano degli alieni. I giornalisti
arrivarono, e la notizia fu diffusa in tutto il mondo.
     Gli alieni in realtà volevano tornare a casa perchè credevano che la gente fosse cattiva e
malvagia.
   Passarono delle ore, e videro che la gente se n’era andata via, ma si accorsero che l’astronave
era rotta e non potevano ripartire. Allora uscirono dall’astronave e videro che un pezzo si era
staccato.
   Intanto un bambino, che si era nascosto dietro l’astronave per non farsi vedere dagli alieni, li
guardava sbalordito e spaventato; vide anche che l’astronave era rotta e pensò che li voleva
aiutare, così bussò.
    Gli alieni sentirono un rumore e per vedere cosa stesse succedendo uscirono dall’astronave,
e videro il bambino.
    Il bambino era spaventatissimo ma anche incantato, tanto che non riuscì a trattenersi e
disse con molta trepidazione: “Se volete, vi posso aiutare io ad aggiustare l’astronave’’.
   Gli alieni ci rifletterono un po' e poi il capo disse agli altri: “Non facciamoci ingannare, loro
sono molto cattivi’’. Ma gli alieni in coro replicarono: “Secondo noi loro non sono cattivi,
vediamo se questo umano ci dà una mano per l’astronave, così ce ne possiamo andare a casa!’’.
      Il capo degli alieni si convinse e disse al bambino: “Grazie, estraneo, per l’aiuto: ti
ricompenseremo con un’astronave giocattolo per te. Ora aggiustaci l’astronave così possiamo
andare a casa.’’
   Il bambino prese il giocattolo e lo mise nel suo zainetto, poi prese gli attrezzi per aggiustare
l’astronave; anche se non era molto grande, era un grande appassionato di meccanica e riuscì
ad aggiustarla.
    Gli alieni lo ringraziarono tanto, e finalmente felici ritornarono a casa dimenticando quel
pianeta “orribile’’ che gli altri chiamano Terra.
    Il bambino non disse niente a nessuno, ma si ricordò per tutta la vita di aver aiutato degli
alieni, e pensò tra sè e sè che gli alieni non sono così malvagi, anzi loro credono che siamo noi
i malvagi, e forse hanno ragione.

                                                                                  Martina Piana
In un bel giorno di primavera, mentre ero a spasso con il mio cane, sento un
rumore assordante di motore di auto: un caos enorme. La terra comincia a tremare,
il vecchio ponte dell’acquedotto cade e si frantuma in pezzi, bloccando la strada e il
torrente Geirato.
   Allora per la paura prendo in braccio il mio cane e tiro fuori dalla tasca il telefono
per avvisare papà che non sarei riuscito ad arrivare a casa per cena, e quindi di non
preoccuparsi, ma non c’è campo.
   Lego il mio cane ad un albero e le dico di sedersi e aspettare.
   Quando mi giro, vedo un’astronave aliena, alta come un palazzo di dieci piani, larga
due volte la piazza del capolinea.
Vado a vedere da vicino quell’enorme astronave e mi ricordo di aver visto una
trasmissione televisiva, molto interessante, sulla guida e l’utilizzo di queste
astronavi.
      Mentre la mia cagnolina mi guarda attenta, io salgo su quest’astronave, seguito
da una ventina di poliziotti. Entrato in quest’ammasso di ferro, noto subito la cloche
e mi dirigo verso il posto di guida.
   Subito dopo arrivano degli esseri un po’ di tutti i colori: gialli, verdi, blu, marroni,
bassi quanto l’altezza di un cestino, e incominciano a parlarmi in lingua stranissima.
Ascoltando i loro discorsi capisco che parlano in lingua “Morse”, fatta solo di punti e
righe.
    Accendo l’astronave e decolliamo.
Superata l’atmosfera, entro nello spazio e incontro altre astronavi di tutte le
dimensioni.
Lì il tempo passa più velocemente che qui sulla Terra, perché l’assenza di gravità fa
scorrere le lancette a una velocità impressionante.
    Mi sento stanco e quindi mi addormento. Mentre l’astronave sta cadendo in un
buco nero, io mi sveglio e scopro che è soltanto un sogno.

                                                                    Pietro Borgarelli
Riceviamo e volentieri pubblichiamo...

                                Il racconto horror

                             “Rumori nella notte...”

   Mi sveglio, mi alzo: è notte, buia. Sento qualcuno camminare con pesantezza e
lentezza sulla soffitta.
  Ho molta paura.
  Si sente ridere una persona: “Ah ah ah ah!!!” .
  Un brivido mi scorre lungo la schiena, quasi come se qualcuno mi facesse passare
un soffio gelato dietro al collo, se qualcuno mi sfiorasse con un dito...
  Un grido ancora: “Ahhhhh!” Sembra quello di una ragazza che si fa male.
  Con molta paura mi guardo intorno. Il silenzio più totale.
   Mi faccio coraggio e salgo le scale, prendo la mia torcia e punto verso il mio
“baule segreto”. Nulla.
  Mi guardo intorno e sento: “Ahhh!” - e poi di nuovo : “Ahhhh!”
  Qualcuno mi tocca la spalla e mi dice con freddezza: “Cosa ci fai qui?”
   Mi giro e vedo un volto senza occhi e senza naso, con la faccia bianca, e d'un
tratto mi parla. Apre la sua bocca facendo un sorriso orribile con i denti seghettati
e affilati...
  Mi sveglio. È solo un incubo.
  Ma sento ancora dei rumori...
  Accendo la luce in camera mia, prendo la torcia, vado in soffitta: era solo un gatto!

                                                                Diego Tomasino, 1 D
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