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Direttore responsabile
Monica Pierulivo
Redazione
Marco Bracci
Benedetta Celati
Patrizia Lessi
Francesca Passeri
Rossano Pazzagli
Hanno collaborato a questo numero
Pupi Avati
Katia Ballacchino
Fabio Canessa
Mauro Carrara
Giovanni Cerchia
Alfonso Maurizio Iacono
Enrico Mannari
Paolo Mazzucchelli
Paolo Pezzino
Marina Riccucci
Albertina Soliani
Federico Valacchi
Elio Vernucci
Marco Vichi
Illustrazione di copertina e logo di Massimo Panicucci
Info: redazione@nautilusrivista.it
2Sommario Editoriale Memoria è libertà di Monica Pierulivo p. 5 La poesia della memoria Intervista a Pupi Avati di Fabio Canessa p. 7 Storia locale e cittadinanza A colloquio con Mauro Carrara di Monica Pierulivo p. 9 Memento Memoria di Marco Vichi p. 12 La Memoria come patrimonio antropologico di Katia Ballacchino p. 14 Imitazione, fantasia, memoria di Alfonso Maurizio Iacono p. 16 Il gioco delle perle di vetro. Condannati a dimenticare? di Federico Valacchi p. 18 Uno sguardo sulla memoria al futuro di Enrico Mannari p. 20 La memoria del mondo contadino di Rossano Pazzagli p. 22 “Il Circolino ritorno al futuro”: ricordare per partecipare e progettare di Benedetta Celati p. 25 Testimoniare il lager di Marina Riccucci p. 27 Vivere casa Cervi di Albertina Soliani p. 29
La memoria del 25 aprile
di Paolo Pezzino p. 31
La democrazia e la sua memoria
di Giovanni Cerchia p. 33
DOC – Nelle tue mani. La memoria ritrovata, la memoria narrata
di Marco Bracci p. 36
Una cattiva memoria Last Feminism, Cancel Culture e chiamata alle armi
del politically correct
di Patrizia Lessi p. 38
Fomà Fomic. Quando Memoria, Cultura si dissociano dalla Realtà
di Elio Vernucci p. 41
Will you ever remember me?
(“Once I was” – Tim Buckley)
di Paolo Mazzucchelli p. 43
4Editoriale
Memoria è libertà
di Monica Pierulivo
Le riflessioni che proponiamo in questo
numero di Nautilus, indagano il concetto di
memoria in rapporto a molte discipline e Un grande storico come Eric Hosbawm nel
concetti: l’antropologia, la storia, la 1995 nella sua opera Il secolo breve, parlava
conservazione dei documenti, la società, la di distruzione del passato avvenuta negli ultimi
musica, il cinema, la democrazia, i luoghi e ai anni del ‘900 “o meglio di “distruzione dei
territori, la comunicazione, l’immaginazione e meccanismi sociali che connettono
la creatività. Memoria individuale e memoria l’esperienza dei contemporanei a quella delle
collettiva si intrecciano per costruire un generazioni precedenti…La maggior parte dei
caleidoscopio di situazioni unite dalla giovani alla fine del secolo è cresciuta in una
necessità e dal bisogno di usare la memoria sorta di presente permanente, nel quale
come chiave interpretativa della realtà manca ogni rapporto organico con il passato
presente, attraverso uno sguardo profondo per storico del tempo in cui essi vivono.”
evitare facili semplificazioni, nel tempo della
complessità. Cosa comporta tutto questo? La perdita
di memoria collettiva, l’ignoranza della
Una società priva di memoria non è nostra storia, delle sue tragedie, fa calare la
immaginabile, perché ogni ruolo e accordo nebbia dell’ignoranza e della falsificazione dei
poggia sulla memoria, e ogni comportamento valori, riti e date civili.
sull’imitazione. Da qui l’importanza
dei documenti e degli archivi, fondamentali “Nel senso comune – afferma Adriano
nella vita della società e delle persone (M. Prosperi nel suo libro Un tempo senza storia –
Ferraris, Documentalità. Perché è necessario è la storia stessa che è apparsa come un
lasciar tracce, 2009). vecchiume da abbandonare perché dannoso. È
l’economia la scienza del futuro…E l’Italia
Il periodo che stiamo vivendo, scosso da appare ai più brillanti economisti un Paese
accadimenti tragici come la pandemia, troppo rivolto al passato.
l’emergenza ecologica e ora la guerra, Ma è proprio perché l’Italia è stata ben poco
costringe a riflettere sul passato, per capire rivolta al passato in realtà, che non è stata
quali sono stati gli errori che hanno condotto a capace di rafforzare le difese contro la
questi esiti, perché vivere nell’oblìo significa pandemia, in questo modo la memoria ci
non essere in grado di prevedere, di creare avrebbe davvero resi liberi dalla minaccia di
prospettive, di immaginare qualcosa di diverso un ritorno al passato che oggi riappare
e di migliore. trovandoci immemori e spaesati.”
5Il fenomeno si aggrava se pensiamo alla poca assistendo tragicamente in questi giorni. Si può
cura dedicata a biblioteche, archivi e musei dire quindi che la memoria è futuro.
considerati troppo spesso come istituti inutili e
non redditizi, colpiti da continue riduzioni di Anche i luoghi possono rivestire un
personale, mezzi e strumenti. Eppure essi sono significato fondamentale in questo contesto.
depositi di memoria. Con la pandemia si è infranto il senso del
luogo, già messo in crisi dal nostro modello di
La memoria quindi non è un semplice e sviluppo, che deve essere assolutamente
passivo apprendimento ma è la recuperato per ricreare spazi reali di
consapevolezza che il mondo ci è stato affidato aggregazione, di conoscenza, di confronto.
per trasmetterlo alle generazioni future. Partire dalla memoria per offrire eque
Attraverso di essa, è necessario far camminare opportunità, soprattutto alle nuove
insieme libertà e giustizia rendendoci generazioni, significa offrire le basi per
davvero liberi dalla minaccia di un ritorno al costruire un futuro di libertà.
passato, come quello al quale stiamo
6La poesia della memoria
Intervista a Pupi Avati
di Fabio Canessa
La poetica della memoria e lo struggimento dei riuscire a vedere come prima. L’organo della
ricordi sono da sempre ricorrenti nel suo vista recalcitrante mi dette la sensazione di una
cinema. stazione d’arrivo, di essere giunto a un
Non solo nel mio cinema. È un tema capolinea da cui si può solo tornare indietro
fondamentale della grande letteratura e della ma non andare oltre: rimane solamente il
poesia in genere. girone di ritorno. Così la sera a letto anziché
Pensi alla madeleine di Marcel Proust da cui pensare al futuro, pensi al passato e lo vedi
inizia un capolavoro come “Alla ricerca del molto più straordinario del presente.
tempo perduto”. O alla poetica del Fanciullino
di Giovanni Pascoli, il mio poeta preferito, Da qui nasce l’ispirazione per la creatività
anche per tragiche coincidenze familiari: mia artistica?
madre da bambino mi leggeva “X agosto” e Proprio da qui. Le rivelo in anteprima che sto
“La cavallina storna”, quasi profeticamente. scrivendo un film proprio su questa situazione:
Mio padre sarebbe morto in un incidente racconterà l’incontro di un ottantenne con se
stradale proprio dove fu ucciso Ruggero stesso quindicenne. L’interlocuzione tra i due
Pascoli, il padre del poeta. sarà in realtà una rendicontazione della vita,
perché l’atto poetico nasce
Ed è un tema fondamentale anche nel grande dal disincanto: svegliarsi e ritrovarsi a fare un
cinema. bilancio della propria vita rispetto a quello che
Nei capolavori del cinema: soprattutto in “Otto eri da ragazzo.
e mezzo” di Federico Fellini e nel film più
straordinario di Ingmar Bergman, “Il posto Ancora tracce del fanciullino pascoliano?
delle fragole”, un’opera sulla vecchiaia che non Sì, il disapprendimento. Perché da vecchi si
ha uguali. diventa più sensibili, più fragili, più
vulnerabili. Piano piano dalla nostalgia della
Che cosa è che rende la memoria una fonte così giovinezza si passa alla nostalgia
feconda di poesia? dell’infanzia. Che è la sensibilità poetica,
È ineluttabile che a un certo punto della vita ci perché tutti vogliono tornare figli. Bisogna
sia lo scollinamento: il momento in cui ti rendi tornare bambini per essere capaci di farsi
conto che il futuro che hai davanti sarà più coinvolgere dall’arte. E ci vogliono molti anni
breve e meno bello del periodo di vita per diventare bambini.
trascorso. Il primo segnale per me fu quello di
avere bisogno degli occhiali e di molta luce per Tutto questo è collegato al pensiero della
7morte, presente in tutto il suo cinema e spesso È un modo di sottrarre alla morte anche te
spettacolarizzato nei suoi horror gotici. stesso.
Il pensiero della morte è stato continuamente
presente in me. Quando ero giovane in modo La memoria tende spesso a edulcorare i
più morboso, terrorizzante e spaventevole ricordi, a raccontare il passato migliore di
come le fiabe contadine con le quali sono come era.
cresciuto, e che poi ho trasformato appunto in La verità è che, nel ricordo, cogli una bellezza
film horror. Oggi in modo più intimo e della vita che ti sfuggiva in precedenza. Forse
affettuoso: non mi prenda per folle ma mi per vedere bene una cosa bisogna avercela a
rivolgo alle persone che non ci sono più, con le distanza. Per quanto mi riguarda, io ho
quali ho condiviso emozioni, attese e sogni. Le cominciato a raccontare Bologna, la mia città,
evoco, le chiamo e loro vengono, chiamo i loro solo da quando mi sono trasferito a Roma.
nomi e loro hanno voglia di venire, soffrono di
essere trascurate e dimenticate. Una terapia Scoprendo solo allora la sua bellezza?
fantastica che mi è di fortissimo conforto. Esattamente. Anche perché, alla distanza, hai
il dono della libertà di immaginarla forse non
Raccontarli nei film è anche un modo di come era, ma come avresti voluto che fosse.
sottrarli alla morte.
8Storia locale e cittadinanza
A colloquio con Mauro Carrara
di Monica Pierulivo
Appassionato di storia da sempre, grande divulgatore della conoscenza del territorio e della città
con una particolare attenzione ai giovani, Mauro Carrara da oltre sessant’anni svolge un’opera
importante di promozione della memoria locale attraverso la quale molte generazioni hanno
potuto apprezzare il valore della ricerca storica come fondamento di una crescita culturale
diffusa e di una cittadinanza attiva e consapevole.
Come è nata questa tua passione per la storia? dell’amministrazione, oltre che delle attività
“Fin da ragazzo frequentavo la biblioteca culturali e scientifiche.
quando questa era ancora in via Giuseppe Il Centro di studi storici era un produttore di
Garibaldi a palazzo Maberini, intorno al 1946- cultura e la rivista “Ricerche storiche”, nata al
48; mi piacevano i libri ed ero molto curioso suo interno per merito di Ivan Tognarini, ha
anche se ero ancora un bambino, avevo circa avuto un ruolo fondamentale in questo. Oltre
10 anni. Negli anni ’50 la biblioteca fu alla rivista il Centro ha promosso molte altre
trasferita nella sua sede storica in via Cavour pubblicazioni, attraverso la collaborazione di
vicino ai due licei. Fu lì che iniziai ad esperti come Tiziano Arrigoni, Ovidio
appassionarmi. Era molto frequentata dai Dell’Omodarme, Rossano Pazzagli, Nora
ragazzi delle scuole che cercavano la storia di Carignani e molti altri. Costante è sempre
Piombino ma non c’erano ancora molte stato il rapporto con l’Archivio storico della
pubblicazioni su questi temi. Il testo di città, fondato nel 1990 sempre per l’impegno
riferimento era quello di Licurgo Cappelletti, di Ivan Tognarini.
un testo sicuramente non facile e poco adatto Ora il Centro non esiste più e non ha più la sede
alla divulgazione nelle scuole. Iniziai allora a in piazza Cappelletti ma io conservo tutti i
scrivere delle schede he ricostruissero la storia numeri della rivista.
dei monumenti; iniziai dal Castello e poi mi A partire dagli anni ’80 ho cominciato a
dedicai a tutti i luoghi storici e artistici di pubblicare i libri monografici della collana La
Piombino. Arricchivo il poco sapere del mio Tarsinata, dieci pubblicazioni agili per
territorio. All’epoca a Piombino non c’era conoscere palazzi, monumenti, piazze, epigrafi
tanta attenzione per il proprio patrimonio e altro, che hanno creato interesse non solo a
culturale e mi sembrava molto importante livello locale. Il prof. Pedretti, storico dell’arte
stimolare un interesse che non c’era. e uno dei maggiori esperti di Leonardo da
In seguito, nel 1969, nacque il “Centro Vinci, li aveva portati all’Università della
Piombinese di Studi Storici“, un’associazione California a Los Angeles, dove era titolare
che ha avuto un ruolo molto importante per la della cattedra di studi su Leonardo.
città e il territorio, fondata da Luciano De Da qui è iniziato anche il mio lavoro nelle
Gregorio e da Alfredo Massart. Io entrai a scuole per parlare di Piombino e del suo
farne parte nel 1971, fino ad arrivare ad esserne territorio, accompagnando bambini, ragazzi e
segretario per molti anni occupandomi insegnanti in giro per la città, andando nelleclassi, aiutando anche molti studenti a quotidiano. Trasmettere la memoria è un
preparare tesi di laurea. dovere di ognuno di noi altrimenti le
Infine dal 2004 al 2014, grazie all’iniziativa generazioni future non avranno
dell’allora assessore alla cultura Ovidio consapevolezza di ciò che è stato.
Dell’Omodarme, ho ricevuto l’Incarico di Parliamo di Piombino. Ha più di 1000 anni di
Ispettore onorario dei Beni culturali del storia da raccontare e da memorizzare. Se è
Ministero della Cultura. vero che questo fu un piccolo territorio sempre
conteso anche quando fu investito del titolo di
Cosa significa per te conoscere ogni pietra Signoria e Principato, vuol dire che aveva la
della tua città sua importanza, per la sua posizione e per le
Significa appagare un desiderio che ho sempre sue risorse energetiche, per i suoi minerali, e
avuto. Quando ero piccolo il mio sogno era questo ha consentito un progresso costante.
quella di laurearmi in Storia dell’arte al La memoria siderurgica viene da lontano, da
Sant’Anna di Pisa. Cosa che non è stata 3.500 anni fa e se guardiamo bene non si è mai
possibile anche per traversìe familiari. interrotta completamente, è come un filo di
Diciamo che soddisfa la mia sete di sapere. ferro che non si è mai spezzato, semmai
Sono molto curioso del passato che è assottigliato in certi momenti.
fondamentale per capire perché vivi, dove vivi Oggi, in piena crisi siderurgica, dobbiamo
e come vivi. Se non conosci da dove vieni non guardare in prospettiva e salvaguardare il
puoi pensare al futuro. Per questo dico sempre nostro patrimonio industriale, perché il
ai ragazzi di essere curiosi. È un’attitudine recupero di questa memoria può rappresentare
domandarsi perché si è verificato quel fatto, una scommessa importante per questo
quell’episodio o perché esiste quel territorio.
monumento. Un'attitudine che arricchisce e A questo proposito voglio ricordare la battaglia
che ti consente di sviluppare conoscenze e di Ivan Tognarini per salvare gli altiforni. Su
competenze per andare oltre, per non vivere questi temi, già alla fine degli anni '80
alla giornata. con Vittorio Pineschi facemmo un bellissimo
convegno sulle principali città industriali:
Cosa è la memoria per te? Sagunto, Torino e altre città tedesche che
Oggi in televisione lo storico Alessandro avevano già dismesso la produzione
Barbero diceva che la memoria è il non industriale ma avevano iniziato a costruire
perdere, il non tralasciare, serve per stimolare, qualcosa di diverso.
andare avanti nel modo giusto. alla base del Parallelamente è importante ricordare anche
nostro vivere quotidiano. Ogni persona ha una l'importanza del movimento operaio e
storia. Registrare la memoria delle storie dell’antifascismo. Alla fine dell'Ottocento
personali di un luogo può restituire l’anima dei Piombino era la città con il più alto incremento
luoghi. Prendiamo anche uno spazio come il demografico e, fin dai primi del Novecento, è
Circolo delle Acciaierie, se non si raccoglie la stata uno dei centri maggiormente impegnati
memoria di chi l’ha vissuto non si può nella lotta sindacale con una forte componente
ricostruirne la storia. anarco-sindacalista che ha contribuito al suo
progresso nei primi venti anni del ‘900. In quel
Qual è l’importanza della storia locale? periodo, per volere dell'amministrazione
Se conosci rispetti. Quel muro ha una socialista, furono costruite case, strade, scuole,
memoria, una storia. Se sei consapevole di l'acquedotto.
questo lo rispetti e non lo sfregi. La conoscenza Piombino deve essere orgogliosa di essere
e la consapevolezza condizionano stata un fucina di progresso sindacale e di
positivamente il comportamento del vivere antifascismo, che si è manifestato anche nelle
10lotte degli anni ’50-60 e poi anche nelle Hai un sogno per questa città?
battaglie degli anni '70 per i diritti, penso alla I sogni ci devono essere sempre. Vorrei che ci
legge sul divorzio, aborto. Questo perché c’era fosse un'amministrazione con persone
la memoria di un vissuto sindacale e operaio. veramente legate alla città, disinteressate,
Oggi la crisi industriale ha fatto perdere molte capaci di farlo crescere e ottenere i risultati che
cose. si attendono da tanto tempo, sensibili alla
Piombino poi è sempre stata città di mare e salvaguardia del patrimonio urbano, artistico,
anche di terra. Città d’acqua, con le paludi e il culturale, in grado di riportare le persone a
mare, di terra con i suoi vasti latifondi. Fin dal vivere e ad amare il loro territorio, di
Medioevo ha sempre avuto contatti con tutto il promuovere l’aggregazione.
Mediterraneo, commerciando il sale, il grano e Negli anni 80-90 c’erano più di cento
il minerale elbano e quello delle Colline associazioni a Piombino. Oggi ce ne sono
metallifere. Il mare e la terra sono sempre stati ancora molte, ma per lo più frammentate, una
grande risorse. frammentazione che non fa bene neppure alla
loro vita.
11Memento memoria
di Marco Vichi
La parola Memoria è un “contenitore” assai chiarezza, sganciati da ogni influenza
ampio, come tutte le parole ideologica e politica. Potremmo definire
importanti… Amore, Desiderio, Sofferenza, questa “operazione” un sano, libero e legittimo
Cultura, e molte altre che hanno più revisionismo, che combatte contro l’altro
declinazioni e che non è possibile comprimere revisionismo, quello al servizio di qualcuno.
dentro un unico significato. Da questa parola
si diramano molte strade, in direzioni diverse, Poi c’è la Memoria individuale, spesso
con scenari e suggestioni differenti. commovente, struggente, fonte di nostalgie,
che ci aiuta a volte a trovare il coraggio di
Ad esempio, la Memoria Storica, eterno andare avanti, che tiene in vita i nostri cari che
terreno di conquista dove si combatte se ne sono andati, che va a ritrovare i momenti
all’ultimo sangue per affidare significati dell’infanzia e della giovinezza. Ovviamente
diversi a ciò che è accaduto, a volte addirittura questa è la Memoria di chi ha avuto la fortuna
per occultare o inventare eventi storici, al fine di vivere circondato di affetto, per i meno
di proteggere o modificare il presente, usando fortunati, al contrario, la Memoria della
appunto la Memoria come fondamento e propria infanzia è un luogo infernale da
giustificazione di visioni attuali, come scudo o dimenticare, che a volte può diventare la causa
arma negli attacchi politici, per calmare o di un cammino pericoloso.
infiammare gli animi, per mantenere vivi dei
sacrosanti valori o al contrario per sostenere la Certamente, via via che gli anni passano, la
falsa retorica per fini di propaganda. Memoria acquista un valore sempre più
rilevante, diventa un elemento sempre più
Chi difende la sana Memoria ce la mette tutta, concreto della nostra consapevolezza e della
e il suo uso strumentale e truffaldino lo nostra vita, assume un ruolo più importante
abbiamo visto in passato e lo vediamo anche rispetto allo sguardo verso il futuro.
oggi, purtroppo. L’uomo, per approvare il
presente, non disdegna di camminare su un Andando avanti con l’età, la Memoria può
solido passato, e troppo spesso questo passato trasformarsi in una sorta di tribunale che mette
viene inventato o corrotto per fini poco nobili. alla sbarra le azioni e i nostri pensieri del
Anche per questo la Memoria diventa anche passato, dove possiamo incriminare,
un importante terreno di studio, dove storici condannare, assolvere e perdonare noi stessi.
seri e appassionati cercano di depurare certa Ma anche questa Memoria, pur privata e.
Memoria marcita durante i decenni per far personale, è un terreno di conquista della
emergere ciò che è accaduto veramente, nostra coscienza, dove sono inevitabili
sostenuti da una seria ricerca e dalla omissioni, trasformazioni, manipolazioni
documentazione, spinti dal desiderio di (spesso inconsapevoli), che ci consentono di
spazzare via lo “sporco” per fare finalmente stare meglio con noi stessi.
12La Memoria è la sorgente principale che a volte da questo pozzo, come un’eruzione
alimenta la letteratura, la poesia, l’arte in vulcanica, emerge un ricordo che può cambiare
generale. Ma nella Memoria esiste anche un la vita di un individuo. Ad esempio certi traumi
pozzo profondissimo, insondabile, dove Freud intollerabili che vengono rimossi dalla
ha collocato l’ipotesi dell’inconscio, ma di cui coscienza e nascosti nella Memoria, per poi
aveva parlato già Sant’Agostino nel IV secolo tornare sul mondo spesso con terribili
dopo Cristo, scrivendo pagine memorabili conseguenze.
proprio sulla grande potenza della memoria,
paragonandola a una cripta profonda e Di certo Memoria è un universo in parte
sconfinata della quale non si può toccare il infinito e oscuro, con cui siamo in continuo
fondo, come se la mente fosse troppo angusta dialogo che anche quando non lo sappiamo
per contenere se stessa. influenza le nostre idee, i nostri sentimenti, le
nostre emozioni, i nostri comportamenti, un
Una zona che percepiamo ma che non luogo di gioia dove a volte andiamo a cercare
possiamo esplorare alla luce della coscienza, consolazione, ma altre volte causa di
un deposito dove nulla va perduto, dove tutto sofferenza… Nessun maggior dolore / che
viene conservato, magari seppellito sotto la ricordarsi del tempo felice / ne la miseria.
dura scorza del tempo, ma mai disintegrato. E
13La memoria come patrimonio
antropologico
di Katia Ballacchino
“Ricordare è come un po’ morire”, ripeteva creatore di senso di appartenenza.
come un mantra il brano
di Morricone, colonna sonora della Dalla fine del 1800 con la svolta
straordinaria pellicola di Tornatore “Una pura autobiografica (Iuso 2018) la memoria è
formalità” del 1994, che celebra il complesso divenuto un oggetto di studio per diverse
processo del ricordare, semplificando discipline, da quelle psicologiche a quelle
mirabilmente la potente e spesso inquieta forza storico-sociali, fino al più recente paradigma
che accompagna l’emergere della memoria multidisciplinare (Di Pasquale 2018), che
individuale. analizza il suo uso politico e che guarda alla
memoria come strumento di potere, così come
La memoria è sempre stata elemento distintivo avviene in antropologia che ne studia anche il
dell’uomo, come individuo e membro di un valore in termini di patrimonio culturale
gruppo sociale, portatore di valori culturali, ma materiale e immateriale. E dall’incontro tra le
le modalità del ricordare sono mutate scienze psicologiche e quelle storico-sociali
profondamente, col passaggio dall’oralità alla sorgono i Memory Studies, connettendo la
scrittura e, poi, dalla memoria individuale a riflessione ai temi della libertà di espressione,
quella collettiva. Connerton (1999) si riferiva delle politiche comunicative, del patrimonio,
alla memoria come una facoltà culturale delle celebrazioni memoriali, della
individuando il valore delle tradizioni; nelle ricostruzione del passato e della storia.
dimensioni comunitarie, infatti, la
trasmissione intergenerazionale della memoria Per l’antropologia la memoria è anche un
culturale si costruisce selezionando gli oggetto che determina e condiziona il metodo
elementi valoriali in cui gruppi e istituzioni si di ricerca etnografico e i suoi stessi prodotti
riconoscono. scientifici. Dei (2004) nella sua sintetica ma
densa rassegna di studi antropologici sulla
Si impara a ricordare fin dalla nascita tramite memoria, segnala il ruolo politico della storia
un apprendistato che passa per l’acquisizione e dell’antropologia perché inevitabilmente
del linguaggio, l’interiorizzazione del pensiero coinvolte nei processi sociali di costruzione
e la condivisione di momenti commemorativi della memoria nel discorso pubblico, in quanto
privati e pubblici. La memoria è parziale e produttrici esse stesse di resoconti sul passato,
incompleta perché selettiva in base al punto di sulla tradizione, sull’identità culturale.
vista dell’individuo o del gruppo che la tiene in L’uso della memoria, la sua funzione, le sue
vita; e attraverso la memoria si veicola il forme sono eterogenee e molteplici, dipendono
rapporto tra soggettività individuali – dai contesti storici e culturali, dai paesaggi
collettive e il passato ritenuto identificante e materiali, dagli orizzonti simbolici nei quali le
14persone sono immerse. Pertanto – spiega Di all’uguaglianza più in generale.
Pasquale (op. cit.) nel suo volume di
antropologia della memoria – occorre La memoria, dunque, diviene uno degli
intendere le memorie al plurale, così come strumenti di potere più proficui per avviare
avviene con le nozioni di identità e cultura, per l’identificazione e il riconoscimento
analizzare le manifestazioni dei meccanismi identitario.
del ricordare e guardare ai ricordi come fatti
culturali. Nella storia l’affermazione del potere da parte
dei regimi ha spesso utilizzato lo strumento
Dagli anni Ottanta l’antropologia della della negazione della memoria; attraverso il
memoria si è dedicata allo studio del suo controllo molte dittature hanno compiuto
patrimonio e del ricordo, utile oggi per manipolazioni delle identità nazionali,
indagare la cosiddetta Cancel imponendo e rappresentando valori, istanze e
Culture collocandola non solo nel dibattito presunte verità su cui creare consenso,
massmediale americano in cui è nata, ma fabbricando strategie di autolegittimazione del
analizzandola più globalmente nella moderno Stato-Nazione.
dimensione storica dei discorsi egemonici.
E quel che sta accadendo in questi tragici
Emerge così il tema delle memorie divise, giorni di conflitto tra Russia e Ucraina è
delle eredità scomode, dello sguardo purtroppo un drammatico esempio di come le
egemonico in rapporto alle istanze dei ragioni della guerra e della sopraffazione
subalterni. La Cancel Culture analizzata possano basarsi su rappresentazioni retoriche
attraverso lo sguardo dell’antropologia della distorte della storia e della memoria nazionale,
memoria riflette sulle contestazioni che riducendo e banalizzando la complessità al
rimuovono dagli spazi pubblici gli individui e prezzo enorme e insostenibile della violenta
le istituzioni che avallerebbero azioni e valori perdita di vite umane.
contrari ai diritti delle minoranze e
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Bibliografia Di Pasquale, C., Antropologia della
Connerton, P., Come le società ricordano, memoria. Il ricordo come fatto culturale, il
Armando Editore, Roma 1999. Mulino, Bologna 2018.
Dei, F., Antropologia e memoria. Iuso, A., La svolta autobiografica. Infanzia
Prospettive di un nuovo rapporto con la e memoria nell’Ottocento italiano, Cisu,
storia, Novecento, 10, 2004 [2005], pp. 27-46. Roma 2018.
15Imitazione, Fantasia, Memoria
di Alfonso Maurizio Iacono
I bambini apprendono a costruire i mondi di Vienna e che si intitola Giochi di bambini.
intermedi, imparano a entrarvi e ad uscirne e lo Cosa accade dentro questo quadro?
fanno soprattutto attraverso il gioco. Lo All’interno della cornice si danno tante cornici
abbiamo visto e vissuto da genitori con i nostri quanti sono i giochi. Ottanta mondi che fanno
figli quando erano bambini. Ma noi adulti ottanta scene di gioco e che stanno dentro una
siamo debitori del nostro stesso essere stati grande cornice. Nonostante la prospettiva, non
bambini, perché ciò che viviamo come vi è un centro e neanche una gerarchia di
naturale, l’entrare ed uscire in mondi di senso mondi e di figure. Ed è forse questo il punto
che costruiamo con gli altri in modo importante: la rappresentazione del gioco sono
cooperativo e sociale, lo abbiamo appreso in i singoli giochi che i bambini fanno da soli o
quel mondo diverso che è l’infanzia e abbiamo insieme tra loro o insieme agli adulti.
aiutato i nostri figli ad apprenderlo. Non a caso Il gioco è uno stare al posto di un altro,
torniamo a ricordarla quando siamo vecchi, un’imitazione che, per dirla con Vico, si
perché la distanza di tempo può diventare accompagna alla fantasia e alla memoria.
memoria solo quando la diversità del nostro
essere stati bambini viene da noi accettata Il gioco è un mondo intermedio dove i bastoni
come una struggente, meravigliosa, si sostituiscono ai cavalli, le bambolealle
irreversibile diversità e alterità. bambine, le ringhiere alle carrozze, il gioco è
una scena in cui ciascuno deve accordarsi con
Mi ha sempre dato da pensare il frammento l’altro per una recita teatrale dove gli attori
di Eraclito che suona così: “ho indagato me sono nello stesso tempo spettatori.
stesso”. Mi piace pensare che ciò significhi I bambini non rivolgono il loro sguardo al
la trasformazione del ricordo nella pubblico, agli spettatori, così come fanno la
memoria del nostro essere stati bambini che Madonna e gli angeli di Piero della
comincia a formarsi e a premere nella nostra Francesca o Las Meninas di Velazquez.
mente man mano che passano gli anni e noi È come se lo spettatore che guarda il quadro si
accettiamo quella diversità e alterità del trovasse dietro una finestra in alto e da lì, non
passato che è stata la nostra infanzia come guardato e forse non visto, rimirasse quel che
qualcosa di vivo proprio mentre sappiamo che sta avvenendo sulla piazza.
non c’è più e non tornerà e allora sappiamo che
quel bambino che ben conosciamo e che Sul quadro di Bruegel si sono dette tante cose,
alberga nella nostra testa siamo noi che essendo nonostante la scarsa documentazione. Alcuni
cambiati, restiamo noi stessi. hanno sostenuto che i bambini di Bruegel non
sorridono e ciò ha fatto pensare a messaggi
Bruegel il Vecchio nel 1560 dipinse un quadro morali contenuti nella rappresentazione. È
che si trova al Kunsthistorischemuseum probabile che vi sia un fraintendimento sia su
Bruegel sia soprattutto sui bambini.
16Costoro, non avendo l’esperienza (e dunque
Avete mai visto i bambini sorridere mentre non avendone memoria) del passaggio da un
giocano? I giochi sono impegnativi e mondo all’altro, non possono sapere che le
drammatici e i bambini si divertono con grande ombre che vedono sulla parete sono come il
serietà. Ridono, ma di solito non sorridono. soldato, la mamma e l’hobby horse dei
Soprattutto si immergono nei giochi molto bambini, cioè esseri che stanno al posto di
seriamente. altri.
Gli spettatori a teatro o a cinema sorridono?
Ridono, piangono, si annoiano. Di solito non È come se i bambini pensassero veramente di
sorridono. Il sorridere implica che lo spettatore essere soldati e mamme, mentre l’hobby
stia fuori dal dramma. Non è lo spettatore horse sarebbe quell’animale che nitrisce e
seduto a teatro o a cinema, è lo spettatore che sbatte la coda. E invece, sapendo di non essere
guarda lo spettatore piangere o ridere a teatro o soldati e mamme e che l’hobby horse non è un
a cinema. Nel sorridere vi è un che di riflessivo cavallo, proprio per questo apprendono a
che arriva dopo il riso o il pianto, quando il entrare nei mondi e a uscirne per imitazione,
proprio sé si frappone in modo discreto e dolce. fantasia, memoria.
Colui che sorride è l’adulto che guarda il I prigionieri della caverna di Platone sono
bambino o anche un altro adulto giocare. ingannati perché non essendo mai stati
Alcibiade ride perché Socrate è comico nel suo addestrati a stare al posto di un altro, non
cavalcare una canna, ma se avesse visto possono governare quel tipo di
soltanto i figli di Socrate giocare a cavalluccio, rappresentazioni che per i bambini
allora molto probabilmente avrebbe sorriso. sostituiscono il soldato, la mamma e il cavallo
e che in quanto spostamenti preludono alle
I bambini apprendono con il gioco quello che i metafore.
prigionieri della caverna non hanno imparato e
non possono sapere. Forse non hanno mai avuto il tempo di essere
mai stati bambini.
17Il gioco delle perle di vetro.
Condannati a dimenticare?
di Federico Valacchi
La lunga metamorfosi binaria della nostra
società porta con sé, tra le sue molte Siamo quindi davvero condannati a una società
conseguenze, anche la questione centrale della postmnemonica? L’oblio è una punizione per
conservazione degli oggetti digitali che la nostra ὕβϱις o un processo di selezione
produciamo senza pace. Serpeggia il dubbio necessario, possibile e governabile?
sul futuro della memoria, se vogliamo usare
questa espressione ormai consunta. La parola chiave per fare qualche passo avanti
è dematerializzazione, un termine per certi
Il problema va ben oltre gli incerti confini delle versi piuttosto vulnerabile ma che sintetizza
discipline documentarie e sarebbe davvero efficacemente i tempi e i modi della nostra
banale ricondurlo solo ad aspetti di natura lunga metamorfosi. La dematerializzazione è
tecnologica. Si inserisce piuttosto in un il quadro entro il quale devono essere
percorso culturale ed antropologico che oscilla ricondotte le “trasformazioni digitali” di cui
tra due tratti caratterizzanti della modernità. Si noi tendiamo a vedere solo gli aspetti più
colloca, potremmo dire, tra ipermnesia e superficiali e meccanici.
società postmnemonica, cioè tra la nostra
ubriacante superfetazione informativa e la Dematerializzare non significa però limitarsi a
tendenza subliminale a distruggere le tracce cambiare tipologia di supporto alla realtà. La
degli avvenimenti subito dopo il loro dematerializzazione è innanzitutto
passaggio. un processo politico, economico, sociale,
antropologico che ci costringe a un confronto
Strumenti di produzione e uso impietoso con gli assetti complessivi della
dell’informazione sempre più sfuggenti nostra società. Ci suggerisce di ripensare il
alimentano questa perversione cui fa da nostro stile di vita, ripensandone gli aspetti
controcanto un assottigliamento progressivo cruciali, che vengono molto prima degli
del pensiero complesso. I nostri documenti si oggetti digitali.
fanno pensiero liofilizzato, sono strettamente Le opportunità binarie sono una provocazione,
funzionali al soddisfacimento dei bisogni di una domanda aperta, non un asettico pacchetto
una società aritmetica, dove la sola cosa che di soluzioni applicative a portata di tablet.
conta è che i conti tornino.
Se concordiamo su questo, in termini
La tendenza all’oblio delle società digitali è documentari c’è innanzitutto bisogno di
quindi la naturale conseguenza di una sgombrare il campo dalla leggenda
manipolazione del tempo e dello spazio che metropolitana della fragilità innata degli
ogni giorno assottiglia sempre più lo spessore oggetti digitali, funzionale solo a una certa
delle nostre stesse esistenze, proprio mentre ci inerzia normativa e conservativa. I documenti
illude di moltiplicarle contro natura. digitali - per quanto si trasformino fino ad
assumere il profillo prosciugato dellablockchain - non sono necessariamente caratterizzati da una forte dinamicità che si
programmati per l’autodistruzione. Li traduce in un’estrema articolazione della
sappiamo conservare, ma hanno bisogno di struttura e dei contenuti informativi.
cure specifiche. Devono essere accuditi, come All’ombra di una crescente interoperabilità i
in genere lungo i secoli secoli ci siamo abituati nostri vecchi archivi si sono trasformati in
a fare con quelli analogici. macchine che generano e usano tipologie
documentarie ad ampio spettro: documenti
Ma, detto questo, cosa significa conservare? A digitali e/o informatici in senso stretto, banche
quale conservazione guardiamo? dati, oggetti e aggregazioni digitali di natura
Credo si possa dire che la memoria diversa, contenuti web e, infine, quella pletora
contemporanea per salvarsi deve sapersi di sfuggenti sussurri informativi che
immaginare tra le braccia di una long time potremmo definire “dati social”. L’archivio
preservation che guardi almeno a un futuro digitale, insomma, è davvero un gioco di perle
indefinito, visto che l’eternità non è una di vetro che sfugge a canoni pensati per la
categoria conservativa. rassicurante coesione strutturale delle avite
piramidi di carta.
Empiricamente questo obiettivo può essere
conseguito adottando tutte le misure necessarie Le trasformazioni dei sistemi di produzione e
a combattere l’obsolescenza e le debolezze di gestione dei documenti e, in maniera
lungo periodo dei documenti digitali, ma il particolare, la diffusione del documento
punto non è nemmeno questo. Bisogna informatico, contribuiscono a spostare a monte
soprattutto prendere atto, infatti, che la il baricentro degli interventi conservativi. A
conservazione digitale ha le sue complessità e ben guardare, però, questi sono dettagli,
comporta dei costi, sia in termini di risorse che magari decisivi e ospiti del diavolo ma pur
di impatto ambientale. Non può essere lasciata sempre dettagli. Il tema generale, ineludibile,
al caso, perseverando nel definire “virtuali” resta invece quello della consapevolezza, della
risorse che sono invece terribilmente materiali. responsabile volontà politica di conservare.
I cloud, solo per fare un esempio, non sono
nuvole nei cieli primaverili, ma server brutali L’oblio è un narcotico potente che addormenta
che occupano spazio e consumano energia, le coscienze e lenisce i dolori di una società
rilasciando calore ed emissioni. che in fondo non vuole neppure guardarsi allo
specchio e ha la tentazione oscena di
dimenticarsi. Combatterlo non può ridursi
Se vogliamo davvero conservare occorre all’utopia di pochi sognatori ma deve diventare
ripensare radicalmente il modello un obiettivo condiviso da molti, possibile e
conservativo. E’ a questo livello che si quindi praticabile.
collocano le vere debolezze ed è a questo
livello che il futuro rischia di perdere il ricordo Il senso profondo della conservazione,
di noi. soprattutto di quella digitale, è in fondo solo
questo, difendere il privilegio di continuare a
I complessi documentari che stiamo sognare.
producendo non sono uno scherzo di cattivo
gusto del destino. Come ogni archivio in ogni
tempo, corrispondono ai loro processi
fisiologici di sedimentazione. Sono
19Uno sguardo sulla Memoria al
Futuro
di Enrico Mannari
“Custodire il futuro” così intitolammo un Ed esiste, infine, la memoria pubblica, quella
volume dedicato alla costituzione promossa dalle istituzioni che, col loro sguardo
dell’Archivio storico di una grande al passato, orientano la società, si fanno
cooperativa di consumatori, Unicoop promotori di identità collettive e propongono
Tirreno, nata a Piombino nel febbraio del valori e idealità che considerano valide nel
1945. Ma quella titolazione mi ha sollecitato presente e dunque da preservare e come fattori
anche una riflessione più generale: si può di partecipazione e di religione civile.
davvero custodire il futuro? In questa che è
stata chiamata da Pierre Rosanvallon l’era Parafrasando lo storico francese Pierre Nora,
della sfiducia, credo che sia importante un luogo di memoria è costituito da qualsiasi
rintracciare tra il passato e il futuro un filo che elemento significativo, sia di tipo materiale
riscatti e orienti il presente. che di tipo non materiale, che sia divenuto, per
deliberazione degli uomini o per il trascorrere
“È una memoria di scarso valore quella che del tempo, un simbolo caratteristico del
lavora solo per il passato”, osservò la regina, patrimonio di memoria ereditato da una
cosi Lewis Carroll in “Alice paese delle qualsiasi comunità.
meraviglie”. Esistono modalità diverse con cui
passato e presente si relazionano. Il passato Occorre avere ben presente che i luoghi della
offre casi e modelli, il presente gli pone memoria non sono in primis archivi storici o
interrogativi e mantiene memoria di alcuni comunque documenti storiografici: sono
suoi eventi, uomini o donne sui quali costruire, luoghi che - di fronte all’interprete umano -
di volta in volta, politiche della memoria. sono ritenuti depositari di particolari
significati legati alla storia dei gruppi e della
E nel presente convivono più livelli di comunità nazionale francese. Dalla specificità
memorie, tutte legittime ma non sempre francese, il termine è stato poi generalizzato e
sovrapponibili. Esiste la memoria privata di applicato a qualsiasi complesso di memorie e
eredi e familiari, densa di emozioni e, talvolta, oggi è ovunque utilizzato.
di sofferenza per il vuoto che la scomparsa dei I luoghi della memoria dunque, più che la
propri cari ha lasciato. storiografia, riguardano l’identità culturale di
una comunità.
Esiste la memoria degli storici e la necessità di
comprendere il passato con metodologia Il dovere di memoria ha sempre rivestito un
scientifica che – se, come diceva Marc Bloch, ruolo importantissimo nell’ambito della
la storia è storia di uomini e donne nel tempo – nascita e del consolidamento delle religioni
deve poter far uso delle loro vicende e delle civili. Tipiche di tutte le religioni civili degli
loro esperienze nel passato, soprattutto quando Stati nazionali sono sempre state le “narrazioni
più di altre hanno lasciato tracce dietro di sé. di fondazione”, ovvero le narrazioni di “comesiamo diventati quello che siamo”.
Ma tale operazione ,almeno in quei termini, è In particolare tra i giovani mi sembra molto
avvenuta in Italia? Non so se possiamo parlare tenue il senso della memoria. C’è un grande
del sonno della memoria o di una prevalenza bisogno di ritrovarsi all’interno di memorie, di
dell’oblio, o di veri e propri vuoti di memoria “storie grandi”, per uscire da un “presente
in cui è venuta meno quella tensione permanente”.
interpretativa tra passato, presente e futuro.
Memorie, ed un lavoro sulle memorie, capace
Il modo come si rappresenta la realtà si avvale inoltre di far comunicare generazioni diverse
sempre più di rappresentazioni banali, il (i “probi pionieri” del mondo cooperativo
pensiero narrativo che orienta le nostre azioni parlavano di “intergenerazionalità”).
e le nostre idee sta scivolando nelle
semplificazioni. Il pensiero unico In questa stagione di carestie di importanti
dell’emergenza infinita tende a cancellare le narrazioni collettive ( ideologie?), interpretare
divergenze (anche sul piano politico). e raccontare il passato costituisce un aspetto
importante per una comunicazione originale
Nello scontro tra rappresentazioni sociali di che non diventa ripetizione del bla bla, del
memoria, la comunicazione, mass o passaparola mediatico, del punto basso del
personal che sia, costituisce un’arma pensiero corrente.
strategica fondamentale. I racconti sono la
materia prima per dare un senso al nostro Occorrerebbe fare politiche e pedagogie della
presente, per questo sono sempre portatori di memoria oltre le commemorazioni, nella
futuro. Allora le buone memorie diventano un consapevolezza che la memoria non è il
fatto, un’azione operativamente ricordo.
concreta. Memorie di principi, di valori, di
idee, ma anche memorie di fatti, di eventi Il nostro sguardo ci porta verso una strada non
ritenuti, quando avvennero, impossibili. facile da percorrere in quanto tante sono state
Dunque la comunicazione delle memorie in le trasformazioni che hanno portato a nuovi
questa prospettiva non può che avere il ruolo ritmi di vita, di lavoro, di svago e di studio
essenziale che ha sempre avuto, anche quando degli ultimi decenni.
si chiamava diversamente.
E’ possibile riprendere le fila per ricostruire un
Ed allora la memoria, le memorie, non devono circuito virtuoso in cui i diversi cantieri della
essere viste come imbarazzante retaggio per memoria guardino al futuro, rapportandosi ad
alcuni oppure come orgoglioso rifugio per una possibile frontiera innovativa del terreno
altri, ma come patrimonio ricco di pratiche e comunicativo a cui ci sollecita lo
di idee a cui attingere, oggi entrambe molto stesso linguaggio dei nuovi media?
deboli.
21La memoria del mondo
contadino
di Rossano Pazzagli
Quando nelle campagne arrivarono la noi vedevamo loro. Dove non era ancora
televisione, l’acqua in casa e la luce elettrica arrivata l’energia elettrica, il piccolo
eravamo già negli anni ’70 del secolo scorso. elettrodomestico era alimentato da una batteria
A quel tempo mia nonna non voleva vedere in di automobile appoggiata sotto, sul piano
tavola lenticchie, né cicerchie. Diceva che ne ammezzato del carrello, lo stonato articolo
aveva mangiate troppe da giovane, quando non d’arredamento che nelle cucine di campagna
c’era altro, e che quei legumi le ricordavano la andò a fare compagnia alle madie, alle stufe
miseria e la guerra. Era una donna piccola e economiche e agli armadietti con la moscaiola.
mite, proveniente da una famiglia di mezzadri
che per sopravvivere aveva cambiato diversi Per le famiglie contadine la televisione fu il
poderi, tutti in collina tra Monteverdi, nuovo focolare, il motore di una
Suvereto e Campiglia, nell’Alta Maremma trasformazione casalinga: si passò dal “tutti
toscana. Si sposò nel 1931 con un contadino intorno al camino” al “tutti intorno alla tv”.
come lei, che non era mezzadro ma piccolo All’inizio fu addirittura un modo per rinverdire
proprietario, troppo piccolo per non fare altri la tradizione delle veglie e dei rapporti di
lavori, dal bracciante al pastore. Erano vicinato che hanno sempre contrassegnato il
famiglie sempre in bilico: bastava un mondo rurale: attorno a quel Phonola si
matrimonio o una morte per sbilanciare tutto, riunivano a gruppi i contadini e le contadine
perdendo braccia da lavoro, aumentando le nelle lunghe sere d’inverno per guardare La
bocche da sfamare o per vedere la poca terra freccia nera, Canzonissima o Rischiatutto; si
divisa in parti ancora più piccole, talvolta ritrovavano nella casa di chi per primo aveva
insufficienti a mantenere anche una sola avuto la possibilità economica o i contatti
persona. giusti (es. un parente in città) per acquistare
La Tv era un oggetto misterioso, una novità quella che a prima vista sembrava poco più che
che entrava nelle case verso sera, e qualcuno una scatola di legno con un vetro davanti, due
pensava perfino che fosse un occhio che ci pulsanti e un’antenna. Ma la televisione
osservava. Un contadino di Monte Calvi, significò anche altro. Era innanzitutto un segno
come tanti rimasto celibe per non sbilanciare del benessere.
quegli equilibri con la terra, prima di accendere
la televisione si cambiava, indossando abiti Oltre a mandare in pensione la vecchia e
puliti e stirati, perché era convinto che i voluminosa radio a pile che a lungo aveva
personaggi dello schermo ci vedessero, come accompagnato le cene contadine, specialmenteall’ora del “comunicato” (come allora recita un detto tradizionale,
chiamavano il giornale radio), la televisione fu “il futuro non c’è vecchio che se lo ricordi”.
il mezzo che veicolò nelle case di campagne il Allora accontentiamoci del passato e
modello e lo stile di vita urbano, il principale incrociamo la memoria con la storia: solo così
strumento di propaganda “visibile” della potremmo provare a immaginare il futuro, a
società dei consumi. nutrire progetti e visioni.
In questo senso finì per accelerare un processo
già in atto: quello dell’esodo rurale verso le È quanto ha fatto l’Istituto di Ricerca sul
città e verso l’industria che tra il 1950 e il 1970 Territorio e l’Ambiente “Leonardo”, che opera
segnò il tramonto dell’Italia contadina. nell’ambito dell’Università di Pisa, ove esiste
una consolidata tradizione di studi
Si trattava di un fenomeno di vasta portata, che sull’agricoltura e la società rurale, sia dal punto
si svolse innanzitutto sul versante sociale, ma di vista storico che scientifico. I ricercatori
che era legato anche a motivi di ordine dell’IRTA hanno portato avanti un progetto
economico. Attratti dalle possibilità di lavoro denominato La memoria della
del settore industriale e dall'aria campagna realizzando un archivio di
apparentemente libera delle città, spinti da interviste che mette a disposizione di studenti,
diffuse condizioni di arretratezza e dalla grave cittadini, operatori economici e amministratori
carenza di servizi e infrastrutture nelle pubblici un repertorio ragionato di
campagne, fuggendo quell' odor di stalla testimonianze ancora vive raccolte anziani
vissuto come inferiorità sociale, furono protagonisti rurali (in prevalenza mezzadri, ma
soprattutto i giovani a lasciare l'agricoltura, anche fattori e proprietari) residenti in diverse
con la conseguenza di un invecchiamento degli località della Toscana, la cui sintesi è
addetti all'attività rurale e di crisi della struttura consultabile liberamente su internet
familiare dell'azienda agraria. In vent’anni il (https://www.leonardo-irta.it/progetti-attivita-
numero dei contadini diminuì drasticamente, in-corso/archivio-attivita/la-memoria-della-
con la riduzione delle aziende agricole che fu campagna/).
particolarmente forte negli anni ’60, ma Il recupero di questa memoria appare
proseguita anche dopo. I risultati dei importante non solo sul piano culturale e
censimenti agricoli, dal primo (1961) dell’identità sociale, ma anche per una più
all’ultimo (i cui risultati stanno per uscire) non approfondita conoscenza del territorio,
lasciano dubbi su questo trend discendente. a vantaggio di una migliore valorizzazione
Questa è storia, la storia di una grande ambientale, di una coerente pianificazione
trasformazione italiana - da Paese contadino a territoriale e dei processi di sviluppo rurale che
Paese industriale e consumistico - che ha interessano le campagne, anche come utile
comportato anche una frattura nella memoria, contrappeso agli imperanti processi di
quasi una dimenticanza, la rimozione di un globalizzazione dell’economia e della società
mondo che si voleva lasciare definitivamente contemporanea.
alle spalle.
La memoria non è la storia, ma piuttosto un
Per qualche decennio, dopo suo frutto e anche un suo sussidio, come
il boom economico, la memoria del mondo dimostra l’uso ormai consolidato delle
contadino è così divenuta soprattutto il ricordo cosiddette fonti orali. È l’aiuto per una
della miseria, della fatica e dell’arretratezza, riflessione sull’importanza dell’agricoltura e
poi la partenza, la nostalgia del tempo perduto, delle campagne anche nell’ottica di una
infine il ritorno, incerto e sfuggente. Ci sarebbe rivalutazione dell’economia contadina, che è
bisogno di una memoria del futuro. Ma, come stata spinta fuori o ai margini di quella di
23mercato. Margini che possono, forse devono, e alla ricostruzione del rapporto città-
tornare al centro. campagna.
Quello che sembrava un addio, un tramonto
definitivo del mondo agricolo e della ruralità, Ci siamo resi conto della necessità dei
negli ultimi tempi si sta rivelando contadini, dei vecchi e dei nuovi contadini
qualcos’altro: la fine del mito del progresso e come ha scritto il sociologo rurale Jan Van
della crescita illimitata, il peggioramento della Der Ploeg.
qualità della vita nelle città più grandi e
l’emergere della questione ambientale hanno Per andare avanti ogni tanto bisogna guardarsi
spinto verso una rivalutazione del mondo indietro. Osservare il cammino fatto, bello o
rurale, prima di carattere culturale e poi anche faticoso che sia, ci serve per immaginare e
a livello pratico con l’instaurarsi di processi di costruire il futuro, un tempo diverso, mai
ritorno, legati alla multifunzionalità uguale al passato: un tempo nuovo.
dell’agricoltura, alle produzioni tipiche,
all’agriturismo, alla ricerca di nuovi stili di vita Ma non ci potrà essere un tempo nuovo senza
agricoltura, senza contadini.
24"Il Circolino ritorno al
futuro": ricordare per
partecipare e progettare...
di Benedetta Celati
Per iniziare a raccontare una storia, ci “della memoria”, laddove, nella maggior parte
insegna Italo Calvino, occorre saper estrarre dei casi, dietro tali espressioni si cela la volontà
dalla complessità del mondo, che è somma di non tanto di guardare al passato quanto di
informazioni, esperienze, valori, memoria proiettarsi in avanti, facendo del presente il
individuale e potenzialità implicita, un terreno sul quale effettuare la semina.
discorso, una narrazione, un sentimento.
Questo esercizio, per nulla banale, consente Il Circolino delle Acciaierie di
non solo di passare dalla possibilità di dire Piombino, chiuso dal 2009 e da quel momento
tutto alla capacità di dire una cosa, in modo lasciato in uno stato di abbandono, è oggi il
particolare, ma anche di rendere l’esperienza simbolo di questa proiezione che si nutre di
soggettiva il mezzo attraverso cui l’universo tante vicende umane, delle memorie di chi ha
dei casi singolari si traduce nella trama di un trascorso il proprio tempo in quello spazio,
unico racconto, che trasforma i ricordi di formandosi, conoscendo persone, e sentendosi
ciascuno in memoria collettiva. parte di una comunità.
Ricordare, se si decide di provare a progettare
un futuro potenziale, è pertanto essenziale, Per tale ragione un’organizzazione informale,
perché ci permette di costruire le fondamenta il Manifesto per la cultura, e un’associazione,
di un itinerario che, presentandosi come un il Teatro dell’Aglio, hanno pensato di attivare,
foglio bianco, reca in sé una molteplicità di ai sensi della Legge regionale Toscana 46 del
scelte immaginabili, che collegano quello che 2013, un percorso partecipativo per la
ancora non esiste con ciò che, invece, potrà costruzione di un archivio della memoria
davvero esistere. condiviso con i cittadini sulla storia di questo
edificio, che ha contribuito per decenni alla
La cura della memoria diventa così un atto di formazione dell’identità del territorio,
resilienza, un inevitabile strumento per creare coinvolgendo attivamente gli abitanti con
un nuovo o rinato senso di appartenenza, attività culturali, ricreative e sportive, spesso
allontanando quel senso di estraneità che molte offerte gratuitamente.
volte accompagna i progetti quando non sono
condivisi o partecipati. L’obiettivo è valorizzare i ricordi come
meccanismo di partecipazione e di
Queste riflessioni sono particolarmente adatte progettazione, ovvero come primo tassello di
alle azioni che riguardano i luoghi, sovente un più ampio e complesso processo di
maldestramente definiti “luoghi del cuore” o rigenerazione urbana del Circolino,
25Puoi anche leggere