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SARANGI Stringhe di soulful LIBRI Forti e Palazzi SARI Drappeggi Magici VIAGGI Un Viaggio Regale L’INDIA ED IL MONDO Operazione Safehomecoming dalla Libia ALL'INTERNO INDIA VOL 25 NO. 2 APRILE 2011 PERSPECTIVES IP Italian_Cover:Layout 1 19/05/11 9:14 AM Page 1

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QUESTO MESE IN INDIA APRILE-MAGGIO 2011 Marzo 25-Aprile 22 Rhododendron Festival Cogli l'opportunità di ammirare i rododendri nella loro stagione migliore e di partecipare a safari e trekking godendo di una spettacolare vista sul Monte Kanchenjunga. Dove: Barsey, Sikkim Aprile 5-15 Tulip Festival I turisti affollano la Valle del Kashmir per assistere allo sbocciare di migliaia di tulipani.

Numerosi eventi culturali vengono organizzati per l'occasione. Dove: Indira Gandhi Tulip Garden, Srinagar, Kashmir Maggio 4-5 Moatsu Mong Un festival per propiziarsi il favore degli Dei per un buon raccolto. Ed è anche un'occasione per la tribù Ao di riposarsi dopo la stagione della falciatura. Dove: Nagaland Maggio 15-17 Summer Festival Goditi una festa di musica classica e popolare che include anche degli eventi sportivi ed un abbagliante spettacolo di fuochi d'artificio nel giorno conclusivo.

Dove: Mount Abu, Rajasthan Aprile 22-26 Sankat Mochan Festival Il festival celebra la nascita del Dio Hanuman. In passato Pandit Jasraj e Pandit Rajan con Sajan Mishra hanno incantato il pubblico con i loro spettacoli allestiti per questa occasione. Dove: Varanasi Maggio 17 Buddha Jayanti Si celebra la nascita del Buddha con meditazioni, preghiere e processioni. Dove: Sarnath, (Uttar Pradesh) Bodhgaya (Bihar) Aprile 8-Maggio 28 IPL Season 4 Il grande evento di cricket vedrà la partecipazione dei Pune Warriors e dei Kochi Tuskers per un campionato che vedrà un totale di dieci squadre partecipanti.

Dove: 13 città in tutta l'India Aprile 28 -Maggio 1 Times Kidz World Si tratta di una fiera commerciale dedicata principalmente ai prodotti per bambini caratterizzata da spettacoli canori, concorsi e giochi. Dove: World Trade Centre, Mumbai Maggio 8-9 Banganga Fair Questa festa attira migliaia di devoti che, nel tempio, effettuano rituali e ricevono benedizioni. Dove: Radha Krishnaji Temple, Jaipur Aprile 14 Baisakhi Si celebra il nuovo anno nel Punjab e la fondazione della religione Khalsa con Bhangra, musica tradizionale locale e fiere. Dove: In tutto il Punjab Maggio 12 Thrissur-Pooram Partecipa alla processione caratterizzata da elefanti, concerti di tamburi e una moltitudine di parasoli decorati Dove: Vadakkumnathan Temple, Thrissur, Kerala IP Italian_Calender-April-May-2nd time:Layout 1 19/05/11 9:20 AM Page 2

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03 APRILE 2011 u INDIA PERSPECTIVES NOTA DELL'EDITORE marzo, New Delhi si riempie di colori in maniera spettacolare. Il mese si porta via il freddo dell'inverno e fa entrare una salutare primavera. Il Roseto di Chanakyapuri è in piena fioritura; l'aria si riempie di profumi inebrianti di flox, pervinche, malvarose e nusturtium, mentre il rosso incandescente, il viola ed il magenta delle bouganville sulle mura degli edifici delle rappresentanze diplomatiche danno un tocco di colore che illumina la strada anche dopo il crepuscolo. Nelle larghe rotatorie che collegano i grandi viali della capitale ci sono aiuole piene di boccioli che rendono davvero piacevole recarsi al lavoro di buon mattino.

La festa di Holi, che quest'anno si è celebrata il 20 marzo, esprime tutto il gioioso spirito della primavera, con le sue schermaglie giocose tra amici impegnati a macchiarsi con ogni sorta di colori sgargianti che richiamano le sfumature dei fiori tutt'intorno.

L'India, naturalmente, si manifesta in una miriade di sfumature. E questo numero intende proporre alcune di queste manifestazioni dell'Idea dell'India. Parliamo della migliore letteratura hindi, ci sintonizziamo sulle note del sarangi ed esaminiamo la magia senza tempo della sari. Vi portiamo in viaggio in ferrovia con il lussuoso Royal Rajasthan on Wheels che attraversa località rinomate come Jaipur,Agra e Benares, e vi mostriamo alcuni dei famosi forti e palazzi sikh del Punjab.

Nella nostra consueta rubrica dedicata alle Partnership per lo Sviluppo, prendiamo in esame la trasformazione messa in atto grazie ad un importante progetto di irrigazione, realizzato in Senegal da una società indiana, sulla base di una linea di credito erogata dall'India.

Parliamo anche del successo della conferenza che ha visto riuniti a New Delhi i paesi meno avanzati del mondo, impegnati a pretendere un ordine globale più giusto. E diamo uno sguardo al successo dell'Operazione Safe Homecoming, il racconto del trasferimento di circa 18.000 cittadini indiani, che sono stati fatti rimpatriare dalla Libia.

Nella speranza che il nuovo formato della rivista sia di vostro gradimento, attendiamo con piacere i vostri commenti. Navdeep Suri A Editorial-New-April-2nd time:Layout 1 19/05/11 9:28 AM Page 3

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Editor: Navdeep Suri Assistant Editor: Neelu Rohra TEAM DI MEDIA TRANSASIA Redattore Capo: Maneesha Dube Redattore: Mannika Chopra Creative Director: Bipin Kumar Redazione: Urmila Marak Coordinatore Editoriale: Kanchan Rana Grafica: Ajay Kumar (Sr. Designer), Sujit Singh, Saurabh Mishra Produzione: Sunil Dubey (DGM), Ritesh Roy (Sr. Manager) Brijesh K. Juyal (Operatore prestampa) Chairman: J.S.

Uberoi President: Xavier Collaco Controller finanziario: Puneet Nanda Inviare contributi editoriali e lettere a Media Transasia India Ltd.

323, Udyog Vihar, Phase IV, Gurgaon 122016 Haryana, India E-mail: feedback.indiaperspectives@mtil.biz Telefono: 91-124-4759500 Fax: 91-124-4759550 India Perspectives è un mensile pubblicato in arabo, lingua bahasa dell'Indonesia, bengali, inglese, francese, tedesco, hindi, italiano, pashtu, persiano, portoghese, russo, sinhala, spagnolo, tamil, turco, urdu e vietnamita. Le opinioni espresse sono quelle degli autori e non necessariamente quelle della rivista. Questa edizione è pubblicata per il Ministero degli Affari Esteri da Navdeep Suri, Joint Secretary, Public Diplomacy Division, New Delhi, 140 ‘A’ Wing, Shastri Bhawan, New Delhi-110001.

Contatti Telefonici: 91-11-23389471, 91-11-23388873, Fax: 91-11-23385549 Sito web: http://www.meaindia.nic.in Il testo può essere riprodotto citando India Perspectives Per ricevere una copia di India Perspectives si prega di contattare la rappresentanza diplomatica indiana più vicina. APRILE 2011 n VOL 25 No. 2/2011 FOTO DI COPERTINA: IL SARANGI, UN PICCOLO E BOMBATO STRUMENTO A CORDE / PHOTOLIBRARY GRAFICA DI COPERTINA: BIPIN KUMAR 14 36 SENTINELLE DELLA STORIA Nel XVI secolo, lo stato settentrionale del Punjab si arricchisce di una serie di forti e palazzi che fanno rivivere storie di valore e sacrificio ALBUM FOTOGRAFICO 46 05 16 Storia di copertina: La Forza della Letteratura 6 Saggio: Un abito magicamente senza cuciture 10 Cultura: Corde melodiose 12 Ritratto: Vandana Shiva 14 L’INDIA E IL MONDO Operazione Safe Homecoming 22 PARTNERSHIP PER LO SVILUPPO Conferenza ministeriale India-Paesi Meno Avanzati 26 Senegal, Verso la Sicurezza Alimentare 28 Business: Caffè, Tribali e Sussistenza 32 Viaggi: Royal Rajasthan on Wheels 36 RECENSIONI Libri: R.

K. Narayan 42 Film: Sudhir Aggarwal: It’s Cricket, No? 43 Mostre: Abhushan, Elogio della Gioielleria 44 Direttamente dalla fonte: Pandit Jasraj 46 INDIA PERSPECTIVES INDICE APRILE 2011 APRILE 2011 u INDIA PERSPECTIVES IP Italian_CONTENTS:Layout 1 19/05/11 9:37 AM Page 2

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06 07 LETTERATURA L a celebrazione dei centenari rappresenta l’occasione per ricordare con affetto e riconoscere l’importante patrimonio di conoscenza trasmesso dai nostri predecessori, che continuano ad essere per noi fonte di ispirazione. Nel corso di quest’anno l'India ha molte di queste opportunità. Alcuni dei nostri più importanti letterati sono nati nello stesso anno: il 1911. Il 2011 inoltre segna il 75° anniversario della fondazione della Progressive Writers’Association ed il 150° anniversario della nascita del Premio Nobel indiano Rabindranath Tagore.

I poeti e gli scrittori in lingua hindi del subcontinente indiano, nati prima dello scoppio della Prima Guerra Mondiale, sono stati spesso al fianco degli oppressi e dei negletti della Terra.

Molti appartenevano alla Progressive Writers’Association – un gruppo di scrittori e poeti che traevano ispirazione dalla Rivoluzione Russa. Si trattava di un “sindacato” del quale faceva parte il leggendario scrittore di racconti in hindi Munshi Premchand assieme ad altri come Ali Sardar Zafri e Sajjad Zaheer. I percorsi di questi scrittori si sono incrociati di rado; essi vissero le loro vite solitarie, uniti dalla causa comune di restituire dignità ai propri simili. Molti credono che Sachhidanand Hiranand Vatsyayan, meglio conosciuto con il suo nom de plume Ajneya, sia stato lo scrittore indiano con i requisiti migliori per vincere il premio Nobel per la letteratura nel XX secolo.

Egli era davvero un uomo del LA FORZA DELLA LETTERATURA Molti importanti nomi della letteratura celebrano il proprio centenario nel 2011, anno che può quindi essere ricordato come “il centenario della letteratura indiana” TESTO: PUSHPESH PANT INDIA PERSPECTIVES u APRILE 2011 APRILE 2011 u INDIA PERSPECTIVES IP Italian_Lead Story:Layout 1 19/05/11 9:53 AM Page 2

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08 09 rinascimento, un poeta che ha fatto scuola, uno scrittore che è stato pioniere del modernismo nella lingua hindi, un raffinato saggista ed un rinomato editore. Dietro a questa persona di cultura, dal carattere enigmatico, troviamo un'anima sensibile ed una mente cosmopolita. Il racconto di esordio di Ajneya Shekhar Ek Jiwani ha suscitato scalpore e si è subito affermato come un classico contemporaneo. Egli è noto soprattutto per aver curato l'edizione delle antologie Tar Saptak che hanno raccolto per la prima volta, in un unico volume, sette promettenti poeti. Apane Apane Ajnabi, un racconto successivo, sviscerava il tema dell'angoscia esistenziale.

Non esiste un uomo più diverso da Ajneya di Nagarjuna. Questi si divertiva ad esibire i suoi modi rustici e spartani senza mai pensare di smussarli. Vestendosi, parlando come un analfabeta. Nagarjuna rifuggiva le forme sofisticate sia nel suo stile di vita che nei suoi componimenti letterari. Egli parlava ai lettori in maniera molto diretta, caratteristica che lo avvicinava alle masse da cui veniva chiamato con il semplice appellativo di Baba. Dietro la maschera bohemien si nasconde una mente acuta ed un animo colmo di sensibilità ed umanità. Nato con il nome di Vaidya Nath Mishra, a Madhubani, nel Bihar settentrionale - regione famosa per i suoi dipinti tradizionali dai colori ammalianti e dai forti tratti - da giovane si convertì al Buddismo ed assunse il nome del leggendario filosofo Nagarjuna con il quale raggiunse una fama straordinaria.

Nagarjuna ha scritto numerose raccolte di poesie, ma ciò che lo ha consacrato alla celebrità sono stati i suoi versi, pieni di pathos ed intensità emotiva, scritti durante la carestia del Bihar, oppure quelli pieni di estasi di fronte allo spettacolo del panorama himalayano. Kedarnath Agrawal ha condiviso con Nagarjuna l’interesse per l'ideologia socialista: egli era originario di Bundelkhand, terra arida e impervia, che diede i natali a patriottici briganti e feroci banditi. Per guadagnarsi da vivere svolse praticantato come avvocato presso le corti distrettuali di Banda, ma la sua vera passione era la poesia.

Kedarnath Agrawal ha scritto poemi in cui descrive, in maniera sommessa, l'epico eroismo di un combattente che lotta contro l’assurdità dell'uomo comune. Diffidente e con toni pacati egli ha scelto un idioma popolare semplice con cui qualsiasi lettore avrebbe potuto relazionarsi. Gopal Singh Nepali è stato uno scrittore di notevole forza che poteva intrattenere il grande pubblico con letture di poesie e romantiche e patriottiche ‘canzoni del popolo’, che potevano durare anche una notte intera. Shriram Sharma è un nome degno di nota negli annali del giornalismo in lingua hindi. Egli ha non solo curato, con grande partecipazione, la pubblicazione del quotidiano Vishal Bharat, ma anche fornito un grande contributo all'arricchimento del repertorio letterario della sua lingua madre con alcuni deliziosi racconti di shikar (caccia) — un genere con cui pochi ebbero l'ardire di cimentarsi.

Al contrario, Shamsher fa sentire la forza della sua presenza quasi silenziosamente. I suoi versi continuano a risuonare come l'eco prolungata di un suono che si propaga attraverso il metallo, anche dopo aver messo da parte il libro. Nato a Dehradun, ai piedi delle colline himalayane, la sua vita ha seguito una traiettoria letteraria molto diversa da quella dei suoi colleghi nati nello stesso periodo. Anch'egli era un marxista ed aveva abbandonato gli studi per dedicarsi completamente alla poesia. Era un uomo silenzioso, introverso, sempre dedito al miglioramento del suo lavoro nell’intento di realizzare un'opera ricca e completa.

Chiamato anche 'il poeta dei poeti', Shamsher ha scritto poemi e ghazal in hindi — un genere che fino ad allora era considerato dominio esclusivo dell'urdu. Traduttore preciso e autore di memorabili racconti e saggi di rilievo, la sua passione per l'urdu era paragonabile al suo amore per la hindi. E passiamo infine ad un altro poeta il cui centenario cade quest'anno. Sebbene Faiz Ahmed Faiz si fosse stabilito in Pakistan dopo la Partizione, il suo legame con l'India è sempre stato ben documentato. Ha condiviso moltissime cose con i suoi contemporanei oltre frontiera. Influenzato dal marxismo, egli aveva un aspetto cosmopolita e fuori dagli schemi, e nutriva grande interesse per le vicende umane, mescolando il fervore rivoluzionario con un seducente romanticismo.

Come ha osservatoAhmed Faraz, un altro incisivo poeta pachistano: ‘Se Faiz dipinge un poster realizza sempre un quadro, un capolavoro!’ Mentre ci accingiamo ad onorarli tutti con una serie di celebrazioni commemorative, sia in forma ufficiale che privata, non dobbiamo dimenticare quell'invisibile filo che unisce tutti questi scrittori — la loro Indianness. Un memorabile verso sanscrito ci ricorda che i grandi scrittori non dovevano temere la morte; il loro yashahkaaya — la loro fama – sopravviverà ai corsi e ricorsi storici. —Pushpesh Pant è un accademico con molteplici interessi come la cinematografia e la letteratura ALCUNI DEI NOSTRI PIÙ IMPORTANTI LETTERATI SONO NATI NELLO STESSO ANNO: IL 1911.

IL 2011 INOLTRE SEGNA IL 75° ANNIVERSARIO DELLA FONDAZIONE DELLA PROGRESSIVE WRITERS’ ASSOCIATION ED IL 150° ANNIVERSARIO DELLA NASCITA DEL PREMIO NOBEL INDIANO RABINDRANATH TAGORE. SCRIVERE PAROLE (dall'alto in senso orario) Nagarjuna; Gopal Singh Nepali; Kedarnath Agarwal; Shriram Acharya; Ajneya e Faiz Ahmed Faiz INDIA PERSPECTIVES u APRILE 2011 APRILE 2011 u INDIA PERSPECTIVES IP Italian_Lead Story:Layout 1 19/05/11 9:53 AM Page 4

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UN ABITO MAGICAMENTE SENZA CUCITURE APPROFONDIMENTO RTA KAPUR CHISHTI 11 10 É stato l’abito privo di cuciture che ha dominato il Subcontinente dal punto di vista sartoriale – espandendosi in ogni territorio da nord a sud. Ha assunto molte forme e viene drappeggiato in innumerevoli modi da uomini e donne – come abito composto da un unico pezzo, o da due o anche tre, con una parte più lunga usata come copertura per la testa dagli uomini o a volte combinata con un capo da spalla o angvastram che viene usato in vari modi per proteggersi dal caldo. Nonostante questo abito privo di cuciture venga creato sul telaio in base ad una determinata lunghezza e larghezza, quello che lo distingue da un semplice, banale drappo di stoffa è che esso viene concepito come un abito a tre dimensioni con una diversa densità nelle sue varie parti.

La sari non è che uno dei tipi di abito senza cuciture. Se prendiamo in considerazione il suo design, la sua storia conta almeno mille anni; con innumerevoli variazioni di motivi, di modi di drappeggiare e di struttura tra la sua parte interna e il lembo esterno, e i suoi due bordi che garantiscono al drappeggio forza e peso mentre il corpo esalta la forma della sari o del dhoti quando vengono indossati. Il profondo coinvolgimento ed il completo senso di identità che la donna indiana ha con la sari hanno fatto si che resistesse alle pressioni verso un cambiamento di stile d''abbigliamento, fornendo continuità alla tradizione di tessitura esistente in ogni parte del paese.

La sari rappresenta una cultura in cui l’abito filato, tessuto e decorato, senza alcuna traforazione né intromissione da parte di aghi, era considerato non solo più appropriato in termini La sari forma la base della nostra tradizione tessile. La sfida è quella di rinforzare e continuare questa tradizione affinché possa penetrare il mercato globale FOTO: PER GENTILE CONCESSIONE/INDIAN SARIS/EDITO DA WISDOM TREE FORME DIVERSE: (in alto) Una donna marathi in una sari tradizionale drappeggiata nello stile della regione; (pagina a fronte dall’alto) una sari sidha pallav del nord dell’India; una sari tradizionale pinkosuvam del Tamil Nadu; una donna tribale Oraon del Sarguja, Chhattisgarh e nivi, uno stile moderno cittadino ampiamente diffuso in India estetici e per quanto riguarda il pensiero comune, ma indossarlo è anche visto come un segno di grande purezza e semplicità.

Il modo di drappeggiare si confaceva tra l’altro alle condizioni climatiche indiane poiché consentiva un costante passaggio di aria, fornendo al corpo una delicata quanto mobile protezione dal sole cocente e allo stesso tempo instillando un senso di decoro in armonia con il carattere e la cultura locale. La sari, in qualche modo, diventa la nostra pelle più esteriore e quindi segnala non soltanto chi siamo e da dove veniamo, ma è anche espressione di dove stiamo andando. Tuttavia, negli ultimi vent’anni le esigenze di funzionalità legate al movimento e le influenze esterne hanno impattato sugli stili di abbigliamento delle donne indiane.

Sempre più, le donne oggi preferiscono abiti cuciti e uno stile occidentale, fatto di tessuti semplici da curare, da lavare ed indossare senza troppe complicazioni. Eppure, un tempo cavalcavano in sari a Jhansi nell’Uttar Pradesh e nuotavano persino nelle acque dei fiumi e dei laghetti con le loro sari rimboccate tra le gambe, quasi fossero dei pantaloncini senza cuciture. La sari non è soltanto nota con nomi diversi (lugda, dhoti, pata, seere, sadlo, kapad) ma, nelle varie parti del paese, è proprio concepita diversamente nella forma e nella struttura, negli usi e costumi. È una banda di tessuto, lunga o corta, larga o stretta, secondo la maniera in cui viene usata.

Infatti, non c’è un solo tipo di sari. Dai cotoni grezzi e pesanti da lavoro indossati dalle donne lavoratrici dei campi e delle fattorie alle più raffinate mussoline, che venivano tradizionalmente intrise di amido e pieghettate — prima dell’avvento del ferro a vapore, portato dai francesi nel Bengala — la versione finale della sari fu ingegnosamente, e necessariamente, resa opaca per la persona che l’aveva indosso in quanto veniva portata senza sottoveste.

L’ampia gamma di sari, da quelle pesanti a quelle leggere, da quelle ruvide a quelle più raffinate, in una varietà illimitata di tessuti e motivi, tipi di cotone, sete e misture di seta e cotone, è stupefacente. L’identità di ciascuno stato, o forse dovremmo dire di ciascuna regione, poiché gli stati non corrispondono necessariamente a dei raggruppamenti culturali preesistenti, interpreta la sari in una maniera unica. L’abilità nel combinare i materiali, reinterpretare ed anche ricreare motivi dal semplice fiore del cotone fino ai fiori rampicanti, ai disegni pieni di tralci e gamme geometriche, è illimitata e specifica da regione a regione.

Dalle organze di cotone e seta più trasparenti e velate che si trovano nel Bengala Occidentale, a Venkatgiri - in Andhra Pradesh - a Chanderi - in Madhya Pradesh - fino ai tessuti traslucidi di Maheshwari - in Madhya Pradesh - la tavolozza visiva è assai ampia. Sari, dhoti, pagdi/safa hanno fornito la base della tradizione tessile dell’India. Questi indumenti hanno supportato e promosso la straordinaria abilità di tessitura degli artigiani. I principali centri di commercio tessile di Varanasi in Uttar Pradesh, Murshidabad nel Bengala Occidentale, Mysore in Karnataka e Kanchipuram in Tamil Nadu, ed altri centri molto noti, sono cresciuti perché promuovevano la produzione di manufatti tessili, particolarmente della sari.

Divennero anche le rotte attraverso le quali le influenze, dall’interno e dall’esterno del paese, arrivavano al filatore, al tessitore, al tintore ed al disegnatore aiutandoli ad ampliare costantemente il loro vocabolario artistico locale. La sfida oggi è quella di rinforzare e continuare questa tradizione tessile come significativo ed armonioso strumento di sviluppo, e simultaneamente esser parte di un mercato globale competitivo. Come democrazia, questa competizione globale gioca a vantaggio dell’India, con la sua forza numerica, i suoi vari livelli di sviluppo economico e, in modo più significativo, la disponibilità di manodopera specializzata che le conferisce un enorme valore aggiunto.

L’abito privo di cuciture, che non deve essere necessariamente utilizzato nella sua forma tradizionale, può fornire oggi la base per sviluppi futuri se continuerà ad essere indossato anche nel mondo contemporaneo.

Rta Kapur Chishti è una storica dei tessuti ed anche co-autrice ed editore dei volumi Saris of India INDIA PERSPECTIVES u APRILE 2011 APRILE 2011 u INDIA PERSPECTIVES IP Italian_ESSAY-Textiles:Layout 1 19/05/11 10:00 AM Page 2

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ARTE E CULTURA 12 13 cioè il sarangi perse le sue connotazioni di strumento per musicisti itineranti, lo strumento fu ampiamente utilizzato nelle kotha di cantanti professioniste. I musicisti furono introdotti nelle corti reali per accompagnare i recital delle cortigiane. Ma anche questa associazione ebbe vita breve perché la tradizione nautch venne bandita nel XIX secolo.

Lasciati senza altra scelta se non quella di cercare impiego come artisti alla radio, tristemente ai suonatori di sarangi venne data importanza soltanto quando la musica doveva celebrare il lutto per la morte di un leader nazionale. Tuttavia questo cambiamento nel suo destino si rivelò una benedizione: questa epoca, infatti, produsse alcuni dei più raffinati suonatori di sarangi dell’ultimo secolo. Non appena venne fondata la stazione radiofonica a Delhi, nel 1942, Ustad Sabri Khan ne entrò a far parte come membro dell’orchestra ma subito fece del suo strumento un vero emissario della musica indiana all’estero.

Presto gli artisti iniziarono a fare anche delle incursioni nella nascente industria cinematografica di Bombay, la matrice della Bollywood odierna. Il rinomato artista di sarangi Sultan Khan ha accompagnato cantanti come Lata Mangeshkar e molti altri artisti così frequentemente che il direttore d’orchestra durante le registrazioni era solito chiamarlo per nome. Seppure in un ruolo secondario rispetto a quello principale dei cantanti, il sarangi iniziò ad essere considerato uno strumento di accompagnamento indispensabile.

La conseguenza naturale fu l’assurgere del sarangi al ruolo di strumento solista e fu proprio Pandit Ram Narayan a compiere per primo questo passo nel 1956. Stranamente, all’inizio, il mondo della musica non reagì bene rispetto a questa novità e si racconta che durante una fatidica serata fu persino cacciato a fischi dal palco. Ma quella battuta d’arresto lo motivò ancora di più ad andare avanti e così Panditji registrò album a 78 giri come solista cui seguirono negli anni ‘60 dei tour di concerti in Europa. Per rendere il suo formato da solista più attraente sperimentò anche particolari tecniche come quella di pizzicare le corde con l'archetto ad angolo retto.

Egli ha avviato all'arte della musica anche membri della sua famiglia e discepoli, ed oggi i suonatori di sarangi continuano ad affermarsi come solisti oltre che nell'accompagnamento.

Inevitabilmente, allora, la mentalità generale nei confronti del sarangi subì una trasformazione: i musicisti venivano mandati a partecipare a scambi culturali e i suonatori di sarangi divennero ambasciatori della musica. Uno di questi rappresentanti della cultura musicale, forse tra i primi ad essere scelto per questo ruolo, fu Ustad Sabri Khan che creò dei forti legami con musicisti inAfghanistan, America del Nord e in Europa. Con il crescere della sua popolarità a livello mondiale, il sarangi ha salito anche un altro gradino nella scala del successo. Ha preso posto nella world music grazie a suonatori di sarangi come Kamal Sabri.

Insieme a musicisti dal Medio Oriente e dall’America, Kamal Sabri ha prodotto album che hanno avuto una vasta popolarità nella categoria world music. Così, quando il Comitato dei Premi Nobel era in cerca di artisti che eseguissero world music, fu proprio Kamal Sabri ad essere chiamato dall’India per la serata della Cerimonia di Conferimento del Premio Nobel nel 2009. In seguito, egli si è esibito durante le celebrazioni per il compleanno del Re di Spagna sancendo così l’affermazione del sarangi come strumento solista apprezzato a livello mondiale.

Oggi, il sarangi trasmette un senso di continuità davvero unico. Non ha perduto nessuna delle sue caratteristiche originali pur continuando a sperimentare per trovare nuove possibilità da esplorare. Non c’è quindi da stupirsi che i musicisti amino chiamare il loro strumento con il nome di saurangi saaz, poiché la sua musicalità piena di sfumature ha davvero qualcosa da offrire ad ogni genere di ascoltatore. —Shubra Mazumdar scrive di cultura indiana e di musica classica CORDE MELODIOSE Considerato in origine un semplice strumento da accompagnamento, il sarangi ha oggi acquisito un riconoscimento a livello mondiale TESTO: SHUBRA MAZUMDAR L a procedura di routine per il conferimento del Pandit Krishnarao Shankar Award 2011 al Shankar Gandharva Mahavidyalaya di Gwalior ha preso una piega nostalgica quando colui che era stato premiato, il maestro di sarangi Pandit Ram Narayan, ha cominciato a rievocare i suoi trascorsi decennali con il grande decano della musica Pandit Krishnarao Shankar Pandit.

Narayan fu reclutato come artista nello staff della All India Radio di Lahore, nel 1944, quando venne incaricato di accompagnare Panditji. Suonare con il cantante era estenuante e molte volte i musicisti di tabla dovevano essere sostituiti a metà dell’esibizione perché crollavano sfiniti. Ma Ram Narayan uscì da quell’esperienza con successo diventando l’accompagnatore di sarangi preferito da Panditji nei suoi innumerevoli concerti. Questa collaborazione avrebbe avuto delle implicazioni di enorme portata per lo strumento.

Nella tradizione musicale indiana il sarangi si è affrancato dall’essere un semplice strumento di accompagnamento usato da mendicanti e menestrelli itineranti che suonavano melodie e canzoncine alle sagre, in prossimità dei templi e dei gurudwara o seguendo le carovane di cammelli nel deserto, raccontando ballate di coraggiosi guerrieri.

Dalla metà dell’Ottocento, da quando MUSICALMENTE VOSTRO: Pandit Ram Narayan INDIA PERSPECTIVES u APRILE 2011 APRILE 2011 u INDIA PERSPECTIVES IP Italian_Sarangi:Layout 1 19/05/11 10:04 AM Page 2

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RITRATTO 14 “S e mettete anima e corpo in un lavoro potete fare la differenza”, dice Vandana Shiva, una delle intellettuali più raffinate del paese, che si occupa di argomenti che vanno dalla bio-pirateria alla conservazione del suolo. Filosofa, ecologista ed eco-femminista, nel 2003 il settimanale Time l’ha riconosciuta un’eroina ambientalista mentre l’Asia Magazine l’ha inclusa tra i cinque più potenti comunicatori dell’Asia. Nel 1993 vinse il Rights Livelihood Award, considerato alla stregua del Premio Nobel.

La battaglia di Shiva per l’ecologia iniziò con il movimento Chipko: con donne che abbracciavano gli alberi nell’Uttaranchal per fermare la deforestazione.

Poi iniziò a indagare sulle coltivazioni di eucalipto che prosciugavano l’acqua del sottosuolo e andò avanti combattendo contro le cave per l’estrazione del calcare nella Doon Valley. Nel 1982 fondò la Research Foundation for Science, Technology and Ecology che diresse fino alla creazione di Navdanya, un movimento nazionale per la protezione della diversità e l’integrità delle risorse viventi, specialmente dei semi endogeni, la promozione dell’agricoltura biologica e del commercio equo e solidale. Per vent’anni Navdanya ha lavorato con comunità ed organizzazioni locali per incrementare la diffusione delle colture senza l’impoverimento del suolo dai suoi nutrienti.

Circa 500.000 agricoltori praticano l’agricoltura biologica nel paese sotto l’ombrello di Navdanya. L’impegno di Navdanya ha sortito la creazione di 55 banche dei semi e la conservazione di qualcosa come 3.000 varietà tradizionali di riso – aromatico, riso resistente al sale ed alla siccità. “Salvando i semi salviamo vite”, dice Shiva e ricorda l’eccitazione di aver trovato un seme di ragi sul fondo di un bidone per alimenti dopo 40 anni. Il ragi è un cereale molto nutriente tipico del sud dell’India che ha sempre salvato i bambini specialmente dalle deficienze nutrizionali ma che, con l’avvento dei cibi più raffinati, ha perduto la sua importanza nell’alimentazione comune.

Con le inondazioni che sono progressivamente diventate un fattore di decimazione delle piantagioni di riso, Navdanya è andata avanti nella scoperta di una varietà di riso che cresce fino a 18 piedi e resiste alle inondazioni. Dopo che il ciclone colpì l’Orissa lasciando un letto di terreno salato, Navdanya tirò fuori dalla sua magica banca dei semi tre varietà di riso resistenti al sale — Kalambank, Lunabakada e Sankarchin. Quando lo tsunami colpì le coste del Tamil Nadu nel dicembre 2004, il dipartimento dell’agricoltura temeva che gli agricoltori dovessero aspettare cinque anni fino alla scomparsa del sale dal terreno, ma Shiva arrivò anche lì con la sua offerta dei semi resistenti al sale.

Due carichi di questi semi vennero inviati dalla banca dell’Orissa al Tamil Nadu consentendo così un buon raccolto per la stagione successiva. Contemporaneamente, la Research Foundation iniziò a combattere la bio-pirateria. La brevettazione del neem, del riso basmati e dei cereali su cui si concentra un forte interesse commerciale da parte dei mercati esteri è stata per il momento interrotta ma non bisogna abbassare la guardia, dice la Shiva. Per generare e sostenere l’interesse nei semi locali, nel 2004 venne creata nella DoonValley la BijaVidyapeeth, un college internazionale per la sostenibilità, in cooperazione con il Schumacher College della Gran Bretagna.

Contemporaneamente,Vandana Shiva ha fondato una fattoria di 25-acri per la ricerca, la formazione e la conservazione. La creazione di cibo sostenibile per creare una fonte di sostenibilità per i contadini è la missione di Shiva.Aquesto scopo ha fondato due banche dei semi nel Vidharbha e sta promuovendo le coltivazioni biologiche. Attualmente, sta aiutando il governo del Bhutan a portare avanti il biologico e gli agricoltori di questo paese sono a Dehra Dun per fare formazione.

Questa infinità di esperienze di Shiva sono state documentate. Scrittrice prolifica, è autrice di una dozzina di libri. E l’anno scorso è stata insignita del Sydney PeaceAward per il suo libro: Soil not Oil, aggiungendo un’altra onorificenza al suo straordinario CV. —Usha Rai è una giornalista affermata specializzata su temi inerenti allo sviluppo e su questioni legate all’ambiente. SALVARE SEMI, SALVARE VITE Ambientalista, eco-femminista, filosofa, autrice, Vandana Shiva è una donna dai molteplici aspetti TESTO: USHA RAI LA BATTAGLIA DI SHIVA PER L’ECOLOGIA INIZIÒ CON IL MOVIMENTO CHIPKO: CON DONNE CHE ABBRACCIAVANO GLI ALBERI NELL’UTTARANCHAL PER FERMARE LA DEFORESTAZIONE.

POI INIZIÒ A INDAGARE SULLE COLTIVAZIONI DI EUCALIPTO CHE PROSCIUGAVANO L’ACQUA DEL SOTTOSUOLO PHOTOS: AFP INDIA PERSPECTIVES u APRILE 2011 IP Italian_Profile Vandana Shiva:Layout 1 19/05/11 10:14 AM Page 2

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17 16 SENTINELLE DELLA STORIA Andando indietro fino al XVI secolo, una serie di fortificazioni e palazzi si sono moltiplicati nello stato del Punjab, nell’India del Nord, dando vita a storie appassionanti che parlano di valore e sacrificio. Una selezione di fotografie tratte da Forts and Palaces of India di Amita Baig. I FORTI ED I PALAZZI SIKH ALBUM FOTOGRAFICO BAHADURGARH FORT Alla periferia di Patiala si trova il grandioso Forte sikh di Bahadurgarh. È un esempio tipico di nara durg, uno di quei forti protetti da una valorosa schiera di soldati.

Il forte è di forma circolare, con una serie di ingressi ed un doppio livello di fortificazioni.

La maggior parte degli edifici all’interno era adibita ad un utilizzo militare, ma ci sono anche dei gurudwara, una moschea ed alcuni appartamenti reali. È considerato uno dei forti meglio protetti costruiti nel Punjab. Il forte originale sembra essere stato edificato da Nawab Saif Khan nel 1658, nell’antico villaggio di Saifabad. Dove si trova: a sei km da Patiala nel Punjab (pagina accanto) Fortificazioni e lo storico gurudwara all’interno del Bahadurgarh Fort; balcone che corre lungo il piano superiore nella Durbar Hall al Jagatjit Singh Palace, a Kapurthala INDIA PERSPECTIVES u APRILE 2011 APRILE 2011 u INDIA PERSPECTIVES IP Italian_Photo Feature:Layout 1 19/05/11 10:21 AM Page 2

19 18 KAPURTHALA JAGATJIT SINGH PALACE La Durbar Hall venne fatta costruire dal Maharaja Jagjit Singh. Un’iscrizione sulla facciata esterna testimonia che la costruzione venne iniziata nel 1882 e completata nel 1889. Consiste di tre strutture comunicanti, con stanze e porte. La struttura principale, che veniva usata come Durbar Hall, ha una pianta rettangolare, che consta di un atrio centrale a doppia altezza con delle navate su entrambi i lati ed un ingresso a doppia altezza. Oggi viene usata come biblioteca ma conserva gli elementi di un grandioso palazzo.

Location: lungo l’arteria Jalandhar-Ferozpur nel Punjab Facciata del Jagatjit Palace a Kapurthala INDIA PERSPECTIVES u APRILE 2011 APRILE 2011 u INDIA PERSPECTIVES IP Italian_Photo Feature:Layout 1 19/05/11 10:22 AM Page 4

21 Tratto da: FORTS AND PALACES OF INDIA di Amita Baig Fotografie: Joginder Singh Editore: Om Books International Prezzo: Rupie 2.995 Pagine: 256 20 QILA MUBARAK Originariamente un forte di fango o kachi garhi, Qila Mubarak venne consolidato da Baba Ala Singh dopo la conquista di Sirhind, come forte della vittoria. Qila Mubarak è costruito con dei mattoni particolarmente larghi in uso in questa regione. Il forte è un’immensa struttura con 32 bastioni, il più largo dei quali ha una circonferenza di 290 piedi alla sua sommità. Qila Mubarak ha un cancello di pietra arenaria decorata minuziosamente, ricoperto di molteplici aperture ad arco.

Il cortile più importante nel Qila ospita il Rang Mahal. Location: a Patiala, 29 km ad ovest di Ambala, nel Punjab (pagina accanto) un interno di un Forte sikh; un’alcova che lascia intravedere una parete adornata artisticamente nella camera della luna di miele all’interno del Qila Mubarak INDIA PERSPECTIVES u APRILE 2011 APRILE 2011 u INDIA PERSPECTIVES IP Italian_Photo Feature:Layout 1 19/05/11 10:22 AM Page 6

L'INDIA E IL MONDO N on appena la prima ondata di proteste ha travolto la Libia verso la metà di febbraio, subito dopo le rivolte in Tunisia ed Egitto, Ariful Islam, di origine indiana, ha cominciato a preoccuparsi. Viveva in Libia da circa 32 anni e non aveva mai visto nulla di simile. Sperava che tutto si sarebbe risolto in pochi giorni. Ma non fu così. Le proteste divennero più accese man mano che prendeva forza la richiesta di porre termine al dominio di Muammar Gheddafi, che durava da 42 anni. Presto, Islam, che era stato presidente della comunità indiana a Bengasi, venne ingaggiato dal governo indiano per prestare aiuto ai cittadini indiani presenti nella regione orientale, dove egli abitava.

C'erano circa 2.700-2.800 persone e dovevano essere tutte rimpatriate. Non ero preoccupato per la mia sorte personale. Volevo che fossero gli altri a lasciare la Libia per primi. Io sono tornato solo dopo che la maggior parte aveva già lasciato il paese” dice l'ingegnere, consulente presso una multinazionale, che è tornato a New Delhi il 10 marzo insieme ad altri 15 concittadini. Egli ha parole di apprezzamento per il governo indiano che ha organizzato il rimpatrio dei cittadini indiani senza che si verificasse alcun problema. “Hanno fatto un lavoro encomiabile” dice, ora che è tornato nel comfort della sua città d'origine: Aligarh..

Questa è la sensazione che la maggior parte dei 16.200 indiani che hanno fatto ritorno condivide con Islam. Ed a pieno credito. Un compito gigantesco, quello di procedere al rimpatrio di circa 18.000 indiani, si è svolto senza alcun intoppo. L'ultima volta che il governo indiano aveva dovuto affrontare un caso di queste proporzioni fu quando si procedette a rimpatriare circa 110.000 persone durante l'invasione del Kuwait da parte dell'Iraq nel 1990, quando migliaia di indiani furono costretti a fuggire ad Amman, capitale della Giordania.

Questa volta, il governo è entrato immediatamente in azione costituendo, presso il South Block, un'unità operativa ENTRARE IN AZIONE Un compito gigantesco, l'Operazione Safe Homecoming è riuscita a portare a termine con successo il rimpatrio di circa 18.000 indiani da una Libia in preda a sconvolgimenti TESTO: MEENAKSHI KUMAR BENVENUTI A CASA: Il Ministro di Stato per gli Affari Esteri E. Ahamed (sinistra) ed il Foreign Secretary Nirupama Rao (estrema sinistra) accolgono i cittadini indiani rimpatriati dalla Libia all'aeroporto internazionale Indira Gandhi di New Delhi 22 23 INDIA PERSPECTIVES u APRILE 2011 APRILE 2011 u INDIA PERSPECTIVES IP Italian_Libya-Home Coming:Layout 1 19/05/11 10:30 AM Page 2

completamente dedicata alla gestione della crisi. Chiamata ‘Situation Room’, era presidiata giorno e notte da giovani funzionari del Ministero degli Affari Esteri. L'Operazione Safe Homecoming ha avuto inizio il 24 febbraio, ed i primi voli speciali dell'Air India il 26 e 27 febbraio hanno fatto la spola con la Libia trasferendo circa 530 persone. Un nucleo operativo, formato da alcuni funzionari guidati dal Foreign Secretary Nirupama Rao, ha condotto l'Operazione dal South Block. Altri ottanta funzionari sono stati inviati in loco, in Libia, Cairo, Tunisia e Malta. Hanno lavorato senza sosta, monitorando gli sviluppi, aiutando gli indiani bloccati in Libia a lasciare il paese, lavorando per l'ottenimento dei permessi necessari e facendo in modo che le persone coinvolte potessero essere rimpatriate in piena sicurezza.

Jayant Prasad, Special Secretary, Public Diplomacy, che faceva parte di questo nucleo operativo, definisce questa Operazione un “esercizio logistico di grandi proporzioni che è stato eseguito in maniera rapida ed efficiente”.

Il governo ha usato sia le rotte aeree che quelle via mare per rimpatriare i propri cittadini. Dei 53 voli speciali, 36 erano charter dell'Air India destinati al rimpatrio degli indiani dalla Libia. I restanti 17 voli hanno rimpatriato persone daAlessandria d'Egitto, Djerba in Tunisia, e La Valletta a Malta. Questi ultimi erano velivoli privati; era stato inoltre messo a disposizione anche l'aereo dell'Indian Air Force ‘Gajraj’. In assenza di voli diretti, il governo aveva organizzato un ponte aereo tra la Libia e New Delhi e tra Sebha e Mumbai. Tra il 26 febbraio e il 10 marzo sono stati resi operativi tre / quattro voli giornalieri Air India per accelerare le operazioni.

L'Air India è stata magnificamente all'altezza del compito ed ha svolto un ruolo straordinario con la collaborazione di Prashant Sukul e Naseem Zaidi del Ministero dell'Aviazione Civile” dice Prasad.

La decisione di inviare navi della Marina indiana – occorrono 12 giorni di navigazione dalle coste libiche all'India – è stata presa come misura di riserva. Il governo voleva essere pronto in caso si fosse verificata un'emergenza imprevista. Tre navi, la Scotia Prince, la Red Star One e la INS Jalashwa, sono state messe a disposizione per trasferire le persone dalle zone portuali mentre la INS Mysore faceva da scorta e da nave d’appoggio. Nel frattempo, nella capitale, il Ministero degli Affari Esteri, il Ministero degliAffari Indiani d'Oltreoceano e il Delhi International Airport Limited (DIAL), avevano reso operativo il Terminal 2 (ora chiuso) per accogliere i passeggeri in arrivo.

Il terminal era presidiato da funzionari del governo e, appena due giorni dopo il lancio dell'Operazione, erano già operativi i desk per le prenotazioni aeree e ferroviarie. L'intera operazione è costata al governo circa 115 crore di rupie. Prasad non ha parole per esprimere il suo encomio per il lavoro esemplare svolto dall'Ambasciatore indiano in Libia M. Manimekalai. “È una funzionaria davvero coraggiosa che ha affrontato numerosi rischi pur di portare a termine l’operazione di rimpatrio in totale sicurezza” ha affermato. Un ruolo altrettanto degno di lodi, aggiunge, è stato svolto tra gli altri anche dall'Ambasciatore indiano al Cairo, R.

Swaminathan, dall'Ambasciatore indiano in Slovacchia Rajiva Misra, che si è recato a Malta, e dall'Ambasciatore indiano a Tunisi P. S. Randhawa. La Libia ospitava molti indiani che cercavano un futuro migliore in una nazione ricca di petrolio. Solo a Bengasi si trovavano circa 3.000 concittadini che lavoravano presso società edili, istituti di istruzione ed ospedali. Gli altri erano distribuiti su tutto il territorio libico. Per molti di loro l'esperienza è stata traumatica. Praseedha Ravindran, un’infermiera di 25 anni di Kottayam, si trovava a Tripoli appena due settimane prima dello scoppio della crisi.

Per il momento non pensa di farci ritorno. Dice: “Anche se non ho avuto grossi problemi, i miei genitori non mi permettono di ripartire”. Prasanth T. Jacob, che lavorava a 200 chilometri da Tripoli come supervisore meccanico, pensa di tornarci nel caso la situazione migliori, anche se ha vissuto un’esperienza traumatica. “Mentre procedevamo in direzione dell'ufficio, che si trovava a 200 chilometri di distanza, abbiamo incontrato 150 posti di blocco. Ci hanno portato via i cellulari, i portatili ed i nostri soldi”. Islam, invece, ha viaggiato via terra fino al Cairo. Il percorso era pieno di pericoli ma lui è stato fortunato perchè il gruppo con cui viaggiava non ha avuto problemi.

Ora che l'Operazione Safe Homecoming è giunta alla conclusione, i funzionari che gestiscono la ‘Situation Room’ possono finalmente rilassarsi. Hanno portato a compimento il loro lavoro senza creare disguidi. n VERSO CASA: (dall'alto partendo da sinistra) Funzionari esaminano i documenti dei passeggeri indiani sulla Scotia Prince; passeggeri a bordo della nave.

L'OPERAZIONE SAFE HOMECOMING HA AVUTO INIZIO IL 24 FEBBRAIO, ED I PRIMI VOLI SPECIALI DELL'AIR INDIA IL 26 E 27 FEBBRAIO HANNO FATTO LA SPOLA CON LA LIBIA TRASFERENDO CIRCA 530 PERSONE. UN NUCLEO OPERATIVO, FORMATO DA ALCUNI FUNZIONARI HA CONDOTTO L'OPERAZIONE DAL SOUTH BLOCK 24 25 INDIA PERSPECTIVES u APRILE 2011 APRILE 2011 u INDIA PERSPECTIVES IP Italian_Libya-Home Coming:Layout 1 19/05/11 10:30 AM Page 4

PARTNERSHIP PER LO SVILUPPO 26 27 I l piccolo stato di Tuvalu, il gruppo di bassi atolli corallini nel Pacifico meridionale dove il mare sta avanzando sulla terraferma, il Lesotho, enclave priva di sbocchi sul mare, circondato completamente dal Sud Africa, e Haiti, che ha subito un terremoto devastante, hanno una cosa in comune.

Sono tutte nazioni con alti livelli di povertà, scarse risorse ed infrastrutture, e sono economie estremamente sensibili ad eventi esterni di qualsiasi natura. Assieme ad altre 45 nazioni, formano un gruppo che è stato classificato dalle Nazioni Unite come paesi con popolazioni ad alto grado di vulnerabilità, e sono raggruppate sotto la sigla Least Developed Countries (LDC – Paesi Meno Avanzati, PMA). Nello scorso febbraio i Ministri degli Esteri di 35 PMA ed i loro ambasciatori presso le Nazioni Unite sono giunti a New Delhi per partecipare alla prima conferenza ministeriale India-PMA.

L'India intrattiene relazioni con la maggior parte di questi Paesi Meno Avanzati ma l'incontro ministeriale ha rappresentato la prima occasione di ospitarli come gruppo. La conferenza di Delhi ha avuto una durata di due giorni ed è stata una preparazione alla IV Conferenza delle Nazioni Unite sui PMA (UN LDC IV) in programma ad Istanbul dal 9 al 13 maggio. L'obiettivo era quello di fornire un'opportunità ai PMAdi formulare le loro raccomandazioni politiche per la IV Conferenza delle Nazioni Unite. Ha rappresentato inoltre un'occasione per i PMA ed il governo indiano di scambiare punti di vista sulle esigenze di sviluppo e di esaminare le modalità in cui l'India può contribuire al loro perseguimento.

NeI suo discorso di apertura dei lavori, il Foreign Secretary Sig.ra Nirupama Rao ha confermato il forte supporto dell'India ai PMA affermando “l''India ritiene che favorire la crescita economica dei PMA sarà un importante motore anche per la crescita mondiale negli anni a venire”. Il Ministro degli Affari Esteri S.M. Krishna ha dato un caloroso benvenuto alle delegazioni dei PMA affermando che la cooperazione Sud-Sud è stata uno dei cardini della politica estera indiana. “Siamo pronti a condividere la nostra esperienza con i nostri amici e fratelli dei Paesi Meno Avanzati” ha aggiunto. Il Ministro ha sottolineato che per quanto riguarda le iniziative dell'India per i PMA“intendiamo dare priorità alle istanze formulate dagli stessi Paesi Meno Avanzati.

Desideriamo ascoltare le vostre idee e sentire i vostri suggerimenti. Vorremmo che proprio voi ci guidaste verso le soluzioni dei problemi che vi trovate ad affrontare. Come dice il detto, chi la indossa sa dove batte la scarpa stretta”.

Alla sua conclusione, la conferenza ministeriale ha rilasciato la Dichiarazione di Delhi che chiede al vertice di Istanbul di stilare un ambizioso Piano d'Azione: lo scopo è quello di far uscire dalla categoria di PMA entro il 2020 almeno il 50% dei paesi. Si è inoltre sottolineato con rammarico come gli sforzi internazionali siano stati sinora inadeguati ad affrontare con efficacia le sfide dei PMA. Negli ultimi trent'anni solo tre nazioni – Botswana, Capoverde e Maldive – sono state promosse e quindi sono riuscite ad uscire dalla categoria dei PMA.

L'India è stata sempre una forte sostenitrice dei PMA, con la maggior parte dei quali intrattiene da lungo tempo rapporti di collaborazione mirati allo sviluppo, sottoforma di programmi ITEC (Cooperazione Tecnica e Economica Indiana).

Il programma ha aiutato numerose migliaia di giovani uomini e donne dei paesi in via di sviluppo con borse di studio e programmi di formazione. Durante la conferenza, il Ministro degli Affari Esteri S.M. Krishna ha annunciato una serie di ulteriori contributi da parte dell'India a favore dei PMA. Ha offerto ulteriori cinque borse di studio annuali nell'ambito dell'ITEC per ciascun paese oltre ad un credito di 500 milioni di dollari –erogabili in cinque anni - per progetti e programmi ed infine un fondo speciale di 5 milioni di dollari per i progetti che seguiranno alla Quarta Conferenza delle Nazioni Unite sui PMA.

Lo sviluppo delle risorse umane è un fattore cruciale nei programmi di sviluppo e l'offerta di ulteriori cinque borse di studio per ciascun Paese è stata molto apprezzata dalla maggior parte delle delegazioni. Il Ministro degli Esteri delle Isole Salomone Ped Shanel Agovaka ha ringraziato l'India per la generosa offerta e ha detto: “In uno scenario politico in trasformazione, paesi emergenti come l'India avranno un ruolo ancora più determinante nella cooperazione con i PMA”.

Il Ministro degli Esteri delle Comore Fahim Said Ibrahim ha espresso la sua gratitudine per l'offerta dell'India di creare un istituto di formazione professionale nelle Comore, mentre il Ministro degli Esteri del Lesotho Mohlabi Tsekoa ha confermato che l'India ed il Lesotho hanno avuto una “collaborazione molto proficua” grazie alle attività di formazione fornite dall'India a tutti i livelli per le ForzeArmate del Lesotho. Per i delegati delle isole del Pacifico il Pan African e-Network Project che collega 43 nazioni africane è stato l'aspetto più interessante. Molti sono apparsi favorevolmente colpiti dalla presentazione dell'e-network.

I delegati delle Isole Cook hanno sottolineato che un simile programma per le nazioni del Pacifico “sarebbe una manna” per isole piccole e remote come le loro.

Shubha Singh è una giornalista specializzata in affari esteri RIDISTRIBUIRE SPERANZA Delhi ospita la prima Conferenza Ministeriale India-Paesi Meno Avanzati TESTO: SHUBHA SINGH CONCLAVE PER LO SVILUPPO (pagina a fronte) Il Ministro degli Affari Esteri S.M. Krishna parla alla Conferenza Ministeriale dei PMA a New Delhi; (da sinistra a destra) Il Ministro degli Affari Esteri S.M. Krishna, i Ministri di Stato per gli Affari Esteri E. Ahamed e Preneet Kaur ed il Foreign Secretary Nirupama Rao INDIA PERSPECTIVES u APRILE 2011 APRILE 2011 u INDIA PERSPECTIVES IP Italian_LDC:Layout 1 19/05/11 10:33 AM Page 2

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