FRANCIA 2 - Lanterna del Viaggiatore

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FRANCIA 2

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FRANCIA 2 - Lanterna del Viaggiatore
Informazioni generali:

DURATA DEL VIAGGIO:                17 – 18 giorni.

PERIODO DEL VIAGGIO CONSIGLIATO:   Aprile – Dicembre.

COME ARRIVARE DALL’ITALIA:         In auto dal Nord Italia: Mulhouse dista da Milano 375km (5
                                   ore). Per chi provenisse invece dal Centro o dal Sud Italia si
                                   consiglia di usare l’aereo sfruttando sia per l’andata che per
                                   il ritorno l’aeroporto di Basilea. Alternativamente si possono
                                   adoperare gli scali aeroportuali di Zurigo, Ginevra,
                                   Lussemburgo, Vatry, Francoforte Hahn, Strasburgo o
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FUSO ORARIO:                       Stessa ora dell’Italia.

DOCUMENTI NECESSARI:               Carta d’Identità.

PATENTE RICHIESTA:                 Patente Italiana.

RISCHI SICUREZZA E SANITARI:       Nessuno.

MONETA:                            EURO.

TASSO DI CAMBIO:                   ///

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Descrizione del viaggio:

1° giorno:      MULHOUSE, COLMAR

Comodamente raggiungibile dall’Italia sia via terra (attraverso le autostrade svizzere) che mediante l’adiacente aeroporto di Basilea ben
servito dalle cittadine dell’Italia centro meridionale, Mulhouse è la cittadina che vi darà il benvenuto sul suolo francese facendovi penetrare
nella storica regione dell’Alsazia che qui propone le sue estreme propaggini orientali nella piana della Valle del Reno, in prossimità del
confine tedesco. In realtà il primo impatto che avrete con Mulhouse e con la Francia non sarà a prima vista dei più entusiasmanti: si tratta
infatti apparentemente di un anonimo polo industriale completamente ricostruito dopo le devastazioni che le occorsero durante la seconda
guerra mondiale, essendo stata bersaglio proprio a causa delle sue fabbriche di intensi bombardamenti da parte degli alleati. Non è però per
i suoi scorci pittoreschi o per la sua amena atmosfera che vi consigliamo di visitarla, bensì proprio per i diversi musei in tema industriale di
altissimo livello che la contraddistinguono. Tra questi immancabili appaiono la Cité de l’Automobile, un vero e proprio tempio
dell’automobile in chiave transalpina dove sono esposte oltre 400 vetture (tra cui Bugatti e monoposto di Formula Uno) ospitato in un
moderno complesso di vetro e acciaio, e la Cité du Train, il più grande museo a tema ferroviario d’Europa che vanta un’esposizione di
locomotive e carrozze davvero uniche.

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Alcuni esemplari di carrozze, automobili d’epoca e treni a vapore racchiusi nelle Cité de l’Automobile e nella Cité du Trian di Mulhouse,
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La sola visita di questi due grandi complessi museali sarà più che sufficiente per tenervi impegnati per tutta la mattinata ma fattasi l’ora di
pranzo il nostro suggerimento è quello di lasciare Mulhouse e le sue industrie per raggiungere la vicina località di Colmar (40km, 35 minuti),
un luogo che sembra davvero essere appena uscito da un libro di racconti del medioevo. Il centro storico di Colmar è infatti un inno di case a
graticcio che affacciano ora su vicoli acciottolati ora su placidi canali che si insinuano nel suo tessuto urbano. Se arriverete affamati in quei
di Colmar un’ottima idea è quella di dirigersi immediatamente presso il quartiere della Petite Venise, così chiamato in onore della città
veneta italiana che viene ricordata dai suoi canali solcati da diverse barche a remi. Qui troverete una serie di ristorazioni tradizionali
ospitate in case a graticcio dai colori pastello e ammantate di gerani (specie in Rue des Tanneurs e in Quai de la Poissonerie) in cui
degustare alcune delle prelibatezze più celebri della cucina alsaziana come il formaggio Munster prodotto negli adiacenti monti Vosgi, il foie
gras o le diverse preparazioni della charcuterie locale (insaccati) in genere a base di carne di suino (saucisses, boudin noir). Ripresisi da
queste pietanze altamente caloriche nella seconda metà della giornata avrete quindi tutto il tempo di passeggiare tra le strade contorte e
senza tempo del centro di Colmar e di innamorarvi perdutamente dei fiabeschi scorci che si aprono dinnanzi a voi dietro quasi ad ogni
angolo. Tra i siti di maggiore interesse immersi in questo etereo scenario si ricordano quindi il Musée d’Unterlinden che custodisce una delle
pale d’altare più drammatiche e alte in valenza artistica di tutta Francia (il Retable d’Issenheim), l’Eglise Saint Matthieu che incarna
appieno l’austero stile architettonico protestante, l’Ancienne Douane caratterizzata da un loggiate e un variopinto tetto in piastrelle e la
Collegiale Saint Martin con un tetto mosaicato e un interno inondato da luce che filtra dalle sue splendide vetrate istoriate. Ad ogni angolo e
piazzetta minore corrispondono poi una serie di locali con generosi dehors in cui sostare nella bella stagione, mentre Rue des Marchands e
Place de l’Ancienne Douane sono il fulcro dell’offerta serale di ristorazioni e bar per intrattenimento. Logicamente vi consigliamo di
intrattenervi a Colmar almeno per una notte per potervi gustare la sua dimensione al di fuori del tempo almeno in un’occasione, ma non
sarebbe una cattiva idea, specie tra novembre e dicembre mentre vi si svolge il Marché de Noel (idilliaco mercatino di Natale che coinvolge
tutto il centro storico) pensare di prolungare la vostra permanenza ad interim.

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L’incantato quartiere della Petite Venise di Colmar, traboccante di fiori e ristorazioni che si specchiano nei suoi placidi canali, quindi uno
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                                  d’Issenheim, preziosa pala d’altare custodita presso il Musée d’Unterlinden.

2° giorno:      ROUTE DES VINS D’ALSACE

Posta giusto a ridosso dei primi boscosi rilievi dei monti Vosgi, laddove la piana uniforme della Valle del Reno inizia a incresparsi di
ondulazioni lievi e dall’apparenza soffice, si snoda la Route des Vins d’Alsace (strada dei vini dell’Alsazia) un luogo davvero superlativo sia
per produzioni vinicole apprezzabili nelle numerosissime cave (cantine) disseminate ovunque lungo il percorso che per gli incantevoli borghi
medievali perfettamente conservatisi che si susseguono lungo il suo percorso. Partendo da Colmar in mattinata il primo abitato degno di nota
che possiate raggiungere è Kaysersberg (15km, 20 minuti) uno storico insediamento circondato da vigneti lungo l’impetuoso corso del
torrente Weiss e che appare dominato dall’alto dalla mole del suo Chateau (castello). Come quasi tutti i villaggi dei dintorni sono l’atmosfera
e gli scorci autentici che vi faranno immediatamente innamorare di Kaysersberg, così come i diversi negozi di generi alimentari locali e

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vinerie in cui potrete assaporare splendidi abbinamenti di cibi e vini della zona come la tarte falmbée o il foie gras con il Sylvaner,
choucroute con un fresco e secco Reisling oppure formaggio di Munster con il Gewurztraminer. Dopo questa prima luculliana sosta potrete
quindi proseguire il vostro percorso stradale fino a pervenire a Riquewihr (10km, 15 minuti), una località racchiusa in intatti bastioni
medievali con un centro composto da un dedalo di stradine acciottolate con case a graticcio riadattate a laboratori artigiani (molto
interessanti quelli in tema natalizio), atelier di artisti, bar storici dove provare i macarons ed enormi pretzel e rivendite di formaggi e vini.
Oltre ogni ragionevole contrapposizione soggettiva si può affermare che Riquewhir sia davvero la perla della Route des Vins d’Alsace e
proprio per questa ragione è nei weekend spesso affollata ma se avrete l’accortezza di venirci in settimana avrete modo di avere quest’angolo
di medioevo trasposto ai giorni nostri davvero quasi tutto per voi e per le cicogne, simbolo d’Alsazia, che dopo decenni di contrazione
numerica oggi sono tornate a popolare in maniera convinta questi territori storici per la loro specie. Non tarderete infatti a scovarne alcune
appollaiate sui comignoli dei tetti delle case locali, una bucolica immagine tipica dell’Alsazia. Per quanto concerne i siti di interesse a
Riquewhir vi annotiamo il Dolder, storico portale in pietra del ‘200 sormontato da una fiorita torre campanaria che domina il villaggio, la
Maison de Hansi, piccolo museo dedicato a questo autore che idealizzò i paesaggi rurali dell’Alsazia nelle sue composizioni, e il Sentier
Viticole des Grands Crus, un sentiero di 2km che vi permetterà di raggiungere alcune delle produzioni vinicole più rinomate della regione
come lo Schoenenbourg o la Sproen. Per il pranzo poi Riquewihr offre numerose stube e ristorazioni in cui rifocillarvi.

  Il bucolico scenario agreste in chiave autunnale che si ammira seguendo la Route des Vins d’Alsace tra vitigni e borghi storici, quindi un
            dettaglio della piazzetta principale di Kaysersberg e della via principale che percorre l’incantato borgo di Riquewhir.

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Ripresisi dal pranzo nel primo pomeriggio potrete quindi proseguire il vostro itinerario tra vigneti e colline fino alla limitrofa Ribeauvillé
(5km, 10 minuti), altro borgo medievale intatto con stradine scenografiche sorvegliate dai resti di tre castelli del ‘200 e del ‘300 che vi
ricordano le tumultuose vicissitudini che vi si svolsero secoli or sono. Ciò che però ci spinge a suggerirvi qui la sosta è la presenza della
Cave de Ribeauvillé, la più antica cooperativa di viticoltori di Francia attiva sin dal 1895 che oltre agli assaggi di Kirchberg, Osterberg e
Geisberg del paese vi condurrà in un’esauriente e coinvolgente visita del piccolo museo imperniato sull’arte della produzione vinicola locale.
Poco oltre Ribeauvillé si staglia quindi Bergheim (5km, 10 minuti)un altro scrigno medievale custodito all’interno di bastioni trecenteschi che
oggi apapre come un sogno ad occhi aperti con case a graticcio rese multicolori per la presenza ubiquitaria di generose fioriture di gerani
ma che annovera un passato fosco con feudatari in lotta tra loro, assedi che decimarono la sua popolazione ed esecuzioni di donne accusate
di stregoneria bruciate su roghi pubblici. Un modo romantico e panoramico di concludere la vostra giornata lungo la Route des Vins
d’Alsace è infine quello di raggiungere la sommità collinare limitrofa dove è ubicato lo Chateau de Haut Koenigsbourg (10km, 15 minuti),
tanto perfetto nelle sue forme medievali che infatti è una ricostruzione del 1908 in pomposo stile prussiano voluta da Guglielmo II ma che
comunque verso il tramonto offre scorci davvero spettacolari sulle colline circostanti e su tutta la pianura della Valle del Reno,
permettendovi di spingere il vostro sguardo fin sulle boscose alture della Selva Nera tedesca. Per la cena, in conclusione, un’ottima idea
sarebbe quella di fermarsi presso la vicina cittadina di Sélestat (20km, 25 minuti) posta giusto all’inizio della piana del Reno ma che vanta
atmosfere altrettanto magiche, specie nel quartiere di Vieux Sélestat dove si alternano case a graticcio con decorazioni trompe l’oeil e le
romantiche sponde del fiume Ill dominate dal massiccio profilo della Eglise Saint Georges in puro stile gotico che rappresenta uno degli
edifici di culto più artisticamente validi di tutta l’Alsazia. Se vi rimanesse del tempo a disposizione merita poi l’ingresso la Bibliotheque
Humaniste che annovera al suo interno testi storici di grande rilievo come i tomi in cui venne redatta per la prima volta la parola America
per definire il nuovo mondo o in cui si traccino testimonianze della tradizione degli alberi di Natale. Concedetevi quindi un po’ di tempo per
la cena in paese, magari completando il vostro tour enologico assaporando i Pinot Gris e il Muscat d’Alsace, prima di riprendere per
l’ultima volta la vostra auto per raggiungere a notte la città di Strasburgo (45km, 40 minuti) che sarà vostra nuova location per il proseguo
del viaggio.

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Un’altra vista classica della zona viticola alsaziana: il villaggio di Ribeauvillé immerso in campi di vitigni giallo dorati. Quindi l’interno
della Cave de Ribeauvillé museo e cooperativa sui vini d’Alsazia tra le più rinomate di tutta la Francia e gli scorci panoramici che si aprono
                             dallo Chateau de Haut Koenigsbourg che domina la Valle del Reno sopra Bergheim.

3° giorno:       STRASBURGO
Fiorente capoluogo della regione dell’Alsazia Strasburgo sta vivendo negli ultimi decenni una sorta di rinascita in chiave paneuropeista
dopo che per secoli lei e il suo territorio sono stati teatro di numerose e sanguinose dispute fra il potere di Parigi e quello di Berlino.
Innumerevoli volte infatti le rispettive sfere di influenza hanno allungato o retratto i loro tentacoli su questa porzione di territorio della valle
del Reno posta a occidente rispetto al corso del grande fiume. Proprio in seguito alle devastazioni causate dalla seconda guerra mondiale e
per il ruolo di forte attrito che l’egemonia sull’Alsazia creò tra Francia e Germania nel 1949 Strasburgo venne scelta come sede del
Consiglio d’Europa (e in seguito del Parlamento Europeo) come simbolo per un futuro coeso, collaborativo e pacifico tra due delle maggiori
potenze continentali. Strasburgo non è però solo un punto di riferimento politico per l’Europa intera ma anche una bella città che conserva
un centro storico medievale ben conservato dominato dalla sua incredibile Cathedrale, e caratterizzato da case a graticcio che sembrano
uscite dalle fiabe dei fratelli Grimm, da winstub (taverne alsaziane) in cui degustare i prodotti tipici del posto (come il pan di zenzero) e dai
mercatini di Natale forse più celebrati di tutta Francia. Come non bastasse tutto questo ai giorni nostri Strasburgo si sta reinventando anche

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come polo universitario di prim’ordine a livello internazionale vantando infatti, in ordine di numero, la seconda popolazione studentesca che
frequenta la sua università.
Cuore pulsante di Strasburgo è il centralissimo quartiere di Grande Ile, composto ora da vicoletti tortuosi con caffetterie storiche ora da
ampi spazi aperti nel fitto tessuto urbano come la moderna Place Kleber, snodo del traffico pedonale cittadino sempre presente. Grande Ile
vanta alcune delle strade della moda più apprezzate di tutta Francia (specie se si considerano le offerte al di fuori di Parigi) come Rue des
Hallebardes, Rue des Grandses Arcades o la Grand’Rue ma tutto ciò passa immediatamente in secondo piano non appena potrete mettere gli
occhi sulla Cathedrale de Notre Dame, immensa composizione gotica dall’apparenza leggiadra e raffinata che in passato ammaliò artisti del
calibro di Victor Hugo e Goethe. La chiesa è un vero trionfo di arenaria rossa, archi rampanti, guglie e doccioni e palesa tutto il suo fascino
nella facciata occidentale, conclusa nel 1284, e nella sua torre alta 142m che quando venne terminata nel 1439 risultava essere la più alta
costruzione del genere in tutta Europa. Tutta la Cathedrale de Notre Dame è poi percorsa da una serie strabiliante di vetrate istoriate
(magnifica è quella del rosone della facciata occidentale) che le donano grande luminosità all’interno, mentre imperdibili appaiono essere il
suo orologio astronomico alto 30m e pieno di figure lignee così come le viste che si aprono sulla città dalla sommità della sua guglia
principale. Molto accattivanti sono anche gli spazi pubblici che circondano per buona parte la Cathedrale tra cui spicca Place du Chateau
che prende il nome dal Palais Rohan, una sontuosa residenza settecentesca fatta costruire dai principi-vescovi della città in modo che
ricordasse una Versailles in miniatura. Da non perdere sono anche l’adiacente Musée de l’Oeuvre Notre Dame che possiede una
straordinaria collezione di sculture, dipinti e vetrate medievali di livello internazionale come il Christ de Wissembourg, ossia l’opera in vetro
colorato più antica di tutta la Francia, datante 1060.

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Uno degli scorci più significativi del quartiere storico della Grande Ile di Strasburgo: la sontuosa e possente facciata occidentale della
Cathedrale de Notre Dame che si staglia tra le case a graticcio di Rue Mercière. Quindi un dettaglio sul complesso della cattedrale così come
    appare a sera da Place du Chateau e una vista aerea del Palais Rohan, settecentesca costruzione voluta dei principi-vescovi locali.

Terminata anche questa visita sarà irrimediabilmente giunta l’ora del pranzo e il consiglio che vi diamo è di seguire il corso del fiume Ill dai
viottoli retrostanti la cattedrale fino a raggiungere il pittoresco quartiere di Petite France, un tempo sede delle più rinomate botteghe
artigiane della città. Qui tra chiuse e vicoli ornati da case a graticcio non vi sarà complesso trovare ottimi locali in cui degustare alcune
delle praprazioni tipiche della cucina alsaziana come il baeckeoffe (stufato di manzo con verdure marinato nel Reisling), gli choucroute
garnie (crauti farciti con pancetta salata), il flammekueche (una sorta di focaccia guarnita con panna acida, cipolle e lardo), i fleischnacka
(carne macinata di manzo con erbe aromatiche e pasta all’uovo), i kougelhopf (dolce con l’uvetta), i lewerknepfle (gnocchetti di fegato
macinato con scalogno), gli spatzle (taglioni all’uovo) o i wadele (zampini di maiale con crauti).
Come facilmente intuibile dal tenore delle pietanze la cucina alsaziana non brilla per digeribilità ma potrete sempre smaltire i postumi del
pasto fermandovi sulle panchine poste all’estremità meridionale del quartiere in vista del Ponts Couverts e del Barrage Vaubane sul fiume Ill
mentre origlierete gli anziani del posto scambiarsi ancora qualche battuta nell’incomprensibile dialetto alsaziano, un singolare idioma dalla
sola tradizione orale nato dal congiungimento di parlate barbare, celtiche e romane. Volgendo quindi lo sguardo ulteriormente a
mezzogiorno oltre il Barrage Vauban non avrete quindi difficoltà a riconoscere la moderna costruzione cubica in vetro e acciaio che ospita il
Musée d’Art Moderne et Contemporain di Strasburgo che vi consigliamo caldamente di visitare. Non si tratta infatti solo di uno dei nuovi
spazi espositivi che danno lustro alla città ma di una vera e propria pinacoteca di livello internazionale che vanta lavori di Kandinskij,
Picasso, Magritte e Monet. Logicamente nella seconda metà del pomeriggio è d’obbligo poi un salto presso il vasto Parc de l’Orangerie che
si torva ubicato in posizione defilata a nord-est del centro storico cittadino ma che dal 1949 è divenuto il baricentro delle attività degli
eurocrati di Strasburgo. Il parco è ameno e adatto alle famiglie, appare tutto contornato da un quartiere di ambasciate e nel suo angolo
nord-occidentale si concentrano tre palazzi che ospitano alcune delle più note istituzioni europee (la Corte Europea dei Diritti dell’Uomo, la
più appariscente, il Palais d’Europe sede del Consiglio Europeo e il Parlamento Europeo il cui accesso è consentito in caso vi sinao dibattiti
pubblici in atto all’interno dell’istituzione). Come si evince da tutta la trattazione non vi sarà di certo difficile occupare una giornata alla
scoperta dei segreti di Strasburgo ma a sera sentirete irresistibile la tentazione di tornare a visionare la Cathedrale così come
romanticamente appare alle luce delle illuminazioni artificiali: ebbene mai scelta potrebbe essere più felice, infatti oltre ai piaceri dello

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sguardo abbinerete i piaceri dello spirito essendo le vie adiacenti il fulcro della gioiosa e sfrenata vita notturna della folta comunità
universitaria cittadina.

  Un romantico scorcio del quartiere dal sapore tipicamente alsaziano di Petite France sito lungo il corso dl fiume Ill nel centro storico di
  Strasburgo. Quindi uno degli ameni scenari del Parc de l’Orangerie attorno al quale si raccolgono le varie istituzioni europee che hanno
                      sede in città, nel dettaglio un’immagine del Parlamento Europeo così come appare dall’esterno.

4° giorno:       NANCY
Ci si addentra in quarta giornata nei territori della Lorena, una storica regione oggi francese contesa per anni tra il dominio di Parigi e
quello di Berlino, tanto da essere stata nel secolo scorso tagliata in due dalle rispettive sfere di influenza nazionali. Dal 1871 al 1918 infatti
la sezione settentrionale della Lorena, con la città di Metz, cadde sotto l’egida teutonica mentre la parte meridionale della regione rimase
saldamente in mano ai transalpini. Sarà probabilmente per questo che le due città hanno ancora oggi una sentita rivalità campanilistica che
si ripercuote peraltro sulla loro mentalità: da un lato l’austera Metz e dall’altro l’elegante Nancy.
Nancy (160km, 2 ore da Strasburgo) è il cuore artistico della Lorena, storica capitale dei duchi della regione, e vanta piazze, musei, giardini
ornamentali e scintillanti cristallerie che vendono le locali produzioni Daum e Baccarat che non temono uguali nella regione. Cuore pulsante
di Nancy è sicuramente Place Stanislas, squisitamente neoclassica e uno degli spazi pubblici più raffinati di tutta la Francia. Edificata nel
‘700, ossia nel periodo aureo della località, prende il nome da uno dei duchi di Lorena dell’epoca raffigurante su una statua che troneggia al
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centro della piazza e si incornicia con una serie di splendidi monumenti dai cancelli in ferro battuto come l’Hotel de Ville e l’Opéra National
de Lorraine. Sempre aggettante sulla piazza è poi l’imperdibile Musée des Beaux Arts che raccoglie alcune delle lavorazione vetraie più
mirabolanti creati dai mastri artigiani locali in stile art nouveau e una pinacoteca con opere di Caravaggio, Rubens, Picasso, Monet e
Claude Lorraine. Conclusa la visita avrete quindi modo di aggirarvi tra le sfarzose strade della Ville Neuve di Nancy che si articola tra
piazze barocche (Place de l’Alliance), slarghi comprendenti Arc de Triomphe (Place de la Carrière) e strade che sono divenuti i templi dello
shopping locali come Rue Saint Dizier, Rue Saint Jean e Rue Saint Georges.

Una romantica vista serale di Place Stanislas, centro del potere antico e della Ville Neuve odierna di Nancy, quindi l’Arc de Triomphe locale
e un esempio degli splendidi manufatti delle cristallerie Daum o Baccarat che invadono con le loro creazioni i negozi della città.

Fattasi quindi l’ora di pranzo vi consigliamo di spingervi a nord di Place Stanilas verso la Vieille Ville di Nancy laddove tra la Grand Rue,
Rue des Maréchaux e la Place de Saint Epvre non avrete alcuna difficoltà a trovare ottime ristorazioni in cui assaporare piatti della cucina
regionale o volendo anche prelibatezze etniche. Come aiuto alla digestione vi suggeriamo infine di passeggiare tra queste strade dal sapore
antico, senza fretta, gustandovi magari l’ingresso alla Cathedrale locale meravigliosamente affrescata o concedendovi una salutare
passeggiata presso il vasto e adiacente Parc de la Pepiniere, abbellito da fontane monumentali e sculture di Rodin. Il nostro consiglio è di
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prendervela con calma e intrattenervi in città almeno fino al calar del sole in modo da poter fare anche una romantica cena in quei di Nancy
e potervi quindi godere le romantiche viste notturne illuminate di Place Stanilas che non mancheranno di suscitarvi forti emozioni. Per la
nottata però il consiglio è quello di portarsi già nella vicina Metz (65km, 1 ora).

Due delle vie principali della Vieille Ville di Nancy: la Grand Rue e la Rue des Maréchaux dove abbondano le ristorazioni open air e in cui i
palazzi appaiono tutti monocromi nelle sfumature dell’ocra. Quindi un dettaglio sull’ampio Parc de la Pepiniere, vero polmone della città.

5° giorno:      METZ

Metz, praticamente sconosciuta al turismo internazionale fino a pochi anni fa, sta in questo periodo conoscendo una forte ascesa come meta
di richiamo nell’est della Francia. Questo fenomeno si è innescato in seguito a un distaccamento del Centre Pompidou che ha deciso di
mettere base nel capoluogo amministrativo della Lorena nel 2010 e da allora in tutta la città proliferano senza sosta caffè con animati dehors
che si alternano a ombreggiati parchi e scorci storici di livello. Tradizionale fulcro di Metz è Place de Chambre, poco distante dal corso della
Mosella, su cui domina la Cathedrale de Saint Etienne dalle raffinatissime guglie gotiche che paiono pizzi intessuti e dai variopinti finestroni
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istoriati medievali. Il suo soprannome di “Lanterna di Dio” davvero non potrebbe essere più indicato alla chiesa che al suo interno pare
risplendere di mille colori con riflessi dalle tonalità rubino, oro, zaffiro e ametista create dalla luce che filtra dai finestroni (a cui lavorò
anche Marc Chagall). Suscita poi curiosità la singolare statua del drago Graoully nella cripta della cattedrale, una figura mitologica che si
dice abbia vissuto a Metz in epoca paleocristiana. Usciti dalla Cathedrale e portandosi sul suo lato orientale si raggiunge l’ampio spiazzo di
Place d’Armes giusto a nord del quale trova ubicazione il Musée Le Cour d’Or che annovera una serie di reperti gallo-romani e medievali
che permettono di tracciare mentalmente senza problema l’evoluzione della città. Sempre in questa porzione della città, e in mattinata, non
mancate poi di raggiungere l’isola posta al centro della Mosella che oltre a fornirvi romantiche viste su Metz ospita la neoclassica Place de
la Comédie dove sorge il Theatre più antico di Francia ancora in attività.

La gotica e slanciata Cathedrale di Metz, uno dei più fastosi monumenti ecclesiastici della Francia orientale con un dettaglio delle sue
sontuose vetrate istoriate tra gli altri da Marc Chagall. Quindi un dettaglio sul Theatre cittadino, il più antico di Francia ancora attivo.

Fattasi quindi l’ora di pranzo vi suggeriamo di rientrare nel nucleo storico di Metz e di dirigervi senza esitazione presso Place Saint Jacques,
Place Saint Louis o Rue Taison che nella bella stagione diventano come una sorta di enorme bar all’aperto in cui non avrete difficoltà a
reperire ottimi bistrot, pizzerie o caffè. Se invece siete alla ricerca di materie prime di qualità da cucinare per vostro conto o per un po’ di
street food alla francese non mancate il Marché Couvert in Place de Chambre, vero tempio della gastronomia tradizionale locale. Nel
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pomeriggio Metz vi riserverà poi ancora altre gradite sorprese: percorrendo le perfette aiuole fiorite dell’Esplanade situate giusto a
meridione del nucleo storico verrete velocemente catapultati nel Quartier Imperial, una sorta di indottrinamento cittadino perpetrato dai
tedeschi durante la loro dominazione tardo ottocentesca che volevano far sentire gli autoctoni come inseriti di colpo in una città tedesca.
Vasti viali e ville dell’alta borghesia in stile art decò o neorinascimentali abbondano infatti tra queste vie (poste sotto tutela UNESCO) e si ha
davvero la sensazione di essere entrati in un’altra cittadina, specialmente vedendo la monumentale stazione ferroviaria costruita nel 1908
con possenti sculture della tradizione teutonica. Proprio in questa singolare città nella città non poteva che sorgere il Centre Pompidou-Metz,
distaccamento dell’omonimo più famoso di Parigi che raccoglie una collezione di arte moderna davvero invidiabile, come quella
dell’americano Sol LeWitt. Ancora una volta poi vi consigliamo di rimanere in loco per la nottata, stavolta però facendovi coinvolgere
durante la serata dagli stuoli di universitari che animano le piazze centrali di Metz con clamore e divertimento quasi ogni sera. Place de
Chambre e Place Saint Jacques diventano infatti il palcoscenico ideale per gli oltre 20.000 studenti dell’ateneo locale che vanno a sostenere
una nutrita comunità di locali notturni che di certo non vi permetteranno di annoiarvi.

  Place Saint Jacques, centro nevralgico della vita notturna ed universitaria nel cuore storico di Metz, quindi un dettaglio sulle architetture
  tipiche del Quartier Imperial di stampo teutonico posto e l’avveniristica struttura del Centre Pompidou, nuovo simbolo di Metz dal 2010.
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6° giorno:       VOLKLINGER HUTTE,                TREVIRI

La sesta giornata dell’itinerario proposto prevede la prima e unica digressione su suolo tedesco del viaggio, una deviazione che vi porterà a
scoprire due realtà profondamente diverse tra loro ma iconiche di questi estremi Land occidentali della Germania. Dopo una buona
colazione abbandonate Metz verso oriente lungo l’autostrada A4 fino a varcare il confine teutonico e raggiungere il complesso archeologico
industriale di Volklinger Hutte (60km, 55 minuti). Questo ex stabilimento per la produzione del ferro è uno dei più mastodontici mai creati
dall’uomo sul suolo europeo e venne fondato nel 1873. Sorpassò quindi due guerre mondiali durante le quali fornì di materia prima la
Germania per la sua produzione bellica ed infine venne chiuso nel 1986. Vale davvero la pena di addentrarsi tra questi altiforni e catene
produttive desuete oggi riconvertite a spazi espositivi per mostre fotografiche e a spazi per concerti. L’impatto che vi fornirà il sito è spesso
duplice: da un lato sarete stupiti dalla potenza della macchina industriale per la produzione pesante tedesca e dall’altro sarete un poco
sgomenti di come anche l’ambiente circostante (ricco di materie prime) sia stato pesantemente intaccato e mutato per fornire i metalli da
lavorare nei forni (per fortuna oggi in tutto il Saarland è in atto una profonda riconversione industriale in chiave ecosostenibile).

Nel sito di archeologia industriale di Volklinger Hutte, oggi sotto tutela UNESCO, che rappresenta uno straordinario esempio delle industrie
                pesanti del Saarland che tra ‘800 e ‘900 hanno fatto la fortuna dell’economia e dell’industria pesante tedesca.

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Terminata questa prima visita che vi occuperà almeno mezza mattinata sul volgere della stessa vi consigliamo di riprendere l’auto e portarsi
fino a Treviri (80km, 1 ora), una eccellente città d’arte tedesca che sorge all’imbocco della Valle della Mosella, nota zona di produzione
vinicola della Germania. Treviri è uno dei pochi luoghi in Germania in cui si condensano tanti resti romani e di epoche arcaiche che, unite al
fatto di essere una cittadina sede di un’animata università (circa 20.000 studenti la frequentano), la rendono un luogo turisticamente
attraente e vivace per atmosfere. Fondata dai romani nel 15 a.C. nel III secolo d.C. Treviri crebbe talmente in importanza da diventare la
capitale dell’Impero Romano d’Occidente. Tuttavia anche se il titolo era insigne l’impero era in via di smantellamento e la città subì il suo
triste declino. Dopo una buona parte del medioevo passata nell’oblio Treviri riassunse ai vertici della popolarità continentale nel ‘200
quando i suoi arcivescovi ottennero il rango di principi elettori e da allora la città ha saputo non perdere mai la sua verve nobile e colta,
tanto da fregiarsi di aver dato i natali nel 1818 ad uno dei pensatori più influenti della storia recente: Karl Marx. La vostra visita di Treviri
non può che avere inizio dalla Porta Nigra, imperiosa opera ingegneristica del II secolo d.C. annerita per via del tempo e tenuta insieme solo
da morsetti in ferro e da un sapiente utilizzo della forza di gravità, che funge da scenografica entrata nel nucleo storico della città da nord.
Una volta penetrati nel centro di Treviri puntate dritto verso la Hauptmarkt, suggestiva piazza dal sapore medievale adorna di bei palazzi
rinascimentali e sede tutti i giorni (domenica esclusa) di un animato mercato agricolo. Situato invece a un solo isolato a est rispetto
all’Hauptamrkt è la Domplatz, cuore del potere religioso di Treviri in cui aggettano sia il Dom, cattedrale locale in schietto stile romanico e
dall’aspetto severo che è stato edificato sui resti del Palazzo di Elena che fu madre di Costantino Il Grande, che la Liebfrauenkirche, una
delle più antiche chiese gotiche di tutta la Germania costruita secondo rigide regole simmetriche.
Espletato quindi un fugace pranzo per le vie del centro storico di Treviri nel pomeriggio potrete dedicarvi all’esplorazione della sua porzione
più antica raggiungendo dapprima la Kostantinbasilika, grande composizione architettonica del 310 d.C. che fu adoperata dall’imperatore
come sala del trono e percorrendo poi i retrostanti Palasgarten, curati giardini all’italiana, che vi accompagneranno presso alcuni dei lasciti
romani più interessanti di Treviri. Sito al centro del parco il Rheinisches Landesmuseum vi permetterà infatti grazie alle sue collezioni di fare
un vero e proprio viaggio nel tempo ritornando all’aspetto e allo stile di vita quotidiano che Treviri ebbe in epoca romana (particolarmente
bello è il plastico che vi mostrerà l’aspetto effettivo della città nel IV secolo d.C.). Ma se voleste qualcosa di più autenticamente archeologico
non disperate i resti delle Kaiserthermen con i suoi possenti archi alternati a muretti in pietra che rappresentano ciò che rimane della terme
volute da Costantino per la città nel IV secolo d.C. trovano ubicazione esattamente all’estremità meridionale dei Palasgarten. Conclusa
anche quest’ultima visita il nostro consiglio è di fare rotta nuovamente verso l’Haumptmarkt, la piazza centrale di Treviri, per gustarvi un
abbondante aperitivo o un altrettanto squisita cena presso le diverse ristorazioni presenti assaporando sia piatti in cui traspare la tradizione
culinaria tedesca che i raffinati vini della Valle della Mosella, prodotti direttamente nelle vicinanze. Anche passare una serata frizzante in

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compagnia degli universitari di Treviri può essere una buona idea ma per la notte vi suggeriamo di spostarvi già presso Lussemburgo città
(50km, 35 minuti) al fine di non compiere per ogni sera uno spostamento di location.

 Tre immagini classiche che identificano la storica città tedesca di Treviri: la Porta Nigra, capolavoro dell’igegnieria romana del II secolo
 d.C., quindi uno scorcio dell’Hauptmarkt, cuore medievale della città, e il complesso del Dom e della Liebfrauenkirche nelle sue vicinanze.

7° - 8° giorno:      LUSSEMBURGO

Incuneato tra la Germania, la Francia e il Belgio il Lussemburgo è ormai da anni sinonimo di banche, istituzioni europee e di grande
benessere. Il piccolo Granducato è stato infatti per anni ai vertici degli indicatori internazionali di ricchezza pro capite e questa sua
singolare posizione la si è dovuta principalmente a un sistema di tassazione tra i più agevolati al mondo e a una struttura bancaria per anni
impenetrabile che non ha fatto altro che attrarre capitali, sedi di imprese estere e cospicui flussi di denaro. Se però ci si fermasse a questo
per incasellare il Lussemburgo si compierebbe per lo meno una generalizzazione. Uscito davvero malconcio dalla seconda guerra mondiale

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ch lo investì con tutta la sua forza distruttrice il Lussemburgo per anni basò i suoi profitti sull’industria dell’acciaio e su un flusso turistico
dai paesi confinanti che cercavano in questa oasi agreste fatta di boschi e ondulati rilievi un po’ di svago dalle possenti metropoli
industrializzate delle vicinanze. Il risultato di questo strano connubio è oggi quello di una micro nazione completamente aperta al sogno di
un’Europa unita, in cui si respira ad ogni angolo un multiculturalismo ben saldo e un poliglottismo dilagante.

    Capitale e centro nevralgico del Granducato è ovviamente Lussemburgo città, una realtà in cui abbondano banche e istituzioni
     europee ma al contempo un centro di rilevanza storica davvero interessante, ancorata com’è a uno sperone roccioso che domina le
     valli e i rilievi del Granducato. Qui palazzi d’epoca, musei d’avanguardia, architetture futuriste, bar storici, quartieri di
     intrattenimento serale e isolati scapestrati convivono in armonia e la gente del luogo sembra davvero non badare a questi stridenti
     contrasti abituata com’è a passare da una nazione limitrofa all’altra e dal francese (dominante) al tedesco al dialetto lussemburghese.
     Peculiarità particolare della città è quella poi di essere incredibilmente soporosa la domenica, allorquando praticamente tutte le
     attività osservano il giorno di chiusura settimanale.
     La vostra visita di Lussemburgo città non può che avere inizio dalla Vieille Ville (la Città Vecchia) un raggomitolato intrico di strade
     che si districano sulla rupe cittadina. Punto focale del quartiere è Place Guillaume II, ampia e pedonale, nelle immediate vicinanze
     della quale si trovano sia la Cathedrale de Notre Dame, facilmente riconoscibile dalle sue slanciate guglie e che accoglie le spoglie di
     numerosi granduchi del passato, e il Palais Grand Ducal, costruito nel 1573 e oggi sede sia delle residenze del Granduca del
     Lussemburgo che del parlamento locale. Il palazzo è vistabile con tour guidati solo in estate (previa prenotazione) ed è un’esperienza
     da non perdere potendosi aggirare tra saloni gotici e appartamenti privati ottocenteschi dalle sfavillanti dorature. Conclusa la visita il
     nostro consiglio prima di pranzo è di compiere il cosiddetto Chemin de la Corniche, una meravigliosa passeggiata pedonale lungo i
     bastioni settecenteschi della cinta muraria della Vieille Ville (peraltro ampiamente compromessi nell’800) da cui si godono splendide
     viste sulla capitale del Lussemburgo e dalla quale si può accedere alle antiche casematte, una serie di gallerie e passaggi sotterranei
     scavati nella roccia del ‘700 che furono poi riutilizzati dagli autoctoni nel corso della storia secondo le esigenze: come forni o
     mattatoi o anche come luogo di riparo durante i bombardamenti occorsi nella seconda guerra mondiale.

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La centralissima Place Guillaume II, fulcro di Lussemburgo città, quindi il Palais Grand Ducal sede del potere politico locale ed
       infine un tratto dello Chemin de la Corniche, tradizionale passeggiata lungo le antiche fortificazioni della Vieille Ville.

Se la mattinata è dedicata alla raffinata porzione storica di Lussemburgo città il pomeriggio si incentra invece sulla visita ai suoi più
moderni quartieri delle istituzioni europee concentrate sul Plateau de Kirchberg, poco a nord-est della Vieille Ville. Si tratta di un
zona letteralmente a sé stante di Lussemburgo città con edifici avveniristici in vetro e strutture di acciaio a vista che ospitano tra le
altre le sedi della Corte di Giustizia Europea e della Banca Europea per gli Investimenti ed è il posto adeguato in cui respirare
l’atmosfera cosmopolita della capitale del Granducato. Tuttavia questa sezione della città è anche quella più fredda e senza mordente
ma per vostra fortuna da qui si può agevolmente discendere per tortuose ma suggestive stradine antiche fino al quartiere di Grund,
collocato giusto sotto la città vecchia e vero tempio dei bar e dei luoghi di incontro tradizionali di Lussemburgo città, ideali per una
merenda pomeridiana o per un aperitivo serale. Per la cena e per concludere la giornata tuttavia vi consigliamo di risalire alla Vieille
Ville laddove intorno al Palais Grand Ducal si concentrano una serie di ristorazioni squisite e di livello (nell’isolato soprannominato
Ilot Gourmand) oppure se cercate qualcosa di meno dispendioso (ma solo in estate) tra i diversi locali con tavolini all’aperto che
affollano Place d’Armes. Non dimenticate poi mentre vi aggirerete alla ricerca del ristorante giusto di concedervi un poco di tempo
per lo shopping tra i grandi magazzini della Grand Rue o tra le esclusive boutique di Rue Philippe II. Se infine volete scatenarvi in
una serata basata su musica, birra e un po’ di eccessi non esitate dopo cena a raggiungere il quartiere di Clausen dove si collocano
una serie di locali notturni perfetti per queste intenzioni e che vi faranno vedere l’integerrima capitale lussemburghese sotto tutto un
altro profilo inedito.

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Lo storico quartiere di Grund che si estende giusto al di sotto della Vieille Ville, oggi come allora animato luogo di ritrovo
        pomeridiano carico d’atmosfera per autoctoni e turisti. Quindi la Grand Rue in veste serale, autentico tempio dello shopping
                lussemburghese, ed infine i locali di Clausen, l’area del divertimento notturno della capitale del Granducato.

 Nella seconda giornata di permanenza in terra lussemburghese vi si propone invece un tour, veloce ma esauriente, delle bellezze
  nascoste tra le colline e le selve del Granducato, un territorio spesso ignorato da quasi tutti i turisti ma che riserba davvero alcune
  chicche interessanti. Come prima destinazione mattutina vi consigliamo di raggiungere il villaggio di Echternach (35km, 40 minuti),
  storico insediamento collocato giusto lungo il confine con la Germania che vanta una fondazione romana e un forte collegamento alla
  figura di Villibrordo, un santo che operò qui nell’VIII secolo d.C., la cui figura viene ricordata annualmente durante la folkloristica
  Sprinprozession che vede impegnata la gente locale in costumi danzare con dei fazzoletti in mano (il martedì dopo la Pentecoste).
  Nella rimanente parte dell’anno l’abitato risulta essere interessante per la sua bella Place du Marché e l’adiacente Rue de Gare, due
  porzioni storiche della città con architetture tradizionali e diversi caffè in cui concedersi una lauta colazione. In più non dimenticate
  di entrare nella cupa basilica neoromanica poco distante che custodisce le reliquie di San Villibrordo in un primitivo sarcofago in
  pietra sormontato da un baldacchino in marmo bianco e nell’adiacente Musée de l’Abbaye che oltre a una serie di antichi codici e
  sarcofagi merovingi espone un’interessante mostra sulla cittadina e sui suoi avvenimenti storici, comprese le impoenenti devastazioni
  che la colpirono durante la seconda guerra mondiale.
  Conclusa la vostra esperienza ad Echternach potrete quindi riprendere l’auto e guidare tra divertenti strade tortuose alla volta di
  Vianden (25km, 40 minuti), altro borgo storico collocato giusto sul confine con la Germania. (Lungo la strada peraltro non mancate
  una veloce deviazione presso l’abitato di Beaufort che possiede due bei castelli medievali, l’uno ancora abitato l’altro in rovina, che vi
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permetterà begli scatti fotografici che possono riassumere l’atmosfera rurale lussemburghese). Vianden in sé è un abitato davvero
minuscolo posto sulle rive del fiume Our e si compone essenzialmente di una pittoresca via acciottolata , la Grand Rue, che parte dal
corso del fiume e risale fino ai bastioni del castello locale. Si tratta di una strada in cui perderete sicuramente più tempo del
preventivabile tra la suggestiva Place de la Resistance dove si colloca il municipio e la Maison de Victor Hugo che passò qui alcuni
mesi del suo esilio pluridecennale. Motivo principale di interesse di Vianden è comunque lo Chateau de Vianden, dalle inespugnabili
pareti bianche che si erge fiero e dominante sui tetti di ardesia della comunità locale. Si tratta di uno degli angoli più mirabili di tutto
il Lussemburgo e al suo interno troverete una collezione di armature e picche davvero imponente oltre a una serie di sale ancora
mantenute con gli arredi originali medievali. Vale quindi la pena di soffermarsi a Vianden anche per il pranzo che potrete recuperare
presso le taverne collocate lungo la Grand Rue.

  La Place du Marché di Echternach risulta essere uno dei gioielli architettonici più misconosciuti di tutto il Lussemburgo, quindi i
      duplici castelli di Beaufort e lo Chateau de Vianden che domina l’omonimo abitato al confine orientale del Granducato.

Smaltito il pranzo, nel primo pomeriggio, avrete quindi modo di coprire rapidamente la distanza tra Vianden e Diekirch (10km, 15
minuti), una comunità posta nel cuore del Granducato che risulta celebre per due cose: la birra omonima prodotta nella brasserie
locale che ha la fama di essere la migliore di tutto il Lussemburgo (potrete gustarvela in vista della Eglise Saint Laurent, possente
chiesa dalle guglie in ardesia che domina Diekirch) e per lo straordinario Musée National d’Histoire Militaire che raggruppa armi,

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mezzi e ricostruzioni delle battagie che qui si svolsero nel dicembre del 1944. Lo spazio espositivo sarà anche minuto ma la cura dei
dettagli e le modalità proposte per la visita lo rendono di certo il migliore del genere della nazione.
Da Diekirch verso metà del pomeriggio potrete quindi fare rotta sullo Chateau de Bourscheid (15km, 20 minuti), probabilmente il
castello più suggestivo di tutto il Lussemburgo, soprattutto grazie alla sua spettacolare collocazione sulla sommità di un boscoso colle
disperso nella selva che ammanta le colline centrali del Granducato. Anche se probabilmente è più apprezzabile da lontano che
dall’interno Chateau de Bourscheid merita comunque l’oretta di visita proposta dall’audio guida che vi verrà fornita all’ingresso e
che vi condurrà in un percorso lungo le sue mura e sul mastio del XII secolo d.C. da cui si godono splendide viste panoramiche sui
dintorni.
Dallo Chateau de Bourscheid potrete infine iniziare il tratto di strada che entro un’ora (50km) vi riporterà fino a Lussemburgo città
dove trascorrere una nuova divertente serata tra i quartieri di Grund, Clausen e della Vieille Ville. Lungo questo spostamento se vi
avanza del tempo utile vi suggeriamo però di fare una breve sosta presso Larochette, villaggio collocato in un incavo scavato nel
plateau centrale del Granducato da due modesti fiumi che per la sua conformazione appare come un mucchio di case dai tetti in
ardesia che paiono emergere dal sottosuolo. Ad acuire la scenograficità del posto contruibusicono poi i fastosi resti di un castello
medievale che dominano severi ed imponenti il nucleo abitato. Che sia per un drink passeggero o solo per scattare qualche fotografia
Larochette merita davvero un poco del vostro tempo.

     Una sezione degli interni del Musée de l’Histoire Militaire di Diekirch, il migliore sul secondo conflitto mondiale di tutto il
 Lussemburgo. Quindi il suggestivo Chateau de Bourscheid disperso tra i boschi del cuore del Lussemburgo e l’abitato di Larochette
        che pare come una colata di case lungo un piccolo canyon scavato da due fiumi nel plateau centrale della nazione.
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9° giorno:       FORT HACKENBERG, VERDUN
Con la nona giorno di viaggio si rientra in territorio francese con una tappa dedicata alla memoria di due degli eccidi militari più sanguinosi
che l’umanità abbia mai dovuto sopportare: quello della Battaglia delle Ardenne della prima guerra mondiale e il tracollo della Linea
Maginot transalpina durante gli scontri del secolo conflitto mondiale del ‘900. Primo sito di interesse di giornata è il Fort du Hackenberg
(55km, 45 minuti da Lussemburgo città) che fu il più grande bastione costruito per rafforzare la linea Maginot che negli intenzioni
dell’esercito francese doveva essere un limite invalicabile dall’esercito tedesco in caso di conflitto. Capace di ospitare oltre mille soldati, di
sparare quattro tonnellate di munizioni al minuto in caso di attacco e servita da 10km di gallerie sotterranee che l’avrebbero resa
indipendente dal resto del mondo per tre mesi in caso di necessità questo baluardo fiore all’occhiello delle truppe transalpine in realtà
soccombette miseramente come tutto l’apparato difensivo della Francia nel 1940 quando la nazione venne invasa e conquistata dalle truppe
hitleriane. Vale però davvero la pena di visitare questa postazione militare assai ben conservata anche per udire le numerose spiegazioni
fornite dalle guide che metteranno a nudo i marchiani errori di valutazione degli stati maggiori della difesa francese sotto un profilo di
gestione della difesa nazionale, palesemente ormai non più all’altezza delle innovazioni tecnologiche che durante il secondo conflitto
mondiale erano a disposizione delle forze in campo.
Terminata la visita un poco più istruiti sulle nozioni belliche del passato e un poco sgomenti immedesimandosi in chi qui perse la vita verso
metà mattinata vi suggeriamo di riprendere l’auto e portarsi nella cittadina di Verdun (110km, 70 minuti), oggi fondamentale luogo della
memoria della cruentissima battaglia che vi si svolse tra il 21 febbraio e il 18 dicembre del 1916, la più lunga di tutta la prima guerra
mondiale che è divenuta simbolo delle insensate stragi belliche. A distanza di oltre cento anni dall’”enfer de Verdun” (inferno di Verdun) la
città è ancora scossa da quelle brutalità lontane tanto che l’atmosfera appare ancora malinconica, specie nelle campagne circostanti dove
ancora si scorgono le antiche trincee e sterminati cimiteri militari, il più delle volte seminascoste dalla bruma del mattino. Verdun città
merita il vostro interesse principalmente per il Monument à la Victoire, un severo componimento degli anni ’20 che dovrebbe commemorare
la vittoria transalpina ma che in realtà appare più come un santuario per i caduti, elencati in un libro che conserva i nomi dei soldati periti
sul fronte, che al termine della battaglia superano le 600.000 unità (fonti ufficiali, le ufficiose parlano di 1.000.000 di defunti), quasi
equamente distribuite tra francesi e tedeschi. Altro sito imperdibile della cittadina è poi la Cittadelle Souterraine, una vasta roccaforte
sotterranea di 7km che nel corso della battaglia fu trasformata in inespugnabile base dell’esercito francese che poteva offrire riparo a oltre
10.000 uomini che qui attendevano di essere mandati al fronte. Una porzione di questi cunicoli è oggi adibita a interessante ricostruzione
multimediale di quei tragici avvenimenti.

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Due istantanee che vi mostrano gli interni sotterranei di Fort Hackenberg che fu il principale baluardo della sfortunata Linea Maginot
  francese durante la seconda guerra mondiale, quindi il Monument à la Victoire di Verdun e una ricostruzione dei cunicoli della Cittadelle
                Souterraine di Verdun che furono il centro nevralgico dei comandi militari transalpini impegnati in battaglia.

Smaltito un po’ lo sgomento per queste visite nel pomeriggio potrete quindi dedicarvi ai siti veri e propri degli antichi campi di battaglia che
si estendono a nord-est di Verdun città. E’ qui che si respira ancora l’intatta atmosfera cruda e cruenta della guerra con trincee e postazioni
di artiglieria ben visibili ancora ai loro posti. A parte alcune passeggiate della memoria si sicuro impatto emotivo non dovrete assolutamente
mancare in loco sia il Memorial de Verdun, che rievoca l’autentico campo di battaglia e il raso al suolo villaggio di Fleury che letteralmente
scomparve sotto i colpi incrociati degli eserciti belligeranti dopo 16 assalti consecutivi nel 1916, che l’Ossuaire de Douaumont, inaugurato
nel 1932 che si compone di una mare di 15.000 croci bianche su campo erboso a memoria dei caduti in battaglia. In realtà oltre alle croci
ben visibili l’ossario possiede anche ben 52 fosse comuni in cui vennero accumulati i resti di 130.000 militi ignoti (francesi e tedeschi
insieme) organizzati secondo il luogo in cui perirono nelle vicinanze. Esiste anche una toccante mostra fotografica di alcuni commilitoni che
mostrano i loro visi come erano prima la battaglia e dopo il loro straziante trapasso. Probabilmente questa non sarà la giornata più felice e
spensierata del vostro viaggio ma sarebbe un grave errore e una mancanza di rispetto evitare di toccare questi luoghi che hanno contribuito
allo sviluppo della nostra stessa storia recente in nome di una vacanza alla sola insegna dello svago. Per la nottata infine vi consigliamo di
spostarvi da Verdun a Reims (125km, 90 minuti) che fungerà da successiva base per il proseguo del vostro viaggio.

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L’edificio che ospita il Memorial de Verdun che offre la migliore possibilità di rievocazione delle brutalità atroci commesse su queste colline
poco più di un secolo fa, quindi un cippo che ricorda laddove sorgeva il villaggio di Fleury completamente spazzato via dalla furia bellica e il
     commovente Oussaire de Douaumont che accoglie una vasta porzione dei corpi di chi trovò la sua fine nella sanguinosa battaglia.

10° giorno:       REIMS
Se c’è una città di tutta la Francia che possa essere indissolubilmente identificata con la propria Cathedrale questa è sicuramente Reims,
florido capoluogo della regione dello Champagne che forse melgio di molte altre sue vicina ha saputo risollevarsi dalle devastazioni che la
colpirono sia nella prima che nella seconda guerra mondiale. Ma Reims in realtà è tanto oltre la sua magnifica chiesa principale: viali
alberati, caffè art decò, ristoranti pluripremiati da riconoscimenti internazionali, campagne circostanti in cui si produce uno dei vini più
rinomati di Francia e persino resti romani contribuiscono a completare il suo intricato mosaico urbano. Enorme, squisitamente gotica e per
oltre un millennio teatro delle incoronazioni di oltre venti re di Francia (famosissima quella di re Carlo VII con la consorte Giovanna d’Arco
nel 1429) è comunque la Cathedrale de Notre Dame, la perla indiscussa di Reims. Nulla potrà prepararvi alla vista di un siffatto capolavoro
architettonico, iniziato nel lontano 1211 e terminato solo un secolo dopo, la cui via di accesso più scenografica è sicuramente quella che
segue il percorso di Rue Libergier. Le dimensioni sono davvero ciclopiche, è lunga 139m, e colpiscono quanto la possente statua di Golia e i
grandi rosoni riccamente decorati situati sulla facciata occidentale e la Statua di Giovanna d’Arco rivestita da un0armatura del 1901 giusto
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davanti l’entrata principale . Una volta varcato l’ingresso sarete poi rapiti nella vista dal mastodontico organo in stile gotico e dall’orologio
astronomico ligneo del ’400 che lo contorna. Da non perdere sono anche le splendide viste panoramiche che si aprono dalla sommità del suo
campanile, raggiungibile con una scalata composta da oltre 250 gradini. Terminata la visita alla Cathedrale, sempre sulla medesima Place
du Cardinal Lucon, non dimenticate di adocchiare il Palais du Tau costruito nel 1690 per i principi transalpini in procinto di essere
incoronati e in cui si tenevano i sontuosi banchetti regali dopo tale cerimonia. Sempre in mattinata vale quindi davvero la pena di ritornare
nei pressi di Rue Libergier dove si colloca il locale Musée des Beaux Arts che raccoglie una collezione davvero sorprendente che annovera
dipinti di Corot (la seconda più completa dell’autore al mondo), Monet, Gauguin, Pissarro e una delle quattro versioni della Morte di Marat
di Jacques-Louis David. Quando al termine della visita vi sentirete irrimediabilmente affamati non dovrete far altro che raggiungere
l’adiacente Place Drouet d’Erlon, storico fulcro della vita cittadina dove si trovano una serie di bistrot (un poco commerciali) ma davvero
utilissimi per sanare il vostro appetito. La piazza in sé è ampia e pedonale dominata dalla Fontaine Subé del 1907 sormontata da una
rappresentazione della Vittoria Alata.

 Una vista della grandiosa facciata principale della Cathedrale de Reims e quindi una sua vista absidale con l’adiacente Palais du Tau, due
  luoghi che hanno visto inscenare diversi momenti storici della storia reale di Francia, quindi una delle Morte di Marat di Jacques-Louis
                                                David presso il locale Musée des Beaux Arts.
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