Colombia 2021: "Continuano ad ammazzarci" - Un blog di Rodrigo ...

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Colombia 2021: "Continuano ad ammazzarci" - Un blog di Rodrigo ...
www.rodrigoandrearivas.com                  Rodrigo Andrea Rivas                         @RodrigoAndreaR1

      Colombia 2021: “Continuano ad ammazzarci”

Mercoledì 29 aprile 2021 la popolazione è scesa per strada per protestare contro una riforma tributaria
che aumentava l’IVA per tutti i beni di largo consumo. Il governo ha risposto con i militari. La polizia ha
sparato contro i manifestanti. Fino a martedì 3 maggio, sono stati documentati 940 casi di abusi della
polizia, c’erano almeno 24 morti, 87 scomparsi e 846 feriti.

1.- “La versione ufficiale, mille volte ripetuta dal governo in forma martellante a tutto il Paese con ogni
mezzo di comunicazione alla sua portata, finì per imporsi: non ci furono morti, i lavoratori soddisfatti
erano tornati a casa dalle loro famiglie e la compagnia bananiera sospendeva le attività in attesa che la
pioggia finisse.
La legge marziale restava in vigore, prevedendo la necessità di mettere in atto misure di emergenza per
far fronte alla calamità pubblica rappresentata dall’interminabile acquazzone. La truppa restava in
caserma. Durante il giorno, i militari giravano per le strade trasformate in torrenti, con i pantaloni
arrotolati a mezza gamba, giocando ai naufragi con i bambini.
Di notte, dopo l’entrata in vigore del coprifuoco, abbattevano le porte coi calci dei fucili, buttavano giù i
sospettati dai loro letti e gli portavano via a un viaggio senza ritorno.
Continuava la ricerca e lo sterminio dei malfattori, assassini, incendiari e rivoltosi così come descritti dal
Decreto Numero Quattro, ma i militari lo negavano anche ai parenti delle loro vittime che affollavano
l’ufficio dei comandanti alla ricerca di notizie.
«Sicuramente l’avete sognato», insistevano gli ufficiali. «A Macondo non è successo nulla, nulla succede
e mai succederà nulla. Questo è un paese felice».
Così portarono a compimento lo sterminio dei capi del sindacato” (Gabriel García Márquez, “Cent’anni
di solitudine”, 1968).
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Gabo si riferisce ai fatti del 1928, quando il già allora corrotto governo oligarchico del conservatore
Abadía Méndez ordinò all’esercito colombiano di fucilare diverse migliaia di operai e di lavoratori, incluse
le loro famiglie per evitare che cadessero in povertà, nella enclave bananiera della United Fruit a Santa
Marta.
I “falsi positivi” sono un’invenzione più recente. Videro la luce durante il governo di Alvaro Uribe Vélez,
il “Matarife, genocida innominabile” che si trova all’origine del narco-paramilitarismo, che ha
perfezionato il sistema di corruzione e architettato l’odierno legame tra i potentati economici e la sua
cerchia politica, che governa la Colombia da oltre 30 anni.
In italiano, il termine “Matarife” significa macellaio. Ma la traduzione non rende l’idea. Significa invece
“taglia gola”, “squartatore” o “boia”. Ma ho un dubbio su quest’ultima traduzione, poiché quella del boia
è stata una funzione pubblica, rispettata e rispettabile. “Mastro Titta”, “er boja de Roma” fino al 1864,
era anche molto popolare e quando fu sostituito da Vincenzo Balducci, papa Pio IX gli concesse un
ottimo vitalizio mensile (vedere la falsa autobiografia scritta nel Novecento da un autore rimasto
anonimo, ”Mastro Titta, il boia di Roma: Memorie di un carnefice scritte da lui stesso”).
Uribe Vélez è un delinquente noto internazionalmente almeno dai primi anni ‘90, ben prima di
diventare presidente (2002-2010), ossia da quando l’agenzia militare d’intelligence degli Stati Uniti (DIA)
lo mise ufficialmente nella lista di persone legate al “Cartello di Medellin”.
2.- “Nella Terra di Mordor, dove l'Ombra nera scende, un Anello per domarli, un Anello per trovarli, Un
Anello per ghermirli e nel buio incatenarli” recita Sauron, “l'Aborrito” in lingua quenya, l’Oscuro Signore
di Mordor, uno spirito malvagio e potentissimo (J. R. R Tolkien, “Il Signore degli Anelli”).
Verso la fine del 2008 diventava di dominio pubblico in Colombia una storia di premi e punizioni basata
sull’efficienza.
Il percorso era semplice: l’Esercito nazionale colombiano assassinava civili innocenti facendoli passare
per guerriglieri uccisi in combattimento nella guerra civile che, con diversi nomi e attori, è in atto in
Colombia dal 1948.
Gli assassinati erano migliaia. Attraverso il sistema di premi e punizioni, esaltando i risultati repressivi
ottenuti da ogni sergente, pattuglia e dall’intero esercito, portavano promozioni, riconoscimenti, benefici
e gratifiche.
Il caso fu scoperto per l’ingordigia dei candidati ai premi, non per la semplice moltiplicazione dei morti
considerata un fatto pressoché normale: ad un certo punto i conti non quadravano. La colonna dell’Avere,
“guerriglieri uccisi in combattimento” continuava a crescere ma cresceva pure la colonna del Deve,
“numero di guerriglieri attivi”.
Questo serial killer di massa ben rappresenta la classe dirigente colombiana, anche quella recentemente
premiata con il Nobel per la pace in seguito all’accordo con le Forze Armate Rivoluzionarie della
Colombia (FARC, 2016) per mettere fine alla più lunga guerra civile della storia.
Non essendo il tema, faccio solo un cenno ad una conseguenza strutturale di questa guerra:
“Nel 2015, le terre non controllate dal latifondo e dalle corporazioni multinazionali superavano il 40%
del territorio colombiano totale. Basta controllare l’elenco di questi territori con le cronache odierne per
verificare che sono proprio questi i territori attualmente invasi e ferocemente attaccati da gruppi armati
illegali con l’aperta complicità del governo.
Negli ultimi 20 anni, circa 6,6 milioni de ettari, oltre il 15% della superficie agricola della Colombia, sono
stati occupati con violenza da paramilitari, narcotrafficanti e militari. Molti fanno finta di essere sorpresi
“di cotanta ferocia”, ma non c’è alcun motivo per essere sorpresi. Le caratteristiche e conseguenze di
questo processo erano talmente evidenti fin da mo’, che l’agronomo ed ecologista francese René Dumont
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le ha previste in ogni sua fase (“Le mal-développement en Amérique latine. Mexique, Colombie, Brésil”,
1981)... Come avviene con tutte le materie incluse nel processo di pacificazione teoricamente in corso, la
restituzione concordata delle terre è stata un sonoro insuccesso: ai contadini sono stati restituiti 15.000
ettari, lo 0,023% di quanto era stato loro rubato soltanto nei 20 anni precedenti... La voracità del capitale
colombiano sta facendo tabula rasa persino delle zone che lo Stato ha dichiarato protette. Ad esempio,
in almeno 31 dei 59 parchi naturali nazionali ci sono attualmente conflitti per l’uso, l’occupazione e
l’usufrutto della terra…
Alla guerra per la terra si aggiunge la guerra per l’acqua, oggi in procinto di passare nelle mani delle grandi
aziende transnazionali… Ad esempio, sono in processo di privatizzazione i 12.000 acquedotti comunitari
esistenti, che riforniscono il 40% dell’acqua utilizzata nelle zone rurali e il 20% di quella usata nelle zone
urbane” (Terra, acqua, aria: fuoco – terza parte e conclusione, 9 luglio 2020).
3.- “Gli elenchi di gente ricca sono stracolmi di persone che hanno ereditato la loro fortuna o l’hanno
fatto speculando, non di certo grazie alla loro capacità innovativa e al loro sforzo produttivo. Sono un
catalogo di speculatori, di baroni immobiliari, di reali e nobili formalmente decaduti o in carica, di
monopolizzatori delle tecnologie dell’informazione, di usurai, di banchieri, di sceicchi del petrolio, di
magnati del settore minerario, di oligarchi e amministratori delegati pagati in modo assolutamente
spropositato riguardo a qualsiasi valore possano generare…
Un secolo fa, gli imprenditori cercavano di farsi passare per parassita adottando lo stile e le forme delle
classi parassitarie proprietarie di un titolo nobiliare. Oggi i parassiti pretendono di essere imprenditori”
(Geoge Monbiot, Invisible Hands 21 luglio 1018).
Dalle statistiche ufficiali risulta che la metà dei 50 milioni di colombiani vive nell’informalità, che il 42,5%
sono poveri e che la disoccupazione è aumentata del 16,8% soltanto nel marzo 2021.
Dalle statistiche delle organizzazioni che si occupano dei diritti civili risulta che tra gennaio e marzo 2021
sono stati assassinati 79 leader sociali.
Mercoledì 29 aprile 2021 la popolazione è scesa per strada per protestare contro una riforma tributaria
che aumentava l’IVA per tutti i beni di largo consumo.
Il governo ha risposto con i militari. La polizia ha sparato contro i manifestanti
Fino a martedì 3 maggio, sono stati documentati 940 casi di abusi della polizia, c’erano almeno 24 morti,
87 scomparsi e 846 feriti.
Secondo Diego Molano, ministro della Difesa, i cortei sono stati infiltrati da gruppi armati illegali che si
sono dedicati al saccheggio e al vandalismo. I fatti di violenza sono premeditati, organizzati e finanziati
da gruppi di guerriglieri dissidenti. Curiosamente, tutte le vittime sono civili disarmati.
Domenica 2 maggio il presidente Duque ha ritirato l’iniziativa avvertendo che non ci sarà alcuna
tolleranza sul terrorismo urbano.
È difficile fare un’analisi della situazione concreta e forse non è nemmeno il momento adeguato per
provarci.
Malgrado l’eterogeneità del movimento, si possono comunque osservare tre linee generali.
La prima era la rinuncia del capo economista dei neoliberisti, il ministro Alberto Carrasquilla, costretto a
dimettersi lunedì 3 maggio in seguito al ritiro del suo progetto “riformatore” teso a trasferire ai ceti medi
e bassi l’intero costo della pandemia da Covid-19, lasciando in piedi il sistema fiscale che esonera dalle
imposte gli oligopoli legati alle attività minerarie e all’esportazione di zucchero e banane.
La seconda è la richiesta di un’economia un po’ meno disuguale.
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La terza consiste in una serie di riforme: democratizzazione dell’educazione e della sanità,
amministrazione meno soggetta al clientelismo politico, riforma della polizia e smantellamento della
Squadra Mobile Antidisturbi (Escuadrón Móvil Antidisturbios”), incaricata di reprimere le proteste e una
migliore implementazione del processo di pace firmato nel 2016 dall’allora presidente Juan Manuel Santos
e dalle FARC.
4.- Analizzando le condizioni in cui si fa la storia, Karl Marx scrisse nel 1852: “Gli uomini fanno la propria
storia, ma non la fanno in modo arbitrario, in circostanze scelte da loro stessi, bensì nelle circostanze che
trovano immediatamente davanti a sé, determinate dai fatti e dalle tradizioni. La tradizione di tutte le
generazioni scomparse pesa come un incubo sul cervello dei viventi e proprio quando sembra ch’essi
lavorino a trasformare se stessi e le cose, a creare ciò che non è mai esistito, proprio in tali epoche di crisi
rivoluzionaria essi evocano con angoscia gli spiriti del passato per prenderli al loro servizio; ne prendono
a prestito i nomi, le parole d’ordine per la battaglia, i costumi, per rappresentare sotto questo vecchio e
venerabile travestimento e con queste frasi prese a prestito la nuova scena della storia” (“Il 18 Brumaio
di Luigi Bonaparte”, Incipit).
In questo maggio 2021 non è in questione la “narrazione” sui fatti poiché quanto avviene è evidente
persino alla UE che, infatti, ha stilato una nota di protesta contro gli eccessi della polizia.
In questa fase, il governo copia la manovra ingannevole e dilatoria del “virus Piñera”, chiamando “le
organizzazioni politiche ad un dialogo nazionale” che esclude i protagonisti (organizzazioni sociali,
popolari, civiche, etniche, studentesche, operaie, contadine, docenti, associazioni di vittime, difensori
dei diritti umani, ecc) “perché abbiamo ascoltato il popolo colombiano e la sua protesta pacifica”.
I rumori disarmonici della popolazione non sono stati ascoltati. Perché sono puro e semplice vandalismo
sul quale cadrà il peso della legge che, in questo caso, significa anche fucilazioni in situ da parte delle
squadre anti-disturbi.
Osservando le foto ufficiali che immortalano l’inizio delle conversazioni tra il governo ed alcuni “leader
dell’opposizione democratica”, mi vengono in mente scene viste in un vecchio museo di Bogotá sui
momenti successivi all’assassinato del leader liberale Jorge Eliécer Gaitán il 9 aprile 1948.
Anche l’allora presidente, il conservatore Ospina Pérez, avendo ascoltato la rabbia della popolazione,
richiamò a palazzo i capetti del Partito Liberale, buona parte dei quali erano su posizioni del tutto diverse
a quelle di Gaitán, sospettati di tradimento o conciliatori per professione e dottrina, per formare a nome
e rappresentanza del gaitanismo, un effimero governo di conciliazione nazionale. Nessuno dei problemi
strutturali venne risolto e contro i gaitanisti veri, previamente satanizzati come “populisti”, si scatenò una
politica di sterminio.
Così nacque il conflitto sociale armato colombiano, riciclato ma ancora vivo. Era, ribadisco, il 1948.
“Los hambrientos piden pan, plomo les dá la milicia” (gli affamati chiedono pane, piombo dà loro la
milizia), cantava Violeta Parra (“La carta”, 1962).
I colombiani chiedono una “Assemblea Costituente Ampia e Democratica” che convochi i veri
rappresentanti della mobilitazione sociale, non i politicanti, per discutere sui motivi che hanno portato
alla mobilitazione e per trovare una vera “Soluzione Politica” al conflitto sociale.
Su questo magnifico Paese si agita nuovamente lo spettro del “Bogotazo” che inaugurò la “violenza”
dopo l’assassinio di Gaitán.
La Colombia continua a dimostrare che Dio è giusto: “Viviamo in un Paese talmente bello che, per
ricompensare gli altri, il Padre eterno ci ha dato questi governi terribili”.
E continua a mettere in mostra la vivacità della sua vita politica: “In Colombia esiste una differenza
notevole tra conservatori e liberali. I conservatori vanno a messa alle otto, i liberali a mezzogiorno”.
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La chiusa a Gabo: “Erano tre reggimenti la cui marcia ritmata dai tamburi dagli schiavi della galera faceva
tremare la terra. Il suo respiro da drago multicefalo aveva impregnato di vapore pestilente la luminosità
di mezzogiorno. Erano piccoli, massicci, bruti. Sudavano con sudore di cavallo, avevano un odore di
carnaccia macerata dal sole e l'impavidità taciturna e impenetrabile degli uomini dell'altipiano. Benché ci
mettessero più di un'ora a passare, si sarebbe potuto pensare che fossero solo poche squadre che
facevano il girotondo, perché tutti erano identici, figli della stessa madre, e tutti sopportavano con uguale
stolidità il peso dei tascapane e delle borracce, la vergogna dei fucili con le baionette innestate e la
scoglionatura dell'obbedienza cieca e del senso dell'onore” (op. cit.).
R.A. Rivas 5 maggio 2021
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