AGRICOLTURA ALIMENTAZIONE AMBIENTE 2015/2016 - Fondazione ...
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COMITATO DI REDAZIONE Gianfranco Anfora, Claudio Donati, Emanuele Eccel, Flavia Gasperi, Floriana Marin, Annapaola Rizzoli, Duccio Rocchini, Riccardo Velasco ELABORAZIONE DATI E REFERENZE PUBBLICAZIONI Biblioteca FEM CURATORI Floriana Marin, Emanuele Eccel, Cristina Castellani, Alessandro Gretter REVISIONE TESTI IN LINGUA INGLESE Giovanna Flaim, Heidi Hauffe, Kieran Tuohy PROGETTO GRAFICO ED EDITORIALE IDESIA - www.idesia.it ISSN 2282-1341 © 2017, Fondazione Edmund Mach Via Edmund Mach 1, 38010 San Michele a/A (Trento) www.fmach.it
INDICE
Presentazione - La Fondazione Edmund Mach: il luogo giusto per “pensare locale
e agire globale” 5
La Fondazione Edmund Mach: una struttura innovativa dove la didattica interagisce
con la ricerca 7
Il Centro Ricerca e Innovazione: il primo centro italiano “One Health” 8
Un nuovo comitato scientifico per la Fondazione Mach 9
La struttura del Centro Ricerca e Innovazione 11
Dipartimento di Genomica e Biologia Piante da Frutto (DGBPF) 12
Dipartimento di Qualità Alimentare e Nutrizione (DQAN) 13
Dipartimento di Agroecosistemi Sostenibili e Biorisorse (DASB) 14
Dipartimento di Biodiversità ed Ecologia Molecolare (DBEM) 16
Unità biologia computazionale 17
Il Programma di Dottorato della Fondazione Mach (FIRS>T) 18
FEM Campus 18
Il Centro Agricoltura, Alimenti e Ambiente (C3A) 19
AGRICOLTURA 21
Scoprire le dinamiche del microbioma dell’ambiente agrario per un’agricoltura sostenibile 22
La viticoltura in Trentino ieri, oggi e domani 23
Non solo foglie: un nuovo metodo per valutare la resistenza alla peronospora
su infiorescenze di vite 25
Controllo genetico del contenuto e della composizione di flavonoidi nell’acino d’uva 26
Cisgenesi e genome editing: nuove opportunità per il breeding delle piante da frutto 28
Programmi di breeding in FEM 29
Nuovi progetti 31
In evidenza 32
ALIMENTAZIONE 35
Vino-Ossigeno-Antiossidanti: Come indirizzare meglio le scelte dell’enologo 36
Dalla frutta ai lieviti: piattaforma per la sintesi combinatoria di composti bioattivi 37
Fenomica dei composti volatili: un primo passo per conoscere, migliorare
e controllare la qualità di fragola, lampone e mirtillo 38
Tracciare i composti volatili nella filiera lattiero casearia 39
Un approccio integrato per accertare l’autenticità e la protezione dei vini italiani di qualità 41
Nuovi progetti 43
In evidenza 44
AMBIENTE 47
Una task force per affrontare il problema delle specie aliene invasive:
le prospettive per un controllo sostenibile tramite un approccio integrato 48
Il ruolo delle piante nella regolazione della salute del pianeta 49
Prospettive nell’utilizzo di approcci innovativi nella ricerca scientifica sulle acque interne 51
Genetica di Conservazione. Caso studio: il gallo cedrone (Tetrao urogallus) 52
Nuovi rischi per la salute causati dai cambiamenti globali negli ecosistemi montani 53
Nuovi progetti 55
In evidenza 56
Cartolina dal mondo 57
L’ATTIVITÀ IN SINTESI 59
Auto-finanziamento, brevetti e pubblicazioni con fatt. d’impatto 60
Il personale 61
Principali eventi organizzati dal CRI 2015-2016 62
Elenco personale 2015-2016 63
Crediti fotografici 67
AGRICOLTURA
INDICE 3PRESENTAZIONE
La Fondazione Edmund Mach:
il luogo giusto per “pensare locale
e agire globale”
Questo report – il secondo uscito da quando sono presidente della Fondazione
Edmund Mach – è un’interessante carrellata sul lavoro altamente all’avanguar-
dia svolto nei laboratori del Centro Ricerca e Innovazione.
Le quattro anime della Fondazione – formazione, ricerca, consulenza e azienda
agricola – studiano l’agricoltura, l’alimentazione, l’ambiente, il mondo animale,
l’essere umano e le relazioni tra essi con un approccio interdisciplinare o, an-
cora meglio, circolare. Per questo siamo recentemente stati riconosciuti come
il primo centro italiano One Health.
Molti degli studi portati avanti a San Michele all’Adige hanno già di per sé risvol-
ti concreti per il territorio. Sono però convinto che, per sviluppare comporta-
menti ancora più virtuosi, abbiamo bisogno di un’integrazione ancora maggiore
tra produzione e ricerca.
Per riuscire ancora meglio nell’intento, in questo biennio FEM ha rafforzato le
joint venture con i produttori, è entrata a far parte del Consorzio Hub Inno-
vazione Trentino (HIT) ed ha attivato il Centro Agricoltura, Alimenti, Ambiente
(C3A) congiunto con l’Università di Trento.
Ribaltando il famoso motto, credo che il Trentino sia il luogo giusto per “pen-
sare locale e agire globale”. Possiamo partire dalle buone pratiche adottate
dalla nostra Provincia per contribuire a risolvere problemi di più ampia portata.
Andrea Segré
Presidente
Fondazione Edmund Mach
PRESENTAZIONE 5La Fondazione Edmund Mach:
una struttura innovativa dove
la didattica interagisce con la ricerca
Il 12 gennaio 1874 il Governo Austro-Ungarico deliberò di attivare una scuola
di agraria presso il monastero agostiniano di San Michele all’Adige. Nacque
così l’Istituto Agrario di San Michele (IASMA). L’attività iniziò in autunno, sotto la
guida del primo direttore, Edmund Mach. Fin da subito egli organizzò l’istituto
come una struttura innovativa, dove didattica e ricerca potessero interagire tra
loro in maniera sinergica per contribuire allo sviluppo dell’agricoltura locale.
Dopo la Prima Guerra Mondiale, IASMA passò sotto l’egida del Governo italia-
no, che a sua volta lo fece rientrare nelle competenze della Provincia autonoma
di Trento a partire dal 1948.
Nel 1990 anche le attività di servizio al territorio furono integrate nel pre-esi-
stente impianto basato su formazione e ricerca. Dal 1° gennaio 2008 strutture
e attività dell’Istituto sono transitate nel nuovo soggetto giuridico rappresen-
tato dalla Fondazione Edmund Mach (FEM), un ente di interesse pubblico con
personalità giuridica di diritto privato.
Nella FEM i tre centri ereditati sono stati caratterizzati da una struttura orga-
nizzativa più flessibile e funzionale agli specifici obiettivi di Istruzione e For-
mazione, di Ricerca e Innovazione e di Trasferimento Tecnologico che, oltre
a qualificarne le nuove denominazioni, rappresentano gli aspetti più salienti
delle rispettive mission.
Sergio Menapace
Direttore Generale
Fondazione Edmund Mach
AGRICOLTURA 7Il Centro Ricerca e Innovazione:
il primo centro italiano “One Health”
Il Centro Ricerca e Innovazione (CRI) sin dalla sua attivazione ha saputo po-
sizionarsi come centro di riferimento a livello nazionale e internazionale nei
settori agro-alimentare e ambientale, contribuendo altresì ad elevare la Fon-
dazione Edmund Mach ad esempio virtuoso di “triangolo della conoscenza”,
dove l’interazione funzionale tra eccellenza e innovazione scientifica, istruzione
e trasferimento tecnologico si traduce in concrete ricadute sul territorio, sia in
termini culturali che di sviluppo.
A questo proposito, i risultati dell’indagine 2011-14 svolta dall’Agenzia Na-
zionale di Valutazione del Sistema Universitario e della Ricerca (ANVUR) sulla
qualità della ricerca (VQR) sono stati molto lusinghieri. Con una valutazione di
eccellenza per i prodotti presentati superiore all’85% nelle aree delle scienze
chimiche, delle scienze agrarie e veterinarie e scienze biologiche, il nostro Ente
si è posizionato rispettivamente alla terza, quarta e quindicesima posizione tra
gli enti valutati su scala nazionale.
I tre settori intorno a cui si polarizza la ricerca CRI – agricoltura, alimentazione
e ambiente - sono ora oggetto di grandi sfide per il futuro nel territorio alpino
nel suo complesso. Il cambiamento globale, legato non solamente a fenomeni
naturali ma anche alle dinamiche socio-economiche, richiede la capacità di
sviluppare sistemi resilienti, in grado cioè di saper rispondere, o quando pos-
Annapaola Rizzoli sibile anticipare, le ripercussioni di eventi estremi. L’approccio adottato dal CRI
Dirigente prevede una interazione virtuosa di conoscenza, innovazione e gestione delle
Centro Ricerca e Innovazione risorse che possa rappresentarsi in una forma di “circolarità”, contemperando
Fondazione Edmund Mach la sostenibilità dei sistemi produttivi, la tutela della salute e del benessere uma-
no e animale sino alla conservazione dei paesaggi tradizionali.
Il CRI può essere considerato in questa prospettiva il primo “OneHealth Centre”
italiano anche nello sviluppo delle sue attività, con progetti che vanno dalla
costituzione di nuove sinergie nel settore dell’alta formazione e ricerca con gli
attori dello STAR (Sistema Trentino dell’Alta formazione e Ricerca), come nel
caso dell’attivazione del Centro Agricoltura, Alimenti ed Ambiente con l’Univer-
sità di Trento, a quella internazionale, con la costituzione di nuovi network di
eccellenza sul territorio della Euroregione Alpina del Tirolo - Alto-Adige/Sudtirol
- Trentino (Euregio ed Eusalp) sino alle collaborazioni in progetti di coopera-
zione internazionale.
Una sfida con grandi prospettive che deve però confrontarsi con l’attuale si-
tuazione economica, che ha visto una riduzione delle risorse dedicate alla ri-
cerca. Una maggiore competizione nell’ottenimento dei fondi richiede allora
una aumentata attenzione non solo alle tematiche di ricerca di frontiera ma
anche alle esigenze che emergono dalla cittadinanza e dai settori produttivi ed
un parziale cambio di paradigma anche nell’approccio adottato dal personale
di ricerca del CRI.
Il Report mette in evidenza i risultati più importanti ottenuti nel biennio 2015-
2016 concentrandosi su un numero limitato di articoli di approfondimento su
tematiche di interesse generale ed alcune interessanti novità (gli “highlights”),
lasciando poi al lettore più interessato la possibilità di poter approfondire attra-
verso il nostro sito web maggiori contenuti e dettagli. Il mio auspicio è che oltre
ai risultati scientifici raggiunti, questo rapporto riesca nella sfida di comunicare
al lettore anche la passione e l’entusiasmo che la comunità del CRI esprime
quotidianamente nei propri laboratori e campi sperimentali e che rappresenta
la vera ricchezza di questa struttura, unica a livello nazionale.
8Un nuovo comitato scientifico
per la Fondazione Mach
L’11 marzo 2016 si è insediato il nuovo comitato scientifico della FEM, nelle
persone di Giulia De Lorenzo, con funzioni di Presidente, esperta del settore
agricoltura dell’Università La Sapienza di Roma; Vincenzo Fogliano, esperto
del settore alimentazione, dell’Università di Wageningen (Olanda); e Filippo
Giorgi, climatologo dell’International Centre for Theoretical Physics di Trieste.
Il comitato scientifico è un organo previsto dallo statuto della Fondazione e
svolge funzioni di impulso, indirizzo e consulenza per il suo settore scientifico.
La nomina del comitato scientifico è un momento importante e molto atteso
per la Fondazione Mach dopo la riorganizzazione del Centro Ricerca e Inno-
vazione. Tutti e tre i membri fanno parte dei primi cento della lista ‘Top Italian
Scientists’, con alle spalle oltre cento pubblicazioni a forte impatto. Ognuno,
nel suo ambito, è stato un antesignano. Giulia De Lorenzo ha svolto ricerche di
rilievo sulla fisiologia vegetale, in particolare sull’immunità innata delle piante;
Vincenzo Fogliano si è specializzato negli antiossidanti nelle diete e nella qua-
lità sensoriale degli alimenti, mentre Filippo Giorgi è figura di riferimento per
l’IPCC, il coordinamento mondiale intergovernativo sul cambiamento climatico,
premio Nobel 2007. Ora questi scienziati collaboreranno con la Fondazione
Mach per indirizzarla ancora meglio sulla strada della ricerca, dell’innovazione
e del trasferimento tecnologico.
AGRICOLTURA 910
LA STRUTTURA DEL CENTRO
RICERCA E INNOVAZIONE
Il Centro Ricerca e Innovazione (CRI) è nato dall’unione dell’allora Centro di
Ecologia Alpina e del Centro Sperimentale di San Michele all’Adige. Sin dalla sua
istituzione nel 2008, il Centro ha aggiornato la sua organizzazione, mantenendo
comunque tre aree di ricerca specializzate negli ambiti di Agricoltura, Alimen-
tazione e Ambiente. Da febbraio 2016 è composto da quattro Dipartimenti,
più un’Unità di Biologia Computazionale, trasversale ai Dipartimenti, che a loro
volta sono articolati in Gruppi di Ricerca e Piattaforme Tecnologiche. I Diparti-
menti riflettono i principali filoni di ricerca del CRI - genomica e biologia delle
piante da frutto; qualità alimentare e nutrizionale; agro-ecosistemi sostenibili
e biorisorse; biodiversità ed ecologia molecolare e biologia computazionale.
Il CRI ospita ricercatori provenienti da tutto il mondo e collabora con le più
importanti istituzioni scientifiche internazionali. Vanta laboratori con strumen-
tazioni all’avanguardia, 200 mq di serre e 30 ettari di terreno coltivato. Accanto
alla ricerca scientifica si occupa di formazione di alto livello con una propria
Scuola di Ricerca. Dal 1 febbraio 2017 è stato inoltre attivato il Centro C3A. For-
te di queste caratteristiche il CRI si pone come un riferimento autorevole nella
produzione di conoscenza, nella promozione di innovazione e di concrete ri-
cadute per il territorio, a sostegno dello sviluppo sostenibile. Requisiti, questi,
indispensabili per incentivare lo sviluppo di una economia sempre più basata
sulla conoscenza e per sostenere una crescita socio-economica duratura e di
qualità. ll Centro Ricerca e Innovazione è coordinato dalla Direzione, respon-
sabile dello sviluppo strategico della ricerca, delle strutture e delle risorse, di
cui promuove l’eccellenza in sintonia con la mission e gli obiettivi della FEM.
Sotto la competenza della Direzione operano i team di comunicazione ed
eventi, IT, contabilità, progetti e rendicontazioni, welcome office e gestione
delle attività segretariali.
11Dipartimento di Genomica
e Biologia Piante da Frutto (DGBPF)
Il Dipartimento coniuga le conoscenze alla capitalizzazione delle conoscenze
Coordinatore avanzate sui genomi e sulla genetica acquisite sulla struttura dei genomi ed
Riccardo Velasco delle specie di interesse per l’agricoltu- alla identificazione dei geni chiave di ca-
riccardo.velasco@fmach.it ra trentina e le valutazioni agronomi- ratteristiche fenotipiche importanti dal
che mettendo a disposizione le proprie punto di vista agroeconomico. Il ger-
competenze ai comparti produttivi allo moplasma esistente nelle nostre colle-
scopo di fornire prodotti (nuove varietà, zioni (vite 2.300 accessioni, melo 1.660
strumenti molecolari, innovazioni tec- accessioni, fragola e lampone circa 200
nologiche o gestionali) all’agricoltura. accessioni, oltre a mirtillo e ciliegio in
Pluriennali esperienze nel miglioramen- quantitativi minori) rappresenta la base
to genetico, nella biologia e nella gestio- di partenza per studi avanzati di asso-
ne della pianta accompagnate dal più ciazione genotipo/fenotipo e identifica-
recente sequenziamento dei genomi zione dei loci responsabili dei maggiori
della vite (2007), del melo (2010), della tratti di interesse per il miglioramento
fragola (2011) e del pero (2014) mirano genetico.
Unità biologia e fisiologia vegetale
Studia la funzione dei geni presenti nei genomi di vite, melo e fragola per com-
prendere come la loro espressione influenzi la biologia e la fisiologia di queste
piante da frutto. L’obiettivo finale è quello di fornire “geni per la resistenza” e
“geni per la qualità” da utilizzare nel miglioramento genetico di vite e Rosaceae
tramite “breeding” assistito e tecniche biotecnologiche, nonché nuova cono-
scenza biologica per assistere le pratiche agronomiche.
Unità genetica e miglioramento genetico dei fruttiferi
Si occupa della comprensione delle basi genetiche e biologiche che sottendono
i caratteri più interessanti del melo e di altri frutti della famiglia botanica delle
Rosaceae, come fragola e lampone nonchè mirtillo e ribes, albicocco e ciliegio.
Le informazioni dedotte dalla conoscenza dei genomi sono funzionali alla pro-
duzione di nuove varietà ed alla loro coltivazione, dalla gestione della pianta
alla conservazione della frutta.
Unità genetica e miglioramento genetico della vite
L’Unità è impegnata nello sviluppo di basi scientifiche e novità varietali per la
viticoltura sostenibile in un contesto di mutamenti climatici. Attraverso l’analisi
di popolazioni segreganti, collezioni di germoplasma e varianti somatiche, si
indagano il controllo genetico della resistenza a peronospora e oidio, fattori di
resilienza a stress biotici e abiotici presenti nel genere Vitis e caratteri varieta-
li che aumentano il valore delle produzioni, come l’apirenia, la composizione
degli antociani e i precursori aromatici delle uve. La validazione funzionale dei
geni candidati, orientata anche al breeding di nuova generazione, è condotta
mediante trasformazione genetica nel sistema microvine. In parallelo vengono
svolte le attività di incrocio, selezione e valutazione agro-enologica di semenzali
in serra e campo mirate all’ottenimento di nuovi vitigni resistenti ai patogeni
con buona qualità dell’uva, integrando se possibile l’informazione dei marcatori
molecolari.
12Unità genomica e biologia avanzata
Svolge studi di genomica funzionale su vite e melo finalizzati ad incrementare la
difesa dalle malattie e migliorare la qualità del frutto. Accanto all’impiego delle
tradizionali tecniche di trasformazione genetica per diverse cultivar di melo e
vite a scopi di ricerca, l’Unità è fortemente impegnata nello sviluppo ed applica-
zione delle moderne “new plant breeding technologies” (cisgenesi e genome edi-
ting) in vite e melo. L’Unità ha inoltre messo a punto metodi di analisi innovativi
per la caratterizzazione delle linee geneticamente modificate, per la coltivazione
ex-vitro e la fenotipizzazione delle piante (grazie alla dotazione di una moderna
serra) e per il sequenziamento di interi genomi, studi del trascrittoma, analisi
di espressione genica e metagenomica attraverso le più avanzate piattaforme
tecnologiche di Next Generation Sequencing (Illumina, 454, Lifetechnologies).
Dipartimento di Qualità Alimentare
e Nutrizione (DQAN)
Il Dipartimento svolge attività di ri- alla valorizzazione e alla tutela delle
cerca ed innovazione finalizzate alla produzioni ad origine protetta. Il Di- Coordinatore
valorizzazione sensoriale, tecnologi- partimento porta l’attenzione sull’in- Fulvio Mattivi (fino al 31 gennaio 2017)
ca e nutrizionale dei prodotti agroa- terazione alimento-consumatore at- Kieran Tuohy (dal 1 febbraio 2017)
limentari per migliorarne la qualità e traverso l’applicazione delle principali kieran.tuohy@fmach.it
tracciarne l’origine rispondendo alle tecniche sensoriali e strumentali. Esso
esigenze del consumatore. In parti- è anche specializzato nella microbio-
colare, qui si studia l’insieme dei me- logia intestinale, nutrizione umana e
taboliti (metaboloma) di piante di in- nutrigenomica, con strutture dedicate
teresse agrario, al fine di sostenere la per fermentazioni, modelli in-vitro di
produzione di piante con un impatto cellule umane e modelli di microbio-
positivo sulla qualità della vita e sulla ta intestinale. Questi diversi obiettivi
salute umana. Sono inoltre condotte sperimentali puntano ad un unico
ricerche nel campo della biochimica razionale che è alla base della nostra
della vite e della chimica enologica, ricerca: il concetto di “one-health”,
finalizzate alla valorizzazione della un’unica salute”, che unisce la salute
filiera e viene fornito un supporto dell’ambiente, delle aziende agricole
scientifico specialistico ai programmi e delle coltivazioni, della qualità de-
nazionali e comunitari di tracciabilità gli alimenti e la nutrizione e la salute
dei prodotti agroalimentari finalizzati umana.
Unità metabolomica
L’Unità, attraverso analisi di fingerprinting ed analisi mirate, sviluppa nuove
metodologie di studio e conoscenze sui composti nutrizionalmente e senso-
rialmente rilevanti, finalizzati a migliorare la comprensione dell’impatto della
dieta sulla salute umana e la produzione di alimenti a maggiore valore aggiun-
to. Si persegue lo studio dei meccanismi molecolari che sono alla base della
biosintesi dei composti secondari nelle piante, e la valorizzazione dei prodotti
della filiera vitienologica, al fine di migliorare la loro qualità rispondendo alle
esigenze dei produttori e consumatori, creando valore aggiunto.
Unità nutrizione e nutrigenomica
La mission della Unità è quella di misurare come i cibi e la alimentazione
modulino la salute dell’ospite e proteggano da malattie croniche attraverso
interazioni con il microbiota intestinale. Il gruppo di ricerca ha un interesse
13speciale nei cibi fermentati (per es. prodotti caseari), cibi integrali vegetali, le
loro frazioni bioattive (fibre, prebiotici e polifenoli) e i probiotici, ed ha come
scopo principale quello di fornire investigazioni di tipo meccanistico su come
agiscano tali cibi funzionali.
Unità qualità sensoriale
L’Unità cerca di comprendere i meccanismi alla base della qualità percepita
degli alimenti e indagare i fattori fisiologici e psicologici che influenzano la
percezione, lo sviluppo delle preferenze alimentari e il comportamento dei
consumatori per supportare scelte alimentari associate a salute e benessere.
Sostiene inoltre il mantenimento e lo sviluppo di una piattaforma sensoriale/
strumentale/statistica innovativa per supportare la ricerca per la valorizzazione
dei prodotti agroalimentari e l’innovazione di prodotto e di processo.
Unità tracciabilità
Svolge ricerca sull’utilizzo dell’analisi dei rapporti tra isotopi stabili di bioelemen-
ti. Laboratorio di riferimento a livello nazionale, collabora con enti ufficiali di
controllo e con istituti di ricerca dei vari stati membri della comunità europea.
La ricerca all’interno dell’Unità si concentra sulla tracciabilità agroalimentare e
di prodotti di eccellenza, come il legno, e su tecnologie utilizzabili in ricerche
nel campo dell’ecologia, dell’idrologia, della fisiologia e della paleoclimatologia.
Dipartimento di Agroecosistemi
Sostenibili e Biorisorse (DASB)
Per poter progettare e sviluppare si- richieste dalla società moderna. Gli
Coordinatore stemi che al tempo stesso sostengano approcci più innovativi della chimica,
Ilaria Pertot (fino al 31 gennaio 2017) il benessere umano e la conservazio- della fisiologia e della biologia mole-
Damiano Gianelle (dal 1° febbraio 2017) ne del capitale naturale per le genera- colare consentiranno l’accurata piani-
damiano.gianelle@fmach.it zioni future è necessario conoscere le ficazione delle risorse agrarie e natu-
complesse relazioni ed i meccanismi rali e l’utilizzo di biorisorse per gestire
d’interazione dell’ecosistema, saperne gli impatti provocati negli ecosistemi
valutare le risposte ed essere quindi in dall’attività antropica. La compren-
grado di adottare le pratiche più so- sione dei meccanismi che stanno alla
stenibili. La sfida del Dipartimento è base degli equilibri ecosistemici è in-
quella di integrare tecnologie innovati- fatti rilevante sia per la protezione de-
ve basate su processi a basso impatto gli ecosistemi naturali che per un uti-
alle esigenze di qualità e produttività lizzo sostenibile delle colture agrarie.
Unità ecologia forestale e cicli biogeochimici
Studia le interazioni tra vegetazione, suolo e clima al fine di valutare l’effetto
dei cambiamenti climatici sugli ecosistemi e individuare modalità di gestione
delle risorse in grado di mitigarli. A tal fine l’Unità di ricerca sviluppa diverse
tipologie di modelli biogeochimici e approcci innovativi applicati alle misure sia
ecosistemiche che a scala regionale (attraverso Lidar, iperspettrale, fluorescen-
za, eddy covariance, phenocam).
Unità entomologia agraria
L’Unità è impegnata nella comprensione dei meccanismi di percezione e degli
stimoli sensoriali nella comunicazione degli insetti. Lo scopo è quello di com-
14prendere come gli insetti (e altri invertebrati dannosi e/o utili per l’agricoltura)
comunicano tra di loro e interagiscono con la pianta e con microorganismi
per mettere a punto sistemi di controllo integrato a base di semiochimici e
vibrazioni (come confusione sessuale, mass trapping, monitoraggi ecc) a basso
impatto ambientale.
Unità idrobiologia
Svolge ricerche sulla biodiversità e sull’evoluzione a lungo termine delle ca-
ratteristiche ecologiche e della qualità dei corpi d’acqua lacustri e fluviali della
regione alpina e perialpina. Si occupa, in particolare, degli effetti indotti dai
cambiamenti climatici, eutrofizzazione e alterazione dei regimi idrologici e
termici sugli ecosistemi e comunità acquatiche. A questo scopo, affianca le
tecniche di limnologia tradizionali ad un approccio multidisciplinare basato
su metabolomica, biologia molecolare e NGS, isotopi stabili, dati sensoriali ad
alta frequenza e, per gli studi a livello di bacino, ad un approccio eco-idraulico.
Unità patologia vegetale e microbiologia applicata
La mission dell’Unità è favorire la riduzione degli input chimici (prodotti fitosani-
tari o fertilizzanti), sviluppando principi attivi a basso rischio basati sui metaboliti
naturali prodotti dai microrganismi, sui microrganismi stessi (biofungicidi, bio-
stimolanti e/o biofertilizzanti) e sulle molecole antifungine prodotte dalle piante.
In collaborazione con l’industria questi prodotti innovativi sono messi a punto e
testati al fine di verificare l’assenza di effetti collaterali per uomo ed ambiente.
15Dipartimento di Biodiversità
ed Ecologia Molecolare (DBEM)
Un elevato livello di biodiversità, de- l’impatto dei cambiamenti della biodi-
Coordinatrice finita come numero di specie o come versità sul funzionamento degli eco-
Heidi Christine Hauffe variabilità genetica totale entro po- sistemi naturali, sulla presenza delle
heidi.hauffe@fmach.it polazioni e comunità, è cruciale per specie autoctone, sulla salute umana
il mantenimento del funzionamento e veterinaria. La combinazione dei più
degli ecosistemi, della loro resilienza aggiornati strumenti molecolari (es.
rispetto al cambiamento globale, e molecular screening, genomica, meta-
della loro resistenza alla colonizza- genomica, trascrittomica) con analisi
zione di specie aliene e di parassiti. ecologiche, statistiche e modellistiche
Al fine di mantenerla nel tempo e di tipo spaziale e temporale permet-
valorizzarla, il Dipartimento si occu- te di formulare ipotesi sugli scenari
pa di misurare la biodiversità a tutti futuri, suggerendo come migliorare
i livelli (genetico, di specie e di ecosi- le pratiche gestionali degli ambienti
stemi), di capire le basi genetiche dei naturali per mantenerne la diversità
processi di adattamento, speciazione genetica e di specie, e così anche il
ed estinzione. Viene, inoltre, studiato benessere umano.
Unità ecogenomica
La mission dell’Unità di ecogenomica è la caratterizzazione e lo studio della
biodiversità vegetale naturale, con particolare riferimento a quella del Tren-
tino e dell’ambiente alpino. L’uso della tassonomia integrata della filogenesi,
dell’ecologia molecolare e della fisiologia consentono di elucidare i principali
meccanismi alla base della generazione e del mantenimento della biodiver-
sità vegetale naturale e di stimare come la flora alpina potrebbe evolvere ed
adattarsi nel medio-lungo periodo a stress ambientali e cambiamento globale.
Unità ecologia applicata
La mission dell’Unità è di generare conoscenza sugli effetti conseguenti ai cam-
biamenti globali ed alla perdita di biodiversità sulle specie alpine e sulle relative
interazioni eco-sistemiche nonché sul rischio di diffusione di malattie pericolose
per la salute animale e umana. L’approccio utilizzato è fortemente interdiscipli-
nare combinando studi di epidemiologia molecolare, ecologia del movimento
animale, ecologia spaziale, geostatistica, modellistica matematica e statistica,
e analisi di big data tramite l’utilizzo di piattaforme informatiche innovative.
Unità genetica di conservazione
Ha il proprio focus di ricerca sulla conservazione e il ripristino della biodiversità
genetica alpina al livello di popolazione, spaziando dai microorganismi ai grandi
mammiferi, fino alle piante forestali, col fine di offrire un supporto scientifico
alle misure gestionali adottate a protezione di questa risorsa naturale. L’obietti-
vo di lungo termine è di stimare come la distribuzione della variabilità genetica
sia cambiata nello spazio e nel tempo, in relazione a variazioni nelle condizioni
ambientali e all’impatto antropico, con ricadute sulla tutela della biodiversità
animale e forestale, sui settori venatorio ed ittico, sul turismo e sulla produ-
zione animale (zootecnia).
16Unità biologia computazionale
Le tecnologie “omiche” stanno trasfor- fonti di dati diverse. L’Unità di biologia
mando le scienze della vita da discipline computazionale gestisce l’infrastruttura Responsabile
descrittive a discipline che producono di High Performance Computing del CRI Claudio Donati
grandi masse di dati. All’interno del e garantisce lo storage e la tracciabili- claudio.donati@fmach.it
Centro Ricerche e Innovazione, l’Unità tà dei dati generati da tecnologie high
di biologia computazionale è il punto throughput.
di riferimento per le attività di analisi
e modellazione statistica dei dati, con
particolare riferimento alle tecnologie
“omiche”. L’Unità coniuga una ricerca
originale nei metodi computazionali
alla collaborazione con gli altri gruppi
del CRI su una grande varietà di pro-
getti. L’attività di ricerca si articola in
cinque aree: la genomica, in particolare
delle piante da frutto, la metagenomi-
ca, la metabolomica, la trascrittomica,
la modellazione statistica dei dati, con
particolare enfasi sull’integrazione di
17Il Programma di Dottorato
della Fondazione Mach (FIRS>T)
Il Programma di Dottorato della Fon- centrato lo sforzo della Fondazione
dazione (FEM International Research che coglie l’opportunità di dare una
School of Trentino - FIRS>T) è nato nel diretta ricaduta nell’economia delle
2012 dalla fusione tra la rete di col- attività di ricerca e sperimentali. L’ot-
laborazione Genomics and Molecular tenimento di finanziamenti comunita-
Physiology of Fruit (GMPF) e le attività ri per una dozzina di borse di dotto-
di formazione di altri settori strategi- rato industriali sono il chiaro esempio
ci della Fondazione. Fin da subito la della validità dell’approccio FEM.
Scuola si è presentata come una tra I nuovi percorsi di dottorato, già con
le iniziative più ambiziose e innova- quelli avviati nel corso del 2016, sa-
tive lanciate dal CRI negli ultimi anni ranno valorizzati nel contesto delle
attivando circa 140 borse di studio e altre iniziative intraprese da FEM in
creando una solida rete di collabo- questi ultimi anni (vedi il C3A presen-
razione internazionale con il mondo tato qui di seguito). Queste, in parti-
accademico, con gli enti di ricerca ed colare, rafforzeranno l’architettura
il settore privato. organizzativa (con la creazione di ul-
Proprio verso questo ultimo settore teriori Scuole specifiche) e le opportu-
nel corso degli ultimi mesi si è con- nità di mobilità nello spazio europeo.
FEM CAMPUS
03 05 06 07 10 13
01 02 04 08 09 11 12
18Il Centro Agricoltura, Alimenti
e Ambiente (C3A)
A settembre 2015 è stata approvata mirando alla mitigazione dell’impatto
la convenzione tra la Fondazione Ed- ambientale. Le attività di ricerca sono
mund Mach e l’Università di Trento orientate allo sviluppo di un sistema
che istituisce a San Michele all’Adige agricolo capace di reagire agli stress
il Centro Agricoltura Alimenti Am- biotici ed abiotici, alla valorizzazio-
biente (C3A). Con questa iniziativa si ne e trasformazione degli alimenti e
mira a valorizzare ulteriormente le alla tutela dell’ambiente. La sinergia
consolidate collaborazioni tra le due tra le due istituzioni favorirà la pro-
istituzioni. Il Centro, che si occuperà duzione scientifica e permetterà la
sia di formazione universitaria sia di partecipazione congiunta a progetti
ricerca, costituirà infatti un’area di la- aumentando la competitività del si-
voro comune per docenti e ricercato- stema trentino della ricerca a livello
ri che nelle due istituzioni partner si internazionale.
occupano dei settori dell’agricoltura,
degli alimenti e dell’ambiente. Le te-
matiche riguarderanno i settori dell’a-
gricoltura sostenibile, puntando sulla
produzione di alimenti di qualità e
14 01 Convitto
02 Cantina storica
03 Laboratorio Analisi
04 Antico Monastero Agostiniano - Uffici direzionali e amministrativi
05 Laboratori qualità alimentare e nutrizionale
06 Aula Magna
07 Centro Istruzione e Formazione - CIF
08 Centro servizi operativi
09 Centro Ricerca e Innovazione - CRI
10 Centro Trasferimento Tecnologico - CTT
11 Cantina di microvinificazione
12 Centro ittico
13 Palazzo della Ricerca e della Conoscenza / C3A
14 Laboratori fitopatologia
1920
AGRICOLTURA
AGRICOLTURA 21Scoprire le dinamiche del microbioma
dell’ambiente agrario
per un’agricoltura sostenibile
L’utilizzo di prodotti fitosanitari e fer- sua superficie e contribuiscono ad un
GIANFRANCO ANFORA tilizzanti di sintesi chimica è un tema gran numero di funzioni biologiche.
DARIO ANGELI molto dibattuto a causa dei potenziali Di conseguenza la biologia, l’ecologia
OSCAR GIOVANNINI rischi posti alla salute umana e all’am- e l’evoluzione possono rappresentare
CLAUDIA LONGA biente. Per questo motivo la produ- la base per lo sviluppo di soluzioni e
GERARDO PUOPOLO zione sostenibile in agricoltura sta bioagrofarmaci di prossima genera-
MICHELE PERAZZOLLI divenendo una priorità per la ricerca zione per il controllo dei patogeni e
ILARIA PERTOT ed una sfida per il futuro. parassiti delle piante e di nuovi fer-
OMAR ROTA STABELLI Un approccio molto promettente per tilizzanti che possano promuovere la
individuare e sviluppare prodotti fito- crescita vegetativa senza effetti inqui-
sanitari e fertilizzanti a basso impatto nanti sull’ambiente.
è quello di sfruttare i microrganismi In questo contesto, soprattutto quei
associati alla pianta e/o i loro metabo- microrganismi associati alla pianta
liti. Per questo motivo il microbioma fino ad ora poco studiati, potrebbe-
delle piante sta ricevendo una cre- ro costituire la base per nuovi prin-
scente attenzione. Le piante, infatti, cipi attivi per i futuri bioagrofarmaci.
sono naturalmente colonizzate da Una soluzione attrattiva potrebbe an-
un grande numero di microrganismi che venire dalla manipolazione della
(detti endofiti ed epifiti) che vivono in microflora residente sulle piante,
relazione stabile o temporanea all’in- mediante l’utilizzo di specifici fattori
terno dei tessuti della pianta o sulla nutrizionali, al fine di favorire natural-
22mente lo sviluppo della frazione degli genoma, trascrittoma e proteoma di
agenti di biocontrollo. un ceppo benefico che di conseguen-
Esplorare le dinamiche delle comu- za si risolve in una più veloce com-
nità microbiche potrebbe anche por- prensione del meccanismo d’azione.
tare all’individuazione di nuovi com- Lo studio simultaneo del trascrittoma
posti attivi che sono rilasciati solo in e del proteoma di un patogeno, della
difesa contro specifici organismi. In sua pianta ospite e del biopesticida
aggiunta l’utilizzo di composti volatili potranno chiarire ulteriormente le
organici prodotti dai microrganismi, interazioni a livello biotrofico nell’a-
come agenti antifungini, induttori di gro-ecosistema. La conoscenza della
resistenza o composti attrattivi per la composizione delle comunità micro-
cattura degli insetti, potrebbe aprire biche e delle loro dinamiche è inoltre
la strada a modalità nuove ed ancora cruciale per la scelta delle pratiche
inesplorate di controllo di parassiti agronomiche più appropriate per pre-
e malattie. Le cosiddette tecnolo- servare la salute e la qualità biologica
gie “omiche” stanno accelerando la del suolo.
comprensione delle interazioni mi- FEM ha già sviluppato numerose so-
crobiche, grazie alle quali si potran- luzioni contro patogeni e parassiti ba-
no migliorare l’efficacia e la stabilità sate su sostanze attive di natura mi-
d’azione dei bioagrofarmaci. In par- crobica in collaborazione con aziende
ticolare queste tecnologie possono del settore e ha numerose soluzioni
contribuire alla caratterizzazione del in corso di sviluppo nella sua filiera.
La viticoltura in Trentino
ieri, oggi e domani
Le origini della viticoltura trentina Michele all’Adige nel 1874 ed in par-
sono ben documentate nel volume ticolar modo l’opera di Rebo Rigotti, ROBERTO ZORER
del 2010 di Stefanini e Tomasi “Anti- culminata con la redazione della Car- ALESSANDRA LUCIANER
chi vitigni del Trentino”, nel quale si ta viticola del Trentino nel periodo EMANUELE ECCEL
fanno risalire le prime attestazioni 1950-1962, un corpus di documenti
addirittura all’età del Bronzo antico risultato dell’indagine commissionata
(1800-1600 a.C.). Reti, Etruschi e so- dal Comitato Vitivinicolo di Trento nel
prattutto l’Impero Romano hanno 1950, recentemente riordinato, digi-
contribuito alla diffusione della vite talizzato e pubblicato in rete (sul sito
nelle principali vallate. web www.cartaviticola.fmach.it) dalla
Come nel resto d’Europa la viticoltura Biblioteca della Fondazione Edmund
trentina ha dovuto superare diversi Mach e dal Consorzio di Tutela Vini
momenti di crisi dovuti sia a fattori del Trentino con il contributo della
ambientali, quali la Piccola Era Glacia- Fondazione Caritro.
le con la grande gelata del 1709, sia L'obiettivo era acquisire dati e infor-
a calamità parassitarie come oidio mazioni analitiche sullo stato della
(dal 1850), peronospora (dal 1884) e viticoltura trentina nel delicato mo-
fillossera a partire dal 1907, che pro- mento storico del secondo dopo-
vocarono una forte crisi economica, guerra, al fine di orientare e governa-
abbandono delle campagne e feno- re lo sviluppo successivo del settore,
meni di emigrazione. Una descrizione indirizzando il miglioramento tecnico
dettagliata della distribuzione della vi- e produttivo in funzione sia della vo-
ticoltura a inizio Novecento è presente cazione dei singoli territori, sia delle
nella “Guida viticola illustrata del Tren- nuove esigenze dei consumatori.
tino” di A. Comai e L. Oberziner (1901) Oggi la distribuzione varietale sul terri-
e ne “Il Trentino” di C. Battisti (1915). torio provinciale è continuamente mo-
Al rilancio della viticoltura contribuì nitorata sulla base delle dichiarazioni
la nascita dell’Istituto Agrario di San contenute nei fascicoli aziendali con
AGRICOLTURA 23riferimenti catastali precisi. Un esem- dei vigneti (proveniente dalla mappa
pio di carta viticola digitale è rappre- “Uso del Suolo Reale Urbanistica ed.
sentato dal portale WebGIS del pro- 08/2003” del PAT-SIAT) e della dispo-
getto PICA (CAVIT s.c., MPA Solutions, nibilità di scenari di cambiamento cli-
FEM, con il contributo di PAT-APIAE matico dettagliati sul Trentino è stato
L.P. 6/99), che copre un territorio di possibile formulare delle ipotesi su
circa 5.500 ettari, poco più della metà quella che potrebbe essere la viticol-
della superficie vitata complessiva. tura di domani ed individuare le aree
Sulla base della distribuzione attuale di potenziale espansione.
24Non solo foglie:
un nuovo metodo per valutare
la resistenza alla peronospora
su infiorescenze di vite
La vite è coltivata in tutto il mon- × V. vinifera) che mostrano una resi-
do per la produzione di vino, frutta stenza duratura alla peronospora in DANIELE BUONASSISI
fresca e uva passa, e gioca un ruolo campo. Finora le analisi in vitro per la LUCA CAPPELLIN
centrale nell’economia di molti pae- valutazione della resistenza alla pe- CHIARA DOLZANI
si. Sfortunatamente, la viticoltura è ronospora si sono basate su dischetti RICCARDO VELASCO
messa in pericolo da numerosi pato- fogliari che non sempre portano ad ELISA PERESSOTTI
geni tra cui la peronospora, causata una corretta predizione dello svilup- SILVIA VEZZULLI
dall’oomicete Plasmopara viticola. La po della malattia sull’infiorescenza o
specie più coltivata di vite (Vitis vini- grappolo, e quindi della produzione
fera L.) è altamente suscettibile alla e qualità finali. Infatti la natura orga-
peronospora che causa epidemie e no-specifica della maggiore o minore
perdite di raccolto, specialmente nel- suscettibilità alla peronospora rilevata
le regioni con clima temperato-umi- in alcune varietà ibride rende compli-
do durante la stagione vegetativa. Per cato dedurre la risposta dalle foglie e
controllare la malattia sono richieste al frutto e viceversa.
frequenti applicazioni di fungicidi con Durante un progetto di dottorato,
conseguente inquinamento ambien- sulla base di osservazioni in vigneto
tale e rischi per la salute umana. Nel non trattato, abbiamo sviluppato un
corso degli ultimi decenni, sono stati nuovo metodo per la valutazione in
ottenuti alcuni ibridi di vite (Vitis spp. vitro della resistenza alla peronospo-
AGRICOLTURA 25ra su infiorescenze di una decina di ze medio-suscettibili. A questo punto
ibridi di vite. Abbiamo identificato lo abbiamo confermato i nostri risultati
stadio fenologico di bottoni fiorali anche in vivo su infiorescenze cre-
come il più affidabile e adatto per le sciute in serra, cioè in un ambiente
valutazioni in vitro, ovvero median- con condizioni controllate. Questo è
te inoculo su infiorescenze staccate, stato possibile grazie alla produzio-
usando in parallelo test sui dischetti ne di talee fruttifere, una particolare
fogliari al fine di confrontare la diver- tecnica agronomica che consente di
sa risposta al patogeno tra foglia e avere infiorescenze in soli tre mesi.
infiorescenza. In linea di massima, gli L’identificazione di ibridi che mostra-
ibridi con foglie resistenti mostrava- no una risposta diversa al patogeno
no infiorescenze resistenti, quelli con su organi differenti apre la via a ulte-
foglie suscettibili presentavano infio- riori indagini, al fine di capire i mec-
rescenze suscettibili, mentre alcuni canismi molecolari che sono alla base
ibridi (es. Cabernet Cortis) con foglie di questo fenomeno di importanza
medio-resistenti avevano infiorescen- agronomica e commerciale.
Controllo genetico del contenuto
e della composizione di flavonoidi
nell’acino d’uva
I flavonoidi sono una classe di me- corso dell'evoluzione è la capaci-
LAURA COSTANTINI taboliti secondari con svariate fun- tà di attirare gli uccelli, favorendo
GIULIA MALACARNE zioni nello sviluppo della pianta, così la dispersione dei semi. Oggi lo
MARIA STELLA GRANDO nella riproduzione e nella risposta stesso colore rosso attira lo sguardo
CLAUDIO MOSER di difesa a stress. Nell’uomo questi di chi assaggia un bicchiere del pro-
composti assunti con la dieta han- prio vino preferito. I flavonoli hanno
no proprietà antiossidanti, antimi- un ruolo meno evidente, in quanto
crobiche, antitumorali, effetti pro- proteggono dai raggi UV fiori, foglie
tettivi sul sistema cardiovascolare, e frutti. Stabilizzano anche il colore
motivo per cui vengono utilizzati in del vino mediante co-pigmentazione
campo alimentare e farmaceutico. con gli antociani. La concentrazione
Il colore rosso delle uve è determi- e l’abbondanza relativa di antociani e
nato dagli antociani. Tra le loro in- flavonoli differiscono tra varietà, de-
numerevoli funzioni, quella che ne terminando la tipicità di ciascun vino.
ha consentito la conservazione nel Nell’ultimo decennio, sono stati fatti
26grandi progressi nel comprendere i finora poco indagati, come il seque-
processi alla base del loro accumulo stro e la degradazione, o completa-
nella buccia. Tuttavia, restano ancora mente trascurati, come l’aggiunta di
da chiarire alcuni aspetti, tra cui i det- gruppi carbossilici.
tagli molecolari della diversità tra va- Per i flavonoli si è osservato, per la
rietà e l'interdipendenza nella sintesi prima volta, un meccanismo di re-
delle due classi di composti. golazione comune agli antociani, in
Per far luce su questi punti, abbia- aggiunta a varie regioni mQTL speci-
mo adottato un approccio integrato fiche, contenenti fattori responsabili
combinando dati metabolici, genetici dell’attivazione genica, del trasferi-
e di espressione genica in una pro- mento di gruppi metile e zuccherini
genie di 170 piante derivata dall’in- e della risposta al segnale luminoso
crocio tra ‘Syrah’ e ‘Pinot Nero’, con UV-B. La scoperta di tali fattori gene-
ampia variabililtà nel contenuto di tici ha una notevole rilevanza scien-
tali composti. La collaborazione e tifica perché suggerisce i geni più
condivisione di competenze tra grup- promettenti per ulteriori approfon-
pi di ricerca in FEM hanno permes- dimenti funzionali. Non da meno,
so di ottenere importanti risultati. rappresenta uno strumento prezioso
In particolare, l’analisi delle predizio- per la selezione di nuove varietà con il
ni geniche sottese alle regioni mQTL miglior contenuto ed assortimento di
(“metabolic Quantitative Trait Loci”) antociani e flavonoli dal punto di vista
e la valutazione del loro profilo di viti-enologico.
espressione in individui con diverso
accumulo metabolico hanno reso
possibile l’identificazione di nuovi geni
candidati al controllo della biosintesi
di flavonoidi. Per gli antociani, sono
state acquisite informazioni su aspetti
AGRICOLTURA 27Cisgenesi e genome editing:
nuove opportunità per il breeding
delle piante da frutto
La recente applicazione delle nuove sa specie senza l’ausilio del marcatore
LORENZA DALLA COSTA tecnologie di breeding alle piante di di selezione, a FEM è stata messa a
STEFANO PIAZZA interesse agrario avrà probabilmente punto una strategia di successo. Que-
CLAUDIO MOSER un forte impatto nella coltivazione di sta si basa su un trasferimento genico
RICCARDO VELASCO tali specie negli anni a venire. Queste classico via agrobatterio e sull’uso di
MICKAEL MALNOY tecnologie permettono di ottenere un gene di selezione (resistenza ad
piante resistenti a malattie o con tratti antibiotico o altro criterio selettivo).
qualitativi migliorati mediante “opera- Tuttavia, una volta ottenuta l’integra-
zioni molecolari chirurgiche”, minimali zione del DNA esogeno, le sequenze
e mirate, sul genoma della pianta in non più desiderate vengono rimosse
tempi molto più brevi rispetto ai tra- tramite una ricombinazione sito-spe-
dizionali programmi di breeding. Men- cifica indotta con trattamento termi-
tre nelle piante annuali i progressi co. A FEM stiamo ora usando questa
nell’applicazione della “cisgenesi” e tecnologia per introdurre in melo geni
del genome editing sono già una re- di resistenza alla ticchiolatura.
altà, nelle specie perenni, come gli Relativamente alla seconda tecnica
alberi da frutto di vite e melo, riman- denominata genome editing la FEM è
gono ancora molti passi da compiere. fortemente impegnata a sperimen-
Per quanto riguarda la “cisgenesi” che tare diverse strategie per la veicola-
prevede l’inserzione nel genoma della zione del sistema CRISPR/Cas9 in vite
pianta di un gene derivato dalla stes- e melo con l’obiettivo di individuare
28quella più efficace per silenziare i nalità del sistema CRISPR/Cas9 ai fini
geni bersaglio senza tuttavia intro- dell’inattivazione di geni di suscettibi-
durre sequenze esogene nel DNA lità che impediscono al patogeno di
della pianta. Questo è un traguardo riconoscere la pianta ospite, preve-
molto ambizioso in quanto implica la nendo così l’insorgenza della malat-
rinuncia al gene di selezione, fonda- tia. Tra questi vi è il gene VvMLO7 di
mentale per la selezione delle cellule/ vite per il quale, abbiamo dimostrato
embrioni modificati. Parallelamente un ruolo chiave nella suscettibilità a
all’ottimizzazione della metodologia, oidio, e i geni MdDIPM e MdHIPM di
FEM vuole dimostrare, insieme a par- melo, che sono responsabili della su-
tners privati internazionali, la funzio- scettibilità al colpo di fuoco batterico.
Programmi di breeding in FEM
La costituzione di una nuova varietà carattere autodiradante. Le linee di ri-
comporta un lungo lavoro di selezio- cerca qui esposte hanno dato 5 pro- PIERLUIGI MAGNAGO
ne che inizia dall’incrocio fra 2 varietà dotti finiti (varietà registrate) e nume- MARCO STEFANINI
con caratteristiche d’interesse, pro- rosi prodotti intermedi. Tutti questi LARA GIONGO
cesso che dura anche venti o trenta materiali sono funzionali agli obiettivi RICCARDO VELASCO
anni nel melo e nella vite, qualche desiderati e allo sviluppo di ulteriori IVANA BATTOCLETTI
anno in meno nei piccoli frutti. accessioni dotate di caratteri distintivi GIULIA BETTA
Per avere probabilità di successo un nuovi ed accattivanti, in grado di pro- MARCO CALOVI
progetto di miglioramento genetico muovere un maggior valore aggiunto ANDREA CAMPESTRIN
deve tendere ad anticipare aspettati- rispetto alle varietà tradizionali. SILVANO CLEMENTI
ve, esigenze, bisogni e necessità futu- Il programma di miglioramento ge- MONICA DALLASERRA
re. Tra i nuovi obiettivi del progetto netico della vite è stato sviluppato CINZIA DORIGATTI
melo si segnalano il minor impatto ricorrendo ad incroci tra varietà di TIZIANO TOMASI
sull’ambiente e l’incremento di com- V. vinifera scelte sulla base delle ca- MONICA VISINTIN
posti salutistici, spesso presenti in ratteristiche colturali e della qualità LUCA ZULINI
vecchie varietà. Si cerca anche lo svi- dell’uva. A tale scopo sono stati se-
luppo di varietà con frutti di piccolo lezionati oltre 20.000 semenzali, 250
calibro, di forme allungate o piatte, di sono in valutazione con il vino pro-
polpa aranciata o rossa o ad imbru- dotto e circa 20 sono in prova in di-
nimento lento dopo il taglio, con di- verse zone d’Italia e all’estero. I primi
verso rapporto dolce/acido, infine con risultati hanno portato all’iscrizione di
AGRICOLTURA 294 genotipi al Registro Nazionale delle zioni fuori suolo e sono finalizzati a
Varietà di Vite da Vino con la coper- produrre nuove varietà per i produt-
tura da brevetto vegetale in Europa e tori locali e non, per mercati diversi
USA. Sono stati inoltre effettuati dal in Europa. I produttori coinvolti con-
2008 incroci tra V. vinifera e individui tribuiscono in maniera preziosa gra-
di non-Vinifera resistenti alle malattie zie alla precisa conoscenza sia dello
fungine, peronospora e oidio. A tale specifico ambiente di coltivazione sia
scopo sono state realizzate linee di della coltura. L’obiettivo di migliora-
genotipi con i geni di resistenza pro- mento principale dei due programmi
venienti da diverse risorse genetiche. è rappresentato dalla qualità del frut-
Attualmente circa 200 genotipi ma- to, sebbene le resistenze della pianta
nifestano resistenza alle malattie e siano un prerequisito di selezione. La
sono sottoposti alla valutazione qua- produzione di circa 12.000 semenzali
litativa. L’attività produce circa 30.000 all’anno di mirtillo e di circa 8.000 di
vinaccioli annui e la selezione fenoti- lampone sono finalizzati a seleziona-
pica di circa 12.000 semenzali. re nuovi genotipi con migliori texture,
I programmi di miglioramento geneti- sapore, conservabilità e con un ampio
co di mirtillo e lampone in FEM hanno spettro di stagionalità di produzione.
avuto inizio nel 2009 e si stanno svi-
luppando come programmi decentra-
lizzati, che includono molto precoce-
mente nel processo di selezione sia il
target ambientale, sia tecniche di col-
tivazione diverse. A seconda delle ca-
ratteristiche genetiche delle progenie,
vengono sfruttati quindi il sito FEM in
Trentino e siti a latitudini inferiori. I
programmi sono condotti in condi-
30NUOVI PROGETTI GrAptaResistance: idee innovative contro la peronospora della vite MONICA COLOMBO, MICHELE PERAZZOLLI, RICCARDO VELASCO, SILVIA VEZZULLI La peronospora, causata dall’oomicete Plasmopara viticola, è una delle più gravi malattie della vite, responsabile di ingenti perdite produttive. GrAptaResistan- ce, progetto di ricerca in collaborazione con l’Università di Milano, mira allo sviluppo di molecole naturali innovative per la lotta a questo patogeno, per una maggiore salvaguardia dell’ambiente e della salute umana. Progetto Euregio VITISANA: l’introduzione di nuovi vitigni resistenti in Trentino SILVIA VEZZULLI, MARCO STEFANINI, LUCA ZULINI, RICCARDO VELASCO Questo progetto sui nuovi vitigni resistenti alle maggiori malattie fungine (Pe- ronospora, Oidio, Botrite) mira a proporre soluzioni alle maggiori problemati- che relative alla adozione nei nostri territori di questi nuovi vitigni. Il progetto riguarda l’identificazione dei tratti indesiderati che ancora frenano la loro af- fermazione, allo scopo di favorirne la diffusione, soprattutto in quegli ambien- ti dove, per legge o per opportunità, sia necessario coltivare vitigni che non richiedano trattamenti con prodotti fitosanitari di sintesi e nelle coltivazioni biologiche. INTERFUTURE: dalle interazioni microbiche ai biopesticidi e biofertilizzanti di nuova generazione ILARIA PERTOT, MICHELE PERAZZOLLI, GERARDO PUOPOLO, GIANFRANCO ANFORA Il progetto Interfuture si basa su un programma di dottorato finanziato attra- verso le azioni Marie Skłodowska-Curie Actions (MSCA) del programma Horizon 2020 con lo scopo di produrre biopesticidi e biofertilizzanti di terza generazione per il controllo dei patogeni e parassiti delle piante e di nuovi fertilizzanti che possano promuovere la crescita vegetativa senza effetti inquinanti sull’ambien- te. Il progetto coinvolge 11 istituzioni partecipanti da tutta Europa e si svilup- perà attraverso il lavoro di 11 dottorandi che si formeranno per metà del tem- po nella ricerca accademica e per metà del tempo con esperienza nell’industria.
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