A Santa Marta messe per i malati di coronavirus - L'Osservatore Romano il Settimanale

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A Santa Marta messe per i malati di coronavirus - L'Osservatore Romano il Settimanale
L’Osservatore
il Settimanale
               Romano
Città del Vaticano, giovedì 12 marzo 2020
anno LXXIII, numero 11 (4.035)

               A Santa Marta
               messe per i malati
               di coronavirus
A Santa Marta messe per i malati di coronavirus - L'Osservatore Romano il Settimanale
il Settimanale                                                                       L’Osservatore Romano
                                                                                                        giovedì 12 marzo 2020

  #letteredaldirettore                                                                                                          2

                              Il tempo giusto

      H
                   o incontrato un amico che qualche giorno fa è       qui la domanda: e se questa sciagura dell’epi-
                   andato a vedere la mostra di Raffaello per i        demia fosse un’occasione per ripensare non so-
                   500 anni dalla sua morte e mi ha detto che è        lo a come godere della bellezza e dell’arte ma
                   stata una bellissima esperienza, perché i visita-   anche alla vita nella sua complessità, a come
                   tori, divisi in gruppi ristretti, hanno potuto      stare, da esseri pienamente umani, al mondo?
                   godere dei tempi e degli spazi “giusti”, più           Papa Francesco di recente ha spesso invitato
                   lenti i primi e più dilatati i secondi, per ap-     la società occidentale a “rallentare”, anche a           L’OSSERVATORE ROMANO
                   prezzare l’arte del sommo pittore urbinate e ha     fermarsi, ad avere uno sguardo sul mondo e
                   concluso: «ho visto una mostra così come do-        sugli altri più “poetico”, cioè contemplativo,           Unicuique suum                Non praevalebunt
                   veva essere anche prima». Quel “prima”, evi-        libero e gratuito. Parlare quindi di Raffaello e
                   dentemente collegato all’epidemia, mi ha fatto      di come godere della bellezza artistica non è
                                                                                                                                Edizione settimanale in lingua italiana

                   riflettere: perché com’era “prima”? Cioè fino a     qualcosa di superfluo in questi drammatici                          Città del Vaticano
                   qualche giorno fa, come funzionava la visita        tempi di epidemia globale, ma è invece andare
                                                                                                                                           ornet@ossrom.va
                                                                                                                                        www.osservatoreromano.va
                   ad una mostra, ad un museo? Funzionare è il         all’essenziale, equivale a porci la domanda su
                   temine appropriato, cioè tutto doveva “funzio-      come si vive, nel tempo e nel mondo, l’avven-
                                                                                                                                           ANDREA MONDA
                                                                                                                                                 D irettore
                   nare” in termini di risultati, di numeri: si do-    tura dell’esistenza umana. Ricordandoci maga-
                   veva raggiungere il massimo successo che era                                                                           GIANLUCA BICCINI
                                                                       ri quello che Romano Guardini affermava es-                             Coordinatore
                   stabilito dalla quantità dei biglietti venduti,     sere caratteristica propria dell’opera d’arte: che          PIERO DI D OMENICANTONIO
                   degli accessi, del numero dei visitatori. Un po’    non ha uno scopo ma un senso. Così è per la                           Progetto grafico
                   come sulla rete: il numero delle visualizzazioni    vita: se la riduciamo al perseguimento di uno
                   è il criterio dominante. Tutto questo rischiava     scopo rischiamo di perderne tutto il senso e
                                                                                                                                                Redazione
                                                                                                                                via del Pellegrino, 00120 Città del Vaticano
di ANDREA MONDA    di portare non al godimento ma al consumo.          così anche tutto il godimento. Il Vangelo ce lo                      fax +39 06 6988 3675
                   La “fruizione” dell’opera d’arte era imparenta-
                                                                       ricorda: bisogna avere il coraggio di rinnegare
                   ta con lo “sfruttamento” più che col godimen-                                                                          Servizio fotografico
                                                                       se stessi, di perdere la propria vita. È la logica        telefono 06 6988 4797    fax 06 6988 4998
                   to e con la fruttuosità dell’esperienza che ri-
                                                                       paradossale del dono e dell’amore per cui dare               photo@ossrom.va        www.photo.va
                   schiava di rimanere superficiale a causa della
                                                                       non vuol dire perdere ma anzi vivere piena-
                   massificazione a cui era improntata.                                                                             TIPO GRAFIA VATICANA EDITRICE
                                                                       mente e rimanere fedeli alla propria chiamata,                  L’OSSERVATORE ROMANO

                      Ha ragione il mio amico: è una questione di      significa infine vivere un’esistenza in cui la no-                      Abbonamenti
                   tempo e di spazio, di tempi e spazi “giusti”.       stra gioia sia piena e il nostro frutto rimanga.          Italia, Vaticano: € 58,00 (6 mesi € 29,00).

                   L’uomo, la sua vita, sono strettamente collega-                                                                        telefono 06 6989 9480
                                                                                                                                             fax 06 6988 5164
                   ti alla questione del tempo e dello spazio, da                                                   A . M.                    info@ossrom.va
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il Settimanale                                                                        L’Osservatore Romano
                                                                                                          giovedì 12 marzo 2020

#carceri                                                                                                                          3

Le meditazioni dei detenuti
di Padova per la Via Crucis
del Venerdì santo

    S
                     ono state affidate alla parrocchia della casa di
                     reclusione “Due Palazzi” di Padova le medita-
                     zioni per la Via Crucis che si svolge tradizio-
                     nalmente al Colosseo nel Venerdì Santo. È sta-
                     to lo stesso Francesco a renderlo noto in una
                     lettera indirizzata al direttore del «Mattino di
                     Padova» e pubblicata sul quotidiano veneto
                     nell’edizione di martedì 10 marzo. «Ho scelto
                     il carcere — spiega il Pontefice — per fare in
                     modo che, anche stavolta, fossero gli ultimi a
                     dettarci il passo».
                        Scritte per la prima volta da detenuti, le ri-
                     flessioni sulle quattordici stazioni sono
                     «un’opera corale» che unisce «i vari volti»
                     della realtà carceraria: il cappellano, don Mar-
                     co Pozza, le vittime, gli internati, gli agenti di
                     polizia penitenziaria, i volontari, le famiglie di
                     chi è ristretto, i magistrati di sorveglianza, i
                     funzionari pedagogici, la Chiesa, gli innocenti
                     a volte accusati ingiustamente. Insomma, un
                     autentico «caleidoscopio di situazioni», in cui
                     — chiarisce Francesco — «è sempre forte il ri-
                     schio» di raccontare «un particolare a scapito
                     dell’insieme», mentre al contrario «la risurre-
                     zione di un uomo non è mai opera di un sin-
                     golo, ma di una comunità che lavora alleando-
                     si assieme».
                        «Commosso» alla lettura dei testi, il Papa
                     confida di essersi sentito «partecipe» delle sto-
                     rie raccontate e al contempo «fratello di chi ha
                     sbagliato e di chi accetta di mettersi accanto a
                     loro per riprendere la risalita dalla scarpata».
                     E pur consapevole «che non è semplice armo-
                     nizzare giustizia e misericordia», Francesco fa
                     notare che però «laddove questo riesce, il gua-
                     dagno è a favore di tutta la società». Da qui il
                     ringraziamento alla parrocchia del penitenzia-
                     rio e «a tutte le persone che operano a favore
                     di questo mondo ristretto: Dio benedica — è il
                     suo augurio — il buon cuore di chi sfida l’in-
                     differenza con la tenerezza».
                        Francesco motiva anche la scelta di scrivere
                     a Paolo Possamai, che dirige il giornale pado-
      L’annuncio     vano, per far giungere — davanti «alla soffe-
                     renza di questi giorni» provocata dall’epide-
    del Pontefice    mia di covid-19 — «una carezza simbolica».
                     Anzitutto alla città “capitale europea del vo-
   in una lettera    lontariato 2020” in tutte le sue componenti:         anche un’occasione per vedere di che cosa so-
                     sia «la società civile», sia «le comunità cristia-   no capaci gli uomini e le donne di buona vo-
 a un quotidiano     ne» che la abitano «con i loro sacerdoti e con       lontà», come «chi, in questi giorni, si sta im-
                     il vescovo»; e in secondo luogo estendendo           pegnando oltre il dovuto: il personale medico
           locale    questa “carezza” a tutte le altre città italiane e   e paramedico innanzitutto», il cui lavoro unito
                     di altri Paesi «che condividono questo mo-           a «un forte senso di responsabilità e di colla-
                     mento e, contemporaneamente, stanno dando            borazione con le apposite autorità competenti,
                     al mondo testimonianza di buona volontà».            diventa un valore aggiunto di cui il mondo ha
                                                                          estremo bisogno».
                        Del resto, proprio l’Italia sperimenta in mo-
                     do particolare «la sofferenza e la morte» a             In modo particolare Papa Francesco elogia
                     causa del coronavirus, ed è per questo che egli      «il buon cuore della gente veneta: siate orgo-
                     intende manifestare «vicinanza umana» e assi-        gliosi della vostra storia e responsabili di tutto
                     curare la propria «preghiera», perché — ag-          il bene seminato da chi vi ha preceduto». In-
                     giunge — «anche in questi momenti Dio ci sta         fatti, conclude adoperando una metafora mol-
                     parlando. Spetta all’uomo saper cogliere, den-       to efficace, «se immagino la carità come fosse
                     tro a questa voce, una guida per continuare a        un romanzo, allora ci sono dei capitoli bellissi-
                     costruire, quaggiù, un pezzettino del regno di       mi che sono stati scritti a Padova e poi messi a
                     Dio». Inoltre «questa situazione di pericolo, è      disposizione di tutti».
il Settimanale                                                                        L’Osservatore Romano
                                                                                                              giovedì 12 marzo 2020

 #catechesi                                                                                                                           4
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                                                                                                                                      di mercoledì 11 marzo
                                                                                                                                      ha avuto uno svolgimento
                                                                                                                                      particolare, condizionato
                                                                                                                                      dalle misure adottate per
                                                                                                                                      contenere il rischio di
                                                                                                                                      diffusione del Covid-19.
                                                                                                                                      In diretta video Papa
                                                                                                                                      Francesco ha tenuto la
                                                                                                                                      catechesi — dedicata alla
                                                                                                                                      quarta Beatitudine:
                                                                                                                                      «Beati quelli che hanno
                                                                                                                                      fame e sete della giustizia
                                                                                                                                      perché saranno saziati»
                                                                                                                                      (Matteo 5, 6) — nella
                                                                                                                                      Biblioteca del Palazzo
                                                                                                                                      apostolico vaticano; senza
                                                                                                                                      avere contatti diretti con
                                                                                                                                      i pellegrini che hanno però
                                                                                                                                      potuto ascoltare la sua
                                                                                                                                      riflessione, sentire la sua
                                                                                                                                      vicinanza e ricevere la sua
                                                                                                                                      benedizione — rivolta in
                                                                                                                                      particolare agli ammalati
                                                                                                                                      — attraverso i collegamenti
                                                                                                                                      radiotelevisivi e i social
                                                                                                                                      media. Come in ogni
                                                                                                                                      appuntamento del
                                                                                                                                      mercoledì, le parole e i
                                                                                                                                      saluti del Pontefice sono
                                                                                                                                      stati rilanciati dai lettori
                                                                                                                                      in francese, inglese, tedesco,
                                                                                                                                      spagnolo, portoghese, arabo,
                                                                                                                                      polacco oltre che in
                                                                                                                                      italiano. L’udienza si è
                                                                                                                                      aperta con la lettura di
                                                                                                                                      alcuni versetti del salmo
                                                                                                                                      119. Ecco il testo della
                                                                                                                                      catechesi.

      C
                        ari fratelli e sorelle, buongiorno!                  giustizia di cui ci parla il Signore è ancora più
                        Nell’udienza di oggi continuiamo a meditare          profonda del legittimo bisogno di giustizia
                        la luminosa via della felicità che il Signore ci     umana che ogni uomo porta nel suo cuore.
                        ha consegnato nelle Beatitudini, e giungiamo            Nello stesso “discorso della montagna”, po-
                        alla quarta: «Beati quelli che hanno fame e sete     co più avanti, Gesù parla di una giustizia più
                        della giustizia perché saranno saziati» (Mt 5, 6).   grande del diritto umano o della perfezione
                           Abbiamo già incontrato la povertà nello spi-      personale, dicendo: «Se la vostra giustizia non
                        rito e il pianto; ora ci confrontiamo con un ul-     supererà quella degli scribi e dei farisei, non
                        teriore tipo di debolezza, quella connessa con       entrerete nel regno dei cieli» (Mt 5, 20). E
                        la fame e la sete. Fame e sete sono bisogni pri-     questa è la giustizia che viene da Dio (cfr 1
                        mari, riguardano la sopravvivenza. Questo va         Cor 1, 30).
                        sottolineato: qui non si tratta di un desiderio         Nelle Scritture troviamo espressa una sete
                        generico, ma di un’esigenza vitale e quotidia-       più profonda di quella fisica, che è un deside-
                        na, come il nutrimento.                              rio posto alla radice del nostro essere. Un Sal-
                           Ma cosa significa avere fame e sete di giusti-    mo dice: «O Dio, tu sei il mio Dio, all’aurora
                        zia? Non stiamo certo parlando di coloro che         ti cerco, di te ha sete l’anima mia, a te anela la
                        vogliono vendetta, anzi, nella beatitudine pre-      mia carne, come terra deserta, arida, senz’ac-
                        cedente abbiamo parlato di mitezza. Certa-           qua» (Sal 63,2). I Padri della Chiesa parlano
                        mente le ingiustizie feriscono l’umanità; la so-     di questa inquietudine feconda che abita nel
                        cietà umana ha urgenza di equità, di verità e        cuore dell’uomo. Sant’Agostino dice: «Ci hai
                        di giustizia sociale; ricordiamo che il male su-     fatti per te, Signore, e il nostro cuore non tro-

          Parlando
  delle Beatitudini
        il Pontefice
                        In ascolto
 rilancia l’urgenza
della vera giustizia    del grido dei poveri
                        bito dalle donne e dagli uomini del mondo            va pace finché non riposa in te» (Le confessioni,
                        giunge fino al cuore di Dio Padre. Quale pa-         1,1.5). C’è una sete interiore, una fame interio-
                        dre non soffrirebbe per il dolore dei suoi figli?    re, una inquietudine...
                           Le Scritture parlano del dolore dei poveri e         In ogni cuore, perfino nella persona più
                        degli oppressi che Dio conosce e condivide.          corrotta e lontana dal bene, è nascosto un ane-
                        Per aver ascoltato il grido di oppressione ele-      lito verso la luce, anche se si trova sotto mace-
                        vato dai figli d’Israele — come racconta il libro    rie di inganni e di errori, ma c’è sempre la sete
                        dell’Esodo (cfr 3, 7-10) — Dio è sceso a libera-     della verità e del bene, che è la sete di Dio. È
                        re il suo popolo. Ma la fame e la sete della         lo Spirito Santo che suscita questa sete: è Lui
il Settimanale                                                                           L’Osservatore Romano
                                                                                                                           giovedì 12 marzo 2020

   #catechesi                                                                                                                                      5

                                     l’acqua viva che ha plasmato la nostra polvere,        sarà delusa; una sete che, se assecondata, sarà
                                     è Lui il soffio creatore che le ha dato vita.          saziata e andrà sempre a buon fine, perché
                                        Per questo la Chiesa è mandata ad annun-            corrisponde al cuore stesso di Dio, al suo San-
                                     ciare a tutti la Parola di Dio, impregnata di          to Spirito che è amore, e anche al seme che lo
                                     Spirito Santo. Perché il Vangelo di Gesù Cri-          Spirito Santo ha seminato nei nostri cuori.
                                     sto è la più grande giustizia che si possa offri-      Che il Signore ci dia questa grazia: di avere
                                     re al cuore dell’umanità, che ne ha un bisogno         questa sete di giustizia che è proprio la voglia
                                     vitale, anche se non se ne rende conto (Cfr.           di trovarlo, di vedere Dio e di fare il bene agli
                                     Catechismo della Chiesa Cattolica, 2017: «La           altri.
                                     grazia dello Spirito Santo ci conferisce la giu-
                                     stizia di Dio. Unendoci mediante la fede e il
                                     Battesimo alla passione e alla risurrezione di
                                     Cristo, lo Spirito ci rende partecipi della sua
                                     vita»).
                                        Ad esempio, quando un uomo e una donna
                                     si sposano hanno l’intenzione di fare qualcosa
                                     di grande e bello, e se conservano viva questa
                                     sete troveranno sempre la strada per andare
                                     avanti, in mezzo ai problemi, con l’aiuto della
                                     Grazia. Anche i giovani hanno questa fame, e
                                     non la devono perdere! Bisogna proteggere e
                                     alimentare nel cuore dei bambini quel deside-
                                     rio di amore, di tenerezza, di accoglienza che
                                     esprimono nei loro slanci sinceri e luminosi.
                                        Ogni persona è chiamata a riscoprire cosa
                                     conta veramente, di cosa ha veramente biso-
                                     gno, cosa fa vivere bene e, nello stesso tempo,
                                     cosa sia secondario, e di cosa si possa tranquil-
                                     lamente fare a meno.
                                        Gesù annuncia in questa beatitudine — fame
                                     e sete di giustizia — che c’è una sete che non

 Il Papa chiede l’impegno di tutti per combattere il virus e ringrazia la comunità del carcere di Padova per i testi della Via Crucis

L’epidemia non faccia dimenticare i profughi siriani
Con un pensiero e una preghiera del tutto           Saludo cordialmente a los fieles de           soffrono incertezze sulle proprie malat-
particolari il Papa si è rivolto, al termine     lengua española. Pidamos al Señor Jesús          tie. Ringrazio di cuore il personale ospe-
dell’udienza generale, a quanti stanno           que nunca nos haga faltar el agua viva           daliero, i medici, le infermiere e gli in-
vivendo in prima linea l’epidemia del            del Evangelio, única capaz de saciar             fermieri, i volontari che in questo mo-
coronavirus, esortando a un impegno              nuestra sed de Dios, y nos conceda tam-          mento tanto difficile sono accanto alle
comune tutte le persone di buona volontà.        bién su Espíritu Santo para poder cum-           persone che soffrono. Ringrazio tutti i
Senza dimenticare la tragedia dei profughi       plir la voluntad del Padre, con un cora-         cristiani, tutti gli uomini e le donne di
                                                 zón lleno del amor de Dios y bien dis-           buona volontà che pregano per questo
siriani «al confine tra Grecia e Turchia» e
                                                 puesto al servicio de los hermanos. Que          momento, tutti uniti, qualsiasi sia la tra-
la comunità del carcere di Padova che ha
                                                 Dios los bendiga.                                dizione religiosa alla quale appartengo-
preparato le meditazioni per la Via Crucis
                                                                                                  no. Grazie di cuore per questo sforzo.
del Venerdì santo. In conclusione il vescovo        Saluto tutti i fedeli di lingua porto-        Ma non vorrei che questo dolore, questa
di Roma ha guidato la recita del «Pater          ghese, augurandovi di imparare a saziare
                                                                                                  epidemia tanto forte ci faccia dimentica-
Noster» e ha impartito la benedizione            la nostra sede di Dio attraverso i sacra-
                                                                                                  re i poveri siriani, che stanno soffrendo
apostolica. Ecco le parole del Pontefice.        menti, la preghiera e le opere di miseri-
                                                                                                  al confine tra Grecia e Turchia: un po-
                                                 cordia. Su di voi e sulle vostre comunità
                                                                                                  polo sofferente da anni. Devono fuggire
Saluto cordialmente i fedeli di lingua           scenda la benedizione del Signore.
                                                                                                  dalla guerra, dalla fame, dalle malattie.
francese. Cari fratelli e sorelle, noi ab-                                                        Non dimentichiamo i fratelli e le sorelle,
                                                    Saluto i fedeli di lingua araba! Cari
biamo una sete che non sarà delusa, una          fratelli e sorelle, la quaresima è un’occa-      tanti bambini, che stanno soffrendo lì.
sete che sarà soddisfatta perché viene           sione per essere rafforzati nella nostra
dal cuore stesso di Dio, dallo Spirito           fede. Per questo non dobbiamo dubita-               Saluto con affetto voi, cari fratelli e
Santo che è amore. Chiediamo al Signo-           re, la fede in Gesù ci rafforza sempre. Il       sorelle di lingua italiana. Vi incoraggio
re la grazia della fame e della sete di più      Signore vi benedica tutti e vi protegga          ad affrontare ogni situazione, anche la
giustizia, amore e fratellanza nel nostro        sempre dal maligno!                              più difficile, con fortezza, responsabilità
mondo. Dio vi benedica!                                                                           e speranza.
                                                    Saluto cordialmente tutti i Polacchi.
  Saluto i fedeli di lingua inglese colle-       La Quaresima ci incoraggia a contem-                Anche vorrei ringraziare la parrocchia
gati attraverso i mezzi di comunicazione         plare la passione di Cristo e a fissare lo       del carcere “Due Palazzi” di Padova:
                                                 sguardo sulla Sua Croce. Un’occasione            grazie tante. Ieri ho ricevuto la stesura
sociale. Nel nostro cammino quaresimale
                                                 particolare per fare questo sia per voi la       della Via Crucis, che voi avete fatto per
verso la Pasqua, su di voi e sulle vostre
                                                 partecipazione agli esercizi spirituali, al-     il prossimo Venerdì Santo. Grazie per
famiglie invoco la gioia e la pace del Si-                                                        aver lavorato insieme tutti, tutta la co-
gnore Gesù Cristo. Dio vi benedica!              le celebrazioni della Via Crucis e alle al-
                                                 tre funzioni quaresimali. Questi momen-          munità del carcere. Grazie per la pro-
   Un cordiale saluto rivolgo ai fratelli e      ti di spiritualità vi permettano di com-         fondità delle vostre meditazioni.
alle sorelle di lingua tedesca. Nel nostro       prendere la croce che ciascuno porta e vi
                                                 aiutino nella conversione e nello speri-           Rivolgo ora un particolare saluto ai
cuore dobbiamo sempre avere una “san-                                                             giovani, agli anziani, ai malati e agli
                                                 mentare la Divina misericordia. Sia lo-
ta inquietudine” nella ricerca del vero                                                           sposi novelli. Possiate vivere questo tem-
                                                 dato Gesù Cristo.
bene che è Dio. Aiutiamo gli altri a sen-                                                         po quaresimale con lo sguardo fisso su
tire la sete di Dio. È Lui che dona pace            In questo momento, vorrei rivolgermi          Gesù che ha sofferto ed è risorto, rice-
e felicità al nostro cuore. A tutti un           a tutti gli ammalati che hanno il virus e        vendo dal suo Spirito consolazione e
buon cammino quaresimale.                        che soffrono la malattia, e ai tanti che         mitezza.
il Settimanale                                                                         L’Osservatore Romano
                                                                                                                           giovedì 12 marzo 2020

   #esercizispirituali                                                                                                                             6

MERCOLEDÌ MATTINA, 4               MARZO         smarrimento». E, «al tempo stesso, la          — consiste non nel rimproverare, accu-
                                                 notte è il luogo del mistero, dove Dio si      sando di viltà, incoerenza, ingratitudine,
       Niente paura                              manifesta». Ma c’è anche l’«aspetto del        stoltezza; e nemmeno nell’abbandonare i
Oggi «la gente ha paura perché si sente          cammino che, però, si presenta come            pavidi scegliendo solo quelli più corag-
essere di polvere»: l’antidoto contro            una traversata, cioè come una strada che       giosi, considerando chi ha paura inadat-
questa paura non è «un contentino» ca-           fa passare, come nell’evento pasquale,         to all’impresa spirituale». Ma sta
librato su generici «valori umani», ma è         attraverso una strettoia e come tale an-       nell’esercitare «il ministero dell’incorag-
solo e soltanto la Parola di Dio che ir-         cora incute paura e anche rifiuto». In         giamento che consiste nella parola che
rompe nella storia degli uomini e li in-         fin dei conti, ha aggiunto il predicatore,     infonde fiducia» e non si basa certo sui
coraggia concretamente, indicando la             «sono tematiche che parlano del cuore          «valori umani».
rotta per «la traversata notturna», senza        umano, del processo di coloro che sono
                                                                                                   Quindi «la missione dell’uomo di Dio
scorciatoie o bacchette magiche. Soprat-         nel dubbio, intimoriti, e quindi chiedo-
                                                                                                — ha spiegato — è dare forza a chi è in-
tutto «nel momento in cui si sperimenta          no il soccorso della Parola di Dio,
                                                                                                certo, infondendo coraggio mediante la
la difficoltà o, addirittura, il disastro».      dell’uomo che il Signore ha suscitato
                                                                                                fede in Dio, facendo cioè che il cuore
Non hanno perso una briciola di attuali-         per far compiere questo passaggio».
                                                                                                confidi nel Signore, nella sua presenza e
tà i testi tratti dal libro dell’Esodo (14, 1-      Attualizzando il testo dell’Esodo, pa-      nel suo intervento. È questa la parola di
31) e dal Vangelo di Matteo (14, 22-32)          dre Bovati ha fatto presente che «l’idea       consolazione, che non ha niente a che
che il gesuita Pietro Bovati ha ripropo-         di Dio» non è quella della scorciatoia         vedere con un semplice “contentino” nel
sto, attualizzandoli con profonda vivaci-        facile: «il cammino è lungo e, anzi, ap-       momento in cui si sperimenta la difficol-
tà, nella quinta meditazione degli eserci-       parentemente contraddittorio», con tan-        tà o addirittura il disastro».
zi spirituali per la Curia romana ad             to di «retromarcia» e «trabocchetto» ri-
Ariccia.                                         spetto al «viaggio di liberazione» ritenu-        Del resto, ha riaffermato il predicato-
                                                 to in discesa. Può accadere persino, ha        re, «il potere dato a Mosè non è un po-
   «L’intento generale di questa giornata
                                                 rilevato il predicatore, che il «processo      tere magico, non è una bacchetta magica
di preghiera — ha confidato il predicato-
                                                 di liberazione risulti come un inganno,        che fa ciò che piace a chi la maneggia; il
re — è di accogliere il senso spirituale di
                                                 una specie di trappola» che porta alla         potere divino conferito al profeta realiz-
alcuni racconti» della Scrittura, «traen-
                                                 protesta. E lo si vede proprio nella vi-       za eventi prodigiosi perché essi in primo
do indicazioni che ci aiutino nella mis-
sione che il Signore ci ha affidato con la       cenda di Mosè.                                 luogo sono mediazioni di salvezza per
nostra chiamata sacerdotale e con la                In realtà, «la gente ha paura perché si     gli altri, per gli indifesi; sono finalizzati
chiamata di responsabilità nella Chie-           sente essere di polvere, è come l’erba del     al solo bene dei poveri: quindi è un po-
                                                                                                tere di amore, misericordioso».
                                                                                                   Anche nel capitolo 14 di Matteo si
                                                                                                parla di «una traversata del mare com-
                                                                                                piuta camminando sulle acque» e «di
                                                                                                una barca minacciata dalla tempesta».
                                                                                                Ecco che «ritorna il tema della traversa-
                                                                                                ta, del pericolo, della notte, della paura
                                                                                                e dell’intervento del Salvatore: i discepo-
                                                                                                li sono soli, spaventati, e quando vedo-           Le meditazioni
                                                                                                no Gesù che viene loro incontro, sul fi-
                                                                                                nire della notte, camminando sul mare,             del teologo gesuita
                                                                                                questo, invece di rassicurarli, accentua il
                                                                                                loro sgomento e la paura perché riten-
                                                                                                                                                   Pietro Bovati
                                                                                                gono di fare un’esperienza ingannevole
                                                                                                e terrificante, come quella quando appa-
                                                                                                re un fantasma, che è segno di morte».
                                                                                                Gesù, per prima cosa, li incoraggia:
                                                                                                «Non abbiate paura». Lo stesso è chia-
                                                                                                mato a fare oggi chi testimonia l’amore
                                                                                                di Dio: «Entrare nelle case per dire: “so-
                                                                                                no io che vi voglio bene, che vi porto la
                                                                                                consolazione del Signore”, con la conso-
                                                                                                lazione con cui noi stessi siamo stati
                                                                                                consolati».
                                                                                                   Matteo racconta di Gesù che «cammi-
                                                                                                na sulle acque e chiede a Pietro di fare
                                                                                                la stessa esperienza: figura, appunto, del
                                                                                                discepolo e dell’intera Chiesa chiamata
                                                                                                ad andare verso il Signore vincendo la
                                                                                                paura, vincendo le forze di morte che
                                                                                                vogliono sommergere la creatura uma-
sa». Il gesuita ha fatto notare, anzitutto,      campo, un soffio effimero: è l’esperienza      na». E «chi è mediatore nella storia farà
«come nell’agire di Dio venga implicato          di ogni uomo». Ma, in questa situazio-         ciò che ha fatto Gesù, chiamando la
e promosso l’intervento del “servo di            ne, «è vissuta proprio come delusione,         gente perché possa coraggiosamente
D io”: questo titolo è dato a Mosè alla          come il venir meno di una promessa re-         camminare sui flutti e facendo, quindi,
fine del capitolo 34 del Deuteronomio e          ligiosa, sacra, promulgata da Dio e dai        fare l’esperienza della possibilità e della
descrive, appunto, Mosè come la perso-           suoi testimoni: si erano incamminati in        realtà della vittoria della vita sulle insi-
na obbediente e anche coraggiosa, doci-          una via promettente che, in realtà, si ri-     die e le violenze del male».
le e al tempo stesso attivo strumento di         vela uno stato peggiore di quello prece-          «Questo è un ministero prima di tutto
docilità per gli altri». Mosè «è offerto a       dente» Tanto da dire: «meglio uno              misericordioso — ha riconosciuto padre
noi come modello da imitare» e la sua            schiavo vivo che una persona libera, ma        Bovati — perché è il cammino che porta
«esemplarità rifulge in maniera molto            uccisa».                                       verso la vita». Ma «è misericordioso an-
chiara anche nel capitolo 14 dell’Eso-              Un «sentire» che, ha fatto presente il      che perché sorregge chi ha poca fede,
do».                                             predicatore, «capita anche alla nostra         chi vacilla, chi ha paura di soccombere».
   «Abbiamo dato a questo nostro in-             gente, per la quale la proposta evangeli-      Dunque, ha insistito il predicatore, «noi
contro il titolo di “traversata notturna”»,      ca è percepita come un orientamento di         nel racconto vediamo la mano del Cri-
ha ricordato padre Bovati, sottolineando         falliti o di incoscienti e chi tenta di per-   sto, figura della mano potente di Dio
che questo «è applicato sia al testo             correre la strada sente timore, scoraggia-     che si protende verso l’uomo di poca fe-
dell’Esodo sia al testo di Matteo». In           mento, molte volte delusione perché            de salvandolo dalle onde e portando la
particolare, ha proseguito, «attraverso la       non vede i vantaggi promessi».                 pace a lui e all’intera barca, così che tut-
parola “notte” siamo chiamati a entrare             In questa situazione «il primo, fonda-      ti possano accedere alla confessione di
in una prospettiva di oscurità che com-          mentale servizio dell’uomo di Dio — ha         lode dicendo: davvero Tu sei il Figlio di
porta dimensioni di inquietudine, di             rilanciato padre Bovati indicando Mosè         D io!».
il Settimanale                                                                      L’Osservatore Romano
                                                                                                                   giovedì 12 marzo 2020

   #esercizispirituali                                                                                                                       7

                                   «Ma questo braccio teso verso il brac-     nella prova il suo popolo perché maturi        stro di Dio è chiamato a svolgere?».
                                cio debole dell’incerto, dell’incredulo,      nella fede e insieme suscita gli uomini        Senza dubbio, ha affermato il gesuita,
                                del debole — ha avvertito il predicatore      capaci di aiutare coloro che stanno sotto      «oggi, in una società malata, ferita, ab-
                                — è compito anche della carità apostoli-      la prova, come nel caso di Mosè. Egli          bandonata, di fronte a necessità urgenti
                                ca, perché questo è il cammino della fi-      ascolta il grido dei sofferenti, anche se      e dolorose, il sacerdote è sollecitato a
                                gura “esodale”: che il braccio di Mosè        espresso malamente e se le richieste del-      prestazioni molteplici. Tuttavia ciò non
                                diventi il braccio del servitore di Dio,      la sua gente lo mettono in difficoltà per-     deve far perdere di vista l’essenziale».
                                che possa dare, come ministro dell’Altis-     ché lui stesso non sa come rispondere.            Padre Bovati ha indicato anzitutto «la
                                simo, salvezza alla storia umana».            Ma ascolta perché Dio fa così. «Anche          preghiera» che, «oltre a essere la condi-
                                   In conclusione il predicatore ha sug-      le nostre preghiere sono sempre molto          zione dell’ascolto di Dio che rende pos-
                                gerito di «riprendere il salmo 124 come       imperfette e soprattutto il grido della        sibile la predicazione come autentica te-
                                preghiera di lode per il Signore che ci       povera gente, molte volte è scomposto».        stimonianza, è essa stessa ministero apo-
                                libera, che salva: Lui è il creatore,         Mosè allora invoca con fede il Signore         stolico nella sua natura di accoglienza,
                                all’opera però nella storia; Lui è il Si-     nella preghiera che vince la tentazione e      riconoscenza della grazia». E «la Scrit-
                                gnore, e se non fosse “Colui che è” noi       viene esaudito.                                tura ci offre un modello di questo mini-
                                saremmo periti nelle acque profonde.             Il predicatore ha quindi introdotto un      stero permanente di intercessione nel Li-
                                Ma le acque non ci hanno sommerso: il         nuovo concetto: nel racconto biblico si        bro dell’Esodo — ha spiegato il predica-
                                laccio si è spezzato e noi siamo libera-      dice che «in quel luogo il Signore impo-       tore — proprio con la figura di Mosè,
                                ti».                                          se al popolo una legge e un ordinamen-         mediatore non solo della Parola di Dio,
                                                                              to. «Questo sta a significare — ha chiari-     ma anche mediatore di grazia per un
                                                                              to il predicatore — che nell’atto stesso       popolo in costante pericolo di perdersi».
                                                                              del soccorso, va inculcato il rapporto         Mosè «prega continuamente e la sua
                                    MERCOLEDÌ POMERIGGIO                      obbediente con il Signore». Nell’amare,        preghiera è efficace e salvifica».
                                          4 MARZO                             dunque, si insegna ad amare, «nell’ope-           Attualizzando «il ministero orante di
                                       Operare il bene                        ra di misericordia corporale si fa anche       Mosè», com’è presentato «nel racconto
                                                                              opera di misericordia spirituale, si rag-      del capitolo 17 dell’Esodo, in un conte-
                                   Nel racconto dell’Esodo, il deserto è      giunge il cuore delle persone, mettendo        sto di pericolo», padre Bovati ha sugge-
                                il luogo della provvidenza. Lo spazio in      loro nella condizione di credere in Dio e      rito come linea della meditazione, ap-
                                cui il Signore «si rivela come il Dio         di operare come Dio vuole, cioè                punto, l’espressione «lotta e preghiera».
                                dell’alleanza con Israele, il Dio buono e     nell’amore».                                   Ci troviamo davanti a «un episodio in-
                                fedele, e al tempo stesso, come il sovra-                                                    solito per l’Esodo: il presentarsi di un
                                                                                 Infine padre Bovati ha guardato al
                                no onnipotente a cui sono sottoposte                                                         combattimento che deve respingere un
                                                                              passo evangelico del giudizio finale.
                                tutte le forze cosmiche». Nel pomerig-                                                       popolo nemico, Amalek». Il testo, ha
                                                                              Tutto il giudizio è incentrato su una co-
                                gio padre Pietro Bovati ha proseguito la                                                     avvertito il predicatore, va letto «nel suo
                                                                              sa sola: sull’aiuto o sul mancato aiuto
                                riflessione quaresimale, giunta alla sesta                                                   valore parabolico, in modo da trarne un
                                                                              nei confronti dei piccoli bisognosi. Dun-
                                tappa, citando un passo biblico che se                                                       insegnamento su come colui che nella
                                                                              que c’è una concretezza del fare, che esi-
                                da un lato mostra il Signore «quale arte-                                                    comunità è sacerdote e guida deve agire
                                                                              ge di occuparsi di un corpo sofferente,
                                fice della storia della salvezza», dall’al-                                                  nell’affrontare il nemico, colui che insi-
                                                                              ma anche del cuore del sofferente. Nel
                                tro «non sottolinea abbastanza un altro                                                      dia la vita del popolo di Dio». Mosè ha
                                                                              più piccolo, dice il Vangelo, c’è Gesù
                                aspetto importante e cioè il libero espri-                                                   a che fare con «un avversario subdolo
                                                                              ma, si è chiesto il predicatore, «come è
                                mersi degli uomini, il loro assenso o la                                                     che aggredisce i più deboli della carova-
                                                                              possibile vedere che noi soccorriamo
                                loro ribellione nei confronti di Dio. Ma                                                     na, quelli che restano nelle retrovie per-
                                                                              Dio stesso quando ci prendiamo cura
                                senza la componente dell’attività umana                                                      ché stanchi, un nemico che approfitta di
                                                                              dei piccoli? Come i nostri occhi di carne
                                — ha fatto notare il teologo gesuita — la                                                    un popolo sfinito».
                                                                              possono davvero vedere che è così?».
                                storia assume un’immagine deformata                                                             Ma noi «come oggi viviamo il rappor-
                                «nella quale Dio opera sì mirabilmen-         Quindi ha concluso: «È senza vedere
                                                                              che noi amiamo, senza gloria, senza            to con Amalek e chi è oggi Amalek?» è
                                te», però l’uomo rischia di essere ridotto                                                   la questione concreta proposta da padre
                                «a puro oggetto passivo». «Paradossal-        onore, nel dono di sé fino a morire, c’è
                                                                              la pienezza del bene, c’è la benedizione       Bovati. «La Chiesa cristiana, fin dai suoi
                                mente, quindi, per esaltare Dio nella sua                                                    primi momenti, ha subito attacchi, per-
                                opera, si viene così ad annientare il ver-    del Padre della vita». (Adriana Masotti)
                                                                                                                             secuzioni, ostracismi e violenze mortali».
                                tice stesso della creazione, costituto                                                       Nella storia «il nemico della Chiesa ha
                                dall’uomo libero e artefice del suo desti-                                                   preso variegate sembianze, talvolta quel-
                                no, perché creato a immagine e somi-            GIOVEDÌ MATTINA, 5 MARZO                     le del potere politico e giudiziario, tal-
                                glianza di Dio».                                                                             volta quelle di falsi profeti che hanno
Annunciato il tema                                                                  Lotta e preghiera
                                   I testi biblici sono complessi e spesso                                                   seminato odio e derisione contro le con-
del prossimo                    complementari, ha affermato padre Bo-            «Lotta e preghiera» sembra quasi il         vinzioni e il modo di vivere dei cristiani.
Sinodo dei vescovi              vati, e molti di essi mostrano invece co-     titolo di un film. E hanno davvero il sa-      E ciò continua anche ai nostri giorni,
                                me il Signore nel suo agire tiene conto       pore cinematografico le incalzanti storie      sotto forme persecutorie» più o meno
                                delle resistenze degli uomini e desidera      bibliche che padre Pietro Bovati ha trat-      evidenti. Una persecuzione, ha denun-
«Per una Chiesa sinodale:                                                     teggiato nella settima meditazione degli
                                sempre suscitare una risposta, non si im-                                                    ciato, che ha note di «inaudita virulenza
comunione, partecipazione e
                                pone e desidera un rapporto con la crea-      esercizi spirituali per la Curia romana ad     anche nel nostro mondo, nell’intento di
missione»: sarà questo il
                                tura «addirittura di cooperazione, di         Ariccia. Con una chiave di lettura: la         demolire l’intera compagine della Chie-
tema della XVI assemblea
generale ordinaria del          collaborazione coraggiosa», tanto che         Chiesa è sotto violento attacco, aperta-       sa, attaccando chi è più debole nella fe-
Sinodo dei vescovi che il       dall’uomo dipende in un certo senso il        mente e subdolamente, ma la risposta           de, scarsamente attrezzato dal punto di
Papa ha indetto nel mese di     realizzarsi dell’azione salvifica di Dio      sta appunto nel connubio tra testimo-          vista spirituale per accettare il confronto,
ottobre del 2022. Ad            nelle vicende umane. I 40 anni trascorsi      nianza sul campo e preghiera autentica.        il disprezzo, l’emarginazione».
annunciarlo è stato, lo         nel deserto stanno a significare l’intera     Senza stancarsi, senza rassegnarsi e mai          Ecco che, ha affermato, «il nostro
scorso 7 marzo, il cardinale    esistenza, il deserto è rappresentazione      da soli, e per di più con un’arma segre-       Amalek ha forme accattivanti per molti
Lorenzo Baldisseri,             della nostra terra, dove l’uomo soffre,       ta: quella fede che sì, davvero, sposta le     e attacca subdolamente chi non è prepa-
segretario generale del         ma dove Dio si rivela e lo fa «nell’agire     montagne. «La giornata di oggi è dedi-         rato. Enormi forze ideologiche e finan-
Sinodo dei vescovi.             proprio dei suoi servi». Padre Bovati ha      cata a meditare sull’impegno personale         ziarie, coalizzate per favorire interessi di
                                ribadito un punto fondamentale: «Biso-        che il Signore richiede a ciascuno di noi,     parte, sono diventate minacciose e usano
                                gna assumere responsabilmente in obbe-        in funzione della vocazione ricevuta, del      tutti i mezzi, dall’informazione distorta
                                dienza il compito di operare il bene co-      dono di grazia, con i doveri connessi a        a ritorsioni economiche, per distruggere
                                me se le nostre mani fossero le mani di       questa grazia» ha fatto presente il predi-     ciò che Cristo ha fondato». Certo, ha ri-
                                Dio». Ciò si realizza quando il servo di      catore, ricordando che «ogni forma di          lanciato padre Bovati, «la roccia su cui è
                                Dio vive la duplice virtù dell’ascolto:       trascuratezza, di pigrizia, equivale a         edificata la Chiesa resisterà al male, non
                                l’ascolto della voce di Dio e l’ascolto del   malvagità e disprezzo nei confronti di         però senza la nostra attiva partecipazio-
                                grido della gente a lui affidata.             D io».                                         ne di fede e la preghiera».
                                   Il deserto, ha spiegato il predicatore,       È «dunque a coloro che il Signore ha           «Fuori metafora e pensando a ciò che
                                «è figura della vita». È un tempo che         consacrato con l’unzione sacerdotale che       ci è oggi richiesto per combattere la
                                può diventare tentazione, «è il nostro        oggi va rivolta la domanda: qual è il pri-
                                tempo, il tempo dell’uomo». Dio mette         mo, fondamentale servizio che il mini-                                   CONTINUA A PAGINA 8
il Settimanale                                                                         L’Osservatore Romano
                                                                                                                         giovedì 12 marzo 2020

   #esercizispirituali                                                                                                                           8

CONTINUAZIONE DALLA PAGINA 7                   tura del salmo 121, «la preghiera non è        che l’orante chiede», o «impertinente»
                                               semplice recitazione, non consiste nella       perché sembra «suggerire che il Signore
buona battaglia del Regno di Dio — ha          formalità delle labbra: se il cuore non        non si ricordi del bene da compiere».
affermato il predicatore, presentando la       aderisce al mistero di Dio la preghiera è      Però, ha osservato il predicatore, la
figura di Giosuè che scende in battaglia       vana. Però una preghiera anche debole,         Scrittura insegna che «Dio esaudisce
— dobbiamo interrogarci con quali stru-        sincera e umile, se è appello a quella         prima che la richiesta giunga alle labbra,
menti affrontiamo chi, con l’inganno e         forza divina che può essere solo nel Si-       Lui sa quello di cui abbiamo bisogno».
la violenza, ostacola il bene. Forse alcu-     gnore, è l’arma potente che ci è data per      Dobbiamo comunque chiedere, ha esor-
ne armi sono desuete, inadatte, insuffi-       collaborare all’avvento del Regno».            tato, «perché così prendiamo coscienza
cienti. La preparazione culturale nelle                                                       delle nostre necessità», «sperimentiamo
scienze umane e scienze religiose deve                                                        il bisogno», presentiamo a Lui «le no-
essere oggetto di doveroso discernimen-                                                       stre ferite, le nostre sofferenze, così che
to se non si vuole essere ingenui e irre-            GIOVEDÌ POMERIGGIO                       ci sia dato di sentire la sua compassio-
sponsabili di fronte a una aggressiva on-                   5 MARZO                           ne», di «gustare» il suo amore «che
data di dottrine e pratiche contrarie al                                                      ascolta ed esaudisce».
Vangelo, in presenza di falsi profeti ».
                                                        Il pastore vegli
                                                                                                 L’intercessione, quindi, «guarda il
Inoltre «le istituzioni tradizionali ritenu-          su chi è più fragile                    volto di Dio» e assiste a un «mutamen-
te utili richiedono forse cambiamenti co-         Più c’è peccato, più si moltiplica la       to»: il passaggio «dall’ira alla misericor-
raggiosi». Per questo, ha riconosciuto,        misericordia di Dio. È la riflessione di       dia», alla «tenerezza», cosicché si operi
«la formazione umana e spirituale dei          padre Bovati nell’ottava meditazione de-       un «cambiamento radicale» nel proprio
chierici e dei laici appare oggi una prio-     gli esercizi spirituali. Il segretario della   cuore. La preghiera di intercessione —
rità apostolica».                              Pontificia commissione biblica si è sof-       ha rimarcato padre Bovati — esprime
   Con efficacia padre Bovati ha delinea-      fermato sul tema dell’intercessione, inte-     una «progressiva docilità del mediatore
to il profilo di Mosè in preghiera, con        sa come «quell’intervento di soccorso          nell’accogliere l’infinita bontà di Dio» e,
«lo sguardo verso Dio, non perché si di-       amorevole» che è esercitato verso perso-       accogliendola in sé, diventa «testimone
sinteressi della battaglia, ma perché vuo-     ne bisognose «di perdono e di riconci-         e strumento di quella misericordia».
le indirizzarla alla più completa vittoria.    liazione con Dio». Si tratta, ha spiegato      L’intercessione, insomma, vede «l’emer-
Mosè sul monte rappresenta la forza se-        il predicatore, del «ministero più spiri-      gere di un desiderio di Dio di salvare
greta che conduce l’esercito al trionfo:       tuale» sia perché ha per oggetto un bi-        l’uomo», affinché nel mondo «tutti pos-
l’immersione in Dio è la condizione in-        sogno e una finalità che «toccano il cuo-      sano essere attirati dalla luce della mise-
dispensabile perché il combattimento           re», «il segreto della persona», sia per-      ricordia beneficiando del medesimo per-
sulla terra abbia successo». Sì, «la vitto-    ché «più di ogni altro» presuppone una         dono».
ria si ottiene con le braccia alzate, con il   «vera familiarità con Dio», dato che si           L’intercessore «ottiene da Dio» la mi-
gesto tradizionale dell’orante: l’esito del-   rivolge a chi è «spiritualmente in diffi-      sericordia nella sua preghiera: da qui
la guerra non è nelle mani del guerriero,      coltà perché è nel peccato».                   mette in atto una serie di «azioni»,
Giosuè, ma in quello di Mosè che invo-            I sacerdoti, ha ricordato padre Bovati,     «modalità», «atteggiamenti» e «opera-
ca      Dio».      Con      un’annotazione     sono chiamati al «ministero della ricon-       zioni» che sono necessari «per far sì che
sull’«aspetto della fatica di chi sta con le   ciliazione», esercitandolo nel sacramen-       i peccatori accedano al dono della mise-
mani alzate, una spossatezza diversa da        to, che va vissuto con «impegno», «de-         ricordia divina». Per illustrare il proces-
quella dei combattenti eppure reale». Ed       dicazione» e «amore». Il servizio della        so «concreto» di esercizio della miseri-
è con «umiltà che Mosè si fa aiutare per       misericordia, ha precisato, investe inoltre    cordia divina «mediata dal suo mini-
realizzare la sua missione dai sacerdoti,      «l’esistenza di un’intera comunità», «di       stro» e «attuato con il perdono», il pre-
Aronne e Cur, che sorreggono le braccia        chiunque nella Chiesa in preghiera» si         dicatore ripropone il discorso di Gesù
dell’uomo di Dio». Insomma, «ognuno            renda «disponibile all’esercizio profetico     nel capitolo 18 del Vangelo di Matteo.
è indispensabile, ma è nella comunione,        della riconciliazione». Il gesuita ha invi-    Parte dall’attenzione «al piccolo», cioè
espressione orante dell’alleanza tra fra-      tato a prendere in esame il capitolo 32        la persona vulnerabile, fragile, debole
telli e con Dio, che la preghiera è effica-    dell’Esodo, versetti 7-14, ribadendo che       che non deve essere disprezzata. «Colui
ce, anche perché esprime l’amore, la so-       il peccato «è conosciuto solo veramente        che ha responsabilità nella Chiesa» è
lidarietà, l’unità, nell’identico servizio     nella preghiera, nell’incontro faccia a        chiamato ad avere un «atteggiamento
per tutto il popolo di Dio». Il suggeri-       faccia con il Signore»: è guardando il         paterno», con attenzione a «chi è più
mento, dunque, è di non pensare allo           suo volto, è «ascoltando la sua voce»          piccolo». In questi giorni, ha riflettuto
«sdoppiamento tra preghiera e contem-          che si comprende «la gravità del pecca-        padre Bovati, in cui è «più che mai at-
plazione da una parte e combattimento          to», come atto «contro Dio» e contro           tuale la problematica degli abusi su mi-
e azione dall’altra».                          gli «altri». Il peccatore, peraltro, «non      nori», su persone «fragili», si fa «più
   Il passo del Vangelo di Matteo (17,         si rende conto di quello che ha fatto»,        acuta e necessaria» la sollecitudine «dei
14-21) «parla di combattimento con sata-       per ignoranza, per superficialità o «per       grandi», chiamati a «difendere, promuo-
na» ha proseguito Padre Bovati, indi-          una terribile assuefazione al male»,           vere e edificare i piccoli». Ma anche nel-
cando la figura del «ragazzo che è in          quando si è «prigionieri di vizi compul-       la parabola della pecora smarrita, ha
preda a pulsioni che non sa controllare        sivi» che impediscono «decisioni sensa-        proseguito, Gesù indica «il venire meno
ed è il simbolo della persona sofferente       te».                                           della attiva responsabilità del pastore,
e indifesa, in grave pericolo perché pri-         Chi prega, proprio intuendo la «peri-       del grande che doveva badare al picco-
vo di quelle risorse che permetterebbero       colosità» del peccato, percepisce «guar-       lo». Ha mancato di «vigilanza», di «cu-
a lui di aderire al bene». Accanto a lui       dando e ascoltando» il Signore il biso-        ra personale», di attenzione «premuro-
«c’è il padre, testimone della sofferenza      gno che Dio stesso ha di «fare miseri-         sa». La «fragilità del piccolo si coniuga
del figlio»: per salvarlo si rivolge ai di-    cordia». È guardando il Signore che ci         con l’incuria del pastore», ma questo
scepoli «che il Signore aveva dotato del-      si sente «chiamati a un amore per il           «non determina l’esito infelice della pa-
la potenzialità di scacciare i demoni e di     peccatore visto con gli occhi» di Dio.         rabola, anzi è proprio l’occasione per at-
guarire da ogni forma di male». Eppure         L’orante, «proprio perché guarda il vol-       tivare l’iniziativa del pastore che va a
in questo episodio, ha fatto notare il         to» del Signore, è portato «a immedesi-        cercare la pecora smarrita». Cioè «fa ri-
predicatore, «i discepoli del Signore non      marsi» col peccatore, finendo col «por-        tornare il peccatore». Il cercare la peco-
ottengono nulla, la loro attività è senza      tare su di sé il male altrui», sull’esempio    ra smarrita, ha chiarito il predicatore, si
efficacia, il loro intervento manca di         di Cristo. «La preghiera che fa com-           spiega nel medesimo passo evangelico,
quella forza spirituale per combattere lo      prendere la gravità del peccato» e il          quando Pietro chiede al Signore quante
spirito del male». Ed è questo «l’enigma       «dovere urgente» di soccorrere tale pec-       volte debba perdonare il fratello in caso
del racconto: perché l’efficacia viene a       cato «introduce, sollecita e promuove»         di peccato contro di lui. Gesù — ricorda
mancare? Perché il potere, pure dato, è        una «speciale preghiera verso il Signo-        — fa emergere la responsabilità sia del
senza risultato? Gesù parla della man-         re», quella «di intercessione». Nei testi      peccatore, sia della persona offesa. «Il
canza di fede, di “generazione incredula       biblici, spiega il teologo, «la preghiera      cercare il fratello che si è smarrito si rea-
e perversa”». Padre Bovati ha spiegato         che l’intercessore rivolge a Dio è una         lizza secondo questo testo di Matteo
che a mancare «non è solo la preghie-          «domanda», una «supplica» affinché il          con l’esercizio del dialogo», del parlare,
ra». La questione, infatti, è se i discepoli   Signore perdoni. A ben vedere, aggiun-         dell’intraprendere un «processo gradua-
«hanno almeno un briciolo di fede».            ge, ogni richiesta a Dio appare «impro-        le» che convinca il peccatore passando
Del resto, ha concluso invitando alla let-     pria», come se Dio dovesse fare «quello        dal «colloquio personale» al «coinvolgi-
il Settimanale                                                                        L’Osservatore Romano
                                                                                               giovedì 12 marzo 2020

#esercizispirituali                                                                                                      9

          mento di testimoni», di «mediatori che         il primo usa un imperativo: «fa’ salire».       «tutto ciò va sottoposto a un’intuizione
          avvalorino il desiderio di riconciliazione     Il che «può essere fastidioso solo se è         spirituale di ordine profetico che sappia
          e lo favoriscano», fino al coinvolgimento      pensato semplicemente come la volontà           riconoscere ciò che Dio vuole, ciò che
          «dell’intera comunità». La finalità con-       di un altro; ma quando il comando è             Dio ha già posto in una determinata
          seguita dalla missione riconciliatrice, sot-   promulgato dalla bocca dell’amico, dal          persona, magari anche a sua insaputa,
          tolinea il teologo, si «rende visibile»        Dio di amore, se viene compreso nella           perché sia preparata al compito che il
          nella preghiera comunitaria. Il Salvatore      sua verità», allora esso «illumina, rende       Signore le affiderà». È lo stesso Mosè,
          realizza la sua missione proprio perché i      sapienti, incoraggia, promuove la vita          del resto, a formulare la richiesta «di sa-
          pastori sono «mediatori», «uniscono» la        del credente, perché è come una strada          per riconoscere colui che Dio ha scelto»,
          comunità.                                      spalancata, una porta che si apre sul mi-       così come egli stesso «è stato scelto per-
             Quando l’apostolo Pietro domanda:           stero dell’amore». Inoltre, ha proseguito       sonalmente e conosciuto per nome»,
          «Quante volte devo perdonare il mio            il predicatore, «il comando divino è            sebbene «forse lui non si sarebbe scelto
          fratello?», Gesù sprona «a non stancar-        sempre proporzionato all’uomo perché è          per nulla».
          si», rendendo dunque in un certo senso         possibile, anzi facile da compiere, non            Attualizzando la riflessione, il predica-
          «permanente» il «ministero della ricon-        perché l’ordine che Dio vuole sia senza         tore ha poi parlato del percorso che il
          ciliazione». Il numero “70 volte 7” viene      fatica né sacrificio; ma perché chi dà          pastore deve seguire per portare le greg-
          compreso come «moltiplicazione», quasi         l’ordine promette la sua presenza, dà il        gi ai pascoli eterni: «in un tempo di
          che a ogni limite si debba contrapporre        potere, la grazia, lo spirito» per adem-        cambiamenti, di difficoltà, di incertezze
          un «inimmaginabile superamento», «più          pierlo. Di più: l’espressione salire riman-     come quello odierno — ha detto — è
          c’è peccato più si moltiplica la miseri-       da da un lato a «un processo continuo»,         quanto mai necessario saper trovare la
          cordia». Pietro è nella Chiesa il testimo-     a «un movimento di liberazione che non          via adatta a ciò che Dio vuole oggi».
          ne di questa misericordia. Di lui infatti      si concluderà mai finché saremo su que-         Con una certezza: che «la via giusta» è
          si ricorda il peccato del «rinnegamen-         sta terra»; e dall’altro «indica che c’è
                                                                                                         quella «tracciata dai comandamenti, che
          to», si ricorda il suo pianto, il suo ravve-   sempre un processo di elevazione»; che
                                                                                                         sono come pietre miliari, delineano il
          dimento «così che la sua esperienza di-        non costa solo “fatica”, ma è anche
                                                                                                         sentiero, illuminano il percorso», pro-
          venti l’emblema della Chiesa e di ogni         «promozione, esaltazione, andare verso
                                                                                                         prio come Mosè «che ha ricevuto la To-
          cristiano che perdonato diventa artefice       qualcosa di più elevato».
                                                                                                         rah, l’ha anche scritta, poi l’ha comuni-
          di perdono». (Giada Aquilino)                     Un ulteriore elemento individuato dal        cata e spiegata al popolo dopo essere
                                                         segretario della Pontificia commissione         stato ripetutamente all’ascolto del Si-
                                                         biblica rimanda al fatto che Mosè non           gnore sulla santa montagna». Ecco allo-
                                                         domanda al Signore «ricompense, né se-          ra che torna il tema del «discernimen-
            VENERDÌ MATTINA, 6 MARZO                     gni, né promesse» per sé, ma «chiede            to», cui il biblista ha aggiunto l’aggetti-
             Discernimento e profezia                    solo di essere strumento. È come un             vo «pratico» per indicare «quella capa-
                                                         profeta che ogni volta deve essere istrui-      cità sapienziale di natura profetica — do-
             Cristo è presente dove i discepoli ob-
                                                         to dal Signore per compiere giorno do-          nata da Dio nella preghiera — di ricono-
          bediscono al suo mandato, «non restan-
                                                         po giorno la sua missione». E in questo         scere nel concreto, nelle circostanze
          do prigionieri nel loro piccolo ovile, ma
                                                         il pastore ha il dovere di «saper ricono-       complicate della storia, nell’oggi, nella
          andando a portare l’irraggiamento della
                                                         scere e promuovere nel comune ministe-          varietà delle persone, dei momenti, le
          grazia nel mondo». Un «compito sovru-
                                                         ro le persone che Dio ha eletto e consa-        priorità da seguire; riconoscere quindi in
          mano, affidato a uomini che hanno fatto
                                                         crato, ha inviato; così da essere poi lui a     ogni realtà ciò che Dio vuole». E per fa-
          esperienza della loro fragilità» e che
                                                         scegliere chi è stato scelto da Dio e po-       re ciò, ha raccomandato, «non basta la
          «possono assumere questa missione solo
                                                         ter consacrare chi è stato santificato da       conoscenza teorica o una competenza
          perché Gesù dice loro: “Io sono con voi
                                                         Dio, cioè dotato dello Spirito per il mi-       nelle scienze teologiche. È necessario un
          tutti i giorni fino alla fine dei tempi”».
                                                         nistero». Dunque, ha chiarito il predica-       dono spirituale, non comunicato una
          È questa la conclusione a cui è giunto
                                                         tore, Mosè «ha fin dall’inizio compreso         volta per sempre, ma “distillato” giorno
          padre Pietro Bovati nella nona e ultima
                                                         la necessità» di avere «dei collaboratori:      dopo giorno per aiutare le persone a
          meditazione offerta ai partecipanti agli
                                                         per andare dal faraone deve essere ac-          scegliere la via che è stata indicata, per
          esercizi spirituali per la Curia romana
                                                         compagnato da Aronne; per celebrare il          aiutare il pastore a condurre sulle vie
          nella Casa Divin Maestro ad Ariccia.
                                                         trionfo del Signore sul mare deve coin-
             «La presenza di Dio» è stato il tema                                                        buone». Dunque, si tratta di «un dono
                                                         volgere la voce e i tamburelli di Miriam;
          affrontato dal segretario della Pontificia                                                     spirituale e come tale è intrinsecamente
                                                         per vincere Amalek deve attivare Gio-
          commissione biblica a chiusura di que-                                                         amoroso, non si presenta come la prete-
                                                         suè, ma anche Aronne e Cur per soste-
          sto itinerario settimanale che era iniziato                                                    sa del dotto, del competente, che sa
                                                         nere le sue mani», e «per amministrare
          nel pomeriggio di domenica scorsa, 1°                                                          sempre tutto», ma è «la consapevolezza
                                                         la giustizia, con le sue innumerevoli esi-
          marzo. Ispirandosi a letture tratte dal                                                        utile del discepolo che è stato istruito
                                                         genze, deve fare ricorso a un collegio di
          capitolo 33 del libro dell’Esodo (7-17),                                                       dal Signore».
                                                         giudici, così che nella suddivisione dei
          dal Vangelo di Matteo (28, 16-20) e dal        compiti sia possibile portare il peso di           Infine padre Bovati ha esortato a me-
          salmo 90, il predicatore ha esordito sot-      tanta responsabilità e attivare anche una       ditare gli ultimi versetti del capitolo 28
          tolineando che «il Signore è presente          sinodalità, cioè un’unità di intenti, una       del Vangelo di Matteo, dedicati all’in-
          nella nostra vita, è l’Emmanuele per noi,      collaborazione verso il medesimo obiet-         contro di Gesù Risorto con i suoi apo-
          e ci accompagna nel nostro cammino».           tivo». E «una tale compartecipazione di         stoli. Egli chiede agli undici di tornare
          E il primo a capirlo è stato Mosè, esem-       molti all’unica missione non evidenzia          in Galilea, nel luogo dove si è originata
          plare nel guidare Israele facendo «vede-       solo l’atteggiamento sapienziale» di chi        la loro vocazione, per rivivere la fede
          re che è da Dio, dal rapporto con Lui,         «capisce che se non si vuole soccombere         «che forse ancora adesso è vacillante»
          in obbedienza, che si riceve come grazia       bisogna farsi aiutare, e nemmeno che il         dopo la sua crocifissione. Ma, ha fatto
          la capacità di condurre il popolo». In         fatto di essere in più renda la cosa mi-        notare il gesuita, non si tratta di «un
          proposito padre Bovati si è detto consa-       gliore, perché, si dice nel proverbio “la       procedimento nostalgico», quanto piut-
          pevole «che Gesù ha raccomandato di            corda a tre capi è più resistente”». Al         tosto di capire «il dono fondatore che
          pregare nel segreto senza esibizione» e        contrario, intercedere affinché «altri ven-     consiste nel seguire Gesù, essere con
          anche «che la preghiera non deve mai           gano coinvolti nella stessa missione, fa        Lui, vivere della sua parola e del suo
          diventare spettacolo e men che meno            emergere, quale religiosa testimonianza,        amore». Inoltre, li manda in una «terra
          autocelebrazione». Tuttavia — ha fatto         che è Dio solo a essere il principio unico      di confine, la Galilea delle nazioni», fa-
          notare — «essere un esempio luminoso è         della salvezza, la cui presenza invisibile      cendoli «uscire dal ghetto glorioso ma
          un dovere»; con l’avvertenza che «que-         è attestata proprio dalla rinuncia di           anche orgoglioso di Gerusalemme per
          sta esemplarità è veritiera quando non         ognuno a essere l’unico operatore di be-        portarli alle frontiere» e inviarli a «fare
          ha di mira il plauso fatto all’uomo, ma        ne». Ecco allora l’importanza capitale          discepoli in tutte le nazioni». Infatti
          al contrario, l’adorazione di Dio», attra-     del discernimento: «non sono certo i cri-       «Cristo ha sparso il suo sangue per la
          verso un “irraggiamento spirituale” che        teri mondani di amicizia, simpatia, affi-       moltitudine». E ora, come «pastore su-
          «viene proprio da chi prega, perché atti-      nità culturale o quant’altro, né una sem-       premo delle pecore, promuove pastori i
          ra, porta gli uomini ad amare Dio».            plice considerazione di qualità oggettive       suoi discepoli» per «una prosecuzione,
             Soffermandosi poi sui termini del col-      nel campo intellettuale o pratico che as-       una dilatazione della sua opera di amo-
          loquio tra il Signore e Mosè nel brano         sicurano competenza, efficienza, affida-        re», ha argomentato il predicatore termi-
          meditato, padre Bovati ha osservato che        bilità». Ma, ha spiegato padre Bovati,          nando la sua riflessione.
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