A cosa serve il carcere? - Acri
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All’interno gli interventi di:
Gherardo Colombo
Giovanni Maria Flick
Patrizio Gonnella
Giuseppe Guzzetti
Mauro Palma
Periodico delle Fondazioni
di origine bancaria Lucia Votano
Mar - Apr 2021
Tariffa regime libero 20/D - Poste Italiane Spa - Spedizione in Abbonamento Postale - 70% - DCB Roma
Mar-Apr 2021
A cosa serve il carcere?
Fondazioni
Lavoro, cultura, dirittii deve essere una trasformazione
C del sistema carcerario, per dare
pienezza e coscienza di uomo
a chiunque, che per errore o
fatalità, ignoranza o istinto, si sia macchiato
di nefandezze e di colpe, ma è pur sempre
uomo con quegli elementari, seppur limitati,
diritti che le leggi umane gli assegnano e gli
riservano per tornare ad essere un giorno
uomo libero, lavoratore e cittadino.
Vincenzo Baldazzi
partigiano delle Brigate Giustizia e Libertà
"Bisogna aver visto", Rivista Il Ponte, 1949
1Sommario Fondazioni mar - apr 2021
Sommario
4 La lezione di Cesare Beccaria
di Giorgio Righetti
Carcere: dalla punizione all'inclusione
Editoriali di Gherardo Colombo
Carcere, da extrema ratio
6
a strumento abituale
di emarginazione
Intervista a Giovanni Maria Flick
Tre proposte di riforma
Intervista a Riccardo Arena
La detenzione si orienti al futuro Carcere
Intervista a Mauro Palma
Ma fino adesso dove hai vissuto?
La forza rigenerativa del teatro
secondo Aniello Arena
Carcere: passaggio transitorio
o marchio indelebile?
Intervista a Patrizio Gonnella
Nella Casa del
dubbio non c'è spazio
26
per i pregiudizi
Intervista a
Lucia Votano
Comunità e infanzia:
ecco il futuro
Dialoghi Intervista a
Giuseppe Guzzetti
2Sommario
Il nostro viaggio lungo la Penisola,
tra le associazioni territoriali
30
di Fondazioni, arriva Speciale
nel Lazio e in Abruzzo Lazio e
Abruzzo
38
Territori
Dal dialogo costante con le
comunità nascono progetti
e sperimentazioni
Tagli di
Lucio Fontana
48
R'accolte
3Editoriali Fondazioni mar - apr 2021
La lezione di Cesare
Beccaria
di Giorgio Righetti
Direttore Generale Acri
D opo 257 anni dalla pubblicazione de “Dei
delitti e delle pene” di Cesare Beccaria, ci
troviamo ancora a fare i conti con pulsioni
giudiziario; cifre enormi che potrebbero forse essere
meglio spese se in parte destinate a prevenire anziché
curare. Pura retorica o utopia? Franco Basaglia, in un
“primitive”, sintetizzabili in espressioni quali: “But- altro ambito, ha dimostrato di no!
tiamo la chiave”, “Condanne esemplari”, “Prescrizio- E ancora: "Il fine dunque non è altro che d'impedire il
ne = impunità”, “Costruiamo più carceri”. E si potreb- reo dal far nuovi danni ai suoi cittadini e di rimuovere
be continuare. gli altri dal farne uguali". È il tema dell’azione educa-
Una sommaria, e inevitabilmente superficiale, rica- tiva e rieducativa della pena. Educativa, nel senso che
pitolazione di alcuni punti essenziali di quella opera, funge da deterrente al commettere reati. Rieducativa,
potrebbe aiutarci a riorientare il nostro pensiero. per il reinserimento nella società del reo affinché non
“È meglio prevenire i delitti che punirgli. Questo è il commetta altri reati; in tal senso, le cosiddette “pene
fine principale d’ogni buona legislazione, che è l’arte alternative” possono rappresentare un efficace stru-
di condurre gli uomini al massimo di felicità o al mi- mento. La recente dichiarazione della Guardasigilli
nimo d’infelicità possibile”. Il carcere è un intervento Marta Cartabia va in questa direzione: “Penso che sia
“a valle”, dopo che il reato è avvenuto. Conviene inter- opportuna una seria riflessione sul sistema sanzio-
venire “a monte”, prevenendo i delitti. E Cesare Bec- natorio penale che… ci orienti verso il superamento
caria ci dà qualche indicazione sul come: “Fate che le dell'idea del carcere… La certezza della pena non è la
leggi siano chiare, semplici, e che tutta la forza della certezza del carcere, che per gli effetti desocializzan-
nazione sia condensata a difenderle, e nessuna parte ti che comporta deve essere invocato quale extrema
di essa sia impiegata a distruggerle” e “… il più sicu- ratio". E infine, tornando a Beccaria: “Quanto la pena
ro ma più difficile mezzo di prevenire i delitti… l’e- sarà più pronta e più vicina al delitto commesso, ella
ducazione…” (ai “suggerimenti” di Cesare Beccaria, sarà tanto più giusta e tanto più utile”. Le recenti nor-
dovremmo in verità aggiungere anche una maggio- me sulla prescrizione, che ne dilatano la durata, vanno
re giustizia sociale e servizi di welfare più efficaci). invece nella direzione opposta. Di nuovo, invece che
Semplicità delle leggi ed educazione, due strumen- agire “a monte”, eliminando gli ostacoli che rendono
ti apparentemente ovvi, della cui efficacia nessuno i nostri processi infiniti, si interviene “a valle”, legitti-
potrebbe dubitare: chi inneggerebbe, infatti, a leggi mando una durata infinita del processo stesso. D’al-
complicate o all’indebolimento dei processi educati- tronde, molti di questi temi sono efficacemente trat-
vi? Eppure, oggi ci troviamo con una proliferazione tati nella nostra Costituzione. “Le pene non possono
di leggi complicate, tra le quali è difficile districarsi, consistere in trattamenti contrari al senso di umanità
e ci troviamo con un sistema educativo fragile, che e devono tendere alla rieducazione del condannato”
lascia indietro tanti, troppi minori. La prevenzione (art. 27, comma 3). E ancora: “La giurisdizione si at-
conviene, per garantire una società con meno dolori, tua mediante il giusto processo regolato dalla legge…
se non più felice. E conviene anche, pragmaticamen- (che) ne assicura la ragionevole durata” (art. 111, cc. 1
te parlando, perché costa meno: si stima, infatti, che e 2). I nostri padri costituenti, quindi, avevano impara-
il solo nostro sistema carcerario costi circa 3 miliardi to la lezione di Cesare Beccaria. A noi la responsabilità
di euro all’anno, senza considerare i costi del sistema di darne più compiuta attuazione
4Editoriali
Carcere:
dalla punizione
all'inclusione
di Gherardo Colombo
Giurista e scrittore
I n Italia è molto diffusa
la cultura secondo la
quale è giusto che chi
Se tutte le persone
sono degne,
68% di coloro che lo hanno subito
vi fanno ritorno, mentre il tasso di
recidiva per coloro che sono stati
ha agito il male, ha commesso un indipendentemente dalle sottoposti a misure alternative alla
reato, sia retribuito con il male. condizioni personali e detenzione è decisamente infe-
Credo sia questa la causa ultima sociali, lo sono anche riore. Se dunque si osservasse
che determina le condizioni di vita compiutamente l’ordinamento
i detenuti, ai quali
dei detenuti: se chi sbaglia deve penitenziario, rendendolo an-
conseguentemente
pagare subendo il male, il carcere cor più inclusivo (come previsto
vanno garantiti i diritti
è organizzato in modo che chi vi è dalla legge delega del 2017, che
rinchiuso soffra. Sono eccezione fondamentali non ha trovato se non parzialissi-
gli istituti penitenziari nei quali me realizzazioni), se si favorisse
sia garantito lo spazio vitale (in l’accesso alle misure alternative
senso proprio), sia data una reale la Costituzione non adotta l’idea alla detenzione, e il carcere (reso
possibilità di curare l’igiene per- della pena come retribuzione: si umano e indirizzato al recupero
sonale e dove la tutela della salute tratta di una conseguenza ovvia, della capacità di stare con gli al-
non soffra eccezioni. L’affettività è evidente, del principio stabilito tri) diventasse davvero l’extrema
generalmente negata. I detenuti dall’articolo 3: “Tutti i cittadini ratio per chi sia pericoloso, e sol-
passano gran parte del loro tempo hanno pari dignità sociale e sono tanto finché duri la pericolosità, ci
costretti in una cella (meno di 12 eguali davanti alla legge senza guadagnerebbe anche la sicurez-
metri quadri, comprensivi del “ba- distinzione di sesso, di razza, di za dei cittadini. Perché succeda è
gno”, spesso per quattro persone), lingua, di religione, di opinioni necessario lavorare sulla cultura e
senza che sia dedicata particolare politiche, di condizioni personali sull’educazione, rendendosi con-
cura al trattamento di riabilitazio- e sociali”. Se tutte le persone sono to che il carcere è anche l’esaspe-
ne, alla quale la pena dovrebbe degne, indipendentemente – tra razione del “ti punisco così impa-
tendere, secondo la nostra Costi- l’altro – dalle condizioni personali ri” applicato spesso in famiglia e
tuzione. La realtà di fatto è molto e sociali, lo sono anche i detenuti, nella scuola. Perché la scuola – per
lontana dal coincidere con le pre- ai quali conseguentemente vanno esempio – possa insegnare ai gio-
scrizioni dell’articolo 27, secondo garantiti i diritti fondamentali (art. vani che è fondamentale ricono-
il quale “Le pene non possano 2) che non confliggano con la tu- scere la dignità altrui, in qualsiasi
consistere in trattamenti contrari tela della collettività. La nostra caso, anche di coloro che hanno
al senso di umanità”. In che cosa Carta Fondamentale attribuisce commesso un reato, è necessario
consiste il senso di umanità? For- alla giustizia il senso che la perva- che la scuola stessa diventi meno
se ce ne dà un indizio l’art.13 che, de tutta, la tensione all’inclusione escludente e che chi ci lavora pra-
nel penultimo capoverso, stabi- e al superamento del conflitto. Fa tichi, e mostri che pratica, la cul-
lisce che “è punita ogni violenza l’opposto di quel che fa il carcere, tura del riconoscimento dell’altro.
fisica e morale sulle persone co- permeato della cultura dell’esclu- Non si tratta di un percorso breve,
munque sottoposte a restrizioni sione, che crea rancore e perpe- ma non esistono, a mio parere, al-
di libertà”. Vediamo, dunque, che tua il conflitto. Col risultato che il ternative
5Carcere Fondazioni mar - apr 2021
Il senso della pena
n paio d’anni fa, di tutto il viaggio è stato vedere di una sentenza, si trova privato
U la Corte Costitu-
zionale ha orga-
nizzato un’ine-
ed ascoltare i ragazzi, emozio-
natissimi, leggere ad alta voce i
brani della Costituzione, dopo i
della libertà personale per una
fase della sua vita, sembra di col-
po perdere alcuni dei suoi diritti
dita iniziativa dal titolo “Viaggio discorsi ufficiali delle istituzioni. fondamentali: il diritto di vivere
nelle Carceri”. Per alcuni mesi, i Sentir pronunciare le parole che in maniera dignitosa, di coltivare
giudici costituzionali hanno visi- compongono le fondamenta del- i propri affetti, di studiare, di la-
tato gli istituti di pena italiani, da la nostra Repubblica, da giovani vorare. Le condizioni in cui oggi
San Vittore a Nisida, da Rebibbia in condizione di privazione della vivono la maggior parte dei dete-
a Secondigliano, incontrando i libertà, ribadisce il valore intatto nuti, di fatto, precludono qualsi-
detenuti, conversando con loro e attualissimo di un testo visio- asi prospettiva di rieducazione e
e, insieme a loro, visitando le cel- nario, la cui conoscenza e appli- di reinserimento nella società e,
le e gli spazi di vita quotidiana cazione, spesso mancata, deve dunque, vanno in senso contrario
all’interno delle carceri. I giudici fungere da monito e da guida per al mandato dei padri costituenti.
hanno spiegato i fondamenti del- tutti. Esistono esperienze che tentano
la Carta e hanno risposto alle do- Le parole della Carta sono ri- di mitigare questo triste scenario
mande dei detenuti. L’iniziativa si chiamate da quasi tutti gli inter- – e che racconteremo nelle pagine
può rivivere attraverso un intenso locutori che abbiamo coinvolto che seguono – ma occorre ripen-
documentario realizzato dalla Rai, in questo numero di Fondazioni. sare il senso di giustizia e il ruolo
che ha accompagnato alcune tap- Parlando dell’attuale condizione che il Paese intende attribuire al
pe di questo percorso. carceraria italiana, risulta quasi carcere, tenendo come monito la
Il viaggio nelle carceri si è con- imprescindibile ripartire dalla nostra Carta costituzionale.
cluso a Roma, nel Palazzo sede visione che ebbero i padri costi- «Vengo da Nisida, non sono mai
della Consulta, con una cerimo- tuenti dopo vent’anni di dittatura, uscito da Napoli e ora vado a
nia molto particolare. I ragazzi e dalla funzione rieducativa che Roma a leggere la Costituzione!»
detenuti nel carcere minorile di essi intesero affidare al carcere, esclama orgoglioso un ragazzo in
Nisida di Napoli hanno cucina- con lo scopo primo di accompa- viaggio verso la Capitale, ripreso
to e mangiato insieme ai giudici gnare i detenuti verso la riammis- in una scena del documentario.
e alle altre autorità istituzionali. sione nella società. Nonostante la condizione di pri-
Ma il mangiare assieme, che già Nonostante gli sforzi compiuti vazione di libertà, il ragazzo è
di per sé ha un altissimo valore negli ultimi anni, è evidente che orgoglioso, perché riscopre – o
simbolico e umano di condivisio- lo scenario delle carceri italiane scopre per la prima volta – che,
ne, non è stato il culmine della è ben lontano da quello immagi- nonostante sia detenuto, man-
mattinata. Il momento più alto nato nel 1948. Sovraffollamento, tiene il proprio diritto di cittadi-
condizioni di vita non sempre nanza, la propria dignità e la pro-
dignitose, edifici fatiscenti e spettiva di un futuro più roseo.
Nonostante gli sforzi mancanza di programmi riedu- Nonostante abbia commesso un
compiuti negli ultimi anni, cativi caratterizzano gran parte reato, può leggere ad alta voce la
è evidente che lo scenario degli istituti di pena del Paese. Costituzione italiana e le più alte
delle carceri italiane è E la pandemia ha reso ancora istituzioni dello Stato lo stanno ad
ben lontano da quello più evidente l’insostenibilità di ascoltare. Questo è il senso della
immaginato nel 1948 questa situazione. Oggi, quando pena che, forse, dovremmo smet-
un cittadino italiano, a seguito tere di dimenticare
©AntoinetteW, shutterstock
6Carcere Fondazioni mar - apr 2021
Carcere, da extrema ratio
a strumento abituale di
emarginazione
Intervista a Giovanni Maria Flick
G iovanni Maria Flick è un giurista, ex
ministro della Giustizia, ex presiden-
te della Corte Costituzionale e profes-
sore emerito di Diritto penale. Abbiamo ascoltato
le sue idee sul sistema carcerario.
Professor Flick, in diversi contributi ha af-
fermato che quello del carcere è un modello da
superare, perché?
Perché, appunto, è un modello “superato”. Stori-
camente il carcere nacque come strumento per
emarginare o espellere dalla società e dalla vita
collettiva i “diversi” (asociali, vagabondi, persone
che la pensano in modo diverso o che non accet- Giovanni Maria Flick
tano, in tutto o in parte, le regole di convivenza…).
Questo significato è ritornato di attualità quando libertà personale come pena. Intendo cioè riferirmi
sia le ragioni di diritto sia, soprattutto, le ragioni agli aspetti di pari dignità sociale e di rispetto dei
di fatto (le condizioni in cui si vive la reclusione) diritti inviolabili previsti dagli articoli 2 e 3 della
hanno cancellato la possibilità di salvaguardare i Costituzione, che sono il campo in cui deve cresce-
“residui di libertà” (definiti tali dalla Corte costi- re l’articolo 27 della Carta: gli obiettivi di tendenza
tuzionale), che debbono comunque essere rispet- alla rieducazione e di rispetto del senso di umani-
tati e che sono compatibili con la privazione della tà nei confronti del condannato. È un controsen-
so la pretesa di rieducare alla libertà una persona
privandola della libertà. Sono possibili altre forme
di pena, come le cosiddette pene accessorie, ad
È un controsenso la pretesa di esempio l’interdizione, la limitazione delle attività
rieducare alla libertà una persona professionali attraverso cui si è commesso il reato;
privandola della libertà. l’imposizione di lavori socialmente utili o di servi-
Sono possibili altre forme di zi alla collettività, che non devono però diventare
pena, come le pene accessorie, forme di servitù coatta. Aggiungo che nella Costitu-
ad esempio l’interdizione, zione non viene citata esclusivamente la pena del-
la limitazione delle attività la reclusione ma si parla, al plurale, di “pene”, che
professionali attraverso cui si è “non possono consistere in trattamenti contrari al
commesso il reato; l’imposizione senso di umanità”. Per questo, l’Italia è stata con-
di lavori socialmente utili o di dannata almeno due volte dalla Corte Europea dei
servizi alla collettività, che non Diritti dell’Uomo, con riferimento alle condizioni
devono però diventare forme di di fatto (in realtà strutturali) del sovraffollamento
servitù coatta nelle carceri.
8Carcere
Come il carcere può adempiere in maniera più
efficiente alla funzione rieducativa che gli viene Il carcere è spesso un’ottima scuola di
riconosciuta nell’art.27 della Costituzione? specializzazione nella capacità di
In primo luogo, occorre evitare di trasformare il commettere reati, piuttosto che una scuola
carcere da extrema ratio a strumento abituale di valida per rieducare alla responsabilità
separazione ed emarginazione dei “diversi” di e al rapporto con l’esterno
vario tipo. D’altra parte, la Corte costituzionale
ha più volte ricordato che tra le molteplici finalità
della pena vi è al primo posto la tendenza alla rie- cessario che i detenuti vengano guidati alla com-
ducazione, rispetto alle finalità di prevenzione e a prensione della realtà esterna e al modo in cui ci
quelle di cosiddetta “retribuzione” (la vendetta di si augura che essi possano e debbano rientrarci.
Stato con cui si cerca di evitare la vendetta priva- È importante però, altresì, che anche il mondo
ta dei parenti della vittima, della stessa vittima o esterno conosca il mondo interno al carcere e la
del suo clan). Il problema è, peraltro, non solo di funzione che esso ricopre.
rieducare (finalità che si sta cercando di concre-
tizzare attraverso percorsi d’istruzione e l’iscri- Dai dati sul tasso di recidiva emerge che il
zione all’università in carcere), ma è formare alla 68,45% di coloro che scontano la pena in carce-
responsabilità e ricostruire il rapporto dell’autore re vi fanno ritorno, mentre solo il 19% di colo-
del reato con le vittime. ro che scontano la pena con misure alternative
alla detenzione rientrano. È un dato emerso da
A tal proposito, recentemente ha parlato di anni, perché allora il percorso di ripensamen-
“responsabilizzazione” del detenuto più che di to del modello e del ruolo del carcere non ha
“rieducazione”. Ci può spiegare meglio cosa subito un’accelerazione?
intende? Conosco quei numeri e, pur considerando l’ap-
La storia della pena ha registrato, in primo luogo, prossimazione delle valutazioni statistiche di
la prevalenza della funzione punitiva- retributiva; questo tipo, condivido la riflessione: il carcere è
in secondo luogo, quella soddisfattoria del risarci- spesso un’ottima scuola di specializzazione nella
mento del danno allo Stato e alle vittime; infine, il capacità di commettere reati, piuttosto che una
reinserimento sociale attraverso la tendenza alla scuola valida per rieducare alla responsabilità e
rieducazione. Nei tempi attuali mi sembra im- al rapporto con l’esterno. Da ciò, la riflessione
portante la prospettiva, che fa fatica ad affermar- sulle cosiddette misure alternative (permessi pre-
si, della responsabilizzazione, che comprende la mi, affidamento ai servizi sociali, detenzione do-
rieducazione, ma ha un significato più ampio: la miciliare), che non sono strumenti di deflazione o
giustizia riparativa, il tipo di giustizia adottata, di sfollamento del carcere, ma elementi essenzia-
per esempio, in Sud Africa dopo il superamento li per il trattamento e il percorso del soggetto de-
dell’apartheid (almeno in teoria). Ciò significa tenuto verso il ritorno in libertà. Ciò spiega anche
cercare di ricostruire un rapporto tra il colpevole la differenza di recidiva tra chi sconta la pena con
e le vittime, in cui il primo prenda coscienza della pene alternative alla detenzione e chi la sconta
sua responsabilità e del male arrecato. in un carcere. Aggiungo, inoltre, che mi sembra
profondamente sbagliata la linea di condizionare
La cultura può essere uno strumento per l’accesso alle misure alternativa a una forma di
cambiare la percezione del carcere maggior- collaborazione con la giustizia, come venne sta-
mente diffusa a livello sociale? bilito nel 1992 dopo le stragi di Via d’Amelio e di
La cultura può essere uno strumento per supe- Capaci. Si trattava di una decisione presa in un
rare questa percezione, innanzitutto attraverso momento certamente emergenziale, ma che non
le iniziative culturali di vario genere che hanno può, oggi, diventare ostacolo insormontabile alle
cominciato a maturare nel carcere, in particolar misure alternative, superabile solo con la spinta
modo la possibilità di poter seguire un percorso alla collaborazione.
scolastico o accademico. In secondo luogo, è ne- È questo il tema sul quale la Corte costituzionale
9Carcere Fondazioni mar - apr 2021
ricoloso a causa della sua aggressività. Si tratta
Non basta costruire un carcere, di un’opinione contraria al pensiero che sotten-
bisogna riempirlo con de la politica di costruzione delle nuove carceri
personale, iniziative, con proposta come rimedio e come garanzia (illuso-
percorsi di formazione ria) di sicurezza per la società, e basata su appel-
scolastica e professionale, li strumentali, e in parte politici, ad un sistema
con un trattamento specifico più duro di reclusione. Non basta infatti costrui-
dei detenuti, che rispetti re un carcere, bisogna riempirlo con personale,
la privacy e il principio di iniziative, con percorsi di formazione scolastica
pari dignità sociale e professionale, con un trattamento specifico
dei detenuti, che rispetti la privacy e il principio
di pari dignità sociale. Anche i condannati che
dovrà deliberare prossimamente, sul cosiddetto hanno commesso il peggior delitto ne hanno il
“ergastolo ostativo", nel quale la possibilità di diritto. Per un sistema di reclusione di questo
verificare il distacco dalla posizione preceden- genere occorre però portare avanti percorsi cul-
te e, quindi, l’effettivo ravvedimento è affidato turali all’interno della società e dell’opinione
esclusivamente alla collaborazione, che difficil- pubblica, capaci di superare le usuali e diffuse
mente in questo modo può essere considerata opinioni sul carcere che stigmatizzano la peri-
volontaria. Si può dunque comprendere il per- colosità delle misure alternative, considerandole
ché le misure alternative abbiano subito un ral- un rischio per ulteriori reati.
lentamento, perché sono considerate strumenti
di sfollamento e non componenti essenziali per Crede ci sia bisogno di un maggiore accom-
l’esecuzione della pena. pagnamento del detenuto una volta uscito dal
carcere, per sostenerlo nella fase di reintegra-
Nel carcere dovrebbero essere attivati più zione sociale?
percorsi formativi, ludici e ricreativi, ma an- Certamente, per una ragione quantomeno di
che professionali, per non dimenticare diritti uguaglianza, occorre che anche chi non ha una
e dignità dei detenuti? casa possa usufruire delle misure alternative, che
Come esplicitato precedentemente, parto dal si realizzano con l’uscita dal carcere. Lasciare chi
considerare difficoltoso vedere nella privazione esce abbandonato a sé stesso, perché si “arrangi”
della libertà uno strumento di educare alla liber- è uno degli ingredienti principali per favorire il
tà, e dall’idea che si debba ricorrere al carcere suo rientro in carcere
solo come pena di extrema ratio, per chi sia pe- Carcere di Secondigliano (Na) ©Katia Ancona per Next New Media e Antigone
Foto tratta da ©Facebook Architecture & Design, Les Voyageurs di Bruno
Catalano
10Carcere
Tre proposte di riforma
Intervista a Riccardo Arena, curatore di Radio Carcere
R iccardo Arena cura Radio Carcere, una
rubrica che va in onda su Radio Radicale
ogni martedì e giovedì, alle ore 21. Il pro-
gramma nasce dalla volontà di dare costanza all’infor-
mazione sul processo penale e sulla detenzione.
Cosa è per lei il carcere?
È un drammatico paradigma, che dimostra un cedi-
mento dello Stato di diritto.
In che senso?
Riccardo Arena
Nel senso che proprio in quei luoghi come le carceri,
dove si viene rinchiusi per aver violato la legge, spesso
la legge dello Stato è violata e regna l’arbitrio che di- Come si supera il carcere?
venta quotidiano abbandono della persona detenuta. Credo che occorra pensare a nuovi e diversi modelli
detentivi. Oggi abbiamo tante vecchie galere che sono
Una grave anomalia? del tutto inadeguate. Poi abbiamo costosissime carce-
Certo! Un’anomalia che, non solo tradisce una delle fi- ri nuove, che sono una la copia dell’altra e dove la de-
nalità costituzionali della pena, ma che mina la nostra tenzione resta, appunto, un tempo sospeso. Ed infine
sicurezza. Oggi, infatti, la maggior parte delle persone abbiamo pochissime strutture che funzionano, nate
detenute esce dal carcere peggiore e non migliore ri- come esperimenti, ma che da anni restano tali… Come
spetto a quando sono entrate. E questo perché in car- dire in Italia ciò che funziona resta un esperimento!
cere si vive nell’ozio forzato, perchè la pena è diven-
tata un tempo sospeso, a volte disperazione e non un Che fare allora?
tempo utile per cambiare vita. Un tempo sospeso che Spendendo in modo sensato i fondi del Recovery
è anche costoso per lo Stato. Fund, si dovrebbero mettere a regime quei pochi
modelli detentivi virtuosi e allo stesso tempo, servi-
Perché costoso? rebbe un approccio dinamico e non statico. Ovvero,
Perchè spendiamo quasi 3 miliardi di euro all’anno pensare a strutture diverse tra loro a seconda della
per mantenere il degrado, per produrre criminalità e tipologia della persona detenuta.
non sicurezza.
Ad esempio?
La Ministra Cartabia ha dichiarato che il carcere Strutture focalizzate sulla formazione e sul lavoro,
deve essere invocato in extrema ratio, cosa ne pen- strutture specializzate per seguire persone tossico-
sa di questa posizione? dipendenti e una sorta di “alberghi sicuri” per chi è
È la giusta prospettiva. Ma per tradurla in realtà credo sottoposto a misura cautelare e non è pericoloso.
si debba intervenire su tre aspetti. Innanzitutto, intro-
durre il cosiddetto “numero chiuso per le carceri”, ov- Questa pandemia ha cambiato il carcere daco-
vero stabilire per legge che la capienza regolamentare me lo conoscevamo?
di un penitenziario non può essere mai superata. Inol- Il Covid poteva, e credo doveva, essere un’opportu-
tre, razionalizzare il sistema sanzionatorio. Infine, for- nità per capire e affrontare tante problematiche che
nire al giudice di primo grado pene diverse da quella affliggono le carceri. Così non è stato, ma guai a per-
detentiva, comprese le misure alternative. dere la speranza!
11Carcere Fondazioni mar - apr 2021
La detenzione
si orienti al futuro
Intervista a Mauro Palma, Garante nazionale dei diritti dei detenuti
M ai come in questo periodo di emer-
genza sanitaria, le carceri italiane
sono state nell’occhio del ciclone.
soltanto tempo sottratto.
In alcuni casi la criminalità è frutto di vul-
Il problema del sovraffollamento, unito alla ca- nerabilità sociale. Secondo il suo punto di vi-
pienza esigua degli spazi per garantire il distan- sta, in Italia, la vulnerabilità sociale è affidata
ziamento sociale, ha acceso i riflettori su quella al carcere?
nube, difficile da diradare, che avvolge da sempre Io non dico che la criminalità sia frutto della vul-
il tema delicato dei diritti dei detenuti. Ne abbia- nerabilità sociale. Ciò nonostante, la vulnerabi-
mo parlato con Mauro Palma, il Garante nazio- lità sociale, che nel sistema attuale è particolar-
nale dei diritti delle persone private della libertà mente accentuata anche per la riduzione di altri
personale. luoghi dove si possano dirimere i conflitti sociali,
espone al rischio della commissione del reato.
Cesare Beccaria sosteneva l’importanza di Tuttavia, è anche vero che il commettere un reato
garantire nelle carceri la dignità umana anche è sempre un fatto soggettivo e non va negata la
per lo scopo “rieducativo” della detenzione responsabilità del soggetto che lo compie. Cer-
stessa. Lei crede che il carcere italiano di oggi tamente questo discorso mette in gioco il ruolo
assicuri la dignità del detenuto? Riesce ad as- sussidiario che il diritto penale dovrebbe avere: il
solvere alla sua missione rieducativa? diritto penale dovrebbe essere una misura estre-
Ancora prima di Cesare Beccaria, già filosofi ma, invece, in Italia, c’è una tendenza a interveni-
come Platone e Protagora, sostenevano che la re in prima istanza con lo strumento penale.
pena dovesse guardare al futuro perché tanto il
male fatto non può essere mia sanato. E allora In Italia, il lavoro della polizia penitenziaria è
è bene che, in qualche modo, vi sia, da un lato, sottovalutato? Lei crede che queste figure profes-
il riconoscimento del male che si è commesso e sionali siano in grado di sostenere situazioni com-
del responsabile (ed è questo è il valore del sen- plesse dal punto di vista psicologico e sociale?
tenziare), e dall’altro lato, lo sguardo progettuale
che non si limita all’oggi e alla chiusura, ma che
guardi anche al domani e alla possibilità di un
reintegro. Tuttavia ritengo che, questa prospetti-
va, il carcere attuale, l’abbia persa di vista. Oggi
non c’è una missione complessiva rispetto alla fi-
nalità della pena e, anche laddove si attivino pro-
getti per migliorare le condizioni materiali delle
persone detenute, si manifesta questa assenza
di una linea dato che il carcere già parte da una
contraddizione insista che è quella del “socializ-
zare desocializzando”, ritengo che sia necessario
investire molto se si vuole effettivamente dare al
dettato costituzionale della rieducazione, un si-
gnificato sociale di reinserimento. Altrimenti è Mauro Palma
12Carcere
Io penso che in Italia il lavoro della polizia di 65mila detenuti, sono stati attuati una serie di
penitenziaria sia estremamente sottovalutato. provvedimenti e di reimpostazioni per modifica-
Credo, inoltre, che questa sottovalutazione si re la situazione. Ben presto i numeri sono scesi
riscontri in vari aspetti: il lavoro della polizia (da 65mila a 52mila) e il Comitato di Strasburgo,
penitenziaria durante l’emergenza sanitaria che vigilia sull’effettiva esecuzione delle senten-
non è stato considerato sufficientemente. La ze della Corte, si è ritenuto soddisfatto di ciò che
polizia penitenziaria, invece, è riuscita a esse- l’Italia aveva messo in campo. Le azioni non sono
re presente in luoghi molto difficili da gestire, state solo deflattive, ma anche di cambiamento d’
mantenendo un rapporto diretto con le perso- impostazione della vita interna al carcere. Dopo
ne detenute. Inoltre, questo ruolo è sottovalu- questa fase, negli ultimi tempi, complice un ven-
tato nel linguaggio: si parla di “guardie car- to interpretativo che ha modificato il modo di
cerarie”, di “secondini”, tutti termini riferibili guardare questi problemi di marginalità sociale,
a un linguaggio arcaico, che non appartiene i numeri sono tornati a salire e si è nuovamente
affatto alla professionalità di uomini e donne giunti a 61mila persone detenute, quasi lo stesso
che lavorano in questo settore. Poi questa ca- valore verificato quando l’Italia era stata condan-
tegoria non è valorizzata neanche dall’istitu- nata. È anche vero che, in seguito al lockdown,
zione stessa nell’ambito formativo: il centrare c’è stata una riduzione considerevole di ingressi
la formazione sempre più secondo una dire- e si è prestata maggiore attenzione a scegliere la
zione “tosta”, esclusivamente in riferimento pea del carcere laddove fosse strettamente neces-
alle armi e alla sicurezza, non lascia modo di sario. Tuttavia, queste scelte sono state oggetto
capire che, chi svolge questo ruolo, è chiama- di polemiche e di campagne di respingimento
to a “leggere” le dinamiche tra le persone. E perchè, oggi, il carcere continua ad essere mol-
quest’ultimo è un aspetto fondamentale per la to denso e la necessità di isolamento, quando si
protezione delle persone e di se stessi. Infi- riscontrano casi positivi al Covid, non è sempre
ne, ritengo che anche coloro che “difendono” consentita. Detto questo, ritengo che centralizza-
i comportamenti negativi di pochi soggetti re il dibattito del carcere al solo tema dell’affolla-
appartenenti alla categoria della polizia peni- mento, sia comunque una visuale miope.
tenziaria che non rispettano la dignità e l’in-
tegrità delle persone a loro affidate, in realtà Al termine della pena detentiva, un ex dete-
offendono gravemente la categoria. nuto si ritrova “di colpo” in una società in cui
deve reinserirsi e spesso scontrarsi con pregiu-
L’epidemia di Coronavirus ha trovato ter- dizi. Lei pensa che lo Stato debba fare qualcosa
reno fertile nelle carceri a causa del problema di più per chi esce dal carcere? È prevista qual-
del sovraffollamento: lei crede che questa si- che forma di accompagnamento e di sostegno?
tuazione sia stata per troppo tempo sottovalu- Quello che descrive lei è il sistema di probation,
tata? In quali condizioni versava il sistema car- attuato in diversi Paesi. Si tratta di un meccani-
cerario quando è arrivata l’epidemia? smo che non solo prevede un accompagnamento
Dopo la condanna del 2013 da parte della Cor- alla fine del periodo di detenzione, ma offre an-
te di Strasburgo ai danni del sistema carcerario che supporto e controllo, conclusa la pena all’ex
italiano, quando il nostro Paese era giunto a più detenuto. Su questo, ritengo che il supporto non
sia compito esclusivo dello Stato, ma anche della
rete dei servizi sociali dei territori. Credo anche
Il carcere dovrebbe avere che, in questa fase, non sia necessario solo l’ac-
uno sguardo progettuale compagnamento, ma anche il controllo, perché
che non si limita all’oggi bisogna tener presente che la recidiva nel no-
e alla chiusura, ma che stro Paese è molto elevata e che la criminalità è
guardi anche al domani viva quindi il reinserimento controllato assolu-
e alla possibilità tamente necessario
un reintegro
13Carcere Fondazioni mar - apr 2021
Per Aspera Enrico Casale,
regista della
ad Astra Compagnia degli
Scarti - La Spezia
"P er Aspera ad Astra - Come riconfigu-
Foto in alto di ©Associazione culturale Gli Scarti
rare il carcere attraverso la cultura e
la bellezza” è un progetto promosso
da Acri e sostenuto da 10 Fondazioni associate,
che da 3 anni coinvolge circa 250 detenuti, di 12
carceri italiane, in percorsi di formazione artisti-
ca e professionale nei mestieri del teatro: attori
e drammaturghi, ma anche scenografi, costumi-
sti, truccatori, fonici e addetti alle luci. L’iniziati-
va è nata dall’esperienza ultra trentennale della
Compagnia della Fortezza di Volterra, guidata È come la piantina che cresce
dal drammaturgo e regista Armando Punzo, che tra le crepe di un parcheggio
ha consolidato un patrimonio di buone pratiche, cementificato: non può che stupirci.
diffuse in altre carceri d’Italia. Ad alimentare e La Compagnia degli Scarti lavora
portare avanti Per Aspera ad Astra c’è un’inedita da sempre con le categorie sociali
comunità, ognuno con un diverso ruolo: Fonda- a rischio di emarginazione, perché
zioni di origine bancaria, compagnie teatrali che la nostra ricerca artistica si basa
curano la formazione, direttori e personale degli sulla “forza del vero” che queste
istituti di pena, detenuti. Abbiamo intervistato tre persone riescono a sprigionare sul
testimoni dell'iniziativa: due registi che, grazie al palcoscenico. Per questo, abbiamo
progetto, hanno iniziato a lavorare nelle carceri, e aderito con entusiasmo a Per
un attore detenuto Aspera ad Astra, perché la finalità
del progetto non è pedagogica o
d’animazione teatrale, ma è la ricerca
costante di forme espressive altre
all’interno delle carceri. L’obiettivo è
Foto Compagnia della Fortezza
attivare una delle funzioni primarie
dell’arte: lo stupore, il meravigliarsi di
ciò che si crea, anche con i più fragili
della società. Con il teatro è possibile
farlo in un luogo convenzionalmente
non adibito alla creazione di bellezza,
perché è un’arte che si eleva e
genera luoghi, mentali e interiori,
dove poter lavorare ovunque ci si
trovi. Per Aspera ad Astra continua a
portare avanti percorsi di recitazione
e di drammaturgia all’interno delle
carceri perché è una comunità
che crede nella forza del teatro,
abbraccia tutta Italia e lavora in
sinergia per generare risultati
creativi concreti.
14Carcere
Ibrahima Kandji, detenuto attore della
Compagnia della Fortezza - Volterra
Il teatro mi ha cambiato completamente a
Foto Compagnia della Fortezza, ©Nico Rossi
livello umano e mi ha permesso di imparare
ad esprimermi, anche in una lingua che non
conoscevo. In carcere si accumulano tante pesi
interiori che, con il lavoro che portiamo avanti
nella Compagnia della Fortezza, sono riuscito a
tirare fuori trasformandoli in energia pura. Ricordo
l’emozione che ho provato interpretando Otello.
Ho scelto quell’opera per caso tra i tanti libri che
Armando Punzo aveva portato per iniziare un’attività
con la Compagnia. In una scena, il protagonista,
dopo essere stato tratto in inganno da Iago, deve
dimostrare di essere innocente e di aver sposato
Desdemona non ricorrendo alla stregoneria, ma
per amore. È l’unico personaggio nero, si trova tra la
corte, il popolo veneziano, la sua amata e il traditore
Iago. Armando mi ha chiesto di entrare in quel
personaggio senza proferire parola, solo con il corpo,
“con gesti che possiamo udire”. È stata un’esperienza
potentissima, una delle prime che mi ha permesso
di diventare una persona emotiva, facendomi sentire
e comprendere le emozioni che provo.
Micaela Casalboni, regista di Teatro dell’Argine - Bologna
Foto Micaela Casalboni - ©Luigi Burroni
di cambiarlo. Fare teatro in carcere significa, quindi,
avere il coraggio di generare la partecipazione di
tutti alla cultura e all’arte, il cui accesso è un diritto,
non solo degli artisti, ma anche dei cittadini delle
periferie, degli ospedali, delle carceri. Il sottotitolo di
Per Aspera ad Astra è, infatti, “come riconfigurare il
carcere attraverso la cultura e la bellezza”, perché
il teatro ha un’essenza in sé generatrice di processi
trasformativi che toccano il singolo, il gruppo con il
quale condivide il percorso artistico e il luogo in cui
Per il Teatro dell’Argine, Per Aspera ad Astra è stata la si trova. La rete di Per Aspera ad Astra è così solida
possibilità di dare vita a un teatro che si fa relazione, negli obiettivi e nelle pratiche, che ha tenuto anche
chiave di volta e voce per persone, spazi e azioni che in questo periodo così difficile di pandemia, nel
altrimenti non l’avrebbero. Significa restituire al teatro quale abbiamo colto l’opportunità di sperimentare
la sua funzione politica e poetica: fare da ponte tra altri percorsi teatrali, riuscendo a proseguire con le
la polis, la città, e la poesia di cui è portatore, che è attività che, nonostante le difficoltà, non si sono mai
capace di indagare l’uomo profondamente, e anche arrestate.
15Fotografia delle carceri italiane
NUMERO DI DETENUTI
59.655 60.769
53.364 53.697
2018 2019 2020 2021
NUMERO DI CARCERI PERCENTUALE DETENUTI
189 4%
per genere
DONNE
0,6%
MINORI
Tasso 96%
di affollamento UOMINI
106,2%
PERCENTUALE DI DETENUTI
CHE LAVORANO
28% 4%
Alle dipendenze Alle dipendenze
dell’Amministrazione Penitenziaria di lavori esterni
(cuochi, addetti alla lavanderia,
addetti alla pulizia e magazzinieri)PERCENTUALE RECIDIVA
Detenuti che hanno scontato la pena in carcere
68,45%
Detenuti che hanno usufruito di misure alternative alla detenzione
19%
PERCENTUALE DI FASCE
D’ETÀ PREVALENTI
1° 30-50 anni 56%
2° 50-70 anni 26%
3° 18-29 anni 18%
DETENUTI ISCRITTI
AI PERCORSI EDUCATIVI
16%
Scuole secondarie di secondo grado
12%
Scuole primarie e secondarie
38%
di primo grado
9%
Corsi di alfabetizzazione
e di lingua italiana
1%
Corsi universitari
Fonte: Antigone, XVII Rapporto di Antigone sulle condizioni di detenzione, “OLTRE IL VIRUS”, 2021
*Eccetto: - “ % Recidiva condannati” : Leonardi F., Direttore Dipartimento di Amministrazione Penitenziaria (DAP)
“Le Misure Alternative alla Detenzione tra Reinserimento Sociale e Abbattimento della Recidiva”, 2007
- “Fasce d’età prevalenti”: Ministero della Giustizia - Detenuti per classi di età - 31 dicembre 2020 31 dicembre 2020Carcere Fondazioni mar - apr 2021
Genitori detenuti e figli,
un legame da mantenere
Q uando un genito-
re entra in carce-
re, l’intero sistema
Botto della cooperativa sociale
il Biscione, uno dei partner del
progetto, «La genitorialità per-
frontare la vita quotidiana in man-
canza dell’altra figura genitoriale.
Inoltre, grazie alla collaborazione
famigliare viene stravolto e, mette di rafforzare gli strumenti con l’UEPE (Ufficio l’esecuzione
spesso, i figli rischiano di esse- positivi che ogni persona possie- della pena esterna), l’iniziativa
re messi in penombra. Le Case de, anche chi ha commesso un accompagna le famiglie anche
Circondariali di Marassi e di reato, perché stimola gli aspetti dopo l’uscita dal carcere, nella
Pontedecimo di Genova, consa- affettivi, la generosità, una visio- ricerca lavoro necessaria per una
pevoli di questa problematica, ne a lungo termina e, soprattutto, reintegrazione dignitosa nella
hanno coinvolto le realtà, con cui infonde speranza che, spesso, vita sociale. Quello de “La Bar-
da sempre collaboravano, dan- nelle carceri, manca». I detenuti, chetta rossa e la zebra” è quindi
do il via a “La barchetta rossa e infatti, vengono accompagnati in un lavoro a 360° che ha coinvolto
la zebra”, un progetto sostenuto un percorso che li fa riscoprire tutte le realtà del territorio in un
dall’Impresa sociale Con i Bam- genitori, dando loro il supporto lavoro sinergico, che può davvero
bini, nell’ambito del Fondo per psicologico e pedagogico di cui rappresentare un modello inno-
il contrasto alla povertà educa- necessitano. I risultati sono sotto vativo di programmare la vita in
tiva minorile, che ha rimesso al gli occhi di tutti: «Se prima i geni- carcere. Come afferma Mariavit-
centro l’importanza della geni- tori parlavano tra loro, lasciando toria Rava, presidente della Fon-
torialità e del legame affettivo tra il bambino in disparte, ora inve- dazione Francesca Rava N.P.H.
genitori detenuti e figli. Con la ce lo coinvolgono e giocano con Italia Onlus e project manager del
Fondazione Rava, e tanti altri enti lui». Piccoli cambiamenti che progetto, «l’obiettivo è mutuare
del territorio, hanno ridato vita toccano le famiglie e tutta la real- l'esperienza maturata a Genova
e colore alle sale d’attesa e agli tà carceraria. «Per gli agenti, ve- anche in altre carceri italiane, te-
spazi per i colloqui, trasforman- dere i detenuti che giocano con i nendo conto della specificità di
doli in luoghi accoglienti e a por- propri figli significa identificarsi, ogni territorio. I genitori devono
tata di bambino. Il progetto, però, scoprire lati comuni, in un clima poter essere genitori sia fuori che
non si ferma a tutelare i bambini, di comprensione reciproca». An- dentro il carcere. Come afferma
ma valorizza il ruolo genitoriale che per il genitore che non si tro- Mariavittoria Rava, presidente
dei detenuti, ritenendolo fattore va in carcere il progetto ha previ- della Fondazione Francesca Rava
positivo nel loro percorso ria- sto un sostegno per superare la N.P.H. Italia Onlus e project ma-
bilitativo. Come ci spiega Livia vergogna della detenzione e af- nager del progetto, «l’obiettivo è
mutuare l'esperienza maturata
a Genova anche in altre carceri
italiane, tenendo conto della spe-
cificità di ogni territorio. I geni-
tori devono poter essere genitori
sia fuori che dentro il carcere. Ci
auguriamo davvero che nasca la
figura dell'operatore “barchetta
rossa” a livello nazionale»
L’intervista integrale è sul sito
www.acri.it
18Carcere
A Nisida si sperimenta
L'isola dove si può sconfiggere il destino segnato
I n Italia esistono
17 istituti penali
minorili; uno di
questi si trova a Nisida, un’i-
sola nel territorio del comune
di Napoli, collegata alla terra-
ferma da una strada. Non si
tratta di un isolotto qualunque
però: «Nisida è prima di tutto
un luogo meraviglioso, una
piccolissima isola del Golfo
che ha una flora mediterra-
nea splendida. È un’isola che
è stata raccontata da Cicero-
ne, Boccaccio, Dumas, Cer- di. Perché, per adempiere alla scuola, se mai ci tornerà» dice
vantes…» - ci ha raccontato sua funzione rieducativa, il Maria Franco.
Maria Franco, che all’istituto carcere non può ignorare il Come qualsiasi altra persona
minorile – fatto costruire dai nesso strettissimo tra bellez- costretta a scontare una pena,
Borboni nell’800 – ha inse- za ed educazione: «Se produ- la vita esiste anche prima e
gnato per 35 anni. A differen- ci una ceramica, rappresenti dopo il carcere e questo è un
za dalle altre carceri minorili una commedia, scrivi, disegni concetto che anche i ragazzi
d’Italia, dove c’è un’altissima o coltivi una pianta, mostri a detenuti a Nisida hanno ben
percentuale di ragazzi stra- te stesso di essere capace di presente. Sulla quarta di co-
nieri, qui gli ospiti sono quasi raggiungere un risultato che pertina del libro recentemen-
esclusivamente ragazzi napo- non ha a che fare solo con il te pubblicato è scritta una fra-
letani e dell’hinterland. negativo. In qualche modo se di uno dei ragazzi detenuti,
Nisida è una delle carceri sconfiggi il concetto di desti- Giovanni A.: «Credo che lo
“virtuose”, che ha program- no segnato». Stato debba mettere più risor-
mato moltissime attività per i Questo, però, non basta, so- se per i giovani problematici
ragazzi, dai laboratori di ce- prattutto dopo una pandemia come me che, una volta usci-
ramica a quelli di scrittura. che ha marcato ancora più ti dal carcere, si ritrovano da
La professoressa Franco si fortemente le disuguaglianze soli nello stesso contesto da
è spesa tanti anni per coin- tra i ragazzi. «Io non riesco dove venivano e magari han-
volgere alcuni scrittori in la- a smettere di pensare che in no anche quella luce dentro
boratori di scrittura insieme questo periodo alcuni ragazzi di loro, che vorrebbero tirare
ai ragazzi. Questo lavoro ha provenienti da contesti diffici- fuori, ma non hanno gli stru-
portato anche alla pubblica- li abbiano continuato a perde- menti per farlo. Lo Stato non
zione di un libro “Dietro l’an- re parole, parole che non han- pensa a questo, si fa carico di
golo c’è ancora strada” (Guida no appreso. Non apprendere te solo quando sei in carcere,
Editori 2020), con il contri- parole aggrava fortemente il ma una volta libero sei solo»
buto di sette autori, tra i quali percorso futuro di un ragaz-
Viola Ardone e Patrizia Rinal- zo, anche quando tornerà a
19Carcere Fondazioni mar - apr 2021
Ma finora
dove hai vissuto?
La forza rigenerativa del teatro secondo Aniello Arena
«L a prima volta che
sono entrato in
quella sala dove si
faceva teatro, ho sentito un fuo-
co dentro. Quel momento mi
piace chiamarlo “il mio battesi-
mo”». Aniello Arena, noto attore
di cinema, che ha debuttato nel
2012 con il film Reality di Matteo
Garrone, per il quale ha ottenuto
il Nastro d’argento come miglior
attore protagonista, racconta
così il suo primo incontro con
il teatro. Inizialmente era diffi-
cile alzarsi, perché la vergogna
e la paura del giudizio altrui ha come un effetto liberatorio. di esprimere tutto me stesso, di
lo tenevano inchiodato alla se- Le domande, che i primi approc- uscire fuori. Non c’erano copio-
dia. Seppure fermo, osservava ci con il teatro avevano lasciato ni, non c’erano forzature: tutto
attentamente le attività che ve- affiorare in Aniello, ora lo inva- era lasciato alla spontaneità del
nivano proposte: «Il mio cor- devano completamente a fine linguaggio del corpo. Solo dopo
po era fermo ma sentivo la mia giornata. «All’inizio mi spaven- si mettevano le parole. Tutto mi
anima alzarsi». Così, dopo aver tavano, mi chiedevo il perché. arrivava così forte addosso che
trascorso un anno da semplice Poi ho cominciato a riempirmi mi sembrava di essere entrato
osservatore, finalmente Aniello di quelle domande, a riflettere in un’altra dimensione, tanto da
si alza e comincia a muovere, su me stesso, a mettermi costan- chiedermi spesso: “Anié, ma fi-
oltre che l’anima, anche il suo temente in discussione. Era un nora dove hai vissuto?”».
corpo. Uno “sblocco” che arriva turbine di emozioni e di energie. La forza catartica e umana del
per un’attività che mai avreb- Ricordo che ho iniziato a sentire teatro ci permetterebbe di rac-
be pensato potesse smuoverlo: un gran senso di benessere che contare questa storia senza ag-
un ballo sensuale. Dopo aver cresceva ogni giorno. Più andavo giungere un’informazione: tutto
osservato alcuni dei suoi com- avanti più la paura scompariva e è successo in una piccola sala
pagni provare, Aniello si alza e iniziavo ad aprirmi al confronto del carcere di Volterra, dove, nel
si cimenta in quel ballo. Non ci con gli altri, ad esprimere le mie 1999, Aniello era detenuto. Po-
sono dubbi, è proprio lui la per- idee sui temi proposti durante le tremmo però proseguire senza
sona adatta a quel ruolo. Quel- ore di teatro. Imparavo sempre questa specificazione perché «Il
la danza, per lui così inusuale cose nuove, attraverso i testi, i teatro serve all’uomo, non solo
e quasi inconcepibile (“per la dialoghi, le discussioni. Il lavoro ai detenuti, è una scoperta con-
mentalità che avevo all’epoca”), con la fisicità, poi, mi permetteva tinua e un’opportunità di cresci-
©RbCasting
20Carcere
altri detenuti partecipanti, così infrangere le regole, perché nes-
Il teatro serve all’uomo, come per tutto il mondo del car- suno avrebbe mai voluto rinun-
non solo ai detenuti, è cere. Arrivato trent’anni fa con il ciare a quelle esperienze. Tutti
una scoperta continua e suo progetto di teatro al carcere coloro che hanno cominciato a
un’opportunità di di Volterra, Armando Punzo non fare teatro, hanno cambiato il
crescita per tutti era ben visto né dagli agenti di loro atteggiamento nei confronti
polizia penitenziaria né dai dete- della reclusione, sono cambiati i
nuti. Tuttavia, il direttore del car- rapporti con gli agenti di polizia
ta per tutti, per chi lo fa dentro e cere dell’epoca, Renzo Graziani, penitenziaria e, quindi, l’aria del
fuori il carcere». Spesso, quando ha creduto e sostenuto il suo carcere».
si parla di teatro in carcere, non si progetto. Con il tempo, il carce- Passo dopo passo, continuando a
pensa ai veri e propri percorsi ar- re ha cominciato a trasformarsi, lavorare con la Compagnia della
tistici che si svolgono solitamen- a piccoli passi ma inesorabili. Fortezza, Aniello esce dal carce-
te nei teatri, ma a piccoli labora- Una trasformazione iniziata dal re da attore e da attore continua
tori che si spera possano riuscire cambiamento che ogni detenu- la sua vita fuori il carcere. Dopo
nel loro intento riabilitativo o di to stava vivendo personalmente Reality, Matteo Garrone lo richia-
reinserimento sociale. La Com- tramite il teatro. «Ognuno di noi ma per Dogman, ma partecipa
pagnia della Fortezza ha invece sentiva di vivere un’esperienza anche a La paranza dei bambi-
voluto portare il teatro, con tutta speciale, quindi tutti volevamo ni di Claudio Giovannesi, Fiore
la sua potenza artistica e rigene- salvaguardarla. Quando usciva- gemello di Laura Luchetti, Mar-
ratrice, nell’unico intento di spe- mo per andare in tournée con la tin Eden di Pietro Marcello e, di
rimentarla e lasciarla alimentare compagnia, lo facevamo tramite nuovo da protagonista, in Ultras
in un luogo non convenzionale. la cosiddetta “semilibertà”, che di Francesco Lettieri. «Grazie a
Parlare di teatro come riabilita- ti permette di uscire e svolgere questo percorso ho acquisito i
zione significa svuotare del suo un’attività lavorativa: esci, svolgi miei strumenti per prendere il
valore un’arte capace di coin- il tuo lavoro e ritorni in carce- volo. Questi progetti ci devono
volgere e accomunare tutti, al di re. Ovviamente, sei sottoposto essere in carcere perché se non
là dei luoghi, delle storie, delle ai controlli e se ti allontani dal ci sono persone disposte a so-
condizioni attuali delle persone. luogo in cui stai svolgendo le stenerti, a farti scoprire diverso,
Non escludendo le ripercussio- tue attività perdi questo diritto. a stimolarti, a credere in te, dove
ni positive che un’esperienza Nessuno si è mai permesso di vai da solo? Dove vai?»
del genere possa generare nel
percorso di un detenuto, come
spiega chiaramente Aniello, «Se
avessi dovuto fare teatro per ria-
bilitarmi all’inserimento sociale
non lo avrei fatto perché avrebbe
comportato la necessità di dimo-
strare, di dare conto, rischiando
di dissimulare un cambiamento
in realtà non avvenuto. Andando
a teatro io non stavo dimostran-
do nulla a nessuno, dimostravo
solo a me stesso». Gli effetti po-
sitivi sul suo percorso in carcere
sono venuti solo dopo un lento e
radicale cambiamento dentro di
sé. Aniello lo descrive come un
effetto domino, per lui, per gli
Foto ©Compagnia della Fortezza
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