"Licenza di viaggiare"? Immaginari urbani e modelli di città - AGEI
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Francesca Governa
“Licenza di viaggiare”?
Immaginari urbani e modelli di città
Summary: “LICENCE TO TRAVEL?” URBAN IMAGINARY AND CITY MODELS
The article discusses the spread of an urban discourse built on the reproduction of a few keywords (competitiveness,
sustainability, creativity, smartness) and the consequences of such a diffusion on the urban trasformations and, in
particular, on urban public spaces. The contemporary urban imaginery appears gradually narrowed in an urban tale
acting not only on what one can imagine, but also on the physical transformation of the spaces. Current mainstream global
urbanism leads urban transformation processes producing and reproducing a few images and a few models of intervention.
The center of Marseille, affected by a number of changes, is a good example of an urban transformation flattened on a
stereotyped urban imaginery, where new spaces of consumption respond to the logic of international competition and the
attractiveness of companies, investors and tourists.
Keywords: urban imaginery, policy-mobility, spaces of consumption, Marseille.
1. Introduzione tractions that make people to spend money. They
include an array of consumption spaces from res-
Da sempre, nei diversi periodi e nelle diverse taurants and tourist zones to museums of art and
epoche storiche, alcune città acquisiscono uno “sta- other cultural fields, gambling casinos, sports sta-
tus paradigmatico” tanto da divenire delle icone di dia and specialised stores” (p. 832).
un’era, dei luoghi (immaginari e simbolici) in cui L’articolo è organizzato in 3 passaggi principa-
tutti vorremmo abitare, lavorare, consumare: «the li. Dopo l’introduzione, il primo passaggio discu-
place where it all comes together» (Thrift, 1997, te l’appiattimento dell’immaginario urbano per
p. 142). Le città hanno tradizionalmente forgiato effetto della cosiddetta policy mobility e del ruolo
e dato forma, fisica e simbolica, all’immaginario che in essa hanno alcuni “miti” delle attuali po-
collettivo. Il mutamento delle strutture economi- litiche pubbliche (trasferibilità, buone pratiche,
che, politiche e culturali configura anche un mu- evidence-based policies). Il secondo passaggio, fa-
tamento dell’immaginario urbano che catalizza le cendo riferimento ai processi di trasformazione
trasformazioni e le metabolizza, propone una nuo- del centro di Marsiglia, si concentra sulle conse-
va visione della città, ingloba le diverse immagini e guenze che la “mobilità delle politiche” ha sulla
conserva una parte di quelle precedenti. costruzione e trasformazione degli spazi pubblici
L’articolo intende discutere il progressivo ap- e sul ruolo che svolge il commercio nel permette-
piattimento dell’immaginario collettivo della e re/favorire/imporre una omologazione di forme
sulla città in un discorso sull’urbano costruito e processi di trasformazione. Il terzo passaggio,
su “verità” indiscusse e indiscutibili e “etichette” infine, conclude interrogandosi sul rapporto tra
senza spessore e senza profondità; le conseguen- immaginario urbano, omologazione degli spazi
ze di questo appiattimento sulle forme, fisiche e pubblici e modelli di consumo.
simboliche, dello spazio pubblico; il ruolo che in
tale processo svolge il commercio e, in particola-
re, la costruzione di spazi del consumo connessi 2. In viaggio
a nuovi modelli di uso del tempo libero, del turi-
smo e della cultura. Come scrive Zukin (1998), a Policy mobility e policy transfer sono i termini con i
partire dalla fine degli anni Novanta, il consumo quali gli studiosi di politiche pubbliche indicano il
è progressivamente divenuto mezzo e motore di processo attraverso il quale la conoscenza sulle po-
processi di trasformazione urbana che si attuano litiche, sui meccanismi istituzionali e amministrati-
attraverso un mix funzionale e formale i cui ca- vi, sulle idee si muove da un sistema politico ad un
ratteri principali appaiono rivolti alla “visual at- altro, contribuendo alla costruzione di politiche,
102 AGEI - Geotema, 51meccanismi amministrativi e istituzionali e, soprat- rale ripensamento del rapporto fra conoscenza e
tutto, di idee e immaginari che tendono sempre più azione, Governa, 2014). L’adozione di forme di co-
ad assomigliarsi (Dolowitz e Marsh, 2000). Benché noscenza razionali e positiviste propone una solu-
questo processo non sia una novità, poiché i policy zione “provata e testata” a problemi urbani definiti
makers sono sempre stati impegnati nell’imparare e in termini generali secondo le parole d’ordine della
trasferire idee da altri luoghi (Clarke, 2011), esso si competitività, della sostenibilità, della rigenerazio-
è diffuso e si è velocizzato in anni recenti, anche ne, della creatività e porta all’affermarsi di modelli
modificando il tipo di politiche in movimento, i di città ready-made, che vanno bene per tutti e per
meccanismi attraverso cui si attuano la mobilità e il ogni problema. Modelli urbani “testati e provati”,
trasferimento, il quadro tecnocratico-manageriale da imitare perché funzionano in assoluto e, quindi,
delle politiche pubbliche in cui tali meccanismi si in un luogo astratto.
inscrivono. Secondo Gonzalez (2011), la diffusione I modelli urbani di questo “mainstream global
e la progressiva velocizzazione della policy mobility urbanism” (Sheppard et al., 2013) non sono neutri,
sono influenzate dalla compressione spazio-tempo- ma sono inseriti in relazioni di potere e portano
rale descritta anni fa da David Harvey come uno dei l’impronta degli interessi coinvolti al loro interno
tratti distintivi della globalizzazione e dello svilup- (Peck, 2011). La mobilità delle politiche e il tra-
po delle tecnologie di comunicazione, dall’ascesa sferimento delle “buone pratiche” sarebbero cioè
delle imprese transnazionali e, soprattutto, dal ruo- parte della diffusione di logiche di stampo neo-
lo di organizzazioni e istituzioni sovra-nazionali nel liberista nelle politiche urbane e nei processi di
favorire lo scambio e il trasferimento di modalità trasformazione della città (Brenner et al., 2012).
di azione e di intervento. I programmi Interreg e Benché il neoliberismo urbano non sia un monoli-
la rete Eurocities dell’Unione Europea, le iniziative te immatubile, tuttavia, come mettono in evidenza
sulle politiche urbane dell’OECD, dell’UN Habitat Peck e Tickell (2002), i modelli di intervento ne-
e della Banca Mondiale sono infatti spesso rivolti oliberisti si basano su un repertorio di politiche
alla promozione e alla diffusione delle cosiddette urbane estremamente ristretto che può essere rias-
good practices favorendo così la mobilità e il trasferi- sunto nella “pressione” sulle città a competere. La
mento di modalità di azione. L’assunzione alla base competizione è cioè assunta come una necessità,
delle “buone” o addirittura “migliori” pratiche, di- un imperativo “naturale” e, come tale, indiscusso
venuta tanto diffusa da essere ormai senso comune, e indiscutibile (Swyngedouw, 2010). Il governo ur-
è che la loro disseminazione porti, in maniera un bano si risolve in un’attività puramente tecnica (o
po’ magica, ad una maggiore efficacia delle poli- tecnocratica) (Davidson e Iveson, 2014) che si eser-
tiche (Bulkeley, 2006). La relazione fra diffusione cita nella costruzione del consenso intorno alle
delle “buone pratiche” e efficacia delle politiche è scelte tecniche da attuare per raggiungere obiet-
però soprattutto un auspicio, che per altro tralascia tivi predefiniti, escludendo la dimensione politica
l’inevitale redistrubizione di vantaggi e svantaggi della scelta e del conflitto. La ripetizione di alcune
che ogni processo di trasformazione porta inevi- parole d’ordine – creatività, sostenibilità, smart-
tabilmente con sé. Il “mito” delle buone pratiche ness – si affianca al ruolo imprenditoriale svolto
configura quindi anche un sistema di normalizza- dalle autorità locali, all’affermarsi di meccanismi
zione e di standardizzazione delle pratiche stesse di governance semi-autoritari (al di là della retorica
(Devisme et al., 2007). Tale sistema è favorito, dal della partecipazione e dell’inclusione, che tende
punto di vista culturale, dall’adozione del cosiddet- invero a mascherare tali processi) per attuare velo-
to evidence-based policy making, secondo il quale, mol- cemente grandi trasformazioni urbane, alla semi-
to ragionevolmente, le politiche pubbliche devono privatizzazione delle istituzioni pubbliche che le
essere definite all’interno di un quadro conoscitivo rende sempre più simili al, o per lo meno in grado
chiaro e coerente (cfr., per quanto riguarda le poli- di interagire secondo regole privatistiche con il,
tiche urbane, Davoudi, 2006). Se ciò è chiaramente settore privato, alla mercificazione dell’architettu-
preferibile, tuttavia, dietro l’idea dell’evidence-based ra e degli spazi urbani (Jessop, 2002). Non si trat-
policy making si cela una concezione “razionale” e an- ta solo di uno stile di governo basato sulle leggi
cora fedele a presupposti positivisti di conoscenza dell’economia, ma, seguendo Foucault (2005), di
e di azione sulla città (il mito della neutralità della un “regime di verità”, “una vera e propria maniera
conoscenza; della superiorità dei metodi quantita- di essere e di pensare”, un “metodo di pensiero”
tivi perché “oggettivi”, o almeno pensati come tali; che trasforma i soggetti di diritto in soggetti eco-
il rapporto diretto fra conoscenza e azione per cui nomici. E, nello specifico delle politiche urbane,
prima si conosce, bene, e poi si agisce, bene; cfr., trasforma gli abitanti in consumatori, rendendo il
per una critica, Gleeson, 2013 e per un più gene- consumo – di merci, spazi e “esperienze urbane” –
AGEI - Geotema, 51 103parte integrante delle pratiche sociali dell’abitare e Mazzella, 2004). L’obiettivo della riqualificazione
contemporaneo. di Rue de la République si inscrive in quello più ge-
nerale di Euromediterranée: rendere la città attratti-
va per investitori e turisti. E si traduce, nel concre-
3. Forme, spazi, funzioni: a Marsiglia come altrove to, nella “sostituzione” della popolazione e delle
attività commerciali con lo spostamento dei piccoli
Negli ultimi 20 anni, la “ricetta” made in Mar- proprietari, di una parte consistente di habitat so-
seille per far fronte al declino economico, alla di- ciale e del piccolo commercio di prossimità.
minuzione della popolazione e all’aumento della La valorizzazione immobiliare è la vera posta in
disoccupazione derivati dalla crisi del porto e dal- gioco del processo di riqualificazione della Rue de
la deindustrializzazione degli anni Ottanta (Peral- la République (Fournier e Mazzella, 2004). Gli edi-
di et al., 2015) è la messa in atto della consueta fici ottocenteschi, destinati originariamente alla
strategia competitiva che usa la trasformazione borghesia imprenditoriale, sono occupati fin dalla
urbana come strumento per definire strategie di loro costruzione da una popolazione a redditi più
sviluppo economico; la cultura e la creatità come modesti. I bassi valori immobiliari dell’area sono
atout strategiche nella competizione fra città; l’ar- controbilanciati da un elevato potenziale di svi-
chitettura come simbolo di una nuova città inter- luppo, che attrae investitori di livello globale. Nel
nazionale. Tale “ricetta” è promossa e attuata dal 2004, “Marseille Répubblique”, di proprietà del
programma Euromediterranée, che prende avvio fondo pensione nord-americano Lone Star, entra
nel 1995 per poi essere recentemente “integrato” nel progetto di riqualificazione acquistando circa
dall’insieme degli interventi connessi a Marseille- 300 negozi e 1.450 abitazioni. Nel 2007, “Marseil-
Provence Capitale Europea della Cultura 2013 (Lange- le République” diviene di proprietà di Atemi, una
vin e Juan, 2007; Bertoncello et al., 2009; Grésil- società collegata alla Lehman Brothers (il cui fal-
lon, 2011; Peraldi et al., 2015). limento nel 2008 ha determinato il blocco dell’o-
Euromediterranée è una delle più importanti ed perazione immobiliare fino al 2010)1. Nonostante
estese trasformazioni urbane d’Europa e si pone l’o- la “forza” degli attori in campo, l’operazione ha
biettivo di ridefinire l’identità della città e rilanciare dato origine a risultati modesti: i valori immobi-
il ruolo di Marsiglia sulla scena internazionale liari non hanno avuto un vero incremento; la gen-
attraverso l’attrazione di nuove attività economiche, trificazione dell’area, ampiamente ricercata e pro-
servizi finanziari, turismo marittimo e attività grammata, non si è realizzata; la progressiva sosti-
crocieristica, servizi culturali e telecomunicazioni. tuzione dei commerci non ha prodotto lo (sperato
Gli interventi interessano il quartiere de la Joliet- o temuto) rilancio della via (CVPT, 2015). Benché
te, la stazione ferroviaria Saint-Charles e la Porte il sito di promozione turistica di Marsiglia sottoli-
d’Aix, l’area industriale della Manifattura Tabacchi nei come le numerose boutiques de marque facciano
nel quartiere della Belle de Mai, l’area litorale del della Rue de la République una delle maggiori at-
Fort Saint Jean. Un’area centrale, dunque, abitata trazioni commerciali della città, una “vetrina in-
per la maggior parte da popolazione di origine ternazionale” in grado di aumentare l’attrattività
straniera con redditi modesti, caratterizzata da un turistica del quartiere e favorire la rigenerazione
tessuto urbano eterogeneo in cui si alternano friches del centro, molti negozi sono ancora chiusi (55%)
industriali e magazzini portuali, immobili residen- e i nuovi esercizi commerciali sono per la maggior
ziali di inspirazione hausmaniana e edifici che pre- parte negozi in franchising delle grandi catene in-
sentano la caratteristica tipologia delle trois fenêtres ternazionali (H&M, Mango, Sephora ecc.)2.
marsigliesi. Le stesse caratteristiche merceologiche conno-
Fra gli interventi compresi in Euromediterranée si tano anche il commercio insediato nelle Terrasses
inserisce la trasformazione della Rue de la Répu- du Port, il nuovo centro commerciale au bord de la
blique, una via di matrice hausmaniana realizzata mer inaugurato il 23 maggio del 2014 che compren-
nella seconda metà dell’Ottocento per collegare il de 160 negozi (Monoprix, Décathlon, Zara…),
vieux port al nuovo porto industriale de la Joliette per una superficie complessiva di 61.000 m². Lo-
(Jasmin e Jasmin, 1994). Sia nella costruzione ori- calizzato al fondo di Rue de la Répubblique, nel
ginaria sia nella trasformazione degli anni 2000, nuovo quartiere degli affari di la Joliette, il pro-
la Rue de la République articola e ridefinisce la getto è parte del nuovo waterfront di Marsiglia, uno
relazione fra la città e il porto, agendo su un tes- degli interventi più ambiziosi di Euroméditerranée
suto urbano “fragile” (la città medievale, prima; che, per circa 3 km, dal Fort Saint Jean a Arenc,
un’area “popolare”, abitata da popolazione di ori- ha costruito un nuovo spazio del consumo in cui
gine straniera e a basso reddito, adesso) (Fournier architetture simbolo della nuova Marsiglia (come
104 AGEI - Geotema, 51il MuCEM - Musée des Civilisations de l’Europe et de d’idee, attraverso le quali una società urbana – o
la Méditerranée) ospitano attività culturali, ludiche parte di essa, o i suoi ideologi e i suoi artisti, che
e terziarie. non di rado sono la stessa cosa – costruisce per se
A Marsiglia, come altrove, le trasformazioni ur- stessa e per gli altri un autopersonaggio, un auto-
bane si pongono l’ormai consueto obiettivo della ritratto (…) questo personaggio ha due facce: una
competezione internazionale e si attuano seguendo materiale, reale, rappresentata dalla struttura e
modelli urbani predefiniti: riuso del waterfront, ri- dall’aspetto della città stessa; l’altra mentale, incar-
qualificazione del centro storico a fini turistici, loca- nata nelle rappresentazioni artistiche, letterarie e
lizzazione di funzioni culturali, commerciali e di in- teoriche della città. L’immaginario urbano consi-
trattenimento in spazi pedonalizzati. La trasforma- ste insomma nel dialogo fra queste due realtà, fra
zione della città appare sempre più “segnata” da un la città e la sua immagine» (Le Goff, 1982, p. 7).
consumo “globale”, com’è globale l’idea di città che In ogni città convivono tante immagini, mostruo-
tale trasformazione veicola. Insieme al “viaggio” di se, fantastiche, verosimili; alcune più recenti, altre
procedure e modalità di azione, viaggiano dunque, meno. Le diverse immagini di una città sono porta-
nelle pratiche, modelli di città, i quali, attraverso la trici di diverse istanze, diverse esigenze, diversi inte-
loro diffusione e la loro ripetizione, diventano par- ressi. Le immagini, i ricordi, i sogni, i fantasmi, le
te della narrazione dominante su cosa funziona o credenze e i miti si accumulano continuamente, in
cosa no, contribuiscono alla formazione di un im- un processo che elide alcune immagini e ne porta
maginario collettivo appiattito su poche idee, po- in evidenza altre. L’interazione fra le diverse imma-
che forme, poche funzioni, mettendo contempora- gini di una città è un gioco di potere, in cui le forze
neamente sullo sfondo altre idee, altre forme, altri in campo mettono in gioco le proprie risorse (cono-
spazi, altri problemi, altri soggetti. scitive, economiche, culturali ecc...) per rendere la
propria immagine visibile (ad esempio nel dibattito
pubblico) (Governa e Lancione, 2010).
4. Immagini e immaginari urbani L’insieme stratificato di immagini non sempre
converge verso rappresentazioni unificanti. Quan-
«Cities are not simply material or live spaces - do ciò avviene l’immaginario collettivo sulla città si
they are also spaces of imagination and spaces solidifica in un discorso che è, prima di tutto, socia-
of representation. How cities are envisioned has le e politico poiché delimita il campo del possibile
effects» (Bridge e Watson, 2000, p. 7). Il modo in e orienta l’azione individuale e collettiva. L’attuale
cui la città è immaginata, descritta, rappresentata discorso sulla città, come scrive Bianchetti (2011),
non è neutro, ma apre e chiude possibilità per gli «ha espunto i contrasti, rifiuta la dimensione anta-
interventi e le azioni: può fare apparire quello che gonista come dimensione costitutiva. Le trasforma-
ancora non c’è, può nascondere possibili tracce di zioni che stanno cambiando fortemente il carattere
una città diversa, può raccontare una realtà auto- delle città europee sono intese come qualcosa di
noma, totalmente sganciata dalla città cui si riferi- progressivo, di buono per tutti. La contrapposi-
sce. Il “mondo” delle immagini urbane proietta e zione è vista come fenomeno arcaico che riguarda
costruisce narrazioni sulla e della città, sovrappo- minoranze particolarmente disagiate o connotate»
nendo e alternando visioni legate alla speranza di (p. 9). Le città da ammirare e desiderare sono così
un futuro migliore e visioni legate alla paura di un stabilite dalle classifiche delle città «vincenti»: dal-
futuro distopico. Contemporaneamente, attraver- la Barcellona rigenerata degli anni ’90 alla Bilbao
so le immagini, la città “sogna” se stessa, così come del Guggenheim alla Singapore degli anni 2000,
si esprimono e si solidificano relazioni di potere esempio di politiche urbane “che funzionano” in
(Amin e Thrift, 2005). cui la violazione delle libertà di base – di parola e
Produzione di immagini e produzione di città espressione – e dei diritti umani e civili non è un
non sono processi disgiunti. Entrambi concorrono problema perché, semplicemente, non c’è: non è
alla formazione e creazione di un fenomeno socio- descritta, non è rappresentata. Parole chiave e re-
spaziale, ridefinendo la città e la sua auto-rappre- toriche, parte di una conoscenza urbana normale e
sentazione come parte di quel «misconoscimento normalizzante (Brenner e Schmidt, 2015), guidano
strutturato» che costituisce (e costruisce) la città i processi di trasformazione urbana, sia aprendo e
come ideologia (Wachsmuth, 2014). Il rapporto tra chiudendo possibilità su ciò che è possibile imma-
immagini e forme sociali e materiali che la città ginare e desiderare, sia agendo nel concreto della
assume non è diretto né semplice. È in questo rap- trasformazione fisica degli spazi.
porto che “agisce” l’immaginario collettivo, cioè Modelli di città competitive, creative, smart defi-
«quell’insieme di rappresentazioni di immagini e niscono prefigurazioni di un futuro non solo desi-
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106 AGEI - Geotema, 51Puoi anche leggere