Le infinite possibilità dell'Italia Digitale
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v Le infinite possibilità dell’Italia Digitale Executive Summary & Interview Misurare il mercato digitale nelle sue componenti di comunicazione, marketing e vendite, e stimarne Un progetto di ricerca di: la portata dell’indotto sull’economia italiana In collaborazione con: 1
SOMMARIO Executive summary 1. Nota metodologica ........................................................................................ 3 2. Principali evidenze ......................................................................................... 3 A. Dimensionamento economico e trend di sviluppo .................................. 3 B. Il fattore umano .................................................................................. 4 C. Il digitale a confronto con gli altri settori ............................................... 5 D. La distribuzione territoriale .................................................................. 5 E. Innovazione e distribuzione per continuare a competere ........................ 6 F. Nuove professionalità e competenze cercate ......................................... 6 Interview Premessa e domande ............................................................................................... 8 Intervista a Mindshare .............................................................................................................. 9 -Adriana Ripandelli - COO & Head of Digital, Mindshare Italia - Roberto Binaghi - CEO, Mindshare Italia Intervista a Matteo Cardani .................................................................................................... 12 - General Manager Marketing at Publitalia '80 - Publitalia '80 Mediaset Group Intervista al Prof. Gianmario Verona ..................................................................................... 14 Rettore Università Bocconi Intervista a Aldo Agostinelli ................................................................................................... 16 Chief Digital Officer - Sky Italia Intervista a Gian Paolo Tagliavia ........................................................................................... 17 - Chief Digital Officer at RAI - President at Rai Com - Rai - Radiotelevisione Italiana S.p.A. Intervista a Mediamond .......................................................................................................... 19 Davide Mondo - CEO Mediamond Paola Colombo - Head of Technology and Business Development at Mediamond Intervista a Carlo Purassanta ................................................................................................. 21 - Country General Manager Microsoft Italy e External Ecosystem in Italia Intervista a Marco Ferrari ....................................................................................................... 24 - Co-Founder and CEO - NEXT 14 & TURBO Intervista a Alessandro Onano.................................................................................................25 Chief Marketing Officer at Moneyfarm 2
1. Nota Metodologica Il progetto integra i risultati ottenuti tramite due diverse metodologie di indagine: una ricerca desk, che ha fornito i dati quantitativi (ricavi e numero addetti) delle diverse componenti del mercato digital e una survey, che ha fornito opinioni, trend e indicazioni di valore qualitativo, condotta online su un campione business di 440 rispondenti, operatori del mercato della comunicazione digitale. Per completare il progetto sono state realizzate alcune interviste volte ad approfondire la comprensione e l’interpretazione dei risultati delle analisi. 2. Principali Evidenze A. DIMENSIONAMENTO ECONOMICO E TREND DI SVILUPPO La raccolta pubblicitaria del mezzo internet, così come viene tradizionalmente misurata in termini di ricavi derivanti dalla vendita di spazi pubblicitari online, vale nel 2015 2,2 miliardi di €, e rappresenta oltre ¼ del totale mezzi. Il mercato della comunicazione digitale, stimato in una accezione allargata, che comprende anche componenti collaterali rispetto all’acquisto di spazi pubblicitari (servizi vari a supporto dell’advertising, che vanno dalla produzione all’adserving, alla fornitura di piattaforme varie), arriva a triplicare il suo valore, raggiungendo nel 2015 i 6,5 mld €. Grazie al contributo dei ricavi derivanti da altri comparti (le tecnologie che sostengono la digitalizzazione e i servizi professionali che guidano i processi di trasformazione) si raggiungono i 22 mld €. Se a questo valore aggiungiamo il totale e-commerce, ovvero i ricavi derivati dalla vendita online di prodotti e servizi, e una stima degli altri ricavi digitali delle aziende investitrici appartenenti alle diverse industries, arriviamo a stimare la portata complessiva del digitale nell’economia italiana, che sfiora i 53 mld € e rappresenta il 3,3% del PIL. Figura 1 – Le componenti del Mercato Digitale Di questi, il 12% deriva da Advertising & Marketing, l’8% dai Servizi Professionali, il 22% dalle Tecnologie Digitali, il 39% dalle vendite online di prodotti e servizi, il 19% dalla vendita di altri servizi digitali. 3
I ricavi delle aziende digitali sono cresciuti del 6% tra il 2014 ed il 2015 e continueranno a crescere: + 7,2% per il 2016 e + 6,8% per il 2017 grazie soprattutto al buon andamento di e-commerce (+14,5%) e Digital Advertising and Marketing (+5,5%). Figura 2 – Trend di crescita delle componenti digitali È interessante sottolineare come la modesta crescita del settore tech potrebbe essere più incisiva se gli investimenti in infrastrutture e fibra ottica nel nostro paese fossero più consistenti e in linea con quelli di altri paesi maggiormente digitalizzati. B. IL FATTORE UMANO Dal punto di vista delle risorse umane, si stima che complessivamente il perimetro sopra definito occupi in Italia circa 220 mila persone. Tra queste, 55 mila sono impiegate sul fronte dell’offerta, ossia in aziende che si occupano della diffusione delle soluzioni digitali, mentre 165 mila sono gli addetti sul fronte della domanda, ovvero impiegati in aziende che accolgono e valorizzano le tecnologie digitali. Figura 3 – Split occupati digitali tra domanda ed offerta Le aziende giovani, maggiormente inclini alla digitalizzazione, riescono non a caso ad ottenere maggiore redditività dalle proprie risorse: i ricavi ottenuti per ogni dipendente dedicato al digitale nelle aziende più giovani (fondate da meno di 10 anni) sono più alti del 70% rispetto a quelli ottenuti da aziende che hanno oltre 30 anni di anzianità. 4
Per quanto riguarda il fronte della domanda, dal dettaglio delle singole industry prese in considerazione, emerge come i Servizi risultino in generale maggiormente digitalizzati rispetto all’Industria, e come in particolare le telecomunicazioni, i media ed il comparto bancario-assicurativo si distinguano per la portata delle risorse finanziarie e umane dedicate al digitale. C. IL DIGITALE A CONFRONTO CON GLI ALTRI SETTORI È importante sottolineare come i 53 mld del mercato digitale e del suo indotto abbiano un peso rilevante nell’economia italiana; come mostrato dal grafico, il mercato digitale si posiziona infatti tra il Luxury e l’Automotive (Figura 1). L’importanza relativa del digital aumenterà nei prossimi anni, grazie ad un tasso di crescita (che nel il 2016 sarà del 7,2%) superiore a quello delle altre industry. E’ possibile prevedere che già nel prossimo anno il digitale supererà in valore il settore auto, e nel giro di qualche anno potrebbe avvicinarsi alle dimensioni del settore alberghiero e della ristorazione. Figura 4 – Valore economico del Digital rispetto ai settori industriali VALO RE E CO NO MI CO P E R S E TTO RE I NDUS TRI ALE 2 0 1 5 233,2 199,7 124,7 101,4 84,8 55,4 52,9 50,3 49,4 34,8 16,9 D. LA DISTRIBUZIONE TERRITORIALE Per quanto riguarda la distribuzione territoriale, si osserva una concentrazione in Lombardia e nelle provincie di Roma e Torino (Figura 2). In queste aree si raggruppa larga parte delle aziende digitali di tutti i settori presi in esame; si tratta evidentemente di veri e propri cluster in cui sono presenti le condizioni necessarie per lo sviluppo e la diffusione delle nuove tecnologie e per la digitalizzazione. 5
Innovazione Figura 5 – Distribuzione nazionale dei ricavi digitali E. INNOVAZIONE E MISURAZIONE PER CONTINUARE A COMPETERE Dalla survey, che ha raccolto in particolare l’opinione degli operatori della comunicazione e del marketing, emerge come per le aziende prese in esame il fattore chiave per continuare a competere sia l’innovazione (43%), ovvero la capacità non solo di essere al passo coi tempi e con le novità, ma anche di saper anticipare le tendenze. La seconda istanza che emerge è il bisogno di sistemi di misurazione sempre più sofisticati (41%), che aiutino le aziende a massimizzare l’efficacia e l’efficienza dei loro investimenti digitali. DOMANDA:Pensando alle attività di marketing e comunicazione digitale della tua azienda, quali fra queste attenzioni ritieni più importanti per svolgere il lavoro in modo eccellente e secondo gli obiettivi che ti sono stati assegnati? [Selezione i due aspetti che ritieni più importanti] 0% 10% 20% 30% 40% 50% 60% L'innovazione: essere sempre un passo 43% avanti, sorprendere gli interlocutori e… 28% La misurabilità di ogni iniziativa, per valutare 41% in modo oggettivo le diverse azioni messe… 56% La professionalità delle persone che sono al 35% lavoro sui progetti, dentro e fuori l'azienda 29% La capacità di interpretare la complessità 32% della situazione e intervenire nel modo più… 30% La qualità della realizzazione: la creatività, la 31% cura dei dettagli, la coerenza con… 32% Il contenimento dei costi dei servizi 8% acquistati e la massima efficienza di tutti i… 10% Scegliere un partner esterno al quale affidare 2% una buona parte del lavoro di gestione… 8% aziende della comunicazione Investitori Figura 6 – Le priorità per la sfida digitale tra domanda ed offerta 6
F. NUOVE PROFESSIONALITA’ E COMPETENZE Le attività di comunicazione digitale considerate al momento più dinamiche sono: il programmatic advertising (argomento top per il 51% degli intervistati), mobile (44%), social (37%) e big data (31%). DOMANDA: In quali attività legate al Digitale oggi vedi il maggior fermento, la velocità di sviluppo più elevata e un interesse crescente da parte degli operatori? Programmatic 50,7% App per mobile 43,6% Social Network 36,8% Acquisizione/analisi dati digitale 31,4% Performance marketing 27,7% Campagne native adv 24,5% Behavioural targeting 20,7% Social CRM 17,7% Branded content 17,7% SEO / SEM 16,8% Presenza sul Web 10,7% Campagne display 5,5% Ricerche e analisi su digitale 2,0% Figura 7 – Principali aree digitali di interesse per le aziende Le competenze più ricercate in caso di nuove assunzioni in ambito comunicazione seguono i trend delineati: capacità di gestione dei Big Data (43%) e di analisi di efficacia delle campagne online (34%), esperienza sui social network (31%), competenze specifiche in programmatic advertising (27%) e SEO/SEM (27%). La tendenza che ne emerge, è dunque quella di portare all’interno della realtà aziendale la gestione diretta ed il controllo di una serie di attività digitali che sono in forte crescita e vengono considerate sempre più strategiche dagli investitori pubblicitari. DOMANDA: Quali competenze cercheresti in una giovane figura professionale da inserire nel tuo team di lavoro sui temi legati al digitale? Raccolta, gestione e analisi dei dati 42,5% Analisi di efficacia delle campagne online 34,1% Esperienza di relazione e comunicazione sui Social Network 30,9% Conoscenza di prassi e strumenti di Programmatic Adv 27,4% Esperienza di SEO / SEM 27,4% Conoscenza di Mobile Adv 24,0% Conoscenza di prassi e strumenti del Performance Marketing 23,0% Designer e controllo della user experience 19,5% CRM 18,3% Sviluppo di progetti di branded content 17,3% Programmazione e integrazione di componenti software 15,1% Progetti di native advertising 13,8% Pianificazione di online Display Adv 12,6% Figura 7 – Principali competenze richieste dalle aziende 7
Le interviste approfondite fatte ad alcuni personaggi di spicco che operano nel mercato dei media e della comunicazione, all’interno di realtà più o meno digitalizzate, con importanti processi di trasformazione in corso, hanno confermato le evidenze emerse dalla ricerca Le figure professionali più ricercate dal mercato sono infatti quelle che sanno conciliare competenze diverse: da un lato le capacità tecniche, fondamentali per l’utilizzo delle nuove piattaforme e la valorizzazione dei dati attraverso algoritmi, dall’altro capacità di lettura e interpretazione di dati stessi, oltre ad abilità commerciali, per intercettare le nuove opportunità di business che il mercato offre e tracciare traiettorie di innovazione e di crescita. 3. Interview PREMESSA A completamento del progetto di ricerca abbiamo condotto una serie di interviste approfondite a personaggi di spicco del mercato della comunicazione e del digitale. La scelta non è stata casuale: abbiamo scelto aziende in cui è avvenuto o sta avvenendo qualcosa di interessante, aziende in trasformazione. Abbiamo infatti realtà ‘’classiche’’ che stanno drasticamente virando al digitale e/o stanno introducendo innovazioni importanti, grazie in alcuni casi anche a cambiamenti nel mangement. Oppure si tratta di aziende native digitali che ci hanno raccontato il loro punto di vista sulla realtà attuale e la loro visione sul futuro del mercato. DOMANDE INTRO: Nella vostra azienda stanno chiaramente avvenendo dei cambiamenti importanti, non più solo raccontati ma tangibili. Siamo finalmente entrati nella fase in cui le aziende non parlano di digitale ma fanno cose digitali; ci siamo infatti resi tutti conto (non solo nella vita professionale ma anche nella vita personale) di come il digitale e il cosiddetto virtuale siano spesso più reali e tangibili del reale stesso. 1. Ci racconti come le tecnologie e il digitale stanno accelerando il cambiamento all’interno della vostra realtà aziendale? 2. In particolare, quali sono gli impatti concreti che la digitalizzazione sta portando? Mi riferisco per esempio a come la tecnologia sta aiutando la vostra azienda ottimizzare i budget, come il digitale sta modificando la catena del valore, come stanno cambiando il business model, la gestione del personale 3. A proposito di risorse umane, quali sono le nuove professionalità di estrazione digitale entrate di recente nella vostra realtà? Quali competenze digitali che cercate in una nuova risorsa? Secondo voi università e scuole di formazione sono in grado di ‘sfornare’ giovani che rispondano alle attuali esigenze di una realtà come la vostra? 4. Vuoi parlarci in particolare di un progetto aziendale recente o futuro, che vi sta particolarmente a cuore, e che ha contribuito/ potrebbe contribuire a portare innovazione all’interno del tuo settore? 5. Vuoi dirci quali sono secondo te i principali trend digitali che porteranno un cambiamento duraturo e sostanziale nel settore in cui opera la tua azienda ma anche su larga scala nel nostro paese? 8
Intervista a Mindshare Adriana Ripandelli COO & Head of Digital, Mindshare Italia Roberto Binaghi CEO, Mindshare Italia 1 Ci raccontate come le tecnologie e il digitale stanno accelerando il cambiamento all’interno della vostra realtà aziendale? AR Il cambiamento è cominciato attraverso l’introduzione di modalità di pianificazione supportate dalle tecnologie digitali. Mi riferisco a piattaforme di programmatic buying, che valgono per tutto l’ambito dei digital, dalla display alla search. La seconda area interessata è quella dei tool di ottimizzazione, che si stanno trasformando in qualcosa di disponibile online, che si alimenta in maniera continuativa ed automatica con un feed di dati. È cresciuta enormemente la quantità di dati che nutrono questi strumenti, ma è aumentata anche la qualità delle informazioni che vengono ‘’filtrate’’ ed elaborate. 2 In particolare, quali sono gli impatti concreti che la digitalizzazione sta portando? Mi riferisco per esempio a come la tecnologia sta aiutando la vostra azienda ottimizzare i budget, come il digitale sta modificando la catena del valore, come stanno cambiando il business model, la gestione del personale AR Le tecnologie e le piattaforme di collaborazione hanno reso fattibile lo smart working. Siamo partiti con un progetto che prevede che tutti i mesi ci sia per diritto una giornata di smart working per ciascun lavoratore. Alcuni dei nostri dipendenti che vivono fuori Milano e si occupano appunto di digital o trafficking, lavorano già tranquillamente da casa anche per 2/3 giorni a settimana. Per il momento abbiamo la certezza che non si perde nulla sulla resa lavorativa e che si guadagna sulla felicità delle persone. Se arriviamo a parità di produttività e a un guadagno di felicità direi che siamo sulla strada giusta. 3 Indagato l’aspetto umano, dal punto di vista lavorativo come funziona l’ottimizzazione e l’integrazione di dati in automatico? AR Un esempio concreto sono le dashboard che prepariamo per i nostri clienti e che possono avere diversi livelli di sofisticazione a seconda delle loro esigenze e delle loro volontà di investire. La dashboard non riguarda solo il digitale, il feed di dati che riguarda la tv lo abbiamo già in tempo reale. A differenza dei dati digitali, è la fonte stessa che non aggiorna i dati in tempo reale. Nel momento in cui questo avverrà, saremo pronti! In generale, i clienti sono tutti pronti a questa integrazione dei dati in automatico o ci sono alcuni clienti più preparati di altri? RB Direi che sui clienti c’è ancora una certa polarizzazione: esistono molti pionieri e molti ritardatari. Sono molte le aziende italiane che hanno vissuto il digitale più come un problema da risolvere che non come un’opportunità da cogliere. Ad esempio, l’Italia è uno dei paesi più in ritardo in assoluto 9
sul tema e-commerce, e questo può essere letto come un problema, ma anche come un’opportunità: ci arriveremo più tardi, ma avremo più margine per crescere rispetto a chi invece è più avanti di noi. 4 A proposito di risorse umane, quali sono le nuove professionalità di estrazione digitale entrate di recente nella vostra realtà? Quali sono le competenze digitali che cercate in una nuova risorsa? AR I data scientist e gli analisti hanno una formazione tecnico-matematica molto completa e il loro “peso” all’interno delle aziende è destinato a crescere. Chi sarà in grado di estrarre informazioni dai dati sarà importante, dovrà fare da mediatore culturale con le macchine. A volte bisogna entrare in contatto con il genio del dato e capita di dover fare il mediatore tra il tecnico del dato e il mondo esterno. Secondo voi università e scuole di formazione sono in grado di ‘sfornare’ giovani che rispondano alle attuali esigenze di una realtà come la vostra? RB Il problema è un altro: anche se al giorno d’oggi agenzie e centri media offrono la possibilità di operare su tutti i media digitali, i giovani preferiscono cominciare la propria esperienza lavorativa all’interno di un’azienda. AR Un altro elemento interessante è che l’innovazione non cala dall’alto ma spesso sale dal basso. E’ normale non conoscere le novità e se non le sappiamo fare è proprio perché fino a sei mesi fa non c’erano, è un continuo divenire. 5 In particolare c’è un progetto aziendale recente o futuro, che vi sta particolarmente a cuore, e che ha contribuito/ potrebbe contribuire a portare innovazione all’interno del vostro settore? AR Un progetto innovativo che abbiamo introdotto è quello dell”Adaptive Marketing”: abbiamo creato la workroom “The Loop”, attrezzata con sei schermi e concepita per essere un luogo fisico dove convergono nello stesso momento agenzia media, cliente, agenzia creativa, agenzia social e dove si fa “Adaptive real time marketing”. La sala è attrezzata in modo da poter ottenere il feed di quello che sta succedendo sui social e in tv in quel preciso momento, monitorando anche le ricerche su Google. Una agenzia di nuova generazione deve saper prevedere l’imprevedibile, ovvero fornire al cliente tutte le informazioni e gli strumenti che gli consentano di prendere decisioni in tempo reale. Tornando al mercato, cosa dovrebbero fare i publisher italiani per sopravvivere alla concorrenza di Facebook e Google? RB Quello che sta facendo Mediamond: ai volumi devi rispondere coi volumi. E poi tutti dovrebbero maturare la consapevolezza che i prodotti editoriali sono dei brand. Bisogna fare sistema con tutto quello che c’è sul mercato e avere un atteggiamento più aperto con quelli che si possono considerare competitor. 10
6 Vuoi dirci quali sono secondo te i principali trend digitali che porteranno un cambiamento duraturo e sostanziale nel settore in cui opera la tua azienda ma anche su larga scala nel nostro paese? AR Una complementarità ancora tutta da sviluppare è quella con il mobile: quando parliamo dell’Internet of Thing, dello smartphone come telecomando, del tema dell’“aggeggio” che fa da tramite tra i tuoi dati e gli oggetti connessi che ti circondano. 11
Intervista a Publitalia ‘80 Matteo Cardani General Manager Marketing, Publitalia '80 1 Ci racconti come le tecnologie e il digitale stanno accelerando il cambiamento all’interno della vostra realtà aziendale? MC Innanzitutto, la parola chiave è pervasività e possiamo dire che la tecnologia digitale sta impattando positivamente su tutte le attività del gruppo, i prodotti e i processi. I prodotti editoriali e i contenuti sono sempre più fruiti con modalità diverse dal classico Tv Set, la quantità di consumo su digital screens è crescente e aggiuntiva rispetto al consumo lineare classico. Questa opportunità di distribuzione dei contenuti crea diverse occasioni di consumo e richiede che nativamente il prodotto TV e il contenuto siano progettati, “scritti” e sviluppati per una fruizione distribuita. Per quanto riguarda il lato Sales Force e Go To Market, la digitalizzazione riguarda soprattutto la struttura organizzativa aziendale e i processi. 2 In particolare, quali sono gli impatti concreti che la digitalizzazione sta portando? Mi riferisco per esempio a come la tecnologia sta aiutando la vostra azienda a ottimizzare il budget, come il digitale sta modificando la catena del valore, come stanno cambiando il business model, la gestione del personale MC Da 2 anni operiamo su piattaforma programmatic per la vendita del digitale: oggi il 15/20% dell’inventory digitale è in modalità programmatica e questo non comporta automaticamente una “svalorizzazione” dell’offerta, anzi al contrario. Non esiste ancora uno standard di programmatic TV, ma il cambio di paradigma permetterà di aggiungere al valore della comunicazione one to many, il valore della comunicazione mirata one to few. Diventa possibile progettare una strada verso il programmatic TV grazie a tre business components: Automatic, Data Driven e Addressable. La prima area di lavoro su cui siamo impegnati è quella dell’automazione dei flussi di campagna e diviene quindi importante definire standard di interoperabilità tra tools di gestione, planning & buying, che ancora non si parlano. La seconda condizione è quella relativa al data driven, perché la fruizione su più device di contenuti TV “lascia una traccia digitale” che permette di arricchire il consumo della TV con dati di profilazione e fruizione, dati censuari e di prima parte. Infine, sulla base di una nuova data currency e la generazione di un nuovo inventory TV, diventa possibile creare un’offerta Adv Addressable a diversi segmenti di target: geografici, comportamentali, di consumo. 3 A proposito di risorse umane, quali sono le nuove professionalità di estrazione digitale entrate di recente nella vostra realtà? Quali competenze digitali cercate in una nuova risorsa? Secondo voi università e scuole di formazione sono in grado di ‘sfornare’ giovani che rispondano alle attuali esigenze di una realtà come la vostra? MC Nel digitale stiamo reclutando nuove professionalità come data scientist ed esperti di programmatic e poi vi sono le competenze digitali che oggi tutti devono avere: nessuno assumerebbe un analfabeta digitale. 12
4 Vuoi parlarci in particolare di un progetto aziendale recente o futuro, che vi sta particolarmente a cuore, e che ha contribuito/ potrebbe contribuire a portare innovazione all’interno del tuo settore? MC Innanzitutto, farei riferimento alla diffusione, a partire dal 2017, del protocollo internazionale HBBTV (Hybrid Broadcast Broadband Tv) per la distribuzione dei contenuti tv, che permette la doppia trasmissione di segnale, broadcast & broadband. In questo modo andiamo verso una nuova tv con canale di ritorno, interattiva ma anche personalizzabile, sia nei contenuti editoriali sia nei contenuti pubblicitari. Infine, sui quattro schermi di Premium Play abbiamo iniziato a fare offerte Adv Addressable a diversi segmenti di target. 5 Vuoi dirci quali sono secondo te i principali trend digitali che porteranno un cambiamento duraturo e sostanziale nel settore in cui opera la tua azienda ma anche su larga scala nel nostro paese? MC Secondo me i principali trend digitali sono diversi, ma ne vorrei evidenziare uno in particolare: oggi fare bene TV significa concepirla come VT, cioè VideoTechnology che permette di distribuire i contenuti anywhere anytime any device sia in modalità broadcast che addressable, arricchita da formati innovativi, interattivi, 100% viewable, senza le tare di fraud e robotic che oggi affliggono la long tail del digital. 13
Intervista all’Università Bocconi Prof. Gianmario Verona Rettore, Università Bocconi 1 Quale impatto sta avendo il Digital sull’economia e sul mercato del lavoro italiano? GM Il Digital è la nuova energia elettrica, l’impatto che sta avendo è enorme perché tange tutti i settori sia in ambito lavorativo che nei processi di consumo. Inoltre, determina il cambiamento della struttura di alcuni settori. L’impatto è più forte sui servizi che sull’industria, più forte sul consumo che sul B2B. Per quanto riguarda l’Italia siamo in ritardo su varie dimensioni, ma stiamo arrivando ad un buon livello di digitalizzazione. 2 Cosa sta portando la digitalizzazione sul mercato del lavoro? GM L’innovazione tecnologica porta sia occupazione che disoccupazione. Nei settori di consumo si profilano delle opportunità di lavoro differenti rispetto al passato. Nell’industria gli IoT e la robotica impatteranno negativamente sui posti di lavoro, allo stesso tempo però si creano diverse nuove professioni. È per questo che mi piace la metafora con l’energia elettrica, si crea molta imprenditorialità nuova. 3 Quando si parla di digitalizzazione, solitamente ci si riferisce alle soluzioni tecnologiche (come la banda larga e IOT) e troppo poco alle persone e a quanto debba essere fatto per formarle. Come risponde il settore universitario e la Bocconi in particolare a questi cambiamenti? Come vengono formate le risorse umane necessarie a sostenere il crescente ruolo del Digital nell’economia? GM I Millennials nascono con il digital nel DNA, hanno un rapporto diverso con la tecnologia e con i processi di apprendimento. È fondamentale che il sistema educativo si aggiorni e fornisca agli allievi gli strumenti adeguati alle nuove opportunità di apprendimento. Il manager del futuro saprà fare un minimo di coding, ma oggi non è scontato essere preparato su questo. 4 Concretamente quali iniziative sono state prese? GM All’interno dell’Università Bocconi si stanno lanciando nuovi programmi universitari e si sta investendo in nuove aule e strumenti per avere corsi blended, erogati parzialmente online ed offline. 5 Mentre a livello di Stato? GM L’ Agenda digitale ha un impatto su cittadini e sulla PA, si pensi alla sanità. In generali ci sono grandi opportunità di investimento con pay off importanti. La qualità delle iniziative realizzate su questo fronte ci permetterà di creare una generazione potenzialmente molto in gamba rispetto a quanto è stato fatto fino ad ora. 6 Qual è il posizionamento delle Università? 14
GM A livello universitario c’è confusione: la pratica sta superando la teoria, non si sa ancora cosa serva, le professioni emergono da casi di successo che è difficile definire ex ante. Le università più importanti investono in questa direzione. Il mondo degli algoritmi e del Data Science, pervade tutte le discipline, la medicina, l’ingegneria, l’economia. 7 Su questo tema la brexit è stato un passo indietro? GM La tecnologia sta rendendo il mondo più globale, mentre il sistema politico va indietro. Non c’è stato un momento storico in cui si è viaggiato così tanto e in cui le informazioni si siano diffuse così velocemente, ma sono emersi dei localismi. Però sono convinto che sia un momento storico di transizione. 15
Intervista a Sky Italia Aldo Agostinelli Chief Digital Officer, Sky Italia 1 Quali sono i principali i impatti della digitalizzazione sul mercato dei Media in Italia? Quali sfide emergono per gli attori del settore? AA In Italia il mercato della comunicazione ha perso in 7 anni il 35% del suo valore (da € 10 Mld a € 6,5 Mld), mentre la ricchezza italiana è scesa solo al 6% rispetto al 2009. Questi dati dimostrano come gli stravolgimenti del mercato dei Media non siano imputabili alla crisi economica, ma all’effetto dirompente del Digital, che ne ha eroso porzioni rilevanti portando allo stesso tempo a una forte riduzione dei posti di lavoro. L’avvento del Digital ha fatto sì che gran parte dei ricavi siano automaticamente trasferiti fuori dall’Europa. Per valutare le sfide per il futuro è interessante pensare come le grandi società che sono entrate nel mondo dei media sono nuovi player come Netflix o i Tech Giant Google, FB, Amazon, che crescono nel settore dei video online, spingendo sulle possibilità di cross-selling per rafforzare il loro core business. 2 Quali iniziative sta intraprendendo Sky per cavalcare l’onda della digitalizzazione? AA Sky è oggi una media Company presente su tutte le piattaforme distributive con differenti modelli di business. Accanto al core business, si sta rafforzando anche nel digitale, competendo con le sue property web e social nell’arena digital. Inoltre, Sky è una media company multipiattaforma che permette all’utente di accedere ai contenuti ovunque lo desideri. Due fattori rilevanti per lo sviluppo futuro del mercato sono l’aggregazione dei contenuti stessi e la complessità delle preferenze dei Millennials, difficili da avvicinare perché hanno un consumo disruptive. 3 Quali azioni è necessario che il Nostro Paese e le aziende italiane realizzino per contribuire a stare al passo con l’innovazione Digitale e per attivare percorsi di Digital Transformation? AA E’ necessario un approccio di sistema, che da un lato preveda investimenti nella formazione e dall’altro crei un contesto favorevole per gli investimenti delle aziende italiane in ricerca e digitale. Investimenti che devono necessariamente crescere, ma che, dati i costi elevati e la scarsa remuneratività nel breve periodo, hanno bisogno di un contesto “ambientale” e regolamentare favorevole. 16
Intervista alla RAI – Radiotelevisione Italiana Gian Paolo Tagliavia - Chief Digital Officer, RAI - President at Rai Com, RAI - Radiotelevisione Italiana S.p.A 1 Ci racconti come le tecnologie e il digitale stanno accelerando il cambiamento all’interno della vostra realtà aziendale? GT Siamo in un ambito in cui controlliamo ancora i nostri contenuti, ma non controlliamo più la rete distributiva e i televisori non sono più dei semplici ricevitori. Si sono moltiplicati gli schermi ed assistiamo anche alla moltiplicazione delle opportunità di visione. Quindi i due ambiti sono: moltiplicazione dei player nel mercato dell’audiovisivo, ma anche un fortissimo potere contrattuale e di negoziazione da parte del consumatore che può scegliere cosa vedere, in che modo, con quale device, nel momento che desidera. La RAI negli ultimi dieci anni, è passata da tre a quattordici canali. Ora viene chiamata ad imprimere un’ulteriore accelerazione al suo sviluppo sulla parte del multiscreen. 2 In particolare, quali sono gli impatti concreti che la digitalizzazione sta portando? Mi riferisco per esempio a come la tecnologia sta aiutando la vostra azienda ottimizzare i budget, come il digitale sta modificando la catena del valore, come stanno cambiando il business model, la gestione del personale. GT Le tecnologie e il digitale hanno cambiato tutto. Dal punto di vista ingegneristico e della visione, RAI in alcuni momenti della storia dei suoi ultimi vent’anni è stata all’avanguardia. E’ mancata solamente la visione strategica di dove dovesse andare la RAI all’interno del digitale, come si dovesse trasformare digitalmente ed è mancata la spinta del capo dell’azienda. Campo Dall’Orto è il primo capo dell’azienda RAI che ha portato il digitale al centro dell’attenzione. 3 A proposito di risorse umane, quali sono le nuove professionalità di estrazione digitale entrate di recente nella vostra realtà? Quali competenze digitali cercate in una nuova risorsa? Secondo voi università e scuole di formazione sono in grado di ‘sfornare’ giovani che rispondano alle attuali esigenze di una realtà come la vostra? GT Abbiamo assunto Antonella Di Lazzaro da Twitter per la parte social ed un nuovo responsabile per la parte creativa. Per quanto riguarda i rapporti con le università, di recente abbiamo stretto una partnership con il Politecnico di Milano per indagare alcune aree di innovazione e per aprire un ponte di collegamento tra università e mondo del lavoro. Quello che credo è che competenze editoriali, tecnologiche e di marketing vanno a convergere. Non esistono più dei progetti che possano essere fatti in maniera sequenziale, lineare. Tutti i gruppi di lavoro, ormai, sono integrati. 4 Vuoi parlarci in particolare di un progetto aziendale recente o futuro, che vi sta particolarmente a cuore, e che ha contribuito/ potrebbe contribuire a portare innovazione all’interno del tuo settore? GT Il punto è che in Italia è fondamentale recuperare il tempo perduto sul digitale e si recupera più velocemente se la più importante azienda culturale recupera a sua volta il tempo perduto sul digitale. Abbiamo lavorato sui nostri canali per la digital inclusion. Inclusione nel senso che si parla a pubblici diversi: da una parte con il progetto “Complimenti per la connessione”, che si rivolge a 17
un target di persone un po’ più mature, e dell’altro dialoghi con gli YouTuber e con il pubblico dei più giovani, tramite il progetto “Youtube pop up space”. 5 Ultimissima domanda: vuoi dirci quali sono secondo te i principali trend digitali che porteranno un cambiamento duraturo e sostanziale nel settore in cui opera la tua azienda ma anche su larga scala nel nostro paese? GT I prodotti editoriali non possono essere fatti solamente di algoritmi, quindi stiamo mettendo in campo una serie di tecniche costruite in parte sulla personalizzazione basata sugli algoritmi e sul meccanismo della raccomandation, ma anche su una grande curatela editoriale. Fino a tre anni fa ci dicevamo “Fantastico! Con i big data ognuno avrà i suoi contenuti personalizzati”, ma negli ultimi due anni si comincia a discutere di questa “gabbia dorata” per cui alla fine io mi sento, a volte, stereotipato. I miei percorsi sono frutto del fatto che tanti altri milioni di esseri umani nel mondo mi assomigliano: ma io voglio essere unico! Quindi in questa profilazione c’è anche un paradosso perché da un lato ti dicono “faccio una cosa apposta per te”, ma dall’altro lato non è basata su di te, ma su quello che tanti come te hanno fatto nello stesso momento. Ritorna quindi a essere importantissima la variabile tecnologica, ma sempre temperata anche da una grande attenzione al dettaglio editoriale. 18
Intervista a Mediamond Davide Mondo CEO, Mediamond Paola Colombo Head of Technology and Business Development, Mediamond 1 Ci racconti come le tecnologie e il digitale stanno accelerando il cambiamento all’interno della vostra realtà aziendale? 2 In particolare, quali sono gli impatti concreti che la digitalizzazione sta portando? Mi riferisco per esempio a come la tecnologia sta aiutando la vostra azienda ottimizzare i budget, come il digitale sta modificando la catena del valore, come stanno cambiando il business model, la gestione del personale DM La cosa interessante che sta avvenendo è che noi concessionaria partecipiamo alla trasformazione digitale dei nostri editori. Stiamo cercando di contrastare la frammentazione del mercato del digitale, creando un polo che sappia essere una vera alternativa alle grandi realtà che dominano il mercato. Stiamo sia stringendo rapporti commerciali (come quello con Yahoo) sia compiendo acquisizioni come quella recente di Banzai. Una volta incrementata la nostra audience e moltiplicati i prodotti editoriali, solo la tecnologia può aiutare a gestire al meglio il tutto: ormai si tratta di vendere un target interessante per un investitore, che sia valorizzato e validato da un dato. I nostri prodotti editoriali costituiscono un vero e proprio palinsesto sui cui pianificare. Aggiungere il dato è la vera sfida: questo passaggio lo puoi fare se hai grandi volumi di teste e quindi di dati e informazioni che valorizzano queste teste e ti permettono di pianificare la comunicazione nel modo più efficace ed efficiente possibile. Nel modello che stiamo andando a costruire chiaramente i dati sono tanto interni quanto esterni. PC Banzai ha portato del valore, ma in modo allargato stiamo cercando di costruire una rete neutrale di aziende con cui collaborare. Stiamo stringendo delle partnership (ad esempio con Zalando) per utilizzare i loro dati sulla nostra dmp. 3 A proposito di risorse umane, quali sono le nuove professionalità di estrazione digitale entrate di recente nella vostra realtà? Quali competenze digitali cercate in una nuova risorsa? Secondo voi università e scuole di formazione sono in grado di ‘sfornare’ giovani che rispondano alle attuali esigenze di una realtà come la vostra? PC Tra le soft skills che cerchiamo, a noi serve soprattutto un grande spirito di adattamento, perché le modalità di lavoro cambiano continuamente e abbiamo bisogno di persone che sappiano seguire l’onda con una buona dose di elasticità. E poi servono sempre di più le figure di raccordo, perché il rischio è quello di creare due mondi (quello tecnico e quello commerciale) che non si parlano. Tra i profili da noi cercati al momento troviamo figure che sappiano leggere i numeri e prendere decisioni sulla base dei dati osservati, come il Campaign Manager, il Programmatic Specialist, il Data Scientist e lo Yeld Manager. 19
4 Vuoi parlarci in particolare di un progetto aziendale recente o futuro, che vi sta particolarmente a cuore, e che ha contribuito/ potrebbe contribuire a portare innovazione all’interno del tuo settore? In questo momento stiamo utilizzando i dati in tre modalità diverse. Tramite la piattaforma proprietaria siamo in grado di profilare le utenze e di creare cluster di utenti sulla base delle esigenze del cliente. In secondo luogo, i dati ci aiutano nel processo di analisi dei prodotti editoriali e nel costruire gli algoritmi di forecast. Infine, il dato e le piattaforme ci consentono di attivare nuove misurazioni, utilizzate in modalità dinamica per ottimizzare le campagne in corso. Ad oggi una quota significativa della nostra inventory viene venduta in programmatic, quindi in modo automatizzato. L’utilizzo di una DMP cross media è una sfida, così come è una sfida il programmatic applicato alla tv, a cui stiamo lavorando. 5 Vuoi dirci quali sono secondo te i principali trend digitali che porteranno un cambiamento duraturo e sostanziale nel settore in cui opera la tua azienda ma anche su larga scala nel nostro paese? Al momento prevale ancora la richiesta di un classico target socio-demo, senza che vengano sfruttate al meglio tutte le possibilità di profilazione cha già la nostra piattaforma offre. L’innovazione che ci aspettiamo per futuro è che i clienti inizino davvero a utilizzare i dati. 20
Intervista a Microsoft Italy Carlo Purassanta – Country General Manager, Microsoft Italy – External Ecosystem in Italia, Microsoft Italy Il vostro punto di vista è doppiamente importante, perché siete non solo un’azienda tecnologica e super avanzata a livello mondiale, ma costituite un punto di vista favorito anche sul tessuto delle aziende italiane che ovviamente in larghissima parte sono vostri clienti. 1 A noi interessa avere il vostro punto di vista su come sta andando il processo di digitalizzazione all’interno delle aziende italiane ragionando sia sulla vostra realtà che su tutte le realtà che voi in qualche modo osservate in quanto vostri clienti. CP Dal punto di vista della digitalizzazione vediamo delle velocità diverse. La scuola dal punto di vista sistemico è molto lenta, con delle eccellenze altissime dovute all’individualità di qualche professore o dirigente scolastico. L’Amministrazione Pubblica è relativamente lenta rispetto agli altri Paesi. Per quanto riguarda le aziende, le piccole stanno vivendo una crescita notevole, ma rimangono molto indietro dal punto di vista dell’adozione del digitale. Le medie aziende sono invece piuttosto dinamiche, mentre le grandi aziende hanno in vista dei progetti non proprio all’avanguardia e non alla velocità necessaria per fare competizione a livello mondiale. Infine, i consumatori privati sono molto smart e sono fra i più veloci a catturare le novità, continuando a creare un divario tra l’uso personale della tecnologia e l’utilizzo invece nei sistemi organizzati. 2 Quindi paradossalmente il digital divide di cui tanto parliamo, Lei lo vede come già superato in qualche modo, nel senso che i consumatori italiani sono più avanti rispetto alle aziende? CP Secondo me c’è tutta una falsa polemica su questo tema del digital divide. Le persone sono molto propense al digitale, le organizzazioni sono un po’ più restie, le grandi e le medie aziende hanno capito che c’è un’onda da seguire e lo stanno facendo con più vigore rispetto agli altri. Noi crediamo moltissimo al fatto che ci si debba spendere come azienda e fare sistema per portare il digitale un po’ a tutti: noi cerchiamo di lavorare con il Ministero del Lavoro o con il Ministero dell’Istruzione e della Ricerca per andare a creare opportunità per i giovani. Inoltre, lavoriamo con Confindustria per andare sui territori a raccontare la storia del digitale. 3 Voi state lavorando con il settore pubblico e privato, ma anche con Fondazione Cariplo con obiettivi quasi da settore pubblico con ampissimo spettro… CP Con ogni iniziativa cerchiamo di “federarci” con tutti: sia con aziende private che hanno voglia di mobilizzarsi, sia con il settore pubblico. Un altro esempio che vi cito è Nuvola Rosa, in cui organizziamo tre giorni per qualche centinaio di ragazzi ogni volta in una città diversa e lo facciamo con la collaborazione di Accenture, Avanade, Asus e Aviva, con il blessing del Governo. 4 Direi che mi ha già detto moltissime cose su questo ambito. A questo punto vorrei parlare della formazione e mi piacerebbe capire se voi riuscite a trovare professionisti adeguatamente preparati dalle scuole di formazione. CP Abbiamo un meccanismo che si chiama “Microsoft Virtual Academy” ed il programma “Youthspark”, che permettono di collaborare con le università e “pubblicizzare” la possibilità per uno studente di 21
andare ad arricchire il proprio curriculum con delle skill digitali. Grazie alla Microsoft Virtual Academy noi abbiamo formato già 250.000 ragazzi. Sono tantissimi 250.000! CP Noi proviamo a portare cultura ma anche la possibilità di formarsi. Abbiamo fatto una partnership anche con il Ministero del Lavoro per poter dare accesso al lavoro a tutti i ragazzi iscritti a Garanzia Giovani, a Microsoft Virtual Academy e a Beam, il programma per fare start up. Noi cerchiamo venti, venticinque persone all’anno e con un po’ di sforzo le troviamo. Il problema è il nostro ecosistema di partner (per i quali c’è bisogno di centinaia o migliaia di persone ogni anno), che vorrebbe un profilo che non esiste, cioè qualcuno che è già senior, essendo però giovanissimo. Abbiamo quindi sviluppato diverse iniziative per fare una specie di marketplace e per chiedere ai nostri partner di cosa hanno bisogno, per poi andare a lavorare sulle diversità, organizzando programmi molto specifici per creare questi personaggi che non ci sono. 5 Qual è secondo voi il mix giusto? Noi abbiamo intervistato in generale realtà abbastanza differenti dalle vostre… CP Noi vediamo che mancano due personaggi: la figura del data scientist ovvero qualcuno che capisce le tecnologie, la statistica, gli algoritmi e quindi in grado di focalizzarsi sulla next wave di intelligenza artificiale, ma che possegga anche elasticità mentale e una minima comprensione del business. L’altro profilo che segnalo riguarda la digitalizzazione del processo, cioè che la persona che capisca quali sono gli asset tecnologici per digitalizzare un processo, ma anche cosa vuol dire lavorare in un certo modo in un’azienda piuttosto che in un altro. 6 Il problema è quello per cui servirebbe sempre una doppia competenza: riconoscere il processo del settore in cui vuoi operare e sapere come digitalizzarlo. CP Alle volte anche senza essere un esperto di processo, ma possedere la capacità mentale di capire due cose: al giorno d’oggi possedere solamente le competenze verticali non è più sufficiente, prima gli architetti li volevamo a T (competenti verticalmente e con le “spalle larghe”); oggi ci vogliono risorse a M o addirittura a multiple M, devi saper “salire e scendere” e avere competenze profonde su certi aspetti tecnologici ma anche saper salire a livello di un processo. 7 Le farei un‘ultima domanda, quella che riguarda i grandi trend digitali che voi vedete all’orizzonte per capire se c’è un grande cambiamento che in qualche modo porterà una grande rivoluzione in qualche settore in particolare che può essere quello tecnologico (in questo caso il vostro), ma anche più generale, su tutto il tessuto dell’industria italiana. CP Il primo trend riguarda la digitalizzazione dei processi, il secondo l’intelligenza artificiale, il machine learning e i bot, ovvero la capacità di utilizzare i dati come driving elements della creazione di valore con un annesso che può essere la novità dell’interfaccia. Il terzo trend per adesso è embrionale, ma diventerà importante nei prossimi tre/cinque anni, ed è tutto quello che noi chiamiamo “computer olografico”. Nel nostro caso specifico è HoloLens, che riguarda tutte le esperienze 3D che potremo trovare sia nell’entertainment che in tantissime applicazioni di trasformazione del business commercial. 22
Intervista a Next 14 & Turbo Marco Ferrari Co-Founder and CEO, NEXT 14 & TURBO 1 Ci racconti brevemente la storia della vostra azienda? MF Next 14 è un gruppo industriale fondato nel 2014, con l’ambizione di costruire il primo network italiano indipendente di aziende leader in specifici settori del data-driven marketing & advertising. Opera attraverso aziende verticali e specializzate nei settori sottoposti ai rapidi cambiamenti che l’impatto dei processi di Programmatic Advertising, Big Data Management e Content Marketing sta portando nel modo di impostare e pianificare le iniziative di comunicazione da parte delle aziende. Si è dimostrata una delle start-up italiane a più alto tasso di crescita nel comparto digitale, con un fatturato di oltre 5 milioni registrato nel corso del 2015. Ad oggi le aziende sviluppate in Next 14 sono Turbo (Programmatic Advertising), Zero Stories (Big Data Entertainment) e Sting Media (Tv Planning Re-loaded).Turbo è il primo trading desk indipendente italiano ed offre ad Advertisers ed Agenzie le migliori performance nel mondo Programmatic e Data Driven Advertising. ZERO STORIES presidia l’intera catena del valore del branded entertainment, dallo sviluppo dell’idea creativa alla delivery della distribuzione multicanale. STING è la prima piattaforma tecnologica, totalmente integrata con Kubik, che connette in modo dinamico domanda e offerta, innovando e migliorando il tradizionale processo di acquisto e vendita degli spazi pubblicitari televisivi. 2 Come immagini la tua realtà aziendale tra 5 anni? MF Next 14 aspira a costituire un polo italiano di dimensioni rilevanti nel settore specifico (data driven marketing & advertising). Crediamo che nel nostro settore siano necessari processi di aggregazione per superare il “nanismo” delle agenzie indipendenti italiane e poter competere sfruttando scala e sinergie. Se tra 5 anni saremo stati abbastanza bravi, ci immaginiamo come soggetto aggregante di realtà simili a noi. Se non saremo stati abbastanza bravi, ci immaginiamo come soggetti aggregati. 3 La tua realtà aziendale è un osservatorio privilegiato: quali sono i cambiamenti/le innovazioni che osservi nella tua vita professionale che stanno rivoluzionando il modo di pensare e di agire? MF La tecnologia sta portando cambiamenti estremamente rilevanti, non solo dal punto di vista economico, ma sociale. Credo che il numero di nuovi posti di lavoro disponibili creati dalla tecnologia nei prossimi 10 anni sarà comunque inferiore in assoluto al numero di posti di lavoro che va a sostituire. Il paradosso è che, se una bacchetta magica facesse scomparire tutti i lavori oggettivamente improduttivi (dove la tecnologia lavora o lavorerà meglio di un umano) il problema creato a livello sociale sarebbe forse superiore ai benefici economici. Il lavoro non è solo stipendio, ma connota la nostra personalità e la nostra idea di sé, il nostro ruolo nel mondo. Questo è un enorme problema in prospettiva, anche se probabilmente anche i miei figli faranno qualcosa di “not invented yet” e riusciremo a trovare un equilibrio. 23
4 Quali sono le competenze e professionalità che saranno sempre più ricercate da voi e in generale dalle aziende che vogliono continuare a competere in questo mercato? MF Bravi programmatori, code makers e data analysts. Cerchiamo solide competenze tecnico- scentifiche e credibilità commerciale nei sales. Quali sono le soft skills che deve avere un professionista del futuro? Deve sapersi organizzare, avere la mente aperta e sapersi mettere in gioco. Sono necessarie le competenze trasversali, come essere laureati in economia, avere competenze grafiche ed essere abituati a gestire le persone perché magari ci si è fatta un’esperienza nella gestione di eventi, credo sia la caratteristiche chiave per i giovani professionisti del futuro. 24
Intervista a Moneyfarm Alessandro Onano Chief Marketing Officer at Moneyfarm 1 Ci racconti brevemente la storia della vostra azienda? AO Moneyfarm è un consulente finanziario indipendente che opera esclusivamente online. Siamo nati nel 2011 e abbiamo lanciato sul mercato italiano il servizio a partire dall'aprile del 2012. L'idea era quella di offrire un serivzio di consulenza finanziaria diveso da quello tradizionale, che è solitamente caratterizzato da una distribuzione di prodotti da parte di banche. E’ quindi una modalità molto tradizionale e poco digitale soprattutto. La nostra idea è quella di spostare un servizio tradizionalmente offline, spesso basato su un rapporto personale tra l'investitore/il risparmiatore e un consulente, ed intermediare questa distribuzione attraverso la tecnologia offrendo un servizio digitale, qualitativamente migliore, più immediato e senza tutta quella serie di costi che di fatto servono solo a distribuire il prodotto, ma che non danno valore al prodotto stesso. In sintesi:offrire un prodotto migliore a un costo infinitamente più basso. . 2 Come immagini la tua realtà aziendale tra 5 anni? AO Noi ci inseriamo nel macro trend del fintech, ovvero un fenomeno in continua e clamorosa evoluzione, soprattutto perché porta innovazione in un mercato, che è quello dei servizi finanziari, di fatto caratterizzato da un sostanziale immobilismo da sempre, e in particolare negli ultimi anni. E' un mercato che offre tantissime opportunità, che è allo stesso tempo molto difficile perché altamente regolamentato, ma che ha alti margini di miglioramento. Oggi il primo pensiero che viene quando si parla di fintech è il discorso dei metodi di pagamento che, a partire da PayPal ormai tanti anni fa, hanno cambiato il modo in cui le persone gestiscono la quotidianità del proprio denaro. Il movimento in cui ci inseriamo noi è piuttosto quello della gestione del risparmio, quindi l'investire con ottica di lungo periodo, di diversificazione e di accumulo del capitale. Quest’ultimo è un tema sempre più attuale in un mondo in cui i rendimenti e i tassi bassi non danno più le stesse certezze che davano i titoli di stato alcuni anni fa, piuttosto che i conti deposito. Le persone quindi si rendono sempre piu conto che occorre investire i propri risparmi in maniera cosciente, ma che l'evoluzione sarà in futuro una gestione a 360 gradi delle proprie finanze: la gestione previdenziale, pensionistica, e in generale pianificazione finanziaria in sè con l’aiuto di un'intelligenza artificiale applicata alla gestione dei propri risparmi. Tutta questa serie di evoluzioni obbligherà anche chi offre un servizio tradizionale, che saranno i maggiori attori investiti da questa ondata di cambiamento, ad agire, con il rischio di essere cannibalizzati in caso contrario. 3 La tua realtà aziendale è un osservatorio privilegiato: quali sono i cambiamenti/le innovazioni che osservi nella tua vita professionale che stanno rivoluzionando il modo di pensare e di agire? 25
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