LA SCALA - Teatro alla Scala

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LA SCALA - Teatro alla Scala
LA SCALA
  MAGAZINE

    MAGGIO 2021
LA SCALA - Teatro alla Scala
LA SCALA - Teatro alla Scala
Maggio è un mese di aperture e di             segnando una fase artistica importante,
                                          progetti. Per la copertina di questo nu-      mentre ancora in streaming a causa
                                          mero abbiamo scelto un disegno del-           della difficile collocazione del Coro in
                                          l’architetto Mario Botta che mostra la        sala è il bel concerto di Gianandrea No-
                                          torre che sorgerà in via Verdi e di cui lo    seda, intervistato da Valentina Crosetto.
                                          scorso 26 aprile il sindaco Giuseppe          L’opera torna con L’italiana in Algeri di
                                          Sala e il sovrintendente Dominique            Rossini in una nuova lettura musicale di
                                          Meyer hanno posato la prima pietra. Il        Ottavio Dantone, che ne parla con
                                          nuovo edificio, che nonostante la pan-        Liana Püschel, e nel classico allesti-
                                          demia sarà pronto nel dicembre del            mento di Ponnelle rievocato da Franco
                                          2022, permetterà di riunire in un solo        Pulcini. Anche la danza prevede una
                                          complesso tutte le funzioni artistiche e      carrellata di classici con uno spettacolo
                                          amministrative del Teatro, dotando la         dedicato ai grandi coreografi: è Mari-
                                          Scala e Milano di una nuova sala prove        nella Guatterini a ricordare un grandis-
                                          per l’orchestra che sarà anche uno stu-       simo, Roland Petit, nel decennale della
                                          dio di registrazione all’avanguardia.         scomparsa. Cecilia Balestra racconta a
                                          La Scala guarda al futuro anche con il        Biagio Scuderi la ripartenza di Milano
                                          progetto per l’area di Rubattino, dove        Musica, che sotto il titolo “D’un co-
                                          troveranno posto insieme laboratori e         mune sentire” presenta un programma
                                          magazzini in una “Magnifica fabbrica”         ricchissimo e variegato, distribuito tra la
                                          che costituirà un nuovo punto di con-         primavera e l’autunno.
                                          tatto tra il Teatro e la città. Mario Botta   Il Teatro alla Scala partecipa con il pre-
                                          è intervistato su queste pagine da Mat-       stito di due importanti opere di Ma-
                                          tia Palma.                                    riano Fortuny alla mostra “Vedere la
                                          Ma maggio è soprattutto il mese in cui        musica” allestita a Palazzo Roverella a
                                          la Scala riaccoglie il suo pubblico dopo      Rovigo: abbiamo chiesto al curatore
                                          sei mesi di chiusura, e lo fa nel modo        Paolo Bolpagni di raccontare la genesi
                                          migliore, nel settantacinquesimo anni-        dell’esposizione e introdurre i dipinti,
                                          versario dell’inaugurazione con Tosca-        che vengono esposti per la prima volta.
                                          nini della sala ricostruita dopo i bom-       Chiudono il numero le pagine delle te-
                                          bardamenti, con un concerto del Coro e        stimonianze: per la rubrica Foyer ab-
                                          dell’Orchestra guidati dal Direttore Mu-      biamo dato voce agli spettatori più gio-
                                          sicale Riccardo Chailly, seguito imme-        vani con un’intervista alla sedicenne
                                          diatamente dall’ospitalità dei Wiener         Elena Tanzi, mentre gli scaligeri del
                                          Philharmoniker diretti da Riccardo            mese sono il primo ballerino Claudio
                                          Muti: due grandi orchestre e due Mae-         Coviello e il controfagotto Marion
SOMMARIO                                  stri che hanno dato un contributo inso-       Reinhard.
                                          stituibile all’identità e al prestigio del    In questi sei mesi il Teatro alla Scala ha
LA SCALA È PRONTA                     2   nostro Teatro. Il Magazine approfondi-        presentato quaranta spettacoli in strea-
PER UN NUOVO INIZIO
                                          sce queste serate con un’intervista di        ming o in televisione (sono 90 dal lu-
LE NOZZE D’ORO TRA MUTI E I WIENER   4    Franco Pulcini a Riccardo Chailly e           glio scorso) mantenendo attive le sue
L’ULTIMA VIENNA DEI GIGANTI          6    una di Alessandro Tommasi a Clemens           masse artistiche e vivo il rapporto con
                                          Hellsberg - già presidente e autore di un     il pubblico, ma ha anche guardato al
DANIEL HARDING, MILANESE              8   volume sulla storia dei Wiener Phil-          futuro sviluppando progetti strutturali.
FILOLOGIA DI UN’EMOZIONE             10   harmoniker - che spiega in particolare        Questo intreccio tra attività artistica in
                                          il rapporto che lega la celebre Orchestra     palcoscenico e visione a medio e lungo
QUELL’UNICO SANT’AMBROGIO BUFFO 14        al Maestro Muti. Il terzo concerto dal        termine è un tema strategico per la vita
ROLAND PETIT, IL COREOGRAFO          18   vivo riporta al Piermarini Daniel Har-        del Teatro che desideriamo condivi-
CHE AMAVA LA VELOCITÀ                     ding, che alla Scala ha affrontato un         dere e raccontare.
L’ULTIMA TORRE DELLA SCALA           22   vasto repertorio operistico e sinfonico                                  Paolo Besana
MILANO MUSICA: SCOMMESSA VINTA!      24
QUANDO LA MUSICA SI PUÒ VEDERE       26
FOYER. ELENA TANZI                   30
SCALIGERI. MARION REINHARD           31
SCALIGERI. CLAUDIO COVIELLO          32

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LA SCALA - Teatro alla Scala
La Scala è pronta
per un nuovo inizio
Riccardo Chailly riapre la sala al pubblico dirigendo Orchestra
e Coro del Teatro insieme al soprano Lise Davidsen

Maestro, finalmente un’aper-              C’è un ritorno ai concerti antolo-        nico-corale, l’asse portante del Teatro
tura…                                     gici, dopo tanti anni di programmi        alla Scala. Due brani di Verdi aprono
Malgrado la vita terribile vissuta dal    monografici?                              e chiudono il programma: “Patria op-
teatro e dai lavoratori dello spetta-     Il teatro ha l’esigenza non solo di te-   pressa” dal Macbeth e “Va’ pensiero”.
colo, voglio segnalare una nota posi-     nere sempre alto il livello interpreta-   Non sto a sottolineare il significato
tiva: chi verrà al concerto potrà go-     tivo, ma di seguire con attenzione il     della scelta, in un momento tragico
dere di un irripetibile vantaggio         rinnovarsi dei grandi talenti. In que-    come il recente passato del Paese.
acustico. Ascolterà l’orchestra siste-    sti casi, i programmi sono costruiti
mata in platea, su di un’enorme pe-       sull’interprete, che deve essere pre-     E l’orchestra?
dana costruita sopra le poltrone. La      sentato al pubblico con un repertorio     Sarà impegnata in preludi e sinfonie,
posizione esalta il suono, già strepi-    congeniale, ma anche apprezzato in        tra le più spettacolari del repertorio:
toso, della sala progettata da Pierma-    stili differenti.                         Die Meistersinger, Tannhäuser, La
rini. Il coro sarà alle mie spalle e il                                             forza del destino e altre. Abbiamo in-
pubblico prenderà posto esclusiva-        Ricordo a ottobre il concerto con         ciso in questi giorni – e, devo dire, i
mente nei palchi.                         Anna Netrebko.                            musicisti sono stati davvero magistrali
                                          Anche in questo caso, si era scelto un    – un disco con Anna Netrebko, che
La solista invitata è un’imponente        programma disegnato sulla sua per-        comprendeva anche il “Liebestod” dal
voce wagneriana di cui si inizia          sonalità, oltre che sulla sua voce ed     Tristan und Isolde. È un’orchestra for-
molto a parlare, vero?                    eccezionale bravura. Nel caso di          midabile, per la bellezza e la persona-
Lise Davidsen avrà il suo debutto         Anna Netrebko, con particolare at-        lità del suono, esaltato dalla nuova
italiano. È una delle nuove grandi        tenzione al repertorio italiano, e in     acustica, dovuta all’emergenza covid.
interpreti del repertorio lirico a        quello di Lise Davidsen a quello te-
livello internazionale. Una voce          desco; ma, per entrambe, natural-         La resa dell’acustica, con l’orche-
senz’altro importante, sulla quale        mente, non solo…                          stra in platea, era stata notata an-
è disegnata una parte sostanziale                                                   che nella Salome…
del programma, con brani di Pur-          Anche il Coro è protagonista…             I risultati sonori della forzosa modi-
cell, Wagner, Verdi, Strauss, Čaj-        Oltre all’esibizione di una grande        fica architettonica della sala hanno
kovskij.                                  voce, l’appuntamento è anche sinfo-       spinto la Decca a programmare a giu-

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LA SCALA - Teatro alla Scala
Foto Brescia-Amisano
gno l’incisione di un disco con la Fi-     Lunedì 10 maggio, ore 19
larmonica. Eseguiremo musiche di           Teatro alla Scala - aperto al pubblico nei limiti della normativa vigente
Mendelssohn, Schubert e Mozart. Il         Registrazione RAI - Streaming su Raiplay e Rai Cultura (web) -
CD potrà conservare il ricordo di un       11 maggio ore 12
suono particolare, che scomparirà nel      Trasmissione televisiva Rai 5 - 11 maggio ore 16.45
momento in cui la struttura verrà
smontata e il teatro tornerà a vivere la
sua vita di sempre. E mi auguro che        Orchestra e Coro                         Richard Wagner
questo avvenga prima possibile.            del Teatro alla Scala                    da Die Meistersinger von Nürnberg
                                                                                    Vorspiel (Preludio)
E il giorno dopo la riapertura, si         Riccardo Chailly, direttore
passa già al repertorio puramente          Lise Davidsen, soprano                   Richard Strauss
sinfonico con i Wiener Philharmo-                                                   da Ariadne auf Naxos
niker…                                                                              Es gibt ein Reich, wo alles rein ist
La Scala deve continuare a presentare                                               Giuseppe Verdi
                                           Giuseppe Verdi
i grandi interpreti e le migliori or-                                               da La forza del destino
                                           da Macbeth
chestre del mondo. L’invito a Muti e                                                Sinfonia
                                           Patria oppressa!
ai Wiener si inserisce perfettamente                                                Pace, pace mio Dio
in quest’ottica, seguita nei cinque        Henry Purcell
anni passati e parte dalla storia stessa   da Dido and Aeneas                       Richard Wagner
del Teatro. La presenza a Milano dei       When I am laid in earth                  da Tannhäuser
Wiener mi fa particolarmente piacere,                                               Ouvertüre
perché si tratta di un’orchestra stra-     Pëtr Il'ič Čajkovskij                    Dich, teure Halle
ordinaria, di un complesso mitico che      da La dama di picche
ho diretto varie volte e dirigerò an-      Preludio                                 Giuseppe Verdi
cora in futuro.                            Aria di Liza (Akh! istomilas             da Nabucco
                                           ja gorem)                                Va’, pensiero
                      Franco Pulcini

                                                                                                                           3
LA SCALA - Teatro alla Scala
Le nozze d’oro tra Muti e i Wiener
Clemens Hellsberg, a lungo Presidente della prestigiosa
Orchestra viennese, racconta del rapporto tra Riccardo Muti
e i Wiener Philharmoniker. Un rapporto che dura da cinquant’anni

Riccardo Muti e i Wiener Philhar-           Come ha iniziato?                          credo ne sia diventato sempre più con-
moniker sono i protagonisti del con-        Arrivai come aggiunto nel ’74. Sono        sapevole e infatti sta cercando di tra-
certo di martedì 11 maggio al Teatro        rimasto per 42 anni.                       mandare quest’idea, questa tradizione
alla Scala, terza e ultima tappa di un                                                 ai membri più giovani, portando l’or-
tour in Italia dal grande valore simbo-     Si ricorda la prima volta in cui si è      chestra a coltivare con sempre mag-
lico: nel 2021 si festeggiano i 50 anni     seduto in orchestra?                       giore attenzione la propria identità. Il
dalla prima collaborazione di Muti con      Ah, perfettamente! Il mio primo con-       “suono viennese” non è una cosa tanto
la Filarmonica viennese. Di questo lon-     certo è stato con Zubin Mehta e con        per dire, per riempire le interviste, è un
gevo rapporto parliamo con Clemens          Mehta ho fatto l’ultimo, nel 2016. Fin     nostro tratto distintivo e Muti sa evo-
Hellsberg, membro dei primi violini         dalle prime prove il Musikverein fu        carlo come pochi altri.
dal ’76 al 2016, per oltre 17 anni Pre-     per me come una casa, ma tutta l’or-
sidente dei Wiener Philharmoniker e         chestra ama quella sala. E anche Ric-      In 50 anni si coltiva anche un rap-
autore di uno dei più importanti studi      cardo Muti la ama.                         porto personale. Saranno state
sulla storia dell’Orchestra.                                                           molte le possibilità di andare in
                                            Parlando di Muti, com’è iniziata la        tournée con il Maestro…
                                            sua collaborazione con i Wiener?           Ah, certo! Sono stato con lui in Giap-
                                            Il suo primo concerto fu nel 1971 e fu     pone, negli USA e molte volte in tutta
                                            amore a prima vista. Io ci collaborai la   Europa, anche in Italia. Non sono mai
                                            prima volta come aggiunto, nel ‘75 al      stato alla Scala, purtroppo, ma ho suo-
                                            Festival di Salisburgo, un anno leg-       nato con lui a Napoli.
                                            gendario. Era la mia prima estate al
                                            Festival e mi trovai a lavorare con        Com’è Riccardo Muti in tournée?
                                            Karl Böhm, Herbert von Karajan,            Come può immaginare, conosce molto
                                            Leonard Bernstein e questo giovane         bene diversi musicisti in orchestra, con
    Clemens Hellsberg                       direttore italiano. Allora i giovani       alcuni dei quali si può dire che sia cre-
                                            erano Muti, Abbado, Mehta... Nel ’75       sciuto insieme. E questo si sente: la
Qual è il suo primo ricordo dei Wie-        Riccardo aveva 34 anni, io 23 e anche      sensazione è quella di viaggiare con un
ner Philharmoniker?                         se n’è passato di tempo, ricordo il Di-    amico. Penso che anche lui abbia sem-
Ero un bambino, avrò avuto otto o           vertimento in Do di Mozart nella sala      pre apprezzato molto i nostri viaggi.
nove anni. Stavo camminando per             del Mozarteum con estrema chiarezza.
Vienna una domenica mattina e dalle                                                    Perché?
macchine parcheggiate di fronte al          Come si è sviluppato poi il rapporto       Sa, come Presidente dei Wiener ho
Musikverein sentii uscire il suono del-     tra direttore e orchestra?                 conosciuto da vicino tanti grandi di-
l’orchestra: mio padre mi spiegò che        Riccardo ha percepito fin da subito        rettori negli anni. Si sottovaluta la
erano gli autisti che ascoltavano via ra-   con chiarezza quale fosse il suono dei     solitudine della professione. Quando
dio il concerto, aspettando di riportare    Wiener ed è uno dei rari musicisti che     sei una star come Riccardo Muti hai
a casa il pubblico. Chi avrebbe imma-       il suono lo portano stampato nella         ammiratori in tutto il mondo, ma le
ginato che avrei suonato lì, un giorno!     mente e nell’anima. Con gli anni           ore in albergo, i viaggi, la lontananza

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LA SCALA - Teatro alla Scala
da casa, quelli pesano sempre. Per        musicale italiano, mentre il secondo fu     che definiamo “il mondo reale”
questo la sensazione di trovarsi tra      quello con Arturo Toscanini, che di-        spesso è più teatro di ciò che avviene
amici, in un ambiente familiare, è        resse l’orchestra in alcuni momenti         sul palco, che invece è più reale del
preziosissima.                            decisivi, e il terzo incontro, infine, fu   mondo in cui viviamo. Potremmo im-
                                          quello con Riccardo.                        parare tutti tantissimo dai grandi com-
Ed è diverso quando Muti è in Italia?                                                 positori, dai grandi artisti, dai grandi
Le dirò: è diverso quando è a Napoli!     Tre incontri, ma anche tre genera-          poeti. Credo che l’Orchestra debba ri-
Lì, le assicuro, ho avuto la netta sen-   zioni, d’altronde Muti fu allievo di        conoscere questo suo compito. E i po-
sazione che per il pubblico Riccardo      Antonino Votto, a sua volta assi-           litici dovrebbero comprendere come
fosse uno di loro, un amico di fami-      stente di Toscanini. A proposito di         l’arte possa cambiare la vita di ognuno
glia. Ricordo uno scambio appassio-       generazioni, come sono cambiati i           e darle il giusto rispetto.
nato tra lui e qualcuno del pubblico      Wiener nei 42 anni del suo percorso
prima del bis del concerto a Napoli,      musicale?                                                  Alessandro Tommasi
quando tra i vari “bravo” qualcuno        Il livello dei musicisti è salito verti-
urlò qualcosa in dialetto e Muti ri-      ginosamente in tutto il mondo, oggi ci
spose a tono. Non le saprei dire cosa     sono orchestre di studenti che suo-         Martedì 11 maggio, ore 19
disse, chiaramente, ma questa vici-       nano come orchestre di professionisti.      Teatro alla Scala - aperto al pubblico
nanza era evidente.                       I Wiener sono sempre stati un’orche-        nei limiti della normativa vigente
                                          stra di altissimo livello, ma questa
Anche i Wiener hanno una storia           crescita ha investito anche noi. Si         Wiener Philharmoniker
di lungo corso con l’Italia: sono stati   sente soprattutto nei fiati e in parti-     Riccardo Muti, direttore
numerosissimi i concerti e le resi-       colar modo negli ottoni, che negli ul-
denze nel corso degli anni.               timi anni hanno raggiunto vette in-         Felix Mendelssohn-Bartholdy
Credo che i primi concerti in Italia      credibili.                                  Meeresstille und glückliche Fahrt, op.27
siano stati all’inizio degli anni ’30,
con Clemens Krauss. Ma il rapporto        Crede che la situazione in cui stiamo       Robert Schumann
con l’Italia arriva da prima: nel 1875    vivendo cambierà i Wiener Phil-             Sinfonia n. 4 in re minore, op. 120
venne a dirigere i Wiener Giuseppe        harmoniker?
Verdi, con Aida e Requiem. Potremmo       Lo spero. Spero che l’Orchestra com-        Johannes Brahms
indicare quello come il primo grande      prenda che deve assumere un ruolo di        Sinfonia n. 2 in re maggiore, op. 73
incontro dell’Orchestra con l’impero      guida nel mondo della cultura. Quello

                                                                                                                                 Foto Lelli e Masotti

                                                                                                                            5
LA SCALA - Teatro alla Scala
L’ultima Vienna dei giganti
L’intimità e la pietas in Mozart, Beethoven e Brahms
secondo Gianandrea Noseda

Sul podio delle principali orchestre         sorta di duo concertante, che affianca       raggiungere un obiettivo, tuttavia se le
mondiali la sua vitalità dirompente è        la voce di basso al contrabbasso solo.       condizioni esterne non lo consentono
diventata il tratto caratteristico di una    Richiede un notevole impegno virtuo-         il rischio è di vanificare lo sforzo.
carriera trentennale costellata di onori     sistico sia per lo strumento sia per la      Ognuno di noi è responsabile delle
e incarichi prestigiosi. Milanese di na-     voce, chiamata a passaggi di grande          proprie scelte, ma nessuno può gover-
scita ma cosmopolita d’adozione, Gia-        estensione. Una follia per l’epoca, con-     nare il proprio destino.
nandrea Noseda è attualmente in ca-          siderato che il contrabbasso era uno
rica alla National Symphony di               strumento di ripiego e che i bassi erano     Quali sentimenti ispirano Beetho-
Washington, ospite della London              meno noti di soprani e controtenori.         ven nell’Elegischer Gesang?
Symphony e prossimo a insediarsi al          “Mentre ti lascio, o figlia”, se non at-     Qui Beethoven, già esperto per suo
timone dell’Opera di Zurigo. L’8 mag-                                                     conto del dolore, pone l’accento sul
gio lo attende il gradito ritorno al Pier-                                                senso profondo della pietas, quella
marini in concerto con l’Orchestra e il        Fa parte della natura                      compassione che si fa carico della sof-
Coro del Teatro alla Scala, solista Il-
debrando D’Arcangelo.
                                              umana combattere per                        ferenza altrui in partecipazione fra-
                                                                                          terna. Questo Canto elegiaco, tutto in-
                                                 raggiungere un                           timità e raccoglimento, commemora la
Come è nato il programma che
ascolteremo?
                                               obiettivo: ognuno di                       scomparsa della giovane moglie del
                                                                                          dedicatario, suo amico e mecenate.
Innanzitutto, dalla volontà di combi-           noi è responsabile
nare le potenzialità vocali del Coro
scaligero e di un basso d’eccezione
                                               delle proprie scelte,                      Elegiaca è anche l’intonazione ge-
                                                                                          nerale del grande edificio sinfonico
come D’Arcangelo, con cui ho già col-            ma nessuno può                           della Quarta brahmsiana…
laborato. Inoltre, mi interessava re-
stare in area viennese: sebbene Mo-
                                               governare il proprio                       In Brahms è sempre difficile trovare
                                                                                          qualcosa di trionfalistico. Non posse-
zart, Beethoven e Brahms siano                        destino                             deva una natura ribelle né prometeica,
tedeschi, i brani scelti fanno parte della                                                ma un’indole fatta di malinconia e te-
tarda maturità creativa dei tre compo-       tinge proprio ai vertici del dramma-         nerezza, consenziente al destino
sitori, trascorsa nella capitale asbur-      tico, è trattata invece con toni di intimo   umano, eppure padroneggiata con vi-
gica. Mozart scrisse le sue arie da con-     dolore.                                      gore. Fra le sue sinfonie, la Quarta è la
certo nell’ultimo scorcio di vita;                                                        più ricca di contrapposizioni interiori,
Meeresstille und glückliche Fahrt e          Meeresstille und glückliche Fahrt            come un ritorno a certe sue native fan-
l’Elegischer Gesang preludono alla           oppone due distinte situazioni: il           ciullezze del cuore. Ma è anche quella
crisi di valori dell’ultimo Beethoven;       mare calmo che impedisce ai navi-            che dimostra quanto conti la tradizione
mentre la Quarta rappresenta il testa-       ganti di arrivare a destinazione e il        per spingersi avanti: la passacaglia
mento sinfonico di Brahms.                   sopraggiungere del vento che fa ri-          barocca finale, che si dilata su un tema
                                             prendere loro il viaggio. Una meta-          bachiano in una serie incredibile di
Quali difficoltà esecutive racchiu-          fora del tempo sospeso che stiamo            variazioni, è il volano per vertiginose
dono le due arie mozartiane?                 vivendo?                                     acquisizioni future.
Entrambe sono pezzi d’occasione ra-          Questa può essere una chiave di let-
ramente eseguiti, ammesso che in Mo-         tura, ma preferisco considerarla una         La sua ultima volta al Piermarini ri-
zart qualcosa di minore possa repe-          metafora della vita stessa. Fa parte         sale al gennaio 2020 con la Filar-
rirsi. “Per questa bella mano” è una         della natura umana combattere per            monica della Scala. Poi a marzo lo

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LA SCALA - Teatro alla Scala
Foto Brescia-Amisano
scoppio della pandemia. Qual è il          inglesi hanno reagito meglio di noi            di lui. Un’eredità da non disperdere,
suo personale bilancio di questo dif-      europei, grazie a una campagna vac-            anzi, da rilanciare in vista delle sfide di
ficile anno?                               cinale massiccia e a una capacità or-          domani.
È curioso come questo periodo sto-         ganizzativa invidiabile. Quando lo                                 Valentina Crosetto
rico sia incorniciato da due mie pre-      scorso marzo sono tornato a Washing-
senze alla Scala. Se prima della pan-      ton, la National Symphony ripartiva a
demia la mia vita era scandita dai         un anno esatto dalla sospensione delle
continui impegni, l’isolamento forzato                                                    Sabato 8 maggio, ore 20
                                           attività, ma il lavoro in piccoli gruppi
mi ha spinto a recuperare una ferrea                                                      in streaming sul sito e sui canali
                                           li ha mantenuti in forma. La London
disciplina, a dire qualche no in più per                                                  Facebook e YouTube
                                           Symphony si è invece fermata solo
dedicare tempo allo studio. Partiture                                                     del Teatro alla Scala
                                           durante il lockdown invernale, of-
quali il Mandarino meraviglioso o la       frendo una programmazione in strea-            Coro e Orchestra del Teatro alla Scala
Sesta di Bruckner mi aspettavano or-       ming che ha saputo arginare i danni.           Gianandrea Noseda, direttore
mai da vent’anni. Ne ho approfittato                                                      Ildebrando D’Arcangelo, basso
anche per rileggere quei classici che      A ottobre succederà a un’altra illu-           Giuseppe Ettorre, contrabbasso
testimoniano come la storia dell’uomo      stre bacchetta italiana, Fabio Luisi,
sia costellata di avversità: Manzoni ha    come Direttore musicale dell’Opera             Wolfgang Amadeus Mozart
scritto pagine memorabili sulla peste      di Zurigo. Cosa si aspetta da questo           Per questa bella mano K 612
nei Promessi sposi, così come Dosto-       nuovo incarico?                                Mentre ti lascio, o figlia K 513
evskij sull’epilessia non risolta nel-     Sarà per me un ritorno alle origini:
l’Idiota.                                  l’Opera di Zurigo è un teatro di reper-        Ludwig van Beethoven
                                           torio come lo è il Mariinskij, dove co-        Meeresstille und glückliche Fahrt, op. 112
Da gennaio la sua agenda è tornata a       minciai la mia carriera da Direttore           cantata per coro e orchestra
infittirsi: Amsterdam, Roma, Parigi,       ospite principale. A differenza delle          Elegischer Gesang, op. 118
Zurigo fino ai recenti concerti con le     stagioni dei teatri italiani, l’attività per   per coro e archi
sue orchestre di Washington e Londra.      repertorio prevede ritmi più frenetici,
Che aria si respira negli Stati Uniti e    meno prove e più serate. Inoltre, la           Johannes Brahms
nel Regno Unito dopo il lockdown?          Philharmonia ha ricevuto un forte im-          Sinfonia n. 4 in mi minore, op. 98
Dopo i primi passi falsi, americani e      printing da parte di Luisi e Gatti prima

                                                                                                                                   7
LA SCALA - Teatro alla Scala
Daniel Harding, milanese
Il direttore inglese ha debuttato a Milano nel 1998 e da allora
ha sempre avuto un rapporto speciale con la città. E con la Scala

T  ra i tanti artisti che hanno frequen-     t’anni. Uno che non si rifarebbe a           stiche e qualche volta si fa vedere in
tato la nostra città, ci hanno lavorato,     trenta ma intanto lascia il segno. Il 7      discoteca come qualunque coetaneo.
l’hanno lasciata e ci sono tornati, il di-   dicembre 2005 sulle sue spalle grava         Nel 2006 debutta sul podio della Fi-
rettore di Oxford spicca per conso-          l’apertura di una nuova fase storica         larmonica, ancora con Mozart, mentre
nanza con lo spirito della città, le sue     del Teatro: in Idomeneo, regia di Luc        con Bondy torna nel 2007 per Salome
correnti culturali, la sua vita sociale.     Bondy, il direttore è già cambiato, i        di Richard Strauss con Nadja Michael
Ci è arrivato ragazzo: ha ventiquattro       tempi snelli si sono fatti più fluidi, nei   protagonista. La ricerca sul reperto-
anni quando Claudio Abbado gli cede          colori si sente l’aprirsi di un dialogo      rio, la scelta spiazzante e inattesa sa-
la bacchetta nell’attesissima produ-         con i solisti dell’orchestra, una tradi-     ranno costanti nella sua presenza sca-
zione del Don Giovanni di Mozart             zione di canto. Harding si fa cono-          ligera per gli anni successivi. Nel
che dopo il debutto al Festival di Aix-      scere, stringe amicizie, si fa fotogra-      maggio 2008 riporta alla Scala Il pri-
en-Provence arriva al Piccolo Teatro.        fare in maglietta, diventa il primo          gioniero di Dallapiccola, che si ricor-
L’orchestra è la Mahler Chamber Or-          volto di un tentativo di rinnovamento        dava diretto da Nino Sanzogno nel
chestra, i cantanti sono giovani che         del teatro e del mondo dell’opera pron-      1962, insieme al Castello del duca
faranno tutti carriera, lo spettacolo di     tamente banalizzato con l’etichetta dei      Barbablù di Bartók, in un nuovo spet-
Peter Brook è – nelle parole di Paolo        “baby direttori”. Negli anni seguenti        tacolo di Peter Stein, e a dicembre
Gallarati – “una tappa fondamentale          alla Scala arriverà anche Gustavo Du-        dello stesso anno accetta di parteci-
della ricezione mozartiana del Nove-         damel e qualcuno griderà entusiasta          pare al progetto con cui Stéphane Liss-
cento”. Harding stupisce e divide:           “attenti a quei due!”. Volti nuovi sul       ner porta alcuni grandi direttori nella
evita giustamente la classicità (alla        podio ma soprattutto un nuovo stile e        buca del balletto. Nella “Serata Bé-
Scala splendeva la lettura solenne e te-     un altro modo di comunicare: sempre          jart” dirige L’oiseau de feu e Le sacre
nera, cupa e abbagliante di Muti e           preparatissimo e in verità per nulla         du printemps di Stravinskij e i Lieder
Strehler), sposa la lettura kierkegaar-      ammiccante o disponibile a compro-           eines fahrenden Gesellen di Mahler.
diana di Brook, precipita tempi frene-       messi se parla di musica, Harding con-       Ormai popolare presso il pubblico, che
tici e fa il Don Giovanni dei suoi ven-      divide volentieri le sue passioni calci-     lo ha ascoltato anche alla testa della

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Foto Brescia-Amisano
London Symphony e della Mahler             zioni del bicentenario verdiano. Un        rini ha il sapore di un rapporto che si
Chamber, e vicino all’Orchestra scali-     successo decisivo nel repertorio di        riallaccia anche per il programma:
gera che ha diretto in opera, balletto e   casa per una lettura mobile, elegantis-    quella Sinfonia “Dal nuovo mondo” di
concerto, Harding accetta la sfida del     sima e malinconica replicata pochi         Dvořák tante volte eseguita in tournée,
grande repertorio italiano alla Scala      mesi dopo in tournée in Giappone. Lo       incluso il Festival Dvořák al Rudolfi-
cominciando dai titoli più inattesi e      stesso anno, che segna anche una fu-       num di Praga.
apparentemente più lontani dalla sua       gace apparizione al Festival di San-                                Paolo Besana
sensibilità: Pagliacci e Cavalleria ru-    remo, si chiude con l’esecuzione del-
sticana. In perfetta comunità d’intenti    l’Elias di Mendelssohn per il Concerto
con il bellissimo spettacolo di Mario      di Natale. Negli anni seguenti l’atti-     Lunedì 17 maggio, ore 19
Martone, il direttore cancella ogni en-    vità scaligera di Harding si concentra     Teatro alla Scala – aperto al pubblico
fasi riportando l’azione a una asciut-     sul rapporto con la Filarmonica, con la    nei limiti della normativa vigente e
tezza tragica, mentre il discorso musi-    quale realizza 56 concerti tra il Pier-    live streaming (canali social e sito
cale si apre agli echi del Novecento       marini e le frequenti tournée. Il 2018 è   web del Teatro alla Scala)
europeo. Nel complesso uno spetta-         l’anno dell’omaggio a Claudio Ab-
colo esemplare della capacità della        bado con la nuova produzione del raro      Filarmonica della Scala
Scala di rinnovare la sua tradizione e     Fierrabras di Schubert nello spetta-       Daniel Harding, direttore
ricollocarla credibilmente nella con-      colo medievaleggiante di Peter Stein,      Carl Maria von Weber
temporaneità senza stravolgimenti o        opera amatissima dal Maestro che           da Der Freischütz
forzature. Un eguale livello di con-       l’aveva riportata alle scene, come ri-     Ouverture
sentaneità con il palcoscenico si rea-     cordato anche nel corso di un impor-
lizza nel gennaio 2013 con Falstaff di     tante convegno a margine delle rap-        Antonín Dvořák
Verdi nello spettacolo di Robert Car-      presentazioni. Il ritorno di Daniel        Sinfonia n. 9 in mi min.
sen, coprodotto dalla Scala con il Co-     Harding in uno dei concerti di riaper-     “Dal nuovo mondo”
vent Garden in apertura delle celebra-     tura al pubblico della sala del Pierma-

                                                                                                                            9
Filologia di
         un’emozione

        Con la ripresa dell’Italiana in Algeri,
        Ottavio Dantone giunge al suo terzo titolo
        rossiniano alla Scala.
        Sempre nel segno di Abbado

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Foto Amisano
L’italiana in Algeri di Rossini,        psicologia della scrittura: certe        da questo modo di leggere la mu-
con il suo carico di risate e di bel-   volte, certi segni, per come sono        sica credo che si ottenga un’onestà
canto, approda di nuovo alla Scala      scritti, mi hanno aiutato a risolvere    intellettuale che è l’unica cosa a
nell’intramontabile allestimento di     un dubbio. La musica spesso non          cui si può aspirare. Perché in fondo
Jean-Pierre Ponnelle. A dirigerla       ha tutti i segni necessari all’esecu-    l’autenticità non è usare lo stru-
sarà il Maestro Ottavio Dantone.        zione: molto bisogna anche riuscire      mento antico o suonare nello stesso
                                        a immetterlo, vederlo, immagi-           luogo della prima esecuzione, ma è
Maestro, qual è il suo rapporto         narlo. L’autore non è in grado, in       riuscire a dare voce al pensiero e al
con Rossini?                            nessun’epoca, di scrivere tutto: c’è     desiderio dell’autore.
Non mi reputo un rossiniano, ma         sempre una componente ascrivibile
Rossini è entrato a far parte della     all’interprete. Molto spesso rifletto    Con quale opera si è avvicinato a
mia vita, del mio repertorio: gra-      su qual è l’apporto che un inter-        Rossini?
dualmente ho eseguito la maggior        prete può dare, pur mantenendo il        La prima opera di Rossini che ho
parte delle sue opere serie e buffe,    rispetto per la scrittura, per l’este-   studiato è stata proprio L’italiana
così come la Petite messe solen-        tica e per il compositore. Io non ci     in Algeri: l’ho debuttata nel 2008
nelle. Di questo autore ho scoperto     metto mai nulla che sia veramente        alla Staatsoper di Berlino e poi l’ho
moltissimi aspetti da un punto di       di mio gusto, cerco sempre di in-        diretta in tanti altri posti. Adesso è
vista intimo. Per me l’intimità è       terpretare al meglio, secondo            da un po’ di anni che non la dirigo.
prendere la partitura, leggerla e       quello che io credo che sarebbero        Devo dire che in particolare i due fi-
guardarci dentro. In generale, mi       stati i desideri del compositore. È      nali non sono per niente facili. Il
piace andare a vedere anche parti-      sempre un tentativo di dare giusti-      problema non sono i cambi di tempo
colari infinitesimali e guardare i      zia al suo pensiero. Non si può ot-      o la velocità, ma trovare una certa
manoscritti. Penso che ci sia una       tenere la perfezione, ma partendo        frizzantezza, una certa vivacità.

                                                                                                                    11
Ha pensato che alla Scala ha di-          tate di Marcello. Questo autore ci ha       di lavori pieni di auto imprestiti,
retto soprattutto opere di Rossini        lasciato centinaia di cantate: molte        queste opere hanno sempre un im-
in allestimenti che hanno debut-          di esse sono ideate per la voce fem-        pianto molto teatrale e interessante.
tato con la direzione di Abbado?          minile, non per quella di castrato, e
Sì. Il viaggio a Reims di Ronconi,        pensavo di inciderle con mia mo-            Come Vivaldi, neanche Rossini
La Cenerentola di Ponnelle, adesso        glie, Delphine Galou, che è un con-         esitava a ricorrere all’auto im-
L’italiana… Sono allestimenti che         tralto. Nello specifico, si vuole re-       prestito.
ebbero un enorme successo e poi           gistrare una cantata che è molto            Certamente. Più il tempo era stretto
c’era Abbado, che sappiamo bene           particolare, La Cassandra.                  più si ricorreva all’auto imprestito o
chi è. Quindi è una bella sfida!                                                      all’aiuto di qualcuno, soprattutto per
                                          Dalla Biblioteca Marciana an-               i recitativi. Per esempio, Rossini
Lei collaborò con il Maestro Ab-          diamo a quella Universitaria di             scrisse L’italiana in Algeri di fretta,
bado diverse volte, ad esempio per        Torino, dove si custodiscono pre-           in un mese, perché doveva sostituire
l’incisione dei Concerti Brande-          ziosi manoscritti vivaldiani. La            un’opera di Carlo Coccia che non si
burghesi di Bach. Cosa ricorda di         casa discografica Naïve, da diversi         fece. In questi casi era una pratica
quell’esperienza?                                                                     abituale servirsi di un collaboratore
Ad Abbado piaceva molto stare con                                                     che si occupasse dei recitativi.
i giovani. Chiamava specialisti o co-         Perché in fondo
munque prime parti di altissimo li-          l’autenticità non è                      Come si devono trattare queste
vello accanto ai suoi amati giovani                                                   pagine?
della Mozart e riusciva a coinvol-          usare lo strumento                        A prescindere da chi li abbia scritti,
gere, a creare quest’atmosfera un          antico o suonare nello                     nei recitativi è molto importante la
po’ di studio. Lui chiaramente era il                                                 recitazione: io insisto molto su que-
direttore, una specie di padre per           stesso luogo della                       sto punto, non solo in Rossini, ma
tutti noi, però era molto curioso. Nel       prima esecuzione,                        anche in Vivaldi, perché se ne par-
caso dei Brandeburghesi, ricordo                                                      lava già nei trattati dell’epoca. A noi
che lui veniva ogni tanto da me: sic-       ma è riuscire a dare                      sono rimasti aneddoti sul fatto che il
come negli ultimi anni si era inte-           voce al pensiero                        pubblico parlasse durante i recita-
ressato molto alla prassi esecutiva,                                                  tivi, ed è vero. Ma probabilmente
mi chiedeva un confronto. Non im-               e al desiderio                        questo non accadeva alla prima,
poneva le scelte, ma cercava di con-             dell’autore                          dove innanzitutto si ascoltava per
dividerle. Questa sua curiosità su                                                    capire. Poi, naturalmente, chi andava
un repertorio che conosceva meno,         anni, sta contribuendo a ripor-             a teatro dieci volte di fila voleva sen-
insieme alla sua volontà d’imparare,      tarli alla luce: continua la sua            tire solo la performance del castrato
sono un po’ il metro della sua gran-      partecipazione al progetto?                 o della prima donna, che magari ogni
dezza.                                    Assolutamente sì. Questo è senz’al-         sera faceva qualche cosa di partico-
                                          tro uno dei progetti più imponenti e        lare. Però credo che le prime esecu-
Lei nasce come interprete di mu-          importanti della nostra epoca per           zioni fossero ascoltate attentamente,
sica barocca e continua a ripor-          quanto riguarda la musica antica e          perché per entrare in una certa emo-
tare alla luce tesori dimenticati         per quanto riguarda Vivaldi, un au-         zione non è sufficiente sentire una
del primo Settecento, come i ma-          tore conosciutissimo e allo stesso          bella musica, bisogna essere inseriti
noscritti di Benedetto Marcello           tempo sconosciuto; di lui tutti hanno       in un contesto. Nel caso specifico
della Biblioteca Marciana di Ve-          ascoltato le Quattro stagioni o il          delle opere buffe molto è lasciato al-
nezia. Ha già inciso parte di quel        Magnificat, ma la maggior parte             l’improvvisazione. In questi casi se-
materiale in un disco uscito a            della sua produzione resta scono-           condo me non è escluso che si pos-
marzo del 2020: questo lavoro an-         sciuta anche agli addetti ai lavori.        sano cambiare note, ritmi in
drà avanti?                               Anche per me le opere di Vivaldi            funzione del ritmo teatrale, dello
In questo periodo il progetto si è        sono state una scoperta. La pros-           sketch anche comico.
fermato, ma dobbiamo soltanto fis-        sima opera che faremo è Arsilda,
sare le date per i successivi due di-     regina di Ponto: un lavoro che serve        A proposito di cambiamenti: se
schi. Uno includerà il completa-          a rivalutare Vivaldi anche in campo         durante le prove dell’Italiana un
mento delle sonate e alcuni pezzi         operistico. Perché, effettivamente,         cantante le proponesse di cam-
sparsi; l’altro sarà dedicato alle can-   che si tratti di pasticcio, che si tratti   biare un’aria, come accadeva ai

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tempi di Rossini, lei cosa rispon-       per quanto riguarda questo reperto-      reciproca, l’orchestra è disposta a
derebbe?                                 rio dell’Ottocento, è ancora un ter-     cambiare. La chiave per suonare
Oggi viene considerato un mezzo          reno che in qualche modo risente         bene è la compattezza, pensare tutti
scandalo dai cosiddetti puristi o log-   fortissimamente di un’idea inter-        allo stesso modo, avere la stessa in-
gionisti. In realtà loro dovrebbero      pretativa che è più figlia del Nove-     tenzione nel dare il senso alla mu-
sapere che questo tipo di operazione     cento. Ci sono dei cliché estetici che   sica. E questo in Scala è successo.
era normalissima. Per prima cosa         fanno eseguire questa musica con         Ricordo quando diressi il famoso
bisogna avere rispetto per la volontà    un approccio mentale, e quindi tec-      Rinaldo di Pizzi nel 2005, che fu
dell’autore, poi ci sono delle situa-    nico, che ne deforma in qualche          un grandissimo successo. In quel-
zioni contingenti, pratiche, dram-       modo il senso. Tornando a Rossini,       l’occasione l’orchestra fece gruppo:
maturgiche che portano a prendere        io cerco di far risaltare determinati    vidi ad esempio i violoncellisti mo-
decisioni per adattare. Adattare una     significati, che possono essere an-      derni togliere il puntale e suonare
parte perché un cantante non ha una      che semplicemente agogici, ritmici;      alla barocca, o prendere l’arco ba-
determinata nota è filologico; è inu-    elementi che a volte si lasciano un      rocco… Ci fu uno spirito di corpo
tile violentare le caratteristiche di    po’ passare. Faccio un esempio.          notevole e si dimostrò (non perché
un cantante. In certi casi fa parte      Rossini usa molto spesso le viole        dirigessi io!) che le grandi orche-
della stessa costruzione dello spet-     come un tappeto armonico e nella         stre moderne possono affrontare la
tacolo fare degli adattamenti se è       loro parte inserisce delle raffina-      musica in modo diverso a seconda
necessario, non solo per la resa del     tezze particolari; vi si trovano tante   del direttore, e soprattutto a seconda
cantante, ma anche per la resa glo-      articolazioni molto precise (in re-      dell’epoca del pezzo che viene ese-
bale dello spettacolo, per conser-       altà non soltanto nelle viole, ma an-    guito. Tra l’altro, adesso alla Scala
varne l’emotività. Questo tipo di        che negli altri strumenti) che nel-      c’è una sezione di musica con stru-
operazioni per me sono filologiche.      l’esecuzione moderna vengono un          menti antichi. I professori dell’or-
                                         po’ annacquate, non vengono suo-         chestra, giovani e anziani, si sono
Dunque, il suo obiettivo è pro-          nate con quella naturalezza, sponta-     resi conto che questo degli stru-
porre delle esecuzioni filologiche       neità, e quindi anche con quel co-       menti antichi o della filologia non è
senza rendere le opere intoccabili       raggio che sarebbe necessario. Se        una moda, ma è una ricerca seria,
oggetti da museo.                        c’è un segno di staccato o un’arti-      scientifica che serve a recuperare
Esattamente questo! Per me la filo-      colazione molto chiara, oggi si          soprattutto le emozioni.
logia vera tratta del linguaggio della   tende a sfumarle perché nella scuola
musica e non di replicare pedisse-       moderna tutte queste articolazioni                              Liana Püschel
quamente a tutti i costi un’ideale di    molto chiare, molto legate alla pa-
autenticità, operazione che è co-        rola, vengono superate. Invece io
munque una scommessa persa in            cerco, lavorando il più possibile con    Martedì 25 maggio, ore 20
partenza, perché ci sono tante cose      l’orchestra e con i cantanti, di far     in streaming sul sito e sui canali
che non potremo mai sapere. Quello       notare dei particolari che sono im-      Facebook e YouTube
che noi possiamo invece sapere           portanti, perché rappresentano un        del Teatro alla Scala
sono determinate informazioni che        modo esecutivo che faceva parte
riguardano la prassi esecutiva, ma       dell’epoca, e che mette in luce degli    Gioachino Rossini
anche la retorica musicale, e quindi     aspetti che altrimenti oggi passe-       L’italiana in Algeri
il rapporto fra musica e parola, l’uso   rebbero inosservati.
delle figure, dei codici, della teoria                                            Ottavio Dantone, direttore
degli affetti…                           Lei ha già lavorato con l’Orche-         Jean-Pierre Ponnelle, regia,
                                         stra della Scala: come è riuscito a      scene e costumi
Quando si trova ad affrontare un         coinvolgerla nella rilettura della       Grischa Asagaroff, ripresa della regia
lavoro come L’italiana di Rossini,       partitura?                               con Carlo Lepore
s’ispira alle interpretazioni di altri   Cambiare le proprie convinzioni e        Enkeleda Kamani
direttori o tratta la partitura come     abitudini non è facile, ma con l’Or-     Francesca Di Sauro
se fosse un pezzo di musica rara?        chestra della Scala c’è un bel rap-      Alessandro Luongo
Chiaramente ho rispetto per tutte le     porto, c’è una complicità, anche         Maxim Mironov
interpretazioni, ma il mio metodo        perché conosco molti musicisti da        Cecilia Molinari
di lavoro esclude lo studio tramite      quando ero in Conservatorio.             Marco Filippo Romano
l’ascolto. Anche perché, soprattutto     Quando c’è questa fiducia e stima

                                                                                                                       13
Quell’unico
Sant’Ambrogio buffo

     Franco Pulcini ricorda
     la messinscena di Jean-Pierre Ponnelle
     dell’Italiana in Algeri di Rossini
     del 1973

14
15
     Foto Erio Piccagliani
C   i sono spettacoli talmente longevi       scherzava su un aneddoto divertente         toglie che per ora si sia evitato di so-
che danno l’impressione di essere im-        che in parte lo riguardava. In origine      stituirlo con uno nuovo, segno che la
mortali. È il caso dell’Italiana in Algeri   Mustafà, all’inizio del secondo atto,       sua fragranza continua ad attrarre.
di Rossini con regia, scene e costumi di     doveva tirare un mazzolino di fiori fino    Il titolo rischia tra l’altro di incorrere in
Jean-Pierre Ponnelle, che torna in que-      all’altezza della finestra che poi Donna    qualche preoccupante rivisitazione mo-
sti giorni alla Scala e sarà visibile in     Isabella gli chiudeva sgarbatamente in      dernizzata da “teatro di regia” e in-
streaming il 25 maggio, a quasi mezzo        faccia. Senonché, durante le prove,         ciampare in un “razzismo camuffato
secolo dal debutto. La produzione ha         Montarsolo dimostrava scarsa mira,          dietro al divertimento esotico”, come
una sua rilevanza storica: l’essere stata    centrava la finestra di rado e con esiti    scriveva sensatamente Ponnelle. Pro-
nel 1973, con direttore Claudio Ab-          di comicità involontaria sconsigliabili     prio per evitare una “posizione critica
bado, l’unico titolo comico mandato in       a una prima della Scala. Esiti che fa-      di denuncia del contesto sociale”, spie-
scena a una Prima del 7 dicembre, data       cevano innervosire Ponnelle, già in sé      gava il regista, era opportuno sottoli-
riservata a melodrammi tragici e pos-        alquanto irascibile. Abbado gli pro-        neare “una distanza ironica” rispetto al
sibilmente grandiosi. Oppure a Mo-                                                       soggetto, attraverso una realizzazione
zart, che ha scritto opere al di là di           Secondo Ponnelle                        scenica “conforme allo sviluppo musi-
ogni classificazione.                                                                    cale”. Scherzarci molto sopra, sem-
A Milano L’italiana di Ponnelle è stata         il teatro di Rossini è                   brerebbe insomma di capire, nessuna
vista in altre stagioni (1975, 1983,            anti-psicologico, col                    denuncia femminista, andando dietro al
2003, 2011), ma lo spettacolo ha girato
il mondo ed è consegnato a un celebre
                                              risultato di una musica                    ritmo e alle intenzioni della musica,
                                                                                         assecondando marcette comiche, can-
video del 1986, con protagonista Ma-                più libera e con                     zonature della strumentazione, colpi
rilyn Horne, direzione vorticosa e spu-        maggiore possibilità                      di scena ridanciani.
meggiante di James Levine, e un Me-                                                      È in effetti di irresistibile umorismo
tropolitan in delirio per l’arguzia
                                               di astrazione rispetto                    l’ingresso di Mustafà, tra atti di spro-
dell’allestimento, il belcanto della su-                 al testo                        positata prostrazione femminile e col-
perdiva, ma anche per le irresistibili                                                   lettiva sottomissione alla sua autorità.
gag di Paolo Montarsolo, dotatissimo         pose allora di far legare il mazzolino      Come lo sono, più avanti, i sederi sol-
erede dell’italiana commedia dell’arte       incriminato con un filo da pesca pres-      levati del gineceo accucciato, agitati e
sul terreno dell’opera buffa, e già Mu-      soché invisibile e, con un minimo di        allineati in posizione per le minacce dei
stafà fin dal 1973.                          tempismo, un aiuto della regia              guardiani eunuchi, armati di simbolici
Mi capitò di assistere a quello spetta-      l’avrebbe potuto tirare al volo dentro la   flagelli. L’iperbole caricaturale dello
colo, anche musicalmente straordinario;      finestra con una destrezza tale da in-      spettacolo continua coi comportamenti
non a una recita con la maestra di gor-      gannare il pubblico sul trucco. La pro-     di Elvira, la moglie devota, piagnuco-
gheggi e di stile Teresa Berganza, ma        posta fece irritare ancor più Ponnelle e    losa e innamorata, malgrado il tratta-
all’ultima, con l’altrettanto grande Lu-     il lancio del mazzolino, se ben ricordo,    mento maschilista del prepotente con-
cia Valentini Terrani, mezzosoprano di       venne sospeso.                              sorte, stufo dei suoi servigi e dei suoi
forza e tecnica sbalorditive, che ascol-     Il lavoro del regista francese, scom-       vezzi adoranti, come infilargli le pan-
tai anche in Cenerentola, altro allesti-     parso nel 1988, continua comunque a         tofole strisciando ai suoi piedi. Punta
mento di Ponnelle, nella stessa stagione     sopravvivere al suo tormentato crea-        dell’harem, tremebondo e spettego-
1973-74. Abbado era oltre ogni imma-         tore, spesso attraverso Grischa Asaga-      lante, sono la moglie e la serva Zulma,
ginazione per la perfezione a orologe-       roff, che collaborò alla ripresa del-       sempre vergognose o in fuga spaven-
ria con cui aveva inventato un nuovo         l’Italiana al Met (senza mazzolino          tate. Salvo quando si affrettano nei pre-
Rossini al quale aderivano al millime-       volante) e la riprende in questi giorni     parativi non appena vien loro fatto
tro i meccanismi dello spettacolo.           qui in Teatro (vedremo se con lancio o      cenno che, in barba all’abitudinaria se-
Molti anni dopo, proprio Abbado mi           meno). Si dice che, senza la presenza       gregazione, una volta spedite in Italia
raccontò che la nascita di quella curiosa    del regista originario, gli allestimenti    potranno avere amanti in quantità…
prima - un “Sant’Ambrogio buffo” -           perdano il loro autentico profumo; sarà     Ponnelle spiegava che il teatro di Ros-
non era stata un’allegra passeggiata e       anche un sospetto fondato, ma ciò non       sini, a differenza di quello di Mozart, è

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Teresa Berganza
Foto Erio Piccagliani

                                                                                                                    lità. La scespiriana “domatura” non-
                                                                                                                    riuscita dell’astuta bisbetica italiana si
                                                                                                                    consuma addirittura nell’intervallo:
                                                                                                                    Mustafà si prende un pugno in faccia
                                                                                                                    alla fine del primo atto e già sfoglia una
                                                                                                                    margherita all’inizio del secondo.
                                                                                                                    Direi che lo spettacolo tende a ridico-
                                                                                                                    lizzare più il maschio in genere che il
                                                                                                                    musulmano in particolare. Lo “zio”
                                                                                                                    Taddeo, terzo spasimante dell’ardita
                                                                                                                    civetta, a rischio di impalamento per
                                                                                                                    tutta l’opera, con la sua nomina a Kaj-
                                                                                                                    makan viene circondato da un esercito
                                                                                                                    di eunuchi armati di lame affilate, in-
                                                                                                                    tenzionati a renderlo chirurgicamente
                                                                                                                    simile a loro. Appare tra l’altro all’ini-
                                                                                                                    zio con una rete acchiappa farfalle,
                                                                                                                    come il diavolo nella Histoire du soldat
                                                                                                                    di Stravinskij. Una citazione colta?
                                                                                                                    Isabella si passa il fondotinta e la cipria
                                                                                                                    prima di incontrare Mustafà fresco di
                                                                                                                    bagno. L’eleganza dei suoi quattro co-
                        anti-psicologico, col risultato di una        (din-din, bum-bum, ta-ta,..), o al bal-       stumi, cui si aggiunge l’ombrellino ro-
                        musica più libera e con “maggiore pos-        letto sui “pappataci”, il cui corrispet-      teante a tempo di musica, ha una pre-
                        sibilità di astrazione rispetto al testo”.    tivo si potrebbe ritrovare nel “Vivat         cisa scansione: lo scozzese da viaggio,
                        E quando parla di una “volontà di             Bacchus! Bacchus lebe!” del Ratto             il nero classico per incutere rispetto, il
                        esemplificazione propria dell’opera           dal serraglio per la regia di Giorgio         rosso con tanto di velo per essere se-
                        buffa” penso intenda che i personaggi         Strehler (che viene prima). Forse la          ducente, il blu divisa militare per fare
                        delle opere comiche di Rossini sono           scelta, pure strehleriana, di eseguire i      coppia col suo spasimante, il giovane e
                        caricature prevedibili, semplificazioni       concertati in penombra rappresenta il         anodino Lindoro.
                        disinteressate all’interiorità dei prota-     buio nelle menti confuse dalla situa-         Alla fine anche Mustafà, promosso a
                        gonisti. Allo spettatore odierno, Isa-        zione. Ma vi si trovano soprattutto           “pappataci-mangia-e-taci”, indossa una
                        bella, Mustafà, Taddeo e compagni             particolari che ribadiscono la ‘fin-          parruccona rossa e vestiti europei.
                        possono parere dei cartoni animati, al-       zione scenica’, ad esempio il coro che        Nella doppia parodia dell’incontro fra
                        meno rispetto ai dubbi e alle mutevo-         applaude Isabella dopo la prima aria o        popoli differenti, per quanto ci riguarda
                        lezze d’animo di un Figaro, di un Che-        lei stessa che commenta a gesti gli           non potevano mancare gli spaghetti,
                        rubino o di una Susanna.                      acuti di Elvira alla fine del primo atto.     che gli stranieri, avendo poca dimesti-
                        In quanto regista, scenografo e costu-        Badate: tutto è gioco, nulla di reale!        chezza con l’uso della forchetta, non
                        mista (aggiungerei coreografo, per le         È in effetti vero che le scene siano es-      sanno degnamente sollevare dal piatto.
                        movenze ideate che hanno spesso qual-         senziali, limitandosi a finestre tradi-       Raccontato così, il mitico spettacolo
                        cosa della danza), Ponnelle afferma:          zionali arabe e portali dell’architettura     pare una farsa, ma da decenni tutti lo
                        “la voluta semplicità dei mezzi sceno-        islamica, ma la scelta dei costumi è          adorano poiché poche volte è dato as-
                        grafici rafforza la concentrazione sul        accuratissima e ricca di significati. La      sistere a una farsa che volga al sublime
                        solo elemento che crea unità nell’opera       sottolineatura della maschile imbecil-        con un’inventiva comica che si è sem-
                        rossiniana: la musica”. Una regia co-         lità, non appena appaiono belle donne         pre e vittoriosamente attenuta al genio
                        struita sulla musica non si limita certo      all’orizzonte, sta tutta nei colossali tur-   fresco ed esuberante del Rossini di
                        ai tic o alle teste che girano a scatto sul   banti, piumati e ingioiellati, simbolo        ventun’anni.
                        ritmo del concertato onomatopeico             di ostentata e pertanto apparente viri-                                Franco Pulcini

                                                                                                                                                            17
Roland Petit,
il coreografo
   che amava la velocità

       A dieci anni dalla scomparsa
       del grande coreografo francese,
       Marinella Guatterini ripercorre
       il suo rapporto con la Scala

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Foto Lelli e Masotti
 Roland Petit durante le prove
 di Chéri con Carla Fracci
 e Massimo Murru, 1996

A   vrei proprio voluto esserci anch’io   tica non avevo mai visto un coreo-         Cau (L’Eloge de la folie, 1967); da
la sera del 10 marzo 1955, quando         grafo uscire dalle quinte, al termine di   Majakovskij a Emily Brontë; e an-
Roland Petit – di cui si celebrano i      uno spettacolo più che trionfale – era     cora da Alphonse Daudet (L’Arlé-
dieci anni dalla scomparsa nella “Se-     Debussy-la musique et la danse – non       sienne, 1974, giunto a Milano solo
rata Grandi Coreografi” – debuttò al      tanto per farsi vedere ma per aprire       nel 2008) a Marcel Proust (Proust,
Teatro alla Scala e per la prima volta    con le sue stesse mani il pesante si-      ou Les intermittences du cœur, 1974,
in Italia, con Le Jeune Homme et la       pario di velluto non una ma due, tre,      due atti, tredici quadri, sette compo-
Mort, forse il suo evergreen esisten-     quattro volte, in modo che gli ap-         sitori e uno sfoggio di interpreti sca-
zialista più famoso e replicato. In       plausi fluissero come un’onda senza        ligeri nel 1985); da Puškin a Heinrich
scena Jean Babilée e Nathalie Phi-        ostacoli verso il meraviglioso Ballet      Mann (L’Ange bleu o L’angelo az-
lippart: due campioni dei Ballets des     National de Marseille, da lui fondato      zurro 1988, nato alla Scala e dedicato
Champs-Elysées, la prima compagnia        nel 1972. Quel gesto delicato ed ele-      a Marlene Dietrich) da Giuseppe To-
di Roland finanziata coi soldi di fa-     gante mi fece pensare al suo rapporto      masi di Lampedusa (Le Guépard/Il
miglia. Babilée, in particolare, ov-      lavorativo ma anche amicale con Jean       Gattopardo1994, due anni dopo da
vero Jean-René-Albert-William Gut-        Babilée che avrebbe continuato a           noi con il Ballet National de Mar-
mann, ebreo scampato da Auschwitz,        danzare il suo ballet-fétiche per oltre    seille) a Colette (Chéri, nuova crea-
pare mostrasse, oltre alla già appurata   200 recite e sino al 1983. Cosa mai        zione per la Scala) e persino Goethe
grandezza di danzatore, quell’esatto      aveva in comune l’ormai diventato          – con la stessa voracità di vita e crea-
tormento – un misto di rabbia, furore     orgoglio tra gli orgogli del made in       zione con cui mescolava musiche su-
e sofferenza –, che Jean Cocteau          France e il danzatore “toujour Le          per colte e super pop-rock, riviste,
avrebbe sempre voluto ammirare nel        Jeune Homme” con la sigaretta pen-         fiabe, musical e film di cui andava
protagonista del balletto-regalo che      zolante tra le labbra? La risposta la      fiero. Invece, l’enfant terrible de la
fece a Petit allorché nel 1946 il ven-    trovai seguendo il repertorio del co-      danse cavalcava motociclette di po-
tiduenne coreografo, assetato di no-      reografo, intervistandolo, guardan-        tente cilindrata, scappando da una
torietà, bussò alla sua porta parigina    dolo danzare.                              compagnia a un teatro, rompendosi il
in Rue Montpensier.                       Petit abbordava le imprese letterarie      collo e rialzandosi di nuovo. Mon-
Circa trent’anni dopo, quando ebbi il     più varie e ardite – da Verlaine a Ge-     sieur Hulot/Jaques Tati – quando si
piacere di vederlo per la prima volta     orges Simenon (La Chambre, 1960            avvicinava quatto quatto per dirti
dal fondo della platea del Teatro “Ro-    alla Scala nel 1963), da Lautréamont       qualcosa Petit strisciava un po’ i piedi
molo Valli” di Reggio Emilia, provai      a Victor Hugo (Notre-Dame de Paris         – e il James Dean francese scomparso
subito un moto di ammirata simpatia.      1965, tante volte ripreso al Piermarini    però alla soglia dei 91 anni (tre anni
Nella mia ancora acerba attività cri-     e sino al 2002); da John Milton a Jean     dopo Roland), si davano la mano,

                                                                                                                          19
emanando entrambi un profumo va-             nelle passioni diverse della mia vita;       fonda quasi da mezzosoprano, resti-
gamente americano.                           i musical e le riviste le ho inventate       tuiva in tedesco le canzoni di Marius
Eccolo, Petit, alla Piccola Scala: spiega    per lei”. Basta un titolo? Eccolo: Zizi      Constant ed ebbe a testimoniare a
una coreografia a gesti senza parole.        je t’aime.                                   Maurizio Porro: “La cosa che mi
D’improvviso, per essere più chiaro, si      Certo per seguire Petit bisognava            rende felice è che in fondo il senso
scatena in un veloce tip tap. Movi-          avere la tempra della fu-Zizi, – la          della mia partecipazione al balletto, il
menti sciolti, figura asciutta, ritmo im-    prima danzatrice accademica a por-           gusto e il senso delle canzoni che
peccabile, tal quale un ballerino ame-       tare i capelli corti e neri “à la gar-       canto è un inno all’amore inteso come
ricano dell’epoca d’oro, quella di Fred      çonne”, i tacchi a spillo, l’imper-          libertà, e un pugnale affondato dentro
Astaire e compagni. Quando apre              meabile pure nero “à la Modesty              le coatte convivenze borghesi del ma-
bocca però siamo subito a Parigi:                                                         trimonio”. Roland plaude: sa che ac-
“L’Italie, l’Italie, ça m’amuse telle-                                                    canto a Zizi la noia “coatta del matri-
ment!” (“L’Italia, l’Italia quanto mi di-         Petit abbordava                         monio” non gli apparterrà mai e che
verte”) e aggiunge: “È l’unico paese al         le imprese letterarie                     le cadute in corsa, come per il suo
                                                                                          amico centauro Babilée, corrispon-
mondo dove la gente anche se non lo
parla capisce il francese!”. Sarà. Però              più varie e                          deranno ad altrettante rinascite.
gli spettacoli con voce, presentati nella      con la stessa voracità                     Nel 1998 perde il suo Ballet National
                                                                                          de Marseille, dopo ventisei anni di
nobile bomboniera che purtroppo non
c’è più, sono tradotti; e chi dimentica la    di vita e creazione con                     direzione e l’impianto di un’École
voce da violoncello di Mariangela Me-              cui mescolava                          Nationale Supérieure de Danse che
                                                                                          non si sa bene come oggi funzioni.
lato mentre legge estratti da La Voix
Humaine, il famoso monologo del               musiche super colte e                       Che fa? Ritira il repertorio e lo pro-
1930 di Jean Cocteau, senza cedere ai             super pop-rock,                         ietta in Giappone, Argentina, Stati
                                                                                          Uniti ed Europa assieme alla crea-
toni lacrimosi? Intanto Luciana Savi-
gnano danza: quanti recital per lei,          riviste, fiabe, musical                     zione di altre novità. Una, scaligera,
Luigi Bonino, Gilles Cochinaire e De-           e film di cui andava                      di due anni prima dello schiaffo mar-
                                                                                          sigliese, “gli” e “ci” aveva fatto ri-
nis Ganio (i tre, allora importati da
Marsiglia) negli anni Ottanta, e quanti                 fiero                             scoprire una potente Carla Fracci, nei
ruoli che mettevano in luce la sua mi-                                                    panni di Léa, cortigiana quasi cin-
steriosa e distante femminilità da inaf-     Blaise” su di un ruggente registro           quantenne che intreccia una piccante
ferrabile prostituta nel Mandarino me-       linguistico “argot” –, e ogni tanto ti-      storia d’amore con Frédéric Peloux,
raviglioso o seducente e riottoso            rare il fiato, magari sfogliando le pa-      vezzosamente soprannominato Chéri,
“Angelo azzurro”. Poi sarà Alessan-          gine del suo testo più famoso J’ai           come uno dei due romanzi anni Venti
dra Ferri a conquistare Petit alla Scala,    dansé sur les flots del 1993 (Édition        di Colette (l’altro è La fin de Chéri)
in specie quando la Compagnia di             Grasset). Tanti nomi di artisti, pit-        che servirà al coreografo per inscenare
Ballo fu diretta da Elisabetta Terabust,     tori, letterati, stilisti diventati costu-   il suicidio del giovanissimo protago-
già sua preziosa étoile marsigliese.         misti solo per lui: li incontra dai 15 ai    nista tornato dalla guerra e da una Léa
Tante volte ammaliante Esmeralda in          60 anni.                                     davvero invecchiata. Massimo Murru
Notre-Dame de Paris, astuta Bella            Tra questi vogliamo ricordare Milva,         nel ruolo è perfetto. E l’entusiasmo
nel Pipistrello, sui valzer di Johann        appena scomparsa, che nel 1988 alla          del coreografo risale les flots. Procla-
Strauss figlio, Alessandra era irresi-       Scala ritornava per la seconda volta,        merà ai quattro venti giornalistici:
stibile Carmen nell’eponimo e “scan-         dopo La vera storia di Luciano Be-           “Carla Fracci e Massimo Murru sono
daloso” balletto del 1949, tagliato e        rio. Petit fu soddisfatto di averla          i danzatori più bravi del mondo!
cucito magistralmente sia sul testo di       scelta, per alcune recite, come con-         Uau!!”. E clap clap, soprattutto per i
Prosper Mérimée sia sulla musica di          trofigura della protagonista Rosa            passi a due, da sempre la grande forza
Georges Bizet, ma soprattutto inter-         Fröhlich (Luciana Savignano) nel             inventiva di Petit. Infine ne vogliamo
pretato, al debutto, da Roland accanto       balletto L’angelo azzurro, crudele pa-       ricordare solo uno: altrimenti la penna
a Renée Marcelle Jeanmaire, detta            rabola esistenziale di un attempato          correrebbe incontro a La Mer, a Tout
Zizi. Sua coetanea, gli sopravvivrà (è       insegnante che si innamora alla fol-         Satie, a quel Pink Floyd Ballet creato
scomparsa nel luglio 2020), diven-           lia, e fino all’abiezione, della scian-      per far contenta Valentine, 10 anni nel
tando giovanissima la sua musa, l’in-        tosa di un cabaret e, in feroce rivalità     1972, che un giorno gli disse: “Papà
separabile moglie adorata. “Devo rin-        con tre suoi allievi, riesce a ingra-        devi fare un balletto su questa mu-
graziarla – mi disse lui settantenne –       ziarsela e perfino a sposarla. Lei, con      sica; per danzare non c’è di meglio”.
per avermi seguito in ogni fantasia,         la sua voce magniloquente e pro-             E lui l’accontentò portandosi a casa un

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