Infermieri positivi, chiuso il pronto soccorso del Ruggi

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Infermieri positivi, chiuso il pronto soccorso del Ruggi
Infermieri positivi, chiuso
il pronto soccorso del Ruggi
Di Pina Ferro

Caos al pronto Soccorso del Ruggi d’Aragona, oltre alla già
enorme mole di lavoro ora il personale è costretto a fare i
conti anche i tamponi positivi non solo di pazienti ma anche
di alcuni infermieri. Negli ultimi giorni sono risultati
positivi due infermieri, marito e moglie, residenti in un
comune dei Picentini. La moglie era risultata positiva già la
scorsa settimana e per questo era in isolamento e stava
seguendo il percorso previsto in casi simili. Ieri mattina a
seguito di tampone preventivo è emerso che si era
positivizzato anche il marito. La coppia sono solo gli ultimi,
in ordine di tempo, infermieri risultati positivi al Covids
19. Altri casi erano stati registrati nei giorni scorsi e tra
questi pare vi fosse anche un medico. Sicuramente, il poter
risultare positivo fa parte del rischio connesso al lavoro in
prima linea nel reparto di emergenza dove quotidianamente si
verificano centinaia di accessi, Ma è altrettanto vero che la
tensione in tale reparto è sempre più forte. Il personale
vorrebbe, secondo indiscrezioni, maggiori, tutele verso tale
rischio epidemiologico. Presso il nosocomio locale la
situazione, per quanto sotto controllo, sembra essere
abbastanza drammatica: casi di Covid 19 sono stati riscontrati
anche nella direzione sanitaria; positiva anche una Oss,
operatrice socio sanitaria e una dottoressa di chirurgia
pediatrica. Quest’ultima, stando a quanto emerge, si sarebbe
sottoposta al tampone di routine ma, in attesa dei risultati
giunti due giorni dopo, avrebbe continuato a lavorare, almeno
fino all’esito positivo del tampone, costringendo la direzione
generale dell’azienda ospedaliera universitaria a correre ai
ripari. La lista dei medici e infermieri risultati positivi al
Covid e contagiati sul posto di lavoro sembra allungarsi
sempre di più, dopo il cado accertato del primario di
urologia.

I cambiamenti nel mercato del
gaming in Italia
Gli ultimi mesi sono stati ricchi di fatti interessanti in
diversi settori economici, dovuti ai significativi cambiamenti
provocati dall’attuale pandemia. Uno dei pochi ambiti che è
riuscito a registrare dei risultati positivi, a differenza di
molti altri in difficoltà, è stato quello del gaming online,
in particolare grazie alle scommesse e al gioco d’azzardo
online. Questa tendenza è stata utilizzata anche a beneficio
dell’economia italiana, nonostante questo abbia significato
l’applicazione di imposte più elevate a questo tipo di servizi
di intrattenimento. Recentemente, è stato infatti introdotto
un prelievo dello 0,5% allo scopo di garantire un supporto
finanziario al settore, da utilizzare in caso di emergenze
simili alla pandemia tuttora in corso. Il mercato ha
registrato numerose alti e bassi, a seguito ai continui
cambiamenti che hanno avuto un notevole impatto sull’attività
consentita (o meno) agli operatori.

Una delle novità più significative risale alla fine dello
scorso anno, quando a novembre venne presentato un piano per
la riduzione del numero delle licenze di gioco online
consentite in Italia, dalle 85 attuali a 50 entro il 2023. Ci
sono diverse condizioni legate a queste nuova normative;
inoltre, i nuovi operatori online dovranno pagare 2 milioni di
euro per ottenere una licenza della durata di 9 anni, mentre
quelli che già ne detengono una dovranno versare la stessa
somma una volta giunta alla scadenza. È una situazione che
potrebbe portare molti operatori a decidere di non registrarsi
in Italia. In aggiunta, sono state poi imposte delle
restrizioni sugli apparecchi da gioco e sui servizi offerti:
ad esempio, potranno essere operative un massimo di 250.000
slot machine, più altre condizioni particolari applicate ai
terminali di Videolottery (conosciute anche come VLT) e sale
da gioco. Non è ancora chiaro se tali restrizioni saranno
estese anche ai servizi di giochi online; in tal caso, gli
operatori dovranno vedersela con un ulteriore fattore
limitante.

Ma non ci sono solo notizie negative per gli appassionati del
gioco d’azzardo. Uno dei principali operatori di casinò online
ha siglato una nuova collaborazione per ampliare la propria
offerta: LiveG24, attivo in Italia dal 2011, ha infatti
raggiunto un accordo con Efbet, che negli ultimi anni ha
aperto più di 50 casinò in Paesi come Bulgaria e Romania; il
nuovo servizio offrirà ai giocatori online la possibilità di
giocare a blackjack e baccarà in modalità live. “Siamo
entusiasti di lavorare con Efbet”, ha dichiarato il direttore
operativo di LiveG24. “Sempre più operatori internazionali
stanno scegliendo i nostri servizi per il mercato italiano. È
un chiaro segno di apprezzamento della            qualità    e
dell’affidabilità dei nostri giochi live.”

                (Fonte dell’immagine: lcb.org)

L’annuncio di questa collaborazione è arrivato in un momento
molto positivo per il mercato, ovvero durante la pandemia e il
lockdown. Casinos.it hanno conquistato un numero sempre
maggiore di nuovi utenti, un andamento favorito dalla nuova
situazione: per molti infatti, l’obbligo di rimanere
forzatamente in casa ha portato ad avere più tempo libero e a
investirlo in questi servizi online, che sono diventati la
loro principale forma di intrattenimento. Con la prospettiva
di una seconda ondata del virus in Europa e del ritorno di
misure di lockdown, i numeri relativi a questi servizi sono
destinati a salire: molti sono ormai diventati giocatori
fedeli, sempre meno propensi a ritornare alle alternative di
gioco nei luoghi fisici. Inoltre, l’offerta sempre più ampia
di questo tipo di servizi, e il sodalizio LiveG24-Efbet ne è
un esempio, potrebbe rappresentare una spinta a promuovere un
maggiore sostegno al settore. Potrebbe trattarsi di un passo
in avanti verso l’allentamento delle restrizioni, o almeno
verso una revisione delle stesse, allo scopo di favorire la
concessione di più autorizzazioni, soprattutto se continuerà
l’interesse mostrato dalle collaborazioni internazionali.

C’è però un piccolo ostacolo da superare, ed è quello legato
all’attuale inchiesta dell’AgCom in Italia che vede
protagonista Google, per la presunta violazione legata alla
sponsorizzazione degli operatori di gioco d’azzardo stranieri
negli ultimi mesi. Nel 2018, il Decreto Dignità aveva imposto
il divieto totale di qualsiasi forma di pubblicità al gioco
d’azzardo. È stato detto che gran parte dei siti siano stati
suggeriti in modo involontario e che gli utenti non si siano
resi conto delle pagine a cui erano stati reindirizzati
durante le loro ricerche; altri sostengono invece che gran
parte della popolarità acquisita dai siti stranieri sia stata
in qualche modo favorita dalle imposte e dalle restrizioni
applicate a questi servizi nel mercato italiano.

Potrebbe rivelarsi altrettanto importante considerare gli
operatori di scommesse sportive come fonte di supporto per il
mercato del gioco d’azzardo e dei casinò online. Tale settore
è infatti considerato in modo leggermente diverso e gode
generalmente di maggior sostegno e tolleranza. L’inizio
dell’anno ha dimostrato quanto il settore degli eventi
sportivi possa essere vulnerabile, e non va dimenticato il
rischio di vedere ulteriori cancellazioni in futuro. Quindi,
avere un’alternativa valida sarà sicuramente essenziale per
attirare gli operatori, ed è per questo che opzioni come
quelle sopra citate potrebbero rivelarsi importanti per
affrontare quei cambiamenti che abbiamo menzionato all’inizio
dell’articolo. La parte finale dell’anno sarà fondamentale per
potenziali futuri cambiamenti e per vedere se quelli previsti
per il 2021 e 2022 subiranno degli aggiustamenti. Qualora
dovessero esserci, si tratterà di valutarne la portata e se
verranno mantenuti per un periodo sufficientemente lungo per
favorire una ripresa del mercato, come successo di recente.

Negativo   il  tampone                                 del
sindaco Napoli
Il primo cittadino di Salerno, Vincenzo Napoli, ha effettuato
nel pomeriggio di ieri un tampone in seguito alla positività
di un suo stretto collaboratore. Una misura necessaria visto
lo stretto contatto con il collabiratore, con il risultato che
è giunto poco dopo mezzogiorno e con esito negativo. Nella
giornata di oggi sono stati altresì sottoposti a test gli
altri componenti dello staff del primo cittadino venuti a
contatto con il dipendente comunale. Intanto l’operatività
della segreteria del Sindaco è in ogni caso garantita.
Trincerone Est, all’ingegnere
Micillo    il   compito    di
dettagliare sull’opera
di Erika Noschese

Continua ad essere alta l’attenzione dell’opposizione per far
luce sulla questione del Trincerone est opera che, al momento
della progettazione, era ritenuta strategica perchè avrebbe
dovuto collegare l’altra parte del Trincerone e quindi la
città direttamente con la tangenziale. Il presidente della
commissione Trasparenza Antonio Cammarota aveva infatti
annunciato di voler fare chiarezza. Nei giorni scorsi, i
capogruppo de La Nostra Libertà ha chiesto una relazione
dettagliata all’ingegnere Giovanni Micillo, dirigente del
settore Opere e lavori pubblici. Cammarota, di fatti, vuole
risposte chiare in riferimento ai tempi di realizzazione, i
costi, gli obiettivi, le modifiche apportate. Risposte che
dovrebbero arrivare già la prossima settimana. Al momento,
resta da capire anche il motivo che ha portato allo
slittamento dell’inaugurazione che, secondo l’assessore
all’Urbanistica Mimmo De Maio sarebbe da attribuire a
problematiche di tipo economico. Il Trincerone Est aveva, come
obiettivo principale, il decongestionamento del traffico e
l’abbattimento dell’inquinamento acustico ed atmosferico ma,
dopo 8 anni ancora non è dato sapere i costi della
progettazione, l’ammontare definitivo dell’opera, i nomi dei
progettisti e il tempo della consegna. Ad oggi, tra le altre
cose, spunta l’ipotesi della realizzazione di un parcheggio e,
se così fosse, verrebbe stravolto il progetto iniziale. Nei
giorni scorsi anche Gaetano Amatruda, membro dell’associazione
Andare Avanti aveva chiesto delucidazioni all’amministrazione
comunale, dopo una riflessione dell’ex sindaco Aniello Salzano
La rabbia dei titolari di bar
e ristoranti: “Non siamo noi
a far diffondere il virus”
di Monica De Santis

Stavolta proprio non ci stanno. I ristoratori, i titolari di
bar, pasticcerie, pub, pizzerie, etc… questa volta contestano
duramente l’ordinanza firmata ieri mattina dal governatore De
Luca. Un’ordinanza che punisce loro ma non ci fa
assembramenti… “Chiudere i bar e ristoranti non vuol dire che
i ragazzi non restino per strada a fare comunella con i loro
amici”. E’ questo in sintensi, e forse neanche tanto
sbagliato, il pensiero comune di tutti gli operatori del
settore, che ancora una volta si sento soli e abbandonati
anche da chi dovrebbe schierarsi dalla loro parte (vedi
associazioni di categoria). “Siamo la categoria più
penalizzata di tutte – raccontano Carmine Farina e
Mariarosaria Giuliano, titolari di “Arte e Gusto” a Bellizzi –
Non bastano tutte le regole che ci sono state imposte, adesso
anche questo. Non credo che si rendano conto che imporre una
chiusura anticipa dei locali vuol dire una perdita sul piano
economico al meno del 30%. Il problema non sono gli
assembramenti nei locali, ma fuori. Chi entra in un locale sa
che deve rispettare determinate regole, quindi è più
controllato. Ma per strada? Chi li controlla i ragazzi? E poi
la colpa è dei bar e dei ristoranti? Non credo”. La pensa allo
stesso modo anche Piero Robertiello titolare di due attività a
Salerno “Mulino Urbano” a piazza XXIV Maggio e “Sugò” sotto i
portici della stazione… “Ennesima ordinanza che va a colpire
le piccole aziende. Francamente non capisco il perchè di
questa decisione dopo che per tre mesi si è permesso a tutti
di fare ciò che volevano. Ci hanno permesso in discoteca, di
fare feste ed altro, ma soprattutto di andare in vacanza.
Centinaia di persone sono andate in ferie fuori regione e
all’estero e sono tornate portando il virus a casa nostra e
nessuno ha detto niente. Adesso però la colpa è della movida,
è dei bar e dei ristoranti. Bene, ma lo sa De Luca che così
facendo molte attività non riusciranno ad arrivare a Natale?
Io ho 15 dipendenti, come posso garantire a tutti il posto di
lavoro se non mi permettono di lavorare. Chiudono noi perchè è
la soluzione più semplice, perchè nessuno fa i controlli nei
luoghi dove ci sono realmente gli assembramenti. Non li
vogliono fare, quindi meglio dire che è colpa della movida”.
Contro l’ordinanza anche Giulio Avallone titolare dello
storico ristorante “Il Caminetto” di Salerno, che insieme con
gli altri componenti dell’Associazione Commercianti per
Salerno, proprio ieri hanno fatto richiesta di autorizzazione
al sindaco, al prefetto e al questore, per effettuare un flash
mob giovedì davanti alla prefettura, per protestare contro
l’ordinanza di De Luca. “Per De Luca siamo noi ristoratori a
far diffondere il virus – commenta Avallone – e non i tanti
ragazzi che circolano per le nostre strade senza mascherina e
senza nessun distanziamento. Stiamo cadendo nel ridicolo e
quel che è peggio è che non possiamo fare nulla, perchè De
Luca non ci ascolta, non ci vuole ascoltare. Emana le sue
ordinanze e non si preoccupa delle conseguenze economiche che
queste hanno. Non serve chiudere bar e ristoranti, servono
invece controlli seri, servono le forze dell’ordine e sanzioni
per tutti coloro che non rispettano le regole”.

De           Luca,                arriva                 il
“coprifuoco”
di Monica De Santis

Detto fatto. Il governatore della Campania Vincenzo De Luca,
forse anticipando di qualche giorno il Governo, ha emanato una
nuova ordinanza che impone restrizioni per bar, ristoranti,
pub, e pizzerie, etc. Un’ordinanza che in molti si aspettavano
e che in tanti contestano e trovano ingiusta perchè va
nuovamente a colpire un settore già fortemente colpito durante
il periodo del lockdown. L’ordinanza, firma nella mattina di
ieri da De Luca è entrata in vigore già da ieri sera, ed avrà
valore fino al prossimo 20 ottobre. Una decisione necessaria
fanno sapere visto l’aumento dei casi di contagio, soprattutto
nella nostra regione. Una decisione, quella del governatore,
che pare voglia adottare anche il Governo per il resto
dell’Italia, con un decreto che dovrebbe essere emanato
domani. Resta di fatto che da ieri è fatto obbligo ai bar,
gelaterie, pasticcerie ed esercizi similari di tutta la
regione Campania di chiusura dell’attività dalle ore 23 alle
ore 6 del giorno successivo, nei giorni da domenica a giovedì;
dalle ore 24 alle ore 6 del giorno successivo, nei giorni di
venerdì e sabato. Fanno eccezione gli esercizi presenti
all’interno di strutture di vendita all’ingrosso che osservano
orari notturni di esercizio. Ma non è tutto ai ristoranti,
pizzerie ed altri esercizi della ristorazione (pub, vinerie,
kebab e similari), è fatto obbligo di prevedere l’ultimo
ingresso dei clienti nonché degli avventori per asporto alle
ore 23, per l’intera settimana. Le consegne a domicilio,
invece, sono consentite senza limiti di orario. Resta
confermato l’obbligo, su tutto il territorio regionale, di
indossare la mascherina anche nei luoghi all’aperto, durante
l’intero arco della giornata, a prescindere dalla distanza
interpersonale, fatte salve le previsioni degli specifici
protocolli di settore vigenti (ad esempio per le attività di
ristorazione, bar, sport all’aperto), approvati o prorogati
con le ordinanze vigenti o riportati in allegato al DPCM 7
settembre 2020; Così come restano confermate tutte le
disposizioni relative alle misure di sicurezza obbligatorie
prescritte per i titolari e gli utenti di esercizi
commerciali, culturali, ricreativi, o comunque aperti al
pubblico, ivi compreso l’obbligo di porre a disposizione,
all’ingresso e all’interno dei locali, soluzioni idroalcoliche
igienizzanti e di subordinare l’ingresso da parte degli utenti
alla avvenuta igienizzazione delle mani e alla protezione
delle vie respiratorie attraverso l’uso della mascherina.

Regolamento di conti per una
partita di droga non pagata:
ucciso 54enne
di Carmine Pecoraro

Uccide un commerciante e ferisce mortalmente un amico, pare,
per una partita di droga non pagata. Gravissimo fatto di
sangue, quello verificatosi, venerdi sera attorno alle 23
nella frazione Corticelle di Mercato San Severino a pochi
metri dall’uscita autostradale della Salerno – Caserta – Roma.
La vittima è il 54enne Vincenzo Salvati, originario della
contrada Spiano, sposato e padre di due figli, già noto alle
forze dell’ordine per reati contro il patrimonio e la persona.
Era anche finito in manette nel 2005 nell’ambito di un blitz
anridroga posto in atto a Bracigliano. Ferito in modo grave un
suo amico Aniello Salsano, operaio 38enne residente nella
frazione Corticelle, ricoverato in prognosi riservata
all’ospedale “San Giovanni Di Dio Ruggi D’Aragona” di Salerno.
In carcere l’autore dell’agguato, Vincenzo Ansalone 35 anni di
Baronissi pure lui con precedenti penali. L’uomo fa il postino
ad Acquamela di Baronissi. Secondo quando ricostruito dai
carabinieri della locale compagnia guidata dal maggiore
Alessandro Cisternino i tre si erano dati appuntamento venerdì
sera per un chiarimento relativo sembra al mancato pagamento,
da parte della vittima, di una partita di droga del valore di
circa cinquemila euro. La discussione si è subito animata
sembra di fronte al diniego da parte della vittima di far
fronte al pagamento della cifra. Vincenzo Ansalone ha alzato
la voce chiedendo ripetutamente al suo interlocutore di far
fronte al pagamento anche perché sarebbero passati diversi
mesi dalla consegna della sostanza stupefacente. La vittima
spalleggiata dall’amico si è giustificata sostenendo che per
l’emergenza Covid non era riuscito a vendere la droga e quindi
non aveva ancora i soldi per pagarla. Sentendosi nuovamente
preso in giro il 35enne di Baronissi ha estratto dalla tasca
una pistola sw calibro 357 Magnum ed ha esploso sei colpi in
rapida successione contro Vincenzo Salvati ed il suo amico.
Quest ultimo a bordo della sua autovettura ha tentato una
disperata fuga. Nel tentatovo di scappare si è schiantato con
l’auto contro un palo della luce dopo aver perso conoscenza a
causa dell’eccessiva perdita di sangue. Aniello Salsano ha
corso il rischio di morire dissanguato se non fosse stato
soccorso da un automobilista di passaggio e trasportato al
vicino ospedale di Curteri e successivamente con un’ambulanza
dell’associazione “Il Punto” di Baronissi al nosocomio di
Salerno. Il ferito che non ha precedenti penali pare si
trovasse li solo ed esclusivamente per accompagnare Salvati
che temendo il peggio si era premunito facendosi accompagnare
da un amico. Precauzione che non è servita in quanto Vincenzo
Ansalone non ha esitato a sparare neanche contro Aniello
Salsano. L’intento era di eliminare uno scomodo testimone. Gli
spari hanno allarmato i residenti della zona alcuni dei quali
si sono affacciati a balconi e finestre ed hanno dato
l’allarme. Allertati carabinieri e i soccorsi sul posto sono
giunti i carabinieri e Angelo Rubano sostituto procuratore di
turno presso il Tribunale di Nocera Inferiore. E’ stato
constato il decesso del 54enne, commerciante di Spiano, e sono
stati avviati i primi rilievi da parte dei militari della
sezione investigazioni scientifiche del comando provinciale di
Salerno. Sono stati ascoltati i parenti della vittima ed i
residenti della zona per ricostruire l’accaduto. Sequestrata
dai carabinieri la pistola con la quale è stato ucciso
Vincenzo Salvati e l’auto del ferito. L’assassino la notte
scorsa, dopo aver girovagato a lungo per i comuni della zona
si è arreso. Braccato dai carabinieri ha deciso di
costituirsi. Vincenzo Ansalone, accompagnato dal suo avvocato
di fiducia si è presentato spontaneamente negli uffici della
compagnia di Mercato San Severino in via delle Puglie dove ha
confessato il delitto. Espletate le formalità di rito Vincenzo
Ansalone è stato trasferito presso la casa circondariale di
Salerno dove ora si trova a disposizione dell’autorità
giudiziaria. Rischia una pesante condanna in quanto dovrebbe
essere accusato di omicidio premeditato. Sono in corso
ulteriori indagini per accertare dove l’assassino si sia
procurato l’arma e se abbia agito con l’ausilio di un
complice. Per domani, davanti al Giudice per le udienze
preliminari del Tribunale di Nocera Inferiore è prevista
l’udienza di convalida. La tragica storia di sangue ha destato
enorme scalpore nel centro della Valle dell’Irno dove non si
verificavano fatti di sangue da diversi anni

Da Procida, ora iniziano i
problemi     Richiesta     di
ricoveri da tutta la Regione
di Alessia Bielli
” Siamo bombardati di telefonate da tutta la provincia di
Salerno e da tutta la Regione Campania per la richiesta di
ricoveri nei reparti covid”. Il dottore Natalino Barbato
primario di pneumologia all’ospedale GIovanni Da Procida di
Salerno non nasconde la gravità della situazione che trova
proprio nelle decine di richieste di ricoveri al covid
hospital di Salerno la conferma piu’ evidente. Al momento il
personale medico, paramedico e ausiliario, riesce a soddisfare
le richieste, ma il dubbio è che se realmente dovesse
aumentare il numero di ricoverati, si potrebbe entrare in
sofferenza. Ci sono in totale per ora quattro medici e un
primario oltre al personale infermieristico. Questo è il
massimo che ha potuto garantire al momento l’azienda
ospedaliera Sam Giovanni di Dio e Ruggi D’Aragona di Salerno
di cui il Da Procida è parte. Fra l’altro , non dimenticihiamo
che altro personale medico specialistico potrebbe servire a
breve anche per attivare alcuni dei 24 posti letto di terapia
intensiva realizzati nei moduli che si trovano nell’area
permietrale dell’ospedale di via San Leonardo. Aperto da
giovedì scorso al momento ha solo cinque pazienti , ma quella
che è molto piu’ di una sensazione fra presupporre che ben
presto saranno riempiti non solo i 24 posti ad oggi a
disposizione, 18 di degenza ordinaria e 6 di sub intensiva, ma
anche gli altri che potrebbero essere attivati se è
necessario. Ricordiamo che il Da Procida ha un totale di 120
posti a disposizione ed è già pronta per essere attivata anche
la rianimazione al terzo piano con 76 posti che garantirebbero
l’assistenza ai malati a varie intensità du cura, dai
paucisintomatici a quello che ha bisogno di essere intubato ,
ma, come sottolinea Barbato, speriamo che non accada. “Al
momento , dice ancora il dottore Barbato, sono cinque come
detto i ricoverati al Da Procida, tre con pochi sintomi, poca
dispnea, poca tosse, ma già il quadro radiologico è impegnato
con segnali tipici del covid. Due invece sono in sub
intensiva: si tratta di un 91 enne trattato a Vallo della
Lucania per un infarto e durante la procedura di angioplastica
è stato riscontrata la positività al covid 19. Poi abbiamo una
signora di Sarno che ha necessità di assistenza ventilatoria.
In questo momento la dotazione di personale riesce a
compensare, anche grazie alla disponibilità totale di tutti
gli operatori “. Spirito di abnegazione e impegno anche al di
là degli orari di lavoro non basteranno comunque se , come si
teme, dai 24 posti letto attivati si arrivasse a numeri ben
piu’ alti. Intanto un aiuto ad evitare la corsa agli ospedali
potrebbe arrivare dalla vaccinazione antinfluenzale che
consentirebbe di capire subito se i sintomi sono riconducibili
al Covid 19. “Un ‘altro discrimine da non sottovalutare, dice
ancora Barbato, è l’anosmia, cioè il non sentire gli odori e i
sapori. Queste due condizioni sono estremamente tipiche del
covid e saranno un ulteriore segnale a disposizione dei medici
per individuare possibili casi di contagio.

Castori: «Serve più qualità»
Marco De Martino

Sorridente e sereno, Fabrizio Castori commenta con
soddisfazione il successo corsaro della Salernitana ai danni
del Chievo: “E’ un risultato importantissimo, per la lotta ai
play off vincere in casa di una delle favorite per noi è
eccezionale. Non siamo ancora al top della condizione, per il
lavoro che effettuiamo in settimana facciamo fatica a partire,
poi quando ci sciogliamo dimostriamo di avere una buona
condizione atletica. Sapevo – continua Castori- che avremmo
sofferto per la grossa mole di lavoro atletico svolta in
questi giorni, ma quando gli impegni saranno di più avremo più
benzina nelle gambe. A me interessa che la squadra abbia una
condizione ottimale nel momento in cui gli allenamenti
diminuiranno e si giocherà di più. Partire piano era un
rischio calcolato, l’importante è che abbiamo finito la
partita in crescendo ed è quello che mi interessa di più. Ora
arriva la sosta e questo era il mio obiettivo, arrivarci al
meglio per lavorare sodo, soprattutto chi è arrivato dopo, e
riportare tutto il gruppo sullo stesso piano”. La sensazione è
che alla Salernitana manchi ancora qualcosa in mezzo al campo
per compiere il definitivo salto di qualità. Nonostante
Schiavone, Capezzi e Di Tacchio si siano disimpegnati bene, è
evidente che il reparto disponga poche alternative: “Abbiamo
sofferto il palleggio del Chievo –ammette il trainer granata-
questo è vero, ma sempre per un discorso di condizione. Il
problema a centrocampo c’è soprattutto a livello numerico e
qualcosa arriverà. Dovrà aumentare anche il livello
qualitativo, la società sta cercando di valutare bene perché
ci sono tanti over. Con la lista dei 18 piena dobbiamo
prendere qualche under di valore. Dobbiamo mettere a posto
qualcosa e la società lo sa. Qualche ragazzo che avevo
suggerito non siamo riusciti a prenderlo – spiega Castori- non
per colpa della società ma perché sono stati trattenuti dai
rispettivi club di appartenenza. Vedremo col direttore quello
che si riuscirà a fare”. Il successo sul Chievo, arrivato 25
anni dopo quello firmato da Carlo Ricchetti, Giovanni Pisano e
Pietro Strada (serie B stagione 1994-1995), è maturato dopo un
match tirato, con poche occasioni da gol ma dai toni
agonisticamente elevatissimi, insomma… alla Castori: “Stiamo
lavorando duramente dal 20 agosto ed ai ragazzi ho cercato di
dare la mia cultura calcistica ed il mio modo di lavorare,
loro si stanno impegnando ma non siamo ancora al top. A
livello fisico, come ho detto, per il pesante lavoro svolto,
ma – conclude l’allenatore della Salernitana- anche perché
tanti sono arrivati da poco ed hanno bisogno di trovare
l’intesa con gli altri. La sosta servirà questo”.
Emergenza  Covid,  settore
dell’edilizia di nuovo in
crisi
Il   settore   dell’edilizia   fortemente   in   crisi   a   causa
dell’emergenza Coronavirus. In questi giorni, infatti, si
stanno riacutizzando le richieste di cassa integrazione. A
lanciare l’allarme è Giuseppe Marchesano, responsabile della
Filca Salerno secondo cui l’incertezza e la paura per
l’aumento del numero di casi Covid nella provincia di Salerno
sta di fatto provocando una forte contrazione delle attività
lavorative edili. “Oggi, abbiamo gli strumenti normativi
previsti e messi a disposizione dal decreto legge di Agosto,
che concedono il beneficio di altre 18 settimane di cassa
integrazione ed il blocco dei licenziamenti fino al 31
dicembre non sono sufficienti perchè le condizioni generali e
le prospettive del settore se non saranno aumentate le
settimane di cigo ed allungati il periodo di blocco dei
licenziamenti – ha dichiarato il tesponsabile Filca Cisl
Salerno – Rischiamo una vera ecatombe ed avremo lavoratori che
dovranno affrontare un lungo periodo di inattività, sommato ad
un anno dove si è lavorato poco o niente”. Condizioni queste
che metterebbero ancora più in ginocchio il settore, con
l’avvicinarsi dell’inverno per molte famiglie che storicamente
hanno sempre affrontato la contrazione fisiologica delle
attività produttive, legate alle condizioni climatiche, non
avendo alle spalle un periodo di attività lavorativa a pieno
regime nel quale hanno potuto incamerare risorse utili al
sostentamento di tutte le esigenze familiari. “Molti
lavoratori, rischiano di non poter raggiungere neppure il
numero minimo di ore lavorate e versate alle Casse Edili, con
le quali avrebbero la possibilità di richiedere un contributo
economico per l’acquisto dei libri di testo per i figli, ed
altre assistenze che la cassa edile riconosce ai soli
lavoratori che versano contributi quando lavorano – ha poi
aggiunto Marchesano – La speranza di ripresa, ad oggi ha solo
un nome, e si chiama speranzabonus ( SuperBonus al 110%), che
deve trovare strade di accesso più “leggere” dal punto di
vista burocratico, naturalmente il tutto rinviato quando le
condizioni climatiche saranno più stabili in poche parola la
prossima primavera”. Questo è secondo il sindacalista
Marchesano, il periodo in cui il settore potrebbe iniziare un
periodo di svolta e rilancio forte, di cui molti lavoratori
edili ed attività connesse hanno bisogno. “Il pericolo reale
che incombe e che dopo la fine del blocco dei licenziamenti si
rischia un licenziamento di massa in un settore già fermo e
con problemi occupazionali da anni”, conclude il sindacalista.
Post emergenza, dunque, si rischia di perdere altri posti di
lavoro in un settore già fortemente in crisi.
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