Il Richiamo della Foresta: recensione del film di Chris Sanders con Harrison Ford - Il Discorso

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Il Richiamo della Foresta: recensione del film di Chris Sanders con Harrison Ford - Il Discorso
Il Richiamo della Foresta:
recensione del film di Chris
Sanders con Harrison Ford

Buck è un cane di grossa taglia, molto forte e dal cuore
generoso. Vive in una tranquilla cittadina e il suo padrone è
il giudice Miller, per cui vive una vita tranquilla
nell’assolata California, e le sue esuberanze sono sempre
tollerate dagli umani che lo circondano.

Tuttavia un losco figuro lo rapisce, sottraendolo alla sua
spensierata esistenza, per venderlo come cane da slitta. Buck
si ritrova catapultato in una realtà completamente diversa e
ostile, dove conosce il lato oscuro dell’uomo, e viene ridotto
all’obbedienza a bastonate. La dura “legge della zanna e del
bastone”.

Si ritrova a spingere la slitta, facente parte una muta di
cani, nelle innevate montagne dello Yukon, in Canada, dove la
corsa all’oro sta richiamando molta gente in cerca di fortuna.
Riesce a imporsi come capo della muta, guadagnandosi il
rispetto e la fiducia non solo degli altri cani, ma anche
degli uomini per cui lavora, impegnati a trasportare la posta
negli sperduti villaggi persi tra le vette ricoperte di neve.

L’arrivo del telegrafo rende obsoleto l’uso delle lettere
cartacee come mezzo di comunicazione, per cui la muta di cani
alla quale appartiene Buck viene venduta a uno spregiudicato
cercatore d’oro. Costui tratta gli animali in modo orribile,
arrivando quasi a uccidere Buck. Questi viene salvato in
extremis da un vecchio solitario, John Thornton (impersonato
da un ottimo Harrison Ford), che lo porterà con sé in un
viaggio che per Buck sarà una riscoperta delle sue radici e
della sua anima.
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Il Richiamo della Foresta: l’ennesimo adattamento del romanzo
di Jack London

Il film è liberamente tratto dall’omonimo capolavoro di Jack
London, pubblicato nel lontano 1904, che ha conosciuto
innumerevoli adattamenti per il grande e per il piccolo
schermo. Il protagonista della storia è indubbiamente il cane
Buck, mentre gli esseri umani sono in definitiva dei
comprimari, anche quando vengono interpretati da un mito del
cinema come Harrison Ford.

La storia ruota intorno all’eterno dualismo tra natura e
cultura, declinata in questo caso come opposizione tra la vita
nelle selvagge foreste del Klondike, dura ma coerente con le
aspirazioni interiori di Buck, e l’esistenza tranquilla e
agiata, ma inconsistente e vacua, che il giudice Miller
potrebbe garantirgli nella sua tranquilla magione.

Il viaggio dall’assolata California alle tempeste di neve
dello Jukon è una metafora di quello interiore del
personaggio, che da goffo cane di compagnia diventa un
rispettato e temuto capo di un branco di lupi, nel quale
troverà anche la sua compagna.

Le prove da superare sono molto dure: Buck non deve solo
sopravvivere ai trattamenti spesso inumani a lui riservati
dagli uomini, ma deve anche scoprire e affrontare le
difficoltà della natura selvaggia, meravigliosa ma ostile,
alla quale in realtà appartiene. A cominciare dal capo della
muta, Spitz, che dovrà affrontare in uno scontro mortale. Nel
libro Buck deve ucciderlo, mentre in questa versione è Spitz
ad allontanarsi dal gruppo, dopo essere stato battuto.

L’essere umano in questa storia ha una funzione ambivalente.
Ci sono figure bonarie, come il giudice Miller, ci sono
personaggi del tutto negativi, ma c’è anche John Thornton, la
cui figura è per Buck una guida verso la scoperta di sé
stesso. Difficile non immedesimarsi nel protagonista di questo
racconto, che in definitiva è nato come romanzo di formazione.
Il Richiamo della Foresta: recensione del film di Chris Sanders con Harrison Ford - Il Discorso
Il Richiamo della Foresta: un uso intelligente ed equilibrato
della computer grafica

La CGI (Computer Generated Imagery) ha permesso di umanizzare
i personaggi canini, a cominciare da Buck, quel tanto che
basta per rendere molto più facile immedesimarsi nel
protagonista della storia. Senza eccessi, però.

Certo, viene spontaneo chiedersi se sia necessario usare
animali creati al computer. In fondo in molte pellicole del
passato erano stati utilizzati animali addestrati, con
risultati non disprezzabili. Ma bisogna ammettere che in
questo film i cani, specie nei primi piani, hanno espressioni
quasi umane, che nessun animale potrebbe mai riprodurre,
rendendoli molto più credibili come personaggi, specie per
quanto riguarda Buck.

Inoltre c’è un altro aspetto apprezzabile: utilizzare animali
virtuali permette di realizzare scene molto impegnative senza
ferire o metter a rischio creature viventi, aspetto di non
poco conto quando si tratta di girare scene dove queste ultime
soffrono, vengono ferite o maltrattate.

Indubbiamente la computer grafica ha inoltre contribuito non
poco a rendere quasi magiche le scene dove la natura è la vera
protagonista, contribuendo a facilitare l’immersione dello
spettatore nella storia narrata.

Il Richiamo della Foresta: un buon film per famiglie

Ci sono diversi motivi per pensare che questo film rapisca il
pubblico per il quale è stato concepito, che sono i bambini e
i loro genitori. Innanzitutto questa pellicola è sorretta da
una storia che funziona, che è stata scritta più di cent’anni
fa e che non per niente è diventata un classico della
letteratura mondiale.

Questo racconto di formazione veicola anche un forte messaggio
di rispetto della natura e degli animali, che questa versione
digitalizzata ha reso molto più umani, cosa che probabilmente
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sarà molto gradita dai più piccoli. Il film è inoltre sorretto
da un buon ritmo, è molto equilibrato e scorre piacevolmente
sullo schermo. Non per niente è stato girato da un regista,
Chris Sanders, che finora ha realizzato solo film di
animazione.

Apprezzabile anche l’interpretazione di Harrison Ford, che
finalmente sembra avere accettato l’idea che il tempo passa
per tutti, e non è possibile impersonare solo personaggi
giovanili, dinamici e vincenti. Dopo avere fatto una
comparsata nel mediocre Star Wars: l’Ascesa di Skywalker, nel
quale interpretava per l’ennesima volta un improbabile e
sempiterno Han Solo, in questa pellicola finalmente è un
vecchio con la barba bianca incolta, con il volto attraversato
da rughe profonde, che lasciano trasparire i suoi tormenti
interiori. E lo fa in maniera convincente. Era ora.

Insomma il Richiamo della Foresta è un buon film per famiglie,
fatto con mestiere, che magari verrà apprezzato anche da
qualche adulto che, ancora per una volta, vorrà rivivere una
storia che già lo aveva fatto sognare tanti anni fa, quando
era un bambino. Magie del cinema.

Mosaic Young Talent premiati
i vincitori del concorso
promosso   dall’associazione
Naonis di Pordenone
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Stefano Marroffino – autore
di Frank Sinatra

Sono Enzo Subiaz e Stefano Marroffino – autori rispettivamente
dei ritratti di Al Pacino e di Frank Sinatra – i vincitori del
primo premio ex equo Mosaic Young Talent 2020 promosso
dall’associazione Naonis di Pordenone, impegnata nella
valorizzazione dei giovani mosaicisti allievi della Scuola
Mosaicisti del Friuli. Il premio speciale della giuria è
andato invece a Sabrina Kudic per la sua Alicia Keys. La
premiazione si è svolta al Museo di Storia Naturale di
Pordenone durante l’inaugurazione della mostra Icons of art,
progetto espositivo di associazione Naonis supportato dal
Comune di Pordenone, realizzato in collaborazione con Scuola
Mosaicisti del Friuli col contributo di Regione Friuli Venezia
Giulia e Fondazione Friuli e col sostegno di Confartigianato e
Bcc Pordenonese e Monsile.
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Enzo Subiaz autore di Al
                                 Pacino

La collezione di ritratti musivi, di cui fanno parte i lavori
premiati, è dedicata agli artisti italoamericani e si compone
di una decina di opere: 5 realizzati appunto nell’ambito della
quinta edizione del concorso Mosaic Young Talent; 5 realizzati
nell’ambito del Bando nazionale “Per Chi Crea”, indetto da
SIAE e MiBACT. Secondo la giuria il lavoro di Enzo Subiaz
“inquadra un’espressione intensa di Al Pacino e, nell’aderenza
al tratto fisionomico dell’attore, ne interpreta liberamente
l’indole fissandola in un atteggiamento ironico e irriverente,
mostrando un’apprezzabile capacità di penetrazione psicologica
dell’autore”. Il Frank Sinatra di Stefano Marroffino – dove
coesistono materiali naturali e frammenti di vinile, mastici e
carta, ceramica e juta – è stato invece apprezzato perché
“sembra suggerire un dialogo virtuale con il fruitore,
aggettando da un fondo che con la sua minima consistenza
affidata per lo più alla carta si pone in un dialettico
equilibrio con la matericità variegata della figura”. In
merito all’Alicia Keys di Sabrina Kurdic la giuria ha
sottolineato la sapienza costruttiva in una combinazione di
materiali molto diversi: da quelli tradizionali (smalti
veneziani, marmi) agli inserimenti (il foulard, frammenti
d’oro, cerniere) capaci di sperimentare il nuovo senza
rinunciare al tradizionale”. Diplomato in letteratura, Enzo
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Subiaz è laureato in affresco e mosaico alla Oliviers de
Serres a Parigi. Stefano Marrofino, prima di approdare alla
Scuola Mosaicisti del Friuli ha studiato al Liceo artistico
Enrico e Umberto Nordio di Trieste, dove ha sviluppato le basi
della arti figurative. Sabrina Kurdic, dopo aver intrapreso
studi economici e di ragioneria, ha scoperto la propria
vocazione artistica, trovando la sua forma espressiva ideale
nel mosaico.

Alla premiazione hanno presenziato l’assessore alla cultura
Pietro Tropeano, il direttore e il presidente della Scuola
Mosaicisti del Friuli (Gian Piero Brovedani e Stefano Lovison)
e il direttore artistico Guglielmo Zanette, che ha voluto
sottolineare l’importanza di valorizzare il talento dei
giovani. “Porteremo le loro opere in America – ha promesso –
dando delle borse di studio ai più meritevoli”.

Geumhyung Jeong Upgrade in
Progress 29 feb-2giu. FMAV –
Palazzina   dei    Giardini,
Modena
L’esposizione presenta una nuova installazione site-specific
commissionata da Fondazione Modena Arti Visive, incentrata sul
progetto più recente di Geumhyung Jeong. L’artista si è
distinta a livello internazionale nell’ambito delle arti
performative per le sue coreografie allo stesso tempo
divertenti e inquietanti in cui si esibisce con apparecchi
elettronici con sembianze umanoidi. Combinando diversi mezzi
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espressivi – danza, teatro, film e scultura – l’artista
realizza le sue opere con una varietà di dispositivi
protesici, strumenti hardware meccanici e tecnologici,
cosmetici, manichini medici, inserendo performance dal vivo
che “dimostrano” come i suoi oggetti poss ano essere
utilizzati. Quando li presenta in contesti dedicati alle arti
visive, l’artista dispone gli oggetti secondo strane sequenze
e li ordina su piedistalli all’interno di ambienti molto
illuminati, imitando gli archivi scientifici e le collezioni
museali.

                             Nata nel 1980 a Seoul, dove vive
                             e lavora, Jeong ha studiato
                             recitazione      alla     Hoseo
                             University di Asan (Corea del
                             Sud), danza e performance alla
                             Korean National University of
                             Arts e cinema di animazione alla
                             Korean Academy of Film       Arts
                             (entrambe   a  Seoul).        Fin
dall’inizio della sua carriera, l’artista ha dedicato il suo
lavoro allo studio del rapporto tra il corpo umano e gli
oggetti quotidiani inanimati attraverso delle produzioni che
combinano linguaggi e tecniche provenienti dagli ambiti della
danza contemporanea, del teatro di figura e delle arti visive.

La sua pratica performativa prevede movimenti ordinari e
riduce al minimo indispensabile i codici specifici e le
convenzioni dell’arte e del teatro. Durante l’interazione
fisica tra il suo corpo e gli oggetti, è sempre più ambiguo
chi controlla chi. Ciò che invece diventa evidente è
l’indagine compiuta dall’artista sull’inesorabile legame tra
il nostro corpo e la tecno-sfera contemporanea, ovvero il
modello dominante attraverso cui facciamo esperienza della
nostra quotidianità. Mettendo in discussione la falsa
convinzione secondo cui saremmo in grado di controllare la
realtà, le opere di Jeong analizzano il modo in cui si
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manifestano le inafferrabili e mutevoli sfumature dello
sviluppo tecnologico, che modellano la nostra percezione,
condizionano le nostre scelte e ci fanno fare esperienza del
tempo e dello spazio.

Upgrade in Progress è l’ulteriore sviluppo di Homemade RC Toy,
una serie di sculture meccaniche a controllo remoto realizzate
dall’artista nel 2019 per la sua personale alla Kunsthalle
Basel, e di Small Upgrade,
presentato lo stesso anno alla
5° Ural Industrial Biennial of
Contemporary Art (Russia). Per
via della loro realizzazione
fai-da-te     con   componenti
acquistati online, e avendo
Jeong imparato da autodidatta
codici meccanici e di programmazione, i suoi “robot” risultano
estremamente amatoriali e i movimenti ad essi infusi
alchemicamente   dall’artista    appaiono   imprevedibili    e
sgraziati.

Come suggerisce il titolo della mostra, questo nuovo gruppo di
opere è il prosieguo di una narrativa allegorica intrapresa lo
scorso anno. I robot meccanici a controllo remoto sono
costruiti con caratteristiche visive e strutturali simili a
quelle dei “modelli” precedenti, ma possiedono una maggiore
varietà di movimenti grazie a una progettazione che, oltre ad
aumentarne la flessibilità, controlla anche lo strano aspetto
di alcune parti del loro corpo. Le sculture sono collocate su
una serie di piani di lavoro modulariche trasformano le sale
della Palazzina dei Giardini in un unico palcoscenico e al
tempo stesso in un’officina che l’artista utilizzerà
concretamente nel corso della mostra. Grazie a questa
specifica ambientazione spaziale, l’opera non è solo una
statica rappresentazione del luogo in cui Jeong svolge test ed
esperimenti sui propri “giocattoli”, ma si trasferisce,
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tramite l’azione dell’artista, in una serie di video che
agiscono come tutorial, appositamente prodotti e disposti
lungo il percorso espositivo.

Come sottolinea la curatrice Diana Baldon, “trasformando
questa scenografia ipertecnologica con il solo potere
dell’immaginazione creativa, la mostra di Jeong rivela ciò che
sta oltre la profonda materialità del corpo tecnologico: una
gabbia che ha bisogno di riappropriarsi sia del corpo mortale
che del suo controllo, di cui però solo la mente dell’artista
ha la chiave”.

Domenica 1 e 29 marzo alle ore 17, l’artista metterà in scena
un live demonstration tour pensatoappositamente per Upgrade in
Progress, in cui interagirà con gli oggetti che compongono
l’installazione alla Palazzina dei Giardini.

In parallelo alla mostra modenese, il focus su Geumhyung
Jeong si estende su Bologna attraverso la collaborazione
con Live Arts Week IX (26 marzo > 4 aprile 2020), evento
dedicato alle live arts a cura di Xing, che presenta per la
prima volta in Italia la performance Rehab Training (26 e 27
marzo ore 19presso la galleria P420). Un’occasione per
ampliare lo sguardo su un’artista che interroga la relazione
tra il proprio corpo e le tecnologie con delicata ossessione e
forte sensualità. Nel caso di questa performance, si tratta di
apparecchiature sanitarie utilizzate nella formazione degli
infermieri con cui l’artista accompagna (o manipola?) un
manichino per l’intero ciclo. La riabilitazione è un viaggio
in una relazione intima e perturbante in cui sfuma il confine
tra       soggetto        e       oggetto        (info       e
prenotazioni: www.liveartsweek.it).

Geumhyung Jeong (Seoul, 1980) è artista e coreografa. Le sue
ultime mostre personali in istituzioni di arte contemporanea
internazionali comprendono: Homemade RC Toy, Kunsthalle Basel,
Basilea (2019); Private Collection: Unperformed Objects,
Delfina Foundation, Londra (2017); Tate Live: Geumhyung Jeong,
Tate Modern Tanks, London (2017); Private Collection, Atelier
Hermès, Seoul (2016). Ha anche preso parte a numerose mostre
collettive        tra       cui:       Immortality,         la
5° Ural Industrial Biennial of Contemporary Art, Ekaterinburg
(2019); la 9° Asia Pacific Triennial, Brisbane (2018); ANTI,
Athens Biennale, Atene (2018); The Public Body 02, Artspace,
Sydney (2017); The Promise of Total Automation, Kunsthalle
Wien, Vienna (2016); Surround Audience: New Museum Triennial
2015, New Museum, New York (2015); The Beast and the
Sovereign, MACBA Museu d’Art Contemporani de Barcelona,
Barcellona (2015); East Asia Feminism: FANTasia, Seoul Museum
of Art, Seoul (2015); Gesture, Württembergischer Kunstverein,
Stoccarda (2014); Burning Down the House, 10° Gwangju
Biennale, Gwangju (2014).

Nel ruolo di coreografa ha partecipato a prestigiosi festival
di arti performative a livello internazionale          tracui
Kunstenfestivaldesarts,  Bruxelles   (2019);            Kyoto
Experiment(2018); BOUGE B Festival, deSigel, Anversa (2018);
Theater Spektakel, Zurigo (2017); La Bienal de Performance,
Buenos Aires (2017); Time-Based Art Festival, Portland
Institute for Contemporary Art, Portland (2016); Tanz im
August, Berlino(2015); Oslo Internasjonale Teaterfestival
(2015); ImPulsTanz Festival, Vienna (2014); Spielart Festival,
Monaco (2013); Festival Bo:m, Seoul (2009).

Nel 2016 Jeong ha vinto il premio Award by Hermès Foundation
Missulsang e nel 2009 il premio Excellence Award for
Alternative Vision al Seoul New Media Art Festival.

Geumhyung Jeong.

Upgrade in Progress

A cura di
Diana Baldon

Sede

Fondazione Modena Arti Visive

Palazzina dei Giardini | Corso Cavour 2, Modena

Press preview

Giovedì 27 febbraio 2020, ore 11.30

Inaugurazione

Venerdì 28 febbraio 2020, ore 18

Date

29 febbraio – 2 giugno 2020

Live Demonstration Tour

1 e 29 marzo, ore 17

Orari

Mercoledì, giovedì e venerdì: 11-13 / 16-19; sabato, domenica
e festivi: 11-19

Sabato 16 maggio, apertura straordinaria fino alle ore 24 e
ingresso libero dalle ore 19 (in occasione della notte bianca
“Nessun Dorma”)

Ingresso

Intero € 6,00| Ridotto € 4,00

Ingresso libero: mercoledì | prima domenica del mese
Acquista online su Vivaticket

Informazioni

Tel. +39 059 2033166 (in orario di mostra) | www.fmav.org

24 aprile / 2 maggio 2020 –
Udine   –  Teatro   Nuovo &
Visionario IL FAR EAST FILM
FESTIVAL 22 SI FARÀ
Il Far East Film Festival si farà: ecco le sette parole che
l’affezionatissimo     pubblico    internazionale     della
manifestazione stava aspettando e che stavano aspettando anche
i cittadini friulani e italiani. L’emergenza del Coronavirus,
cioè un’emergenza a livello globale, vincola necessariamente
questo annuncio alle normative istituzionali in materia e
all’evolversi della situazione, questo è chiaro, ma
la ventiduesima edizione del FEFF si farà. «È dal 1999 che
il Far East Film Festival porta centinaia e centinaia di
filmmaker e artisti asiatici qui in Regione –
commentano Sabrina Baracetti e Thomas Bertacche, i due
fondatori e responsabili del FEFF – e la prospettiva di non
poterlo fare anche quest’anno, o per lo meno di dover
rinunciare agli ospiti di area cinese, ci crea ovviamente un
grande dispiacere. Per fortuna viviamo in un’epoca
ipertecnologica e, ove mai le cose non dovessero prefigurarsi
in modo positivo, garantiremo comunque la loro presenza
attraverso i collegamenti digitali». Aggiunge Tiziana Gibelli,
Assessore regionale alla Cultura: «Nel 2001, pochi giorni dopo
la tragedia del World Trade Center, la società della quale ero
allora Amministratore Delegato realizzò dalla Scuola Grande di
San Rocco a Venezia la presentazione mondiale dell’album di
Andrea Bocelli. Andò molto bene allora, che si era alla
preistoria del digitale via satellite, andrà benissimo anche
adesso, con il FEFF 2020, perché nella peggiore delle ipotesi
ci collegheremo con estrema facilità con chi dal Far East non
riuscirà a raggiungerci e anche con chi da lì vorrà seguirci.
Anzi, potremo anche aprire una nuova strada per raggiungere il
pubblico che vuole seguire i film del proprio paese che
partecipano a un festival europeo così importante».        «Il
Comune di Udine – conclude Fabrizio Cigolot, Assessore
comunale alla Cultura – garantirà al Festival tutto l’appoggio
necessario affinché questa importante manifestazione consegua
il grande successo delle edizioni precedenti».

Se la questione-ospiti rimane, dunque, obbligatoriamente in
stand-by (le presenze verranno confermate solo a ridosso
dell’inizio, cioè il prossimo 24 aprile), tutto lo staff
del FEFF 22 è già operativo da mesi e sta lavorando ogni
giorno per dare forma all’attesissima edizione 2020.

Alessandro Marotta

La storia della batteria
raccontata  e  suonata  da
Christian Meyer Venerdì 21
febbraio, ore 21, Biasin
Concert Hall, Azzano Decimo
La storia della batteria raccontata e suonata da Christian
Meyer, già batterista di Elio e le Storie Tese

Venerdì 21 febbraio, ore 21, Biasin Concert Hall, Azzano
Decimo

Ingresso libero

 La storia della batteria attraverso i generi, dagli anni 30
in poi, è al centro del seminario gratuito in programma
venerdì 21 febbraio alla Biasin Concert Hall di Azzano Decimo
alle 21. A condurlo con Christian Meyer, già batterista di
Elio e le storie Tese. Sarà dunque un excursus piacevole e
divertente dal Jazz a Elio e le Storie Tese, durante il quale
Meyer racconterà la storia dei suoi eroi suonando e facendo
ascoltare generi diversi. Meyer definito genio dei tamburi,
per la sua fantasia, stile e ricerca dei suoni è molto
apprezzato anche per la sua capacità comunicativa e simpatia.
Da diversi anni è consulente per la Yamaha Japan
nell’evoluzione del suono dei tamburi moderni.

Tre le sue collaborazioni figurano Gianni Morandi, Giorgia,
Ike Willis (F. Zappa), James Taylor, Lucio Dalla, Mina,
Ornella Vanoni, Paolo Fresu, Renzo Arbore, Santana, Sister
Sledge, Steve Lukather (Toto), Tino Tracanna, Gigi Cifarelli,
Enrico Rava, Gianluigi Trovesi.
Barcelona    Gipsy     balKan
Orchestra (BGKO) 25 febbraio
al Teatro Miela Trieste
Ritornano martedì 25 dicembre alle ore 21.30 i Barcelona Gipsy
balKan Orchestra un
ensemble internazionale    con   base   a   Barcellona   e   ormai
famosissimi a Trieste dove hanno
entusiasmato il pubblico negli scorsi anni con ben due sold-
out al Teatro Miela. Nel
frattempo si sono affermati         pienamente      a    livello
internazionale, diventando un punto di
riferimento della musica prodotta nella capitale catalana.
Abbiamo accolto il loro desiderio di riproporsi a Trieste a
febbraio e abbiamo pensato di
fissare come data il martedì grasso di carnevale, per una
serata fortemente orientata alla
festa e al ballo ma con la possibilità di godersi lo
spettacolo anche da seduti.
La loro è una musica che va direttamente al cuore, senza
trucchi e senza inganni, il loro
sound unico e contemporaneo è una reinterpretazione genuina
che deriva dalla loro
appassionata e inarrestabile esplorazione dei suoni e dei
timbri della musica rom, klezmer,
balkan e mediterranea, inteso come un insieme di tradizioni
musicali e culture multietniche
che va oltre ogni confine geografico.
Il gruppo stesso mescola le differenze artistiche e di
provenienza dei vari membri,
arricchito dalla vibrante scena musicale di Barcelona: dalla
tradizione catalana, greca,
italiana, russa e mediorientale alle vibrazioni del jazz
manouche e del rockabilly.
La BGKO è composta da:
Mattia Schirosa (fisarmonica, Italia),
Julien Chanal (chitarra, Francia),
Ivan Kovacević (contrabbasso, Serbia),
Stelios Togias (percussioni, Grecia),
Dani Carbonell (clarinetto, Catalogna-Spagna),
Pere Nolasc Turu (violino, Catalogna-Spagna),
Margherita Abita (voce, Italia).
Quindi con una nuova cantante e figura femminile, dopo che la
cantante Sandra Sangiao
ha deciso di lasciare il gruppo nell’ottobre 2019 con un
intenso ultimo concerto insieme il
30 ottobre 2019 alla mitica Sala Apolo di Barcellona,
circondati da fan e amici. Un addio
sicuramente meditato e sofferto ma consensuale, dal momento
che la cantante ha
espresso il desiderio di avere più tempo a disposizione e non
voler continuare a cantare
con questo ritmo di lavoro.
Ecco allora, a sostituirla degnamente, la bella e brava
Margherita Abita, lanciando il
gruppo verso un nuovo repertorio, desiderosi di ricercare
nuove sonorità ed estendere la
lunga lista di luoghi in cui esibirsi, fare esperienze,
crescere e stringere nuove
collaborazioni.
Organizzazione: Bonawentura – Teatro Miela
Prevendita c/o biglietteria del teatro (tel. 0403477672) tutti
i giorni dalle 17.00 alle 19.00 e su www.vivaticket.it
Elfyn Evans vince un atipico
Rally   di   Svezia,    Kalle
Rovanperä stupisce e sale per
la prima volta sul podio nel
WRC

                                 Elfyn Evans al Rally Monte-
                                 Carlo 2020 con la Toyota
                                 Yaris Wrc (credits Dario
                                 Furlan)

Atipico, ma anche anomalo oppure pazzoide, tanti sono gli
aggettivi che si potrebbero utilizzare per descrivere
l’edizione del Rally di Svezia appena conclusa. Atipico per la
quasi totale mancanza di neve in una regione che a metà
febrraio dovrebbe regalare paesaggi fiabeschi di boschi
ammantati da una coltre bianca e che causa la mancanza
dell’elemento caratterizante la gara scandinava ha visto quasi
dimezzarsi già prima del via il chilometraggio totale per poi
assotigliarsi ulteriormente in corso d’opera; anomalo per la
norma che ha imposto comunque l’utilizzo di gomme chiodate pur
in assenza quasi totale di neve con il risultato che i chiodi
si distruggessero nei primi chilometri di sterrato con le
conseguenti difficoltà per i piloti di governare le vetture
quando poi si trovavano nei tratti ghiacciati o parzialmente
innevati; pazzoide per il risultato finale che ha visto
trionfare il britannico Elfyn Evans, vera sorpresa di questa
stagione, dopo una gara condotta tutta all’attacco con la
Toyota Yaris Wrc e che ha visto anche l’exploit del
giovanissimo figlio d’arte Kalle Rovanperä con la sua prima
vittoria in Power Stage ed il terzo posto finale.

  Elfyn Evans in azione con la Ford Fiesta Wrc di M-Sport
  al Rally di Sardegna 2019 (credits Dario Furlan)

A onor del vero Evans negli anni scorsi aveva già fatto vedere
delle buone cose alla guida della Ford Fiesta Wrc della M-
Sport di Malcolm Wilson ma il passaggio quest’anno in Toyota
sembra avergli dato quella sicurezza che ancora non gli aveva
permesso di cogliere un risultato prestigioso come questo. Da
rilevare che pure al Monte-Carlo il ragazzotto britannico si
era comportato egregiamente arrivando vicinissimo alla
vittoria poi sfumata per la furiosa rimonta di Thierry
Neuville nell’ultima tappa della gara monegasca.

  Il giovanissimo Kalle Rovanperä (credits Dario Furlan)

Anche il “pischello” Kalle Rovanperä ha stupito per la sua
condotta di gara, sempre velocissimo e determinato a dispetto
della sua giovane età (19 anni) e senza alcun timore
reverenziale nei confronti dei big del mondiale, il ragazzino
ha fatto il capolavoro in Svezia aggiudicandosi la Power Stage
davanti a Thierry Neuville, Ott Tanak e Sebastien Ogier, dei
veri mostri sacri del rally che ora dovranno guardare
attentamente gli specchietti retrovisori delle loro vetture
per l’incalzare di questa promessa delle corse su strada.

E a proposito di Neuville, Tanak e Ogier vediamo come è andato
il loro Rally di Svezia: Ott Tanak ha chiuso al secondo posto
della classifica generale con la sua Hyundai i20 Coupè Wrc, un
risultato che comunque lo rinfranca dopo lo spaventoso volo
patito al Monte-Carlo; Tanak in Svezia ha anche fatto
registrare la velocità media in prova più alta con ben 137
km/h nella SS 12 quando il limite imposto dalla Federazione è
di 130 km/h, questo per la mancanza di neve che se fosse stata
presente come il periodo prevede avrebbe contribuito a
mantenere le velocità entro i limiti previsti, gli
organizzatori sono così stati costretti ad annullare la prova
incriminata per il superamento della media oraria.

Sebastien Ogier ha condotto una gara regolare senza però mai
riuscire ad emergere, forse i terreni scandinavi non sono il
suo forte ma considerando lo score di tre vittorie in Svezia
potrebbe aver invece patito la mancanza di feeling con la
Toyota Yaris Wrc che guida solo da questa stagione e che ha
portato infine al quarto posto della classifica generale.

Discorso diverso per Thierry Neuville, la vettura la conosce
bene ma non è mai stato in grado di tenere il passo dei primi
se non nel finale di gara quando si è aggiudicato la penultima
prova e si è piazzato secondo nella Power Stage
classificandosi infine al sesto posto nella generale, un
risultato al di sotto delle aspettative ma che potrà comunque
tornare utile in ottica campionato.

Ottimo il quinto posto di Esapekka Lappi che ha confermato le
sue doti velocistiche ma soprattutto funamboliche, primo fra i
piloti Ford ha divertito il pubblico con le sue acrobazioe al
volante portando punti preziosi alla squadra.

E i nostri connazionali? Vorremmo soffermarci un attimo sulle
prestazioni degli italiani in gara che purtroppo ritornano a
casa, ovviamente con i dovuti distinguo, con un bilancio
sicuramente negativo. Andolfi è uscito di scena nella SS5,
mentre Pollara, Oldrati e Ciuffi – anche a causa di problemi
diversi, primo fra tutti la mancanza di test su questo fondo
specifico – non sono mai riusciti a dimostrare tutto il loro
potenziale ed hanno dovuto accontentarsi degli ultimi posti
della classifica generale; i nostri connazionali pagano dazio
nei confronti dei piloti del resto dell’Europa vuoi per
mancanza di programmazione ma anche perchè in Italia sono
ancora troppo poche le gare su terra dove farsi le ossa e
perchè manca la consapevolezza delle difficoltà che i nostri
piloti incontrano nei confronti con i loro omologhi esteri ma
soprattutto pare non ci sia alba della direzione da
intraprendere per dare nuovamente lustro alla nostra nazione
nel campionato del mondo più bello che ci sia per gli
appassionati di questo sport.

Servizio e foto di repertorio: Dario Furlan

Sabato         22        feb.
all’Associazione Archeosofica
di Siena : Gli angeli nella
tradizione: viaggio tra arte,
storia e letteratura
Gli angeli nella tradizione”: sarà un ricco viaggio pieno di
letteratura, arte, storia e curiosità quello che porterà il
pubblico senese alla scoperta dell’iconografia angelica.

Arriva anche a Siena presso la sede cittadina
dell’Associazione Archeosofica il ciclo di conferenze – ad
ingresso libero – che tanto successo ha riscosso nelle città
italiane dove è stato presentato.
Dalla poesia di Dante Alighieri,
                         fino alle opere che artisti di ogni
                         epoca hanno dedicato a queste
                         figure, saranno tanti i temi
                         approfonditi nei sei incontri che,
                         dal 22 febbraio al 4 aprile, avranno
                         luogo ogni sabato pomeriggio (inizio
                         ore   17.30),    presso    la  sala
                         conferenze di via Banchi di Sopra
                         72. La figura dell’angelo accompagna
                         le più diverse tradizioni che
                         affidano a esseri ammantati di luce
il ruolo di intermediari tra cielo e terra. Dalle civiltà
orientali più antiche fino a quelle occidentali, il ruolo
degli angeli è sempre stato di primaria importanza. L’arte,
in tutte le sue espressioni, ha celebrato questi esseri alati
consegnandoli all’immaginario collettivo: l’iconografia
angelica è tra le più ricche che il passato ci consegna, a
partire dalle rappresentazioni del periodo paleocristiano
quando gli angeli sono creature simili ad uomini con abiti del
tempo, fino a quelle del periodo bizantino in cui appaiono in
tutta la loro maestosità di esseri alati luminosi o a quelle
medioevali che li raffigurano come emissari di Dio con in mano
cartigli recanti i versi della sacra scrittura o come
musicisti delle sfere spirituali. Al mondo degli Angeli e alla
sua essenza misteriosissima e segreta, sarà dedicata la prima
delle sei conferenze del ciclo “Gli angeli nella
tradizione”. Sabato 22 febbraio alle
ore 17.30, Daniela Datteri, studiosa di
filosofia e teologia, guiderà il
pubblico alla scoperta di simboli e
raffigurazioni che raccontano la natura
di queste creature celesti, offrendo
suggestioni utili per comprendere ciò
che non ha forma. Pittura, scultura,
poesia, sono le opere di alcuni artisti
ispirati, che ci si offrono come
particolari chiavi di lettura per
conoscenze non immediatamente accessibili, se non mediante
l’intuizione artistica. Gli incontri proseguiranno poi con un
calendario che vede sabato 29 febbraio Luca Molinario parlare
di “Angeli e demoni”. Quindi sabato 14 marzo Franco Naldoni
tratterà di “Divina Commedia-Libro degli Angeli” mentre sabato
21 marzo Chiara Jaeger interverrà sul tema “L’Arcangelo
Michele e i luoghi delle apparizioni”. Sabato 28 marzo Germano
Barbagli e Elisabetta Tronconi presenteranno “Le Gerarchie
Angeliche”. Sabato 4 aprile sarà infine Elena Meacci a
concludere il ciclo di incontri con il tema “Gli Angeli
nell’arte”. In occasione delle sei conferenze, nella sede
dell’Associazione Archeosofica saranno esposte le opere
realizzate dai laboratori artistici promossi dalla stessa
associazione e dedicati all’iconografia angelica.

IL CALENDARIO

22 febbraio Daniela Datteri “Gli Angeli nella Tradizione”

29 febbraio Luca Molinario “Angeli e demoni”

14 marzo Franco Naldoni “Divina Commedia-Libro degli Angeli”

21 marzo Chiara Jaeger “L’Arcangelo Michele e i luoghi delle
apparizioni”

28 marzo Germano Barbagli e Elisabetta Tronconi “Le Gerarchie
Angeliche”

4 aprile Elena Meacci “Gli Angeli nell’arte”

Gli incontri avranno inizio alle ore 17.30 presso la sede
dell’Associazione Archeosofica a Siena in via Banchi di Sopra,
72

Ingresso      libero            Per            informazioni:
3661897344; info.siena@boxletter.net

Teatro   Verdi  Gorizia 21
febbraio : Trenta acrobati
del Circus-Theatre Elysium
raccontano     Alice    in
wonderland
Trenta atleti acrobati e ballerini professionisti
racconteranno attraverso la più innovativa delle arti circensi
la fiaba di Alice nel mondo delle meraviglie: ginnastica
acrobatica, recitazione e danza saranno gli ingredienti
di Alice in wonderland, spettacolo inserito nel cartellone
Eventi Musical Family show che lascerà a bocca aperta il
pubblico. A metterlo in scena sarà il Circus-Theatre Elysium,
venerdì 21 febbraio alle 20.45 al Teatro Verdi di Gorizia. I
personaggi della leggendaria storia di Lewis Carroll, quindi
Alice, il Cappellaio Matto, il Coniglio, il Gatto del Cheshire
e la Regina Nera, appariranno davanti al pubblico nella loro
interpretazione circense, sullo sfondo di impressionanti scene
3D.
Inoltre la storia di Alice si arricchirà dell’amore, in quanto
si innamorerà del Principe Azzurro e con lui dovrà superare
ostacoli inimmaginabili. Il Circus-Theatre Elysium è stato
fondato nel 2012, come circo collettivo che abbraccia i più
esperti produttori, i migliori registi e attori. Un progetto
artistico nato dall’ispirazione di Oleg Apelfed, capace di
raccogliere intorno a sé un cast di professionisti di respiro
internazionale e di dar vita adun circo moderno mostrandone
per primo le mille sfaccettature e le possiblità di
rappresentazione scenica. Determinante è anche l’apporto di
Maria Remneva, direttrice del Circo Nazionale dell’Ucraina
che, forte di più di vent’anni di esperienza, ha vinto
molteplici premi, tra cui tla competizione internazionale
degli artisti circensi a Parigi.
C.L.

Al via il seminario “Arte per
la liturgia, iconografia e
iconologia di opere dell’area
madonita”    promosso   dalla
Diocesi   di   Cefalù  e   da
BCsicilia Giovedì 20 feb,
Giovedì 20 febbraio 2020 alle ore 17,30 avrà inizio il ciclo
di seminario su “Arte per la Liturgia. Iconografia e
iconologia di opere dell’area madonita” promosso dalla Diocesi
di Cefalù – Ufficio Pastorale Cultura, Scuola e IRC e
da BCsicilia.
Le relazioni, tenute dal prof. Salvatore Grisanti, si terranno
presso la Chiesa SS. Sacramento a Cefalù. La relazione di
apertura è dedicata a “L’Immagine nella Tradizione
ecclesiale”. Prima della lezione di Grisanti interverranno
l’arch. Massimo Trobia, Segretario della Consulta Beni
Culturali della Diocesi di Cefalù e il dott. Alfonso Lo
Cascio, Presidente regionale di BCsicilia.
Cinque in tutto gli appuntamenti sul patrimonio d’arte per la
liturgia di grande vastità e straordinario interesse artistico
culturale dell’area madonita      e della diocesi di Cefalù,
purtroppo sconosciuto ai più, o al massimo fruito quasi
esclusivamente a livello devozionale. Certo la devozione e il
culto esprimono ed esaltano la identità dell’arte per la
liturgia, ma purtroppo in genere non si percepisce la portata
culturale-teologica di queste opere, veri scrigni di tesori
di teologia e di spiritualità.
Il seminario: Dopo una presentazione della problematica
relativa alla riflessione e all’uso dell’immagine        nella
tradizione ecclesiale, il seminario si sofferma su una lettura
iconologica della cattedrale di Cefalù sia del suo linguaggio
architettonico, sia del suo discorso musivo. Attraverso un
excursus storico si evidenzieranno le peculiarità teologiche
delle rappresentazione di croci e crocifissi e come queste si
sono stratificate nel ricco patrimonio delle nostre croci
dipinte e dei crocifissi scolpiti. L’evoluzione che porta
dall’antependium alla pala d’altare ci introduce alla
comprensione di autentici capolavori quali sono i polittici di
Polizzi e di Castelbuono, e alla comprensione di tele
“impegnative e impegnatissime” dei pittori gangitani. La
Cappella Coccia di Isnello ci offre infine la possibilità di
individuare il criterio tipologico che ne governa tutta la
decorazione e di scoprire la verità e la bellezza del detto di
Agostino: “Il nuovo testamento è nascosto nel Vecchio; il
Vecchio testamento si rende manifesto nel Nuovo”.
Il relatore: Il prof. Salvatore Grisanti dopo gli studi
secondari effettuati presso il Seminario di Cefalù, dal 1968
al 1978 ha vissuto a Roma dove ha frequentato il    corso
accademico della facoltà di teologia presso la Pontificia
Università Gregoriana, dove ha conseguito la licenza e ha
seguito i corsi di laurea, interessandosi particolarmente
all’ecclesiologia orientale e studiando particolarmente
l’ecclesiologo russo Nicolai Afanassieff. Presso l’Università
degli studi “La Sapienza” di Roma ha conseguito la laurea in
filosofia con una tesi riguardante la ristrutturazione
normanna delle chiese di Sicilia. A Roma ha iniziato la sua
attività di docente proseguita a partire dal 1978 nel
territorio madonita. Ha insegnato materie letterarie per un
breve periodo presso l’Istituto Magistrale di Petralia Sottana
e dal 1981 al 2006 presso il Liceo Scientifico Tedaldi Failla
di Castelbuono.
È stato docente di teologia dommatica nell’Istituto di Scienze
religiose “Mons. Mariano Campo” fin dalla sua fondazione, sia
nella sede di Cefalù che in quella di Petralia, dove ha curato
la formazione dei futuri docenti di religione cattolica. Ha
insegnato teologia nella scuola di formazione per i diaconi
permanenti e nella scuola diocesana di formazione teologica
(teologia di base).
Nel 1990 è stato nominato direttore dell’Ufficio Scuola e
responsabile dell’insegnamento della religione cattolica della
diocesi di Cefalù (primo laico in Italia a rivestire questo
ruolo), incarico che ha svolto fino al 2011. A partire dagli
anni 80 ha collaborato attivamente alla apertura e alla
gestione della Casa di Riposo “Di Martino Abbate” di Isnello,
e dal 2012 ne è direttore responsabile. Negli ultimi tempi i
suoi interessi culturali sono rivolti all’arte per la liturgia
e ai rapporti tra teologia e scienza.
Calendario appuntamenti: 20 febbraio 2020 – L’Immagine nella
Tradizione ecclesiale; 12 Marzo 2020 – La Cattedrale di
Cefalù; 24 Aprile 2020 – Croci e crocifissi: le croci pensili
di Cefalù, Castelbuono, Collesano, Isnello e i Crocifissi di
frate Umile; 7 Maggio 2020 – Pale d’Altare e tele:          Il
Trittico fiammingo di Polizzi; i polittici di Castelbuono;
tele di Giuseppe Salerno; 21 Maggio 2020 – La tipologia: la
Cappella Coccia di Isnello.
La partecipazione al corso è gratuita. Per informazioni:
BCsicilia Tel. 320.6468568 – Email: cefalu@bcsicilia.it.
Facebook: BCsicilia.
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