Editoriale DOPO LE ELEZIONI - Comunita degli Italiani ...

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Editoriale DOPO LE ELEZIONI - Comunita degli Italiani ...
SETTEMBRE - OTTOBRE 2014                                                                                           NUMERO 17 ANNO XXIV

                                      FOGLIO DELLA COMUNITÀ AUTOGESTITA DELLA NAZIONALITÀ ITALIANA
                                        COMUNITÀ DEGLI ITALIANI “GIUSEPPE TARTINI” DI PIRANO

            Editoriale
             DOPO
          LE ELEZIONI
              di Kristjan Knez

I
    l 29 giugno e il 5 ottobre 2014, i conna-
    zionali sono stati invitati al voto per il
    rinnovo di tutte le cariche decisionali
della Comunità nazionale italiana; all’ini-
zio dell’estate per l’Assemblea della Comu-
nità degli Italiani “Giuseppe Tartini” (CI),
per i tre rappresentanti di quest’ultima
all’Assemblea dell’Unione Italiana, per
il presidente della medesima, nonché per
il presidente della sua Giunta esecutiva;
nella tornata elettorale autunnale, invece,
oltre all’elezione del sindaco (vi è stato un
doppio appuntamento, con il ballottaggio
due settimane più tardi) e del consiglio co-
munale, inclusi i membri al seggio specifi-
co, siamo stati chiamati ad esprimerci an-
che a favore dei candidati per il Consiglio
della Comunità autogestita della naziona-
lità italiana (CAN) e dei rappresentanti                                                                         I colori dell’autunno
italiani nei Consigli delle Comunità locali                                                                                 e i suoi frutti
della municipalità piranese.                                                                                        (Foto: Kristjan Knez)
Per quanto attiene il nostro microcosmo,
la campagna elettorale è stata civile, paca-
ta, democratica, con un sano confronto, e          pg. 4-6     L’Istria di Fulvia Zudič
non abbiamo assistito a sterili polemiche                      La pittrice accademica ha esposto i suoi lavori
o a cadute di stile. Abbiamo riscontrato                       in Toscana e in Portogallo
un certo interesse, manifestato da quan-                       Daniela Sorgo
ti si sono canditati, cosa molto positiva,
perciò l’elettore ha trovato sulle schede un       pg. 12-13 Raccontiamo il mare per viverlo meglio
numero superiore di nominativi rispetto                        Continuano gli incontri del progetto
ai posti da ricoprire. Alla fine, e non pote-                  dedicato alla dimensione marittima
va andare diversamente, ci sono stati i vin-                   Amalia Petronio
citori e gli sconfitti. A parte questa distin-
zione, dobbiamo essere consapevoli che             pg. 14-15 Il piroscafo “San Marco”
d’ora in poi – e non è certo una novità – il                   I ricordi sulla tragedia del 1944
lavoro che svolgeremo conoscerà dei risul-                     Mario Bonifacio
tati soddisfacenti, solo se imposteremo un
discorso corale, plurale e contraddistinto         pg. 18-21    SPECIALE 1954 e dintorni
dalla sinergia. Poiché, l’obiettivo comune                     A sessant’anni dal Memorandum di Londra
è l’impegno a favore della Comunità ita-                       Le testimonianze di una comunità
                             (continua a pag. 2)               a cura di Kristjan Knez
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liana, in tutti i suoi segmenti, e venire        progressive nel tempo. D’altra parte non             della CI e della CAN, a quelli comunali e
    incontro alle sue aspettative e ai suoi          si può ottenere tutto e subito e non pos-            in seno all’Assemblea dell’Unione Italia-
    problemi. La linea che dovremo adotta-           siamo neanche pretenderlo, sempre che                na, riconfermati o al loro primo mandato,
    re, o che riprenderemo in mano, giacché          non si viva nell’eterna illusione. Il voto,          vadano le nostre vive congratulazioni, con
    in buona parte continueremo quanto già           pertanto, è stato meritocratico e ha mani-           l’auspicio che il quadriennio iniziato sia
    avviato, sarà vincente solo grazie all’ap-       festato l’apprezzamento per ciò che è stato          ricco di soddisfazioni e che porti a risulta-
    porto di tutti, a prescindere dai risultati      fatto. Ma non si dovrà riposare sugli allo-          ti tangibili. Per una Comunità nazionale
    elettorali. A Pirano non vi sono stati dei       ri, i prossimi quattro anni non saranno fa-          italiana orgogliosa, al passo con i tempi,
    ‘terremoti’; chi oggi occupa un posto in         cili, dovremo continuare a fare i conti con          a capo di istituzioni che osino e propon-
    seno all’Assemblea della CI e al Consi-          la recessione e con i relativi tagli alle risor-     gano idee dai vasti orizzonti, che esca dal
    glo della CAN comunale, lo deve al voto          se. Finché sarà possibile, e senza indugia-          proprio recinto e mostri la sua vitalità
    di quei connazionali che hanno premia-           re, lavoreremo con meno e ci sforzeremo              ed esistenza, ma sia anche sensibile al re-
    to il lavoro svolto, l’impegno dimostrato        a mantenere inalterata la qualità dei con-           taggio del passato. Perché la componente
    e un progetto concreto, il più delle vol-        tenuti proposti. Ma ogni prodotto di buo-            italiana di questa parte dell’Istria non è
    te espresso mediante piccole azioni, ma          na fattura costa, sia chiaro! Ai consiglieri         folclore!

                                                        LA NOTA
                                                                 di Luciano Monica

L
           ’inizio di novembre          conflitto balcanico. Tutti, a          prima di andarsene. Il timore          me ricevuta come, oramai ex
           in Slovenia è il giorno      loro modo, vogliono ricorda-           è la verità. Timore di dover           consigliere comunale, ad un’in-
           delle rimembranze; il        re. Spesso in segno di affettto,       ammettere che il vincitore non         terpellanza posta al penultimo
    giorno in cui persone singole       altre volte per riconoscimento         ha sempre ragione, di dover            Consiglio della appena conclu-
    ricordano i loro cari defunti,      altre a monito per il futuro,          ammettere che mezzo secolo fa          sa legislatura. Riprendo parte
    associazioni varie ricordano        altre ancora a gloria perenne          non è stata una libera e incon-        della risposta... “Su proposta
    i loro morti, lo stato le vitti-    di eroi, di martiri di santi, di       dizionata scelta a svuotare case       dell’Ente per la tutela dei beni
    me delle guerre e i suoi eroi       personaggi celebri. Passeggian-        e scuole, cantieri e osterie, stra-    culturali... il cimitero è iscrit-
    nazionali, la chiesa cattolica i    do per i nostri cimiteri invece        de e piazze, campagne e saline.        to nel registro del patrimonio
    suoi santi. Visite ai cimiteri,     assisto ad una continua ma             Verità per verità. C’erano an-         dei beni immobili... Tuttavia
    l’acquisto di fiori e accesso-      inesorabile distruzione di mo-         che coloro che vollero o dovet-        nei piani di programmazione
    ri vari sono abitudini che si       numenti funebri siano que-             tero andarsene dopo la follia          territoriale non è stato ancora
    radicano sugli antichi riti de-     sti più o meno artistici, più o        fascista della prima metà del          previsto un regime di tutela
    dicati ai defunti che, in varie     meno significativi per la storia       secolo scorso. Ora però non            particolareggiato per simile de-
    forme, si tramandano, da ge-        locale, più o meno curati da           capisco il motivo per cui è an-        stinazione. Si dovrà pertanto
    nerazione in generazione, da        mani vicine o lontane. Si dirà         cor sempre difficile convincere        avviare il relativo procedimen-
    popolo a popolo, da cultura a       che gli interventi sono dovuti         la maggioranza dei cittadini, la       to il cui iter risulta abbastan-
    cultura, da religione a religio-    alla mancanza di spazio; ed è          classe dirigente, che tutelare il      za articolato... Dobbiamo far
    ne. Tutti hanno un luogo de-        vero. Ma questa verità non è           cimitero da ulteriori scempi è         presente però che le necessarie
    dicato a quelli che furono. Ci      sufficiente a giustificare il se-      come salvaguardare noi stessi e        procedure ed attività potranno
    sono esempi mirabili di mo-         gno della barbarie che cancel-         le generazioni che verranno, è         essere avviate dal detto Istituto
    numentalità e talvolta di arte      la il passato. L’ignoranza del         come salvare una civiltà dalla         solo dopo che sarà adottata da
    nella costruzione di tombe a        passato debitamente nascosta           sua decadenza. Lo stesso di-           parte del Consiglio comunale
    ricordo di coloro che, come         ai più, porta all’ossessiva te-        scorso vale per la cancellazione       la delibera con cui lo stesso de-
    scrisse Fulvio Tomizza, sono        stardaggine a voler recidere le        dei toponimi e dei nomi degli          ciderà l’avvio della procedura
    passati a miglior vita: dalle       radici, a tagliare con l’accetta       abitati. L’intento all’origine è       per la designazione del cimite-
    piramidi dell’antico Egitto,        secoli di faticosa e travagliata       lo stesso: cancellare il passato.      ro di Pirano a monumento di
    al sacrario di Redipuglia, dai      esistenza di generazioni e gene-       A qualcuno, questo pream-              importanza locale”. Sorvolan-
    tumuli etruschi al cimitero         razioni che hanno lasciato se-         bolo, potrà sembrare pesan-            do sul burocratese addoperato
    di Harlington negli USA, dal        gni visibili sulla superficie del-     te come una pietra tombale             per dire che poco o niente è sta-
    cimitero di Staglieno a Ge-         la terra e sulle sponde del mare       (rimanendo in tema). A me              to fatto finora, direi che le indi-
    nova alle fosse scavate nello       dove hanno lavorato, sperato           sembra la necessaria riflessio-        cazioni sono chiare e la strada
    stadio di Sarajevo nell’ultimo      e sognato un futuro migliore           ne in seguito alla risposta da         da percorrere ugualmente.

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ELEZIONI DEL 5 OTTOBRE 2014
                                                    I RISULTATI DELLE AMMINISTRATIVE

L
       a partecipazione alle elezioni è stata del   (249), Giorgio Rosso (226), Daniela Sorgo         Sicciole: non ci sono state candidature valide.
       44,18%.                                      (212), Valter Lovrečič (208), Andrea Bar-         Il 23 ottobre scorso si è costituito il Consi-
       I rappresentanti della Comunità na-          tole (199), Luciano Monica (195), Onelio          glio della Comunità autogestita della nazio-
zionale italiana eletti in qualità di membri        Bernetič (186), Gianfranco Giassi (182).          nalità italiana di Pirano. I consiglieri han-
del Consiglio comunale del Comune di Pira-          Nei Consigli delle Comunità locali nel co-        no eletto il presidente e il vicepresidente,
no sono: Bruno Fonda (261 voti), Manuela            mune di Pirano sono stati eletti i seguenti       rispettivamente Nadia Zigante e Andrea
Rojec (217) e Daniela Sorgo (191).                  rappresentanti della Comunità nazionale           Bartole nonché proposto il vicesindaco del
Per il rinnovo del Consiglio della Comunità         italiana:                                         Comune di Pirano, Bruno Fonda.
autogestita della nazionalità italiana di Pira-     Pirano: Daniela Paliaga Janković.                 I rappresentanti piranesi nel Consiglio
no sono stati eletti i seguenti undici mem-         Portorose: Aldo Zigante.                          della Comunità autogestita costiera della
bri: Kristjan Knez (271 voti), Bruno Fonda          Strugnano: Marina Knez.                           nazionalità italiana sono invece: Valter
(260), Nadia Zigante (249), Manuela Rojec           Lucia: Daniela Sorgo.                             Lovrečič, Manuela Rojec e Nadia Zigante.

FISARMONICHE A CASTELFIDARDO
                                       L’argento a Manuel Šavron e a Rok Kleva Ivančić

I
    l 18 settembre scorso nel piccolo paese         risultati della giuria, nella quale abbiamo       con nomi come Andrea Capezzuoli, Na-
    di Castelfidardo (in provincia di Anco-         conosciuto e fatto amicizia con tantissimi        talino Marchetti, Mika Väyrynen, Jerome
    na) si è dato inizio alla 39esima edizione      musicisti del posto e altri dalla Francia,        Richard, Simone Zanchini e molti altri,
del Premio internazionale della fisarmoni-          dall’Argentina e dall’Ucraina. Dopo diver-        che sono i massimi della musica del pano-
ca. Un grande e prestigioso evento, che per         si concerti finalmente la tabella dei risultati   rama fisarmonicistico a livello mondiale.
una cittadina come Castelfidardo significa          era esposta e su di essa la nostra seconda        È stata un’esperienza incredibile e il fatto
molto e con il quale si può vantare di una          posizione d’argento nella nostra categoria.       che abbiamo fatto amicizia e suonato con
tradizione quasi quarantennale. Quest’an-           Naturalmente seguirono festeggiamenti, e a        artisti provenienti da tutto il mondo è una
no con l’apertura di nuove categorie hanno          Castelfidardo non era difficile trovare cosa      delle soddisfazioni principali che un musi-
voluto espandere ancora di più lo spettro di        fare con un programma ricco di concerti           cista può avere.          Rok Kleva Ivančić
musiche internazionali variegate ed unirle
sotto lo stesso festival. Così, alle tradizionali
categorie di musica classica e varietè si è ag-
giunta ancora la categoria world music (che
comprende un misto di folk, jazz e musica
d’autore e tradizionale) e Manuel mi ha con-
vinto ad andare a provare.
Manuel aveva già suonato più volte in
questa piccola città, ma come concertista,
mai ha invece partecipato nelle catego-
rie di questo tipo, come io che non avevo
partecipato a gare da almeno dodici anni.
Ed eccoci là, in mezzo alla folla di musici-
sti che aspettano in fila per potersi esibire
(nella bellissima sala dell’auditorium di
San Francesco). Gruppi professionali o ac-
cademici provenienti dal Portogallo, dalla
Russia, dall’Italia, dall’Argentina, dalla
Cina e molti altri...; e noi due, unici dalla
Slovenia partecipanti in tutto il concorso.         I due premiati
Dopo l’esibizione seguiva la lunga attesa dei       Manuel Šavron e Rok Kleva Ivančič ritirano il premio (foto: FotoNisi, Castelfidardo)

                                                                                                                                                    3
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In Toscana e in Portogallo
     L’ISTRIA DI FULVIA ZUDIČ                       AL FESTIVAL SETE SÓIS SETE LUAS

I
         l Festival Sete Sóis Sete Luas, Centro
         per le Arti del Mediterraneo e del
         mondo lusofono è una rete culturale
    di trenta città in tredici paesi che privi-
    legia relazioni vive e dirette con i piccoli
    centri e con gli artisti. Promotore di luo-
    ghi d’incontro tra culture e genti diverse,
    il Festival dalla sua fondazione nel 1993
    diretto da Marco Abbondanza, diventa
    una manifestazione internazionale. In
    questo spirito interculturale e di siner-
    gia tra arte, musica, turismo culturale e
    promozione del territorio, è stata invitata
    al Festival, la nostra pittrice accademica
    Fulvia Zudič. Con le sue esposizioni di
    pittura e sculture, e con i laboratori di
    creatività dalla Toscana al Portogallo,
    l’evento ha portato alla nascita del “Ca-
    talogo N. 67”, Fulvia Zudič, Istria 2014.      Fulvia Zudič a Ponte de Sôr
    Critica artistica di Enzo Santese e foto-      Alle sue spalle si notano i disegni realizzati nei laboratori per i bambini.
    grafia di Mojca Gyorek. Ho incontrato          In basso: a sinistra, la scuola elementare della località portoghese; a destra, le ‘pupe’
    Fulvia in una breve pausa di lavoro dalla      di Fulvia all’ingresso dello spazio espositivo (foto: Dragan Klarica)
    quale è nata questa intervista a ‘fiume’:
    “... tutto è iniziato a novembre dell’anno     mio catalogo, realizzato con il contributo     mia offerta, inizialmente a tema secondo
    scorso, quando il Comune mi ha invitato        dell’UI e dell’UPT, e la cosa che più mi       l’idea del sale e delle saline. Un tema non
    a incontrarmi col direttore artistico Mar-     ha sorpreso è stato incontrare il maestro      nuovo per il direttore Abbondanza che du-
    co Abbondanza del Festival Sete Sóis Sete      Sergio Bernich di Umago, che aveva inizia-     rante una sua permanenza alla “Residenza
    Luas per una futura collaborazione con la      to la collaborazione col Festival a Rovigno    Čeligo” di Lucia aveva apprezzato le mie
    nostra municipalità e i miei lavori. In se-    due anni fa, e mi è sembrato di parlare con    opere, ancora oggi in esposizione, e che
    guito, quando mi sono presentata all’ap-       gente che conosco da tanti anni, di essere     anni prima aveva portato il primo concer-
    puntamento in Comune, ho portato il            tra amici. Col catalogo ho presentato la       to del Festival a Portorose, e poi ancora

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l’esposizione delle ceramiche al Palazzo
comunale con il quadro di una figura fem-
minile del palazzo piranese. È bastato un
giorno perché arrivasse la conferma del di-
rettore del Festival che mi aveva scelto con
le mie opere a rappresentare la nostra cit-
tadina. Quando personalmente ho ricevu-
to l’invito a presenziare al Festival con una
serie di dipinti di figure femminili dell’ar-
chitettura istriana ho cominciato a preoc-
cuparmi. Come avrei fatto a presentarmi
al pubblico toscano, nel mese di maggio
2014 a Pontedera, quando non avevo il nu-
mero richiesto di quadri, e quando avrei
trovato il tempo per farne altri? Intanto,
l’anno vecchio era passsato e con il nuo-
vo mi sono messa subito al lavoro. Dopo
anni ho ripreso la ceramica divertendo-           A Pontedera
mi di nuovo e con l’aiuto di Apolonija            I poster, Rudi con la sua
Krejačič del gruppo di ceramica, ho creato        musica e Fulvia con la
le sculture femminili riprese dai quadri          sua arte.
che avevo preparato. In tutto una ventina         A lato: Cavedini
tra quadri e ceramiche erano pronte per la        col sal (2011), tecnica
partenza in Toscana, e per l’inaugurazione        mista su tela
della mostra del 10 maggio a Pontedera.           (foto: Dragan Klarica)
Un’esperienza unica e bellissima nel suo
insieme, trovarmi in una città che non            ra, ho avuto l’occasione
conoscevo, essere presente in uno spazio          d’incontrare i ragazzi
espositivo recuperato da un ex stabilimen-        dell’Istituto d’arte, di
to della Piaggio che non potevo nemmeno           quello alberghiero e del
immaginare la sua esistenza, ma che ho ap-        Liceo classico dove in
prezzato ancora di più per il lavoro di recu-     tre giorni dedicati pie-
pero e l’idea di dar vita e anima attraverso      namente all’arte con il
la cultura ai vecchi edifici e palazzi disabi-    loro spiccato interesse
tati e agli ex stabilimenti industriali chiusi.   nel farmi domande sui
Nello specifico, in questo spazio grandissi-      nostri luoghi e ambien-
mo del Centro del Festival di Pontedera,          te, abbiamo parlato di
senza pannelli espositivi, ho cominciato a        storia e di tradizioni, di
pensare quale sarebbe stato il ‘mio’ spazio       architettura e di cultura e di geografia. In    superata dal prezioso aiuto di Elisa Tarzia
espositivo: all’interno: le tele con le mie       quei giorni ho proposto la visione di un        dell’ufficio stampa, traduttrice per l’occa-
‘donne dei palazzi’ e quelle in ceramica,         dvd realizzato da TV Capodistria e cura-        sione, che mi è stata vicina all’inaugura-
che amorevolmente chiamo le ‘mie pupe’            to da Branka Preden che racconta la mia         zione della mostra, e per il contatto con i
e all’esterno le figure femminili nelle/dalle     vita accademica e artistica e quella priva-     bambini che ho incontrato nei giorni dei
saline, un altro, intimo e ricorrente tema        ta in riferimento ovviamente al territorio      laboratori di creatività. Nei tre giorni in-
delle mie opere. Il risultato è stata una         istriano. Dialogando con i ragazzi ne sono      tensivi con i bambini dai 6 agli 11 anni,
festa istriana in terra toscana. Ancora di        uscite tre giornate bellissime vissute d’arte   durante la residenza estiva, così chiamata
più con l’arrivo di un pullman da Pirano          e di pittura.                                   per il periodo delle vacanze scolastiche
con le autorità piranesi, conoscenti, amici       Pensavo che il viaggio della ‘mia’ Istria si    mentre i genitori ancora lavorano, nelle
e familiari e con il nostro cantautore folk       sarebbe concluso in Toscana. Invece, ho         ore della siesta (dalle 14,30 alle 17,30) i
istriano Rudi Bučar, che, alla sera in con-       dovuto ricredermi con un’altra sorpresa         bambini si sono divertiti con pennelli e
certo con la sua vivacità d’interpretazione       ed esperienza bellissima che ho vissuto in      disegni, anche nell’ascoltarmi a modo
delle sue composizioni, ha presentato una         Portogallo, a Ponte de Sôr, Alentejo. La-       mio per creare insieme e riproporre le
sfumatura della cultura multietnica nel-          sciata la Toscana, senza alcuna difficoltà      facciate curiose delle case che a vevo fo-
la quale siamo nati e cresciuti entrambi:         per la lingua e la comunicazione, pensavo       tografato e poi disegnato, appena giunta
Rudi con la musica ed io con l’arte. Nei          a come cavarmela a luglio con i portoghesi.     a Ponte de Sôr. Ma anche finestre, porte,
giorni della mia permanenza a Pontede-            Ebbene, ogni mia preoccupazione è stata         muri, soffitti, pavimentazioni con decori

                                                                                                                                             5
Editoriale DOPO LE ELEZIONI - Comunita degli Italiani ...
e stucchi, tanta ceramica e piastrelle dap-      soddisfazione e la possibilità di conoscere       “... La presenza significativa di bambini
    pertutto che li rendono unici. Il desiderio      diverse realtà culturali, e che qualunque         che hanno partecipato ai laboratori di
    dei bambini era di realizzare dei disegni        luogo e spazio è adatto a ‘fare cultura’ privi-   creatività nei giorni che precedevano l’e-
    rappresentanti gli animali, e così è stato,      legiando i piccoli centri. È un’idea da adot-     sposizione dimostra che il lavoro svolto
    indirizzandoli sulla realizzazione di tante      tare e da trasmettere.                            da Fulvia con gli alunni è stato eccellen-
    piastrelle che sono diventate un grande          Un viaggio così lungo fino in Portogallo,         te; i lavori sorti dalle esperienze di labo-
    puzzle colorato. Nelle stesse giornate ho        nella regione dell’Alentejo meritava una          ratori sono stati poi esposti in una sala
    incontrato alcune signore dell’Università        settimana in più alla scoperta del territorio     antistante a quella della mostra di Fulvia.
    della Terza età che insieme ad alcuni stu-       e della sua gente solare che ho ritrovato an-     Durante l’inaugurazione Fulvia ha presen-
    denti abbiamo realizzato dei lavori bellis-      che nel modo di allestire le mostre. Un’altra     tato il suo stile, esprimendo grande apprez-
    simi riproponendo le figure femminili e          esperienza e un’altra concezione di esposi-       zamento per le architetture alentejane, che
    chiacchierando con loro, ho fatto capire         zione che ho appreso tramite il lavoro di un      l’hanno ispirata nella creazione di nuove
    che forse non si rendono conto della bel-        operatore del centro: primo spazio destina-       ‘Pupe’, le figure femminili che più caratte-
    lezza e ricchezza che li circonda, il verde      to ai lavori dei 35 bambini partecipanti ai       rizzano il linguaggio pittorico di Fulvia. Al-
    e le piantagioni di sughereti. Sono alberi       laboratori con parete divisoria contenente        cune di queste ‘Pupe’ sono state regalate ai
                                                                                                       rappresentanti del Comune di Ponte de Sôr.
                                                                                                       L’inaugurazione ha avuto luogo durante i
                                                                                                       primi giorni del mese di luglio, quando le
                                                                                                       scuole sono ormai chiuse. Tuttavia, la gran-
                                                                                                       de affluenza di pubblico conferma l’apprez-
                                                                                                       zamento nei confronti delle opere e dell’ar-
                                                                                                       tista stessa, che ha indubbiamente lasciato
                                                                                                       una traccia importante a Ponte de Sôr”.
                                                                                                       Nei giorni in più di ‘vacanza’ con la fami-
                                                                                                       glia alla scoperta di altri luoghi suggestivi,
                                                                                                       ci siamo fermati a Cascais, alla residenza
                                                                                                       dei nostri amici artisti Cveto Marsič e sua
                                                                                                       moglie Paula. E per la strada di ritorno,
                                                                                                       ancora col cuore gonfio di tanta esperienza
                                                                                                       ed emozione, tappa obbligatoria del nostro
                                                                                                       viaggio è stata Lisbona. Indimenticabile la
                                                                                                       visita alla Fondazione Saramago, sebbene
                                                                                                       di mezza giornata ma tanto intensa che ho
                                                                                                       voluto approfondire col suo libro Memoria-
    A Ponte de Sôr                                                                                     le del Convento, dal quale infatti il Festival
    L’inaugurazione della mostra.                                                                      internazionale prende il nome dai suoi per-
    A lato: Si riconosce la facciata della scuola elementare della cittadina lusitana                  sonaggi, Sete Sóis Sete Luas. Il Festival nato
    (foto: Dragan Klarica)                                                                             nel 1993 con la collaborazione del Premio
                                                                                                       Nobel Josè Saramago che ne è stato il pri-
    che assomigliano ai nostri uliveti, ma ve-       i disegni su carta, alla galleria invece tut-     mo presidente onorario, continua il proprio
    dere la parte spoglia del tronco di questi       ta l’Istria con i quadri intorno collegati ai     viaggio tra le culture del mondo mediterra-
    alberi per i miei occhi è stata una mera-        quadri delle saline e in mezzo le ceramiche.      neo e lusofono, e questa volta per portare
    viglia. Un altro esemplare di meraviglia         Uno spettacolo che non dimenticherò mai           l’Istria di Fulvia Zudič a Odemira, piccola
    per me, è stato sempre a Ponte de Sôr, il        è stata l’inaugurazione della mostra presso       cittadina tipicamente alentejana, di sicuro
    centro culturale del Festival, ricavato da       la sala della biblioteca del Centro de Artes      fascino e ispirazione artistica per la nostra
    un’antica fabbrica di riso rimessa a nuovo       e Cultura/ Centrum Sete Sóis Sete Luas di         connazionale e i suoi allievi del laboratorio
    con tanti spazi a disposizione: una grande       Ponte de Sôr con i bambini accompagna-            creativo in programma l’ultima settimana
    biblioteca, due gallerie per le mostre, resi-    ti dai genitori curiosi di vedere la bravura      di ottobre.
    denze artistiche per gli ospiti del festival     dei loro figli, la presentazione di un libro      Riprendendo le parole di Fulvia durante
    per lavorare sul posto, mini appartamenti        sulla tradizione, uso e lavoro del sughero e      l’intervista: “una volta entrati nel meravi-
    per la durata dell’ospitalità, l’auditorio at-   l’inaugurazione della mostra alla presenza        glioso circuito del Festival, si ha solo voglia
    trezzattissimo per i concerti, senza alcun       dell’Assessore alla Cultura Sergia Betten-        di continuare il viaggio, ogni volta nuovo,
    problema per il parcheggio e il giardino         court, del Sindaco Hugo Hilario, del diret-       diverso e autentico...” mi sento di aggiun-
    per staccare e rilassarsi a contatto con la      tore della Biblioteca Pedro Goncalves e di        gere in risposta le frasi dello scrittore Sara-
    natura. Che cosa si può volere di più? Per-      Elisa Tarzia responsabile della comunicazio-      mago: “... bisogna ricominciare il viaggio.
    sonalmente ringrazio tutti gli organizzato-      ne dell’Ass. Cult. Sete Sóis Sete Luas che mi     Sempre. Il viaggiatore ritorna subito”.
    ri del Festival che mi ha dato un’immensa        ha mandato le sue impressioni:                                                   Daniela Sorgo

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Editoriale DOPO LE ELEZIONI - Comunita degli Italiani ...
Riflessioni
                               FREQUENTARE
                               LA COMUNITÀ
                                                 E COINVOLGERE I CONNAZIONALI

V
         orrei in questa sede, partendo          Un impiegato, un farmacista, un medico,            nale? Pensano forse i maestri, i medici,
         dall’eterna domanda “perché gli         un ingegnere, un commesso, un operaio,             i farmacisti, i contabili, gli archivisti, i
         insegnanti non (se sì, poco) fre-       un artigiano, tutti hanno un orario di 8           pescatori, i contadini, i commessi…. ecc.,
quentano la Comunità?” analizzare questo         ore al giorno, con i tempi che corrono             ecc. non posso nominarli tutti ma penso
problema. In questa riflessione per Comu-        spesso minime, qualcuna anche in più a             a tutti i nostri connazionali, che senza la
nità si intendono la sede e le sue manife-       seconda del posto di lavoro, comunque              Comunità ci sarebbe la Scuola e vicever-
stazioni.                                        40-42 ore settimanali, senza fallo. Molte le       sa? Forse frequentandola di più si potreb-
La domanda è ricorrente, da quando io ho         ore per chi occupa un posto di dirigente o         be scoprire che un concerto ci ha rasse-
consapevolezza di me. Ero piccola che sen-       chi lavora nel turismo, ma entriamo in un          renati, una conferenza ci ha informati, e
tivo rimproverare di essere “tiepidi, poco       altro settore. Giustamente queste persone          poi abbiamo rivisto amici e conoscenti,
attivi” gli insegnanti e i maestri da parte      pensano che una volta arrivate a casa, ri-         cari alla nostra lingua e al nostro cuore…
di mio padre, allora attivista. Oggi sento       manendo poco tempo a disposizione per              un segno di solidarietà, una speranza di
spesso porre questa domanda dai nostri           la famiglia, è utile impiegarlo per i propri       poter dire e fare le cose anche in un altro
soci che non sono insegnanti. Apro dun-          cari o in altre cose, non quelle della Co-         modo.
que questa discussione, perché mi sento          munità. Altrettanto pensano gli insegnan-          Ma per farlo bisogna esserci.
un po’ coinvolta visto che appartengo alla       ti, gli educatori, i professori, i bibliotecari    E ora l’altro versante: per esserci bisogna
categoria.                                       che avendo già ‘svolto’ l’obbligo, dedicano        che anche la Comunità offra un volto di
Facciamo un po’ di conti. Un insegnante          quanto resta alla famiglia, ai propri inte-        maggior collaborazione e partecipazione,
o maestro deve svolgere ogni settimana           ressi, che non necessariamente sono quelli         di condivisione, di coinvolgimento… an-
un minimo di 23 ore di lezione in classe         della Comunità.                                    che attraverso le persone ivi impiegate
(prendo solo la scuola elementare) che cor-      Dunque, in genere ci aspettiamo che gli            (che sono dipendenti pubblici). Un sorri-
risponderebbero a 19 ore di 60 minuti, a         insegnanti siano più sensibili alle attività       so, un’informazione in più possono solo
questi andrebbero sommate circa 2,5 ore          culturali della Comunità. Non rimprove-            favorire lo scambio e la comunicazione.
dei cosiddetti riposi degli alunni e degli in-   riamo mai i medici… per dire, o altri pro-         E cercare forme di aggregazione e di coin-
segnanti quando è necessario svolgere an-        fessionisti, perché non sono presenti. Ma          volgimento dei soci, meno istituzionali,
che turni di sorveglianza. Un insegnante         i maestri sì. Una volta c’erano sempre… una        più agili e con scadenze regolari per an-
coscienzioso inoltre ha bisogno di prepa-        volta organizzavamo i balli, una volta si veniva   corarli, per creare senso di appartenenza
rare le sue lezioni, di correggere i compiti     in Comunità a guardare la TV, ecc. ognuno          e di partecipazione. Far circolare le idee,
assegnati, di pianificare attività sia didat-    parte dai propri ricordi, belli e gioiosi di       le decisioni, le valutazioni, aprendoci-si a
tiche sia interdisciplinari in accordo con       un tempo lontano, povero ma felice.                tutti, ascoltando tanto, confrontandoci-
altri docenti, per una media di 2-3 ore al       E la domanda è: è giusto svolgere tante            si, non chiudendoci-si nelle abitudini e
giorno (per un impegno settimanale totale        attività e non avere almeno la partecipa-          nelle consuetudini… e unire le forze, ri-
variabile da 32 a 36 ore). Poi ci sono gli       zione, la presenza degli altri soci (penso ai      sparmiando energie, scegliere bene, poco
attivi degli insegnanti, i gruppi di studio,     professionisti e altri lavoratori non della        ma di qualità.
le riunioni dei collegi insegnanti, le riunio-   scuola), e quella degli insegnanti, dei di-        Proposte e idee di tanti per poter far af-
ni dei genitori, un’ora di colloquio con i       pendenti della scuola (segretari, contabili,       fiorare le più innovative, quelle originali,
genitori alla settimana, occhio e croce al       il cui orario è come per tutti gli altri di-       al passo anche con i cambiamenti della
mese, forse anche altre 10. Ci si dovrebbe       pendenti pubblici) condividendo con gli            nostra società. La Comunità non deve es-
pure aggiornare, continuare a leggere e a        attivisti i risultati, esprimendo opinioni,        sere lasciata da sola proprio, perché non
studiare, ma lo fanno pure altre profes-         applaudendoli, in modo da offrire loro             diventi una cosa privata. Già è difficile
sioni… Summa summarum, un lavoro inte-           queste piccole soddisfazioni dalle quali si        senza un vero ricambio generazionale. La
ressante, vario, con l’unico inconveniente       trae la forza, l’entusiasmo per andare avan-       Comunità è di noi tutti, tutti siamo la
degli orari spezzati e frammentati. Tutti        ti, per dare segno della nostra presenza,          Comunità.
però dovrebbero raggiungere le 40-42 ore         per mantenere viva quella cultura che ci           La discussione è aperta, i contributi ben-
settimanali.                                     identifica e fa di noi una comunità nazio-         venuti.           Daniela Paliaga Janković

                                                                                                                                               7
Editoriale DOPO LE ELEZIONI - Comunita degli Italiani ...
Iniziativa della CI “Giuseppe Tartini”
            ESCURSIONE A CERVIA               Per conoscere i legami tra le due sponde

L
           a storia del sale è antica come l’u-
           manità, e l’arte di produrre il sale è
           frutto di un lento apprendimento,
    che spesso veniva trasmesso da generazio-
    ne in generazione.
    La città di Pirano, deve molto all’‘oro
    bianco’ delle sue saline, allo stesso modo
    lo sviluppo di Cervia, oggi centro balnea-
    re e naturalistico, è stato favorito proprio
    dal sale. La nostra CI, da sempre molto
    attenta alla tradizione salinara della no-
    stra zona, ha perciò organizzato un’escur-
    sione alla Salina di Cervia e al Museo del
    Sale per approfondire ulteriormente le
    conoscenze.
    La Salina di Cervia, compresa nel Parco
    del Delta del Po, è stata riconosciuta dal-
    la Convenzione di Ramsar quale Zona
    Umida di importanza internazionale per
    il suo valore naturalistico e paesaggistico.    Il gruppo di gitanti
    Dal 1979 è Riserva naturale dello Stato.        Con la guida in mezzo alle saline
    La prima tappa dell’escursione è stata il       In basso: gli attrezzi del salinaio nel Museo del Sale (foto: Lara Sorgo)
    Centro Visite all’interno della Salina,
    dove la guida ha approfondito le tema-          nell’abitato di Ficocle, il suo nome origina-    aveva preso il nome di Cervia Vecchia,
    tiche relative alla produzione del sale di      rio, sorto all’interno dei bacini saliferi, la   venne ‘smontato’ in seguito alla diffusione
    Cervia, con riferimenti alla storia e alla      cui etimologia permette solo alcune con-         della malaria, e ricostruito di sana pianta
    cultura del luogo. La storia delle saline       getture riguardo al significato: ‘posto cele-    a 2 km di distanza, più vicino al mare in
    cervesi è molto antica. Già in epoca ro-        bre per le alghe’. Sede vescovile in seguito,    un’area salubre e favorevole ai commerci.
    mana la produzione del sale era presente        nel Medioevo l’antico borgo che ormai            Ma la particolarità della salina cervese è
                                                                                                     soprattutto il metodo di raccolta e il pro-
                                                                                                     dotto finale, il cosiddetto sale ‘dolce’. Fino
                                                                                                     agli anni Sessanta, la raccolta del sale avve-
                                                                                                     niva secondo l’antico sistema artigianale,
                                                                                                     ovvero l’estrazione del sale si effettuava a
                                                                                                     raccolta multipla, cioè tutti i giorni. Oggi
                                                                                                     tale sistema viene adottato solo nell’antica
                                                                                                     Salina Camillone, chiamata così in onore
                                                                                                     del suo ultimo proprietario Camillo, che è
                                                                                                     l’unica superstite delle 149 che un tempo
                                                                                                     formavano lo stabilimento cervese. I sali-
                                                                                                     nari dividono i bacini di raccolta in settori
                                                                                                     e ogni giorno raccolgono il contenuto di
                                                                                                     un settore in modo da effettuare la raccol-
                                                                                                     ta in tutta la salina. Questo metodo riduce
                                                                                                     al minimo la formazione dei sali più ‘ama-
                                                                                                     ri’, favorendo la fama del sale di Cervia,
                                                                                                     come sale ‘dolce’ che per la sua qualità è
                                                                                                     apprezzato nella gastronomia. Oltre alla

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Editoriale DOPO LE ELEZIONI - Comunita degli Italiani ...
Camillone, a Cervia esiste oggi solo un’al-
tra salina industriale, che utilizza i mezzi
meccanici per la raccolta.
La visita all’interno del parco naturalistico
è stata non solo interessante, ma soprattut-
to divertente, perché per arrivare ai bacini
di raccolta si è effettuato uno spostamento
in barca in cui tutti dovevano indossare
un elmetto di protezione e inginocchiarsi
quando si passava sotto alla strada, con
non poca paura di sbattere la testa.
Il giorno dopo si è visitato il Museo del
Sale, Musa, fondato a metà anni Ottan-
ta da un gruppo di appassionati che ini-
ziarono a recuperare materiali, attrezzi e
documenti relativi alla figura del salinaro.
La campagna salifera iniziava in primave-
ra, con la preparazione dei bacini. Il sale
che ogni giorno veniva raccolto, veniva            Paesaggio familiare
ammassato e messo a scolare sulla sponda           La saline industriale (foto: Lara Sorgo)
dei cavedini. In autunno, terminata la sta-
gione, aveva luogo l’ultima fase, ovvero il        zato le visite e le spiegazioni, avendo modo   saline di casa nostra sono molto più belle
trasporto del sale attraverso i canali fino ai     di gustare anche i prodotti tipici della       e spettacolari e che spesso ci dimentichia-
magazzini su imbarcazioni di legno a fon-          zona, quali salumi e formaggi e soprattut-     mo del patrimonio naturale e culturale
do piatto, le burchielle.                          to la piadina. Al ritorno in autobus, sono     che abbiamo a portata di mano.
I partecipanti all’escursione hanno apprez-        tutti stati concordi nell’affermare che le                                    Lara Sorgo

                                       GITA IN UMBRIA
                                                 VIAGGIO NEI LUOGHI DELLA CERAMICA

L
       a tradizione ceramistica in Umbria          assunse l’impianto medievale che
       ha avuto una fioritura eccezionale in       ancora oggi la caratterizza. La co-
       numerosi centri, che ancora oggi do-        mitiva ha iniziato la passeggiata per
cumentano i caratteri originari di questo          le vie della città, fermandosi dap-
artigianato, valorizzando la specificità loca-     prima alla Chiesa di San France-
le della produzione.                               sco, che sorge sull’antica casa degli
La gita, voluta da Apolonija Krejačič, men-        Spadalonga, la famiglia che ospitò
tore del gruppo di ceramica, e dalle signo-        e rivestì Francesco quando lasciò
re che frequentano il corso, ha toccato            Assisi e si spogliò di tutti i beni ma-
proprio i luoghi principali dello sviluppo         teriali, arrivando poi al complesso
e dell’evoluzione dell’arte ceramica nella         urbanistico formato da Palazzo dei
regione.                                           Consoli, da Palazzo Pretorio e dalla
Dopo quasi nove ore di viaggio, la prima           Piazza pensile. Dopo aver cammina-
meta, venerdì 3 ottobre, è stata la cittadina      to in salita, si è arrivati al Palazzo
di Gubbio. Situata alle pendici del monte          del Bargello con la famosa fontana
Ingino, sulla cui vetta domina la cattedra-        dei matti, dove ancora oggi con tre
le di S. Ubaldo, patrono della città, ha           giri intorno e venendo bagnati dal-
un’origine antica testimoniata dalle Tavole        la sua acqua, è possibile ottenere
Eugubine, tavole bronzee scritte in lingua         la ‘patente’ di matto, diventando
umbra, etrusca e latina. La città raggiunse
                                                   Forme e colori
il massimo splendore nei secoli XIV-XV,            Bottega di ceramica a Deruta
periodo in cui si arricchì di monumenti e          (foto: Lara Sorgo)

                                                                                                                                            9
Editoriale DOPO LE ELEZIONI - Comunita degli Italiani ...
ventuale di San Francesco. La collezione
                                                                                               museale è ordinata in un percorso crono-
                                                                                               logico che indaga lo sviluppo e l’evoluzione
                                                                                               della tradizione ceramica dal Medioevo al
                                                                                               Novecento, con particolare interesse alla
                                                                                               storia della tradizione ceramica derutese
                                                                                               grazie all’esposizione di oltre 6000 ope-
                                                                                               re. Dopo la pausa pranzo e la visita delle
                                                                                               botteghe di ceramica, si è proseguiti per
                                                                                               Perugia, capoluogo dell’Umbria. Fondata
                                                                                               dagli Etruschi, passerà sotto al dominio di
                                                                                               Roma e poi degli Ostrogoti e dei Bizantini.
                                                                                               Diventata Comune nel XII secolo, estende
                                                                                               la sua sfera d’influenza sulle altre cittadine
                                                                                               limitrofe. A causa delle lotte interne e del
                                                                                               tentativo di sottrarsi al dominio papale, si
                                                                                               succedono diverse signorie, ma è soprattut-
                                                                                               to con i Baglioni nel XV secolo che la città
                                                                                               diventa un forte centro artistico e cultura-
                                                                                               le. Nel XVI secolo invece, dopo aver perso
                                                                                               la guerra contro papa Paolo III Farnese, la
                                                                                               città perde le libertà civiche e la sua auto-
                                                                                               nomia, passando di nuovo sotto la Chiesa.
                                                                                               È proprio papa Paolo III a volere la costru-
                                                                                               zione della Rocca Paolina, che aveva come
                                                                                               obiettivo quello di proteggere i cittadini
                                                                                               dagli eventuali invasori. La Rocca venne
                                                                                               distrutta in tempi più recenti, lasciando
                                                                                               oggi una bellissima città sotterranea che si
                                                                                               può ammirare perché vi sono state poste
                                                                                               le scale mobili che collegano due zone del-
                                                                                               la città. Dalla Rocca Paolina, il gruppo ha
                                                                                               fatto una passeggiata verso la Cattedrale di
                                                                                               San Lorenzo. Luogo di culto importante,
                                                                                               sia per la storia che per le opere artistiche
                                                                                               all’interno, custodisce una reliquia molto
                                                                                               venerata, il Santo Anello. Secondo la tra-
                                                                                               dizione, si tratterebbe dell’anello che Giu-
                                                                                               seppe avrebbe regalato a Maria di Nazareth
                                                                                               per il loro matrimonio e che sarebbe arriva-
                                                                                               to in Italia con le Crociate.
 Nei borghi dell’Umbria                                                                        Domenica 4 ottobre, il gruppo ha fatto vi-
 In alto: la Rocca Flea a Gualdo Tadino.                                                       sita all’ultima tappa della gita, Gualdo Ta-
 In basso: il gruppo a Deruta con la guida che illustra il suo patrimonio storico-artistico    dino. Altro piccolo borgo ricco di storia e
 (foto: Lara Sorgo)                                                                            dalle origini antiche, oggi è noto per la pro-
                                                                                               duzione ceramica e per la Rocca Flea, che
 cittadino onorario della città. Ultima tap-     Torre sono esposte anche antiche armatu-      domina l’abitato dalla sommità del monte.
 pa a Gubbio, la torre medievale di Porta        re, spade, balestre e mappe geografiche.      La fortezza fu nel corso del tempo residen-
 Romana in cui ha sede il Museo della Ce-        Il giorno dopo, il gruppo ha raggiunto De-    za di legati pontifici e infine carcere, oggi è
 ramica a Lustro. All’interno è stato possi-     ruta, piccolo centro noto per la produzio-    sede del Museo Civico con sale relative alla
 bile ammirare una raccolta di maioliche         ne delle ceramiche artistiche. Dapprima è     ceramica e una pinacoteca che raccoglie le
 dal Rinascimento al Novecento, decorate         stata fatta una visita alla Scuola interna-   opere di Matteo da Gualdo, il capostipite
 con motivi floreali o allegorico-mitologici,    zionale di arte ceramica, da cui ogni anno    della scuola locale del Quattrocento.
 tra le quali le più famose sono quelle di       escono ceramisti da ogni parte del mondo,     Alla fine della visita, si è partiti per tornare
 Mastro Giorgio Andreoli, inventore della        per poi proseguire verso l’antico borgo       a casa, ma con la promessa di ritornare a
 tecnica a lustro che crea dei riflessi iride-   e visitare il Museo Regionale della Cera-     visitare questa splendida regione italiana.
 scenti sulla superficie. Negli interni della    mica, ospitato nell’antico complesso con-                                        Lara Sorgo

10
In via Salvore
                               IL PALAZZETTO
                                  BAROCCO
                                                     A proposito di una bizzarria

N
          ella primavera di quest’anno è                                                      na’ in piazza Primo Maggio. Al secondo
          uscito sulle “Primorske novice” un                                                  piano, una graziosa finestra con ‘sburto’,
          articolo a suo modo curioso. Vi si                                                  come tante una volta a Pirano, per far
sosteneva che, a detta di un filatelista loca-                                                scendere il cestello o per conversare senza
le, sul portale della casa barocca che si trova                                               fare le scale.
in via Salvore num. 9 a Pirano, era raffigu-                                                  Le parti in legno, le ante, le imposte e gli
rato nientemeno che Shakespeare. Sì, avete                                                    infissi sono dipinti di un bel colore cele-
letto bene, proprio un ritratto del grandis-                                                  stino che fa da delicato contrasto con la
simo tragediografo dell’epoca elisabettiana:                                                  facciata bianca del palazzetto. Una targa
William Shakespeare, autore di notissime                                                      lo indica semplicemente come edificio ba-
tragedie, drammi e commedie. Ma non sta-                                                      rocco della prima metà del XVII secolo.
rò qui a raccontarvi la sua storia. Nell’arti-                                                Uno dei gioiellini della città storica. At-
colo, inoltre, si riportavano le affermazioni                                                 tira sempre l’attenzione dei turisti e dei
del filatelista il quale sosteneva che, oltre al                                              passanti. Avrebbe bisogno di una ripulitu-
ritratto del poeta sull’arco del portone di                                                   ra e restauro nelle sue parti in pietra del
accesso anche i due mascheroni del piano                                                      portale in particolare, e nel mascherone di
nobile, raffiguranti in modo più che evi-                                                     Marte. Sarebbe bene togliere l’elenco degli
dente la dea Diana, con la luna sui capelli,                                                  inquilini con citofono dall’anta sinistra
e Marte con tanto di elmo, erano invece                                                       del portone, collocandolo sulla parete di
addirittura Desdemona e Otello. Queste                                                        lato, così pure per i fili della TV via cavo.
affermazioni sono senza dubbio una bufala                                                                      Daniela Paliaga Janković
che non ha avuto nessuna conferma né da
parte degli esperti del Museo del mare né
da parte dell’Istituto per la tutela dei beni
culturali che opera in città.                       Edificio piranese
Di questo bel palazzetto che è la sede della        L’ingresso con il balconcino.
Procura distrettuale dello Stato, divisione         In basso: il palazzetto di via
di Pirano, non ho trovato date di costru-           Salvore (foto: Daniela Paliaga
zione, né del costruttore o architetto. Nel         Janković)
censimento catastale fatto dall’Austria nel
1818 risulta che in questa casa di 3 piani          scanalate e lesene, concluse con
abitava, allora, una certa Antonia Dapretto,        stilizzati capitelli e fantasioso arco
bottegaia (!). Il numero della casa era il 274      con al centro il mascherone baffuto.
e lei era proprietaria di soli 30 metri quadri.     Potrebbe essere il ‘panduro’, molto
I dati mi sono stati forniti dall’Istituto per      diffuso nei palazzi contemporanei
la tutela dei beni culturali di Pirano, che         della regione, oppure, come in altri
ringrazio. Forse se ne possono trovare altri        palazzi, poteva trattarsi del ritratto
presso la sezione piranese dell’Archivio re-        un po’ caricaturale del proprietario
gionale di Capodistria.                             dell’edificio. Al piano nobile, un
L’edificio è abbastanza grande, elegante, di-       grazioso balconcino e doppia porta
viso in tre parti da lesene che arrivano fino       vetrata ad arco con i volti delle due
al tetto, con capitelli stilizzati, molto sempli-   divinità su indicate. I volti sono dol-
ci, e sopra un grazioso lucernario della ex         ci e graziosi, come quelli della For-
soffitta, oggi probabilmente una bella man-         tezza e Temperanza che sorvegliano
sarda. Il portone è incorniciato da colonne         la prima scala di accesso alla ‘cister-

                                                                                                                                          11
Incontri a Casa Tartini
     RACCONTIAMO IL MARE
      PER VIVERLO MEGLIO
                                      Progetto dedicato alla dimensione marittima

 I
     n casa Tartini, quest’anno abbiamo          le relazioni dell’essere umano con il mare      nomia per calcolare l’alternarsi delle alte e
     dedicato all’universo mare una serie        nei vasti contesti temporali, culturali e       basse maree.
     di incontri riusciti molto bene, grazie     commerciali. Pirano deve tutta la sua ricca     La sensazione del navigare a vela, pare qua-
 alla collaborazione della Comunità degli        evoluzione sociale al mare. Fin dai tempi       si di volare con il vento a favore, questo sia
 Italiani “Giuseppe Tartini”, della Comu-        più antichi si pescava, si produceva sale si    con la vela tradizionale e pure con la vela
 nità autogestita della nazionalità italiana     commerciava e si navigava anche per am-         di nuova generazione. La vela ed il vento
 di Pirano e della coordinatrice culturale       pliare le proprie conoscenze.                   hanno portato l’uomo a scoprire mondi
 Fulvia Zudič. Il progetto mare è stato rea-     La capacità di comprendere il mare si basa      nuovi, a vivere il mare bene in armonia
 lizzato con il coinvolgimento della Biblio-     sulle genti che lo abitano, sui racconti dei    con la fauna e la flora, senza inquinarlo
 teca civica di Pirano, del Circolo “Istria”     marinai, e sull’esperienza di andar per         con i rumori dei motori e le fuoriuscite
 di Trieste, del Museo del mare “Sergej          mare. Prima di intraprendere la navigazio-      della nafta.
 Mašera” di Pirano, dell’Istituto di biolo-      ne, a terra c’erano prove di addestramen-       In Casa Tartini a Pirano, il 26 settembre a
 gia marina di Pirano, dell’Istituto per la      to, l’effettiva esperienza veniva trasmessa,    parlare di vela abbiamo invitato ospiti vera-
 pesca della Slovenia, della Scuola elemen-      si apprendeva la sequenza crescente delle       mente eccezionali: Ugo Pizzarello e Bruno
 tare “Vincenzo e Diego de Castro” e dei         stelle e dei loro movimenti nell’arco del       Antonac. Ugo Pizzarello è nato a Trieste,
 gruppi di pittura e ceramica della Comu-        cielo notturno e tant’altro. A Pirano fino      ma le sue origini sono capodistriane. Vive
 nità degli Italiani “Giuseppe Tartini” di       agli anni ’80 si calcolava l’epatta, relativa   e lavora a Venezia, dove si è laureato in ar-
 Pirano. A tutti un sentito grazie.              ad un determinato anno, che è l’età della       chitettutura, alternando progettazione e la-
 La cittadina di Pirano ha un contesto           luna al 31 dicembre dell’anno precedente.       voro editoriale, con numerose pubblicazio-
 marittimo molto ricco e dialogarne con          Una regola che serve a calcolare l’epatta di    ni su Venezia e le imbarcazioni tradizionali
 tanti interlocutori, aiuta a comprendere        un anno gregoriano. Conoscenze di astro-        dell’alto Adriatico, corredate da un’attenta
                                                                                                 documentazione grafica. Innamorato della
                                                                                                 vela al terzo, della vela latina forza motrice
                                                                                                 fondamentale per le imbarcazioni tradizio-
                                                                                                 nali, un viaggiatore instancabile, che ci ha
                                                                                                 illustrato tecnicamente e praticamente il
                                                                                                 funzionamento della vela. La vela al terzo,
                                                                                                 dipinta con i colori della terra e raffiguran-
                                                                                                 ti simboli distintivi di riconoscimento fra
                                                                                                 le diverse famiglie di pescatori-marinai, ha
                                                                                                 una forma a trapezio. La vela al terzo o da
                                                                                                 trabaccolo è un tipo di vela aurica, con il
                                                                                                 lato superiore inferito ad una antennella e
                                                                                                 la mura bordata o sulla prua o a piè d’al-
                                                                                                 bero. Questo tipo di vela veniva issata su
                                                                                                 un albero o due asseconda della grandezza
                                                                                                 dell’imbarcazione; usata per tutti i tipi de
                                                                                                 batela, per la batana, per la maona, per il
                                                                                                 topo, per il bragozzo, per il pielego. Uno
                                                                                                 spettacolo unico anche nel porto di Pira-

                                                                                                 Incontro dedicato alla vela
                                                                                                 Da sinistra: Ugo Pizzarello, Amalia
                                                                                                 Petronio e Bruno Antonac (foto: Jadran
                                                                                                 Rusjan)

12
no, fino ad una sessantina di anni fa, orna-                                                    Tante sono le avventure i racconti della
to di imbarcazioni tradizionali in legno, di                                                    gente che il mare lo ama e lo vive vera-
12 o 15 e 18 metri di lunghezza, 5 metri di                                                     mente per questa volta ci fermiamo qui.
larghezza e con le coloratissime vele spiega-                                                   Con una raccomandazione che ci viene
te, manufatti di grossa tela che dovevano                                                       dai ragazzi della Scuola elementare “Vin-
venir spesso asciugate al sole.                                                                 cenzo e Diego de Castro” e che io rivolgo
Di Ugo Pizzarello voglio suggerirvi di sfo-                                                     a tutti noi fruitori di un bene immenso
gliare il libro, che si trova in Biblioteca                                                     che rispettiamo troppo poco.
centrale a Capodistria, Le barche a Venezia-                                                    SALVAGUARDIAMO IL MARE
The boats of Venice (editrice Il leggio), un                                                    IL MARE È IMPORTANTE
libro bilingue con delle bellissime grafiche                                                    IL SUO STATO È ALLARMANTE
di barche tradizionali a vela al terzo in uso                                                   AIUTATECI A RIMEDIARE
nell’alto Adriatico o golfo di Venezia. La                                                                                Amalia Petronio
relazione tra uomo e mare ha creato dei
termini marinari particolari raccolti dallo                                                     Un invito rivolto
stesso autore insieme ad Aldo Baradel e                                                         alle donne di Pirano
Luigi Divari in un Dizionario illustrato stori-
co tecnico dei principali termini di costruzione                                                Prendiamoci una pausa dai nostri im-
navale e marineria Veneziana per l’edizione                                                     pegni, da dedicare ai remi una tradizio-
di Mare di carta.                                                                               ne ormai in disuso, ma vivace ancora a
Sulle traversate marittime abbiamo dialo-                                                       Venezia e nei comuni vicini, io invito le
gato insieme allo skipper Bruno Antonac,           Un volume specifico                          donne di Pirano di tutte le età di rivolger-
nato a Pirano, giovanissimo si accosta al          Repertorio dei termini veneziani relativi    si a me, al numero telefonico +386 (0)40
mare ed alla vela. All’età di 10 anni, siamo       alla costruzione navale e alla marineria     840863. Insieme formiamo un gruppo di
nel 1970-71, lo troviamo nella categoria dei       In basso: vele latine in uso anche a         donne rematrici, ci si allena per fare delle
cadet (natante a vela da regata), già molto        Pirano, esposte nel magazzino del sale       semplici traversate a remi nelle vicinanze.
promettente. A 16 anni diventa campione            Monfort (foto: Vinko Oblak)                  Chiamate e ci organizziamo. A Venezia
nazionale jugoslavo. Dopo aver conseguito                                                       il signor Ugo Pizzarello ha prenotato per
il quarto posto ai campionati europei, ca-         conosciuta con il nome di America’s cup.     noi un’imbarcazione a remi, la “Caorli-
det, eccolo al suo primo viaggio in India          Invece la prima partecipazione dei velisti   na”. Gentilmente invitate.
insieme a Sandro Kravanja, per partecipa-          alle olimpiadi l’abbiamo avuta nel 1900.                               Amalia Petronio
re ai campionati mondiali di Bombay, oggi
Mumbai. Siamo nell’anno 1976 e per la
prima volta la Jugoslavia invia dei velisti
in rappresentanza ad un campionato così
importante. Al campionato mondiale in
India, Bruno Antonac e Sandro Kravanja
conquistano il 14esimo posto. Attraverso
lo scorrere delle immagini vediamo Bruno
Antonac veleggiare su svariate imbarcazio-
ni; partecipa a diversi campionati europei
e mondiali, avventure di viaggi interessan-
ti, tra cui nel 2007 la traversata oceanica.
Attualmente veleggia con le barche di al-
tura (per capirci, tipi di barche che incon-
triamo alla “Barcolana” di Trieste), per lui
veleggiare è diventata una professione, si
occupa di trasferimenti d’imbarcazioni,
organizza piccole crociere per persone
che amano trascorrere le proprie vacanze
in stretto contatto con il mare, la vela, le
onde ed il sole.
Ancora una precisazione da parte del no-
stro velista: la prima competizione agoni-
stica sportiva della vela, si è svolta nell’an-
no 1851, la coppa delle 100 ghinee, oggi

                                                                                                                                          13
Colpito dall’aviazione alleata
                                  IL PIROSCAFO
                                  “SAN MARCO”
                                                  I RICORDI sulla tragedia del 1944

 È
        stato scritto molto su questa vicen-      attaccavano un incrociatore ausiliario te-      seriamente danneggiata da un siluro ingle-
        da, una delle più tragiche che han-       desco a mezzo miglio da Salvore, il quale       se che le asportò tutta la prua e fece epoca
        no colpito la nostra terra, come          rispondeva con tutta la sua contraerea. Si      il suo viaggio a marcia indietro da Bengasi
 pure sull’importanza che quel piroscafo          trattava della nave RAMB III, cioè Reale        a Bari. Ormai riparata, cadde in mani te-
 aveva per i collegamenti tra l’alta Istria       Azienda Monopolio Banane, la quale, ne-         desche a Trieste il 9 settembre 1943 e ri-
 e Trieste. Infatti, da decenni serviva la        gli anni successivi alla “conquista dell’im-    battezzata “Kiebitz” venne utilizzata preva-
 linea Umago-Salvore-Pirano-Isola-Trieste         pero”, aveva fatto costruire quattro ‘bana-     lentemente quale posamine. Appunto in
 e ritorno. Era il ‘nostro’ vapore, utilizza-     niere’, veloci motonavi frigorifere, per il     quella notte tra l’8 e il 9 settembre aveva
 to da tutti (i collegamenti via terra con        trasporto delle banane dalla Somalia in         posato un banco di mine fuori Salvore.
 Trieste dopo la fine della “Parenzana” nel       Italia (allora fu la prima volta che vedem-     Venne affondata a seguito di un bombar-
 1935 non esistevano), la nave della nostra       mo le banane sulle nostre tavole). Si trat-     damento aereo su Fiume nel novembre
 comunità, e tanti piranesi hanno assisti-        tave di navi medio-piccole, di circa 3.600      del 1944. Recuperata nel dopoguerra col
 to con sgomento, con le lacrime agli oc-         tonn. SL che entrarono in funzione tra il       nome di “Mornar” fu inizialmente utilizza-
 chi, alla sua fine.                              1937 e il 1938. Fin dalla loro progettazione    ta dalla marina jugoslava come nave scuo-
 Se sulle rive di Pirano ci furono tanti te-      era stata prevista la futura trasformazione     la per poi diventare, ribattezzata “Galeb”,
 stimoni di quella tragedia si deve ad un         in incrociatori ausiliari. Tre di queste uni-   il panfilo di Tito (ora sembra sia prevista
 antefatto che invece è stato visto da po-        tà all’atto della dichiarazione di guerra si    la sua utilizzazione quale ristorante galleg-
 chissimi e quasi mai ricordato. La massa         trovavano nel Mar Rosso e andarono per-         giante nel porto di Fiume).
 degli spettatori venne svegliata ed aller-       se per fatti di guerra. La RAMB III venne       Chi scrive non aveva bisogno di vestirsi e
 tata, indotta a vestirsi e recarsi sulle rive,   prontamente trasformata in incrociatore         scendere in strada per vedere quanto acca-
 dal rumore degli aerei, una squadriglia di       ausiliario con la sistemazione di cannoni e     deva, poiché la finestra della mia camera
 sei bimotori inglesi Bristol Beaufighter         mitragliere antiaeree. Prestò servizio come     dava sulla ‘Riva nova’, bastava alzassi la te-
 (forse gli stessi che il giorno prima aveva-     scorta nei collegamenti con l’Albania, la       sta dal cuscino e vedevo Salvore.
 no affondato il “Rex”) che, verso le 6.40,       Grecia e l’Africa settentrionale. Qui venne     Era una bella mattinata di estate, ma in
                                                                                                  mare, al largo, c’erano ancora banchi di
                                                                                                  foschia e la nave, sempre sparando, a tutta
                                                                                                  velocità e procedendo a zig zag si diresse
                                                                                                  verso uno di questi banchi. Andava don-
                                                                                                  dolando, rollando, inclinandosi su un lato
                                                                                                  e sull’altro in conseguenza delle improvvi-
                                                                                                  se violente virate impresse dal timone. En-
                                                                                                  trata nella zona della foschia, forse dopo
                                                                                                  tre o quattro minuti dall’inizio dell’attac-
                                                                                                  co, la nave si rese invisibile agli aerei che
                                                                                                  però rimasero a sorvolare la zona. Dopo
                                                                                                  alcuni minuti apparve il “S. Marco” e gli
                                                                                                  aerei si avventarono contro questa nuova
                                                                                                  preda e fu la strage alla quale assistemmo
                                                                                                  impotenti, sgomenti, con la morte nel cuo-

                                                                                                  In prossimità della costa
                                                                                                  Durante l’attacco, il capitano Milos
                                                                                                  Rassevi, prima di morire, fece manovra
                                                                                                  per condurre la nave verso la terraferma
                                                                                                  (foto: collezione di Giulio Zottich, Salvore)

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