STAGIONE CONCERTISTICA 2018/2019 - UNDICESIMA EDIZIONE - Civitanova Classica

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STAGIONE CONCERTISTICA 2018/2019 - UNDICESIMA EDIZIONE - Civitanova Classica
UNDICESIMA EDIZIONE

S TA G I O N E C O N C E R T I S T I C A 2 0 1 8 / 2 0 1 9
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STAGIONE CONCERTISTICA 2018/2019 - UNDICESIMA EDIZIONE - Civitanova Classica
VENERDÌ 14 DICEMBRE 2018 ore 21.15                                  COMUNE DI
Civitanova Alta, Teatro Annibal Caro                                CIVITANOVA MARCHE
                                                                    Assessorato alla Cultura
CONCERTO di INAUGURAZIONE
Mozart e Gershwin, Licini e Ciarrocchi
ORCHESTRA FILARMONICA MARCHIGIANA
LUIGI PIOVANO direttore
LORENZO DI BELLA pianoforte                                   STAGIONE CONCERTISTICA
interverrà STEFANO BRACALENTE Centro Studi Licini             2018/2019 UNDICESIMA EDIZIONE
SABATO 2 FEBBRAIO 2019 ore 21.15 ingresso libero
                                                              “La pittura, come la musica, non richiede traduzioni, ma conoscenza
Civitanova Marche, Sala Lettura della Biblioteca              delle tradizioni. La musica esige però d’essere suonata e quindi
SPAZIO GIOVANI                                                interpretata. La pittura è. E alla percezione immanente l’infinita sua
ORCHESTRA D’ARCHI del MARCHE MUSIC COLLEGE                    eredità serve in modo eccellente.” Le parole di Philippe Daverio
ALESSANDRO MARRA direttore                                    mostrano il legame da sempre indissolubile nella percezione di
DAVIDE MASSACCI pianoforte                                    Musica e Arte visiva. E con esse intendiamo accogliervi all’undicesima
                                                              edizione di Civitanova Classica Piano Festival, in un’orchestrata
DOMENICA 10 MARZO 2019 ore 17.30 ingresso libero              sintonia tra musica e pittura, colte nel loro parallelo mostrarsi
Civitanova Alta, Auditorium Sant’Agostino                     all’attenzione di tutti voi che, con calore ed affetto, partecipate
Voci d’organo: il Callido 1771                                ai nostri appuntamenti. Anche quest’anno la stagione si fregia
MANUEL TOMADIN organo e clavicembalo                          d’essere ben più di un susseguirsi d’importanti appuntamenti
interverrà MARTA SILENZI critica d’arte                       concertistici. È un delicato ricamo che si snoda da dicembre a
                                                              maggio, nel territorio civitanovese, dove la musica si fa solida trama
DOMENICA 7 APRILE 2019 ore 17.30                              di un tessuto capace d’intrecciare le principali istituzioni culturali
Civitanova Alta, Auditorium San Francesco                     della nostra città: la Galleria Centofiorini nel suo quarantennale di
CONCERTO STRAORDINARIO                                        attività, la Pinacoteca “Moretti”, la Biblioteca Comunale “Zavatti”
in occasione della mostra “Risonanze:                         ed il mondo della scuola, con l’Istituto comprensivo “Via Tacito”.
Chagall e Braque, due opere a Civitanova”                     La Musica poi, quest’anno, si fa anche Storia, nello splendido
BORIS PETRUSHANSKY pianoforte                                 scenario dell’Auditorium di S. Agostino, facendo risuonare le
interverrà STEFANO PAPETTI storico dell’arte                  antiche canne dell’organo Callido tra le mani sapienti del maestro
                                                              Manuel Tomadin.
MERCOLEDÌ 17 APRILE 2019 mattino                              Con noi come sempre un partner abituale: l’Orchestra Filarmo-
Civitanova Marche, Auditorium Scuola “E. Mestica”             nica Marchigiana, diretta da Luigi Piovano prima e dal polacco
PROGETTO SCUOLA                                               Bartosz Zurakowsky poi, co-protagonista nei grandi concerti del
Archi, Fiati (Legni, Ottoni),                                 Festival. Mentre il pianoforte risuonerà, in tutta la sua timbrica
dove son le Percussioni?                                      potenza, anche grazie a un grande poeta dello strumento, il russo
ORCHESTRA FILARMONICA MARCHIGIANA                             Boris Petrushansky, in un imperdibile recital all’auditorium San
L’evento è riservato agli alunni, genitori e docenti          Francesco. Chiuderà la rassegna un omaggio alla formazione per
dell’Istituto Comprensivo “Via TACITO” di Civitanova Marche   duo pianistico, con Marco Schiavo e Sergio Marchegiani da un
                                                              lato ed il croato Robert Andres insieme al sottoscritto dall’altro. E
MERCOLEDÌ 15 MAGGIO 2019 ore 21.15                            i giovani talenti? Quest’anno ne avremo un’orchestra intera! Con
Civitanova Alta, Teatro Annibal Caro                          gli archi, tutti under 20, che accompagneranno il pianoforte di
CONCERTO di CHIUSURA                                          Davide Massacci. Mille voci dunque, per fondersi in un perfetto
ORCHESTRA FILARMONICA MARCHIGIANA                             accordo dove ognuno, mantenendo il suo ruolo, contribuisce a
BARTOSZ ZURAKOWSKY direttore                                  creare insieme all’altro Armonia.
MARCO SCHIAVO e SERGIO MARCHEGIANI                            Buon ascolto,
due pianoforti
ROBERT ANDRES e LORENZO DI BELLA                                                                               il direttore artistico
due pianoforti                                                                                                     Lorenzo Di Bella
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STAGIONE CONCERTISTICA 2018/2019 - UNDICESIMA EDIZIONE - Civitanova Classica
VENERDÌ 14 DICEMBRE 2018 ore 21.15
                   Civitanova Alta, Teatro ‘Annibal Caro’

CONCERTO INAUGURALE                                                            PROGRAMMA

Mozart e Gershwin, Licini e Ciarrocchi                      Wolfgang A. MOZART Sinfonia n. 39, K 543:
                                                            (1756 – 1791)		 i. Adagio. Allegro
                                                                                  ii. Andante
                                                                                  iii. Minuetto – allegretto
ORCHESTRA FILARMONICA                                                             iv. Finale – allegro
MARCHIGIANA
                                                                                INTERVALLO
LUIGI PIOVANO direttore
                                                            Fryderyk F. CHOPIN 3 Studi dall’op. 10:
LORENZO DI BELLA pianoforte                                 (1810 – 1849)		 n. 3 Lento ma non troppo
                                                            		 n. 4 Presto
interverrà STEFANO BRACALENTE del Centro
                                                            		 n. 12 Allegro con fuoco
Studi “Osvaldo Licini” di Monte Vidon Corrado
                                                              3 Studi dall’op. 25:
                                                            		 n. 1 Allegro sostenuto
in occasione della mostra Licini e Ciarrocchi,              		 n. 2 Presto
per i 40 anni della Galleria Centofiorini                   		   n. 12 Allegro molto e con fuoco

                                                            George GERSHWIN        Rapsodia in blu
                                                            (1898 – 1937)          (per pianoforte e orchestra)

                         si ringrazia

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STAGIONE CONCERTISTICA 2018/2019 - UNDICESIMA EDIZIONE - Civitanova Classica
LUIGI PIOVANO
                                                                                       Primo violoncello solista dell’Orchestra dell’Accademia Nazionale di S.
                                                                                       Cecilia, si è diplomato in violoncello a 17 anni col massimo dei voti e
                                                                                       la lode, sotto la guida di R. Aldulescu, con cui in seguito si è diplomato
                                                                                       in violoncello e musica da camera anche al Conservatorio Europeo di
                                                                                       Parigi. Nel 1999 è stato scelto da M. Pollini per partecipare al “Progetto
                                                                                       Pollini” al Festival di Salisburgo, poi ripreso alla Carnegie Hall, a Tokyo
                                                                                       e a Roma. Ha tenuto concerti di musica da camera con artisti del ca-
                                                                                       libro di W. Sawallisch, M-Y. Chung, A. Lonquich, D. Sitkovetsky, L.
                                                                                       Kavakos, V. Eberle, le sorelle Labeque e N. Lugansky. Dal 2007 suona
                                                                                       regolarmente in duo con Antonio Pappano e dal 2009 fa parte del trio
                                                                                       “Latitude 41”. Ha suonato come solista con prestigiose orchestre (Tokyo
                                                                                       Philharmonic, New Japan Philharmonic, Accademia di Santa Cecilia,
                                                                                       Seoul Philharmonic, Orchestre Symphonique de Montréal) e sotto la
                                                                                       direzione di direttori come Chung, Nagano, Pletnev, Boreyko, Menuhin
                                                                                       o Bellugi. Dal 2002 si dedica sempre più alla direzione, collaborando con
                                                                                       solisti come L. Bacalov, S. Bollani, P. De Maria, B. Lupo, S. Mingardo, D.

ORCHESTRA FILARMONICA MARCHIGIANA
La FORM – Orchestra Filarmonica Marchigiana è un’Istituzione
Concertistica Orchestrale Italiana, fra le tredici riconosciute dal Ministero
per i Beni e le Attività Culturali. Affronta il repertorio sia lirico, sia sinfonico
con notevole flessibilità e duttilità sul piano artistico-interpretativo, come
rilevato da tutti gli interpreti e i direttori d’orchestra che con essa hanno
collaborato. Nel corso della sua attività, in primo luogo nella realizzazione
della Stagione Sinfonica in ambito regionale e nella partecipazione alle
più importanti manifestazioni a carattere lirico delle Marche, l’Orchestra
Filarmonica Marchigiana si è esibita con grandi interpreti come G. Kremer,
N. Gutman, V. Ashkenazy, I. Pogorelich, U. Ughi, S. Accardo, A. Lonquich,
M. Brunello, avvalendosi della guida di direttori di prestigio internazio-
nale, quali G. Kuhn, W. Nelsson, D. Renzetti, A. Battistoni, H. Soudant.
Collabora con gli Enti e le Associazioni concertistiche più prestigiose del
territorio marchigiano, realizzando anche circuiti di concerti destinati
al pubblico scolastico. L’Orchestra ha partecipato a importanti eventi di
carattere nazionale e internazionale, fra i quali: Concerto di Fine Anno al
Quirinale (2005); Concerto per la Vita e per la Pace in Roma, Betlemme
e Gerusalemme (2006); veglia e concerto serale per l’incontro di Papa
Benedetto xvi con i giovani di tutto il mondo a Loreto (1 settembre 2007);
partecipazione con il chitarrista G. Seneca al Festival Internazionale di Izmir
(Turchia) con il concerto “Serenata mediterranea” (2009), successivamente
riproposto anche al Festival Internazionale di Hammamet (2010); “Concerto
in onore di Benedetto xvi”, offerto al Pontefice dal Cardinale Domenico
Bartolucci (2011); Concerto “De-Sidera” con G. Allevi e diretta tv “Al centro
della Vita”, in occasione del Congresso Eucaristico Nazionale di Ancona
(2011). Attualmente la FORM – Orchestra Filarmonica Marchigiana si
avvale della direzione artistica del M° F. Tiberi e dal 2015 della direzione
principale del M° H. Soudant.

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Sitkovetsky, V. Sokolov, F-J. Thiollier e ha registrato per Naxos oltreché
numerosi CD per Eloquentia, fra i quali uno con S. Mingardo in cui
dirige i Kindertotenlieder ed i Lieder eines fahrenden Gesellen di Mahler
(premiato in Francia nel 2012 come miglior CD di Lieder dell’anno).
Dal 2008 al 2016 è stato direttore artistico dell’Estate Musicale Frentana
di Lanciano. Dal 2013 al 2017 è stato direttore musicale di Roma Tre
Orchestra. Dal 2012 è direttore musicale dell’Orchestra ICO della Magna
Grecia, con cui ha diretto importanti pagine del grande repertorio sin-
fonico fra le quali l’integrale delle Sinfonie e dei Concerti di Brahms, la
Quarta, Quinta e Sesta Sinfonia e i Concerti di Čajkovskij, la Sinfonia
in Re min. di Franck e i due Concerti di Ravel. Dopo il grande successo
ottenuto in Roma nel 2013 dirigendo gli Archi dell’Orchestra di Santa
Cecilia in un concerto di musiche di Schubert e la registrazione del
medesimo programma per un CD Eloquentia, Piovano ha avviato una
collaborazione stabile alla testa degli Archi di Santa Cecilia. Insieme
hanno riscosso entusiastici consensi in diverse sedi italiane e ancora a
Roma in Sala S. Cecilia prima con le Serenate di Dvořák e Čaikovskij
(pure registrate per Eloquentia), poi con un programma dedicato a Rota,
Morricone e Piovani (registrato per un CD Arcana, uscito nel 2017). Di
recente la Sony ha pubblicato il quarto CD con gli Archi di S. Cecilia,
con musiche di Vivaldi. Fra i suoi impegni più recenti figurano diversi
concerti, sul podio di molte orchestre italiane (la Sinfonica Abruzzese,
quelle del Teatro Petruzzelli di Bari e del Teatro Bellini di Catania, la
Camerata Strumentale Città di Prato, l’Orchestra del Festival di Bergamo
e Brescia, l’Orchestra di Padova e del Veneto, la Sinfonica Siciliana, e
l’Orchestra da Camera dell’Accademia di S. Cecilia), mentre è all’estero il
debutto con la New Japan Philharmonic Orchestra. Luigi Piovano suona
un violoncello Giuseppe Guarneri “filius Andreae” (Cremona 1712),
gentilmente concesso da Tarisio Fine Instruments and Bows.
LORENZO DI BELLA
Si è aggiudicato nel 2005 il primo premio e medaglia d’oro al concorso        sua attività concertistica lo ha portato ad esibirsi in importanti città italiane
pianistico ‘Horowitz’ di Kiev (unico italiano ad aver vinto un concorso       ed estere, e a collaborare con orchestre quali: l’Orchestra dei Pomeriggi
pianistico in una nazione dell’ex Unione Sovietica). Per meriti artistici     Musicali di Milano, l’Orchestra Sinfonica di San Remo, l’Orchestra
nel 2006 gli è stato consegnato in Quirinale, dall’ex Presidente Ciampi,      Nazionale di O’Porto, l’Orchestra Filarmonica Marchigiana, l’Orchestra
il ‘Premio Sinopoli’, in memoria del direttore d’orchestra G. Sinopoli,       Sinfonica di Pesaro, l’Orchestra Sinfonica Nazionale dell’Ucraina, l’Or-
scomparso nel 2001. Nel 1995 si è aggiudicato il ‘Premio Venezia’, il più     chestra Sinfonica di Nancy, la Südwestdeutsche Philarmonie, l’Orchestra
importante concorso nazionale a seguito del quale ha tenuto recitals per le   Sinfonica Villingen-Schwenningen, la New World Philarmonic, la Moravian
maggiori società concertistiche italiane. Grande successo hanno riscosso le   Philarmonic Orchestra, la West Bohemia Orchestra e la Philarmonisches
sue apparizioni al ‘Festival dei Due Mondi’ di Spoleto, su invito personale   Kammerorchester Berlin. Ha collaborato con numerosi direttori tra cui
del M° G. Menotti, al Teatro “La Fenice” di Venezia, al Teatro Olimpico di    J. Conlon, K. Karabits, V. Christopoulos, R. Seehafer, J. Iwer, Z. Müller,
Vicenza, al Teatro delle Muse di Ancona, alla Sala Michelangeli di Bolzano,   V. Sirenko, M. Maciaszczyk, M. Brousseau, D. Crescenzi e F. Lanzillotta.
alla Maison Symphonique di Montréal, al Festival Liszt di Utrecht, all’       Così si è espresso il pianista Lazar Berman, pochi mesi prima della sua
ETH di Zurigo, al Festival Chopin di Marianske Lazne, oltre che a Lugano,     scomparsa: “Lorenzo è un notevole pianista di talento, un brillante vir-
Amburgo, Berlino, Praga, Cracovia, Sarajevo, Ottawa, Denver (CIPA),           tuoso, un emozionante e raffinato musicista. Io sono stato suo insegnante
Pechino, Shanghai (Oriental Center), Wuhan, Xi’han, alla Società dei          per tre anni e ho sempre ammirato la sua grande abilità tecnica e la sua
Concerti di Milano e all’Auditorium “Parco della Musica” di Roma con          forte personalità artistica ma soprattutto la sua voglia di parlare al pubbli-
l’Orchestra Nazionale di Santa Cecilia. Ha eseguito nel 2013 l’integrale      co…”. Dal 2016 è docente di pianoforte principale presso il conservatorio
delle Études-Tableaux di Rachmaninov in due concerti, a Torino e Milano,      ‘G. Braga’ di Teramo e direttore artistico dell’Accademia Pianistica delle
all’interno della settima edizione del Festival MiTo – Settembre Musica. La   Marche di Recanati dove ogni anno organizza masterclasses con pianisti e
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STAGIONE CONCERTISTICA 2018/2019 - UNDICESIMA EDIZIONE - Civitanova Classica
didatti di fama internazionale. Per la sua attività artistica è stato insignito    irrefrenabile, di un genio spontaneamente prolifico quant’altri mai? o, più
in Campidoglio del ‘Picus del Ver Sacrum’, insieme all’attore Max Giusti           probabilmente, genuina confessione, intima testimonianza di un uomo
e al soprintendente Pier Luigi Pizzi, quale “Marchigiano dell’anno 2006”,          giunto precoce ad un’aurea e serena saggezza? Forse le tre cose insieme, resta
riconoscimento istituito dal Ce.S.MA di Roma. È ideatore e direttore ar-           comunque che con questa consorella del Don Giovanni Mozart sembra
tistico della stagione concertistica Civitanova Classica Piano Festival, del       chiudere la sua aurea parabola compositiva, proprio laddove ne apre – se
Mugellini Festival di Potenza Picena e del Concorso Pianistico “La Palma           possibile – il capitolo più armonioso.
d’Oro” di San Benedetto del Tronto.                                                Così come leggerezza e levità, eleganza e perfezione formale ci lasciano
                                                                                   esterrefatti, anche in questa pagina sinfonica siam posti di fronte al mira-
                                                                                   colo della voce mozartiana. Come ben scriveva Massimo Mila: «vi sono
                                                                                   artisti ribelli ed essenzialmente rivoluzionari che nelle epoche di lotta e di
                             NOTE DI SALA
                                                                                   trasformazione svolgono un lavoro prezioso di demolizione delle vecchie
Tre casi di composizioni, quelle che ascolteremo stasera, quanto mai diverse       sovrastrutture, dei pregiudizi ritardatori, e sbarazzano il terreno per la ma-
tra loro, eppure accomunate dall’essere in certo qual modo rappresentative         nifestazione di un ordine nuovo. E vi sono artisti, invece, i quali edificano
del pieno raggiungimento di uno stile maturo, per altrettanti compositori.         la casa dell’uomo, cioè la civiltà, sopra quanto rimane dei vecchi edifici,
Tutti più o meno alle prese con difficoltà non più dovute ai primi ten-            utilizzando tutti i mattoni salvabili dalle rovine. […] Mozart è come un
tativi d’affermazione, quanto semmai alla necessità di riconfermare una            mare ma rassomiglia a Raffaello, cui viene sempre paragonato, per la levigata
genialità, sia in Mozart, che in Chopin, così come in Gershwin esplosa             perfezione esteriore, per l’assoluta finitezza formale». Parole consimili, o che
in precocissima età.                                                               forse potrebbero in certo senso riunire i due ‘tipi’ così ben individuati dal
All’epoca della stesura della sua trentanovesima Sinfonia, nota anche come         Mila, meglio non potrebbero adattarsi del resto anche all’arte di Fryderyk
Schwanengesang (Canto del cigno), Wolfgang Amadeus Mozart si trovava               Chopin che, oltre al magistero bachiano, della classicità mozartiana fu
in grandi difficoltà economiche, preoccupazione che dopo il fallimento             estimatore grandissimo, e per tutta una vita. Certo, la morbida cantabili-
viennese del Don Giovanni lo avrebbe tormentato sino alla fine dei suoi            tà, di esplicita derivazione vocale, la levigatezza di dizione che ne ha reso
giorni. «La mia situazione è tale da costringermi a chiedere denaro in pre-        celebre il pianismo può sembrarci palese più nei suoi Notturni, come in
stito. Ma, Dio, a chi potrei rivolgermi? [...] Se non mi aiuterete in questa       certi Preludi, o anche negli Improvvisi. Eppure proprio le op. 10 e 25, che
situazione perderò l’onore e il credito, le uniche cose che speravo di salvare».   raccolgono i ventiquattro Studi composti tra il 1830 ed il 1837 dal maestro
Con questi accenti drammatici si rivolgeva infatti per lettera all’amico           polacco, vengono a costituire uno dei massimi compendi di un particolare
Puchberg, un mercante che sovente gli fornirà un certo supporto economico,         linguaggio strumentale che – nelle mani di Chopin – giunse ai vertici di una
e la data che in calce leggiamo è quella del 7 giugno 1788. Neanche venti          massima perfezione, proprio in pieno Ottocento. Qui il più alto virtuosi-
giorni più tardi, e la partitura della Sinfonia in Mi bemolle è terminata.         smo, espresso al più alto grado nelle sue componenti inscindibili di suono
Eppure quanto poco vi troviamo delle sofferenze patite, dell’ansia, delle          ed agilità, rivelò al mondo un altro precocissimo genio, anche lui poco più
molte tribolazioni! Ma spesso è così nell’arte di Mozart, che - come ben           che ventenne, dalla sensibilità tecnica così sapientemente profonda, così
riassumeva Hermann Abert - il suo mondo fantastico, il suo vero mondo,             irripetibilmente libera, da lasciare in preda a un’incredula ammirazione
col quotidiano aveva poco o nulla a che fare. Si pensi non solo all’energia        persino il più temuto e rinomato virtuoso dell’epoca; quel Franz Liszt cui
propulsiva del primo movimento, alla semplicità del Minuetto, di una               proprio l’op. 10 sarà dedicata, giusto in fase di stampa. Rischiando pure un
grazia quasi campestre, o alla dolcezza che si effonde infine nella voce           po’ d’aneddotica si può ricordare come il dedicatario, certamente onorato
dei clarinetti (qui a sostituzione degli oboi, ed è la prima volta in una sua      ma al contempo ‘sfidato’ dall’amico-rivale, scelse di calarsi in un solitario
Sinfonia!), ma anche a quel Trio in cui si è voluto rintracciare l’eco ante        ritiro al fine di completare quanto prima un furibondo studio dell’opera.
litteram dei passi di un Valzer (danza che diverrà in voga solo a Ottocento        Ne emerse solo pochi giorni più tardi, ma di duro lavoro. Sfida titanica
inoltrato). Ecco che ben si chiarifica così quanto la luminosità mozartiana        a ben vedere, ché i 24 Studi sono un vero compendio di arditezze, da cui
sia più che altro frutto di una stupefacente varietà musicale, sempre prati-       Liszt uscì però manco a dirlo vincente, se una sua esecuzione strappò allo
cata però con calibratissima perfezione. Nell’estate del ’78 il maestro era        stesso Chopin una ben nota ammissione d’invidia: «quando suona l’op. 10
dovuto fuggire da Vienna , e dai suoi creditori, per riparare in campagna,         mi toglie di senno. Ah, Liszt! ... Quanto vorrei rubargli il modo di rendere
in un rustico sperso tra i sobborghi campestri della capitale. Proprio qui,        i miei propri Studi».
in una serenità rinnovata e forse un poco irreale, Mozart raccoglie a sé           Che dire infine dell’arcinota Rhapsody in blue? Composta da un Gershwin
le ultime energie per comporre d’un fiato le ultime sue tre Sinfonie, che          non ancora sicuro, quanto meno del tutto, sulle proprie potenzialità di
coronerà con il miracolo della Jupiter. «Viennese e romantica» quella che          compositore tout court (non solo quindi come autore di songs per le scene
ascolteremo stasera, «cupa ed appassionata» la seguente, un «volo infine di        di Broadway, pur se di successo). Il capolavoro del nascente sinfonismo
suprema liberazione» l’ultima, nelle parole di Bernhard Paumgartner, tra i         americano è infatti un incrocio del tutto particolare, come solo la cul-
massimi studiosi mozartiani del secolo. Tentativo di un ultimo sforzo per          tura americana sapeva in quegli anni produrre, con gran naturalezza e
riuscire finalmente a far breccia nel pubblico viennese? urgenza compositiva       spontaneità. Parlavo di incertezze, perché il Gershwin della Rapsodia era
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ancora un pianista da locale, che aveva scavato e a fondo praticamente            SABATO 2 FEBBRAIO 2019 ore 21.15         ingresso libero
tutti i pianoforti di Tim Pan Alley e dintorni, e che solo di recente era
volato sulle ali di un successo incredibile, grazie ad alcune sue songs (la              Civitanova Marche, Sala Lettura della Biblioteca
prima fu Swanee). Il miracolo americano, si sa… Ma è proprio grazie ad
un suo particolare linguaggio (sin da subito presente nella sua musica) che
al giovane Gershwin riuscì di conquistare il cuore d’una città che forse
non attendeva altro, se non quella perfetta ‘colonna sonora’; come giu-
stamente scrive Franco Serpa, una poetica del suono «in cui convivevano
                                                                                  SPAZIO GIOVANI
ottimismo, ironia e malinconia», in perfetto equilibrio. Eppure quando,
all’età di venticinque anni, Gershwin si convinse ad intraprendere un re-
pertorio ‘serio’, più raffrontabile a quello dei grandi compositori europei,
si ritrovò unico e primo della folta schiera di bravi musicisti americani che     ORCHESTRA D’ARCHI
ancora non avevano creato una propria scuola. Nulla di più comprensibile
allora che una certa ansia lo colse; non volle affrontare il passo da solo e
                                                                                  del Marche Music College
si affidò quindi alla mani sapienti di Ferde Grofé, grande orchestratore
ed arrangiatore jazz per la Paul Whiteman Orchestra. Il risultato lo co-          ALESSANDRO MARRA direttore
nosciamo ormai tutti, e non smette di deliziarci ogni volta, a partire da
quell’inconfondibile slancio del clarinetto che avvia l’intera compagine          DAVIDE MASSACCI pianoforte (*)
verso l’ingresso del pianoforte, protagonista indiscusso dei capolavori tra
i più riusciti del repertorio solistico con orchestra, per questo strumento.
L’Adagio è forse tra le idee più belle di Gershwin, che certo non sfigura a
fianco di pagine come Summertime o Someone to watch over me, tra le più
                                                                                  in collaborazione con
memorabili melodie americane di tutti i tempi. È vero, alcuni non vollero
riconoscere a questa nuova voce americana il diritto d’ingresso nell’empireo
dei grandi. Quindi forse i timori del giovane George erano in certo senso
fondati… Certo è piacevole, non si discute, ma non vorrete metterlo a fianco di
un Beethoven o di un Brahms!? Difficoltà che sempre s’incontrano, è noto,
nell’accettar la novità, ancor più quando spontaneamente sincera. «Per lui
la musica era come l’aria che respirava, come il cibo che lo nutriva, come
la bevanda che lo rinfrescava: un’immediatezza del genere è data soltanto
ai grandi ed egli era un grande compositore. […] Non mi sento obbligato
a profetizzare quale posto sarà assegnato a Gershwin dalla storia: se lo
si considererà più simile a Johann Strauss o a Debussy, a Offenbach o a
Brahms, a Léhar o a Puccini; ha però inventato idee musicali nuove, come
è nuovo il suo modo di esprimerle. […] Quello che ha realizzato non giova
soltanto alla musica nazionale americana, ma è anche un contributo alla
musica del mondo intero». Noi oggi lo sappiamo bene, ma all’epoca ci
volle un Arnold Schönberg per poter esprimere un giudizio simile. Non
serve spingerci oltre, aveva ovviamente ragione.
                                                                Nicolò Rizzi
                                                                                                          si ringrazia

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PROGRAMMA

Johann PACHELBEL         Canone e Giga in Re magg.
(1653 – 1706)            (per 3 violini e basso continuo)

Henry PURCELL            Rondo, da “Abdelazar”
(1659 – 1695)            (per archi e basso continuo)

Franz J. HAYDN (*) Concerto per pf. e orchestra
(1732 – 1809)      Hob. xviii/11:
		                   i. Vivace
		                   ii. Un poco adagio
		                   iii. Rondo all’ungherese
                                                            ORCHESTRA D’ARCHI del Marche Music College
		                        allegro assai                     Gli Archi del MMC sono un’orchestra di violini, viole, violoncelli e con-
                                                            trabbassi nata grazie a un bando della Regione Marche con fondi europei,
                    INTERVALLO                              vinto dal consorzio Marche Music College con un progetto dal titolo “Music
                                                            for Screen”. Orchestra di giovani provenienti da scuole e conservatori che
                                                            si formano in modo innovativo (trattando non solo repertori classici ma
Arcangelo CORELLI        Concerto grosso op. vi, n. 8       anche musica per immagini e colonne sonore originali), gli Archi del MMC
(1653 – 1713)            “Fatto per la notte di Natale”     sono parte di un sistema più ampio di produzione di musica e si pongono
                         (per archi e basso continuo):      naturalmente in relazione con giovani compositori e nuove tecnologie.
                                                            Concerti, sessioni di registrazione, laboratori ed esperienze in quartetto sono

 i. Vivace. Grave                                           il bagaglio esperienziale che più permette a questi musicisti di cimentarsi
                                                            in repertori che vanno dal barocco fino ai giorni nostri, passando dal palco

 ii. Allegro                                                allo studio di registrazione. Tra le attività più rilevanti, la residenza con

 iii. Adagio. Allegro. Adagio                               concerto a Corinaldo nel 2017, la partecipazione alla Maratona Bach nel

 iv. Vivace                                                 2017 e nel 2018, la registrazione di parte della colona sonora del docu-film
 v. Allegro. Pastorale – Largo                              “Serendip”, presentato a diversi Festival tra cui quello di Venezia. Gli Archi
                                                            di MMC sono curati e diretti dal M° Alessandro Marra.
Giovanni B. SAMMARTINI Sinfonia in Sol magg.                ALESSANDRO MARRA
(1701 – 1775)          (per archi):                         Nato ad Osimo nel 1970, si è laureato con lode in violino ad indirizzo
		                        i. Allegro ma non tanto           interpretativo e ad indirizzo didattico. Ha inoltre conseguito il diploma in
                                                            Viola e ha studiato composizione e direzione d’orchestra. Si è perfezionato
                          ii. Minuetto
                                                            sotto la guida del prof. C. Romano, presso l’Accademia Internazionale
		                        iii. Grave                        Superiore di Perfezionamento “L. Perosi” di Biella e presso il Royal College
                          iv. Allegro assai                 of Music di Londra, dove ha studiato con il M° G. Zhislin conseguendo
                                                            l’Associate of the Royal College of Music Post-Graduate diploma. A Londra
                                                            si è dedicato anche allo studio della didattica del violino con la prof.ssa N.
                                                            Boyarsky (docente presso la “Y. Menuhin” School e presso il Royal College
                                                            of Music). Ha ottenuto l’idoneità alle audizioni per la FORM – Fondazione
                                                            Orchestra Regionale delle Marche, e per le orchestre del Teatro La Fenice
                                                            di Venezia, del Teatro dell’Opera di Roma, del Teatro Verdi di Trieste, oltre
                                                            che per l’Orchestra Regionale Toscana e per l’Orchestra Sinfonica Nazionale
                        14                                                                        15
della RAI, con le quali ha collaborato suonando sotto la direzione di grandi      DOMENICA 10 MARZO 2019 ore 17.30 ingresso libero
direttori, spesso impegnato in tournées internazionali. Nel 2001 ha vinto
il concorso internazionale, classificandosi primo assoluto, come Terzo dei                 Civitanova Marche, Auditorium Sant’Agostino
Primi Violini, presso l’Orchestra Sinfonica di Sanremo, con la quale ha
poi lavorato per molti anni. È tuttora membro stabile della Fondazione
Orchestra Regionale delle Marche e insegna presso il Liceo musicale “C.
Rinaldini” di Ancona.
                                                                                  VOCI D’ORGANO:
DAVIDE MASSACCI
Inizia a suonare il pianoforte all’età di 13 anni sotto la guida del M° I.        il Callido 1771
Picari. Nel 2015 entra a far parte dell’Accademia Pianistica Internazionale
di Recanati, dove attualmente studia con i maestri G. Luisi e L. Di Bella,
ricevendo nel 2017 il diploma di concertismo. Contemporaneamente,
nel 2016 viene ammesso al conservatorio “G. Rossini” di Pesaro, dove              MANUEL TOMADIN organo e clavicembalo
al momento prosegue i suoi studi, sotto la guida del M° B. Bizzarri. Dal
2017 al 2018 approfondisce lo studio della musica spagnola frequentando
un corso annuale nel Conservatorio Superior de Música “V. Eugenia” di
Granada, sotto la guida del M° M. Ángel Rodríguez Láiz. Ha partecipato            interverrà MARTA SILENZI storica dell’arte
a svariati seminari e masterclass in Italia e all’estero con pianisti di chiara
fama, tra cui F. Heinisch, C. Altamura, I. Donchev, G. Valentini, A. Turini,
L. Weng, L. Ciammarughi, V. Kotys, I. Stanescu, J-F. Antonioli. È stato
premiato in diversi concorsi nazionali e internazionali, tra cui il “Premio       in occasione della mostra
San Giacomo della Marca”, il “Concorso Zanuccoli”, la “La Palma d’Oro”            Quarant’anni della Centofiorini
e la “Nuova Coppa Pianisti” di Osimo.

                                                                                                             si ringrazia

                                                                                                     IMPRESA EDILE

                                      16                                                                             17
PROGRAMMA
Johann S. BACH            Partita n. 3 bwv 827:
(1685 – 1750)               i. Fantasia
                            ii. Allemande
                            iii. Corrente
                            iv. Sarabande
                            v. Burlesca
                            vi. Scherzo
                            vii. Gigue
                          Concerto in Do magg. bwv 976:
                          (trascr. dal Concerto di A. Vivaldi
                          per violino rv 265)
                             i. Allegro
                             ii. Largo
                             iii. Allegro

su clavicembalo di Andrea Di Maio (2006), copia di Giusti 1681

                      INTERVALLO
Delphin STRUNCK           Verbum caro factum est
(1601 – 1694)
                                                                 MANUEL TOMADIN
Dietrich BUXTEHUDE Fuga in Do min. Bux.wv 174                    Probabilmente l’organista italiano più decorato in competizioni di esecuzio-
(1637 – 1707)                                                    ne-interpretazione della sua generazione, Manuel Tomadin si è diplomato
                                                                 in Pianoforte (col massimo dei voti), in Organo e composizione organistica
Bernardo STORACE          Ballo della Battaglia
                                                                 oltreché in Clavicembalo (cum Laude). Insegna organo al Conservatorio
(1637 – 1707)                                                    “G. Tartini” di Trieste e si dedica costantemente all’approfondimento delle
Agostino TINAZZOLI        Partite sopra il Passagallo            problematiche inerenti la prassi esecutiva della musica rinascimentale e
                                                                 barocca, anche attraverso lo studio dei trattati e degli strumenti d’epoca. Dal
(1660 – 1725)
                                                                 2001 al 2003 ha studiato presso la Schola Cantorum Basiliensis di Basilea,
Antonio VIVALDI           Concerto n. vi in Re min               nella classe di J-C. Zehnder. Di grande importanza per la sua formazione sono
(1678 – 1741)             da “la Stravaganza”                    state le lezioni con i maestri F. Bartoletti e A. Marcon. Svolge intensissima
                                                                 attività concertistica, sia solistica, che in assiemi o come accompagnatore,
                          (Anne Dawson’s Book 1720):
                                                                 in Italia e in tutta Europa. Ha inciso vari dischi per le etichette Brilliant,
                            i. Allegro                           Bongiovanni, Tactus, Fugatto, Bottega Discantica, Toondrama, Centaur
                            ii. Largo                            Records, Stradivarius e Dynamic utilizzando soprattutto organi storici del
                            iii. Allegro                         Friuli Venezia Giulia, dell’Olanda e della Germania. Sono stati recensiti col
                                                                 massimo dei voti, dalla rivista francese Diapason, i suoi dischi con musiche
Giuseppe VERDI            Offertorio, Elevazione                 di Bruhns e Hasse, di Kneller, Leyding e Geist, di Tunder, e di Saxer, Erich
(1813 – 1901)             e Consumazione, la “Attila”            e Druckenmuller. Direttore artistico del Festival organistico internazionale
                                                                 Friulano “G. B. Candotti” e del Festival “A. Vivaldi” di Trieste, è organista
             su organo di Gaetano Callido (1771)                 titolare della Chiesa Evangelica Luterana triestina. Vincitore di 4 concorsi
                                                                 organistici nazionali e di 6 internazionali (tra cui spiccano il primo premio
                                                                 a Füssen, a Breitenwang e a Mittenwald, il secondo premio con primo
                                                                 non assegnato al prestigiosissimo Concorso “P. Hofhaimer” di Innsbruck
                              18                                                                       19
per ben due volte nel 2004 e nel 2010, ed infine il Primo premio assoluto         difficoltà in verità impervie tra le loro pagine, nel loro riuscire a fondere
allo Schnitger Organ competition di Alkmaar nel 2011, con il titolo di            linguaggi e stili tanto diversi (come spesso accade nell’ultimo Bach) quanto
Organista Europeo dell’ECHO 2012). È stato selezionato come concertista           è possibile ricostruire anche solo da una scorsa veloce dei titoli che le arti-
d’organo e di clavicembalo nell’ambito del progetto “Friuli in musica”,           colano in cui pare continua la raffinata stilizzazione dei più classici moduli
promosso dalla Fondazione CRUP e dal CIDIM.                                       di danza. Tradizione che però viene da Bach magistralmente screziata,
                                                                                  sovente, da un colore più intimo ed introspettivo in grado si permutarne
                                                                                  i connotati, restituendoci così un prisma anche di inusitata speculazione
                                                                                  intellettuale, oltreché di eccellente perfezione formale.
                                                                                  Un discorso assai simile potrebbe valere per i molti Concerti che Bach
                             NOTE DI SALA
                                                                                  si trovò a scrivere per il clavicembalo, in dialogo con la compagine or-
È certo un piacere poter introdurre un concerto che ha il pregio di riassu-       chestrale, pure laddove l’estro del compositore scelse di rivolgersi alla
mere in un’unica sera due dei più importanti antenati del moderno piano-          trascrizione, al rimettere mano a capolavori d’altri, magari per organico
forte. Il clavicembalo e l’organo saranno entrambi infatti protagonisti del       diverso, nelle loro vesti originali. Per molto tempo si credette infatti che i
programma che andremo ad ascoltare, capace di snodarsi dalla migliore             Concerti trascritti da Bach fossero opera di un ulteriore intento didattico,
scuole tedesca di fine Seicento, sino alla raffinatezza italiana di Antonio       nel senso quasi di una più diretta analisi della tradizione passata o a lui
Vivaldi da un lato ed al magistero bachiano dall’altro. Giuseppe Verdi            contemporanea. Da diversi anni però si è riconosciuta anche una precisa
suona così quasi come un omaggio, in certo senso divertito, dell’Ottocento        motivazione storica per le molte trascrizioni che Bach effettuò, soprattutto
musicale nostrano ad una scuola ed un repertorio quanto mai vasti, che            da compositori italiani: nelle corti tedesche (ed anche in quelle in cui Bach
han contribuito in modo imprescindibile alla costruzione del nostro gusto         era impiegato, in particolare a Weimar) s’era svegliato in quegli anni un
europeo ed all’evolversi della storia musicale del continente così come noi       interesse tutto particolare per la musica della nostra penisola. Proprio il
la conosciamo.                                                                    giovane principe ereditario della piccola corte tedesca, Giovanni Ernesto
Ad un buon clavicembalo italiano (copia moderna di uno strumento di               di Sassonia, di ritorno da uno dei suoi molti viaggi riportò al compositore
Giovan Battista Giusti) è affidata la prima parte del programma, tutta in-        sia diversi manoscritti che vere musiche a stampa, tra cui spiccavano le
centrata su opere di Johann S. Bach, con due capolavori del suo repertorio        raccolte intitolate L’estro armonico e La stravaganza del veneziano Antonio
per tastiera. Per capire l’immensa opera bachiana per questo strumento            Vivaldi. Particolarmente interessato allo schema del ‘Concerto grosso’,
non può forse esserci concetto migliore che quello di ‘perfezionamento’,          col suo alternarsi di ‘Concertino’ e ‘Ripieno’ Bach si diede a trascrivere
riflessione basilare del pensiero religioso protestante di Martin Lutero.         così diversi Concerti sia manualiter, per clavicembalo, che pedaliter, per
Forma di continuo miglioramento, non solo pratico, ma etico anche, il             organo. Proprio in una copia manoscritta del figlio Johann Bernhard è
‘perfezionamento’ è da intendersi così come un cammino continuo verso la          conservata così anche la parte manualiter del Concerto in Do maggiore
grazia, il ricongiungimento con la perfezione. Non sarà quindi un caso che        bwv 976, tratto dal dodicesimo ed ultimo Concerto in Mi maggiore che
Bach padre usasse apporre, in chiosa ai propri manoscritti, la sigla abbreviata   chiude la raccolta de L’estro armonico del ‘prete rosso’ veneziano. Opera da
S.D.C. (Soli Deo Gratia, vale dire in latino “per la sola grazia di Dio”).        Bach trasposta ad hoc di una terza, con ogni probabilità per meglio potersi
Scopo ultimo era la perfezione celeste, il ricongiungersi a Dio. Ebbene, per      adattare alle scarse estensioni dei manuali presenti sui clavicembali alla
questo cammino spirituale, quale parallelo musicale migliore avrebbe mai          corte di Weimar.
potuto esserci quindi del sano esercizio? Poco o nulla dell’opera che Bach        Se di Delphin Strunck sopravvivono quasi solo alcune composizioni orga-
ci ha lasciato per tastiera è da intendersi aliena da questo spirito che (pur     nistiche, del resto importanti per la codificazione dello stile di quella che
semplificando) potremmo riassumere come eminentemente ‘didattico’,                si è soliti definire la ‘Scuola tedesca del Nord’, con Detrich Buxtehude ci
nel più nobile senso del termine. Proprio a scopi didattici erano del resto       troviamo di fronte ad uno dei più rispettati maestri del secondo Seicento
stati da lui ultimati il Clavier-Büchlein (per il figlio maggiore Wilhelm         europeo. Di origini danesi, valido polistrumentista nonché prolifico com-
Friedemann), contenente le Invenzioni a due e a tre voci così come parte          positore, Buxtehude era anche un uomo particolarmente colto, che rivolse
del futuro Clavicembalo ben temperato, ma anche i due piccoli quaderni            i suoi molti interessi in diversi campi della cultura tedesca del tempo. I suoi
‘per Anna Magdalena’ (sua seconda moglie, raffinata cantante nonché stru-         contributi nell’evoluzione di generi come la Fuga, la Fantasia e il Corale
mentista). Pubblicate in quattro diversi volumi, apparvero invece più tardi       sono considerati essenziali nel passaggio del lascito dalla vecchia genera-
le Clavier-Übung, che se nella quarta raccolta contengono le celeberrime          zione, che faceva capo ad Heinrich Schütz, sino alle mani di Johann S.
Variazioni Goldberg, nella prima riportano le sei Partite bwv 825-830, in         Bach, prima del quale l’opera di Buxtehude poteva a ragione considerarsi
certo senso gemelle più articolate delle 12 Suites (francesi e ed inglesi) da     il vertice dell’arte organistica tedesca.
Bach composte tra il 1726 ed il 1730. ‘Esercizi’ concepiti quindi in un           Con Bernardo Storace ed Agostino Tinazzoli attraversiamo invece le alpi,
duplice senso, sia pratico che spirituale, come ricorda Stefano Catucci,          per approdare in terra italiana. Del Tinazzoli, bolognese, morto poco
anche se Bach stesso si trovò a definirle opere per “dilettanti”, adatte più      distante da qui, probabilmente in Pesaro, sappiamo ben poco e le poche
alla “ricreazione dello spirito”, piene di “Galanterie”, le Partite disvelano     informazioni disponibili riguardano più una sua triste vicenda personale
                                      20                                                                                21
che non la sua musica: l’incarcerazione nei piombi di Castel Sant’Angelo,         DOMENICA 7 APRILE 2019 ore 17.30
le temute carceri dei papi, anche se non ci è dato sapere con quale precisa
accusa. Così come Buxtehude può considerarsi il continuatore della scuola                     Civitanova Alta, Auditorium San Francesco
schütziana, Bernardo Storace, attivo per diverso tempo alla cappella del
senato di Messina, condusse invece in avanti la scuola organistica italiana,
dopo la luminosa eredità di Girolamo Frescobaldi, forse il più grande
compositore per tastiera del nostro tardo Rinascimento. Di lui si conserva        CONCERTO STRAORDINARIO
unicamente la raccolta (del resto molto ampia ed articolata) della Selva di
varie compositioni d’intavolatura per cimbalo et organo, nella quale tra varie
forme di Variazione, e oltre a diversi passi di Passacaglio e di Ciaccona,
                                                                                  Chagall e Braque, Chopin e Skrjabin
compare anche il Ballo detto della Battaglia, tra le sue pagine più note.
Se al clavicembalo Manuel Tomadin ha scelto di proporci una nota trascri-
zione bachiana da Vivaldi, col sesto Concerto in Re minore de La stravaganza
(quarta opera del compositore veneziano) possiamo ascoltare la scrittura
                                                                                  BORIS PETRUSHANSKY pianoforte
vivaldiana applicata a un organo d’eccezione, qual è il bello strumento
costruito da Gaetano Callido nel 1771 e solo di recente nuovamente
restaurato. La Stravaganza è una raccolta di dodici concerti per violino,         interverrà STEFANO PAPETTI storico dell’arte
archi e basso continuo che insieme a L’estro armonico e al Cimento dell’ar-
monia e dell’inventione fonderà le basi per la fama e la gloria del musicista,    in occasione della mostra Risonanze:
impiegato presso il Pio Ospedale della Pietà, in Venezia. Il titolo par già       Chagall e Braque, due opere a Civitanova
di per sé esplicativo d’un uso tutto particolare della fantasia compositiva,
da Vivaldi impiegata per sbizzarrirsi e per muoversi più a piacimento, in
percorsi alternati e sovente improvvisati che tendono a privilegiare la libertà
sopra tutte le convenzioni di forma. La medesima maestria stilistica sarà
del resto portata all’eccellenza proprio negli ultimi concerti del Cimento                            PROGRAMMA
(op. 8), meglio conosciuti a tutti come i Concerti delle stagioni.
Concludono infine il programma tre brani tratti da un’opera di Giovanni
Verdi, composta durante i proverbiali “anni di galera”. Con questa peculiare
                                                                                  Fryderyk F. CHOPIN         24 Preludi op. 28
espressione il nostro maggior operista usava riferirsi a quei sedici anni in      (1810 – 1849)
cui, dopo il 1843, sfornò a ritmo frenetico una decina di opere: quasi una
ogni due anni! L’Attila andò in scena alla Fenice di Venezia il 17 marzo                               INTERVALLO
1846. A quel tempo Paolo Sperati ne diresse non poche repliche, insieme
ad altri capolavori verdiani, tra cui Nabucco, ed Ernani. Capace organista,
negli anni a seguire Sperati trasse una serie di trittici per la chiesa (il più
                                                                                  Aleksandr N. SKRJABIN      24 Preludi op. 11
delle volte Offertorio, Elevazione e Consumazione), in cui rimaneggiava           (1872 – 1915)
i motivi più amati ed allora più in voga dalle suddette opere verdiane.
Potrà certo apparire azzardato, ma ascoltare melodie da quest’opera – tutta
giocata sull’opposizione tra unni invasori e difensori romani, in coda a un
concerto che avremo udito svolgersi lungo le direttrici delle scuole tedesca
e italiana – pare quasi un compendio poetico a un dialogo che, invece di
scontro, si è più volte intessuto, tra Italia e l’oltralpe, come quanto mai                               si ringrazia
proficuo per la storia musicale europea.
                                                                 Nicolò Rizzi

                                      22                                                                       23
registrato per Melodia (Russia), Art&Electronics (Russia-USA), Symposium
                                                                                (Inghilterra), Fone, Dynamic, Agora e Stradivarius (in Italia). Continua
                                                                                una intensa attività concertistica sia in Italia che in Russia, dove ritorna
                                                                                regolarmente, nonché in Germania, Austria, USA, Svizzera, Francia,
                                                                                Svezia, Finlandia, Irlanda, Inghilterra, Spagna, Portogallo, Belgio, Slovenia,
                                                                                Croazia, Polonia, Ungheria, Israele, Sud Africa, Egitto, Messico, Taiwan,
                                                                                Japan, Hong Kong, e Cile. Docente al Conservatorio di Mosca dal 1975
                                                                                al 1979, ha tenuto masterclass negli USA, in Gran Bretagna, Irlanda,
                                                                                Germania, Francia, Belgio, Giappone, Corea del Sud, Russia e Polonia.
                                                                                È stato membro di giuria in concorsi a Bolzano, Varsavia, Terni, Vercelli,
                                                                                Tongyeong, Orléans, Parigi e Mosca. Il M° Petrushansky vive in Italia, e
                                                                                insegna all’Accademia Pianistica Internazionale “Incontri col Maestro” di
                                                                                Imola dal 1990. Nel giugno del 2014 è stato premiato del premio inter-
                                                                                nazionale dell’Accademia delle Muse di Firenze.

                                                                                                              NOTE DI SALA
                                                                                Guido Salvetti, ormai molti anni fa, si trovò a intitolare alcune pagine
                                                                                (del resto alquanto precise) di una nota storia della musica «Skrjabin: o
                                                                                l’inattualità di un visionario». Titolo ambiguo, che lasciava adito a inter-
                                                                                pretazioni le più disparate. Inattualità considerata forse più nel contesto
                                                                                storico e culturale di un’epoca, la fin-de-siècle, particolarmente vivida in
BORIS PETRUSHANSKY                                                              Russia di rivolgimenti linguistici, estetici e filosofici, ma perché no anche
È nato a Mosca nel 1949, da genitori musicisti, per poi essere ammesso a 8      un’inattualità più ‘universale’, quasi che la storia non avesse voluto possibile
anni alla Scuola Centrale presso il Conservatorio di Mosca nella classe di I.   l’inserimento a pieno titolo di quel giovane genio nell’alveo dell’evoluzione
Levina. Nel 1964 incontra uno dei più grandi musicisti dei nostri tempi,        musicale europea. Detto più sbrigativamente: il salto verso la classica con-
H. Neuhaus, e ne diventa l’ultimo allievo. Quei non molti mesi trascorsi        trapposizione che l’ideologia critica novecentesca aveva voluto imperante
nella classe di Neuhaus sono stati determinanti sotto molti aspetti per tutto   per l’inizio del secolo (quella tra il ‘neoclassicismo’ di Stravinskij da un lato
il suo successivo sviluppo artistico, completatosi poi sotto la direzione del   e la nuova via dodecafonica dall’altro, aperta da Schönberg e compagni con
prof. L. Naumov, allievo ed assistente di Neuhaus, fine musicista, fedele       la Scuola di Vienna), proprio quella dicotomia insomma andava ad esclu-
custode delle tradizioni romantiche della scuola che ha dato al mondo           dere, a relegare negli angoli tante altre vie, mediante le quali l’intelligenza
E. Gilels e S. Richter. Ai premi dei tre concorsi vinti (Leeds nel 1969,        artistica si era adoprata per un superamento delle secche in cui era stata
Monaco nel 1970 e Mosca nel 1971) è seguita la vittoria al Concorso             abbandonata l’arte di primo Novecento, dalla crisi del Romanticismo. In
“Casagrande” di Terni nel 1975, cui fece seguito una importante tournée         terra russa, in quegli anni scoppiò il finimondo, letteralmente. In attesa di
di concerti. Sempre a questo periodo risalgono i numerosi concerti ai           un nuovo ‘messia’ (alquanto nietzschiano del resto) in grado di indirizzare
festival di Spoleto, di Brescia e Bergamo, al Maggio Musicale Fiorentino        le arti e gli uomini verso un’altra luce possibile, sorsero nelle due capitali
(dove sostituì Svjatoslav Richter), nonché a Roma, a Milano e Torino. Tra       dell’impero dei Romanov i movimenti più disparati, tante molteplici
le orchestre con cui ha suonato si ricordano l’Orchestra Sinfonica di Stato     costole della scuola simbolista, che come tutta la cultura tardo-imperiale
dell’URSS, le filarmoniche di S. Pietroburgo, di Mosca, della Repubblica        andarono però a schiantarsi (e in gran numero, insieme con la famiglia
Ceca e di Helsinki, la Staatskapelle di Berlino, l’Accademia Nazionale di       regnante) sul violentissimo schiaffo della rivoluzione. Con l’ottobre del
Santa Cecilia, la Moscow Chamber Orchestra, la New European Strings,            ’17 prima, e con l’imposizione delle direttive culturali poi, la nuova Russia
l’Orchestra da Camera della Comunità Europea, e molte altre. Ha colla-          Sovietica strangolò di fatto un microcosmo vivissimo dell’arte mondiale,
borato con direttori d’orchestra quali J. Ferencik, M. Atzmon, P. Berglund,     imponendo dei diktat che resero tabù alcuni nomi e determinati linguag-
L. Jia, E-P. Salonen, V. Fedoseev, J. Latham- Koenig, A. Nanut, V. Gergiev,     gi o, meglio, li forzarono entro definizioni e interpretazioni a tal punto
D. Matheuz, R. Abbado, V. Jurowsky. Tra i partner di musica da camera           coatte da riuscire a soffocare anche il più libero tra gli spiriti. In poesia
spiccano i nomi di L. Kogan, I. Oistrakh, V. Afanasiev, D. Sitkovetsky,         si pensi a un genio quale fu Pasternàk, nella prosa Bulgakov, in pittura a
M. Maisky, il Quartetto Borodin, e il Philharmonia Quartett Berlin. Ha          Kandinskij, o a Chagall.
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In musica, accanto a nomi oggi più oscuri, come quello di Medtner, le               di Clementi, e a quelli di Hummel o di Kessler in periodo più beetho-
‘vittime’ eccellenti furono Rachmaninov e in certo senso Skrjabin (anche            veniano. Il progetto svanì, e da 48 ne rimasero la metà, mentre i restanti
se il compositore era già morto, ormai da due anni). Riprendendo ancora             confluirono nelle raccolte coeve dell’op. 15, 16 e 17. Ma il modello più
il Salvetti, «la figura di Skrjabin, circondata da un alone ben presto leg-         di tutti evidente era chiaramente Chopin. Pian piano la forma Preludio
gendario (mistico-anarchico-socialista), assurse ad emblema stesso della            era divenuta, con l’avanzar del Romanticismo, una particolare occasio-
fase estrema dell’irrazionalismo decadente», contro cui si scatenò la critica       ne espressiva per librar fantasia sopra raffinati processi architettonici, o
sovietica ma pure molta dell’intellighentsija non solo russa ma anche eu-           ricercati preziosismi sonori, accordali, perché no per sperimentare anche
ropea. Per questo motivo, «la sua fortuna venne quindi travolta – più di            tecniche nuove, propriamente esecutive, sulla tastiera. Era giunto così a
qualsiasi altro musicista del tempo – dalla reazione novecentista contro il         riassumere in sé quelle funzioni ben caratterizzate che, per prassi, erano
simbolismo in musica». Letta con questo significato, l’inattualità si dimo-         più riconosciute a generi come il Notturno, o lo Studio. Negli ultimi anni
strò quindi totale. Eppure, di visioni e di novità nel linguaggio, c’era una        Trenta dell’Ottocento, Chopin aveva trascorso un periodo di villeggiatura
sete che pareva inestinguibile all’epoca… Nell’arte però spesso accade che          a Maiorca, e con sé portò diversi abbozzi cui andava lavorando da anni; ne
alcune risposte risultino più difficili da maneggiarsi delle stesse domande         risultarono 24 folgoranti miniature, riunite in un tutto da una coerenza a
che le han suscitate. Il misticismo irrazionale del giovane Skrjabin non            tal punto potente, plastica, da rendere l’op. 28 un vertice della letteratura
solo richiedeva infatti una libertà intellettuale, di spirito e di pensiero (che    pianistica di tutti i tempi. Ben lo aveva intuito Schumann che, col suo so-
nella Russa sovietica si sarebbe immediatamente dovuta risolvere in una             lito acume, riassunse il capolavoro in questi termini: «Sono schizzi, questi,
libertà politica totalmente inconcepibile per il regime comunista), ma anche        frammenti come iniziati di Studi o – se vogliamo – ruderi, rovine, penne
pronosticava l’avvento di un tempo di là da venire, in cui (parafrasando            d’aquila, selvaggiamente disposte come alla rinfusa. Ma la loro scrittura,
il filosofo Nikolaj Berdjaev) il nuovo dominio della macchina avrebbe               delicata e perlacea, indica immancabilmente: lo scrisse Fryderyk Chopin.
rinfocolato una risurrezione spirituale, un nuovo Medioevo e un nuovo               Lo si riconosce sin nelle pause, nel respiro impetuoso. Egli è e rimarrà il
Rinascimento della storia europea.                                                  più ardito e il più fiero spirito poetico di quest’epoca».
La scelta di Boris Petrushansky, nell’affiancare a Skrjabin il genio per anto-      Con la medesima considerazione li trattava anche Skrjabin, che in quest’o-
nomasia del pianoforte romantico, Chopin, è inoltre quanto mai sottile,             pera si riconosceva particolarmente. Ancor più che nelle Mazurche, con la
e ci permette di tornare quindi su un autore che spesso frequentiamo nei            loro ondeggiante malinconia, o nel primo quaderno di suoi Studi, in cui
repertori da concerto, a tal punto da correre il rischio di rendercelo frustro      pure molto della passione rivive dell’energia, del tumulto imparato dalla
all’ascolto, banalizzato dalla notorietà. Tuttavia pochi compositori furono         lettura del maestro polacco, è proprio nei suoi molti preludi (in vita ne
importanti per la propria epoca e per gli anni a venire, così come per la           scriverà più di novanta) e nell’op. 11 ancor più che altrove che a Skrjabin
definizione stessa del più coerente linguaggio per il proprio strumento             riuscì di svelare il più riposto segreto dell’arte chopiniana; oltre la nobiltà
elettivo, quanto lo era stato Fryderyk Chopin, nella prima metà del xix             dei tratti, oltre il pathos profondo, oltre la purezza vocale, è in quei singoli
secolo. La capirono Schumann e Liszt in primo luogo, e dopo di loro molti           dettagli che paion come passati al cesello di un orafo, che noi ritroviamo
altri. In Russia più di tutti lo comprese Skrjabin. Già lo chiariscono i titoli     Chopin. Ma è un orafo che, in Skrjabin, già mostra il volto di un’evanescenza
delle sue prime composizioni: Mazurche, Valzer, Improvvisi, Preludi,                lunare, quasi fosse un azzurro Pierrot del primo Picasso. Imprevedibile,
Notturni, persino una Polonaise. Par quasi di scorrere per intero, il catalo-       leggero, violento anche, dai colori notturni, in un certo senso verrebbe da
go del grande polacco. Ma si sarebbe in errore nell’intenderne una sciatta          dire ‘astrali’. Colori attraverso i quali diventa forse possibile anche rilegger
emulazione. Qui l’adorazione era profonda, sfiorando l’ossessione: che il           Chopin sotto un luce diversa, entro un’ottica nuova, più astratta quasi,
giovane Skrjabin non andava a dormire senza uno spartito chopiniano da              rarefatta da un lato, più spigolosa e più cruda dall’altro. Sembrando così
tener sotto al cuscino (a quel che ricordava la nianja, la sua vecchia tata).       unire come un filo sottile due secoli e due paesi tra loro diversi quant’altri
E in effetti si sente, e molto. Tutto il primo linguaggio di Skrjabin (e gli        mai, negli accenti di una lingua che pare però a tratti la stessa.
studiosi son soliti circoscriverne tre, in costante evoluzione stilistica) riluce                                                                      Nicolò Rizzi
di eco chopiniane: nell’armonia, nelle inflessioni melodiche, in certi gesti
nobili ed imperiosi, più di tutto forse nella graziosa eleganza con cui il
materiale viene sovente riproposto, sottoposto però a costanti principi di
continua variazione.
I 24 Preludi op. 11 sono forse l’esempio più esatto di questa eredità
spirituale. Concepiti inizialmente per essere un dittico di due quaderni,
per un totale di 48 Preludi, in tutte le 24 possibili tonalità musicali, va
da sé che il modello era al contempo anche Johann S. Bach, coi suoi due
libri gemelli del Clavicembalo ben temperato. Era ormai molto tempo, in
effetti, che la forma di Preludio si era scissa da ciò che inizialmente era
solita accompagnare (il più delle volte una Fuga); basti pensare ai Preludi
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MERCOLEDÌ 17 APRILE 2019 mattino                                                    MERCOLEDÌ 15 MAGGIO 2019 ore 21.15
                                         Civitanova Marche                                               Civitanova Alta, Teatro ‘Annibal Caro’
                   Auditorium della Scuola Media ‘E. Mestica’

PROGETTO SCUOLA                                                                     CONCERTO di CHIUSURA

Archi, fiati (legni, ottoni),                                                       ORCHESTRA FILARMONICA
dove son le percussioni?                                                            MARCHIGIANA
ORCHESTRA FILARMONICA                                                               BARTOSZ ŻURAKOWSKY direttore
MARCHIGIANA
                                                                                    MARCO SCHIAVO e
(Evento riservato ad alunni, genitori e docenti                                     SERGIO MARCHEGIANI due pianoforti
dell’Istituto Comprensivo “Via Tacito” di Civitanova Marche)
                                                                                    ROBERT ANDRES e
Che cos’è un tema musicale? Il più delle volte è una melodia orecchiabile,          LORENZO DI BELLA due pianoforti (*)
un motivetto che resta impresso nella memoria, come il ritornello di una
canzone, e che ci piace canticchiare o fischiettare spesso (magari sotto la
doccia). E che cosa ci si può fare con un tema? Come con un mattone, ci             interverrà NICOLÒ RIZZI musicologo
si può costruire un’intera “casa di suoni”; perché esso è la cellula primaria,
l’elemento semplice con cui creare cose grandi e complesse. In che modo?
Ad esempio replicandolo in tanti esemplari – così com’è oppure variato              (Parte del ricavato sarà devoluta a sostegno delle       PAOLO
                                                                                                                                             RICCI
nel colore, nella forma e nelle dimensioni – da incastrare poi insieme con          attività della Paolo Ricci onlus di Civitanova Marche)   ONLUS
altri elementi o anche da distribuire su più linee in movimento che si rin-
corrono “in fuga”, l’una dietro all’altra, intrecciandosi in una meravigliosa
trama sonora.
Partono da qui l’idea e il programma musicale del concerto Archi, fiati
(legni, ottoni), dove son le percussioni? – Tema, variazioni e… fughe: un
percorso divertente e avventuroso che conduce i ragazzi, accompagnati
da un mediatore che dialoga costantemente con loro e con l’orchestra, alla
scoperta dei piccoli-grandi segreti della composizione musicale, giocando
con i temi di Rossini, Bach, Strauss, Bizet, Joplin, Mozart (e altri a sorpresa),
attraversando le epoche, i generi e gli stili più diversi.                                                       si ringrazia

                                       28                                                                             29
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