IO SONO TONIOLO TEATRO TONIOLO MESTRE STAGIONE 2016.17 - Verona 83
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Ed eccoci a inaugurare un nuovo capitolo della storia del nostro teatro metropolitano. Ogni volta che un teatro presenta una nuova stagione,
in fondo, raccoglie una sfida. E quella che il Toniolo rilancia quest’anno è sicuramente fra le più stimolanti: si riparte infatti dai numeri e i
consensi di una stagione formidabile, capace di battere con 2800 abbonati un record di pubblico che resisteva dai tempi di Gaber.
Il Toniolo non ha tradito l’auspicio di essere il punto di riferimento della città metropolitana, grazie ad una programmazione volta sempre a
qualificare e diversificare l’offerta, cogliendo fermenti e sensibilità all’interno di una comunità sempre più ampia, dove la circolazione e la
fruizione della cultura sono utili soprattutto a costruire nuovi rapporti e muovere persone vive in una città viva.
Il cartellone degli appuntamenti per questa stagione presenta un livello di assoluta eccellenza, mescolando generi e suggestioni assai
diverse, ma soprattutto centra il suo obbiettivo più importante: strutturare, fra i turni del suo calendario multicolore, un percorso di
avvicinamento virtuoso fra cittadini, suggerendo occasioni continue di incontro e di confronto. Sarà un viaggio affascinante, in cui ogni
tappa vissuta fra le mura del Toniolo potrà fissare il segnaposto di un percorso più ampio, denso di spunti e riflessioni sulla realtà che ci
circonda e che il teatro non cessa di interpretare, mettendone spesso a nudo con precisione e efficacia le contraddizioni.
Desidero esprimere il mio grande ringraziamento a tutti i registi, attori, sceneggiatori, tecnici, musici e collaboratori, che si impegnano al
massimo di loro stessi per ottenere il miglior risultato, dietro e davanti le quinte.
“Io sono teatro”, il motto che qualifica le stagioni di questo straordinario luogo di spettacolo, sintetizza pienamente l’auspicio
dell’Amministrazione affinché il soggetto pieno e autentico di ogni idea o pratica di “cultura” sia ogni singolo cittadino, la sua voglia di
sentirsi protagonista, vivendo a fondo la sua città.
Il rilancio di Mestre e della sua Piazza passa anche attraverso il suo più importante teatro.
Luigi Brugnaro
Sindaco di Venezia9.10.11.12.13 11.12 8.9.10 22.23.24.25.26 22.23.24.25.26
NOVEMBRE GENNAIO FEBBRAIO FEBBRAIO MARZO
Turni A B C D E Turni A B Turni A B C Turni A B C D E Turni A B C D E
Giampiero Ingrassia Silvio Orlando Marco Baliani Alessandro Benvenuti Umberto Orsini
Giulia Ottonello LACCI Lella Costa L’AVARO Massimo Popolizio
CABARET di Domenico Starnone HUMAN di Molière IL PREZZO
di Joe Masteroff regia Armando Pugliese di Marco Baliani e Lella Costa adattamento, ideazione spazio, di Arthur Miller
regia Saverio Marconi regia Marco Baliani costumi e regia Ugo Chiti regia Massimo Popolizio
20.21.22 musiche originali Paolo Fresu
22.23.24.25.26.27 GENNAIO 8.9.10 12.13
NOVEMBRE Turni C D E 12 MARZO 2017 APRILE
Turni A B C D E Giulia Michelini FEBBRAIO Turni A B C Turni A B
MOMIX Paola Minaccioni Turno E Serra Yilmaz Rocco Papaleo
OPUS CACTUS Caterina Guzzanti Compagnia Corrado Abbati LA BASTARDA Giovanni Esposito
coreografia e regia Giulia Bevilacqua LA PRINCIPESSA DI ISTANBUL BUENA ONDA
Moses Pendleton
co-direttore artistico DUE PARTITE SISSI dall’omonimo romanzo di Valter Lupo, Valerio Vestoso,
di Cristina Comencini musical di Corrado Abbati di Elif Shafak Rocco Papaleo, Giovanni Esposito
Cynthia Quinn regia Paola Rota musiche Alessandro Nidi riduzione e regia regia Valter Lupo
Angelo Savelli
7.8.9.10.11 28.29 17.18.19 22.23
DICEMBRE 15.16.17.18 APRILE
IO
GENNAIO FEBBRAIO
Turni A B C D E MARZO Turni D E
Turni D E Turni C D E
Eugenio Allegri Pino Micol Maria Amelia Monti Turni A B C D Lucia Poli
COME VI PIACE Vittorio Viviani Paolo Calabresi Vittorio Sgarbi Milena Vukotic
SONO
di William Shakespeare
LA BOTTEGA NUDI E CRUDI CARAVAGGIO con Marilù Prati
traduzione, adattamento
e regia Leo Muscato DEL CAFFÈ una storia di Alan Bennett di Vittorio Sgarbi
regia Angelo Generali SORELLE MATERASSI
regia Serena Sinigaglia libero adattamento di Ugo Chiti
di Carlo Goldoni dal romanzo di Aldo Palazzeschi
TEATRO
16.17.18 regia Maurizio Scaparro regia Geppy Gleijeses
DICEMBRE musiche Nicola Piovani
Turni C D E
Compagnia Marionettistica 1.2
Carlo Colla & Figli FEBBRAIO
Turni A B
STAGIONE DI PROSA DEL TEATRO TONIOLO 2016.17
TURANDOT Massimo De Francovich
adattamento per marionette
e regia Eugenio Monti Colla Maximilian Nisi
MISTER GREEN
di Jeff Baron
regia Piergiorgio Piccoli9.10.11.12.13 Giampiero Ingrassia, Giulia Ottonello
NOVEMBRE 2016
12 NOVEMBRE
CABARET Compagnia della Rancia
ore 15.00
replica straordinaria
fuori abbonamento Il titolo è famosissimo nel mondo grazie all’omonimo film del 1972 che consacrò Liza Minnelli a star e icona di Joe Masteroff
del film musicale, ma lo spettacolo originale - tratto da una commedia musicale di John van Druten (a sua volta basato sulla commedia di John van Druten
ispirata da un romanzo di Isherwood) - debuttò a Broadway qualche anno prima, nel novembre 1966, quando fu e sui racconti di Christopher Isherwood
rappresentato per la prima volta al Broadhurst Theatre dove rimase in scena per 1166 repliche. musiche John Kander
liriche Fred Ebb
Turni A B C D E
Nella Berlino dei primi anni Trenta, durante la Repubblica di Weimar, il giovane romanziere americano Cliff è in regia Saverio Marconi
cerca di ispirazione. Nel trasgressivo Kit Kat Klub, incontra Sally Bowles (Giulia Ottonello, vincitrice nel 2003 di
Amici grazie alla sua potente voce) e tra i due inizia una relazione tempestosa. Sullo sfondo dell’avvento del con Mauro Simone, Altea Russo,
nazismo, si intrecciano le storie degli altri personaggi ma neanche l’ambiguo e stravagante Maestro di Cerimonie Michele Renzullo, Valentina Gullace,
del Kit Kat Klub (Giampiero Ingrassia) riuscirà a far dimenticare al pubblico che sulla Germania, e sulle loro vite, sta Alessandro Di Giulio, Ilaria Suss,
2 ore e 10 minuti per abbattersi la furia hitleriana. Nadia Scherani, Marta Belloni,
compreso l’intervallo Andrea Verzicco, Gianluca Pilla
“Se per tre volte ho deciso di mettere in scena Cabaret, è perché in tre periodi differenti della mia vita ho sentito
la necessità di guardare (e far guardare) oltre il sipario del Kit Kat Klub. Uno spettacolo che questa volta ho messo scene Gabriele Moreschi
in scena “come voglio io”, con una nuova e profonda sincerità nell’affrontarlo. Una lettura più dura, con alcuni costumi Carla Accoramboni
momenti di teatro nel teatro, molto più attuale, che costringerà gli spettatori a mettersi di fronte alla tendenza di coreografie Gillian Bruce
oggi a lamentarsi senza però mai reagire per cambiare davvero. Ho pensato e firmato a quattro mani con Gabriele disegno luci Valerio Tiberi
Moreschi una scenografia che “abbraccia” il palcoscenico, una pedana, un vecchio sipario, le tavole consumate e disegno fonico Enrico Porcelli
intrise di memoria: è così che ogni sera si rievoca un periodo storico, attraverso quella musica, quelle storie che
– come in un girotondo schnitzleriano – continuano ancora oggi il loro racconto. Insieme a un cast straordinario,
raccontano di un’indifferenza colma di paure ed egoismo, con la speranza che, al prossimo giro, per una volta vinca
il coraggio di affrontare la realtà. A 25 anni dal nostro debutto sulla scena teatrale, il mondo, fuori e dentro i teatri,
è cambiato. Ma c’è una cosa che non è cambiata e credo che questo sia un tema che non muore mai: l’indifferenza
della gente che non si occupa (o preoccupa) di quello che gli succede intorno se non ne viene toccata direttamente.
ph Giulia Marangoni
Allora nacque il nazismo, oggi cosa nascerà?”
Saverio Marconi
523.24.25.26.27 Momix
NOVEMBRE 2016
22 NOVEMBRE
OPUS CACTUS
ore 21.00
Turno Danza
Graditissimo ritono sulle scene del Toniolo dei pirotecnici Momix, la nota compagnia americana che da tante di Moses Pendleton
26 NOVEMBRE stagioni ha eletto Mestre a piazza apripista delle sue più fortunate e memorabili tournée internazionali. assistito da Kori Darling, Brian Sanders,
ore 15.00 Dopo W Momix forever, lo spettacolo sold out per sette repliche consecutive dell’anno scorso, Moses Pendleton Craig Berman, Amphaymany Keohavong,
replica straordinaria presenta Opus Cactus. L’opera-gioiello già celebrata in tutto il mondo nel 2001 è riproposta a distanza di quindici Nicole Loizides, Jane’l Caropolo,
fuori abbonamento anni dal suo debutto in un look rinnovato e con un inedito omaggio a Shakespeare. Kara Oculato, Brian Simerson,
Michael Holdsworth and the Ballet Arizona
Nato da una breve pièce commissionata a Pendleton dall’Arizona Ballet di Phoenix, lo spettacolo si è arricchito, via
via, di nuovi quadri fino a diventare un balletto a sé stante. L’opera racconta il deserto dell’Arizona, entrato ormai co-direttore artistico Cynthia Quinn
nell’immaginario collettivo come scenario di innumerevoli film e spot televisivi. luci Joshua Starbuck
Turni A B C D E Grazie ai costumi di Phoebe Katzin i ballerini si trasformano in creature del deserto: lucertole, scorpioni, rettili Moses Pendleton in collaborazione con
striscianti e in variopinte specie di flora e fauna. Gli effetti di luce, creati da Joshua Starbuck, suggeriscono le John Finen III
immagini di un deserto arroventato durante il giorno, misterioso e immobile la notte, di albe poetiche e inquietanti disegno del pupazzo Michael Curry
tramonti. I dieci ballerini-ginnasti sfidano continuamente le leggi di gravità volando, saltando, rimbalzando su alti scultura Alan Boeding
pali, roteando intorno a una struttura metallica che sembra dapprima disarticolarsi per poi ricomporsi, attraversano costumi Phoebe Katzin
la scena come fulmini su minuscoli skateboard, compiono un rituale iniziatico per mezzo del fuoco, e altro ancora, coreografia della danza del fuoco
sempre ai limiti della fisicità. L’accompagnamento musicale, a cui la compagnia riserva tradizionalmente grande Brian Sanders
attenzione, spazia da Bach a Brian Eno, dagli immancabili Dead can Dance, da danze tribali degli Indiani d’America
ad altri brani originari di zone desertiche come quella degli aborigeni australiani.
ph Max Pucciariello
77.8.9.10.11 Eugenio Allegri Teatro Stabile di Torino
DICEMBRE 2016 Teatro Nazionale
COME VI PIACE in collaborazione con
l’Estate Teatrale Veronese
Turni A B C D E
Leo Muscato, affermato regista di prosa e lirica, dirige tra gli altri Eugenio Allegri e Michele Di Mauro in questa di William Shakespeare
commedia scritta da Shakespeare nel 1599. Opera tra le più leggiadre e spensierate, Come vi piace disegna la traduzione e adattamento Leo Muscato
contrapposizione tra il mondo infetto della corte e dei suoi intrighi con quello puro e semplice della foresta che regia Leo Muscato
scioglie gli istinti malvagi.
con (in ordine alfabetico)
L’inizio dell’opera sembra preludere il dramma. Due fratelli si picchiano a sangue per questioni di soldi ed eredità; Eugenio Allegri, Matteo Baiardi,
uno inizia anche a tramare la morte dell’altro. Il Duca, da tutti benvoluto, viene spodestato e messo al bando Giulio Baraldi, Dario Buccino,
dal fratello tiranno e usurpatore. Il nuovo Duca è un tipo diffidente e sospettoso; vede nemici ovunque, anche in Vittorio Camarota, Michele Di Mauro,
famiglia. Ha instaurato un totalitarismo che soffoca ogni libertà; un regime in cui dominano diffidenza, intrigo, Marco Gobetti, Mariangela Granelli,
paura. L’unica speranza di salvezza è la fuga. Premesse da “commedia nera”, non fosse che improvvisamente, Daniele Marmi, Silvia Giulia Mendola,
l’azione prende una piega completamente diversa, perché chi fugge, approda nella Foresta di Arden. Arden è un Laura Pozone, Beatrice Vecchione
luogo leggendario, uno spazio extramondano. Un luogo fatto a immagine e somiglianza della propria, singolare,
idea di felicità. Ogni cosa appare possibile dentro la Foresta; tutto è arbitrio, la contraddizione è armonia. Dietro scene Federica Parolini
l’apparente spensieratezza, e la platonica evanescenza del sogno, As You Like It è anche una commedia politica. costumi Vera Pierantoni Giua
Due mondi opposti, si specchiano, l’uno nell’altro: quello del potere, del Ducato, dove un uomo può esercitare luci Alessandro Verazzi
un’arbitraria violenza sugli altri uomini, solo per trarne un proprio beneficio; quello apparentemente paradisiaco musiche originali Dario Buccino
e ideale della Arden terra d’approdo, dove altri uomini esercitano uno sfruttamento incondizionato delle risorse consulenza sonora Gup Alcaro
naturali. E Shakespeare, attivista della causa ambientalista ante litteram, fa dire a Jaques: «Cacciando gli animali, assistente alla regia Alessandra De Angelis
voi esercitate gli stessi soprusi e provocate danni maggiori di quelli causati dal vostro malvagio fratello che vi ha assistente scenografa Eleonora De Leo
spodestato con la forza». In Come vi piace si trovano condensati, inoltre, fra i più bei personaggi di tutto il repertorio
shakespeariano. A cominciare dalla coraggiosa, energica, innamorata e spiritosa Rosalind, l’unico personaggio
femminile dell’intera opera del Bardo, che possa dirsi veramente protagonista. Il fool più esilarante da lui mai
concepito. E poi c’è Jaques... il malinconico, il misantropo, l’enigmatico Jaques: Amleto suo malgrado. Jaques che
nell’inglese dell’epoca, si pronuncia quasi Sciex, e che fa pensare che l’autore abbia voluto mettersi in scena e dire
ph Alfredo Tabocchini
lui, prima che i suoi personaggi... Tutto il mondo è un palcoscenico; e tutti, uomini e donne, sono soltanto attori che,
con le loro entrate e loro uscite, recitano diverse parti in questo dramma in sette atti che è la vita.
Leo Muscato
916.17.18 Compagnia Marionettistica Carlo Colla & Figli Associazione
DICEMBRE 2016 Grupporiani - Milano
TURANDOT Next laboratorio delle idee, un
progetto della Regione Lombardia
Turni C D E
La Compagnia Carlo Colla & Figli è tra le più grandi e antiche compagnie di marionette esistenti al mondo. adattamento per marionette
Fondata nel 1835, la compagnia, di orgine milanese, è espressione della felice unione di squisita abilità artigianale di Eugenio Monti Colla
e straordinario talento che contraddistinguono il nostro patrimonio storico e artistico nazionale. regia Eugenio Monti Colla
Dalle operazioni di allestimento, di adattamento e vestizione delle marionette, fino agli arrangiamenti musicali e al da un’idea dell’Associazione Lilopera
doppiaggio delle voci, tutto è curato nel segno di una tradizione che non tralascia di rinnovarsi. in due tempi e cinque quadri
1 ora e 50 minuti Punto di partenza del nuovo allestimento è stata la scoperta dei figurini originali disegnati da Umberto Brunelleschi dall’omonimo dramma lirico
compreso l’intervallo per la prima edizione di Turandot nel 1926, depositati presso l’Archivio Ricordi ma mai realizzati. Ed è proprio libretto Giuseppe Adami e Renato Simoni
partendo da questi bellissimi disegni che la Compagnia ha cominciato il suo lavoro: se era impossibile realizzare dall’omonima fiaba teatrale di Carlo Gozzi
costumi così ricchi per gli umani, forse per le marionette l’impresa si poteva tentare. Sono stati realizzati circa duetto e scena finale completati
cento costumi, di cui quattro sono le diverse versioni di Turandot. Per ogni nuovo vestito, è stata scolpita una nuova da Franco Alfano
marionetta e dipinte cinque scene, con attrezzeria e oggetti. Per questa edizione non ci saranno parti parlate a fare musica Giacomo Puccini
da raccordo nel racconto. Alla musica è stata infatti interamente affidata la comprensione della famosa storia della
crudele principessa che si nega all’amore. Sul palcoscenico risuoneranno le voci di Maria Callas, Eugenio Fernandi, marionettisti: Eugenio Monti Colla, Franco
Elisabeth Schwarzkopf dirette da Tullio Serafin nella storica edizione del 1958. Citterio, Maria Grazia Citterio, Piero Corbella,
Camillo Cosulich, Debora Coviello, Cecilia Di
“Il teatro delle marionette all’apparire del mondo post-romantico e delle problematiche drammaturgiche ad esso Marco, Tiziano Marcolegio, Sheila Perego,
collegate, si era rispettosamente fermato. Temi troppo importanti e sofferti per le teste di legno e il loro esprimersi Giovanni Schiavolin, Paolo Sette
un poco meccanico e ripetitivo. Così il mondo pucciniano era sempre stato preservato da ogni incursione. Ma come
resistere al prorompente fascino e alle innumerevoli difficoltà di Turandot? Al di là di ogni tentazione, c’è comunque consulenza musicale Danilo Lorenzini
un clima di fiaba, con la sua buona dose di crudeltà e di morte, c’è un grande disperato amore non ricambiato costumi Eugenio Monti Colla e Cecilia Di
che impone il sacrificio di sé, ci sono un Principe chiuso nel cieco egoismo della sua passione e una Principessa Marco, realizzati dalla sartoria dell’Asso-
altera che si nega alla gioia dell’amore. Soprattutto c’è una musica fatta di luci e ombre, ossessiva, ricca di colori, ciazione Grupporiani e ispirati ai figurini
struggente e densa di mistero. originali di Umberto Brunelleschi
Come resistere al desiderio, seppur presuntuoso, di vedere quanto di tutto questo il mondo delle marionette possa sculture Franco Citterio e Paolo Sette
riportare sulla scena con rispetto e fede entusiastica?” maschere Debora Coviello, Fabrizio Palla e
Carlo Colla & Figli Giovanni Schiavolin
scene e luci Franco Citterio
direzione tecnica Tiziano Marcolegio 1111.12 GENNAIO 2017 Silvio Orlando
LACCI Cardellino srl
Turni A B
«Se tu te ne sei scordato, egregio signore, te lo ricordo io: sono tua moglie.» di Domenico Starnone
Si apre così la lettera che Vanda scrive al marito che se n’è andato di casa, lasciandola in preda a una tempesta tratto dal romanzo Lacci
di rabbia impotente e domande che non trovano risposta. Si sono sposati giovani all’inizio degli anni Sessanta, per di Domenico Starnone
desiderio di indipendenza, ma poi attorno a loro il mondo è cambiato, e ritrovarsi a trent’anni con una famiglia a edito da Einaudi
1 ora e 40 minuti carico è diventato un segno di arretratezza piú che di autonomia. Perciò adesso lui se ne sta a Roma, innamorato regia Armando Pugliese
compreso l’intervallo della grazia lieve di una sconosciuta con cui i giorni sono sempre gioiosi, e lei a Napoli con i figli, a misurare
l’estensione del silenzio e il crescere dell’estraneità. Che cosa siamo disposti a sacrificare, pur di non sentirci con (in ordine alfabetico) Roberto Nobile,
in trappola? E che cosa perdiamo, quando scegliamo di tornare sui nostri passi? Perché niente è piú radicale Sergio Romano, Maria Laura Rondanini,
dell’abbandono, ma niente è piú tenace di quei lacci invisibili che legano le persone le une alle altre. Vanessa Scalera, e con Giacomo de Cataldo
E a volte basta un gesto minimo per far riaffiorare quello che abbiamo provato a mettere da parte.
Domenico Starnone ci regala una storia emozionante e fortissima, il racconto magistrale di una fuga, di un ritorno, scene Roberto Crea
di tutti i fallimenti, quelli che ci sembrano insuperabili e quelli che ci fanno compagnia per una vita intera. costumi Silvia Polidori
«Abbiamo imparato entrambi che per vivere insieme dobbiamo dirci molto meno di quanto ci nascondiamo.» musiche Stefano Mainetti
ph Stefano Guindani - tratta dal libro “Sguardi d’Attore. I volti di Rai Cinema”
luci Gaetano La Mela
1320.21.22 Giulia Michelini, Paola Minaccioni, Caterina Guzzanti, Giulia Bevilacqua
GENNAIO 2017
DUE PARTITE Artisti Riuniti
Turni C D E
“Anni Sessanta, quattro donne giocano a carte in una casa. Ogni giovedì, da molti anni, si riuniscono per fare una di Cristina Comencini
partita, chiacchierare, passare il pomeriggio. Portano con sé le loro bambine che giocano nella stanza accanto. regia Paola Rota
Nessuna di loro lavora: fanno le madri, le mogli, si conoscono da molto tempo. Una di loro è incinta del primo
bambino. Durante tutto il primo atto emergono storie e dettagli di esistenze parallele, che si intrecciano con
toni sentimentali e comici, sullo sfondo delle tematiche esistenziali e sociali degli anni ’60. La prima parte dello
1 ora e 40 minuti spettacolo, dominata dal tema della maternità, si conclude con la nascita di una nuova creatura.
Nel secondo atto, a distanza di 45 anni, quattro donne vestite di scuro arrivano alla spicciolata in un’altra casa, per
partecipare ad un funerale. Capiamo che sono quelle bambine che nel primo atto giocavano nella stanza accanto.
A poco a poco le colleghiamo una dopo l’altra alle madri. Qualche volta per rassomiglianza, qualche volta per
assoluto contrasto. A differenza di loro lavorano tutte, sono più consapevoli, ma anche tanto stanche. Quasi due
epoche allo specchio, due modi diversi di essere donne, alla ricerca di differenze e similitudini, nel tentativo di
definire, oggi come ieri, la stessa identità femminile. Qualcosa che continua a sfuggire, così indefinibile da essere
perennemente a rischio; una sorta di cosmica energia, di tenace follia, che non intende farsi disarmare, e che
risorge sempre, inarrestabile, per assicurare nuova linfa vitale.”
Cristina Comencini
“La commedia lavora su diversi livelli, è un meccanismo perfetto che alterna momenti di comicità a momenti
di vera e propria commozione, ma quello che più mi colpisce è un altro aspetto, fondamentale a teatro, che è
quello fantastico, fantasmatico. Le protagoniste di questa storia sono donne che si proiettano madri, madri che
immaginano come saranno le loro figlie, figlie che hanno assunto, mangiato e digerito le proprie madri per farsi
donne autonome, diverse, opposte, e sorprendentemente vicine. Queste bambine che non vediamo mai e il loro
perenne struggimento della crescita sono l’anima di questa commedia.”
Paola Rota
1528.29 GENNAIO 2017 Pino Micol, Vittorio Viviani
LA BOTTEGA DEL CAFFÈ Fondazione Teatro
della Toscana
Turni D E
Firenze, Napoli, Venezia e il suo Carnevale. Su questa direttrice di ricerca artistica Maurizio Scaparro costruisce La di Carlo Goldoni
bottega del caffè con Pino Micol e Vittorio Viviani, il suo ultimo lavoro su Carlo Goldoni. regia Maurizio Scaparro
Datata 1750, La bottega del caffè, commedia dei sentimenti e dell’agire degli esseri umani, è scritta in lingua
toscana: Goldoni all’epoca desidera la massima diffusione delle sue opere e il veneziano, e di lì a poco Venezia, con Manuele Morgese, Ruben Rigillo,
2 ore e 15 minuti gli iniziano a star stretti. Scaparro segue rigorosamente i canoni goldoniani di una commedia dei sentimenti e Carla Ferraro, Maria Angela Robustelli,
compreso l’intervallo dell’agire degli esseri umani, in un perfetto equilibrio fra la parola e l’azione scenica, impreziosito dalle musiche Ezio Budini, Giulia Rupi, Alessandro Scaretti
originali del premio Oscar Nicola Piovani, le scene e i costumi di Lorenzo Cutùli, vincitore dell’International Opera
Awards 2014 per la scenografia. musiche Nicola Piovani
eseguite da Lisa Green, violinista
L’azione si avvia alle prime luci dell’alba di un mite mattino invernale, per concludersi quando scende la notte. Il scene e costumi Lorenzo Cutùli
caffettiere Ridolfo si sta prendendo a cuore la sorte del giovane mercante di stoffe Eugenio, che da qualche tempo luci Maurizio Fabretti
frequenta assiduamente la casa da gioco di Pandolfo. Lì Eugenio ha subìto perdite ingenti giocando a carte con
Flaminio, un giovane torinese che si spaccia per nobile. La moglie di Eugenio, Vittoria, cerca invano di far ravvedere
il marito. Allo stesso scopo è giunta a Venezia da Torino la moglie di Flaminio, Placida, che, travestita da pellegrina,
ignora la nuova identità assunta dal marito ed è esposta alle insidie tessute da Don Marzio. Quest’ultimo è un
nobile napoletano prepotente, ambiguo e chiacchierone, che prova piacere nel frapporre ostacoli al desiderio delle
due mogli di ricondurre sulla retta via Eugenio e Flaminio.
“Tra i motivi che mi hanno spinto a mettere in scena oggi La bottega del caffè, il primo credo sia il piacere e il
desiderio di tornare a parlare di Venezia e del suo Carnevale, durante il quale la commedia si svolge, dalle prime
luci dell’alba a quando scende la notte. Perché qui Goldoni, che scrive la commedia in lingua italiana, sembra
prendere le distanze, prima dei suoi addii, dalla visone “magica” della Serenissima, per descrivere nella sua
Bottega del caffè una Venezia che già allora rischiava di dimenticare la sua grandezza e di cedere alle tentazioni di
una progressiva mercificazione della città, delle sue bellezze e dei suoi carnevali.”
ph Filippo Manzini
Maurizio Scaparro
171.2 FEBBRAIO 2017 Massimo De Francovich, Maximilian Nisi
MISTER GREEN Theama Teatro
Turni A B
Il testo, andato in scena sui palcoscenici di tutto il mondo, si presta alla riflessione e all’analisi psicologica e vive di Jeff Baron
del dialogo, insieme comico e commovente, fra due generazioni lontanissime. traduzione Michela Zaccaria
Mister Green ci parla di amicizia, di famiglia, di perdono e riconciliazione. regia Piergiorgio Piccoli
Commedia tra le più rappresentate al mondo negli ultimi vent’anni, è stata messa in scena in quasi 500 versioni
2 ore teatrali in 45 paesi e in 24 lingue. I molti premi che ha ricevuto comprendono i riconoscimenti come “Migliore scene e costumi Theama Teatro
più intervallo commedia” in Germania, Israele, Messico, Grecia, Uruguay e Turchia, oltre al premio “Kulturpreis Europe”. responsabile tecnico Claudio Scuccato
musiche originali Stefano De Meo
Mr. Green, un vecchio proprietario di lavanderia in pensione, camminando nel traffico dell’Upper West Side di New
York, viene investito da un’automobile. Il conducente della vettura è Ross Gardiner, un giovane uomo impiegato
in una multinazionale, il quale viene accusato di guida pericolosa e condannato dalla giustizia ad assistere Mr.
Green una volta alla settimana per sei mesi. L’anziano signore abita in un appartamentino al quarto piano senza
ascensore e ha bisogno di aiuto per le spese e il resto. Ha sempre mantenuto le tradizioni religiose della sua
famiglia, ma si è trovato tristemente solo alla morte della moglie. La commedia, scandita in scene con ritmo
cinematografico, segue dall’inizio queste visite settimanali. All’iniziale diffidenza e conflittualità reciproca, il
rapporto fra i personaggi si sviluppa e i due imparano a conoscersi, diventano indispensabili l’uno all’altro, in un
continuo gioco in bilico fra confessioni e reticenze.
ph Nicola Zanettin
198.9.10 Marco Baliani, Lella Costa Sardegna Teatro
FEBBRAIO 2017
HUMAN Mismaonda srl
Marche Teatro
Turni A B C
«D’armi io canto e dell’eroe che, primo, dalle coste di Troia venne all’Italia, profugo per suo destino.» di Marco Baliani e Lella Costa
“La prima ispirazione è stata l’Eneide, il poema di Virgilio che celebra la nascita dell’impero romano da un popolo di collaborazione alla drammaturgia
profughi. Marco Baliani è partito dal mito per interrogarsi e interrogarci sul senso profondo del migrare. Poi l’incontro di Ilenia Carrone
con Lella Costa e la reminescenza di un altro mito, ancora più folgorante nella sua valenza simbolica e profetica: Ero regia Marco Baliani
e Leandro, i due amanti che vivevano sulle rive opposte dell’Ellesponto. Prende avvio così HUMAN, dal tema delle
1 ora e 40 minuti migrazioni e dalla volontà di raccontarne l’”odissea ribaltata”. Ma nel suo farsi vira, incalzato dagli eventi: al centro si con David Marzi, Noemi Medas,
senza intervallo pone lo spaesamento comune, quell’andare incerto di tutti quanti gli human beings in questo tempo fuori squadra. Elisa Pistis, Luigi Pusceddu
Il titolo lo abbiamo trovato, la parola HUMAN sbarrata da una linea nera che l’attraversa, come a significare la presenza
dell’umano e al tempo stesso la sua possibile negazione. Umano è il corpo nella sua integrità fisica e psichica, nella musiche originali Paolo Fresu
sua individualità. Quando questa integrità viene soppressa, o annullata con la violenza, si precipita nel disumano. con Gianluca Petrella
Umani sono i sentimenti, le emozioni, le idee, le relazioni, i diritti. Li abbiamo sognati eterni e universali: dobbiamo
prendere atto - con dolore, con smarrimento - che non lo sono. La storia del nostro Novecento e ancora le vicende di scene e costumi Antonio Marras
questo primo millennio ci dicono che le intolleranze e le persecuzioni, individuali o di massa, nei confronti degli inermi scenografo associato Marco Velli
e degli innocenti, continuano a perpetrarsi senza sosta. costumista associato Gianluca Sbicca
Con la nostra ricerca teatrale vorremmo insinuarci in quella soglia in cui l’essere umano perde la sua connotazione disegno luci di Loïc Francois Hamelin
universale, utilizzare le forme teatrali per indagare quanto sta accadendo in questi ultimi anni, sotto i nostri occhi, nella e Tommaso Contu
nostra Europa, intesa non solo come entità geografica, ma come sistema “occidentale” di valori e di idee: i muri che si assistenti alla produzione Agnese Fois
alzano, i fondamentalismi che avanzano, gli attentati che sconvolgono le città, i profughi che cercano rifugio. e Leonardo Tomasi
Ma se ci fermassimo qui sarebbe un altro esempio di cosiddetto teatro civile, e questo non ci basta: non vogliamo che
lo spettatore se ne vada solo più consapevole e virtuosamente indignato o commosso. Vogliamo spiazzarlo, inquietarlo,
turbarlo, assediarlo di domande. E insieme incantarlo e divertirlo, ché è il nostro mestiere. Perché forse solo il teatro sa
toccare nodi conflittuali terribili con la leggerezza del sorriso, la visionarietà delle immagini, la forza della poesia.”
Marco Baliani e Lella Costa
ph Alessandro Cani
2112 FEBBRAIO 2017 Compagnia Corrado Abbati
LA PRINCIPESSA SISSI Produzione InScena
Turno E
La vicenda di Elisabetta detta Sissi che a soli sedici anni va in sposa all’Imperatore d’Austria Francesco Giuseppe, musical di Corrado Abbati
ha tutti i caratteri della favola a lieto fine, pur essendo un fatto storico documentato. Sissi è diventata uno dei musiche Alessandro Nidi
personaggi ancora oggi più famosi e amati; attorno alla sua figura è nata una leggenda romantica che si è
concretizzata in un grande seguito popolare. A rinverdire il fascino di Sissi torna in teatro la sua storia, quella NUOVA PRODUZIONE
stessa che ha ispirato i celebri film interpretati da Romy Schneider. Il nuovo spettacolo teatrale torna sullo stesso IN ESCLUSIVA NAZIONALE
soggetto attualizzandone l’immagine, i ritmi della sceneggiatura, ma non il contenuto. Del resto, l’ambientazione,
lo sfarzo, gli amori e gli intrighi della vicenda, diventano sede ideale per un moderno spettacolo dove grandi quadri
d’insieme, balli di corte e atmosfere da “capodanno a Vienna” si svolgono davanti a noi come una pellicola ricca
di musica, di danza, di buonumore, che va ben oltre il sapore edulcorato della fiaba. Ne esce infatti una grande e
fastosa rappresentazione della società imperiale grazie anche alla nuova messa in scena che è frutto di un notevole
sforzo produttivo. D’altra parte lo sfarzo dei costumi, l’eleganza delle scene e la cura dei particolari è sempre stata
una nota distintiva della Compagnia diretta da Corrado Abbati.
Sissi è ancora oggi uno spettacolo in cui storia, mito e sentimento si fondono in un unico e grande affresco adatto a
un pubblico di ogni età perché tutti, ancora oggi, vogliamo sognare, divertirci e commuoverci.
Max, duca in Baviera, ha due giovani figlie: Elena, detta Nenè, ed Elisabetta, detta Sissi. La prima viene designata
dalla zia Sofia, madre del giovane imperatore d’Austria Francesco Giuseppe, a diventare la sposa di quest’ultimo.
Francesco Giuseppe però non è troppo entusiasta degli armeggi materni e non vuole dare il proprio consenso ad
occhi chiusi. Sofia organizza un incontro fra Nenè e Francesco Giuseppe in una isolata località di villeggiatura dove
però il giovane imperatore è colpito dalla grazia e dalla bellezza di Sissi, di cui ignora la vera identità e le dichiara
il suo amore. Quando Sissi viene a sapere che il viaggio intrapreso era pianificato perché Nenè si fidanzasse con
Francesco Giuseppe, non esita e rinuncia a quello che è il suo vero amore, per non intralciare la gioia della sorella.
Ma, durante la grande festa nel corso della quale Francesco Giuseppe dovrà annunciare, secondo l’attesa di tutti, il
proprio fidanzamento con Nenè, ha luogo la grande sorpresa: l’imperatore dichiara il suo amore a Sissi. Alcuni mesi
di turbamento sono risolti dall’avvenuto fidanzamento di Nenè con un altro bel principe; cosicché Sissi, finalmente
tranquilla, potrà intraprendere un viaggio trionfale sul Danubio verso il suo sposo, che l’attende per condurla all’altare.
2317.18.19 Maria Amelia Monti, Paolo Calabresi
FEBBRAIO 2017
NUDI E CRUDI a.ArtistiAssociati
Turni C D E
Che succederebbe se, tornando a casa dopo una serata a teatro, trovaste il vostro appartamento completamente una storia di Alan Bennett
vuoto, svaligiato da ladri che non hanno lasciato né un interruttore, né un rubinetto, né la moquette sul pavimento? tradotta e adattata per la scena
Ai signori Ransome - due impeccabili coniugi inglesi - capita proprio questo e la loro vita tranquilla e ripetitiva viene da Edoardo Erba
completamente sconvolta. Però la reazione dei due è diversa: lui si incupisce e si arrabbia sempre più, lei prova un regia Serena Sinigaglia
senso di sollievo e quasi di liberazione. E mentre il gioco dei caratteri, esasperato da visite inattese, diventa sempre
1 ora e 10 minuti più esilarante, il mistero del furto trova un’imprevista soluzione. con Nicola Sorrenti
più intervallo Tratta dal romanzo di successo di Alan Bennett Nudi e crudi è una commedia spumeggiante, piena di umorismo
e ironia che sa fare un ritratto impietoso e indimenticabile della vita di una coppia di mezza età. Magistralmente aiuto regia Annagaia Marchioro
scritta per il teatro da Edoardo Erba, superbamente interpretata da Maria Amelia Monti e Paolo Calabresi con Nicola scene Maria Spazzi
Sorrenti e diretta con estro da Serena Sinigaglia, Nudi e crudi diverte senza ricalcare vecchi schemi e rivela più di costumi Erika Carretta
ogni altra opera il genio comico di Alan Bennett. colonna sonora Sandra Zoccolàn
luci Alessandro Verazzi
“Mr e Mrs Ransome sono due archetipi. Un uomo e una donna, un marito e una moglie, una coppia, tipicamente
inglese, protestante e conservatrice. Le loro certezze sono le abitudini costruite nel tempo di una vita condivisa.
Gli stessi riti, gli stessi meccanismi, la stessa ossessiva cura per l’ordine e la quiete, ogni giorno finché “morte non
ci separi”. Cosa può accadere se di colpo i Ransome si ritrovano “nudi e crudi”? Se all’improvviso la situazione
in cui precipitano sovverte l’ordine delle cose e li costringe a cambiare i riti tanto cari? Ce la faranno? Sapranno
adattarsi? Soccomberanno? Sembra lo scherzo di un Dio cinico e beffardo che si diverte a mostrarci quanto le vite
che con ostinazione e impegno ci costruiamo siano solo dei teatrini per sopravvivere al caos, narrazioni piuttosto
irrisorie di una realtà ben più complessa e di impulsi ben più libertari che semplicemente non sappiamo gestire e
allora reprimiamo. Forse se riuscissimo a convivere con il nostro lato dionisiaco, se avessimo forza e coraggio per
sostenere con garbo la libertà di cui in teoria siamo dotati, forse riusciremmo ad essere veramente più vicini a ciò
che siamo. Qui sta il punto, a mio parere, qui Bennett diventa universale e parla a tutti noi, nessuno escluso. La vita
è tutta nel cambiamento, nel movimento imprevisto, in quella vertigine che ti dà il vuoto.”
Serena Sinigaglia
ph Marina Alessi
2522.23.24.25.26 Alessandro Benvenuti Arca Azzurra Teatro
FEBBRAIO 2017
L’AVARO
Ministero per i Beni e le Attività
Culturali - Regione Toscana -
Comune di San Casciano Val di Pesa
Turni A B C D E
Amaro e irresistibilmente comico, L’Avaro di Molière è un’opera di bruciante modernità che riesce a essere un classico di Molière
immortale e nello stesso tempo a raccontarci il presente senza bisogno di trasposizioni o forzate interpretazioni. adattamento, ideazione spazio, costumi
Con questo lavoro Ugo Chiti riprende il ricco filone di riscritture di classici e innesta la vicenda nel linguaggio, forte, e regia Ugo Chiti
crudo, e a volte comicissimo, che gli è proprio, scavando nelle psicologie dei personaggi attraverso una fedele
corrispondenza dell’uso della parola teatrale con il procedere della messinscena, grazie all’intimo lavoro condotto con
2 ore e 15 minuti con gli attori. E anche nel caso di questo Avaro molieriano, pur seguendo con assoluto rispetto la vicenda, i tempi e Giuliana Colzi, Andrea Costagli,
compreso l’intervallo la lettera del grande classico, il testo si plasma e si radica nel corpo degli attori che del lavoro con il loro dramaturg Dimitri Frosali, Massimo Salvianti,
fanno ancora la principale e la più intensa delle loro esperienze. Lucia Socci, Paolo Ciotti,
“L’adattamento guarda L’Avaro occhieggiando a Balzac senza dimenticare la commedia dell’arte intrecciando le trame Gabriele Giaffreda, Desirée Noferini
amorose in un’affettuosa allusione a Marivaux. Contaminazioni a parte, Arpagone resta personaggio centrale assoluto,
mantenendo quelle caratteristiche che da sempre hanno determinato la sua fortuna teatrale, si accentuano alcune ricerca e realizzazione costumi
implicazioni psicologiche, si allungano ombre paranoiche, emergono paure e considerazioni che sono anche rimandi al Giuliana Colzi
contemporaneo. La “parola” è usata in maniera diretta, spogliata di ogni parvenza aggraziata, vista in funzione di una luci Marco Messeri
ritmica tesa ad evidenziare l’aggressività come la “ferocia” più sotterranea della vicenda. Altra scelta della riscrittura musiche Vanni Cassori
è stata quella di ridisegnare alcuni passaggi del testo ritenuti da sempre “deboli o frettolosamente liquidatori”; vedi,
per esempio, il piano per ingannare Arpagone, che solo annunciato da Frosina all’inizio del quarto atto nell’originale,
diviene in questo caso un’occasione drammaturgica per accentuare il livore risentito e la spinta illusoria dei figli Elisa
e Cleante. Con eguale libertà drammaturgica, l’improvviso e precipitato scioglimento finale, accentua una valenza
fiabesca suggerendola fino dalla prima scena (Valerio - Elisa) per poi utilizzarla come un “rilancio” finale di Arpagone
che si riprende appieno la scena ribadendo così la peculiarità di personaggio senza antagonisti, consumandosi in un
assolo delirante perfettamente speculare al prologo-monologo che dà l’avvio allo spettacolo.
La scena è un interno che potrebbe suggerire un magazzino polveroso dove si mimetizzano ricchezze, accumuli
nascosti in vecchie casse nude, niente grazia, civetterie di arredi, sedute riconoscibili, comode. Un luogo dove si
avverte l’ossessione del risparmio quasi come una sottrazione di vita. Come sempre, nei miei adattamenti da un
classico, i costumi rifuggono una scelta filologica, sono più usati come suggerimento di caratteri, allusioni cromatiche,
indicazioni di “travestimenti” interiori dei personaggi. I costumi come la scena, nascono durante la scrittura, diventano
ph Botticelli
una specie di sostegno drammaturgico che aiuta la definizione e la messa a fuoco di ogni parte del testo.”
Ugo Chiti 278.9.10 Serra Yilmaz
MARZO 2017
LA BASTARDA DI ISTANBUL Pupi e Fresedde
Teatro di Rifredi
Turni A B C
La magnetica attrice Serra Yilmaz ci accompagna ancora una volta in Turchia per aiutarci a comprendere una società dall’omonimo romanzo di Elif Shafak
in bilico tra il perdurante fascino di una cultura millenaria e la necessità di confrontarsi con le contraddizioni della riduzione e regia Angelo Savelli
storia passata e presente. Tratto dall’omonimo romanzo di Elif Shafak, La bastarda di Istanbul è un’opera al tempo
stesso drammatica e divertente che dà voce non solo agli sconfitti, ossia a quella parte del popolo armeno che con Valentina Chico, Riccardo Naldini,
esattamente cento anni fa fu vittima di un disumano genocidio; ma anche a quella parte della società turca costretta a Monica Bauco, Marcella Ermini,
2 ore vivere nella rimozione di antiche colpe siano esse storiche che familiari. Fiorella Sciarretta, Diletta Oculisti,
compreso l’intervallo Elisa Vitiello
La giovane Asya è una bastarda. Nessuno nella sua casa di Istanbul - un gineceo popolato di mamme, zie e nonne - le
sa dire o le vuol dire chi è suo padre. L’unico uomo di casa, lo zio Mustafà è da tempo emigrato in America. Rose è una assistente alla regia Edoardo Zucchetti
donna americana sposata a un immigrato armeno discendente da una famiglia scampata all’eccidio del 1915. Una video-scenografie Giuseppe Ragazzini
famiglia talmente invadente che Rose, pur avendo una figlia, divorzia e si risposa, per ripicca, con un turco: Mustafà. costumi Serena Sarti
Qualche tempo dopo, Armanoush, la figlia di Rose decide di andare di nascosto a Istanbul, presso la famiglia del luci Alfredo Piras
patrigno, per ritrovare le proprie radici armene. Frequentando la cugina Asya, la sua famiglia e i suoi amici, si accorge elementi scenici Tuttascena
di non odiare affatto i turchi. Un segreto lega la Turchia all’America, i turchi agli armeni, Asya ad Armanousch.
Un segreto che forse non verrà svelato. Un segreto che ha l’aspetto di un’antica spilla di rubini a forma di melograna.
“Il regista fiorentino riesce a calibrare i vari aspetti della vicenda approfondendo ogni aspetto della narrazione
costruendo caratteri vividi e reali. Egli si cimenta in «una meravigliosa saga inter-etnica, sperimentando una
drammaturgia epica dove i personaggi si raccontano in terza persona». I nomi si susseguono, le immagini si
rincorrono e i personaggi vivono la loro vita sulla scena. Le vite si intrecciano, il sospetto si trasforma in amicizia
e vecchi segreti vengono a galla portando con sé conseguenze tanto gravi quanto indispensabili. La vita, com’è
indispensabile che sia, va avanti; lo spettatore si sente in balia delle onde ma non viene mai abbandonato a se
stesso. Quasi come un Virgilio dantesco, Banu, la maggiore delle sorelle Kazancı, interpretata dalla splendida Serra
Yilmaz, lo guida nei sentieri della storia, lo culla e si prende cura di lui. È lei che, con ironia e passione, muove gli
ingranaggi di questa macchina teatrale ben congegnata. La recitazione dell’attrice turca è caratterizzata da una
naturalezza fuori dal comune, ogni suo gesto è indispensabile alla narrazione e ogni sillaba che esce dalla sua
ph E. Gallina
bocca non potrebbe essere pronunciata in nessun altro modo.”
Martina Di Marcoberardino - Persinsala 2015 2915.16.17.18 Vittorio Sgarbi Promo Music
MARZO 2017
CARAVAGGIO in collaborazione con
La Versiliana Festival
Turni A B C D
Attraverso la vita e la pittura rivoluzionaria di Michelangelo Merisi, Vittorio Sgarbi ci condurrà in uno spettacolo musiche Valentino Corvino,
teatrale arricchito dalla musica di Valentino Corvino e dalle immagini delle opere più rappresentative del pittore violino, elettronica
lombardo curate dal visual artist Tommaso Arosio.
scenografia, immagini elaborate e video
“Caravaggio è doppiamente contemporaneo. È contemporaneo perché c’è, perché viviamo contemporaneamente Tommaso Arosio
1 ora e 30 minuti alle sue opere che continuano a vivere; ed è contemporaneo perché la sensibilità del nostro tempo gli ha restituito
senza intervallo tutti i significati e l’importanza della sua opera. Non sono stati il Settecento o l’Ottocento a capire Caravaggio, ma il
nostro Novecento. Caravaggio viene riscoperto in un’epoca fortemente improntata ai valori della realtà, del popolo,
della lotta di classe. Ogni secolo sceglie i propri artisti. E questo garantisce un’attualizzazione, un’interpretazione di
artisti che non sono più del Quattrocento, del Cinquecento e del Seicento ma appartengono al tempo che li capisce,
che li interpreta, che li sente contemporanei. Tra questi, nessuno è più vicino a noi, alle nostre paure, ai nostri
stupori, alle nostre emozioni, di quanto non sia Caravaggio.”
Vittorio Sgarbi
3122.23.24.25.26 Umberto Orsini, Massimo Popolizio, Alvia Reale, Elia Schilton
MARZO 2017
IL PREZZO Compagnia
Umberto Orsini
Turni A B C D E
“ll testo di Arthur Miller fotografa con spietata lucidità e amara compassione le conseguenze della devastante crisi di Arthur Miller
economica avvenuta negli Stati Uniti nel ‘29. Figli di un padre che ha subito drammaticamente questa crisi due traduzione Masolino D’Amico
fratelli si incontrano dopo alcuni anni dalla sua morte per sgomberare un appartamento in cui sono accumulati i regia Massimo Popolizio
mobili e gli oggetti raccolti dal padre nel corso della sua vita e che sta per essere demolito. Un vecchio broker è direzione artistica Umberto Orsini
chiamato per stabilirne il prezzo. Dietro questo semplice spunto emergono tutte le incomprensioni e le menzogne
1 ora e 40 minuti che la paura della perdita improvvisa del benessere possono esercitare su chi si dibatte nella crisi. Miller tratta scene Maurizio Balò
senza intervallo questo tema con la sua consueta maestria facendoci scoprire un capolavoro che pur venendo da lontano ci porta ai costumi Gianluca Sbicca
nostri giorni così pieni di incertezze.” luci Pasquale Mari
Umberto Orsini
Qual è “Il Prezzo”? È quello che ognuno di noi paga per vivere.
Due fratelli, di famiglia agiata, dopo il crollo finanziario del 1929, hanno assunto due posizioni completamente
antitetiche. Uno, Victor, ha abbandonato gli studi nei quali brillava, si è arruolato in polizia per poter mantenere
il padre caduto in miseria. L’altro, Walter, sottraendosi alle responsabilità familiari, ha proseguito gli studi ed è
diventato un grande chirurgo. La nostra vita è ancorata alle scelte operate nel passato. In quelle scelte, sia pur
condizionate in diversa misura, noi avevamo bene o male creduto, tanto è vero che le abbiamo fatte o subite. Ma
col passare del tempo ciò che sembrava importante cambia, diventa a volte grottesco, a volte ridicolo, a volte
tragico. È impossibile quindi per l’uomo distinguere in modo definitivo il bene dal male, perché tutto muta e, in
questa fluidità dell’esistere, è illusorio porre le basi di un edificio morale che resista all’erosione del tempo. Miller
affronta ne Il Prezzo il tema della conoscenza, una conoscenza non metafisica ma tutta terrena e umana. Come
se la nostra vita, il nostro passato, analizzati nel presente, ci appaiono talvolta come un sogno o una storia che
qualcuno ci abbia raccontato e dove la distinzione fra realtà e irrealtà è quasi impossibile. Commedia costruita
per quattro caratteri che rappresentano uno spaccato di una società che non è solo americana ma nella quale
ph Marco Caselli Nirmal
ognuno di noi, oggi più che mai, può riconoscersi e perciò interrogarsi. Personaggi tondi, vivi, vulnerabili che, grazie
alla sublime scrittura di Miller, ci trascinano in un mondo dove l’ironia livida, i dubbi, la cattiveria e l’incertezza
riempiono lo spazio scenico che, nella sua immobilità, si presenta come un ring dove lo scontro avviene attraverso
un intreccio di parole che rimbalzando da un lato all’altro ti tolgono il respiro.
3312.13 APRILE 2017 Rocco Papaleo, Giovanni Esposito Compagnia
BUENA ONDA Nuovo Teatro
diretta da Marco Balsamo
Turni D E
Continua il viaggio di Rocco Papaleo e i suoi fidati compagni di scena attraverso il teatro canzone. Si parte per di Valter Lupo, Valerio Vestoso,
un’avventura ai confini del mondo. Il viaggio e la scoperta saranno parte integrante della poetica di Papaleo, ma Rocco Papaleo, Giovanni Esposito
questa volta sarà un viaggio più esotico. L’attore conferma la volontà di creare un teatro “a portata di mano”, con il regia Valter Lupo
solo desiderio, a ben vedere, di stringerne altre.
2 ore e con
senza intervallo “Entrare in teatro, per me, è come lasciare la terraferma. È solcare il mare dell’immaginazione, vivere Francesco Accardo, chitarra
un’esperienza di navigante. Per questo il nostro teatro canzone questa volta vuole agire come se si trovasse su Jerry Accardo, percussioni
una nave, che ci trasporta insieme ai passeggeri/spettatori per affrontare un viaggio che possa divertire e, nella Guerino Rondolone, contrabbasso
migliore delle ipotesi, emozionare. Ci sentiamo di promettere una crociera a tutti gli effetti, magari non sfarzosa, Arturo Valiante, pianoforte
ma con tutto quello che serve per comporre un entertainment efficace. Avremo marinai pronti a tutto per assistervi
e divertirvi, l’orchestrina per ballare e contrappuntare le storie che il Capitano vorrà raccontare e tra i passeggeri scene Sonia Peng
cercheremo hostess e steward che accetteranno l’ironia del mettersi in gioco. costumi Eleonora Rella
La nostra nave si chiama Buena Onda, l’onda buona, quella che solleva e dà sollievo. La Buena Onda prospetta di luci Luigi Marra
gettare al più presto l’àncora nella vostra città.”
Rocco Papaleo
ph Maria Laura Antonelli
3522.23 APRILE 2017 Lucia Poli, Milena Vukotic con Marilù Prati
SORELLE MATERASSI Gitiesse Artisti Riuniti
diretta da Geppy Gleijeses
Turni D E
Le sorelle Teresa e Carolina Materassi sono due ricamatrici cinquantenni che, grazie a una vita di rinunce, nel culto libero adattamento di Ugo Chiti
ossessivo del lavoro, hanno acquisito una posizione di prestigio presso la buona società fiorentina. Con loro vive la dal romanzo di Aldo Palazzeschi
sorella minore, Giselda, riaccolta in casa dopo un fallito matrimonio con un nobile dissoluto. L’equilibrio familiare regia Geppy Gleijeses
viene sconvolto dall’arrivo di Remo, figlio di una quarta sorella morta ad Ancona: bello, spiritoso e pieno di vita. Il
2 ore giovane approfitta dell’affetto e delle cure delle zie più anziane per soddisfare tutti i suoi capricci, spendendo più con Gabriele Anagni, Sandra Garuglieri, Luca
senza intervallo di quanto le zie guadagnino. Giselda è l’unica a rendersi conto della situazione, ma i suoi avvertimenti rimangono Mandarini, Roberta Lucca
inascoltati. Per soddisfare le richieste di Remo, Teresa e Carolina spendono tutti i loro risparmi e si indebitano al
punto di dover vendere la casa e i terreni ereditati dal padre. Il quadro dell’asfittica vita provinciale, movimentata scene Roberto Crea
dall’arrivo del superuomo Remo, diventa il terreno su cui si esercita il gusto irridente dell’autore, che mette in costumi
ridicolo, con tocco leggero, sia il vuoto etico del giovane Remo sia la cieca devozione al dovere di Teresa e Carolina. Accademia del Costume & Moda - Roma 1964
luci Luigi Ascione
“Palazzeschi è un autore che vive e scrive in una inconfondibile e quasi cinica giocondità, con un suo nichilismo musiche Mario Incudine
generoso, ma c’è qualcosa in lui di meravigliosamente oscuro, enigmatico e inafferrabile. Mi viene in mente un
titolo di Ruccello: “piccole tragedie minimali”. Non abbiamo cercato in lui lo spessore della tragedia, né fino in
fondo atmosfere cechoviane (anche se punti di contatto ve ne sarebbero), ma solo un gioco estenuato che si
scioglie in una “impossibilità del dramma”. L’autore non lo cerca e il romanzo non ne ha la “struttura”, non ne
sopporterebbe il peso. Teresa e Carolina in un finale apparentemente fosco - tipo “Corvi” di Becque - in mezzo a
cambiali, ipoteche, alla rovina della fine di ogni speranza, non si incamminano sul sentiero de “I Malavoglia” ma
chiudono la storia rovistando tra le foto dell’atletico nipote in costume semiadamitico e accettando la proposta di
Niobe di lavorare per la ricca piccola borghesia di Coverciano piuttosto che per la nobiltà fiorentina […].
Lucia Poli, attrice immensa e mia prediletta compagna d’arte, gioca con toni duri e abbandoni a cui né lei né noi
possiamo resistere, Milena Vukotic distilla deliqui, smancerie e piccole ribellioni con il raro dono della grazia,
Marilù Prati porta da par suo una ventata rivoluzionaria da povera pasionaria violata covercianese e tutti gli attori
perfetti, lo scenografo, le costumiste e il maestro delle luci di questa “commedia” (sì, definiamola così) mi hanno
più o meno consciamente indicato la strada che spero avrebbe gradito quel burlone di Palazzeschi, la piccola
tragicommedia minimale.”
Geppy Gleijeses
37Questa nuova edizione della Stagione di danza tutta internazionale inizia con il 22 4 21 6
graditissimo ritorno degli amati MOMIX nel loro Opus Cactus. Scandito da ritmi tribali, NOVEMBRE 2016 FEBBRAIO 2017 MARZO 2017 APRILE 2017
ORE 21.00 ORE 21.00 ORE 21.00 ORE 21.00
rituali col fuoco e danze iniziatiche provenienti dai più remoti luoghi della terra, questo MOMIX BJM – LES BALLETS BALLETBOYZ COMPAÑIA de
emozionante spettacolo ci proietterà dal deserto dell’Arizona a tutte le più importanti U.S.A JAZZ DE MONTRÉAL Gran Bretagna LEONARDO CUELLO
superfici desertiche, rendendolo un tributo a queste aree misteriose ed affascinanti. OPUS CACTUS Canada direzione artistica
Argentina
Michael Nunn & William Trevitt
Moses Pendleton, con la firma inconfondibile del suo magico stile dalla fantasia coreografia e regia direzione artistica Louis Robitaille COLECCIÓN TANGO
Moses Pendleton
ROUGE LIFE./VITA. coreografia Leonardo Cuello,
illimitata, tramuta qui di volta in volta i suoi strepitosi ballerini in strani rettili striscianti, co-direttore artistico RABBIT
Cynthia Quinn coreografia Rodrigo Pederneiras musiche Osvaldo Pugliese,
in variopinte specie di flora e fauna, in imponenti cactus e minacciosi uccelli-totem che BALCAO
coreografia Pontus Lidberg Carlos Di Sarli, Miguel Caló,
si innalzano fendendo albe poetiche ed inquietanti tramonti di fuoco. coreografia Itzik Galili
FICTION Francisco Canaro e Astor Piazzolla
coreografia Javier de Frutos
Dal Canada arriva sul nostro palcoscenico BJM - LES BALLETS JAZZ DE MONTRÉAL, KOSMOS
coreografia Andonis Foniadakis
affermata compagnia internazionalmente apprezzata per i propri spettacoli definiti
sexy, esplosivi e comunque sempre estremamente originali. Il programma della loro
serata prevede tre differenti composizioni coreografiche firmate rispettivamente
dal brasiliano Rodrigo Pederneiras, dall’ israeliano Itzik Galili e dal greco Andonis
Foniadakis.
IO
A primavera appuntamento con i talentuosi BALLETBOYZ® della Gran Bretagna, un
ensemble tutto al maschile considerato come una delle forze più originali e innovative
nel panorama della modern dance, che a Mestre aprono la serata con la nuova
SONO produzione 2016, per poi danzare una composizione dello svedese Pontus Lidberg e
una creazione del venezuelano Javier de Frutos.
DANZA
La stagione si conclude con Colección Tango della COMPAÑIA de LEONARDO CUELLO,
un emozionante viaggio in Argentina su musiche di Osvaldo Pugliese, Carlos Di Sarli,
Miguel Caló, Francisco Canaro e Astor Piazzolla. Lo spettacolo è una sequenza di
quattro coreografie dello stesso Cuello: uno sperimentatore, maestro, coreografo,
RASSEGNA INTERNAZIONALE DI DANZA D’AUTORE ballerino che, dinanzi al pubblico dei teatri o ai partecipanti a un corso intensivo o
STAGIONE DI DANZA DEL TEATRO TONIOLO 2016.17 agli studenti dell’Università Nazionale d’Arte di Buenos Aires in cui è docente di tango,
lascia fluire la propria passione trasmettendo il proprio amore per la danza. Il suo è
un gruppo di lavoro perfettamente affiatato che adora aprire nuovi sentieri, creare
costanti ricombinazioni di generi e creare veri e propri quadri colmi di creatività.
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