PerTE 16 - Diffusione San Paolo

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PerTE 16 - Diffusione San Paolo
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                                                       169-16 maggio 2021

     perTE

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                     Diocesi di
                     MOLFETTA
                     RUVO-GIOVINAZZO-TERLIZZI

www.settimanadellacomunicazione.it               Settimana della Comunicazione
PerTE 16 - Diffusione San Paolo
SOMMARIO
        perTE
                                               Comunicatori del Vangelo da cuore a cuore
                                           3   di Gerardo Curto e Annunciata Bestetti
                                               «Vieni e vedi» (Gv 1,46)
                                           4   di papa Francesco
                                               Una comunicazione costruita sulle relazioni
                                          10   di Paolo Ruffini
MENSILE BIBLIOGRAFICO                          Lasciarsi guidare da Gesù
N. 3/2021 - APRILE 2021                   12   di Francesca Pratillo
                                               Responsabili di una comunicazione attendibile
                                          14   di Vincenzo Corrado
DIRETTORE RESPONSABILE                         Violenza di genere e responsabilità dei media
Vincenzo Marras                           16   di Elena Guerra
                                               Per un’etica delle tecnologie
                                          18   di Paolo Benanti
NUMERO SPECIALE                                La didattica a distanza come opportunità
a cura della Commissione
Settimana della Comunicazione             20   educativa
                                               di Angela Biscaldi
                                               Andare incontro ai più poveri e indifesi
                                          22   di Luciano Gualzetti
COORDINAMENTO REDAZIONALE                      Una comunità pensante
Giuseppe Lacerenza, ssp                   24   di Francesco Occhetta
                                               Fede e incontro nei social
PROGETTO GRAFICO
                                          26   di Roberto Ponti
                                               Il mio racconto dei social con la tv
Ludovica Inserra                          28   di Marco Carrara
                                               Raccontare la verità della vita
EDITORE                                   30   con lo sguardo di Dio
                                               di M. Rosangela Bruzzone
DISP Diffusione San Paolo
                                               Cercare la realtà dentro le notizie
Piazza Soncino, 5
20092 Cinisello Balsamo (MI)
                                          32   di Beatrice Salvioni
                                               Una comunicazione mai troppo lontana
Tel. 0266075410
Email: disp.pagineaperte@stpauls.it
                                          34   di Flavia Fiocchi
                                               Chi aderisce è protagonista di un cambiamento
                                          36   di Servizio 8xmille CEI
FOTOLITO E STAMPA                              L’ombelico d’Italia tra paesaggio, storia e arte
Mediagraf spa. Servizi Integrati per la   38   di Sabrina Vecchi
comunicazione, Noventa Padovana (PD)           Non solo “Vieni e Vedi” ma anche
                                          40   “Va’ e Conosci”
                                               di Alessandra Daniele
Aut. Trib. di Alba n. 449 11-12-86             Raccontare la bellezza di essere cristiani
IVA corrisposta a cura dell’Editore.      42   di David Fabrizi
Art. 74/c D.P.R. 633 del 26.10.72 e            Informare e formare per una pastorale
successive modifiche e integrazioni
                                          44   di comunione
                                               di Michelangelo Parisi
                                               La comunicazione come forma di carità
IMMAGINE DI COPERTINA                     46   di Vincenzo Marinelli
Serges Katato Kimbuluma, ssp                   Un evento per valorizzare una scrittura
David Fabrizi
                                          48   alta e altra
                                               di Roberta Carlucci
                                               Apostoli comunicatori al servizio della Verità
                                          50   di Giuseppe Lacerenza
                                               Perché la Parola del Signore corra
                                          52   di Nadia Bonaldo
                                               Il ruolo centrale della famiglia nella Chiesa
                                          54   di Benedetta Verrini
PerTE 16 - Diffusione San Paolo
EDITORIALE
Comunicatori del Vangelo
da cuore a cuore
  La Famiglia Paolina, mentre celebra un Anno biblico – iniziato il 26 novembre
2020 e che si concluderà il 26 novembre 2021, nel cinquantesimo anniversario
della morte del Fondatore, il beato Giacomo Alberione –, accoglie con gratitudi-
ne le parole del Papa, che richiamano ciò che proprio il beato Alberione racco-
mandava ai suoi figli e figlie: di “andare, per primi, incontro alle persone là dove
si trovano”, utilizzando i mezzi più celeri ed efficaci perché, raggiunti dalla pa-
rola illuminante del Vangelo, tutti potessero “sperimentare” la vicinanza di Dio.
  Ogni espressione comunicativa che voglia essere autentica e – attraverso il
giornale, il web, la predicazione della Chiesa, la comunicazione politica e so-
ciale – non appiattirsi e impoverirsi, deve disporsi ad “andare a vedere”, a veri-
ficare; deve poter contare su professionisti curiosi, appassionati e coraggiosi,
capaci di “andare laddove nessuno va”, per far vedere, raccontare, denunciare.
  Papa Francesco invita a camminare, a “consumare le suole delle scarpe”, a
uscire per strada; a incontrare le persone, ad andare e vedere dove vivono e
come sono, a stare con loro, ad ascoltarle, per cercare storie, per intercettare
la verità delle cose e la vita nella sua concretezza.
  Strumento formidabile per moltiplicare la capacità di racconto e di condivisione
è oggi il web, che a tutti, utenti e fruitori, chiede discernimento e responsabilità.
  Poiché «la buona novella del Vangelo si è diffusa nel mondo grazie a incontri
da persona a persona, da cuore a cuore», noi Paoline e Paolini desideriamo
comunicare incontrando le persone dove e come sono, per invitarle ad abitare
la relazione con Gesù.
  Negli eventi e nelle iniziative della Settimana della Comunicazione (9-16 mag-
gio) e del Festival della Comunicazione (1-16 maggio), che quest’anno si svol-
gerà in collaborazione con due diocesi: Molfetta e Rieti, verrà declinato il tema
dell’“incontro” nelle sue molteplici sfaccettature e nei suoi tanti protagonisti e
testimoni.

           don Gerardo Curto                         sr Annunciata Bestetti
             Superiore provinciale                      Superiora provinciale
           Società San Paolo – Italia                 Figlie di San Paolo – Italia

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PerTE 16 - Diffusione San Paolo
IL MESSAGGIO DEL PAPA PER LA 55A GIORNATA MONDIALE DELLE COMUNICAZIONI SOCIALI
                                                             di papa Francesco

«Vieni e vedi» (Gv 1,46)
Comunicare incontrando le persone
dove e come sono

  Cari fratelli e sorelle,               lo, nato nel 1920 e morto nel 1971,
  l’invito a “venire e vedere”, che      beatificato nel 2010) ai suoi colleghi
accompagna i primi emozionan-            giornalisti. Desidero quindi dedicare
ti incontri di Gesù con i discepoli,     il Messaggio, quest’anno, alla chia-
è anche il metodo di ogni autentica      mata a “venire e vedere”, come sug-
comunicazione umana. Per poter           gerimento per ogni espressione co-
raccontare la verità della vita che si   municativa che voglia essere limpi-
fa storia (cfr Messaggio per la 54ª      da e onesta: nella redazione di un
Giornata Mondiale delle Comuni-          giornale come nel mondo del web,
cazioni Sociali, 24 gennaio 2020) è      nella predicazione ordinaria della
necessario uscire dalla comoda pre-      Chiesa come nella comunicazione
sunzione del “già saputo” e metter-      politica o sociale. “Vieni e vedi” è il
si in movimento, andare a vedere,        modo con cui la fede cristiana si è
stare con le persone, ascoltarle, rac-   comunicata, a partire da quei primi
cogliere le suggestioni della realtà,    incontri sulle rive del fiume Giorda-
che sempre ci sorprenderà in qual-       no e del lago di Galilea.
che suo aspetto. «Apri con stupore
gli occhi a ciò che vedrai, e lascia     1. Consumare le suole
le tue mani riempirsi della freschez-    delle scarpe
za della linfa, in modo che gli altri,
quando ti leggeranno, toccheranno         Pensiamo al grande tema dell’in-
con mano il miracolo palpitante della    formazione. Voci attente lamen-
vita», consigliava il Beato Manuel       tano da tempo il rischio di un ap-
Lozano Garrido (giornalista spagno-      piattimento in “giornali fotocopia” o

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IL MESSAGGIO DEL PAPA PER LA 55A GIORNATA MONDIALE DELLE COMUNICAZIONI SOCIALI
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in notiziari tv e radio e siti web so-            ni tecnologiche che hanno la capa-
stanzialmente uguali, dove il gene-               cità di metterci davanti a una realtà
re dell’inchiesta e del reportage per-            aumentata nella quale ci sembra di
dono spazio e qualità a vantaggio di              essere immersi. Ogni strumento è
una informazione preconfezionata,                 utile e prezioso solo se ci spinge ad
“di palazzo”, autoreferenziale, che               andare e vedere cose che altrimenti
sempre meno riesce a intercettare                 non sapremmo, se mette in rete co-
la verità delle cose e la vita concre-            noscenze che altrimenti non circole-
ta delle persone, e non sa più co-                rebbero, se permette incontri che al-
gliere né i fenomeni sociali più gravi            trimenti non avverrebbero.
né le energie positive che si sprigio-
nano dalla base della società. La                 2. Quei dettagli di cronaca
crisi dell’editoria rischia di portare a          nel Vangelo
un’informazione costruita nelle reda-
zioni, davanti al computer, ai termi-               Ai primi discepoli che vogliono
nali delle agenzie, sulle reti sociali,           conoscerlo, dopo il battesimo nel
senza mai uscire per strada, senza                fiume Giordano, Gesù risponde:
più “consumare le suole delle scar-               «Venite e vedrete» (Gv 1,39), invi-
pe”, senza incontrare persone per                 tandoli ad abitare la relazione con
cercare storie o verificare de visu               Lui. Oltre mezzo secolo dopo, quan-
certe situazioni. Se non ci apriamo               do Giovanni, molto anziano, redige
all’incontro, rimaniamo spettato-                 il suo Vangelo, ricorda alcuni detta-
ri esterni, nonostante le innovazio-              gli “di cronaca” che rivelano la sua

                                                                                         PA 3/21       5
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IL MESSAGGIO DEL PAPA PER LA 55A GIORNATA MONDIALE DELLE COMUNICAZIONI SOCIALI
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presenza nel luogo e l’impatto che                vorano correndo grandi rischi – se
quell’esperienza ha avuto nella sua               oggi conosciamo, ad esempio, la
vita: «Era circa l’ora decima», an-               condizione difficile delle minoran-
nota, cioè le quattro del pomeriggio              ze perseguitate in varie parti del
(cfr v. 39). Il giorno dopo – racconta            mondo; se molti soprusi e ingiusti-
ancora Giovanni – Filippo comunica                zie contro i poveri e contro il creato
a Natanaele l’incontro con il Messia.             sono stati denunciati; se tante guer-
Il suo amico è scettico: «Da Naza-                re dimenticate sono state raccon-
ret può venire qualcosa di buono?».               tate. Sarebbe una perdita non solo
Filippo non cerca di convincerlo con              per l’informazione, ma per tutta la
ragionamenti: «Vieni e vedi», gli                 società e per la democrazia se que-
dice (cfr vv. 45-46). Natanaele va e              ste voci venissero meno: un impo-
vede, e da quel momento la sua vita               verimento per la nostra umanità.
cambia. La fede cristiana inizia così.              Numerose realtà del pianeta, ancor
E si comunica così: come una cono-                più in questo tempo di pandemia,
scenza diretta, nata dall’esperienza,             rivolgono al mondo della comuni-
non per sentito dire. «Non è più per              cazione l’invito a “venire e vedere”.
i tuoi discorsi che noi crediamo, ma              C’è il rischio di raccontare la pan-
perché noi stessi abbiamo udito»,                 demia, e così ogni crisi, solo con gli
dice la gente alla Samaritana, dopo               occhi del mondo più ricco, di tene-
che Gesù si era fermato nel loro vil-             re una “doppia contabilità”. Pensia-
laggio (cfr Gv 4,39-42). Il “vieni e              mo alla questione dei vaccini, come
vedi” è il metodo più semplice per                delle cure mediche in genere, al ri-
conoscere una realtà. È la verifica               schio di esclusione delle popolazioni
più onesta di ogni annuncio, perché               più indigenti. Chi ci racconterà l’atte-
per conoscere bisogna incontrare,                 sa di guarigione nei villaggi più po-
permettere che colui che ho di fron-              veri dell’Asia, dell’America Latina e
te mi parli, lasciare che la sua testi-           dell’Africa? Così le differenze sociali
monianza mi raggiunga.                            ed economiche a livello planetario ri-
                                                  schiano di segnare l’ordine della di-
3. Grazie al coraggio                             stribuzione dei vaccini anti-Covid.
di tanti giornalisti                              Con i poveri sempre ultimi e il diritto
                                                  alla salute per tutti, affermato in linea
  Anche il giornalismo, come rac-                 di principio, svuotato della sua reale
conto della realtà, richiede la capa-             valenza. Ma anche nel mondo dei
cità di andare laddove nessuno va:                più fortunati il dramma sociale delle
un muoversi e un desiderio di vede-               famiglie scivolate rapidamente nella
re. Una curiosità, un’apertura, una               povertà resta in gran parte nascosto:
passione. Dobbiamo dire grazie al                 feriscono e non fanno troppa notizia
coraggio e all’impegno di tanti pro-              le persone che, vincendo la vergo-
fessionisti – giornalisti, cineoperato-           gna, fanno la fila davanti ai centri Ca-
ri, montatori, registi che spesso la-             ritas per ricevere un pacco di viveri.

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4. Opportunità e insidie nel web

  La rete, con le sue innumerevoli
espressioni social, può moltiplicare
la capacità di racconto e di condi-
visione: tanti occhi in più aperti sul
mondo, un flusso continuo di imma-
gini e testimonianze. La tecnologia
digitale ci dà la possibilità di una in-
formazione di prima mano e tem-
pestiva, a volte molto utile: pensia-
mo a certe emergenze in occasione
delle quali le prime notizie e anche
le prime comunicazioni di servizio
alle popolazioni viaggiano proprio
sul web. È uno strumento formidabi-
le, che ci responsabilizza tutti come
utenti e come fruitori. Potenzialmen-
te tutti possiamo diventare testimo-
ni di eventi che altrimenti sarebbe-
ro trascurati dai media tradizionali,
dare un nostro contributo civile, far
emergere più storie, anche positive.
Grazie alla rete abbiamo la possibi-
lità di raccontare ciò che vediamo,
ciò che accade sotto i nostri occhi,
di condividere testimonianze.
  Ma sono diventati evidenti a tutti,
ormai, anche i rischi di una comu-
nicazione social priva di verifiche.
Abbiamo appreso già da tempo
come le notizie e persino le imma-
gini siano facilmente manipolabili,
per mille motivi, a volte anche solo
per banale narcisismo. Tale consa-
pevolezza critica spinge non a de-
monizzare lo strumento, ma a una
maggiore capacità di discernimento
e a un più maturo senso di respon-
sabilità, sia quando si diffondono sia
quando si ricevono contenuti. Tutti
siamo responsabili della comunica-

                                                                                         PA 3/21       7
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zione che facciamo, delle informa-                pula. Si deve cercare tutto il giorno
zioni che diamo, del controllo che                per trovarli e, quando si son trova-
insieme possiamo esercitare sulle                 ti, non valgono la pena della ricer-
notizie false, smascherandole. Tutti              ca» (W. Shakespeare, Il mercante
siamo chiamati a essere testimo-                  di Venezia, Atto I, Scena I). Le sfer-
ni della verità: ad andare, vedere e              zanti parole del drammaturgo ingle-
condividere.                                      se valgono anche per noi comuni-
                                                  catori cristiani. La buona novella del
5. Nulla sostituisce il vedere                    Vangelo si è diffusa nel mondo gra-
di persona                                        zie a incontri da persona a persona,
                                                  da cuore a cuore. Uomini e donne
  Nella comunicazione nulla può mai               che hanno accettato lo stesso in-
completamente sostituire il vedere                vito: “Vieni e vedi”, e sono rimaste
di persona. Alcune cose si posso-                 colpite da un “di più” di umanità che
no imparare solo facendone espe-                  traspariva nello sguardo, nella pa-
rienza. Non si comunica, infatti,                 rola e nei gesti di persone che te-
solo con le parole, ma con gli occhi,             stimoniavano Gesù Cristo. Tutti gli
con il tono della voce, con i gesti.              strumenti sono importanti, e quel
La forte attrattiva di Gesù su chi lo             grande comunicatore che si chia-
incontrava dipendeva dalla verità                 mava Paolo di Tarso si sarebbe cer-
della sua predicazione, ma l’effica-              tamente servito della posta elettro-
cia di ciò che diceva era inscindibile            nica e dei messaggi social; ma fu-
dal suo sguardo, dai suoi atteggia-               rono la sua fede, la sua speranza e
menti e persino dai suoi silenzi. I di-           la sua carità a impressionare i con-
scepoli non solamente ascoltavano                 temporanei che lo sentirono predi-
le sue parole, lo guardavano parla-               care ed ebbero la fortuna di passare
re. Infatti in Lui – il Logos incarna-            del tempo con lui, di vederlo duran-
to – la Parola si è fatta Volto, il Dio           te un’assemblea o in un colloquio
invisibile si è lasciato vedere, senti-           individuale. Verificavano, vedendo-
re e toccare, come scrive lo stesso               lo in azione nei luoghi dove si tro-
Giovanni (cfr 1Gv 1,1-3). La parola               vava, quanto vero e fruttuoso per la
è efficace solo se si “vede”, solo se             vita fosse l’annuncio di salvezza di
ti coinvolge in un’esperienza, in un              cui era per grazia di Dio portatore. E
dialogo. Per questo motivo il “vieni e            anche laddove questo collaboratore
vedi” era ed è essenziale.                        di Dio non poteva essere incontrato
  Pensiamo a quanta eloquenza                     in persona, il suo modo di vivere in
vuota abbonda anche nel nostro                    Cristo era testimoniato dai discepoli
tempo, in ogni ambito della vita pub-             che inviava (cfr 1Cor 4,17).
blica, nel commercio come nella po-                 «Nelle nostre mani ci sono i libri,
litica. «Sa parlare all’infinito e non            nei nostri occhi i fatti», affermava
dir nulla. Le sue ragioni sono due                Sant’Agostino (Sermo 360/B, 20),
chicchi di frumento in due staia di               esortando a riscontrare nella realtà

 8    PA 3/21
PerTE 16 - Diffusione San Paolo
IL MESSAGGIO DEL PAPA PER LA 55A GIORNATA MONDIALE DELLE COMUNICAZIONI SOCIALI
                                                                                  di papa Francesco

il verificarsi delle profezie presenti            Insegnaci ad andare là dove nes-
nelle Sacre Scritture. Così il Vange-            suno vuole andare,
lo riaccade oggi, ogni qual volta ri-             a prenderci il tempo per capire,
ceviamo la testimonianza limpida di               a porre attenzione all’essenziale,
persone la cui vita è stata cambia-               a non farci distrarre dal superfluo,
ta dall’incontro con Gesù. Da più di              a distinguere l’apparenza inganne-
duemila anni è una catena di incon-              vole dalla verità.
tri a comunicare il fascino dell’av-              Donaci la grazia di riconoscere le
ventura cristiana. La sfida che ci               tue dimore nel mondo
attende è dunque quella di comuni-                e l’onestà di raccontare ciò che ab-
care incontrando le persone dove e               biamo visto.
come sono.

 Signore, insegnaci a uscire da noi                Roma, San Giovanni in Laterano,
stessi,                                            23 gennaio 2021,
 e a incamminarci alla ricerca della               Vigilia della Memoria di San Francesco
verità.                                            di Sales.
 Insegnaci ad andare e vedere,
 insegnaci ad ascoltare,
 a non coltivare pregiudizi,
 a non trarre conclusioni affrettate.

                                                                                        PA 3/21       9
PerTE 16 - Diffusione San Paolo
NON C’È PEGGIOR GIORNALISTA DI CHI CREDE DI SAPERE GIÀ TUTTO
                        di Paolo Ruffini, prefetto del Dicastero per la Comunicazione

Una comunicazione
costruita sulle relazioni
 Con il suo messaggio per le Co-            C’è infatti un rischio, un rischio
municazioni Sociali di quest’anno         mortale, nell’annullamento spazio
Papa Francesco ci dice: Andate a          temporale che deriva dalle nuove
vedere. Consumate le suole delle          tecnologie. Il rischio di una sorta di
vostre scarpe. Non correte subito         pigrizia telematica.
alle conclusioni. Prendetevi il tempo       La società telematica ci bombarda,
per incontrare la realtà, per guarda-     letteralmente, di informazioni. I gior-
re negli occhi le persone, e per capi-    nalisti stessi rischiano di essere non
re al di là dell’apparenza.               più soggetti attivi, ma passivi.
 Se c’è un senso nel definire con il        Incollati ai loro computer, separati
termine cristiano il lavoro dei gior-     dalla realtà, rischiamo tutti di diventa-
nalisti, questo si fonda proprio sulla    re solo degli smistatori di notizie di cui
capacità di vedere. Di non essere         non conosciamo nemmeno la genesi.
abbagliati dalla superficie; o scher-       Un giornalismo fatto solo al com-
mati dal pregiudizio.                     puter non è vero giornalismo.
 Il buon giornalismo si basa sul rico-      In un giornalismo fatto così c’è
noscimento, che è il contrario dell’au-   davvero il rischio che qualcuno alla
tocompiacimento: è dinamico, cam-         fine si costruisca il telecomando.
bia sia chi guarda che chi è guarda-        Per questo è importante andare e
to; si fonda sulla comunicazione, che     vedere. Andare e ascoltare.
è l’opposto della mera connessione.         Ha detto un grande giornalista,
 Questa è la nostra sfida. Cercare        Ryszard Kapuściński, che il raccon-
la verità negli occhi di ogni per-        to è una vera e propria tessitura di
sona, immagine di Dio.                    voci: «Le nuove tecnologie facilita-

 10   PA 3/21
NON C’È PEGGIOR GIORNALISTA DI CHI CREDE DI SAPERE GIÀ TUTTO
                                       di Paolo Ruffini, prefetto del Dicastero per la Comunicazione

no enormemente il nostro lavoro,            comune che ritiene il cinismo una
ma non ne prendono il posto. Qual-          caratteristica essenziale del buon
siasi scoperta o miglioramento tec-         giornalismo, afferma senza incer-
nico può certamente aiutarci, ma            tezze che il cinico non è adatto a
non può sostituirsi al nostro lavoro,       questo mestiere:«Credo che per
alla nostra dedizione ad esso, al no-       fare del giornalismo si debba esse-
stro studio, al nostro esplorare e ri-      re innanzi tutto degli uomini buoni,
cercare… Comunicare è lavorare              o delle donne buone: dei buoni es-
con le persone, cercare di compren-         seri umani. Le persone cattive non
dere le loro storie».                       possono essere dei bravi giornali-
 La comunicazione cristiana                 sti. Se si è una buona persona si
non può che essere legata alla              può tentare di capire gli altri, le loro
vita. Raccontare la vita. Diventa-          intenzioni, la loro fede, i loro inte-
re essa stessa vita, condivisione           ressi, le loro difficoltà, le loro tra-
di vita, incontro, attraverso ogni          gedie. E diventare immediatamen-
mezzo che la tecnologia mette a             te, fin dal primo momento, parte del
nostra disposizione.                        loro destino» (Cfr. dialogo con i par-
 Comunicare è instaurare un rap-            tecipanti al VI incontro Redattore
porto, una relazione sincera, pro-          Sociale organizzato dalla comunità
fonda, stabile, interpersonale.             di Capodarco). Questa verità, che è
 Proprio per questo, ancora                 anche una buona regola, oggi, ci ri-
Kapuściński, smentendo un luogo             guarda tutti.

                                                                                        PA 3/21        11
UNO SGUARDO CHE DIVENTA LUCE
                                           di Francesca Pratillo, Figlie di San Paolo

Lasciarsi guidare
da Gesù
  Ho accolto con molta gioia il tema     quello dei suoi testimoni siano l’ele-
che Papa Francesco ha scelto per         mento chiave nell’oggi della storia.
la 55a Giornata mondiale delle co-       Da quando la diffusione del Covid
municazioni sociali. Non posso na-       ci ha obbligati alla mascherina, na-
scondere però, che dopo un po’ di        scondendo per motivi di sicurezza
riflessione, ho sentito nascere in       quello che è il sole della comunica-
me diverse domande. In un tempo          zione interpersonale, cioè il sorriso,
che ci obbliga alla distanza sociale     lo sguardo ha raccolto su di sé tutto
a causa della pandemia, che valore       il peso dell’incontro da persona a
ha questo: «Vieni e vedi»? È possi-      persona.
bile comunicare incontrando le per-        A partire da quei primi incontri sulle
sone dove sono e come sono? Se           rive del fiume Giordano e del lago di
l’annuncio cristiano, prima che di       Galilea, la fede cristiana è trasmes-
parole, è fatto di sguardi, d’incon-     sa da un «Vieni e vedi». La neces-
tri, di vicinanza, come sarà possibi-    sità, accolta prima da Andrea, di
le tradurlo oggi al tempo del Covid?     comunicare e svelare l’esperienza
Ho riletto più volte il messaggio
per comprendere quale sentiero si
stava aprendo… Poi all’improvviso
si è accesa una luce di compren-
sione: era la lampada dello sguar-
do! Il messaggio pontificio ha due
passaggi particolarmente preziosi
a riguardo: a) «Non si comunica, in-
fatti, solo con le parole, ma con gli
occhi, con il tono della voce, con i
gesti. La forte attrattiva di Gesù era
inscindibile dal suo sguardo; b)
«Uomini e donne che hanno accolto
lo stesso invito: “Vieni e vedi” sono
rimasti colpiti da “un di più di uma-
nità” che traspariva nello sguardo,
nella parola e nei gesti di persone
che testimoniavano Gesù». Sembra
proprio che lo sguardo di Gesù e

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UNO SGUARDO CHE DIVENTA LUCE
                                                 di Francesca Pratillo, Figlie di San Paolo

della bellezza vissuta con il Rabbi     tanaele un’esperienza significativa:
di Nazaret (cfr. Gv 1,41) ora si ma-    il primo è «vieni» (erchou), essen-
nifesta in Filippo: «Abbiamo trovato    do un imperativo presente ordina di
colui del quale hanno scritto Mosè      continuare un’azione già iniziata. Il
nella Legge e i Profeti, Gesù, figlio   secondo è «vedi» ed è un impera-
di Giuseppe». E per non fermar-         tivo aoristo e chiede di dare inizio a
si davanti ai dubbi di Natanaele, su    un’azione nuova. Quindi una com-
quello che di buono o non di buono      binazione complessa ma interes-
potrebbe venire da Nazaret, Filippo     sante. Vedere Gesù o essere visti
spinge la sua proposta fino al «vieni   da lui, lasciare che il Vangelo tocchi
e vedi» (Gv 1,46 erchou kai ide)        le fibre profonde dell’anima non è
nella precisa convinzione che l’in-     certo automatico, richiede una finis-
dispensabile dell’evangelizzazione      sima capacità di ascolto. Per questo
sia quello di essere portati davanti    è necessario un lungo cammino. Lo
allo sguardo di Gesù. Quell’essen-      sguardo diventa sempre più bello e
ziale che Filippo comprende non         limpido a mano a mano che si cam-
dovrà mai scivolare dalla nostra me-    mina verso Gesù: «Guardate a lui e
moria: «far accadere l’incontro con     sarete raggianti» (Sal 33,6). Abba-
Cristo!». Lasciarsi guardare da         gliati da Dio, si perde la parola, di-
Gesù! Vieni e vedi allora diventa       venendo puro sguardo. Uno sguar-
un vieni e sarai visto, sarai guar-     do che s’identifica con la luce che
dato, sarai amato. Vieni e vedi:        vede, che diviene la luce che vede,
due imperativi per provocare in Na-     trasfigurandosi in pura luminosità.

                                                                               PA 3/21        13
DALL’EPIDEMIA ALL’INFODEMIA
                di Vincenzo Corrado, direttore dell’Ufficio comunicazioni sociali della CEI

Responsabili di una
comunicazione attendibile
  «La mia natura sente la voce della          la comunicazione e l’informazione
coscienza come una persona. Quan-             in questo tempo? È stato sempre
do le obbedisco, mi sento soddisfat-          perseguito il bene della società o si
to; quando le disobbedisco, provo             sono alimentate paure? Quali gli ef-
una afflizione, proprio come ciò che          fetti sull’opinione pubblica?
sento quando accontento o dispiac-              Non si tratta di stilare una lista di
cio qualche amico caro… Un’eco                buoni o cattivi, ma di andare alle ori-
implica una voce; una voce, qualcu-           gini della propria “chiamata” profes-
no che parla. È colui che parla che           sionale e chiedersi: Come ho agito?
io amo e venero». L’insegnamento              L’Organizzazione mondiale della sa-
di John Henry Newman sull’impor-              nità ha tracciato una rotta indicando,
tanza della coscienza sostiene quel           con la parola “infodemia”, uno dei
dialogo interiore che aiuta a rilegge-        rischi più insidiosi. È la prospettiva
re il proprio vissuto e le proprie azio-      bulimica con cui il gran bisogno di
ni. Questo vale, in modo particolare,         informazioni viene soddisfatto da
per quanti esercitano una professio-          un approccio anoressico di verifi-
ne che ha un riflesso pubblico, come          ca e attendibilità delle fonti. Un pa-
gli operatori della comunicazione. Il         radosso che non riguarda solo i letto-
percorso non è semplice e lineare,            ri ma anche gli operatori della comu-
ma irto e insidioso, soprattutto se si        nicazione. Sia ben chiaro, non è tutto
guarda all’anno appena trascorso              da buttar via, anzi… Il contesto in
fortemente caratterizzato dalla pan-          cui viviamo, profondamente segnato
demia da Covid-19. Alcune doman-              dalle innovazioni tecnologiche, con-
de sono ineludibili: Come è stata             diziona in un certo senso – e non po-

 14   PA 3/21
DALL’EPIDEMIA ALL’INFODEMIA
                               di Vincenzo Corrado, direttore dell’Ufficio comunicazioni sociali della CEI

trebbe essere altrimenti – la nostra              Ormai è chiaro: la comunicazio-
vita, compresa anche la conoscen-               ne autentica passa dalla custodia e
za di ciò che avviene. Ecco, allora,            dalla cura dell’altro, dalla capacità di
che al sovraccarico di informazioni,            lasciarsi attraversare attivamente da
favorito dai nuovi media, corrispon-            ciò che è intorno a noi e che, in que-
de un disorientamento diffuso. «Tutti           sto processo, diventa parte di noi.
siamo responsabili della comunica-              Lo abbiamo sperimentato in que-
zione che facciamo – scrive papa                sti mesi: la comunicazione vera
Francesco nel messaggio per la                  è testimonianza, è capacità di ri-
55a Giornata mondiale delle comu-               nunciare a sé stessi per far posto
nicazioni sociali –, delle informazio-          all’umanità che ci rende parte di
ni che diamo, del controllo che insie-          un tutto. La bellezza e la fatica del
me possiamo esercitare sulle notizie            pensare e del comunicare passa-
false, smascherandole. Tutti siamo              no dalla custodia e dalla cura. Per
chiamati a essere testimoni della ve-           questo è importante recuperare una
rità». Sono parole che rilanciano l’im-         comunicazione che vada oltre l’e-
pegno per una comunicazione pen-                motività del momento e costruisca
sata, nel rispetto della verità e con           percorsi di senso. Con una richiesta
la maggiore accuratezza possibile, e            implicita: non servono tante parole,
attenta ai valori etici e deontologici.         ma le giuste parole. Sono quelle,
Pilastri di cui non si può fare mai a           come afferma Newman, che nasco-
meno. Ed è ciò che è più emerso in              no dalla voce della coscienza e che
questo tempo di pandemia.                       chiedono amore e venerazione.

                                                                                              PA 3/21        15
IL RACCONTO ATTORNO AI FEMMINICIDI
                                                        di Elena Guerra, giornalista

Violenza di genere
e responsabilità dei media
  «Madalina uccisa a coltellate dal        dinamica dei fatti. «Uccisa a causa
marito, la confessione: “Non vole-         della gelosia» con un bel selfie am-
va seguirmi in Romania”». «Corpo           miccante della vittima – preso dal
della madre nel fiume “Benno vitti-        profilo social della donna senza il
ma di raptus”». «“L’ex ossessionato        consenso –, che “quasi” ci porta a
dalla gelosia”».                           pensare a una presunta correspon-
  Sono solo tre dei titoli che negli ul-   sabilità in ciò che è accaduto. O
timi mesi hanno raccontato tre di-         quando il giornalista indulge nel de-
versi femminicidi, quelli di Madali-       scrivere le qualità dell’uomo che uc-
na Luminita, Laura Perselli e Sonia        cide e stigmatizza i comportamenti
Di Maggio. Le testate nazionali non        della vittima. La narrazione giorna-
sembrano cambiare la narrazione            listica così presta il fianco al lettore
per quanto riguarda la violenza di         che si erge tuttologo o, addirittura,
genere, in particolare la scelte dei       moralizzatore, dove uomini e donne
titoli delle notizie e delle imma-         commentano senza empatia o per
gini che ne fanno da corollario. Sì,       luoghi comuni la notizia condivisa.
perché spesso ci si ferma lì, ancor        Si possono così leggere commenti
di più se una notizia è condivisa          alla morte di Sonia Di Maggio che
sui social, magari priva di link che       augurano la pena capitale al car-
possa far approfondire al lettore la       nefice e che gettano dubbi anche

 16   PA 3/21
IL RACCONTO ATTORNO AI FEMMINICIDI
                                                               di Elena Guerra, giornalista

sulla vittima: «Mi chiedo come que-
sta ragazza possa aver frequentato
un individuo del genere» o «diffidate
donne di conoscere uomini in chat».
  Questo se ci si ferma alla superfi-
cie. Se si va a fondo come giornali-
sti e, come lettori, si leggono le noti-
zie fino alla fine, si possono scoprire
le storie che hanno portato a questi
femminicidi. Si tratta di una vera e
propria piaga sociale, che narra di
soprusi e denunce. Quando muore
una donna per mano di un familiare,
un ex partner o un amante, spesso
il dramma sta negli abusi regressi
che trovano la morte non a causa
di “raptus”, “passione” o “gelosie”,
ma per una cultura ancora troppo
machista che minimizza comporta-           lenza di genere, prima con l’adozio-
menti abusanti. La violenza di ge-         ne del Manifesto di Venezia per un
nere non sfocia improvvisamen-             linguaggio corretto, fino alle nuove
te in omicidio, ma è un percorso           regole deontologiche introdotte dal
di violenze fisiche, psicologiche ed       1° gennaio 2021 dal Consiglio na-
economiche perpetrate tra le mura          zionale dell’Ordine dei giornalisti
domestiche per un presunto diritto         (Cnog) per il Testo Unico dei doveri
di possesso: questo emerge dal re-         del giornalista. Un passo importan-
port della ricerca scientifica “Uomi-      te è certamente la richiesta a «non
ni che odiano le donne. Come l’a-          alimentare la spettacolarizzazio-
genzia di stampa Ansa rappresen-           ne della violenza», facendo atten-
ta i casi di femminicidio secondo la       zione a non sminuire la gravità del
nazionalità dei protagonisti” a cura       fatto con espressioni, termini e im-
di Cristina Martini. Spesso le donne       magini. Un cambio di passo fon-
vittime hanno denunciato le violen-        damentale per cambiare il modo di
ze, ma non è servito ad arginare i         “leggere” queste violenze e sensibi-
maltrattamenti o a metterle in salvo.      lizzare i lettori che possono anche
Quali operatori culturali, i media         riconoscere eventuali abusi subiti
hanno grandi responsabilità nel            da vicini o familiari. Perché il primo
racconto che costruiscono attor-           cambiamento avviene nella comuni-
no ai femminicidi: dal 2014 la for-        tà e nella famiglia, oltre alla solida-
mazione ai giornalisti è continua e        rietà verso le vittime anche attraver-
obbligatoria e particolare attenzio-       so le parole usate per commentare
ne è riservata al racconto della vio-      le notizie sui social network.

                                                                                PA 3/21       17
I PONTI DEL CONTINENTE DIGITALE
                           di Paolo Benanti, docente, esperto di etica delle tecnologie

Per un’etica
delle tecnologie
  Come parlare di digitale? Una pro-       bili, e non a tutte le altre minoran-
spettiva secondo me molto efficace         ze etniche che solitamente viaggia-
ci è offerta dall’etica della tecnolo-     vano in autobus. Conclude Winner
gia. Per capire, in maniera sinteti-       che questo e altri esempi di architet-
ca, di cosa parliamo introduciamo          tura e urbanistica mostrano con una
un paio di esempi fatti da Langdon         lampante chiarezza come ogni di-
Winner (cfr. L. Winner, “Do Arti-          sposizione tecnica, ogni artefatto
facts Have Politics?” in Daedalus          tecnologico, sia di fatto un modo
1-109(1980), 121-136).                     per costruire una forma d’ordine
  Winner mostra come le macchine,          nel mondo.
le strutture e i sistemi della moder-        Scorrendo le pagine dell’articolo si
na cultura materiale possono esse-         scopre come Winner abbia ricostru-
re accuratamente giudicati non solo        ito la volontà politica dei costrutto-
per il loro contributo di efficienza e     ri: «I circa duecento cavalcavia so-
produttività, non solo per i loro ef-      spesi a Long Island sono stati deli-
fetti collaterali positivi e negativi      beratamente progettati per ottenere
sull’ambiente, ma anche per i modi         un particolare effetto sociale. Robert
in cui possono incarnare specifiche        Moses, il capomastro costruttore di
forme di potere e di autorità. Per         strade, parchi, ponti e altre opere
poter mostrare questo effetto politi-      pubbliche dagli anni Venti agli anni
co e sociale della tecnologia ricorre      Settanta a New York, fece costrui-
ad alcuni esempi. Uno di questi me-        re questi cavalcavia secondo spe-
rita particolare attenzione. Nell’ana-     cifiche che avrebbero scoraggia-
lisi che Winner offre della costruzio-     to la presenza di autobus sulle sue
ne di una serie di cavalcavia messi        corsie. Secondo le prove fornite da
in opera tra gli anni Venti e Settan-      Robert A. Caro nella sua biografia
ta del secolo scorso sulle strade          di Moses, le ragioni riflettono il pre-
dello stato di New York che porta-         giudizio di classe sociale e razziale
vano a Long Island, emerge come            di Moses. I bianchi di classe “alta”
dietro ci fosse una precisa volontà        e “comoda classe media”, come li
politica: realizzare i ponti fuori stan-   chiamava lui, che possedevano au-
dard, più bassi che nel resto del          tomobili, sarebbero stati liberi di
paese, avrebbe permesso l’accesso          usare i parcheggi per la ricreazione
alle spiagge solo alla classe media        e il pendolarismo. I poveri e i neri,
bianca, che possedeva le automo-           che normalmente usavano i mezzi

 18   PA 3/21
I PONTI DEL CONTINENTE DIGITALE
                                           di Paolo Benanti, docente, esperto di etica delle tecnologie

pubblici, erano tenuti fuori dalle stra-      incarnano una sistematica disugua-
de perché gli autobus alti dodici piedi       glianza sociale, un modo di ingegne-
non potevano attraversare i cavalca-          rizzare i rapporti tra le persone che,
via. Una truffa consisteva nel limita-        dopo un certo tempo, diventa solo
re l’accesso delle minoranze razziali         un’altra parte del paesaggio. Ecco
e dei gruppi a basso reddito a Jones          come il progettista Lee Koppleman
Beach, l’acclamato parco pubblico             ha raccontato a Caro dei ponti bassi
di Moses. Egli si è reso doppiamen-           sulla Wantagh Parkway: “Il vecchio
te sicuro di questo risultato ponendo         figlio di buona donna si era assicu-
il veto su una proposta di estensione         rato che gli autobus non avrebbero
della Long Island Railroad a Jones            mai potuto utilizzare le sue maledet-
Beach. La vita di Robert Moses è af-          te autostrade”» (il testo originale è in
fascinante. I suoi rapporti                             inglese la traduzione propo-
con sindaci, governa-                                       sta è nostra, cfr. L. Win-
tori e presidenti, e                                           ner, “Do Artifacts
la sua attenta ma-                                               Have Politics?”, art.
nipolazione delle                                                  cit., 123-124).
legislature, delle                                                    Ben prima della
banche, dei sin-                                                     rivoluzione digi-
dacati, della                                                        tale, con la sua
stampa e dell’o-                                                     lettura del feno-
pinione pubbli-                                                      meno tecnolo-
ca sono tutte                                                       gico, Winner ci
questioni che gli                                                   mette in grado di
scienziati politici                                               portare la critica
hanno potuto stu-                                               etica fin nel cuore
diare per anni. Ma i                                          dell’innovazione tec-
risultati più importanti e                                nologica. Guardare al
duraturi del suo lavoro sono                         mondo del digitale, al web e
le sue tecnologie, i vasti progetti di        a quanto sta cambiando le vite dei
ingegneria che danno a New York               nostri ragazzi è chiedersi che tipi
gran parte della sua forma attuale.           di ponti stiamo costruendo, chi
Per generazioni, dopo che Moses               sono i proprietari e a chi e come
se n’è andato e le alleanze che ha            vogliamo consentire di navigare
stretto sono andate in frantumi, le           nel vasto oceano del continente
sue opere pubbliche, soprattutto le           digitale.
autostrade e i ponti che ha costrui-            Oggi è con gli algoritmi, questi
to per favorire l’uso dell’automobile         nuovi attori sociali del continente di-
rispetto allo sviluppo dei trasporti di       gitale, che realizziamo e trasmettia-
massa, continueranno a dare forma             mo dei limiti sociali e politici al no-
a quella città. Molte delle sue struttu-      stro comportamento.
re monumentali in cemento e acciaio

                                                                                           PA 3/21        19
NUOVI STILI DI APPRENDIMENTO NELL’ERA DIGITALE
                                                    di Angela Biscaldi, antropologa

La didattica a distanza
come opportunità educativa
  L’introduzione di un nuovo mezzo          In prospettiva storico-culturale
di comunicazione – scrittura, stam-       sappiamo però che i diversi me-
pa, mass e nuovi media – gene-            dium che si sono succeduti nella
ra sempre, come sottolinea l’antro-       storia dell’umanità hanno sempre
pologo Daniel Miller, una specie di       convissuto (la scrittura non ha sop-
“panico morale” che induce a pen-         piantato l’oralità; i mass media non
sare che le nuove tecnologie pro-         hanno eliminato il libro; il cinema
ducano “la perdita di alcuni elemen-      non ha eliminato il teatro) e la no-
ti essenziali della nostra autentica      stra umanità ha trovato il modo di
umanità”.                                 “addomesticarli”.
  È una preoccupazione compren-             Possiamo quindi approcciarci ai
sibile, dal momento che quando un         nuovi media digitali con un cauto ot-
nuovo medium irrompe e, poi, pro-         timismo, chiedendoci in che modo
gressivamente, si afferma negli usi       possano essere usati in direzione di
di una comunità, porta come conse-        un potenziamento dell’umano, cioè
guenza una destabilizzante discon-        per promuovere aspetti cooperativi,
tinuità cognitiva (modifica il nostro     inclusivi, solidali.
modo di rappresentarci la realtà e          Ci troviamo cioè a vivere un pas-
conoscerla), altera le gerarchie so-      saggio storico importante che ri-
ciali (modificando il nesso tra sape-     chiede l’adozione di una postura
re e potere) e i rapporti tra le gene-    critica e la responsabilità di una
razioni (i vecchi saggi, come ci ricor-   progettualità ampia.
da W. Ong, con l’invenzione della           In questo senso la didattica a di-
scrittura diventano soltanto vecchi).     stanza può essere vista come una

 20   PA 3/21
NUOVI STILI DI APPRENDIMENTO NELL’ERA DIGITALE
                                                              di Angela Biscaldi, antropologa

grande opportunità dal momento           in primo piano il tema della respon-
che ci ha permesso di vedere me-         sabilità, fondamento e, al tempo
glio alcuni aspetti della relazione      stesso, obiettivo principale di ogni
educativa che negli ultimi anni sono     azione educativa. Non perdiamo
stati particolarmente critici.           questa occasione.
  In particolare, ha messo in evi-
denza il fatto che la scuola italiana
si assesta perlopiù su una modali-
tà frontale, trasmissiva (il docente
parla, lo studente ascolta in silen-
zio), basata sul controllo e sulla va-
lutazione; una modalità che è strut-
turalmente incompatibile con l’uti-
lizzo degli strumenti digitali e con
la loro logica di funzionamento. Le
nuove tecnologie, infatti, incorag-
giano e richiedono la condivisio-
ne delle esperienze, il cooperative
learning, la valorizzazione dei diver-
si stili di apprendimento, lo svilup-
po del pensiero divergente: forme e
modi del conoscere della nuova so-
cietà globale che oggi ancora non
trovano spazio nelle nostre aule,
ma delle quali la nostra scuola ha
un grande bisogno per riallacciare
il confronto, interrotto, con le nuove
generazioni.
  Ma soprattutto, la DAD richiede
che i nostri allievi abbiano incorpo-
rato dalla nascita, attraverso i pro-
cessi di socializzazione ed educa-
zione, motivazione all’apprendimen-
to e responsabilità, perché nella
didattica online tutte le strategie
di controllo sono insufficienti e
l’insegnamento necessita di una
relazione docente-discente basa-
ta sul reciproco riconoscimento,
sulla fiducia, sulla lealtà.
  La didattica a distanza è quindi
un’ottima opportunità per riportare

                                                                                  PA 3/21       21
LA SOLIDARIETÀ AI TEMPI DEL COVID
                               di Luciano Gualzetti, direttore di Caritas Ambrosiana

Andare incontro
ai più poveri e indifesi
  Sin dal primo giorno di lockdown       li della Caritas, dai quali nei mesi
ci siamo dovuti confrontare con un       scorsi è dipesa la sopravvivenza
dilemma. Come potevamo rimane-           di molte persone e intere famiglie
re prossimi alle persone che dipen-      (mense per i poveri, dormitori, em-
devano dal nostro aiuto, stando loro     pori della solidarietà), ma come farlo
distanti? Per tutelare la loro salute    per garantire il rispetto delle norme
e la nostra (di operatori e volontari)   sanitarie, previste dai diversi Dpcm
avremmo dovuto rinunciare a pre-         del governo, che non ha mai vieta-
stare loro soccorso? E viceversa,        to, nemmeno nella fase più acuta, a
in nome della solidarietà, avremmo       volontari e operatori, di svolgere le
dovuto ignorare le norme che impo-       loro attività. Il tema era riorganizzar-
nevano il distanziamento sociale,        si. Moltissimi direttori di tante Cari-
una delle poche armi a nostra di-        tas lo hanno fatto, trovando ognu-
sposizione per proteggerci dal con-      no modalità differenti a seconda dei
tagio da Covid? Proprio la vita vis-     contesti e delle possibilità.
suta, le relazioni con le persone che      A quasi un anno di distanza, ri-
stavamo accompagnando, l’incon-          tengo che sia stata una scelta giu-
tro quotidiano con loro ci hanno per-    sta. Siamo rimasti accanto ai più
messo di capire che nessuna delle        indifesi che, come è ormai chiaro,
due risposte sarebbe stata corretta.     stanno pagando il prezzo più alto
Il quesito era una trappola. Bisogna-    della crisi sociale incubata all’inter-
va evitare di finirci dentro.            no dell’emergenza sanitaria e infi-
  L’alternativa non era tra chiudere     ne esplosa. Ma non solo. Ci siamo
o tenere aperti i servizi essenzia-      accorti che tante persone volevano

 22   PA 3/21
LA SOLIDARIETÀ AI TEMPI DEL COVID
                                            di Luciano Gualzetti, direttore di Caritas Ambrosiana

darci una mano. Come se un giaci-          re altre persone, di partecipare
mento di generosità rimasto nasco-         alle loro gioie e dolori. Nel Van-
sto non aspettasse che il momento          gelo di Giovanni, a chi non crede
propizio per emergere. Professio-          nella venuta del Messia, l’apostolo
nisti in smart-working, studenti uni-      Filippo dice “Vieni e vedi”. Citando
versitari e delle scuole superiori in      questo episodio, nel suo messag-
DAD hanno scoperto o riscoperto,           gio papa Francesco intende dire
nell’aiuto disinteressato agli altri, un   che non conosciamo la verità se
senso da dare alle loro giornate so-       non ne facciamo esperienza. Così
spese in un tempo drammatico che           come non si può fare informazio-
ci ha costretti tutti a fare i conti con   ne senza confrontarsi con la realtà,
noi stessi, il senso del limite, la tra-   non si può aiutare nessuno senza
gica esperienza della sofferenza e         condividere con lui almeno un tratto
della morte.                               del suo cammino. Nessuna pande-
 L’entusiasmo con cui tante per-           mia – e nessuna rivoluzione tecno-
sone hanno scelto di fare volon-           logica – potrà mai cancellare que-
tariato dimostra quanto è radica-          sta esigenza senza compromettere
ta in noi la necessità di incontra-        la nostra umanità.

                                                                                     PA 3/21        23
CONTRO LA BULIMIA DELLA NOTIZIA
                                                   di Francesco Occhetta, gesuita

Una comunità
pensante
 Nel novembre scorso è nata Co-
munità di Connessioni, una testata
povera ma ricca di relazione, una
sorta di casa del pensiero abitata
da centinaia di giovani connessi da
tutta Italia. Lo abbiamo voluto ribadi-     Offriamo criteri di analisi e di di-
re col Papa: oltre alla solitudine può    scernimento per aiutare a prendere
esistere una comunità pensante.           decisioni sui vari temi dell’agenda
 Questa testata con le sue tre rubri-     politica e favorire ciò che i monaci
che – L’Editoriale, Il Punto e La Ri-     chiamavano ruminatio, un dialogo
forma – nasce da un desiderio: dare       interiore positivo con la parola letta.
vita a parole pensate in una comu-          Raccogliamo così l’invito del Papa
nità, attraverso le competenze, fon-      quando chiede nel suo messaggio
date nella fede che si condivide e        di uscire dalla presunzione del “già
strutturate in un metodo. Vogliamo        saputo”, per mettersi in movimen-
capovolgere una certa bulimia             to e “andare a vedere”, stare con le
della notizia. Non vogliamo so-           persone, ascoltarle, raccogliere le
vrapporre altre voci a quelle che         suggestioni della realtà e offrire so-
già ci informano ogni giorno.             luzione ai problemi.
                                            Ecco come abbiamo strutturato
                                          l’esperienza: L’Editoriale è l’appun-
                                          tamento di ogni domenica per in-
                                          contrarci, interagire e riconoscerci
                                          senza conoscerci. Un chiostro sul
                                          mondo, dal quale è possibile ascol-
                                          tare silenzio e parole pensate. Il
                                          Punto sarà invece un approfondi-
                                          mento di una legge approvata, un
                                          fatto da interpretare, il pensiero di
                                          un autore da approfondire per dare
                                          criteri e idee sulla realtà comples-
                                          sa. La Riforma invece sarà la nostra
                                          proposta, che guarda al domani, sui
                                          temi del lavoro e dello stato sociale,
                                          della giustizia e dell’economia e di

 24   PA 3/21
CONTRO LA BULIMIA DELLA NOTIZIA
                                                        di Francesco Occhetta, gesuita

altri temi di nostra competenza. In-     “di palazzo”, autoreferenziale, non
somma un mattone dopo l’altro per        riesce a intercettare la verità delle
costruire cultura. Il messaggio del      cose, né a cogliere i fenomeni so-
Papa ci chiede che ogni espressio-       ciali più gravi così come le energie
ne comunicativa sia limpida e one-       positive che emergono dalla base
sta. Questa esperienza è un modo         della società.
concreto per viverla.                      Ogni cambiamento d’epoca rina-
  Abbiamo scelto di non far leggere      sce dai protagonisti della resisten-
polemiche. Eserciteremo la critica       za. Costoro rigenerano parole e, at-
per offrire soluzioni alternative, ra-   traverso il loro sacrificio, ci aiutano
gionevoli e condivise. Ci faremo ispi-   a guardare lontano. Non c’è nulla
rare dalle parole della Bibbia e della   che nasca per caso, nella storia
dottrina sociale della Chiesa. Il Pon-   ogni ricostruzione prende forma
tificato di Francesco ci pone davanti    nella sua relazione con il vissuto.
due grandi progetti: creare un siste-    Questo è il contributo di Comunità
ma politico basato su uno sviluppo       di Connessioni che spieghiamo dif-
umano integrale e sentirci “Fratelli     fusamente nel volume Le politiche
tutti” prima che competitori e nemici.   del popolo. Volti, competenze e me-
Distruggere senza un piano di rico-      todo (Edizioni San Paolo).
struzione è sempre molto rischioso.
  Nel messaggio emerge potente            Potete seguirci e iscrivervi anche
il “consumare le suole della scar-       alla nostra newsletter: https://comu-
pe”, sapendo che un’informazione         nitadiconnessioni.org

                                                                           PA 3/21       25
INTERVISTA A DON LUCA PEYRON
                                                 di Roberto Ponti, Società San Paolo

Fede e incontro
nei social
 Don Luca Peyron è sacerdote               ci chiedono di essere giudicati, go-
della diocesi di Torino, giurista di       vernati e progettati assumendoci
formazione, parroco, direttore della       nuove responsabilità.
pastorale universitaria e del servizio
per l’Apostolato digitale che la Dio-       Prima della pandemia si invitava
cesi di Torino ha lanciato un anno         a non esagerare con l’uso dei so-
fa, prima della pandemia. È docente        cial o di internet; a un certo punto ci
di teologia della trasformazione digi-     si è resi conto che erano una vera
tale in diverse università.                possibilità di mantenere aperta la
                                           comunicazione interpersonale…
 Che tipo di fede ha bisogno una per-      Quale riflessione nasce dalla situa-
sona immersa nella realtà digitale?        zione attuale?

  La fede dello scriba che custodisce       Abbiamo vissuto dei momenti che
nuovo e antico. Una fede ancorata          ho definito di liturgodemia digitale,
come sempre a Cristo e alla Chiesa         ossia un uso massiccio e non rifles-
ma che percepisce la necessità del
dialogo fecondo con il mondo, capa-
ce e desiderosa di cercare Cristo là
dove già Egli ci precede nella Gali-
lea delle genti. Dunque anche nella
condizione digitale.

  La digitalizzazione, affermi nel tuo
libro “Incarnazione digitale. Custo-
dire l’umano nell’infosfera” (Elledi-
ci), non è la salvezza. Cosa apporta
all’umano questa rivoluzione?

 Non è salvezza perché illude di
farci valicare i limiti di tempo, spazio
e vita che hanno sempre bisogno
di un salvatore. Ci porta strumenti
che non sono neutri, ma hanno una
loro connotazione morale e quindi

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INTERVISTA A DON LUCA PEYRON
                                                       di Roberto Ponti, Società San Paolo

so del digitale per salvare il salva-     mo bene chi o cosa e verso dove.
bile. Penso che la Chiesa abbia bi-       C’è il rischio, tornando a valle, di tro-
sogno di una agenda digitale, ossia       vare gente che adora il vitello d’oro,
una riflessione condivisa sul digita-     ma è un rischio che dobbiamo cor-
le, sul suo uso e sui suoi significati.   rere. È un tempo che ha bisogno di
Sono vettori importanti di comunica-      profezia.
zione ma la profezia di McLuhan va
sempre tenuta in conto: il medium è        Nella tua diocesi esiste il servizio
il messaggio e, dunque, dobbiamo          per l’apostolato digitale. Puoi de-
vegliare che il messaggio resti sem-      scrivere questa novità nella pasto-
pre quello che ci è stato consegnato.     rale della Chiesa?

 Come immaginare il futuro visti i          Nato dal Sinodo sui giovani è un
veloci cambiamenti impressi alla          pensatoio di cui fanno parte studen-
nostra epoca? Come non restare in-        ti, docenti, professionisti e persone
dietro o addirittura isolati?             di altre religioni. Pensare, educare,
                                          discernere, accompagnare: un dia-
 Viviamo il tempo dell’accelerazio-       logo a partire dall’università e dagli
ne costante: dobbiamo prendere            universitari con l’apertura alla socie-
sempre più decisioni, con sempre          tà, all’impresa e al mondo su questi
maggiori informazioni ma in minor         temi. Tentando poi di agire, condivi-
tempo. Credo che sia necessario           dere, educare e venire incontro alle
salire sul monte per guardare più         povertà di questo tempo. Abbiamo
lontano piuttosto che correre in          un bel riscontro, confidiamo che lo
pianura inseguendo non sappia-            Spirito soffi!

                                                                              PA 3/21        27
IL CONTENUTO: RE DELLA COMUNICAZIONE
                                di Marco Carrara, conduttore TV ed esperto social

Il mio racconto
dei social con la tv
  Da quando ho iniziato a condurre     succede sui social: racconto spes-
quattro anni fa Timeline, ogni saba-   so il rapporto tra web e TV, come
to alle 10.25 su Rai 3, ho sempre      cambiano i media e che ruolo ha il
pensato di avere una certezza sul      digital nelle nostre vite. Ognuno di
mondo della comunicazio-                     noi sui propri profili sceglie
ne: “content is king”, ov-                       la linea editoriale, deci-
vero, “il contenuto che                             de come comunicare
comunichi è il Re”,                                   ed è proprio questo il
proprio come disse                                     bello: posso stabilire
Bill Gates nel 1996.                                    di informare sull’at-
Siamo circondati da                                     tualità, sugli esteri,
molteplici fonti di co-                                 sulla cucina oppure
municazione, infor-                                     semplicemente met-
mazione, media tra-                                    tere la mia vita priva-
dizionali e digitali, stru-                          ta. A scanso di equivo-
menti di ieri e strumenti                          ci, il digital non ha solo
di oggi: siamo talmente sti-                    aspetti positivi, lo sappiamo:
molati che se ci fermiamo e pre-          l’odio online è una realtà concre-
stiamo attenzione a un contenuto è     ta, può essere innocuo se chi lo ri-
perché ha attratto davvero la nostra   ceve è strutturato, o devastante se
attenzione, perché pensiamo valga,     la vittima è più fragile. Il mio com-
in poche parole: perché la comuni-     pito in tv è proprio questo: far capi-
cazione ha funzionato. Timeline è il   re luci e ombre della comunicazione
mio programma in cui spiego cosa       digitale. L’“hate speech”, il cosiddet-

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IL CONTENUTO: RE DELLA COMUNICAZIONE
                                              di Marco Carrara, conduttore TV ed esperto social

to “discorso d’odio” inquina la rete       mune con più decessi in Italia in
e molte volte finisce per oscurare         rapporto agli abitanti, ricordo bene
ciò che c’è di buono: chiunque di          quel periodo), ma nonostante tutto
noi avrà letto articoli e paginate su      siamo rimasti insieme. Nella mia tra-
hater, hating, insulti e così via. Tutto   smissione ho potuto raccontare le
questo offusca il lato bello del web,      storie che grazie al web sono diven-
e purtroppo è servita una pandemia         tate virali, gli eroi della pandemia
per accorgersene. In questo ultimo         che tutti noi abbiamo conosciuto e
anno, infatti, abbiamo dovuto stare        amato, ho smentito le fake news.
lontani, ma grazie a internet siamo        Per me comunicare, soprattutto
rimasti vicini: distanti ma uniti.         in TV, è proprio questo: fare chia-
  Grazie al web abbiamo potuto con-        rezza, dare strumenti a chi non ne
tinuare a comunicare, informare, la-       ha, informare chi invece li ha già
vorare, amare, litigare, essere felici,    ed è interessato a scoprire qual-
tristi, arrabbiati, spensierati, ama-      cosa di più. Sono convinto che nei
reggiati. In questi dodici mesi inter-     prossimi anni il dibattito sulla comu-
net, grazie – purtroppo – alla pande-      nicazione sarà sempre più acceso,
mia, ha potuto avere il proprio riscat-    arriverà un nuovo media e si griderà
to, fare bella figura e ci è riuscito. A   alla morte di quello precedente.
Timeline ho sentito fin da subito la         Il mio augurio è di continuare a rac-
necessità di raccontare questo cam-        contare questi cambiamenti a Time-
biamento: eravamo a pezzi a causa          line, con una certezza: la comunica-
di un nemico invisibile (e io da Ber-      zione cambia forma e mai sostanza,
gamasco cresciuto a Nembro, il Co-         questo è il bello ed è solo l’inizio.

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