Primo caso di sospetto Coronavirus Si tratta di un 43enne di Postiglione

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Primo   caso   di  sospetto
Coronavirus Si tratta di un
43enne di Postiglione
di Pina Ferro

«Sono rientrato da due giorni dalla Cina e ora ho la febbre».
E’ bastata questa unica frase a far scattare il protocollo
operativo del Coronavirus presso il pronto soccorso
dell’ospedale “San Giovanni di Dio e Ruggi d’Aragona” di
Salerno. Sono state due ore di grande tensione e caos quelle
vissute a partire dalle 15 di ieri pomeriggio. A presentarsi
dinanzi agli infermieri del Triage del Ruggi è stato un
43enne, residente a Postiglione. L’uomo ha raccontato che
aveva la febbre e che l’innalzamento della temperatura era
stato riscontrato al rientro dalla Cina dove aveva trascorso
un periodo di due mesi e dove pare viva la fidanzata. L’uomo è
rientrato i Italia due giorni fa facendo scalo a Berlino.
Raccolte le primissime informazioni è stato immediatamente
posto in atto il protocollo previsto in questo caso. Il
paziente è stato immediatamente isolato e posto in una stanza
singola lontano da altri pazienti e familiari degli stessi. A
tutti i presenti, personale sanitario compreso sono state
distribuite mascherine da indossare rigorosamente. Coloro che
hanno monitorato il 43enne hanno anche indossato speciali
tute. L’accesso alle stanze di degenza del Pronto soccorso è
stato chiuso con delle transenne leggere. A vigilare sul
rispetto delle norme precauzionali attivate vi erano le
guardie giurate. Intanto, al 43enne di Postiglione sono stati
effettuati alcuni prelievi ed un tampone. Ovviamente, quanto
stavano vivendo ha generato paura e preoccupazione sia tra i
pazienti che tra i familiari presenti in sala di attesa. Nel
frattempo, mentre i medici continuavano a visitare i pazienti
presenti nelle stanze dei codici rossi, gialli e verdi altro
personale ha continuato a porre in essere il protocollo
previsto nel caso specifico e contemporaneamente è stato
allertato l’ospedale “Cotugno” di Napoli (ospedale di
riferimento). Erano da poco passate le 16 30 quando
l’ambulanza dell’Humanitas, appositamente attrezzata ha preso
in carico il paziente ed è partita in direzione Napoli.
Trasferito il paziente, è servita almeno un’altra ora prima di
poter riaprire il pronto soccorso a pieno regime. Infatti, è
stato necessario procedere alla bonifica e sanificazione di
tutti i luoghi del reparto di emergenza. Quello del 43enne di
Postiglione è il primo caso di sospetto Coronavirus registrato
in provincia di Salerno. Proprio in questi giorni il personale
del pronto soccorso dell’azienda ospedaliera di via San
Leonardo aveva seguito dei corsi di formazione tesi alla
gestione del paziente con sospetta sindrome da Coronavirus.
Ieri pomeriggio la macchina organizzativa ha funzionato alla
perfezione. Per sapere se il 43enne ha contratto il virus che
sta facendo centinaia di vittime in Cina bisognerà attendere
le prossime ore.

Fibrillazione a Palazzo per
le candidature Lega, c’è Di
Brizzi. In bilico Ernesto
Sica
di Andrea Pellegrino

A Roma le trattative proseguono sia nel centrosinistra che nel
centrodestra per definire le coalizioni e le candidature, in
vista delle prossime elezioni regionali. E se De Luca ha sulla
sua testa la spada di Damocle di un possibile accordo tra
Movimento 5 Stelle e Partito democratico, che di fatto
escluderebbe il governatore in carica, Caldoro nel
centrodestra è minato duramente dalla Lega di Matteo Salvini
che da giorni rimescola le carte sullo scacchiere nazionale,
mettendo in discussione la candidatura di Fitto in Puglia. Ma
mentre i vertici studiano e trattano, la corsa degli aspiranti
consiglieri regionali è già partita. Luca Cascone, presidente
della commissione trasporti in Consiglio regionale, ha già
aperto la sua sede in via dei Principati. Per lui c’è già un
posto nella lista “De Luca presidente” che tra le new entry
vedrà, quasi certamente, la presenza dell’assessore alle
politiche sociali, Nino Savastano. Ci riproverà anche Andrea
Volpe che la scorsa volta sfiorò l’elezione, posizionandosi
dopo Cascone. Anche la civica “Campania Libera” vedrà
l’uscente Nello Fiore in pole position mentre l’assessore ai
lavori pubblici Mimmo De Maio sarà dirottato nel collegio
napoletano. Nel Pd, invece, s’attende il Nazareno: in testa
c’è sicuramente Franco Picarone, così come Tommaso Amabile.
Questo se De Luca sarà candidato presidente. Sicuramente
dovrebbe esserci, a prescindere, l’ex deputato Simone Valiante
mentre l’area Alfieri potrebbe rimettere in campo l’ex
deputata Sabrina Capozzolo. In dubbio c’è la lista di Matteo
Renzi che nel salernitano conta sulla presenza di Angelica
Saggese e di Tommaso Pellegrino. Nel centrodestra, invece,
Fratelli d’Italia ha già incassato le disponibilità,
presentando i primi aspiranti candidati durante la convention
di domenica scorsa all’Hotel Mediterranea. La Lega, invece, in
attesa delle decisioni di Matteo Salvini ha già immaginato i
primi candidati da schierare. Tra questi il sindaco di
Positano Michele De Lucia, che tra non molto, dopo la fase di
commissariamento, potrebbe prendere le redini in mano del
partito salernitano. Poi c’è Peppe Zitarosa, mentre si tratta
con Valentino Di Brizzi, fino a ieri dirigente provinciale di
Forza Italia. Ma per un forzista che va verso la Lega ci
dovrebbe essere un leghista che ritornerà forzista. E’ il caso
di Ernesto Sica che resta in bilico e tenta di ritornare alla
casa madre per ottenere l’attesa candidatura e ritornare in
pista. Gli azzurri salernitani per ora puntano sull’uscente
Monica Paolino ma anche sul consigliere comunale di Salerno,
Roberto Celano e su Lello Ciccone. Dai banchi consiliari
arriva anche la candidatura di Dante Santoro che auspica la
promozione a Napoli. Probabile l’impegno di una lista di
civica di sinistra.

LE FIBRILLAZIONI A PALAZZO

La candidatura o meno di Vincenzo De Luca, così come la
vittoria o meno dell’attuale governatore certamente cambierà
lo scenario a Palazzo di Città, chiamato al voto tra un anno.
In pratica se De Luca non dovesse spuntarla a Napoli, potrebbe
ritornare nella sua Salerno, così come gli eventuali esclusi
dalla prossima tornata elettorale. Scenari che non passano
inosservati agli occhi dell’attuali consiglieri comunali,
soprattutto tra le fila dei «senatori» che attendono il salto
di qualità. Il futuro politico, qualsiasi cosa accada, passerà
certamente dalle prossime elezioni regionali. Intanto c’è chi
già ha opzionato il posto come possibile successore di Enzo
Napoli: ai nastri di partenza ci sono Fulvio Bonavitacola ed
Andrea Prete.

Giorgio Benvenuto: Pola, ove
imparai a nuotare da bambino
Una testimonianza      attinente la giornata del ricordo
dell’esodo degli istriani e dei dalmati, dell’ex segretario
generale della Uil      profugo giuliano assieme alla sua
famiglia, madre e padre e poi la sorellina piccolissima,
 abbandonò, in tenera età,       la città di Pola, allora
italianissima.   Il racconto   parte dalla vicenda storica,
che vede Giorgio trasferirsi in Istria a causa degli impegni
di lavoro del padre, ufficiale di Marina

Di Giulia Iannone

Abbiamo chiesto a Giorgio Benvenuto    una sua testimonianza
  attinente la giornata del ricordo dell’esodo degli istriani
e dei dalmati, istituita nel 2004. L’ex segretario generale
della Uil è profugo giuliano ed assieme alla sua famiglia,
madre e padre e poi la sorellina piccolissima, abbandonò, in
tenera età,    la città di Pola,allora italianissima.      Il
racconto    parte dalla vicenda storica, che vedeGiorgio
 trasferirsi in Istria a causa degli impegni di lavoro del
padre, ufficiale di Marina, allora Capitano (a fine carriera
diventò Ammiraglio).

“I miei genitori, Luisa Rita Corsi e Giuseppe Benvenuto, si
sono sposati a Chieti il 10 ottobre 1936”. Questo l’incipit
della nostra conversazione telefonica” La prima destinazione
di mio padre, ufficiale di Marina, è stata Brindisi. Io sono
nato alla fine del 1937. Dovevo venire al mondo a Brindisi,
sennonché mio padre venne trasferito a Gaeta. Dopo mio padre è
stato mandato a Pola, ove siamo rimasti quasi per 5 anni.
Pola era una base navale italiana, prima era stata un porto
della Marina austriaca. Mio padre era Capitano: era stato
trasferito a Pola alle scuole CREM (Corpo Reali Equipaggi di
Marina) per i sottufficiali. In quella città abbiamo vissuto
alcuni anni.Mia madre sentiva in cuor suo il desiderio di
ritornare a casa per avvicinarsi, nell’Italia centrale quanto
più possibile a Chieti, sua città natia. Ecco perché mia
sorella Rosanna, è nata a Pescara nel 1942, mentre eravamo
ancora residenti a Pola. Mio padre aveva ottenuto di venire al
Centro Italia per andare in Albania, a Tirana e a Durazzo. L’8
settembre del 1943 ci fu l’armistizio.. Mio padre aveva avuto
una peritonite e non era potuto partire per l’Albania. Le
forze armate italiane si disfecero. Mio padre, assieme ad
altri ufficiali e militari, entrò in clandestinità e riuscì,
con l’aiuto del Vescovo di Chieti e del Vice Parroco della
Parrocchia della Trinità, dove si era sposato con mia madre, a
passare il fronte, che era quello di Cassino, che arrivava in
Abruzzo fino a Castel di Sangro e Vasto (la cosiddetta linea
“Gustav”). Mia madre non ebbe notizie di mio padre per un
anno. Fu un periodo interminabile e terribile. Noi stavamo a
Chieti, ma mio padre era a Bari, Messina…sapevamo solo che era
vivo. Non c’erano infatti comunicazioni tra il regno del Sud e
la parte dell’Italia occupata dai nazisti e dai fascisti. Nel
1944 cade il fronte di Cassino. Ci       giungono finalmente
notizie certe di mio padre. Nel 1945 lo raggiungiamo a Messina
con un viaggio avventuroso, lungo la Puglia, poi scendendo
per la Calabria. Non c’erano ferrovie e non c’era nulla per
rendere sicuro, agevole e semplice questo nostro viaggio.
Siamo giunti a Messina ove ci siamo riuniti come famiglia
dalla fine del 1945 fino al 1947. Quanto al ricordo della
vita e dei giorni trascorsi a Pola”in quella città avevamo la
casa” ha continuato il Presidente della Fondazione Bruno
Buozzi”: era la casa di servizio; era una abitazione molto
confortevole. La città era ed è bellissima, affacciata sul
mare, antica, romana, ha l’arena, l’anfiteatro, il Tempio di
Augusto di epoca romana affiancato dal Palazzo Comunale di
Pola che risale al XIII secolo, l’Arco dei Sergi, poi ha dei
dintorni bellissimi , c’è anche l’isola di Brioni ove andavo
d’estate a trascorrere le vacanze, perché era sede di un
distaccamento della marina militare, ed era stata aperta alle
famiglie dei militari. È lì, che una estate mia madre mi
insegnò a nuotare: mi lasciavo trasportare in alto mare dalla
mamma – che nuotava benissimo – mettendomi a cavalcioni sulle
sue spalle e così , perfettamente sicuro, attraversavo      le
acque limpide e cristalline di quella costa adriatica che era
molto italiana.     Serbo dentro di me dei bellissimi e
tenerissimi ricordi di questo periodo e di questi
luoghi.Ripeto, la casa era molto bella, c’era un bel giardino,
imparai privatamente a leggere e a scrivere con un maestro
privato, la gente era simpatica. Fino al dicembre de1942 non
c’erano stati bombardamenti e situazioni che facessero sentire
di essere in guerra. Per l’Italia la guerra stava andando
male: agli inizi del 1943, perché ci fu la tragica ritirata in
Russia, la perdita della Libia e la resa dell’armata italiana
in Tunisia. L’Italia stava per essere invasa. Noi fino alla
fine del 1942 siamo stati bene e, dato importante da
ricordare, ci eravamo dovuti iscrivere all’anagrafe di Pola,
per cui risultavamo cittadini di Pola. Poi, siamo andati via.
Una parte delle cose che avevamo, abbiamo fatto a tempo a
riportarle giù a Chieti, ma non tutte. Venne con noi Angela
Del Bianco, la persona che era stata assunta anche in
previsione della nascita di mia sorella Rosanna. Ricordo
benissimo che Angela, la nostra tata, aveva perso suo padre:
era stato nel 1945, avvenne quando Tedeschi e Slavi dettero
una caccia spietata agli italiani. Il suo papà, italiano ed
originario di Carnizza, piccolissimo paese agricolo
dell’Istria, fu preso, ucciso e gettato orribilmente nelle
foibe. Angela venne via ed è rimasta con noi quasi 10 anni,
poi nell’ultimo trasferimento di mio padre, a Roma, lei decise
di restare a Chieti, dove si è poi sposata ed è così diventata
abruzzese. Per l’affetto che aveva nei confronti di mia madre,
ha dato alla sua prima figlia il nome Rita.Ed ecco” Le battute
finali amare e decisive di questo racconto, che mescola tratti
teneri di bambino, storia di una famiglia in fuga, in viaggio,
in bilico, tra le alterne vicende della carriera militare di
un padre, di una madre giovane nella disperata ed eroica forza
e coraggiosa tensione di tenere unita la famiglia”. C’è stato
nel 1947 il trattato di pace. Pola e l’Istria, Fiume, la
Dalmazia sono state cedute alla Jugoslavia. Le clausole
prevedevano che, chi era iscritto prima del 1947 all’anagrafe
di Pola, poteva optare se rimanere lì come cittadino slavo o
venire in Italia. Noi non accettammo quella cittadinanza e
siamo rimasti in Italia come profughi Giuliani. Siamo sempre
stati iscritti alla Associazione Nazionale Venezia Giulia e
Dalmazia ( che da sempre si occupa di onorare e mantenere vivo
il ricordo degli esuli, caduti e martiri delle foibe) e penso
che quel giorno, i miei genitori, decidendo per me e per mia
sorella, di essere italiani ed aiutandoci con grande forza e
coraggio ad uscire da quella situazione tragica, hanno
consentito, oggi, come da molti anni, di    testimoniare e
ricordare la storia di quei luoghi e di quei fatti, quando
altri non possono più farlo.

Federico Euro Roman: Istria
terra rossa
“ I miei genitori e i nonni ci hanno tenuti lontani dal peso e
dalla sofferenza del loro essere “Esuli” – scrive l’oro di
Mosca 1980 di concorso completo di equitazione – Solo vedendo
e rivedendo il film “Red land” ho capito che Visinada teatro
di una delle tante tragedie, era a 15 km da dove nacque mio
Padre e viveva mia Madre: Cittanova d’Istria”

Di FEDERICO EURO ROMAN

 A casa, a Trieste , non se ne parlava. Almeno non certo con i
toni drammatici e tristi che la recente verità avrebbe
concesso. Forse, per dimenticare, forse perchè eravamo
piccoli. L’unico ricordo certo è che iugoslavo a casa nel
vocabolario non esisteva da solo: come in Friuli si bestemmia
senza volerlo fare, l’esclamativo della mia fanciullezza era
sempre accompagnato da un aggettivo di insulto, lo slavo era
“sciavo”,    ed oltre confine, benevolmente, detto “ injugo”.
Ricordi di quando avevo 4-6 anni , nomi ripetuti intorno al
tavolo, dopo mangiato, mentre noi piccoli giocavamo sotto o
nel corridoio accanto, voci lontane, Visinada, la Rivarola ,
i Drusi , in zona B…..
E ricordi di noiose visite a parenti, che vivevano nei due
campi profughi di mia memoria, in riva a Trieste e       verso
Prosecco, baracche di legno grigio azzurro, con un recinto in
muratura attorno, come un lazzaretto, unico rifugio per chi in
Istria aveva perduto tutto, ed in Italia non era riuscito,
nella estrema povertà del primo dopoguerra, a trovare altre
strade per sopravvivere. Solo ultimamente, superati i
sessant’anni, ho capito meglio i drammi vissuti dai miei
genitori e nonni, che ci hanno tenuti lontani dal peso e dalla
sofferenza del loro essere “Esuli”.   Solo vedendo e rivedendo
il film “Red land” (la terra istriana è rossa, rossa con
pietre bianche) ho capito che Visinada dove è stata rapita
torturata uccisa ed altro Norma Cossetto, assieme ai tanti
concittadini, era a 15 km da dove nacque mio Padre e viveva
mia Madre: Cittanova d’Istria. Solo ultimamente, dai racconti
di cugini triestini su testimonianze dei loro genitori, ho
saputo che quel Varin palombaro che andavamo a trovare a
Monfalcone, aveva un fratello trucidato solo ventiquattrenne
a sassate dai suoi coetanei sulla spiaggia di fronte la diga
di Cittanova, perchè di sentimenti italiani. E su quella
spiaggia di ciottoli, come tutte le spiagge istriane, ero
arrivato più volte a nuoto partendo dalla punta della diga,
ignaro in quei 300 metri di mare di andare verso un angolo
testimone della crudeltà dilagata contro gli italiani dal 1943
in poi . La scorsa primavera ero a Cittanova con la barca, ed
in una piovosa giornata di maggio ho cercato a lungo nel
cimitero vecchio la tomba di Giuseppe Varin, date precise,
motivo della morte neutro politicamente: “rapito da crudele
destino”. Accanto Cittanova d’Istria c’è Daila, e sul finire
della borgata, in riva al mare al centro di una piccola baia,
un gruppo di case ed una chiesetta minuscola, con 15 venti
posti a sedere al massimo. E’ il villaggio dei Roman, dove i
miei bisnonni e fratelli, nonni, prozii erano vissuti. Ed in
quella chiesa si sposavano , andavano a Messa la domenica ed
ai funerali dei congiunti. Mio Padre Antonio Virginio era lì,
nato, lì andato a scuola e sulle lisce pietre di quel mare
passato le estati. E da lì era partito a 17 anni per Pinerolo
volontario in cavalleria. Scelta che avrebbe condizionato
tanto della nostra vita. Da Daila era partito suo Padre, nonno
Luigi, allora suddito dell’Impero Austro-Ungarico, allo
scoppio della Grande Guerra. Fuggendo      in barca da punta
Salvatore, era arrivato con un amico a remi in Italia, verso
Grado, per arruolarsi e sotto falso nome combattere contro
l’Austria. Tale era forte il sentimento italiano di quelle
popolazioni.    Per ironia della sorte sul fronte avverso,
austriaco, c’era il mio nonno materno di Pola che,
italianissimo anche lui Isidoro De Bianchi, ma meno impavido
di fronte il rischio di fare la fine di Cesare Battisti, aveva
servito nelle retrovie col chiodo in testa. Passata, ormai, la
generazione che ha vissuto le guerre, gli Istriani di oggi
dicono “Noi”, non si sentono né troppo Croati, né troppo
Italiani, tantomeno austriaci. Parlano intercalando vocaboli
italici e slavi con termini unici del dialetto istriano. Nei
giorni di festa a Cittanova, da quando l’amico di gioventù
Sergio Stoinich era    Sindaco sventolano in Comune le due
bandiere, oltre quella della Città. Ma le tensioni sono oggi
rinate sul confine tra Croati e Sloveni dove collidono gli
equilibri politici delle due capitali. A metà degli anni ’90,
in un incontro con la popolazione del luogo, per definire il
confine tra le due Repubbliche divenute Stati indipendenti,
alle richieste della commissione preposta, un vecchio nato
sotto l’Austria replicò: “Non mi sono mai spostato dal mio
paese e dalla mia casa ed ho cambiato cinque passaporti. Se
oggi vi dico che voglio essere sloveno o piuttosto croato, e
poi Lubjana e Zagabria si rimettono d’accordo per spostare il
confine, “cossa fè ? me impichè?”. Come scrivevo sopra,
scoperte tutte acquisite di recente, grazie al silenzio di
allora dei miei ed anche per la distrazione del mio
vagabondare sportivo e scolastico, che mi ha allontanato dalla
Trieste della mia fanciullezza a metà ginnasio. La storia del
confine croato-sloveno l’ho raccolta nella pioggia della mia
visita per mare,      in un bar      sotto le mura romane,
chiacchierando con      Sergio Stoinich: Madre di origini
italiane, il    Padre pescatore croato, critico verso gli
eccessi del regime nell’immediato dopoguerra, morto in mare
con ancora e cima della barca scomparse, e circostanze mai
chiarite. Istria terra rossa difficile e sofferta di passioni
ancora oggi accese.
Il giorno del ricordo: le
Foibe e l’esodo giuliano-
dalmata
Di OLGA CHIEFFI

Oggi desideriamo saldare un debito di conoscenza, andando con
la memoria ad un passato che, in qualche modo ci appartiene,
poiché appartiene ad una parte importante della nostra
comunità, sono le persone, le famiglie originarie dell’Istria,
della Dalmazia, di Fiume, di Zara, che dovettero lasciare i
luoghi dove erano nati, persone costrette all’esodo, storia
italiana ed europea su cui riflettere ed interrogarci non solo
oggi, ma per l’intero anno. La prima parte del Novecento è
stata caratterizzata dalla nascita e dallo straripamento di
nazionalismi e totalitarismi che hanno alterato e distrutto
luoghi, identità, persone, violando ripetutamente i
fondamentali diritti individuali, diritti negati, dimezzati,
dimenticati e fatti dimenticare, con disprezzo, oltre che con
ferocia. Trieste e i suoi territori hanno conosciuto la
repressione e la dittatura fascista, hanno sentito sulla
propria pelle l’infamia delle leggi razziali, il campo di
sterminio delle Risaie, hanno vissuto il dramma delle foibe,
ha toccato con mano la sofferenza delle vicine genti istriane
costrette all’esodo sotto la violenza del regime comunista di
Tito. Non credo sia possibile fare paragoni con la Shoah, con
il genocidio degli ebrei, richiamare l’orrore assoluto di quel
preciso, lucido e folle disegno di annientamento di un intero
popolo. Resta l’orrore delle foibe, alimentato da un intreccio
di appetiti espansionistici di Tito, perverso odio etnico,
nazionale e ideologico, un odio che colpì fascisti,
antifascisti, persone senza una precisa posizione politica.
Poi, iniziò la rimozione. Quasi tutta l’Italia, anche se non
certo quanti hanno vissuto l’esodo e la sofferenza di quegli
anni, anche attraverso le parole dei familiari, hanno
rimosso. Da quelle terre proviene la lezione di quanto è
costato e costa costruire la democrazia in terre plurali dove
a lungo le istituzioni sono state adoperate per negare,
violare, cancellare identità e diritti, superare steccati,
rimozioni, prima di riconoscersi pienamente crocevia di
culture. Avere memoria riconoscere la propria storia e il
proprio dolore, serve a riconoscere la storia e il dolore
degli altri. Per far questo ci siamo affidati alla parola
“vera” di due testimoni di quei fatti, il senatore Giorgio
Benvenuto, che ricordiamo tutti a capo della Uil, oggi
Presidente della Fondazione Bruno Buozzi, e a Federico Euro
Roman Oro Olimpico a Mosca 1980 del concorso completo di
equitazione. E’ la prima ricerca da storici che verrà qui
proposta, quella sulla propria famiglia, che dovremmo fare
tutti, per conoscere meglio noi stessi.    “La prima grande
virtù dell’uomo è la verità (secondo alcuni filologi deriva
dalla radice iranica ver che significa fiducia realtà) –
scrive il filosofo Aldo Masullo – solo cercandola con passione
potremo, forse, risollevarci dalla nostra condizione che sta
cedendo al Nulla”. L’ invito è a rompere il guscio
d’isolamento, che non è materiale ma una volontaria reclusione
dell’io. La passione non è la cecità di lasciarsi prendere da
un’urgenza, ma patire, cioè vivere profondamente e dare
spessore alla storia, ponendo un freno al frenetico correre,
in modo da fermarci a riflettere su noi stessi, poichè l’uomo
è libero e vive in quanto trascende con il proprio pensiero la
stessa vita immediatamente vissuta. Riuscire a far questo
significa poter guardare con fiducia al futuro, significa
poterlo costruirlo insieme, offrendo ciascuno il proprio
pesante contributo.
Processo troppo lungo,                                   lo
Stato deve risarcire
di Pina Ferro

Processo troppo lungo, lo Stato dovrà risarcire la ricorrente.
Ha atteso sedici anni prima di ottenere una sentenza. A
stabilirlo è stata la Corte di Appello di Salerno alla quale
si era rivolta unadonna salernitana, R.C, attraverso lo studio
legale associato Orlando Caponigro – Antonella De Luca. I
giudici della Corte di Appello di Salerno – sezione Lavoro
hanno accolto la domanda proposta da R.C. – con la quale
veniva richiesto il riconoscimento dell’indennizzo dovuto
all’irragionevole durata del processo, secondo quanto previsto
dalla ex legge del 24 marzo 2001, numero 89 – nota come legge
Pinto – (dal nome del suo estensore, Michele Pinto). La legge
Pinto prevede e disciplina il diritto di richiedere un’equa
riparazione per il danno, patrimoniale o non patrimoniale,
subito per l’irragionevole durata di un processo. Nel caso di
specie la ricorrente aveva atteso oltre 16 anni per ottenere
una decisione definita dall’autorità giudiziaria, tempistica
che aveva pregiudicato i diritti dell’interessato e comportato
stress e ansie per l’attesa della decisione. I giudici della
Corte di Appello presso il tribunale di Salerno hanno
stabilito che lo Stato, nello specifico ilMinistero di
Giustizia, debba pagare a R.C. la somma di 2.933,33 euro oltre
gli interessi. Il termine ragionevole di durata del processo
va individuato, come riportato nell’articolo 2comma 2 bis
della legge numero 89/2001 e successive modifiche, in tre anni
per il giudizio di primo grado ed in due anni per il giudizio
di secondo grado, anche in considerazione della complessità
del caso, dell’oggetto del procedimento, del comportamento
delle parti nonchè degli altri soggetti chiamati a concorrere
o a contribuire alla sua definizione. Nel caso specifico il
processo di primo grado che vedev come attore R.C. ha avuto
una durata di 7 anni e 4 mesi (con un ritardo rispetto alla
ragionevole durata del processo di 4 anni e 4 mesi); mentre il
processo di secondo grado è durato

Obbligo    di   firma    per
Marigliano Arrestato giovedì
scorso a Fuorni
E’ stato disposto l’obbligo di presentazione alla polizia
giudiziaria per Domenico Marigliano, 60 anni, fratello di Ciro
Marigliano, arrestato giovedì scorso dagli uomini della
Squadra Mobile di Salerno. Il giudice per le indagini
preliminari del Tribunale di Salerno Romaniello, al termine
dell’udienza di convalida del fermo ha disposto l’obbligo di
presentazione alla polizia per l’uomo difeso da Carla Maresca.
Nel pomeriggio di giovedı̀  , gli investigatori, individuata
l’auto, e riconoscendo il soggetto, hanno deciso di seguirla
e, dopo attento appostamento, osservavano l’uomo che a bordo
dell’utilitaria veniva avvicinato da un cliente che dopo aver
consegnato a Domenico Marigliano una banconota da 20 euro,
quest’ultimo riceveva un involucro contenente una sostanza,
successivamente rivelatasi alle analisi della Polizia Scienti-
fica di tipo cocaina – crack. Gli agenti pertanto hanno deciso
di intervenire, per effettuare una perquisizione personale e
identificare i responsabili. Durante la perquisizione, e
                                                       ̀ stata
rinvenuta la somma complessiva di 765 euro in banconote di
vario taglio, nonche  ́ ben tre telefonini dove erano ancora
presenti in memoria i mes- saggi riportanti appuntamenti,
cifre e quantità  r iconducibili all’illecita attività di
spaccio. Marigliano potendo contare sulla disponibilità      di ben
tre telefonini, a bordo di un’utilitaria, riceveva i contatti,
utilizzando una diffusissima piattaforma di mes- saggistica e
consegnava     la  sostanza     stupefacente           direttamente
all’acquirente.       Dopo    le    f o r m a l i t à   di   rito,
l’Autorità
          Giudiziaria ha disposto la sottoposizione dell’uomo
agli arresti domiciliari, in attesa del giudizio di convalida

Raffica    di                            furti                 in
appartamento
di Pina Ferro

Ladri in azione in via Seripando. Nel giro doi poche ore sono
stati messi a segno diversi furti in abitazione. Tra i
residenti ora si è diffuso il timore di poter diventare il
prossimo bersaglio dei malviventi e per tale ragione hanno
chiesto alle forze dell’ordine una maggiore presenza di divise
sianelle ore notturne che in quelle diurne su tutto il
territorio del quartiere. Ad avere maggiormente paura sono le
persone che vivono da sole. I malviventi soo entrati in azione
entrando indisturbati negli appartamenti ed hanno portato via
tujtto quanto vi era di valore. La “visita” dei ladri è stata
scoperta solamente al rientro dei proprietari. Sul posto le
forze dell’ordine che hanno effettuato i rilievi di rito e
raccolto alcune testimonianze. I furti in appartamento a
Salerno come in provincia sono divenuti una vera e propria
emergenza al punto che nei giorni scorsi, sull’argomento, è
stato convocato il Comitato per l’ordine e la sicurezza
pubblica. Al termine della riunione, presieduta dal Prefetto,
è stato deciso, per due settimane, l’impiego sul territorio
salernitano di 10 militari delle Squadre di intervento
Operativo del 10° Reggimento “Campania” di Napoli, che
coadiuveranno quelli del comando provinciale. Le aliquote
dell’Arma dei carabinieri, meglio note con l’acronimo di Sio,
sono inquadrate nei Reggimenti Carabinieri al fine di disporre
di adeguati contingenti di rinforzo per con- sentire ai
comandi territoriali dell’Arma di attuare servizi straordinari
di controllo del territorio e risolvere criticità   e mergenti
della situazione dell’ordine e della sicurezza pubblica in
specifiche aree del Paese. I carabinieri della Sio
affiancheranno i colleghi del Comando provinciale di Salerno
nello svolgimento di servizi straordinari di controllo del
ter- ritorio, con pattuglie finalizzate alla prevenzione dei
furti.

Vietri sul Mare, il sindaco
De   Simone    incontra   gli
studenti della Corea del Sud
L’amministrazione comunale di Vietri sul Mare incontra gli
studenti di un liceo della Corea del Sud. Lo ha annunciato il
sindaco Giovanni De Simone, secondo cui la scolaresca è ospite
della Provincia di Salerno. « I ragazzi hanno seguito un corso
di cucina e visitato tutta la nostra provincia», ha annunciato
il primo cittadino. Nei giorni scorsi, i giovani coreani sono
stati a Vietri per un corso di ceramica presso Villa Guariglia
con gli artisti Lucio Afeltra e Lucio Ronca, «poi hanno
visitato la nostra città alla scoperta delle tante botteghe
ceramiche – ha poi spiegato il primo cittadino – Ovviamente lì
abbiamo accolti al comune per dargli il benvenuto». Un gesto
importante, quello lanciato da De Simone, soprattutto per
tentare di arrestare la psicosi dilagante da Coronavirus che
sta colpendo tutto il territorio provinciale. «Una importante
azione di scambio culturale e marketing territoriale, in un
periodo nel quale la paura e la psicosi dovuta al corona virus
sta danneggiando le aziende, in particolar modo il settore
turistico con un calo di prenotazioni», ha infatti detto il
sindaco Giovanni De Simone.

Bimbo ferito in ludoteca, la
struttura non ha colpa se ha
rispettato                   le        norme             di
sicurezza
di Pina Ferro

Se un minore si ferisce mentre è in ludoteca e la struttura ha
posto in essere tutte le norme di sicurezza prevista non può
essere considerata responsabile dell’accaduto. A stabilirlo
una sentenza del Giudice di Pace di Salerno a cui avevano
fatto ricorso i genitori di un minore salernitano che mentre
si trovava conb degli amici in una ludoteca cittadina è stato
vittima di un piccolo incidente. Nel dettaglio con la sentenza
numero 287/2020, il Giudice di Pace di Salerno, Sessa De
Prisco, ha escluso la responsabilità di una struttura
ricreativa/ludica per le lesioni patite da un minore che si
trovava al suo interno in occasione di una festa di
compleanno. I genitori del minore avevano citato la struttura
ludica per vederla condannare a titolo di responsabilità per
“culpa in vigilando” al risarcimento del danno patrimoniale e
non patrimoniale patito dal minore. La struttura convenuta si
è costituita in giudizio attraverso lo studio Legale adegli
avvocati Orlando Caponigro e Antonella De Luca del foro di
Salerno.Nel corso del procedimento,sono stati sentiti i testi
dei genitori, della struttura convenuta ed è stata ascoltata
la titolare della struttura in sede di interrogatorio formale.
La prova raccolta acclarava che la struttura aveva attuato una
condotta diligente ed aveva posto in essere tutto quanto in
suo potere per evitare il danno, sulla scorta delle norme di
legge e del regolamento della struttura ritualmente affisso
nella sala. Pertanto, la domanda di risarcimento veniva
rigettata. Il Giudice di Pace di Salerno si è uniformato alle
molteplici sentenze in materia secondo le quali è onere della
struttura convenuta provare la causa esimente/dimostrare che
l’evento dannoso non si è verificato per causa a lei
imputabile, ovvero di aver predisposto ogni misura atta a
prevenire ed evitare ogni evento lesivo, sia in riguardo alla
struttura in sé, sia in riguardo alla diligenza e vigilanza
delle educatrici .
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