GENERE E RAPPRESENTANZA POLITICA
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GENERE
E RAPPRESENTANZA POLITICA
PROVINCIA AUTONOMA
DI TRENTO
Assessorato all'emigrazione,
solidarietà internazionale,
sport e pari opportunità
Ufficio per le Politiche di Pari Opportunità
Via Jacopo Aconcio, 5 - 38100 Trento
Tel. 0461.493156 - Fax 0461.493157
e-mail: pariopportunita@provincia.tn.it
www.pariopportunita.provincia.tn.itPROVINCIA AUTONOMA
DI TRENTO
Assessorato alle Pari Opportunità
GENERE Osservatorio per le politiche di pari opportunità
E RAPPRESENTANZA POLITICA
PARI OPPORTUNITÀ TRA DONNE E UOMINI
NELL'ACCESSO ALLE CARICHE ELETTIVE
2005
2© Provincia Autonoma di Trento
Assessorato all'emigrazione, solidarietà internazionale,
sport e pari opportunità
Progettazione e coordinamento
dott.ssa Lucia Trettel
Ufficio per le politiche di pari opportunità
dott.ssa Francesca Alioli
Ufficio per le politiche di pari opportunità
GENERE
e rappresentanza politica : pari opportunità
tra donne e uomini nell'accesso alle cariche elettive.
Trento : Provincia Autonoma di Trento. Giunta, 2005
(stampa 2006). 47 p. ; 24 cm. (Osservatorio per le
politiche di pari opportunità ; 2)
In testa al front.: Provincia autonoma di Trento,
Assessorato alle pari opportunità
1. Donna - Attività politica - Trentino - 2004-2005 -
Indagine statistica 2. Donna - Attività politica - Italia 3.
Rappresentanza politica I. Trento (Provincia).
Assessorato all'emigrazione, solidarietà internazionale,
sport e pari opportunità
323.34PROVINCIA
AUTONOMA DI TRENTO
Assessorato alle Pari Opportunità
Trento 2005
GENERE Osservatorio per le politiche di pari opportunità
E RAPPRESENTANZA POLITICA
PARI OPPORTUNITÀ TRA DONNE E UOMINI
NELL'ACCESSO ALLE CARICHE ELETTIVE
Giunta della Provincia
Autonoma di TrentoPROVINCIA AUTONOMA
DI TRENTO
Assessorato all'emigrazione,
solidarietà internazionale,
sport e pari opportunità
Osservatorio per le politiche di pari opportunità
GENERE E RAPPRESENTANZA POLITICA PARI OPPORTUNITÀ
2indice
TRA DONNE E UOMINI NELL'ACCESSO ALLE CARICHE ELETTIVE
1. Prefazione 5
2. “Donne in politica: l'importanza 9
ed il dovere di esserci”:
gli incontri sul territorio trentino,
a cura di Barbara Poggio
3. La rappresentanza politica 34
“femminile” in Italia,
di Marilisa D'Amico
4. Genere e cittadinanza, 39
di Alisa Del Re
31. Prefazione
di Iva Berasi
Assessore provinciale alle pari opportunità
La questione della scarsa presenza femminile nei luoghi di decisione politica è un dato
che, a sessant’anni dall’acquisizione del diritto elettorale da parte delle donne, è sintomo
di una sconfitta per la stessa democrazia e lascia aperto il problema del riequilibrio della
rappresentanza e della realizzazione di una democrazia effettiva e non dimezzata.
La sottorappresentanza delle donne nelle assemblee legislative nazionali costituisce
un aspetto sorprendente, comune alla vita politica delle democrazie occidentali. È però
importante ricordare che l’attenzione nei confronti della composizione per genere delle
assemblee elettive è un dato abbastanza recente; il movimento per il diritto di voto delle
donne, infatti, aveva posto l’attenzione sulla questione dell’elettorato attivo, considerando
l’elettorato passivo come una sua conseguenza ovvia ed inevitabile. Solo a partire dalla
fine degli anni ottanta ha iniziato a muoversi un interesse particolare per il fenomeno della
sottorappresentanza delle donne nei parlamenti e nei consigli, interesse che si riallaccia
direttamente al concetto di una democrazia piena.
Ma perché è importante agire per promuovere le pari opportunità tra donne e uomini nella
rappresentanza politica?
Una risposta chiara ed esauriente è quella elaborata da Anne Phillips, che attraverso il
concetto di politica della presenza ci spiega perché è importante se i nostri rappresentanti
sono uomini oppure donne.
Se la rappresentanza politica si basasse solo sui programmi e sulle idee, chi sono i nostri
rappresentanti sarebbe meno rilevante rispetto a cosa essi rappresentano; ma in questo
caso ci dovremmo aspettare di trovare pressoché lo stesso numero di uomini e di donne
tra gli eletti. Questa situazione, di fatto, non corrisponde alla realtà.
Le idee e le modalità di gestire il mandato elettorale risultano inevitabilmente legate al-
l’esperienza, che fissa dei limiti a ciò che possiamo immaginare o che riteniamo essere
prioritario. Il peso dell’esperienza gioca un ruolo fondamentale dal quale non è possibile
prescindere.
Prefazione
La politica della presenza può essere così spiegata: di fatto, i nostri rappresentanti al
momento dell’elezione hanno dei mandati da rispettare ma essi hanno anche una certa
dose di autonomia. È per via di questo ruolo giocato dall’elemento personale, individuale
e culturale, che diviene importante chi sono i nostri rappresentanti.
Il fatto di incrementare il numero di donne nei luoghi della decisione, che di per sé non
costituisce garanzia di un reale cambiamento in politica, ne diviene tuttavia una condi-
zione necessaria.
La questione della partecipazione politica delle donne ha assunto nuovo vigore anche
nella nostra provincia in coincidenza con le elezioni comunali svoltesi la scorsa primave-
ra. La previsione di quote nelle liste di candidati, per cui nessuno dei due sessi poteva
essere rappresentato in misura superiore ai 2/3 del numero massimo di candidati spet-
tanti a ciascuna lista, ha portato dunque ad un buon risultato.
In 154 comuni le quote sono state rispettate; un segnale positivo arriva anche dall’incre-
mento del numero di comuni in cui, andando oltre le prescrizioni delle quote, le donne in
lista superavano il 40%. Questi comuni, solo 4 nelle tornata elettorale precedente, sono
stati 17 nel 2005. È necessario però sottolineare che nei restanti 51 comuni, consideran-
do il totale delle liste, non è stata rispettata la quota del 30% di candidature femminili (e
ciò a causa della possibilità, di fatto, di bypassare la norma).
Il numero di donne elette alle ultime elezioni comunali ha subito un incremento significa-
tivo: ci sono infatti 247 donne in più nei consigli e la presenza femminile costituisce ora
il 24% del totale degli eletti, mentre nella precedente tornata elettorale la percentuale si
fermava al 16%.
Il sistema di quote sperimentato sembra dunque aver funzionato bene consentendo di
incrementare la presenza di donne nei consigli comunali.
Ma, e questo è un dato altrettanto interessante, dall’analisi dei dati è stato possibile os-
servare che l’aumento del numero di donne elette è da attribuire quasi esclusivamente al
maggior numero di donne presenti in lista. Infatti, la proporzione delle donne elette rispet-
to a quelle presenti in lista è rimasta pressoché la stessa (nella scorsa tornata elettorale
era del 26%, mentre nel 2005 è stata del 25%). L’incremento della presenza femminile
è da collegarsi pertanto all’aumento delle donne candidate piuttosto che a significative
Prefazione
modifiche nella propensione media a “votare donna”.
Si può senz’altro dire, quindi, che il sistema delle quote si è rivelato uno strumento effica-
ce ai fini di un consistente riequilibrio della presenza di genere nella rappresentanza, ma
da solo non sembra essere sufficiente per un significativo cambio di rotta della politica .
In questo sembrano dunque persistere delle difficoltà di matrice culturale che impedisco-
no un’equa rappresentanza tra i generi nei luoghi decisionali e che non consentono un
percorso realmente paritario verso la rappresentanza.
Proprio per intervenire sul rafforzamento della presenza delle donne ma anche sulle
competenze che le stesse ritengono necessarie per muoversi con maggior sicurezza
nel mondo della politica, l’Assessorato alle pari opportunità della Provincia Autonoma di
Trento ha iniziato oramai da tempo un’azione di sostegno e sensibilizzazione sul territorio
trentino, che ha coinvolto in prima persona le donne ma che ci auspichiamo abbia riper-
cussioni di portata più ampia.
In particolare, nell’autunno del 2004 è stata lanciata l’iniziativa “Donne in politica: l’im-
portanza e il dovere di esserci” che, in più edizioni, ha visto la realizzazione di incontri
sul territorio finalizzati a creare momenti di riflessione comune sul significato e sul valore
della politica, sulle modalità di partecipazione e sulle possibili strade da percorrere per
essere presenti nel terreno politico non in termini minoritari o come “specie protetta”, ma
con autorità e capacità di influenza.
Questo volume è nato a partire dall’analisi dei questionari compilati da 266 persone (in
grande maggioranza donne) coinvolte negli incontri sul territorio, a rappresentare una
nuova tappa dell’impegno dell’Assessorato nella promozione e sostegno delle donne in
politica.
Il volume, che rientra nella collana di pubblicazioni dell’Osservatorio per le politiche di
pari opportunità, vuole essere uno strumento utile per chiunque sia interessato, a vario
titolo, al tema della partecipazione delle donne alla politica e alla realizzazione di una
democrazia piena. Oltre alla presentazione dell’indagine svolta, il volume si completa con
ulteriori interventi di taglio politologico e giuridico che offrono spunti ed approfondimenti
particolarmente interessanti.
2. “Donne in politica:
l’importanza ed il dovere di esserci”:
gli incontri sul territorio trentino
A cura di Barbara Poggio
Questo rapporto si basa sui dati raccolti attraverso questionari somministrati a conclusione di
due successivi cicli di incontri sulla cittadinanza attiva delle donne (cfr. appendice 2), realizzati
nella prima edizione in sette differenti comuni della Provincia di Trento (Ala, Cles, Mezzo-
corona, Cavalese, Telve Valsugana, Tione e Trento) e nella seconda edizione in altri dieci
differenti comuni del territorio trentino (Breguzzo, Rovereto, Pergine, Arco, Pieve di Ledro,
Malé, Cembra Sardonico, Tonadico e Trento). L’iniziativa è stata promossa dall’Assessorato
alle pari opportunità della Provincia Autonoma di Trento, insieme con la Commissione provin-
ciale Pari Opportunità e l’Associazione A.d.ele (Associazione donne elettrici) partendo dalla
consapevolezza dell’ancora scarsa presenza della componente femminile nei luoghi istitu-
zionali e decisionali pubblici provinciali al fine di fornire alle donne interessate un’occasione
di riflessione condivisa sul significato e sul valore della politica e sulle effettive possibilità e
modalità di partecipazione.
Gli incontri della prima edizione sono stati realizzati nei mesi di ottobre e novembre 2004. Le
tematiche affrontate hanno riguardato in particolare il tema dell’autostima, dell’amministrazio-
ne dell’ente pubblico e la questione del rapporto tra genere e potere. Gli incontri della seconda
edizione sono invece stati realizzati nei mesi di febbraio e marzo del 2005 e hanno affrontato
il tema degli strumenti della partecipazione alla vita politica, con una particolare attenzione al
coinvolgimento e alla presenza delle donne.
Tabella 1 Partecipanti agli incontri
della prima edizione di “Donne in politica”
LUOGO Tot. Questionari
Ala 24
Cavalese (Predazzo, Tesero) 6
Cles 6
Mezzocorona 6
Telve 23
Tione (Condino, Breguzzo) 8
Trento 44
Totale 115
Tabella 2 Partecipanti agli incontri della seconda
edizione “Donne in politica”
LUOGO Tot. Questionari
Breguzzo 15
Rovereto 16
Trento 10
Pergine 9
Arco 18
Pieve di Ledro 18
Malè 10
Cembra 16
Sarnonico 6
Tonadico-Primiero 33
Totale 151
Entrambe le edizioni hanno suscitato forte interesse e partecipazione da parte della cittadi-
nanza. Nel primo caso sono state coinvolte almeno 115 persone, nel secondo almeno 1511
(tab. 1), in forte prevalenza donne.
L’iniziativa ha inoltre rappresentato una significativa opportunità per costruire e rafforzare sul
territorio una rete di donne impegnate nel contesto della politica, a partire dal riconoscimen-
to della rilevanza della costruzione di network sul territorio per l’accesso e l’affermazione ai
contesti della politica.
1. Il campione
I dati che saranno presentati in questo rapporto fanno dunque riferimento ad un questionario
somministrato nelle diverse sedi ad un campione complessivo di 266 soggetti tra gli intervistati
della prima e della seconda edizione, di cui oltre il 90% è composto da donne2, di età compre-
sa tra i 16 e i 70 anni3. La classe di età maggiormente rappresentata è quella compresa fra i
41 e i 50 anni (37,0%). Nel 2005 questa classe di età è stata ancora più numerosa rispetto alla
precedente edizione (40,2% rispetto al 32% del 2004), a differenza della classe tra i 51 e i 60
anni, che ha rappresentato nell’ultima edizione il 18% circa delle partecipanti, a fronte di un
25% del 2004. L’età media si assesta intorno ai 44 anni4.
1 I dati si riferiscono al numero di questionari raccolti, che si presume inferiore al numero complessivo di persone coinvolte
dall’iniziativa.
2 Vista la quasi assoluta prevalenza di donne nell’analisi non verrà effettuata una disaggregazione dei dati per genere e il com-
mento ai dati sarà declinato al femminile, privilegiando il principio della dominanza.
3 Ringrazio Annalisa Murgia e Claudia Leonarduzzi che hanno collaborato all’analisi dei dati.
4 Nella tabella n. 1 in appendice 2 sono riportati i dati concernenti l’età delle partecipanti nelle due differenti edizioni.
10Tra le rispondenti il livello di scolarità è piuttosto elevato: quasi il 60% possiede un diploma o
una qualifica professionale, il 22,2% possiede una laurea o un diploma universitario e il 4,6%
ha conseguito una specializzazione post-laurea oppure ha svolto il dottorato, mentre solo il
13,4 % ha un titolo di studio inferiore alla scuola dell’obbligo o non ha alcun titolo di studio.
Le persone occupate sono circa il 60%, mentre le rimanenti si suddividono tra pensionate
(14%), casalinghe (10% circa), persone in cerca di occupazione (2,5%) e studentesse (4,1%).
Va evidenziata le percentuale contenuta di donne in condizione di casalinga. Da rilevare però
il fatto che le casalinghe sono maggiormente rappresentate nella seconda edizione (12,6%),
rispetto alla precedente edizione in cui si attestavano intorno ad un esiguo 4,3%. Anche il
numero di studentesse partecipanti è lievemente cresciuto, dato che permette di avanzare
l’ipotesi che l’interesse alla politica coinvolga donne in differenti posizioni e non esclusivamen-
te le donne lavoratrici5.
Tra coloro che sono occupate, oltre la metà si trova in una condizione di lavoro dipendente (di
cui circa il 10% occupa la posizione di dirigente, oltre il 50% occupa una posizione impiegatizia
e solo il 5% svolge l’attività di operaia), il 15% circa si dichiara imprenditrice o libero professio-
nista e il 4% lavoratrice autonoma. Si noti che nella seconda edizione la quota di rispondenti
che svolgono un lavoro dipendente (meno del 50%) risulta più circoscritta, anche se sempre
rilevante, rispetto a quella del 2004 (quasi 60%), mentre è aumentato il numero di persone che
afferma di essere una libera professionista (21% a fronte di un 9% del 2004) o di svolgere un
lavoro di tipo autonomo (6% nel 2005 contro un 2% nel 2004)6.
Figura 1 Distribuzione per età
oltre i 60 anni
meno di 30 anni 6.4%
13.2%
51-60 anni
20.9%
31-40 anni
22.6%
41-50 anni
37.0%
5 Nella tabella n. 2 in appendice n. 2 sono riportati i dati scorporati delle due edizioni.
6 Nella tabella n. 3 in appendice 2 sono riportati i dati relativi alla posizione professionale nella prima e nella seconda edizione.
112. Interesse e partecipazione al mondo della politica
Complessivamente le rispondenti presentano valori altamente significativi rispetto al grado
di interesse alle vicende della politica e al livello di informazione. Circa il 60% legge spesso i
giornali e gli articoli politici (60,9%), discute spesso di politica all’interno della famiglia (64%)
e quasi nove rispondenti su dieci seguono con una certa frequenza le trasmissioni politiche
alla televisione.
Sebbene in misura più contenuta rispetto ai dati relativi all’interesse e al livello di informazione,
anche la partecipazione attiva ad iniziative ed attività pubbliche appare significativa, in quanto
dichiara di partecipare a manifestazioni pubbliche la metà delle intervistate (il 14,6% spesso
e il 32,1% qualche volta) e altrettante sono effettivamente impegnate in attività politiche sin-
dacali, di partito, di movimento o associative (il 26,4% partecipa “spesso” e il 24% “qualche
volta”). Rispetto alle risposte fornite su tali tematiche non vi è stato uno scostamento signifi-
cativo tra i due cicli di incontri7.
Una più incisiva azione in termini di motivazione, sensibilizzazione, formazione e costruzione
di network sembrerebbe dunque poter rappresentare una strada da percorrere al fine di facili-
tare la traduzione di un interesse condiviso in una pratica attiva.
Tabella 3 Interesse e partecipazione
ad attività politiche (%)
e
he nt
s o
a lc a a me i
es Quvol
t r Ma
Sp Ra
Discutere di politica
con familiari /amici 64,0 30,5 4,2 1,3
Leggere articoli/giornali
di carattere politico 60,9 32,2 5,3 1,6
Seguire alla tv trasmissioni
di carattere politico 40,7 46,6 10,4 2,3
Partecipare a manifestazioni
di carattere politico 14,6 32,1 33,1 20,2
Partecipare attivamente all’attività
di partiti/sindacati/movimenti
politici/associazioni 26,4 24,0 24,8 24,8
7 Nella tabella n. 4 in appendice n. 2 sono riportati i dati scorporati delle due edizioni.
123. La presenza delle donne in politica
Quasi tutte le rispondenti concordano nell’affermare che il numero di donne presenti in politica
dovrebbe essere più elevato (93%). In particolare un aumento della presenza delle donne
in politica comporterebbe un miglioramento per il 94% delle rispondenti. Solo 8 persone su
263 affermano che non cambierebbe nulla e 4 dichiarano di non averci mai pensato, mentre
solo una ritiene che ci sarebbe un peggioramento. Le ragioni di tale miglioramento sarebbero
rappresentate per la maggior parte di coloro che hanno risposto dal fatto che la presenza delle
donne porterebbe nell’arena politica nuove prospettive rispetto a quelle attualmente dominanti
(tab. 4). Una quota quasi altrettanto significativa di risposte sottolinea l’esistenza di una spe-
cifica sensibilità femminile nei confronti di particolari problemi, che il questionario non declina,
ma che probabilmente si riferiscono ad alcune aree culturalmente più vicine all’esperienza
delle donne. Circoscritto è invece il numero di rispondenti che sottolineano una maggiore
capacità delle donne nell’agire politico. Il confronto in base all’età mostra che sono soprattutto
le rispondenti più giovani a sottolineare l’importanza della presenza delle donne in quanto
portatrici di nuovi punti di vista, mentre sono le donne in età più avanzata ad enfatizzare una
differente e maggiore sensibilità delle donne rispetto a particolari problemi (fig. 2). Anche per
quanto riguarda queste tematiche non vi sono scostamenti rilevanti rispetto ai dati rilevati nelle
due edizioni8.
Sembra tuttavia confermato il permanere di significative riserve e pregiudizi sociali nei con-
fronti delle donne che ricoprono ruoli in ambito politico. Quasi l’80% di coloro che hanno
risposto sostiene infatti che non le sostengono, il 37% che i cittadini non hanno fiducia nelle
donne e il 44% ritiene che le donne non siano ritenute capaci9.
Tabella 4 Perché una maggiore presenza delle donne
in politica porterebbe dei miglioramenti (%)
%
Portatrici
di nuovi punti di vista 49,6
Maggiore sensibilità
per certi problemi 46,2
Maggiori capacità 2,0
Altro 2,2
Totale 100,0
8 Nella tabella n. 5 in appendice n. 2 sono riportati i dati scorporati delle due edizioni.
9 Va tuttavia evidenziata l’elevata percentuale di persone che non rispondono alle domande relative all’atteggiamento
dei cittadini nei confronti delle donne, che va dal 33,5 al 45,5%.
13Figura 2 Miglioramenti in politica grazie alla
presenza delle donne per classi di età
>50 anni
35-50 anni54,4% del campione poco o per nulla compatibili con quelli delle donne. E’ interessante tut-
tavia notare che nel 2004 il 21,8% delle rispondenti si era dichiarato “molto d’accordo” con
l’affermazione secondo cui i tempi della politica non sono compatibili con quelli delle donne,
a differenza dell’edizione recentemente conclusasi, in cui solo il 7,9% ha dato la medesima
risposta. In maniera speculare, cresce invece dal 18,9% al 26,4% la quota di coloro che si
Tabella 5 Grado di accordo con alcune affermazioni
diffuse sul tema ‘donne e politica’
do
rd za
or
rd te
co tan
o
o
c
o
rd
ac
co n
ac ie
ac o
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co
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d’ olt
d’ bba
d’ r n
oc
Pe
M
A
Po
Ai partiti non interessa
coinvolgere più donne 22,1 53,0 17,0 7,9
Per una donna in gamba
non esistono particolari difficoltà
a entrare nel mondo politico 27,9 29,8 34,5 7,8
Le donne non condividono
il modello di politica
praticato dagli uomini 19,8 44,7 27,3 8,2
L’attuale mondo politico
è ostile alle donne 18,1 49,6 26,0 6,3
I tempi della politica
non sono compatibili
con quelli delle donne 13,9 40,5 22,6 23,0
Anche se le donne si candidano,
poi non vengono elette 14,6 49,6 26,7 9,1
Le donne pensano
di non essere portate
per la politica 11,5 45,4 26,1 17,0
Alle donne
non interessa la politica 2,3 33,2 38,7 25,8
Le donne non sono
all’altezza dei compiti
che l’impegno politico richiede 0,8 1,5 18,8 78,9
15dichiarano “per niente d’accordo” rispetto alla stessa affermazione. Si rileva di conseguenza
un maggior numero di persone che ritengono che la difficoltà di dialogo tra donne e politica
non risieda tanto nei tempi femminili, ma piuttosto sia legato ad altri fattori, primo fra tutti il
disinteresse, se non l’ostilità, da parte dei partiti nel coinvolgere più donne al loro interno. E’
maggiore anche la percentuale di intervistate che in questa edizione sostiene che, nonostante
tutto, per una donna in gamba non esistano particolari difficoltà a farsi strada nel mondo poli-
tico (61% rispetto al 54% del 2004)10.
Il confronto tra le risposte offerte da soggetti di età diverse mette in luce un maggiore otti-
mismo tra le rispondenti più giovani, sia rispetto alla rappresentazione delle donne (di cui si
riconosce un più alto grado di interesse per la politica), sia rispetto alle effettive opportunità di
affermarsi. Tra le aventi meno di 35 anni il 39% si dichiara “per niente d’accordo” con l’afferma-
zione secondo cui le donne non sono interessate alla politica, a fronte di un 25,8% tra chi ha
tra i 35 e i 50 anni e un 19% tra chi ha superato i 50. Sono ancora soprattutto le giovani donne
a ritenere che per le “donne in gamba” non esistano particolari difficoltà per affermarsi in
politica (37,5%, contro un 29,4% tra le 35-50enni e un 17,7% tra le rispondenti oltre i 50 anni).
Le giovani donne sembrano inoltre meno convinte della presenza di diversi modelli di cultura
politica legati all’appartenenza di genere, dell’esistenza di una ostilità di fondo o comunque di
una sorta di disinteresse da parte del mondo politico nei confronti delle donne e del fatto che
anche quando si candidano, le donne non vengono elette. Tra le aventi meno di 35 anni non vi
Figura 3 Motivazioni dell’abbandono della attività
politica da parte delle donne
TEMPI
E CONCILIAZIONE
AUTOSTIMA
MANCANZA
DI SOSTEGNO
DISCRIMINAZIONE
NON CONDIVISIONE
MODELLO
DOMINANTE
MANCANZA
DI FORMAZIONE
0% 20% 40% 60% 80% 100%
Prima scelta Seconda scelta Terza scelta Non scelto
10 Per un confronto tra le risposte fornite nell’edizione del 2004 e in quella del 2005 si veda la tabella n. 6 riportata nell’appendice
n. 2.
16è nessuna che aderisce a quest’ultima affermazione dichiarandosi “molto d’accordo”, diversa-
mente dalle rispondenti tra i 35 e i 50 anni (15,3%) e tra chi ha più di 50 anni (24,2%).
Alle intervistate è stata inoltre offerta la possibilità di indicare liberamente le principali ragioni
che possono portare una donna a rinunciare ad un progetto di attività politica (fig. 3).
La motivazione maggiormente segnalata riguarda la difficoltà di conciliare i tempi della politica
con quelli della famiglia e in molti casi anche del lavoro: per le donne che hanno responsabilità
familiari e lavorative, quella politica diventa infatti la terza presenza e non sempre è facile o
possibile trovare un equilibrio, sebbene precario, tra queste tre dimensioni. La seconda ragio-
ne individuata è legata alla carenza di autostima che sembra caratterizzare le donne e che le
porta a sminuire le proprie capacità e competenze. Si sottolinea poi una generale mancanza
di sostegno da parte dei vari contesti di riferimento (i partiti, le famiglie, la cittadinanza), ma
anche una mancanza di solidarietà tra le stesse donne. Lo stesso peso viene attribuito al
problema della discriminazione da parte degli uomini, che rappresenta la ragione principale
di rinuncia per una donna all’attività politica per circa il 9% delle rispondenti. Viene infine
segnalata la scarsa identificazione delle donne nei modelli politici dominanti, prevalentemente
maschili e pochissime persone indicano il minor grado di formazione politica delle donne.
Concentrando l’attenzione sulle risposte provenienti da coloro che dichiarano di aver rinuncia-
to ad un progetto di partecipazione politica (un terzo delle rispondenti), si osserva che le prime
due indicazioni vengono confermate: resta infatti prioritario il problema della conciliazione dei
tempi, seguito dal problema della scarsa fiducia nelle proprie capacità. Il terzo fattore critico
è invece rappresentato dal non riconoscersi nel modello culturale dominante nel mondo della
politica.
5. Quali azioni per incentivare la partecipazione delle donne
Una volta individuati i principali fattori che sembrano ostacolare l’accesso delle donne al mon-
do della politica, sono state proposte alle rispondenti una serie di possibili soluzioni e/o inizia-
tive per incentivare il coinvolgimento e la partecipazione politica delle donne, chiedendo loro
di individuare delle priorità (fig. 4). L’opzione che raccoglie la maggior parte dei consensi (sia
complessivamente che come prima scelta) è quella relativa all’esigenza di offrire percorsi di
formazione politica (sia in termini di acquisizione di conoscenze che di sviluppo di competen-
ze). Segue (per numero complessivo di scelte) l’esigenza di creare reti locali di sostegno per
le donne, anche se l’azione che raccoglie la seconda maggior quota di prime scelte riguarda il
rafforzamento dell’autostima e della sicurezza delle donne, che risponde all’esigenza emersa
in precedenza, laddove una consistente quota di rispondenti riteneva che le donne pensano
di non essere portate per la politica (il 56,9% si era dichiarata “molto” o “abbastanza d’accor-
do” con questa affermazione). Minori preferenze raccolgono soluzioni mirate a sensibilizzare
cittadinanza e partiti. E’ interessante sottolineare che tra un’edizione e l’altra è cresciuta in
maniera considerevole la percentuale di persone che ritengono l’introduzione delle quote una
possibile azione per sostenere le donne in politica (quasi il 40% nel 2005, a fronte del 26%
nel 2004)11.
11 Per un confronto tra i dati relativi al 2004 e quelli relativi al 2005 si veda la tabella n. 7 in appendice 2.
17Figura 4 Azioni ritenute utili per sostenere la
presenza delle donne in politica
FARE FORMAZIONE
POLITICA
(CONOSCENZA,
COMPETENZE)
CREARE RETI LOCALI
DI SOSTEGNO PER LE
DONNE
RAFFORZARE
L’AUTOSTIMA E
LA SICUREZZA
DELLE DONNE
SOLLECITARE
I PARTITI PER FAVORIRE LE
CANDIDATURE DI DONNE
SENSIBILIZZARE
LA CITTADINANZA
FISSARE UNA QUOTA
MINIMA DI CANDIDATURE
PER IL SESSO MENO
RAPPRESENTATO
0% 20% 40% 60% 80% 100%
Prima scelta Seconda scelta Terza scelta Non scelto
A sottolineare la rilevanza di una formazione di tipo tecnico sono soprattutto le rispondenti più
giovani, nella cui esperienza il percorso formativo assume una rilevanza più significativa ri-
spetto alle generazioni precedenti, anche in relazione alle aspettative di carattere professiona-
le. Sono invece le donne meno giovani a segnalare maggiormente l’esigenza di un intervento
formativo finalizzato a rafforzare l’autostima e la sicurezza delle donne, ma anche l’opportuni-
tà di azioni di sensibilizzazione o di sostegno a favore della componente femminile.
Di fronte a questi dati vale tuttavia forse la pena di ricordare come varie ricerche abbiano
dimostrato che le donne che oggi accedono alla politica (ma più in generale al mondo delle
professioni) siano mediamente più preparate e formate rispetto alla componente maschile e
come questo, pur rappresentando una condizione necessaria, non rappresenti tuttavia una
condizione sufficiente per riconoscere e non mettere in discussione le proprie competenze e
per farsi strada e ottenere gli adeguati riconoscimenti12.
12 Cfr. Pescarolo, A. “Donne e uomini nella politica”, Firenze, Consiglio Regionale della Toscana, 2001; Bison, I. Pisati, M. e
Schizzerotto, A. “Disuguaglianze di genere e storie lavorative”, in Genere. La costruzione sociale del femminile e del maschile,
a cura di S. Piccone Stella e C. Saraceno, Bologna, Il Mulino, pp. 253-279,1996.
186. Proposte di approfondimento
L’ultima parte del questionario si concentrava sulle indicazioni rispetto ad eventuali ulterio-
ri momenti formativi, proponendo alle rispondenti di indicare quale argomento meritasse un
maggior approfondimento, potendo scegliere tra il tema dell’autostima, quello dell’amministra-
zione dell’ente pubblico e la questione del rapporto tra genere e potere (fig. 5). Alle partecipan-
ti al ciclo di incontri è stato inoltre chiesto di segnalare eventuali altre tematiche di interesse
(tabella 9). Se nel 2004 era prevalso l’interesse per l’amministrare, nel 2005 il tema più indi-
cato per ulteriori approfondimenti è stato quello relativo all’autostima (45,3) seguito da quello
concernente all’amministrare (40,3). Questa inversione di tendenze può essere probabilmente
ricondotta al fatto che il tema dell’autostima, diversamente da quanto accaduto nel 2004, non
è stato oggetto di discussione nel ciclo di incontri del 2005, e che quindi le partecipanti hanno
espresso la necessità di riprenderlo in considerazione13.
Figura 5 Indicazioni per eventuali approfondimenti
dei temi trattati: seconda edizione
AMMINISTRARE:
COS’È
CHE “GENERE”
DI POTERE
AUTOSTIMA:
CONVINCERSI
DI ESSERE CAPACI
0% 20% 40% 60% 80% 100%
Figura 6 Indicazioni per eventuali approfondimenti
dei temi trattati: PRIMA edizione
AMMINISTRARE:
COS’È
CHE “GENERE”
DI POTERE
AUTOSTIMA:
CONVINCERSI
DI ESSERE CAPACI
0% 20% 40% 60% 80% 100%
Più importante Mediamente importante Meno importante Non scelto
13 Nella tabella n. 8 in appendice n. 2 sono riportati i dati scorporati delle due edizioni.
19Sembra dunque che la richiesta prioritaria sia quella di acquisire una maggiore autostima, in
modo da possedere una maggiore sicurezza per la partecipazione all’attività politica: viene
nuovamente confermata l’esigenza di rafforzare la fiducia nelle proprie capacità e di convin-
cersi di avere le competenze adeguate per entrare con successo nel mondo della politica. Già
nelle precedenti domande, alla richiesta di indicare le azioni ritenute maggiormente utili per
sostenere la presenza delle donne in politica, le intervistate avevano espresso come seconda
scelta (di poco superata dalla necessità di formazione) il rafforzamento dell’autostima.
All’invito a proporre eventuali altre tematiche da approfondire, le persone che hanno risposto
(solo il 33% del totale) hanno reagito suggerendo una molteplicità di percorsi. Nella tabella 6
vengono individuate alcune categorie di sintesi delle diverse indicazioni raccolte (presentate
per esteso nell’appendice 1).
Tabella 6 Indicazioni di possibili tematiche
da approfondire (%)
Dato
2004 2005
complessivo
Le donne e la politica 34,8 31,5 33,3
Amministrare 26,1 34,2 29,8
Autostima e comunicazione 15,2 13,3 14,3
Costruzione di reti 8,7 10,6 9,5
Nuove generazioni e politica non presente 5,2 2,4
Altro 15,2 5,2 10,7
Totale 100,0 100,0 100,0
In primo luogo emergono le richieste di approfondimento rispetto al tema della presenza delle
donne in politica, che vanno dalla riflessione sull’apporto specifico che la donna può dare alla
politica, alla considerazione dei possibili interventi mirati a favorire l’equità tra donne e uomini
nei contesti politico-istituzionali, ad una analisi più generale dei modelli culturali di genere
nella politica, ma anche nella società. Seguono le proposte di approfondimento di questioni
relative all’attività dell’amministrare, come il funzionamento dell’amministrazione pubblica, la
rappresentanza partitica e il diritto pubblico in generale (istituzioni nazionali e locali). Occorre
tuttavia evidenziare il fatto che nell’edizione del 2005 si è riscontrato un maggior interesse
rispetto ai temi dell’amministrazione in confronto a quelli riguardanti il rapporto tra donne e
politica, probabilmente maggiormente approfonditi nel corso dell’iniziativa. Inoltre, seppure in
misura più contenuta, vengono segnalate la tematica dell’autostima – nello specifico espressa
20dal desiderio di imparare a parlare in pubblico e di vincere le proprie paure – e del networking,
ovvero dell’opportunità di costruire reti tra donne o di sostegno alle donne. Nell’edizione del
2005 emerge inoltre la necessità di approfondimenti formativi che mettano al centro della
discussione il rapporto tra politica e nuove generazioni (5,2%), che parte probabilmente dal
desiderio di ricostruire un interesse e un coinvolgimento dei giovani al discorso politico, che
contribuisca all’individuazione di nuove forme e modalità del fare politica e della partecipazio-
ne democratica.
Appendice 1 - Tematiche proposte per possibili approfondimenti
Le donne e la politica politica visto che non dobbiamo né
■ Come conciliare lavoro e politica vogliamo emulare gli uomini
■ Come fare a far votare le donne ■ Donne e lavoro
■ Come coinvolgere le donne in politica ■ Laboratori creativi e supporto alle donne
■ Complementarietà con il genere già in politica
maschile in politica ■ L’educazione dei bambini e i
■ Donne e politica nel passato meccanismi inconsci che ripetono le
■ Donne e politica nel passato e dinamiche del sistema sociale
prospettive per il futuro ■ Promuovere la necessità di essere attive
■ Emancipazione delle donne in politica e ■ Psicologia maschile/femminile
in generale e delega del lavoro di cura - informazione politica/ informazione &
■ Importanza della collaborazione tra politica
uomo e donne in politica ■ Rafforzare l’idea di uguaglianza e pari
■ Modo femminile di pensare i rapporti opportunità
sociali in politica ■ Rendere visibile l’importanza del ruolo
■ Rapporto tra donne e politica della donna
■ Il ruolo delle donne oggi in politica ■ Sentire l’esperienza di una donna in
■ Valori e potere in politica: come politica
coinvolgere le donne ■ Studio della società che cambia in
■ Come convincere il territorio del valore favore della presenza delle donne in
della donna in politica, aiutare le donne politica, corsi di formazione
■ Come coordinare impegni lavorativi e ■ Studio di meccanismo per costringere i
familiari, come amministrare, crescita e partiti a introdurre le donne nelle liste e
sviluppo a sostenerle
■ Come possono entrare forze nuove
in politica: la politica femminile come Amministrazione
professione e normative
■ Confronto tra le realtà in cui la presenza ■ Aggiornamento sulle normative
femminile è alta e quelle in cui è bassa: provinciali e regionali
tesi equità ■ Amministrazione locale e partecipazione
■ Cos’è veramente la vita politica? cos’è ■ Come operare per essere buone
per la donna? amministratrici
■ Cosa noi donne possiamo portare alla ■ Comprensione del bilancio
21■ Conoscere gli organismi istituzionali e ■ Modelli comunicativi in politica
il bilancio ■ Comunicazione nelle politiche pubbliche
■ Funzionamento della gestione ■ Autostima
amministrativa ■ Incontro alla pari tra uomini e donne,
■ Gestione dell’amministrazione capacità di parlare in pubblico, vincere
■ Corsi sulla legislazione specifica del le paure
contesto locale ■ Parlare in pubblico
■ La riforma istituzionale ■ Rafforzare l’autostima e la
■ Organizzazione comunale per le donne partecipazione
■ Organizzazione interna al comune ■ Saper parlare, riuscire a farsi capire
■ Strategie di governance a livello locale ■ Strategie comunicative e di mediazione
■ Corsi sul tema amministrativo ■ Tecniche di comunicazione, ruolo della
■ Approfondire i tre temi svolti con donna nelle istituzioni
particolare attenzione alla formazione in
materia istituzionale Costruzione di reti
■ Aspetti giuridici ed economici ■ Come creare gruppi di supporto alle
dell’amministrare donne
■ Burocrazia: come funziona, servizi al ■ Modelli partecipativi e reti tra donne
cittadino e alle imprese, formazione ■ Strategie relazionali e di sostegno nel
continua gruppo amministrativo
■ Comunità e bene comune, storia/ ■ Rete di sostegno e tempi politici
economia internazionale ■ Fare seminari o piccoli gruppi con
■ Conoscenze tecniche confronti tra donne amministratrici,
sull’amministrazione incontri con i partiti
■ Corsi di legislazione - sull’ordinamento ■ Forme della partecipazione democratica,
dei Comuni - sulla gestione provinciale e costruzione di “reti”, forme alternative di
sulle competenze fare politica
■ Formazione politica ■ Incontrare le donne di vari partiti su
■ Formazione politica, rete territoriale problemi e temi sociali insieme
possibile per unificare donne e politica, ■ Interventi politici fatti attraverso i
responsabilità politica comitati, i gruppi di pressione ecc.
■ Imparare a conoscere i meccanismi
della politica Nuove generazioni e politica
■ Legislazione nei principali ambiti
dell’amministrare, urbanistica, industria, Altro
commercio, cultura ecc.
■ Nozioni legislative ■ Classi deboli ed emarginazione
■ Tematiche amministrative in politica, ■ Inquinamento, viabilità, vivibilità
cos’è un’interrogazione o una mozione, ■ Approfondimento culturale generale
saper intervenire ■ Il campo sociale
■ La politica come arte del compromesso?
Autostima e comunicazione ■ Lavoro, razzismo, politica
■ L’utopia di credere nel benessere
■ Come prepararsi a parlare di fronte a un collettivo e nella sua possibilità di essere
pubblico perseguito
■ Comunicazione in contesti istituzionali ■ Mobbing
■ Educazione al confronto politico ■ Nuovi modi di fare politica
22Appendice 2 – Risultati dei questionari somministrati disaggregati
per anno di edizione
Tabella 1 Distribuzione per età nelle due edizioni
% 2004 2005
Meno di 30 anni 13 13,1
31 – 40 anni 23 22,6
41 – 50 anni 32 40,2
51 – 60 anni 25 18,3
Oltre i 60 anni 7 5,8
Totale 100,0 100,0
Tabella 2 Distribuzione per posizione professionale
nelle due edizioni
% 2004 2005
Occupato/a 60 51,7
In cerca di occupazione 2,6 2,0
Pensionato/a 13,9 14,6
Casalinga 4,3 12,6
Studente 2,6 4,6
Altra condizione 5,2 6,6
Non risponde 11,3 7,9
23Tabella 3 Distribuzione per posizione professionale
nelle due edizioni
% 2004 2005
Dipendente 56 46
Imprenditore/trice
o libero/a professionista 21 9
Lavoratore/trice autonomo/a 2 6
Altro 2 4
Non risponde 19 35
Totale 100,0 100,0
Tabella 4 Interesse e partecipazione ad attività
politiche (%)
SPESSO QUALCHE RARAMENTE MAI
% 2004 2005 2004
VOLTA
2004 2005 2004 2005 2005
2004 2005
Discutere di politica
con familiari /amici 64,0 63,8 30,7 29,5 3,5 4,7 0,0 2,0
Leggere articoli/giornali
di carattere politico 66,7 54,4 25,4 36,7 2,6 7,5 1,8 1,4
Seguire alla tv trasmissioni
di carattere politico 40,4 40,8 49,1 44,9 9,6 10,9 0,9 3,4
Partecipare a manifestazioni
di carattere politico 16,7 13,1 28,9 33,1 36,0 31,0 16,7 22,8
Partecipare attivamente
ll’attività di partiti/sindacati/
movimenti politici
/associazioni 26,1 26,6 26,1 22,4 23,4 25,9 24,3 25,1
24Tabella 5 Perché una maggiore presenza delle donne
in politica porterebbe dei miglioramenti (%)
% 2004 2005
Portatrici di nuovi punti di vista 47,3 51,1
Maggiore sensibilità per certi problemi 45,5 46,8
Maggiori capacità 3,6 0,7
Altro 0,9 1,4
Totale 100,0 100,0
25Tabella 6 Grado di accordo con alcune affermazioni
diffuse sul tema ‘donne e politica’ (%)
% 2004 2005
2004 2005
2004 2005 2004 2005
Ai partiti non interessa
coinvolgere più donne 28,2 17,9 47,3 57,1 15,2 18,6 9,8 6,4
Per una donna in gamba
non esistono particolari
difficoltà a entrare
nel mondo politico 25,5 29,6 28,6 31,0 37,5 32,4 8,9 7,0
Le donne non condividono
il modello di politica
praticato dagli uomini 24,5 16,3 36,8 50,4 28,8 26,2 9,9 7,1
L’attuale mondo politico
è ostile alle donne 23,6 14,3 45,1 52,9 23,9 27,9 8,0 5,0
I tempi della politica
non sono compatibili
con quelli delle donne 21,8 7,9 36,9 42,9 22,5 22,9 18,9 26,4
Anche se le donne
si candidano,
poi non vengono elette 17,3 12,8 47,3 51,1 28,6 25,5 7,1 10,6
Le donne pensano
di non essere portate
per la politica 12,7 9,9 47,7 44,0 24,3 27,7 15,3 18,4
Alle donne non interessa
la politica 1,8 2,1 37,5 30,1 36,6 40,6 24,1 27,3
Le donne non sono
all’altezza dei compiti
che l’impegno politico
richiede 0,9 0,7 1,8 1,4 18,6 19,0 78,8 78,9
Molto d’accordo Abbastanza d’accordo Poco d’accordo Per niente d’accordo
26Tabella 7 Azioni ritenute utili per sostenere
la presenza delle donne in politica
% 2004 2005
2004 2005
2004 2005 2004 2005
Fissare una quota minima
di candidature per il sesso
meno rappresentato 11,8 16,5 5,3 7,9 9,2 13,7 73,7 61,9
Sensibilizzare la cittadinanza 2,7 9,4 9,3 8 20 11,6 68 71
Sollecitare i partiti
per favorire
le candidature di donne 4 3,6 6,7 13,7 21,3 10,8 68 71,9
Rafforzare l’autostima
e la sicurezza delle donne 25 27,3 25 20,9 7,9 7,9 40,8 43,9
Creare reti locali di sostegno
per le donne 15,8 12,9 28,9 23 23,7 24,5 31,6 39,6
Fare formazione politica
(conoscenza, competenze) 34,7 30,2 21,3 20,1 13,3 11,6 30,7 38,1
Prima scelta Seconda scelta Terza scelta Non scelto
Tabella 8 Indicazioni per eventuali
approfondimenti dei temi trattati
% 2004 2005
2004 2005
2004 2005 2004 2005
Autostima: convincersi
di essere capaci 28,7 45,3 20 18 16,5 23 34,8 13,7
Che “genere” di potere 16,5 12,9 20,9 33,8 30,4 34,5 32,2 18,8
Amministrare: cos’è 32,2 40,3 23,5 28,1 20,9 18,7 23,4 12,9
Più importante Mediamente importante Meno importante Non scelto
27Appendice 3 – Il questionario
“Donne in politica: l’importanza e il dovere di esserci”
Data:
Luogo dell’incontro:
1. Facendo riferimento al suo interesse per la
politica, indichi, per cortesia, con quale
frequenza compie le seguenti attività:
Mai Raramente Qualche volta Spesso
Discutere di politica con familiari /amici
Leggere articoli/giornali di carattere politico
Seguire alla tv trasmissioni di carattere politico
Partecipare a manifestazioni di carattere politico
Partecipare attivamente all’attività di partiti/
sindacati/movimenti politici/associazioni/ …
2. Secondo lei, il numero di donne attualmente
in politica dovrebbe essere (1 sola risposta):¨
va bene così più elevato
più basso non so/ non ci ho mai pensato
3. Secondo lei, una maggior presenza femminile nei
luoghi decisionali potrebbe comportare dei
cambiamenti nella qualità delle decisioni
politiche? (1 sola risposta)
no, non cambierebbe nulla vai alla domanda 3.1
ci sarebbero dei miglioramenti vai alla domanda 3.2
28ci sarebbero dei peggioramenti vai alla domanda 3.3
non so/ non ci ho mai pensato vai alla domanda 4
3.1 No, non cambierebbe nulla.
Perché? (1 sola risposta)
non c’è alcuna differenza tra le decisioni prese da uomini e da donne
anche se ci fossero più donne, a loro sarebbero destinati i posti privi di reale potere
anche se ci fossero più donne, non avrebbero l’autorevolezza di imporre
il loro punto di vista
altro: ________________________________________
3.2 Ci sarebbero dei miglioramenti.
Perché? (1 sola risposta)
le donne sono portatrici di nuovi punti di vista
le donne hanno una maggiore sensibilità di fronte a certi problemi
le donne hanno più capacità degli uomini
altro: _____________________________________
3.3 Ci sarebbero dei peggioramenti.
Perché? (1 sola risposta)
le donne sono meno esperte degli uomini a gestire il potere
le donne hanno meno capacità degli uomini
le donne dedicherebbero meno tempo degli uomini agli impegni politici
altro: ________________________________________
294. Secondo lei, qual è, in generale, l’atteggiamento
dei cittadini nei confronti delle donne che
partecipano alla vita politica?
(1 risposta per ogni coppia di affermazioni)
i cittadini hanno fiducia oppure i cittadini non hanno fiducia
i cittadini le sostengono oppure i cittadini non le sostengono
i cittadini le ritengono capaci oppure i cittadini non le ritengono capaci
5. Di seguito vengono riportate alcune
affermazioni sul tema ‘donne e politica’.
Per ciascuna di esse potrebbe indicare
il suo grado di accordo/disaccordo?
Per niente Poco Abbastanza Molto
d’accordo d’accordo d’accordo d’accordo
Alle donne non interessa la politica
Le donne pensano di non essere portate
per la politica
Le donne non sono all’altezza dei compiti
che l’impegno politico richiede
I tempi della politica non sono compatibili
con quelli delle donne
Anche se le donne si candidano,
poi non vengono elette
Ai partiti non interessa coinvolgere più donne
L’attuale mondo politico è ostile alle donne
Le donne non condividono il modello
di politica praticato dagli uomini
Per una donna in gamba non esistono particolari
difficoltà a entrare nel mondo politico ¨
306. Secondo lei, che cosa si dovrebbe fare per
sostenere la partecipazione delle donne in
politica?
(al massimo 3 risposte in ordine di importanza:
1= più importante, 2=mediamente importante,
3=menO importante)
fissare per legge una quota minima di candidature per il sesso meno rappresentato
fare formazione politica (conoscenze, competenze)
rafforzare l’autostima e la sicurezza delle donne (empowerment)
sensibilizzare la cittadinanza
creare reti locali che sostengano le donne che vogliono partecipare alla vita politica
sollecitare i partiti al fine di favorire le candidature delle donne
altro: _____________________________________________
7. Secondo lei, una donna che vuole entrare
in politica ma poi rinuncia a questo progetto,
per quali ragioni giunge a tale decisione?
Indichi, per cortesia, le tre ragioni che lei
ritiene più verosimili.
a. _______________________________________________________________________
b. _______________________________________________________________________
c. _______________________________________________________________________
7.1 A lei è mai successo? (solo per le donne)
Sì
No
318. Secondo lei, quali sono i temi degli incontri
per cui sarebbe interessante
un approfondimento?
(al massimo 3 risposte in ordine di importanza:
1= più importante, 2=mediamente importante,
3=meno importante)
Autostima: convincersi di essere capaci
Amministrare: cos’è
Che “genere” di potere
9. Quali altre tematiche
le interesserebbE approfondire?
_________________________________________________________________________
_________________________________________________________________________
_________________________________________________________________________________________________________________________________________________
__________________________________________________________________________
Dati individuali
10. Sesso
M F
11. Età
_____
12. Titolo di studio
nessun titolo/ licenza elementare/ licenza di scuola media inferiore
qualifica professionale/ diploma di scuola media superiore
laurea/ diploma universitario
dottorato di ricerca/ specializzazione post-laurea
3213. Condizione occupazionale
Occupato/a vai alla domanda 13.1
In cerca di occupazione
Pensionato/a
Casalinga
Studente
Altra condizione
13.1 In quale posizione occupazionale si trova?
(solo per chi è occupato)
Dipendente vai alla domanda 13.2
Imprenditore/trice o libero/a professionista
Lavoratore/trice autonomo/a
Altro
13.2 Lei è alle dipendenze come…
(solo per chi è alle dipendenze)
Dirigente/direttivo/quadro
Impiegato/a
Operaio/a
Altro ____________________
333. La rappresentanza politica “femminile”
in Italia
di Marilisa D’Amico
Ordinario di Diritto costituzionale nella facoltà di Giurisprudenza dell’Università statale di Milano
L’Italia è fra i Paesi europei e mondiali con una delle percentuali più basse di donne in
Parlamento. La storia degli ultimi anni ha vissuto alterne vicende: da un lato sono state
varate leggi tendenti a garantire una quota minima di candidati donne, dall’altro sono
intervenute alcune sentenze della Corte costituzionale non del tutto coerenti fra loro; da
ultimo è stato modificato l’art. 51 Cost. che ha consentito un primo provvedimento in tema
di elezioni europee.
Nel 1993, con la legge n. 81, il legislatore aveva pensato di risolvere il problema della
bassa percentuale di donne nelle Assemblee elettive, introducendo, per la prima volta, le
cd. “quote” in merito alle elezioni dei rappresentanti negli enti locali.
Per le elezioni regionali e comunali si prescriveva che nelle liste i candidati dello stesso
sesso non fossero inseriti in misura superiore ai due terzi, con ciò sostanzialmente riser-
vando un terzo dei posti disponibili al sesso sottorappresentato.
Per le elezioni nazionali, invece, veniva introdotta l’alternanza obbligatoria di uomini e
donne nelle liste per il recupero proporzionale previsto dalla legge elettorale per la Ca-
mera dei deputati.
Questa serie di interventi legislativi sono stati censurati da una sentenza della Corte
costituzionale, la n. 422 del 1995, con la quale il giudice costituzionale ha chiarito che, in
via generale e senza alcuna eccezione, in materia elettorale debba trovare applicazione
soltanto il principio di eguaglianza formale (artt. 3, 1 comma, e 51, comma 1, Cost.) e che
qualsiasi disposizione tendente ad introdurre riferimenti “al sesso” dei rappresentanti,
anche se formulata in modo neutro, sia in contrasto con tale principio.
Nonostante l’oggetto specifico della questione di costituzionalità sollevata di fronte al
Giudice delle leggi riguardasse esclusivamente la normativa relativa all’elezione degli
enti locali, la Corte, attraverso l’applicazione dell’art. 27, comma 2, l. n. 87 del 1953
(dichiarazione di illegittimità consequenziale), è giunta all’annullamento di tutte le norme
presenti nell’ordinamento miranti, sia pur con tecniche diverse, a riequilibrare la presenza
di uomini e donne nelle Assemblee elettive.
In particolare, la decisione della Corte risulta assai significativa in quanto colpisce la
disposizione inserita nella legge per l’elezione della Camera dei deputati, che come già
chiarito, prevedeva il meccanismo di ‘alternanza’ nell’indicazione dei candidati. A con-
ferma della posizione rigorosa assunta dalla Corte, venivano colpite anche le norme
previste per le Regioni a statuto speciale.
L’interpretazione della Corte, di per sé discutibile, anche alla luce di argomenti testuali
(molti autori non sono d’accordo sul significato da attribuire all’art. 51 Cost.), non soltanto
34determinava l’illegittimità di tutte le disposizioni in materia, ma rendeva impossibile, a Co-
stituzione invariata, per il legislatore ordinario introdurre norme di qualsiasi tipo miranti a
favorire l’accesso delle donne alle competizioni elettorali. Tuttavia la Corte, dimostrando
di non sottovalutare l’importanza del problema, aveva espressamente dichiarato che op-
portune misure di sostegno nei confronti del sesso sottorappresentato, avrebbero potuto
essere assunte liberamente dai partiti politici.
Per superare l’ostacolo posto dalla Corte agli interventi legislativi ordinari, fu necessa-
rio avviare un laborioso processo di revisione dell’art. 51 della Costituzione, conclusosi
soltanto molti anni dopo con l’approvazione della costituzionale n. 1 del 2003. Con tale
intervento è stato aggiunto un secondo periodo al comma 1 dell’art. 51 Cost.: “A tal
fine la Repubblica promuove con appositi provvedimenti le pari opportunità tra donne e
uomini”.
Nel medesimo senso, prima della modifica dell’art. 51 Cost., sono intervenuti due altri
importanti provvedimenti del legislatore costituzionale, che hanno ulteriormente mutato il
quadro costituzionale di riferimento. Si tratta, da una parte, dell’art. 2 della legge cost. 31
gennaio 2001, n. 2, il quale prevede espressamente che “al fine di conseguire “l’equilibrio
della rappresentanza dei sessi”, la legge regionale “promuove condizioni di parità per
l’accesso alle consultazioni elettorali”; dall’altra, dell’art. 117, comma 7, che introduce
una disposizione analoga, volta ad impegnare il legislatore regionale a rimuovere “ogni
ostacolo che impedisce la piena parità degli uomini e delle donne nella vita sociale, cultu-
rale ed economica” e a promuovere “la parità di accesso tra donne e uomini alle cariche
elettive”.
Anche a livello internazionale si è cercato di porre rimedio al problema della sottorappre-
sentanza femminile; l’art. 23 della Carta di Nizza, approvata il 7 dicembre 2000, sancisce
infatti, al comma 2, che “il principio della parità non osta al mantenimento o all’adozione
di misure che prevedano vantaggi specifici a favore del sesso sottorappresentato”.
In questo rinnovato contesto si inserisce la sent. n. 49 del 2003, in occasione della quale
la Corte ha modo di tornare sul problema delle cd. “quote rosa”, cioè di disposizioni in
materia elettorale volte a favorire una maggiore presenza delle donne nelle Assemblee
elettive.
L’occasione per il nuovo intervento del Giudice costituzionale è stata offerta dall’impugna-
zione effettuata dal Governo di una legge della Regione Valle d’Aosta. Curioso è il fatto
che tale impugnazione sia stata avanzata dal medesimo Governo che aveva presentato
il disegno di legge di modifica dell’art. 51, Cost. (il cui testo della relazione di accompa-
gnamento espressamente si riferiva alla necessità di “di mettere un cappello alle quote”),
in corso di approvazione al momento del ricorso stesso. Oggetto del giudizio sono state
alcune disposizioni, in particolare l’art. 7, comma 1, e 2, comma 2 della deliberazione
legislativa della Regione Valle d’Aosta, adottata ai sensi dell’art. 15, comma 2, dello sta-
tuto speciale, in base alle quali, a pena di invalidità, le liste dovevano essere formate da
“rappresentanti di entrambi i sessi”. Un simile intervento, finalizzato a garantire una tutela
minima (la sola necessaria presenza di candidati di entrambi i sessi, per ipotesi anche
uno solo del sesso sfavorito) è stato impugnato non per “difetto”, bensì perché contra-
stante con i principi rigorosi della decisione costituzionale n. 422 del 1995.
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