DIFFICOLTÀ NELL'ADERENZA ALLA DIETA: TECNICHE DI GESTIONE DEL PAZIENTE - DR.SSA GEMMA BATTAGLIESE GDL PSICOLOGIA E ALIMENTAZIONE - Ordine ...

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DIFFICOLTÀ NELL'ADERENZA ALLA DIETA: TECNICHE DI GESTIONE DEL PAZIENTE - DR.SSA GEMMA BATTAGLIESE GDL PSICOLOGIA E ALIMENTAZIONE - Ordine ...
DIFFICOLTÀ NELL’ADERENZA ALLA DIETA:
 TECNICHE DI GESTIONE DEL PAZIENTE

        DR.SSA GEMMA BATTAGLIESE
      GDL PSICOLOGIA E ALIMENTAZIONE

                  21 Giugno 2019
                     WEBINAR
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IL MONDO DELLE
    DIETE
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DATI EPIDEMIOLOGICI
In Italia più di un terzo della popolazione adulta (più
del 30%) è in sovrappeso, mentre una persona su dieci
è obesa (circa 10%); complessivamente, oltre il 40% dei
soggetti di età ≥18 anni è in eccesso ponderale.

Le Regioni meridionali presentano la prevalenza più
alta di persone maggiorenni obese e in sovrappeso
rispetto a quelle settentrionali.

La percentuale di popolazione in eccesso ponderale
cresce all’aumentare dell’età.

Inoltre, la condizione di eccesso ponderale è più diffusa
tra gli uomini rispetto alle donne e tra le persone con
difficoltà economiche e un basso livello di istruzione.
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POLITICHE DEL MINISTERO DELLA SALUTE
È stato istituito     Tavolo di lavoro per la
prevenzione e il contrasto del sovrappeso e
dell’obesità presso l’Ufficio 8 della Direzione
generale della prevenzione sanitaria, con decreto
ministeriale 18 gennaio 2019 e successive
integrazioni.
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RISCHI DI UNA CATTIVA ALIMENTAZIONE
L’assunzione errata di alimenti, sia nella quantità che nella
qualità, può essere uno dei fattori principali nella
determinazione di stati patologici quali:
 sovrappeso e obesità
 ipertensione arteriosa
 malattie dell’apparato cardiocircolatorio
 malattie metaboliche (aumento colesterolo e trigliceridi
   ematici)
 diabete tipo 2
 osteoporosi
 litiasi biliare e steatosi epatica (fegato grasso)
 carie dentarie
 alcune forme di tumori.
Il rischio obesità, in particolare, è determinato oltre che
da un eccesso di calorie introdotte, rispetto a quelle
consumate, anche da uno stile di vita sedentario.
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PESO CORPOREO =   BILANCIO ENERGETICO
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ALIMENTAZIONE: FATTORI DI RISCHIO E
FATTORI PROTETTIVI
Il ruolo dell’alimentazione appare essere sempre più centrale
nella prevenzione di alcune patologie, come quelle di natura
cronica, che hanno registrato nel corso degli ultimi decenni un
significativo aumento all’interno della popolazione, a livello
globale.

Le malattie non trasmissibili, soprattutto quelle cardiovascolari,
il cancro, il diabete e i disturbi respiratori cronici, rappresentano
oggi il principale rischio per la salute dell’uomo a livello globale,
nonché un enorme peso socio-economico per la collettività.
Queste quattro malattie sono responsabili della maggior parte
dei decessi e provocano ogni anno circa 35 milioni di morti, vale a
dire il 60% a livello globale. Si stima inoltre che circa l’80% dei
casi legati a queste malattie potrebbero essere prevenuti
eliminando alcuni fattori di rischio come il consumo di
tabacco, le diete poco salutari, l’inattività fisica e il
consumo eccessivo di alcol. Al contrario, senza un’adeguata
prevenzione, il loro peso sulla salute globale potrebbe aumentare
nei prossimi anni.
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LA DIETA

Perdere peso   o   regime alimentare salutare?
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LE DIETE SONO EFFICACI
   Il Ministero della Salute, sulla base di evidenze
    scientifiche, afferma che “le diete hanno effetti
    negativi sulla salute”, soprattutto le diete fai da
    te!
   Non solo lo strumento dieta risulterebbe inefficace, ma
    sembrerebbe che la maggior parte dei problemi
    riguardanti il controllo e la gestione del peso corporeo
    siano da ricollegarsi a condizioni che nascono e si
    stabiliscono in conseguenza di metodologie errate quali
    le diete dimagranti e uno stile di vita scorretto ed
    inoltre fattori genetici predisponenti (si è dimostrato
    che l’ereditarietà incide sul peso corporeo per il 30%),
    fattori ambientali quali un ambiente alimentare con
    molta disponibilità di cibo comporta un uso smodato del
    cibo, fattori socio culturali e, da ultimo ma non meno
    importante, i fattori individuali.
RISCHI DELLA DIETA
Mangiare troppo poco o in maniera inadeguata può
provocare carenze vitaminiche e di minerali. Un altro
difetto di queste diete è che sono sbilanciate, monotone
e soprattutto povere di quei nutrienti che invece sono
essenziali per il nostro organismo. Queste diete
promettono di far perdere molti chili in breve tempo,
ma il più delle volte producono danni, come ad esempio
il rischio della sindrome yo-yo o il pericolo di
comparsa di disturbi alimentari.
PERCHÉ LE DIETE
    FALLISCONO

   Il regime dietetico risulta a lungo termine inefficace in
    quanto si oppone al processo naturale di controllo del peso
    (set point), influisce negativamente sugli aspetti sociali,
    psicologici, cognitivi ed emotivi dell’individuo.
   Eppure la Diet Industry, ci bombarda quotidianamente
    con la promozione dei più svariati programmi e prodotti
    farmaceutici e cosmetici con poteri dimagranti, con la falsa
    illusione che si può dimagrire in modo facile acquistando il
    prodotto miracoloso.
   Attualmente la Diet Industry è responsabile dell’aumento
    dell’obesità nella popolazione mondiale, eppure è un
    mercato in continua crescita perché sfrutta la
    disinformazione e la necessità delle persone di perdere
    peso senza sforzo.
SINDROME YO-YO
   Ancora oggi si continua a proporre il solito
    modello di “restrizione calorica” condannando
    gli individui a riprendere in pochi mesi il peso
    perduto.

   Molto spesso siamo consapevoli di cosa ci fa male
    o di cosa dovremmo o non dovremmo mangiare. Il
    problema è che non riusciamo a capire perché
    mai continuiamo a farlo anche quando siamo
    sazi, anche quando ciò che mangiamo ci disgusta,
    anche quando non vorremmo.
DIFFICOLTÀ NELL’ADESIONE ALLA DIETA
Le nostre abitudini alimentari e di movimento sono
profondamente cambiate.

Oggi possiamo nutrirci con una grossa varietà di cibi ma la
tendenza è quella di mangiare più del necessario,
specialmente perché abbiamo a disposizione cibi pronti e
invitanti e la vita è diventata molto sedentaria.

Inoltre camminiamo e ci muoviamo sempre meno a
causa della TV, dei social network e dell’uso eccessivo della
macchina.

Tutto questo ci porta a essere in sovrappeso o obesi e, di
conseguenza, più esposti a gravi rischi per la salute.
DIFFICOLTÀ NELL’ADESIONE ALLA DIETA

La quantità di cibo che ognuno di noi assume
quotidianamente dipende, solo in parte, da meccanismi
biologici. Per il resto incidono altri meccanismi che,
possono, farci mangiare “TROPPO”. Noi mangiamo non
solo per fame ma perché influenzati da:
- Famiglia
- Società
- Stimoli ambientali
- Grandezza dei piatti
- Situazioni
- Emozioni
- Pensieri relativi a noi e al cibo.
DIFFICOLTÀ NELL’ADESIONE ALLA DIETA
Il paradosso della dieta sta nell’attribuire il fallimento a
se stessi, alla propria forza di volontà che vacilla, ciò
innesta una loop senza fine: la dieta restrittiva si basa
su un principio di controllo e sacrificio, col passare del
tempo le limitazioni alimentari diverranno insostenibili
e il soggetto tenderà a trasgredire; la trasgressione
provoca un senso di fallimento che induce la persona a
sgarrare ulteriormente, considerando il sacrificio
inutile e colpevolizzandosi per non esser stati in
grado di seguire la dieta; una volta interrotta la dieta, il
soggetto tende ad ingrassare ed in seguito a ricercare
un nuovo programma dietetico che gli permetta di
perdere peso nuovamente, reiterando e aggravando la
propria condizione di salute.
IL CIRCOLO VIZIOSO DELLE DIETE
La maggior parte delle persone che vogliono/devono
seguire una dieta, magari per perdere peso
corporeo o per salute, ha letto decine di libri sulle
diete, ha consultato molteplici siti internet.

È importante rivolgersi sempre ad un serio e
qualificato professionista della nutrizione, che
saprà consigliare meglio di qualsiasi guru scovato
online.
INTERVENTI PER PERDERE E
MANTENERE IL PESO
   Le diete dimagranti, specialmente quelle “fai da te”, non
    rappresentano una soluzione efficace e duratura per la perdita
    di peso perché agiscono soltanto sul piano alimentare senza
    tenere conto delle caratteristiche di personalità, dello stile di
    vita e dei significati peculiari che ognuno attribuisce al cibo.
    Per determinare il raggiungimento di un peso forma che sia
    soddisfacente per la persona e che faccia rientrare il rischio
    per lo sviluppo di patologie legate all’aumento di peso, è
    necessario un cambiamento degli aspetti emotivi,
    cognitivi, e comportamentali.
   Un approccio integrato, nutrizionale, medico e
    psicologico, permette una presa in carico del paziente in
    modo olistico, garantendo un progressivo cambiamento delle
    abitudini alimentari, favorendo uno stile di vita più
    attivo e agevolando un disinvestimento dell’eccessiva
    importanza data al cibo fino a quel momento.
   Un intervento può rivelarsi maggiormente efficace se prevede
    anche dei programmi psico-educativi rivolti al contesto
    familiare del paziente obeso o in sovrappeso per correggere un
    eventuale approccio al cibo poco salutare condiviso anche dagli
    altri membri della famiglia.
PERCHÉ LO PSICOLOGO?

   Perché il Comportamento Alimentare è un
    COMPORTAMENTO e lo psicologo ne è lo specialista.
   Perché gli psicologi sanno che dietro ogni
    COMPORTAMENTO esistono una serie di fattori
    (pensieri, emozioni, idee) sui quali si deve intervenire
    per attuare un intervento correttivo.
   Perché ogni COMPORTAMENTO è influenzato da
    fattori Genetici, Sociali, Familiari, Ambientali e di
    Personalità.
   Perché i significati che l'individuo dà al cibo sono unici e
    pertanto non possono essere affrontati solo con uno schema
    rigido come la DIETA.
   Perché' l'obiettivo dell’intervento è perseguire il
    BENESSERE PSICO-FISICO dell'individuo: attraverso
    un percorso psicologico mirato e individualizzato, la
    persona sarà in grado di perdere i chili di troppo
    accumulati nel tempo nel pieno rispetto delle sue
    esigenze e dei gusti personali.
IL RUOLO DELLO PSICOLOGO?

L’obiettivo d’intervento dello Psicologo che lavora
nell’area dell’alimentazione è di offrire un aiuto e
supporto alla dieta.
Si serve di tecniche che aiutano a gestire i
comportamenti alimentari problematici attraverso
il controllo di quelle emozioni e quei pensieri che ci
spingono a mangiare inconsapevolmente.
LA PSICOLOGIA DELL’ALIMENTAZIONE
   La psicologia dell’alimentazione è quel settore di studi che cerca
    di individuare quali sono i fattori che influenzano le nostre
    scelte alimentari e la quantità dei cibi che mangiamo. Essere in
    sovrappeso significa mangiare più di quanto il nostro organismo
    dovrebbe mangiare ma, contrariamente a quanto pensiamo, noi
    mangiamo troppo non per fame vera ma perché influenzati,
    senza esserne consapevoli, dalla famiglia, dagli amici, dalla
    grandezza del piatto, dagli odori, dalle luci, da etichette, dalle
    forme e colori dei cibi, dalla difficoltà che abbiamo a riconoscere
    i segnali della fame/sazietà.
   In realtà la maggior parte delle persone mangia
    “inconsapevolmente” perché non è consapevole di tutti i fattori
    che influenzano la scelta e la quantità dei cibi a prescindere dal
    senso di sazietà, continuando così ad approcciarsi al cibo con la
    modalità “pilota automatico”.
   Lo psicologo alimentare non propone “diete”. Gli psicologi che si
    occupano di alimentazione, aiutano a capire perché si mangia
    troppo, quali sono i fattori che influenzano la fame e le cause
    che hanno determinato il sovrappeso.
TECNICHE DI
INTERVENTO
TECNICHE DI INTERVENTO PER LA
GESTIONE DEL PESO

   Assessment
   Psicoeducazione
   Analisi dei comportamenti alimentari funzionali e
    disfunzionali
   Automonitoraggio (alimentazione e attività fisica)
   Indicazioni comportamentali (tecniche di controllo degli
    stimoli)
   Sostegno e rinforzo motivazionale
    Ristrutturazione delle aspettative
   Training sulle abilità di problem solving e sulla gestione
    delle emozioni
   Strategie per la prevenzione delle ricadute
ASSESSMENT
Valutazione di
 Eventuali disturbi psicologici sottostanti

                POSSIBILE INEFFICACIA

   La storia e le caratteristiche dei problemi di peso

I primi colloqui permettono allo psicologo di indagare la storia
del peso del cliente e di riconoscere le cause dell’aumento di
peso. Inoltre, dovranno essere valutati i tentativi precedenti
di perdere peso; gli obiettivi di peso; l’atteggiamento verso la
forma corporea e il peso.
ASSESSMENT

In questa fase è importante instaurare una
relazione efficace per lavorare insieme alla
persona, lavorando soprattutto sulla motivazione al
cambiamento
MOTIVAZIONE AL CAMBIAMENTO

           Prochaska e Diclemente, 1982
PSICOEDUCAZIONE
Fornire informazioni per modificare lo stile di vita e
le abitudini alimentari scorrette e offrire
conoscenze sul piano alimentare e nutrizionale.

1.   Scelta dei cibi
2.   Conoscenza dei cibi
3.   Condimenti utilizzati e sistemi di cottura
4.   Quantità dei cibi ingeriti
5.   “Consapevolezza”
6.   ATTIVITÀ FISICA
PSICOEDUCAZIONE
I primi quattro punti si riferiscono al “COME mangi, COSA
mangi e QUANTO mangi”.
Troppo spesso, però, si trascura il fattore della
CONSAPEVOLEZZA (PERCHÈ e QUANDO mangi).

                 PILOTA AUTOMATICO

La comprensione dell’ultimo fattore potrà trasformare
l’efficacia di una dieta (a breve termine) nel cambiamento
duraturo delle abitudini, ossia cambiare lo stile di vita.

Avere uno stile di vita salutare non significa cambiare tutta
la propria vita ma fare dei piccoli e progressivi cambiamenti
che si stabilizzano nel tempo.

N.B. Evitare di usare linguaggi tecnici, al contrario
preferire parole semplici e termini concreti
PSICOEDUCAZIONE

 FAME FISICA                 vs    EMOTIONAL EATING

È il segnale che interviene
per avvertirci che                É un comportamento alimentare nel quale
l’organismo sta finendo il        il cibo è utilizzato allo scopo di farci sentire
carburante.                       meglio; mangiare per riempire dei “vuoti”
La Fame Fisica interviene         emotivi, piuttosto che per riempire lo
quando nel corpo c’è un           stomaco.
deficit di energia ed è quindi    Spesso avviene senza la
un segnale che richiede di        nostra consapevolezza e in modo
introdurre carboidrati,           automatico.
grassi e proteine, al fine di     Comfort food:
andare incontro a tale            per ridurre lo stress o per trovare
necessità.                        sollievo alla noia, all’ansia, alla rabbia
EMOTIONAL EATING
Sfortunatamente “L’Emotional Eating” non risolve i
nostri problemi emotivi, anzi, solitamente li peggiora.
ANALISI DEI COMPORTAMENTI ALIMENTARI
FUNZIONALI E DISFUNZIONALI

 Descrive in modo operazionale i comportamenti.
 È un ausilio per prevedere i tempi e le situazioni
  del comportamento in esame.
 Aiuta a identificare le variabili che mantengono
  un dato comportamento.

   Serve a comprendere la struttura e la funzione di
    un dato comportamento per insegnare alla
    persona      delle alternative   funzionali    al
    raggiungimento dello scopo che la persona stessa
    si era prefissa.
ANALISI DEI COMPORTAMENTI ALIMENTARI
FUNZIONALI E DISFUNZIONALI

 Si utilizzano delle “schede ABC” nelle quali si
  descrivono:
 antecedenti (A): comportamento oggetto di analisi e
  fatti avvenuti in concomitanza;
 pensiero (B): come la persona ha valutato la
  situazione;
 conseguenze (C): cosa è accaduto a livello emotivo e
  comportamentale.

Si segnano anche quali persone sono presenti, il luogo e
quando il comportamento si è verificato.
AUTOMONITORAGGIO: A COSA SERVE
1. Aiuta il paziente a cambiare e disciplina
2. Aumenta la consapevolezza del comportamento
3. Aumenta il controllo sull’alimentazione
4. Identifica quali comportamenti e stili di pensiero
devono essere affrontati
5. Aiuta il terapeuta e il paziente a esaminare il
comportamento, i pensieri e i progressi del paziente, e le
circostanze in cui i problemi sorgono
6. Aiuta il paziente a vedere quali cambiamenti positivi sta
compiendo
7. Consente al paziente di identificare le principali fonti di
calorie.
È uno strumento di grande aiuto nella pianificazione di come
perdere peso e come mantenerlo stabile nel lungo termine.
AUTOMONITORAGGIO: IL DIARIO ALIMENTARE
   Il diario alimentare è uno strumento che lo psicologo del
    comportamento alimentare propone ai propri clienti per educare
    ad una alimentazione sana e alla gestione del peso corporeo.

   Come dice il nome stesso è pensato affinché il cliente
    possa monitorare giornalmente il suo stile alimentare e il
    suo stile di vita. Nel dettaglio sul diario deve essere riportato
    scrupolosamente cosa si mangia (esprimendo la quantità del pasto
    con l’ausilio di un atlante alimentare di riferimento), cosa si beve
    (acqua, caffè, bibite, vino, ecc) e a che ora della giornata.

   Inoltre il diario alimentare dà la possibilità di riflettere
    sulla sensazione di fame e sazietà alla fine di ogni pasto,
    proprio per riconciliare le nostre sensazioni con i nostri reali
    bisogni. Capita spesso di continuare a mangiare nonostante non si
    abbia più fame: per abitudine, per finire quello che abbiamo nel
    piatto, per semplice gola, o magari per non offendere chi ci ha
    invitati ad un pranzo! Insomma non sempre quando siamo sazi
    diciamo basta al nostro pasto, invece è un aspetto sul quale
    dobbiamo riflettere e su cui ci dobbiamo soffermare.
AUTOMONITORAGGIO: IL DIARIO ALIMENTARE
   Un’altra sezione è dedicata ad eventuali episodi di abbuffate e/o di
    vomito, e cioè ai casi in cui ci sia un disagio legato alle grandi
    mangiate con perdita di controllo, seguite in certi casi da vomito,
    per eliminare le calorie ingerite, come metodo di compensazione.
    Se il cliente non presenta questo comportamento la sezione
    abbuffata/vomito viene depennata e sostituita dalla sezione
    “Attività fisica”, riservata per esempio al calcolo dei passi
    giornalieri per comprendere lo stile di vita della persona.
   Il programma di gestione del peso corporeo può prevedere
    l’utilizzo del contapassi, per conoscere quanto il cliente “si muove”
    durante il giorno.
   L’intento è quello di insegnare un nuovo stile di vita che
    sia basato anche sul movimento. Il contapassi serve quindi per
    monitorare il movimento giornaliero.
   Il diario alimentare oltre ad offrire una modalità di
    monitoraggio sul cibo, quindi su come ci alimentiamo, offre
    anche una riflessione sul perché mangiamo in determinati
    momenti.
   Quindi abbiamo una voce detta “Situazione“, una detta
    “Pensieri” ed un’altra chiamata “Emozioni”.
AUTOMONITORAGGIO: IL DIARIO ALIMENTARE
Con l’aiuto di questa semplice analisi si capirà se per esempio
una persona ha mangiato per rabbia, per noia, per tristezza, o
semplicemente perché era felice. In tal modo si comprendono
le emozioni e come queste si ripercuotano sul cibo a volte usato
come risoluzione di problemi.
In tal modo si usa il cibo in modo indifferenziato e non ci si
chiede più :”ho veramente fame“?.
Il diario alimentare, in un percorso guidato dallo
psicologo, aiuta piano piano a
 modificare delle abitudini alimentari errate
 educare ad un corretto stile di vita basato anche sul
   movimento
 acquisire delle tecniche di gestione del peso corporeo
 riconciliare le emozioni e trovare altre fonti di piacere
 ricollegarsi con i bisogni autentici di nutrimento
AUTOMONITORAGGIO: IL CONTROLLO DEL
PESO

 La persona si dovrà pesare settimanalmente
  sempre lo stesso giorno della settimana, di
  mattina.
 Acquistare una bilancia pesa persone di buona
  qualità.
AUTOMONITORAGGIO: DIFFICOLTÀ
 Alcune persone sono riluttanti a scrivere
  quello che mangiano perché si vergognano
  del modo e delle quantità che assumono,
  come anche quanto pesano.
 Lo psicologo dovrebbe anticipare questo
  problema rassicurando la persona che non c’è
  motivo di vergognarsi e che il monitoraggio è il
  primo passo necessario per affrontare i problemi
  e superarli
INDICAZIONI COMPORTAMENTALI
(TECNICHE DI CONTROLLO DEGLI STIMOLI)
Il comportamento alimentare di ogni persona è suddivisibile in tre
momenti:
 Gli antecedenti – eventi che si verificano prima di mangiare
 L’atto del mangiare – eventi che si verificano durante l’assunzione di
    cibo
 Le conseguenze – eventi che si verificano dopo l’assunzione di cibo

È possibile apprendere varie tecniche di controllo da applicare nei tre
momenti:
 Strategie per gli antecedenti – strategie che aiutano a migliorare il
  modo di fare la spesa, di riporre, di preparare e di servire il cibo; ecc.
 Strategie per il momento del mangiare – strategie che aiutano a
  mangiare lentamente, non fare niente mentre si mangia (evitare di
  guardare la Tv, leggere; consumare il pasto nello stesso posto e ora, se
  possibile)
 Strategie per le conseguenze – strategie che aiutano a ridurre gli
  stimoli che si possono verificare in questo particolare momento
  (sparecchiare subito dopo aver terminato, non conservare gli avanzi,
  lasciare la tavola subito, ecc.).
SOSTEGNO E RINFORZO MOTIVAZIONALE
   Le tecniche di rinforzo motivazionale o anche di
    auto-rinforzo prevedono la costruzione di un
    sistema di rinforzo capace di fornire ricompense e
    vantaggi a breve termine per le modificazioni
    comportamentali messe in atto fino a quando
    queste non produrranno dei vantaggi duraturi.
SOSTEGNO E RINFORZO MOTIVAZIONALE

   L’ambiente esterno è caratterizzato da situazioni
    sociali, relazioni interpersonali (amici, familiari,
    conoscenti), ambiente di lavoro e stimoli
    alimentari che possono essere ostili. È
    importante quindi individuare chi, nell’ambiente
    sociale, può dare il migliore sostegno e chi invece
    influisce negativamente.

   Nello specifico, la tecnica consente di stilare una
    lista di persone con cui si è in stretto contatto
    (familiari,    amici,      colleghi,   vicini)    e
    successivamente di valutare ciascuna persona.
RISTRUTTURAZIONE COGNITIVA DELLE
ASPETTATIVE

L’intervento di ristrutturazione cognitiva implica una gamma
di tecniche finalizzate a modificare le convinzioni, le
immagini, le autoistruzioni della persona. Addestrare il
soggetto ad acquisire la capacità di:
 Regolare i propri pensieri disfunzionali automatici
 Riconoscere le connessioni tra pensieri, emozioni e
   comportamento
 Esaminare le prove a favore e contro i pensieri automatici
   disfunzionali
 Sostituire i pensieri disfunzionali con interpretazioni più
   realistiche e funzionali
 Imparare ad individuare e a modificare le convinzioni
   disfunzionali che predispongono a travisare le proprie
   esperienze.
È particolarmente importante lavorare sui pensieri
disfunzionali      che   la    persona     ha  nei    confronti
dell’alimentazione e dell’attività fisica.
TRAINING SULLE ABILITÀ DI PROBLEM
SOLVING E SULLA GESTIONE DELLE EMOZIONI

   imparare a riconoscere le situazioni che pongono a
    rischio di una ricaduta e a utilizzare tecniche di
    risoluzione dei problemi per farvi fronte efficacemente
    senza perdere il controllo sull’alimentazione
   ristrutturare i pensieri disfunzionali, in particolare
    sull’alimentazione e sull’attività fisica
   discutere e modificare il senso di fallimento
    eventualmente presente in seguito a una ricaduta.
   gestire le emozioni intense quali ansia, rabbia,
    tristezza, frustrazione, impotenza al fine di evitare
    l’utilizzo   del    cibo   per      calmarsi;   sfogarsi;
    anestetizzarsi; ecc
ALTRE STRATEGIE
 Lasciare che in casa entri “vero” cibo: eliminare i
  “comfort food”;
 Utilizzare piatti piccoli aiuta a mangiare di meno;

 Condire le pietanze con il cucchiaio per dosare l’olio o
  il dosatore spray;
 Fare prima la porzione della persona in trattamento.
  Avere il cibo a disposizione fa venire voglia di
  mangiare;
 Mangiare lentamente;

 Non cambiare sapore all’interno del pasto;

 Bere acqua
MANTENIMENTO DEL PESO
Il mantenimento del peso deve enfatizzare i
seguenti punti:
1. Definire il range di peso da mantenere
2. Stabilire un sistema pratico di monitoraggio del
peso a lungo termine
3. Mantenere il peso stabile
4. Imparare come interpretare i cambiamenti del
peso
5. Apprendere come affrontare le ricadute
MANTENIMENTO DEL PESO
Piano di mantenimento che comprenda questi
punti:
1. Motivi per cui non voglio riprendere peso
2. Buone abitudini da mantenere (sull’alimentazione)
3. Buone abitudini da mantenere (sull’attività fisica)
4. Aree critiche di cui essere consapevole
MANTENIMENTO DEL PESO

Un efficace mantenimento di peso richiede equilibrio
tra assunzione calorica e attività fisica.
PREVENZIONE DELLE RICADUTE

 Cambiamenti di peso significativi devono essere
  individuati e affrontati in modo tempestivo
 Monitorare il proprio peso e l’introito calorico
 Mangiare in modo sano e fare attività fisica richiede
  tempo e organizzazione significativi, quindi fare
  attenzione ai periodi di stress o di impegno maggiore
 Dire no assertivamente
 Imparate a identificare e contrastare i pensieri
  sabotanti
 Apprendere strategie per fronteggiare le emozioni
  negative senza ricorrere al cibo
 Apprendere a gestire la delusione e lo scoraggiamento
BIBLIOGRAFIA
   E-book: 5 passi per controllare la fame emotiva. Gruppo di
    Lavoro Psicologia e Alimentazione Ordine Psicologi del
    Lazio.
   Beck J. (2011). Più testa, meno chili. Guida pratica per far
    funzionare la tua dieta con il metodo Beck. Edizioni
    Erickson
   Cooper Z, Fairburn CG, Hawker DM (2004). Cognitive-
    Behavioural Treatmet of Obesity. Guilford Press

SITOGRAFIA

 https://www.epicentro.iss.it/obesita/
 http://www.salute.gov.it
GRAZIE PER
L’ATTENZIONE
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