Al Delle Arti per tre giorni il film sui De Filippo - Cronache ...

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Al Delle Arti per tre giorni
il film sui De Filippo
di Rosa Pia Greco

Sarà in sala, in tutt’Italia, il 13, 14 e 15 dicembre,
distribuito da 01 Distribution, “I fratelli de Filippo”,
l’attesissimo film diretto da Sergio Rubini che e si sofferma
sull’infanzia e la giovinezza di Eduardo, Titina e Peppino. A
Salerno il film, considerato da molti l’evento dell’anno, sarà
proiettato al Cinema Teatro Delle Arti di via G. Grimaldi,
alle ore 18 e alle 21. Rubini che è sempre stato un fan dei De
Filippo e in particolar modo di Eduardo, che ebbe la fortuna
di vedere, al Teatro Piccinni di Bari negli anni ’60, in
“Sabato, domenica e lunedì”, porterà lo spettatore con questo
suo lavoro, nel mondo dei giovani Eduardo, Titina e Peppino De
Filippo, raccontati dall’infanzia fino a alla formazione della
compagnia del Teatro Umoristico I De Filippo Sinossi ufficiale
del film È l’inizio del Novecento, i tre fratelli Peppino,
Titina ed Eduardo, vivono con la bella e giovane madre, Luisa
De Filippo. In famiglia un padre non c’è, o meglio si nasconde
nei panni dello “zio” Eduardo Scarpetta, il più famoso, ricco
e acclamato attore e drammaturgo del suo tempo. Scarpetta, pur
non riconoscendo i tre figli naturali, li ha introdotti fin da
bambini nel mondo del teatro. Alla morte del grande attore, i
figli legittimi si spartiscono la sua eredità, mentre a
Titina, Eduardo e Peppino non spetta nulla. Ai tre giovani,
però, “zio” Scarpetta ha trasmesso un dono speciale, il suo
grande talento, che invece non è toccato al figlio legittimo
Vincenzo, anche lui attore e drammaturgo, diventato titolare
della compagnia paterna. Il riscatto dalla dolorosa storia
familiare passa per la formazione del trio De Filippo, sogno
accarezzato per anni da Eduardo e dai suoi fratelli e
finalmente realizzato, superando difficoltà e conflitti.
Quella dei De Filippo è la storia di una ferita familiare che
si trasforma in arte. E di tre giovani, che, unendo le forze,
danno vita a un modo del tutto nuovo di raccontare la realtà
con uno sguardo che arriva fino al futuro. Nel film recitano
Mario Autore (Eduardo), Domenico Pinelli (Peppino) e Anna
Ferraioli Ravel (Titina), Giancarlo Giannini Eduardo
Scarpetta, Biagio Izzo è invece Vincenzo Scarpetta I fratelli
De Filippo è un progetto a cui Rubini tiene particolarmente e
ha cui ha dedicato 7 anni della sua vita. Partito come serie
televisiva e poi diventato un film, lo ha portato a
concentrarsi sui rapporti tra fratelli e sulla loro infelicità
all’interno della famiglia di Eduardo Scarpetta, un padre che
mai li riconobbe. In un’intervista rilasciata ad un sito
cinematografico Rubini ha spiegato… “”Sono stato portato da
bambino, negli anni ’60, da mio padre, al Teatro Piccinni di
Bari a vedere Eduardo, lo spettacolo era Sabato, domenica e
lunedì, quindi per me Eduardo coincide con il teatro e il
teatro coincide con Eduardo. Mio papà aveva una compagnia
filodrammatica, in cui ho debuttato facendo Nennillo in Natale
in casa Cupiello. Poi ho conosciuto Peppino. Andai a vederlo
in due spettacoli e gli portai la tessera di socio onorario
della mia compagnia. Eravamo un gruppo di ragazzini e ci
recammo nel suo camerino. Ci chiese: ‘Cosa fate?’, e noi:
‘Natale in casa Cupiello’, allora lui ci disse che l’aveva
scritto lui quel testo, che le battute più belle erano le sue.
E noi ci domandammo: ‘Ma come mai questo perde tempo a parlare
male del fratello a noi che siamo dei ragazzi?’. In quel
momento capii che c’era una ferita aperta. Tempo dopo scoprii
che a Palazzo Scarpetta, alle 3 di ogni pomeriggio, un
cameriere entrava con un vassoio e portava da mangiare ai De
Filippo. Questo buffo particolare mi ha sempre incuriosito,
così mi sono appassionato al trio. Eduardo è stato uno dei
padri fondatori del Neorealismo. Perfino nella poetica di
registi americani come Neil Shephard e David Mamet, o dello
stesso Scorsese, ci sono riferimenti a Eduardo. Napoli
Milionaria ha debuttato nel marzo del ’45 a Napoli, quando
Roma non era ancora stata ancora liberata. Eduardo dapprima ha
pensato di aver trovato un padre in Luigi Pirandello, ma poi
lo ha tradito. Ha compreso che doveva filtrare tutto ciò che
aveva imparato fuori da Napoli per poi ripartire dalla sua
famiglia. Come Ulisse ha avuto bisogno di fare un grande
viaggio, ha sposato un’americana. Alla fine è tornato a casa.
E’ uno dei padri del ‘900 e noi siamo ancora nel suo solco.
Quando parliamo di realismo parliamo ancora della lezione di
Eduardo”.

Un’installazione per Dante a
Baronissi
Baronissi celebra il settecentenario di Dante con una
installazione artistica al Parco del Ciliegio che sarà
“svelata” oggi alle ore 11.00. L’opera è stata realizzata
dall’artista Girolamo Santulli che ha vinto il Concorso di
idee bandito dal Comune di Baronissi per omaggiare il Sommo
Poeta nell’anno in cui ricorrono i settecento anni dalla
morte. Per la realizzazione dell’opera, dal titolo “dante700”,
l’artista si è lasciato ispirare dal vorticoso percorso della
Divina commedia come una sorta di libro a pagine spiegate che
illustra il mondo degli umani in quell’epoca. Citazioni, fatti
storici, personaggi a tratti incredibili, tutto è un
susseguirsi di racconti con una riflessione sulla vita, sulla
morte e sull’amore, offrendo uno spaccato di morale ed etica.
Da qui l’dea di costruire una installazione site specific
utilizzando citazioni estetiche provenienti dall’arte moderna
e contemporanea e in questo modo trasportare Dante nella
nostra epoca. Anche il titolo dell’opera ha questo scopo: è un
nickname. L’istallazione, fatta di tre lastre verticali in
metallo, poste a una certa distanza tra loro e tagliate a
laser, gioca con i pieni e i vuoti e la si può attraversare.
Sulla prima lastra il volto del poeta, l’esatta sagoma ripresa
dal dipinto di Botticelli e con una citazione a Mario Ceroli.
Sulle altre sono state incise alcune parole del Sommo Poeta
che, prese a caso dalla Divina commedia e in dimensioni e
posizioni differenti, diventano immagine. Il materiale
utilizzato è acciaio corten. A realizzare l’opera l’artista
Girolamo Santulli, laureato all’Accademia di Belle Arti di
Napoli, che vive e lavora a Baronissi. “Abbiamo deciso di
onorare uno dei più nobili figli della nostra nazione – spiega
il sindaco Gianfranco Valiante – con un’opera di eccezionale
valenza che ha preso forma in un luogo simbolo della cultura,
a pochi passi dal Museo di arte contemporanea Frac, e che
diventa così Giardino dell’arte”. “Siamo orgogliosi di questa
iniziativa – fa eco l’assessore alla cultura Anna Petta – che
ha visto la realizzazione di una nuova opera contemporanea a
Baronissi in grado di valorizzare il contributo di umanità e
cultura del sommo poeta”.

Il soprano cilentano Maria
Agresta       protagonista
al San Carlo
di Giuseppe Ianni

Quando si apre il boccascena è sempre un’emozione e la magia
si rinnova. L’apertura del San Carlo, per la nuova stagione ha
rappresentato il rinnovo della speranza, il ritorno alla vita
sociale e culturale che tutti aspettavamo con esultanza.
Finalmente, è partita la grande opera con l’Otello di Giuseppe
Verdi e dopo una prima sensazionale che ha visto partecipe il
Presidente della Repubblica Sergio Mattarella e tantissime
personalità istituzionali e della cultura, nonché un caloroso
pubblico che da sempre segue il massimo napoletano, ancora una
ventata di novità nella regia dal rinnovamento epocale. Il
regista Mario Martone ha dato all’opera una nuova adattazione
scenica che non è più la Cipro cinquecentesca, come avamposto
della Serenissima ma, con un’ambientazione nel Medioriente
dove nuovi eserciti occidentali si pongono come portatori di
pace. Per lo spettatore, assiduo frequentatore della celebre
opera Verdiana, abituato all’immagine del Moro di Venezia in
austeri costumi cinquecenteschi mal si adatta alla prima
scena, ma poi, l’opera ti rapisce e la magia della lirica ti
trasporta nel dramma sempre più attuale. Infatti la tragedia
che domina tutta l’opera rimarca il femminicidio, così attuale
ed esalta il personaggio di Desdemona che lotta fino alla fine
con una nuova forza interiore prima di obbedire al tragico
finale che la vede soccombere, inerme, al dramma della gelosia
che si consuma. Artefice di questa nuova figura di Desdemona è
Maria Agresta, soprano di grande talento che affiancata al
tenore Jonas Kaufmann dominano l’opera verdiana. Come sostiene
Stephane Lissner, Sovrintendente del Teatro di San Carlo,
l’opera Otello è un progetto teatrale e musicale, adattato
alla nostra contemporaneità dalla nuova regia di Mario
Martone, facendo muovere i personaggi sotto una nuova luce di
scena ma senza alterare la drammaticità lirica ideata da
Arrigo Boito. Il sentimento della gelosia, il femminicidio
ancora oggi pervadono la nostra quotidianità; questo dimostra
come i sentimenti dell’uomo sono così radicati che, nonostante
la nostra emancipazione, si rimane vittima di passioni che
turbano l’animo umano, fino ad armare la mano contro la
persona amata. Così, l’opera sfatata dai costumi e dai luoghi
storici, torna ad essere ancor più attuale e grazie ad un cast
di cantanti di importante levatura è stata applaudita
lungamente in tutte le rappresentazioni. Così, Desdemona, la
vittima del dramma, assume un nuovo ruolo femminile molto più
intenso, dove si ribella, si impone con la pistola in pugno
verso Otello, obbedirà al suo destino ma con una nuova
consapevolezza interiore. L’eccellente interprete Maria
Agresta, con anfibi ai piedi, canotta bianca e capelli al
vento è l’eroina che soccombe ma, vive di un’intensa luce che
trasmette passione, catturando gli spettatori che esplodono in
radiosi applausi. Non c’è che dire, un’interpretazione
magistrale che rimarrà negli annali delle grandi interpreti
del dramma lirico verdiano.

Coffi-Corto, si assegnano i
premi agli autori
Giornata finale per la XVI edizione del «Coffi – CortOglobo
Film Festival Italia» domenica 12 dicembre. Si parte alle
19.00 con i libri e la sezione Coffi-Book. Protagonisti
saranno due autori, entrambi in forza alla casa editrice Neo
Edizioni. Giampaolo G. Rugo con il suo libro “Acari”:
sceneggiatore di “Governance” in onda su Prime Video, Rugo ha
vinto il Globo d’oro ed è stato finalista ai David di
Donatello; Pippo Zarrella invece presenterà “Nero chiaro quasi
bianco”; della sua scrittura Maurizio de Giovanni ha detto:
«Come non innamorarsi dell’avvocato Oreste Ferrajoli, e della
scrittura acida, corrosiva e divertentissima di Pippo
Zarrella? Segnatevi questo nome, perché ne sentiremo parlare».
Saranno in dialogo con il fondatore della casa editrice Neo
Edizioni, Francesco Coscioni. Alle 20.00, Coffi-Movie, il
regista Mimmo Calopresti presenta il suo documentario “La
maglietta rossa” in cui racconta la finale di Coppa Davis tra
Italia e Cile del 18 dicembre 1976, quando Adriano Panatta
scese in campo per affrontare il doppio con Paolo Bertolucci,
indossando una maglietta rossa nel Cile del dittatore
Pinochet. Immagini di archivio e filmati amatoriali mostrano
la storica finale raccontando il violento Cile di quegli anni.
«Adriano Panatta mi raccontò tutto, di quella volta che
indossarono la maglietta rossa. A quel tempo non c’era molta
comunicazione. La finale di Coppa Davis non è stata neanche
mandata in diretta televisiva – racconta Calopresti – Nessuno
sapeva quel che era accaduto. Solo un operatore aveva girato
quelle scene. Adriano voleva dire a tutti che con quel regime
non aveva niente a che fare. Il suo fu un gesto simbolico per
mettere in imbarazzo Pinochet. Fu un altro momento
importantissimo del nostro paese. Anche il tennis faceva parte
del grande movimento di trasformazione e di cambiamento. Il
documentario, d’altronde, è uno strumento che racconta la
realtà, le persone e le loro vite. Il documentario racconta la
storia delle vite, i momenti storici e il modo in cui si
inseriscono nell’esistenza di ognuno di noi». Alle 20.30
Coffi-Jury, dove il regista Mimmo Calopresti introduce i
componenti della giuria tecnica che presiede. Alle 21.00,
Coffi-Awards: la premiazione dei vincitori della XVI Edizione
di Coffi-CortOglobo Film Festival Italia, con tutte le dirette
tra la giuria e i primi classificati delle sezioni di
Animazione, Documentari, Nuovi Percorsi e Sguardi d’Autore.
Chiusura alle 22.30 con Coffi Greetings: saluti e
considerazioni finali del direttore artistico Andrea Recussi.
Il Coffi in breve. Nato nel 2004 ad Angri, il Coffi Festival
si è svolto nelle ultime edizioni a Vietri sul Mare, oltre ad
avere una versione parallela anche in Germania
(www.coffi-festival.de), dal 2011 al 2017, realizzata in
collaborazione con l’Istituto Italiano di Cultura di Berlino.
L’Associazione ‘O Globo Onlus di Angri, organizzatrice di
Coffi – CortOglobo Film Festival Italia, è una realtà che
opera dal 1997 sul territorio nazionale ed europeo. Oltre
8mila pellicole selezionate, 450 corti mostrati, 600 artisti
ospitati, 90 scuole presenti e 35mila persone accorse, dal
2004, rappresentano i numeri in continua crescita della
manifestazione. Il CoffiI Festival è diventato negli anni una
vetrina onnicomprensiva in cui, intorno alla rassegna di
corti, ruotano eventi, incontri, concerti e workshop tenuti
dalle maggiori rappresentanze dell’arte non solo
cinematografica.
“Arte     al    tempo     del
Coronavirus”, un libro con le
riflessioni di artisti e
esperti
Un volume che raccoglie gli stati d’animo, le emozioni e le
opinioni degli artisti, molti dei quali salernitani, maturate
durante l’emergenza pandemica, a dimostrazione che l’arte non
si è mai fermata. Si terrà domani (domenica 12 dicembre) a
partire dalle ore 19,30, al teatro Franco Parenti (via Pier
Lombardo 14, Milano), la presentazione del libro “Arte al
tempo del Coronavirus”, edito da Skira. Con la curatrice
salernitana Veronica Nicoli interverranno: Piero Addis,
Director The International Society of the Arts New York; Jean
Blanchaert, gallerista, Curatore e Critico d’arte; Ilaria
Bonacossa, direttrice di Artissima; Alessandro Bonfanti Skira
editore; Armando Principe Presidente Prince Group srl; Rosario
Sprovieri, curatore d’arte e funzionario per la promozione e
comunicazione del MiC di Roma. Curato da Veronica Nicoli, con
un’introduzione di Jean Blanchaert e Rosario Sprovieri, il
volume è arricchito anche dai testi di Georgia Bava, (capo
dipartimento Arte Moderna e Contemporanea Finarte Roma),
Ilaria Bonacossa (direttrice di Artissima), Renato Lori
(direttore dell’Accademia di Belle Arti di Napoli), Rossella
Novarini (presidente della casa d’aste “Il Ponte”), Mario
Stefanini (presidente di ANGAMC – Associazione Nazionale
Gallerie d’Arte Moderna e Contemporanea), Piero Addis
(Director The International Society of the Arts New York),
Johanna Penz (direttrice Art Kunstmesse Fiera di Innsbruck)
Umberto Di Marino (direttore della Galleria Umberto Di
Marino), Stefano Raimondi (direttore artistico Art Verona),
Laura Trisorio (Studio Trisorio Napoli), Lia Rumma (Galleria
Lia Rumma Napoli e Milano). L’evento è organizzato e
sponsorizzato dalla società Prince Group, di Armando Principe,
che ha a Salerno il suo punto di riferimento per la
commercializzazione e la promozione di opere d’arte realizzate
da artisti emergenti. Farà da corollario alla presentazione
del libro una mostra pittorica intitolata: “Antivirus: L’arte
salverà il mondo”, in cui saranno esposte le opere di molti
artisti salernitani presenti nel volume. “Questo libro
documenta un periodo storico in cui all’arte è stato affidato
il compito di condividere un messaggio di luce e di speranza
attraverso arcobaleni di colori e di pensieri – ha spiegato la
curatrice Veronica Nicoli – Protagonisti sono centinaia di
artisti che, con testimonianze e opere d’arte condivise
durante la pandemia da Coronavirus, raccontano un lasso di
tempo che ha condizionato la vita di migliaia di persone. Le
opere d’arte prodotte in questa emergenza, che ha coperto
quasi tutto il 2020 e ancora non si è del tutto esaurita, ci
permettono di leggere il forzato isolamento come un periodo
produttivo sul piano creativo”. La curatrice ha, inoltre,
sottolineato che “uno spazio significativo è dedicato alle
riflessioni di tutti gli stakeholder del mercato dell’arte,
quali collezionisti, rappresentanti di gallerie, case d’asta,
musei pubblici e privati, operatori ed esperti di settore,
chiamati a esprimere la propria opinione sugli impatti della
pandemia sul mercato dell’arte e, più in generale, sul mondo
della cultura artistica. Il libro “Arte al tempo del
Coronavirus” è quindi una fotografia dell’arte intesa in ogni
suo aspetto – di creazione come di fruizione – ai tempi del
Covid-19, e uno strumento di approfondimento utile a tracciare
nuove vie di reazione, nuovi modi per affrontare la crisi e
trovare soluzioni nel sistema dell’arte e nel mondo della
cultura”.
Pier Giorgio Morandi: oboista
e direttore d’orchestra
di Luca Gaeta

In attesa de La Traviata di Giuseppe Verdi, che chiuderà il
cartellone lirico 2021,proposta dal Teatro Verdi di Salerno a
partire dal 15 dicembre, abbiamo incontrato il Direttore
d’Orchestra Pier Giorgio Morandi. Maestro Morandi, lei ha
ricoperto per dieci anni il ruolo di primo oboe presso il
Teatro alla Scala di Milano, per intraprendere poi il percorso
da Direttore d’Orchestra, a seguito dei suoi studi in
Composizione, divenendo assistente dal maestro Riccardo Muti.
Nel corso della sua esperienza si è confrontato sicuramente
diverse volte con questo titolo operistico. Quali sono a suo
parere gli elementi fondamentali, dai quali non si può
prescindere, quando ci si appresta a dirigere La Traviata?
“Come lei ha ricordato, la mia esperienza con Traviata, inizia
dalla “buca”. Ossia dal fatto che ho suonato per diversi anni
in orchestra, alla Scala in particolare, esattamente dal 1979
al 1989. Ovviamente l’approccio e i ruoli, quello
dell’orchestrale, da quello del direttore, sono ovviamente e
giustamente di diversa natura, ma questo tipo di percorso mi
dato la possibilità di “guardare” quest’opera, come tante
altre partiture, da angolazioni diverse. La prima volta che ho
diretto La Traviata è stato a Budapest, nel 1990. L’elemento
dal quale non si può prescindere, è sicuramente la qualità del
cast dei cantanti. Con ciò non voglio dire che tutti gli altri
elementi possono essere trascurabili, anzi, la musica di Verdi
è connotata da una dovizia di particolari, da cesellare, da
far emergere, in un contesto dove l’orchestra rappresenta
sempre un supporto vivo e vitale al canto, mai
d’accompagnamento. Dicevo la “qualità” dei protagonisti, dove
ovviamente non intendo quella vocale, che è ovviamente
imprescindibile, ma da una affinità, nel sentire e nell’
approcciarsi a questa monumentale opera d’arte”. La nuova
tendenza, almeno così sembrerebbe, in materia di opera lirica,
vorrebbe a tutti i costi rendere “moderno” questo genere
musicale. Spesso per “moderno” si considera il fatto che,
scardinare, trasporre o destrutturare l’intera architettura
concepita dal compositore e ancor prima dall’ideatore della
vicenda, rappresenti l’elemento cardine capace di farci
percepire la modernità di un’opera. A suo parere, che valore
ha questo tipo di evoluzione e a quali risultati potrebbe
condurci? “La tendenza a voler “modernizzare”, finendo il più
delle volte per travisare un’opera per come è stata concepita
dagli autori, proviene sicuramente dal nord Europa, Germania
in particolare. Ovviamente non va fatta di “tutt’erba un
fascio”, ma bisogna partire da un concetto basilare: l’autore,
o meglio gli autori, il compositore, il librettista, in alcuni
casi anche più di uno, per trovare “ispirazione” si sono
calati in una determinata vicenda, collocata in un determinato
contesto storico e sociale. Con ciò non voglio dire che tutte
le trasposizioni o riletture solo sbagliate a prescindere, ma
sicuramente bisogna evitare che il discorso musicale sia in
contrasto con ciò che avviene sulla scena. Per quanto riguarda
la “modernità” credo che la soluzione sia già nella musica,
soprattutto in quella di Verdi. La Traviata che andrà in scena
a Salerno a partire dal 15 di dicembre, sarà volutamente di
ispirazione tradizionale. Questo anche per sentirci “uniti”
intorno ad un capolavoro immortale, in un momento così
delicato, come la ripartenza”. Quest’estate ha diretto il
concerto del soprano Anna Netrebko e Yusif Eyvazov alla Reggia
di Caserta, con l’Orchestra Filarmonica Giuseppe Verdi di
Salerno. Quali sono state le sue sensazioni? “Ho diretto
l’orchestra del Teatro Verdi di Salerno già diversi anni fa,
ma come lei ha citato, l’ultima collaborazione è relativa a
questa estate. Il percorso che il maestro Oren, in
collaborazione con le tante figure professionali che
supportano la sua direzione artistica, che da diversi anni
opera per la crescita e la valorizzazione di questo teatro, si
percepisce appieno. La compagine orchestrale è di un buon
livello. Si percepisce tutto l’ottimo lavoro che è alle
spalle”. Quali saranno i suoi prossimi impegni? Dopo La
Traviata a Salerno sarò a Vienna per Tosca, quindi Zagabria
con Il Trovatore e l’inaugurazione del Teatro di Torino a
seguito della ristrutturazione, con La Bohème e ancora Luisa
Miller a Riga. Ad aprile dirigerò Turandot a Tokyo e a
Budapest per Simon Boccanegra, poi a Francoforte per La forza
del destino e il Trittico.

L’inarrivabile potenza della
parola
di Gemma Criscuoli

La mucca con tanto di cappello e smoking, che troneggia
accanto al leggio, ricorda il prezioso dono del silenzio, ma
non si può sfuggire alla parola, “l’arma micidiale che è
facile puntare contro se stessi”. Michele Serra riflette sul
proprio percorso e sui tempi bislacchi in cui viviamo con
“L’amaca di domani”, lo spettacolo diretto da Andrea Renzi
accolto calorosamente presso la Sala Pasolini. Il video, che,
alle sue spalle, proietta nuvole rassicuranti e lettere che
creano forme sempre diverse, vuole comunicare, per amore di
contrasto, la pacata leggerezza che uno scrittore desidera, ma
non ottiene certo facilmente. Dopo aver pubblicato novemila
opinioni ogni giorno per trent’anni, Serra sa perfettamente
che le parole sono “potenti, faticose, ingannevoli”, che a
volte ricordano sacchi vuoti, altre volte fanno pensare a
esseri viventi, che pubblicare significa infastidire
moltissime persone, magari generando quell’ansia da
prestazione che spinge ancora oggi l’autore dell’ “Amaca” a
immaginare di essere stato convocato, a oltre sessant’anni,
nelle file dell’Inter. Eppure la verità è una sola : “La
parola è l’attrezzo che ci distingue dalle bestie e da Dio,
che non parla. “In principio era il verbo” l’ha detto l’uomo e
il verbo siamo noi, tanto che sbagliamo i congiuntivi”.
Inchiostro o pixel, poco importa. Il compito non cambia :
“catturare il suono delle parole e restituirlo agli altri,
senza sbagliare nomi di persone o cose”. Nel ripercorrere la
sua carriera per narrare quanto scrivere sia essenziale e non
di rado compromettente, si tiene ben lontano dalla spocchia,
“ottimo generatore di opinioni”. Dalla Remington del nonno
agli esordi come dimafonista a ventun’anni a “L’Unità”, quando
raccoglieva informazioni di ogni tipo per la redazione, dai
necrologi ai cinema di Ravenna, e scrivere correttamente i
nomi dei ciclisti della Parigi -Roubaix era impresa al cui
confronto scrivere editoriali sul futuro del Partito
Democratico è una bazzecola, al giornale satirico Cuore, alla
collaborazione con ”Repubblica”, Serra mette in guardia dal
senso del ridicolo (“guai a non portarselo appresso) e dal
rischio di ripetersi, anche se è la storia a farlo con ottusa
tenacia. Un suo intervento del 4 gennaio 1998, in cui i
migranti sono solo un ingombro agli occhi dell’Europa,
potrebbe essere stato scritto ieri. Le memorie dello scrittore
non sono innocuo resoconto, ma critica serrata a comportamenti
ormai sdoganati (“Se mi fosse bastato vivere nel privilegio,
sarei cresciuto serenamente di destra : dev’essere
bellissimo”). Oggi, mentre “la sinistra ha perso, o meglio, ha
smesso di combattere”, l’ignoranza identitaria attaccherebbe
Gramsci, per il quale l’educazione dei proletari era un
problema di libertà. “Molti padroni hanno lo sguardo del
servo, perché gli bastano cento parole”. La dignità di chi
prendeva la parola a un’assemblea, scusandosi per il suo
linguaggio, dato che aveva frequentato solo la quinta
elementare, e mostrava così una consapevolezza che ogni
intellettuale dovrebbe avere, sarebbe oggi impensabile. In un
contesto che rende tutto superfluo, gli esseri umani devono
almeno “dare al mondo una parola che dopo di noi non ci sarà
più”. Senza dimenticare l’importanza della sintesi, per dirla
con Voltaire : “Scusami se ti ho mandato una lettera di dieci
pagine, ma non ho avuto il tempo di scriverti dieci righe”.

Liberali,     centristi     e
riformisti insieme: “l’Italia
deve ripartire dai partiti
veri”
di Erika Noschese

Liberali, centristi e riformisti insieme, sotto un unico
grande partito. Nasce così Popolari Riformisti Liberali,
presentato ieri a Napoli: si tratta, infatti, di un nuovo
partito di ispirazione regionale battezzato da Paolo Cirino
Pomicino, un big della Prima Repubblica. Pomicino dice che non
sarà iscritto alla nuova formazione di cui invece fanno parte
altri nomi noti della Prima e della Seconda Repubblica, come
l’irpino ex Dc e Forza Italia Giuseppe Gargani e la
beneventana ex Udc e Ncd Erminia Mazzoni. Con loro anche l’ex
consigliere comunale di Napoli, ed ex Forza Italia, Stanislao
Lanzotti, e altri amministratori comunali campani. In attesa
dell’assemblea costituente in programma a Gennaio chiaro
l’obiettivo comune: “Tornare a fare politica con la P
maiuscola e dare un valore all’impegno”. “Ho seguito il loro
percorso – ha dichiarato Pomicino – partito dopo le ultime
elezioni Comunali a Benevento, Salerno e Napoli, dove si sono
presentate liste civiche, autonomamente popolari e moderati,
che hanno ottenuto un buon successo, con due consiglieri
eletti a Napoli e due a Salerno. Sono stati improvvisamente
punti di riferimento di queste iniziative, anche alla luce del
fatto che non ci sono partiti italiani che indicano identità
culturali”. Da Pomicino anche una frecciata ai piccoli partiti
che occupano la galassia del Centro: “Ci sono nomi divertenti
come Cambiamo, Noi Italia, Italia Viva, Azione, mentre se
guardiamo le elezioni tedesche lì si confrontano i socialisti,
i popolari, i verdi e i liberali dell’Fdp. Famiglie politiche
vere, che governano lì ma anche in Spagna, in Portogallo e in
Austria”. La strada verso il Centro parte dalla Campania ma
guarda anche al percorso seguito da Matteo Renzi e Carlo
Calenda: “Due che vivono un dramma vero – punzecchia Pomicino
– perché’ non si mettono d’accordo avendo partiti personali,
che hanno sostituito la cultura di riferimento con il
personaggio del segretario politico. Se pensassero solo a
essere liberali e popolari avrebbero fatto partito insieme, ma
così non si fondono. Ma io guardo anche al Pd, che non ha un
partito personale, ma ha cambiato sette segretari in 14 anni,
anche lì siamo al disastro. Per questo una fiammella che sorge
in una Regione è da accogliere con favore, tenterò di aiutarli
con il tifo e la forza che mi resta” Tra noi – spiega Pomicino
– non esiste più l’orbita centrale ed è giusto che Lanzotti a
Napoli, Erminia Mazzoni e Aniello Salzano e Barbara Figliolia
a Salerno, con loro anche Peppino Gargani, facciano una comune
esperienza”. Alla presentazione di ieri mattina erano al
tavolo anche il notaio Roberto Cogliandro, Massimo
Taglialatela, l’assessore al Verde e Salute del Comune di
Napoli Vincenzo Santagada, la neo presidente della I
Municipalita’ di Napoli Giovanna Mazzone, la docente Marilù
Ferrara capolista della lista Azzurri per Napoli, Riccardo
Monti, Massimo Pepe, la consigliera al comune di Salerno
Barbara Figliolia, Aniello Salzano, Mario Polichetti, Alberigo
Festa, Giuseppe Vecchione e Antonio Rossi. “Non sarò iscritto
– spiega Pomicino – ma sono diventato un loro tifoso, tentando
di fare un team tank con Ranieri, Mazzarella, Gargani.
Lavoriamo insieme e tentiamo di allargare ancora il tavolo per
offrire alle istituzioni delle soluzioni con l’esperienza di
cultura di governo”. Esperienza che pensa anche al debito del
Comune di Napoli con una proposta elaborata con il contributo
di Paolo Cirino Pomicino, Eugenio Mazzarella e Umberto
Ranieri, che spingono per una soluzione di mercato, con un
modello che possa essere replicato per altri grandi capoluoghi
di Regione: una newco, inizialmente 100 per cento del Comune,
con il compito di valorizzare il proprio patrimonio, di
riscuotere i crediti, di pagare i debiti verso i fornitori e
verso terzi percorrendo la vecchia strada del “saldo e
stralcio”. Un percorso che nasce a Napoli ma che “i centristi
– spiega Pomicino – vorrebbero sollecitare anche per altre
Regioni attraverso l’idea di organizzare partiti regionali”,
per trovare nuove strade diverse da Napoli dove “la politica –
spiega – è sprofondata e alle elezioni comunali c’erano 33
liste, una vergogna nazionale”. Tra i presenti la consigliera
comunale di Salerno, Barbara Figliolia: “Credo fermamente nel
progetto che stanno portando avanti i miei amici, in modo
particolare Gargani e Pomicino – ha dichiarato la salernitana
– L’Italia ha bisogno di nuovo dei partiti, quelli che hanno
fatto grande il nostro Paese e mi riferisco in modo
particolare al partito dei Cattolici Democratici, all’area
Liberale e quella socialista riformista. Gli italiani stanno
prendendo coscienza: non è più possibile continuare con
partiti distinti e personali”.

Ecco i Popolari, Riformisti e
Liberali, li spinge Pomicino
“In Campania – in particolare a Napoli, Salerno e Benevento –
alle ultime Amministrative ci sono state liste liberali,
centriste e riformiste. Ora hanno deciso di mettersi insieme
per un partito regionale, che ha una fiammella da alimentare e
una strada da seguire”. A presentare cosi’ “Popolari
Riformisti Liberali”, il nuovo partito di ispirazione
regionale battezzato oggi a Napoli, e’ Paolo Cirino Pomicino,
un big della Prima Repubblica. Pomicino dice che non sara’
iscritto alla nuova formazione di cui invece fanno parte altri
nomi noti della Prima e della Seconda Repubblica, come
l’irpino ex Dc e Forza Italia Giuseppe Gargani e la
beneventana ex Udc e Ncd Erminia Mazzoni. Con loro anche l’ex
consigliere comunale di Napoli, ed ex Forza Italia, Stanislao
Lanzotti, e altri amministratori comunali campani. In attesa
dell’assemblea costituente in programma a Gennaio chiaro
l’obiettivo comune: “Tornare a fare politica con la P
maiuscola e dare un valore all’impegno”. “Ho seguito il loro
percorso – spiega all’Ansa Pomicino – partito dopo le ultime
elezioni Comunali a Benevento, Salerno e Napoli, dove si sono
presentate liste civiche, autonomamente popolari e moderati,
che hanno ottenuto un buon successo, con due consiglieri
eletti a Napoli e due a Salerno. Sono stati improvvisamente
punti di riferimento di queste iniziative, anche alla luce del
fatto che non ci sono partiti italiani che indicano identita’
culturali”. Da Pomicino anche una frecciata ai piccoli partiti
che occupano la galassia del Centro: “Ci sono nomi divertenti
come Cambiamo, Noi Italia, Italia Viva, Azione, mentre se
guardiamo le elezioni tedesche li’ si confrontano i
socialisti, i popolari, i verdi e i liberali dell’Fdp.
Famiglie politiche vere, che governano li’ ma anche in Spagna,
in Portogallo e in Austria”. La strada verso il Centro parte
dalla Campania ma guarda anche al percorso seguito da Matteo
Renzi e Carlo Calenda: “Due che vivono un dramma vero –
punzecchia Pomicino – perche’ non si mettono d’accordo avendo
partiti personali, che hanno sostituito la cultura di
riferimento con il personaggio del segretario politico. Se
pensassero solo a essere liberali e popolari avrebbero fatto
partito insieme, ma cosi’ non si fondono. Ma io guardo anche
al Pd, che non ha un partito personale, ma ha cambiato sette
segretari in 14 anni, anche li’ siamo al disastro. Per questo
una fiammella che sorge in una Regione e’ da accogliere con
favore, tentero’ di aiutarli con il tifo e la forza che mi
resta”. “Tra noi – spiega Pomicino – non esiste piu’ l’orbita
centrale ed e’ giusto che Lanzotti a Napoli, Erminia Mazzoni e
Aniello Salzano e Barbara Figliolia a Salerno, con loro anche
Peppino Gargani, facciano una comune esperienza”. Alla
presentazione di oggi erano al tavolo anche il notaio Roberto
Cogliandro, Massimo Taglialatela, l’assessore al Verde e
Salute del Comune di Napoli Vincenzo Santagada, la neo
presidente della I Municipalita’ di Napoli Giovanna Mazzone,
la docente Marilu’ Ferrara capolista della Lista Azzurri per
Napoli, Riccardo Monti, Massimo Pepe, la consigliera al comune
di Salerno Barbara Figliolia, Aniello Salzano, Mario
Polichetti, Alberigo Festa, Giuseppe Vecchione e Antonio
Rossi. “Non saro’ iscritto – spiega Pomicino – ma sono
diventato un loro tifoso, tentando di fare un team tank con
Ranieri, Mazzarella, Gargani. Lavoriamo insieme e tentiamo di
allargare ancora il tavolo per offrire alle istituzioni delle
soluzioni con l’esperienza di cultura di governo”. Esperienza
che pensa anche al debito del Comune di Napoli con una
proposta elaborata con il contributo di Paolo Cirino Pomicino,
Eugenio Mazzarella e Umberto Ranieri, che spingono per una
soluzione di mercato, con un modello che possa essere
replicato per altri grandi capoluoghi di Regione: una newco,
inizialmente 100 per cento del Comune, con il compito di
valorizzare il proprio patrimonio, di riscuotere i crediti, di
pagare i debiti verso i fornitori e verso terzi percorrendo la
vecchia strada del “saldo e stralcio”. Un percorso che nasce a
Napoli ma che “i centristi – spiega Pomicino – vorrebbero
sollecitare anche per altre Regioni attraverso l’idea di
organizzare partiti regionali”, per trovare nuove strade
diverse da Napoli dove “la politica – spiega – e’ sprofondata
e alle elezioni comunali c’erano 33 liste, una vergogna
nazionale”.
Gaetana   Falcone:  “Faremo
tornare in classe i bambini
della Montalcini”
di Monica De Santis

“Domani mattina (oggi per chi legge, n.d.r.) mi recherò al
Pless della Rita Levi Montalcini per incontrare la dirigente
scolastica e trovare una soluzione per i bambini della materna
che stanno facendo lezione in un’aula senza riscaldamenti”. A
parlare è Gaetana Falcone, assessore alla pubblica istruzione
del Comune di Salerno, che appresa la notizia che i piccoli
allievi della sezione D della scuola materna della Rita Levi
Montalcini, plesso di Mercatello, non stanno andando a scuola
dallo scorso lunedì, per il troppo freddo che c’è nella loro
aula, ha immediatamente contattato, come detto la dirigente,
per cercare di trovare una soluzione che consenta ai bambini
di tornare in classe… “Se vogliono sono disponibile ad
incontrare anche le mamme di questi piccoli allievi, così
insieme cerchiamo la soluzione migliore”. In realtà
l’assessore Falcone fa sapere che una soluzione ci sarebbe e
potrebbe essere applicata già dal prossimo lunedì… “Premesso
che della sistemazione degli impianti di riscaldamente se ne
occupa Salerno Energia, la quale ha già ricevuto la
segnalazione del guasto ed hanno fatto anche un primo
sopralluogo. Sembra che il guasto sia dipeso dalla rottura di
un pezzo importante del calorifero, che è stato ordinato ed
ora si è in attesa che venga consegnato per poi sostituirlo
con quello non funzionante. Detto questo visto che nel plesso
di Mariconda non vi sono altri spazi dove poter ospitare i
piccoli alunni, se loro vogliono e la dirigente scolastica è
favorevole, possiamo mettere a loro disposizione,
temporaneamente, il plesso di Fuorni che è per metà vuoto. Se
sono tutti favorevoli, chiamiamo subito Salerno Pulita e gli
spazi liberi li facciamo pulire e sanificare in questo fine
settimana e da lunedì potranno tornare tutti in classe. E devo
dire poi anche un’altra cosa, il plesso di Fuorni è anche una
bellissima scuola, che io come assessore, ma tutta
l’amministrazione comunale ha intenzione di rivalutare e
rilanciare. Insomma questa è la soluzione, ovviamente
temporanea, che proporrò domani mattina (oggi per chi legge,
n.d.r.) alla dirigente scolastica ed anche ai genitori se
riuscirò ad incontrarli. Mi auguro che per loro vada bene,
così che questi piccoli studenti possano finalmente tornare
tra i banchi, ne hanno tutto il diritto dopo due anni di
chiusura ed apertura”.
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