NATALE 2020 - FILIPPINO_LIPPI_ - ADORAZIONE_DEL_BAMBINO - PARROCCHIA ...
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Bollettino Parrocchiale dell’Unità Pastorale di Arzignano Centro - Dicembre 2020
OGNISSANTI
NATALE 2020
Filippino_Lippi_ - Adorazione_del_Bambino
1Non ci saranno mai due Natali uguali o simili! Natale è contemplare questo mistero.
Considerando che il primo Natale ha sconvolto la
Questo Natale sarà il Natale dell’umanità:
storia dell’umanità ed è diventato il punto di
riscoprire la nostra umanità per riscoprire la
riferimento del computo degli anni e della storia,
presenza di Dio che si è fatto uomo. Penso alle
quello di quest’anno 2020 sarà certamente un
paure che abbiamo di non poterci “rivestire” delle
Natale diverso da quelli di tutti gli anni
cose tradizionali del Natale: i doni, gli incontri, le
precedenti, come la Pasqua del 2020 è stata
luci, le tante cose che tolgono l’apparenza di
diversa da tutte le Pasque della mia vita. Il
povertà alle nostre case, alle nostre strade, alle
coronavirus ha certamente sconvolto tutte
nostre piazze; tant’è vero che non ci pare
le nazioni del mondo e non possiamo non
neanche Natale senza un’atmosfera di festa.
considerarlo un accadimento planetario che
costringe tutti gli uomini di tutti i paesi a riflettere Ecco perché il Natale quest’anno mi sembrerà
per non lasciarsi travolgere dagli eventi. Ho particolarmente bello, davvero unico. Mi sto
pensato a lungo, come cristiano e come prete, preparando, e spero di avere l’occasione propizia
a cosa mi potrà dire un avvenimento così per viverlo in modo completamente diverso; nella
radicale che ha sconvolto il mio modo di vivere, gioia di una povertà ed essenzialità evangelica.
la mia vita di uomo, di cristiano e di prete. Mi Mi diceva un vecchio prete che l’esclamazione
ha fatto riflettere sulle parole del nostro Papa più bella che si può pronunciare dopo aver letto il
Francesco*, sui suoi gesti profetici proprio Vangelo è dire: “È vero… È tutto vero!” e questo
perché inconsueti, ma profondamente pensati. è l’augurio per il Natale 2020 nel quale ancora
una volta, come dice l’evangelista Giovanni: “Il
Eppure il Papa, così citato e ascoltato, è anche
Verbo si è fatto carne… La Parola si è fatta
difficilmente creduto e accolto perché la sua
carne”. Mi auguro e Vi auguro di poter incontrare
parola chiede una profonda conversione
l’umanità del povero, del piccolo, del malato e
dell’uomo e dell’umanità. La sua attenzione agli
dell’anziano; l’umanità della persona sola e di
ultimi, a quelli che egli chiama gli “scarti causati
quelle che rinunciano a tutto per stare vicino e
dal nostro modo di vivere”, la sua attenzione alla
fare qualcosa per gli altri; l’umanità dello
natura, al rispetto di tutti gli esseri viventi che il
straniero e dell’abbandonato e di poterlo
Signore ci ha donato perché “li coltivassimo e
contemplare dicendo: “È davvero Dio… È davve-
custodissimo”, la riscoperta di una fede più
ro Dio!”. Buon Natale!
profonda, più umana proprio perché divina, sono
al centro del Natale che vogliamo celebrare. Don Mariano Lovato
Un Natale davvero nuovo, diverso che ci riporta
al senso vero del mistero: Dio si è fatto povero *PER NON DIMENTICARE
per diventare uomo, Dio si è fatto mortale per I DOCUMENTI PIÙ SIGNIFICATIVI DI PAPA FRANCESCO:
condividere la condizione umana. Fratelli tutti: lettera enciclica sulla fraternità e l’amicizia
universale; 3 ottobre 2020
Natale è contemplare questo mistero. Perché
Querida Amazonia: esortazione apostolica post sinodale al
Dio, per salvarmi, si è abbassato invece di popolo di Dio e a tutte le persone di buona volontà; 2 febbraio
innalzare me? Dio mi ha innalzato facendosi 2020
uomo. Christus vivit: esortazione apostolica post sinodale ai
giovani e tutto il popolo di Dio;
25 marzo 2019
Gaudete et exsultate: esortazione apostolica sulla
chiamata alla santità nel mondo contemporaneo; 19 marzo
2018
Amoris Letizia: esortazione apostolica sull’amore nella
famiglia; 19 marzo 2016
Laudato si’: lettera enciclica sulla cura della casa
comune; 24 maggio 2015
Evangelii Gaudium: esortazione apostolica sull’annuncio del
Vangelo nel mondo contemporaneo; 24 novembre 2013
Lumen fidei: lettera enciclica ai vescovi, ai presbiteri e ai
diaconi, alle persone consacrate e a tutti i fedeli laici sulla
fede; 29 giugno 2013.
2a cura di don Gigi Fontana
Non si vuole bene solo con la presenza
e la vicinanza, ma anche con un atteggiamento
delicato che può integrare il nostro
modo di amare preoccupandosi dell’altro.
Mi ha incuriosito e fatto riflettere questo articolo di don , prete milanese e
psicoterapeuta, incaricato per la formazione permanente del clero di Milano. Credo possa
far riflettere un po’ tutti. Non si tratta di una forzatura per fare di ogni necessità (la distanza)
una virtù (l’elogio del distanziamento), quanto piuttosto di una riflessione intelligente e capace
di dare senso anche a questo tempo, da vivere come risorsa e non solo come fatica e peso.
n un tempo così difficile e strano di pandemia tutti possiamo imparare, forse con qualche fatica,
cose inedite e preziose per le relazioni sociali. Tutti siamo stati invitati, anche con precise disposizioni
civili ed ecclesiastiche, a stare a distanza di sicurezza. La prima reazione comprensibile è stato
un senso di rifiuto, ma poi in molti stiamo comprendendo che questa distanza, non è un rifiuto degli
altri, ma è una preoccupazione, una premura e una precauzione per il bene di sè stessi e degli altri, che in
queste circostanze sono con più evidenza indissolubilmente legati, ma sono sempre interdipendenti.
Proprio in questo tempo possiamo riconoscere e sorprenderci del fatto che se anche di solito
siamo molto vicini a molti altri, non è detto che ci accorgiamo dell’altro e tantomeno ci
preoccupiamo e, forse a volte neanche lo rispettiamo. Non è detto che nello stile delle nostre
relazioni lasciamo all’altro/a tutto lo spazio per potersi sviluppare in tutto ciò che è, e quindi in
senso teologico nella sua vocazione. Essere vicini non significa essere prossimi e diventare
prossimi chiede prima una distanza per riconoscere il valore sacro dell’altro. La pedagogia
della distanza, anche se in questo tempo è esigente, rigida e costretta, ci invita a scoprire nel
voler bene anche la delicatezza della distanza: del lasciar spazio, del fare un passo indietro,
del cedere il posto, del fermarsi sulla soglia, dell’aspettare, del non essere invadenti, del
rispettare i confini personali. Il voler bene non è solo presenza, ma anche distanza, perché in
questo spazio fisico e psichico una persona, una gruppo, una comunità possano muoversi e
cambiare.
3La pedagogia della distanza mette in
evidenza un altro aspetto. Ci invita a prendere
coscienza che ciascuno di noi può essere “anche
pericoloso” per gli altri e non solo in tempi di
“coronavirus”, visto che potremmo essere
portatori del virus senza sintomi o in incubazione,
ma in ogni circostanza della vita. In una cultura in
cui spesso la “stima di sé” si propaga in senso
banalmente narcisistico, imparare anche a
diffidare di se stessi potrebbe essere una grande
risorsa di responsabilità per “custodire” l’altro e
costruire rapporti di “civica amicizia”.
La pedagogia della distanza, oltre che alla
giusta prudenza verso gli altri, ci induce a una
certa diffidenza di noi stessi. Tutti coloro che anche rispetto agli abusi e al
male che si può fare ad altri – professionisti, edu-
Spesso riteniamo che il male giunga catori, preti ecc… – si ritengono al di sopra e
dall’esterno, dagli altri o da un ipotetico nemico pensano che questi sono problemi che riguardano
esterno, ma più raramente riconosciamo che può solo gli altri, rischiano di essere le persone più
venire da noi stessi. Questo mancato pericolose.
riconoscimento indebolisce una società dal di
dentro, dal suo cuore, dalla famiglia, dai rapporti Gli italiani che sono fuggiti al sud tra l’8 e il 9
tra amici, compagni di lavoro e vicini di casa. marzo, la maggior parte dei quali senza
dichiararsi al medico di base e senza quarantena
Nella nostra vita facciamo purtroppo una volta arrivati, non hanno sbagliato per
esperienza di una sofferenza drammaticamente egoismo – li giustificheremmo -, ma per stupidità,
inevitabile, ma c’è anche una sofferenza evitabile, al punto di non comprendere di poter essere un
che dipende dalle responsabilità personale di danno per propri cari, parenti, amici e
ciascuno secondo il suo compito e ruolo. compaesani… Così quei casi isolati di preti che a
Quanta sofferenza potremmo risparmiare al tutti costi radunano fedeli, magari di nascosto,
nostro prossimo se imparassimo anche a diffidare comportandosi come se in Italia non ci fosse la
un po’ di noi stessi nel modo di trattare gli altri. libertà religiosa.
Senza la delicatezza della distanza,
Nella prossimità, il farsi vicino e la delicatezza
senza aiutare a stare nei giusti limiti né si
della distanza non sono nemiche, anzi si
educa, né si ama. La pedagogia della distanza è
integrano. Senza capacità di rispetto e distanza
non c’è prossimità, ma si rischiano forme di una dimensione importante non solo per la
identificazioni confusive. Certo, riconoscere la qualità delle relazioni personali e famigliari,
ma anche in una comunità cristiana e della
“distanza” come un bene di solito non è così
società intera. Per una cultura della prossimità è
spontaneo, ma “custodire” l’altro chiede di andare
necessaria una anche un pedagogia della
oltre la compiacenza.
distanza.
Grazie, don Enrico! Col desiderio di poterci riabbracciare quanto prima, non ci limitiamo a
sognare l’abbraccio ma ci impegniamo tutti a non mortificare la RELAZIONE, respiro e
ossigeno di ogni persona umana!
4Come è noto, dal 29 novembre scorso,
prima domenica di Avvento, abbiamo
iniziato a usare la terza edizione
italiana del Messale Romano.
Dopo quasi vent’anni di lavoro, richiesti per
tradurre e approvare il testo dal latino
all’italiano, finalmente abbiamo potuto
iniziare ad usare questo nuovo libro, con
una traduzione nuova del rito della Messa
e con alcune modifiche alle risposte dell’assemblea (la più famosa sicuramente
è il Padre Nostro, “non abbandonarci alla tentazione”).
Qualcuno potrebbe chiedersi il senso di un’operazione simile, se davvero valeva la
pena riprendere in mano tutto il Messale. Non andava bene così com’era?
Per tentare di rispondere, bisogna fare un passo indietro, e seguire i passaggi
che ci sono stati.
P apa Giovanni XXIII, nel 1962, diede inizio al Già verso la fine degli anni ’60 si iniziò a
Concilio Vaticano II, per rispondere al bisogno di sperimentare, a celebrare in italiano e con il
aggiornamento che si respirava nella Chiesa. prete rivolto verso i fedeli, mentre la
Aggiornamento richiesto anche per quanto commissione continuava il suo compito. Dopo un
riguarda la liturgia. Chi ha più di 60 anni ricorderà lavoro molto intenso, nel 1970 è stata
come la Messa, al tempo, si svolgeva in modo pubblicata la prima edizione (in latino) del
molto diverso rispetto ad ora, con il prete che Messale; ogni Chiesa nazionale avrebbe poi
celebrava di spalle, con il coro che dovuto tradurre il testo e adattarlo alla propria
accompagnava il rito come una “colonna sonora” situazione specifica.
e con la gente che pregava il rosario oppure
leggeva libretti devozionali (“Massime eterne” e Il Messale in italiano è uscito quindi nel 1973; era
simili). solamente la traduzione in italiano del Messale,
Il Concilio, nell’avviare la riforma liturgica, ha senza nessuna aggiunta.
anche insistito sul considerare la liturgia come Nel 1975 uscì la seconda edizione latina, che fu
una espressione di ciò che la Chiesa è, e non tradotta in italiano nel 1983. Questa seconda
solamente un’ azione che la Chiesa fa. edizione (usata fino ad ora) era molto più ricca,
con molte preghiere composte proprio dalla
La liturgia non è più vista come una “bella chiesa italiana, con adattamenti e aggiunte che
cerimonia”, magari anche commovente, ma mostrano una creatività molto vivace.
come una azione di tutto il popolo (questo è il
significato della parola greca liturgia). Ognuno è
fondamentale per la celebrazione liturgica, e non
è solamente un affare del prete, del lettore e
dell’organista, ma anche dell’ultima persona
seduta in fondo alla chiesa, magari con un piede
fuori dalla porta: anche lei è fondamentale
perché la liturgia esprima veramente ciò che la
Chiesa è.
L’importante decisione presa dal Concilio è stata
quella di introdurre nella Messa le lingue parlate
e non soltanto il latino.
Mentre il Concilio era ancora in corso, si è i
stituita una commissione che attuasse la riforma
liturgica e mettesse in pratica questa nuova
concezione di liturgia.
5Con il passare del tempo, il lavoro sulla riforma Negli anni, le varie conferenze episcopali hanno
liturgica non si è fermato. Basti pensare a quanti ricevuto l’approvazione della traduzione fatta, ma
nuovi santi sono stati proclamati in questi talvolta suscitando critiche e polemiche. È il caso
trent’anni. Per citarne solo alcuni, padre Pio, del messale in inglese, approvato nel 2009. Il
madre Teresa di Calcutta, Giovanni XXIII, Paolo linguaggio usato era molto arcaico, erano state
adottate parole distanti dall’inglese parlato
VI, Giovanni Paolo II, Giuseppina Bakhita…
correntemente e con termini quasi
Ciò ha richiesto la revisione del Messale, per incomprensibili per i fedeli.
inserire i nuovi santi e le nuove feste che erano La traduzione italiana, invece, non era ancora
state istituite. stata approvata e molti coltivano il sospetto che
lo “scoglio” fosse proprio la scelta di mantenere il
Nel 2002 è stata pubblicata la terza edizione “per tutti”.
latina del Messale (poi rivista nel 2008) e, come Nel frattempo i criteri di traduzione sono stati
in passato, il testo è stato consegnato alle cambiati. Nel 2017 papa Francesco ha
singole Chiese nazionali per il lavoro di ridimensionato le prerogative della Santa Sede
traduzione. Il criterio richiesto era di assoluta per quanto riguarda l’approvazione dei testi
fedeltà al latino, evitando il più possibile liturgici, lasciando più responsabilità ai vescovi
adattamenti o personalizzazioni. locali. Questo, da un lato, ha comportato una
revisione della traduzione, ma dall’altro, ha
Un aspetto problematico della traduzione italiana
consentito di mantenere il “per tutti”, oltre ad altre
(e di altre traduzioni) riguardava il momento più particolarità della traduzione italiana, che
importante, la preghiera eucaristica altrimenti sarebbero andate perdute.
(“consacrazione”), e nello specifico le parole sul Ecco quindi spiegato il divario di tempo tra
calice, quando si dice che il sangue di Cristo è l’edizione latina (2002) e quella italiana (2020).
stato “versato per voi e per tutti”. In latino,
invece, si trova “per molti” (pro multis). La richie- Dopo questo rapido sguardo al passato riemerge
sta della Santa Sede (con un documento ufficiale la domanda: perché un’operazione simile?
nel 2001 e poi con una lettera di Benedetto XVI È comprensibile che possiamo sperimentare
ai vescovi tedeschi nel 2012) era di tradurre “per nostalgia per alcune formule che abbiamo
molti”. imparato a memoria e che ci hanno aiutato a
Questa richiesta ha suscitato un vivace dibattito pregare in questi anni. La decisione di cambiare
il Messale potrebbe essere vista come una
teologico, che è difficile riassumere in poche
questione marginale (“con tutti i problemi che ci
righe. sono nel mondo, la Chiesa cambia la preghiere?
Secondo numerosi studiosi e vescovi, la scelta di Perché non si dedica ai poveri, alla pace…?”).
tradurre “per molti” avrebbe provocato scandalo
nei fedeli, che vedevano modificate parole in un Per cercare di rispondere torniamo, ancora una
momento importante della Messa, e lasciavano volta, al Concilio. Nel documento che tratta la
intendere che Gesù era morto per molti, e non riforma liturgica (la costituzione Sacrosanctum
per tutti (quindi escludendo qualcuno…). Concilium), in due passaggi molto importanti, ci
I tentativi di giustificare il “per molti” sono stati dà una “strada” su cui possiamo camminare.
molteplici ma, allo stesso tempo, insufficienti. Gli Innanzitutto afferma: «ogni celebrazione liturgica,
stessi vescovi italiani, quando hanno dovuto in quanto opera di Cristo sacerdote e del suo
votare per la traduzione da adottare, si sono corpo, che è la Chiesa, è azione sacra per
eccellenza, e nessun'altra azione della Chiesa ne
espressi a stragrande maggioranza (189 contro
uguaglia l'efficacia».
10) per mantenere “per tutti”. Per cui ogni azione della Chiesa (catechesi,
Il messale francese, invece, ha scelto di tradurre servizio educativo, servizio verso i poveri ecc.) è
il “per molti” con “per la moltitudine” (e ricevendo subordinata alla celebrazione dell’Eucaristia. La
l’approvazione della Santa Sede). Messa è il vertice massimo raggiungibile per ogni
parrocchia, per tutta la Chiesa. Allo stesso tempo
però, la Messa è anche una forte spinta a tornare
a servire i poveri, ad annunciare il Vangelo e a
dedicarci ai giovani. Nel seguito del testo, il
Concilio infatti dice: «La liturgia è il culmine verso
cui tende l'azione della Chiesa e, al tempo
stesso, la fonte da cui promana tutta la sua
energia. Il lavoro apostolico, infatti, è ordinato a
che tutti, diventati figli di Dio mediante la fede e il
battesimo, si riuniscano in assemblea, lodino Dio
nella Chiesa, prendano parte al sacrificio e alla
mensa del Signore».
6Questo è il motivo per cui, una volta ricevuta la Per essere fedeli occorre essere sempre disposti
Comunione, dopo pochi istanti la Messa si a cambiare, per cercare di rispondere nel modo
conclude: perché siamo chiamati a portare fuori migliore possibile ai bisogni e le necessità del
dalla chiesa ciò che abbiamo celebrato, e a nostro tempo.
tornare in chiesa la domenica seguente, per Diceva il compositore Gustav Mahler: “La
ricevere il nutrimento necessario per proseguire tradizione non è il culto delle ceneri ma la
la nostra testimonianza di fede.
custodia del fuoco”. Tocca a noi ora, con il nuovo
Proprio per questo è importante che i libri liturgici Messale, alimentare il fuoco della fede, perché
continuino a rinnovarsi. Il modo di celebrare la possa continuare ad ardere per il nostro tempo e
Messa non è mai stato intoccabile e chi, tra i per gli anni che verranno; sia che aggiungiamo
nostalgici del rito in latino, parla della “Messa di un ramoscello o un grosso ceppo, continuiamo la
sempre”, commette un errore grossolano, perché nostra opera. Il nuovo Messale, vissuto e
il rito della Messa è stato modificato numerose celebrato, ci aiuterà a portare nuova legna al
volte. Solamente a titolo di esempio, il Messale fuoco, e a questo fuoco potremo continuare a
del Concilio di Trento è stato pubblicato nel 1570 scaldarci.
da papa Pio V e la prima modifica al Messale è
avvenuta nel 1571, dallo stesso Pio V che ha
introdotto la festa della Madonna del Rosario;
dopo di lui ci sono state altre sei modifiche al
Messale, fino all’ultima riforma voluta da
Giovanni XXIII nel 1962, alla vigilia del Concilio.
Potremmo parlare di fedeltà alla Tradizione. Ho
scritto Tradizione con la “T” maiuscola, per
differenziarla dalle nostre tradizioni. Queste ulti-
me sono espressione di un contesto culturale e
di un periodo storico, la Tradizione (gli scritti del
Padri, i canti liturgici…) invece è un tesoro che ci
viene donato dai nostri padri e che noi,
costantemente, dobbiamo alimentare. Fedeltà
non significa “non cambiare mai”! Se questo
significasse essere fedeli, allora una mamma,
per essere fedele al proprio figlio, dovrebbe
preparargli il biberon anche quando ha vent’anni!
Don Davide Zanoni
7IN PELLEGRINAGGIO VERSO NATALE… LEGGENDO
È iniziato domenica 29 novembre l’Avvento, il
tempo forte che prepara al Natale.
Quest’anno è un Avvento segnato dalla
pandemia, dalle restrizioni, dal
distanziamento fisico, dall’impossibilità di
tenere “dal vivo” nelle parrocchie incontri e
momenti di riflessione, dai timori anche nella
partecipazione alle celebrazioni, dalle misure anti
-Covid che accompagnano le Messe e la vita
ecclesiale.
E per prepararmi al Natale mi sono ispirato
all’ Adorazione dei pastori del Giorgione
eseguita per un collezionista intorno al 1505, un
piccolo dipinto per la meditazione personale.
Questi pastori sono appena due di numero, e
così la loro decisione di affrontare
"senz'indugio" il lungo viaggio ha il carattere di
un pellegrinaggio personale.
E così anch’io ho tentato di compiere un
mini-pellegrinaggio in quattro tappe (come le
settimane di Avvento) con qualche lettura
ispirata al momento.
“L’umiltà dei pastori”
Ho iniziato il breve viaggio con il beato Charles
de Foucauld, morto il 1 dicembre di 58 anni fa.
Riporto qualche sua frase delle sue Opere Spiri-
tuali, che ci propongono l’umiltà dei pastori
«Gesù sceglie lui stesso i suoi adoratori. […]
Attrae a sé con la voce degli angeli i pastori, che
per primi vuole vedersi intorno, dopo Maria e
Giuseppe. Per genitori ha scelto due poveri
operai; per primi adoratori sceglie poveri
pastori… Sempre la stessa abiezione, sempre lo
stesso amore della povertà e dei poveri. Gesù
non respinge i ricchi, è morto per essi, li
chiama tutti, li ama, ma rifiuta di condividere le
loro ricchezze e chiama per primi i poveri. Come
sei divinamente buono, mio Dio! Se per primi tu
avessi chiamato i ricchi, i poveri non avrebbero
osato avvicinarsi a Te, si sarebbero
creduti obbligati a restare in disparte a causa
della loro povertà».
Nella nostra società è apprezzato chi produce. Il
vecchio, il malato, il disabile sono rispettati,
amati, aiutati, ma sono sentiti spesso come un
peso; non è immediata la percezione del loro
valore e della preziosità del loro contributo a
rendere più umano il nostro mondo. Premiamo
gli efficienti e i capaci; stimiamo chi è riuscito a
farsi da solo, remuneriamo chi lavora. Dio invece
parte dagli ultimi, si interessa degli ultimi,
privilegia e premia gli ultimi. Gratuitamente.
8"Ogni essere umano “Salva Dio in te stesso”
è un libro"
Nella seconda settimana sono rimasto impressio- Si continua a parlare delle limitazioni
nato dai tanti morti di coronavirus… per le festività natalizie.
Il numero impressionava quasi di più dell’identità Per alcuni, le limitazioni sono diventate così
di chi ci lasciava. Morivano senza la vicinanza importanti da spegnere il lumino o addirittura
delle persone care, nel silenzio e nella solitudine, rendere il Natale senza senso oppure
certamente confortati dalle cure dei sanitari, insopportabile, da dimenticare o non vivere
ma… proprio. Per quanto la pandemia sia un evento
terribile, credo sia in atto una sfida ben più
Mi ha fatto riflettere il titolo di un articolo di profonda: dare senso a questo Natale. Non è
giornale di Massimo Recalcati: “Ogni essere materia da Dpcm, ma è questione di mente e
umano è un libro”. cuore.
Non è troppo forzato rappresentare la vita umana
come se fosse un libro, una superficie Natale appartiene a chi costruisce il suo futuro,
stratificata sulla quale si sono scritte tutte le con responsabilità e lungimiranza, credente e
tracce che le hanno dato forma? non. Natale appartiene a chi abita tra chi soffre la
Non siamo forse tutti delle pagine stampate? malattia o le ristrettezze economiche, a chi
La nostra storia è come un libro scritto alle nostre assiste negli ospedali (anche fino al dono della
spalle? propria vita), a chi lavora seriamente nelle
Di cosa siamo fatti se non dei fantasmi del nostro istituzioni per limitare i danni della pandemia, a
passato, dei suoni, dei profumi, dei ricordi, degli chi sa che il calore di una famiglia è prima di
incontri, delle sensazioni, delle emozioni, delle tutto interiore. Natale vuol proprio dire
parole che hanno scritto la nostra vita? “salvare Dio in noi stessi”.
“Siamo scritti da tutto quello che ci è accaduto ed
è accaduto attorno a noi. Non siamo gli autori del
libro che siamo, ma siamo il libro, non siamo il Così scriveva Etty Hillesum, un’ebrea olandese
poeta ma il poema”. di Amsterdam, morta ad Auschwitz il 30
novembre 1943; aveva ventinove anni.
E’ veramente provocatorio e bello vedere le “Mio Dio, sono tempi tanto angosciosi. Stanotte
persone che ci circondano come un libro da per la prima volta ero sveglia al buio con gli occhi
sfogliare, anzi da leggere, per scoprire le cose che mi bruciavano, davanti a me passavano
buone che ognuno porta e ci offre. immagini su immagini di dolore umano.
Ti prometto una cosa, Dio, soltanto una piccola
cosa: cercherò di aiutarti affinché tu non
venga distrutto dentro di me, ma a priori non
posso promettere nulla.
L’unica cosa che possiamo salvare di questi
tempi, e anche l’unica che veramente conti, è un
piccolo pezzo di te in noi stessi, mio Dio.
E quasi a ogni battito del mio cuore, cresce la
mia certezza: (…) tocca a noi aiutare te,
difendere fino all’ultimo la tua casa in noi.
Esistono persone che all’ultimo momento si
preoccupano di mettere in salvo aspirapolveri,
forchette e cucchiai d’argento -Invece di salvare
te, mio Dio.
(Diario 1941-1943).
9”Natale è
l’arte dell’incontro”
A ogni bambino che nasce viene dato un nome.
Il figlio di Maria ha un doppio nome: quello usato
dai suoi contemporanei – Gesù, colui che libera
dai peccati – e quello che gli attribuiscono il
profeta Isaia (Is 7,14) e l’evangelista Matteo (Mt
1,24) – Emmanuele, Dio con noi.
Il nostro Dio si è fatto uomo e rimane per sempre
uno di noi, non si è tirato fuori dal nostro mondo,
è e rimane per sempre l’Emmanuele, il
Dio-con-noi.
Papa Francesco nella sua ultima enciclica
“Fratelli tutti” (n. 205), ha tradotto e attualizzato
in modo originale “Dio con noi” e ce lo propone
come uno stile di vita: “La vita è l’arte dell’
incontro, , malgrado ci siano tanti
disaccordi nella vita”.
La dignità umana, lo sviluppo umano integrale,
l’essere in relazione, il dono di sé, che trova
culmine nell’amore autentico, sono i pilastri di
ogni relazione per essere uomini e donne capaci
di vivere senza mai strumentalizzare e farci
strumentalizzare, ricordando che – come
scriveva san Paolo VI – “tutto ciò che è umano
ci riguarda”.
Natale è veramente una cosa artistica: è
l’atteggiamento grandioso di Dio che si in-
contra con l’uomo/donna, con ognuno di
noi… e anche noi possiamo dipingere
un’opera d’arte originale: incontrandoci tra di
noi.
Don Renato Dovigo
10RISCOPRIAMO IL NATALE
Nel pensiero comune la parola “Natale” suscita In primo piano vediamo Gesù neonato.
sentimenti di tenerezza, calore, luce, desiderio di Maria lo sta scoprendo leggermente per
sentirsi più buoni, nostalgia dell’infanzia, voglia di mostrarlo a due angeli venuti a vederlo.
pace e di famiglia. Alle spalle della Madre, nell’ombra, Giuseppe
guarda estasiato il bimbo.
I rischi sono due: o ci si ferma all’esteriorità, alle
Il dipinto ha colori scuri fondamentalmente:
luci, ai regali, alla festa dimenticandosi di Gesù l’unica fonte di luce proviene dal lenzuolo bianco
che nasce o si mette l’accento solo sul bambino di Gesù: ne simboleggia la purezza e il fatto che
tenero e dolce, rendendo infantile una festa Egli stesso è la Luce, capace di squarciare
liturgica, che celebra un mistero grandissimo. l’oscurità del mondo.
Nella fede sappiamo che il Natale festeggia E’ una rappresentazione che suscita una grande
l’Incarnazione di Gesù, il Figlio di Dio, nato da tenerezza.
Maria e concepito dallo Spirito Santo, divenuto
uomo come noi, limitato, fragile, bisognoso di
amore e di cura.
Nei presepi tradizionali di solito viene
rappresentato l’avvenimento storico:
Giuseppe e Maria in una grotta o in una stalla
con il Bambino Gesù deposto in una mangiatoia,
mentre gli Angeli cantano la Gloria del Signore e
i pastori vengono ad adorarlo.
Dolcissima è la Natività dipinta da Gherardo delle
Notti (Gerrith Von Hontorst) nel 1620 e
conservato nella Galleria degli Uffizi di Firenze.
Possiamo ammirare un’immagine altrettanto Anche qui Maria solleva il lenzuolo per mostrare
tenera nel nostro Duomo, se guardiamo la il figlio appena nato ai pastori, che manifestano
lunetta che sta sopra la porta della sagrestia: il sorpresa, meraviglia e rispetto.
dipinto raffigura l’Adorazione dei pastori.
San Giuseppe, alle spalle della Madonna,
contempla il Bambino che emana una calda luce.
Scrive il dott. Antonio Lora nella “Breve guida
illustrata del Duomo di Ognissanti” dell’ottobre
2007: “Sulla base del ‘motivo firma’
rappresentato dal cagnotto osservatore presente
in basso a sinistra, possiamo ragionevolmente
attribuire il dipinto al pittore vicentino
Michelangelo Uliaco detto il Leoneda (1711-
1795).
11Ora vorrei invitare tutti voi ad osservare un’icona Prima di tutto bisogna dire che l’icona non
bizantina che rappresenta il Natale. L’autore è rappresenta l’avvenimento storico come i pre-
Andrej Rublev (sec. XV) ed è conservata nella sepi tradizionali, ma è un riassunto della sto-
Galleria Tetrjakov di Mosca. ria della salvezza, del grande mistero della
Salvezza: il bambino che nasce a Betlemme
è Gesù, il Cristo, che muore crocifisso per
tutti gli uomini e che risorge, vincendo la mor-
te per sempre.
Se teniamo presente ciò, riusciremo a capire
molti particolari dell’icona.
Il Bambino è avvolto in bende che rimandano
alla sepoltura e giace in una mangiatoia, che
ha la forma di un sepolcro.
E’ sulla soglia di una caverna oscura, simbolo
dell’abisso, degli Inferi.
“Lui è la luce che splende nelle tenebre” (Gv.
1,5)
Guardando Gesù meditiamo già la sua pas-
sione, la morte e la risurrezione (testimoniata
dall’aureola da risorto che avvolge il capo del
bimbo).
Maria, la madre, è distesa su di un manto
rosso fuoco, simbolo del sangue e dell’amore
di Dio.
Poggia la testa sulla mano e ha lo sguardo
perduto nella contemplazione del mistero:
“Maria, da parte sua, serbava tutte queste
cose meditandole nel suo cuore” (Lc. 2,19).
Non è rivolta verso il bambino, ma verso di
noi: il suo sguardo triste da un lato mostra la
Tante domande e critiche suscita una tale sofferenza che l’attende, dall’altro il dolore
rappresentazione: per l’umanità incapace di riconoscere nel suo
bambino il Dio fatto uomo.
-Ma com’è triste! Dov’è la gioia per la nascita
di Gesù? In basso a sinistra c’è Giuseppe: è seduto,
avvolto nel mantello, in preda al dubbio. Da-
-Perché la Madonna non guarda il suo bam- vanti a lui un demone vestito da pastore lo
bino e quasi gli gira le spalle? tenta, facendolo dubitare sulla legittimità del
figlio, di cui non è padre.
-Il bambino sembra un vecchio! Non ha Giuseppe rappresenta le nostre fatiche nel
lineamenti infantili! credere, le nostre esitazioni e le nostre resi-
stenze.
-Che mangiatoia strana!
In basso a destra due donne, secondo la te-
-Che strano e triste il personaggio in basso a stimonianza dei vangeli apocrifi, preparano il
sinistra e più ancora quello che gli sta da- bagno per il neonato (costui, se si guarda
vanti: è inquietante. bene, ha le sembianze di un adulto, non di un
bambino). Si vuole dimostrare la perfetta
-Dov’è l’atmosfera magica del Natale? umanità del Dio Bambino e prefigurare il bat-
tesimo: la piccola vasca ha la forma di un
fonte battesimale.
12A sinistra, guardando Maria, ci sono tre “Il bue conosce il proprietario e l’asino la greppia
personaggi, che rappresentano l’umanità alla del padrone, ma Israele non conosce e il mio
ricerca di Dio: sono i Magi, pagani, non ebrei, ma popolo non comprende” (Is. 1,5).
chiamati ugualmente ad entrare nel Regno di
Simboleggiano i pagani, che sono più vicini alla
Dio. Sono di tre diverse età: un vecchio, un
verità del popolo eletto.
adulto, un giovane a significare tutti gli uomini.
Gli unici ad avere un’espressione serena e Gli Angeli cantano la Gloria di Dio: uno, però,
compiaciuta sono l’asino e il bue, meglio il caval- guarda in giù verso il Bambino Gesù e tiene in
lo e il bue, perché in Russia non conoscevano mano un mantello rosso, altro elemento che
l’asino. ricorda la Passione, quando i soldati tirano a
Non sono citati nei Vangeli ufficiali, ma solo nel
sorte per sapere chi si approprierà delle sue
vangelo apocrifo detto Pseudo-Matteo e la loro
vesti.
presenza è giustificata dalla parola del profeta
Isaia:
Da ultimo guardiamo un mosaico dei nostri gior- Anche qui è contemplato il mistero della
ni: la Natività di Padre Marko Rupnik, che si tro- salvezza: il Bambino Gesù, con le sembianze da
va nella Cappella delle Suore Adoratrici del grande, giace in una mangiatoia a forma di
Santissimo Sacramento a Lenno (CO) croce e lui stesso stende le braccia come in cro-
ce.
La sua testa è circondata dall’aureola del
Risorto (a segmenti gialli e rossi).
La Madonna seria e pensierosa medita il grande
mistero con il viso appoggiato alla mano e non è
rivolta verso il suo bambino.
Giuseppe anche qui personifica il dubbio e la
fatica della fede.
Sullo sfondo è il buio del ventre della terra, degli
Inferi.
Ho voluto guardare insieme a voi alcune
rappresentazioni del Natale, perché, quando
guardiamo un presepe, non ci fermiamo alla
tenerezza che suscita la nascita del Bambino,
ma, nella fede, vediamo in lui il Salvatore del
mondo ed entriamo nel Mistero della sua
Incarnazione.
Giuliana Consolaro
13Se quel maledetto virus che svolazzava
silenzioso un anno fa, tra le case dei cinesi,
non avesse oltrepassato i confini asiatici
nascosto nelle borse dei mercanti lombardi e
veneti che come Marco Polo si riportavano a
casa dei ricordi non sempre piacevoli, per
non dire pericolosi, il presepio del duomo
avrebbe avuto anche in questo Natale il suo
bel cielo azzurro capace di far brillare la
sabbia dell’arida Giudea, come quello del
2019.
L’affiatato gruppo che da anni si ritrova a All’approssimarsi, tuttavia, del nuovo Avvento,
proporre le realizzazioni dei pensieri di ognuno più di qualcuno ricordava di più la fatica che la
per farli diventare immagini adatte alla soddisfazione degli apprezzamenti, e pensava di
meditazione di uno dei principali misteri della no- passare il testimone. Decisione che, alla fine era
stra fede: l’Incarnazione, avrebbe voluto proporre
rimandata all’anno successivo: come si potevano
altri villaggi palestinesi, altri costumi e nuovi
abbandonare gli amici? L’arrivo di nuovi artisti,
angoli suggestivi che nascondono delicati pastori
e onesti artigiani in attesa di un messia capace di di aiuti insperati, la collaborazione dei vivaci
valorizzarli. sempreverdi ragazzi del “NOI” … avevano porta-
Sperava davvero di poter dare seguito a to ogni anno quel grande pacco grigio che si apri-
quell’idea gradita a tutti, lo scorso anno. Il gruppo va il 24 dicembre ai piedi dell’Immacolata.
si era incontrato quest’autunno, si erano Pareva fatta anche questa volta, ma come non te-
distribuiti i compiti, trovato dei ruoli ai nuovi ner conto del pericolo? Ed ecco la decisione fina-
aggiunti … ma la mazzata inaspettata che aveva le. “Il presepio – abbiamo pensato – è l’attualiz-
colpito la nostra valle a novembre, con tutti quei
zazione della venuta silenziosa del Signore tra la
morti e con un plotone di contagiati, danneggiò
sua gente buona e generosa. Non servono, pertan-
anche la grande buona volontà dei nostri
presepisti, lasciando sul campo sgomento e to, molte cose: bastano un palco semplice ma ro-
paura. Come si sarebbe potuto uscir da casa, busto perché vi metteremo sopra quei bravi pasto-
tante sere d’Avvento, rassicurando i familiari che ri prima, e i saggi re d’oriente, poi.
non ci sarebbero stati problemi, quando si sa che
non possono essere preventivate distanze e
isolamenti mentre si mettono insieme assi, teloni,
quando si srotolano fili e si appiccicano chiodi,
luci, spaghi?
Da qualche decennio era obbligo fermarsi a con-
templare dopo la messa, i progetti diventati arte
capace di sussurrare al cuore di grandi e piccini,
le parole diventate realtà che i vangeli non sem-
pre riescono a esprimere. I leader di questa svolta
gioivano nel sentirsi capaci di evangelizzare effi-
cacemente e dopo settimane – per non dire mesi –
di lavoro si sentivano appagati.
14Statue di altri tempi, ferme da decenni in
reconditi ripostigli, pecore e casupole che tanto
piacevano ai nostri nonni nel dopoguerra,
artigiani e signore oranti alte fino a settanta
centimetri. Abbiamo recuperato la bella grande
capanna di legno che riporteremo lì dove il
redentore sarà ancora una volta solidale con noi,
senza cieli supplementari o nuovi villaggi arabi,
ma nella paglia profumata a rischiare
raffreddamenti e a condividere albe e tramonti,
sorrisi e pianti e, purtroppo, anche degli
imprevedibili virus che ci rovinano il Natale, le
feste, i conviti, i concerti. Ma vogliamo che Gesù
nasca, forse ancora meglio degli scorsi anni,
nella semplicità. E con Lui, rinasca la
SPERANZA!”.
Giuseppe Corato
15Natale
Quale periodo migliore
per parlare di dono? Se
cerchiamo sul
vocabolario, troviamo la
seguente definizione della
parola “donare”: dare ad
altri liberamente e
senza compenso cosa utile
o gradita.
Proviamo un po’ ad osservare più da vicino Perciò voglio raccontare una storia, una storia
questa parola: Dare è un verbo che piace un che fa sognare , ma che ci ricorda che tutto è
po’ a tutti, si possono dare mille cose; ad altri possibile e una comunità può essere unita più
implica la reciprocità, lo scambio, la relazione, che mai nella necessità e non solo. Una storia
quando si dona non si è mai da soli ma c’è un che sta accadendo in tanti posti, ma accade
“altro”; il fatto che sia senza compenso ci ri- anche qui ad Arzignano. Perché? Per mettervi
corda che quando si dona, lo si fa senza vole- al corrente, per farvi capire quanto un dono
re nulla in cambio, perché sentiamo che è possa essere prezioso, per ricordarvi che
giusto e viene dal cuore. Infine la cosa deve mettersi nei panni degli altri alle volte è la
essere utile e gradita, certo altrimenti non è un cosa migliore che possiate fare. Mettetevi
dono, ma uno scherzo, una buffonata e la po- comodi, camino acceso, tazza di tè caldo in
tenza del gesto perderebbe tutta la sua ma- mano e state ad ascoltare. C’era una volta
gia. Babbo Natale che illustrava ai suoi elfi come
preparare i pacchetti per tutti i bimbi, ma
Una parola dalle mille sfaccettature. Quante anche per gli adulti.
cose si possono donare? Denaro, libri, cibo,
buoni regalo,…. Ma non solo cose concrete,
anche astratte: amore, tempo, gioia… Liste
che potrebbero non finire mai.
Fermarsi a riflettere sulle parole, ci permette
di non abusarne o usarle con leggerezza, ma-
gari nascondono significati profondi. Quando
penso ai doni, penso ai bambini, penso al Na-
tale e al pacco sotto quell’albero.
16Dovete sapere che Babbo Natale era così
indaffarato che ogni tanto si dimenticava di
qualcuno, non lo faceva apposta, gli sfuggiva,
magari era un bambino silenzioso che non aveva
il coraggio di chiedere o un adulto che aveva
smesso di credere in lui. Così fece un appello
per cercare degli Aiutanti. Avete capito bene,
degli Aiutanti che non fossero elfi ma persone
che vivevano in tutte le parti del mondo. Anche
ad Arzignano c’erano questi Aiutanti, si! Erano di
tutte le età, maschi e femmine, bambini, adulti e
anziani. Aiutanti che erano accorsi appena
avevano sentito che Babbo Natale aveva
bisogno ed erano arrivati in gran numero: si
mandavano messaggi, facevano chiamate,
pubblicavano foto sui social per fare in modo di
portare più Aiutanti possibili. Ognuno voleva
aiutare. “Per fare cosa?” vi starete chiedendo:
per portare felicità. Fare un dono vuol dire
entrare in relazione con l’altro, come abbiamo
visto. Tutti questi Aiutanti volevano creare dei
legami con persone che non conoscevano. Infatti
i pacchi che venivano preparati con tanto amore
dagli Aiutanti, portavano solo un’etichetta con
scritto a chi era indirizzato il pacco, se bambino,
adulto, famiglia.
. Null’altro. Era proprio un dono incondizionato. Questi Aiutanti a forza di fare pacchi si resero conto che
mentre componevano i doni inserendo giochi, torrone, matite, cioccolata,… e chi più ne ha più ne metta,
erano proprio felici e avevano il cuore che sorrideva all’idea di chi lo avrebbe aperto. Ad oggi, mentre sto
scrivendo questa storia non c’è ancora un finale, poichè gli Aiutanti stanno impacchettando tutto, lì nelle
loro casette. Ma posso immaginarlo e sicuramente anche voi che state leggendo: chiudete gli occhi, lo
vedete quel bambino che apre un pacco ricevuto a sorpresa pieno di dolci e giocattoli? Invece, quell’uo-
mo che vive per strada, mentre lo apre vede un maglione nuovo ed un profumo, che gioia. Quella donna
che non ha mai potuto comparsi la sciarpa, perché c’erano altre necessità, ora ne ha una. Un dono porta
gioia a chi lo fa e a chi lo riceve. Se non fosse così, non sarebbe un dono. Fate i doni con il cuore, non li
farete solo agli altri, ma anche a voi stessi. Buon Natale!
Anna Sartori
17Il 2020 è stato un “annus horribilis” per tutto, la vita
personale, i rapporti sociali, il lavoro, le relazioni e
questo ha influito anche sulle Associazioni di
Volontariato.
Per noi della Pro Loco il Covid-19 ha significato,
oltre che la paura per noi stessi e per i nostri cari,
dover interrompere la nostra attività che da
trent’anni ci vede impegnati nel proporre eventi
culturali e nel far conoscere il nostro territorio
attraverso serate, incontri e visite guidate.
Potevamo arrenderci, regalarci un anno
sabbatico, ma abbiamo deciso che era importante
essere presenti in qualche modo sul territorio ed Accoglienza Domenica Ore 8,00
abbiamo scelto di metterci a disposizione dell’Unità
Pastorale Centro di Arzignano. Se si va a sfogliare il dizionario si legge che
Con quale attività? Per nostra natura organizzativa accoglienza, oltre ad essere un sostantivo
la migliore era sicuramente la sorveglianza alle S. femminile, è l’atto di accogliere, di ricevere una
Messe domenicali in Duomo e, precisamente, a persona; il modo e le parole con cui si accoglie
quella delle 8 e delle 10,30. e quindi abbiamo cercato di rendere il più semplice
Il Compito? Igienizzazione delle mani, controllo del e gradevole possibile l’arrivo e l’uscita dei fedeli
corretto uso della mascherina ed evitare gli dalla Chiesa, tenendo sempre ben presente in
assembramenti. quale Casa ci trovavamo a prestare servizio.
Muniti di tutti i dispositivi e con i nostri giubbetti di
riconoscimento ci siamo trasformati in “sceriffi”
anti-covid che, con piglio deciso, igienizzando mani
e riprendono i soliti furbetti che tengono la
mascherina sotto il naso, sorvegliavano la corretta
entrata in Chiesa.
Ma la Pro Loco è questo? E’ tutto ordine e niente
sorrisi? No noi non siamo così abbiamo quindi
deciso, pian piano e domenica dopo domenica, di
trasformare questo esercizio di “sorveglianza” in
vera e propria ACCOGLIENZA.
Accoglienza Domenica Ore 10,30
Abbiamo iniziato dalla cosa più semplice ma che
non sembra essere la più scontata: il saluto e il
sorriso.
Tra una spruzzata e l’altra non manca mai il
buongiorno o il buona domenica e il sorriso che,
anche sotto la mascherina, riesce a trasparire e a
contagiare la persona che entra.
Col tempo abbiamo anche cercato di migliorare il
servizio non limitandoci alla sola igienizzazione ma
ampliando l’accoglienza con la consegna del
foglietto giallo all’entrata e di quello per seguire la
Accoglienza Domenica Ore 10,30 S. Messa.
18Piccole cose che, oltre ad esser un atto di
gentilezza, evitano il formarsi di assembramenti
all’uscita.
Il nostro bilancio? Senz’altro positivo. Tante
levatacce domenicali (per la S. Messa delle 8
iniziamo alle 7,30) ma la sensazione di far qualcosa
di utile per le persone; infine il sorriso e la
riconoscenza dei sacerdoti e di alcuni fedeli che ci
ringraziano per il servizio, non ha prezzo. Crediamo
che se dopo tanti mesi, tante domeniche e festività
siamo ancora qui, sempre presenti, abbiamo dato sì
qualcosa ma abbiamo ricevuto anche tanto in
cambio da tutti voi, che ci rendete il compito lieve e
Accoglienza Domenica Ore 8,00
l’appuntamento atteso.
Non vogliamo dimenticare, infine, un gruppo di
signore che, al termine di ogni messa,
diligentemente provvede ad igienizzare i banchi
affinché, chi arriva dopo, possa sedere sicuro. A loro
il nostro grazie per il servizio svolto con la stessa
nostra costanza e col nostro stesso amore.
Buon Natale da tutti noi e che il 2021 sia più lieve
per tutti.
Emma, Lucia, Milva, Angelo, Daniele, Lorenzo,
Marco e Michele della Pro Loco di Arzignano
Servizio igienizzazione
La Pro Loco sarà presente anche alla S. Messa della Vigilia di Natale. Vi aspettiamo per
scambiarci sereni auguri e la speranza di un tempo migliore.
19COME SARÀ IL NOSTRO NATALE?
Come sarà il nostro Natale? La
gioia, la serenità, l’attesa
entreranno nel nostro cuore?
Oppure ansia, paura, distacco….
No …. Non si approprieranno di
noi!
Le coordinatrici dei vari gruppi di catechismo Ivana, Angelica, Patrizia, Debora e Monica, hanno accolto
con gioia la proposta del gruppo organizzatore e hanno chiesto ai loro ragazzi una collaborazione visto
che i più grandi sono a casa da scuola e tutti da attività sportive, culturali e religiose; allora perché non
farli partecipi con un interrogativo?
Sono state poste due domande:
* Se qualcuno ti chiede cos’è il Natale, tu cosa rispondi?
* * Come pensi sarà il tuo Natale quest’anno?
L’obbiettivo è capire, secondo la fascia d’età, come i ragazzi si pongono davanti a gioia, paure,
disinteresse, difficoltà di relazionarsi, problemi di vicinanza…. Siamo pronti noi adulti ad interagire con
loro? Ad ascoltarli? Oppure ci lasciamo prendere dai nostri problemi, dal lavoro, dalle corse, dagli
acquisti…. Non abbiamo tempo né di ascoltare né di accettare ciò che nostro figlio ci chiede; e per la
religione, per la catechesi, abbiamo tempo? Poco, poco!!!
L’Avvento è un periodo di riflessione, di ascolto, di preghiera, di preparazione, di attesa di un Bambino
che nasce, non in una stalla, ma nel nostro cuore, per prepararci ad essere più buoni e caritatevoli.
Iniziamo, quindi, con le risposte dei bambini di terza, quarta e quinta elementare:
ALICE E MICHELLE
* Il Natale è una festa molto importante perché è nato Gesù che ci aiuta
nei momenti difficili.
** Quest’anno non potrò festeggiare con i miei parenti, ma con mamma,
papà e mia sorella; forse capirò il vero significato del Natale.
MATTIA, LORENZO, LEONARDO
* Il Natale è un segno di amicizia e di gentilezza: è nato Gesù Bambino.
** Il Natale è bello perché in famiglia; speriamo che babbo natale non abbia preso il
covid e che passi con tanti regali!
20UNA BAMBINA
* E’ un giorno speciale perché UN BAMBINO
nasce Gesù e si festeggia una * Per me il Natale è importante perché nasce
volta all’anno; comunque Gesù è Gesù: è la vita, è la luce che brilla nella grot-
sempre nel nostro cuore ogni ta.
giorno. ** Vivo questo Natale a casa con la mia
** Se possiamo uscire stiamo coi famiglia. Purtroppo perché il covid ci ha
parenti al ristorante; altrimenti a imprigionato e non ci lascia uscire e avere
casa con mamma e papà. contatto con i miei amici. Ma sono sicuro
che questa situazione finirà e saremo liberi
di divertirci ancora insieme
UNA BAMBINA
* Per me il Natale è l’amore e la feli-
cità di stare in famiglia e condivi-
dere la gioia di ritrovarsi insie-
me con i propri cari.
** Questo Natale lo vivrò solo con la
mia famiglia e soprattutto con le
videochiamate perché così potrò
sentirmi vicina alle persone a cui
voglio bene anche da lontano e
regalarsi un sorriso.
UNA BAMBINA
* Per me il Natale è la nascita di Gesù.
UNA BAMBINA
** Quest’anno lo vivrò coi miei fratelli e la
* Per me il Natale è un giorno di gioia
mamma. Mi dispiace di non poter andare
e pace, in cui sto con i miei parenti
sulla neve.
più cari.
** Questo Natale sarà molto diverso
dagli altri, il più diverso di tutti, ma
sarà lo stesso il giorno più bello di
tutto l’anno: aprirò i regali, starò con
la famiglia, cucineremo qualcosa di
buono tutti insieme e guarderemo UN BAMBINO
un film di Natale e saremo felici. • Per me il Natale è la nasci-
ta di Gesù e il giorno in cui
tutti non dobbiamo litigare
ed essere amici e in famiglia
lo vivo bene perché si è tutti
UNA BAMBINA vicini e si ricordano le perso-
* Per me il Natale è la nascita di Gesù e ne che non ci sono più.
poter stare a casa da scuola con la ** Mi spiace non poter andare
mia famiglia dai nonni.
** Quest’anno passerò il Natale con la
mia famiglia. Purtroppo quest’anno
non potrò andare danonni e dai miei
cugini per colpa del Coronavirus.
21UNA BAMBINA
UNA BAMBINA
* Per me il Natale è la festa più importante
* Per noi cristiani il Natale è la festa che
dell’anno ovvero il giorno della nascita di
celebra la nascita di Gesù, che
Gesù.
avviene il 25 di dicembre. Quindi Dio si
** Anche se per colpa del covid non posso
fa uomo e scende sulla terra per
vedere alcuni miei amici o parenti questo
salvare gli uomini. Invece per noi
Natale sarà bellissimo anzi ancora meglio
bambini è un giorno di attesa per
perché avrò più tempo di stare con la mia
ricevere i doni desiderati. Io ho scritto
famiglia.
quattro letterine, due ai miei nonni,
una alla mia bisnonna, una ai miei
genitori. Spero che Babbo Natale
quest’anno sia generoso e porti un
dono a tutti i bambini del mondo,
anche ai più poveri.
** Quest’anno il Natale non potrò
trascorrerlo insieme a tutti i miei nonni
e zii, perché a causa del Covid non
dobbiamo stare assembrati. A me
dispiace tanto passare il Natale
separati e spero che passi al più
presto questo covid che ci tiene
lontani. Io farò una preghiera a Gesù
perché ci aiuti tutti a superare questo
brutto momento.
Ora sentiamo i ragazzi di prima, seconda media e prima superiore :
AURORA
* Il Natale per me ha un significato
enorme, è un giorno di festa perché LEONARDO
nasce Gesù nel nostro cuore e nelle * Per me il Natale è un momento di
nostre case. E’ un giorno magico famiglia in ricordo della nascita del
dove tutti sono gentili, in pace e Bambino Gesù.
gioiosi. E’ un giorno in cui posso ** Penso di festeggiarlo coi miei genitori
stare con mamma, papà, fratelli e la e mio fratello, ma in modo diverso e
mia cagnolina, divertirci ad triste; a Natale eravamo soliti
aprire i regali; pranzare con i nonni, augurare tutto il bene ai nonni e
cugini e zii. bisnonni con un caloroso abbraccio.
** Quest’anno il Natale sarà felice Da pochi mesi i miei bisnonni non ci
perché nasce Gesù, gioioso sono più; nonno Bepi se ne è andato
perché sto con la mia famiglia, triste dieci giorni fa senza salutarci a causa
perché non potrò stare con i miei di un maledetto virus! Non è Natale
parenti; faremo una senza il loro sorriso.
videochiamata per scambiarci gli
auguri e trascorrere un po’ di tempo
insieme. So che tutti noi non ci
arrenderemo, per nessun motivo,
Gesù è con noi e ci aiuterà.
22GIULIA E FRANCESCO
* A Natale nasce Gesù nelle nostre
famiglie e tutti ci vogliamo bene. ELISA E GIULIA
** Questo sarà un Natale diverso, lo * Il Natale è una festa dove ci si riunisce
viviamo diversamente senza cugi- con la famiglia, amici e parenti…. E
ni e zii, non andiamo al ristoran- dove puoi trovare il tuo vero spirito
te, ma a messa con mamma, pa- natalizio.
pà e la nostra cara nonna. La gior- ** Quest’anno sarà un Natale di pace, di
nata sarà serena, in famiglia. unione e armonia e spero di rivedervi
tutti il prima possibile.
ELISABETTA E ALICE
* Santo Natale vuol dire nascita di
Gesù, il momento dell’anno che mi
piace di più per l’atmosfera che
trasmette. Tutti cercano di essere
più buoni con gli altri e anche con sé
stessi!
** Quest’anno sarà molto triste e
difficile, ma spero di trascorrerlo con
le persone che più voglio bene. E’
un Natale diverso perché non si
festeggia con tutta la famiglia.
MARTINA ED ELIA
L’atmosfera che si respira durante il Natale è la più
particolare dell’anno: tradizioni, colori, luci e sapori
che rendono speciale e unica questa festività. Lo
splendore del Natale attrae davvero tutti, dai bambini
più piccoli che con gioia attendono i regali dell’amato
Babbo Natale, ai più grandi che aspettano questo
momento per riabbracciare i parenti, questo 2020 non
ce lo dimenticheremo mai, anzi, ci ha segnati
profondamente, ci ha cambiati, ci ha tolto baci e ab-
bracci, la gioia di stare tutti insieme, ma noi non
molliamo e teniamo duro. Dopo le nuvole c’è sempre
il sole. Ricordiamoci che il Natale celebra la sacralità
della famiglia dove i genitori, come Maria e Giuseppe,
si dedicano completamente con amore e responsabi-
lità al proprio bambino. La famiglia deve essere il
centro vitale della società.
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