Maneater, vita da squali in formato videogame

Pagina creata da Valerio Masi
 
CONTINUA A LEGGERE
Maneater, vita da squali in formato videogame
Maneater, vita da squali in
formato videogame
Maneater è molto di più che un semplice videogame, è un vero e
proprio “shark-simulator” in salsa agrodolce. Chi non ha mai
sognato almeno una volta nella vita di essere uno squalo? Di
vagare libero per il mare ed essere un temuto predatore degli
oceani, e magari di attaccare un bel banco di pesci o una
spiaggia affollata di bagnanti? Bene adesso tutto questo è
possibile a patto di avere un Pc, una Xbox One o una Ps4. Ma
veniamo al dunque, l’avventura proposta da Tripwire
Interactive prende la struttura dei giochi d’azione moderni,
quelli open world zeppi di contaminazioni gdr, e la trasporta
nel linguaggio sottomarino: i nemici sono i pesci e i
predatori, i punti esperienza diventano le sostanze nutritive,
mentre l’equipaggiamento è vincolato alla sconfitta di precisi
umani armati di fiocine. Quel che ne viene fuori è un’idea
innovativa e vincente ma soprattutto unica nel suo genere nel
panorama videoludico odierno. La premessa narrativa di
Maneater, vita da squali in formato videogame
Maneater vede consumarsi una rivalità tra lo squalo
protagonista e un pescatore di pesci cani di vecchia data,
nata da una scintilla che non vi riveleremo per evitare di
rovinarvi la trama. Peccato che lo sviluppo della storia sia
affidato ad una piccola manciata di cinematiche, per poi
affidare il resto ad un narratore pungente che racconterà la
vicenda come se fosse una sorta di documentario. Chiaro è che
lo scopo è mangiarsi quel pescatore sino all’ultimo capello,
ma, prima di raggiungerlo, bisognerà crescere ed evolversi a
modo, perché inizialmente il protagonista di Maneater è solo
un giovane predatore, certamente temibile, ma non abbastanza
da poter mettere fuori gioco uno dei cacciatori di squali più
noti della scena. Gettato in acqua come uno scarto e
sfregiato, il protagonista della storia darà le sue prime
pinnate cercando di destreggiarsi in una palude, dove
tartarughe e lucci saranno necessari per crescere ed
evolversi. All’inizio ci si muove goffamente in ambienti
piuttosto angusti, quasi in controtendenza rispetto alla
libertà che ci si potrebbe aspettare da un gioco sugli squali.
Questa sensazione di essere costretti in un ambiente troppo
piccolo e serrato però ce la si porterà appresso per quasi
tutta la durata del gioco. Della decina di aree disponibili,
solo due infatti sono realmente ambientate nelle profondità
oceaniche. L’acqua gialla, le alghe e una scarsa visibilità
accompagnano la prima ora di gioco mentre si cerca di sfuggire
agli alligatori e si divorano piccole prede per accrescere la
massa muscolare.

In Maneater ogni singola preda conta nell’ambito
dell’evoluzione e per ognuna di esse si guadagna esperienza,
utile a scalare i 30 livelli e raggiungere lo stato di
megalodonte. Un esemplare molto lontano tuttavia dalle
dimensioni di quelli descritti nelle leggende marinaresche e
più vicino ad un grosso squalo bianco. La struttura corporea
Maneater, vita da squali in formato videogame
durante tutta la fase di crescita sarà invece basata sulle
linee dello squalo Leuca, con una realizzazione tecnica
davvero di alto livello. Il modello poligonale è infatti
curatissimo e ricco di dettagli e le animazioni del nuoto
risultano fluide e piacevoli anche solo da guardare. Purtroppo
non appena si prende la mano con il sistema di controllo e si
desidera iniziare a fare qualcosa di più complesso rispetto
alla classica nuotata il gioco inizia a perdere qualche colpo,
con animazioni che perdono di fluidità e che male si
incastrano tra di loro, trasformando la sinuosa flessibilità
dello squalo in una serie di scatti frenetici. La telecamera
poi non aiuta di certo e mentre un segnalino ci indicherà
quale preda siamo in grado di raggiungere con il nostro morso
non sarà inusuale perdere completamente di vista l’obiettivo
mentre ci muoviamo rapidamente sotto o sopra di esso. La
tridimensionalità dell’oceano, insomma, non viene gestita
ottimamente e se si può chiudere un occhio quando si ha tra le
mani un piccolo squaletto da controllare, la situazione
cambierà drasticamente quando il megalodonte andrà ad occupare
gran parte dello schermo. A peggiorare le cose ci si mettono
poi le azioni di schivata e di salto troppo veloci per
permettere alla telecamera di seguire il proprio pesce in modo
adeguato. Per quanto riguarda l’aspetto “ruolistico” offerto
da Maneater: tutte le prede offrono sostanzialmente due tipi
di nutrienti: minerali e olio, che vanno, una volta accumulati
in un determinato numero, spesi nelle grotte, speciali
checkpoint sicuri dove rinascere in caso di morte, per far
evolvere lo squalo. Si potranno così equipaggiare abilità
passive che aumentano e velocizzano la digestione, amplificano
il sonar per trovare collezionabili e prede più velocemente o
aumentano statistiche come nuoto e resistenza alla mancanza di
acqua. Già perché Maneater non si fa mancare proprio nulla
quando si parla di trash e non sarà inusuale farsi intere
camminate sul molo alla ricerca di qualche bel pescatore da
divorare. Uccidere umani permetterà di raccogliere filamenti
del DNA, una risorsa che altrimenti sarà possibile recuperare
solo uccidendo altri predatori degli oceani e che servirà ad
Maneater, vita da squali in formato videogame
attivare personalizzazioni extra. Esistono infatti anche tre
set speciali mascherati da evoluzioni che si potranno
letteralmente indossare e che cambieranno enormemente
l’aspetto del proprio squalo. Si potrà per esempio far
comparire escrescenze ossee così da aumentare le resistenze o
iniziare ad emettere fulmini bruciacchiando tutto ciò che si
avvicina troppo. Insomma da questo punto di vista Maneater non
delude affatto.

A livello di gameplay possiamo dire che giocare a Maneater è
semplice e divertente fin da subito. Le meccaniche ruotano
attorno al nuoto e al mangiare, con l’occasionale colpo di
coda per stordire le prede e un po’ di parkour terrestre che
permette di divorare qualche malcapitato, prendere scorciatoie
e accaparrare collezionabili. Il nuoto è costituito da due
azioni principali da padroneggiare: il movimento semplice e la
meccanica di affondo più veloce che consiste essenzialmente
nello scatto. Anche l’alimentazione è facile da padroneggiare;
c’è un pulsante legato al mordere e deglutire, che può essere
sviluppato ulteriormente con più pressioni quando necessario.
Oltre a nutrirsi e nuotare, lo squalo protagonista di Maneater
ha qualche altro trucco nelle sue branchie. Tali abilità si
traducono sotto forma di colpi di coda e con la possibilità di
fare una breve passeggiata a sulla riva. La coda può essere
utilizzata per stordire i pesci e le persone, rendendola
un’ottima meccanica per affrontare forti predatori in scenari
di combattimento e può essere ulteriormente sviluppata per
agire come mossa a distanza che consente di divorare più
pesci. Allo stesso modo, lo squalo può balzare fuori
dall’acqua verso la terra per raggiungere nuove aree e
banchettare con esseri umani ignari. La riva è dove il
protagonista è più limitato in quanto può rimanere a terra
solo per poco tempo, pena per una permanenza troppo lunga è
una tragica morte per soffocamento. Parlando del combattimento
Maneater, vita da squali in formato videogame
di Maneater, esso ruota attorno all’affrontare altri predatori
e cacciatori di squali umani che viaggiano in barca. Gli altri
nemici acquatici sono molto vari e spaziano dagli alligatori
alle orche, e ognuno differisce in forza a seconda delle
dimensioni dello squalo che si sta comandando. Ad esempio, gli
alligatori si dimostrano terrificanti nemici all’inizio della
storia, tuttavia, man mano che si aumenta di massa, i
coccodrilli possono essere eliminati in quasi un morso. I
nemici umani, invece, sono l’equivalente di Maneater della
polizia nei titoli open world. Quando si causa troppa
confusione e si divorano troppi umani, vengono schierati
mercenari che punteranno ad uccidere il pesce cane comandato
dal giocatore. In questo caso è meglio darsi alla fuga perché
più mercenari si divoreranno, più forti saranno le unità che
verranno inviate successivamente a dare la caccia al
protagonista della storia. Per mantenere sempre freschi gli
scenari di combattimento ad ogni livello, Maneater offre
combattimenti contro i boss in diversi punti della storia.
Essi si suddividono in incontri con mini-boss più facili in
cui ci si trova ad affrontare versioni più forti dei numerosi
predatori presenti nel gioco, o combattimenti contro boss
speciali che sono sopra-livellati e che garantiscono speciali
bonus/abilità una volta sconfitti. Tirando le somme,
nonostante Maneater sia un gioco non privo di difetti, nel
complesso si dimostra essere un prodotto originale, divertente
e soprattutto che è in grado di garantire diverse ore di
gioco. Una grafica piacevole, miscelata a un’altrettanto buona
cura per i dettagli e a un sonoro sempre gradevole fanno si
che l’intera produzione sia un titolo da non ignorare. Se si è
alla ricerca di qualcosa di diverso, Maneater non deluderà le
vostre aspettative.

GIUDIZIO GLOBALE:

Grafica: 8,5
Maneater, vita da squali in formato videogame
Sonoro: 8

Gamelay: 8,5

Longevità: 7,5

VOTO FINALE: 8

Francesco Pellegrino Lise
Maneater, vita da squali in formato videogame
iPhone 11 da record, è lo
smartphone più venduto al
mondo
L’iPhone 11 segna un nuovo record e fa segnare al colosso di
Cupertino un nuovo successo. Lo smartphone della Mela
Morsicata è infatti diventato lo smartphone più popolare al
mondo, superando i risultati messi a segno un anno fa
dall’iPhone XR nonostante l’epidemia di coronavirus abbia
contratto il mercato. Secondo gli analisti di Omdia, nel primo
trimestre dell’anno l’iPhone 11 è stato il telefono più
gettonato su scala globale, con 19,5 milioni di unità
consegnate. L’iPhone XR nel primo trimestre del 2019 si era
fermato a 13,6 milioni di unità. Con l’ultimo modello di
smartphone Apple è riuscita a trovare il giusto equilibrio tra
prezzi e funzionalità, garantendo un forte appeal del
dispositivo. Al lancio, l’iPhone 11 costava 50 dollari in meno
rispetto al suo predecessore iPhone XR. Tuttavia, nonostante
il prezzo più basso, iPhone 11 presenta una configurazione a
doppia fotocamera, un importante aggiornamento rispetto alla
configurazione a obiettivo singolo del precedente leader di
mercato. Questa novità si è rivelata estremamente attraente
per i consumatori, favorendo l’aumento delle vendite. Al
secondo posto tra gli smartphone più venduti nei primi tre
mesi del 2020 c’è il Galaxy A51 di Samsung con 6,8 milioni di
pezzi. Seguono il Redmi Note 8 e il Redmi Note 8 Pro di Xiaomi
con 6,6 e 6,1 milioni di smartphone rispettivamente. Al quinto
posto l’iPhone XR (4,7 milioni) precede l’iPhone 11 Pro Max
(4,2 milioni). La classifica prosegue con il Galaxy A10s (3,9
milioni), l’iPhone 11 Pro (3,8 milioni), il Galaxy S20 Plus 5G
(3,5 milioni) e il Galaxy A30s (3,4 milioni). Guardando agli
smartphone 5G, il Galaxy S20 Plus 5G di Samsung apre la
classifica, davanti al Mate 30 5G (2,9 milioni) di Huawei e al
Mate 30 Pro 5G (2,7 milioni), al Galaxy S20 5G (2,4 milioni) e
Maneater, vita da squali in formato videogame
al Galaxy S20 Ultra 5G (2,3 milioni). Tuttavia, a causa della
pandemia da COVID-19, in molti Paesi il mercato degli
smartphone continuerà a contrarsi ed insieme ad esso anche il
ritmo di espansione del 5G. Unica eccezione è la Cina, dove il
mercato degli smartphone si sta riprendendo rapidamente.

F.P.L.
Maneater, vita da squali in formato videogame
Maneater, vita da squali in formato videogame
Saints    Row   The   Third
Remastered, la gang torna a
60 fps
Saints   Row   The   Third   Remastered   arriva   sulle   attuali
piattaforme di gioco a quasi 10 anni dall’uscita del titolo
originale e lo fa con una veste grafica del tutto restaurata e
molte piccole chicche che faranno la gioia dei gamers.
Lanciata inizialmente nel 2011 per le maggiori piattaforme del
tempo, questa bizzarra ed egocentrica opera di Deep Silver
Volition torna in grande spolvero per far nuovamente morire
dalle risate a suon di colpi di armi da fuoco ed esplosioni
pirotecniche. Ricordato per essere sempre stato “il
fratellastro meno cool di GTA“, con questo terzo capitolo
Saints Row ritrovò la sua dimensione discostandosi dal
classico stereotipo e, soprattutto, dall’ombra del suo
“parente non di sangue” targato Rockstar Games. Restando
sempre sopra le righe per non perdere l’identità costruita con
i precedenti titoli, nel 2011 era riuscito a ritagliarsi il
suo spazio e a conquistare una buona fetta di mercato. Saints
Row The Third Remastered è disponibile per Xbox One, versione
da noi testata, ma anche per PlaySation 4 e PC. Prima di
parlare dell’aspetto puramente tecnico di questa riedizione,
vogliamo introdurre brevemente l’opera per far comprendere a
chi non avesse mai giocato prima d’ora a quest’avventura di
che cosa si sta parlando.

In Saints Row The Third i giocatori vestiranno i panni di una
gang di criminali chiamata per l’appunto i Third Streets
Saints. Nata da piccoli crimini stradali e controlli di
quartiere nella città di Stilwater (Michigan), la banda di
delinquenti è ormai divenuta un vasto impero criminale e
mediatico che ha guadagnato un potere incredibile, al punto da
avere la maggiore influenza come brand a livello nazionale.
Saints Row The Third Remastered inizia con il protagonista,
che l’utente potrà creare a suo piacimento tramite un editor
ben fatto che permetterà anche di regolare la dotazione
sessuale del proprio alter ego virtuale, impegnato in un
ambizioso colpo a una banca. Purtroppo la rapina però non va
liscia come avrebbe dovuto, e da qui il giocatore sarà
impegnato in una rocambolesca fuga che definire
cinematografica è persino riduttivo: sterminando praticamente
un intero esercito di nemici costituito da guardie del corpo
spietate, gang nemiche e persino agguerritissimi agenti SWAT.
Il protagonista, insieme ai suoi fidati compagni, si farà
strada sul tetto di un edificio facendo saltare in aria
innumerevoli elicotteri e riuscendo persino a sfuggire
dall’aereo del “Sindacato” (organizzazione rivale che ricatta
i Saints), e a salvarsi tramite una surreale escursione in
parapendio con sparatorie volanti incorporate. Dopo questa
fase action inizierà la classica esperienza di gioco open
world criminale, avendo accesso a un appartamento munito di
garage che ospita già tanti mezzi disponibili, e potendo
contare su diversi contatti che ci offrono rapine, crimini e
lotte con le gang rivali per allargare il territorio. Tutte
queste missioni ricompensano con denaro e con punti rispetto,
che consentono si salire di grado e di sbloccare nuove bocche
da fuoco, potenziamenti, proprietà e quant’altro, in un modo
abbastanza familiare per chi conosce i free roaming criminali.
Nonostante il gameplay di Saints Row The Third Remastered
soffra ormai il peso degli anni, il gioco risulta ancora molto
divertente. Sebbene alcune meccaniche non siano articolate
quanto ci si aspetterebbe, l’estrema irriverenza e la follia
di tutto ciò che ci viene offerto farà soprassedere sulle
dinamiche di gameplay non proprio fresche. Dal linguaggio
estremamente scurrile alle auto istrioniche, ai mezzi estremi
e alle armi teleguidate, tutto quello che si può fare risulta
folle, estremamente soddisfacente e incredibilmente
divertente.

Dopo questo breve ma doveroso riassunto della trama passiamo a
descrivere i cambiamenti tecnici apportati a questo Saint Row
The Third Remastered. Prima di ogni cosa si nota che la
risoluzione nativa è stata incrementata, arrivando a 1080p su
console base e 1440p (con upscaling a 4K) su PS4 Pro e Xbox
One X, mentre su PC ovviamente c’è il supporto alle
risoluzioni native più estreme. Per quanto riguarda il frame-
rate, questo è bloccato di default a 30fps, un aspetto che
potrebbe inizialmente dar storcere la bocca, ma fortunatamente
nel menu delle opzioni esiste l’opzione per passare ai tanto
agognati 60fps. L’aumento di risoluzione è il classico lavoro
che si fa in sede di rimasterizzazione ma anche il minimo
sindacale. Il remaster di Saints Row The Third va però
fortunatamente ben oltre: il gioco infatti gira su un motore
basato sulla fisica che applica anche un’inedita illuminazione
globale. Il look ora risulta totalmente nuovo grazie a tre
nuovi metodi di occlusione ambientale che si combinano tra
loro a seconda del tipo di oggetto o texture. Depth of field e
motion blur sono stati potenziati, così come la nebbia e gli
effetti volumetrici. Sono stati aggiunti anche nuovi effetti
post-processing come aberrazione cromatica e grana
cinematografica, che assieme a nuovi filtri UV, anti-aliasing,
riflessi ambientali e delle superfici, HDR e nuovi gradienti
di colore in base all’ora del giorno, restituiscono al mondo
di gioco un aspetto nuovo e più realistico. Un grande lavoro è
stato svolto anche sulle texture e sugli elementi del mondo.
Le texture presenti in Saints Row The Third Remasterd sono ad
alta risoluzione e le animazioni dei modelli non sono più
compresse. Elementi come vegetazione, cespugli degli alberi e
shader in alcuni casi sono stati completamente rifatti da
zero. La tessellazione è stata migliorata, sono state aggiunti
materiali riflettenti ai vetri di finestre e finestrini delle
auto, e l’illuminazione degli interni è stata riprogettata per
adattarsi al nuovo sistema governato dalla fisica. Insomma, ci
si trova dinanzi a un lavoro davvero curato e ben fatto.

Saints Row The Third Remasted però ha anche altro da offrire,
infatti, il pacchetto comprende tutti gli oltre 30 DLC
rilasciati dopo il lancio originale su console last-gen,
alcuni dei quali sono disponibili da subito in forma di
elementi cosmetici o missioni alternative. Questi contenuti
aggiuntivi sono davvero tanti e all’epoca del lancio costavano
anche parecchio. Se tutto questo non dovesse bastare,
sottolineiamo che si può affrontare l’intera storia in co-op
online e aiutare i propri amici entrando nella loro partita,
alzando così l’asticella del divertimento. Ultima ma non per
questo meno importante è anche la “Modalità Lorda”, che
permette di affrontare una serie di scagnozzi a ondate come
una sorta di Orda, impugnando armi pazze come un enorme dildo
di gomma. Insomma, tirando le somme, il pacchetto offerto da
Saints Row The Third Remasterd è davvero un’ottima occasione
per poter rivivere in maniera migliorata l’esperienza di gioco
vissuta un decennio fa, poter giocare a tutti gli elementi
post lancio, ma anche, nel caso in cui non si abbia avuto la
fortuna di giocare al titolo originale, di scoprire un
videogame esilarante, volutamente iperbolico, spregiudicato,
ma soprattutto estremamente divertente. Credete a noi:
lasciarselo sfuggire sarebbe un vero peccato.

GIUDIZIO GLOBALE:

Grafica: 9
Sonoro: 9

Gameplay: 8

Longevità: 8

VOTO FINALE: 8,5

Francesco Pellegrino Lise
Distanza   sociale,    arriva
Sodar lo strumento di Google
che aiuta a mantenerla
Mantenere la corretta distanza sociale in questo particolare
periodo è di fondamentale importanza, proprio per questo scopo
Google ha creato uno strumento chiamato “Sodar”, che usa la
realtà aumentata (AR) per disegnare intorno all’utente un
confine dal raggio di due metri. Lo strumento funziona solo su
smartphone Android, e solo attraverso il browser Chrome.

Per    utilizzarlo     basta     accedere     all’indirizzo
sodar.withgoogle.com e accettare le condizioni d’uso. Sodar
sfrutta la fotocamera posteriore dello smartphone per
riprendere ciò che l’utente ha davanti a sé. Per calibrarlo è
sufficiente inquadrarsi i piedi, dopo di che sullo schermo
apparirà una linea bianca che delimita, con un po’ di
approssimazione, i due metri di distanza. L’applicativo Sodar
funziona attraverso il browser di casa, Chrome, che deve
essere aggiornato all’ultima versione disponibile, dunque non
si scarica (ancora) da Google Play Store come una normale
applicazione.

Per ora funziona soltanto su dispositivi come smartphone e
tablet Android. Sodar utilizza lo standard WebXr che Google ha
implementato sul browser Chrome per Android dalla versione v79
e richiede naturalmente il permesso di accedere alla
fotocamera del dispositivo. Funziona solo in modalità
verticale, come mostrato nel video pubblicato su Twitter per
presentare il progetto. Per provare subito l’applicativo basta
recarsi sul sito ufficiale del progetto parte del programma
Experiments with Google. Non funziona sempre al meglio, basta
dunque calibrare la fotocamera inquadrando riferimenti come
pavimenti e muri per far sì che la linea dei due metri venga
finalmente visualizzata. In termini di privacy, infine, Google
sottolinea che le immagini circostanti saranno visibili solo
dalla persona che sta utilizzando lo strumento e non dallo
stesso sito.

F.P.L.
I  malati   di  coronavirus
calano in tutte le regioni.
Cinque  regioni   con  zero
vittime
Nessuna vittima in 9 regioni nelle ultime 24 ore per il
coronavirus in Italia, secondo i dati della Protezione civile.
Sono Marche, Valle d’Aosta, Trentino Alto Adige, Friuli
Venezia Giulia, Umbria, Molise, Basilicata, Calabria e
Sardegna.

La Lombardia ne fa registrare 33 su 75, il 44% del totale,
unica regione a far registrare oggi un numero di deceduti in
doppia cifra. Le altre sono tutte al di sotto delle 10
vittime. I malati coronavirus – gli attualmente positivi nei
dati della Protezione civile – calano in tutte le regioni,
tranne in Umbria dove il numero resta invariato rispetto a
ieri.
Nel dettaglio: i contagiati totali da coronavirus sono ora
233.019, 355 più di ieri, quando se ne erano registrati 416 in
più, quindi in calo nelle 24 ore. Il dato comprende
attualmente positivi, vittime e guariti. In Lombardia sono 210
in più (ieri 221), pari al 59,1% dell’aumento odierno in
Italia. I dati sono stati resi noti dalla Protezione civile.
Ci sono 5 regioni che comunicano zero nuovi contagiati:
Umbria, Sardegna, Molise, Calabria e Basilicata. Sono 75 le
vittime del coronavirus nelle ultime 24 ore in Italia, in calo
rispetto alle 111 di ieri. In Lombardia nell’ultima giornata
se ne sono registrate 33, mentre ieri erano state 67. I morti
a livello nazionale salgono così a 33.415. Sono saliti a
157.507 i guariti e i dimessi per il coronavirus in Italia,
con un incremento rispetto a ieri di 1.874. Sabato l’aumento
era stato di 2.789. Sono 42.075 i malati di coronavirus in
Italia, 1.616 meno di ieri, quando il calo era stato di 2.980.
Sono 435 i pazienti ricoverati in terapia intensiva in Italia,
15 meno di ieri. Di questi, 170 sono in Lombardia, 2 meno di
ieri. I malati ricoverati con sintomi sono invece 6.387, con
un calo di 293 rispetto a ieri, mentre quelli in isolamento
domiciliare sono 35.253, con un calo di 1.308 rispetto a ieri.
Tragedia a Nettuno,                                 cade
ultraleggero: morti                                  due
nuotatori
Un ultraleggero è caduto a Nettuno, vicino Roma, nei pressi di
via Avezzano. Le due vittime dell’incidente che ha coinvolto
un ultraleggero erano due nuotatori.

Fabio Lombini, a Roma per un collegiale di allenamento,
nuotava per la società In Sport Rane Rosse e il gruppo
Sportivo Forlì Nuoto: arrivò anche in finale nei 200 stile
libero ai Campionati europei in vasca corta di Copenaghen.
Gioele Rossetti era tesserato con l’Aurelia nuoto.
Fabio Lombini
Gioele Rossetti

Roma, moria di pesci nel
Tevere: EcoItaliaSolidale e
OIPA lanciano l’allarme
ROMA – Moria di pesci nel Tevere lungo il percorso fluviale
che si snoda da ponte Milvio fino a ponte Marconi. Numerose,
infatti, sono state le segnalazioni arrivate all’associazione
Ecologista Ecoitaliasolidale, da parte di tanti cittadini che
hanno segnalato numerosi pesci di varie grandezze galleggiare
morti nel corso d’acqua.

Una volontaria dell’OIPA di Roma li ha fotografati e avvisato
una pattuglia della Polizia di Roma Capitale
“Chiediamo alle Istituzioni preposte ai controlli di accertare
immediatamente le cause della moria dei pesci, l’eventuale
motivo di inquinamento e quale effetto negativo potrà avere
sino al mare”. Hanno dichiarato in una nota congiunta
Piergiorgio Benvenuti e Fabio Ficosecco rispettivamente
Presidente Nazionale e responsabile romano del Movimento
Ecologista Ecoitaliasolidale.

Anche dall’OIPA hanno chiesto alle istituzioni preposte un
intervento urgente al fine di accertare le cause all’origine
del fenomeno, anche a tutela della salute pubblica.
Crisi economica? Qui si parrà
la   nostra   nobilitate    e
l’Italia accetta la sfida
di Donato Mauro*

La proposta della Commissione europea per affrontare la crisi
economica ha fatto esultare, forse prematuramente, le forze di
governo. E’ del tutto evidente che l’ammontare della quota
fondi destinata all’Italia rappresenta un positivo segnale di
attenzione alle esigenze del nostro paese.
I 172,7 miliardi di euro, di cui 81,8, cosiddetti a fondo
perduto, e 90 miliardi, sotto forma di prestiti, costituiscono
un deciso passo in avanti nello spirito di solidarietà nei
confronti del paese europeo, l’Italia, maggiormente colpito
sia sotto il profilo sanitario sia economico.

Senza entrare troppo nei tecnicismi e utilizzando la lingua
italiana, al posto di quella inglese che per i più è
incomprensibile, chiariamo che la parte più cospicua è
destinata al sostegno finanziario agli Stati per investimenti,
riforme, la ripresa e per predisporre le economie ad
affrontare il futuro.

Parti meno consistenti ma comunque importanti sono destinate a
fare arrivare aiuti ai territori, ai lavoratori, imprese e
settori colpiti dalla pandemia oltre ai fondi previsti per
affrontare la “transizione verde”.

A questo punto i problemi sono sostanzialmente due: quando e a
che prezzo.

Se passa la proposta così com’è entro quest’anno riceveremo
una piccola parte mentre le quote più consistenti arriveranno
spalmate fino al 2024.

Se l’ostruzionismo dei paesi cosiddetti frugali, che si è
scoperto tanto frugali non sono, dovesse avere qualche
successo ci sarebbe poco da festeggiare poiché vorrebbe dire
che la maggior parte dei soldi costituiscono prestiti e non
sono a fondo perduto.
Per una volta, perdonatemi, vorrei seguire il ragionamento di
Mario Monti perché mi sembra almeno su un punto permeato di
concretezza avulsa dagli interessi delle banche.

La drammatica emergenza causata dal Covid 19 ha indotto la
presidente della Commissione europea a proporre interventi
molto significativi a sostegno dell’economia e della società
europea per evitare la disgregazione della casa comune ancora
in costruzione.

In particolare si è puntato sulla ridefinizione della
struttura del bilancio europeo per rispondere alle esigenze di
una finanza corretta come auspicato dal nostro governo, in
quanto dovrebbe produrre, tra il 2020 e il 2024, entrate
proporzionalmente molto maggiori rispetto al contributo
versato dall’Italia. Ora, sostiene Monti, spetta alle
Istituzioni e specialmente alla nostra struttura tecnico
amministrativa dimostrare la capacità di fare “un uso corretto
e produttivo, in termini economici e sociali, dei fondi
ottenuti”.

Nel condividere questo auspicio, non concordo sulla sua
insistenza di dovere chiedere l’accesso al Mes e non perché mi
domandi come mai non lo chiedono Francia, Spagna e Portogallo,
ma perché è sottoposto a condizioni, checché se ne dica,
altrimenti basterebbe che i capi di Stato e di governo
sottoscrivano un documento ad hoc che dica espressamente: il
Mes non prevede alcuna “condizionalità” né presente né futura
salvo l’impiego dei fondi per la sanità.

In sostanza ben vengano i miliardi a fondo perduto e in
prestito, a basso interesse, che serviranno a ripartire
concretamente dopo la fase emergenziale e ad adeguare il
sistema in tema di verde (green), di tecnologia digitale e
inclusione sociale.

Ora lo Stato non potrà sottrarsi all’assunzione della propria
responsabilità sulla indifferibile crescita del nostro Paese.

Il piano dell’Ue può legittimamente definirsi storico se
rimane così com’è a meno che i 4 paesi definiti da qualcuno
“avari” non facciano saltare il banco guardando ai propri
interessi finanziari immediati, dimenticando che attualmente
stanno approfittando in” modo sovra proporzionale del mercato
unico”.

Ricordo quanto emerse dalle analisi del gruppo di lavoro
sull’intelligence economica a cui partecipai insieme a
dirigenti della Banca d’Italia: occorre fare attenzione e
guardarsi da iniziative anche da parte di alcuni paesi “amici”
in termini di speculazione finanziaria, di attacchi alla
moneta unica e alla struttura produttiva e industriale.

Concordo pienamente con Daniel Cohn Bendt, leader studentesco
del 68, che pone il problema in modo chiaro: i 4 paesi, da lui
definiti tirchi, non possono avere la botte piena e la moglie
ubriaca, vogliono godere del mercato unico e poi rifiutare di
aderire alla solidarietà europea che è il valore fondativo
dell’Ue; scelgano, o dentro e fuori.

Il dovere della scelta riguarda anche la nostra
amministrazione, anche se ovviamente in misura non
confrontabile. Non può pensare di tirare a campare sotto
l’ombrello istituzionale a volte bucato, gli aiuti e i
trasferimenti dal governo e dalla Regione arrivano con ritardo
e sono largamente insufficienti. Deve dimostrare di avere il
coraggio e la capacità di mettere insieme tutte le risorse
disponibili (sottraendole a consulenze, affidamenti, incarichi
e a lavori non prioritari) per erogare aiuti a tutta la nostra
struttura produttiva e alle esigenze sociali. I sindaci che
hanno dichiarato in molteplici occasioni che i bilanci sono
risanati e che in cassa c’e’ maggiore disponibilità, bene li
utilizzino subito a favore della comunità.

*Consigliere comunale a Bracciano
Puoi anche leggere