Industria culturale e media studies La radio e la televisione nello sviluppo dell'industria culturale in Italia Prof.ssa Anna Lucia Natale - Coris

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Industria culturale e media studies La radio e la televisione nello sviluppo dell'industria culturale in Italia Prof.ssa Anna Lucia Natale - Coris
Industria culturale e media studies

La radio e la televisione nello sviluppo
dell’industria culturale in Italia

Prof.ssa Anna Lucia Natale
Industria culturale e media studies La radio e la televisione nello sviluppo dell'industria culturale in Italia Prof.ssa Anna Lucia Natale - Coris
LA RADIO
 Dalle origini (1924)
    come “music box”
alla radio “plurale” di
                   oggi
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La radio
  Un repertorio di “generi”

 Le origini: Il piacere della musica in casa
 (dall’opera alla canzone e al jazz)

Gli anni Trenta: La rivista musicale
(I quattro moschettieri)

 Il dopoguerra: tra programmi a premi e canzoni
(Il microfono è vostro, Il festival di Sanremo)

 Nell’era della tv: una radio “Per voi giovani”
(da Bandiera Gialla ad Alto gradimento)

Verso il pluralismo radiofonico
(il flusso musicale)
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La Televisione

 Dalle origini (1954) come
“Tv maestra” all’era
dei “reality/talent show”
di oggi
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La televisione
  La trasformazione dei “generi”
 La “ Tv maestra” delle origini: dagli sceneggiati a Non è
mai troppo tardi

Anni ’60 e dintorni: Carosello, Lascia o raddoppia,
Canzonissima…

 Anni di transizione (’70/’80): contenitori e talk show
(Domenica in, L’altra domenica, Bontà loro)

 “Neotelevisione”… and so on: l’era dei reality e talent show
(Grande Fratello, C’è posta per te, Amici; ecc.)

Evoluzione di un genere: la fiction tv dall’artigianato all’industria
(tra sceneggiati e miniserie, serie, serial e soap opera)
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LA RADIO   Le tappe principali

           1924 Il 6 ottobre, alle 21, Ines Viviani
           Donarelli (o Maria Luisa Boncompagni?), dallo
           studio romano di Palazzo Corradi, legge il
           primo annuncio della neonata radio: "Unione
           radiofonica Italiana, stazione di Roma 1-RO,
           trasmissione del concerto inaugurale”.

           1928 La URI si trasforma in EIAR (Ente
           Italiano Audizioni Radiofoniche) con sede
           legale a Roma e Direzione Generale a Torino.
           Iniziano a Roma e Milano esperimenti di
           trasmissioni di immagini utilizzando il disco di
           Nipkow.
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LA RADIO
 Le tappe principali
-1944: EIAR diventa RAI (Radio Audizioni Italia)

- 1946: 2 programmi nazionali ad onde medie
        (Rete Rossa e Rete Azzurra)

- 1951: 3 programmi nazionali ad onde medie
 (Programma nazionale, Secondo programma, Terzo
 programma è Radio 1, Radio 2, Radio 3)

- 1954: RAI diventa RAI-Radiotelevisione Italiana
- Anni 70/90: verso il sistema radiotelevisivo misto (pubblico e privato)
- Oggi: 12 radio Rai (FM/AM, DAB+, DDT, satellite, web, app), 20 radio
private nazionali, radio comunitarie (nazionali e locali), radio locali, web
                                  radio.
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La radio

Perché la radio: ruolo centrale nello sviluppo di una industria
dell’audiovisivo in Italia ê

- Creato le basi per la diffusione dell’intrattenimento domestico, rendendo
disponibili per tutti, e direttamente negli spazi privati, un’ampia gamma di
prodotti dell’immaginazione

- Dato origine a un “repertorio” dell’intrattenimento, introducendo nuove
forme di spettacolo e/o adattando al proprio linguaggio altre forme di
spettacolo, dal teatro al romanzo, dal cinema al fumetto

- La Tv futura, medium domestico per eccellenza, costruirà il suo successo
a partire dal repertorio dei generi creato dalla radio
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La radio
Prima della radio

v La radio non è stato il primo medium domestico. Ma ha portato
  avanti e consolidato trasformazioni nell’uso del tempo libero, che
  altri media avevano introdotto

- A partire dall’800, nel tempo libero dal lavoro, la casa diventa un
  luogo in cui condividere attività culturali, come l’ascolto della musica

- Dalla musica suonata dal vivo (pianoforte), a quella riprodotta
  (fonografo), a quella diffusa attraverso la “telefonia
  circolare”:
  Théatrophone (Parigi 1881), Telefon Hirmondò (Budapest
  1893), Electrophone (Londra 1895), Araldo telefonico (Roma 1910)
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La radio
       La radio. Oltre il senso del tempo e dello spazio

- L’avvento della radio, tecnologia senza fili e meglio in grado
di “collegarsi” direttamente con il mondo, riconduce il telefono
alla sua natura di mezzo di comunicazione “da uno a uno”

- La radio consente di trasportare eventi e contenuti da ogni luogo,
 in ogni luogo, e nello stesso tempo:

• con la radio, non è più necessario essere sul posto per
  avere esperienza di un evento
  (sul rapporto luogo fisico/luogo sociale, Meyrowitz 1985)

• con la radio, lo stesso tempo non richiede più lo stesso
  posto (la «simultaneità despazializzata», Thompson 1995)
La radio
Le origini: il piacere della musica in casa

- La radio entra nella casa ridefinendo spazi e tempi della
 quotidianità e della vita sociale.

- Il momento clou è quello dello spettacolo serale: l’ascolto di
  un’opera teatrale, di un concerto sinfonico, di musiche da ballo,
  è ora possibile senza muoversi da casa

   «Ogni casa deve avere un apparecchio… Nelle lunghe
     serate invernali le voci, i concerti e le conferenze che
    verranno al vostro orecchio per mezzo di questo
    meraviglioso apparecchio
   saranno il diletto e l’istruzione della vostra famiglia»
             (pubblicità da «Radiorario» 1929)
La radio
Le origini. I generi musicali più popolari

- Musica lirica: ampio patrimonio musicale; radicata tradizione popolare;
genere di punta della programmazione

- Musica leggera (operette, canzoni, ballabili): eseguita da orchestre
della radio; trasmessa in collegamento con sale da ballo; riprodotta su
disco (dal 1930)

- il Jazz: un filone italiano, più ritmato e ballabile, conquista gli ascoltatori
intrecciandosi a passione crescente per il ballo, dentro e fuori casa;
genere inizialmente vituperato ma apprezzato soprattutto dai giovani,
esploderà nella II metà anni ’30 (concerto Armstrong, swing americano)

- La canzone: il connubio tra radio e disco apre la strada ai concorsi Eiar
per voci nuove; le orchestre introducono interpreti professionali per le
parti vocali e lanciano molti cantanti dell’epoca (da Buti a Rabagliati al
Trio Lescano)
La radio
Gli anni Trenta: la rivista musicale (o radiorivista)

- Avvio processo di “popolarizzazione” del mezzo, con conseguente
  aumento e diversificazione del pubblico

- La radiorivista introdotta nel palinsesto radiofonico per rispondere
  a domanda crescente di spettacolo leggero

- Genere di derivazione teatrale al confine tra musica e
  parlato: numeri di prosa, sketch comici e musica tenuti insieme
  da una trama con personaggi fissi

- Successivamente, si evolverà in Varietà: scompaiono trama
  e personaggi; si introduce la figura del conduttore a tenere
  insieme i vari momenti di spettacolo (da anni ’50)
La radio
Gli anni Trenta: la rivista musicale (o radiorivista)

- La radiorivista più rappresentativa del periodo:
  I quattro moschettieri, di Angelo Nizza e Riccardo Morbelli

- Parodia del romanzo di A. Dumas; molti riferimenti a
  letteratura classica e d’appendice, a teatro e cinema, a testi
  di canzoni e opere liriche; un’alternanza serrata tra
  dialoghi, musica e battute

- Tre edizioni del programma, tra il 1934 e il 1938

- Programma abbinato a concorso a premi sponsorizzato
  da aziende alimentari Buitoni e Perugina e basato su raccolta
  figurine personaggi (tra possibili vincite una Fiat 500
  Topolino, lanciata nel 1936)
La radio
Gli anni Trenta: la rivista musicale (o radiorivista)

- I quattro moschettieri: esaltazione collettiva nella ricerca delle
  figurine più introvabili (come il feroce saladino); primo fenomeno
  di comunicazione integrata (pubblicazione di dischi, libri, film
  legati a contenuti e personaggi del racconto)

- Il carattere multimediale dell’evento ne amplifica il successo
  popolare: per la prima volta la radio riesce ad arrivare a tutti,
  al di là delle differenze individuali, di classe sociale, del
  possesso stesso dell’apparecchio

- Notevole spinta sia alla diffusione popolare del mezzo sia
  alla crescita dell’industria culturale (produzione e consumo di
  prodotti radiofonici, e non solo)
La radio
Il dopoguerra: tra programmi a premi e canzoni

- Il dopoguerra si apre all’insegna di “una radio per tutti”, del bisogno
 diffuso di evasione, del desiderio di una vita migliore

- È qui che si pongono le basi di
“quel processo di modernizzazione nel campo dei gusti e dei consumi
 di massa, di quella rivoluzione del costume che ha dominato la società
di quest’ultimo cinquantennio” (Isola 1995), che si era aperto con l’arrivo
degli americani durante la guerra

- Nonostante la perdurante influenza della tradizione culturale italiana e
  della morale cattolica, forte spinta ai consumi culturali di massa
  e progressiva crescita dello spettacolo leggero:
  varietà, quiz, gare tra dilettanti, canzoni, spesso abbinati a concorsi
  a premi (denaro, elettrodomestici, Vespa e Lambretta, Fiat 500…)
La radio
Il dopoguerra: tra programmi a premi e canzoni

- Tra i generi più apprezzati, i programmi per dilettanti, che consentono
  agli ascoltatori di mettere in scena i loro talenti, di vivere un momento
  di notorietà, di coltivare la speranza di trovare lavoro nel mondo
  dello spettacolo

- Uno di questi è Il microfono è vostro (1950, 1952): programma
  itinerante, che dai teatri delle città italiane manda in onda le esibizioni
  dei migliori dilettanti locali

- Alle selezioni accorrono a centinaia (studenti, impiegati,
  dattilografe, artigiani, operai, giovani di leva, aspiranti cantanti,
  ecc.), scatenando un coinvolgimento popolare simile a quello de
 I quattro moschettieri

- A base del successo anche la fama del presentatore (Nunzio Filogamo,
  già interprete del moschettiere Aramis) e le musiche di Cinico
  Angelini (direttore delle orchestre leggere dai tempi dell’Eiar)
La radio
Il dopoguerra: tra programmi a premi e canzoni

- Continua in questa fase anche la passione per la canzone,
  che toccherà il suo culmine con Il festival della Canzone Italiana
  di Sanremo (1951)

- La cosiddetta “canzone all’italiana” convive con il piacere della musica
  straniera (boogie-woogie americano, canzone francese, ritmi sudamericani,
  ecc.), diffusa per radio in appositi programmi pomeridiani

- Contro la musica straniera si scatena la critica dei fautori della
  radiofonia più tradizionale, portando ad un accordo tra Rai e case editrici
  musicali: la realizzazione di un evento finalizzato a valorizzare
  la melodia nostrana, “che discende dai canti napoletani… e si collega
  ad una tradizione lirica insigne” (Radiocorriere 1951).

- Nasce così il Festival, competizione tra canzoni italiane trasmessa in
  radio nelle prime 4 edizioni, prima di passare in televisione (1955)
La radio
Il dopoguerra: tra programmi a premi e canzoni

- Interesse di stampa e case discografiche per il Festival solo a partire da
  3° edizione (1953), che mette a punto meccanismo di gara poi ripetuto
  in anni successivi: doppia esecuzione canzone; giurie popolari estratte
  a sorte tra pubblico in sala e abbonati; collocazione da giovedì a sabato

- Tra le canzoni vincitrici? Grazie dei fior, Vola Colomba, Tutte le mamme:
  contenuti sentimentali e nostalgici, ritmi lenti e malinconici,
  stile compassato delle interpretazioni… (fino al fenomeno Modugno)

- Grande successo di pubblico (novità della competizione, i pettegolezzi
  sui cantanti, i sospetti di brogli) e nuovo punto di svolta industria
  culturale: musica leggera esce da dimensione artigianale; si
  alimenta il mercato dei dischi, apparecchi radio, riviste su vicende dei
  divi; si moltiplicano eventi canori in radio
La radio
Il dopoguerra: tra programmi a premi e canzoni

- La radio del dopoguerra ha saputo esprimere orientamenti
 sociali diffusi e farsi volano della industria culturale:
 - lanciando nuovi talenti
 - dispensando premi e posti di lavoro
 - formando registi, attori, conduttori, cantanti che
   sarebbero diventati famosi in altri ambiti dello spettacolo
   (Federico Fellini, Alberto Sordi, Mike Bongiorno, Claudio
   Villa, ecc.)

- Appena prima della TV, la radio si è avviata a diventare
  finalmente popolare anche per numero di abbonamenti: quasi
  5 milioni, con crescita soprattutto nei ceti medi e inferiori, nel 1953
La radio
Nell’era della tv: una radio “Per voi giovani”

- Lunga crisi della radio quale strumento principe intrattenimento
  domestico e rinascita da metà anni ’60:
• la diffusione del transistor trasforma apparecchio radio in oggetto
   tascabile, mobile e a basso costo; la radio si sposta nelle aree
   più private dell’abitazione (camera da letto, bagno, cucina) e nei
   luoghi di lavoro e del tempo libero

• la nascita di una “cultura giovanile” la cui principale fonte
  di identificazione è nella musica rock (diffusa dagli Usa in Europa
  grazie soprattutto alle “radio pirata”, che trasmettono da acque
  internazionali a ridosso delle coste inglesi)

• la radio italiana riorganizza il palinsesto anche in funzione del
  nuovo pubblico giovanile e introduce programmi musicali e di
  intrattenimento dal linguaggio innovativo
La radio
Nell’era della tv: una radio “Per voi giovani”

- Tra i programmi più rappresentativi anni 60/70: Bandiera
Gialla, Per voi giovani, Alto gradimento

Bandiera gialla (1965-70)
- Ideato e condotto da Gianni Boncompagni e Renzo Arbore
- In onda il sabato pomeriggio sul Secondo programma
- Dedicato alle novità musicali internazionali e rigorosamente
 riservato ai giovanissimi
- 12 brani per ogni puntata; presenza in studio di un gruppo
  di giovani; si vota il disco “più giallo” con una bandierina gialla,
  tra urletti e applausi dei fan

- Lanciati molti successi musicali di quella generazione
  (Beatles, Rolling Stones, gruppi beat italiani) e dato grande
  impulso all’industria discografica (il boom del 45 giri)
La radio
Nell’era della tv: una radio “Per voi giovani”                             Sigla

Per voi giovani (1966-76)
- Ideato e gestito da Renzo Arbore (dal 71, Paolo Giaccio e Mario
  Luzzatto Fegiz), con vari speaker/conduttori
- Appuntamenti plurisettimanali e pomeridiani tra Programma
  nazionale e Secondo programma
- Inizialmente rubrica di proposte musicali, poi aperta al dibattito tra
  giovani (via lettera o telefono), e con cantanti italiani in studio:
Per voi giovani, i vostri dischi, i vostri problemi, i vostri argomenti

- Si discutevano tematiche giovanili, anche attraverso i testi
  delle canzoni di Bob Dylan o Leonard Cohen;
- Ha lanciato cantautori italiani (Venditti, De Gregori, Guccini,
  ecc.) e nuovi speaker radiofonici (Carlo Massarini)
- Anche in versione serale (Popoff, 73/76) e televisiva (Speciale per
  voi, 69/70)
La radio
Nell’era della tv: una radio “Per voi giovani”

Alto gradimento (1970-76)
- Ideato e condotto da Renzo Arbore e Gianni Boncompagni
- In onda sul Secondo Programma, nei giorni feriali alle 13

- Varietà comico/demenziale, basato su successione inesauribile
  di musica e battute; personaggi strampalati (il ragionier
  Affastellati, il fascista Catenacci, lo studente ignorante Verzo, ecc.);
  tormentoni sgrammaticati (Perché non sei venutta? Ping!”).

- Elementi distintivi: improvvisazione, velocità del ritmo,
  stravolgimento delle regole radiofoniche (“anteprima” del Segnale
  Orario, pubblicità di prodotti inesistenti): il modello di quasi tutte     Podcast Alto Gradimento
  le radio libere apparse nel corso del decennio (Monteleone 2003)
La radio
Verso il pluralismo radiofonico

- Le radio libere nascono a partire metà anni 70: iniziale proliferazione
  spontanea di emittenti locali; graduale sviluppo di emittenti nazionali
  e di associazioni tra emittenti locali; fine del monopolio pubblico

- Principali caratteristiche radiofonia privata (già anticipate da
  radio pubblica): musica per i giovani, pubblico partecipante e
  protagonista, intrattenimento basato su improvvisazione e su
  alternanza musica/parlato

- La radio di oggi: pluralità dei formati (musicali, music&news,
  all news); flusso musicale, o di parole, musica e notizie,
  continuo; fruibilità attraverso nuovi, molteplici devices tecnologici
  (apparecchio radio, tv digitale, computer, smartphone, ecc.)

- La radio ha recuperato un ruolo centrale nell’industria
  culturale, trovando nei giovani il suo pubblico d’elezione
La tv
La Televisione - Nascita

“La Rai, Radio Televisione italiana, inizia oggi il suo regolare
servizio di trasmissioni televisive.
Le maggiori trasmissioni dell’odierno programma sono:

ore 11.00
Telecronaca dell’inaugurazione degli
studi di Milano e dei trasmettitori di Torino e di Roma.

ore 15.45
Pomeriggio sportivo

ore 17.30
Le miserie del Signor Travet
Un film diretto da Mario Soldati”

                                                  (Fulvia Colombo, 3/1/1954)
La televisione - Nascita
                    Programmazione del 3 gennaio 1954

                   Ore 11.00: Cerimonia di inaugurazione
                         Ore 14.30: Arrivi e partenze
        (con Armando Pizzo e Mike Buongiorno, regia di Antonello Falqui)
                          Ore 14.45: Cortometraggio
                     Ore 15.00: Orchestra delle quindici
            (musica leggera, presenta Febo Conti, regia Eros Macchi)
    Ore 15.45: Pomeriggio sportivo (ripresa in diretta di un avvenimento)
       Ore 17.45: Le miserie del signor Travet (film di Marco Soldati)
          Ore 19.00: Le Avventure dell’arte: Giambattista Tiepolo
                           (a cura di Antonio Morassi)
                            Ore 20.45: Telegiornale
Ore 21.15: Teleclub (curiosità culturali e varie presentate da “note personalità” )
        Ore 21.45: L’Osteria della Posta di Carlo Goldoni (in diretta)
        Ore 22.45: Settenote (Virgilio Rientro presenta musica leggera)
 Ore 23.15: La Domenica Sportiva: risultati, cronache filmate e commenti sui
                      principali avvenimenti della giornata
La Televisione - Le tappe principali

-   1954 Inaugurazione del servizio; 88.000 abbonati (è 5 milioni nel 1964)

-   1954-61 Gestione Filiberto Guala e Marcello Rodinò (impronta moralistica e
    educativa)

-   1961 Nasce il Secondo Programma (è Rai 2 oggi)

-   1962-74 Epoca Bernabei (centralismo e divulgazione culturale)

-   1972 Copertura trasmissioni Rai al 98% della popolazione italiana

-   1974 Sentenze n. 225 e 226 della Corte Costituzionale sulla legittimazione
    delle trasmissioni via cavo e delle emittenti estere sul territorio nazionale

-   1975 Riforma Rai (fine centralismo e riorganizzazione per reti e testate;
    riconoscimento sentenze 225 e 226)

-   1976 Sentenza n. 202 della Corte Costituzionale autorizza le trasmissioni via
    etere di portata non eccedente l'ambito locale
La Televisione - Le tappe principali
-   1977 Introduzione del colore

-   1979 Nascita terza rete, inizialmente a diffusione regionale
    (è Rai 3 oggi )

-   1984 Canale 5, Italia 1, Rete 4 (Fininvest)

-   1990 Legge Mammì (legittimazione dell’esistente)

-   1991 Inizio era pay tv (Telepiù e Stream tv è Sky dal 2003)
                      .

-   2004 Legge Gasparri (introduzione digitale terrestre)

-   2012 Passaggio al digitale in tutte le regioni italiane

-   Oggi circa 400 canali operanti a livello nazionale (DTT e Sat, Standard
    e HD), tra free e pay; in media 100 canali locali per provincia; servizi realizzati per il
    web a pagamento (Netflix, Amazon e altri).
    Principali operatori: Sky Italia, Mediaset, Rai, Fox International Channels Italy,
    Discovery Italia, Cairo Communication. Rai presente con 14 canali (+ altri HD).
La televisione
La “ Tv maestra” delle origini

- La Tv si diffonde con una velocità di diffusione impensabile per la vecchia radio.
Favorita dal “boom economico” (1958-1963), che trasformerà l’Italia contadina in
una moderna società industriale.

- È una trasformazione profonda, che investe il modo di produrre e di
consumare, di pensare e di sognare, di vivere il presente e di progettare il futuro
(Crainz 2005).

- La televisione è espressione e motore di questo cambiamento. In primo luogo,
soprattutto tra anni ‘50 e ‘60, ha contribuito alla crescita culturale con i programmi
educativi: dagli “sceneggiati” da opere letterarie, a Telescuola (1958-66), a Non è
mai troppo tardi (1960-68).
La televisione - Le origini
Non è mai troppo tardi
Nasce il 15 novembre del 1960 come "programma di educazione
popolare a cura del Ministero della Pubblica Istruzione" e
prosegue fino al 1968.

Dopo una sigla raffigurante
la danza di lettere dell'alfabeto,
la rassicurante e paterna figura
del maestro Alberto Manzi
compariva sullo schermo televisivo.
Sempre vestito con tenere giacchette
a tre bottoni, il maestro insegnava
"a leggere, scrivere e far di conto"
con una capacità didattica unica.
(Grasso 2002)
La televisione - Le origini
Non è mai troppo tardi
                                      Obiettivo del programma
                                      era quello di educare alle
                                      più elementari nozioni
                                      scolastiche il pubblico
                                      italiano, caratterizzato da
                                      elevate percentuali di
                                      analfabetismo. Il “Maestro
                                      Manzi” ha così portato
                                      molti adulti analfabeti a
                                      conseguire la licenza
     Il programma è l’emblema         elementare.
 della televisione pedagogica delle
                origini.
La televisione - Le origini
Non è mai troppo tardi

 - In onda dal lunedì al venerdì in orario pre-serale sul
   Programma Nazionale (dal 1967 sul Secondo Programma).
   Durata ‘30 minuti.

 - Contenuto didattico e stile da intrattenimento: non solo gesso e
   lavagna, anche documentari, dimostrazioni pratiche, ospiti.

 - 2000 punti d’ascolto pubblici. Un manuale edito da Eri.

 - Nella prima edizione, 35.000 persone ottengono la licenza
   elementare. Progetto imitato da molti paesi.
La televisione - Anni ‘60 e dintorni
- La Tv ha contribuito alla trasformazione sociale, innescata dal
  boom economico, anche e soprattutto:
• alimentando il mercato dei consumi (la pubblicità);
• incoraggiando l’esibizionismo e il desiderio di emergere degli
  italiani (il quiz);
• divulgando le immagini di una società orientata all’ottimismo
  e alla ricerca del benessere (lo spettacolo del sabato sera).

- Nelle forme dello spettacolo e nelle immagini della società diffuse
  dai programmi Tv, emerge il riferimento al modello
  culturale americano, rielaborato secondo la sensibilità italiana:
  le istanze educative (e moralistiche) si coniugano con le nuove
  esigenze di consumo.

- I casi di Lascia o raddoppia? (1955-59), Carosello (1957-77),
 Canzonissima (1958-74/75).
La televisione. Anni ’60 e dintorni
Lascia o raddoppia? (1955)

- Condotto da Mike Bongiorno.
In onda in prima serata ogni giovedì.
Il successo fu tale che i pochi bar
attrezzati con un televisore si riempivano
all’istante, a discapito dei cinema che andavano svuotandosi.
Inizialmente proposto il sabato sera, venne spostato per le proteste degli
esercenti cinematografici.

- Nei primi due anni, oltre 300mila richieste di aspiranti concorrenti.

- Riprende la formula dell’americano The $ 64.000 Question, è un adattamento
del francese Quitte ou double? Il concorrente, esperto in una materia a scelta,
parte da 2.500 lire e cerca di raggiungere la fatidica cabina, che vale un
montepremi di 2.256.000 lire, decidendo se lasciare (e accontentarsi di una Fiat
600) o puntare a 5.120.000 (Grasso 2002).
La televisione - Anni ‘60 e dintorni
Lascia o raddoppia? (1955)
- Il programma diventa la prima fabbrica di divi comuni:
tutti, almeno una volta, hanno sognato di parteciparvi, per diventare personaggi
venerati dal pubblico, per poter rispondere alla fatidica domanda, perché
nessun’altra trasmissione è riuscita a creare una così grandiosa partecipazione
collettiva (U. Eco).

- Meno centrato su ritmo incalzante delle domande e più su storie e emozioni dei
personaggi (“il contorno spettacolare”):
Luciano Zeppegno, il primo campione
Gianluigi Marianini, il dandy
Lando Degoli, sconfitto dal controfagotto di Verdi
Marisa Zocchi, giocava per comprare le medicine alla mamma malata.

- Dal ‘59 al ‘62: Campanile sera: gara collettiva tra due diverse località italiane (Nord
e Sud). Antecedenti: Il campanile d’oro e Il Gonfalone radiofonici (tra 1958 e 1959).
La televisione - Anni ‘60 e dintorni
Carosello (1957)

- Domenica 3 febbraio 1957 alle ore 20.50, Carosello prende avvio sull’unica
rete televisiva nazionale.

- L’origine etimologica del termine: un gioco con la palla introdotto a Napoli
nel XV e XVI secolo o da salvadanai di forma sferica: i “carusielli”.

- Nasce perché il pubblico stava
crescendo, sia numericamente
che da un punto di vista
generazionale. Favorisce la
trasformazione della Tv, da oggetto
di consumo occasionale, collettivo
e limitato, in un medium
domestico di massa.
La televisione - Anni ‘60 e dintorni
Carosello (1957)

-“La più seguita delle trasmissioni di tutti i tempi”
- 4 0 5 filmati divisi da siparietti (breve storia/scenetta e “codino”)
- Una forma di spettacolo, “un raccontino d’autore”: cartone animato,
  varietà, filmetto
- Molti nomi illustri come autori/registi/attori (Sergio Leone, Vittorio Gassman,
  Dario Fo, Eduardo…)

- Programmazione di Carosello del 3 febbraio 1957:
• Contribuito SHELL per la sicurezza del traffico
 Giovanni Canestrini vi parla di: guida a destra o guida a sinistra?
• Un personaggio per voi
 con la partecipazione di Mike Bongiorno per la Oreal cosmetici
• Quadrante della moda
 con la partecipazione di Mario Carotenuto, per la Singer automatica
• L’arte del bere
 con la partecipazione di Carlo Campanini, per il Cynar,
 già presente lo slogan: contro il logorio della vita moderna
La televisione - Anni ’60 e dintorni
Carosello (1957)
Le regole

1.   Va separata la parte di spettacolo detta “pezzo” (1 minuto e 45 secondi) da quella
     puramente pubblicitaria detta “codino” (30 secondi)
2.   Il nome del prodotto reclamizzato può essere visualizzato solo 6 volte
3.   Nessun pezzo può andare in onda per più di una volta
4.   Devono essere escluse opere che “presentino la disonestà, il vizio o il delitto in
     maniera atta a suscitare compiacenza o imitazione” o che risultassero “volutamente
     volgari, truci, ripugnanti, terrificanti”. La presentazione di storie poliziesche è
     consentita “a condizione che il reato non sia riprodotto con eccessivi particolari
     tecnici o raccapriccianti e che ne derivi una pronta condanna”
5.   Non si devono presentare con compiacimento vicende di adulterio e “deve in ogni
     caso essere posto in rilievo che le relazioni adulterine costituiscono una grave colpa”
6.   Le relazioni sessuali non devono eccitare, le scene erotiche sono proibite e persino i
     baci devono essere rappresentati con discrezione e senza indurre a morbose
     esaltazioni
7.   Tra le regole non esplicitamente scritte: non si possono pronunciare termini come
     sudore, forfora, depilazione, deodorante e così via, non si possono pubblicizzare
     indumenti intimi
La televisione - Anni 60 e dintorni
 Carosello (1957)

- La pubblicità contribuirà a modificare
sensibilmente la composizione dei consumi.

- Carosello, attraverso più di 4.000 slogan
pubblicitari, ha costruito un linguaggio
innovativo e tipicamente italiano di pubblicità
televisiva.

- Lo stile pedagogico, rivolto agli adulti, voleva
dimostrare che esisteva una via per la
modernizzazione compatibile con i valori
tradizionali.
La televisione - Anni ‘60 e dintorni
Canzonissima (1958)

- In onda sul programma Nazionale dal 1958 (erede de Le canzoni della
  fortuna, in radio tra 1956 e 1957), nella serata del sabato.

- Prosegue fino al 1974/75 (per un certo periodo con altri nomi, come
  Partitissima, Gran premio, Scala Reale; poi seguirà Fantastico).

- L’idea di grandiosità insita già nei titoli. Tendenza alla magnificenza,
  sul modello del mega show americano, dallo studio alle scenografie,
  dal corpo di ballo ai costumi, agli ospiti.

- Gara di canzoni abbinata alla Lotteria di Capodanno (poi Lotteria Italia):
  unisce le due passioni italiane per la canzone e per i giochi a premi.

- Dal 1961, anche Studio Uno (4-5 edizioni), che lancia le gemelle Kessler.
  Scenografie meno sfarzose e grandi professionisti tra i conduttori
  (Mina, Panelli, Vianello-Mondaini, ecc.).
Televisione - Anni ‘60 e dintorni
   Canzonissima (1958)

   - Le caratteristiche principali: presenza carismatica
   di un conduttore o coppia di conduttori; la gara di
   canzoni con l’orchestra; il balletto; l’intervento del
   comico; altri ospiti d’onore.

   - Edizione più spettacolare: 1959, con D. Scala, N.
   Manfredi, P. Panelli; quella più trasgressiva: 1962,
   con D. Fo e F. Rame.

   - Il susseguirsi di presentatori, soubrettes, comici
   sul palcoscenico del Teatro delle Vittorie, non
   cambia mai volto alla trasmissione, che resterà
   sempre semplice svago, intrattenimento.

Nel 1970, Raffaella Carrà potrà ballare il tuca-tuca con
l’ombelico scoperto, lanciare qualche appello di
natura sessual-familiare, senza creare scandali eccessivi.
La televisione - Anni di transizione (‘70/’80)
Contenitori e talk show

- Anni di transizione: dal monopolio radiotelevisivo pubblico al sistema
  misto; dalla Tv pre-Riforma (1975) alla neotelevisione degli anni ’80;
  dalla logica della divulgazione culturale a quella dell’intrattenimento.

- La Riforma produce regime di concorrenza interna Rai, che porta a
  riorganizzare palinsesti e a puntare di più su programmi di evasione:
  alcuni generi (la prosa) scompaiono, altri vengono ridimensionati
  (programmi per ragazzi), quelli di informazione e cultura collocati in
  seconda serata. Termina Carosello e inizia l’era dello “spot”.

- Il palinsesto, finora caratterizzato da netta suddivisione tra i generi,
  rigidità delle collocazioni e appuntamenti fissi settimanali, lascerà il
  posto ad una programmazione più fluida e contraddistinta da una
  graduale rottura dei generi (Monteleone 2003).

- Primi esempi di questa tendenza sono il Contenitore e il Talk show,
  destinati a diventare capisaldi della neotelevisione
 (i casi di Domenica in e L’altra domenica, Bontà loro e Porta a porta).
La televisione - Anni di transizione (‘70/’80) - Il Contenitore

-   Il contenitore è un programma di lunga durata, al cui interno si
    succedono momenti diversi, anche non dello stesso genere: tra
    spettacolo e informazione, canzoni e interviste, giochi, ecc.
-   Dal pomeriggio domenicale, il contenitore si estenderà anche alle fasce
    mattutine e pomeridiane dei giorni feriali.
-   Con il contenitore tende ad affermarsi un “ascolto nella disattenzione”, un
    uso della Tv quale accompagnamento leggero nella vita degli italiani.

    Il caso di Domenica in (Rete 1, 1976-)…
•   Un punto di forza nella riorganizzazione dello spazio domenicale e
    nell’intrattenimento domestico per famiglie (“in” come insieme, incontro)
•   Prima edizione condotta da Corrado: collegamenti con risultati partite
    di calcio, rubriche sportive, giochi, canzoni, un telequiz giallo
•   Nelle successive edizioni con Baudo, si spazia tra cinema, teatro, musica,
    libri; altri conduttori daranno impostazioni diverse (giornalistiche,
    goliardiche, ecc.), ma la formula di base non cambia.
… e L’altra domenica (Rete 2, 1976-79)

Per la prima volta il pubblico può entrare in diretta comunicazione con la
televisione. Basta fare un numero di telefono per prendere la linea: “Indovina
indovinello, dove sta la caramello?”.

 - Prima edizione, con Renzo Arbore e Maurizio
 Barendson, basata su connubio varietà e sport. Poi si
 trasforma in puro spettacolo, tra gag varie, finti
 collegamenti internazionali, interazione con il pubblico.

 - Arbore crea un clima stralunato e fantastico, tipico
 dell’improvvisazione a lungo studiata, che affonda le
 radici nell’esperienza radiofonica di Alto gradimento.
… e L’altra domenica (Rete 2, 1976-79)

 L’improbabile critico cinematografico Roberto Benigni, il cugino americano
 Andy Luotto con i suoi “bbùono” e “nobbùono”, i cartoni animati di Maurizio
 Nichetti e Guido Manuli, le stelle e strisce delle Sorelle Bandiera, i suoni
 sconclusionati degli uomini-orchestra Otto e Barnelli, rendono allegro e
 scanzonato l’appuntamento domenicale.
La televisione - Anni di transizione (‘70/’80) - Il talk show

 - Il talk show è uno spettacolo fatto di parola, conversazione, confronto
   di opinioni. D’origine americana, nella sua versione italiana ha
   inizialmente puntato sul racconto del privato e della gente comune
   (Bontà loro); successivamente, si estenderà all’informazione politica
   (Samarcanda), economica (Maastricht Italia), sportiva (Il processo del
   lunedì), ecc.
 - Di qui, formule basate su conversazione o dibattito o intervista…
 - Il talk show costituirà un punto di non ritorno nello “spettacolo
     della parola” in Tv.

 - Ruolo centrale del conduttore nel gestire la conversazione e nel dare
   forma, ritmo e tono al programma.
 - Il pubblico in studio, spesso partecipante, che evoca il pubblico a casa.
 - La messa in scena di un ambiente casalingo o familiare (salotto, bar, piazza).
 - Maurizio Costanzo e talk show: un binomio imprescindibile.
Il talk show - Bontà loro (Rete 1, 1976-77)

Parole, parole parole… soltanto parole: il talk show non vuole altro, né musica,
né grandiose scenografie, né elaborate regie; bastano tre ospiti e naturalmente
lui, Maurizio Costanzo (Grasso 2002).
Tre poltroncine color aragosta per gli ospiti, uno sgabello mobile per il conduttore, un
orologio a cucù per testimoniare la diretta
(il presidente del Consiglio Andreotti siede
tra un press agent e una balia asciutta).

- Coglie tendenze degli italiani destinate a
dilagare in Tv: il piacere della chiacchiera, il
bisogno di confessarsi, l’interesse per il
“privato”.

- Componente teatrale tipica dei programmi di
Costanzo (soprattutto in Maurizio Costanzo
Show, che contiene elementi dei vari tipi di
talk; dal 1982 su reti Fininvest).
Il talk show - Porta a Porta (Rai Uno, 1996-)

Dal 22 gennaio 1996, Bruno Vespa conduce un programma di attualità
politica con l’intento di avvicinare il grande pubblico e il “Palazzo”.

Nella sua formula originaria, il lunedì un leader politico commenta i
risultati di un sondaggio Doxa, il mercoledì è dedicato ad un confronto
a due su temi d’attualità.
Passando a tre e poi a quattro puntate, il focus
si allarga: anche Valeria Marini è chiamata a
dire la sua sulla situazione politica, Rocco
Buttiglione porta con sé il suo cane, Massimo
D’Alema svela al pubblico la ricetta del suo
risotto.

Nel 2001, uno dei coup de théâtre più celebri
della Tv: Vespa fa da notaio mentre Berlusconi
firma il “Contratto con gli Italiani”.
La televisione - “Neotelevisione”… and so on

-   L’affermazione dei networks privati (Canale 5, Italia 1, Rete 4) avvia
    la competizione per la conquista dell’audience e degli spazi pubblicitari.

-   La televisione entra pienamente nelle dinamiche del libero mercato:
    i palinsesti si costruiscono su programmi che, prima ancora di piacere
    al pubblico, devono piacere agli investitori pubblicitari.

-   La Tv privata definisce da subito la sua vocazione commerciale e opta
    per una strategia di accentramento nella gestione della programmazione.
    La Tv pubblica divisa tra principi del servizio pubblico e nuove esigenze
    del mercato; persegue politiche editoriali autonome per le singole reti.

-   Progressiva omologazione dell’offerta televisiva, estensione oraria della
    programmazione, andamento a flusso, crescita diffusa dell’intrattenimento,
    nuovi ruoli del pubblico... Nasce la “neotelevisione”.
Dalla Paleotelevisione alla Neotelevisione

“C’era una volta la paleotelevisione,
 fatta a Roma o a Milano, per tutti
 gli spettatori…

…con la moltiplicazione dei canali,
con la privatizzazione, con l’avvento di
nuove diavolerie elettroniche, viviamo
nell’epoca della neotelevisione”.

“La filosofia dei programmi di intrattenimento si avvia a
diventare la filosofia della Tv nel suo complesso”.
                                (U. Eco)
Dalla Paleotelevisione alla Neotelevisione

•Serialità
•Conversatività
•Trasgressività
•Demenzialità
•Convivialità
•Frammentazione
•Flusso

La televisione abbandona la sua impronta pedagogica per creare un rapporto più
                      colloquiale e familiare con il pubblico.
  La neotelevisione stabilisce con lo spettatore un nuovo rapporto fondato sulla
complicità e sulla convivialità, non più di maestra che insegna, ma compagna del
                                     quotidiano.
             In tv vince e convince l'informalità: la "Tv nel salotto"
La televisione - “Neotelevisione”… and so on

-   Nella neotelevisione, dominano contenitori, talk show e nuove forme di
    varietà: da Pronto, Raffaella? (1984) a Drive in (1983), da Quelli della notte
    (1985) a Striscia la notizia (1986)

                 Drive in                                   Quelli della notte
La televisione - “Neotelevisione”… and so on

-   La logica dell’intrattenimento invade anche spazi e modi dell’informazione
    (infotainment, spettacolarizzazione dell’informazione).

-   L’informazione tende a “popolarizzarsi”; il privato diventa sempre
    più pubblico.

- Una proposta innovativa arriva dalla Rai Tre di
A. Guglielmi (fine ‘80):
    “la tv verità” (real tv) e/o la “tv di servizio”,
ovvero l’ambizione del medium di ritrarre la realtà
nel suo farsi, di risolvere problemi, di rendere gli
spettatori protagonisti (da Io confesso a Telefono
giallo, Un giorno in pretura, Mi manda Lubrano, Chi
l’ha visto?).
La televisione - “Neotelevisione”… and so on
                  Reality e talent show
-   I nuovi generi di programma che si affermano tra gli anni ’90-2000
    affondano le radici soprattutto nei caratteri della neotelevisione di fine
    anni ’80. Dagli anni 2000, molti sono i format esteri riadattati.

-   La propensione al racconto della realtà “senza filtri” confluirà in
    programmi basati su situazioni reali che coinvolgono persone comuni:
    il reality show (da Grande Fratello a C’è posta per te).

-   Successivamente, l’area di “intervento” della Tv si estenderà, fornendo
    la possibilità a giovani e adulti, sconosciuti o famosi, di sviluppare e/o
    mettere alla prova i loro talenti: il talent show (da Amici a X-Factor,
    da Ballando con Le stelle a Tale e quale show).

-   Questi generi tendono a declinarsi in vari sottogeneri e non di rado
    a contaminarsi reciprocamente e/o con altri generi (Amici).
ll reality show - Grande Fratello (Canale 5, 2000-)

     È un format in bilico tra un voyeuristico reality show, un game show
           giocato al ritmo di nomination ed eliminazioni in grado di far
        emergere concorrenzialità e individualismo, e talvolta persino la
        cattiveria dei partecipanti. È un talk show destinato a tradurre in
        curiosità e chiacchiera gli avvenimenti della Casa, soprattutto se
         legati ai sentimenti, al sesso, alla dimensione melodrammatica.

   La commistione tra i generi raggiunge
   l’esito più estremo: un ibrido che
   pretende l’oggettività (come nella “Tv-
   verità”) ma che, per l’artificiosità della
   situazione, ne è l’esatta negazione.
                          (Grasso 2002)

Altra caratteristica del format è il suo
    distendersi multimediale:
    Tv generalista + pay-tv + web
Il reality show - C’è posta per te (Canale 5, 2000-)

“La trasmissione è concepita come un tramite fra persone che
non riescono a comunicare”: il destinatario della lettera non
conoscerà l’identità dell’autore del messaggio finché non
varcherà la soglia dello studio televisivo e non deciderà di
aprire la lettera.

- Si celebra l’incontro e la riconciliazione.

- La conduttrice ha un ruolo centrale, il suo pubblico questa
volta è in silenzio. Tra i “postini” anche volti noti, come Walter
Nudo e alcuni ex di Grande Fratello.

- Dopo il primo anno, alla formula del
people show si affianca quella del varietà
e del celebrity show: tra gli ospiti,
Francesco Totti, Alberto Sordi,
Piero Fassino, Luciana Littizzetto.
                                (Grasso 2002)
Il talent show - Amici (Italia 1 e Canale 5, 2001-)
-    Nasce nel 1992 come talk show pomeridiano su tematiche giovanili.
-    Nel 2001 Amici si trasforma nel reality Saranno famosi, coniugando un’idea
     di Maria De Filippi con il format spagnolo Operation Triunfo.
     Ispirato al film di Alan Parker Fame e a serie successiva.
-    Dal 2002: Amici di Maria De Filippi. Iniziato su Italia 1, in pomeridiana e
     serale, passa a Canale 5 dal 2004-05.

-    Una scuola di spettacolo per cantanti e ballerini (in passato, anche
     recitazione): le fasi di preparazione, le “sfide” ad eliminazione, gli scontri tra
     i professori, le selezioni per il passaggio al serale. Le telecamere
     “documentano” crescita professionale, storie personali, profilo caratteriale
     dei concorrenti.
-    L’edizione serale ha i caratteri del grande show: le sfide, gli ospiti (che
     si esibiscono con i concorrenti), l’orchestra, la giuria, il televoto, la stampa.

-    Il talent intrecciato ad altri generi: reality, talk, varietà.

-
La televisione - La fiction tv dall’artigianato all’industria
                              Che cos’è la fiction
-   Termine inglese con il quale si designano le opere di fantasia e di
    immaginazione (fiction o finzione). Sinonimo di “narrativa”, “racconto
    di storie”, storytelling.
-   Fa riferimento sia a romanzi e novelle sia a narrative televisive.

-   Il significato del termine pone la fiction in opposizione al termine fact o
    realtà fattuale. Di qui: fiction come fonte e materia di intrattenimento/
    fact come fonte e materia di informazione e conoscenza.

-    Natura finzionale e prevalentemente evasiva del genere a base di un
    diffuso pregiudizio intellettuale che vede la fiction come una pratica
    culturale “bassa”.

- Tale pregiudizio trova fondamento in concezione ideologica della realtà come
   “separata” da tutto ciò che è soggettività, immaginazione, emozioni
   (oggettività, fattualità/finzione, menzogna, manipolazione, fuga dal reale).
La televisione - La fiction tv dall’artigianato all’industria
                         La fiction come forma culturale

-   Da sociologia della conoscenza e psicologia sociale, nuove interpretazioni sui rapporti
    tra realtà e fiction: la realtà è il risultato di un processo continuo di “costruzione”; la
    realtà si costruisce anche attraverso i contenuti dei media (“rappresentazioni”); esistono
    spazi di interazione tra realtà e fiction
    (Schutz, 1962; Berger e Luckmann, 1966; Moscovici, 1984).

-   Negli USA, forte interesse sociologico per la fiction come oggetto di studio:
•   la Tv come “racconto di storie”, come il cantore (o “bardo”) dei tempi moderni; ricopre
    la funzione un tempo svolta dai cantastorie e dal romanzo popolare ottocentesco (Fiske
    e Hartley, 1978);
•   la fiction, dimensione più specificamente narrativa della Tv, è una “forma culturale”
    (esprime significati sulla realtà) al pari di altre narrative;
•   in quanto tale, la fiction offre materiale per conoscere e comprendere la società di cui è
    espressione: non rispecchia né deforma la realtà, ma ne offre una lettura,
    un’interpretazione, una “rappresentazione”.

-   Studi in Italia sviluppati a partire da inizio anni ‘80 (Buonanno, 1983…)
La televisione - La fiction tv dall’artigianato all’industria
              La fiction prodotto dell’industria culturale

- La fiction tv forma culturale e prodotto
   dell’industria culturale, di cui costituisce
   un settore chiave, per la sua grande
   capacità di attrazione popolare.

-   Come “prodotto” industriale, la fiction è
    vincolata ad imperativi economici e ad
    un sistema di regole che presiede
    l’attività di scrittura e realizzazione
    produttiva dei testi di fiction.
La televisione - La fiction tv dall’artigianato all’industria
              La fiction prodotto dell’industria culturale

-   Articolazione delle forme narrative per
    formato (gli aspetti più specificamente
    produttivi, quali durata, numero puntate,
    ecc.) e genere (stile e contenuti del
    racconto).

- I formati: film-tv, miniserie, serie, serial
  (chiuso come la telenovela o aperto
  come la soap opera)

-   I generi: dramma familiare, commedia
    sentimentale, poliziesco, mafia story,
    mistery, soap opera, ecc.
La televisione - La fiction tv dall’artigianato all’industria
                     Lo sceneggiato delle origini (1954-1979)

-   Cardine del progetto televisivo di educazione culturale nella fase del monopolio.
    Caratteristiche distintive: derivazione letteraria e scansione del racconto in puntate (dal
    feuilleton ottocentesco). Modello stereotipo: Il dottor Antonio (1954), dal romanzo di
    Giacomo Ruffini.

-   I primi sceneggiati (fino al ‘67): modello teatrale, rigore filologico, realizzazione in studio;
    fonte privilegiata il romanzo ottocentesco italiano ed europeo (anche storia del risorgimento
    e biografie). Tra i registi: Anton Giulio Maiano (La cittadella di Cronin, David Copperfield di
    Dickens) e Sandro Bolchi (I miserabili di Hugo, I promessi sposi di Manzoni).

-   Svolta in direzione della tecnica cinematografica a partire dal ’68: set in esterni,
    linguaggio più sofisticato, intenti divulgativi uniti a spettacolarità della confezione,
    coproduzioni internazionali (L’Odissea di Rossi, Sandokan di Sollima, Gesù di Nazareth di
    Zeffirelli).
-   Parallelamente, apertura a letteratura contemporanea, soggetti originali e attualità sociale,
    con conseguente diversificazione dei generi: family story (La famiglia Benvenuti),
    fantascienza (A come Andromeda), mistery (Il segno del comando), giallo (Coralba),
    poliziesco (adattamenti, soggetti originali, prime importazioni americane: il commissario
    Maigret, il tenente Sheridan e il brigadiere Sarti Antonio, Stursky e Hutch).
La televisione - La fiction tv dall’artigianato all’industria
           La fiction nell’era della competizione tv (1980-1995)

-   Rai: il passaggio dal tradizionale sceneggiato alla
    “miniserie” (cinema come modello di riferimento,
    scansione in puntate, orientamento prevalente a realtà
    contemporanea).

-   Progressivamente più rari, e realizzati in coproduzione,
    adattamenti e biografie; aumentano soggetti originali e
    liberi adattamenti da autori contemporanei; prevalgono
    tematiche familiari (E non se ne vogliono andare) e
    sociali (Storia di Anna, Felipe ha gli occhi azzurri, La
    piovra); continuano i polizieschi e si introducono nuove
    serie, giovanili (I ragazzi del muretto) e ospedaliere
    (Amico mio).

-   Tentativo di integrare logica della serialità con cultura
    produttiva italiana, sia nella struttura delle serie sia nel
    ricorso a sequel (La piovra, dal 1984) o cicli (La Bibbia,
    dal 1993). Tra novità e ripetizione.
La televisione - La fiction tv dall’artigianato all’industria
           La fiction nell’era della competizione tv (1980-1995)

-   Fininvest: punta più decisamente su capacità di fidelizzazione della narrativa seriale,
    dalla importazione massiccia di prodotti (telenovelas argentine, soap opera e sitcom
    americane, serie poliziesche) all’avvio di una produzione interna, anche di formule nuove
    (il fantasy Fantaghirò, la sitcom Casa Vianello, il serial Edera, le serie comico-giovanili
    come I ragazzi della terza C).

-   Rai e Fininvest: serialità ancora a carattere sperimentale, ma prima familiarizzazione con
    forme nuove di narrazione e consumo.
La televisione - La fiction tv dall’artigianato all’industria
            La svolta verso la produzione industriale (1996…)

- Condizioni economiche e legislative favorevoli proiettano la fiction italiana
  in una fase di crescita, che la porterà a dar vita a una industria
  dell’audiovisivo in grado di ridurre la distanza produttiva dai grandi paesi
  europei.

-   Si afferma il valore strategico della fiction quale terreno privilegiato di
    competizione tra le emittenti (pubbliche e private) e di costruzione delle
    identità di rete.

-   Tendenze comuni verso la serializzazione, ma anche rielaborazione
    autonoma di formule narrative, che definisce le rispettive marche distintive
    delle due emittenze e introduce interessanti novità nell’industria della
    fiction italiana (il poliziesco declinato in forma hard o comica; l’intreccio tra
    narrazione episodica e linea orizzontale nelle serie; l’alternarsi di coppie
    protagoniste nelle varie edizioni del serial; ecc.).
La televisione - La fiction tv dall’artigianato all’industria
                La svolta verso la produzione industriale (1996…)

    Tra gli aspetti più significativi del nuovo corso della fiction italiana:

•     La soap opera domestica (da Un posto al sole a Vivere e Cento Vetrine)
•     Nuovo filone di serie e serial lunghi da prime time, con diverse formule (da Un medico in
      famiglia a Incantesimo, da Commesse a Il bello delle donne)
•     Nuova tipologia di prodotti seriali di breve-media durata, d’ambiente professionale e di
      genere diverso (dal poliziesco di Il maresciallo Rocca o Distretto di polizia all’hospital di
      Una donna per amico o La dottoressa Giò)
•     Rivalutazione della miniserie quale “racconto di qualità” e veicolo privilegiato di un
      ritorno ai generi della tradizione (adattamenti e biografie, grandi eventi, rievocazioni
      della storia italiana più recente, racconti in costume)

      Crescita costante della fiction fino ai primi anni duemila, poi fasi alterne con progressivo
      ridimensionamento della produzione. I cambiamenti nello scenario comunicativo, la
      conseguente frammentazione del pubblico, gli effetti della crisi economica hanno
      interrotto il processo di crescita della fiction italiana.
      Ma il solco, in direzione di una piena industrializzazione della produzione di fiction, è
      stato tracciato…
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