Giornata internazionale del risparmio energetico e degli stili di vita sostenibili: l'intervista esclusiva al Prefetto Francesco Tagliente

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Giornata internazionale del risparmio energetico e degli stili di vita sostenibili: l'intervista esclusiva al Prefetto Francesco Tagliente
Giornata internazionale del
risparmio energetico e degli
stili di vita sostenibili:
l’intervista esclusiva al
Prefetto Francesco Tagliente
Giornata internazionale del risparmio energetico e degli stili di vita sostenibili: l'intervista esclusiva al Prefetto Francesco Tagliente
Giornata internazionale del risparmio energetico e degli stili di vita sostenibili: l'intervista esclusiva al Prefetto Francesco Tagliente
Nella Giornata internazionale del risparmio energetico e degli
stili di vita sostenibili, che si celebra oggi 26 marzo il
Prefetto Francesco Tagliente ha contribuito alla campagna di
sensibilizzazione sulla razionalizzazione dei consumi
energetici ideata dalla trasmissione “Caterpillar” di Rai
Radio 2 e Rai per il Sociale.

Ricordiamo che il Prefetto Tagliente, particolarmente attento
al tema del risparmio energetico, è il protagonista
antesignano dei progetti concepiti e poi attuati nelle realtà
fiorentina, romana e pisana

Ecco come riassume, sulla pagina FB, la
sua esperienza operativa corredata da
puntuali riferimenti al partenariato
istituzionale
“Chi, come me, è stato chiamato da gestore di risorse
pubbliche a dare concreta attuazione agli indirizzi normativi
e agli obiettivi gestionali posti dal livello amministrativo
superiore, nel corso degli anni si è scontrato con una
contrazione progressiva dei budget a disposizione e ha dovuto,
quindi, individuare e promuovere percorsi alternativi, che
sfruttando le sinergie istituzionali, le competenze e le
professionalità distribuite a vari livelli, consentano di
perseguire l’obiettivo concreto del contenimento dei costi di
gestione ma anche, in molti casi, di acquisire un
arricchimento professionale e culturale da parte di tutti i
soggetti coinvolti.

Da Questore di Firenze, ad esempio, nel 2007 ho avviato con il
coinvolgimento di vari soggetti istituzionali pubblici, un
vasto e diversificato piano di razionalizzazione e
riqualificazione degli spazi in uso alle strutture della
Polizia di Stato, che solo in termini di minori oneri di
locazione ha garantito un risparmio annuo di milioni di euro.
Tra i singoli interventi pianificati, quali la ricollocazione
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degli uffici o la riqualificazione architettonica e
strutturale degli immobili, era ricompreso anche l’adeguamento
degli impianti di illuminazione mediante la realizzazione di
un sistema che ha consentito un risparmio energetico calcolato
intorno a 30.000 euro annui.

Nella successiva esperienza come Questore di Roma, nel 2010 ho
replicato le iniziative promosse a Firenze e, grazie al
supporto gratuito di una nota società nazionale di
telecomunicazioni, è stato attuato presso l’immobile sede
della Questura capitolina un sistema c.d. di Smart Building,
che consiste nell’applicazione di building automation ovvero
installazione di meccanismi di regolazione e controllo delle
fonti luminose (quali sensori di presenza, temporizzatori
ecc). Il risultato è stato stimato in un abbattimento del 40%
dei costi per l’energia elettrica, con picchi del 50% rispetto
ai consumi ordinari.

A   Pisa,   culla   del   sapere   accademico   e   della   ricerca
scientifica, nel 2012 è stato possibile proseguire nella
concreta attuazione di quella politica gestionale avviata a
Firenze e a Roma, promuovendo l’incontro tra il mondo del
fare, rappresentato dalla Prefettura, e il mondo della ricerca
e del sapere, rappresentato dall’Università.

La proficua collaborazione instaurata in particolare con la
Facoltà di Ingegneria, si è concretizzata in una prima
attività di rilevazione dei consumi energetici del palazzo
storico che ospita la Prefettura di Pisa e nel successivo
approfondimento tecnico-scientifico delle informazioni
acquisite, il cui risultato è rappresentato dal complesso
studio di diagnosi energetica e dalla valutazione tecnico-
economica degli interventi di contenimento dei consumi oggetto
di una Tesi di Laurea. Dalle risultanze di tale lavoro è stato
possibile estrapolare una prima serie di interventi di
immediata fattibilità sui sistemi di illuminazione.

L’intero elaborato ha costituito un importante strumento
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informativo a supporto dell’adozione di misure strutturali per
il risparmio energetico e allo stesso tempo anche un esempio
di best practice, dal punto di vista delle sinergie attuabili,
per tutti i soggetti pubblici o privati comunque interessati
alla tematica del risparmio energetico. I progetti, concepiti
e poi attuati nelle realtà fiorentina e capitolina, dimostrano
come l’intraprendenza di amministratori sensibili a criticità
emergenti come quella del contenimento dei costi e delle
emissioni inquinanti, coniugata ad un’adeguata rete sociale,
possa addirittura anticipare la cogenza dell’intervento
normativo, con benefici che si risolvono a favore dell’intera
collettività.

Il patrimonio culturale e scientifico di cui le singole realtà
locali dispongono può realmente rappresentare il presupposto
fattivo per migliorare il benessere di una collettività,
esprimendo modelli operativi ispirati alla costruzione di un
lavoro di squadra che, proprio perché tali, sono senza dubbio
in grado di plasmarsi ai più molteplici scenari nei quali
sarebbe dunque il paziente a divenire “medico di sé stesso””.

Sul tema l’Osservatore d’Italia, ha ritenuto di contribuire
alle celebrazioni della “Giornata internazionale del risparmio
energetico e degli stili di vita sostenibili” con una
intervista esclusiva al Prefetto Tagliente sull’uso efficiente
e la conseguente riduzione del consumo dell’energia nella
Pubblica Amministrazione. Ecco cosa ci ha risposto.

“Premetto che l’uso    efficiente dell’energia sta divenendo, un
tema importante per    le Amministrazioni Pubbliche, sia perché
impegnate a ridurre    i costi di gestione, sia perché chiamate
ad essere un esempio   per tutti i cittadini.

La difficile situazione economica che vive da alcuni anni il
nostro Paese ha, infatti, imposto agli apparati della Pubblica
Amministrazione di rivedere le spese sostenute a tutti i
livelli,    per   ridurre    progressivamente      l’impatto
sull’indebitamento.
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Le politiche di contenimento dei costi sono state tradotte dal
legislatore in una varietà di azioni che riassumiamo, a volte
anche impropriamente, con il termine di spending review e che
vanno ad incidere sulle diverse voci di spesa del bilancio
pubblico; gli strumenti a tal fine utilizzati vanno dai
semplici tagli lineari di budget all’introduzione di misure di
razionalizzazione delle procedure di spesa, come l’e-
procurement, e di digitalizzazione dei processi.

Ma uno degli ambiti nei quali è possibile oggi ottenere i
maggiori risultati è sicuramente quello relativo al consumo
energetico, che non solo garantisce ampi margini di recupero
di risorse ma è anche stato individuato, a livello mondiale
(Protocollo di Kyoto) ed europeo (Direttiva Europea
2012/27/UE), come il settore su cui intervenire maggiormente
per ridurre l’impatto sul clima e sull’ambiente.

Negli ultimi decenni, infatti, l’attenzione della politica
internazionale si è concentrata sui temi della sostenibilità
energetica ed ambientale: il surriscaldamento globale,
l’aumento continuo del prezzo dei combustibili fossili e i
frequenti dissesti ecologici hanno contribuito allo
svilupparsi, da parte dei diversi Stati, di un interesse e di
una consapevolezza   nuovi   nei   confronti   delle   questioni
energetiche.

Il legislatore nazionale, uniformandosi al solco tracciato a
livello internazionale e soprattutto europeo, è intervenuto
negli anni con una serie di provvedimenti normativi atti ad
incidere soprattutto sul settore edilizio, dal momento che
quasi la metà dei consumi di energia dell’Unione è imputabile
agli edifici, rivolgendo la propria attenzione in primis a
quelli in uso alla Pubblica Amministrazione.

Al riguardo è opportuno richiamare, per il carattere di
cogenza e di stretta attualità che rivestono, due
provvedimenti normativi: il primo è quello contenuto nella
norma dell’art.14 del D.L. 52/2012, convertito nella legge n.
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94/2012, che assegna alle Pubbliche Amministrazioni un termine
di 24 mesi dall’entrata in vigore del provvedimento per
adottare, sulla base delle indicazioni fornite dall’Agenzia
del Demanio, misure finalizzate al contenimento dei consumi di
energia e all’efficientamento degli usi finali della stessa.
Il secondo è rappresentato decreto legislativo 4 luglio 2014,
n.102 che recepisce la Direttiva Europea 2012/27/UE e aggiorna
il quadro normativo nazionale esistente, introducendo misure
più incisive finalizzate a promuovere l’efficienza energetica
di imprese, famiglie e Pubblica Amministrazione, con
l’obiettivo di centrare il target di riduzione dei consumi di
energia primaria in coerenza con la Strategia energetica
nazionale.

La Direttiva Europea 2012/27/UE nasce, come noto, per
garantire il raggiungimento degli obiettivi di riduzione e
risparmio previsti dal cosiddetto pacchetto clima-energia
20/20/20” (2009/29/Ce) e indica chiaramente come il maggiore
potenziale di risparmio energetico sia insito negli edifici.
Un set di regole e indicazioni che puntano ad incentivare il
processo di ristrutturazione di edifici pubblici e privati e a
migliorare il rendimento energetico delle relative dotazioni.

Il Governo italiano ha identificato l’efficienza energetica
tra le priorità per il rilancio dell’industria nazionale e uno
sviluppo di lungo periodo sostenibile. Attraverso la Strategia
Energetica Nazionale, il Governo ha elevato le proprie
ambizioni di efficienza, puntando ad una riduzione del consumo
di energia superiore all’obiettivo europeo.

Quello dell’efficienza energetica non è, però, solo uno
strumento di contenimento della spesa pubblica (la bolletta
energetica della Pubblica Amministrazione ammonta a ben 6
miliardi) ma rappresenta anche un importante driver per lo
sviluppo economico. Inoltre, tutti i documenti programmatici
in materia, sia a livello europeo che nazionale, assegnano
alla Pubblica Amministrazione anche un ruolo esemplare nei
confronti di imprese e famiglie per la diffusione di una
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cultura e di una pratica dell’efficienza energetica.

Ma queste potenzialità del settore pubblico incontrano un
forte limite nella carenza di risorse da destinare agli
interventi di tal genere.

La strada per lo sviluppo dell’efficienza energetica nel
settore pubblico è, quindi, ancora lunga. In aggiunta ai freni
di tipo economico-finanziario si riscontra, infatti, nella
Pubblica Amministrazione un deficit pluriennale di
informazione e di competenze specifiche interne, necessarie
affinché l’efficienza energetica possa trovare sbocco nelle
pratiche di gestione corrente delle attività pubbliche.

Abbiamo chiesto al Prefetto Tagliente anche di
parlarci della esperienza pisana e nello specifico
come ha realizzato il progetto con dettagli sulle
fasi principali delle attività di diagnosi
energetica.
“La diagnosi energetica viene definita dal D. Lgs.vo del 30
maggio 2008, n.115 come “la procedura sistematica volta a
fornire un’adeguata conoscenza del profilo di consumo
energetico di un edificio o gruppo di edifici, di un’attività
o impianto industriale o di servizi pubblici o privati, ad
individuare e quantificare le opportunità di risparmio
energetico sotto il profilo costi-benefici e riferire in
merito ai risultati”. Per diagnosi energetica deve quindi
intendersi una procedura sistematica che ha inizio con
operazioni di sopralluogo e di acquisizione dei dati di
consumo storici dell’edificio, si sviluppa con l’integrazione
con strumenti di calcolo (elaborazione di un modello
matematico dell’edificio) e si conclude con l’individuazione e
l’analisi sotto il profilo costi-benefici delle opportunità di
risparmio energetico.

Occorre precisare che l’edilizia esistente è fortemente
energivora. Per esempio, con riferimento all’edilizia
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residenziale è stimato un consumo energetico annuo medio
nazionale sul patrimonio edilizio esistente fino a 200 kWh/m2,
a fronte di obiettivi della Comunità Europea inferiori a 70
kWh/m2 anno ed attualmente tendenti all’edificio ad energia
quasi-zero (Nearly zero-energy building).

La situazione dell’edilizia del settore terziario è assai più
articolata a causa dell’estrema variabilità dei tipi edilizi e
delle destinazioni d’uso di questi edifici. Limitando
l’analisi agli edifici per uffici è stimato un consumo
energetico annuo medio pari a circa 250 kWh/m2; in tal caso si
noti che i consumi sono essenzialmente dovuti alla
climatizzazione (in particolare quella estiva) ed alla
illuminazione degli ambienti di lavoro. Negli edifici storici
tale situazione è ulteriormente aggravata dallo scarso livello
di isolamento termico dell’involucro opaco e trasparente e da
volumi edilizi di notevoli dimensioni.

La Prefettura di Pisa è collocata, sin dalla prima metà del
‘900, in un edificio storico di notevole pregio artistico-
architettonico sui Lungarni di Pisa, noto come Palazzo Vecchio
(in origine Palazzo Medici), risalente all’XI secolo (v.
Figura). L’edificio è composto da tre piani per una superficie
coperta pari a circa 1200 m2 ed una superficie calpestabile
pari a circa 2700 m2.

 I consumi di energia primaria ammontano (con riferimento alla
fatturazione energetica elettrica e termica relativa all’anno
2013) a circa 270 kWh/m2 anno, valore elevato ma del tutto
concorde con i valori medi nazionali per edifici esistenti con
le stesse caratteristiche.

Le proposte tecnico-economiche per la riduzione dei consumi
energetici dovranno risultare diversificate in relazione agli
usi termici, essenzialmente relativi al riscaldamento
invernale, ed agli usi elettrici relativi alla climatizzazione
estiva,    all’illuminazione,     al   funzionamento    delle
apparecchiature elettriche da ufficio, al riscaldamento
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dell’acqua per gli usi igienico-sanitari.

Inoltre la riduzione dei consumi energetici dovrà avvenire a
parità di servizio reso dall’edificio, vale a dire senza
modificare le condizioni medie di comfort attualmente
esistenti, ovvero migliorandole anche in relazione
all’evoluzione degli aspetti di sicurezza e benessere sui
luoghi di lavoro.

Pur mancando una codifica nazionale sulle modalità di
procedere ad una diagnosi energetica di un edificio storico
destinato ad una funzione pubblica così rilevante sul
territorio come quella di una Prefettura, si è proceduto
secondo i più aggiornati orientamenti europei in proposito.

In sintesi le fasi principali delle attività di diagnosi
energetica possono essere così precisate: a)- acquisizione
dati dei consumi energetici da fatturazione; b)- rilievo
geometrico e dei sistemi impiantistici dell’edificio; c)-
calcolo dei fabbisogni di energia primaria; d)- confronto tra
consumi energetici e fabbisogni di energia primaria; e)-
proposte di interventi migliorativi della prestazione
energetica dell’edificio; f)- analisi costi-benefici delle
soluzioni proposte.

Nella fase (a) sono state raccolti i dati dei consumi
energetici risultanti dalle bollette di consumi gas (usi
termici) ed energia elettrica (usi elettrici) per gli anni dal
2008 al 2013 compreso. I dati raccolti sono stati
riorganizzati sotto forma grafica e tabellare per una più
adeguata interpretazione e per facilitare il confronto con i
risultati dei calcolo analitico dei fabbisogni di energia
primaria.

Nella fase (b) è stato condotto un rilievo puntuale
dell’involucro edilizio con caratterizzazione delle
prestazioni termiche della parte opaca e della parte
finestrata. Parallelamente è stato condotto un rilievo dei
sistemi impiantistici di riscaldamento, di produzione di acqua
calda sanitaria, di illuminazione e di climatizzazione. Le
attività di rilievo sono state precedute da una analisi del
sito (p.e. dati climatici) e dall’acquisizione degli elaborati
grafico-planimetrici. I risultati delle attività di rilievo
sono stati organizzati in una raccolta dati per schede di
immediato utilizzo per completare agevolmente la procedura di
diagnosi energetica.

Nella fase (c), utilizzando i più recenti standard tecnico-
normativi a livello nazionale (Norme UNI/TS 11300 pubblicate a
partire dall’anno 2008), è stato realizzato un modello
energetico con il quale sono stati valutati i fabbisogni
energetici per i principali servizi dell’edificio e gli indici
energetici prestazionali previsti dalla legislazione in vigore
in tema risparmio energetico nell’edilizia. Il modello di
calcolo è stato realizzato prima secondo gli usi standard
normativi e poi adattato al particolare profilo dell’utenza
della Prefettura di Pisa.

Nella fase (d) sono stati confrontati dei risultati ottenuti
nella fase (a), relativi ai consumi energetici effettivi, con
i risultati ottenuti nella fase (c), relativi ai fabbisogni
energetici stimati. Il confronto ha avuto il duplice scopo di
verificare il grado di accordo del modello di calcolo con la
prestazione effettiva dell’edificio e di mettere in evidenza
l’incidenza percentuale dei vari usi energetici sul consumo
complessivo annuo. L’analisi oggetto di tesi mostra la
rilevanza dei consumi elettrici (pari a quelli per
riscaldamento degli ambienti) ed in particolare l’incidenza
dell’illuminazione interna sul totale dei consumi elettrici.

La fase (e) è stata nettamente influenzata dal valore storico-
artistico dell’edificio, fattore che ha condizionato le
potenziali proposte di intervento, impedendo di fatto di
realizzare operazioni invasive di isolamento termico
sull’involucro opaco o di rifacimento dei sistemi
impiantistici di climatizzazione. Sono stati quindi analizzati
in dettaglio interventi non invasivi (e poco interferenti con
le normali attività lavorative) relativi all’isolamento
termico del solaio di sottotetto, alla sostituzione delle
finestre, alla sostituzione dei generatori di calore e
relativi ai sistemi di illuminazione interna ed esterna.

La fase (f), infine, è stata articolata nella progettazione
dei possibili interventi migliorativi, nell’analisi dei
risparmi annui conseguibili rispetto ai consumi attuali, nella
valutazione dei costi di investimento e dei relativi tempi di
ritorno e nell’individuazione degli interventi di maggior
convenienza fra tutti quelli proposti. A questo proposito,
l’analisi si è ispirata, nelle fasi iniziali, alle Linee Guida
europee redatte nel 2013 dal Buildings Performance Institute
Europe, per poi svilupparsi secondo una metodologia elaborata
in maniera del tutto autonoma ed inedita. Per gli scopi della
valutazione tecnico-economica dei possibili interventi
migliorativi è stato definito un opportuno indice di
convenienza economica che permette un confronto diretto tra le
varie soluzioni proposte per via grafica e su una scala di
graduazione.

Dall’analisi effettuata su oltre 60 possibili combinazioni di
interventi migliorativi, quelle che comprendono modifiche ai
sistemi di illuminazione interna ed esterna risultano sempre
favorevoli in termini di risparmio energetico conseguibile,
costi di investimento e relativi tempi di ritorno. Peraltro,
gli interventi sui sistemi di illuminazione interna (degli
ambienti di lavoro) ed esterna (di sicurezza e dei giardini),
quali per esempio la sostituzione di lampade ed apparecchi
obsoleti e di scarsa efficienza con lampade a risparmio
energetico ed apparecchi con elevate prestazioni, si accordano
con le procedure di riduzione dei consumi già intraprese e con
i criteri di riduzione di invasività degli interventi anche in
relazione alle attività lavorative correnti.”
Milano, pagati 425mila euro
per un falso reportage sulla
‘ndrangheta:    indagate   4
persone   per    truffa   in
concorso

MILANO – Nella mattinata di ieri, la Procura di Milano ha
emesso un avviso di conclusione delle indagini preliminari ed
informazione di garanzia, per il reato di truffa in concorso,
nei confronti di 4 soggetti (di cui uno residente in Italia e
tre in Spagna), responsabili di aver venduto ad una nota
società di canali televisivi, al prezzo di 425.000 euro, un
reportage dedicato alla ‘ndrangheta e trasmesso in televisione
nel novembre del 2019 sul canale “nove”, inducendo la società
a ritenere che contenesse fatti realmente accaduti, filmati da
reporter infiltratisi sotto copertura, rivelatisi invece
frutto di una recita ad opera di attori appositamente
scritturati.

Le indagini, condotte dal Nucleo Operativo della Compagnia
Milano Porta Magenta, hanno tratto origine da un’annotazione
di polizia giudiziaria redatta da un militare dipendente che,
guardando il reportage in televisione, ha riconosciuto un
palazzo, indicato falsamente dagli autori come il luogo ove
abitualmente la ‘ndrangheta raffinava la cocaina importata a
Milano prima di metterla in vendita sul mercato nero.

Il provvedimento dell’Autorità Giudiziaria è stato notificato
all’indagato residente in Italia, ovvero un italiano 53enne
pregiudicato per reati di corruzione, favoreggiamento, accesso
abusivo a sistema informatico e rivelazione di segreto
d’ufficio, dalla Compagnia Carabinieri di Marcianise. I
restanti destinatari, un giornalista 43enne, ed i due
responsabili di una società di produzione di documentari
ovvero una donna 43enne ed un uomo 33enne, sono tutti
residenti in Spagna.

L’anello anti Covid che viene
dalla Finlandia
Ogni innovazione seria, che possa dare un contributo contro
questa pandemia devastante, è benvenuta, se frutto di indagine
scientifica verificata e plausibile. L’ azienda innovativa
Oura, basata ad Oulu, Finlandia, ha realizzato un anello
‘intelligente’ con sensori incorporati in grado di misurare la
temperatura corporea e segnalare l’arrivo della febbre o anche
sintomi causati anche dal virus Covid.

Il progetto è stato presentato sulla rivista ‘Scientific
Reports’  https://www.nature.com/articles/s41598-020-78355-6
 dai ricercatori di prestigiosi atenei Usa che ne hanno
spiegato i meccanismi di funzionamento. Il lavoro è stato
sviluppato congiuntamente da scienziati delle Università
di San Diego e San Francisco e del Massachusetts Institute of
Technology di Boston. Prima della pubblicazione sulla rivista,
c’è stata una prima sperimentazione effettuata su medici e
infermieri dell’UCSF and San Francisco General Hospital.

Quest’anello è in grado di monitorare i parametri biologici e
quindi riesce ad anticipare la insorgenza di sintomi legati ad
influenza e coronavirus. Tra le analisi da parte dell’anello
vi sono la misurazione della temperatura corporea, il battito
cardiaco, il ritmo respiratorio e l’attività fisica effettuata
dalla persona. A corredo un algoritmo, ancora in via di
perfezionamento, in grado di prevedere lo stato di salute.
Secondo un’indagine, effettuata su circa 65mila individui,
sarebbe proprio l’alterazione della temperatura ad anticipare
il Covid-19.

L’anello è realizzato in resistente titanio, con un
rivestimento in carbonio simile al diamante antigraffio e una
modanatura interna anallergica e non metallica senza cuciture.

S’inserisce nella serie di strumenti non farmacologici che, in
qualche misura, potrebbero essere utili nell’individuare
alcuni sintomi anche riferibili ad un insorgente contagio da
Covid 19.

Asd Casilina (calcio), Mirko
Rovere: “Non potevamo dire di
no       al       presidente
Gagliarducci”

Roma – L’Asd Casilina incrocia le dita. Qualora il Lazio
dovesse tornare “di colore arancione”, il club sarebbe pronto
a riprendere immediatamente l’idea lanciata appena due
settimane fa e “rimasta in cantiere” a causa della zona rossa,
ovvero il lancio degli allenamenti gratuiti per tutti i
ragazzi in età di Scuola calcio (nati dal 2009 al 2017 che si
allenerebbero tutti i lunedì e giovedì) e del settore
agonistico (nati tra il 2002 e il 2008 che si allenerebbero
tutti i martedì). Intanto la società sta cominciando a mettere
i tasselli nel futuro mosaico tecnico e dirigenziale. Chi farà
parte dell’avventura fortemente voluta dal futuro presidente
Enrico Gagliarducci (che fino al 30 giugno sarà formalmente al
timone della Polisportiva Borghesiana) è sicuramente Mirko
Rovere che prenderà proprio il ruolo di responsabile della
Scuola calcio. Un compito portato avanti nelle ultime due
stagioni proprio alla Polisportiva Borghesiana dove Rovere
rimarrà fino al termine della tormentata annata 2020-21: “Per
correttezza stiamo concludendo il lavoro cominciato presso il
campo “Brasili”, ma era naturale seguire il presidente
Gagliarducci nella nuova sfida all’Asd Casilina – dice Rovere
– Lui e mio padre Antonio (che farà il responsabile del
settore agonistico, esattamente come accaduto alla
Polisportiva Borghesiana, ndr) hanno un rapporto di amicizia e
stima da lunga data e anche io negli ultimi anni ho potuto
conoscere e apprezzare da vicino le doti umane e la grande
passione di Enrico: non potevamo dirgli di no”. La sfida al
“De Fonseca” sarà ancor più complicata di quella affrontata
alla Polisportiva Borghesiana: “Lì trovammo una situazione
complicata e grazie all’impegno di tutti siamo riusciti a
crescere in maniera importante dal punto di vista dei numeri
del settore di base, a dispetto dei problemi legati alla
pandemia che hanno condizionato pesantemente tantissime
società. Al Casilina dovremo addirittura partire da zero, ma
ci sono tutte le potenzialità per fare bene: in quel quartiere
ho vissuto quindici anni, è un ambiente estremamente attaccato
alla società sportiva che viene da un anno duro senza calcio
perché nessuno ha fatto attività al “De Fonseca”. Gli
allenamenti gratuiti proposti dal presidente Gagliarducci da
qui al 30 giugno rappresentano già un segnale importante che
il territorio ha già colto con entusiasmo. Di idee ne abbiamo
tante: speriamo di poter fare qualcosa di costruttivo
guadagnando la fiducia delle famiglie e soprattutto
rinfrescando il fondamentale significato sociale che ha sempre
avuto la società sportiva in quell’ambiente”. La chiusura di
Mirko Rovere riguarda il particolare rapporto di
collaborazione che dovrà avere (anche nella prossima stagione)
col papà Antonio. “Con lui, diverso tempo fa, ho vissuto anche
il rapporto tecnico-giocatore visto che mi ha allenato per
circa cinque anni e quello è stato il più bel periodo nel
mondo del calcio per il sottoscritto. Qualche anno fa ci siamo
trovati a collaborare anche a livello dirigenziale, ma pur
occupandoci di aspetti diversi c’è fiducia reciproca totale e
confronto continuo su tante situazioni”.

Latina, un aeroporto per
rilanciare     economia    e
occupazione: l’intervista al
segretario    UGL    Armando
Valiani e alla giornalista
Sarina Biraghi

LATINA – L’aeroporto di Latina, inaugurato il 28 marzo del
1938, è intitolato alla memoria del Capitano Pilota Enrico
Comani, Medaglia d’Oro al Valore Aeronautico di cui ne prende
appunto il nome.

Dotato di una pista in asfalto lunga 1700 metri e larga 40
attualmente è sede del 70° Stormo “Giulio Cesare Graziani”
dell’Aeronautica Militare Italiana e di altri concessionari
dell’area tra i quali citiamo il 118 con il servizio di
eliambulanza e l’Aero Club.

L’aeroporto, situato nel circondario di Latina Scalo dista
circa 10 km dal centro della città e per il segretario UGL
Lazio Armando Valiani potrebbe diventare un vero e proprio
volano per il rilancio economico e occupazionale sia in ambito
aeroportuale sia per l’indotto che ne deriverebbe con
risultati eccezionali per il territorio pontino in primis e
per tutta la regione Lazio.
L’intervista al segretario UGL del Lazio Armando Valiani a
Officina Stampa del 25/03/2021

Officina Stampa del 25/03/2021 – Il punto di Sarina Biraghi
(Giornalista de LaVerità) sull’aeroporto di Latina
Un progetto che potrebbe assistere alla messa in campo di
ulteriori progetti legati al potenziamento dei collegamenti
con la rete ferroviaria, del turismo e dell’export realizzando
la nascita di piccole compagnie aeree locali, una sorta di
aerotaxi, che valorizzerebbero lo splendido territorio pontino
come ad esempio le Isole di Ponza e Ventotene ma anche le
città di Terracina, Sperlonga, Formia, Gaeta e tante altre
località ricche di storia millenaria, di cultura
enogastronomica, di centri termali e paesaggi mozzafiato, con
un incremento del turismo nazionale e internazionale.

Il video servizio trasmesso a Officina Stampa del 25/03/2021
Gli enormi spazi limitrofi abbandonati, poi, potrebbero
contribuire a rafforzare il settore sia civile che militare,
attraverso lo sviluppo di nuove attività ed essere considerato
dunque un nuovo hub, dopo gli aeroporti internazionali di
Fiumicino e Ciampino.

Roma, Quarticciolo: spaccio
in  pieno  giorno  modello
Scampia.  In  manette  due
pusher

ROMA – Nel corso di un mirato servizio antidroga messo in atto
dalla Compagnia Roma Casilina nel quartiere Quarticciolo, ieri
mattina sono finiti in manette due pusher romani, di 45 e 31
anni.

Nello specifico, i Carabinieri della Stazione Roma Tor Tre
Teste, al termine di un servizio di osservazione, hanno notato
uno scambio tra un soggetto posizionato davanti al portone di
un edificio in stato di abbandono di via Ugento ed un
acquirente 43enne, e sono subito intervenuti bloccandoli.
Una volta scattato il blitz, i militari hanno riscontrato che
il 31enne, tramite una fessura creata ad-hoc sul portone
della palazzina, consegnava una dose di cocaina al 45enne, che
a sua volta la cedeva all’acquirente.

La perquisizione sul posto ha permesso ai militari di
rinvenire e sequestrare altre 10 dosi di cocaina.

I due sono stati arrestati e sottoposti agli arresti
domiciliari presso le rispettive abitazioni, in attesa del
rito direttissimo.

Roma, manifestazione contro
il lockdown: la protesta
delle forze della Destra
sociale arriva in piazza
Montecitorio
ROMA – Si è tenuta in piazza Montecitorio la manifestazione
contro le restrizioni imposte dal governo Draghi che hanno di
fatto ripiombato l’Italia in un nuovo lockdown.
“L’anno scorso ci avevano detto di pazientare, che le
restrizioni sarebbero servite per tutelare la nostra salute.
Invece siamo di nuovo punto e a capo, con un nuovo lockdown –
a dichiararlo è Giustino D’Uva, esponente del Movimento Patria
Nostra – Ora basta, l’economia nazionale è sull’orlo del
baratro, per cui la crisi rischia di essere irreversibile. Di
questo passo, pur sopravvivendo al covid, gli italiani
moriranno di fame”.

Gli fa eco Francesco Capasso, di Magnitudo Italia: “Al governo
Conte è seguito il governo Draghi; hanno rimescolato le carte,
ma di fatto non è cambiato niente. Siamo governati da un
branco di incompetenti che stanno sprofondando l’Italia nel
pantano. Non esistendo una opposizione parlamentare, noi la
stiamo organizzando in piazza; e sistematicamente i nemici
della nostra Nazione ci troveranno pronti a contestarli per
ridare dignità agli italiani”.

Infine è intervenuto Lorenzo Roselli, esponente di Militia
Christi: “La pandemia ed il lockdown hanno messo in ginocchio
le imprese italiane, favorendo a dismisura i colossi
multinazionali del commercio online, che sfruttano i
lavoratori e distruggono la concorrenza locale e pagano le
tasse all’estero; i governi, invece di contrastarli, si
asservono ai loro interessi, adottando provvedimenti
illegittimi e scriteriati”.

Ha preso parte all’evento anche una delegazione di Fiamma
Tricolore, che ha rimarcato “il dovere di portare avanti la
battaglia sacrosanta per l’uscita dall’Europa”.

Covid, Italia: le regioni si
preparano a un altro weekend
blindato
La cabina di regia del premier Mario Draghi con i ministri sul
prossimo decreto Covid è anticipata alle 12. Il Presidente del
Consiglio alle ore 14.00 terrà una conferenza stampa presso la
Sala Polifunzionale della Presidenza del Consiglio.

Nelle ultime 24 ore quasi 24 mila tamponi positivi e altri 460
morti. Numeri sempre drammatici – ormai anomalo quello delle
vittime rispetto ad altri grandi Paesi europei – che
condizionano le ipotesi di riaperture dopo Pasqua, alla
scadenza del provvedimento ora in vigore, il 6 aprile. Il
decreto legge con le nuove misure dovrebbe arrivare in
Consiglio dei ministri nei primi giorni della prossima
settimana, forse martedì. In ballo ci sono il ritorno a
scuola, che il premier e alcuni ministri vorrebbero anche in
zona rossa, il ripristino del sistema originario dei colori –
compreso il giallo sospeso in questo periodo -, con le
decisioni sugli spostamenti tra regioni e sulle attività
produttive. Una strategia per le prossime settimane che vede
confrontarsi linee molto diverse all’interno dell’esecutivo di
Draghi. Guarda più lontano il presidente Sergio Mattarella,
secondo cui “ci attende un periodo di ricostruzione,
impegnativo ma ricco di opportunità per ripensare i modelli di
sviluppo su cui si fondano le nostre società e renderli più
sostenibili e dinamici”.

Il premier intende anche questa volta, nelle decisioni sulle
misure anti contagio, farsi guidare dalle indicazioni della
scienza e dunque dai dati epidemiologici. La speranza per ora
è che nei 12 giorni che mancano al 6 aprile la curva dei
contagi inizi a raffreddarsi, ma dopo qualche timido segnale
incoraggiante negli ultimi giorni, ieri e oggi c’è stata la
doccia fredda con quasi mille morti e 45 mila positivi.
Segnali che uniti alla lentezza della campagna vaccinale – di
cui fanno le spese soprattutto i più anziani, la categoria
maggiormente colpita dai decessi – potrebbero alimentare gli
argomenti dei ministri “rigoristi”, tra cui vengono collocati
il ministro della Salute Roberto Speranza, il ministro della
Cultura Pd Dario Franceschini e Stefano Patuanelli
(Agricoltura, M5S). L’ipotesi che prevale tra i ministri più
prudenti è quella di prolungare le restrizioni attuali oltre
Pasqua.

Nel centrodestra di governo che spinge per allentamenti si
riconosce da alcune fonti ministeriali che la situazione
dell’epidemia resta pesante, mentre altre parteggiano comunque
per una ripartenza non solo dell’istruzione, ma anche del
commercio e della ristorazione laddove possibile. In pressing
sull’esecutivo Matteo Salvini. “Lavoriamo perché aprile sia il
mese della rinascita, delle riaperture, del rilancio – dice il
leader della Lega -. Il sostegno più efficace è il ritorno al
lavoro: gli italiani hanno tenuto duro un anno, si meritano il
ritorno alla vita”. Aperturista anche la linea di Forza Italia
e Italia Viva. I “rigoristi” invece vorrebbero riaprire solo
le scuole in presenza fino alla prima media, anche in zona
rossa, già da dopo Pasqua e per il resto mantenere le
restrizioni attuali, a quanto trapela, per tutto aprile e
magari fino al 3 maggio, dopo il ponte della Festa dei
lavoratori. Una mediazione potrebbe essere trovata su un
approccio per ‘step’ con aperture progressive dopo il 15
aprile.

Intanto le regioni si preparano a un altro weekend blindato,
tutte in zona rossa o arancione come da decreto (con la
Sardegna ex bianca e ora arancione), mentre oggi il
monitoraggio settimanale dovrebbe permettere il passaggio alla
fascia arancione del Lazio. In bilico il Veneto, la Lombardia
dovrebbe restare nella zona rossa mentre la Toscana spera di
uscire dall’area di massima restrizione. In Valle d’Aosta,
invece, si ipotizza di anticipare la zona rossa già da sabato,
con un Rt balzato a 1,75 (quasi due contagiati per ogni
infetto) e 291 positivi su 100 mila abitanti (la soglia
massima prima del rosso automatico è di 250). Sono al vaglio
misure per limitare gli spostamenti e gli assembramenti nel
fine settimana. “Da lunedì saremo certamente in zona rossa”,
dice il governatore Erik Lavevaz.

Sui controlli delle forze dell’ordine, che sulle strade non
sono apparsi in questo periodo paragonabili a quelli del
lockdown del marzo 2020, si inserisce una sentenza del Gup di
Milano Alessandra Del Corvo, che ha assolto “perché il fatto
non sussiste” un 24/enne a processo per aver mentito
nell’autocertificazione. Il giovane era accusato di falso a
seguito di un controllo proprio un anno fa, ma il giudice ha
stabilito che “un simile obbligo di riferire la verità non è
previsto da alcuna norma di legge” e, anche se ci fosse,
sarebbe “in palese contrasto con il diritto di difesa del
singolo”, previsto dalla Costituzione. La stessa procura aveva
chiesto l’assoluzione.
Ddl   Zan  –  legge   contro
l’omofobia, Luca Maria Lo
Muzio Lezza (Volt Italia):
“Ecco perchè è necessaria” –
L’intervista

La proposta di legge contro l’omofobia del deputato Pd
Alessandro Zan è stata approvata in prima lettura dalla Camera
dopo mesi di emendamenti e polemiche. Ora se passerà anche al
Senato l’articolo 604 del codice penale sarà modificato.

La proposta di legge introduce la specifica del reato contro
chi istiga e chi commette atti di discriminazione fondati “sul
sesso, sul genere, sull’orientamento sessuale o sull’identità
di genere o sulla disabilità” prevedendo pene fino a 4 anni di
carcere. Si istituirebbero poi iniziative, da svolgere ogni 17
maggio nel corso della giornata nazionale contro l’omofobia,
dedicate alla promozione della cultura del rispetto e
dell’inclusione nonché al contrasto dei pregiudizi delle
discriminazioni.

Il ddl prevede anche che le scuole di ogni ordine e grado
dovranno inserire nella propria offerta formativa programmi di
sensibilizzazione a questo tipo di discriminazioni. Infine la
destinazione di 4 milioni l’anno per dei centri contro le
discriminazioni motivate da orientamento sessuale e identità
di genere, per prestare assistenza legale, sanitaria,
psicologica, ed anche alloggio e vitto alle vittime dei reati
di odio e discriminazione.

Il video servizio sul ddl Zan trasmesso a Officina Stampa del
25/03/2021
La battaglia parlamentare per l’approvazione di questa legge
si sposta ora al Senato dove i numeri della maggioranza a
favore saranno molto più limitati e, se saranno apportati
emendamenti, il testo dovrà necessariamente tornare al vaglio
della Camera.
L’intervista a Luca Maria Lo Muzio Lezza
– Regional Lead Lazio Volt Italia

Officina Stampa del 25/03/2021 – L’Intervista
Una legge inutile per le forze di centrodestra e per la CEI
che ritengono le attuali norme già in grado di colpire episodi
di discriminazione e di violenza, anche di questo tipo ad
esempio inserendo le aggravanti “per futili motivi”, senza
dunque dover introdurre una legge apposita che sarebbe
orientata ideologicamente ad imporre un punto di vista sulla
realtà, cancellando di fatto posizioni differenti. In pratica
si lamenta il solito pericolo dell’interpretazione della legge
da parte del giudicante esponendo così legittime affermazioni
di libertà di opinione al rischio di essere tacciate di
omofobia.
Se si afferma che un bambino ha diritto ad un papà e ad una
mamma si è omofobi oppure no? Se si sostiene che non è
legittimo “reperire” all’ estero un figlio partorito su
commessa da una donna si è omofobi o no?
Crisi delle nascite, le cause
oltre i dati: politica e
imprenditoria sanitaria a
confronto con Possemato e
Colosimo

In Italia si fanno sempre meno figli e si vive più a lungo. Ma
a cosa succede mettendo insieme questi due fattori? Che tipo
di Italia avremo tra qualche decennio? Secondo un recente
studio condotto dai ricercatori dell’università di Washington
Seattle e pubblicato dall’autorevole rivista “The Lancet” la
popolazione mondiale raggiungerà probabilmente il picco nel
2064 con circa 9,7 miliardi   di unità per poi scendere a circa
8,8 miliardi entro il 2100    e in particolare l’Italia che ha
già raggiunto il picco di     61 milioni di abitanti nel 2014
crollerà a circa 30 milioni    nel 2100. L’Italia come è noto è
sotto la soglia decisiva di 2,1 bambini per donna cioè il
numero di figli necessario per mantenere stabile la
popolazione oggi questo valore per quanto riguarda il nostro
paese è infatti di 1,29 figli per donna nonostante
l’immigrazione e il fatto che le donne immigrate abbiano più
figli di quelle italiane.

Ci saranno dunque molti anziani e pochi giovani e un crescente
numero di persone attive dovrà mantenere chi non lavora ancora
come gli studenti e chi non lavora più: i pensionati. Secondo
le previsioni di questo studio altri paesi come Stati Uniti,
Germania, Gran Bretagna, resisteranno meglio allo tsunami
demografico soprattutto grazie a una più efficace politica
dell’immigrazione. La Francia da tempo pratica una politica
demografica molto decisa e ha raggiunto quasi la fatidica
soglia dei due figli per coppia e anche la Svezia è riuscita a
portare la sua popolazione al valore di 1,9 bambini per donna.

Se non si inverte subito la rotta l’economia italiana si
ridimensionerà passando dal nono posto fra le principali
nazioni del mondo al venticinquesimo posto. Le ragioni del
declino della popolazione si conoscono bene. Basta vedere
quello che accade intorno a noi. I giovani si sposano tardi,
c’è il problema della casa, manca un sostegno per la donna che
lavora, non ci sono nidi disponibili a un prezzo accessibile e
nemmeno incentivi fiscali adeguati, allevare i figli costa e
dulcis in fundo manca anche la sicurezza di un posto di
lavoro. Chi pagherà le pensioni per questo mondo di anziani?
Chi si occuperà di loro? Chi pagherà l’assistenza medica? A
che età questi anziani saranno in grado di smettere di
lavorare? E c’è da chiedersi anche dal punto di vista
economico: quale sarà la domanda interna e il gettito fiscale?
Grandi cambiamenti sociali ed economici che inizieranno a
farsi sentire non nel 2100 ma nei prossimi anni e decenni.
Il video servizio sulla crisi delle nascite trasmesso a
Officina Stampa del 25/03/2021

Donatella Possemato: “Un problema, quello
della denatalità che si è accentuato
dall’inizio della pandemia da Covid-19”

Officina Stampa del 25/03/2021 – L’intervista alla dottoressa
Donatella Possemato direttrice della clinica “Santa Famiglia”
di Roma
“Il Covid ha dimezzato anche il numero degli anziani, ha
spazzato via una generazione di anziani e quindi ha spazzato
via la saggezza, la tradizione, la cultura che poi viene
tramandata ai giovani e purtroppo noi continuiamo a non fare i
figli”. Questa la riflessione della dottoressa Donatella
Possemato direttrice della clinica “Santa Famiglia”,
un’eccellenza della Capitale in fatto di nascite.

Possemato ha puntato il dito su quelle che sono vere e proprie
responsabilità della politica e delle istituzioni riguardo il
fenomeno del calo delle nascite: “La motivazione non è solo
quella che noi tutti ci aspettiamo: un welfare attivo, una
politica ovviamente a sostegno delle famiglie. – Dice la
direttrice della clinica romana – Bisogna anche andare a
capire – prosegue Possemato – perché i centri nascita stanno
sparendo. Non stanno sparendo solo perché non ci sono nascite.
Perché la politica e le istituzioni non si rendono conto che
stanno sparendo i ginecologi, non si trovano più i
neonatologi, perché il rischio clinico è importantissimo. I
premi assicurativi sono enormi e le aziende della sanità sono
praticamente abbandonate. Un drg e cioè quello che viene
pagato per l’evento nascita, l’evento più bello nella vita di
un uomo e di una donna, di una coppia, viene pagato meno di un
cellulare: ovvero neanche 1000-1100 euro”.

Chiara Colosimo: “I prodotti della prima
infanzia costano un occhio della testa”
Officina Stampa del 25/03/2021 – L’intervista all’On. Chiara
Colosimo Consigliere regionale FdI del Lazio
Chiara Colosimo, Consigliere regionale di Fratelli d’Italia in
Regione Lazio e componente, tra l’altro, della VII Commissione
– Sanità, Politiche Sociali, Integrazione Sociosanitaria,
Welfare, ha parlato di sanità che continua a tagliare con i
risultati ormai tristemente noti a tutti.

“Ci sono due temi distinti che vanno nella stessa direzione. –
Dice Colosimo – Temi – prosegue – che ci pongono davanti allo
stesso problema: il primo è quello diciamo più politico, nel
senso del grande tema della denatalità che Fratelli d’Italia
ha più volte sottolineato e riguarda innanzitutto le politiche
che si fanno verso le coppie che decidono di mettere al mondo
un figlio. Io posso fare un esempio prettamente regionale:
quando abbiamo presentato un emendamento per istituire il
bonus famiglia in Regione Lazio c’è stato risposto che era un
emendamento ideologico. E non c’era niente di ideologico: si
sosteneva semplicemente che occorreva fornire per i primi mesi
di vita e durante tutta la gravidanza della donna un sostegno,
per esempio nelle visite. Ci sono colleghe che si sono
preoccupate di presentare una legge per abbassare il costo
degli assorbenti e non si rendono conto, per esempio, che i
prodotti della prima infanzia costano un occhio della testa.
Allora diciamo le cose come stanno: sono quelle le scelte
ideologiche che vengono fatte da altre parti non certo dalle
parti di Fratelli d’Italia. Il secondo tema è quello
tristemente economico perché chi sosterrà le nostre pensioni
se non ci saranno più giovani che lavorano? C’è anche il tema
pratico, tra virgolette, introdotto dalla direttrice –
Donatella Possemato Ndr. – Perché il tema pratico è che la
sanità continua a tagliare e abbiamo visto i risultati dei
tagli sanitari, ma soprattutto se non si fanno investimenti di
lungo spettro. Se mancano i ginecologi e oggi non si
incentivano, noi continueremo ad avere meno persone che fanno
quel lavoro”.

Roma, confiscati 13 milioni a
ex boss della banda della
Magliana:   controllava    il
gioco d’azzardo a Roma Nord
ROMA – I Carabinieri del Comando Provinciale di Roma, questa
mattina, stanno dando esecuzione ad un decreto, emesso dalla
Sezione Specializzata Misure di Prevenzione del Tribunale
Civile e Penale di Roma, su richiesta della Procura della
Repubblica di Roma – Direzione Distrettuale Antimafia, che
dispone la confisca di beni, mobili e immobili, per un valore
di circa 13 milioni di euro, a carico di Salvatore Nicitra,
uno degli ex boss della c.d. “Banda della Magliana”, Rosario
Zarbo, Francesco e Rosario Inguanta (padre e figlio).

Lo stesso decreto dispone per Nicitra e suoi sodali la misura
di prevenzione personale della sorveglianza speciale di P.S.
con obbligo di soggiorno per tre anni nel Comune di residenza.

Le misure di prevenzione disposte sono una conseguenza
dell’indagine “Jackpot”, che gli stessi Carabinieri del Nucleo
Investigativo di Roma conclusero nel febbraio 2020, con
l’esecuzione di un’ordinanza di custodia cautelare a carico di
38 persone, ritenute appartenenti, a diverso titolo, ad
un’associazione per delinquere (416 C.P.), facente capo al
Nicitra che, negli anni, ha monopolizzato l’area a Nord della
Capitale, assumendo il controllo, con modalità mafiose, del
settore della distribuzione e gestione delle apparecchiature
per il gioco d’azzardo (slot machine, videolottery, giochi e
scommesse on line), imposte con carattere di esclusività alle
attività commerciali di Roma e provincia.

I beni, oggi oggetto di confisca, sono parte degli stessi che
i Carabinieri sequestrarono contestualmente agli arresti degli
indagati, su disposizione dello stesso Tribunale.
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