DIVENTA CHI SEI di Umberto Baglietti - baglietti sinergie

Pagina creata da Samuele Di Carlo
 
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DIVENTA CHI SEI di Umberto Baglietti - baglietti sinergie
DIVENTA CHI SEI
                                di Umberto Baglietti

20-03-2020, oggi è un compleanno un po’ diverso, il clima surreale che si sta vivendo
mi ha ulteriormente spinto ad iniziare questo racconto che già da tempo coltivavo
dentro di me.

Perché oggi ha un significato diverso? Perché questo racconto parla di un percorso
fatto di esperienze, di prove, evoluzione personale, relazioni, socializzazione,
coaching, pr, rapporti umani, eco sistema e di libertà.

Tutte cose che in questo momento non si possono esprimere ma che a maggior
ragione esploderanno come non mai, nel senso che non saranno più vissute nello
stesso modo.

Il tutto però non è di oggi ma viene da una lunga storia che provo a raccontare nei
punti salienti.

Nasco il 20 marzo del 1968 e quindi sono un sessantottino dentro, tendo un po' a
soffrire le imposizioni e le cose troppo conformiste (non a caso ho un unico
tatuaggio con scritto freedom).
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Mia madre è una donna super premurosa e apprensiva che appena nato deve
lasciarmi per un po' distante da lei per un mio presumibile problema di salute che
poi si risolverà.
Ma quel “piccolo abbandono” qualcosa segnerà dentro di me relativamente alla
questione distacchi (da una parte li temo e dall’altra li riesco a decidere ed
esercitare con imbarazzante facilità).

A 6 anni vengo salvato per miracolo da una peritonite fulminante e nella stessa
clinica dove ero nato, per poco non ci lascio le penne.
Ma la cosa mi ha lasciato qualche ricordo, tra cui quello di come ci si sente mentre in
sala operatoria hai i fari in faccia e ti stai addormentando per effetto dell’anestesia.
Scena che non mi è molto piaciuta ma che riaffiora in modo più o meno inconscio in
alcuni momenti della mia vita

Ed eccoci il 1978, l’Italia di pallavolo realizza quella che la stampa definì “una delle
imprese più memorabili della storia dello sport azzurro”.

Che cosa c’entra?
Uno dei 5 allenatori che coadiuvavano il Coach, Prof. Carmelo Pittera, era mio padre,
Ulderico Baglietti, allora allenatore di serie A di pallavolo e considerato tra i migliori
(sicuramente tra i più innovativi) d’Italia.
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Ricordo ancora quando mio padre, tornato dai mondiali a Roma, aprendo la porta di
casa e in procinto di salire le scale, si presentò con il pallone firmato da tutti quei
campioni a livello mondiale e con uno sguardo fiero e orgoglioso venne incontro a
me, mio fratello e mia madre…
…avevo 10 anni e da quel giorno le cose ebbero un’accelerata sulle dinamiche
relative a “come si diventa il n.1”, a prescindere dal contesto e da “chi sei”.

Così iniziai ad allenarmi a calcio e pallavolo come si allenano i grandi campioni e
provate a pensare chi era il mio allenatore?
Mio padre, sia per me che per il mio “fratello angelo custode”, di un anno più
grande.

Risultati sportivi?
Come pallavolista arrivo al titolo di vicecampione d’Italia per 2 anni di seguito, under
15 e under 17, insieme a mio fratello e lui negli anni addirittura sarebbe arrivato alla
serie A2 (oltre a 20 anni tra serie B e C).

Calcisticamente invece, io vengo comprato a 15 anni dalla squadra (attualmente
militante in serie A) della mia città, la SPAL, dove ricordo tra gli altri risultati, le finali
nazionali del campionato “berretti” allo stadio P.Mazza.
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Arriverò fino a disputare le amichevoli con la prima squadra (segnando anche
qualche goal) per essere, prima prestato e poi venduto in serie D.
Ultima (breve di un mese) parentesi significativa, in serie C2.

Non un granchè, rispetto alle aspettative di diventare un n.1 ma in quegli anni (a soli
16/17) mi avvicino, sempre grazie alle fonti ed esperienze paterne, ai primi percorsi
di leadership, training autogeno, motivazione e annessi.
Comincio a leggere libri attinenti alle dinamiche relazionali e motivazionali, tra cui
Dale Carnegie “Come trattare gli altri e farseli amici”, Anthony Robbins “Come
ottenere il meglio da sé e dagli altri” e altre letture a tema.

Dagli USA arriva un percorso (che se ben ricordo nel 1984-5 costava un milione di
lire) di audio cassette e piani d’azione dal titolo “La dinamica della leadership
personale” a cui dedicavo almeno 1 ora e ½ al giorno e di cui tengo ancora alcune
relazioni e programmi di allenamento.
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Diventato maggiorenne, mi imbatto in una improvvisa popolarità verso il gentil
sesso anche grazie ad un articolo uscito in prima pagina su uno dei quotidiani più
diffusi della mia città, dove vengo votato “tra i più belli” di Ferrara.

A 19 anni altra tappa significativa nel mio percorso di crescita personale, a parte
essermi fidanzato con la mia attuale moglie Beatrice, che definirei “una delle luci più
pure che abbai mai incontrato”.

Quale tappa?
Ricordo ancora quella mattina quando si aprì improvvisamente la porta della mia
camera da letto e mio padre che, mettendomi un volantino sul letto, mi disse “c’è
un corso di Dinamica Mentale all’Hotel de la Ville, lo tiene il Prof. Leonardo Milani
(che avrebbe ottenuto negli anni, tra gli altri incarichi, quello di mental coach delle
Frecce Tricolore), poi uscì dalla mia stanza.

Non esitai un istante e mi fiondai verso il cassetto del mio armadio dove conservavo
i miei risparmi, 350 mila lire, per estrarne ben 300 (praticamente tutti i miei
risparmi) e andare ad iscrivermi a questo corso che mi cambiò per sempre la vita.
Cosa imparai?
Tecniche di rilassamento, visualizzazioni, esperienze di sintesi, controllare i propri
pensieri e stati d’animo, pazzesco, tutt’ora le utilizzo.
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Da allora la mia passione e i miei studi per gli aspetti psicologici, motivazionali e di
crescita personale aumentano in forma esponenziale.
E la differenza la fa soprattutto la pratica quotidiana al fianco (non facile) di un
padre (coach) che continuava a portare insegnamenti, esperimenti e risultati nel
mondo del volley nazionale ed internazionale (l’apice lo raggiunge quando viene
designato allenatore degli All Stars in una partita (trasmessa dalla RAI) contro la
nazionale italiana vicecampione del Mondo, per altro da lui vinta.

Ma torniamo al mio percorso, nel 1987 mi iscrivo a Giurisprudenza e arrivo fino alla
laurea, nel mentre che lavoro, gioco a calcio, faccio il servizio militare e altre
esperienze formative.

Da anni ormai mi stavo inserendo nell’azienda di abbigliamento di famiglia (seconda
ditta in Italia con marchio proprio nel settore della vestaglieria con un centinaio di
dipendenti) dove mi cimentavo in viaggi di affiancamento ai vari agenti del territorio
nazionale, imparando le tecniche di vendita sul campo, coadiuvate dalle solite
letture a tema tra cui “Il venditore meraviglioso” del mitico Mario Silvano.

Ma nel 1989 inizia un’odissea che coinvolge l’azienda di famiglia e che mi porta a
vivere la drammatica esperienza del fallimento di una “società di persone”.
Perché rispetto ad una di capitali, quando ti portano via tutto quello che hai, è
proprio tutto.
Pignoramenti, prime pagine dei giornali, occupazioni di fabbrica con coinvolgimento
delle forze dell’ordine, blitz dei pubblici ufficiali a modi “cattura di latitanti mafiosi”,
crolli emotivi di nonna e mamma, tentati suicidi…..un vero inferno.
Non voglio dilungarmi troppo su questa vicenda ma dico solo che mio padre, uomo
onestissimo e leale era stato fregato e quel fallimento per molti era stato pilotato.
Ma lui ci ha sempre messo faccia e coraggio (oltre a tutti i risparmi che avevamo e
che nessuno avrebbe mai trovato).
La sua immagine infatti negli anni ne è uscita ancora più rinforzata e io ho dovuto
imparare a vendere materassi, enciclopedie e integratori dimagranti per
mantenermi, anzi per mangiare.

Sono passato da una famiglia tra le più benestanti, con l’autista e tutti i confort, a
dover suonare campanelli per entrare nelle case di sconosciuti per fare delle vendite
“porta a porta” col rischio di essere morso da un cane o maltrattato da un marito
stanco e irritato dalla mia presenza.

Anni dopo quando a mio padre abbiamo chiesto se aveva mai pensato al suicidio in
quegli anni terribili, ha reagito così “ma state scherzando?... non mi sono mai sentito
così motivato in vita mia”.
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Chiusa anche questa parentesi particolarmente formativa e costruttiva, diciamo
così.

Nel 1996, compio il passo più bello della mia vita, mi sposo con Beatrice con cui ero
fidanzato da quando avevamo 18 e 19 anni (mentre scrivo stiamo andando verso i
33 anni insieme).
Lo stesso anno fondo con l’allora mio compagno di banco delle elementari,
partendo dalla scrivania della sua camera da letto, una società che a breve sarebbe
diventata un gruppo leader in Italia con marchio proprio nel settore qualità,
ambiente e sicurezza.

Imparo, seguendo migliaia di aziende su tutto il territorio nazionale, l’importanza
delle relazioni commerciali, divento formatore e mi sensibilizzo sui temi del rispetto
dell’ambiente e dell’eco-sostenibilità.
Altra competenza che apprendo, grazie all’attuazione dei vari sistemi qualità (Iso), è
relativa a come si creano procedure, processi, mansionari e tutto quello che ha a
che fare con il rendere sistemico un modello.

Il 10/02/2000 nasce mia figlia Valentina, LA PIU’ GRANDE GIOIA DELLA MIA VITA

Fondo negli anni diverse società di capitali e grazie a questa esperienza entro nel
gruppo Giovani Industriali di Confindustria, dove nel 2001 vengo eletto Presidente
della mia città, coronando poi questa meravigliosa esperienza vincendo nel 2004 il
primo premio d’Italia per i risultati nel marketing associativo.
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Sempre in quegli anni ottengo l’abilitazione alla professione di Avvocato e comincio
ad occuparmi di contrattualistica e aspetti legati alla risoluzione e armonizzazione
dei conflitti.

Il 29/06/2004 nasce mio figlio Francesco, LA SECONDA PIU’ GRANDE GIOIA DELLA
MIA VITA, che mi permette di creare una splendida famiglia.

Nel 2004 ottengo l’abilitazione a Coach Professionista e nel 2005 decido di
partecipare al primo grande corso di crescita personale, di livello internazionale, a
Londra vado da Anthony Robbins.
10.000 persone provenienti da tutto il mondo per imparare le tecniche di uno dei
più grandi (forse il più grande) coach del mondo.

Grazie ad un mix di esperienze, Presidente dei giovani Industriali, Imprenditore,
Avvocato e Coach professionista, vengo definito dai media “l’Allenatore degli
imprenditori”.

Infatti, tornato in Italia, così come avevo appreso dagli insegnamenti (e dal DNA) di
mio padre, decido di condurre il mio primo evento sulle tematiche del coaching e
della crescita personale e professionale e mi cimento davanti a quasi 250 persone
per 2 ore all’interno di un importante centro fitness dove svolgevo l’attività di co-
gestore e responsabile delle PR.
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L’iniziativa va talmente bene che ne organizzo altri sempre con 2-300 partecipanti
(insieme a relatori del calibro di Dan Peterson, Julio Velasco e Robert Jhonson,
Coach di Bill Gates, Michael Jordan e Bill Clinton) e inizio altri percorsi, master e
scuole di coaching tra le più accreditate in Italia.

Mentre mi formo, intraprendo la professione di formatore e coach, lavorando su
tutto il territorio nazionale con migliaia di persone e con aziende di caratura
mondiale, fino a diventare leader in Italia nel Coaching delle PR e dell’Immagine con
il (mio) Metodo Magnetica-lo stile etico per attrarre relazioni positive-.

Ma in quegli anni si sviluppa fortemente in me anche la spinta ad evolvermi
spiritualmente e a conoscere, andando in alcuni dei posti più spirituali al mondo, le
tecniche di meditazione, yoga, respirazione consapevole, i mantra, le preghiere, il
digiuno il reiki (disciplina nella quale raggiungo il II livello), l’improvvisazione teatrale
e tutto quello che avrebbe ampliato il mio bagaglio di esperienze e conoscenze nel
vasto mondo dello sviluppo della triade corpo-mente-spirito.
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Nel mentre che lavoro e mi formo, comincio a viaggiare tra eremi, monasteri fino a
arrivare nella lontana India.
Oggi scherzandoci un po' su dico che (a parte la magia dell’introspezione a cui mi
sono spinto) non rifarei quelle esperienze, a volte un po' estreme, neppure se mi
pagassero.
Cosa intendo per estreme?
Beh quando decidi di stare in una cella isolato sui monti insieme a dei monaci
incappucciati (tutte brave persone), con una temperatura di parecchio sotto zero,
pregando, meditando e convivendo con le tue paure…

O quando rimani da solo in uno dei più grandi monasteri della Spagna e ti senti nella
notte davvero solo e spaesato…

O quando decidi di andare dall’altra parte del mondo, sempre rigorosamente da
solo, nel Sud dell’India in un Ashram con migliaia di persone di ogni provenienza, dai
malati, agli storpi, per non parlare dei finti stregoni che provano in tutti i modi a
“farti perdere l’orientamento” per non farti tornare più a casa…
Beh, ecco perché ci ripenserei su prima di rifarlo.
Ma tutto questo mi ha portato ad essere ciò che sono e a continuare a vivere in
linea con il mio “marchio di fabbrica”, voler diventare il n.1. ma distante dal
diventare chi sono.

Ed infatti, proprio sul più bello…

…viaggiavo e lavoravo nelle più importanti città d’Italia (Milano, Roma, Torino,
Cagliari, Firenze, Treviso, Bologna…) e all’estero (Londra in particolare), alberghi di
lusso, aziende sempre più importanti (tra cui multinazionali), treni, aerei (molti),
navi, cachet che mi portavano a guadagnare a volte in pochi giorni (a volte ore)
quello che guadagnavo in mesi (per alcuni mestieri addirittura in un intero anno),
personaggi famosi nella mia rubrica personale, relatore in convegni, conferenze e
sui palchi di mezza Italia (spesso ripreso da tv e intervistato da giornalisti) e poi….

…arriva il fatidico 28 maggio del 2008…

IL BUIO

…nel mentre che tengo l’ennesimo corso a Torino, dove ero relatore accreditato
E.C.M. dal Ministero della Sanità, per il più grande gruppo d’Italia nel settore
farmaceutico, verso le 16.45 arriva il cortocircuito.

Non riesco più a reggermi in piedi, battito cardiaco a mille, senso di svenimento,
giramenti di testa, finisco la lezione a gambe in su con tutti gli allievi intorno
preoccupati per me.
Nell’arco di 3 ore arriverò a prendere addirittura 2 ambulanze anche se nella mia
vita ne avevo già prese almeno 4-5 ma 2 nello stesso giorno mi mancavano.

Dopo essere stato nell’infermeria di questa scuola di formazione, tento di
riprendere l’auto e mi immetto in strada, un disastro, non vedevo nulla, mi girava la
testa, non capivo dove ero diretto.

Poi arrivo al casello e mi immetto in autostrada ma la difficoltà aumenta e per
fortuna quando ormai stavo per fermarmi in mezzo all’autostrada, intravedo la
scritta autogrill e mi ci infilo.

Ma anche li la situazione non cambia, anzi peggiora e comincio a chiedermi “come
faccio a tornare a casa?”… “chi può aiutarmi?” e proprio a quel punto noto
un’ambulanza ferma nel parcheggio.
Mi ci infilo dentro e gli addetti mi cominciano a provare la pressione e altro ma io
sto malissimo e quando scopro che loro non possono portarmi a casa decido di
uscire dall’ambulanza e comincio a fermare la gente che esce dall’autogrill, in un
lago di sudore, chiedendo disperatamente un passaggio ma logicamente nulla di
fatto.

Ormai stremato e sfiduciato chiedo agli addetti all’ambulanza di accompagnarmi
all’ospedale e cosi mi portano per un po', per poi chiedere ad un’altra ambulanza di
venirmi a prendere e finalmente (si fa per dire) mi trovo all’ospedale.

Il pronto soccorso era un delirio di gente sofferente, chi perdeva sangue, chi
vomitava (compresa un’infermiera) e guarda un po', gente che era ricoverata per
attacchi di panico.
Ricordo che mi si avvicina una ragazza, con quel tipo di problema, e mi dice “io ti
conosco, ti ricordi?”. E io che non l’avevo mai vista mi sento ancora più fuori di testa
di quanto non mi ci sentissi già.

Poi arriva il mio turno per vista, prelievi, elettrocardiogramma e altre analisi.
Mi trovo con aghi, ventose addosso ed a quel punto arriva la psichiatra, con in mano
un bicchierino di liquido bluastro e mi dice “prendi questo che sei ammalato di
panico e ansia” (ero già stato etichettato).
A quel punto anche se mi sentivo davvero morire, scatta l’ultima goccia di energia e
lucidità che mi porta a “scegliere” e dico “sto bene”, prendendo in mano la mia
bottiglietta d’acqua e cominciando a sorseggiarla.

Chiedo di essere dimesso, in attesa dell’arrivo di mio fratello a cui avevo telefonato
e che da Roma mi stava raggiungendo appunto ad Asti.
Ore interminabili, mentre girovagavo per i corridoi dell’ospedale terrorizzato.
Ogni tanto andavo in bagno e quando mi guardavo allo specchio non capivo chi
avevo davanti e mi cominciava a girare la testa ancora di più e scappavo fuori dal
bagno.

Malgrado quelle pazzesche sensazioni continuavo a sorseggiare la mia acqua, come
a mettere in pratica alcuni degli insegnamenti “per diventare un n.1” di mio padre
che recitavano “non immettere mai nel tuo corpo nulla di sintetico, medicine,
droghe o altro di analogo”.

Finalmente ormai alle 23 circa arriva mio fratello e andiamo in un hotel.
La notte la passo con gli occhi sbarrati nel terrore e utilizzo per calmarmi un po' le
vecchie tecniche di rilassamento imparate con la dinamica mentale.
Il giorno dopo partiamo per Ferrara, io sulla mia macchina e mio fratello dietro con
la sua e qui aggiungo un’altra scelta fondamentale verso la direzione della luce,
malgrado vedessi soltanto buio pesto, ovvero.

Telefonai ad un caro amico che aveva vissuto la stessa esperienza che esordì
dicendo “benvenuto a bordo, è un gran bel regalo, soltanto un po' difficile da
scartare”.
Ma come all’ospedale sentenziavano già che fossi ammalato di qualcosa di
mostruoso e lui diceva che era un regalo?
Seconda telefonata, al mio Omeopata (che è molto di più di un Omeopata) che mi
dice “ci sono passato anche io, è una rinascita, vieni da me che ti spiego” e così inizio
un percorso di consapevolezza e omeopatia (per l’esattezza di omeosinergia).

I giorni a venire diventano veramente difficili, tanto è che un giorno decido di
andare a trovare i miei genitori a 500 metri da casa mia e a metà strada mi assale un
attacco di panico che mi induce a tornare a casa di corsa piangendo e mi chiedo,
“fino a ieri riuscivo a stare sui palchi di mezza Italia incontrando migliaia di persone
e ora non riesco neppure ad uscire di casa?”.

Altro aneddoto, catartico fu quando una mattina guardando una mia foto di quando
avevo 5 anni (quella della prima pagina di questo racconto) cominciai a piangere e a
correre a casa di mio padre, che vedendomi arrivare in quello stato cominciò a
spaventarsi e a chiedermi cosa era successo.
Al che gli dissi, tenendo la foto di me da bambino in mano “aiutami a dirgli che non
volevamo fargli del male, ti prego aiutami a dirglielo”…
Gli episodi sono tantissimi perché per un po' di tempo h24 ero in quello stato
d’animo.

Ma ancora una volta gli isegnamenti “per diventare un n.1” mi tornano in aiuto,
soprattutto quando devo ricominciare a girare l’Italia per portare a termine gli
incarichi presi con grandi aziende.

Parto con la mia macchina e mi faccio scortare per un pezzo del tragitto
dell’autostrada da mio padre, oppure mi porto a dormire in albergo con me moglie e
a volte i figli.
La sensazione di paura comunque non può essere risolta dall’”accompagnatore”
perché è un percorso personale, profondo, rivoluzionario e lento.
Passano i mesi e in qualsiasi momento potevo essere assalito da questo spavento,
durante le lezioni, di notte, mentre andavo al bar, sotto la doccia, quando portavo i
miei figli a scuola, sempre, la cosiddetta “paura della paura” era sempre in agguato.
Allora decido di riandare dal mio omeopata che mi dice “se ci voglio 7 giorni, qual è
il problema, se ci vogliono 7 mesi qual è il problema, se ci vogliono 7 anni qual è il
problema?”.
E da lì comincio a capire un altro pezzo, non dobbiamo costringerci in nulla,
dobbiamo accettarci per come siamo, volerci più bene e lasciare andare.

Cosa mi ha aiutato di più in assoluto ad uscire da quel periodo?
Ascoltare, frequentare e nutrirmi soltanto delle “fonti” giuste.
Cosa intendo dire?
Che appena qualcuno mi diceva che ero ammalato di o che ero affetto da o che
avevo la tal patologia, me ne andavo chiudendo in modo più o meno brusco la
conversazione.
Uguale con le letture, soltanto libri e notizie che parlavano di rinascita, nuova vita,
regalo, opportunità, che sarei diventato più libero e forte di prima e così via.
Risultato?

A 12 anni di distanza non ho mai più avvertito nulla di simile e saranno almeno 10
anni che vivo molto meglio di prima.

Ma soprattutto mi capita spessissimo di aiutare persone che vivono la mia
esperienza e invece di fare il “fenomeno”, finto motivatore e sostenitore del
pensiero positivo ad oltranza, mi limito ad ascoltare con grande umanità e
compassione, a dare speranza e a raccontare come ho fatto io e tanti altri ad
uscirne.

Chiuso questo capitolo, inizia un lento percorso di adattamento alla “nuova vita”.
E nel 2010 approdo (come Direttore generale eventi life di Diapson Booking) al
gruppo Macro Edizioni, realtà leader nel campo del benessere corpo-mente-spirito,
dove ho il privilegio di lavorare, conoscere e studiare con i più grandi scrittori ed
esperti internazionali nel settore.

Poi per circa 10 anni (2010-2020) mi dedico alla creazione e gestione di Sinergie,
Networking e Community tra imprenditori fino ad arrivare ai giorni nostri e all’anno
2020 ed all’età di 52 anni, causa (o grazie) al lockdown covid-19, decido di scrivere
una mia breve autobiografia.

Ed eccoci ai titoli di coda e concludo questa mia breve storia con la descrizione
lavorativa di CHI SONO, anche perchè riassume ciò che ho fatto negli anni fino ad
arrivare ad oggi.
Umberto Baglietti: Professionista delle relazioni e Business Community Coach.

Ideatore del modello Bagliettisinergie e autore dell’unico manuale sul mercato
relativo a questo tema dal titolo «Il valore delle relazioni TRA clienti”.

Ha fatto consulenza in 25 anni di esperienza come Amministratore di società di
servizi (tra i clienti delle quali si annoveravano Les Copains, Lamborghini Calor e Mc
Donalds Italy).

Come Avvocato e da Presidente del G.G.I. di Confindustria della città con cui ha
vinto primo premio d’Italia nel marketing associativo.

Avviando e gestendo per anni importanti business Community (appartenenti anche
a Confindustria e Team System Wellness), in varie città d’Italia.

In centinaia di Eventi (tra cui TIM, Tradinvest Business School Londra) e incontri di
Networking, anche con squadre di serie A (tra cui SPAL calcio A, Porto Robur Costa
Volley A1).

Come Coach e formatore (seguendo tra le altre Nike e Canon Italy).

Docente in Master Universitari e Business School (tra cui U.P. S.T.E.P. Master in
Mental Training & Coaching, Cosmast, Sida Group).

E qui mi fermo davvero perché un conto è dire chi sono ed un altro è DIVENTARE
CHI SONO, ma questa è tutta un’altra storia.

To be continued ………
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