NAZISMO E DIRITTI DEGLI ANIMALI

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NAZISMO E DIRITTI DEGLI ANIMALI
NAZISMO
                                   E
           DIRITTI DEGLI ANIMALI

Località: Germania

Epoca: 1933

          Leggi nazionalsocialiste sugli animali e sulla natura

                            Germania 1933
Hitler

         Legge sulla protezione degli animali (24 novembre 1933)

          Proibizione della vivisezione in Prussia (16 agosto 1933)

  Leggi nazionalsocialiste sugli animali e sulla
                    natura

Legge sulla protezione degli animali (24 novembre 1933)

Il 24 novembre 1933 il cancelliere Adolf Hitler firmò la "Legge sulla protezione
degli animali", Tierschutgesetz.

Il testo ufficiale fu pubblicato nel Reichgesetzblatt, Gazzetta Ufficiale del Reich,
n. 132 del 25 novembre 1933, alle pagine 987-989.

La legge è suddivisa nelle seguenti sezioni:

   1.   Crudeltà contro gli animali
   2.   Misure per la protezione degli animali
   3.   Esperimenti sugli animali vivi
   4.   Provvedimenti per le pene
   5.   Conclusione

La legge era stata preceduta da varie iniziative locali, specialmente in Prussia e
in Baviera.
Nell'agosto del 1933, in Prussia, Hermann Göring aveva abolito la vivisezione. I
colpevoli rischiavano di finire in campo di concentramento.

La decisione di Göring viene presentata in un articolo di R. O. Schmidt
pubblicato su Die Weisse Fahne 14, 1933, pagine 710-711.

Legge sulla limitazione della caccia (3 luglio 1934)

Il 3 luglio 1934 venne emessa la "Legge per la limitazione della caccia", Das
Reichsjagdgesetz.

            Heinrich Himmler, Reichsführer delle Schutzstaffeln (SS), odiava la
caccia ed era vegetariano.

Felix Kersten, il suo medico di origine finnica, ricorda la seguente frase:

"Come puoi, tu, dottor Kersten, gioire sparando, da un riparo, a delle creature
indifese, che vagano per la foresta, incapaci di proteggere se stesse e prive di
ogni sospetto? E' un vero delitto. La natura è tremendamente bella ed ogni
animale ha il diritto di vivere".
Nella biografia ufficiale di Hermann Göring, scritta da Erich
Gritzbach, viene riportata la seguente frase:

"Göring è un fanatico amico degli animali. Egli dice: Chiunque torturi gli
animali viola gli istinti del popolo germanico".

In Germania venne vietato cacciare a cavallo e cacciare con una muta di cani.

Il divieto provocò reazioni furiose nella aristocrazia che per secoli aveva
cacciato a cavallo le volpi, i cinghiali, le lepri, i cervi, i daini, i caprioli.

Venne proibito uccidere le femmine di volpe incinte.

Venne stabilito che per cacciare occorreva avere una speciale licenza. Tale
licenza veniva concessa dopo cento ore di lezioni ed un esame scritto della
durata di tre ore.

Legge sulla protezione della natura (1° luglio 1935)

Il 1° luglio 1935 venne emessa la "Legge per la protezione della natura",
Reichsnaturschutzgesetz.

La legge diede la possibilità alle autorità di proteggere il paesaggio e di frenare
gli effetti distruttivi dello sviluppo economico nelle campagne.

Fornì un quadro di riferimento unificato per tutta la nazione nella definizione
delle aree di particolare valore ambientale da sottoporre a vincoli paesaggistici.
Impose a tutti coloro che volevano alterare il terreno con le loro costruzioni di
sottoporre alle autorità governative i loro progetti.

          Legge sulla protezione degli animali
                 (24 novembre 1933)
        Il governo ha deciso la seguente legge, che qui viene resa nota:

                                    Sezione I

                          Crudeltà contro gli animali

                                       §1

(1) E' proibito tormentare o maltrattare rudemente un animale senza
necessità.

(2) Si tormenta un animale quando gli si causano ripetutamente o
continuamente sensibili sofferenze o dolori.

Il tormento non è necessario quando non serve ad un proposito razionale
giustificabile.

Si maltratta un animale quando gli si causa sensibile dolore; il maltrattamento
è rude quando è connesso con uno insensibile stato della mente.

                                   Sezione II

                   Misure per la protezione degli animali
§2

E' proibito:

1. trascurare un animale di cui si è proprietari, trattarlo o dargli una
sistemazione che gli provochi sensibile dolore o sensibile danno;

2. utilizzare non necessariamente un animale per ciò che chiaramente eccede
le sue capacità o gli provoca sensibile dolore, o che, a causa delle sue
condizioni, non è in grado di fare;

3. utilizzare un animale per mostre, film, spettacoli, o altri pubblici eventi, in
tutti i casi in cui questi eventi provochino all'animale sensibile dolore o
sensibile danno alla salute;

4. utilizzare un animale debole, ammalato, sovraffaticato o vecchio, per il quale
l'ulteriore vita sia un tormento, per ogni altro proposito che non sia quello di
causargli o procurargli una morte rapida e senza dolore;

5. abbandonare un animale domestico per liberarsi di lui;

6. sviluppare o provare il potere dei cani sui gatti, sulle volpi e sugli altri
animali;

7. tagliare le orecchie o la coda di un cane più vecchio di due settimane,
questo è permesso se è fatto con anestesia;

8. tagliare la coda di un cavallo, questo è permesso se è per rimediare a un
difetto o malattia della coda ed è fatto da un veterinario e sotto anestesia;

9. eseguire una operazione dolorosa su di un animale in modo non
professionale o senza anestesia, se l'anestesia in casi particolari è impossibile
l'operazione deve essere eseguita in accordo con le regole veterinarie;

10. uccidere un animale in un allevamento di pellicce a meno che non si usi
l'anestesia ed in ogni caso senza dolore;

11. alimentare forzatamente il pollame;

12. strappare o tagliare le cosce delle rane vive.

                                         §3

L'importazione di cavalli con le code accorciate è proibita. Il Ministro
dell'Interno può fare eccezioni se speciali circostanze lo richiedano.
§4

L'uso temporaneo di animali ungulati per il trasporto nelle miniere è consentito
solo con il permesso delle autorità responsabili.

                                  Sezione III

                        Esperimenti sugli animali vivi

                                       §5

E' proibito operare o trattare animali vivi in modo che possa essere provocato
sensibile dolore o danno a scopo sperimentale, a meno che non sia
diversamente stabilito dai paragrafi da 6 a 8.

                                       §6

(1) Il Ministro dell'Interno può, su proposta del responsabile governativo o
delle locali autorità, conferire permessi a laboratori e istituti scientifici di
condurre esperimenti su animali vivi, quando il direttore dell'esperimento ha
sufficiente conoscenza professionale e affidabilità, sono disponibili adeguate
strutture per eseguire gli esperimenti sugli animali, ed esistono garanzie per la
cura e il sostentamento degli animali durante l'esperimento.

(2) Il Ministro dell'Interno può delegare la concessione del permesso ad altri
alti ufficiali del governo.

(3) Il permesso può essere revocato senza compenso in qualsiasi momento.

                                       §7

Nel condurre gli esperimenti sugli animali (§ 5), devono essere osservate le
seguenti condizioni:

1. Gli esperimenti possono essere effettuati solo sotto la completa autorità del
direttore scientifico o del rappresentante che è stato incaricato dal direttore
scientifico.
2. Gli esperimenti possono essere effettuati solo da chi ha ricevuto
precedentemente una formazione scientifica o sotto la direzione di una tale
persona, ed ogni dolore deve essere evitato per quanto compatibile con
l'obiettivo dell'esperimento.

3. Gli esperimenti di ricerca possono essere effettuati solo quando si aspetta
un risultato specifico che non sia stato confermato precedentemente dalla
scienza o se gli esperimenti possono aiutare a rispondere a problemi ancora
non risolti.

4. Gli esperimenti possono essere condotti solo sotto anestesia, a meno che il
direttore scientifico non escluda categoricamente l'anestesia o se il dolore
connesso con l'operazione sia superato dal danno alle condizioni dell'animale
come risultato dell'anestesia.

Non più di una difficile operazione o doloroso ma non sanguinoso esperimento
può essere fatto su di un animale non anestetizzato.

Gli animali che soffrono sensibile dolore dopo il completamento di un difficile
esperimento, specialmente a seguito di una operazione, devono essere
immediatamente messi a morte, dopo il giudizio del direttore scientifico,
compatibilmente con l'obiettivo dell'esperimento.

5. Gli esperimenti sui cavalli, i cani, i gatti, le scimmie possono essere
effettuati solo quando l'obiettivo non possa essere raggiunto su altri animali.

6. Non possono essere utilizzati più animali di quanto necessario per risolvere
la questione esaminata.

7. Gli esperimenti animali a scopo pedagogico sono permessi solo quando altri
strumenti come disegni, modelli, tassonomie e film non siano sufficienti.

8. Devono essere effettuate registrazioni sulla specie di animali usati, il
proposito, la procedura e il risultato dell'esperimento.

                                        §8

Esperimenti sugli animali a scopi giudiziari come le vaccinazioni e l'estrazione
di sangue da animali vivi allo scopo di diagnosticare malattie di persone o di
animali, o per ottenere siero o vaccini secondo le procedure che sono già state
testate o sono riconosciute dallo Stato, non sono soggetti alle disposizioni dei
paragrafi da 5 a 7. Questi animali, tuttavia, devono essere uccisi senza dolore
se soffrono sensibile dolore e se è compatibile con gli obiettivi
dell'esperimento.
Sezione IV

                           Provvedimenti per le pene

                                        §9

(1) Chiunque non necessariamente tormenti o maltratti rudemente un animale
sarà punito con la prigione fino a due anni, con una ammenda o con entrambe
le pene.

(2) Chiunque, a parte il caso di cui in (1), conduca un esperimento su animali
vivi (§ 5) senza il richiesto permesso, sarà punito con la prigione fino a sei
mesi, con un'ammenda o con entrambe le pene.

(3) Una ammenda fino a cinquecentomila marchi o l'imprigionamento, a parte
la punizione comminata in (1) e (2), sarà la pena per chiunque
intenzionalmente o con negligenza:

1. viola le proibizioni da § 2 a § 4;

2. agisce contro quanto previsto a § 7;

3. viola le linee guida emanate dal Ministero dell'Interno o dal governo
provinciale secondo quanto stabilito in § 14;

4. trascura di prevenire che i bambini o altre persone che sono sotto il suo
controllo o appartengono alla sua casa violino i provvedimenti di questa legge.

                                        § 10

(1) In aggiunta alle pene di cui a § 9 per una violazione intenzionale della
legge, un animale appartenente al condannato può essere confiscato o ucciso.
Invece della confisca si può ordinare che l'animale sia accolto e nutrito fino a
nove mesi a spese del reo.

(2) Se nessuna persona può essere identificata o condannata, la confisca o
l'uccisione dell'animale può essere effettuata in ogni caso quando gli altri
prerequisiti sono presenti.

                                        § 11
(1) Se qualcuno è ripetutamente colpevole di violazione intenzionale delle
norme che sono punibili secondo il § 9 le locali autorità responsabili possono
proibire che la persona tenga certi animali o sia coinvolto nel loro commercio
per uno specificato periodo di tempo o permanentemente.

(2) Dopo un anno dall'imposizione della pena le autorità locali responsabili
possono revocare il provvedimento.

(3) Un animale soggetto a sensibile negligenza nell'alimentazione, cura e
mantenimento può essere sottratto al proprietario dalle autorità locali
responsabili e risistemato altrove finché sia garantito che l'animale sarà curato
in modo superiore ad ogni biasimo. Il costo di questa sistemazione sarà pagato
dal reo.

                                      § 12

Se in un processo giudiziale appare incerto se un atto viola le proibizioni di cui
a § 1, (1) o (2), dovrà essere convocato quanto prima nel processo un
veterinario e, per quanto concerne un'azienda agricola, sarà sentito un ufficiale
dell'agricoltura del governo.

                                   Sezione V

                                  Conclusione

                                      § 13

L'anestesia, come è intesa in questa legge, significa tutte le procedure che
portano ad assenza generalizzata di dolore o eliminano un dolore localizzato.

                                      § 14

Il Ministro dell'Interno può emettere decreti giudiziari e amministrativi per il
completamento e il rafforzamento di questa legge. Se il Ministro dell'Interno
non utilizza questo potere, i governi locali possono emettere i necessari decreti
per l'attuazione della legge.
§15

Questa legge diviene obbligatoria il 1° febbraio 1934, ad eccezione di § 2, (8)
e § 2, (11) per cui il Ministro dell'Interno deve verificare il tempo di attuazione
sentito il parere del Ministro dell'Alimentazione e dell'Agricoltura.

Le norme § 1456 e § 360, (13) della legge 30 maggio 1908 rimangono
invariate.

Berlino, 24 novembre 1933

Firmato:

Adolf Hitler

Cancelliere

       Proibizione della vivisezione in Prussia
               (Da: Die Weisse Fahne 14, 1933, pagine 710-711)

                      Proibita in Prussia la vivisezione!

La Nuova Germania guida tutte le nazioni nell'area della protezione degli
animali!

Il famoso nazionalsocialista Graf E. Reventkow ha pubblicato nel Reichswart,
periodico ufficiale della "Unione dei patrioti europei", l'articolo "Protezione e
diritti degli animali".

Il Socialismo Nazionale, egli scrive, ha per la prima volta in Germania
cominciato a mostrare ai tedeschi l'importanza dei doveri verso gli animali.

Molti tedeschi sono stati cresciuti con l'idea che gli animali sono stati creati da
Dio per l'uso e il beneficio dell'uomo.

La Chiesa ha ripreso questa idea dalla tradizione giudaica.

Noi abbiamo incontrato non pochi chierici che difendono questa posizione con
assoluta fermezza e vigore, si potrebbe dire quasi brutalmente.
Di solito essi difendono la loro posizione con il fermo intento di approfondire ed
allargare l'abisso tra l'uomo che ha l'anima e gli animali senza anima (come
fanno a sapere questo?) ...

L'amico degli animali riconosce l'esistenza inesprimibile di una mutua
comprensione tra gli uomini e gli animali e sa che dei sentimenti di solidarietà
possono essere sviluppati.

Ci sono molti amici degli animali in Germania, e molti che non possono
accettare la tortura degli animali al di là delle semplici ragioni umanitarie.

In generale, tuttavia, noi ci troviamo ancora in un deserto di insensibilità e di
brutalità, fino al sadismo.

Molto ancora deve esser fatto e noi vogliamo occuparci prima di tutto della
vivisezione, per la quale le parole "vergogna culturale" non sono sufficienti;
infatti deve essere vista come una attività criminale.

Graf Reventkow presenta numerosi esempi dei crimini della vivisezione degli
animali e afferma alla fine, citando le ferme posizioni antivivisezioniste di Adolf
Hitler, che una volta per tutte abbia termine questo sfruttamento degli animali.

Noi tedeschi amici degli animali e antivivisezionisti abbiamo posto le nostre
speranze nel cancelliere del Reich e nei suoi camerati, che, noi sappiamo, sono
amici degli animali.

La nostra fiducia non è stata tradita! La Nuova Germania testimonia di essere
portatrice di una nuova, più alta, più raffinata cultura: la vivisezione, la
vergogna culturale dell'intero mondo civilizzato, contro cui i migliori in tutti gli
Stati hanno combattuto invano per decadi, sarà bandita nella Nuova Germania!

Una legge del Reich per la protezione degli animali che include l'interdizione
della vivisezione è imminente e giunge notizia, per la gioia di tutti gli amici
degli animali, che il grande Stato tedesco della Prussia ha cancellato la
vivisezione senza alcuna eccezione.

Un comunicato stampa di NSDAP informa che:

"Il presidente e ministro della Prussia Göring ha emesso una dichiarazione che
stabilisce, a partire dal 16 agosto 1933, che la vivisezione degli animali di
qualsiasi tipo è proibita in Prussia. Egli ha richiesto che i ministri competenti
preparino una legge per cui la vivisezione sia punita con una pena grave (*).
Finché la legge non andrà in vigore, le persone che, contrariamente a questa
proibizione, ordinino, partecipino od eseguano vivisezioni sugli animali di
qualsiasi tipo saranno deportati nei campi di concentramento".

Tra le nazioni civilizzate, la Germania è la prima che pone fine alla vergogna
culturale della vivisezione! La Nuova Germania non solo libera l'uomo dalla
maledizione del materialismo, del sadismo e del bolscevismo culturale, ma dà
agli animali, finora crudelmente perseguitati, torturati e senza difesa, i loro
diritti!

Gli amici degli animali e gli antivivisezionisti di tutti gli Stati accolgono con
gioia questa iniziativa del governo Nazionale Socialista della Nuova Germania!

Ciò che il cancelliere del Reich Adolf Hitler e il presidente-ministro Göring
hanno fatto e continueranno a fare per la protezione degli animali segnerà il
cammino di tutte le nazioni civilizzate!

Ciò porterà alla Nuova Germania innumerevoli nuovi entusiasti amici in tutte le
nazioni.

Milioni di amici degli animali e antivivisezionisti di tutte le nazioni civilizzate
ringraziano con tutto il cuore i due capi per questa testimonianza esemplare di
civiltà!

Budda, il grande spirito dell'Oriente, dice: "Colui che ama con il cuore gli
animali, sarà protetto dal cielo".

Possa questa benedizione proteggere fino alla fine i capi della Nuova Germania,
che hanno fatto grandi cose per gli animali.

Possa la mano benedicente del fato proteggere questi portatori del Nuovo
Spirito, finché la loro missione, diretta dal cuore, sia compiuta!

R. O. Schmidt

(*) Nel frattempo abbiamo appreso che una simile interdizione è stata
proclamata in Baviera. Le leggi formali sono imminenti, grazie alla energica
iniziativa del cancelliere dei nostri popoli Adolf Hitler, per il quale tutti gli amici
degli animali del mondo avranno per sempre gratitudine, amore e fedeltà.

Elizabeth Hardouin-Fugier
La protezione legislativa degli animali sotto il nazismo
Il fantasma di Goebbels avrà di che rallegrarsi: nel terzo millennio si trovano ancora degli autori che
utilizzano la sua propaganda e, meglio ancora, che la diffondono! Riversandosi nel vuoto lasciato dagli
storici del nazismo in materia di legislazione sugli animali, si può scrivere e proclamare a gran voce in
Francia, ma anche in Svizzera, in Italia in America o in Germania, una evidente falsità: che Hitler abbia
soppresso la vivisezione, affermazione derivata direttamente dalla propaganda nazista, e che occorre
demistificare.

Le Nouvel Ordre écologique di Luc Ferry è apparso nel 1992,[1] lo stesso anno del Summit mondiale sullo
stato del pianeta di Rio, da cui presero avvio le polemiche sull'ecologia. In Svizzera le argomentazioni di
Ferry sulla questione animale arrivarono tempestivamente per il referendum concernente l'abolizione
della vivisezione che fu messo ai voti il 7 marzo 1993. Il "Corriere della Sera" del 19 ottobre 1992, molto
letto nel cantone Ticino, espose le conclusioni del libro di Ferry sui supposti legami fra protezione degli
animali e nazismo, argomento che fu largamente ripreso dalla campagna di stampa che precedette il voto.

Ciò che porta Ferry a trovare un nesso fra nazismo e compassione verso gli animali è la legislazione a
protezione degli animali approvata dal governo di Hitler, e particolarmente la legge del 24 novembre 1933
( Tierschutgesetz). La breve sezione I di questa legge (9 righe in 2 capoversi) intitolata Tierquälerai (tortura
o maltrattamento inflitto agli animali) introduce un nuovo criterio di valutazione della sofferenza animale:
"è vietato tormentare inutilmente un animale o maltrattarlo brutalmente"[2] (sottolineato dall'a.). Il
secondo capoverso definisce "l'utilità" dei maltrattamenti. La seconda sezione (Prescrizioni per la
protezione degli animali) è un catalogo di 14 maltrattamenti inflitti agli animali, per esempio l'asportazione
delle cosce delle rane ancora vive (linea 12). La sezione più lunga (III, Sperimentazione su animali vivi),
concerne una delle più importanti polemiche del XIX secolo, quella sulla "vivisezione". Le sezioni IV e V,
meramente giuridiche, precisano le modalità di applicazione della legge, che qui designeremo come "legge
24 nov. '33".

  È facile dimostrare che il regime di Hitler si impadronì dal 1933 della questione della tutela legislativa
degli animali, così come dell'insieme delle istituzioni civili, intellettuali e culturali tedesche al fine di
presentarsi come un fautore dell'umanesimo (cfr. infra, Cap. I). Non si tratterebbe in questo caso che di un
artificio propagandistico fra molti altri, se esso non avesse conosciuto a tutt'oggi un seguito inaspettato.
Molti autori francesi fanno riferimento in particolare a Des Animaux et des Hommes, pubblicato da Ferry
nel 1994 in collaborazione con Claudine Germé, prendendo per oro colato il mito di una presunta zoofilia
nazista, incaricandosi di amplificarla e di trarne le dovute conclusioni: è ciò che vedremo nel cap. II.

I "IL NOSTRO FÜHRER AMA GLI ANIMALI"

1. Dalla teoria alla pratica

Nel momento della presa del potere (1933), i nazisti si impegnano a costruirsi un'immagine virtuosa. Sin
dal 2 febbraio del 1933 Hitler proclama: "possa Dio onnipotente prendere il nostro lavoro sotto la sua
protezione, orientare la nostra volontà, benedire la nostra intelligenza e concederci la fiducia del popolo
perché noi vogliamo combattere non per noi stessi, ma per la Germania".[3] Joseph Goebbels, ministro
della propaganda, riferisce nel suo Diario come si adoperò, dal marzo del '33, per dare un' immagine
positiva di Hitler come uomo privato, conosciuto sino ad allora solo come uomo politico. Hitler è un uomo
"tanto semplice quanto buono", "che pensa solo al suo lavoro e ai suoi doveri", "alla mano, amante dei
bambini". Da un lato l'amore per la natura, molto diffuso in Germania, particolarmente fra i vecchi membri
dei Wandervoegel (Uccelli Migratori, movimento giovanile molto popolare), dall'altro l'amore per gli
animali, sembravano essere le caratteristiche di ogni brava persona. Nelle sue Conversazioni a tavola Hitler
si proclama Tierliebhaber (di solito tradotto come "amico degli animali"[4] ma, più propriamente, amante
unicamente dei pastori tedeschi. Un Führer non accetterebbe di farsi fotografare, sia pure da Hofmann
(divenuto il fotografo ufficiale di Hitler), in compagnia dei maltesi di Eva Braun, buoni solo per una donna.
In una serie di cartoline postali molto popolari, il fotografo "sorprende" Hitler che esce credendosi
inosservato da una chiesa – una croce si profila al di sopra del suo capo scoperto- mentre accarezza dei
bambini o che medita, immerso nella natura, in compagnia della sua cagna Blondie.

I testi di Hitler sugli animali sono pochi. In Mein Kampf , alcuni riferimenti servono, tramite l'esempio della
natura, a giustificare la teoria razzista, la selezione naturale e la violenza. C'è anche qualche storia di cani,
al fronte, per esempio, talvolta riportate da Baldur von Schirach, in cui il cane, regalato da Hitler, saltava su
chiunque facesse il saluto nazista! Si sa inoltre, tramite Albert Speer, che il Führer era solito annoiare i suoi
ospiti nello chalet di Obersalzberg con le sue interminabili tirate sui cani-lupo. Nelle citate "Conversazioni a
tavola" meticolosamente raccolte in 500 pagine per gli anni 1941 e 1942, la parola "animale" ricorre 18
volte; oltre ad alcune rudimentali giustificazioni del neodarwinismo ("i gatti non hanno pietà per i topi"),
due passaggi più lunghi (pp. 241/2 e 431/2) espongono la dieta vegetariana come regola igienica, poi viene
l'inevitabile elogio di Blondie.

"Nel nuovo Reich non dovrà più esserci posto per la crudeltà verso gli animali".[5] Se questa è la teoria, la
realtà è ben altra: "felicità per Blondie-Hitler, dolore per 'Minet' Klemperer, che ha un padrone ebreo! "
Victor Klemperer, cugino del celebre direttore d'orchestra, che poté restare in Germania in quanto
coniugato con una Ariana, testimonia un fatto poco conosciuto: "mi fu tolto il diritto di versare una quota
per i gatti alla Società per la Protezione degli Animali visto che, nella 'Istituzione tedesca dei gatti' (come
ormai si chiamava il bollettino della Società, divenuta organo del Partito) non c'era posto per le creature
'perdute per la specie' (Artvergessen) che vivevano con gli ebrei. In seguito del resto i nostri animali
domestici, gatti cani e finanche canarini, ci sono stati tolti e uccisi: non si trattò di casi isolati, di sporadiche
crudeltà, ma di interventi ufficiali e sistematici; è una delle crudeltà di cui nessun processo di Norimberga
ha mai reso conto... ".[6]

2. La legge sulla protezione degli animali

Le leggi e i decreti successivi sugli animali rientrano nel quadro di allineamento - Indoktrinierung[7] – di
tutte le strutture della società civile all'ottica nazista, il cui esempio più celebre è il rogo dei libri proibiti,
chiamato autodafé. È curioso che la legge del 24 nov. '33 sulla difesa degli animali non sia mai stata citata
dagli storici come un perfetto esempio di irregimentazione tramite una iniziale persuasione fino a che, l'11
agosto del 1938, le associazioni animaliste furono unificate in una struttura ispirata ai principi nazisti, la cui
branca felina è ricordata da Klemperer.

La legge 24 nov. 1933 si inserisce in un "torrente legislativo", esteso a tutti i campi, che dilaga dalle
strutture amministrative naziste a partire dal 1933. Durante undici mesi di attività il solo gabinetto di Hitler
produsse cinque tomi per 2839 pagine. Nell'aprile del 1933 il Bollettino Ufficiale del Reich ha pubblicato
circa trenta leggi sugli argomenti più disparati. Il giurista tedesco Hubert Schorn[8] ha dimostrato come la
frenesia legislativa nazista non è che un artificio al fine di impadronirsi del potere politico: quei testi,
spesso anodini, talvolta apprezzabili (classi sovraccariche, tutela della maternità), sono la maschera di una
ben diversa realtà. Schorn ritiene che a partire dal 1934 si installò un sistema di illegalità nascosto dietro
un giuridismo esasperato: Ulrich Linse si riferisce allo stesso fenomeno per quanto riguarda le leggi per la
protezione di una natura la cui distruzione era in pieno corso.[9] Per quanto riguarda gli animali, i
regolamenti sui mattatoi del 21 aprile 1933 (quattro paragrafi) e la modificazione del vecchio codice
penale (16 maggio 1933) precedono, oltre ad altri testi, la legge 24 nov. '33, che Ferry presenta con
insistenza come creazione personale di Hitler.

È chiaro che una dichiarazione di Hitler a favore della protezione degli animali sarebbe stata propagandata
infaticabilmente dal coro dei suoi adulatori e posta come criterio di riferimento obbligato per i giuristi, a
cominciare da quelli del suo gabinetto. Ma non fu così. Il primo commentatore della legge del 24 nov.
1933[10] fornisce come sua unica "giustificazione" (Begrundung) la volontà del popolo di proteggere gli
animali. Parimenti le tesi di diritto sulla legislazione animale scritte sotto il nazismo, si limitano a far
riferimento, raramente, ad alcuni passaggi del Mein Kampf per giustificarne la concezione del mondo. Non
vi viene menzionato alcun testo di Hitler sulla difesa degli animali, nonostante la riverenza ossequiosa e
doverosa che viene tributata al Führer; né alcun riferimento compare nel lungo Kommentar di Giese e
Kahler sulla legge del 24 nov. 1933, intriso di giustificazioni, secondo la tradizione del diritto tedesco. I
discorsi di Hitler, che sono stati pubblicati integralmente, non sembrano contenere il termine
"animale".[11] Tanto meno l'argomento compare nelle raccolte più importanti di sentenze e pensieri del
Führer, pubblicate dalla propaganda nazista, e che abbracciano tutti i possibili domini, etici, religiosi e
culturali. Ci sia permesso pertanto di imitare san Tommaso e credere solo ai documenti visibili, aspettando
la rivelazione degli invisibili. È possibile che Hitler abbia speso due parole per approvare la legge da lui
firmata il 24 nov. '33, ma dalle nostre ricerche non è possibile credere alle ripetute affermazioni di Ferry,
che non riporta mai i riferimenti specifici, sul ruolo personale svolto da Hitler nella questione della
protezione degli animali; per esempio:

Hitler ne faceva un fatto personale;

... evitare la crudeltà verso gli animali. È in nome di questa volontà che stava a cuore ad Hitler in persona
[che sono state promulgate le leggi di protezione];

... non è un caso, in tal senso, che noi dobbiamo ancora oggi al regime nazista ed alla volontà personale di
Hitler, le due legislazioni più elaborate che l'umanità abbia conosciuto in materia di protezione della
natura e degli animali;

Hitler terrà personalmente a seguire l'elaborazione di questa gigantesca legge (più di 180 pagine!).[12]

  Del resto è noto da molte testimonianze quale orrore manifestasse il Führer per l'amministrazione e il
lavoro legislativo: "Nel quadro di un procedimento tanto farraginoso quanto inefficace, [Hitler] imponeva
un viavai fra i ministeri, finché non si trovasse un accordo sulle proposte. Solo a questo stadio, e sempre
con la riserva che egli ne approvasse lo spirito come gli era stato brevemente riassunto, Hitler firmava il
testo, normalmente senza darsi la pena di leggerlo, e lo trasformava in legge".[13]

La legge del 24 nov. 1933 è in realtà il risultato di una lunga concertazione fra i vari sostenitori della
protezione degli animali, la quale giunse ad un testo comune redatto verso il 1927, sotto la direzione del
giurista Fritz Korn.[14] Da quel momento tale proposta di legge venne più volte rinviata tra le assemblee
regionali e il parlamento del Reich, ognuno dei quali si dichiarava incompetente. Nel 1933, ancora una
volta e sembra molto rapidamente, il progetto viene inviato al nuovo governo e arriva nel gabinetto di
Hitler. Le commissioni giuridiche, sovraccariche di lavoro, trovarono il testo "già pronto nel cassetto",
secondo una testimonianza, raccolta nel 1970, del prof. A. Ketz, che aveva preso parte ai lavori preparatori
della proposta prima del 1933.[15] I giuristi nazisti utilizzarono evidentemente questo lavoro legislativo,
considerevole nonostante la sua brevità, che sarebbe stato impossibile da elaborare in così breve tempo.
Nella sezione II (catalogo dei divieti) sono recepite le richieste di numerosi autori di molto precedenti. I
nazisti colgono evidentemente l'occasione per centralizzare sotto il loro comando le associazioni per la
protezione degli animali. Comunque la legge del 24 nov. 1933 realizzò finalmente l'unificazione giuridica e
il raggruppamento dei dati in un unico testo di riferimento, cosa che da tempo era auspicata dai giudici; la
redazione fu precisa e le sanzioni vennero aggravate: la lista dei divieti, ormai resi penali, verrà percepita
come una vittoria senza precedenti. Di fatto però la giurisprudenza del periodo nazista non sembra
mostrare alcun cambiamento nel trattamento degli animali; tuttavia la legge del 24 nov. 1933
strombazzata oltre le frontiere, ricevette in Francia un accoglienza favorevole. Il ministero nazista della
propaganda fece tesoro di questo successo internazionale, alcuni alti capi di partito, come Himmler,
proclamarono questa legislazione come una prova dell'alto grado di civiltà della Germania nazista e anche
se non sembra che Goebbels sia intervenuto personalmente nel testo della legge, l'obiettivo esplicito della
sua propaganda dal 1933 – dare un volto umano al Führer – era perfettamente raggiunto. Più di mezzo
secolo dopo, questo "volto umano" si arricchisce ancora, grazie a Ferry, " di una volontà di evitare la
crudeltà contro gli animali, che gli stava personalmente a cuore".[16] Göring ha fatto di meglio. Il suo
scoop: "i nazisti hanno eliminato la vivisezione", lo ritroviamo nella Francia del 1999 a la firma di Paul
Ariès: "I nazisti, proprio loro, erano antivivisezionisti".[17]

II NASCITA E CRESCITA DI UN MITO

1. Le incredibili mistificazioni di Luc Ferry

Nel suo libro del 1994, Des Animaux et des Hommes, Ferry pubblica (p. 513) un frammento dell'edizione
del 1939 del Kommentar traducendo le prime nove righe (e mezzo) della pagina 19. Ferry intitola tale
estratto "Articolo I della legge del 24 novembre 1933 sulla protezione degli animali: crudeltà verso gli
animali, Berlino, 24 novembre 1933". Ferry pone sotto questo frammento la firma di Hitler, "del ministro
della giustizia dott. Gurtner, del ministero dell'interno e del ministero per la sicurezza Göring". È evidente
che tali firme non figurano sotto questo frammento del Kommentar, scritto da Giese e Khaler. Per di più,
Göring non ha affatto firmato la legge del 24 nov. '33, come appare dalla Gazzetta Ufficiale tedesca del 25
novembre 1933. Attribuendogli un tale titolo e tali firme Ferry fa passare il commentario come se fosse la
legge. Un passaggio del suo libro del 1992[18] riporta la stessa imprecisione, confusione o mistificazione.
Insomma Ferry confonde il commento con la legge di cui non cita né analizza alcuna parte. Certo un
commento esplica una legge più diffusamente delle circolari applicative, ma non può essere spacciato
come la legge, la quale del resto è pubblicata in extenso alle pagine da 262 a 268 del Kommentar che
proprio alla pagina 19, citata da Ferry, rinvia alla Gazzetta Ufficiale tedesca (RGBL, S. 987);
sorprendentemente numerosi rimandi alla Gazzetta sono estratti da Ferry e spostati in note a piè di
pagina.[19] A prima vista questa pseudo-erudizione impressiona i lettori. Io stessa ne sono stata così
colpita che ho consultato i Reichsgesetzblatt, reperibili a Parigi!

Abbiamo visto come a partire dal 1992, Ferry attribuisca alla legge del 1933, che egli non conosce,
"un'ampiezza non paragonabile a nessun'altra";[201] nel 1998 e in una pubblicazione dell'UNESCO, ne
precisa la lunghezza: "Hitler ci terrà a seguire personalmente questa gigantesca legge (più di 180
pagine)".[21] La palese inverosimiglianza di una simile informazione non ha scoraggiato i suoi seguaci.[22]
Jean-Pierre Digard,[23] fra gli altri, consiglia ai suoi lettori di riandare "ai testi legislativi del III Reich riuniti
da Ferry e Germé".

Ancora più spettacolare è il risalto che viene dato alla firma di Hitler in calce alla (pretesa) legge del 24 nov.
1933 (al posto della firma degli autori effettivi del Kommentar!). Il fatto che Hitler firmasse le leggi è una
semplice conseguenza giuridica della presa del potere del 30 gennaio 1933, la quale diede ad Hitler un
potere legislativo anche più ampio a partire dall'aprile dello stesso anno; si tratta di un fatto meramente
politico, che non denota affatto un interesse particolare del Führer per la questione animale. Questa
messa in scena di un'ovvietà giuridica serve evidentemente a collegare un testo con un personaggio la cui
memoria suscita orrore. È quasi incredibile che una tale mistificazione abbia potuto impressionare
chicchessia, ma così è stato per esempio nel caso di Djénane Kareh Tagier che, ne L'Actualité religeuse
(15/7/1996, p. 24) scrive: "l'esergo della legge è firmato da Hitler"; il termine esergo, che non appartiene al
linguaggio legislativo, tradisce il passaggio dal campo della realtà giuridica a quello dell'immaginario.

L'unico riferimento di Luc Ferry al preteso interessamento personale di Hitler verso gli animali è costituito
da un testo tardivo (1938) che apre l'edizione del 1939 del Kommentar. Krebs, capo del raggruppamento
nazista di tutte le associazioni per la protezione degli animali, lo presenta come una "direttiva del nostro
Führer", commentando così: "nel nuovo Reich non deve più esserci il minimo spazio per la crudeltà contro
gli animali". A partire da questo riferimento unico e frutto della propaganda nel momento in cui furono
abolite tutte le associazioni animaliste, Ferry ne fa una "formula di Hitler (sic) che inaugura la
Tierschutzgesetz".[24] Secondo Le Point,[25] la frase sarebbe presa da un "discorso di Hitler" (sic!) ma non
si da alcun riferimento. Secondo Ferry, Hitler avrebbe fatto di questa legge "una questione personale" o
ancora: "Hitler ci terrà a seguire personalmente l'elaborazione di questa gigantesca legge".
L'immaginazione di Ferry non è da meno per quanto riguarda la vivisezione.
2. L'animale nell'universo nazista

A partire dalla fine dell'agosto 1933, Göring lancia lo scoop di una pretesa soppressione della vivisezione,
ben presto confermata dalla circolare provvisoria del 13 settembre '33, valevole per qualche settimana,
fino alla promulgazione della legge del 24 nov. 1933, di cui prefigura la III sezione. Si sopprime il nome
(vivisezione) ma non la cosa (sperimentazione su animali vivi). Lo scoop della soppressione della
vivisezione è presentato abilmente come se si trattasse di un testo legislativo, o quantomeno ufficiale, che
prevede pene severe per i trasgressori, passibili di campo di concentramento – sanzione che ha permesso
senza dubbio la chiusura di alcuni laboratori e di sciogliere le turbolente associazioni contro la vivisezione
che si definivano con questo termine. La novità fece immediatamente il giro del mondo, rilanciata dalle
reti radiofoniche tedesche molto diffuse in America, e dalle associazioni animaliste. Nei fatti la legge del 24
nov. si rifà a disposizioni precedenti: l'obbligo di una autorizzazione per i ricercatori al fine di sorvegliarne
strettamente la ricerca sperimentale, la raccomandazione ad impiegare l'anestesia ove possibile, la rapida
eliminazione degli animali oggetto di esperimento, la limitazione degli esperimenti a scopo pedagogico, la
pubblicazione dei risultati nelle sole riviste scientifiche, ecc. Ferry ritiene che l'attenzione dei nazisti verso
gli animali da laboratorio sia "più di cinquant'anni avanti rispetto al suo tempo". Bisognerebbe scrivere
piuttosto che è in ritardo di cinquantasette anni visto che la prima regolamentazione della materia, in
Inghilterra, risale al 1876 seguita da due atti della Prussia del 22 febbraio 1885 e del 20 aprile 1930 e da
parecchie altre legislazioni dei paesi europei. Luc Ferry allude con più prudenza riguardo all'accusa
secondo la quale gli animalisti avrebbero plaudito alla sostituzione degli animali da laboratorio con gli
uomini, in particolare nei campi di concentramento. Egli si accontenta di scrivere "l'assenso della più
sincera zoofilia non si è limitata alle parole ma si è incarnato nei fatti",[26] e riserva alle sue numerose
interviste la chiave di questa ultima terrificante conseguenza della protezione degli animali. La lettura dei
processi di Norimberga in particolare quelli contro i medici, riportata da F. Bayle, rende giustizia di questa
abominevole allusione: ci sono le prove di almeno tre laboratori di sperimentazione sugli animali istituiti
all'interno dei campi e una cinquantina di testimonianze riportano come gli orribili esperimenti sui
"soggetti umani" siano stati preceduti da molti esperimenti, spesso pubblicati, sugli animali.[27]

Ferry crede di vedere nella legge del '33 la fine dell'antropocentrismo: "Il fondamento non è più l'interesse
dell'uomo: si riconosce che l'animale deve essere difeso in quanto tale (wegen seiner selbst)". Quest'ultima
formula è effettivamente usata nel Kommentar. Si è detto come la legge del '33 derivi dall'intento delle
associazioni animaliste di aprire una breccia nella vecchia concezione, l'unica accettabile ed accettata
all'inizio del '900, il cui intento era solo quello di limitare le ripercussioni del maltrattamento degli animali
sulla moralità umana. Tuttavia e in modo contraddittorio, il Kommentar mette immediatamente (p. 15) in
guardia il suo lettore: la legge nazista, nell'assicurare una difesa dell'animale più efficace che nel passato,

pone il problema di sapere se l'animale possa essere considerato suscettibile di avere una personalità
giuridica tale per cui egli avrebbe un diritto soggettivo alla protezione... a questa domanda, bisogna
rispondere di no, il portatore del diritto non può che essere l'uomo come singolo o come comunità, mai un
animale... giuridicamente parlando, l'animale dovrà essere considerato come una cosa (als Sache
gewertet)".

Il danno arrecato ad un animale di proprietà di un terzo è preso in considerazione solo in quanto è oggetto
del § 303 del codice penale, se l'atto non costituisce inoltre una forma di tortura. Dunque l'animale
continua ad essere considerato come qualsiasi altro bene. Questa idea è sviluppata in seguito dai giuristi
nazisti, i quali dimostrano la sottomissione giuridica dell'animale all'uomo (evidentemente ariano). È
sufficiente qui citare l'opinione di Albert Lorz,[28] diventato lo specialista dei manuali di legislazione
tedesca sugli animali fino ad oggi. Lorz scrive che è un'ovvietà morale il fatto che l'uomo possa usare ed
abusare degli animali per i suoi propri fini. Per tradurre più esattamente, si dovrebbe usare l'espressione
corrente nel diritto di proprietà: usare e abusare, che si esprime in un paio di coppie di verbi tedeschi:
benutzen und abnutzen e brauchen und verbrauchen, dove il secondo termine designa una ulteriore
degradazione dell'"oggetto" che può arrivare fino al suo annientamento, cioè alla morte dell'animale, ma
che paradossalmente esclude il missbrauchen, il maltrattare. Questa concezione dell'animale come mero
oggetto di proprietà è vicina a quella del diritto romano: il che porterebbe, in una discussione più lunga, a
rivedere una opposizione troppo semplicistica fra una tradizione nordica, che si pretende favorevole
all'animale, ed una regione tanto illuminata quanto presuntamene cartesiana, che esalterebbe l'uomo.

Quanto alla pretesa nazista di difendere tutti gli animali, compresi quelli selvaggi, nella quale Ferry vede un
pericolo per l'umanesimo e l'umanità, è solo una fanfaronata della legge del 24 nov. '33 che, nella pratica
così come nell'espressione, in effetti concerne i soli animali domestici, ad esclusione delle rane e dei pesci.
Una rapida occhiata alla lista degli animali "nocivi" che si possono combattere in ogni caso, o alle "specie
inferiori" che si devono privilegiare nella sperimentazione animale, basta a smentire la pretesa uguaglianza
istituita dai nazisti fra tutti gli animali.

Come si è visto, sin dall'inizio del testo del 1933, il criterio che rende accettabile per la legge la sofferenza è
l'utilità. Questo elemento di soggettività, anche detto interesse dell'uomo, autorizza di fatto la
sperimentazione animale che, senza questa clausola, non avrebbe potuto essere oggetto della terza
sezione della legge. Il criterio dell'utilità finisce per rendere obsoleto il concetto di "pubblicità" del vecchio
codice penale e lo rimpiazza: la crudeltà esercitata sugli animali era condannabile solo nel caso in cui si
fosse perpetrata in pubblico, poiché allora la si considera come lesiva della sensibilità dei testimoni. Per
torturare un animale senza essere sanzionati, bastava farlo di nascosto.

La soppressione di un tale criterio è certo una vittoria pratica della difesa dell'animale, ma non una vittoria
teorica. Infatti il criterio dell'utilità della sofferenza inflitta è stabilito in funzione dell'uomo e molto
raramente dell'animale (per esempio una preoccupazione veterinaria), e la legge del 24 nov. '33 non è in
realtà che una nuova sfaccettatura dell'antropocentrismo. Al criterio della pubblicità che, almeno,
rifletteva una certa sensibilità nonché l'importanza accordata all'opinione pubblica, è sostituito quello di
una valutazione del tutto arbitraria: chi giudicherà se il blocco di pietra con cui si carica un cavallo da soma
è troppo pesante o se la corrida è indispensabile alla salute mentale dei suoi spettatori? Quali sono i criteri
che stabiliscono l'utilità? Lungi dall'essere eliminato dai nazisti, come proclama Ferry, l'antropocentrismo
trae un riconoscimento ufficiale dalla legge del 24 nov. del '33: ormai è l'utilità dell'uomo che supera ogni
altra considerazione. Del resto è a questo partito giuridico che aderisce pienamente lo stesso Ferry, per
quanto a sua insaputa, quando raccomanda, nel 1998, di evitare "inutili sofferenze"[29] agli animali.
3. I seguaci di Luc Ferry

Dalla pubblicazione del Nouvel ordre écologique numerosi autori hanno rilanciato le affermazioni di Ferry,
in genere senza citare la loro fonte. François Reynaert enfatizza il vocabolario di Ferry scrivendo nel Nouvel
Observateur che il Führer ha "imposto" la legge sulla difesa degli animali.[30] Nella sua tesi di
giurisprudenza, sostenuta all'università di Nantes, Martine Leguille-Balloy arriva a scrivere: "non sarà il
caso di ricordare che Hitler fu il più grande protagonista della protezione animale del nostro secolo?".[31]
Nel 1993, Janine Chanteur nella sua difesa dell'antropocentrismo riprende l'argomentazione di Ferry: "la
propensione [del nazionalsocialismo] è riconoscere un diritto agli animali piuttosto che agli uomini"
esprime un pericoloso rovesciamento di posizioni. L'autrice non si chiede nemmeno se la sua affermazione
sia verosimile: l'ammette come una evidenza; ancora più chiaramente Jean-Pierre Digard si esprime in
questi termini: "con Hitler, spesso fotografato in compagnia dei suoi pastori tedeschi preferiti, e con la
legislazione del terzo Reich, che fu più favorevole di ogni altra agli animali, lasciamo la finzione per la
storia". Altri autori, in particolare cattolici,[32] mettono in guardia contro una legislazione a difesa
dell'animale in nome della stessa falsità: così come Ferry, non si rendono conto che il Catechismo della
chiesa cattolica (§ 2418) riprende il criterio della legge del 24 nov. '33, l'utilità della sofferenza inflitta agli
animali, e ne estende la portata.

L'ampollosità tipica del mito già presente in Ferry (una legge di 180 pagine, una bibliografia sugli animali di
600 pagine![31]) si amplifica in vario modo nei suoi imitatori. Janine Chanteur[34] l'attribuisce alla
memoria collettiva tramite la formula: "ci si ricorderà" indicando che il fatto di cui si parla ("la propensione
del nazionalsocialismo a riconoscere un diritto agli animali piuttosto che agli uomini") è un dato della
memoria collettiva che è parte integrante di un patrimonio di conoscenze riconosciute da tutti, ammesso
come evidenza cui non servono dimostrazioni, dunque diventato un assioma. L'amplificazione degli
argomenti può raggiungere l'assurdo. Si legge, per esempio: "le legislazioni del 1933 e del 1934 nella
Germania nazista erano le prime disposizioni legali di difesa dei diritti degli animali e di protezione della
natura"; meglio ancora: "il nazionalsocialismo – il primo regime al mondo che abbia codificato la
salvaguardia degli animale e della natura". Si potrebbe credere che queste affermazioni siano il frutto del
ministero di Goebbels, ma in realtà queste righe provengono da articoli presentati come informativi,
pubblicati nel 1999 nella stampa francese di grande diffusione da una giornalista e da uno dei genetisti
francesi considerato una autorità in materia di etica.[35]

In questo saggio troppo breve abbiamo cercato di seguire le tappe di un tortuoso periplo di
disinformazione. Partito da una base fittizia, la propaganda nazista, appoggiandosi su fondamentali
confusioni e affermazioni senza fondamento, la dimostrazione accoglie premurosamente, da una
ripetizione all'altra, delle esagerazioni mitiche, dei fatti improbabili. Il discorso diviene stereotipo, non
dimostrabile poiché assiomatico. Bisognerà chiedersi per quali motivi si tenda a demonizzare il movimento
per la protezione animale accostandolo ad un personaggio quale Hitler. Per ora ci basti constatare come la
maggior parte degli autori impegnati in questo tentativo, che si tratti di stimati professori universitari, di
giuristi, di filosofi, di religiosi cattolici, di scienziati, di giornalisti di quotidiani influenti, professionisti del
pensiero e dell'informazione, tutti, senza la minima esitazione seguano la marcia di un processo di
disinformazione che meriterebbe di diventare un caso da manuale.
Note
1. Luc Ferry Grasset, 1992 (da qui abbreviato in Ferry 1992)
2. Testo ufficiale nel Reichgesetzblatt , Gazzetta Ufficiale del Reich, n. ° 132 del 25/11/1933, pp. 987-988 e una
colonna di p. 189. La traduzione del termine Tierquälerei può sembrare debole, l'uso comune, riportato dai
dizionari più accreditati, è quello di tradurre Quälerei con tortura.
3. Discorso radiofonico di Hitler del 1/2/1933, citato da Alfred Grosser, Hitler, la presse et la naissance d'une
dictature , Paris, A. Colin, 1954, p. 134.
4. Henry Picker, Hitlers Tischgespräche in Führerhauptquartier , 1941-1942, Stuttgart, Seewald Verlag, 1976; si
propone anche la traduzione "amante degli animali".
5."Prefazione" in Cl. Giese e W. Kahler, Das Deutsche Tierschutzrecht , Berlino, Freiburg, Otto Walter, 1939 (da
ora abbreviato in Kommentar ), citato da Ferry e Germé, Des Animaux et des Hommes , Paris, Librairie Générale
francaise, 1994, in particolare pp. 506, 507, 513 e 514 (da ora abbreviato in Ferry 1994). Un altro scritto di Luc
Ferry: "L'Europa delle nazioni di fronte ai diritti animali" in L'Etique du vivant , Denis Noble e J. -D. Vincent,
UNESCO, 1998, sarà da ora citato come Ferry 1998.
6. Victor Klemperer, La langue du III Reich , Paris, Albin Michel, 1996, Lipsia, 1995, p. 140.
7. Si trova più spesso Gleichschaltung ("sincronizzazione").
8. H. Schorn, Die Gesetzgegung des National Sozialismus als Mittel des Machtpolitik , Frankfurt aM., Vittorio
Klostermann, 1963, p. 19.
9. Ulrich Linse, Okopax und Anarchie , Deutsche Taschenbuc Verlag, 1986, p. 50.
10. Werner Hoche, Die Gesetzgebung..., op. cit . Heft I, p 702, 712; commenti ristampati nel Deutscher
Reichsanzeiger und Preussischer Staatsanzeiger n. °28, 1/12/1933, poi nelle successive introduzioni di Giese,
Reichsgesetzblatt , teil I, 25/11/1933, n° 132, p. 989.
11. Max Domarus, Hitler Reden und Proklamationen , 1932-1945, Neustadt Schmid, 1962.
12. Ferry 1992, p. 182; 1992, p. 206 e 1994 p. 514; 1992, p. 29; 1998, p. 73, nell'ordine delle citazioni. Questo
tipo di dichiarazioni si ripete spesso, con delle varianti, per esempio in Le Point , "les animaux ont-ils des droits"
1/4/1995, pp. 85-90.
13. Ian Kershaw, Hitler, essai sur le charisme en politique , Paris, Gallimard essais, 1995, p. 753.
14. Fritz Korn, Die strafrechtliche Behandlung der Tierquälerai , Meissen, Bohlmann, 1928, e "Die Tierquaelerei in
der Reichsprechung" in Archiv fur Rechtspflege in Sachsen, VI, 1929, pp. 331-340; anche F. Korn, Kommentar
zur Reichs-Tierschtzgesetz vom 24 November 1933 . Meissen, Matthaus Hohlmann, senza data (forse dei primi
mesi del 1934).
15. Barbara Schröder, Das Tierschtzgesetz vom 24. 11. 1933 zur Dokumentation der Vorgeschichte und der
Änderungvorschläge , Inaugural Dissertation zur Erlangung des Grades eines Doktors der Veterinaermedizin an
der Freien Universität Berlin, 1970, pp. 9-11.
16. 1992, p. 206
17. Golias , novembre-dicembre 1996, "les amis des bêtes", p. 36.
18. Ferry 1992: "si trovano riunite, in circa trecento pagine, tutte le disposizioni giuridiche relative alla nuova
legge, così come un'introduzione che espone i motivi 'psicologici' e politici di un progetto che, da allora, non ha
trovato eguali" (p. 181). " Queste tre leggi, oltre a quella del Cancelliere, portano la firma dei ministri
principalmente interessati: Göring, Gürtner, Darré, Frick e Rust" (p. 182).
19. Ferry 1994, 6 rimandi p 512.
20. 1992, pp. 181-182.
21. 1998, p. 73. Ricordiamo che essa occupa 2 pagine e un terzo della Gazzetta Ufficiale tedesca.
22. Jean-François Six, " Existe-t-il un droit de l'animal? " in Pour une éthique du transport et de l'abatage des
animaux de boucherie , 24/10/1995 paris, INRA, Interbev, pp. 3- 44; "L'animal est-il un sujet de droit? " in
L'Homme et l'animal, un débat de societé , Paris, INRA editions, 1999, pp. 41-59.
23. J. -P. Digard, Les Français et leurs animaux , Paris, Fayard, nota 73, p. 247. "Il nazionalsocialismo tedesco
ebbe la legislazione più favorevole agli animali" afferma anche in "La compagnie de l'animal" in Si les lions
pouvaient parler , a c. di Boris Cyrulnik, Paris, Gallimard Folio, p. 1054.
24. 1992, p. 183.
25. Le Point 1/4/1995, p. 89.
26. 1992, p. 184.
27. Elisabeth Hardouin- Fugier, "L'Animal de laboratoire sous le nazisme", CD Rom Recueil Dalloz 19/2002 e sito
internet Dalloz; François Bayle, Croix gammé contre caducée, les experiences humaines en Allemagne pendant
la Deuxième guerre mondiale , L'auteur, 1950.
28. Albert Lorz, Die Tiermisshandlund in Reichstierschutzgesetz , Gunsburg, Karl Mayer 1936, p. 39.
29. 1998, p. 75.
30. Le Nouvel Observateur, n° 1460, 1992, p. 18.
31. Evolution de la réglementation de protection des animaux dans les élevages en Europe . 2 aprile 1999.
32. Tra gli autori che sottolineano il legame fra nazismo e difesa degli animali: Jean-François Six, op. cit., 1995,
pp. 3-44; L'homme et l'animal, un débat de societé , 1999, pp. 41-59; Jean-Pierre Digard, op. cit., 1999, p. 215;
René Coste , Dieu et l'écologie , éditions ouvrières, Paris, 1994, p. 33.
33. 1992, p. 80 nota 9.
34. Janine Chanteur, Du Droit des bétes à disposer d'elles-memes , Paris, Le Seuil, 1993, p. 11.
35. Sophie Gherardi "La Deep Ecology comme anti-humanisme" Le Monde des Débats , maggio 1999, p. 15;
Axel Kahn, "Haro sur l'humanisme", L'Humanité , 30 dicembre, 1999, p. 12-13.
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