"ANDRÀ TUTTO BENE" Ci dicevano: Lombardia - SPI-CGIL Lombardia
←
→
Trascrizione del contenuto della pagina
Se il tuo browser non visualizza correttamente la pagina, ti preghiamo di leggere il contenuto della pagina quaggiù
NUOVI Mensile del Sindacato Pensionati Italiani Cgil della Lombardia
Numero 12 • Dicembre 2020
Spedizione in abbonamento postale 45% art. 2 comma. 20/B legge 662/96 - filiale di Milano
Ci dicevano:
“ANDRÀ TUTTO
BENE”
...ma
avevamo
paura
LombardiaMensile del Sindacato Pensionati Italiani Cgil della Lombardia
Sommario
2 Introduzione 44 Lodi
Ci dicevano: “Andrà tutto bene” I nostri anziani un patrimonio
…ma avevamo paura da salvaguardare
Valerio Zanolla Daniela Saresani
46 Pavia
7 CI DICEVANO: “ANDRÀ TUTTO BENE ” Riprogettare le Rsa
…MA AVEVAMO PAURA è una necessità
Sintesi della ricerca Osvaldo Galli
8 È venuta meno la socialità 48 Varese
Maurizio Bonati Lavoriamo per essere vicini
10 Al medico di base un ruolo ai nostri iscritti
più proattivo Salvatore Giglio
Antonio Clavenna
12 Ci dicevano: “Andrà tutto bene” 51 INTERVENTI
…ma avevamo paura 52 Reagire alla cultura
Le slide dello scarto
A cura di Maurizio Bonati Don Virgilio Colmegna
e Antonio Clavenna 55 Dobbiamo dare grande attenzione
20 Le analisi stratificate per genere alla prevenzione
28 Le analisi stratificate per residenza Silvio Angelo Garattini
37 TESTIMONIANZE DAL TERRITORIO 58 Conclusioni
Abbiamo bisogno
38 Bergamo di comunità
Più attenzione ai servizi Antonella Pezzullo
sul territorio
Mario Belotti 68 LETTI PER VOI
40 Milano Per saperne di più
Un numero unico per supplire Erica Ardenti
al contatto umano
Michele Lomonaco
42 Cremona
Nuove priorità sono emerse
con la pandemia
Daniela Chiodelli
Nuovi Argomenti Spi Lombardia Impaginazione: A&B, Besana in Brianza (MB)
Pubblicazione mensile del Sindacato Pensionati Italiani Prestampa digitale, stampa, confezione:
Cgil Lombardia RDS WEBPRINTING S.r.l.
Numero 12 • Dicembre 2020 Via Belvedere, 42 - 20862 Arcore (MB)
Direttore responsabile: Erica Ardenti Registrazione Tribunale di Milano n. 477 del 20 luglio 1996
Editore: MIMOSA srl uninominale, presidente Pietro Giudice Numero singolo Euro 2,00
Abbonamento annuale Euro 10,32CI DICEVANO:
“ANDRÀ TUTTO BENE ”
…MA AVEVAMO PAURA
Valerio Zanolla Segretario generale Spi Lombardia
P erché quest’indagine?
Perché lo Spi Cgil è un
sindacato che rappresenta le
rebbe finito al risveglio, ma
i giorni passavano. Ci diceva-
no “Andrà tutto bene!”… ma
persone anziane e pensiona- avevamo paura e oggi sappia-
te, i loro diritti, i loro bi- mo che saranno necessari al-
sogni e le loro aspettative e tri mesi perché siamo dentro
questo è un impegno che, an- la fase due.
cora di più in una fase come Non era, ad esempio, un
questa, dobbiamo portare incubo ma una dura real-
avanti anche se la situazio- tà quando ci siamo messi,
ne si complica e ha ricadu- noi dello Spi della Lombar-
te sulla vita di tutti i giorni. dia, già dalla fine di febbra-
Molti sanno che lo Spi Lom- io a sorvegliare con più at-
bardia è un’organizzazione tenzione quello che accadeva
diffusa sul territorio, con 430mila iscritti, con nelle Rsa quei luoghi dove vivevano le persone
sedi e recapiti in quasi tutti i comuni e con più più fragili. E, a partire dalla fine di febbraio e
presenze nelle grandi città. Il nostro compito è poi nei mesi successivi, si è abbattuto sulla no-
negoziare nuovi diritti per le persone anziane, stra regione e in particolare su alcune provin-
siamo un sindacato, ma oltre alla negoziazione ce, quello che molti hanno chiamato uno tsu-
diamo ai nostri iscritti e pensionati una molte- nami. Dei contagi e delle morti hanno scritto
plicità di servizi di carattere fiscale, previden- e parlato in molti attingendo a piene mani alle
ziale e sociale. varie metafore disponibili. Noi oggi siamo qui
Siamo un avamposto di democrazia in una del- per dare conto di come – di fronte al Covid-19
le regioni più progredite del paese. Per questo e soprattutto di fronte alle misure decise dal go-
abbiamo ritenuto doveroso farci carico di un’a- verno per arrestarne la diffusione – le persone
nalisi su cosa stava succedendo dentro la no- anziane hanno reagito e abbiamo visto che le re-
stra regione e cosa stava capitando alle persone azioni sono state differenti. Del resto ognuno di
anziane che vogliamo rappresentare e difende- noi è diverso dagli altri, ha stili di vita, luoghi
re. Per alcuni l’epidemia dovuta al Sars Cov 2, di residenza, affetti familiari diversi, storie per-
come nel libro La Peste di Camus, poteva so- sonali che giocoforza non sono mai paragonabi-
migliare a un brutto sogno, un incubo che sa- li. C’è chi ha parenti vicini e chi non ne ha o li
2 Numero 12 • Dicembre 2020ha lontani e ha dovuto trascorrere magari anche dell’ottimismo e del volontariato sociale senza
mesi senza mai poterli vedere. Per di più abi- pesare sui figli e sui nipoti.
tare in una grande città o nelle periferie o nel- Il coronavirus, nel giro di poche settimane, ha
le campagne cambia di molto. Vivere in cop- cancellato un quadro così idilliaco. Fino a meno
pia o da soli, abitare in una delle tante villette di un anno fa, la terza e quarta età erano viste,
dei nostri comuni o in un piccolo appartamento dalla pubblicità e dal mercato, come un’isola
poteva fare, e fa la differenza, anche oggi davan- di serenità. Oggi sono assediate dalla paura del
ti alla notizia di un nuovo lockdown. contagio, dalla sofferenza e anche dalla morte.
Per capirne di più la segreteria dello Spi Lom- Anzi, per un certo periodo ci siamo presi de-
bardia si è posta e ha posto molte domande agli gli untori e eravamo visti come dei privilegia-
over 65 con l’aiuto dell’Istituto Mario Negri. ti, con la certezza del reddito, in taluni casi per-
Ci siamo chiesti: cepito senza meritarcelo. Ci caricavano di colpe
• come ha pesato tutto questo sulle condizio- che non erano e non sono nostre, tipo il debito
ni fisiche, psicologiche e di salute delle perso- pubblico e il sistema pensionistico considerato,
ne anziane? a ragione, penalizzante per i giovani. Il nostro è
• di che cosa avranno avvertito di più la man- un paese dove lo sport più praticato è lo scarica
canza? barile. Cercare qualcuno a cui dare la colpa è lo
• come hanno trascorso il tempo dell’isolamen- sport nazionale. Riteniamo sia puerile farlo tra
to? Sappiamo che molti anziani si lasciano an- partiti ma diventa pericolosamente ridicolo se
dare perché si sentono soli, inutili e indifesi, an- lo si scatena tra le generazioni.
che a causa degli acciacchi. I diritti che abbiamo non ci sono state regala-
• e più in generale, che tipo di vita fanno i no- ti, anzi. Noi siamo la prima generazione, e for-
stri anziani normalmente dal punto di vista del- se l’ultima che ha versato e verserà pienamente
le attività culturali, sportive, ricreative? i contributi pensionistici, molti di noi per ol-
Le tante nostre iniziative, realizzate negli anni, tre quarant’anni di lavoro. Certo, la precarie-
ci hanno fatto conoscere molte abitudini, inte- tà attuale genera incertezze e un forte calo della
ressi e passioni delle persone che rappresentia- contribuzione individuale e in una società indi-
mo. Ma, con la paura del contagio, tutto è stato vidualista come questa, che noi abbiamo com-
diverso. Ci si domandava se fosse finita per col- battuto scontata, si tratta di una conseguenza
pa della pandemia l’epoca in cui pensavamo alla quasi scontata. Lavori? Guadagni! Paghi? Pre-
nostra età come fase della vita pienamente atti- tendi! Altrimenti zitto, niente solidarietà. Ci
va e piena di nuove opportunità di svago e di viene assegnata anche la colpa che lasceremo
interessi da soddisfare. ai nostri figli un debito pubblico esagerato, in-
Eravamo abituati da anni a fare i conti con l’ap- tanto vorrei dire che i nostri genitori e i no-
pellativo diversamente giovani, e questo ci consen- stri nonni, non certamente solo per colpa loro ci
tiva, anche in pensione, di essere dinamicissimi. hanno lasciato città bombardate, ponti distrut-
Inventavamo il futuro, viaggiavamo e, perché ti e scuole e servizi da ricostruire. Durante i
no, curavamo il nostro aspetto e ci dedicavamo quarant’anni e più che abbiamo lavorato abbia-
allo sport, alle attività culturali al volontariato. mo modernizzato l’Italia e conquistato diritti.
Non dimentichiamoci che oltre a negoziare Oggi questi diritti li stanno togliendo? Biso-
con i comuni, a dare servizi previdenziali fisca- gna attivarsi ma non ci dicano che noi non sia-
li e assistenziali alle persone che tutti i giorni mo andati in piazza per difenderli. E non ci di-
vengono nei nostri uffici lo Spi Cgil Lombar- cano che noi non contribuiamo all’economia del
dia organizza tutti gli anni quelli che chiamia- nostro paese, la no tax area per i pensionati su-
mo Giochi di LiberEtà ai quali partecipano in pera di poco gli 8 mila euro, per i lavoratori at-
tutta la regione migliaia di pensionati e ragaz- tivi dal 1° luglio la no tax area è di 12.000 euro.
zi ospiti nelle residenze sanitarie per disabili. Poi come non ricordare che durante la prima
Ci siamo costruiti, insomma, un ultimo capito- fase della pandemia si è persino assistito a un
lo della nostra vita all’insegna della leggerezza, atteggiamento di cinismo politico mai visto
3prima nei confronti di una generazione di an- • Quale certezza abbiamo che non avranno con-
ziani, colpevoli soltanto di essere vecchi e con seguenze durature nel futuro? La scienza su
plurime patologie. questo non ha ancora dato risposte.
Con il semplice appellativo “sono vecchi” si è Dire di stare a casa agli anziani sembra quasi un
giustificata la morte di migliaia di persone, al volersi lavare la coscienza, anche i giovani han-
di là di ciò che hanno rappresentato nella no- no bisogno di protezione e soprattutto di una
stra società, e che ancora rappresentano, e ciò sanità che sia presente nel territorio, che sap-
che svolgono in supporto delle loro famiglie, pia cogliere i segnali di come si muove il conta-
oltre che in sostituzione ad un welfare clamoro- gio. Il dibattito sull’obbligo di stare a casa per
samente deficitario. le persone anziane è una sorta di arma di distra-
E da questo punto di vista è quello che sta ca- zione di massa.
pitando ancora, ad esempio con la polemica che Sono milioni le persone anziane, un terzo della
si è aperta con la frase che gli anziani non sono: popolazione in Lombardia, con interessi e com-
“indispensabili allo sforzo produttivo del pae- piti nella società senza i quali molte cose ver-
se”. Polemica seguita da molti altri interventi rebbero meno, lo vediamo in Cgil. I nostri ser-
che ci suggeriscono di rimanere sempre e solo vizi, l’accoglienza nelle Camere del Lavoro e nel
chiusi in casa. volontariato in generale, a tutti i livelli.
Già, chiusi in casa, in attesa che qualcuno ci Per questo crediamo sia più importante che
porti il morbo, come è capitato nelle case di ri- tutti rispettino le regole. L’impressione è che ci
poso, chiuse ai parenti ma aperte al contagio. siano ex sessantottini che vogliono riprodurre la
• Ma siamo sicuri che siano solo gli anziani a celebre frase di Mao Zedong: colpirne uno per edu-
rischio? carne cento. Ora sono andati più avanti e per sal-
• Come ne escono i giovani dal Covid se sono varsi, senza cambiare niente, cercano e trovano,
stati in terapia intensiva? come fa la destra, il colpevole, sempre le perso-
ne anziane.
Secondo loro il sistema sociale e sanitario del
nostro paese va bene così, basta che le persone
più fragili stiano rinchiuse in casa.
Rinchiuderne trenta per salvarne settanta, ma
il loro obbiettivo vero mi pare sia, salvare la sa-
nità privata e la medicina ospedalocentrica che
ha fallito!
E soprattutto salvare i loro profitti, una sani-
tà che ora ci fa subire delle conseguenze a cau-
sa della pandemia ma che già prima costringeva
molte persone anziane a rinunciare alle cure per
ragioni economiche.
Da tutte queste considerazioni e da molte al-
tre ancora abbiamo preso lo spunto per effet-
tuare questa indagine somministrata attraverso
un questionario compilato anche online. Con-
dotto in collaborazione con l’Istituto Mario Ne-
gri. Abbiamo ricevuto 1.480 risposte tra i mesi
di luglio e settembre, di over 65 residenti in
Lombardia. Una fotografia della condizione de-
gli anziani e di come il Covid-19 abbia cambia-
to le loro vite.
Con i ricercatori dell’istituto abbiamo deciso di
indagare su quanto vissuto dagli anziani in tut-
4 Numero 12 • Dicembre 2020to quel periodo di fine inverno e inizio prima- ne. Noi sappiamo come Spi che se intorno alla
vera, a partire dalle loro condizioni pregresse persona anziana c’è un progetto, una rete di as-
che sono utili per capire come ha inciso la pan- sistenza che funziona, anche interesse per la sto-
demia. Sulle diverse situazioni economiche in- ria che lui ci può raccontare ecco che la longe-
dividuali, culturali, abitative. Somministrando vità può essere una risorsa. Lo abbiamo capito
una serie di domande, poco meno di una set- dalle risposte che ci sono state date. Gli over 65
tantina su vari aspetti della loro vita e sulle loro hanno ancora molti progetti per il loro futuro,
condizioni di salute, di come trascorrevano pri- e questo potrà valere anche per i giovani di oggi
ma del Covid il loro tempo libero, come si ali- quando anche loro invecchieranno. Chiediamo
mentavano, per poi entrare nel particolare delle a loro di non bruciarsi i ponti dietro le spalle.
conseguenze fisiche, psichiche e su come aveva- Anzi chiediamo loro di lavorare e lottare assie-
no vissuto il periodo di quarantena. me a noi per ridare vita allo spirito della legge
Volevamo capire quale sarebbe stato l’impatto 833 del 1978 di Riforma sanitaria, che è stata
dell’epidemia Covid-19 e come venivano accol- conquistata con le lotte di coloro che adesso si
te le misure di contenimento in atto sulle atti- vorrebbe rinchiudere nelle case.
vità quotidiane, sulle relazioni sociali e sulla sa- Perché, concludendo, una cosa mi piace sottoli-
lute fisica e psicologica. neare emersa alla fine dell’indagine, gli over 65
• Avrà avuto il lockdown un impatto sulla salute? hanno voglia di imparare e vedono positiva-
• Ci sono conseguenze indipendentemente mente il futuro per questo sarebbe un crimine
dall’infezione Covid-19, sulla condizione fisica? trattarli come dei soggetti incapaci e se doves-
• Si sono manifestati nuovi sintomi di malat- simo rinchiuderli da soli in casa sarebbe un al-
tia o sono diventati più acuti sintomi di malat- tro fallimento perché apparirebbe come un evi-
tie già presenti? dente fallimento della società che dimostra di
• Come è stato il rapporto con il proprio medico? non essere stata capace e di non essere capace di
• Ci sono stati problemi sulla frequenza dei difenderli come si difendono tutti gli altri. Ad
rapporti con lo stesso, le modalità, il grado di ognuno sia data la possibilità di vivere serena-
soddisfazione, sia per consulti/visite che per le mente gli ultimi anni della propria vita senza
prescrizioni di farmaci, visite o esami; discriminazioni ma, ovviamente, nel pieno ri-
• se ci sono state modifiche nell’attività fisica, spetto delle norme emanate dalle istituzioni,
nell’alimentazione o nelle abitudini di vita, per che devono valere per tutti.
esempio orari del sonno, tempo dedicato a hob-
by, TV, lettura.
Guardare alla luce di queste risposte la secon-
da virulente ondata e nella prospettiva del nuo-
vo lockdown potrebbe aiutarci ad affrontare con
maggiore consapevolezza la nuova difficile fase
e nel rapporto con i sindaci e le istituzioni per
avere più argomenti per rivendicare soluzioni
che nella prima fase non sono state individua-
te, e soprattutto cercare di evitare i disagi che
abbiamo letto nelle risposte. È anche questo un
obbiettivo della ricerca, trovare idee per lavora-
re assieme con le istituzioni con le Ats e le asso-
ciazioni di volontariato, affinché in caso di nuo-
ve chiusure, agli anziani non manchino affetto,
supporti, sanità nel territorio e servizi. Guarda-
re a questa fase affermando con forza che sì, sia-
mo ancora vivi e da questa indagine abbiamo
capito che invecchiare e basta non è la soluzio-
5CI DICEVANO:
“ANDRÀ TUTTO BENE ”
…MA AVEVAMO PAURA
Sintesi della ricerca
A cura di Maurizio Bonati, Antonio Clavenna
Dipartimento di Salute Pubblica
Laboratorio per la Salute Materno Infantile
7È VENUTA MENO
LA SOCIALITÀ
Maurizio Bonati Responsabile Dipartimento di Salute pubblica, Istituto Mario Negri
I l solo titolo dell’iniziati-
va Ci dicevano: “andrà tutto
bene”, ma avevamo paura sin-
ternet molto più di prima.
È una popolazione che ha fi-
ducia nel futuro, nonostan-
tetizza quella che è stata la te tutto e pur reclamando,
ragione dell’inchiesta e quel- in particolar modo sulla sa-
lo che è stato l’obiettivo. lute. È una popolazione po-
La popolazione selezionata, sitiva, spera ovviamente nel
perché è quella dello Spi, ha meglio. La seconda ondata
rappresentato tutta la regione. della pandemia al momen-
L’inchiesta è stata condotta to dell’intervista sembra-
in un periodo particolare, il va lontana, eppure per vari
periodo estivo in cui si di- aspetti, sembra una popola-
ceva “tutto andrà bene”, si zione dimenticata e in atte-
usciva e si guardava avanti sa di sapere. Questo indi-
speranzosi, ma allo stesso tempo si aveva pau- pendentemente dalla residenza (in città o
ra. In sintesi, è la paura, l’insicurezza, quella in periferia) o di vivere in una zona critica
che aleggia, anche oggi in attesa, oltretutto, per l’incidenza della pandemia.
di provvedimenti che sono spesso inefficaci, ri- Una popolazione che tutto sommato inve-
tardati e, comunque, non compresi dai cittadi- ste anche nel proprio benessere fisico. Infatti
ni. Il clima di attesa e indecisione è quello che è quella dei giovani pensionati che si sotto-
fondamentalmente caratterizza il quotidiano, pongono a controlli medici periodicamente
in particolar modo in un periodo che si protrae e regolarmente, cercano di investire per non
senza certezze. perdere memoria, fanno esercizi, ma poco per
Il profilo della popolazione che ha risposto a quanto riguarda la parte di attività motoria.
questa iniziativa è stato quello di una popola- È una popolazione che assume farmaci, è iper-
zione che si attesta mediamente intorno ai set- tesa almeno nei tre quarti, ha magari disturbi
tanta anni, con una prevalenza leggera degli nell’addormentarsi – come almeno il 10/12
uomini – di solito sono le donne che rispon- per cento della popolazione cosiddetta in salu-
dono ai questionari – con un livello cultura- te – quindi rappresentativa di quello che era e
le, educativo e formativo che corrisponde alla che è, purtroppo, la situazione.
licenza media per la metà della popolazione e È una popolazione che, in particolar modo
che, fondamentalmente, prima della pensione dopo la prima fase, si è chiusa in casa, esce
aveva una forma occupazionale da dipendente. poco o meno, non fa attività sportiva o moto-
La quasi totalità di chi ha risposto utilizza in- ria. Fa poca ginnastica, fa sì qualcosa per man-
8 Numero 12 • Dicembre 2020Un momento della diretta Fb. Da sinistra Valerio Zanolla, la moderatrice dell’incontro Giulia Fabbri,
Maurizio Bonati e Antonio Clavenna
tenersi in buona forma fisica, ma non segue ed essere ulteriormente preso in considerazione
è irrispettosa dei consigli dietetici. Questo è per disegnare un nuovo welfare e, perché no,
un altro di quegli aspetti a cui sarebbe utile da ripensare anche in considerazione del fatto
pensare per poi rilanciare quelli che sono gli che – se il 16 per cento di chi ha risposto ha
effetti secondari della pandemia. dei familiari a carico o delle persone non auto-
L’interazione con i familiari, con gruppi or- sufficienti – in realtà la risposta sul volontaria-
ganizzati o con amici, è venuta meno. È una to è che si prendono cura di persone care. Al-
popolazione che non frequenta o frequentava tra considerazione necessaria alla luce dei
poco i centri di aggregazione (p. es., i centri risultati dell’indagine è che le donne appa-
sociali per anziani) e questo ancor meno dopo iono meno resilienti degli uomini e quindi
la prima ondata. La grande totalità di quanti necessitano di maggiori attenzioni nelle
utilizzano i servizi sociali della terza età è poco iniziative che si intraprenderanno nell’am-
soddisfatta e lo è per niente della qualità dei bito del welfare; con lungimiranza, anche
servizi sanitari locali. perché le donne vivono più degli uomini.
Rispetto alle attività sociali emerge un dato
importante perché i due terzi di coloro che
hanno risposto hanno dichiarato che dedica
tempo al volontariato. Quando poi si chiede
cosa intenda per volontariato si vede che la
metà ha nipoti in età scolare per cui il suo vo-
lontariato, la sua offerta sociale, è il dedicarsi
ai nipoti. Questo è uno dei punti che potrebbe
9AL MEDICO DI BASE
UN RUOLO
PIÙ PROATTIVO
Antonio Clavenna Ricercatore, dipartimento di Salute pubblica, Istituto Mario Negri
I l mio compito è quello di
cercare di riassumere qua-
li sono i dati che riguardano
ziana che ha risposto non ha
modificato sostanzialmente
le sue abitudini di vita.
più da vicino l’esperienza Abbiamo poi valutato se
della popolazione anziana durante l’epidemia le per-
che ha risposto rispetto all’e- sone avessero percepito il
pidemia di Covid-19 e alle loro benessere psicologico
misure di quarantena forzata come migliorato, peggiorato
a cui siamo tutti costretti nel o uguale rispetto al periodo
periodo tra marzo e maggio. precedente. In questo caso
Durante la prima fase dell’e- solo un terzo riferisce di aver
pidemia Covid-19 circa una percepito come peggiorato il
persona su cinque ha riferi- proprio benessere psicologi-
to di avere avuto un contat- co, ma in realtà forse non è
to con una persona che poi è risultata positiva proprio così, è una percezione personale che non
all’infezione. Spesso erano persone che non face- trova riscontro rispetto ad altri dati.
vano parte del nucleo familiare, uno su dieci ha L’altro dato interessante è che questa percezione
effettuato almeno una volta un tampone per la di benessere psicologico peggiorato è più alta
ricerca del virus Sars-Cov-2, il quattro per cen- nelle persone che hanno malattie croniche o che
to riferisce di aver avuto dei sintomi potenzial- assumono farmaci, mentre è più bassa nelle per-
mente riconducibili al Covid, che potrebbe vo- sone che hanno uno stato di salute buono nel
ler dire Covid positivi accertati o anche persone senso che sono sostanzialmente sane. Le varia-
con un sospetto di Covid, che non è stato poi bili che ci aspettavamo potessero influenzare
confermato con il tampone diagnostico. Solo un questa percezione non hanno avuto un impatto,
quarto di queste persone sono state ricoverate in penso, ad esempio, al vivere da soli, oppure ri-
ospedale per cui, nella maggior parte dei casi, siedere in province che sono state più pesante-
la malattia, accertata o presunta, è stata gestita mente colpite dalla prima fase dell’epidemia.
a domicilio. Il sei per cento ha avuto un lutto Sempre durante l’epidemia Covid-19 osservia-
all’interno del nucleo familiare dovuto all’infe- mo un quaranta per cento di anziani che rife-
zione Covid-19. riscono di essersi sentiti sempre o a volte, ab-
Durante l’epidemia, il 53% ha dovuto modifi- bandonati. Questo è un dato su cui vale la pena
care le proprie abitudini; comunque, possiamo riflettere, in particolar modo alla luce dei fattori
leggere questo dato anche in un altro modo; che pongono più a rischio di sentirsi abbando-
poco meno della metà della popolazione an- nati e dei fattori protettivi. Quelli più a rischio
10 Numero 12 • Dicembre 2020in questo caso sono: il genere femminile, il fat- tevano influire sulla probabilità di sviluppare
to di vivere da soli, il fatto di essere residente questi sintomi, vediamo che, coerentemente
in province come Bergamo, Brescia, Cremona, con quanto noto e anche con quanto abbiamo
Lodi, che nella prima fase dell’epidemia sono evidenziato in altre indagini simili fatte sulla
state più fortemente colpite. L’avere dei nipoti popolazione generale, il genere femminile è un
e il fatto di svolgere frequentemente un’attivi- po’ più a rischio del genere maschile e chi ha
tà fisica e motoria, sono associati a una minore malattie croniche è molto più a rischio di avere
sensazione di abbandono, per cui c’è da pensare ansia, stress, paura. L’altro dato ci dice che chi
a possibili interventi per il prossimo futuro su ha vissuto più da vicino la prima fase dell’epi-
come far fronte a questo. demia è molto più esposto ad avere il rischio
Durante la quarantena forzata, come dicevamo di sviluppare ansia, paura, depressione – anche
prima, un terzo di persone hanno avvertito il se nel nostro campione è poco rappresentata la
proprio benessere psicologico come peggiora- provincia di Bergamo rispetto ad altre indagini
to – ma nel momento in cui veniva chiesto se che abbiamo effettuato.
erano presenti alcuni sintomi, alcuni stati d’a- Che cosa è mancato maggiormente durante la
nimo, le due risposte più frequenti sono state: quarantena forzata? Forse può apparire sconta-
“mi sono sentito ansioso”, circa la metà dei casi, to, ma sei persone su dieci ci dicono che è man-
“mi sono sentito impotente” circa un terzo dei cato maggiormente il fatto di non poter vedere
casi – solo tre su dieci hanno riferito di sentirsi i familiari, l’altra risposta più frequente è il non
in qualche modo fiduciosi o di avere dei senti- poter mantenere i rapporti sociali, la rete socia-
menti positivi rispetto alla propria esperienza. le che frequentavano prima del lockdown, pochi
In totale, circa due terzi delle persone che han- hanno risposto che è mancata la possibilità di
no risposto, hanno manifestato dei sintomi svolgere attività fisica.
potenzialmente associati a una situazione di L’ultima delle sottolineature che mi permetto
stress, come ansia, tristezza, spavento. Andan- di fare rispetto a questi dati, e che mi sembra
do a verificare se c’erano delle variabili che po- importante, riguarda il rapporto con il medico
curante. Anche qui emerge un dato da sottoli-
neare, circa la metà dice: “i miei contatti con il
mio medico, sono stati simili a quelli che c’era-
no prima dell’epidemia e prima del lockdown”,
ma, a fronte di questo, abbiamo tre anziani su
dieci che ci dicono che durante l’epidemia non
hanno avuto contatti con il medico di base. Da
un lato sono anziani sicuramente più giovani,
mediamente più sani, però dà l’idea che tre an-
ziani su dieci non hanno il proprio medico, e
forse questo è un rimando anche al fatto che il
medico di base dovrebbe avere un ruolo più
proattivo – quantomeno anche solo una telefo-
nata – trattandosi di una popolazione più a ri-
schio sia per la malattia che per le conseguenze
indirette anche di tipo psicologico dell’epide-
mia. Forse una telefonata può essere utile, può
far piacere.
11CI DICEVANO: “ANDRÀ TUTTO BENE ” …MA AVEVAMO PAURA Le slide A cura di Maurizio Bonati e Antonio Clavenna POPOLAZIONE 12 Numero 12 • Dicembre 2020
POPOLAZIONE
ASPETTI GENERALI
13SALUTE BENESSERE FISICO 14 Numero 12 • Dicembre 2020
SERVIZI
ATTIVITÀ SOCIALI
15DURANTE L’EPIDEMIA COVID-19 16 Numero 12 • Dicembre 2020
DURANTE L’EPIDEMIA COVID-19
DURANTE L’EPIDEMIA COVID-19
17DURANTE LA QUARANTENA FORZATA DURANTE L’EPIDEMIA COVID-19 18 Numero 12 • Dicembre 2020
DURANTE L’EPIDEMIA COVID-19
CONCLUSIONI
19LE ANALISI STRATIFICATE
PER GENERE
Contenuto del report:
• Tabella 1. Numero di questionari ricevuti • Tabella 5. Sezione aspetti generali
• Tabella 2. Distribuzione dei questionari • Tabella 6. Sezione salute
ricevuti per regione, provincia • Tabella 7. Sezione tempo libero
e tipo di compilazione • Tabella 8. Sezione benessere fisico
• Tabella 3. Sezione anagrafica • Tabella 9. Sezione Covid-19
• Tabella 4. Sezione famiglia • Tabella 10. Sezione quarantena
Tabella 1. Numero di questionari
ricevuti
Tabella 2. Distribuzione dei questionari ricevuti
per regione e tipo di compilazione
20 Numero 12 • Dicembre 2020Tabella 3. Sezione anagrafica
21LE ANALISI STRATIFICATE PER GENERE Tabella 4. Sezione famiglia 22 Numero 12 • Dicembre 2020
Tabella 5. Sezione aspetti generali
23LE ANALISI STRATIFICATE PER GENERE Tabella 6. Sezione salute 24 Numero 12 • Dicembre 2020
Tabella 7. Sezione tempo libero
Tabella 8. Sezione benessere fisico
25LE ANALISI STRATIFICATE PER GENERE Tabella 9. Sezione Covid-19 26 Numero 12 • Dicembre 2020
Tabella 10. Sezione quarantena
27LE ANALISI STRATIFICATE
PER RESIDENZA
Contenuto del report:
• Tabella 1. Numero di questionari ricevuti • Tabella 5. Sezione aspetti generali
• Tabella 2. Distribuzione dei questionari • Tabella 6. Sezione salute
ricevuti per regione, provincia • Tabella 7. Sezione tempo libero
e tipo di compilazione • Tabella 8. Sezione benessere fisico
• Tabella 3. Sezione anagrafica • Tabella 9. Sezione Covid-19
• Tabella 4. Sezione famiglia • Tabella 10. Sezione quarantena
Tabella 1. Numero di questionari ricevuti
Tabella 2. Distribuzione dei questionari ricevuti
per regione e tipo di compilazione
28 Numero 12 • Dicembre 2020Tabella 3. Sezione anagrafica
29LE ANALISI STRATIFICATE PER RESIDENZA Tabella 4. Sezione famiglia 30 Numero 12 • Dicembre 2020
Tabella 5. Sezione aspetti generali
31LE ANALISI STRATIFICATE PER RESIDENZA Tabella 6. Sezione salute 32 Numero 12 • Dicembre 2020
Tabella 7. Sezione tempo libero
Tabella 8. Sezione benessere fisico
33LE ANALISI STRATIFICATE PER GENERE Tabella 9. Sezione Covid-19 34 Numero 12 • Dicembre 2020
Tabella 10. Sezione quarantena
3536 Numero 12 • Dicembre 2020
TESTIMONIANZE
DAL TERRITORIO
37PIÙ ATTENZIONE
AI SERVIZI
SUL TERRITORIO
Mario Belotti Spi Bergamo
P arlando dell’impatto sul
nostro territorio della
pandemia da Sars Cov 2 e di
lockdown cosiddetto locale, ci
spiegano che la Lombardia è
una zona rossa e che dovremo
quanto avvenuto all’interno sottostare a regole che vanno
delle Rsa – che in provincia rispettate sicuramente, ma
di Bergamo hanno pagato un che, secondo me, andavano
tributo molto alto in termini pensate in modo più confa-
di vite umane – la mia im- cente alle varie realtà delle
pressione è che da febbraio province lombarde.
tutte le strutture, non solo Bisogna pensare a una riabi-
quelle residenziali, si siano litazione delle strutture pro-
trovate abbandonate. Nessu- tette, non solo delle Rsa. Ri-
no era preparato a dare rispo- abilitarle cioè nei confronti
ste concrete ma ciò che più dell’opinione pubblica e
è pesato è stato l’essere da soli a fronteggiare la ridare a queste strutture il riconoscimento del
situazione: “ci siamo trovati a dover decidere in lavoro di cura che svolgono sul territorio.
prima persona senza il sostegno delle istituzioni Sostengo questo perché ciò che è stato scritto
su tutti i problemi che nascevano all’interno di a fiumi sulla stampa e diffuso dai media nei
queste realtà.” mesi scorsi, ha fatto, per un certo verso, piom-
I lavoratori, in prima battuta, e i parenti – mes- bare queste strutture in una sorta di inferno.
si nella condizione di non avere più notizie dei Uso una parola forte perché chi ha gestito e sta
loro cari – sono le persone che più hanno soffer- gestendo queste strutture è passato dall’essere
to e che hanno dovuto sobbarcarsi sulle spalle le carceriere a essere eroe e viceversa.
conseguenze dell’impatto del Covid-19. È stata per loro dura affrontare da soli questa
Non credo valga la pena rivedere quello che è esperienza. Pur sapendo che le istituzioni, le Ats
successo: è sotto gli occhi di tutti la gravità di e le altre strutture territoriali, erano anch’esse
ciò che Bergamo, insieme a Brescia, ha vissuto in difficoltà ci si aspettava da loro un coordina-
nella tragica primavera. mento e un aiuto che sono mancati.
Credo invece valga la pena cominciare a ragio- Le Rsa hanno dovuto sobbarcarsi interamente
nare, come si è appena detto anche negli inter- la questione del mantenimento di un servizio
venti tecnici, sulla possibilità di un futuro mi- dignitoso all’interno di queste strutture anche
gliore sebbene oggi si sia di nuovo in presenza di con forti criticità economiche da affrontare.
una recrudescenza della pandemia. Il Dpcm che È notizia di oggi, sui quotidiani locali, che
verrà adottato domani, ci farà ripiombare in un Regione Lombardia ha deciso di dare un ri-
38 Numero 12 • Dicembre 2020storo a queste strutture in continua sofferenza. stare costantemente in contatto con i loro cari.
Credo vada rivista la mission delle Rsa e un ripo- Per mantenere il contatto con le famiglie, lo
sizionamento più concreto del welfare di que- stanno facendo a proprie spese le strutture sen-
ste realtà all’interno di una rete che pensi più za nessun contributo degli enti sovrastruttura-
alla prossimità e che dialoghi costantemente col li e comprensoriali, va implementato l’acqui-
territorio per affrontare le problematiche pre- sto di tablet, telefoni, smartphone per l’uso di
senti. Mi riferisco a una medicina del territorio whatsapp, skype o quant’altro.
che dovrebbe vedere come ultima spiaggia le La ricerca ha fatto emergere lo stress psicoso-
strutture residenziali e che dialoga e costruisce ciale: la solitudine, il non poter dialogare con
rete per rispondere ai bisogni dei cittadini con altri anziani, fare sport all’aperto, frequentare le
un’età superiore ai 65 anni. Penso alla solitudi- famiglie, soprattutto i nipoti che si sono sentiti
ne, alla difficoltà di reperire dei pasti, alle dif- “abbandonati” dai nonni e i nonni che si sono
ficoltà per i farmaci, alle liste di attesa che sono sentiti “abbandonati” dai loro nipoti. Tra le fa-
state congelate per i controlli specialistici negli miglie si è in parte provveduto a questo disagio
ospedali che, per ovvi motivi, danno risposte mettendo in atto quel collegamento tecnologi-
soprattutto al Covid “dimenticandosi”, non per co che ormai sui social la fa da padrone.
colpa loro, di quelle patologie presenti sul terri- Non vorrei aggiungere altro, ma vorrei solo che
torio che producono più o meno gli stessi effetti prendessimo visione di questa difficoltà e con-
della pandemia del Covid. tribuissimo a mantenere alta la guardia su quel-
Credo sia necessario pensare a una burocrazia lo che danno i servizi alla terza età nei territori.
che non sia soffocante per queste strutture e che Ho parlato pensando alla mia provincia, Berga-
eviti di produrre solo una “dispersione” di tem- mo, ma vale per tutta la Lombardia. È necessa-
po. Dispersione che incide pesantemente sulla rio che ogni ente, ogni istituzione si prenda ca-
qualità dei servizi erogati all’interno delle Rsa rico, per quanto di sua competenza, di una fetta
a favore degli ospiti, in particolare delle fami- di questa grande riforma volta a rivedere e ripo-
glie che si dovranno adeguare a questo nuovo sizionare le Rsa in un welfare reale e non effime-
lockdown, rivedendo di nuovo i loro piani per re- ro, e che dia garanzie ai ricoverati.
39UN NUMERO UNICO
PER SUPPLIRE
AL CONTATTO UMANO
Michele Lomonaco Segreteria Spi Milano
P arto dalla sperimenta-
zione del numero unico
telefonico, che Cgil Milano
anziani over 65 che, ormai
in numeri consistenti e cre-
scenti, vivono soli e privi di
ha attivato per tutta la fase assistenza e conforto.
uno di Covid-19, per intro- Non possiamo parcheggiar-
durre la nostra esperienza li a casa loro sino a quando
rispetto all’impatto che il sono autonomi e poi desti-
virus, e la clausura che ne è narli alle Rsa quando non lo
conseguita, ha avuto riguar- sono più.
do alla popolazione anziana Può e deve esistere un ap-
di una città di grandi di- proccio molto più attento
mensioni come Milano. e socialmente responsabi-
Il numero unico è nato col le che attivi meccanismi di
duplice intento di rendere sollievo, assistenza e aiuto
agibile una serie di servizi altrimenti irrag- presso le proprie abitazioni attraverso il raffor-
giungibili, causa la chiusura di Camere del La- zamento e la forte integrazione tra assistenza
voro e leghe Spi, ma anche di tenere vivo un domiciliare integrata, servizi di assistenza do-
contatto “umano” con gli iscritti e le persone miciliare comunale, unità speciali di continu-
che gravitano attorno alle nostre sedi. ità assistenziale, infermiere di comunità, assi-
Ebbene, vale anche per la mia esperienza perso- stenti sociali ecc.
nale, in molte delle chiamate ricevute l’inter- Diffondere e strutturare, specialmente nelle
locutore, specialmente se anziano, non solo ha grandi città, luoghi di ritrovo diurni e serali a
mostrato di gradire il contatto ma si è dilunga- socialità diffusa e trovare impieghi per anziani/
to e “allargato” nella conversazione sconfinando pensionati in attività socialmente utili.
in considerazioni legate al disagio, alle paure e In aggiunta a quanto detto mi permetto anche
soprattutto all’isolamento che, seppur antece- una proposta, forse velleitaria ma a mio avviso
dente al Covid, da questo veniva pesantemente efficace: perché non ripristinare/istituire il ser-
rimarcato e reso insopportabile. La richiesta di vizio civile di massa (ad esempio per un periodo
Isee o la domanda di reversibilità diventavano di sei mesi) durante il quale impiegare decine
quasi delle scusanti per intrattenersi con una di migliaia di giovani ventenni a supporto de-
persona disponibile. gli anziani per compagnia, spesa, accompagno
Da qui ne deriva quanto, già prima del Covid, alle visite ecc.? Questo, forse, potrebbe essere
come Spi andavamo sostenendo: va modifica- un tassello concreto di quello scambio gene-
to alla radice l’approccio nei confronti degli razionale citato il più delle volte a sproposito.
40 Numero 12 • Dicembre 2020E ancora, sull’onda delle nostre proposte in venire strutturalmente e velocemente per mi-
campo socio-sanitario, chiediamo un cambio gliorare la situazione e affrontare finalmente
radicale e in controtendenza rispetto alla pre- con soluzioni efficaci l’ineludibile invecchia-
senza della medicina sul territorio vicina ai pa- mento della società. Questo potrebbe essere un
zienti; il poliambulatorio, casa della salute o modo per superare in positivo questa tragica
Presst, che dir si voglia, nei quartieri rassicura pandemia.
ed è gradito e riconosciuto purché efficiente, Si può e si deve attuare una sanità più sana,
attrezzato, con pluriservizi e, appunto, facil- nonostante i disastri di Gallera e Fontana.
mente raggiungibile.
Il medico di medicina generale deve, associan-
dosi con suoi colleghi, consentire che presso
ambulatori comuni si assicuri una presenza co-
stante, attraverso la turnazione, di almeno un
medico per molte ore al giorno e per l’intera
settimana. La certezza di una interlocuzione
medica nell’ambulatorio associato contribui-
rebbe tra l’altro ad alleviare il ricorso oggi mol-
to frequente al Pronto Soccorso. Il nuovo me-
dico di medicina generale deve anche tornare
a fare il medico che visita a domicilio quando
necessario, anche perché, ad esempio, seguire e
monitorare il Covid sul territorio (di concerto
con le Usca come in altre regioni) avrebbe li-
mitato quel contagio che invece l’ospedale ha
contribuito a diffondere.
Ansia, paura, abbandono, disagio psicologico
sono stati acuiti sensibilmente dalla clausura
ma esistevano anche prima, è d’obbligo inter-
41NUOVE PRIORITÀ
SONO EMERSE
CON LA PANDEMIA
Daniela Chiodelli Segreteria Spi Cremona
O ggi siamo qui per ana-
lizzare i contenuti dei
questionari sugli anziani
tutti riconosciuto al di là del
bisogno immediato?
In tutta questa confusione,
e cercare di interpretare i che occupa le nostre gior-
nuovi bisogni alla luce di nate, gli anziani più fragili
quanto accaduto in questo sono i più colpiti; anche se
terribile 2020. le loro condizioni di vita e di
La pandemia ha cambiato salute non sono cambiate ora
il nostro modo di pensare e hanno più paura, si rinchiu-
soprattutto di sentire. Sono dono in casa perché hanno
emerse nuove priorità e solo visto in televisione quanto
quando tutto sarà finito, se accaduto la scorsa primavera
è vero che “nulla sarà come e temono di finire in uno di
prima”, la letteratura ci darà quei bruttissimi luoghi che
un quadro più completo su quanto avvenuto, sono le Rsa, dimenticati da tutti, lontani dagli
mettendo in fila i fatti, i ritardi (molti) le man- affetti senza alcuna certezza della cura.
cate responsabilità di una classe dirigente che si Noi dello Spi a Cremona, due anni fa, abbiamo
è dimostrata non all’altezza del compito asse- realizzato un’interessante indagine – attraver-
gnato e non solo in ambito sanitario. so un questionario indirizzato alla popolazione
Ora viviamo una seconda ondata, largamente over 65 – grazie alla collaborazione dei nostri
prevista e ancora ci dimostriamo impreparati volontari nelle leghe. I quesiti erano per lo più
mentre nella società emergono alcuni compor- gli stessi dell’indagine di oggi e già emerge-
tamenti che non ci saremmo mai aspettati. vano alcuni contenuti comuni: la solitudine
Da una parte notiamo la paura di molti e dall’al- dei più anziani, la scarsa qualità dello stile di
tra l’insofferenza di altri alle restrizioni imposte vita – poco sport o movimento in genere, pochi
dai decreti. Siamo passati dai canti sui balconi momenti di socialità anche culturale, problemi
alle piazze piene di gente rancorosa: il lavoro ver- di salute via via comuni al passare degli anni.
so la salute, il reddito individuale verso la tutela Diversa è l’immagine degli over più giovani e
collettiva… quasi un quesito etico, potremmo in buona salute: viaggi, sport, ballo e tanto al-
dire. È forse cambiato il paradigma? Viene pri- tro ma soprattutto la possibilità di spostarsi e
ma la salute o il lavoro? Possiamo ancora parlare muoversi in autonomia, cosa invece non possi-
di solidarietà circolare e di gratuità verso chi è bile per i molti più in età Per questi ultimi è
più fragile – non importa se anziano, malato, di- indispensabile affidarsi all’aiuto di una persona
soccupato o immigrato – come di un valore da vicina, familiare o altro; per fortuna tante sono
42 Numero 12 • Dicembre 2020le associazioni di volontari che prestano parte Il prezzo che pagheremo sarà altissimo in tutti
del proprio tempo libero a chi ne ha bisogno. E i sensi – sanitari, economici e anche culturali.
poi c’è il problema della casa, non sempre age- Lo pagheranno ancor di più i giovani, privati di
vole e adatta all’avvicinarsi della non autosuffi- certezze per il loro futuro in termini di studio e
cienza, fattore che aumenta giorno su giorno la di lavoro; i più anziani, per quanto già detto, e
paura di non farcela da soli. le donne, ancora una volta chiamate a prendersi
Va anche detto che nei nostri piccoli comuni i cura un po’ di tutto: dei figli per la scuola a
sindaci cercano di non lasciare indietro o solo distanza, della loro salute e di quella di fami-
nessun cittadino, ma non basta. Anche le am- liari anziani o malati. L’Italia è già ultima in
ministrazioni hanno il fiato corto. Intervengono Europa per partecipazione delle donne al lavoro
sulle emergenze ma difficile è la visione, a lunga produttivo, per il minor salario, per la difficoltà
distanza, su come il territorio possa essere una di trovare una nuova occupazione quando si è
risorsa se cambiano i criteri, anche burocrati- dovuto lasciare il lavoro (e sono tante!).
ci, che tengono insieme le varie competenze di Tutto ciò ci chiama in causa anche come sinda-
una amministrazione comunale, spostando più cato. Nonostante le numerose iniziative fatte in
risorse sul sociale e sugli anziani bisognosi, non questi mesi – i tavoli sulla riorganizzazione sa-
di fondi, ma di servizi alla persona. nitaria in Lombardia, il sostegno dato tramite i
Naturalmente il 2020 aggiunge a tutto questo nostri servizi alle persone che necessitano di
l’emergenza Covid, nemico invisibile, virus sco- contatti con la pubblica amministrazione – la
nosciuto e crudele. E i nostri anziani, incollati nostra visibilità generale si è un po’ annacquata.
al televisore, passano ore se non giornate a se- Siamo scomparsi dall’agenda generale, dalla te-
guire i numeri, i fatti e i misfatti, sollecitati da levisione senz’altro se non per qualche presa di
una informazione che spinge sulle emozioni, che posizione di alcuni dirigenti sindacali più noti.
alimenta il contraddittorio aggiungendo alla tri- La pandemia ci costringerà a rivedere la nostra
stezza della solitudine, confusione e ansia. azione sindacale, misurandone risultati e limiti.
Ora, trascorsi alcuni mesi da quella che pensa- Sono emerse nuove priorità, all’interno delle
vamo la fine della pandemia, possiamo afferma- grandi difficoltà del lavoro e dell’occupazione
re che sul territorio, dal punto di vista sanitario, che il virus ha amplificato.
poco o nulla è cambiato. La medicina territoria-
le è rimasta quella conosciuta, medici di base
che mancano, per cui si è fortunati se si riesce a
trovare un sanitario che, nel momento del biso-
gno, venga a casa a fare una visita. Ovviamen-
te parlo della realtà che conosco. Ospedali più
organizzati sì, ma rispetto a una riforma della
sanità territoriale certamente nella realtà lom-
barda non si vedono cambiamenti significativi.
Mi riferisco a più prossimità, più presidi spe-
cialistici, l’infermiere di famiglia, analisi e dia-
gnostica non rinviata a tempi biblici.
Nel frattempo è emersa un’altra pandemia,
quella dei malati cronici no Covid che, nei mesi
scorsi, non hanno potuto curarsi, peggiorando
le loro condizioni di salute e qualità di vita.
Questo i nostri anziani l’hanno compreso be-
nissimo e fra i rimpalli delle competenze (tocca
al governo centrale, no ai governatori di Regio-
ne!) hanno ben chiaro di quanto, con le loro fra-
gilità, siano a rischio!
43I NOSTRI ANZIANI
UN PATRIMONIO
DA SALVAGUARDARE
Daniela Saresani Segreteria Spi Lodi
A inizio anno era opinio-
ne comune che il nuovo
virus fosse una cosa che non
sarà necessario il ricovero in
terapia intensiva per tre lun-
ghe settimane.
ci riguardava, era confinato Qui in Lombardia la no-
in Cina e, quindi, lontano stra famiglia è molto ben
da noi. supportata dal medico di
La suocera di mia figlia, medicina generale, mentre
ammalata da dieci anni di l’Ats si fa sentire una sola
Alzheimer ma non ancora an- volta e la Regione latita.
ziana, si era aggravata molto Nessun tampone è previsto
ed era arrivato il momento in questa fase. Solo quaran-
di trovare per lei una Rsa che tena domiciliare. Anche a
potesse meglio seguirla dal me viene chiesto di restare
punto di vista medico, siamo a casa perché avevo avuto
a inizio Febbraio 2020. un contatto con loro. Personalmente la pren-
La ricerca si è dimostrata subito difficile perché do come una punizione, una forzatura, perché
le liste di attesa in Lombardia sono, per i nu- non ho sintomi. Contatto l’Ats e mi conferma-
clei Alzheimer, notoriamente lunghe. Inaspet- no la quarantena.
tatamente il 17 Febbraio una Rsa di Codogno Nei giorni seguenti la Rsa di Codogno ci forni-
ci ha contattato: “che fortuna!”, ci siamo detti. sce informazioni altalenanti: la paziente a volte
Martedì 18 Febbraio era già ricoverata. I figli ha febbre, ma poi migliora… Mia figlia, mio
si sono recati a Codogno anche il 19 e il 20 per genero e io siamo ancora in quarantena nelle
parlare coi medici e per espletare le formalità e nostre rispettive abitazioni, come anche gli al-
l’inserimento. tri parenti in Puglia, di cui due ricoverati. La
L’ormai famoso venerdì 21 Febbraio, giorno del sera del 6 Marzo arriva una chiamata da Codo-
primo paziente Covid di Codogno, anche questa gno per informarci che la situazione è improv-
Rsa inibisce l’ingresso ai parenti, nessuno può visamente peggiorata, la nostra cara ha la febbre
più varcare i cancelli. I figli rassegnati tornano alta ed è entrata in coma! Il medico del 118 ci
a casa. Nei giorni seguenti dalla Rsa arrivano comunica che non è il caso di spostarla in ospe-
alcune telefonate dallo psicologo, unico medico dale. Muore appena dopo mezzanotte, sabato 7
deputato a parlare coi parenti. Ci rassicura: la marzo dopo soltanto diciotto giorni in Rsa, sen-
paziente sta bene e si sta ambientando! Subito, za averla mai rivista, toccata, accarezzata, senza
però, sia i fratelli che le rispettive consorti si aver mai parlato con lei, nemmeno una video-
ammalano e per due di loro residenti in Puglia chiamata. Assunta se ne è andata così, in punta
44 Numero 12 • Dicembre 2020di piedi… Aveva soltanto settant’anni ma per
l’opinione comune forse era già una vecchia.
Ecco che inizia il calvario delle formalità per
il funerale. Codogno è ancora zona rossa e non
si può entrare né uscire dal perimetro dei nove
paesi coinvolti (nemmeno le salme, se non die-
tro benestare del prefetto). Con l’aiuto delle
pompe funebri, del nostro sindaco e del medi-
co di famiglia, riusciamo a espletare tutto l’iter
burocratico. Negli stessi giorni finisce la nostra
restrizione domiciliare, anche se nessuno di noi
era sicuro di essersi negativizzato. Siamo riusci-
ti a ottenere la tumulazione nel nostro cimitero
con la presenza del solo parroco che ha celebrato
una piccola funzione e benedetto la bara. Una
cerimonia squallidissima. Purtroppo questo ri-
tuale è capitato a tante altre famiglie in questo
maledetto periodo.
Noi abbiamo saputo solo dopo l’estate che mio
genero e mia figlia hanno effettivamente con-
tratto il virus, grazie ai test sierologici fatti
privatamente o con il Comune. Io invece sono
risultata negativa, l’ho scoperto col test che ha sono la nostra storia, una enciclopedia umana,
organizzato lo Spi di Lodi. coloro che hanno contribuito alla ricostruzione
La morale di questa storia è che: dell’Italia nel dopoguerra. Non dobbiamo di-
- nelle Rsa così come negli ospedali e sicura- menticarci di loro e soprattutto non possiamo
mente anche nelle nostre case, il virus era già abbandonarli a loro stessi né segregarli in casa.
presente prima del 21 Febbraio – altrimenti Non facciamoli sentire soli né morire senza nes-
non si spiegherebbe un contagio così virulento sun caro accanto!
in poche ore di permanenza a Codogno; Andrà tutto bene in questa seconda ondata del
- la Lombardia ha lasciato i suoi residenti ab- contagio? Incrociamo le dita.
bandonati a se stessi, senza tamponi né certezze,
l’Ats non richiamava nessuno;
- solo a distanza di parecchi mesi i nostri politi-
ci hanno messo rimedio alle mancanze autoriz-
zando test sierologici e tamponi ma la situazio-
ne era già scappata di mano.
L’ultimo dato che disponiamo è che su 1314
ospiti nelle Rsa del Lodigiano ci sono stati 594
decessi, ma non è dato saperne la causa, a oggi
nessuno ci ha comunicato ufficialmente se la
nostra congiunta appartiene al triste conteggio
dei morti per Covid o per altre cause.
Lo slogan della prima ondata del virus era An-
drà tutto bene ma evidentemente non è andata
così… almeno non per noi.
Finisco con una considerazione. I nostri anziani
sono un patrimonio da preservare, i nostri geni-
tori e i nostri nonni, i babysitter dei nostri figli,
45RIPROGETTARE
LE RSA È
UNA NECESSITÀ
Osvaldo Galli Segretario generale Spi Pavia
D urante il lockdown, come
Spi Cgil territoriale la
preoccupazione è stata quel-
ganizzando specifiche video-
conferenze alle quali hanno
partecipato diverse decine
la di mantenere vive le re- dei nostri volontari.
lazioni tra il nostro gruppo Abbiamo conosciuto situa-
dirigente e le decine e decine zioni nuove, a volte dram-
di volontari che tutti i gior- matiche, a volte belle. In un
ni sono in attività presso le qualche modo ci sembrava
nostre sedi, sparse sul ter- di esorcizzare la paura.
ritorio, e che affrontano le
diverse esigenze portate dai Nel nostro territorio ci sono
pensionati e dai cittadini che un centinaio di Rsa, con cir-
si rivolgono a noi. Inoltre, ca settemila ospiti, mentre
abbiamo cercato di sostene- circa mille sono, a vario tito-
re un giusto rapporto, seppur in termini nuovi, lo, i lavoratori impiegati. Tale situazione assu-
con strutture presenti sul territorio come le Rsa me caratteristiche di un vero e proprio “sistema
e i vari circoli oltre che con le diverse associa- produttivo territoriale”. Le risorse messe dalle
zioni vicine alla Cgil, come l’Auser. Abbiamo famiglie sono elevate, quanto quelle messe da
anche provveduto ad attivare numeri telefonici altri e generano un volano economico di grande
dedicati alle varie problematiche e canali di- valore. Penso che tutto questo, per noi pave-
gitali come Facebook e WhatsApp. Ciò ci ha si e per lo stesso sindacato, meriterebbe l’avvio
permesso di dialogare, esprimere le nostre opi- di una profonda riflessione per individuare non
nioni sui vari fatti che nel frattempo accadeva- solo nuove rivendicazioni ma anche nuovi mo-
no e seguirne l’evoluzione collettivamente. L’u- delli sindacali in grado d’incidere maggiormen-
tilizzo di questi strumenti ci ha aiutato molto te per una diversa tutela a favore sia degli ospiti
e abbiamo, alla ripresa, raccolto in un volume che dei lavoratori inseriti in questo comparto.
dal titolo La buona giornata, tutto quello che ci La pandemia della scorsa primavera nelle Rsa
siamo raccontati. pavesi ha significato oltre 750 decessi: questo il
L’altra attività che ci ha permesso di rimanere dato ufficiale, mentre il dato stimato dalla Cgil
collegati all’insieme dell’organizzazione ai vari parla di non meno di mille. Anche per questo
livelli è stata sia l’organizzazione che la parteci- abbiamo voluto, nel nostro comitato direttivo
pazione a video-conferenze. Nel frattempo non di ottobre, ricordare i morti da Covid nelle Rsa,
abbiamo abbandonato le celebrazioni del 25 e appeso nelle nostre sedi un loro ricordo.
Aprile e del 1 Maggio, anche in questi casi or- Durante la chiusura totale di questa primavera
46 Numero 12 • Dicembre 2020Puoi anche leggere