"Un hub vaccinale ad Eboli": comitato

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“Un hub vaccinale ad Eboli”:
l’appello    del    comitato
cittadino dell’Anpi
Hub vaccinali ad Eboli. È l’appello lanciato dall’Anpi della
Valle del Sele che, nei giorni scorsi, ha scritto al
commissario prefettizio di Eboli per chiedere di individuare –
e mettere a disposizione – strutture mobili o immobili per far
partire il centro vaccinale di popolazione. “La liberazione
dal Coronavirus non passa solo per le restrizioni delle
libertà individuali e i sacrifici richiesti a cittadini, ma
passa anche per le azioni positive delle amministrazioni
comunali. In particolare, la vaccinazione di popolazione
presso i comuni. Abbiamo chiesto al commissario De Iesu di
adoperarsi e mettere a disposizione strutture immobili e
mobili nelle disponibilità della città, in sinergia con il
Distretto Sanitario di Eboli, per far partire un “centro
vaccinale di popolazione” pure a Eboli – ha dichiarato il
comitato dell’Anpi Valle del Sele – Eboli, che pure è capofila
territoriale della Valle del Sele, non deve essere il fanalino
di coda nella organizzazione dei centri vaccinali di
popolazione, che, invece, sono stati già attivati dalle
amministrazioni comunali dei paesi del comprensorio. Fiduciosi
di un riscontro positivo per la città, ci dichiariamo sin
d’ora disponibili a mettere a disposizione le professionalità
presenti nella nostra associazione maturate a livello di
protezione civile nazionale Covid19, nel campo vaccinale e
dell’emergenza”.
Eboli, Consorsi pilotati,
parte civile anche una delle
partecipanti
di Pina Ferro

Concorsi pubblici pilotati ed autorizzazioni per amici e
parenti ad Eboli e Cava de’ Tirreni: il comune di Eboli e di
Cav de’Tirreni si costituiscono parte civile. LLa volontà di
costituirsi parte civile da parte dei due Enti è stata
ufficializzata, ieri mattina, nel corso dell’udienza
preliminare che si è svolta dinanzi al gup del Tribunale di
Salerno, Gerardina Romaniello chiamata a decidere sulla
richiesta di rinvio a giudizio per l’ex sindaco di Eboli
Massimo Cariello ed altre 14 persone, imputate a vario titolo
di corruzione, abuso e rivelazione di segreti d’ufficio,
induzione indebita a dare o promettere utilità. Il gup ha
ammesso la costituzione di parte civile dei Comuni di Eboli e
Cava de’ Tirreni, rispettivamente rappresentati dagli avvocati
Giovanni Sofia e Enrico Farano, accogliendo anche quella
presentata da Ilaria Pannutini, partecipante ad uno dei
concorsi farsa come aspirante maestra, difesa dall’avvocato
Anna Viscido. Il giudice ha poi conferito apposito incarico
per la trascrizione delle intercettazioni al perito, il quale
ha chiesto 30 giorni di tempo con inizio delle operazioni a
partire dal 14 aprile, aggiornando così l’udienza al 20 maggio
prossimo per esaminare anche il relativo elaborato tecnico.
Presenti, in aula, gli indagati Cariello, D’Ambrosio e Sasso.
Titolare dell’indagine il sostituto procuratore Francesco
Rotondo della Procura salernitana, che ha chiesto il processo
per l’ex primo cittadino eburino, già a dibattimento in altro
procedimento per due dei quattro capi d’imputazione contestati
a suo carico, e per gli imprenditori Gianluca e Gennaro La
Marca, Roberto e Simone Birolini, il funzionario comunale
Giuseppe Barrella, il tecnico Emilio Grippa ed i progettisti
Agostino Napoli e Francesco Siano, accusati di aver
beneficiato di permessi per ampliare l’indice di edificabilità
di immobili nell’area Pip. In merito ai concorsi farsa,
invece, stessa richiesta per Vincenzo D’Ambrosio e Annamaria
Sasso, rispettivamente componente e presidente della
Commissione esaminatrice nel concorso pubblico per due posti
da educatore negli asili nido indetto dal Comune di Eboli;
Francesco Sorrentino, funzionario comunale di Cava de’ Tirreni
nonché componente della Commissione esaminatrice per
l’assunzione di 10 istruttori direttivi nel comune metelliano;
Giuseppe La Brocca, ex consigliere comunale di maggioranza, e
Vitantonio Marchesano, candidato alle ultime Regionali nella
lista Fratelli d’Italia: entrambi, secondo l’accusa, avrebbero
chiesto in anticipo le domande dei concorsi pubblici per
favorire i rispettivi figli. Quella di La Brocca risultò poi
vincitrice nella graduatoria provvisoria.

Eboli: pubblica Illuminazione
in località Cioffi c’è la
proroga delle indagini
Presunte opere abusive in località Cioffi ad Eboli nuovi guai
per l’ex sindaco Massimo Cariello. Il giudice per le indagini
preliminari presso il Tribunale di Salerno, Alfonso Scermino
ha accolto la richiesta di proroga delle indagini preliminari,
di altri sei mesi e fino al prossimo 20 settembre, avanzata
dal Sostituto procuratore Silvio Marco Guarriello della locale
Direzione Distrettuale Antimafia, nei confronti dell’ex
sindaco, Massimo Cariello, dell’ex boss di camorra Roberto
Procida e dell’imprenditore Gerardo Avallone, titolare di
un’impresa che, per anni, ha effettuato servizi di
manutenzione affidati dall’ente civico eburino. Per tutti
l’accusa è di abuso d’ufficio in concorso, per fatti risalenti
al 2017. I fatti potrebbero riguardare la realizzazione di un
impianto di pubblica illuminazione, rimasto tra l’altro
incompiuto, lungo il tratto della SS18 che costeggia il campo
sportivo nei pressi della rotatoria di Cioffi, lo stesso luogo
ove l’anziano esponente mafioso condonò l’edificazione di una
statua del Cristo Redentore, versando la somma di 500 euro
nelle casse della Regione Campania, proprietaria del terreno.

Eboli, corruzione e turbativa
d’asta In 41 sul registro
degli   indagati.   Tra   gli
indagati     l’ex    sindaco
Cariello e la suocera
di Pina Ferro

Procedure di gara, assegnazioni, affidamenti e gestioni sotto
la lente della Procura di Salerno. Il sostituto procuratore
Silvio Marco Guarriello ha chiesto ed ottenuto la proroga
delle indagini per 18 vicende che riguardano il territorio di
Eboli. Il fascicolo d’inchiesto ha visto l’iscrizione sul
registro degliindagati di ben 41 persone tra amministratori,
dipendenti comunali e imprenditori. Nel dettaglio, l’avvviso
di proroga delle indagini è stato notificato a: Massimo
Cariello (ex sindaco di Eboli agli arresti domiciliari dallo
scorso mese di ottobre); Giuseppe Barrella (responsabile
settore urbanistica del Comune di Eboli, interdetto a seguito
dell’inchiesta che ha portato all’arresto di Cariello);
Damiano Bruno (dipendente comunale. Nominato da Cariello
responsabile settore Anagrafe e Cimitero del Comune di Eboli);
Anna Buoninfante (suocera di Cariello, presidente e poi vice
presidente dimessasi della Cooperativa “Anche Noi”, società
che si è aggiudicata numerosi bandi nell’era Cariello),
Antonella Giarletta (nel Cda della Cooperativa Csm Service,
che ha dato avvalimento alla Cooperativa “Anche Noi” nelle
gare afferenti i servizi di assistenza per disabili nelle
scuole di infanzia); Rosario La Corte (ex responsabile settore
Opere Pubbliche Comune di Eboli, ora in pensione); Agostino
Mastrangelo (ex responsabile settore Politiche Sociali Comune
di Eboli, ora in pensione); Lucia Rossi (ex responsabile
settore Manutenzione e Patrimonio, attuale responsabile
settore Urbanistica Comune di Eboli); Gerardo Avallone
(amministratore unico ditta “Dok Group”, affidataria di
numerosi appalti afferenti pubblica illuminazione al Comune di
Eboli); Carmine Fabbiano (amministratore società vigilanza
“Security e Ivestigation”, affidataria di numerosi appalti
afferenti i parcheggi in fascia costiera dal Comune di Eboli);
Giovanni Russo (ex dirigente Piano di Zona S3 – Comune di
Eboli capofila); Daniela Buccino, Carmela La Torraca, Gilda
Viscido, Erminia Pendino (dipendenti del Comune di Eboli in
forza al Piano di Zona- nominati in varie commissioni di
gara); Assunta Di Novi (amministratore unico cooperativa “Csm
Service”); Raffaele Forte; Fulvia Galardo (dipendente comune
di Roccadaspide); Tommaso Maria Giuliani; Franco Graziuso;
Gabriele Iuliano (sindaco in carica del Comune di
Roccadaspide); Girolamo Auricchio, Annamaria Sasso (dipendente
del Comune di Eboli, Ex dirigente Piano Di Zona S3, ora
interdetto a seguito dell’inchiesta che ha portato all’arresto
di Cariello); Annamaria Desiderio ( ex responsabile settore
Affari Generali, ora in pensione. ) Antonio Calandriello;
Anita Cataldo (dipendente comunale Settore Patrimonio Comune
Eboli) Severina Gaudieri (ex dipendente comunale settore
Alloggi popolari Comune Eboli); Filomena Latronico (dipendente
comune di Eboli); Pino Schiavo (presidente Centrale Unica di
Committenza, stazione appaltante del comune di Eboli );
Antonio Parente (ex responsabile Settore Patrimonio, ora in
pensione); Giovanni Sacco (Amministratore unico ditta Sacco
Giovanni); Cosimo Marmora (Attuale responsabile Settore
Finanze comune di Eboli); Fiorentino Reppuccia (amministratore
unico ditta “Integra e Development” che gestisce centro
accoglienza migranti in Eboli e aggiudicataria gestione bar
Palasele); Alfonso Troiano (amministratore “Anni 60
Produzioni”, organizza la quasi totalità degli eventi musicali
presso il Palasele di Eboli); Nicola Paolino; Vincenzo
Ippolito (candidato al consiglio comunale alle scorse elezioni
comunali); Cosimo Martiniano; Paola Cataldo (consulente
Cataldo Consulting ) Gennaro La Marca; Rosalinda Cammarota;
Paul Atzwanger (amministratore unico ditta “Atzwangher” che
gestisce il sito di compostaggio del comune di Eboli, già
posto sotto sequestro per altra indagine della Procura di
Salerno). Le accuse Sono 18 i capi di imputazione formulati,
per reati che vanno dalla corruzione all’induzione indebita
alla turbativa d’asta al falso e all’abuso d’ufficio. Massimo
Cariello, Giovanni Russo, Mastrangelo Agostino, Daniela
Buccino, Carmela Latorraca, Gilda Viscido, Erminia Pendino
Assunta Di Novi, Antonella Giarletta e Raffaele Forte sono
stati iscritti nel registro degli indagati con l’accusa di
concorso Turbata libertà degli incanti in relazione
all’affidamento del servizio di assistenza domiciliare
integrata alle persone anziane non autosufficienti anno 2018.
Gara bandita dal Piano di zona di Eboli S3 il 22 marzo 2018, e
aggiudicata il 3 luglio 2018 alla cooperativa sociale a
mutualità prevalente Csm Service con sede in Eboli: Massimo
cariello e Antonella Giarletta sono anche accusati di
induzione indebita a dare o promettere utilità: Massimo
Cariello in qualità di sindaco di Eboli nel pieno svolgimento
delle operazioni della gara indicata al capo precedente
avrebbe contattato Antonella Giarletta vicepresidente della
cooperativa Csm service partecipanti alla procedura di
evidenza pubblica affinché la stessa assumesse alle proprie
dipendenze, un giovane da lui indicato. Giovanni Russo,
Agostino Mastrangelo Anna Maria desiderio Anna Maria Sasso
Assunta di Novi e Antonella Giarletta in relazione alle
procedure di gara per l’affidamento alla “Csm Service” del
servizio di assistenza specialistica agli alunni con
disabilità grave nelle scuole dell’infanzia – ‘anno scolastico
2017/2018. Agostino Mastrangelo Anna Maria desiderio Anna
Maria Sasso, Gilda viscido Antonio Calandriello: in relazione
alla procedura di gara per l’affidamento all’ “Ati Tertium
Millennium” società cooperativa soc, “Il Sentiero” società
cooperativa soc. e l’opera di un’altra Coop soc con sede a
Teggiano dell’appalto relativo all’accoglienza integrata
nell’ambito dello Sprar 2017 2019. Lucia Rossi, Anita Cataldo
Maria Severina Gaudieri, Filomena Latronico Carmine Fabbiano
in relazione alle procedure di gare per l’assegnazione alla
Security investigations srl l’appalto di affidamento in
concessione dei servizi di gestione delle aree di sosta di
pulizie manutenzione e vigilanza sul litorale del comune di
Eboli biennio 2017-2018. Giuseppe Barrella, Pino Schiavo,
Rosario La Corte, Lucia Rossi Anna Maria desiderio, Paul
Atzwanger sono indagate in relazione alle procedure di gara
per l’affidamento alla xuang spa relativa alla gestione
dell’impianto di compostaggio per il trattamento delle
frazioni organiche. Rosario La Corte, Lucia Rossi, Antonio
Parente, e Gilda Viscito, Giovanni Sacco in relazione alla
procedura di gara per l’affidamento a Sacco Giovanni srl dei
lavori di riqualificazione urbana della strada statale 19
tratto tavoliello epitaffio Agostino Mastrangelo una Maria
desiderio Ermini appendino Assunta di nobi e Antonella
giarletta in relazione alle procedure di gara per
l’assegnazione alla CSM service società cooperativa sociale
dell’ appalto servizio di assistenza domiciliare integrata
anziana relativo a 2016 Giovanni Russo Giovanni Agostino
Mastrangelo Anna Maria Desiderio, Erminia Pendino, Assunta Di
Novi, Anna Buoninfante Rosalinda Cammarota in relazione alle
procedure di gare per l’affidamento al lati composta dalle
cooperative sociali Csm Service anche noi e centro Sipsi del
“Servizio di assistenza specialistica gli alunni con
disabilità grave nelle scuole dell’infanzia anno scolastico
2015/2016”. Giovanni Russo Agostino Mastrangelo Anna Maria
desiderio Erminia appendino Assunta di Novi in relazione alle
procedure di gara per l’assegnazione alla Gsm Services società
cooperativa sociale dell’ appalto servizio assistenza
domiciliare anziani sociale Sad 2016/2017.. Rosario la Corte,
Bruno Damiano, Cosimo Marmora, Giuseppe Borrello in relazione
all’esecuzione del contratto relativo all’appalto per la
manutenzione delle fosse di loculi cimiteriali a seguito di
inumazione tumulazione esumazione ed estumulazione cimiteriale
comunale, anno 2013, mediante emissioni di termine di
pagamento non giustificate Lucia Rossi, Carmine Fabiano
Massimo Cariello in relazione alla parto concernenti
affidamento di concessione dei servizi di gestione delle aree
di sosta pulizia e manutenzione dei siti e di vigilanza sul
litorale del comune di Eboli per la stagione balneare 2016 –
ditta aggiudicataria Security investigazioni srl. Fulvia
Gallardo, Tommaso Maria Giuliani, Franco Grazioso, Gabriele
Iuliano, Giroamo Auricchio, Assunta Di Novi, Antonella
Giarletta relativamente all’aggiudicazione alla Coop CSM
service delle gare per l’assistenza sociale ai disabili e per
l’Home Care Premium hcp -2 gare- hcp home care Premium e
assistenza sociale disabili . Massimo Cariello Fiorentina
Reppuccia, Lucia Rossi in relazione al bando di gara per
l’affidamento in concessione della gestione del bar interno
del palasele per il triennio 2018-2020. Massimo Cariello,
Alfonso Troiano per asservimento della funzione da parte di
carillo massimo in favore dei responsabili della anni 60
produzioni della quale Troiano Alfonso il rappresentante
legale che aveva in gestione il palazzo di là secondo l’accusa
Cariello avrebbe agevolato il predetto nelle procedure di
assegnazione ed estensioni del servizio omettendo di
intervenire o di segnalare violazioni delle norme da parte
della società tra l’altro, Cariello, in assenza di atto
amministrativo avrebbe autorizzato a voce Troiano a gestire le
aree adiacenti al palasele in relazione alla quale
quest’ultimo riscuoteva somme per l’occupazione del suolo
comunale da parte dei venditori ambulanti . Nicola Paolino,
Massimo Cariello, Alfonso Troiano, Vincenzo Ippolito perché
illecitamente occupavano e consentivano che venisse occupata
l’area pubblica del parcheggio del Palasele. Cariello affida
il servizio a voce a Troiano che tramite il suo collaboratore
Vincenzo Ippolito (soggetto, scrive il magistrato, vicino a
Paolo Esposito e Giuseppe Donnantuoni entrambi già legati al
clan Maiale) a sua volta si avvaleva per l’occupazione
gestione dell’area di Nicola Paolino (soggetto ritenuto vicino
a Paolo Esposito) titolare di Security Group Service Lucia
Rossi Gerardo Avallone: Lucia Rossi responsabile di settore
comunale, invece, che programmare ed affidare in via stabile
il servizio continuativo della manutenzione della pubblica
illuminazione ometteva di procedere in tal senso con la gara
di evidenza pubblica e, spezzetta va i lavori, in maniera da
poter affidare direttamente senza procedura di evidenza
pubblica, in violazione del codice degli appalti alla Dok
Group di Gerardo Avallone lavori per un importo di euro
310.008,04 negli anni 2015-2017 Bruno Damiano del Rup,
l’imprenditore Cosimo Martignano il consulente Paola Cataldo
in relazione all’affidamento dei servizi e manutenzioni
cimiteriali del comune. Gennaro la Marco e Massimo Cariello:
il sindaco illecitamente avrebbe favorito La Marca
nell’assegnazione di un’area in zona Pip.

Eboli, il nuovo commissario è
Antonio De Jesu
Di Erika Noschese

È Antonio De Jesu il nuovo commissario straordinario di Eboli.
Già questore di Salerno, di Milano e vice capo della polizia,
De Jesu guiderà il Comune di Eboli fino alla primavera 2021
quando si tornerà al voto per eleggere la nuova
amministrazione comunale.

Batterio   killer    e  morti
sospette, l’ospedale di Eboli
diventa un lazzaretto
Di Erika Noschese

Un vero e proprio sterminio quello che si starebbe verificando
all’ospedale di Eboli a causa di un batterio killer incurabile
che ha colonizzato tutto l’ospedale. A denunciarlo N. marito
della figlia di un paziente ricoverato presso il nosocomio
locale, morto a causa di un’infezione ospedaliera da
Acinetobacter baumannii, il batterio killer incurabile che
avrebbe colonizzato tutto l’ospedale, provocando altre morti,
come avrebbero riferito in via confidenziale alcuni medici
dell’ospedale. L’uomo era ricoverato presso il nosocomio di
Eboli dallo scorso 11 agosto, a causa di una frattura che
avrebbe provocato una serie di fatture. A causa dell’emergenza
coronavirus ai familiari dei pazienti è ancora vietato
l’accesso al nosocomio ma quotidianamente il primario del
reparto di rianimazione aggiornava la figlia sulle condizioni
di salute del padre, telefonicamente. Pochi giorni e la
situazione precipita. Eppure, solo poche ore prima della
morte, circa 36, il primario del reparto di rianimazione
avrebbe rassicurato la figlia dicendo che si trattava di una
infezione intestinale che si è allargata al sangue e che era
fiducioso, tutto sarebbe andato per il meglio. a cercare di
ricostruire quanto realmente accaduto e dare una spiegazione
familiari dell’uomo sarebbero stati i medici del Cotugno che,
attraverso la lettura della cartella clinica, sarebbero
risaliti alla causa del decesso. Ma c’è di più: proprio i
medici del nosocomio di Napoli avrebbero confermato alla
famiglia che l’uomo era in coma da diversi giorni, dopo che il
virus aveva letteralmente mangiato una parte del cervello,
fegato, polmoni. Il tutto senza che la famiglia fosse
aggiornata. “Già sapeva invece il primario, da tre giorni, di
aver davanti l’ennesimo caso di infezione ambientale killer
del suo reparto e da li a poche ore l’ennesima morte”, ha
dichiarato l’uomo che ha già provveduto a sporgere regolare
denuncia agli organi competenti e sollecitare il primo
cittadino per provare a far luce su quanto accade all’ospedale
di Eboli. “Abbiamo anche le registrazioni di qualche medico
che sottovoce ci dice di non poterne più di avere a che fare
con tante morti ingiuste oltre ad altre telefonate del
primario”, ha aggiunto il genero della vittima.
La situazione è precipitata belle ultime settimane, quando si
è reso necessario il trasferimento il Cotugno di Napoli dove
l’uomo è morto 40 minuti dopo il ricovero. “Non ho mai visto
una cosa del genere, un corpo ridotto così di un paziente che
viene da un altro ospedale, sembra qualcuno trovato per
strada. Dalle lesioni infettive cerebrali, polmonari, renali
ed epatiche era già in come da almeno 7 giorni!”, avrebbe
detto il medico del Cotugno ai familiari della vittima che ora
chiedono di conoscere la verità e di accettare eventuali
responsabilità.

Covid, 24 casi in una azienda
agricola di Eboli
In un’azienda agricola di Eboli sono stati trovati 24 casi di
positività al coronavirus. La Asl di Salerno ha chiesto al
sindaco di Eboli, Massimo Cariello, di predisporre tutte le
misure per la salvaguardia della popolazione. Il personale
della Asl è intervenuto presso l’azienda agricola per uno
screening del restante personale attraverso l’effettuazione
del tampone. Stamattina l’Azienda sanitaria del capoluogo ha
registrato altri sei casi nei comuni di Salerno (2), Nocera
Superiore (1), Scario (1) e Napoli (2).

Salerno, le nuove leve legate
a Peppe D’Agostino. La mappa
dei clan operativi su tutto
il territorio di Salerno
contenuta nella relazione
della Dia
di Pina Ferro

La presenza a Salerno e nella sua provincia di organizzazioni
di tipo camorristico con genesi e matrici criminali diverse,
non consente una lettura unitaria del fenomeno. Le ragioni
sono da rinvenire nella diversità geografica, storica,
culturale, economica e sociale che connota le diverse zone del
salernitano, che comprendono il Capoluogo, l’Agro Nocerino-
Sarnese, la Valle dell’Irno, la Costiera Amalfitana, la Piana
del Sele, il Cilento e la Vallo di Diano. La costante azione
repressiva, alla quale hanno contribuito con le loro
dichiarazioni anche i collaboratori di giustizia, ha prodotto
effetti diversi sui gruppi colpiti. E’ quanto si legge nella
relazione del secondo semestre del 2019 redatta dalla
Direzione investigativa antimafia di Salerno diretta dal
maggiore Vincenzo Ferrara (nella foto a destra)e pubblicata
sul sito del ministero. Secondo la Dia, tispetto ai sodalizi
di più recente formazione, che spesso si impongono nel
territorio solo per brevi periodi, i gruppi storici si sono
inseriti con loro imprese di riferimento nel tessuto
economico, dove hanno impiegato ingenti risorse. Il traffico e
lo spaccio di stupefacenti, in particolare hashish, marijuana
e cocaina, approvvigionati da fornitori provenienti
prevalentemente dall’hinterland partenopeo (con i quali i
gruppi salernitani condividono anche altre, risultano le
attività delinquenziali maggiormente diffuse nella provincia,
nonché il prioritario canale di finanziamento e arricchimento.
Inoltre, al pari di quanto accertato per la provincia di
Napoli, anche in alcune zone del salernitano sono state
individuate aree dove si coltivano droghe leggere (marijuana).
Come già evidenziato in passato, un peso importante
nell’economia dei clan locali rivestono l’usura e l’esercizio
abusivo del credito, le truffe ai danni dello Stato e delle
compagnie di assicurazione. Infine, uno dei settori
maggiormente esposti alle infiltrazioni criminali è quello
degli appalti, ambito nel quale, di frequente, si saldano
condotte illecite di soggetti mafiosi, amministratori e
dipendenti degli Enti che bandiscono le gare. A Salerno si
conferma l’operatività del clan D’AGOSTINO nel traffico e
spaccio di stupefacenti, nell’usura e nelle estorsioni, al
quale fanno capo anche gruppi locali minori. Era il 5 agosto
2019, quando gli agenti della Questura eseguirono un’ordinanza
di custodia cautelare nei confronti dei responsabili dei reati
di concorso in estorsione e tentata estorsione continuate,
commessi da più persone e aggravati dal metodo mafioso: tra
gli arrestati figurano un soggetto appartenente alla famiglia
Viviani, con base logistica a Salerno nella frazione Ogliara,
e un soggetto legato al gruppo D’Agostino. Il consolidato
ruolo egemonico del clan D’Agostino segue anni di contrasti
con sodalizi di più recente formazione, che avevano provato a
scalzarlo, approfittando dell’esecuzione di provvedimenti
custodiali, senza tuttavia riuscirvi per l’avvenuto arresto,
nel tempo, dei loro stessi promotori e componenti apicali. Lo
scompaginamento di quei gruppi non ha comunque minato
l’operatività di affiliati a quelle organizzazioni nelle
estorsioni e nei traffici di stupefacenti. Lo spaccio, che
rappresenta una delle maggiori fonti di introiti illeciti, è
di frequente il movente di omicidi consumati e tentati,
riconducibili a contrasti per il controllo delle diverse
piazze o al mancato pagamento di partite di droga, come
attestato anche da provvedimenti recenti. Il 29 luglio 2019,
personale della Polizia di Stato ha eseguito un provvedimento
cautelare a carico di un soggetto, responsabile (unitamente al
fratello, all’epoca dei fatti minorenne, destinatario pertanto
di altro provvedimento), di un omicidio legato a quei
traffici, consumato nel luglio 2017 (si tratta dell’omicidio
di Ciro D’Onofrio per il quale è stato già condannato in promo
grado Eugenio Siniscalchi). Il 7 agosto successivo, a Salerno,
è stato gambizzato un giovane già noto alle forze dell’ordine,
nipote della vittima del citato omicidio, denunciato dal padre
dei fratelli arrestati, per aver esploso un colpo di arma da
fuoco contro la sua auto il giorno dell’arresto del maggiore
dei due figli. Nel mese di settembre, personale della Polizia
di Stato ha eseguito un’ordinanza di custodia cautelare a
carico dei componenti di due organizzazioni criminali dedite
al traffico e allo spaccio di stupefacenti (eroina, cocaina e
metadone), reati aggravati dall’aver utilizzato sostanze da
taglio di pessima qualità, tali da aumentare le potenzialità
lesive per gli acquirenti e dall’aver operato in prossimità di
scuole e di strutture per la riabilitazione di
tossicodipendenti. Le due associazioni, seppur collegate da un
punto di vista soggettivo, poiché alcuni indagati
partecipavano alle attività illecite di entrambe, “…avevano
comunque strutturazioni autonome, diverse organizzazioni,
diversi canali di rifornimento e differenti zone territoriali
di competenza…”: un gruppo ha operato prevalentemente a
Salerno, nel rione Petrosino e nel quartiere Calcedonia;
l’altro si sarebbe spinto fino alla zona di Vietri sul Mare.

Nell’Agro Nocerino Sarnese
alleanza   con    i   clan
Napoletani
Nel contesto territoriale salernitano, l’Agro Nocerino-Sarnese
è la zona dove, in passato, si sono radicate agguerrite
organizzazioni camorristiche, alcune delle quali scomparse
dalla scena criminale per effetto di provvedimenti cautelari e
della collaborazione con le autorità di elementi di spicco.
Ciò ha comportato una rilevante mutazione della mappatura
criminale, poiché molti dei suddetti clan si sono sfaldati in
gruppi minori autonomi, alcuni dei quali retti dagli individui
di maggiore caratura criminale provenienti dai vecchi
sodalizi. La nuova architettura delinquenziale ha, negli anni,
consentito a clan meglio articolati, provenienti dalle
limitrofe province di Napoli ed Avellino – quali i gruppi
Fontanella di Sant’Antonio Abate (Na), Cesarano di Pompei
(Na), Aquino-Annunziata di Boscoreale (Na), Graziano di
Quindici (Av) – di ampliare la loro sfera d’azione. I traffici
di stupefacenti sono tra le principali attività illecite dei
sodalizi locali, che spesso interagiscono tra loro: una di
queste realtà criminali è stata oggetto di un’indagine
conclusa dai Carabinieri nel mese di ottobre con l’esecuzione
di una custodia cautelare nei confronti dei componenti di un
clan – dedito a traffici di stupefacenti (cocaina, crack,
eroina, hashish) in diversi comuni dell’area nord della
provincia di Salerno – capeggiato da un pregiudicato
domiciliato a Nocera Inferiore e tra i cui sodali figura un
affiliato al gruppo Fezza -D’Auria- Petrosino di Pagani.
Esaminando nel dettaglio le dinamiche relative ai singoli
Comuni, si conferma l’elevata fluidità degli assetti criminali
di Nocera Inferiore, caratterizzati dall’operatività del clan
Mariniello e dal consolidamento di nuovi gruppi, che fanno
capo a figure storiche della criminalità locale, inseriti in
tutti i settori dell’illecito propri delle associazioni
camorristiche (spaccio di stupefacenti, infiltrazione negli
appalti pubblici, usura, estorsioni). Al riguardo, il 23
luglio 2019, i Carabinieri hanno eseguito un provvedimento
cautelare per il reato di traffico e spaccio di stupefacenti:
l’indagine ha consentito di smantellare consolidate piazze di
spaccio nelle zone di Nocera Inferiore e Nocera Superiore. A
capo dell’organizzazione figurava un soggetto originario di
Nocera Inferiore che, per poter esercitare l’attività di
spaccio in quel comprensorio, versava una tangente a un
pregiudicato di Nocera Inferiore, in passato inserito nel clan
Contaldo e poi divenuto capo di un gruppo autonomo. Ad Angri,
le attività di contrasto hanno ridotto in modo significativo
l’operatività dello storico clan Nocera, alias “i Tempesta”, e
innescato le mire espansionistiche di giovani pregiudicati,
appoggiati da gruppi del vicino entroterra vesuviano.
Dell’effervescenza del panorama criminale locale sono
indicativi alcuni attentati dinamitardi contro affiliati al
gruppo ocera. A Pagani si conferma l’egemonia del clan Fezza -
Petrosino -D’Auria, che seppure oggetto di diverse operazioni
di polizia giudiziaria condotte nel tempo, mantiene una
notevole forza militare, ingenti ricchezze e controlla
diversificate attività economiche, forte anche di consolidati
rapporti con il mondo imprenditoriale e settori della
politica. A Sarno, il gruppo egemone è il clan Serino, dedito
prevalentemente ai reati di estorsioni, usura, traffico di
stupefacenti, i cui proventi illeciti sono reinvestiti in
attività commerciali e ricreative: anche questo sodalizio ha,
in passato, intessuto rapporti finalizzati allo scambio di
reciproci favori con alcuni rappresentanti delle istituzioni
locali. Anche a Sarno operano nuove leve criminali, non in
contrasto con la famiglia Serini, dedite prevalentemente a
traffici stupefacenti. A San Marzano sul Sarno e San Valentino
Torio, venuto meno il predominio del gruppo Adinolfi, il
conseguente “vuoto di potere” è stato colmato da consorterie
provenienti dalle vicine province di Napoli e Avellino, che
hanno lasciato spazio a nuove leve che, pur non contigue a
contesti di camorra, operano in modo organizzato. A
Sant’Egidio del Monte Albino e Corbara la disarticolazione del
clan Sorrentino ha generato un contesto criminale connotato
dall’assenza di una locale consorteria camorristica di
riferimento, dove sono operativi soggetti già inseriti nel
citato gruppo, affiancati da elementi riconducibili alle
organizzazioni attive a Pagani e Nocera Inferiore. Il
territorio di Scafati, zona di confine tra le province di
Napoli e Salerno, risente dell’influenza dei clan napoletani
Cesarano di    Pompei, Aquino-Annunziata di Boscoreale,
D’Alessandro   di Castellammare di Stabia. La principale
consorteria locale è il sodalizio Loreto-Ridosso, dedito al
traffico di stupefacenti, all’usura, alle estorsioni, i cui
proventi sono reinvestiti in attività economico-produttive
della zona e negli appalti pubblici, per i quali indagini del
passato hanno rivelato rapporti con esponenti politici e della
Pubblica Amministrazione. Nel comune sarebbero operativi
soggetti facenti parte del locale gruppo Matrone, storicamente
alleato al clan Cesarano, che opererebbero in sinergia con il
citato sodalizio Aquino Annunziata.

Il tentativo di ingerenza del
clan Zullo in alcune attività
amministrative
Sul territorio vietrese, dove in passato si era imposto il
clan Bisogno di Cava dei Tirreni, più di recente si è
affermata la famiglia Apicella, oggetto di diverse attività
investigative che ne hanno limitato l’operatività ed
evidenziato gli interessi criminali nella gestione di
stabilimenti balneari, dei servizi di soccorso, rimozione e
custodia giudiziale dei veicoli (attraverso società intestate
a prestanome), nella consumazione di rapine ed estorsioni. Il
comune di Cava De’ Tirreni, ricade storicamente sotl’influenza
criminale del clan Bisogno, dedito alle estorsioni e
all’usura, al traffico e spaccio di stupefacenti, ambito nel
quale opera attraverso il gruppo Zullo. A carico di affiliati
ed esponenti apicali di quest’ultimo sodalizio, a marzo 2019,
personale della Dia di Salerno ha eseguito un’ordinanza di
custodia cautelare per associazione di tipo mafioso. Il
provvedimento scaturisce dall’operazione “Hyppocampus”,
conclusa a settembre 2018, con l’emissione di un’ordinanza di
custodia cautelare per il reato di associazione di tipo
mafioso finalizzata alla consumazione dei reati sopra
menzionati. Ulteriori approfondimenti investigativi hanno
fatto emergere un tentativo di ingerenza del clan Zullo (nella
foro Dante Zullo) in talune attività amministrative del comune
di Cava de’ Tirreni, tramite un ex esponente pubblico,
indiziato del reato di scambio elettorale politico-mafioso in
ordine alle consultazioni elettorali per il rinnovo del
Consiglio Comunale del maggio del 2015. Il 18 dicembre 2019,
personale della Dia di Salerno ha dato esecuzione            a
un’ordinanza di custodia cautelare a suo carico.

L’alleanza tra i Pecoraro –
Renna e il clan De Feo
Il comune di Eboli, è stato, fino agli anni ’90, soggetto
all’egemonia del clan Maiale. Le operazioni di polizia e
l’adesione di esponenti apicali e affiliati al programma di
collaborazione con la giustizia ne hanno minato le
potenzialità criminali. Alcuni affiliati hanno cercato di
ricostituire il sodalizio, senza tuttavia riuscire a
raggiungere il vecchio livello di organizzazione. Allo stato,
nell’intera area ebolitana si registra una fase in evoluzione,
connotata dall’assenza di carismatiche figure di
riferimentoduttivi, in particolare dell’indotto caseario
derivante dall’allevamento delle bufale. A Battipaglia è
egemone il clan Pecoraro -Renna, la cui gestione è affidata a
uomini di fiducia dei leader storici, detenuti, i cui compiti
prioritari sarebbero, al momento, quelli di acquisire risorse
per mantenere le famiglie degli associati in carcere e di
mantenere il controllo delle principali attività illecite
(traffico di stupefacenti ed estorsioni). Uno dei suoi punti
di forza sono le alleanze con i gruppi napoletani Cesarano e
Mallardo o con clan della stessa provincia salernitana – un
tempo rivali – quali il clan De Feo. Nel periodo di
riferimento, anche nella zona industriale di Battipaglia si
sono verificati alcuni gravi episodi che hanno provocato danni
all’ambiente. A Bellizzi, Pontecagnano Faiano, Montecorvino
Rovella e Pugliano opera la menzionata famiglia De Feo che, al
pari del neo alleato gruppo Pecoraro -Renna, grazie ad accordi
con altre consorterie, starebbe provando ad ampliare la sfera
di operatività. Alla descritta alleanza si fa riferimento
anche nell’ordinanza eseguita il 1 agosto 2019 dai
Carabinieri, a conclusione di indagini che hanno accertato
l’esistenza di un accordo finalizzato al controllo dello
spaccio di stupefacenti, con la costituzione di una “cassa
comune” e la successiva spartizione degli “utili”. Il 15
ottobre successivo, personale della Dia di Salerno ha eseguito
un provvedimento cautelare a carico di due pregiudicati, tra i
quali il capo del gruppo De Feo, indiziati di estorsione
aggravata dal metodo camorristico
Eboli,    il    Nas    visita
l’Hospice    I   carabinieri
avrebbero        riscontrato
criticità negli spogliatoi e
aree condivise con il 118
L’Hospice “Il Giardino dei Girasoli” di Eboli nuovamente sotto
i riflettori delle forze dell’ordine. In questi giorni,
infatti, i carabinieri del Nas di Salerno hanno eseguito dei
controlli nella struttura residenziale della Asl Salerno –
specializzata in cure palliative- assurta agli onori della
cronaca nel 2018, insieme all’Unità di Medicina legale, per
una inchiesta su presunte violenze e truffe.
Poco trapela sulla visita eseguita dai militari del Nucleo
specializzato. Secondo le prime indiscrezioni, sarebbero state
riscontrate carenze organizzative relative all’utilizzo di
alcune aree di pertinenza del Centro ma, di fatto, in uso al
servizio di 118. Ma non solo. La stessa organizzazione
relativa agli accessi in entrata e in uscita dell’emergenza
chiederebbe qualche chiarimento.
Le bocche restano cucite. Non trapela nulla e si attendono
interventi anche da parte della stessa direzione strategica,
guidata da Mario Iervolino, oggi direttore generale e due anni
fa, invece, Commissario, quando sospese i dipendenti finiti
nell’inchiesta.
Ma facciamo un passo indietro. Cosa accade nell’ottobre di due
anni fa?
Parte l’inchiesta. Questa scatta dopo la denuncia di una
infermiera che aveva notato la mancanza in farmacia di quattro
fiale di morfina. Di qui le indagini che portarono i
carabinieri del Nas (coordinati all’epoca dal maggiore
Vincenzo Ferrara; sostituto procuratore Elena Guarino), a
scoperchiare un vero e proprio vaso di Pandora. Pizzicati i
dipendenti (medici, dirigenti e infermieri specializzati) che
si assentavano ingiustificatamente – anche per l’intera
giornata – da lavoro dopo aver timbrato; che utilizzavano
l’auto di servizio per faccende personali; che falsificano le
schede dei report di accessi giornalieri; che falsificavano le
firme dei pazienti relativamente alle prestazioni ricevute.
Trovato, all’epoca, a casa di alcuni indagati, materiale
«prelevato» dalla farmacia: da medicinali ospedalieri costosi
a garze e siringhe. I riscontri evidenziarono le minacce di un
sindacalista perpetrate nei confronti dell’infermiera per
farle fare «marcia indietro». Diciotto gli indagati, undici
quelli destinatari di misure restrittive. Trentotto i pazienti
presi in carico dall’ Hospice e che, non sempre, ricevevano le
cure del caso. I reati contestati, a vario titolo e ruolo,
furono concorso formale in truffa aggravata, peculato, abuso
d’ufficio, omessa denuncia, omicidio.

Il Covid Hospital separato da
una tenda Caso ad Eboli,
«Occorre sicurezza»
di Andrea Pellegrino

Mezzo Covid Hospital, mezzo ospedale normale a tutti gli
effetti. Il tutto diviso da una tendina. Accade ad Eboli,
ospedale “Maria Santissima dell’Addolorata”, uno dei primi
plessi sanitari finiti nell’occhio del ciclone dopo il
trasferimento di una paziente dal Campolongo Hospital
risultata poi positiva al tampone e successivamente, purtroppo
deceduta. Nonostante la corsa ai ripari all’ospedale di Eboli
mancherebbero ancora presidi di sicurezza necessari per la
struttura e anche per il personale sanitario. Numerose solo le
segnalazioni ora messe nero su bianco anche attraverso una
interrogazione presentata dai consiglieri regionali del
Movimento 5 Stelle, Michele Cammarano e Valeria Ciarambino.
Per fronteggiare l’emergenza sarebbero stati creati appositi
spazi, attivando un reparto di alto isolamento per i
contagiati da Coronavirus. Qui inizialmente sono stati
trasferiti tre pazienti dal reparto di malattie infettive per
lavori di ristrutturazione urgente. «Alcuni pazienti sono
stati allocati nelle camere con doppio porta di isolamento e
zona filtro ed altri in una camera di degenza sprovvista di
doppia porta di isolamento e di zona filtro», si legge
nell’interrogazione. Criticità che hanno messo in allarme il
personale sanitario: «In particolare, segnalano criticità sul
corretto funzionamento del reparto, non operativo da tempo e
sulla mancata formazione in merito alla gestione del paziente
Covid 19, alle modalità di vestizione, svestizione e al
corretto utilizzo dei relativi dispositivi di protezione
individuale».
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