RASSEGNA STAMPA CGIL FVG - venerdì 14 febbraio 2020
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RASSEGNA STAMPA CGIL FVG – venerdì 14 febbraio 2020 (Gli articoli di questa rassegna, dedicata prevalentemente ad argomenti locali di carattere economico e sindacale, sono scaricati dal sito internet dei quotidiani indicati. La Cgil Fvg declina ogni responsabilità per i loro contenuti) ATTUALITÀ, REGIONE, ECONOMIA (pag. 2) Sanità in affanno per liste d'attesa pronto soccorso e malati cronici (M. Veneto e Piccolo, 5 articoli) Appalti, la centrale unica fa risparmiare 50 milioni (M. Veneto) «Arriva la norma per far lavorare i soggetti più deboli» (M. Veneto) Traffico container record per il Porto di Trieste e treni a quota 10 mila (Piccolo, 2 articoli) La legge Bini non convince tutti. Il Pd: nessuna risposta alle crisi (M. Veneto) CRONACHE LOCALI (pag. 7) Scade la "cassa" alla Lavinox. Tutto si deciderà tra 6 giorni (M. Veneto Pordenone) Savio, preoccupa il calo produttivo. Sempre meno soldi per i dipendenti (M. Veneto Pordenone) Assunzioni negli ospedali con i concorsi. Le case di riposo restano senza infermieri (M. Veneto Pn) Trasloco al Carniello, incertezze sui tempi. Sindacato all'attacco (M. Veneto Pordenone) Dipendenti senza paga alla Dm: oggi sciopero (M. Veneto Udine) «La muffa è ancora sui muri»: il sindacato scrive al prefetto (M. Veneto Udine) Nostra Famiglia, sit-in per il nuovo contratto (M. Veneto Udine) Sempre più lavoro per i pompieri: «Serve un presidio attivo 24 ore» (M. Veneto Udine) Il Cara di Gradisca è sguarnito. Senza la Minerva rischia lo stop (Piccolo Gorizia-Monfalcone) Una nuova ala per 50 detenuti. «Ma personale insufficiente» (Piccolo Gorizia-Monfalcone) Il flashmob delle Sardine a base di abbracci ai passanti (Piccolo Trieste) 1
ATTUALITÀ, REGIONE, ECONOMIA Sanità in affanno per liste d'attesa pronto soccorso e malati cronici (M. Veneto) Elena Del Giudice - Tra riforme e controriforme la sanità soffre degli stessi mali di sempre. Un finanziamento - in crescita costante e che intercetta oltre il 50% del bilancio del Fvg - che resta sbilanciato sugli ospedali (60% contro 40% al territorio); le liste d'attesa, che continuano in molti casi ad essere "eterne"; l'intasamento dei pronto soccorso da richieste improprie (i cosiddetti codici bianchi e verdi) che non trovano, evidentemente, risposta altrove; il mancato coordinamento nella continuità assistenziale (non sempre chi viene dimesso dall'ospedale ha un percorso definito per la continuità delle cure, sono insufficienti le strutture in grado di esercitare la funzione respiro ecc.); la pianificata crescita del ruolo del "privato"; il tema del personale della sanità regionale; l'assenza di chiarezza sugli obiettivi della nuova riforma (ad esempio, sono scomparsi i Cap, i Centri di assistenza primaria, ma da cosa verranno sostituiti?). È l'elenco - parziale - dei temi oggetto della conferenza stampa di ieri dei vertici della Cisl Fvg, Fp Cisl e Fnp Cisl, ovvero la segreteria regionale confederale con Luciano Bordin, il responsabile della sanità della funzione pubblica, Nicola Cannarsa, e il segretario regionale dei pensionati Cisl, Renato Pizzolitto. Destinatario delle riflessioni,e delle proposte, dei sindacati, l'assessore regionale alla Salute, Riccardo Riccardi, e la direzione centrale Salute, con la direttrice Gianna Zamaro.Sostanzialmente una la richiesta: l'avvio di un confronto con la Regione, possibilmente unitario, con la partecipazione, dunque, anche di Cgil e Uil, «non sporadico ma calendarizzato che dia l'avvio a tavoli di discussione tematici in grado di produrre soluzioni». Rimarcando la necessità «di accelerare i tempi», recuperando l'anno perso con i commissariamenti delle Aziende.In premessa Bordin ha ricordato come la Cisl «abbia dato un giudizio sostanzialmente positivo alla riforma Riccardi, che ha portato alla nascita delle tre aziende semplificando il quadro. Ora però bisogna affrontare anche le difficoltà che il percorso impone, mettere mano agli assetti, ridefinire l'organizzazione, affidare le varie responsabilità». Indefinito, invece, su diversi aspetti l'assetto finale della sanità del Fvg, e ancora da risolvere gli annosi problemi. Dalle liste di attesa («chi ha i soldi trova nel primato una soluzione immediata, chi non li ha deve aspettare con tutte le conseguenze che questo comporta in termini di salute»); i codici bianchi e verdi («nei fine settimana la situazione dei pronto soccorso è davvero tragica, con persone in barella in attesa nei corridoi»), accessi impropri nei dipartimenti di emergenza ma che potrebbero trovare risposte in altre strutture territoriali che oggi non ci sono o non sono riconosciute dai cittadini; la continuità assistenziale, per garantire la quale «vanno potenziate le strutture che permettono di alleviare i problemi che si creano alle famiglie dopo i ricoveri ospedalieri, e va investito nella domiciliarità, nell'integrazione socio sanitaria in una rete che veda coinvolto anche il terzo settore - rilanciano dalla Cisl Bordin, Cannarsa e Pizzolitto -, e il distretto deve diventare davvero il registra del governo del territorio, cosa che a oggi non è».Più che un rilievo critico, è una richiesta di intervento maggiore della Regione rispetto al coinvolgimento dei privati nella sanità. E uno dei riferimenti è andato alla vertenza in atto all'interno della Nostra Famiglia, ente che ha disdetto il contratto nazionale di settore e ha optato per l'applicazione di un contratto diverso e più svantaggioso per i lavoratori. Da qui la richiesta alla Regione di definire clausole vincolanti con i privati sul mantenimento degli standard retributivi del personale. I pensionati della Cisl chiedono inoltre «i dettagli sulla realtà delle case di riposo in Fvg, sul loro accreditamento, sulla qualità dei servizi garantiti all'utenza. E auspichiamo che siano le istituzioni preposte (Regione, Comuni, Aziende sanitarie) ad eseguire i controlli sulle strutture», ha rimarcato Pizzolitto. «Nonostante le assunzioni il saldo del personale è negativo» L'ingresso in servizio di 545 infermieri non risolve la carenza. Il segretario Fp Cisl: «Bene l'accordo sulle risorse aggiuntive» (testo non disponibile) 2
Riccardi apre al sindacato: «Disponibile al confronto ma con un interlocutore» Elena Del Giudice - «Sono d'accordo sull'utilità del confronto; non lo si confonda però con la co-gestione». E ancora: «L'interlocuzione con il sindacato è necessaria e positiva, purché ci sia un interlocutore, e non 10 con idee, valutazioni e proposte tutte diverse, declinate a seconda della convenienza o della mera ricerca del consenso».L'assessore regionale alla Salute, Riccardo Riccardi, apre alla Cisl, e più in generale al sindacato, e si dichiara disponibile ad avviare - come da richiesta - un tavolo di confronto capace di affrontare i tanti temi aperti per cercare le soluzioni più opportune. Con alcune condizioni. «La gestione del sistema fa capo al management - ricorda Riccardi -, il confronto diventa possibile sui problemi e sui modelli su cui condividere i percorsi. Considero l'interlocuzione con il sindacato un passaggio determinante, in caso contrario non si può mettere a punto un lavoro di trasformazione del sistema come quello che abbiamo avviato. Ma auspico che il sindacato esprima "una" posizione, e non tre o quattro, che diventa il punto di partenza per andare oltre. Se non c'è, è evidente che sostenere di lavorare per la crescita del sistema resta solo una dichiarazione». La sanità nel mirino della Cisl: «Riforma senza una direzione» (Piccolo) Marco Ballico - Un anno di commissariamento delle aziende «è stato tempo perso». E adesso che la riforma del centrodestra è approvata, «non si capisce ancora quale sia la direzione in cui si vuole andare». La Cisl regionale della funzione pubblica, in conferenza stampa a Udine con il segretario Luciano Bordin, il responsabile sanità Nicola Cannarsa e quello dei pensionati Renato Pizzolitto, ringrazia la giunta per gli importi destinati al settore, con riferimento anche alla continuità data alle Rar, ma denuncia le incertezze del presente, incalzando su più fronti la Regione e chiedendo in particolare all'assessorato Riccardi «un confronto continuo e costante per governare insieme la riorganizzazione dei nuovi enti del Ssr». Una bocciatura a metà, dunque. Come sintetizza fin dalla premessa Bordin: «La qualità del servizio in Fvg è ancora elevata, ma ci sono varie criticità irrisolte, su cui ci aspettiamo di venire coinvolti al più presto». «Perché il tempo non è infinito - aggiunge Cannarsa -, tanto più dopo averne buttato via un bel po' per un'inutile fase commissariale». La Cisl riassume in un documento tutte le sue perplessità su un Ssr «che ha bisogno di essere messo a punto dopo le riforme». Si parte con la questione risorse. Il sindacato promuove il finanziamento in legge di Stabilità, ma non nasconde la preoccupazione per il costante aumento della spesa (2,7 miliardi su 4,5 a bilancio tra spese correnti, investimenti e politiche sociali) a fronte di un Pil regionale «in debolissima crescita». I tre sindacalisti proseguono evidenziando «lo stress ulteriore al sistema» provocato da una riforma che si è sovrapposta a quella precedente «che non era stata portata a compimento», parlano di «problemi permanenti» su pianificazione e programmazione sanitaria e socio sanitaria, insistono per avere risposte sulle liste d'attesa, sull'accesso all'emergenza, «spesso improprio», sulla continuità assistenziale, sul privato, sul personale. E non dimenticano i Cap, i Centri di assistenza primaria voluti dal centrosinistra, «mai davvero entrati in funzione e oggi non sostituiti da alcuna alternativa». Snocciolate le questioni, con Pizzolitto pure quelle che interessano più da vicino i pensionati, e ammesso che il fronte sindacale, tra «troppe fughe in avanti», non si sta muovendo in modo compatto, la Cisl ribadisce la sua voglia di confronto. «La situazione riguarda lavoratori e cittadini - dice ancora Bordin -: serve dunque un tavolo non sporadico in cui la Regione ci faccia capire dove si vuole andare, quali strumenti assessore e direzione metteranno in campo per rimediare alle criticità e come ci si muoverà per quel che riguarda le necessarie assunzioni». Cannarsa rimarca a sua volta: «Tra una riforma e l'altra si perde solo tempo. In questi giorni ho incontrato i direttori generali, tutti disponibili a lavorare per trovare le soluzioni. Ma bisogna fare in fretta, partendo da una calendarizzazione per arrivare a risultati concreti». La risposta di Riccardi non tarda ad arrivare. In serata l'assessore apre al sindacato: «L'interlocuzione è importante, specie in un momento in cui non siamo impegnati in una valutazione del sistema, ma in una sua modifica strutturale». Ma c'è anche l'avvertimento: «Non si pretenda di arrivare alla cogestione, che ha già fatto abbastanza danni». Il commissariamento contestato dalla Cisl? «Parliamo di tre aziende nuove, che richiedevano un certo percorso. Non credo che il sindacato possa cambiare il diritto di questo Paese». 3
Appalti, la centrale unica fa risparmiare 50 milioni (M. veneto) La tanto criticata Centrale unica di committenza (Cuc) ha fatto risparmiare ai Comuni più di 50 milioni di euro in due anni. Soldi che ora le amministrazioni possono reinvestire sul territorio affidando gli appalti anche alle cooperative sociali. Introducendo le soglie, la Regione ha dato la possibilità ai piccoli comuni di affidare in autonomia servizi fino a 40 mila euro e interventi di manutenzione fino a 210 mila euro di base d'asta.Ieri, l'assessore regionale ai Sistemi informativi, Sebastiano Callari, nel corso della Giornata informativa "Garantire l'inserimento lavorativo negli appalti pubblici: si può fare" organizzata, all'Enaip di Pasian di Prato, da Anci, Alleanza delle cooperative italiane, NextPa e dalla Regione, ha assicurato che le nuove regole entreranno in vigore tra circa un mese. E per favorire le cooperative sociali che non hanno la possibilità di presentare le adeguate garanzie previste dalle gare importanti, Callari si è impegnato a introdurre gare per piccoli lotti facilitando così la presentazione di fidejussioni minime. L'altro paletto sul quale conta la cooperazione è il superamento del massimo ribasso: «Come abbiamo fatto recentemente per la gara del verde pubblico, inseriremo i criteri per cui il prezzo varrà 30 e gli aspetti tecnici 70. In questo modo - ha aggiunto l'assessore - diamo la possibilità alle cooperative di competere sulla base della qualità che sono in grado di erogare». L'accentramento degli appalti deciso dalla giunta precedente, aveva allarmato i sindaci che si sono trovati a spendere più del doppio per sfalci e servizi cimiteriali affidi a ditte proveniente da fuori regione. Pure il mondo della cooperazione aveva lanciato l'allarme per circa 500 lavoratori svantaggiati a rischio sensibilizzando così la Regione a correre ai ripari. «Le soglie - ha spiegato Callari - saranno applicate per le gare a venire, nessuno può cancellare i contratti in corso anche se stiamo spiegando ai Comuni che il comma 510 della legge di stabilità del 2015 dà la possibilità ai Comuni di andare in deroga». Ecco un esempio: «Se il contratto generalizzato prevede sei falci l'anno e in montagna sono sufficienti tre, i Comuni possono inviare, prima di indire la propria gara, alla Corte dei conti una relazione in cui spiegano che tali specificità non sono utili e per questo non intendono usufruire della gara accentrata. In questo modo - assicura l'assessore - gli enti non vanno incontro a ricorsi». E comunque all'interno della Cuc i Comuni avranno a disposizione servizi di consulenza anche sull'esecuzione del contratto. «Un tecnico - ha ribadito l'assessore - è a disposizione dei Comuni per assisterli in queste situazioni». Callari ha aggiunto che, una volta ricevuta la relazione dei sindaci, la Corte dei conti non è obbligata a rispondere vale il concetto del silenzio assenso.Anche il direttore della Cuc, Luciano Zanelli, già direttore della Cuc di Milano, a margine della tavola rotonda, ha spiegato che oltre ai risparmi biennali pari a più di 50 milioni di euro su un importo complessivo di 247 milioni di euro, la Cuc assicura anche risparmi indiretti che, a suo avviso, «sono più qualificanti». Senza contare che avendo a disposizione un pool di tecnici la qualità dei capitolati sarà più elevata». Qualche esempio? Con l'accentramento degli appalti si fa una gara sola e non 215 procedure, ovvero una per Comune, e nel caso di eventuali ricorsi anche questo sarà uno soltanto. «Sui contenziosi - ha garantito Zanelli - i Comuni saranno assistiti gratuitamente dall'Avvocatura regionale». Il direttore ha ribadito: «Le gare centralizzabili sono quelle ad alta standardizzazione, le gare particolari, invece, devono restare in capo alle singole amministrazioni». L'altro nodo da sciogliere è quello dell'esecuzione del contratto perché, come ha sottolineato Zanelli, «se i Comuni applicano i contratti scritti dalla Cuc è evidente che li conoscono meno». Si tratta, insomma, di trasferire le conoscenze. «Stiamo mettendo in pista - ha concluso il direttore della Cuc - attività di formazione e consulenza per assistere i Comuni. Su questo la Regione si sta impegnando». L'assessore ha aggiunto, infine, che in futuro verrà meno l'obbligo per i Comuni di aderire al contratto collettivo. G. P. «Arriva la norma per far lavorare i soggetti più deboli» (M. Veneto) Giacomina Pellizzari - La Regione è pronta ad andare allo scontro con lo Stato pur di prevedere l'inserimento lavorativo delle persone svantaggiate nelle strutture sanitarie. L'assessore regionale alla Salute, Riccardo Riccardi, vuole impedire che la norma prevista nella riforma sanitaria «resti un titolo. Se lo Stato impugna la norma dobbiamo alzare le bandiere e mi auguro che qualcuno faccia la battaglia con noi».Sarebbe una battaglia di civiltà quella ipotizzata, ieri, nel corso della tavola rotonda moderata dal vicedirettore del Messaggero Veneto, Paolo Mosanghini, sugli inserimenti lavorativi delle persone svantaggiate nei lavori pubblici" organizzata, all'Enaip di Pasian di Prato, da Anci, Alleanza delle cooperative italiane (Aci), NextPa e dalla Regione, per fare il punto anche sull'attività del tavolo della cooperazione... 4
Traffico container record per il Porto di Trieste e treni a quota 10 mila (Piccolo) Diego D'Amelio - Un balzo in avanti da record nel traffico container, oscurato in parte dal tonfo dell'autostrada del mare con la Turchia. Il porto di Trieste tiene in un 2019 caratterizzato da una congiuntura difficile per tutti gli scali concorrenti e si conferma il primo in Italia per tonnellaggio. Ma se quest'ultimo elemento è drogato dai volumi di greggio pompati dall'oleodotto, colpisce il +9% del traffico contenitori: un dato che non solo è in controtendenza con i risultati negativi di Genova, Venezia e Capodistria, ma che porta Trieste a superare Livorno e a classificarsi dunque al quarto posto in Italia dopo Genova, Gioia Tauro e La Spezia per Teu movimentati. Il bilancio 2019 è stato fornito ieri dall'Autorità portuale. Trieste è ancora una volta il primo porto in Italia con 62 milioni di tonnellate movimentate, cui si aggiungono ora i 4 milioni di Monfalcone, divenuto parte integrante del sistema. Nel complesso lo scalo segna nell'anno passato una contrazione dell'1%, dovuta al crollo del traffico dei camion trasportati su traghetti da e per la Turchia. Ma se questa è la nota dolente, il presidente Zeno D'Agostino può godersi il dinamismo del traffico container, che toccano i 790 mila Teu e crescono in un anno del 9%: si tratta del record storico per il porto. Per D'Agostino, «un incremento quasi in doppia cifra è qualcosa di molto importante in una congiuntura generale sfavorevole per tutti i porti adriatici». Nel 2019 Venezia perde infatti 1,5 milioni di tonnellate di merci attestandosi su 24,9 milioni (-5,9%): una flessione che si accompagna alla cessazione della linea diretta container con il Far East e che si traduce nel -6,1% dei contenitori, passati a 593 mila Teu. Non va meglio a Capodistria, dove i traffici complessivi si assestano a 22,8 milioni di tonnellate e i container a 959 mila Teu, con una flessione che sul 2018 è rispettivamente del 5% e dello 0,5%. Diverso invece il caso di Fiume, che con un +20% arriva a 271 mila Teu, anche se quello dei contenitori è l'unico settore in crescita. Sul versante tirrenico non sono invece ancora disponibili i dati definitivi di Genova, i cui vertici stimano però un calo complessivo compreso fra il 2 e il 4%, con una flessione probabilmente più ridotta per i container. L'altro fronte positivo per Trieste continua a essere quello dei traffici ferroviari. Il porto non cresce come negli anni passati, ma si consolida e tocca la soglia psicologica dei 10 mila treni, pari a circa 210 mila camion tolti dalla strada. Oggi il 56% dei container sbarcati o imbarcati a Trieste usa la ferrovia: ben oltre quel 50% che l'Ue ha fissato come obiettivo del traffico merci europeo entro il 2050. D'Agostino invita a leggere il dato con attenzione: «Vero è che non cresciamo come in passato, ma bisogna considerare che la sola Ferriera di Servola sposta ogni anno da sola 2 mila treni e che il flusso ha cominciato a ridursi già l'anno scorso. Manteniamo però un trend positivo grazie alla crescita del Molo VII», che nel 2019 ha battuto il suo record precedente con 3.634 convogli in partenza o in arrivi, pari ad un +17% sull'anno precedente. D'Agostino ha sempre rivendicato il percorso che ha portato Trieste a diventare primo porto ferroviario d'Italia e davanti alle nuove statistiche sottolinea «i risultati estremamente incoraggianti, sia dal punto di vista della performance che ha portato al raddoppio dei numeri dal 2014 ad oggi da 5 mila a 10 mila treni, sia per quanto riguarda il percorso di investimenti futuri nel settore ferroviario che ammontano a 200 milioni. Già nel 2019 sono partiti i cantieri del nodo di Campo Marzio, ma il 2020 sarà l'anno dell'avvio dei lavori più importanti». Si tratta dello sviluppo del piano di raddoppio ferroviario dello scalo entro il 2025, perché la capacità del porto è oggi di 13-14 mila treni all'anno, non lontani dunque dagli attuali 10 mila. Nota assai negativa è invece quella del traffico di camion con la Turchia. Il comparto ro-ro segna addirittura il -24%, passando da 299 mila unità transitate nel 2018 a 228 mila nel 2019. «In questo caso - spiega il presidente dell'Authority - siamo condizionati dalla crisi della lira turca, che genera una flessione dell'import della Turchia dall'estero. Ma i dati di febbraio 2020 sono tornati positivi: certo non siamo ai livelli del 2018, ma siamo già molto meglio del 2019, con un ritorno che ci fa essere ottimisti». Proprio la flessione dei rotabili e quella delle merci varie (-5%) porta al calo dell'1% dei traffici complessivi, che passano da 62,6 a 62 milioni di tonnellate. Per quanto riguarda gli altri settori merceologici, le rinfuse liquide e dunque il greggio si attestano sopra ai 43 milioni di tonnellate movimentate (+0,3%) e le rinfuse solide incrementano del +3% con 1,7 milioni di tonnellate. «E da quest'anno - nota D'Agostino - aggiungeremo al conto anche i 4 milioni di tonnellate di Monfalcone, che arricchisce l'Autorità di sistema e che è una bella realtà, considerando che Civitavecchia movimenta 5 tonnellate e Chioggia 1,5». Il mandato in scadenza e le partite da chiudere: D'Agostino all'anno chiave testo non disponibile 5
La legge Bini non convince tutti. Il Pd: nessuna risposta alle crisi (M. Veneto) A differenza delle categorie economiche e delle organizzazioni sindacali, le opposizioni che siedono in Consiglio regionale hanno rilevato più di qualche non risposta e altrettante carenze nel progetto di legge SviluppoImpresa proposta dall'assessore alle Attività produttive, Sergio Emidio Bini. Approvato a maggioranza dalla II commissione consiliare, il testo a marzo approderà in aula. La legge - è stato detto - vuole dare un respiro a tutti gli asset del territorio utilizzando risorse disponibili. I fondi a disposizione per l'anno in corso ammontano a 52 milioni di euro.Nel corso della seduta il testo è stato emendato per sostenere le aggregazioni dei soggetti certificati e ridurre da 8 a 5 anni il periodo minimo di locazione da garantire, attraverso le agenzie, per ottenere il contributo massimo (20 mila euro) previsto per l'ammodernamento dei locali da utilizzare a uso turistico. Previsti anche contributi a fondo perduto fino a 5 mila euro per la gestione dei negozi nei Comuni fino a 3 mila abitanti e con non più di tre addetti a tempo pieno. Altri 250 mila euro sono stati vincolati per i gestori degli alberghi diffusi.Troppo poco secondo il capogruppo del Pd, Sergio Bolzonello, che ha individuato tre criticità: «Il ddl non poggia su un atto deliberativo programmatorio della Giunta che dica quali siano la Strategia di specializzazione intelligente, e le linee rispetto alla programmazione europea 2021-27. Manca, inoltre, una provvista finanziaria suppletiva rispetto ai fondi già previsti in Stabilità, pertanto affinché la legge possa avere piena applicabilità si dovrà aspettare i prossimi assestamenti, le nuove finanziarie e i fondi europei del 2021». Bolzonello denuncia infatti la «grave mancanza di fondi ponte tra la programmazione europea al termine e quella che partirà nel 2021». Altrettanto critica la consigliera dem Mariagazia Santoro convinta che «il recupero delle aree produttive, commerciali e artigianali dismesse avrebbe dovuto essere uno degli obiettivi di Sviluppoimprese che ha affossato anche il recupero dei centri urbani». Durissimo pure il segretario regionale del Pd, Cristiano Shaurli: «È una legge - afferma - che non dà alcun segnale su dove si vuole andare. Quante risorse mette a disposizione?Arriveranno prima del 2021?». E il responsabile regionale per l'Economia del Pd, Renzo Liva, ricorda che manca «una task force per monitorare e anticipare le ricadute di fenomeni in atto, non ultimi i rapporti economici con la Cina, la Brexit, il coronavirus e i dazi». Pure il consigliere Furio Honsell (Open Sinistra Fvg) sostiene che «il disegno di legge non indica come risolvere le crisi in atto e prevenirne di nuove. L'internazionalizzazione viene affrontato superficialmente e non c'è alcuna misura per evitare la delocalizzazione delle imprese».Diverso il parere del leghista, Alfonso Singh, che plaude all'apertura nei confronti «della necessità di un Polo tecnologico per valorizzare le esigenze del produttive del Fvg». 6
CRONACHE LOCALI Scade la "cassa" alla Lavinox. Tutto si deciderà tra 6 giorni (M. Veneto Pordenone) Giulia Sacchi - Oggi finisce la cassa integrazione alla Lavinox di Villotta di Chions (106 addetti): da lunedì in stabilimento opererà una ventina di addetti, che porteranno a compimento gli ultimi ordini e poi si occuperanno di mettere in sicurezza l'azienda. Gli altri, invece, staranno a casa: il Gruppo Sassoli ha presentato richiesta per un nuovo ammortizzatore, della durata di un anno, ma per capire se sarà approvato bisognerà attendere il via libera dal ministero del Lavoro. L'incontro a Roma con Regione e Unindustria è in programma giovedì. Se ci sarà l'ok alla cassa, quest'ultima sarà retroattiva, quindi coprirà le giornate da lunedì. Diversamente, la strada è quella dei licenziamenti. Questo è il quadro emerso nel tavolo di concertazione di ieri a Unindustria, con Rsu e organizzazioni sindacali (fuori della sede dell'associazione di categoria i lavoratori in presidio). Intanto, quattro maestranze hanno deciso di lasciare la fabbrica.Per quanto riguarda, invece, la procedura di concordato in bianco presentata dai Sassoli al tribunale di Milano, è stato nominato il commissario Maria Paola Ferraris. Il giudice è Luisa Vasile. Come si legge nel decreto del tribunale «la società avrà tempo sino al 22 maggio per la presentazione di una proposta definitiva di concordato preventivo o di una domanda di omologa di accordi di ristrutturazione dei debiti». Al di là del concordato, la preoccupazione delle maestranze è forte. Oggi scade «quello che per ora è l'ultimo ammortizzatore a disposizione - ha commentato la Rsu Fiom, Angelo Marian -. È vero che l'azienda ha presentato domanda per un nuovo ammortizzatore, ma non siamo certi che il ministero dia il via libera. Tra l'altro, per vederci riconosciuto il dovuto per queste ultime settimane di lavoro dovremo attendere il 10 marzo. Da mesi compiamo notevoli sforzi sul fronte delle spettanze e la stanchezza è tanta. Lunedì, comunque, torneranno al lavoro solamente in venti».La speranza di addetti e organizzazioni sindacali di Fim, Fiom e Uilm è che il ministero conceda un altro anno di cassa. «Questo è il nostro auspicio - ha commentato il sindacalista di Fim Dennis Dalla Libera -. La situazione è preoccupante e avere a disposizione un nuovo salvagente è una boccata d'ossigeno per i lavoratori».«Se la cassa non viene concessa, salta tutto e la via è quella dei licenziamenti - ha aggiunto il sindacalista di Uilm Roberto Zaami -. Mi auguro in primis che non ci siano problemi nel dare l'ok a un altro dispositivo e soprattutto che ci possa essere una continuità produttiva. Questo affinché non si vanifichino i numerosi sforzi dei lavoratori che hanno creduto nel progetto industriale e ci hanno investito del proprio, decidendo di lasciare il Tfr in azienda per farla ripartire dopo il fallimento del 2015: se oggi Lavinox esiste, è grazie alla loro buona volontà. Hanno lavorato anche in condizioni complesse dal punto di vista organizzativo, operativo ed economico. Non vedono un euro da mesi: questo non va dimenticato». Savio, preoccupa il calo produttivo. Sempre meno soldi per i dipendenti (M. Veneto Pordenone) Si va verso altre due settimane di cassa integrazione alla Savio macchine tessili di Pordenone (379 unità): l'azienda potrebbe ricorrere all'ammortizzatore sociale anche per il periodo che va dal 24 febbraio al 7 marzo. Un accordo coi sindacati ancora non c'è, ma la questione è stata prospettata nelle assemblee coi lavoratori e sarà discussa con l'impresa a breve. Intanto è emerso un altro aspetto che preoccupa le maestranze e che è oggetto di un braccio di ferro tra Savio e forze sociali: l'azienda ha richiesto la sospensione degli anticipi del premio di risultato, ma i sindacati si sono opposti, in quanto rappresenterebbe l'ennesima mazzata per le tasche delle maestranze, già messe a dura prova dalla cassa integrazione, che riduce il salario. In sostanza, i lavoratori di Savio percepiscono una quota mensile di premio di circa 160 euro. Dopo che l'azienda ha effettuato le valutazioni sul raggiungimento degli obiettivi, si effettua il conguaglio delle somme... 7
Assunzioni negli ospedali con i concorsi. Le case di riposo restano senza infermieri (M. Veneto Pn) Martina Milia - È proprio vero che in sanità la coperta è corta: tiri di qua e scopri di là. È quanto sta succedendo con il concorso che la Regione ha bandito per portare ossigeno agli ospedali garantendo un'iniezione di personale infermieristico. È di pochi giorni fa la notizia che il concorso - per la copertura di 545 posti di infermiere - porterà intanto all'inserimento di 150 professionisti tra Pordenone e Udine. Una buona notizia per gli ospedali, una tragedia per le Asp ovvero le aziende di servizi alla persona che gestiscono il sistema delle case di riposo del territorio.Molti degli infermieri che rientrano nella graduatoria della Regione e che andranno a lavorare per l'Azienda dell'assistenza sanitaria numero 5 provengono dalle case di riposo, che perderanno tra il 30 e il 50 per cento del personale. Alcuni esempi: a Pordenone (dove ci sono Casa Serena e casa Umberto I) 11 su 29; a Cordenons 5 su 8; a Spilimbergo 6 su 18 a Morsano 3 su 6. Il tutto - salvo accordi diversi - in tempi rapidi. Come spiegano i direttori delle Asp di Pordenone (Giovanni Di Prima), di Cordenons (Valentina Battiston) e di Spilimbergo (Gilberto Macaluso), le case di riposo rischiano di trovarsi senza personale - che per altro hanno formato investendo anche risorse - senza avere il tempo di trovarne altro. Se l'azienda sanitaria in questi anni ha fatto fatica a reclutare forze nuove, pur avendo un contratto migliore in molti casi sotto il profilo economico, è facile immaginare le difficoltà delle case di riposo dove «il ruolo dell'infermiere è centrale - spiega la direttrice Battiston, che gestisce anche la casa di Codroipo, dove invece il problema non c'è - perché non essendoci un medico fisso in struttura l'infermiere è determinante». Senza contare che nel settore degli anziani la continuità assistenziale è importantissima.Gli infermieri che hanno partecipato al concorso e lo hanno vinto «non sempre vanno via per ragioni economiche - aggiunge Macaluso - perché in alcune strutture il trattamento è lo stesso di quello garantito dall'Aas 5, ma sicuramente i carichi di lavoro sono diversi». Già prima di Natale il coordinamento delle Aziende per i servizi alla persona hanno scritto alla Regione sollevando il problema e chiedendo di lavorare assieme - magari scaglionando il trasferimento del personale - per trovare una soluzione. Una comunicazione analoga è stata inviata da Agci, Confcooperative e Legacoop sociali. La ciliegina sulla torta, in questo quadro, è il fatto che dal primo gennaio alle Residenze per anziani non autosufficienti viene applicato - tramite le Aas - il controllo sugli standard minimi di personale e quindi anche sull'attività infermieristica. Chi "porta via" il personale, insomma, ha il ruolo di controllore. Trasloco al Carniello, incertezze sui tempi. Sindacato all'attacco (M. Veneto Pordenone) Chiara Benotti - Autonomia e aule: il sindacato presenta la lista delle necessità dell'Isis Carniello a Brugnera.A settembre sono previsti 180 nuovi iscritti, con nove classi prime: gli spazi in via Galilei sono sottodimensionati. «Non si perda altro tempo con la politica degli annunci» afferma Mario Bellomo, segretario provinciale della Flc Cgil, e lancia l'ultimatum: «La Regione deve programmare in fretta l'ampliamento di un'ala della scuola, oppure decida di installare un prefabbricato. Gli alunni nel prossimo anno scolastico saranno circa 600, con la prospettiva di un istituto autonomo nel 2021-2022». Tempi al rallentatore, fratanto, per il trasloco di tre classi nell'ex casa della musica. «Siamo di fronte all'evidenza di un rinvio per l'utilizzo della struttura - afferma Bellomo - . I lavori di ristrutturazione si sono confrontati col problema inatteso della rimozione dell'amianto: la bonifica è stata decisa dall'Uti Noncello, che ha in carico la sistemazione dell'immobile». Un problema che, a dire del sindacato, ha ripercussioni sul trasloco di tre classi. L'Isis può comunque contare su tre aule aggiunte nella sede della primaria Sauro. «Le altre classi ruotano in varie aule - osserva Bellomo - . Il Comune per fortuna ha concesso in comodato d'uso i locali nell'anno scolastico in corso, ma non possiamo accontentarci di questa soluzione provvisoria».La sistemazione d'emergenza ha dato spazi a 120 matricole nel settembre scorso. «È chiaro che non può essere una soluzione di lunga durata, anche in previsione dei futuri anni scolastici» la pensano in tal modo anche alcuni genitori, che sollecitano la costruzione del terzo lotto del Carniello. Il progetto - costi pari a 1,5 milione di euro - era stato abbozzato molti anni fa, finendo quindi nel cassetto. «La Regione non faccia lo struzzo, finazi i lavori: il Carniello è un volano per l'industria del mobile» incalza Bellomo. Il terzo lotto dell'istituto sarà il regalo di compleanno alla scuola che compie 46 anni e promette di superare 600 iscritti? L'unica certezza, per ora, è la festa a Villa Varda a maggio. 8
Dipendenti senza paga alla Dm: oggi sciopero (M. Veneto Udine) Maura Delle Case - Lo stipendio di gennaio doveva essere accreditato lunedì. E invece nulla. Sui conti correnti dei lavoratori in forze alla Dm Elektron di Buja, a ieri non si era ancora registrato alcun movimento in entrata.Così, all'ennesimo mancato pagamento, dopo settimane di pazienza mista a speranza, le maestranze hanno deciso di rompere gli indugi.Oggi torneranno ad incrociare le braccia, per 4 ore ogni turno. Lo sciopero è stato proclamato unitariamente dalle segreterie di Fim Cisl e Fiom Cgil insieme alle Rsu e sarà sostenuto da un corteo che alle 13. 30 partirà dall'azienda per raggiungere alle 15 il Comune dove parti sociali e lavoratori saranno ricevuti dal sindaco Stefano Bergagna e dall'europarlamentare Elena Lizzi. Impossibile per i dipendenti - 80 in totale - tollerare oltre una situazione che li vede privi di stipendio da ormai due mesi.All'appello infatti mancano metà della busta di dicembre oltre a quella di gennaio e alla tredicesima mensilità.Una condizione che per alcuni è diventata insostenibile. Come nel caso di Gianfranco Gobessi, storico dipendente della Dm Elektron, costretto da una disabilità sulla sedia a rotelle. «Dopo un acconto di 700 euro sulla mensilità di dicembre non ho più ricevuto nulla - denuncia il lavoratore - e questo mi mette in grave difficoltà perché rischio di non riuscire a pagare la ragazza che quotidianamente aiuta me e mia madre a casa».Sbloccare la situazione non è fondamentale solo per lui, ma anche per i tanti lavoratori alle prese con le più svariate scadenze "ordinarie»: dal mutuo passando per le bollette fino alla spesa di tutti i giorni.Oltre agli arretrati non ancora corrisposti, determinante nello spingere Rsu e sindacati verso lo sciopero è stata anche la decisione presa dai vertici di Dm Elektron di non presentare, come promesso, il piano industriale messo a punto per il rilancio del sito produttivo di Buja.Un niet in contrasto con l'accordo sottoscritto lo scorso 12 dicembre. A questo si aggiunge poi il silenzio aziendale sui fondi di previdenza complementare.«L'azienda - fanno sapere i sindacati - non ha ancora presentato né dato indicazione sul piano di rientro per il recupero dei mancati versamenti rispetto ai quali si era impegnata a presentare una proposta entro il 15 febbraio».Inadempienze che le organizzazioni sindacali reputano inaccettabili, al punto da proclamare quattro ore di sciopero, chiedendo contestualmente l'apertura immediata di un tavolo di confronto per la discussione del piano industriale, la presentazione del piano di rientro dei crediti legati alla previdenza complementare e infine il pagamento delle retribuzioni non ancora erogate. 9
«La muffa è ancora sui muri»: il sindacato scrive al prefetto (M. Veneto Udine) Alessandra Ceschia - Una richiesta di intervento indirizzata al prefetto Angelo Ciuni, unita alla proclamazione dello stato di agitazione. È l'iniziativa che la Cisal annuncia di voler mettere in campo in relazione alle condizioni in cui una cinquantina di lavoratrici che si occupano dell'igiene e della pulizia dei vari reparti ospedalieri si trovano a dover lavorare da più di sette mesi nello scantinato del padiglione numero 2 dell'ospedale cittadino.La comunicazione è stata inviata mercoledì al direttore dei servizi tecnici del presidio ospedaliero universitario Santa Maria della Misericordia a firma del segretario generale dell'Unione provinciale Cisal Raffaella Palmisciano e dal segretario generale Cisal terziario Udine Arianna Tofani. «Dopo aver raccolto numerose segnalazioni da parte delle dipendenti della Markas Spa, azienda appaltatrice del servizio di pulizia, sono state costrette, lo scorso 17 gennaio, a denunciare pubblicamente le condizioni di incuria e degrado in cui versano, da svariati mesi, i locali adibiti a spogliatoio a uso delle dipendenti stesse» si legge nella missiva. Segnalazione inoltrata corredata da una vasta documentazione fotografica dei locali aggrediti dall'umidità e dalla muffa sul soffitto oltre che sui muri perimetrali. Infiltrazioni che, unite alle condizioni dei locali non riscaldati, avevano da tempo reso difficile per le lavoratrici utilizzare quell'area dello stabile come spogliatoio. Alcune di loro infatti, avevano già segnalato i sindacati, si erano ammalate nelle scorse settimane, nonostante l'impresa avesse chiesto ripetutamente interventi per porre rimedio alla situazione.«Chiediamo l'immediato avvio delle opere di manutenzione dei locali e la loro chiusura fino a quando i lavori non saranno ultimati» aveva dichiarato il segretario Palmisciano un mese fa, incalzando la direzione dell'Azienda sanitaria universitaria Friuli Centrale. La risposta era arrivata dal Dipartimento tecnico dell'Azienda: «Il problema ci è già stato rappresentato - aveva confermato il direttore Elena Moro -. Attendevamo un'alternativa per poter spostare gli spogliatoi e non appena si è verificata la possibilità di utilizzare gli spazi che si sono liberati nel padiglione d'ingresso a seguito del trasferimento della Medicina nucleare che a fine novembre è stata collocata nel padiglione 15 abbiamo liberato gli spazi che sono idonei a ospitare gli spogliatoi per il personale. Dobbiamo provvedere a convertire qualche servizio igienico in box doccia e poi, verosimilmente per il mese di febbraio, risolveremo il problema». «Ma poiché a tutt'oggi la situazione denunciata non ha subito alcuna modifica positiva - si legge nella nota - le scriventi ribadiscono l'esigenza di procedere all'assunzione di una decisione immediata da parte dell'Azienda, utile a garantire adeguate condizioni igieniche a tutela della salute delle lavoratrici interessate».Da qui l'annuncio da parte dei sindacati che, «in assenza di decisioni utili a superare la problematica» si dichiarano pronte a «proclamare lo stato di agitazione del personale con richiesta di intervento del prefetto di Udine, Angelo Ciuni». Nostra Famiglia, sit-in per il nuovo contratto (M. Veneto Udine) Il sit-in di protesta a "La Nostra famiglia" di Pasian di Prato è iniziato e proseguirà fino al 19 febbraio. I 75 dipendenti in forze al centro di riabilitazione friulano hanno deciso di manifestare così, presidiando in pausa pranzo l'esterno del centro, la propria contrarietà al cambio di contratto deciso unilateralmente dall'azienda. Il contratto, che passerà dal Ccnl della sanità privata a quello Aris, è stato comunicato ai dipendenti lo scorso 27 gennaio senza alcuna preliminare trattativa con le organizzazioni sindacali. 10
Sempre più lavoro per i pompieri: «Serve un presidio attivo 24 ore» (M. Veneto Udine) Paola Mauro - A fronte di 489 richieste di soccorso ricevute dal comando di Udine nel corso del 2019 e riferite alla zona della Bassa friulana centro occidentale, solo 164 sono state coperte dai vigili del fuoco volontari di Latisana e di queste 23 hanno reso necessario l'invio di ulteriore personale del comando; 325 interventi sono stati svolti esclusivamente da personale dei vigili del fuoco proveniente da altre sedi. È la realtà dei numeri, così come forniti da Alberto Maiolo, comandante provinciale dei vigili del fuoco, a confermare l'esigenza di trasformare la sede di Latisana in un distaccamento permanente, decisione varata a inizio dicembre dal Ministero degli Interni (Latisana è stata scelta su una trentina di richieste analoghe pervenute) alla quale ha fatto seguito l'assegnazione dell'organico necessario per l'apertura del distaccamento prevista per l'estate. Unico vincolo il completamento dell'attuale sede dei vigili del fuoco con la realizzazione al primo piano dei locali di servizio adatti a ospitare i pompieri permanenti: un intervento di adeguamento verso il quale - conferma il comandante provinciale, Alberto Maiolo - l'amministrazione comunale di Latisana si è già impegnata. «Questa nuova sede permanente rappresenta per la provincia di Udine e per il comando dei vigili del fuoco, un risultato di notevole importanza, ottenuto in soli due anni - rimarca Maiolo - per assicurare immediatezza e continuità nel soccorso alla popolazione di un'ampia e importante zona del territorio. Dopo 120 anni di presenza a Latisana di una sede volontaria il numero e la tipologia delle richieste di soccorso richiedono oggi la presenza di un presidio operativo continuativo, 24 ore su 24. Da queste considerazioni e da questa urgenza il comando di Udine ha affrontato il problema riuscendo a ottenere dal Ministro dell'Interno la decretazione dell'apertura della sede permanente». Come rimarcato anche dal sindaco di Latisana, Daniele Galizio, nella nota che riportiamo qui a fianco, la trasformazione del locale distaccamento dei vigili del fuoco in sede di permanenti è un'operazione che l'amministrazione comunale ha portato avanti congiuntamente con il comando provinciale come miglioramento della sicurezza e della continuità del servizio che - annuncia il sindaco qui a fianco - diventerà realtà entro l'inizio dell'estate, dal momento che i fondi necessari a completare il distaccamento sono già stati stanziati dal Comune. Quanto al futuro del gruppo dei volontari (alcuni sono già stati assegnati al distaccamento di Codroipo) è di questi giorni la proposta di alcuni ex di creare un gruppo di pompieri volontari, da porre alle direttive della Protezione civile regionale, per intervenire in caso di emergenze. Un'idea che il sindaco Galizio, nella nota qui a fianco, auspica realizzabile. 11
Il Cara di Gradisca è sguarnito. Senza la Minerva rischia lo stop (Piccolo Gorizia-Monfalcone) Luigi Murciano - Dopo cinque anni di gestione in regime di proroga, la coop isontina Minerva dice basta: dal 1° aprile non gestirà più il Cara di Gradisca. Troppo basso, secondo l'azienda con sede a Savogna, il numero di richiedenti asilo accolti nella struttura per rendere economicamente sostenibile il servizio. Uno scenario, quello comunicato dall'impresa isontina ai vertici della Prefettura, che ora tiene con il fiato sospeso circa 40 operatori, per i quali è pronta l'inevitabile lettera di licenziamento. «Il loro futuro sembra giunto a una drammatica svolta, se non a un punto di non ritorno - denuncia Michele Lampe, responsabile regionale di Uil Fpl -. E la politica ha le sue grosse responsabilità». La notizia dell'indisponibilità di Minerva a una (ennesima) gestione temporanea del Cara - iniziata nel 2015 quando subentrò alla discussa gestione della trapanese Connecting People - secondo i sindacati «era nell'aria da tempo: il numero esiguo degli ospiti della struttura negli ultimi mesi - attualmente 113, a fronte di una capienza quasi doppia, senza dimenticare condizioni di emergenza che videro ospitate poco meno di 700 persone - e la mancanza di rassicurazioni da parte del committente hanno portato a questa conclusione». «Per tale motivo è stata avviata la procedura di licenziamento collettivo delle oltre 40 unità di personale, molte delle quali in famiglie monoreddito - denuncia Lampe - L'incertezza sul futuro del Cara, le dichiarazioni di numerosi esponenti politici ed amministratori locali, sindaco di Gradisca in primis, che auspicano e premono per una rapida chiusura del cemtro richiedenti asilo, non fanno altro che gettare nello sconforto le famiglie dei lavoratori e aumentare l'incertezza sul loro già precario futuro occupazionale. Le logiche di partito, spesso a fini elettorali - attacca ancora Lampe - evidentemente non sembrano tenere in debita considerazione il destino degli operatori e delle loro famiglie: qualche voto in più o qualche nuova tessera valgono ben il sacrificio di qualche decina di posti di lavoro, o almeno è questo quello che traspare dalle dichiarazioni di qualche amministratore locale o ex amministratore regionale, nonostante le comunità da essi amministrate abbiano più volte espresso di non sentirsi affatto minacciate o preoccupate dalla presenza del Cara e dei suoi ospiti a Gradisca».I sindacati hanno chiesto un incontro urgente agli assessori regionali Rosolen (Lavoro) e Roberti (Politiche dell'Immigrazione) nonché al prefetto di Gorizia, Marchesiello: in quest'ultimo caso il confronto è programmato per lunedi 24. All'orizzonte non si vedono soggetti pronti a subentrare a Minerva, né si comprende se si vada incontro a una sospensione dell'attività (temporanea o definitiva) a partire dal 1° aprile. Se l'appello dei lavoratori e di chi li rappresenta non dovesse essere ascoltato, verranno attivate le forme di mobilitazione più idonee alla salvaguardia dei diritti degli operatori e delle loro famiglie. Da noi contattato, il prefetto di Gorizia prospetta uno scenario di minore incertezza: «La gara d'appalto per la nuova gestione del Cara è in fase di definizione - afferma - e il nuovo soggetto aggiudicatario, che sarà reso noto a breve, sarà tenuto al rispetto della clausola sociale per la tutela dei posti di lavoro». 12
Una nuova ala per 50 detenuti. «Ma personale insufficiente» (Piccolo Gorizia-Monfalcone) Marco Bisiach - Arriva il giorno della svolta per il carcere goriziano di via Barzellini. Questa mattina infatti saranno presentati i rinnovati padiglioni della casa circondariale, recuperati dopo i lunghi lavori di ristrutturazione che avevano ridotto notevolmente la capienza della struttura. Pronta, adesso, ad ospitare almeno una cinquantina di ulteriori detenuti. L'appuntamento per i rappresentanti istituzionali, tra i quali il provveditore triveneto Enrico Sbriglia e il sindaco Rodolfo Ziberna, e per i media è previsto alle 10.30.«È una giornata importante sotto tanti punti di vista - commenta il sindaco Ziberna -. Da un lato si creeranno condizioni di vita migliori per i detenuti, dall'altro con l'inaugurazione di questo ampliamento del carcere si mette in sicurezza il futuro di una struttura che fino a qualche anno fa sembrava dover essere sull'orlo della chiusura. E con essa, viene rinsaldato anche il ruolo e il futuro del Tribunale di Gorizia. Insomma, un po' come anche nel caso della sanità stiamo assistendo a segnali di inversione di tendenza che salutiamo positivamente, nonostante rimangano criticità sulle quali dobbiamo lavorare».Tra i passi avanti da compiere si attende con ansia anche la firma definitiva e ufficiale sull'accordo di massima per il passaggio dell'ex scuola Pitteri dal Comune allo Stato, per la sua successiva trasformazione in struttura annessa al carcere: progetto per il quale sono già stati stanziati 4,5 milioni di euro. Parlando delle criticità non si può dimenticare che se il problema degli spazi in parte viene risolto, resta pressante quello del personale. «Questo resta il problema più grande - sottolinea il segretario triveneto dell'Uspp Leonardo Angiulli -, ed è destinato ad aggravarsi con l'aumento della presenza di detenuti in via Barzellini in seguito all'inaugurazione. L'organico della polizia penitenziaria è sotto dimensionato, si riescono a garantire solo 22 dei 37 posti di servizio giornalieri, con gli agenti che svolgono turni di 8 ore per sei giorni alla settimana, senza veder assicurati diritti come congedi, ore di recupero non pagate e accantonate. Oltretutto di qui a breve andranno perse altre tre unità, per quiescenza». I sindacati di polizia penitenziaria denunciano anche l'assenza di servizi (sale per i colloqui, spazi a norma per cucine e postazioni degli agenti). «Se non dovessero arrivare rinforzi al personale potremmo pensare a sit-in di protesta, o forme di astensione dal lavoro da concordare», dice Angiulli. Di tutto questo i sindacati vorrebbero parlare in prossimi incontri anche al governatore della Regione Fedriga e al sindaco di Gorizia Ziberna, che più volte ha manifestato al Ministero la sua preoccupazione in merito. «Ci deve essere un rapporto adeguato tra il numero di agenti e i detenuti, così come devono essere rispettate le condizioni di lavoro del personale», sottolinea il primo cittadino. Il flashmob delle Sardine a base di abbracci ai passanti (Piccolo Trieste) Andrea Pierini - Un abbraccio per combattere la paura del diverso e per abbattere il pregiudizio. Questo lo scopo del flashmob itinerante organizzato domani mattina dal gruppo delle 6000 Sardine del Fvg di Trieste e Gorizia in collaborazione con Jotassassina. Tre le tappe previste: Largo Barriera, viale XX settembre e piazza della Borsa. «Sarà un'occasione - spiegano le Sardine - per tutti coloro che vorranno fermarsi per dissolvere il pregiudizio e la paura in un caldo abbraccio per riflettere sulla potenza dell'empatia come strumento di conoscenza e di comprensione di se stessi e degli altri». L'abbraccio potrebbe arrivare da un disoccupato, da un ebreo, da un mussulmano, da una persone di colore, da un cinese, da un omosessuale, da un immigrato, da una donna vittima di violenza oppure semplicemente da una persona che magari vive in una condizione personale e sociale di isolamento derivante dalla solitudine che nasce con la discriminazione. La manifestazione viene definita «un viaggio verso l'altro» dove per "altro" si intende una persona in difficoltà che attraverso il calore umano potrebbe ritrovare la voglia di affrontare le sfide della vita o per abbattere magari un pregiudizio legato al diverso colore della pelle o da un diverso orientamento sessuale. Il via agli abbracci è previsto come detto domani dalle 10 alle 11 in largo Barriera Vecchia a Trieste, per poi spostarsi dalle 11. 30 alle 12. 30 in viale XX Settembre e concludersi dalle 13 alle 14 in piazza della Borsa. Si tratta della prima manifestazione pubblica del gruppo delle Sardine di Trieste, al momento i rappresentanti del movimento hanno organizzato una serie di incontri per cercare di programmare l'attività dei prossimi mesi bloccati anche dalle elezioni in Emilia Romagna che hanno catalizzato l'agenda dei leader nazionali. Non sono mancate però le manifestazioni a Gradisca contro il Cpr e ad Aviano dove ha sede la più importante base militare degli Stati Uniti sul suolo italiano contro i bombardamenti in Iran. 13
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