RASSEGNA STAMPA CGIL FVG - martedì 31 marzo 2020

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RASSEGNA STAMPA CGIL FVG – martedì 31 marzo 2020

(Gli articoli di questa rassegna, dedicata prevalentemente ad argomenti locali di carattere economico e sindacale, sono
scaricati dal sito internet dei quotidiani indicati. La Cgil Fvg declina ogni responsabilità per i loro contenuti)

ATTUALITÀ, REGIONE, ECONOMIA (pag. 2)
Decine di migliaia in cassa integrazione. Stipendi dimezzati e tempi incerti (M. Veneto)
Circa 3.500 imprese in regione hanno chiesto la deroga (M. Veneto)
I sindaci di sinistra: sì ai soldi per la spesa (M. Veneto)
Il bonus spesa è un rebus. Le prime stime: 100 euro (Piccolo)
Mareschi Danieli: «Riaprire le imprese» (M. Veneto)
Zanutta: fate ripartire l'edilizia anche se con limiti stringenti
Mutuo casa da allungare per centinaia di famiglie (M. Veneto)
Nel Monfalconese ferme sei imprese su dieci. Crisi peggiore del 2008 (Piccolo)
Altri 9 morti, ma solo 21 contagi in più. Fedriga: isolare i familiari dei positivi (Piccolo)
Riccardi: a metà aprile il picco in regione. Crollano i contagiati (M. Veneto)
Quelle morti solitarie nella casa di riposo centro del contagio (M. Veneto)
CRONACHE LOCALI (pag. 10)
I sindacati al Comune: lavoro agile per 600 e una trentina almeno vanno esentati (M. Veneto
Udine)Sanificazione al Famila, chiuso per 2 giorni (M. Veneto Udine)
Alla Modine la Fim si smarca e apre ai contratti a tempo (M. Veneto Udine)
Ok alla Cig Covid in Ferriera. Due mesi a partire dal 5 aprile (Piccolo Trieste)
Sospesi fino a luglio i pagamenti di Tari, suolo pubblico e tributo pubblicità (Piccolo Trieste)
Strana impennata delle polveri sottili con centrale spenta e industrie ferme (Piccolo Gorizia-Monf)

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ATTUALITÀ, REGIONE, ECONOMIA (pag. 2)

Decine di migliaia in cassa integrazione. Stipendi dimezzati e tempi incerti (M. Veneto)
Elena Del Giudice - I primi ad essere finiti in cassa integrazione, sia pure non a zero ore, sono stati di
dipendenti del commercio e della ristorazione. Baristi, camerieri, cuochi, hanno iniziato a vedersi ridotte le
ore di lavoro ormai dal 22 febbraio. A seguire i commessi dei negozi di abbigliamento, calzature, giocattoli e
tutte le altre categorie merceologiche definite non essenziali. Per molti di loro, peraltro, non c'è cassa
integrazione oppure c'è quella in deroga, con importi decisamente molto contenuti. In seguito è toccato a
molti altri restare a casa, parliamo dei lavoratori dei servizi, dell'artigianato, di attività non essenziali. E
infine agli addetti dell'industria manifatturiera, siderurgica, meccanica, chimica, mobile... ovvero tutte le
attività produttive, ma anche di servizi, finite nel decreto "Chiudi Italia".Per molti di questi lavoratori, dopo
aver consumato ferie arretrate e permessi, scatta la cassa integrazione, ovvero gli ammortizzatori sociali. E
per le entrate delle famiglie sarà una batosta. Gli importi si attestano infatti mediamente sul 50% dello
stipendio perché le cifre a riferimento non sono tanto le buste paga dei dipendenti, ma i massimali
dell'Inps, sensibilmente più bassi. Questo significa che se lo stipendio mensile è inferiore a 2 mila 159 euro,
la cassa integrazione per un mese sarà di 998 euro lordi, 939 netti, ovviamente parametrata alle giornate
effettive di cig. Se lo stipendio supera invece i 2 mila 259 euro, la cassa sale a 1.199 euro lordi, 1.129 netti.
Dividendo gli importi per le ore lavorabili, si ha che un'ora di cassa viene remunerata con un minimo di 5,11
euro l'ora, ed un massimo di 6,14. Nel caso della cassa in deroga, le somme a disposizione sono davvero
molto basse, in Fvg il ministero ha autorizzato, con il riparto nazionale, uno stanziamento di 25 milioni di
euro a fronte di una platea di circa 50.500 possibili beneficiari. Se questi sono i numeri, la classica "media
del pollo" genera un importo che supera di poco i 450 euro a testa per un massimo di 9 settimane di cassa.
Davvero poca cosa.Altro tema rilevante riguarda i tempi di pagamento. La Cassa in deroga viene erogata
direttamente dall'Inps e non ha tempi definiti, il che significa che ci saranno lavoratori che dovranno
attendere diverse settimane, se non mesi, prima di ricevere il proprio assegno, con tutto ciò che questo può
comportare per persone o famiglie che non hanno altre entrate. Da qui la volontà dei sindacati di riproporre
l'accordo raggiunto alcuni anni fa con le Bcc che avevano anticipato gli importi ai dipendenti. Ora la Regione
ha già raggiunto un accordo con le organizzazioni sindacali che prevede anche il coinvolgimento di
Mediocredito Fvg per il rilascio delle garanzie.Tempi non brevi nemmeno per la cassa integrazione ordinaria
con causale Covid 19. Su questo sono i Consulenti del lavoro a lanciare l'allarme spiegando che sarà
«impossibile» per i lavoratori interessati, diverse migliaia in regione, milioni in Italia, ricevere, nei tempi
annunciati dal Governo, gli importi maturati di cig. Questo perché «le procedure attualmente previste dalla
normativa di riferimento e dalle regolamentazioni amministrative non permetteranno tecnicamente di
arrivare entro il 15 aprile alla liquidazione delle somme da erogare». La causa principale è la burocrazia
sommata alle norme, sempre complesse, sulle quali, secondo i Consulenti del lavoro, sarebbe ora di
intervenire per semplificare. Altro tema spinoso riguarda la copertura. «Non è dato sapere - aggiungono gli
esperti del lavoro - se i fondi stanziati saranno sufficienti a coprire tutte le richieste, anche perché non si
conosce ancora quando saranno revocati i provvedimenti di sospensione di alcune attività lavorative e
rimosso il divieto di libera circolazione delle persone, da cui è scaturita la chiusura di un'altra parte
importante di attività». La cassa integrazione ordinaria può essere anticipata dalle aziende, che poi si
rivalgono sull'Inps, ma quante soni quelle che, ferme da giorni o settimane e che non incassano, sono oggi
in grado di garantirla ai propri dipendenti?

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Circa 3.500 imprese in regione hanno chiesto la deroga (M. Veneto)
Alla data di sabato scorso, 28 febbraio, la Prefettura di Udine aveva protocollato oltre 800 richieste giunte
da imprese della provincia che segnalavano la loro necessità di restare operative perché parte di filiere
essenziali.A Pordenone il numero di aziende che hanno comunicato la stessa condizione supera invece il
migliaio di unità. Se alle due province si sommano Gorizia e Trieste, ed anche le domande già inviate ma
non ancora ricevute, ragionevolmente tra le tre mila e le 3 mila 500 aziende del Friuli Venezia Giulia
potrebbero aver richiesto la deroga allo stop produttivo, magari sono per una parte delle lavorazioni o
occupando solo alcuni dei propri dipendenti. Tante? Per i sindacati il sospetto è che siano «troppe»,
benché, a fronte di circa 120 mila tra sedi e unità locali d'impresa operative in Friuli Venezia Giulia,
rappresentino neanche il 3%, a fronte del 97% delle attività sospese. La prefettura di Udine ha ufficializzato
il dato di oltre 800 tra comunicazioni e istanze (le prime sono la formalizzazione del fatto che, alla luce del
più recente dei decreti della Presidenza del Consiglio dei ministri, una determinata attività è autorizzata a
proseguire, la seconda è invece una vera e propria richiesta di autorizzazione ad avviare tutta o in parte
l'attività esercitata perché l'azienda rientra nelle filiere cosiddette strategiche, anche per la produzione, ad
esempio, di componenti). «Ed è un dato in continuo aumento - fa sapere il commissario di Governo - visto
che non è stato previsto un termine ultimo per la trasmissione. Per 336 di queste - ancora la Prefettura
udinese - è già stato completato il primo vaglio di ricevibilità e un team composto da dirigenti della sede,
Guardia di finanza, Vigili del fuoco, Camera di commercio e di uffici regionali è già impegnato in una verifica
più approfondita consistente nell'incrocio dei dati e negli accertamenti tecnici. A questi si aggiunge anche il
contributo delle associazioni di categoria con le quali nei giorni scorsi si sono avuti plurimi contatti e sono
già stati programmati incontri. L'analisi congiunta sarà essenziale per l'adozione, già da questa settimana -
avverte la prefettura - degli eventuali provvedimenti di sospensione».

I sindaci di sinistra: sì ai soldi per la spesa (M. Veneto)
Mattia Pertoldi - Il contrattacco politico arriva sotto forma di una missiva diretta al presidente della Regione
Massimiliano Fedriga e a quello dell'Anci nazionale Antonio De Carlo. Dopo la protesta di una parte
significativa dei sindaci del Friuli Venezia Giulia - del Carroccio, ma non soltanto - che hanno giudicato i
fondi destinati dal Governo agli enti locali per la gestione delle crisi alimentari come una «presa in giro»,
infatti, arriva la missiva - firmata da 20 sindaci del Pd o comunque di area di centrosinistra - con cui si
plaude, invece, all'azione dell'esecutivo e si attacca, in particolare, il Carroccio.La lettera, come accennato, è
firmata dai sindaci dei Comuni di Palmanova, Zoppola, Treppo Grande, Fiumicello-Villa Vicentina,
Torviscosa, Romans d'Isonzo, Terzo d'Aquileia, Campolongo Tapogliano, Aiello del Friuli, Muggia, Sgonico,
Monrupino, Paluzza, Moruzzo, Chiopris Viscone, San Vito al Tagliamento, Mariano del Friuli, Turriaco,
Savogna d'Isonzo e Grado. «La misura dei 400 milioni di euro - si legge -, di cui oltre 6 milioni a beneficio dei
Comuni della nostra regione, serve per le necessità impellenti di tante persone che non arrivano a fine
mese e che mancando di risparmi, oppure di una rete familiare di supporto, si affidano a noi amministratori
per dare da mangiare e fornire di medicine la propria famiglia. Riguardo ai sindaci che hanno contestato la
misura nazionale, di cui una parte non irrilevante è della Lega che ieri ha anche inviato una lettera sia al
premier sia a Decaro, ma non soltanto, nella missiva si legge che «le persone coinvolte in maniera diretta o
indiretta in questa emergenza sanitaria non sono aiutate da tentativi scomposti di strumentalizzare e
cavalcare per bieca ricerca di consenso elettorale una situazione di difficoltà economica e psicologica per
tutti i cittadini»...

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Il bonus spesa è un rebus. Le prime stime: 100 euro (Piccolo)
«Il Servizio sociale si sta attivando per organizzare l'assegnazione e la distribuzione degli aiuti, che sarà
avviata operativamente non appena definiti i criteri e le modalità di assegnazione ai singoli beneficiari. Si
invitano pertanto i cittadini a non affrettarsi presso gli uffici, per non ostacolare il lavoro ai fini
dell'erogazione tempestiva della misura. Tempistiche e modalità saranno rese note al più presto».Ecco la
comunicazione diffusa nella tarda mattinata di ieri dal Comune di Trieste per bloccare sul nascere la pioggia
di richieste di informazioni che ha cominciato a riversarsi sugli uffici municipali di tutta Italia da parte dei
cittadini ansiosi di conoscere tempi e modalità di erogazione del "bonus spesa". Si tratta di risorse destinate
alla «solidarietà alimentare», a favore di famiglie e persone in difficoltà a causa degli effetti economici
dell'emergenza coronavirus. Già domenica sera l'assessore Carlo Grilli aveva invitato tutti alla calma con un
post sul proprio profilo Facebook: «Vi prego di non affrettarvi presso i nostri uffici, non sappiamo ancora
quanto sarà il finanziamento e soprattutto a chi darlo e come darlo». Ieri a Trieste l'ufficio del Servizio
sociale ha lavorato senza sosta per portare avanti l'iter in modo da riuscire a dare indicazioni ufficiali entro
la prima metà di questa settimana. Occorrerà stilare un mini-regolamento. Partendo da Trieste e Gorizia,
con una prima approssimazione si può parlare di una cifra pari a circa 100 euro a persona. Si tratta però,
come detto, di un importo indicativo. Inoltre ci saranno variazioni in base a vari parametri: la cifra
aumenterà, ad esempio, in proporzione al numero di componenti del nucleo familiare. «Ci stiamo mettendo
il massimo impegno, tenendo presente che si tratta di un lavoro non facile - ha osservato ieri Grilli - perché
rispetto a un mese fa lo scenario è totalmente cambiato. A causa della chiusura temporanea di tante
attività per l'emergenza coronavirus è aumentato il numero di nuclei familiari che ora possono trovarsi in
condizioni di difficoltà economica. Dovremo quindi, in tempi brevissimi, individuare i criteri per stabilire
quali siano le persone che hanno diritto all'aiuto. Poi va trovato il modo per erogare il contributo, senza che
le persone si presentino allo sportello. Versare i soldi direttamente sul conto bancario? Può essere una
soluzione, ma ovviamente ad oggi non disponiamo delle coordinate bancarie di tutti».«Stiamo lavorando
alla bozza di regolamento anzitutto per individuare i criteri di assegnazione - ha spiegato il sindaco di
Gorizia, Rodolfo Ziberna -. Non l'Isee, ad esempio, perché i tempi sarebbero troppo lunghi. Controlleremo
con l'ufficio anagrafe e si farà ricorso anche all'autocertificazione. Pensiamo che siano almeno 1.500 i
destinatari. Il numero di nuovi poveri è cresciuto in misura impensabile nell'arco di poche settimane.
Realisticamente potremo far avere le prime somme all'inizio della prossima settimana. Per quanto riguarda
il sostegno delle persone più in difficoltà abbiamo avviato, intanto, una raccolta alimentare nei
supermercati, con la Protezione civile che provvederà alla distribuzione a domicilio. Mettiamo a
disposizione un numero di telefono a cui rivolgersi. Sarà tutelata rigorosamente la riservatezza». Al Friuli
Venezia Giulia per il "bonus spesa" andranno 6,6 milioni. A Trieste 1.078.606 euro, a Gorizia 182.035, a
Monfalcone 151.846, a Muggia 69.249 euro e a Ronchi 63.237. Tutti gli altri comuni dell'area giuliano
isontina percepiranno somme inferiori ai 45 mila euro. P.T.

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Mareschi Danieli: «Riaprire le imprese» (M. Veneto)
Elena Del Giudice - La verità è che «le imprese sono già allo stremo». La stragrande maggioranza del tessuto
produttivo di questa regione, oltre che del Paese, è composto da Pmi sotto capitalizzate che stanno
esaurendo, e alcune lo hanno già esaurito, la capacità di sostenere costi e spese a fronte di entrate pari a
zero. Quindi «la riapertura delle aziende è fondamentale, e non possiamo prescindere da questo». A dirlo
Anna Mareschi Danieli, presidente di Confindustria Udine, intervistata da Radio Capital. Ma quando parla di
"riapertura", Mareschi Danieli chiarisce: «nel rispetto delle regole e di tutte e disposizioni a tutela della
salute dei lavoratori e del contenimento del virus». «Abbiamo imprese del nostro territorio - ha detto
ancora - che hanno montato addirittura dei tunnel a raggi Uv per la sanificazione anche dei vestiti delle
persone che entrano in azienda, azienda che quindi potrebbe diventare quasi una sala operatoria se si
rispettano tutte le regole necessarie per assicurare la salute della persona. C'è la necessità di garantire - e in
questo senso gli imprenditori del Fvg sono assolutamente disponibili - il rispetto di tutto e anche di più per il
contenimento del contagio, quindi se un imprenditore garantisce ed è disposto a qualsiasi tipo di
controllo?». In sostanza lavorare in sicurezza deve essere possibile e le imprese sono determinate a fare la
propria parte nel garantire questa sicurezza mentre, ancora Mareschi Danieli, le Forze armate potrebbero
essere destinate ai controlli. Alla domanda se - come avanza qualcuno - si possa pensare ad un riavvio per
fasce d'età, la presidente degli industriali udinesi ammette che sarebbe difficile. «Vorrei ben vedere se
l'azienda ha la necessità di avere solo i giovani, perché oggi le competenze sono distribuite a livello globale
su tutte le età». Critica Mareschi Danieli sulle regole: vari decreti hanno imposto le chiusure di attività
produttive sulla base di codici Ateco, e oggi assistiamo «a continue richieste di deroga che non si sa sulla
base di quali regole, vengono accolte o respinte. Sinceramente non capisco quali sia no i criteri che guidano
queste decisioni». Infine l'Europa, un Europa che, allo stato attuale, non c'è. «Il fatto che alcuni paesi più
solidi dell'Unione europea non hanno mai voluto un assetto confederale europeo era già abbastanza chiaro,
ma adesso è proprio evidente». Logica la domanda su «a che cosa serve l'Europa», che evidentemente deve
essere ripensata. «O il Parlamento europeo riesce ad avere l'autorità necessaria per dichiarare che c'è la
volontà dell'agire comune su determinate situazioni» e l'emergenza sanitaria è evidentemente una di
queste, «oppure un'Europa che tace su un argomento di questo tipo vuol dire che è un'Europa che non
esiste». «A questo punto siamo di fronte a due scenari possibili: o riusciamo ad approfittare di questa
situazione per raggiungere quell'unione che finora è stata più teorica che reale, oppure prendiamo atto del
fallimento del progetto europeo e, appena possibile, ricominciamo a costruire qualcosa di più serio». Infine
Mareschi Danieli ha accennato anche a Mario Draghi, una persona che potrebbe svolgere un ruolo in
entrambi gli scenari, ma per evitare che Draghi possa fare la fine di altri leader del passato, anche recente,
«gli italiani devono comprendere che abbiamo bisogno di gente competente ma anche di capire che le
grandi responsabilità vanno condivise».

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Zanutta: fate ripartire l'edilizia anche se con limiti stringenti
Maura Delle Case - «Fateci ripartire perché un mese di fermo l'edilizia può reggerlo, se invece da uno i mesi
diventano due o tre il settore rischia di collassare». A firmare l'accorato appello è Vincenzo Zanutta, titolare
della Zanutta Spa di Muzzana del Turgnano, azienda attiva nel campo delle forniture edili che il patron del
Cjarlins (squadra calcistica dei Dilettanti) guida assieme al fratello Gianluca, terza generazione che ha
saputo traghettare l'impresa dalla classica rivendita funzionale all'edilizia post bellica a una realtà moderna
e in costante evoluzione, forte oggi di ben 24 filiali tra Veneto e Friuli Venezia Giulia, 450 dipendenti e un
fatturato che nel 2019 ha chiuso a 120 milioni di euro...

Mutuo casa da allungare per centinaia di famiglie (M. Veneto)
Maurizio Cescon - Era in crescita la domanda di mutui casa in Friuli Venezia Giulia prima dello tsunami
coronavirus. L'ultimo dato disponibile, relativo a esattamente un anno fa, marzo 2019, dava un aumento
del 2,6% di richieste alle banche rispetto allo stesso mese dell'anno precedente, con un trend positivo.
Adesso ovviamente tutto è cambiato e centinaia di famiglie, anche nella nostra regione, sono in difficoltà
con le rate, visto che in pochi lavorano e quindi incassano o guadagnano. Il Governo, nel decreto del 17
marzo, ha previsto che per l'emergenza coronavirus si possa accedere al Fondo Gasparrini, più noto come
Fondo solidarietà mutui "prima casa", creato nel 2007 e da sempre dedicato a coloro che hanno contratto
un mutuo. Condizioni essenziali sono che il richiedente sia proprietario di tale immobile e che la somma
erogata con il mutuo non sia superiore a 250 mila euro, ulteriormente l'Isee non deve superare i 30 mila
euro. I beneficiari possono sospendere fino a 18 mesi il pagamento delle rate nel caso in cui stiano
affrontando specifiche situazioni di temporanea difficoltà con una conseguente riduzione del reddito
complessivo del nucleo familiare. Il piano di ammortamento del mutuo, naturalmente, si allungherà per il
tempo pari alla sospensione. Anche a Udine gli sportelli (virtuali visto il periodo) delle associazioni di tutela,
in particolare Consumatori attivi, stanno ricevendo numerose richieste di assistenza proprio su questo
fronte.Ed è di ieri un'altra novità importante sul fronte mutui.

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Nel Monfalconese ferme sei imprese su dieci. Crisi peggiore del 2008 (Piccolo)
Giulio Garau - «Quella che stiamo vivendo in questi giorni è una crisi che nulla ha a che vedere con quella
del 2008 o quella del 2011 da cui eravamo appena usciti dopo un decennio». Una crisi economica,
finanziaria, sociale e sanitaria mai vista forse nemmeno dai tempi dell'epidemia della "spagnola", ma con
effetti e conseguenze esponenziali visto il nostro modo di vivere e viaggiare "globale". Ed è davvero
preoccupato Fabrizio Renato Russo, che non è solo presidente del Consorzio per lo sviluppo economico del
monfalconese che dà servizi a quasi 150 aziende. Ma è anche dottore commercialista e revisore contabile
per tante imprese oltre che per alcuni enti, non ultimo il Comune di Gorizia. E dal suo osservatorio giuliano-
isontino lancia l'allarme sul fatto che quasi il 60% delle aziende ha chiuso per questa emergenza e che per
uscirne bisognerà pensare a strumenti straordinari, mai visti come questa crisi. «Dieci anni fa la recessione
fu causata da una crisi finanziaria generando problemi di liquidità per le aziende e lo spread che voleva -
spieg a - quella odierna invece è una crisi di produzione infatti l'Istat ha stimato che circa il 56% delle
imprese ha chiuso e ad esse sono da aggiungere quelle che pur non avendo interrotto l'attività hanno
chiuso volontariamente o ridotto significativamente le proprie attività per mancanza di domanda». Con le
crisi passate, in pratica, fa osservare Russo, il peggio che poteva capitare ad un'impresa era rappresentato
da una contrazione nell'ordine del 10-20% del fatturato situazioni comunque superabili per la maggior parte
delle imprese sane. «Ora invece - commenta preoccupato - le conseguenze economiche della sospensione
rischiano di essere insuperabili, infatti la chiusura delle imprese cosiddette «non essenziali» le esclude dalle
filiere di fornitura, rendendo impossibile evadere gli ordini in portafoglio e acquisirne di nuovi. Il pagamento
dei debiti generati dalla produzione diventa impossibile. In più, i ricavi si fermano e i costi fissi corrono.
Nessuna impresa può resistere a una tale chiusura se non per una manciata di giorni». Una situazione mai
vista che nessuno aveva previsto le aziende italiane, ribadisce Russo, ed in particolari quelle medio piccole si
trovano davanti una sfida molto complessa, infatti «mai, prima di oggi, la maggior parte di loro ha dovuto
subire una così drastica e rapida contrazione dei ricavi con una crisi che dispiegherà i suoi effetti nei
prossimi mesi e forse anni». Proprio per questo, insiste Russo per una crisi senza precedenti non serve
guardare alle soluzioni passate, quasi sempre pensate per far "sopravvivere" le imprese, ma occorrono
«misure coraggiose». «Negli anni passati il Quantitative Easing della Bce ha salvato la finanza europea -
sottolinea - ma l'economia reale è rimasta al palo, almeno in Italia. Quello che serve è un investimento dello
Stato sulle aziende che producono e creano posti di lavoro, un investimento sui piccoli e medi imprenditori.
Un investimento che sarà ripagato da un Pil finalmente in crescita e non dello zerovirgola. Il sistema deve
riuscire a distribuire le risorse in modo nuovo». Come categoria professionale dei dottori commercialisti
ricorda Russo si sta continuando a lavorare con tutte le accortezze del caso e mettendo i dipendenti e
collaborati in telelavoro, anche se spesso l'attività di studio mal si concilia con l'accesso da remoto vista
l'impossibilità di accedere ai fascicoli e alla documentazione cartacea. «Inoltre in questi giorni- conclude - la
nostra consulenza si è convertita da quella prettamente contabile e fiscale a quella sull'interpretazione dei
vari decreti del governo che limitano o meno l'attività delle aziende». Tutti per capire fino a quando si dovrà
e si potrà trattenere il respiro.

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Altri 9 morti, ma solo 21 contagi in più. Fedriga: isolare i familiari dei positivi (Piccolo)
Piero Tallandini - Altre 9 vittime registrate nell'arco delle ultime ventiquattr'ore raggiungendo un totale di
107 decessi e si delinea la prospettiva - preannunciata ieri dal governatore Massimiliano Fedriga al Consiglio
regionale - di ricorrere all'isolamento anche per i familiari dei positivi, considerando i tanti asintomatici
potenzialmente contagiosi. Una ulteriore stretta, tanto più necessaria in considerazione della durata
stimata dell'emergenza: il picco dell'epidemia, secondo le ultime previsioni scientifiche rese pubbliche ieri,
sarà toccato nella nostra regione entro metà aprile. Insomma, altre due settimane almeno. Ma intanto,
forse, si comincia a intravedere finalmente la tanto agognata luce in fondo al tunnel. Anzitutto un dato: ieri
sono stati solo 21 i nuovi contagiati a livello regionale, meno della metà rispetto al +44 fatto segnare tra
sabato e domenica; +94 invece tra venerdì e sabato. Per non parlare del +147 registrato mercoledì scorso.
Si tratta dell'incremento giornaliero più basso dal 17 marzo. Ora sono 1.501 i casi positivi accertati in Friuli
Venezia Giulia dall'inizio dell'epidemia, di cui 494 a Trieste, 91 a Gorizia. Le persone completamente guarite
salgono a 102, i "clinicamente guariti" (senza più sintomi, ma non ancora negativi al tampone) sono in
continua crescita: 183. Altra buona notizia: non aumenta il numero di ricoverati in terapia intensiva che
sono 60, uno in meno rispetto all'ultimo aggiornamento. I pazienti ricoverati in altri reparti scendono a 229:
7 in meno. In isolamento domiciliare sono 820 persone: 25 in meno.Tornando alla dolorosa conta dei
decessi: 3 le nuove vittime a Trieste (il totale sale a 57), 4 a Udine (34 in tutto), 2 a Pordenone (14 decessi
finora), nessuna a Gorizia dove il totale resta di 2 decessi. Nel fare il punto della situazione al Consiglio
regionale il vicegovernatore con delega alla Salute Riccardo Riccardi ha precisato che l'età media delle
persone decedute è di 83 anni e si tratta di casi caratterizzati dalla presenza di pluripatologie, aggravate dal
virus. Il picco della diffusione dell'epidemia «si dovrebbe raggiungere entro metà aprile - ha affermato
Riccardi -, previsione basata sul modello scientifico che tiene conto dei tre indicatori principali: contagi,
terapie intensive e decessi».«Le misure di contenimento, nella nostra regione, stanno funzionando - ha
rimarcato il presidente Massimiliano Fedriga -. Il rapporto fra positivi e popolazione e il dato sulla mortalità
mostrano che abbiamo la situazione migliore fra le regioni del Nord e numeri inferiori alla media
nazionale». «Siamo partiti con le ordinanze restrittive prima di avere un contagio - ha ricordato a proposito
dell'ordinanza della giunta che ha chiuso scuole e università -. Avevamo già messo in campo quelle misure
poi entrare in vigore anche a livello nazionale». Ora è fondamentale non mollare la presa, anzi: il
governatore ha sostenuto la necessità di tutelare la popolazione «valutando anche l'isolamento dei familiari
delle persone positive, perché c'è un'alta percentuale di asintomatici che possono contagiare senza avere
evidenza della propria condizione». «Per i tamponi siamo in dialogo costante con l'Istituto superiore della
sanità che certifica l'impossibilità di effettuarli a tutti - ha spiegato Fedriga - : non è una procedura possibile
per mancanza di disponibilità dei kit. Le aziende non riescono ad aumentarne la capacità produttiva vista
l'esigenza mondiale. Il tampone ha un'affidabilità dal 75% all'80%. Un test su 5 può risultare negativo
quando invece la persona è positiva». Secondo il presidente della Regione i tamponi "una tantum" possono
rischiare di creare falsi negativi: dunque, meglio effettuare quelli ripetuti da riservare a categorie più a
rischio «in primis i sanitari che affrontano l'emergenza in prima linea». «È indispensabile - ha aggiunto - una
capacità produttiva a livello nazionale per fornire mascherine e strumentazioni, perché la richiesta è ormai
elevatissima in tutti i Paesi». Pronto, infine, il piano per l'ulteriore ampliamento di un centinaio di posti di
terapia intensiva per i pazienti con Covid-19 grazie a risorse regionali «ma è necessario
l'approvvigionamento di ventilatori e caschi», ha concluso Fedriga.Intanto il fronte più caldo nella guerra al
virus resta quello delle case di riposo. Sotto stretto monitoraggio c'è in particolare la situazione all'Itis di
Trieste. Ieri sera è stato comunicato un nuovo caso di positività nella residenza Tulipano: un anziano ospite
che è stato subito messo in isolamento. Isolati precauzionalmente anche tutti gli altri ospiti: in tutto 30
persone. Negativi altri 4 tamponi. L'esito di un'altra decina di tamponi sarà comunicato oggi. «Nelle nostre
strutture - rimarcano all'Itis - continuiamo ad applicare i protocolli nel modo più rigoroso».

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Riccardi: a metà aprile il picco in regione. Crollano i contagiati (M. Veneto)
Mattia Pertoldi - Il "picco" dei contagi potrebbe, e dovrebbe, materializzarsi in Friuli Venezia Giulia entro le
prossime due settimane, stando alle ipotesi della Regione, per quanto vada anche registrato lo studio
dell'Einaudi institute for economics and finance secondo cui la data per i "contagi zero" da noi sarebbe
fissata al prossimo 10 aprile. Il tutto, tra l'altro, nella giornata in cui crolla, nuovamente, il numero di nuovi
contagiati con appena 21 casi registrati nell'arco delle ultime 24 ore.La prima notizia, in ogni caso, riguarda
proprio l'ipotesi di "picco" in regione secondo una tempistica spiegata ai consiglieri regionali dal
vicepresidente Riccardo Riccardi. «Entro la metà del mese di aprile - ha sostenuto l'assessore alla Salute -, il
Friuli Venezia Giulia dovrebbe raggiungere il picco di maggior tensione legato all'emergenza coronavirus. La
previsione di un'evoluzione della diffusione epidemiologica è basata sul modello scientifico che tiene conto
dei tre indicatori principali sotto esame e costantemente monitorati: contagi, Terapie intensive e decessi. A
fronte di questa aspettativa è importante ribadire che le rigorose misure di contenimento che il Friuli
Venezia Giulia ha adottato tempestivamente, presentano un quadro locale tra i migliori del Nord Italia con
percentuali di contagio e di mortalità inferiori rispetto alle altre regioni».Un dato e un trend, quello
spiegato da Riccardi in via telematica, che si è confermato anche ieri...

Quelle morti solitarie nella casa di riposo centro del contagio (M. Veneto)
Christian Seu - Non c'è giorno senza croce. Un bollettino da aggiornare a cadenza quasi quotidiana, senza
neppure la possibilità di flettere le ginocchia per lasciarsi andare a quel sentimento di pietà che la morte
pure indurrebbe. Niente da fare: ogni ora è un'ora di una lotta per tentare di arginare il nemico invisibile
che fa tanta paura, che semina panico e morte. Alla casa di riposo Rovere Bianchi di Mortegliano gli
operatori lavorano in condizioni che definire estreme è un eufemismo: non tanto per il timore di contagi (23
di loro sono già in quarantena, altri ormai guariti), quanto per il clima che aleggia su ospizio che fino a ieri
ha pianto 17 vittime. Diciassette nonni, diciassette storie, diciassette persone: strappate alle loro nodose e
degne esistenze dal coronavirus, ultimo asterisco di una cartella clinica in quasi tutti i casi già punteggiata
da richiami a patologie e cure prescritte. Il contagio di un'operatrice, la serrata, le prime paure, fino alla
prima morte, quella di Agata Della Negra, 103 anni, la prima vittima di una serie che la comunità
morteglianese e il Friuli tutto sperano si sia interrotta definitivamente ieri.
Gestita dalla Euro&Promos social health care, la casa di riposo è di proprietà del Comune. All'inizio del
mese, quando è scattata l'emergenza, accoglieva complessivamente novanta persone. Il campanello
d'allarme suona il 9 marzo, quando un'operatrice accusa febbre e problemi alle vie respiratorie: sottoposta
al tampone, risulta positiva al Covid-19. La quarantena a cui la donna e altri addetti vengono costretti non è
sufficiente a scongiurare il dilagare del virus, che nei primi giorni infetta sedici tra anziani e operatori, tra cui
una cuoca in servizio nelle cucine della Rovere Bianchi: un caso di positività che spinge la direzione della
struttura a chiudere il servizio di refezione interno e appoggiarsi a una ditta che fornisce, da allora, pasti
preconfezionati agli assistiti.
Quello di pranzi e cene è solo il primo tassello di una riorganizzazione interna alla struttura, che considerata
la situazione d'emergenza deve anzitutto garantire l'interruzione della catena di contagio. Le prime misure
e i rinforzi arrivati dal Distretto sanitario di Codroipo (medici e infermieri, anche un virologo, che si occupa
di studiare da vicino i casi di positività) subiscono un duro colpo psicologico quando, l'11 marzo, muore
Agata, prima a perdere la vita dopo un inutile ricovero di poche ore all'ospedale di Palmanova. Il
peggioramento del quadro clinico di alcuni ospiti hanno spinto le autorità sanitarie a un nuovo test massivo,
con i tamponi somministrati a tutti gli anziani accolti in struttura e a tutti gli operatori. Risultato: 42 positivi
tra i nonni, 23 casi accertati di coronavirus tra il personale, a quel punto ridotto davvero ai minimi termini.
Così, il dramma della morte si incrocia con quello della solitudine. Ci provano gli operatori della Rovere
Bianchi a mantenere virtualmente i contatti tra i pazienti ormai allo stremo e i loro cari, che ogni giorno
vengono ragguagliati sulle condizioni di salute di chi è rimasto suo malgrado asserragliato in un fortino che
doveva essere inespugnabile. Regole d'ingaggio, nuove, dettate dal virus maledetto, che accomunano
l'ospizio morteglianese a centinaia di altre strutture di accoglienza per anziani sparse lungo la Penisola...

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CRONACHE LOCALI

I sindacati al Comune: lavoro agile per 600 e una trentina almeno vanno esentati (M. Veneto Udine)
Cristian Rigo - I 130 progetti di smart working avviati dal Comune di Udine non bastano. Per i sindacati ne
servono molti di più, circa 470 secondo quanto previsto dai decreti del Governo per far fronte
all'emergenza sanitaria in corso.«Il Comune del capoluogo friulano si è mosso tardi e soltanto nell'ultima
seduta di giunta ha individuato le attività indifferibili che devono essere svolte con la presenza in ufficio dei
dipendenti - sostengono le sigle Fp Cgil, Cisl Fp, Uil Fpl, Cisal e Ugl -. In base alle valutazioni che hanno fatto
sarebbe necessaria la presenza di 160 lavoratori e quindi, visto che i dipendenti sono 756 dipendenti, il
lavoro agile dovrebbe essere attivato per circa 600 persone. A prevederlo è la norma che indica nello smart
working lo strumento ordinario di lavoro».Al momento invece a Palazzo D'Aronco sono stati avviati 130
progetti di lavoro agile, quindi - ritengono i sindacati - «se la matematica non è un'opinione, a circa 470
persone non viene garantito lo strumento ordinario come invece previsto dal Decreto legge 18 del 17 marzo
2020 che stabilisce anche che "qualora non sia possibile ricorrere al lavoro agile, le amministrazioni
utilizzano gli strumenti delle ferie pregresse, del congedo e della banca ore, della rotazione e di altri
analoghi istituti nel rispetto della contrattazione collettiva". Non solo. La norma precisa anche che "esperite
tali possibilità le amministrazioni possono motivatamente esentare il personale dipendente dal servizio. Il
periodo di esenzione del servizio contribuisce servizio prestato a tutti gli effetti di legge e l'amministrazione
non corrisponde l'indennità sostitutiva di mensa, ove prevista"». Da qui la richiesta avanzata al Comune di
ottemperare alle norme anti-contagio attivando altri 470 progetti di lavoro agile o lasciando a casa i
dipendenti, opzione che secondo le sigle sindacale sarebbe obbligatoria per circa 30 persone del personale
educativo e scolastico che non possono fare lo smart working in considerazione del fatto che le scuole sono
chiuse.L'assessore al Personale, Fabrizio Cigolt ha chiarito che il Comune intende vagliare prima tutte le
altre possibilità anche in considerazione del fatto che la Corte dei conti vigilerà sull'operato della pubblica
amministrazione. Ma i sindacati insistono: «Ribadiamo con forza - si legge in una nota - che devono essere
attuati più progetti di lavoro agile per la maggior parte dei dipendenti, mentre invece per coloro che
esperite le ferie pregresse ecc, non potranno usufruire del lavoro agile, che vengano autorizzati celermente
a un periodo di esenzione retribuito come previsto dalla legge».Beppino Fabris, componente della
segreteria regionale della Cisal, ha poi precisato che in realtà il problema non riguarda solo Udine:
«Riceviamo continue segnalazioni di nostri iscritti che denunciano il mancato rispetto del decreto. Oggi le
Amministrazioni devono attuare il lavoro agile che è la modalità ordinaria da utilizzare. Laddove non sia
possibile, i lavoratori devono essere esentati dal servizio».Per quanto riguarda i lavoratori costretti ad
andare in ufficio gli enti locali «devono dotare i dipendenti dei dispositivi di protezione individuale adeguati
e rendere idonei i locali di lavoro rispetto alle indicazioni del Ministero della Salute, così come rendere sicuri
gli strumenti di lavoro (per esempio gli automezzi dovranno essere sanificati a ogni cambio di personale)».
La Cisal ha quindi diffidato gli enti locali ad attuare quanto previsto dal decreto. Inoltre - ha aggiunto Fabris
- invitiamo le Amministrazioni a prevedere a bilancio, per i servizi particolari necessari in questa fase, un
congruo ammontare di ore di lavoro straordinario, e la revisione delle indennità previste dal contratto
regionale».

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Sanificazione al Famila, chiuso per 2 giorni (M. Veneto Udine)
Alessandra Ceschia - Porte chiuse al supermercato Famila di via Roma a Tricesimo, dove ieri la direzione
dell'azienda ha avviato, di concerto con il Dipartimento di prevenzione, le operazioni di sanificazione per
l'emergenza pandemica da Covid-19. A determinare l'intervento, che proseguirà anche nella giornata di
oggi, è stata l'applicazione del protocollo di sicurezza messa in campo dall'azienda, dopo che si è appreso
che un dipendente del supermercato ha manifestato sintomi influenzali sospetti. La società ha
immediatamente informato il Comune sulla temporanea chiusura del punto vendita, decisa in via
precauzionale, per avviare le operazioni di sanificazione e gli accertamenti. Il dipendente, come informa il
sindaco Giorgio Baiutti, non è operativo nel punto vendita dall'inizio della scorsa settimana ed è stato
messo a riposo anche un collega che ha operato a stretto contatto con lui.Le operazioni di sanificazione
sono seguite direttamente dal Dipartimento di prevenzione il quale verificherà la sussistenza di tutte le
garanzie necessarie alla riapertura del negozio, che conta una quindicina di dipendenti.«Ci siamo messi in
contatto con il Dipartimento di prevenzione che ha definito i passi da fare - commenta il sindaco Baiutti -
l'azienda ha messo in campo subito tutti gli accorgimenti sotto il profilo sanitario. Il dipendente, che non
risiede a Tricesimo, ha manifestato i sintomi influenzali una decina di giorni fa e non è stato in servizio la
settimana scorsa, ma era in isolamento a casa. L'azienda ha comunque deciso di applicare il protocollo e di
avviare la sanificazione per evitare ogni eventuale rischio di contagio. A Tricesimo - aggiorna il sindaco -
abbiamo già riscontrato casi di positività al virus per due signore che sono asintomatiche e che stanno
trascorrendo a casa un periodo di isolamento, ci sono inoltre cinque quarantene fiduciarie per possibili
contatti indiretti che termineranno alla metà di aprile».

Alla Modine la Fim si smarca e apre ai contratti a tempo (M. Veneto Udine)
Alessandro Cesare - La Fim Cisl si smarca dalla Fiom Cgil e apre alla proposta fatta dal gruppo Modine di
prorogare fino al 31 agosto i contratti a tempo indeterminato per 65 persone, con 10 assunzioni a tempo
indeterminato a Pocenia e 5 ad Amaro. L'alternativa è che con il 31 marzo cessino tutti gli 80 contratti a
termine in essere. «Purtroppo noi siamo in minoranza nella Rsu dell'azienda e, quindi, a decidere sulla
concessione della proroga sono i delegati della Fiom - chiarisce Fabiano Venuti della Fim -. Crediamo che in
questa fase di emergenza ci debba essere, per le aziende, una possibilità di prorogare i contratti a termine
senza causale. Ci troviamo in un periodo mai vissuto prima e non si può pensare che il sindacato decida
senza assemblee con i lavoratori limitandosi alle telefonate».Diversa la posizione della Fiom, con Maurizio
Marcon che si dimostra intransigente: «Ovviamente dispiace per i lavoratori coinvolti, ma questa azienda
non merita la proroga - afferma il sindacalista -. Non c'è alcuna garanzia né sul numero di persone che
effettivamente potrebbero essere riutilizzate, né sul tempo di permanenza in azienda: un mese, forse due o
anche niente».La linea dura del rappresentante Fiom si lega alla mancata condivisione dell'articolo 8 e
all'utilizzo che molte aziende ne fanno per mantenere in uno stato di precarietà "perenne" i lavoratori.
Anche la politica sta provando ad avvicinare le parti. Prima con il vicepresidente del Consiglio regionale
Stefano Mazzolini e con l'assessore Alessia Rosolen, ora con il capogruppo della Lega Mauro Bordin e con la
deputata Pd Debora Serracchiani. «Confido nel buonsenso di tutti e anche nella capacità di fare un salto
oltre l'ostacolo proprio per il bene dei lavoratori - dice Bordin -. Comprendo le logiche sindacali, tuttavia
ritengo che la proposta aziendale, magari discutibile in tempi normali, andrebbe valutata all'interno della
situazione eccezionale che stiamo vivendo».Per Serracchiani «nei mesi dell'emergenza bisogna dare la
possibilità alle aziende che vogliono prorogare o rinnovare i contratti a termine di farlo, in deroga a quanto
previsto attualmente dal dl dignità».

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Ok alla Cig Covid in Ferriera. Due mesi a partire dal 5 aprile (Piccolo Trieste)
Siderurgica triestina ha comunicato ieri ai sindacati la partenza della cassa integrazione in deroga con la
motivazione Covid-19 per i 580 lavoratori della Ferriera di Servola. La misura, prevista dal decreto Cura
Italia a sostegno delle aziende per fare fronte all'emergenza coronavirus, «avrà una durata di 9 settimane e
partirà successivamente allo spegnimento dell'altoforno, previsto il 5 aprile prossimo». Lo spiega il
sindacalista Antonio Rodà (Uilm), precisando che la proprietà «ha risposto positivamente alla richiesta dei
sindacati di garantire lo stesso accordo economico previsto dalla cassa straordinaria già negoziata e inserita
nell'intesa sindacale firmata un mese fa». Una volta terminate le 9 settimane, aggiunge Rodà, per i
lavoratori dell'impianto siderurgico triestino partirà come previsto la Cigs che avrà una durata di due anni.
In merito alla firma dell'Accordo di programma che dovrà essere firmato dai ministeri dello Sviluppo
economico e dell'Ambiente, insieme con Regione Friuli Venezia Giulia, Comune di Trieste, Autorità portuale
e Gruppo Arvedi, conclude il sindacalista, questa dovrebbe avvenire «entro la prima metà di aprile».A tal
proposito commenta il sindacalista Fiom Thomas Trost: «È una bizzarra concomitanza. Da un mese
chiedevo a tutte le istituzioni coinvolte se fosse possibile incontrarsi per discutere dell'Accordo di
programma, mi si rispondeva sempre con un nulla di fatto. Guarda caso ora che abbiamo avviato la chiusura
della cokeria, processo irreversibile, le cose si smuovono. È un mio pensiero, ma mi sembra una coincidenza
singolare». Prosegue ancora il sindacalista: «L'azienda ha colto l'occasione della Cig Covid per allungare i
tempi, spero vivamente che le tempistiche di riconversione e riqualificazione del sito vengano confermate.
Dal nostro punto di vista, due mesi in più fanno comodo - prosegue ancora il sindacalista -, tanto più che i
24 mesi preventivati per la rimessa a nuovo dell'area mi paiono una previsione ottimistica». --G.Tom.

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Sospesi fino a luglio i pagamenti di Tari, suolo pubblico e tributo pubblicità (Piccolo Trieste)
Giovanni Tomasin - Il Comune si accinge a sospendere i pagamenti della Tari, del tributo sull'occupazione di
suolo pubblico (Cosap) e dell'imposta sulla pubblicità almeno fino a questa estate. È la misura annunciata
ieri mattina alla conferenza dei capigruppo e che approderà oggi in giunta per l'approvazione.La notizia ha
iniziato a circolare dopo che ieri mattina, durante la riunione della prima e seconda commissione congiunta
sul bilancio, è stata convocata una riunione dei capigruppo d'urgenza. In quella sede il vicesindaco Paolo
Polidori ha presentato la proposta messa a punto per alleviare la pressione fiscale su cittadini e imprese nel
pieno della crisi del coronavirus. Un confronto inusuale rispetto al tenore medio del confronto politico
triestino, ma dettato dalla volontà espressa da tutte le forze politiche di condividere le scelte in un
momento di emergenza. Volontà che a detta di diversi interlocutori, giunta, maggioranza e opposizione,
sembra essersi di fatto tradotta in pratica.Il contenuto della misura anticipa per certi versi i contenuti del
prossimo decreto governativo atteso per aprile. La giunta sospende i pagamenti di un tributo che interessa
tutta la cittadinanza, quello sui rifiuti, e di due tributi di pertinenza del settore del commercio,
l'occupazione del suolo pubblico e la pubblicità. Dalle indiscrezioni sul decreto del governo risulta che si stia
valutando una deadline a fine novembre o fine dicembre, ma nelle more la giunta s'è attenuta alla data
limite attuale di fine emergenza: il 31 luglio. I particolari del provvedimento, in ogni caso, saranno noti
soltanto oggi quando il sindaco Roberto Dipiazza diramerà una nota a nome di tutta la giunta. Proprio per
questo il primo cittadino ieri ha scelto di non commentare ancora la delibera.Prosegue nel frattempo il
dibattito sul bilancio. Ieri mattina si sono riunite in seduta congiunta due commissioni, la prima presieduta
da Michele Claudio (Lega) e la seconda presieduta da Roberto Cason (Lista Dipiazza). Il dibattito è iniziato
con la presentazione dell'assessore Francesca De Santis riguardo la delega innovazione. L'assessore ha
sottolineato «il grande impegno» messo in campo dagli uffici in questi giorni «per consentire ai dipendenti
di lavorare in smart working e rendere possibili le sedute del Consiglio in teleconferenza». De Santis ha
annunciato poi il venir meno del progetto "Forum Pa", con cui il Comune avrebbe dovuto condividere
pratiche innovative con altre pubbliche amministrazioni. Il progetto è stato sospeso per il coronavirus,
quindi i fondi (inseriti in una voce da 50 mila euro assieme al collegamento fibra per il Porto vecchio e allo
stand comunale alla Barcolana, che permangono) verranno impiegati altrove come chiesto da esponenti
dell'opposizione come Fabiana Martini (Pd) e Sabrina Morena (Open Fvg). Scelta condivisa anche da De
Santis: «Giusto deviare le risorse delle iniziative che vengono meno sulle necessità del momento». La dem
Laura Famulari ha chiesto di valutare la possibilità di deviare altrove i fondi sulla videosorveglianza - «le
urgenze sono altre» - incontrando l'opposizione del forzista Alberto Polacco: «Le telecamere servono anche
in questi giorni di quarantena». L'assessore al Sociale Carlo Grilli ha sintetizzato le azioni intraprese in questi
giorni per il sostegno agli utenti, mentre l'assessore al Personale Michele Lobianco ha poi fatto il punto
della situazione sull'organico, annunciando la sospensione temporanea dei concorsi del settore educativo e
dei conservatori museali a causa della pandemia.

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Strana impennata delle polveri sottili con centrale spenta e industrie ferme (Piccolo Gorizia-Monf)
Laura Blasich - Una qualità dell'aria come quella delle ultime due settimane Monfalcone, città industriale
per antonomasia, attraversata da trafficatissime arterie di valenza regionale, non la registrava da tempo.La
produzione della centrale termoelettrica A2A EnergieFuture è del resto ferma da inizio febbraio, l'attività
del cantiere navale e delle principali realtà industriali è sospesa ormai da oltre dieci giorni, in pratica
azzerato il transito di mezzi pesanti e leggeri. Per questo è apparsa in tutta la sua anomalia l'impennata
delle concentrazioni delle Pm10, le polveri sottili, di solito prodotte dalla combustione di materiali fossili
(ma anche di legna e pellet) registrata dalle centraline gestite da Arpa Fvg nell'Area verde di via Valentinis,
in via Natisone e a Panzano. «Anche perché il fenomeno non è stato affiancato da un aumento dei valori di
biossido di azoto e di biossido di zolfo», afferma l'assessore all'Ambiente Sabina Cauci, che quindi ha chiesto
una spiegazione ad Arpa. Quella fornita è in linea con il parere espresso dall'Arpa del Veneto in questi
giorni: le correnti gelide di inizio settimana hanno pescato aria continentale dalla zona del Mar Caspio e dei
deserti del Karakorum che poi le correnti di bora hanno riversato sui Balcani e sulla pianura padano-
veneta.L'origine è quindi da ricercare in un fenomeno di trasporto di sabbia dalle zone desertiche dell'Asia,
come mostrano le traiettorie seguite nei cinque giorni precedenti dalle masse d'aria che si sono riversate da
venerdì sulla regione. L'apporto di particelle di tipo sabbioso ha portato a un netto superamento dei limiti di
legge, vale a dire 50 microgrammi per metro cubo come valore massimo giornaliero: in Area verde venerdì
la concentrazione è stata di 149 microgrammi, sabato di 137, domenica di 93, mentre in via Natisone i valori
sono stati rispettivamente di 152, 127, 91 microgrammi e a Panzano di 131, 122 e 83 per metro cubo. La
centralina di via Natisone, l'unica che le rileva, ha visto aumentare anche le Pm 2, 5 passate da 12 a 45
microgrammi per metro cubo tra giovedì e venerdì scorsi. Allo stesso tempo le concentrazioni di biossido di
azoto si sono mantenute molto basse, come quelle di biossido di zolfo, addirittura pari a zero all'inizio della
scorsa settimana.«Le polveri sottili sono dannose per la salute, come ha accertato anche l'Organizzazione
mondiale della sanità - afferma l'assessore all'Ambiente -. Purtroppo non abbiamo ricevuto alcun avviso che
si sarebbe verificato questo fenomeno e quindi non è stato possibile avvisare la popolazione di evitare di
arieggiare la casa nel fine settimana». Precipitazioni "sabbiose" non sono una novità, anche nel
Monfalconese, ma di solito coincidono con i venti di Libeccio, che trasportano pulviscolo dal Sahara, non
con quello di Bora. «Quando ho visto il terrazzo e l'auto rivestite di una patina giallastra ho pensato al
polline e invece poi mi sono resa conto che si trattava di sabbia», commenta l'assessore Cauci. Il fenomeno,
in calo domenica, era previsto di esaurisse ieri, quando la Bora ha ripreso a soffiare.

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