RASSEGNA STAMPA CGIL FVG - giovedì 13 febbraio 2020

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RASSEGNA STAMPA CGIL FVG – giovedì 13 febbraio 2020

(Gli articoli di questa rassegna, dedicata prevalentemente ad argomenti locali di carattere economico e sindacale, sono
scaricati dal sito internet dei quotidiani indicati. La Cgil Fvg declina ogni responsabilità per i loro contenuti)

ATTUALITÀ, REGIONE, ECONOMIA (pag. 2)
Industria col freno a mano. Bono: siamo in stagnazione (Piccolo)
Virus, task force per le imprese friulane (M. Veneto)
Nascite crollate e decessi in salita. Fvg maglia nera di tutto il Nordest (Piccolo)
Blackout informatico di venti ore per i servizi del trasporto pubblico (Piccolo)
Civibank: nel 2019 utile di 2,7 milioni e netto calo delle sofferenze (M. Veneto Udine)
CRONACHE LOCALI (pag. 7)
Tavolo della Prefettura: «La Ferriera si ferma entro la metà di marzo» (Piccolo Trieste)
La Colombin sciopera. Non c'è la paga arretrata (Piccolo Trieste)
Processo amianto. Imputati ridotti a cinque: è deceduto anche Mario Abbona (Piccolo Gorizia-Monf)
Dieci giorni decisivi per l'area ex Bertoli. Intesa possibile sui 4 mila metri di negozi (M. Veneto Udine)
Safilo acquista Privè Revaux. Lo sconcerto dei sindacati (M. Veneto Udine)
Crisi Lavinox, gli operai ricevuti dal sindaco (M. Veneto Pordenone)
Addio reparti classici nel nuovo ospedale. Pazienti divisi per piani secondo la gravità (M. Veneto Pn)

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ATTUALITÀ, REGIONE, ECONOMIA

Industria col freno a mano. Bono: siamo in stagnazione (Piccolo)
L'industria regionale frena ancora nel quarto trimestre dell'anno. Il dato emerge dall'ultima indagine
congiunturale elaborata da Confindustria Friuli Venezia Giulia sulla base dei dati consuntivi e previsionali su
mercato interno ed estero. Rispetto al quarto trimestre 2018 si registra un consistente rallentamento di
produzione e vendite peraltro in linea con lo scenario nazionale (il Pil è sceso dello 0,3%) e sul quale pesa
l''impatto del coronavirus.«L'Italia potrà crescere solo ed esclusivamente se crescerà il suo manifatturiero
che l'ha portata ad essere una delle economie industriali più importanti nel mondo», scandisce presidente
di Confindustria Fvg e ad di Fincantieri Giuseppe Bono, commentando i risultati che nella sua analisi
rispecchiano l'andamento a livello nazionale: «Il Paese non cresce e ciò deve far riflettere sulla
inderogabilità di avviare le necessarie azioni per consentire una ripresa forte e duratura», insiste. Bono,
tuttavia, riconosce che «la recente manovra di bilancio punta, seppur nei limiti di spesa consentiti, ad
invertire il contesto di stagnazione della nostra economia cercando di avviare un percorso di sviluppo
sostenibile». Il problema, però, è che «tutto si muove in una cornice politica e sociale di continua criticità
mentre il Paese ha bisogno, mai come in questo momento di maggiore stabilità e coesione». Insomma,
secondo Bono, «la politica a qualunque livello si deve riappropriare della capacità di tradurre in atti concreti
le istanze che provengono dal mondo del lavoro in termini di azioni a sostegno di imprese, loro capacità di
esportare, innovazione, ricerca, fattore umano». Tornando ai numeri dell'economia regionale la produzione
cresce di qualche decimale (+0,9%). Le vendite si attestano sul +3,9% (-5,7% nel terzo trimestre), segnando
un incremento sia sul mercato domestico (+5,6% rispetto al -6,3%) che su quello estero (+4,5% rispetto al -
2,9%). I nuovi ordini riflettono un forte aumento passando dal -1,8% al +5,6%. Ma si tratta di una ripresa
lieve che risulta compromessa dall'attuale scenario economico compromesso dalle preoccupazioni per il
coronavirus: «L'epidemia- sottolina Bono- sta sconvolgendo oltre che la vita di migliaia di persone, anche il
trend economico e di mercato mondiale, non può non costituire elemento di preoccupazione imponendo a
tutti uno sforzo atto ad uscire da uno stato di conflittualità permanente». Nel quarto trimestre il grado di
utilizzazione degli impianti si contrae di 1,4 punti. Sostanzialmente stabile l'occupazione. In un anno la
produzione industriale decresce del -6,6% mentre le vendite globali scendono dal +0,1% al -3,7%, effetto sia
delle vendite Italia (-2,2% contro il -0,2%) che delle vendite estere (-4,2% rispetto al +1%). Per quanto
riguarda le previsioni per il primo trimestre 2020 si prevede una stabilizzazione della crescita della domanda
interna (27% degli intervistati contro l'11% del trimestre precedente) mentre si evidenzia un peggioramento
circa l'occupazione (83% degli intervistati contro l'88% del trimestre precedente). Per la produzione
industriale si registra un consolidamento (64% contro il 52%) come pure per la domanda interna che per la
domanda estera. pcf

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Virus, task force per le imprese friulane (M. Veneto)
Maura Delle Case - Il contraccolpo del Coronavirus sull'economia regionale non si è fatto attendere. Sono
già molte le imprese che registrano serie difficoltà, tra ordini cancellati e acquisizioni rallentate, figlie della
frenata imposta all'industria cinese dal dilagare dell'epidemia che ha richiesto misure straordinarie
fermando di fatto la produzione e dunque l'economia del Paese. Uno stop che a cascata si sta
ripercuotendo sull'economia globale, senza eccezioni. Pure il Friuli Venezia Giulia è destinato a pagare dazio
all'emergenza e in parte lo sta già facendo. Tanto da spingere alle contromisure Confindustria dell'Alto
Adriatico e Confindustria Udine, che dinnanzi al moltiplicarsi delle difficoltà patite dalle imprese che
lavorano con la Cina hanno deciso di dar vita a una task force.Per quanto riguarda la prima, un gruppo
composto da funzionari di Trieste e Pordenone è già al lavoro. Anzitutto per fare il punto della situazione,
quindi per individuare gli strumenti più utili a gestirla, ammortizzatori sociali compresi. Perché non manca
molto, secondo il presidente Michelangelo Agrusti (nella foto), al momento in cui le aziende inizieranno ad
avere bisogno di ricorrere alla cassa integrazione per far fronte alla frenata imposta dall'epidemia a livello
globale. «Questione di giorni - afferma - e arriveranno le prime richieste di ammortizzatori sociali. Abbiamo
infatti già verificato la difficoltà delle imprese del settore elettronico sia a rifornirsi di componenti che di
prodotti finiti, così come la frenata della logistica e dei trasporti aerei, attraverso i quali molte delle nostre
aziende si riforniscono». Effetti del Coronavirus che la neoistituita Task force si propone di tenere sotto
controllo e cercare di affrontare per tempo. L'associazione ne ha dato notizia agli associati con
un'informativa trasmessa dall'Area lavoro. Vi si legge che «la sospensione temporanea delle attività
manifatturiere del colosso industriale asiatico rischia di ritardare se non pregiudicare per un certo periodo
la regolarità delle forniture non solo di prodotti finiti ma anche di componentistica alle imprese europee».
«Se da un lato risulta evidente come l'industria elettronica, ma anche il comparto della meccanica
potrebbero essere esposti particolarmente a tale rischio - prosegue la comunicazione -, l'interconnessione
raggiunta dai sistemi produttivi in ambito globale apre scenari inaspettati per complessità». Tali da
suggerire ad Agrusti l'urgenza di un intervento di coordinamento da parte della Regione. «Come
Confindustria Fvg chiederemo che venga allestito a livello regionale un osservatorio operativo che valuti
l'impatto dell'emergenza sull'economia locale e prenda decisioni importanti a sostegno delle nostre
imprese. Ritengo che la Regione debba assumere questo impegno urgentemente, perché ribadisco: stando
al nostro osservatorio, la situazione è destinata a deteriorarsi con grande velocità».

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Nascite crollate e decessi in salita. Fvg maglia nera di tutto il Nordest (Piccolo)
Laura Tonero - Meno nascite e più decessi rispetto a tutto il resto del Nordest. Il Friuli Venezia Giulia
conquista il poco invidiabile titolo di fanalino di coda del Triveneto dal punto di vista demografico. A
scattare l'impietosa fotografia è l'ultimo report dell'Istat. Il monitoraggio registra infatti in regione una
popolazione in calo (attestata a quota 1 milione e 115.220 mila persone) a fronte della lieve crescita dell'1,4
per mille registrata nelle altre realtà del Nord, con picchi del 5 e del 3,5 nelle Province autonome di Bolzano
e Trento .Il declino del Fvg, peraltro, non è un fenomeno nuovo, bensì un trend costante iniziato nel 2014 e
accentuatosi di recente. Negli ultimi cinque anni il nostro territorio ha perso infatti 15.500 residenti, 3.300
solo nei primi dieci mesi del 2019 con un tasso di crescita negativo della popolazione di 2,5 per mille
abitanti. Un segno meno che accomuna il Friuli Venezia Giulia alle regioni del Sud Italia (in calo del 6,3 per
mille) e in misura inferiore del Centro (-2,2 per mille). Oltre che meno numerosa, la popolazione regionale è
inoltre sempre più anziana con un'età media che passa da 44,8 anni del 2002 ai 47,7 attuali, rispetto a
quella nazionale che si attesta a 45,7 anni. Il 61,8 % ha un'età compresa tra i 15 e i 64 anni. Gli over 65 sono
invece quasi 318 mila, il 26,4% della popolazione della regione e quasi il doppio chi non ha ancora
festeggiato i 14 anni, l'11,8% dei residenti. Lo scorso anno, da gennaio a fine settembre, in regione sono
nati 5.463 bambini (i fiocchi rosa sono stati di più di quelli azzurri), con una media di 1,23 figli per donna e
un'età media delle partorienti di 32,2 anni, in linea con le tendenze nazionali. Non solo, fanno più figli le
donne ultraquarantenni rispetto alle giovani sotto i 20 anni di età mentre il divario con le 20-24enni è stato
quasi del tutto assorbito. L'impegno delle mamme più in là con gli anni, però, non basta a portare in
pareggio la bilancia demografica: i decessi sono nel 2019 stati 10.822, il doppio dei lieti eventi. In pratica per
ogni bimbo che nasce, due persone muoiono. E non è sufficiente a invertire la tendenza nemmeno il
contributo garantito dai residenti stranieri che, al 1 gennaio 2019, in Friuli Venezia Giulia erano 110.193,
con precisione 53.280 uomini e 56.913 donne. Il tasso migratorio interno è del 2,2 residenti stranieri ogni
mille residenti, un'incidenza superiore dello 0,2 per cento rispetto al vicino Veneto ma inferiore a quella di
regioni come la Lombardia (3,3) o dell'Emilia Romagna (3,7).Crescono invece in modo significativo in
regione le speranze di vita: 81,3 anni per gli uomini (era di 76,7 anni nel 2002) e 85,8 anni per le donne (era
di 82,9 nel 2002). Una longevità superiore alla media nazionale soprattutto per le donne, ma inferiore a
quella del resto del Nord Est, area del Paese particolarmente felice da questo punto di vista con il vicino
Veneto che come indici di speranza di vita registra 81,7 anni per gli uomini e 86 per le donne. Il primato
regionale tra gli uomini compete alla Provincia di Trento (82,2 anni), seguono Umbria (81,9), Marche (81,8)
e Provincia di Bolzano (81,8). Trento rappresenta l'area più favorevole per la sopravvivenza anche per le
donne, grazie a una vita media di 86,6 anni, dato che costituisce peraltro il più alto livello di speranza di vita
alla nascita mai toccato nella storia del Paese per una singola regione. Infine un focus sullo stato civile dei
residenti nella nostra regione, indica un tasso di nuzialità di 2,7 ogni mille abitanti. Nel gennaio del 2019 i
dati Istat registravano 272.741 celibi e 224.435 nubili, a fronte di 278.742 uomini sposati e 22.266 divorziati,
e 281.983 donne sposate e 30.762 divorziate.

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Blackout informatico di venti ore per i servizi del trasporto pubblico (Piccolo)
Marco Ballico - Una ventina di ore con la scritta «non operativo». La prima volta da quando le aziende del
Trasporto pubblico locale del Friuli Venezia Giulia hanno iniziato a lavorare assieme, nell'ottica della
gestione unica del servizio che scatterà dal primo maggio sotto l'insegna del consorzio Tpl Fvg Scarl. Ne ha
dato informazione ieri mattina la Trieste Trasporti. «A causa di un guasto dell'infrastruttura informatica a
supporto dei servizi sull'intero territorio regionale - si legge nella nota della società diffusa sul sito aziendale
e sui social network -, dal pomeriggio di mercoledì le rivendite informatizzate, la biglietteria di Trieste
Trasporti, il sito di webticketing, i cartelloni elettronici di fermata e i servizi collegati sono fuori uso». Tutto
risolto all'ora di pranzo. E senza che, a sentire la società, la clientela abbia manifestato particolare disagio.
Anche perché, almeno a Trieste, a fronte di 150 rivendite che utilizzano l'informatica, se ne contano altre
250 che continuano a fornire un servizio cartaceo, con la consegna al passeggero del blocchetto dei biglietti.
Il problema peraltro non ha riguardato solo Trieste, dato che il data center installato alla Trieste Trasporti
(in capo all'Information technology della società, con il supporto di alcuni fornitori) gestisce anche il
territorio delle province di Gorizia e Pordenone (Udine, al momento, va avanti in solitaria), proprio
nell'ottica della regionalizzazione del Tpl. «Una brutta partenza? Un guasto può capitare, non mi pare ci
siano stati intoppi per l'utenza», si limita a commentare l'assessore regionale ai Trasporti Graziano
Pizzimenti. Da Trieste Trasporti, che ieri mattina informava che i tecnici si erano immediatamente messi al
lavoro in un contesto in cui erano rimaste nel frattempo operative le emettitrici automatiche, l'app My
Cicero e il servizio di mobile ticketing via sms, si assicura che tutto è tornato regolare. Pure sul fronte degli
abbonamenti, ora nuovamente acquistabili per via informatica. «La trasparenza non è uno slogan -
sottolinea Aniello Semplice, amministratore delegato di Trieste Trasporti e di Tpl Fvg - ma è e sarà sempre
un comportamento rigoroso da adottare giorno per giorno. C'è stato un bug come in tutto il mondo se ne
verificano quotidianamente e per rispetto del territorio ne abbiamo immediatamente dato comunicazione.
Ma, se non lo avessimo fatto, non un solo cliente se ne sarebbe accorto». Dopo la lunga vicenda giudiziaria
che ha impedito per parecchio tempo al consorzio che unisce le quattro società provinciali di partire con la
gestione unica sono del resto questi i mesi di preparazione per la messa in pratica dei contenuti di una gara
da 1,2 miliardi di euro (per dieci anni e l'opzione per un ulteriore quinquennio) che vedrà tra l'altro
rinnovato il parco mezzi con 540 autobus nuovi della più recente classe di emissioni e investiti 7,3 milioni in
tecnologia, di cui 2,7 milioni a favore dei soggetti a ridotta mobilità e 684.000 euro a sostegno della mobilità
ciclabile e sui bus. Ma, all'interno di un "pacchetto" da oltre 3 milioni di chilometri aggiuntivi in Friuli
Venezia Giulia, si provvederà anche alla crescita del servizio di trasporto scolastico con 30.000
chilometri/anno, al potenziamento dei collegamenti diretti ai principali poli ospedalieri del territorio
(+10.200 km/anno) e a nuovi servizi flessibili per le strutture sanitarie (+20.000 km/anno).

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Civibank: nel 2019 utile di 2,7 milioni e netto calo delle sofferenze (M. Veneto Udine)
Maurizio Cescon - È rimasta una delle 15 banche a operare in Friuli Venezia Giulia, l'unica friulana al 100 per
cento. E a dispetto di chi la vede perennemente sull'orlo del burrone, Civibank presenta un bilancio 2019,
appena approvato dal Consiglio di amministrazione, con tanti segni più. Un risultato confortante che non
deve però far dimenticare il problema del titolo, che nel mercato borsistico Hi-Mtf non si vende (e la cui
quotazione è scesa a 6,5 euro) e le tensioni tra gruppi di soci, che si esplicitano nella tradizionale assemblea
di aprile.Ma intanto i numeri danno ragione all'attuale vertice, capitanato dalla presidente Michela Del
Piero, al suo secondo mandato. I nuovi finanziamenti erogati nel corso del 2019 sono stati pari a 605
milioni, (più 15% rispetto al 2018), dei quali 405 a favore delle imprese del territorio e 205 a favore delle
famiglie. In crescita crediti (6%), raccolta globale (6%), patrimonio (4%), proventi dalle commissioni (8,3%).
Utile lordo prima delle tasse pari a 7,2 milioni, utile netto pari a 2,7 milioni (nel 2018 era di 0,7 milioni). La
solidità patrimoniale è confermata (Common equity Tier1 ratio al 13,65%), mentre le sofferenze nette
registrano una flessione del 38%, i crediti deteriorati in calo del 27%, così come l'incidenza dei deteriorati
sul patrimonio. Il coverage (la copertura) dei Npl è del 50,6%.Su questa base la presidente Michela Del Piero
analizza punto per punto la situazione. «Il 2019 è stato un anno di grande lavoro e soddisfazione - afferma -
, anche grazie alla unità di intenti dei 600 dipendenti che hanno raggiunto risultati importanti. Stiamo
portando la banca a livelli di eccellenza, crescendo nel contempo nelle dimensioni e dando un contributo
determinante all'economia. Tutto ciò non si manifesta ancora abbastanza nell'utile netto, che seppure in
crescita (+33%) rispetto agli anni passati, non raggiunge per il momento i livelli che noi abbiamo in mente,
in quanto il reddito, pur importante, viene destinato a manovre di rafforzamento. Sono anni che destiniamo
quasi tutto il reddito prodotto ad accantonamenti sui crediti deteriorati erogati in anni lontani. Dal 2012 il
totale degli importi destinati a rettifiche è pari a 406 milioni, e i risultati si vedono chiaramente negli
indicatori di quest'anno. Inoltre negli ultimi anni abbiamo destinato oltre 24 milioni richiestici dai vari Fondi
di salvataggio delle banche in crisi». Del Piero insiste molto sul percorso di consolidamento effettuato in
questi anni. «Si tratta quasi di un unicum in Italia - dice - : è quasi la sola banca nel Paese ad aver conseguito
questi livelli di solidità e di crescita senza aver chiesto un euro ai soci durante la crisi: è dal 2006-2007 (13
anni) che Civibank non fa aumenti di capitale, questo è poco noto, ma è importantissimo. E altrettanto la
Cividale non ha in essere prestiti convertibili, convertendo o subordinati». Proprio perchè il 2019 ha
rappresentato l'ultimo anno di sacrifici per puntellare la struttura dell'istituto e renderlo più forte e al passo
con i tempi, non è previsto dividendo per le azioni in possesso dei soci. Il 2020, comunque, si preannuncia
migliore per Civibank «sia in termini di ulteriore crescita, sia di redditività - annuncia Del Piero - . La strada è
stata segnata nel Piano strategico 2019-2022, che stiamo perseguendo con determinazione».

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CRONACHE LOCALI

Tavolo della Prefettura: «La Ferriera si ferma entro la metà di marzo» (Piccolo Trieste)
Diego D'Amelio - «Le operazioni di fermata inizieranno con ogni probabilità nella prima quindicina di
marzo». Stavolta è una nota ufficiale della Prefettura a ribadire il sempre più prossimo avvio dello
spegnimento dell'area a caldo della Ferriera, precisando che «la durata dell'intero processo di spegnimento
è fissata in tre settimane circa» e che «è già stata avviata una fase preparatoria allo spegnimento». Il
comunicato viene diramato nel pomeriggio di ieri, al termine della riunione del tavolo tecnico coordinato
dalla Prefettura, alla presenza del Comando provinciale dei Vigili del fuoco, del Comune, dell'Arpa,
dell'Azienda sanitaria e dei rappresentanti di Acciaieria Arvedi e della Direzione centrale Ambiente della
Regione. Le operazioni dovrebbero cominciare entro la metà di marzo «salvo ulteriori necessità tecniche».
Lo spegnimento interesserà le batterie forni della cokeria e gli impianti sottoprodotti, l'altoforno,
l'agglomerato, la macchina a colare e l'impianto di generazione vapore ausiliario. «Le fermate - prosegue la
nota - dei principali impianti avverranno già nei primissimi giorni del processo a cui seguiranno le operazioni
di messa in sicurezza degli impianti». I tecnici di Arpa, Azienda sanitaria e Vigili del fuoco hanno intanto
effettuato martedì un sopralluogo «finalizzato a verificare - così la nota - se i presidi per la sicurezza dei
lavoratori, i presidi ambientali e le misure di autocontrollo sono garantiti ed efficaci». Come già evidenziato
dall'assessore regionale all'Ambiente Fabio Scoccimarro, le procedure di spegnimento produrranno nelle
ultime ore di funzionamento degli impianti effetti a livello di impatto ambientale e visivo. La conferma
arriva anche dalla Prefettura, in riferimento ai rumori per l'apertura di valvole di sicurezza dell'altoforno e
all'accensione delle torce di emergenza, «in concomitanza con lo svuotamento degli ultimi forni della
cokeria e con la fermata dell'altoforno». Ad ogni modo, «per tutta la durata delle operazioni - dice ancora la
Prefettura - verranno mantenuti attivi tutti i sistemi di monitoraggio e controllo ambientale previsti»,
mentre «l'azienda si è impegnata a dare comunicazione preventiva alla cittadinanza sullo stato di
avanzamento dei lavori». Il tavolo si riunirà di nuovo lunedì 24, quando l'incontro sarà allargato anche ai
rappresentanti per la sicurezza dei lavoratori, come richiesto dai sindacati.

La Colombin sciopera. Non c'è la paga arretrata (Piccolo Trieste)
Tregua già finita alla Colombin, la tormentata storica fabbrica di tappi che sembra non voler uscire da una
crisi decennale. Oggi gli 81 dipendenti sciopereranno perché, contravvenendo alle comunicazioni fatte dalla
nuova proprietà una settimana addietro, alle ore 17 di ieri non erano stati ancora eseguiti i bonifici relativi
allo stipendio di dicembre 2019. E se tra oggi e domani venerdì non ci saranno positivi sviluppi sul fronte del
saldo salariale, si rischia un'altra puntata di protesta. Per i sindacati ha parlato Massimo Marega, segretario
di Fillea Cgil, che ha espresso forti preoccupazioni riguardo l'effettiva tenuta del rilancio annunciato
recentemente dal manager Salvatore Tuttolomondo a nome della nuova proprietà. Marega sottolinea
soprattutto la mancanza di materia prima, che potrebbe mettere in ginocchio la produzione. L'azienda si
era impegnata con i sindacati a onorare entro febbraio le partite stipendiali e gli istituti contrattuali non
ancora corrisposti. Magr

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Processo amianto. Imputati ridotti a cinque: è deceduto anche Mario Abbona (Piccolo Gorizia-Monf)
Laura BorsaniIl difensore ne ha dato comunicazione alle prime battute dell'udienza: è morto Mario Abbona,
responsabile della sicurezza dell'ex società Italcantieri. Aveva 96 anni. Si riducono a 5 gli imputati
nell'ambito del processo amianto-quater per il quale sono una ventina le parti offese, lavoratori deceduti.
Accusati di omicidio colposo, sono rimasti Giorgio Tupini, Antonio Zappi, Italo Massenti, Cesare Casini e
Roberto Schivi. Ieri in aula, al Tribunale di Gorizia, davanti al giudice monocratico Marcello Coppari,
l'udienza è durata oltre due ore. Atteso su tutto lo scioglimento delle riserve in ordine a istanze ed eccezioni
precedentemente sollevate dai legali: il giudice s'è ritirato in Camera di consiglio per poi dare lettura
dell'ordinanza. È stata rigettata l'eccezione relativa allo spostamento del processo a Trieste in ragione della
competenza territoriale. Il procedimento resta incardinato a Gorizia. In sostanza i fatti sono avvenuti nel
cantiere navale di Monfalcone. Quindi le eccezioni in merito alle costituzioni delle parti civili. Sono state
legittimate dal giudice la Fiom Cgil in virtù dello scopo istituzionale del sindacato. Così come "sussiste
l'interesse" a rappresentare la parte civile per l'Associazione esposti amianto (Aea) di Monfalcone,
impegnata al sostegno delle vittime dell'amianto. Legittimata anche l'Inail.Restano dunque a processo Fiom
Cgil, Aea e Inail in qualità di parti civili, che quindi si affiancano alla Regione Friuli Venezia Giulia. È stata
inoltre legittimata l'ammissione di parte civile degli eredi del lavoratore deceduto Dino Moneti. Non entrerà
invece nel procedimento il Comune di San Canzian d'Isonzo, per il quale l'avvocato Riccardo Cattarini aveva
riproposto la costituzione di parte civile, alla quale s'erano opposte le difese. Il rigetto della richiesta da
parte del giudice è motivato dal fatto che manca l'interesse a configurare un danno diretto, in quanto non è
sufficiente la residenza dei lavoratori deceduti di quel territorio comunale. Il difensore di Tupini ieri in aula
ha sollevato l'eccezione in relazione ad una parte offesa, già trattata in un precedente procedimento, e per
la quale ha richiesto una sentenza pre-dibattimentale di proscioglimento. Altre eccezioni sono state esposte
dai difensori nel momento in cui, dichiarato aperto il dibattimento, le parti si sono espresse circa
l'ammissione delle prove e dei testimoni. Il pubblico ministero Valentina Bossi, affiancata dal collega Andrea
Maltomini, ha fornito specifiche spiegazioni alle questioni rappresentate dai legali. Il giudice s'è riservato la
decisione fissando l'udienza al 28 febbraio. Il dibattimento entrerà invece nel merito il prossimo 13 maggio:
in quella sede saranno ascoltati i primi sei testi della pubblica accusa. Sarà un'udienza dedicata, dalle 9 del
mattino fino a sera. In calendario erano già state "prenotate" le altre sette udienze successive.L'avvocato
Cattarini da parte sua, a margine dell'udienza ha voluto osservare: «Escludendo il Comune di San Canzian
d'Isonzo, il Tribunale si è uniformato alle precedenti decisioni sul punto. Purtroppo il Comune di
Monfalcone con un proprio tentativo, palesemente inammissibile, di costituzione di parte civile in questo
processo, ha orientato il Tribunale in senso negativo anche in ordine agli altri enti territoriali. Lo ritengo un
peccato - ha aggiunto -, perché così di fatto i cittadini sono stati esclusi dal procedimento. Se il Comune di
Monfalcone non avesse presentato istanza di costituzione di parte civile, probabilmente le cose sarebbero
andate diversamente».

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Dieci giorni decisivi per l'area ex Bertoli. Intesa possibile sui 4 mila metri di negozi (M. Veneto Udine)
Cristian Rigo, Christian Seu - Si sono aperti martedì, con un primo incontro a palazzo D'Aronco, dieci giorni
decisivi per il destino dell'area su cui sorgeva il complesso delle acciaierie Bertoli. L'elemento chiave, quello
che autorizza le parti in causa a guardare il futuro con un briciolo di ottimismo in più rispetto alle scorse
settimane, è che - nonostante gli ostacoli politici e burocratici - il fondo d'investimento interessato a dare
continuità al progetto non molla la presa.E la settimana prossima incontrerà liquidatore giudiziale della
Progetto Udine srl, il professor Giuliano Buffelli, e Pio Tarcisio Testa, amministratore unico della società (in
liquidazione) a cui appartengono i terreni di Molin Nuovo. La conditio sine qua non per proseguire la
trattativa è l'ammorbidimento delle posizioni del Comune, che ha chiesto alla controparte di cancellare o
quantomeno contenere i metri quadrati da destinare a finalità commerciali. Un elemento questo
considerato imprescindibile per la sostenibilità del progetto di riqualificazione dell'area, per il quale la il
Forum Real Estate Management, il fondo britannico che già detiene la proprietà del Terminal Nord, è
pronto a investire 40 milioni di euro. Su questo punto la holding è stata molto schietta con il pool di
professionisti che sta cercando di allontanare lo spettro del fallimento della Progetto Udine, che sancirebbe
una sorta di "libera tutti" in caso di aggiudicazione all'asta (la deadline è fissata al 10 marzo) di terreni e
fabbricati che dovevano comporre l'ambizioso progetto di Parco Nord. Senza spazi commerciali,
l'interessamento è destinato a naufragare. Peraltro, fanno notare fonti vicine alla proprietà, già il progetto
originario dell'alba del Duemila (che immaginava ben dodici palazzine a uso residenziale) prevedeva 1.500
metri quadrati a uso commerciale, con piccole attività a servizio degli appartamenti. Si tratterebbe, dunque,
di trovare un punto d'incontro tra quella metratura e i 5 mila metri quadri già bocciati dalla giunta
comunale. Tutto lascia intendere che la fumata bianca arriverà a metà strada, con il Comune che potrebbe
considerare la concessione di 3.500- 4 mila metri quadri a destinazione commerciale come una mezza
vittoria. Facile prevedere che la linea da seguire possa essere tracciata entro la fine della prossima
settimana.Ci sono due ulteriori ostacoli sulla strada che porta alla rinascita dell'area. Il primo è di natura
legale, con il Comune che ha deciso di resistere in giudizio di fronte al Tar per difendere la delibera con la
quale ha bocciato la soluzione urbanistica della Progetto Udine srl. Il secondo riguarda gli oneri per la
bonifica degli undici ettari al centro della vicenda: dopo aver rimosso l'amianto (al termine di un'altra
battaglia a colpi di carte bollate), prima di avviare le attività di costruzione sarà necessario mettere mano al
portafoglio per riqualificare sotto il profilo ambientale i terreni. Servono almeno (ed è una previsione
ottimistica) 2 milioni di euro.

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Safilo acquista Privè Revaux. Lo sconcerto dei sindacati (M. Veneto Udine)
Safilo annuncia l'acquisto del marchio Privè Revaux, operazione da 61 milioni di euro che ha mandato su
tutte le furie il sindacato di categoria. Con una nota congiunta, le segreterie nazionali di Filctem Cgil, Femca
Cisl e Uiltec Uil hanno espresso «profondo sconcerto e dissenso nell'apprendere» rispetto alla notizia, che
stona considerati i 700 esuberi, 235 dei quali allo stabilimento Safilo di Martignacco, previsti dal piano
industriale. «Essendo nel pieno delle trattative sindacali - affermano i segretari - troviamo assolutamente
scorretto e irrispettoso del tavolo sindacale, che tale scelta aziendale non sia né stata comunicata ai tavoli
di confronto, compreso quello al Mise, né inserita nel piano industriale presentato sempre in sede
ministeriale». Fatti che non favoriscono le trattative in corso. Anzi, «creano - a detta delle parti sociali -
ulteriori tensioni e preoccupazioni tra i lavoratori». Pronta la risposta dell'azienda, che in qualità di società
quotata in borsa ha ricordato anzitutto il fatto d'esser tenuta al rispetto di norme che impediscono la
diffusione di informazioni in corso di negoziazione. Nella lettera inviata in risposta alle organizzazioni
sindacali, Safilo ha quindi chiarito che «il piano industriale, presentato al mercato nonché alle parti sociali,
in ripetute occasioni, prevede chiaramente uno sviluppo da parte del gruppo anche attraverso nuove
acquisizioni e partnership». Nessuna spiacevole sorpresa quindi a sentire l'azienda, se poi avrà o meno
ripercussioni negative sulla trattativa in corso, questo resta da vedere. Dopo l'incontro nella sede di
Confindustria, il sindacato si è preso un po' di tempo per alcuni approfondimenti tecnici, al termine dei
quali, questione di qualche giorno, le parti torneranno al tavolo per cercare di arrivare all'intesa. M.D.C.

Crisi Lavinox, gli operai ricevuti dal sindaco (M. Veneto Pordenone)
Il sindaco di Chions, Renato Santin, ha ricevuto ieri in municipio una rappresentanza dei 126 lavoratori delle
imprese Lavinox (Villotta di Chions) e Sarinox (Aviano), da tempo in situazione di crisi. I rappresentanti dei
lavoratori hanno parlato della gravissima situazione e dell'angoscia per il futuro, dato che lunedì cesserà
ogni ammortizzatore sociale e molte famiglie si troveranno in difficoltà. Il sindaco ha espresso solidarietà ai
lavoratori, auspicando che gli sforzi dell'assessore regionale Bini, di sindacati e Confindustria portino
rapidamente a risultati. Sicuramente, la richiesta avanzata al Ministero del lavoro di attivare una cassa
integrazione straordinaria «consentirebbe, se concessa, a molte famiglie di tirare un sospiro di sollievo.
Tuttavia - ha aggiunto Santin -, l'uscita dalla crisi, e in questo senso si sta muovendo la Regione, è quella di
trovare nuovi imprenditori, seri e disposti a investire. In ogni caso, per quanto sarà possibile fare, la porta
del Comune è sempre aperta».

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Addio reparti classici nel nuovo ospedale. Pazienti divisi per piani secondo la gravità (M. Veneto Pn)
Donatella Schettini - Un ospedale nuovo non solo nell'edificio, ma anche nell'organizzazione. Una diversa
concezione dei reparti e dello spazio, secondo i livelli di intensità di cura. A parlarne è stato il nuovo
direttore generale della Asfo (Azienda sanitaria Friuli occidentale), Joseph Polimeni, in un incontro con il
consiglio dell'ordine dei medici e degli odontoiatri della provincia di Pordenone. Medici che hanno espresso
qualche riserva sulla nuova organizzazione, auspicando, però, che possa portare ai risultati attesi.«Lo scopo
dell'incontro - ha raccontato il presidente dell'Ordine Guido Lucchini - era conoscersi e capire gli
orientamenti della nuova direzione. L'Ordine dei medici non può esimersi dall'occuparsi, oltre che dei
problemi deontologici ed etici, della semplificazione dei percorsi assistenziali, a vantaggio dei cittadini
pazienti, dell'organizzazione dell'assistenza sanitaria nella nostra area vasta pordenonese, della necessità di
una formazione continua del professionista medico». Polimeni ha evidenziato l'importanza del confronto e
del dialogo tra i diversi soggetti per costruire un sistema che dia risposte alla complessità che emergono.Il
direttore generale ha detto che il cronoprogramma dell'ospedale è rispettato e a una domanda posta dai
consiglieri sul futuro dell'ospedale ha chiarito che il nuovo ospedale è un'opportunità per Pordenone. Non
solo per i "muri", ma per l'inserimento di professionisti "performanti", bravi, al fianco di quelli che già ci
sono. Ha anche detto che bisogna pensare a un ospedale nuovo sotto tutti i punti di vista, superare la logica
dei vecchi ospedali, in cui le divisioni, i reparti e i servizi specifici sono prerogativa delle diverse branche
specialistiche. Il nuovo ospedale sarà gestito secondo livelli di intensità di cura, con piattaforme
organizzative in grado di rispondere ai nuovi bisogni. Cambiano le tecniche chirurgiche, ha detto, le
tecnologie e anche l'organizzazione. Niente più reparti, quindi, ma aree a diversa intensità assistenziale, dal
meno grave al più grave, divisi per piani. Il primario non avrà, quindi, il reparto, ma sarà chiamato a seconda
della necessità dei pazienti. Un modello organizzativo già introdotto in altre realtà italiane ed europee, ma
al debutto in Fvg.L'altra sfida, ha detto il direttore generale, sarà quella di dare risposta alla cronicità: l'area
vasta pordenonese dimostra di avere già una buona organizzazione necessità di una ulteriore
implementazione.Circa la nuova organizzazione ospedaliera Lucchini osserva che «c'è perplessità perché
l'innovazione e il cambiamento fanno sempre paura, ma noi auspichiamo che porti ai risultati sperati. Per
noi importante è che ci sia il massimo rispetto dei ruoli specifici delle varie professioni sanitarie». Il
confronto tra Asfo e ordine dei medici proseguirà: «Abbiamo già concordato incontri a breve - ha concluso
Lucchini - nel corso dei quali ci saranno illustrati gli stati di avanzamento dell'ospedale e le varie azioni che
l'azienda sta portando avanti».

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