MOTIVAZIONI,OBIETTIVI & METODO - PER UN'INVERSIONE DI ROTTA - Forum Disuguaglianze Diversità

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SINTESI DELLE PROPOSTE MOTIVAZIONI E OBIETTIVI

    MOTIVAZIONI,OBIETTIVI & METODO
     PER UN’INVERSIONE DI ROTTA
     L’ingiustizia sociale e la percezione della sua ineluttabilità                dimensioni del nostro vivere: quella economica e del lavoro;
sono all’origine dei sentimenti di rabbia e di risentimento dei                    quella sociale, attraverso l’accesso ai servizi fondamentali e
ceti deboli verso i ceti forti e della “dinamica autoritaria” in                   alla ricchezza comune (ambiente, paesaggio, risorse naturali,
atto. Il Forum Disuguaglianze e Diversità (ForumDD), che                           spazi urbani e conoscenza)4 e la loro qualità; quella del con-
mette insieme le conoscenze dei mondi della ricerca e della                        sumo (di beni primari, credito e assicurazioni, mobilità, ser-
cittadinanza attiva, ritiene che non ci sia nulla di ineluttabi-                   vizi digitali); e quella dell’informazione e della politica. Su
le nelle disuguaglianze: se i poteri, le opportunità e i risulta-                  questi molteplici piani di vita, si manifestano anche profonde
ti non vengono riequilibrati, è perché si è scelto di non farlo.                   disuguaglianze di riconoscimento, legate alla percezione che
Un’alternativa esiste, ed esistono le condizioni per trasformare                   i nostri valori e le nostre norme siano riconosciuti o piuttosto
i sentimenti di rabbia nella leva di una nuova stagione di eman-                   trascurati o disprezzati, e che i nostri bisogni e aspirazioni
cipazione che accresca la giustizia sociale. Questo convinci-                      personali siano compresi o piuttosto ignorati.
mento spiega il nostro obiettivo generale: “produrre, promuovere                       Negli ultimi trent’anni la tendenza alla riduzione delle di-
e influenzare proposte per l’azione collettiva e per l’azione pubblica             suguaglianze, osservata a partire dal secondo dopo guerra, si è
che favoriscano la riduzione delle disuguaglianze e la giustizia sociale,          interrotta o invertita (cfr. Riquadro A e Allegato 1); è accadu-
secondo l’indirizzo dell’articolo 3 della Costituzione”1. E spiega la              to ad esempio per il reddito. Sono cresciute le disuguaglianze
scelta di costruire un gruppo di proposte per la giustizia socia-                  di ricchezza, in modo non riconducibile ai “meriti”. Le retri-
le, ispirate dall’analisi e dalle idee di Anthony Atkinson.                        buzioni si sono polarizzate e lo stesso è accaduto alle condi-
                                                                                   zioni lavorative, e l’automazione ha spesso prodotto per molte
    GIUSTIZIA SOCIALE E DISUGUAGLIANZE                                             lavoratrici e lavoratori un declino del senso di sé. Nonostante
                                                                                   alcuni miglioramenti, persistono le disuguaglianze di genere e
    Per “giustizia sociale” intendiamo “la capacità di ciascu-
                                                                                   molte donne subiscono violenze economiche e fisiche che ne
no di fare le cose alle quali assegna un valore” e di “non
                                                                                   inibiscono l’autostima e la piena realizzazione di sé.
compromettere la possibilità delle future generazioni di ave-
                                                                                       I ceti deboli avvertono maggiormente la preoccupazione
re la stessa o più libertà”2. È il concetto di “pieno sviluppo
                                                                                   di un peggioramento dei servizi essenziali, legati alla salu-
della persona umana” utilizzato dalla nostra Costituzione
                                                                                   te, all’assistenza sociale, all’istruzione e alla mobilità. Nelle
e al cui conseguimento essa indirizza l’azione della Repub-
                                                                                   aree interne o rurali, nelle periferie o nei “territori di mez-
blica, quindi di tutti noi. Questo concetto si integra, come
                                                                                   zo” colpiti dalla de-industrializzazione, ma non solo, molte
scrive Amartya Sen, con l’equità del processo attraverso cui
                                                                                   e molti hanno percepito che, di fronte a profonde trasfor-
otteniamo quelle opportunità e con la libertà da ogni dipen-
                                                                                   mazioni (come il cambiamento tecnologico e climatico, le
denza o interferenza3.
                                                                                   migrazioni e la globalizzazione), le proprie aspirazioni e i
    Disuguaglianze, fra persone e territori, e senso di ingiusti-
                                                                                   propri valori venivano trascurati dalle classi dirigenti, politi-
zia sociale sono il segno di questa fase, in Italia come nell’in-
                                                                                   che ed economiche; e hanno ascoltato dalle classi dirigenti
tero Occidente. Le disuguaglianze dipendono sempre più
                                                                                   politiche (degli Stati nazionali, dell’Unione Europea, dei
dall’accesso e dall’uso della conoscenza e riguardano tutte le
                                                                                   centri della cooperazione internazionale) messaggi di im-
                                                                                   potenza e soprattutto una frase, continuamente ripetuta per
1   Cfr. Dichiarazione di intenti del ForumDD [link].
                                                                                   scoraggiare ogni pretesa: “non ci sono alternative”.
2    Si tratta, sulla scia di John Rawls, del concetto di “libertà sostanziale
    sostenibile” di Sen (A. Sen, L’idea di Giustizia, 2011 pp.241 e 251),              Per tutte queste ragioni le disuguaglianze oggi pesano di più.
    che guarda non solo ai risultati finali (funzionamenti) raggiunti da
    ogni persona in tutte le dimensioni della vita (di cui reddito, lavoro         4    Intendiamo per ricchezza comune beni materiali e immateriali (co-
    e ricchezza sono solo una parte) ma anche alle sue opportunità, os-                noscenza) che caratterizzano tutti gli ambienti di vita, di studio, di
    sia alle capacità che la persona ha di raggiungere quei risultati.                 cura, di intrattenimento e cultura, che sono oggi formalmente aper-
3    La forza dell’espressione usata dall’articolo 3 della nostra Costitu-             ti all’utilizzo da parte di tutti i cittadini – nel senso che l’accesso non
    zione sta tra l’altro nell’essere “spaziosa” (per usare un’espressione             è inibito in base alla capacità di pagare un prezzo – in ambito sia ur-
    di Sen), potendo ricomprendere valori delle tre culture che si sono                bano sia rurale. Oltre a fiumi, mare, foreste, montagne e altri simili
    incontrate nella sua scrittura: liberal/azionista, social/comunista e              luoghi, anche luoghi di socializzazione, spazi e piazze, piattaforme
    cristiano/sociale-cattolico/democratica. “Emancipazione” quindi                    aperte di dati, informazione e comunicazione, edifici pubblici, luo-
    va intesa come accrescimento della capacità di tutti noi di agire a                ghi di ricreazione e sport, biblioteche, centri associativi, culturali,
    seconda delle aspirazioni che maturiamo.                                           politici o religiosi.

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15 PROPOSTE PER LA GIUSTIZIA SOCIALE

STATO DELLE DISUGUAGLIANZE IN TREDICI PUNTI
    1. A livello mondiale, nell’ultimo trentennio si sono ridotte le disuguaglianze di reddito fra persone (cfr. Fig. A1), soprattutto grazie alla
       crescita economica di India e Cina e delle altre economie emergenti e la risultante riduzione della disparità di redditi fra paesi5. Ma circa
       un quarto della crescita complessiva del reddito è andato all’1% più ricco della popolazione mondiale (cfr. Fig. A2). Sono diminuite anche
       le disuguaglianze in termini di salute, misurate dalla speranza di vita alla nascita e dalla mortalità infantile67.
    2. Le disuguaglianze e la povertà mondiali rimangono assai gravi. La speranza di vita alla nascita va da un minimo di 51 anni in paesi come Sierra
       Leone e Repubblica Centro Africana ad un massimo di circa 83 in Italia, Spagna, Svizzera e Giappone8. Gli anni di vita attesa se si soffre di una
       patologia variano da 6,5 nella Repubblica Centro Africana a oltre 11 in Svizzera e Turchia9. Sebbene il numero di anni medi in istruzione sia
       cresciuto, in Niger, Mozambico e Mali è ancora inferiore a 210. Il numero di individui che vive in condizioni di povertà estrema (meno di 1,90
       US$) è diminuito (cfr. Fig. A3), ma in molti paesi africani rimane elevatissimo: in Burundi, Malawi, Madagascar e nella Repubblica Democra-
       tica del Congo la percentuale di individui che vive in condizioni di povertà estrema è superiore al 70%.11
    3. Sempre nell’ultimo trentennio, in Occidente, in Europa e in Italia si è arrestata la caduta della disuguaglianza di reddito fra le persone
       osservata nel trentennio postbellico. L’aumento è stato più marcato nei paesi di lingua inglese. In molti paesi europei, tra cui l’Italia, la disu-
       guaglianza dei redditi disponibili (misurata dall’indice di Gini) è risalita tornando a valori simili a quelli osservati alla fine degli anni ’70 (cfr. Fig.
       A.4). Resta straordinariamente elevato il divario complessivo di genere (che coglie le disuguaglianze nel reddito a parità di ruolo, nelle ore
       lavorate retribuite e non retribuite e nel tasso di occupazione), misurato dall’Eurostat in 43,7% per l’Italia contro 39,7% per la media europea.
    4. Ancora più elevata è la disuguaglianza dei redditi di mercato, prima di ogni intervento redistributivo dello Stato (attraverso le imposte, i
       contributi sociali e i trasferimenti), a conferma dell’importanza del ruolo riequilibratore di quest’ultimo. In Italia, ad esempio, l’indice di
       Gini per i redditi da mercato ha un valore analogo a quello di Germania e Francia (50-51%); ma in Italia l’effetto perequativo della redi-
       stribuzione pubblica, pur significativo, è inferiore a quello osservato negli altri due maggiori paesi dell’UE (cfr. Fig. A5).
    5. La gravità delle disuguaglianze, il loro aumento o l’arresto della loro riduzione colpiscono in primo luogo le persone con i redditi minimi. Nei
       maggiori paesi europei è in crescita la percentuale di individui a rischio povertà o esclusione sociale, l’indicatore usato per il monitoraggio
       europeo delle condizioni sociali che tiene conto oltre che della povertà relativa di reddito anche della deprivazione materiale e della bassa
       partecipazione al mercato del lavoro (cfr. Fig. A.6). In Italia, dopo essersi mantenuta a valori costanti, tra il 2004 e il 2010, ha ricominciato
       a crescere e nel 2017 il 29% circa della popolazione è a rischio povertà o esclusione sociale (cfr. Fig. A.7), il 12% vive in condizioni di grave
       deprivazione materiale12 e il 14,2% vive in condizioni di povertà relativa, quasi il doppio rispetto alla fine degli anni ’80 (cfr. Fig. A.8) perma-
       nendo il forte divario fra il Sud e il Centro-Nord13. L’incidenza della povertà è assai superiore nelle famiglie degli immigrati, colpite in misura
       sproporzionata dalla crisi economica recente: per le famiglie con minori (fino a 17 anni) la situazione è ancora peggiore, con conseguenze
       per le giovani generazioni (cfr. Figura A16) che si riperquoteranno negativamente sulla loro vita da adulti e sulle prospettive del paese.
    6. A essere svantaggiati dalle tendenze dell’ultimo trentennio è anche la parte più vulnerabile dei ceti medi. La contrazione di reddito avve-
       nuta in Italia con la crisi iniziata nel 2008 è stata assai più marcata per chi occupa il 40% più basso della distribuzione del reddito (cfr. Fig.
       A.9). Ancora nel 2016, quando il reddito pro-capite ricominciava a crescere (di poco più del 2%) per il totale della popolazione, per il 40%
       più povero c’è stata una contrazione dell’1% circa. In tutti i paesi OCSE non riuscire a far quadrare i conti risulta come il rischio principale
       percepito dalla popolazione in 5 paesi (Canada, Cile, Grecia, Italia e Stati Uniti), e tra i primi tre in tutti gli altri14.
    7. Al contrario, nello stesso trentennio, la situazione è migliorata per i ceti forti, come mostrano i dati sulla ricchezza detenuta dall’ 1% più
       ricco, in Europa e in Italia (cfr. Fig. A.1 e Fig. A.10). In Italia, nel 1995, il 10% più ricco della popolazione (circa 5 milioni di adulti) concen-
       trava nelle proprie mani circa la metà della ricchezza netta del Paese. Nel 2016 questa quota superava il 60% (cfr. Fig. A.11). Ai 5,000
       individui più ricchi del paese è andato, sempre nel 2016, circa il 7% della ricchezza complessiva (cfr. Fig. A12.A). Questa quota si è più che
       duplicata nell’ultimo decennio.

5    F. Alvaredo, L. Chancel, T. Piketty, E. Saez, G. Zucman, The Elephant curve of global inequality and growth, WID.world WP Series n.20 (2017).
6    M. Roser, Life Expectancy, 2018 Published online at OurWorldInData.org, 2018. [link]
7    M. Roser, E. Ortiz-Ospina (2018), Global Rise of Educatio, Published online at OurWorldInData.org [link])
8    ibidem
9    ibidem
10 ibidem
11 M. Roser, E. Ortiz-Ospina, Global Extreme Poverty, Published online at OurWorldInData.org, 2017. [link]
12 Secondo, le rilevazioni dell’ISTAT, gli individui in stato di grave deprivazione sono raddoppiati dal 2010 al 2012 passando dal 7 al 15 percento circa, per poi sta-
   bilizzarsi ad un livello più alto pari al 12% fino al 2016.[link]
13 A. Brandolini, R. Gambacorta, A. Rosolia, Inequality Amid Income Stagniation; Italy ovethLast Quarter of a Century. Banca D’Italia, Questioni di Economia e
   Finanza N. 442, 2018.
14 OECD, Risks that Matter: early results from the OECD Cross-National Survey on Social and Economic Risks, Policy Brief on the Future of Work, 2018. [link]

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SINTESI DELLE PROPOSTE MOTIVAZIONI E OBIETTIVI

  8. Le disuguaglianze sono fortemente concentrate sul piano territoriale e i divari si vanno accrescendo. Nel complesso dell’UE15, nell’ultimo
     trentennio, si è interrotta la riduzione dei divari di reddito che era in corso dagli inizi del ‘900. Tali divari sono anzi tornati a crescere15
     (cfr. Fig. A.13)

  9. Sul piano territoriale, la situazione dell’Italia è particolarmente grave. Per la dimensione dei divari fra regioni (ad esempio, il reddito medio
     mensile disponibile in Lombardia è più elevato del 69% rispetto a quello della Calabria16), e perché tutte le regioni italiane hanno perso
     terreno rispetto alle altre regioni europee. Ad esempio, tra il 2003 e il 2017, la Lombardia è passata dal 28esimo al 52esimo posto nella
     graduatoria delle regioni europee in termini di Pil pro-capite, l’Emilia Romagna dalla 45esima alla 72esima posizione17.

  10. Le disuguaglianze territoriali riguardano anche l’accesso e la qualità dei servizi fondamentali. La percentuale di studenti e studentesse
      che esce precocemente dal sistema di istruzione e formazione, in calo ma ancora superiore in Italia rispetto alla media europea18, resta
      nel Sud di circa 5 punti percentuali più elevata che nel resto del paese (cfr. Fig. A.14). Forti disuguaglianze territoriali, specie tra Nord e
      Sud, si osservano anche nelle performance, come mostrano gli ultimi risultati Invalsi in termini di competenze in italiano e matematica,
      e si allargano man mano che studenti e studentesse proseguono nel corso degli studi. Nel secondo anno delle scuole superiori la perfor-
      mance media al Sud è pari a 185 contro 210 al Nord. Lo stesso vale per la matematica (cfr. Fig. A.15). Particolarmente svantaggiate sono
      le aree interne: non tanto in termini di risultati scolastici (i valori sono simili alla media italiana) ma per la bassa percentuale di classi a
      pieno tempo (22,9% nelle aree interne, 30% media nazionale), il più alto turn-over di insegnanti (9,8% vs 6,5%) e l’alta percentuale di
      classi con non più di 15 studenti o studentesse (50,3 vs 19,2%)

  11. Gravi sono le disuguaglianze territoriali anche per la salute. Per il tasso di mortalità neonatale, pure complessivamente ridottosi ancora
      nell’ultimo decennio e pari al 2 per mille nel 2015, persistono differenze regionali, nei valori e nei trend (cfr. Fig. A.16). Assai forte è an-
      che lo svantaggio di chi vive in aree interne dove il tasso di ospedalizzazione inappropriato è più alto così come i tempi di attesa per le
      ambulanze (in media 26 minuti contro lo standard nazionale di 16, ma in alcune aree oltre i 40 e in alcuni comuni oltre i 70).

  12. Nella valutazione delle persone oltre alla propria situazione economica e all’accesso e qualità dei servizi fondamentali – in termini asso-
      luti o relativi – conta anche la percezione dell’attenzione che le autorità e le classi dirigenti in genere prestano a tali condizioni, ai propri
      bisogni, alle proprie aspirazioni, ai propri valori e al proprio ambiente. Questa disuguaglianza di riconoscimento viene colta dalle indagini
      qualitative19. Se ne trovano indizi nelle indagini sulla percezione delle persone. In Italia, il 61% delle persone intervistate nel 2016 ritiene
      che le disuguaglianze siano aumentate nell’ultimo quinquennio e per l’80% le politiche per ridurle sono prioritarie e urgenti20. I giovani
      esprimono una preoccupazione ancora maggiore: il 72% pensa che le disuguaglianze siano aumentate e il 66% attende un peggioramen-
      to della posizione sociale ed economica rispetto alla precedente generazione21.

  13. Il giudizio negativo di vaste fasce di ceti deboli sulle autorità politiche che hanno governato i paesi occidentali nell’ultimo trentennio è
      riflesso nel voto, soprattutto nella sua forte polarizzazione territoriale. Per l’Europa, una recente analisi condotta su oltre 60mila distretti
      elettorali mostra una forte relazione fra il voto anti-europeo, utilizzato come proxy del voto anti-elitario, e il declino economico e indu-
      striale di medio-lungo termine dei distretti, che coglie la non rilevanza di quei territori nelle strategie delle classi dirigenti o il loro insuc-
      cesso22. Per l’Italia, l’analisi del voto nelle elezioni politiche del 2018, mostra che nelle aree interne maggiormente colpite dal declino
      demografico e dunque selezionate per l’intervento della Strategia nazionale aree interne – oltre 1000 comuni che coprono circa il 17%
      del territorio nazionale col 3% della popolazione – i due partiti M5S e Lega hanno mediamente ottenuto, in ogni Regione, il 5% di voti in
      più rispetto ai voti ottenuti nel resto della Regione23.

15 Cfr. J.R. Roses, N. Wolf, Regional Economic Development in Europe 1900-2010, CEPR Discussion Paper, 2018; J. Bachtler, J. Oliveira Martins, P. Wostner, P. Zuber,
   Towards Cohesion Policy 4.0, Regional Studies Association, 2017.
16 Cfr. M. Pratesi, C. Giusti, A. Lemmi, S. Marchetti, L. Biggeri, Le disuguaglianze territoriali nella distribuzione dei redditi delle famiglie italiane, Menabò di Etica ed
   Economia, 2018 [link].
17 Le posizioni sono calcolate ordinando le regioni europee (NUTS2), dalla più ricca alla più povera. Le regioni considerate sono tutte quelle dei paesi UE ad ecce-
   zione di Francia, Lituania, Olanda e Polonia per le quali le informazioni sul PIL pro-capite sono disponibili a partire dal 2015.
18 Eurostat, Early leavers from education and training, 2018.
19 Cfr., ad esempio M. Bussolo, M.E. Davalos, V. Peragine, R. Sundaram (2018), Toward a New Social Contract: Taking on Distributional Tensions in Europe and
   Central Asia, Europe and Central Asia Studies, World Bank; E. Cox (2018), People, Public Services, Place and Power: a new prospectus for research and action, RSA
   website [link]; I. Scoones, M. Edelman, S.M. Barros jr., R. Hall, W. Wolford, w B. White (2018), Emancipatory Rural Politics: Confronting Authoritarian Populism,
   Journal of Peasant Studies; K.J. Cramer (2016), The Politics of Resentment, Chicago University Press; R. Wuthnow (2018), The Left Behind: Decline and Rage in Rural
   America, Princeton University Press.
20 Demopolis, L’età della disuguaglianza, 2018.
21 Idem.
22 Cfr. L. Dijkstra, H. Poelman, A. Rodriguez-Pose, The geography of EU discontent and the revenge of the places that don’t matter, in corso di pubblicazione.
23 Cfr. C. Fusco, A. Picucci, I cittadini del margine al voto, in A. DeRossi (a cura di) 2018, Riabitare l’Italia, Donzelli.

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15 PROPOSTE PER LA GIUSTIZIA SOCIALE

    LACERAZIONI SOCIALI                                                         sigenti che sanzionino comportamenti “devianti”. La stu-
                                                                                diosa americana, Karen Sennert, già nel 2005 le aveva viste
    E MOTIVAZIONI PER AGIRE                                                     arrivare, raccogliendole nell’espressione “dinamica autorita-
    Si è allora prodotta una lacerazione profonda, anche cul-                   ria”25, che facciamo nostra26.
turale e politica, fra ceti deboli e ceti forti. Spesso la frattura                 Oggi, quando questa dinamica investe gli interessi del-
corre anche all’interno di queste ampie categorie, secondo                      le classi dirigenti economiche e politiche, tutti (o quasi) ne
una mappa sociale sempre più granulare che si fatica a cat-                     sono consapevoli. Tutti (o quasi) affermano che le accresciu-
turare in modo rigoroso. Ispirandoci alla soluzione pragma-                     te disuguaglianze ne sono la causa. Ma la risposta è esile, se
tica utilizzata molti anni or sono dal movimento del commu-                     non assente. Ovvero, nel caso di una parte del pensiero libe-
nity organising statunitense, abbiamo comunque trovato utile                    rale, la risposta è corposa e anche radicale, ma si volge solo
operare almeno una distinzione: dei ceti deboli in ultimi,                      all’indietro, a ripristinare “un po’ di socialdemocrazia”: re-
penultimi e vulnerabili; dei ceti forti in resilienti e primi24.                distribuzione e più forte concorrenza in tutti i mercati, “per-
    In mancanza di un progetto convincente di emancipazio-                      ché altrimenti le disuguaglianze faranno saltare il sistema”27.
ne, l’insieme di disuguaglianze economiche, sociali e di rico-                      Noi invece pensiamo che le disuguaglianze devono es-
noscimento ha prodotto un fascio di reazioni convergenti: il                    sere ridotte perché è giusto, perché esse toccano il nostro
rigetto delle diversità e l’aspirazione all’omogeneità dentro                   “senso di giustizia”. Pensiamo che possono essere ridotte
comunità ristrette (su base etnica, religiosa, nazionale o di                   perché sono il frutto di scelte. Pensiamo che per farlo sia
confini anche più ristretti); la sfiducia e spesso l’avversione                 necessaria una significaiva riallocazione di potere. Pensiamo
per le autorità e gli esperti; una domanda di autorità intran-                  che a questo scopo, oltre a recuperare strumenti messi erro-
                                                                                neamente da parte nell’ultimo trentennio, vadano sfruttate
24 Le cinque categorie si ispirano sia al livello delle risorse di cui le
                                                                                le nuove opportunità, tecnologiche e di partecipazione, di
   persone dispongono, in parte colte dalla posizione nella distribuzio-        questa fase, per guardare in avanti. Pensiamo che si debba
   ne del reddito e della ricchezza e nel lavoro, sia allo status sociale e     mirare a modificare non solo i meccanismi che determinano
   allo stile di vita delle persone, sia ad un profilo dinamico, ossia alla
                                                                                le opportunità, ma anche i meccanismi che determinano i
   capacità o incapacità della persona di affrontare i cambiamenti in
   atto nella globalizzazione, nella tecnologia, nel clima, nelle migra-        risultati. È nella nostra natura umana badare a che nessuno
   zioni. Si tratta di una categorizzazione debole (per i rischi di questa      abbia troppo e soprattutto a che nessuno abbia troppo poco:
   e altre scelte, cfr. ad esempio M. Filandri, G. Semi, Viva le classi         e allora è bene preoccuparsi in anticipo che non vi sia ec-
   sociali !, in Il Mulino, 19 novembre 2018) ma che abbiamo trovato
   utile nel lavoro e che trae coraggio e ispirazione dalla lettura della       cessivo divario di risultato a seconda che nella vita “ti vada
   società americana in tre gruppi - “chi ha”, “chi ha poco e vorrebbe di       bene o ti vada male”.28
   più” e “chi non ha” – utilizzata negli anni ’60 da Saul Alinsky, fon-
   datore del “community organising” negli Stati Uniti. Per ultimi, in-
   tendiamo le persone nella coda più bassa della distribuzione di red-
                                                                                    ESISTE UN’ALTERNATIVA
   dito e ricchezza, che, vivendo in condizioni di povertà o esclusione            Un’alternativa, un avvenire di maggiore giustizia sociale,
   sociale, avvertono spesso di essere irrimediabilmente trascurati,
   se non vituperati, dal grosso della società. Per penultimi, intendia-        è possibile. È possibile con le nuove tecnologie dell’informa-
   mo la fascia immediatamente superiore nella distribuzione di red-
   dito e ricchezza, comunque colpita da povertà o esclusione sociale:          25 Cfr. K. Sennert, The Authoritarian Dynamic, CUP, 2018. Sennert argomen-
   comprende persone che, essendo colpite dalla crisi economica,                   ta (e mostra con test empirici) che la percezione di una minaccia ai propri
   dai cambiamenti in atto o da eventi imprevisti, ovvero essendo                  valori e alle proprie norme, minaccia che lei aveva visto crescere, scatena un
   al di fuori di circuiti sociali e familiari di solidarietà, sono caduti al      comportamento autoritario nelle persone che sono più predisposte all’au-
                                                                                   torità di gruppo piuttosto che all’autonomia individuale, all’omogeneità
   di sotto della soglia di una vita dignitosa. Con i vulnerabili siamo
                                                                                   piuttosto che alla diversità. E’ una delle dimensioni (fortemente legata alle
   nella grande fascia intermedia della distribuzione del reddito, ten-            disuguaglianze di riconoscimento) che spiega le reazioni che osserviamo,
   denzialmente nella sua parte inferiore, ma il loro tratto dominante             assieme all’acuirsi delle disuguaglianze economiche e sociali e alla loro forte
   è, appunto, la “vulnerabilità”, la difficoltà o incapacità (soggettiva o        concentrazione territoriale.
   oggettiva), in genere a seguito delle condizioni di partenza (ricchez-       26 Queste valutazioni e quelle successive sono elaborate in maggiore dettaglio
   za privata, istruzione, rete di relazioni, familiare e/o di comunità),          nel Documento di Progetto (link) sulla base del quale il ForumDD si è costi-
   di reagire agli imprevisti, alla crisi economica, ai cambiamenti in             tuito e sono riassunte nelle Slides di Missione (link) dove le principali parole
   atto nelle tecnologie, nella competizione globale, nell’apertura delle          o espressioni rinviano a un WikiForum.
   frontiere ai flussi migratori. Anche con i resilienti siamo nella fascia     27 La frase è nostra ma riassume la motivazione che muove in modo esplicito
   intermedia della distribuzione del reddito, ma tendenzialmente nel-             quelle posizioni. Si veda in particolare A Manifesto for Renewing Liberalism
   la parte più alta, e soprattutto il loro tratto dominante è, appunto, la        diffuso il 13 settembre 2018 dalla rivista The Economist. La radicalità non
   “resilienza”, la capacità di resistere, reagire e anzi spesso di avvan-         sta tanto nella proposta di innalzare l’imposizione sulle eredità (la premessa
                                                                                   della nostra Proposta n. 15) o in quella di disegnare nuove forti imposte che
   taggiarsi dei cambiamenti tecnologici, della competizione globale,
                                                                                   colpiscano la rendita fondiaria urbana, quanto nel riferimento all’idea che i
   nell’apertura delle frontiere ai flussi migratori: la capacità di fare          giganti del digitale paghino gli utenti della rete per le informazioni che essi
   questo non è solo legata a condizioni soggettive, ma dipende in forte           immettono quotidianamente.
   misura dalle circostanze economiche e sociali della propria vita, op-
                                                                                28 Per questa osservazione che ricompone la supposta dicotomia, a lungo stru-
   poste a quelle dei vulnerabili. E siamo ai primi: in questa categoria           mentalizzata, fra uguaglianza delle opportunità e dei risultati, cfr. Atkinson
   rientrano le persone che occupano la posizione più alta nella distri-           (2015), pp. 10-11. Atkinson osserva anche che “le disuguaglianze di risultato
   buzione del reddito e della ricchezza e comunque che esercitano un              influenzano direttamente le disuguaglianze di opportunità … della prossima
   controllo sulle decisioni economiche, politiche o amministrative.               generazione”, una ragione ulteriore per prendersi cura di entrambe.

 20                                                                                                           FORUM DISUGUAGLIANZE DIVERSITÀ
SINTESI DELLE PROPOSTE MOTIVAZIONI E OBIETTIVI

zione e con l’attuale riduzione di distanza fra luoghi e per-                         lettuale); la sistematica rimozione degli obiettivi di stabiliz-
sone (l’essenza tecnica della globalizzazione): l’uso che ne è                        zazione del ciclo economico e della piena occupazione; l’in-
stato fatto ha prodotto una forte concentrazione di potere e                          debolimento della regolazione dei mercati e della leva delle
forti disuguaglianze29; sta a noi rovesciare questa tendenza, e                       imprese pubbliche; la deriva iper-razionalista di riforme cie-
accrescere così la giustizia sociale. Come sta a noi far sì che                       che alla diversità dei contesti e alle conoscenze/preferenze
l’impellente reazione al cambiamento climatico avvenga pri-                           delle persone nei luoghi (le due sindromi del New Public
ma di tutto a vantaggio di vulnerabili, penultimi e ultimi. È                         Management: one-size-fits all e best-practice); la rinunzia degli
possibile tratteggiare questo avvenire più giusto, perché dietro                      Stati a fissare obiettivi strategici per lo sviluppo urbano e
ogni minaccia per i ceti deboli si intravede un’opportunità.                          territoriale, affidandosi e assecondando le scelte delle mega-
    Dietro la messa in discussione di valori e norme di vita                          e grandi imprese; i tagli di bilancio sulle spese per welfare,
da parte di globalizzazione e migrazioni, sta la possibilità                          istruzione, cultura e investimenti; e poi, per compensare i
di rigenerare valori grazie alla contaminazione reciproca di                          danni economici e sociali prodotti da tutto ciò, trasferimenti
culture e norme (come ripetutamente accaduto nella nostra                             compensativi ai territori in difficoltà, che hanno incentivato
storia). Dietro la pressione al ribasso sulle retribuzioni che                        passività, posizioni di rendita e illegalità30.
viene dall’automazione e dall’ offerta di lavoro dell’Asia sta                            C’è di più. La riduzione del potere di negoziazione e di par-
la possibilità di affidare alle macchine lavori ripetitivi e ri-                      tecipazione del lavoro nelle imprese non è solo il frutto della
schiosi, liberando tempo per i lavori migliori e per la cura e                        frammentazione dei processi produttivi e dell’apertura al
il godimento degli altri e della natura, e riequilibrando il di-                      vasto mercato del lavoro asiatico: a questi fattori si è ag-
vario di genere nei compiti svolti senza retribuzione. Dietro                         giunta la scelta di indebolire i sindacati, anziché di spronarli
il senso di impotenza di fronte a decisioni discriminatorie                           al rinnovamento richiesto da quei cambiamenti. E ancora,
prese da poteri impersonali come gli algoritmi di apprendi-                           assieme a questi processi, è cambiato il senso comune, l’im-
mento automatico gestiti da pochi, sta la possibilità di usa-                         magine che istintivamente associamo alle parole chiave del
re quegli algoritmi sotto il nostro controllo per soddisfare                          nostro vivere in società. Si pensi al “merito” che non è più
bisogni collettivi e ridurre discriminazioni. Dietro a rischi                         visto come il frutto tangibile dell’impegno per raggiungere
ambientali e a politiche ambientali che sfavoriscono i ceti                           un obiettivo, ma viene assai spesso misurato in termini pa-
deboli, sta la possibilità di una transizione energetica mirata                       trimoniali, anche indipendentemente da giudizi di valore. O
in primo luogo a favore dei ceti deboli. Queste e altre oppor-                        alla “povertà”, sempre più considerata il risultato di scarso
tunità configurano uno scenario di emancipazione sociale.                             impegno che verrebbe assecondato e aggravato da eventuali
Ma è uno scenario credibile?                                                          interventi di cura e riequilibrio, invece che l’effetto di cir-
                                                                                      costanze avverse che invitano alla cura della persona e al
    TRE RAGIONI PER AVERE FIDUCIA                                                     riequilibrio delle sue capacità: quasi che il problema non sia
                                                                                      più la povertà, ma i poveri.
    Noi pensiamo di sì. Traiamo questa convinzione da tre
                                                                                          E allora, se la situazione in cui ci troviamo dipende in
considerazioni. In primo luogo, osserviamo con Anthony
                                                                                      forte misura da scelte politiche e culturali, possiamo ben
Atkinson che in altri momenti della storia tecnologie e aper-
                                                                                      cambiarla se invertiamo quelle scelte, se cambiamo rotta.
ture dei mercati che potevano prestarsi all’obiettivo di asser-
                                                                                          Questa conclusione è rafforzata dalla terza considerazio-
vire i ceti deboli sono stati volti a obiettivi di emancipazio-
                                                                                      ne: il “fattore Italia”. L’Italia presenta alcuni tratti specifici
ne sociale e sono stati accompagnati da interventi sociali di
                                                                                      che spiegano i risultati particolarmente negativi degli ultimi
grande scala, producendo significative riduzioni delle disu-
                                                                                      anni, anche in termini di livello medio dei nostri redditi, non
guaglianze. La forza del capitalismo sta proprio nell’estre-
                                                                                      solo della loro distribuzione. Fra quelli più attinenti ai temi
ma capacità di adattarsi e anche di accomodare al proprio
                                                                                      che trattiamo, spiccano lo stato della Pubblica Amministra-
interno forme diverse di organizzazione della produzione,
                                                                                      zione (PA) e il forte peso delle piccole e medie imprese. Il
che invertono la sua implicita tendenza alla concentrazione
                                                                                      primo di questi tratti è da sempre un problema, per le ragioni
della ricchezza e del potere. Ma servono idee e forza per
                                                                                      che richiamiamo nel formulare la Proposta n. 11: si è aggra-
aprire quegli spazi.
                                                                                      vato quando l’approccio amministrativistico dominante ha
    In secondo luogo, sono davanti a noi, ben visibili, le
                                                                                      cercato di accomodare le innovazioni del New Public Mana-
scelte errate del neoliberismo dell’ultimo trentennio, respon-
                                                                                      gement e quando frettolose privatizzazioni hanno disperso i
sabili per l’attuale stato delle cose. Sul piano delle politiche:
                                                                                      quadri tecnici dell’IRI o dell’Agenzia per il Mezzogiorno e
lo sbilanciamento degli accordi internazionali (in tema di
                                                                                      di altre imprese ancora, che avevano a lungo compensato le
movimenti di capitale e di protezione della proprietà intel-

29 Si veda la Parte I “Un cambiamento tecnologico che accresca la giustizia           30 Per maggiori dettagli, cfr. il Documento di Progetto [link] e F. Barca, Pla-
   sociale” per un’analisi delle biforcazioni che la tecnologia dell’informazione        ce-based policy and politics, Renewal, March 2019. Cfr. anche C. Collins, Is
   apre fra scenari favorevoli o sfavorevoli alla giustizia sociale.                     inequality in America Irreversible?, Polity Press, 2018.

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15 PROPOSTE PER LA GIUSTIZIA SOCIALE

debolezze della PA. Quanto alle PMI e alla loro organizza-         ricchezza, il tema dell’istruzione e della formazione perma-
zione in nuvole o distretti, esse sono state a lungo un punto      nente emerge continuamente (Cfr. in particolare le Proposte
di forza del paese e di diffusione di benessere, ma, come ve-      nn. 1, 4, 7, 8, 9, 13, 14 e 15). Riequilibrio della conoscenza e
dremo nella Parte I, le nuove forme della conoscenza e del         riequilibrio di potere e ricchezza sono interdipendenti.
suo controllo le hanno messe in difficoltà. Esistono, dunque,
spazi di iniziativa specifici del nostro paese per invertire le       TRE MECCANISMI DI FORMAZIONE
tendenze in atto.
                                                                      DELLA RICCHEZZA
   LA DISUGUAGLIANZA DI RICCHEZZA                                      Abbiamo puntato l’attenzione su tre processi da cui di-
                                                                   pendono la formazione e la distribuzione della ricchezza:
     Abbiamo così deciso di mettere alla prova i nostri con-
                                                                   il cambiamento tecnologico; la relazione fra lavoro e im-
vincimenti elaborando un gruppo di proposte di azioni
                                                                   presa; il passaggio generazionale. Sono i meccanismi che
collettive e pubbliche che potrebbero aiutarci a cambiare
                                                                   governano questi processi ad allocare poteri e a segnare le
rotta. Nel farlo ci siamo concentrati sulla disuguaglianza di
                                                                   opportunità della nostra vita, influenzando così la giustizia
ricchezza, privata e comune, facendone l’oggetto di attenzio-
                                                                   sociale. Non a caso, proprio su questi processi si concentra-
ne del primo biennio di vita del ForumDD. La povertà di
                                                                   no le preoccupazioni sul futuro da parte dei ceti deboli, ossia
ricchezza privata, influenzando tutte le altre disuguaglian-
                                                                   dei gruppi sociali che meno influenzano le scelte di volta in
ze, genera ingiustizia sociale: riduce o annulla la capacità
                                                                   volta compiute.
di reagire agli imprevisti; riduce le opportunità di studio
                                                                       Il cambiamento tecnologico può avere impatti positivi o
universitario; riduce o annulla la capacità di rifiutare un
                                                                   negativi sulla giustizia sociale, può diffondere o concen-
lavoro inadeguato, rischioso o illecito; scoraggia o impe-
                                                                   trare il controllo sulla conoscenza. E così influenzare: la
disce la capacità di realizzare i propri progetti creativi o
                                                                   distribuzione fra profitti e salari; l’occupazione; la dignità
imprenditoriali; aggrava la discriminazione ancora così
                                                                   e l’autonomia del lavoro; l’equilibrio fra tempo di lavoro
forte fra donne e uomini; accresce il rischio di vivere nel
                                                                   e non-lavoro; l’equilibrio uomo-donna in merito ai tempi
degrado socio-ambientale e di concorrervi. Una cattiva
                                                                   di cura e assistenza; l’accesso dei ceti deboli ai servizi di
qualità della ricchezza comune riduce le opportunità e le
                                                                   mercato; la capacità di essere informati e di confrontare
capacità di vita e costituisce un forte fattore di discrimina-
                                                                   opinioni diverse; gli effetti sociali della transizione energe-
zione fra le persone che vivono in diversi territori. Le due
disuguaglianze si alimentano l’una con l’altra. Ingiustizia        tica; l’uso che viene fatto della massa di dati personali che
ambientale e sociale si cumulano.                                  immettiamo in rete. A ogni passaggio del cambiamento
     Siamo convinti che una seconda grande disuguaglianza          tecnologico si aprono biforcazioni fra scenari dove si ri-
da affrontare riguarda l’istruzione. Specie in Italia, dove essa   duce e scenari dove cresce la giustizia sociale. Le nostre
si manifesta già nei primi, decisivi anni di vita, prosegue con    proposte agiscono sui meccanismi da cui dipende la scelta
tassi assai elevati di dispersione scolastica, culmina con una     a ogni biforcazione.
quota ancora assolutamente modesta di giovani che con-                 La relazione fra lavoro e impresa, fra lavoratrici e lavora-
cludono gli studi universitari, e fatica a colmare le disugua-     tori, da una parte, e chi esercita il controllo sull’impresa,
glianze di opportunità tra le giovani e i giovani di contesti      dall’altra, ha un ruolo decisivo nel determinare la distribu-
socio-economici diversi. Infatti, dedicheremo alle disugua-        zione della ricchezza, i divari retributivi e di condizioni di
glianze di istruzione il nostro secondo biennio di lavoro. Ma      vita e la stessa natura del cambiamento tecnologico. Accre-
siamo convinti anche di altre tre cose. Che senza affrontare       scere il potere negoziale e di indirizzo del lavoro è un requisi-
il tema della ricchezza il tema dell’istruzione sia un’”anatra     to irrinunciabile per accrescere la giustizia sociale. Richiede
zoppa”: perché una ragazza o un ragazzo non proseguiran-           oggi la combinazione di antiche e nuove tutele e un nuovo
no o non si impegneranno negli studi se penseranno che il          dialogo fra lavoro e cittadinanza attiva. Sono l’oggetto delle
proprio handicap di ricchezza condizionerà comunque le             nostre proposte.
proprie scelte di vita. E che troppi usano il tema dell’istru-         Il passaggio generazionale, quando i giovani e le giovani
zione per scantonare dal tema della ricchezza, per poi non         iniziano a costruire un piano di vita, è il momento in cui
fare nulla su entrambi i fronti.                                   al lascito insito nel contesto familiare e sociale e nell’i-
     Siamo, infine, convinti che per affrontare il tema dell’i-    struzione ricevuta si aggiunge il lascito di ricchezza. Può
struzione è utile partire proprio dal tema della ricchezza.        essere il passaggio in cui si accentua la disuguaglianza di
Con l’attuale tecnologia dell’informazione, la fonte primaria      opportunità, indipendentemente da ogni merito, e si ac-
della concentrazione del potere e della ricchezza sta nella        celera la concentrazione della ricchezza; o viceversa dove
capacità di concentrare e rendere inaccessibile la conoscen-       si mescolano le carte, ossia la ricchezza trasferita da una
za. Infatti, nel capire come affrontare le disuguaglianze di       generazione a quella successiva viene redistribuita, accre-

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SINTESI DELLE PROPOSTE MOTIVAZIONI E OBIETTIVI

scendo la libertà sostanziale dei giovani e delle giovani ap-                ricchi” che si va prefigurando se a singole Regioni verrà
partenenti ai ceti deboli. La proposta che avanziamo può                     concesso di fissare i “propri” livelli essenziali di servizio e
fare la differenza.                                                          di trattenere i “propri” introiti fiscali per finanziarli. Ol-
                                                                             tre, ancora una volta, a gravi errori politici, dietro questa
   RE-DISTRIBUIRE E PRE-DISTRIBUIRE                                          ipotesi sta la resistenza dei cittadini di Regioni a più alto
                                                                             reddito medio ad assicurare in modo stabile una redistri-
    Per rendere più equa la distribuzione della ricchezza e
                                                                             buzione a favore dei cittadinio delle Regioni a più basso
dare stabilità a questo risultato bisogna intervenire su quei
                                                                             reddito medio31.
tre meccanismi. I primi due, cambiamento tecnologico e
                                                                                 Invece, in presenza degli interventi pre-distributivi che
relazione lavoro-impresa, incidono sul processo di accumu-
                                                                             noi proponiamo, diventa sostenibile uno specifico interven-
lazione e formazione della ricchezza privata e di impiego,
                                                                             to redistributivo. Che ha il pregio di essere rapidamente at-
consumo e tutela della ricchezza comune. Riguardano, in al-
                                                                             tuabile. E che è indispensabile per correggere il meccanismo
tre parole, la fase che precede e culmina con la distribuzione
                                                                             del passaggio generazionale. Nel passaggio generazionale,
del reddito e delle opportunità. Per questa ragione, gli inter-
                                                                             infatti, non si forma ricchezza, ma avviene un suo trasferi-
venti su questi meccanismi vengono detti pre-distributivi. Si
                                                                             mento fra persone, appunto da una generazione all’altra; in
tratta di interventi indispensabili, perché capaci di cambiare
                                                                             questo caso solo un’azione re-distributiva può ottenere un ri-
in modo non temporaneo il modo in cui ricchezza privata
                                                                             equilibrio, spostando risorse a favore di chi è nato in una fa-
e comune si formano e in cui la prima viene distribuita e
                                                                             miglia (o in un contesto) dove il trasferimento generazionale
la seconda diventa accessibile. Insomma, redistribuiscono la
                                                                             atteso è modesto o nullo grazie soprattutto al contributo di
ricchezza mentre si forma.
                                                                             chi è nato in una famiglia (o in un contesto) dove questo
    In assenza di interventi pre-distributivi, l’intero one-
                                                                             trasferimento è significativo o cospicuo.
re dell’aggiustamento sarebbe caricato sugli interventi
                                                                                 Le nostre proposte dunque sono in larga misura di tipo
re-distributivi, che attraverso imposte progressive e servizi
                                                                             pre-distributivo. Ma sono integrate da una necessaria propo-
pubblici universali spostano reddito, ricchezza e costo dei
                                                                             sta redistributiva relativa proprio al passaggio generazionale
servizi da alcune persone ad altre. Si tratta di interventi in-
                                                                             (Proposta n. 15), oltre che da alcuni interventi redistributivi
dispensabili per correggere la polarizzaizone di reddito e
                                                                             insiti in proposte pre-distributive (Proposte nn. 8, 9, 10 e 14).
ricchezza insita nel capitalismo. Ma se la polarizzazione è
troppo forte il riequilibrio redistributivo diventa difficilmen-
te sostenibile.                                                              31 Gli errori consistono nell’avere ambiguamente previsto nella revisione co-
    Lo si tocca con mano in Italia, non solo nella diffusa re-                  stituzionale delle 2001 “forme e condizioni particolari di autonomia” per le
                                                                                Regioni, e nell’avere il governo del tempo concluso il 28 febbraio 2018 un
stistenza a ogni revisione al rialzo della leva fiscale (che la                 accordo preliminare aperto in quella direzione con alcune Regioni del Nord.
vastità dell’evasione rende particolarmente pesante per chi                     Cfr. G. Viesti, Verso la secessione dei ricchi, Bari Laterza, 2018 (libro distri-
                                                                                buito gratuitamente dall’editore) e C. Iannello, Regionalismo differenziato,
paga regolarmente le imposte), ma nella “secessione dei                         Rivista Il Mulino, 30 gennaio 2019.

Riquadro B
LE 15 PROPOSTE: TITOLI
  Proposta n. 1. La conoscenza come bene pubblico globale: modificare gli accordi internazionali e intanto farmaci più accessibili
  Proposta n. 2. Il modello Ginevra per un’Europa più giusta
  Proposta n. 3. Missioni di medio-lungo termine per le imprese pubbliche italiane
  Proposta n. 4. Promuovere la giustizia sociale nelle missioni delle Università italiane
  Proposta n. 5. Promuovere la giustizia sociale nella ricerca privata
  Proposta n. 6. Collaborazione fra Università, centri di competenze e piccole e medie imprese per generare conoscenza
  Proposta n. 7. Costruire una sovranità collettiva su dati personali e algoritmi
  Proposta n. 8. Strategie di sviluppo rivolte ai luoghi
  Proposta n. 9. Gli appalti innovativi per servizi a misura delle persone
  Proposta n. 10. Orientare gli strumenti per la sostenibilità ambientale a favore dei ceti deboli
  Proposta n. 11. Reclutamento e cura del personale, discrezionalità e verificabilità
  Proposta n. 12. Minimi contrattuali, minimi legali e monitoraggio partecipato
  Proposta n. 13. I Consigli del lavoro e di cittadinanza nell’impresa
  Proposta n. 14. Quando il lavoro controlla le imprese: più forza ai Workers Buyout
  Proposta n. 15. L’imposta sui vantaggi ricevuti e la misura di eredità universale

FORUM DISUGUAGLIANZE DIVERSITÀ                                                                                                                             23
15 PROPOSTE PER LA GIUSTIZIA SOCIALE

   PROPOSTE RADICALI                                                        logica34. Possiamo e dobbiamo, dunque, disegnare interven-
                                                                            ti che affrontino assieme ingiustizia sociale e illibertà. Allo
    Le proposte che avanziamo sono radicali, come la situa-                 stesso tempo, la crisi economica che si trascina da dieci anni,
zione richiede. Con questa parola intendiamo che, nel per-                  fomentando protezionismi e muri, è il segno che l’ingiustizia
seguire la giustizia sociale attraverso un’inversione di rotta,             sociale e la dinamica autoritaria che ne è scaturita stanno
esse spingono fino ai limiti possibili gli spazi offerti dal ca-            erodendo l’efficienza economica. Il classico argomento che
pitalismo. “Riforme non riformiste” è espressione che pren-                 la riduzione delle disuguaglianze viene perseguito a discapi-
diamo volentieri a prestito.32                                              to dell’efficienza economica non trova oggi appigli.35
    Radicale è il pensiero liberale, quando propone di por-                     Per contrastare questa radicalità, sia chiaro, non varrà
tare fino ai limiti possibili il ricorso al mercato, a costo di             evocare un presunto “principio di realtà” o una supposta
mettere a repentaglio la proprietà33. Le nostre proposte,                   “opposizione al senso comune popolare”. Proprio la gravità
condividendo con questo approccio la necessità di indebo-                   della dinamica autoritaria in atto e la profondità delle ingiu-
lire i monopoli e di rendere più concorrenziali i mercati,                  stizie prodotte dallo scorso trentennio rendono irragionevole
vanno però in una diversa direzione. Da un lato, ritenendo                  ogni riformismo. Quanto al “senso comune” oggi prevalen-
che l’attuale concentrazione di potere derivi in forte misura               te, esso è il frutto della povertà del confronto politico-cul-
dall’esasperata protezione della proprietà privata della cono-              turale degli ultimi anni. Solo il riavvio di tale confronto e
scenza, mirano in vari modi a riportare tale protezione entro               una mobilitazione sociale e politica possono modificarlo.
limiti ragionevoli. Dall’altro, mirano a rafforzare o costruire             Le tendenze in atto pretendono un cambio di rotta radicale.
presidi pubblici o collettivi che esercitino potere e influenzi-            Che sia e appaia tale. E che possa ambire a cambiare anche
no le decisioni da cui dipendono la formazione, la distribu-                il senso comune.
zione e l’accesso alla ricchezza privata e comune: un utiliz-
zo rinnovato e potenziato delle infrastrutture pubbliche di                     PROPOSTE CHE SI RIPRENDONO
ricerca, delle imprese pubbliche, di alcune amministrazioni
pubbliche; più forza ai sindacati rappresentativi; luoghi di
                                                                                LA “MODERNITÀ”
confronto aperto e di democrazia deliberativa nelle strategie                   Come abbiamo anticipato, alcune delle nostre proposte
territoriali, negli appalti innovativi, nelle imprese coopera-              recuperano strumenti messi da parte nell’ultimo trentennio:
tive; nuovi Consigli del lavoro e della cittadinanza; piatta-               non cadiamo certo nella trappola di non farlo solo per timo-
forme digitali collettive. E danno un’opportunità a tutte le                re di essere definiti “nostalgici”. Al tempo stesso, non inten-
ragazze e i ragazzi che raggiungono la maggiore età.                        diamo regalare la modernità a chi la spaccia come un per-
    Esistono due ragioni per cui quest’approccio radicale è                 corso senza alternative. In passato l’innovazione tecnologica
oggi necessario e possibile. In primo luogo, la perdita di con-             e culturale e una visione dell’avvenire sono stati ingredienti
trollo dei processi di accumulazione della ricchezza minac-                 indispensabili di ogni processo di emancipazione. Lo stesso
cia non solo la giustizia sociale, ma anche le libertà classiche            deve valere per la tecnologia dell’informazione e per tutti
del pensiero liberale. Indipendenza personale e non-interfe-                quei processi che stanno riducendo le distanze fra le persone
renza sono messe a repentaglio dal controllo esercitato su                  e i luoghi. Sta a noi, è obiettivo anche delle nostre propo-
di noi da poteri assoluti, non importa se pubblici o privati,               ste, usare la tecnologia nell’interesse della giustizia sociale e
che gestiscono i nostri dati personali, ci profilano per indiriz-           costruire una globalizzazione giusta. Possiamo e dobbiamo,
zarci campagne pubblicitarie o politiche mirate o prendono                  insomma, riprenderci la parola “modernità”.
decisioni di cui è ontologicamente impossibile spiegare la                      Della modernità fanno parte anche due altri fenomeni.
                                                                            Il primo, che è nel DNA del ForumDD, riguarda la diffu-
                                                                            sione, particolarmente significativa in Italia, di pratiche di
32 Per questa espressione cfr. N. Srnicek, A. Williams, Postcapitalism      cittadinanza attiva: azioni collettive volte a mettere in opera
   and a World Without Work, Verso, London (p.108), 2015.                   diritti, prendersi cura di beni comuni o sostenere soggetti in
33 Eric Posner e Eric Glen Weyl in Radical Markets (Princeton UP,           condizioni di debolezza, attraverso l’esercizio di poteri e re-
   2018), non solo propongono di rompere il potere monopolistico dei        sponsabilità nelle politiche pubbliche36. Queste pratiche rap-
   giganti del digitale prevedendo che gli utenti della rete, organizzati
   in un sindacato mondiale, ottengano di farsi remunerare per le in-       presentano oggi un punto di riferimento di ogni disegno di
   formazioni che essi immettono quotidianamente – idea ripresa dal         cambiamento; esse sono spronate dalla specificità delle sfide
   Manifesto di The Economist - ma avanzano un’ipotesi ancora più
   dirompente (che li porta in realtà oltre le capacità di tenuta del si-
   stema). Essi propongono infatti di rendere pienamente concorren-
                                                                            34 Il riferimento è all’impiego degli algoritmi di apprendimento auto-
   ziale il mercato della proprietà (di immobili, terre e beni durevoli),
                                                                               matico: cfr. paragrafo I.4.3.
   abolendo la natura permanente della proprietà stessa: ogni persona
   valuterebbe e renderebbe pubblico il valore delle proprie proprietà,     35 Su questo punto, cfr. A. Atkinson (2015), capitolo 9.
   pagando su tale valore le imposte, e assumendo l’obbligo di cederle      36 Cfr. G. Moro, La cittadinanza attiva: nascita e sviluppo di un’anoma-
   a chi offra quel prezzo.                                                    lia, Treccani – L’Italia e le sue Regioni, 2015.

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SINTESI DELLE PROPOSTE MOTIVAZIONI E OBIETTIVI

che in ogni luogo chiedono di essere affrontate e dalla diffu-        vere obiettivi di pari opportunità per le donne. L’adozione
sione dell’istruzione, che rende un gran numero di persone            di strategie di sviluppo rivolte ai luoghi (Proposta n. 8), co-
depositarie di pezzi della conoscenza utile a risolvere quelle        struendo luoghi permanenti di partecipazione alle decisioni
stesse sfide. L’altro fenomeno moderno per noi assai rile-            e al monitoraggio dei risultati, può costituire – lo mostra in
vante riguarda la rapida diffusione di comunità di innovatori         alcuni casi la Strategia aree interne oggi in atto – l’occasione
in rete: forme neo-mutualistiche di impresa che utilizzano            per iniziative mirate di riequilibrio di potere a favore delle
tecnologie di rete per produrre piattaforme e serbatoi di co-         donne. Risultati potrebbero venire dall’attuazione dei Consi-
noscenza comune utili per soddisfare bisogni e aspirazioni            gli del lavoro e della cittadinanza (Proposta n. 13), di nuovo
con soluzioni innovative.                                             se la quota di presenza femminile fosse un obiettivo. Partico-
    Entrambe queste manifestazione della modernità svolgo-            larmente significativo per le ragazze può essere l’intervento
no un ruolo importante nelle nostre proposte. Affiancando             di riequilibrio finanziario al raggiungimento della maggiore
azioni collettive e azioni pubbliche, le nostre proposte mi-          età (Proposta n. 15), viste le specifiche discriminazioni fami-
rano a combinare l’aderenza ai contesti territoriali e alla di-       liari che ancora le colpiscono al momento delle scelte di vita.
mensione umana, che è propria di quei due fenomeni, con la                Ma il punto di vista di genere, ora evocato, fatica a farsi
dimensione sistemica e istituzionale necessaria per avviare           strada nelle singole azioni collettive e pubbliche centrate su
un processo generale di cambiamento. Questa combinazio-               “altri” temi. E dunque le opportunità ora indicate devono
ne è in genere mancata nei movimenti che, in Italia e a li-           essere rese assai evidenti, affidando al confronto sulle singo-
vello internazionale, hanno animato negli ultimi trenta anni          le proposte, prima e durante l’attuazione, il compito di dare
l’opposizione al neoliberismo, così come prima definito.              loro vita.
Come è stato scritto37, nel ricercare la dimensione umana,                La sostenibilità ambientale è, a ben guardare, parte integra-
l’esperienza personale e la visibilità dei risultati, essi hanno
                                                                      le del concetto di giustizia sociale. Infatti, una definizione
spesso rinunziato agli obiettivi di lungo termine, al confron-
                                                                      completa di quest’ultima include il fatto che la libertà delle
to con i meccanismi istituzionali del potere, alla ricerca di
                                                                      attuali generazioni di dare pieno sviluppo alla propria per-
elementi generali nelle esperienze locali. Tutte cose che noi
                                                                      sona non avvenga al costo di ridurre questa stessa libertà per
riteniamo invece indispensabili.
                                                                      le generazioni future. Una tensione fra i due interessi ha in
                                                                      realtà caratterizzato una lunga fase dello sviluppo umano,
   DUE TEST: DONNE E GIUSTIZIA AMBIENTALE                             durante la quale l’attenzione alla sostenibilità è stata ben
    Esistono due dimensioni particolari delle disuguaglian-           scarsa. Questa stessa tensione si ripresenta oggi. I ceti de-
ze che attraversano le nostre proposte e ne costituiscono un          boli sono spesso i più colpiti dal degrado ambientale e, in
test. La prima è quella di genere e segnatamente lo squilibrio        prospettiva, dal cambiamento climatico. Ma se essi percepi-
di partenza che le donne affrontano in tutte le dimensioni            scono, con fondamento, che le politiche per la sostenibilità
di vita. La seconda riguarda le future generazioni, che non           sono attuate a loro carico si opporranno a esse: la saldatura
hanno alcun potere.                                                   fra questa opposizione e quella dei gruppi dirigenti econo-
    Il divario di genere a sfavore delle donne non trova auto-        mici dell’economia inquinante bloccherà le politiche per
maticamente soluzione – molti di noi, più lontani da questa           l’ambiente. Come scriveva Alexander Langer: “la conversio-
prospettiva, lo hanno compreso lavorando – con l’attuazione           ne ecologica potrà affermarsi solo se apparirà socialmente
di proposte che, in modo neutro rispetto al tema di genere,           desiderabile”.
riequilibrino i poteri o aprano spazi di partecipazione. In tale          C’è di più. Giustizia sociale e giustizia ambientale sono
riequilibrio possono infatti riprodursi o addirittura ampliarsi       legate anche da una relazione biunivoca. Sono le stesse di-
i divari di genere esistenti, quando le condizioni di partenza        suguaglianze sociali che creano o accentuano problemi am-
non diano alle donne la fiducia o la forza di sfruttare le oppor-     bientali. Mentre questi ultimi producono impoverimento.
tunità che si aprono. È però vero che la rottura degli equilibri      Per l’insieme di queste ragioni, i due obiettivi sono “costret-
che le proposte realizzano, se sfruttata in modo mirato, co-          ti” a camminare assieme: assieme vincere o assieme perdere.
stituisce occasione significativa per ridurre i divari di genere.     Emerge con chiarezza anche dall’impianto degli Obiettivi
    Infatti, l’affidamento di missioni strategiche alle imprese       ONU dello sviluppo sostenibile e dalla strategia adottata
pubbliche (Proposta n. 3), la promozione della giustizia so-          in Italia dall’Alleanza per lo Sviluppo Sostenibile (ASviS).
ciale nelle missioni delle Università e nella ricerca privata e       Molte proposte avanzate dal ForumDD integrano obiettivi
un più forte ricorso agli appalti innovativi (Proposte nn. 4, 5       ambientali negli obiettivi di giustizia sociale oggetto pri-
e 9) o le misure per assicurare e innalzare minimi retributivi        mario dell’intervento (Proposte nn. 3, 4, 8, 9 e 13). Nella
dignitosi (Proposta n. 12) offrono l’occasione per promuo-            Proposta n. 10 compiamo l’operazione inversa: calibriamo
                                                                      strumenti classici della politica ambientale in modo che fa-
37 Cfr. ancora N. Srnicek, A. Williams (2015), pp.10-11.              voriscano in primo luogo i ceti deboli.

FORUM DISUGUAGLIANZE DIVERSITÀ                                                                                                    25
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