GRAZIANO VILLA E_MOTIONS reportage/moda/still-life/ritratti/fotografia d'arte - Graziano Villa Photographer
←
→
Trascrizione del contenuto della pagina
Se il tuo browser non visualizza correttamente la pagina, ti preghiamo di leggere il contenuto della pagina quaggiù
far | fabbrica arte rimini
29.09 > 25.11 2018
GRAZIANO VILLA
E_MOTIONS
reportage/moda/
still-life/ritratti/fotografi
a d’artefar | fabbrica arte rimini 29.09 > 25.11 2018 GRAZIANO VILLA E_MOTIONS reportage, moda, still-life ritratti, fotografia d’arte a cura della Dott.ssa Francesca Fabbri Fellini mostra nell’ambito di Rimini Foto d’Autunno 2018
Testi di 7 Massimo Pulini 9 Francesca Fabbri Fellini 13 Graziano Villa 15 Gianfranco Angelucci 21 Giorgio Cavaciuti 23 Luca Cesari 24 Rosita Copioli 31 Felice Laudadio 33 Bertrand Marret 37 Raffaele Milani 39 Ettore Mocchetti 41 Antonio Saliola 43 Giovanni Terzi
Affermare Massimo Pulini
una negazione Assessore alle Arti del Comune di Rimini
Se ci atteniamo al vocabolario, la parola nega- tare con sé, in quel superamento che può rag-
tivo è ciò che contiene un diniego, che si limi- giungere il rifiuto dell’azione.
ta a dichiarare non vero quel che è sostenuto Il negare di Graziano Villa è però a colori e non
da altri e il negare, per Dante, voleva dire “non consiste in un semplice ribaltamento delle om-
concedere”, un’espressione legata a opinioni bre e delle luci, ma in un rovesciamento com-
opposte, contrarie. plementare delle cromie.
Nel terreno della fotografia, e della sua prima Mentre il negativo in bianco e nero restituisce
stagione monocroma, il negativo identifica la una visione cadaverica della realtà, quasi fosse
matrice trasparente che permette di ottenere il fotogramma di un film dell’espressionismo te-
una stampa, attraverso un passaggio di luce desco, il negativo a colori di Graziano assume al
che nell’immagine risultante inverte il bianco contrario colorazioni da aurora boreale, fantasti-
col nero, ribaltando anche tutte le sfumature che e lisergiche.
intermedie nella scala dei due colori. Un’eclissi straniante è quella che ci appare, nella
Ridotta a questa sintesi rovesciata ognuno di noi quale l’azzurro del cielo si trasforma in un den-
ha avuto esperienza di un mondo al negativo e so vino rossastro e gli archi del Colosseo hanno
quella visione fantasmatica è entrata nella sfera ombre che virano da un verde aspro e lastricato
del linguaggio e finanche della filosofia, andando di giallo, fino ai bagliori del cristallo più gelido.
a corrispondere in modo esemplare a una forma
dialettica e metaforica della percezione. Quella scelta di negazione, che rischiava di “di-
chiarare non vero” non solo quel che è sostenu-
Graziano Villa, dopo una lunga e articolata at- to da altri, come recita il vocabolario, ma anche
tività investita nel campo della visione e dopo tutto quello che, allo stesso Villa, la professio-
aver dispiegato, si può dire, tutto l’alfabeto del- ne ha permesso di produrre, invece, grazie alla
la fotografia d’autore e di mestiere, ha affron- loro inusitata festa di colori, queste ultime sue
tato un ciclo di opere paesaggistiche attraver- opere svoltano verso una inedita affermazione.
so le quali sembra mettere in discussione, in Resta allora l’ossimoro labirintico e speculare
una sostanziale negazione, tutte le precedenti di immagini negative che affermano, come dire
affermazioni percettive. Un ripensamento che un nichilismo creativo che innesca un nuovo
solo la seconda maturità di un artista può por- inizio del mondo e della vita.
6 7Graziano Villa: Francesca Fabbri Fellini
Artifex della Fotografia Giornalista radio-televisiva
Quando abbiamo pensato a questa Mostra An- L’“Occhio del secolo” era l’appellativo con il qua-
tologica, (una selezione di fotografie significa- le avevano etichettato il grande artista france-
tive, raccolte come un’antologia scolastica), ho se, uno dei fotografi che ha più influenzato la
ragionato sulla concreata opportunità di sfo- fotografia del ventesimo secolo.
gliare insieme ai visitatori l’album fotografico Sulla sua opera abbiamo più volte parlato con
della carriera di Graziano Villa. Graziano.
Ripercorrendo la storia negli snodi fondamentali Un giorno Cartier-Bresson a Rimini, nel 1984, si
della sua evoluzione, mi è sembrato che il titolo fece fotografare da sua moglie, Martine Fran-
si imponesse per forza propria: E_Motions. ck, davanti alla nostra macchina fotografica
Partendo dalla consapevolezza che la fotografia EXTRA LARGE: la Fellinia.
è la letteratura di questo Millennio, vi garantisco Sarà un segno? Anche io ho fatto uno scatto
che non è stato facile selezionare gli scatti dalla così a Graziano, ma non sapevamo della foto
library d’immagini, di un’artista che ha 67 prima- riminese del celebre fotografo!
vere e che ha fatto il suo primo scatto a 10 anni.
Un’ardua “operazione Amarcord”. All’Università di Bologna, per l’esame di Comu-
nicazione di Massa con il prof. Roberto Grandi,
La mostra, a mio parere, deve poter racconta- ho studiato un sociologo visionario canadese,
re un “Artifex della Fotografia” che ha pensato Marshall Mac Luhan, che negli anni sessan-
tutta la vita per immagini ed ha imparato ad ta immaginò Internet e le sue conseguenze.
ascoltare le sue foto. Nel’62, scrisse “La Galassia Gutenberg”, dove
Per descrivere il lavoro di Graziano che ruota indicò quattro distinte epoche in cui si poteva
intorno alla “cattura dell’attimo” sento di dover suddividere la storia umana: l’età acustica, l’età
partire da queste parole di una leggenda, Hen- letteraria, l’età della stampa, e l’era elettroni-
ry Cartier Bresson: ca. Quest’ultima era ancora agli albori, ma la
descrisse come un luogo che chiamò “villaggio
“La macchina fotografica è per me un bloc- globale”, dove le informazioni sarebbero divenu-
co di schizzi, lo strumento dell’intuito e della te accessibili per tutti, attraverso la tecnologia.
spontaneità. Nel 1967 Mac Luhan scriveva: ….”C’è un prin-
Fotografare è trattenere il respiro quando le no- cipio base che distingue un medium “caldo”
stre facoltà convergono per captare la realtà come la radio o il cinema, da un medium “fred-
fugace; a questo punto l’immagine catturata do” come il telefono o la TV.
diviene una grande gioia fisica e intellettuale.
Fotografare è riconoscere nello stesso istan- È caldo il medium che estende un unico sen-
te e in una frazione di secondo un evento e so fino ad un’“alta definizione”: fino allo sta-
il rigoroso assetto delle forme percepite con to, cioè, in cui si è abbondantemente colmi di
lo sguardo che esprimono e significano tale dati. Dal punto di vista visivo, una fotografia
evento. È porre sulla stessa linea di mira la è un fattore di “alta definizione”, mentre un
mente, gli occhi e il cuore. È un modo di vivere.” cartoon comporta una “bassa definizione”, in
quanto contiene una quantità limitata di infor-
(da Henri Cartier-Bresson, Contrasto, 2004) mazioni visive”...
8 9Per McLuhan l’Uomo del Novecento vede foto- cetto ideologico. Semplice sguardo innocente,
graficamente. bramoso di sapere.
Nel nostro tempo con gli smartphone abbiamo
tutti la possibilità di fotografare qualsiasi cosa. La capacità di Graziano Villa, Artifex, artigiano
Spesso un panorama, un cibo, vengono prima di della fotografia è quella di trasformare “l’ordina-
tutto visti dall’ottica di un cellulare, con il pensie- rio in straordinario”.Nella visita alla mostra incon-
ro a come renderanno sui social. trerete una sezione dedicata ad una collettiva di
Classifichiamo istantanee con una frequenza giovani studenti ventenni del 1° corso di fotogra-
smisurata, rispetto alla nostra voglia di ricordare. fia della “L.A.B.A.” (Libera Accademia Belle Arti).
Collettiva dal titolo “A day in the Life of... Rimini”.
È venuto meno lo sguardo, l’osservazione.
La nostra è una società da overdose di immagini La sapete una cosa? Facendo la giornalista
dove la fotografia è la realtà e noi esistiamo per- ho avuto modo di intervistare il Premio Nobel,
ché veniamo immortalati in un selfie. la prof.ssa Rita Levi Montalcini, che mi disse
Sentiamo il bisogno di conservare il nostro passa- queste testuali parole: “La scelta di un giovane
to, in quanto le nostre immagini ci danno la con- dipende dalla sua inclinazione, ma anche dalla
ferma della nostra esistenza, del nostro esserci. fortuna di incontrare un grande Maestro...con-
La citazione profetica del ‘68 dell’artista figura- tinuo ad avere fiducia nei giovani, non posso
tivo e fotografo Andy Warhol, padre della Pop smettere di avere fiducia nei giovani, dovrei
Art, sembra essere divenuta ai giorni nostri, smettere di avere fiducia nel futuro”...
grazie ai social network, quasi un imperativo:
“In the future, everyone will be world famous Ho premesso questa dichiarazione per parlare
for 15 minutes”. di giovani fotografi di domani:la collettiva dei
“Millenials” della “L.A.B.A.” all’interno del per-
Vi posso suggerire come avvicinarvi a questa corso della sua mostra, è stata una chance che
mostra? Con gli occhi dei bambini. Abbiamo Graziano ha voluto offrire ai suoi studenti.
tanto da imparare dai bambini. Uno spazio dove avranno la possibilità di espor-
Perché il mondo – e in particolare l’Arte, (in que- re per la prima volta le loro opere, all’interno di
sto caso la Fotografia) che è il modo in cui noi un’Antologica di un artista che da 40 anni at-
uomini questo mondo ce lo rappresentiamo – traversa il mondo con il suo “passe-partout”, la
per i bambini non è altro che una continua ri- sua macchina fotografica.Se il fotografo è colui
cerca, un incessante indovinello. che fotografa gli altri, il mondo attorno a sé, chi
«I bambini, i matti e le popolazioni primitive (e come si) fotografa un fotografo?
posseggono o hanno riscoperto il potere di ve-
dere». Così descriveva il pittore di origine sviz- Graziano Villa ha dichiarato che si farebbe fo-
zera, Paul Klee nel 1921 la capacità che hanno tografare con una stampa 30 x 40 in mano con
i bambini di guardare il mondo con stupore. il suo ritratto più importante, quello a His Holi-
Nessuna moda, nessuna filosofia, nessun pre- ness the 14th Dalai Lama.
10 11“La Fotografia per me Graziano Villa
è un passe-partout che Fotografo
mi ha permesso di aprire
innumerevoli porte su
Mondi meravigliosi”
Forse sarà la mia origine ligure, precisamente ho conosciuto delle donne stupende; nello
genovese, che mi spinge a vedere la mia profes- still-life ho scoperto oggetti meravigliosi, an-
sione come un viaggio, inteso come ricerca. tichità preziose, arredi incredibili e persone di
Una continua ricerca. Ricerca come conoscenza! particolare levatura culturale che lavorano in
Con la mia macchina fotografica, il mio pas- questo contesto.
se-partout, ho aperto la cabina di comando di Dopo aver realizzato numerosi ritratti di perso-
un fantastico vascello che mi ha portato a “na- naggi importanti nell‘ambito economico, politi-
vigare” in diversi settori della mia attività pro- co e culturale, o di semplici artigiani, posso dire
fessionale, approdando in diversi lidi di questo di essere particolarmente entusiasta di questa
nostro Mondo per conoscerlo meglio. esperienza.
Continuando a parafrasare il gergo marinaresco, In questa ultima fase della mia attività artisti-
posso dire di aver cominciato la mia professione ca, dove realizzo “Ritratti d’Architetture”, cerco
navigando nel burrascoso mare del reportage; di scavare nelle strutture di grandi monumen-
per poi attraversare quello turbolento e snob ti fatti dall’uomo, per trovare le loro “linee es-
della moda; dopodiché ho trovato ristoro e ripo- senziali”, quelle che, probabilmente, avevano in
so nelle calme acque dello still-life, per approda- mente i loro creatori.
re a quello riflessivo del ritratto.
Il mare che sto attraversando in questo momen- In questo nuovo settore della Fotografia Arti-
to, è quello dinamico della “Fotografia Artistica”. stica, ho raccolto grandi risultati dalla critica,
professionali ed esistenziali.
La mia formula esistenziale è un giusto miscu-
glio di tutto questo, e quindi un’esperienza di Ma la mia avventura non è finita: la mia mac-
vita meravigliosa! Volete degli esempi? china fotografica, il mio passe-partout, conti-
Bene, con il reportage ho viaggiato attraverso nua ad aprire la porta della cabina di comando
la savana africana, la giungla sudamericana e del mio vascello immaginario, per solcare nuovi
gli immensi spazi del nord America; nella moda mari ed esplorare nuovi Mondi meravigliosi.
12 13Graziano Villa, lo spazio Gianfranco Angelucci
mentale, il gioco, l’ironia Scrittore, saggista, regista
Mirare, inquadrare, scattare, fermare il flusso tramite altri stupefacenti e invisibili interven-
del tempo in una sola immagine. Fotografare. ti matematici che simulano ogni effetto della
Un’azione che oggi viene ripetuta in tutto il luce: intensità, contrasto, colore, incidenza,
mondo miliardi di volte al minuto, forse al se- definizione. L’immagine che fino a ieri affiorava
condo, dai possessori di smartphone, con un per gradi dai tempi di posa e dai bagni nell’aci-
semplice clic virtuale che riprouce fedelmente do, ora ci appare all’istante sullo schermo mi-
persino il tipico schiocco dell’apertura e della nuscolo del telefono portatile o su quello più
chiusura dell’otturatore nelle vecchie fotoca- ampio dell’iPad, grande quanto una lastra me-
mere analogiche, a pellicola. Un’epoca scom- dia da banco ottico.
parsa, passata in archivio con la rapidità di un
battito di ciglia. La precedente tecnologia scompare. L’innocen-
te alchimia della Polaroid fa pensare alle pie-
Cosa sia oggi la fotografia è arduo da definire, tre piatte scolpite con la scrittura cuneiforme
dal momento che a dominare su ogni altro ge- dagli Assiro Babilonesi, oppure ai geroglifici di
nere di ripresa sono le immagini speculari dei Luxor o di Assuan. L’immagine di Anubis, il cane
selfie in cui ciascuno tende a ritrarre e ammira- sacro ripreso di profilo, sarà un selfie oppure
re incessantemente se stesso; simile in tutto a un ritratto posato concepito dal gran sacerdo-
Narciso che tanto si adora scorgendo il riflesso te e preteso dal Faraone?
del proprio volto sulla sua superficie tersa del-
lo stagno. Il mito ci insegna che amarsi troppo La traduzione dei valori chimici in astruse cifre
è pericoloso, e che se continuiamo a porre noi numeriche ha persino escluso l’ultimo – o il pri-
stessi al centro del creato, se continuiamo a mo – degli elementi incorporei, e cioè l’interca-
tendere la mano per afferrare quel nostro sem- pedine dell’aria, attraverso la cui trasparenza
biante sfuggente, rischiamo di perdere l’equi- l’immagine si formava. Quell’aria oggi non c’è più,
librio, si sbilanciarci e cadere dall’altra parte l’immagine nasce già sotto vuoto, e si vede.
dello specchio d’acqua. Come Narciso che mi-
Non capita anche a voi di stupirvi? A una stre-
seramente vi affoga.
goneria di tale sfrontatezza non avremmo cre-
Il reverse angle del nostro telefonino è una duto neppure se fossero venuti a raccontarce-
funzione istantanea che appaga in pieno il lo di persona la Fata Morgana e il Mago Merlino
nostro Ego, ponendoci al centro dell’universo a braccetto! Ma la tecnologia esiste, la tecno-
mentre tutti gli altri corpi celesti o terreni ci logia ci affranca dalla goffaggine ereditata dai
girano intorno. Un’antirivoluzione copernicana, primati a cui apparteniamo per discendenza
a pensarci bene, una visione ego-centrica del- genetica; e, solo per restare al nostro argomen-
la sfera celeste. to, ci promuove anche, sul campo: siamo tutti
fotografi! Todos caballeros! Non è più necessa-
L’immagine imprigionata fino a ieri nei sali del rio conoscere gli obiettivi, gli angoli di visuale e
nitrato d’argento, nella gelatina fotosensibile le profondità che essi ci consentono; oppure a
delle pellicole, ora è affidata a un sofisticato quanta luce le lenti permettono di entrare nella
calcolo numerico – digit – a un suo equivalente camera oscura, a quale velocità ciò debba av-
digitale; il cui risultato è possibile manipolare venire per ottenere il risultato previsto, o quan-
e ri/definire a piacimento in post produzione tomeno auspicato.
14 15Basta mettere a fuoco – ma se ci dimentichia- to trasformare anche in un palcoscenico per i
mo rimedia la macchina da sola, con un allinea- suoi allievi della scuola di fotografia.
mento automatico – inquadrare e scattare. L’e-
sito è immediato e nella maggior parte dei casi Dietro la sua figura monumentale, artistica ma
soddisfacente. Quando non lo è, basta un clic anche fisica, palpita un cuore da fratello mag-
a gettarla via nel bidone – iconico – degli scarti giore; di chi crede che l’arte non sia altro che
e ricominciare. Si va per tentativi, pressoché un passaggio di testimone. Il più angelico degli
infiniti: qualcosa verrà fuori. umani privilegi.
Il rapporto personale, di colpo d’occhio, di gu- Dopo la Mostra “Roma Caput Mundi”, e quella
sto, di cultura, di armonia nei confronti del dedicata a “La Grandeur di Parigi” – i cui estro-
soggetto inquadrato è secondario, marginale, si cataloghi ho qui accanto a me – adesso si
spesso irrilevante. Gli archivi di iCloud o di altri inaugura a Rimini una sua “personale”; e non
consimili sterminati depositi digitali, contengo- sarà stato facile ricavare una selezione esau-
no miliardi di immagini che non interesseranno riente da tutta la produzione che Graziano Villa
mai a nessuno; nessun ricercatore disporreb- ha alle spalle: di ritrattista, creativo di pubblici-
be mai della quantità di tempo necessario per tà, cacciatore inesausto di paesaggi, di scorci
mettervi le mani. Tuttavia sono immagini che ci urbani, di strutture architettoniche, di dimore
consegnano a una eternità virtuale, forse già esotiche, di skyline metropolitani, di monu-
profeticamente intuita da Adolfo Bioy Casares menti, e poi di personaggi celebri della finanza,
nel racconto L’invenzione di Morel, in perfetto dell’economia, della politica, dell’imprenditoria,
stile Jorge Luis Borges. Sarà quella la nostra di divi e modelle, di star del design, del gioiello,
sopravvivenza a questa vita? Dovremmo augu- della moda e del Made in Italy.
rarcelo?
Se i critici accreditati tendono a mettere in
Se domani arrivasse un’App che ci permet- risalto oggi la sua inclinazione alla geometria,
tesse di dipingere come Michelangelo o Van alla reinvenzione delle linee spaziali – e lo trovo
Gogh, riempiremmo il mondo di altri Giudizi legittimo, è una delle prime caratteristiche che
Universali e vasi di Girasoli? E un’App che ci accendono la curiosità dell’osservatore – a me
consentisse di scrivere come Tolstoj o Dante sembra di percepire, dirò uno sproposito, che
Alighieri, partorirebbe nuovi Guerra e Pace e la fotografia gli sia diventata alquanto stretta:
Divine Commedie? E qualcuno potrebbe dav- Graziano ne utilizza la tecnica, che con la sua
vero vagheggiare di comporre musica all’altez- perizia sa rendere duttile come cera, ma allo
za di Mozart e Beethoven? scopo di trasfigurarla in altri linguaggi, in altre
espressioni ed emozioni.
A quali proporzioni sarebbe ricondotta la no-
stra creatività? A una interminabile replica in- Forse è ormai per lui lontana, non nel tempo
gegnosa e inerte di un’eccellenza che non ci ma nella coscienza, l’esaltante stagione mila-
compete? Perfino il famoso scimpanzé Congo nese in cui la fotografia era anche la radiografia
che dipingeva soggetti astratti con pennelli e di un’epoca scintillante, lanciata verso un otti-
colori, diventerebbe al confronto un’artista di mismo radioso e imperituro, verrebbe da dire
meravigliosa originalità! Lo scienziato Desmond cromosomico nell’italiano del boom economico,
Morris aveva ragione! Al punto che lo stesso della Milano da bere, della corsa senza com-
Mirò volle barattare un suo disegno per met- plessi verso una nobile collocazione in Europa
tersi in salotto un quadro di Congo! Noi quali e perché no, nel mondo.
fotografie metteremo in salotto?
Riguardando con attenzione i suoi ritratti, il
Le fotografie di Graziano Villa certamente gioco che sempre vi è sotteso per evitare che
avrebbero un loro posto d’onore. essi rispondano passivamente a un vezzo esi-
bizionistico, di autocompiacimento, ma al con-
Ed è proprio a questo che volevo arrivare, alla trario ogni volto, ogni sembiante, si illumini in-
mostra riminese nelle prestigiose sale dell’A- nanzitutto di umana autenticità, mi rendo con-
rengo che l’autore, da vero maestro, ha volu- to come già nei decenni scorsi l’autore covasse
16 17la “ribellione” figurativa che passo dopo passo artist, li impacchetta in teli di plastica e tiranti
è venuta configurandosi con sempre maggiore elastici. L’autore cancella con i suoi interventi la
urgenza ed esigenza. loro patina di assuefazione, la vieta consuetu-
dine, la vuota retorica delle cartoline, la tediosa
Nella sua fotografia è celato un gusto grafico magniloquenza degli eruditi; rimuove la polvere
che insorge e infine predomina, producendo dagli occhi “stanchi di non guardare” e li costrin-
‘quadri’ che non sono né naturalistici, ovvia- ge a una diversa messa a fuoco, a una salutare
mente, a imitazione della natura, né tantomeno riscoperta attraverso invisibili lenti maliziose.
impressionistici, bensì simbolici con una forte
componente espressionista. Il “materiale” foto- Ci porge allegramente un paio di occhiali defor-
grafico è pur sempre all’origine dell’ispirazione, manti che possiedono una prerogativa partico-
ma nello stesso tempo si impone con una di- larmente rara, il sorriso sfuggente dell’ironia: un
mensione diversa. La luce viene scansionata, atteggiamento celatamente ludico, una voglia
dissezionata, scomposta e ricomposta in linee, persistente di stupirsi per primo, con umiltà, di
a volte con suggestioni – come viene sottoline- fronte al proprio pubblico che, bisogna dirlo, si
ato anche nei titoli – “metafisiche”. incanta volentieri ai trucchi dell’illusionista.
Penso alle immagini molteplici de La Concorde Vogliamo dire che le sue fotografie sono già an-
Métaphysique a Parigi; all’Arbre Magique della che delle ‘installazioni’? Che il prossimo passo
Tour Eiffel, a Le Pouvoir de La Tour n. 1, alla verso la scoperta dell’ignoto, intrinseco e inevi-
Piramide del Museo del Louvre. Penso a Via del- tabile per ogni vero artista, sarà forse in quella
la Conciliazione e alla Basilica di San Pietro, a direzione?
Roma, o alla Fontana di Trevi, o agli archi e ai
laterizi del plurimillenario Acquedotto Appio. Noi azzardiamo, ma senza alcun imbarazzo di
essere smentiti, perché la sua imprevedibili-
Graziano Villa non rilegge per noi gli oggetti della tà è quasi altrettanto accattivante delle sue
sua fotografia, non li interpreta, non li ripropone, invenzioni. Graziano ci sorprenderà ancora,
semplicemente li “guarda” con un altro occhio; come ha sempre fatto e gli auguriamo di conti-
li avvolge di luce come Christo, il celebre land nuare a fare, felice del proprio talento.
18 19La Fotografia è Arte se Giorgio Cavaciuti
riesce a vedere l’anima Esperto d’arte
del soggetto?
Un pomeriggio del 1978 suona il campanello del mio nel 1982 che è proseguito al Teatro Nazionale con
studio di Milano e una voce risuona cavernosa nel lo spettacolo di “Salomé”, dramma di Oscar Wilde.
citofono: sono Graziano Villa… alla porta trovo un Graziano fu letteralmente rapito sia dal personag-
ragazzone dall’aria “fricchettona“ come si diceva al- gio che dalle luci e dalla coreografia. Andammo allo
lora; dopo una breve presentazione ha esordito così: spettacolo diverse sere e lui cercava sempre qual-
“sono un fotografo, ho attrezzatura e portafoglio cosa di non visto nelle serate precedenti da foto-
clienti, ma non ho uno studio, tu hai uno studio stu- grafre. Tutti gli scatti sono realizzati a luce ambien-
pendo e vuoto se vuoi facciamo società” in pochi te, sfruttando a fondo ciò che il coreografo aveva
minuti ci siamo guardati negli occhi, stretti la mano studiato e il tecnico delle luci realizzato. Graziano,
e fatto il nostro sodalizio. Il giorno seguente abbiamo con la tecnica dell’ “open shutter”, realizzò una se-
iniziato a lavorare insieme senza formalizzare giuri- rie di diapositive straordinarie che, riviste oggi, non
dicamente la nostra società è stato un successo e mostrano certamente i circa 40 anni trascorsi. Pos-
l’inizio di una grande amicizia. so dire che in queste fotografie c’è davvero l’anima
di Graziano, che si mutua perfettamente con la ma-
Questa breve premessa mi serve per sottolineare la gistrale interpretazione di Lindsay Kemp.
personalità di Graziano Villa e quanta acqua sia pas-
sata sotto il ponte della nostra amicizia; Graziano è In teatro, spesso per definire un attore che sul palco-
certamente una persona empatica capace di dialoga- scenico è infaticabile, che vive mangiandone la pol-
re si con le parole e lo spirito, ma sopra tutto con la vere, e si nutre degli applausi del pubblico, si dice: è
macchina fotografica. Il suo primo approccio, “sono un un animale da palcoscenico. Bene, mi piace pensare
fotografo”, mi è sempre rimasto nella mente perché è a Graziano come un “animale della fotografia”, capa-
vero. Graziano “è un fotografo” e lo è a 360°, guarda, ce di condire ogni istante della vita con uno scatto, a
pensa, respira e comunica con la macchina fotografi- prescindere che si realizzi o meno, e se devo pensare
ca, non c’è stato un istante della sua vita che fosse ad un suo ipotetico ritratto, lo immagino con il lato
stato diverso, ma il cammino è stato lungo e una me- destro del viso composto da una vecchia Leica a te-
tamorfosi era quasi inevitabile. Si parla spesso di “Arte lemetro e uno straordinario obiettivo Elmar.
della Fotografia” o “Fotografia d’Arte” come una cosa
quasi scontata, ma non penso sia così ovvia; la foto- Altre tappe importanti del suo percorso artistico
grafia ha due facce: la componente artigiana e quella sono state: l’Admiral’s Cup del 1975, dove è riuscito
artistica e non sempre l’una convive con l’altra. a far sentire e non solo vedere, la forza del mare, la
forza degli equipaggi e il rumore del vento che gonfia
La differenza tra artigianato ed arte sta nel proces- gli spinnaker; nell’esperienza in Lapponia nel 2001,
so formativo: un artigiano apprende il suo lavoro con è riuscito a catturare la suggestione della luce del
una scuola o apprendistato e quando è formato re- polo, dove il giorno e la notte si alternano quasi sen-
alizza una fotografia che ha come scopo quello di za differenza e l’aurora boreale sembra essere la vera
compiacere il cliente/committente/pagante. L’artista anima che si muove libera; poi i Caftani in Marocco,
non impara solamente, non va a scuola, l’artista è le terre e le cantine dello Champagne, il dinamismo
tale perché non usa solo il raziocinio della tecnica, quasi futurista degli aeroporti, fino ad arrivare a tro-
ma carica il suo lavoro con quell’emozione irrazionale, vare la sua massima espressione creativa nelle foto-
di “pancia” e come tale non ha l’obiettivo di essere grafie di Roma e Parigi.
compiacente, non deve render conto a nessun clien-
te; l’artista è uno spirito libero che in primis lavora Per la prima volta, in questi “Ritratti d’Architetture”,
per se stesso rincorrendo la propria gratificazione. si è liberato dell’immagine stereotipata per entrare
nel mondo rivisitato della Pop-Art ed ecco allora che
Questa è la metamorfosi avvenuta in Graziano, è par- tutto cambia, le elaborazioni fanno parlare la sua ani-
tito come artigiano fotografo e quasi suo malgrado ma, le classiche vedute assumono un ruolo diverso,
è diventato artista. Il suo primo passo in questa me- una realtà “altra” strizzando l’occhio, seppur inconsa-
tamorfosi è stato certamente il suo lavoro al teatro pevolmente, alla Metafisica. Questo è il Graziano Villa
Manzoni di Milano con Lindsay Kemp in “Flowers” che io conosco…
20 21Luce instabile, Luca Cesari
tempo che sfugge Studioso di Estetica e saggista
Ora che Lindsay Kemp è volato via lasciando pure studiando il ritmo dello scatto; cogliere
a noi le sue eleganti e parventi tuniche, non un’ora di luce sulla vetta del Kilimanjaro (come
posso non accomunare a esse alcune tra le più un impressionista, è il caso di dire, con le sue
belle impressioni fotografiche che con rapido “macchie”) e, dall’altro, muoversi alla giornata
corpo di falena, l’artista, ha lasciato catturare nel mondo, tra i grattacieli di Kuala Lampur e
nella meravigliosa notte del teatro in cui è tra- di Chicago o sull’enorme toboga arcaico della
scorso. Quelle di Graziano Villa: dal mio punto Muraglia Cinese adoperando le due gambe o a
di vista, tra i più toccanti ritratti di un uomo cavallo della Harley Davidson.
farfalla, di un uomo uccello, di una plasticità
poetica favolosa e instabile. Così il ritratto che ferma e stacca, agisce solo
sull’oggetto, sul gioiello di Bulgari, non invece sul
Cos’è la fotografia se non percepire la luce in- corpo o sul volto umano che può esser colto uni-
stabile nella temporalità che sfugge? Questa camente in contro tempo e al volo. Un’incontrolla-
la battaglia tuttora persa dall’Impressionismo bilità sorvegliata insomma, che pone il fotografo
con la fotografia, nella misura in cui il grande non di fronte all’oggetto ma di fronte a sé stesso.
movimento supponeva di catturare alla veloci-
tà di un’impressione al netto, il tempo più alea- Un catturare farfalle al volo al di là della rinasci-
torio impresso sulla retina. Ma la pittura è l’arte mentale “eternità d’istante” di un Cartier-Bres-
di lasciar sostare la retina sulla superficie. Al son. Ma non c’è foto senza eternità e non c’è
contrario l’occhio doveva inventare un apparec- impressione senza istante. Qui s’incontrano le
chio immaginario sur le motif del tempo che due vocazioni di Villa intorno alle quali mi è ca-
sfugge e incarna l’imprendibilità, muovendosi pitato di parlare in altra occasione: quella del
un po’ alla giornata. In realtà il visibile è solo deambulare e quella dello stare. L’eternità è
introiettivo e la verità si nasconde a sé stessa, negli attimi sparsi di un essere che si muove
la naturalezza è timida. alla giornata. In tal modo si somma anche il
rapporto di Graziano con la fotografia. I ritratti
Ora è un tale mantenersi in bilico tra l’impren- “dervisci” dei Momix e di Annie Leibowitz da
dibile e il muoversi alla giornata che delinea il un lato, che trapassano come da una dimensio-
nucleo essenziale del grande viaggio visivo di ne all’altra, da un doppio all’altro, e le nubi del
Graziano Villa, nella sua lunga professione. Fo- Kenya che trascorrono sopra una giornata di
tografare le ali fuggenti di Lindsay Kemp, sia New York. O sono la stessa fotografia?
22 23Dunamis: il Segno Rosita Copioli
di Graziano Villa Poetessa e scrittrice
Se ci chiediamo quale sia il segno, palese o nasco- di estrarre da ciascuna la rispettiva forza. Ma fino a
sto, che contraddistingue e unifica l’opera di Gra- che punto si è consapevoli che dall’ombra nasce la
ziano Villa, osserviamo dovunque un’impressione di luce? Ciò è evidente per i pittori. La pittura esalta le
potenza. Nella infinita varietà del suo lavoro, non in- ombre. Scrive Leonardo: «l’ombra è di maggior poten-
dulge mai a quell’abbandono diafano, quel languore zia che il lume, imperocché quella proibisce e priva
che contraddistingue tanta fotografia di moda o di interamente i corpi della luce, e la luce non può mai
ritratti o di paesaggio contemporanei. cacciare in tutto l’ombra da’ corpi». È una legge ot-
tica, che si applica ugualmente nell’immaginazione. Il
Come ama ricordare, affermando la propria origine nostro pensiero ne dipende. Questa esclusione della
di genovese che conserva lo spirito avventuroso vista che riguarda l’ombra, tocca anche la realtà (e
di Colombo, Villa ha voluto navigare mettendosi a il concetto) del limite. Ad esempio, se Leonardo po-
scuola dalla vita, con scelte precoci e coraggiose, tenzia l’idea dell’infinito mostrandoci il cielo visto da
reinventando di continuo ambito di ricerca e stile. una siepe o due rocce, anche Leopardi lo fa: scrive
Mi dice che al pari di altri coetanei era stato stre- dell’infinito a partire dalla siepe, dal limite, da «una
gato da Blow up, e che già a ventisei anni avrebbe finestra, una porta, una casa passatoia».
lasciato tutto per non essere schiavo dei datori di
lavoro, quando, per un singolare incontro, poté rico- La foto, come ogni altra opera d’arte, è viva, se ri-
minciare con lo still life un’attività che è diventata esce a trattenere la luce-ombra in tensione, senza
multiforme, svolta in settori diversissimi, ciascuno cedere a quella diafanità che coincide non con la
dei quali richiederebbe competenza specialistica, e trasparenza, ma con l’inconsistenza. O all’opposto
dove ha comunque attinto l’eccellenza. con il volgare iscurimento che camuffa la mancanza
di spessore. Del resto, nemmeno i maestri fondatori
Lo dimostrano le foto di moda, i ritratti, le “nature della fotografia, soprattutto nel ritratto – non dico
morte”, le rappresentazioni di oggetti, i paesaggi, gli il maschio Nadar, ma nemmeno la sublime Cameron
interni ed esterni di architettura (penso ai memora- o il singolarissimo reverendo Dodgson usavano la
bili servizi di “AD”), i reportages di viaggio in tutte le luce per distruggerla: piuttosto ne estraevano il rac-
parti del mondo abitate o deserte, arcaiche o moder- conto con l’ombra. Amavano l’antica lotta tra impero
nissime. Non esiste scatto che non riveli un robusto della luce e dominio delle tenebre, la bellezza della
impianto formale, un senso geometrico, una neces- vita fragile, nel breve momento in cui appare e si tra-
sità di costruzione che accompagnano e dominano sforma. E basterà solo un cenno al fatto che, come
la materia vivente, la sostanza che appartiene al mo- è stato ricordato a giusto proposito, Fellini pensava
mento, e che va inquadrata. Eppure il robusto impian- ai film come pitture create dalla luce, «il sale alluci-
to formale, il senso geometrico, la necessità di co- natorio che bruciando sprigiona le visioni».
struzione non bloccano la vita, non la spengono, non
la riducono, e tantomeno suggeriscono quell’idea di Ogni immagine di Graziano Villa testimonia una for-
patinato che faceva torcere il naso agli estetologi di za vitale, una padronanza della tensione tra luce
qualche anno fa. L’impressione che il tumulto della e ombra, qualcosa di prepotentemente selvaggio
vita continui a scorrere, si prova dovunque. Anche e “naturale” al di sotto (o al di sopra) di ogni so-
nella più statica delle immagini. È ciò, credo, che fa fisticata inquadratura: non importa che si tratti di
percepire il senso di forza, di potenza. Ma qual è il una scena non modificabile, che il suo occhio ha
segreto di questa potenza, o di questa vita? So che afferrato come unica – quella visione dell’attimo e
risiede nel dialogo tra luce e ombra, nella capacità nessun’altra tra le infinite possibili –; oppure che
24 25essa sia una costruzione elaborata con sapienza di la sua coriacea invincibilità – pare dire: «sono oro,
artista artigiano, al modo in cui il pittore antico di- ricchezza, lusso, potenza, bellezza, voluttà. Se mi
spone i modelli, la stanza con le figure e gli oggetti indossi sono tuoi». Invece l’orologio di Bulgari non
da ritrarre, e lo scenografo prepara gli ambienti per ostenta. In spirale serpentina, non orizzontale ma
gli attori sul palco del teatro o nel set del cinema. di sbieco, su nitido fondo bianco, afferma il dominio
su un tempo che non ha bisogno di prove di forza,
Non ingannino la grazia dei soggetti di alcuni ritrat- di esibizione. Al di sopra di tutti, semplicemente: è.
ti – Marella Agnelli-cigno –; la dolcezza di tocco nel
cogliere lo sguardo non sereno di Philip Stark davan- E tralasciamo, approntate per le stesse funzioni, le
ti ai suoi Little Phantoms, l’approccio caloroso del allettanti scene serotoninergiche di interni eleganti,
Dalai Lama; il gioco nel riprodurre simpateticamente sobri o inusuali, domestici ed esotici, arredamen-
Desmond Morris; l’omaggio alla leggerezza del sal- ti d’antiquariato e attuali, tavole imbandite, frutta,
to per la Leibovitz che oltrepassa se stessa, per il bicchieri cristallini e colorati, fiori, acque, giardini
turbine sufi dei Momix; l’assecondare le moltiplicate allestiti con linguaggio non dissimile, ricco di cita-
metamorfosi di Lindsay Kemp, le danze del fuoco, i zioni d’opere d’arte in cromie raffinate, tali da creare
pesci, gli animali in movimento; non ingannino alcu- meraviglia e ammirazione, anche perché spesso fan-
ne sofisticate imitazioni stilistiche: scultura, cesel- no parte di progetti che uniscono – come sostiene
lo, profilo di Paolo Bulgari, la calcarea refrattarietà di Ettore Mochetti – la testimonianza di cultura, arte,
Cascella e del suo feticcio sessuale. storia, prima ancora che valore economico. Dapper-
tutto Dunamis sollecita, scuote, attrae.
All’interno di quella restituzione di vita, quella spo-
glia del vivente catturata da un cacciatore incruen- Ma basterebbe lasciarsi andare al piacere delle av-
to, c’è buona parte dell’azione dinamica dell’artista. venture riflesse in questo caleidoscopico atlante
Il paziente studio di messa in posa non cancella che Villa ha composto in tanti anni, lasciarsi perva-
nulla della realtà che precede, ed esalta l’impronta dere dalle sensazioni, dalle fantasticherie, seguire
intensa dell’autore. Esiste una dimensione di stu- la curiosità, il divertimento, la pura gioia dei colori,
dio, di riflessione, che ha origine nella contempla- come se queste immagini sostituissero per noi la
zione: questa precede l’azione, e la rende possibile. realtà: ciò che ci accade quando veniamo presi dalla
Dando la parola alla natura, Plotino le fa dire che lettura di un libro che non possiamo abbandonare
essa genera attraverso la contemplazione: «così fino all’ultima pagina. Non ci si stanca mai di guar-
come i geometri contemplando disegnano; ma io dare e guardare, sfogliando volti, paesaggi, nuvole,
non disegno, bensì contemplo, e le linee dei corpi animali, scorrendo per mille luoghi che qualcun altro
si manifestano come uscendo da me». La contem- ha visitato per noi.
plazione che precede l’azione – ossia, nel caso di
questo lavoro, lo scatto fotografico e la successiva Continua a invitarci ora nel magnifico Ontario, ora
elaborazione – contiene tanto della dinamica, che la nelle sontuose Maldive: ed eccoci nel fantastico
conserva e riproduce, se è stata ben condotta. Marocco, sull’isola Lofoten tra le casette nordiche,
intorno alla magia del cibo apparecchiato sulla neve
Fissiamo la foto del Borsalino sul portacappelli, il in Svezia, tra le chiese case erbose campestri, i pae-
guanto e il bastone posati sotto. Non sembrano saggi da pittura romantica dell’Ottocento, in un car-
pronti per essere afferrati e indossati, per muoversi nevale a Venezia datato 1983 capace di scorci mi-
con l’uomo che li porterà? Hanno la staticità di un rabili, nell’arido Taklamakan dove ha reso immortale
felino pronto a saltare, nell’istante prima del balzo. un cammello della Battriana con il suo contadino:
L’immagine non è statica, ma dinamica. E per dina- quel muso incredibile, così impositivo.
mica intendo la proprietà del movimento, il suo po-
tere, la sua possibilità in potenza, ma anche la forza Nessun Quark ci ha mostrato gli animali come fa
propulsiva ed esplosiva: dunamis. Villa, con sguardi simili al nostro. Ci incantiamo a
osservare non solo i bellissimi ed eleganti leopar-
Dunamis è visibile o latente anche nelle immagini di, le gazzelle, gli aironi, i camaleonti, le scagliose
più legate alla pubblicità, dove il linguaggio dei segni iguane delle Galapagos – ma le impressionanti moli
deve essere concentratissimo. Consideriamo il brac- degli elefanti, dei bufali, dei rinoceronti in ripresa
ciale di Gucci. Posato centralmente su pelle di coc- ravvicinata: quelle teste gigantesche e nerastre
codrillo – l’animale crudele e costoso che trasmette come pietra lavica; le pietre-tartarughe; e infine,
26 27soprattutto i leoni, che guardano con espressioni si soltanto l’alterazione del colore a determinare lo
da fine del mondo: saggi, stanchi, regali, decaduti e straniamento: si veda l’Arco di trionfo con le mac-
commoventi come il leone «con la barba bianca» di chine, secondo il desiderio espresso da Baudelaire
Tonino Guerra. Non posso non pensare che su que- che intravede le ombre a colori degli impressionisti:
ste immagini grandiose di animali è stato posato il «Je voudrais des prairies teintes en rouge et des
medesimo occhio dell’orafo scita che forgiò i grifoni, arbres peints en bleu».
gli stambecchi e le gazzelle rincorsi dai leoni, dello
scultore iranico che modellò i tori alati di Persepoli, Oppure il colore si impossessa della struttura: di-
dalla prodigiosa potenza plastica. venta strepitoso intreccio del vertiginoso tessuto
scozzese rosso blu bianco francesi della Tour Eif-
Tra le sequenze virtuosistiche tre interessano più fel; o ancora differenzia i piani davanti al Louvre; di-
esplicitamente la pittura, nel senso che le foto sono stingue blocchi e sfondi, per la statua di Rodin, o
trattate con la tecnica dei dipinti: uno spettacolare le parti architettoniche, per la tomba di Napoleone
tributo a Georgia O’Keeffe attraverso i fiori; un rac- agli Invalides: un verde acquamarina spiazzante ri-
conto per immagini, alquanto suggestivo, dell’orto spetto al rosso della quarzite avventurina di Carelia.
di Antonio Saliola a Petrella Guidi in intreccio con le Ma altrove al colore è delegato solo un particola-
tele dell’amico; l’impressionistica raffigurazione del- re: un lampione ottocentesco isolato, la torre Eiffel
la faggeta di Canfaito a S. Severino Marche, già di blu in lontananza. Quanto alla geometria, se ci sono
per sé un incanto, che diventa una magia materica. possibilità di reticoli geometrici o di giochi quasi di
Queste prove di scomposizione della materia, della congegni meccanici scomposti, allora questi posso-
trasformazione o estrazione delle forme, la cui ge- no rivelare tutto il loro autonomo fascino, che mai
ometria non conosce limiti di possibilità, è sempre avrebbero mostrato; mentre le superfici lisce – la
stata inseguita dall’arte. piramide, o un semplice muro – acquistano un’ine-
dita imposività.
L’architettura non ha potuto tentarle all’infinito per
le leggi della gravità, o per i canoni della misura. Nel caso di Roma, a parte la Piramide di Caio Cestio,
Tuttavia da alcuni anni Villa è attratto proprio dalla il parallelepipedo dell’Eur, e a tratti qualche muro
sfida a questi limiti attraverso l’architettura antica antico dalle arcate essenziali, nessuna superficie
e moderna, in luoghi come la Puglia e in città esem- uniforme si presta agli angoli sbiechi delle campi-
plari quali Milano, Parigi, Roma. A queste ultime ha ture ininterrotte. Dalle mosse cavità e rotondità del
dedicato due mostre: Le grandeur di Parigi e Roma Colosseo e Castel Sant’Angelo, il Rinascimento, il
caput mundi. Se Bertrand Marret loda il merito di Barocco, San Pietro, le statue, gli obelischi, le fon-
liberare uno spazio geometrico per trasformarlo in tane, le piazze impongono colorazioni a campi, o più
estetica, scegliendo spesso «un angolo visivo inedi- o meno leggere linee luminose che seguano i rilievi
to e... un’elaborazione cromatica del tutto persona- e le forme in un ricalco preziosissimo. Risorgono i
le»; se Francesca Fabbri Fellini annota elaborazione meravigliosi lineamenti dei corpi, dei volti di pietra,
pittorica e simbolismo, «un’esasperazione dell’an- di marmo e di cotto dei grandiosi edifici, alternan-
golazione del suo punto di ripresa» con cui i monu- dosi a versioni per intero in negativo colorato. Una
menti vengono alla luce nella loro anima metafisica, leggerissima città di luce rinasce dal buio o alle at-
immateriale, Luca Cesari scrive di prototipi, «smate- mosfere di un sogno.
rializzati monumenti», di forme liberate, dell’Urphän-
omen oltre al quale non c’è nulla che li oltrepassa: «al È la fioritura notturna e senza tempo di questa ri-
grado estremo del reale, cioè del fantastico», otte- conversione della fotografia in arte grafica, che con
nuto come da una “spellatura”. L’autore invece parla un orientamento opposto a quello dei Piranesi fa
del ritorno al disegno originario degli autori. riaffiorare in filigrana silhouettes, profili, sottili calli-
grafie. I finissimi tratti non sono i neon o le lumina-
Di certo le diverse tecniche di lavorazione produ- rie di una festa impossibile, ma fili di desideri e sfide
cono effetti unificabili soltanto dal progetto e dalla perenni. Dove i Piranesi accumulavano nero su nero
scoperta di diverse realtà percepibili, oltre al classi- la potenza immane delle rovine dominate dal Tempo
co rovesciamento di negativo e positivo, o alle om- e dalla Gravità, Villa scrive un percorso di luce invi-
bre fantasma nelle lastre delle radiografie, prodotti sibile al frettoloso, inavvertito quotidiano, l’alterna-
entrambi del mezzo fotografico. In alcuni casi è qua- tiva di una grazia “dinamica” ancora possibile.
28 29Graziano Villa, Felice Laudadio
l’occhio vagabondo presidente Centro Sperimentale
di Cinematografia Roma
Da dove partire per raccontare la multiforme di una città, di un’architettura, di un interno in
arte visionaria – e il mestiere, un grande me- qualunque parte del mondo: Stati Uniti, Male-
stiere – dell’instancabile occhio di Graziano sia, Norvegia, Marocco, Kenia, Sud Africa, Cina
Villa? Si potrebbe iniziare dagli affascinanti ri- con la sua Grande Muraglia. Da una parte Parigi
tratti di personaggi che vanno dal Dalai Lama e la sua Grandeur, al centro di un reportage
a Desmond Morris, da Marella Agnelli a Pietro tanto originale quanto spettacolare, oppure
Cascella, da Philip Stark a Dolce & Gabbana e Chicago e New York e Kuala Lumpur e Albero-
a tante altre personalità della cultura, dell’ar- bello e Marrakesh e Shanghai e il Kilimanjaro
te, della moda, dello spettacolo colte nella loro e le Lofoten, dall’altra gli esterni e gli interni
ineffabile, e talora ironica, quotidianità. Oppu- delle meravigliose chiese e case di campagna
re dalle sue potenti immagini pubblicitarie, più scandinave.
che efficaci.
Ciascuna immagine di queste Country Houses,
O, ancora, dalla meravigliosa Roma dei monu- che siano svedesi o norvegesi, restituisce una
menti reinventati (non solo fotograficamente) composizione visiva che va ben oltre l’abilità
grazie alla geniale applicazione di sfolgoranti indiscussa del fotografo: sono vere e proprie
e suggestive colorazioni, quasi a voler eviden- opere d’arte pittoriche esaltate dall’uso magi-
ziare – e ribadire – l’essenza di Caput Mundi strale del colore, della luce, dei chiaroscuri, del
della Città Eterna. Ma scorrendo la ricchissima punto di osservazione, dell’inquadratura che
galleria delle sue opere l’occhio dell’osservato- rimandano alla lezione del Caravaggio, ma di
re tende a soffermarsi soprattutto – è la mia un Caravaggio contemporaneo senza tragedie
esperienza – sull’occhio vagabondo di Grazia- e invece con la curiosità e la dolcezza profon-
no, sulla sua singolare capacità di cogliere, ad da, alla ricerca della bellezza, connaturate nello
un tempo, il totale e il dettaglio di un Paese, sguardo indagatore di Graziano Villa.
30 31Frammenti scelti Bertrand Marret
Storico dell’Arte
nipote di Henri Cartier-Bresson
Se Graziano Villa vi riceve nel suo studio rimi- e sono momenti di riflessione o di pentimenti. Il
nese per meglio osservare le foto ben ordinate fotografo invece, riprende il suo soggetto all’i-
nel computer, che troneggia sul grande tavo- stante, nel momento preciso in cui accade.
lo nero, è implicito l’invito a divenire complice.
Basta lasciarsi andare e percorrere il filo del- Vorrei dire che i ritratti di Graziano Villa sono
le immagini, per riconoscere un fotografo non dei “caratteri”, nel senso che riproducono un
certo sconosciuto, ma “scoperto”, per meglio modello nella sua apparenza più effimera, nel
dire “rivelato”. senso di fissare un viso, di tenerlo a mente,
scongiurare la sua capacità di fuggire e di po-
Il talento val bene un’antologia, dal greco an- ter essere riconosciuto subito.
thos /fiore e legein /scegliere, da cui deriva la
parola latina florilegio, che contiene l’idea dello Il ritratto, secondo Graziano Villa, manifeste-
sbocciare come un fiore, oltre a quella di pre- rebbe bene la tensione fra il riprodurre una fi-
ferire. Un’antologia è sempre un momento di sionomia e riprodurre i veri tratti attraverso i
riflessione, un’occasione per riannodare le fila quali si esprime l’anima e in cui Hegel vedeva
della nostra creatività, ricalcare le impronte la- due procedimenti diversi. Il buon ritratto si di-
sciate sul percorso. stingue quando la sua eccellenza rivela i veri
tratti dell’anima nella parte naturale dell’esi-
L’impronta fotografica, come gesto tecnico, è stenza, nell’esteriorità empirica della fisiono-
pur sempre un istante decisivo, così, com’è, mia. Ho in mente il bel ritratto dello scultore
una questione di tempo, di memoria e di so- Pietro Cascella nel suo atelier, basato sulla
pravvivenza dell’immagine. Sezione Aurea, con in primo piano, la presenza
avvincente del Santuario della fecondità, così
Più che un fotografo eclettico, in senso filosofi- come il ritratto, di profilo, di Gillo Dorfles, nella
co, cioè basato su elementi presi in prestito da tradizione delle medaglie incise da Pisanello e
altri sistemi, Graziano Villa è, ai miei occhi, un che mi ricorda il Malatesta del Louvre di Piero
fotografo poliedrico che prova a coniugare ar- della Francesca.
gomenti diversi, dal ritratto alla natura morta,
dal paesaggio alla veduta urbana e monumen- Vorrei inoltre dire che le nature morte di Gra-
tale, dal reportage alla moda, dal flash pubblici- ziano Villa sono calme e silenti, oggetti di me-
tario alla fotografia d’Arte. ditazione. A ragion veduta, lui preferisce usare
il termine “still life” che meglio esprime l’im-
Non bisogna dimenticare che a tutto questo si mobilità del soggetto rappresentato; soggetti
aggiunge un “viaggiatore di lungo corso”, per ri- e oggetti di ferma, come nell’antico italiano o
prendere un termine marinaresco che gli piace sujets de la vie coy in antico francese, in op-
molto, soprattutto quando parla del suo lavoro posizione all’immagine della figura umana che
e dei suoi peripli intorno al mondo. I generi della deve essere presa nella mobilità dell’espressio-
pittura tradizionale sono gli stessi per l’arte fo- ne. Vasari parla delle cose naturali, Diderot di
tografica, la differenza, se vogliamo, si esplica natura inanimata a proposito della pittura di
nel modo di avvicinarsi al soggetto. Il pittore Chardin e mi torna in mente Pascal: “oggetti
osserva il suo soggetto in vari momenti, che inanimati avete dunque un anima che somiglia
vanno dal disegno preparatorio al quadro finito, alla nostra e la forza di amare”.
32 33In seguito, lo vediamo nella disposizione di ogni sano tutti. I continenti, le terre lo attirano, così
still life, Graziano Villa ci mostra di possedere come gli orizzonti e i tramonti, l’oceano, il mare,
una sapiente conoscenza della luce, della sua i fiumi, le cascate e i ghiacciai molto celebrati
intensità e del suo orientamento, calda fronta- nella raccolta: Water World.
le o laterale fredda, a seconda della composi-
zione, che gli permette una traduzione fotogra- Insomma, che il suo intento sia captare il fasci-
fica limpida dell’oggetto quotidiano: un sottile no di un paesaggio o di osservare le trasparenze
intreccio della resa delle materie e dei volumi. dell’acqua, si tratta pur sempre di poter giocare
su una vasta gamma di tonalità cromatiche, di
Si potrebbe quasi parlare di un edonismo do- esplorare sempre nuove possibilità formali, gui-
mestico che traspare soprattutto nell’ordina- dati dall’emozione dello sguardo, poiché nell’e-
mento poetico dei suoi interni scandinavi o sperienza fotografica, il desiderio sicuramente,
nella Tavola del sarto perfettamente sinfonica. il caso a volte e la declinazione dei colori si in-
trecciano per fissare i segni, le forme e le appa-
Al di là dello still life, la serie dei fiori ripresi in renze di quello che noi vogliamo vedere.
primo piano, con un’illuminazione possente e
isolati dal loro contesto, è un omaggio appena Graziano Villa ci ha mostrato come il suo sguar-
dissimulato a Georgia O’Keeffe. La fotografia do interminabile si rivela attraverso l’obbietti-
gioca qui un ruolo intermediario fra la natura vo, e qual è la disciplina del fotografo. La sua
del fiore e la sua interpretazione grafica, la- opera è anche un invito al viaggio e subito il
sciando perdere un po’ della sua identità senti- piacere dell’occhio diventa una complice par-
mentale pur di raggiungere un puro estetismo. tecipazione con il mondo che ha illustrato per
Infine i paesaggi, per ragioni diverse, lo interes- anni, con tanto sapere e generosità.
34 35Reti oltre le figure Raffaele Milani
Professore Ordinario di Estetica
Ci si chiede sempre, dinanzi alla fotografia, se i suoi la grazia del momento giusto nel riprendere il mon-
risultati non siano riflessi del mondo circostante. do, perché è la mente creativa a intervenire, non un
Forse è così, ma con la stessa efficacia delle altre fatto meccanico. Anche nella fotografia, come nelle
arti, perché essa riesce a mostrare riflessi anche dei altre arti, il problema consiste nel riuscire a tirare
mondi interiori. In un’epoca di profonde e sempre più fuori dall’oggetto la verità, al di là di una mera corri-
veloci trasformazioni dello sguardo la tecnica sembra spondenza tra immagine e cosa.
offrirci soluzioni univoche, obiettive e senza il mini-
mo sforzo: la realtà di quel mondo o di quei mondi Nel ricchissimo repertorio di Villa, artista con i soggetti
di fronte o dentro di noi sembra riassorbita in uno più diversi, dai ritratti ai paesaggi, dalle nature morte
scatto programmato che dovrebbe riassumere tutto. alle architetture simbolo delle città, dalla moda agli in-
Impossibile! Le tecniche vivono oggi di un potente terni, troviamo la bellezza della fotografia. Non l’esem-
investimento industriale dove la nostra sensibilità pio di una buona tecnica, ma la capacità oggettivata
e intelligenza paiono diventare inutili, avvilite in un di adattare la tecnica a una visione del mondo, a una
consumismo d’immagini e in una condizione di pas- messa in scena della natura. La volontà cattura l’anima
sività. Ma non è così nell’arte; la fotografia, che ne è delle cose nelle forme in trasformazione. Chi scava nel-
una grande espressione, vive infatti di una dimensio- la realtà materiale, la sua struttura, la sua essenza, si
ne umana e partecipativa insopprimibile, altrimenti la trova nel ruolo di un creatore che segue, ma anche pla-
distanza sull’oggetto che fa del sentire la necessaria sma i processi di cambiamento cui sono soggette le fi-
mediazione per giungere all’arte stessa sparirebbe. gure. Nulla è stabile, e la verità di ogni cosa, molteplice,
si nasconde; mentre guardiamo ciò che è in movimen-
Se si trattasse solamente di una riproduzione, l’ogget- to l’emozione incalza il nostro intendere. La fotografia
to verrebbe dato una sola volta per tutte, decadrebbe di Villa è, possiamo dire, un continuo moto d’emozio-
dalla sua funzione simbolica ed enigmatica; il mondo ni, un’avventura oltre le figure, in un oltrepassamento
e l’umanità sarebbero semplici portatori di una natura dell’accertabile e del credibile. L’avventura è ricerca e
meccanica. Non è appunto così; ne è prova questa sogno insieme, nulla è ovvio e scontato: incongruenza,
mostra di Graziano Villa le cui opere ci ricordano che incoerenza, disobbedienza possono essere i segni della
non esiste un’immagine artistica senza una ricerca libertà creatrice calata in questa mostra.
mirata, intenzionata, tenuta nel tempo, nella pausa
sorprendente tra il vedere e il produrre qualcosa che Alcuni vogliono soffermarsi sulla fotografia, come fece
si vorrebbe restituire equivalente. Villa è un fotografo Siegfried Kracauer, nel mito di un ritorno alla realtà fi-
a tutto tondo, artista eccellente come lo furono, un sica, altri hanno teso a sottolineare, nella riproduzione
tempo, quei “pittori, scultori, architettori” trattati dal fotografica, la perdita dell’aura, come Walter Benjamin;
Vasari nelle Vite. Con pari dignità rispetto alle altre Roland Barthes vi ha visto la pragmatica del segno illu-
espressioni artistiche, il suo lavoro salta tra bidimen- minato da uno stato d’affezione e Susan Sontag un lin-
sionalità e volumetrie in un volo d’abilissime illusioni guaggio d’ambiguità in grado di offrire immagini del do-
ottiche, simula e dissimula l’oggetto con la perizia di lore del mondo. Più consono alla fotografia di Graziano
uno che disegna strategie visive attraversando conti- Villa sarebbe un passo di André Malraux: ovunque nel
nui camouflages, progetta e costruisce reti di rappre- mondo «l’arte è lo specchio e il motore dell’armonia del
sentazioni traendo e sottraendo le linee dei contorni mondo ordinato che chiamiamo cosmo o yin e yang»
secondo una scena prospettica del colore. (Il cranio d’ossidiana). Nessuno, da molti anni, cita più
Malraux, ma trovo che qui abbia un senso. Il ritratto di
Immerso nell’universo del marketing, Villa non si la- Desmond Morris o del Dalai Lama, allo stesso modo
scia irretire dal sistema comunicativo, ma propone delle nature morte o dei paesaggi, si prendono cura
quella distinzione del vedere che è la possibilità pro- dello spazio e del tempo: la luce domina, scopre, svela
pria dell’arte, non un gioco di effetti: sa aspettare insospettati misteri delle apparenze.
36 37Puoi anche leggere