BEEP Il nuovo giornalino del Las! - Liceo Artistico Statale

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BEEP Il nuovo giornalino del Las! - Liceo Artistico Statale
n°4 | febbraio 2019

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                                                   Il nuovo giornalino del Las!
                                                    BEEP

    photo and illustration: Giulia Morassutti
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INDICE

In prima linea c'è BEEP                            pag. 5

L' "Area cani" del Triangolo                       "       6

  - L'architettura del Triangolo                   "       9

  - Intervista al Professor Paolo Fabri            "       11

  - Oltre l'utopia                                 "       14

"Zingonia non esiste"                              "       18

  - Un venerdì pomeriggio a Zingonia               "       20

  - About Zingonia: intervista al D.S. Botti       "       27

L'architettura, la società, gli uomini             "       29

La Haine - L'Odio                                  "       34

L'angolo                                           "       38

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In prima linea c’è Beep
Bentornati a scuola! Nuovo anno,               In Beep troverete alcune pagine sul
nuove materie e professori, ma Beep            Complesso Residenziale del Triangolo e
rimane lo stesso: l’unico e inimitabile        sulla “città” di Zingonia, che, attraverso
giornalino del LAS.                            le nostre indagini e interviste, hanno
La redazione è composta da ragazzi             mostrato il loro vero volto, rivelandosi
di ogni età e indirizzo: non potremmo          come una “cattedrale nel deserto” o
essere più vari di così, tra veterani e        luoghi distopici. Tramite interviste e
novellini che si sono messi subito in          foto, abbiamo ricreato il loro profilo di
gioco! Abbiamo iniziato l’anno con             NON LUOGHI.
riunioni e diverse uscite sul territorio       Di conseguenza, questa prima uscita
della provincia, per farvi avere tra le        verte più sull’architettura, ma non in
mani la prima uscita fresca di stampa          modo così esclusivo da non permettere
e di idee. Per alcune settimane ci             agli studenti degli altri quattro indirizzi
siamo riuniti per scegliere un tema            di apprezzarla. Non parliamo di
che potesse piacere a tutti gli studenti       normative, calcoli strutturali o idee di
e, con un po’ di fatica, siamo riusciti        progetto, perché abbiamo approfondito
a decidere l’argomento di questo               gli aspetti che riguardano il passato
primo numero.                                  ma specialmente il presente di questi
                                               luoghi, attraverso interviste alle
La prima uscita è su LUOGHI E NON-             persone che lì vivono o che entrano a
LUOGHI. Un argomento che d’impatto             contatto con queste realtà.
può non entusiasmare, ma se vi                 Ci siamo concentrati su questi due
dicessimo che abbiamo considerato              esempi poiché li abbiamo voluti
luoghi che in realtà non lo sono?              raccontare in modo approfondito,
Si fatica a comprendere subito cosa            senza limitazioni. In questo numero
abbiamo pensato, ma siamo qui                  troverete molte fotografie originali,
apposta per spiegarvelo. Ragionando            scattate da noi, che danno un grande
sulla provincia di Bergamo, abbiamo            impatto visivo a Beep.
colto aspetti di alcuni luoghi che, pur
                                               Bentornati dalle vacanze, si ricomincia,
essendoci fisicamente, risultano quasi
                                               ma concedete un po’ di tempo alle
fantasmi sotto gli occhi di tutti. Luoghi
                                               nostre pagine!...
nati con le più grandi e buone idee e
intenzioni per il futuro, lo stesso futuro     Buona lettura!
che in realtà gli si è rivoltato contro e li                             La Redazione
ha condotti quasi alla deriva.

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                                                                            C     I
L' "area cani"
        del Triangolo

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    photo: Giulia Morassutti
photo: Giulia Morassutti

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L'architettura del
                            Triangolo

  Situato tra via S.Lazzaro, Via Palma il Vecchio e via Manzù, è stato progettato dall’architetto
  Giuseppe Gambirasio. Architetto bergamasco, Gambirasio ha lavorato molto nella città, realizzando
  progetti importanti come le Terrazze Fiorite, l’Urban Center, il monumento all’Alpino.
  Il complesso del Triangolo è polifunzionale ed è esito di un progetto durato 10 anni, dal 1973 al 1983.
  Nell’ultima versione è stato co-progettato con altri architetti locali.
  L’idea sulla quale è basato il progetto è quella di realizzare uno spazio nato dalla fusione tra sfera
  pubblica e privata. L’edificio è concepito come
  un triangolo, al centro del quale è inserito un
  parco. Il parco (Giardino Brighenti) è gestito
  dal Comune, mentre le tre ali dell’edifico
  hanno funzione residenziale (appartamenti)
  e commerciale (negozi). Il parco interno è
  suddiviso in due aree, un’area cani e una
  zona destinata agli anziani e alle persone che
  soffrono di deficit della memoria. Tutta la zona è
  caratterizzata da un doppio portico, sia interno
  che esterno; dalle strade è quindi possibile
  accedere al parco interno. L’opera architettonica
  è quindi concepita non come un semplice
  “contenitore di funzioni”, ma bensì come una
  vera e propria opera d’arte con un alto valore
  artistico nella decorazione e nella forma stessa,
  visibile anche da Città Alta.
  Questo edificio era quindi stato concepito
  come luogo di scambio e punto d’incontro tra
  centro e periferia.

                                     Nadia Bendaoued
                                                                photo: Giulia Morassutti

La struttura delle abitazioni vista da un cortiletto interno.

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Intervista al
                     Prof.re Paolo Fabri

Abbiamo incontrato il professor Paolo Fabri               d’incontro… ma non è andata così. Da un punto
e abbiamo chiesto il suo punto di vista sul               di vista urbanistico l’edificio risulta fuori scala,
Triangolo, in quanto docente di architettura              ma riprende la forma triangolare del tessuto
ed alunno di Giuseppe Gambirasio. Eravamo                 edilizio. Quindi risulta chiaro che a non aver
curiosi di capire per quale motivo progetti di            funzionato è stato il lato sociale: il luogo non è
architetti competenti e con una funzione valida           diventato un centro di aggregazione. Quando si
spesso degradano o addirittura cadono in                  progettano luoghi pubblici, un rischio nel quale
disuso. Un esempio è, per l’appunto, il Triangolo         si può incappare è proprio che non diventino
di Giuseppe Gambirasio che, come lo stesso                di tendenza. Infatti, a stabilire l’attrattiva di
professore ha ribadito, da un punto di vista              un qualsiasi luogo è chi lo frequenta, quindi
puramente architettonico funziona, pur non                è semplicemente una questione di mode ed
essendo stato pienamente rispettato il progetto           è difficile che un edificio che non ha avuto
originale, che prevedeva le facciate sotto il             successo subito lo abbia successivamente. È
portico di colonne di ordine gigante decorate con         quindi proprio l’aspetto utopico a non avere
dipinti che avrebbero reso l’edificio una sorta di        funzionato, perché il progetto funziona bene
opera d’arte. Queste decorazioni sono poi state           su carta, ma deve poi tener conto dell’animo
banalizzate dalla “fantasia” a triangoli che ancora       umano. Quando abbiamo poi chiesto al docente
oggi possiamo vedere. Quello che il professore            per quale motivo, secondo lui, un edificio così
ha evidenziato è che l’insuccesso di un progetto          caratteristico non ha fatto tendenza e non è
architettonico, problema che non riguarda solo il         diventato un polo d’attrazione, Fabri ci ha detto
Triangolo, è spesso dovuto alla sottovalutazione          che molto probabilmente, da un punto di vista
dell’aspetto conservativo e della manutenzione.           economico, il Triangolo è troppo dispersivo.
Come spesso accade, numerosi edifici vengono
trascurati per mancanza di fondi o per altri
                                                      Particolare della struttura
motivi, causando un progressivo degrado. Nel
particolare caso del Triangolo, oltre a questo
aspetto molto importante dell’architettura
(che possiamo vedere nella trascuratezza del
parco all’interno della struttura), entra in gioco
il fatto che la funzione di questo edificio è
                                                      photo: Giulia Morassutti

basata su un’utopia. Il Triangolo non era nato
unicamente come luogo di residenza, ma anche
come centro di aggregazione. L’architetto lo
aveva concepito come un polo d’attrazione
dei cittadini, definendolo spesso “agorà”. Il
parco, i negozi e il piano inferiore (che doveva
ospitare un cinema) dovevano creare un luogo

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Per farci capire il concetto, ha fatto altri esempi: in via Angelo Mai ci sono tanti negozi che vendono
le stesse cose. Questi sono concentrati in determinate zone, perché è più probabile che un cliente,
uscendo da un negozio senza aver comprato nulla, entri in un altro negozio. Al Triangolo, invece,
tutto è troppo dispersivo, ci sono negozi diversi e il fatto che da un punto di vista commerciale
non sia “decollato” ha portato la gente a non frequentarlo. Inoltre, molti degli appartamenti erano
rimasti invenduti a causa del prezzo alto e questi spazi sono stati riutilizzati come residence. Quello
del Triangolo è un valido esempio che ci ha permesso di capire la quantità degli aspetti di cui un
qualsiasi progetto architettonico deve tener conto per non rivelarsi fallimentare.
L’architettura non è quindi una disciplina indipendente, ma deve tener conto di tantissimi aspetti
tra cui quello politico, economico e sociale.

                                                                                 Nadia Bendaoued

                                   Particolare della struttura
            photo: Giulia Morassutti

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                                Oltre l'utopia

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     photo: Giulia Morassutti
Oltre l'Utopia

                           Il Triangolo è caratterizzato dall’utopica idea         per i bambini, era un luogo tranquillo e vitale
                           del complesso privato che punta sull’aspetto            che bene si sposava con l’idea di Gambirasio.
                           sociale, in quanto colloca al suo interno uno           Poi il parco ha iniziato a cambiare, i giochi
                           spazio pubblico e punta sulla “moralità” delle          sono stati tolti per dare spazio a un percorso
                           persone a cui l’architettura è dedicata. Come           per anziani, che rimane inutilizzato poiché
                           tutti sappiamo e come gli intervistati ci hanno         questi ultimi non sono assidui frequentatori
                           fatto notare, con il tempo la società ha perso          del parco, a causa della sua esposizione al sole,
                           rispetto nei confronti delle cose pubbliche             ma anche a causa delle barriere architettoniche
                           e private. Non ci sono limiti che la società            che li ostacolano, come le scale o le catene
                           riesce ad auto-imporsi: e qui arriviamo alla            attaccate ai paletti sul bordo della strada
                           filosofia dell’architettura. L’architettura riflette    accanto all’ingresso principale. La denuncia
                           il comportamento delle persone che la vivono,           della signora Renata si concentra maggiormente
                           rendendole responsabili di loro stesse.                 sugli spazi aperti che ottengono una doppia
                           Di certo era d’obbligo ascoltare per primi coloro       valutazione: l’idea degli spazi aperti è buona,
                           che abitano nel complesso residenziale, coloro          ma forse questa struttura è stata collocata nella
                           che si vedono coinvolti in prima persona in             città sbagliata. Il Triangolo contraddice l’intento
                           tutto ciò che caratterizza il quartiere e che,          iniziale dell’edificio, specialmente dal punto
                           talvolta, ne risentono.                                 di vista della frequentazione, che ha portato
                           La signora Renata si è trasferita da Città alta in un   all’interno di questo edificio, nato con grandi
                           appartamento del Triangolo quando i suoi figli          aspettative, brutte abitudini come il fumo o le
                           erano ancora piccoli, diciotto anni fa, per cui ha      siringhe che ogni sera si trovano in giro per il
                           visto questo luogo trasformarsi. Ci ha raccontato       parco. Proprio per questa irresponsabilità della
                           come inizialmente il parco era dotato di giochi         gente, i condomini hanno avanzato la proposta
                                                                                   di chiudere il parco una volta passate le otto
                           Frequentatori del Triangolo                             della sera, cercando di limitare lo sfruttamento
                                                                                   e il disfacimento dell’idea di Gambirasio. Il
                                                                                   problema però non troverebbe una soluzione,
                                                                                   siccome gli spazi aperti più esposti sono
                                                                                   gli androni laterali, dove si sono ormai
                                                                                   accasate diverse attività commerciali. La sera,
                                                                                   specialmente, vengono occupati da barboni
photo: Giulia Morassutti

                                                                                   o ragazzi che si sentono liberi di fare ciò che
                                                                                   vogliono, nonostante si trovino in un luogo
                                                                                   che è sí pubblico ma la cui cura è a carico dei
                                                                                   residenti. Le persone si sentono al sicuro e liberi
                                                                                   di fare ciò che vogliono sia fuori, negli androni,
                                                                                   che dentro al parco, trovandosi nascosti dal
                                                                                   muro verde di alberi che non viene curato.

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Oltre ai residenti e agli irrispettosi frequentatori,
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                                                                                                      che hanno uno spazio recintato all’interno
                                                                                                      del parco.
photo: Giulia Morassutti

                                                                                                      Il signor Gabriele insiste sulla questione già
                                                                                                      sollevata dalle due signore, ripetendo che, a
                                                                                                      causa della mancata vigilanza, la gente se ne
                                                                                                      approfitta, descrivendo e caratterizzando il parco
                                                                                                      del Triangolo come un “Refugium peccatorum”
                                                                                                      e “campo franco” in cui i frequentatori, per
                                                                                                      la maggior parte ragazzi, si sentono liberi di
                                                                                                      sporcare e rovinare un bene pubblico gestito dal
                           Frequentatori del Triangolo
                                                                                                      Comune. La parte più nascosta è proprio quella
                           Abbiamo intervistato un’altra signora, Angela                              dove sono collocate le panchine, a causa del
                           Genovese, che abita nel complesso da 9 anni                                rigoglioso e incurato verde che crea una galleria
                           in un appartamento che risulta molto comodo:                               che percorre l’interno del parco. Era stato avviato
                           dotato di vani grandi che consentono a quattro                             il processo di riqualifica, che comprendeva il
                           persone di vivere assieme, mantenendo                                      percorso per anziani, che non ha fatto altro che
                           comunque una certa privacy e consentendo,                                  allontanare le persone e di conseguenza attirare
                           grazie alla vicinanza al centro, l’autonomia                               gli irrispettosi frequentatori che contribuiscono
                           dei figli. La signora Angela concorda con la                               a rovinare gli androni esterni, protetti da acqua
                           signora Renata sulla cattiva frequentazione                                e freddo, con i residui dei mega party. Come
                           del parco pubblico, non adatto ai destinatari                              bene ha detto Gabriele : , quindi chi trova inciviltà
                           architettoniche. La signora recrimina sul fatto                            la replica . La conclusione di Gabriele è che lo
                           che escludono altri tipi di persone. Per la signora                        spazio aperto è stato rovinato dalla socialità che
                           l’aspetto negativo rimane la convivenza tra                                ha portato a un cambiamento dello spazio, che
                           pubblico e privato, ma anche tra gli stessi privati,                       non coincide più con quella presente ai tempi
                           siccome nascono conflitti tra i 132 condomini                              della progettazione del complesso del Triangolo.
                           circa e le varie attività commerciali. Definendo                           Al secondo piano del complesso, affacciato su
                           il complesso come “Il biglietto da visita di                               via Palma il Vecchio, troviamo un vero e proprio
                           Bergamo”, insiste sul problema della vigilanza,                            box, sede del PD (Partito democratico).
                           la cui assenza ha portato a episodi di violenza                            Il PD è arrivato qua nel 2004, quando il piano
                           come l’occupazione o l’imbrattamento dei muri,                             rialzato era completamente aperto, accentuando
                           sui quali non mancano gli sfoghi dei writer.                               così la relazione tra spazio chiuso e aperto, che
                                                                                                      era l’idea predominante di Gambirasio.
                                                                                                      Per necessità economiche sono stati creati
                                                                                                      questi box senza muri fisici, ma solo con pareti
                                                                                                      in vetro, monetizzando lo spazio senza tener
                                                                                                      conto della reale necessità, che si è dimostrata
                                                                                                      in seguito abbastanza vana, siccome la maggior
                                                                           photo: Giulia Morassutti

                                                                                                      parte dei box è rimasta vuota.
                                                                                                      Una funzionaria del PD, Laura, ci ha fatto notare
                                                                                                      che il complesso è soggetto ad assestamenti,
                                                                                                      forse dovuti proprio al suo gigantismo: si
                                                                                                      notano lunghe crepe e crolli di intonaco lungo
                                                                                                      tutta la struttura.

                                                                                                              15
                                                                                                                                          C      I
photo: Giulia Morassutti

                           Il parco del Triangolo.

                           L’ufficio del PD, nonostante non abbia un                                        nascondiglio che cela il parco stesso, e, cosa più
                           affaccio diretto sul parco, si interessa ai                                      grave a livello architettonico, le persone con i
                           problemi di quest’ultimo e talvolta ne risente.                                  loro comportamenti talvolta antisociali.
                           Nonostante l'opinione di Laura sulla vigilanza                                   L’onorevole ribadisce il concetto, già espresso
                           sia discordante con quella ricevuta da Angela                                    dagli altri intervistati, della gente che si sente
                           e ribadita dagli altri intervistati, Laura                                       sicura di potere fare ciò che vuole.
                           concorda con la valutazione del degrado della                                    L’aspetto politico è forte siccome il disfacimento
                           struttura. Per un colpo di fortuna, nella sede                                   del parco per i bambini e l’inserimento del
                           del PD abbiamo la possibilità di ascoltare le                                    percorso per anziani, la scarsa manutenzione
                           opinioni dell’onorevole Carnevali, ex-assessore                                  e vigilanza sono, essendo il parco pubblico,
                           della Giunta Bruni. Estimatrice di Giuseppe                                      nelle mani del Comune, che non è riuscito
                           Gambirasio, l’onorevole Carnevali ci ha fornito                                  a preservare e garantire la sopravvivenza di
                           un nuovo punto di vista sull’architettura, che è                                 questa Utopia ormai dissolta in Bergamo.
                           nata come opera di impatto e di contrapposizione                                 Il Triangolo: un edificio che aveva l’aspirazione
                           tra moderno e antico, una sorta di cerniera per                                  di influenzare e cambiare il profilo della città,
                           legare due parti della città grazie al giardino                                  ma che si è trovato soggiogato dalla città, intesa
                           pubblico che accompagna intenzionalmente                                         come società, di cui oramai è subalterno.
                           dall’altra parte della città con la galleria verde.
                           Una galleria che doveva collegare, ma che                                                                       Marta Donzelli
                           nella pratica si è rivelata come un perfetto
                           Il Signor Gabriele con Teo e Libbie.                                         La Signora Renata con Fiamma.
                                                                                 photo: Giulia Morassutti

                                                                   16
                                   C      I
L'Onorevole
                                                  Carnevali con alcune
                                                  collaboratrici

La Signora Angela,
residente al Triangolo
da 9 anni.
                    photo: Nadia Bendaoued

                                                  La Signora Renata,
                                                  residente al Triangolo
                                                  da 18 anni.

                                             17
                                                       C      I
"Zingonia
          non esiste"
        Interviste e resoconto dell'escursione a Zingonia
        della redazione

                18
C   I
19
C
I
     Illustation: Giulia Morassutti
Un venerdì pomeriggio
                                             a Zingonia

                                                                          cementizio di edifici granata, scanditi dal
                                                                          grigio della strada.
                                                                          Ogni forma di vita sembra essersi dissolta nel
                                                                          pomeriggio, solo uno stormo vola sopra di noi.
                                                                          Ma, ecco che, nel nostro curiosare, veniamo
                                                                          interrotti da una figura inaspettata che inizia a
                                                                          tirarci sassi da una finestra. Un po’ presi dallo
                                                                          sgomento per la presenza di vita in un luogo
                                                                          tanto avverso, non ci lasciamo scoraggiare e ci
                                                                          addentriamo sempre più nella giungla di edifici,
                                                                          scattiamo qualche foto a testimonianza del
                                                                          nostro passaggio.
                                                                          Il clima ci sembra pesante: se non fosse per le
                                                                          sporadiche automobili che alternano il vuoto
                                                                          dell’asfalto, si direbbe una città fantasma.
                                                                          Cerchiamo ansiosi qualcuno disponibile a
                                                                          parlarci, a raccontarci Zingonia, per conoscere
                                                                          la vita di un abitante di un luogo che,
                                                                          sostanzialmente, non esiste.
                                                                          Ma davanti a noi si stagliano solamente
                                                                          la desolazione di un parco e le imponenti
photo: Ilde Ruggeri

                                                                          torri, sui marciapiedi solo arbusti secchi che
                                                                          rotolano e nuvole di polvere in perfetto stile
                                                                          western. Ci guardiamo intorno: una fontana,
                                                                          la strada, le automobili…

                      Guidati dal professor Leucadi e dalla
                                                                          photo: Ilde Ruggeri

                      professoressa Liconti, nel mezzo del cammin
                      di nostra vita ci ritroviamo a vagare per nefaste
                      strade un venerdì pomeriggio autunnale.
                      Appena giunti a destinazione, in piedi tutti
                      riuniti scrutiamo l’orizzonte lontano, quattro
                      torri incombono su di noi e ci circondano.
                      Il paesaggio è desolazione assoluta, nonostante
                      il sole sia ancora alto nel cielo e la giornata
                      lunga, un’aiuola di rose smorza il contesto

                                                            20
                             C     I
All’ombra dell’Hotel Piccadilly, ricoperto da                -Cosa pensi della fama che ha Zingonia?
                      impalcature di tubi Innocenti e assi di legno                Molte cose sono false, chi non ci vive non può
                      come a mascherare la sua vera natura, notiamo                capire la realtà di questo posto; senza sfatare
                      una ragazza che sistema i tavoli di un bar.                  nessun mito: lo spaccio per esempio è presente
                      Ci avviciniamo, forse inizialmente la prendiamo              ancora oggi, ma rispetto ad un anno fa, quando
                      un po’ alla sprovvista, d’altronde non capita tutti          sono arrivata, le forze dell’ordine stanno
                      i giorni che delle ragazzine vengano verso di te             lavorando intensamente per contenere questo
                      in massa armate di Nikon e taccuino. Prendiamo               fenomeno e i miglioramenti ci sono e si vedono.
                      un caffè per avviare la conversazione, e poi, di             -Cosa sai della storia di Zingonia?
                      soppiatto, ma comunque decise, le chiediamo se               È stata voluta dal signor Zingone ed è nata come
                      è disponibile a rispondere a qualche domanda                 una città ideale e molto ricca, gli appartamenti
                      per un’intervista da pubblicare su BEEP, il                  nei vari palazzi, infatti, avevano un costo elevato.
                      giornalino del LAS. Lei da subito sembra intrigata
                      dalla cosa e in maniera un po’ amichevole e un po’           -Ritieni Zingonia una città pericolosa?
                      eccentrica ci racconta della sua esperienza. Nel             Assolutamente no, mi sento tranquilla a girare
                      descrivere il luogo in cui vive, all’apparenza così          per la città anche da sola, non ho mai subito
                      inospitale, ci mette tanta passione e soprattutto            molestie di nessun genere.
                      tanta sincerità.                                             -Credi in un futuro per Zingonia?
                                                                                   Sì, se tutti ci impegnassimo nel mettere da parte
                                                                                   i luoghi comuni su Zingonia potremmo vedere
                                                                                   la bellezza di questa città e i suoi punti di forza;
                                                                                   ad esempio, credo che Piazza Affari, la piazza
                                                                                   dove ci troviamo ora, sia bellissima, ma per
                                                                                   colpa della gente e delle malelingue su questo
                                                                                   posto è stata incredibilmente sottovalutata per
photo: Ilde Ruggeri

                                                                                   anni. Adesso stanno facendo degli interventi
                                                                                   sui palazzi, come il rifacimento della facciata
                                                                                   dell’hotel qui dietro, si stanno dando da fare…
                                                                                   Si rende disponibile per una foto, le promettiamo
                                                                                   di ricontattarla per farle avere il nostro prossimo
                                                                                   numero con la sua intervista inclusa. Lei,
                      Aruti Asia (19 anni), sorridente, ci accoglie nel bar dove   scherzosamente e un po’ alla vecchia maniera,
                      lavora nel cuore della città.                                scrive con una biro il suo numero sul mio braccio
                                                                                   e ci saluta calorosamente.
                      -Abiti a Zingonia? Ci sei nata?
                      Sono nata a Zingonia diciannove anni fa, in
                      seguito mi sono trasferita qua e là, sono tornata
                      a Zingonia da un anno.
                      -É stato facile per te trovare lavoro?
                      Dal momento che ho contribuito alla
                      ristrutturazione di questo bar, il datore di lavoro
                                                                                    photo: Elisa Lecchi

                      mi ha subito offerto un impiego, quindi è stato
                      relativamente facile.
                      -Domanda forse un po’ scomoda, il guadagno
                      è adeguato?
                      Essendo sotto contratto come apprendista non
                      ci guadagno i milioni, però non è male.                                                  Fontana di Piazza Affari.

                                                                                                          21
                                                                                                                       C      I
-Com’era la città quando è arrivato? Cos’è
                                                                             cambiato nel corso degli anni?
                                                                             La città era movimentata, c’era molto lavoro e
                                                                             molte possibilità di guadagno, la disoccupazione
photo: Elisa Lecchi

                                                                             era inesistente.
                                                                             Nel corso degli anni si è sparsa la voce di questa
                                                                             città in cui si trovava lavoro e quindi il tasso di
                                                                             immigrazione è aumentato sensibilmente.
                                                                             Il picco è stato negli anni novanta, da lì in poi
                                                                             la città ha iniziato a degradarsi sempre di più,
                        Il parco del Centro per anziani.                     spaccio e prostituzione hanno avuto la meglio in
                                                                             molte zone.
                        Camminando qua e là, straniti dal non aver           -Secondo lei la cattiva reputazione di Zingonia
                        incontrato quasi nessuno, giungiamo ad un            è giustificata?
                        edificio preceduto da un parco che si presenta,
                                                                             Assolutamente sì, negli anni è diventata un
                        da un lato, come Circolo Fotografico, e
                                                                             luogo pericoloso, io personalmente non mi sento
                        scopriamo poi essere dal lato opposto il Centro
                                                                             più libero di fare niente, è tutto in mano agli
                        diurno anziani.
                                                                             immigrati, ci sentiamo stranieri nel nostro paese.
                                                                             -Quindi ci pare di capire che per lei non è più
                                                                             un posto sicuro per vivere...
                                                                             Esatto, c’è molta criminalità, io mi devo
                                                                             spostare in carrozzina quindi faccio fatica in
                                                                             generale e in più c’è da aver paura a girare,
photo: Giulia Bracchi

                                                                             soprattutto la sera.
                                                                             -Ha parlato prima di un alto tasso di immigrati,
                                                                             come si rapportano con “gli altri”?
                                                                             Non si rapportano proprio, non c’è dialogo,
                                                                             anche loro sono prevenuti nei nostri confronti,
                                                                             non si fidano e si comportano in modo incivile.
                        Qui incontriamo Ciro e la sua simpatica
                        combriccola, gente che ormai vive a Zingonia                                               Ciro (70 anni).
                        da talmente tanto tempo da averci messo radici.
                        All’inizio ci squadra con sguardo indagatore e
                        sospettoso, poi si fa man mano più amichevole
                        e a tratti nostalgico quando gli chiediamo
                        gentilmente di raccontarci come ha vissuto
                        Zingonia nei primi anni, per farsi di nuovo
                        cupo quando gli chiediamo di Zingonia oggi. Da
                        settantenne, non è così aperto nei confronti di
                        coloro che lui definisce stranieri.
                                                                             photo: Giulia Bracchi

                        -Quanti anni ha? Da quanto tempo abita a
                        Zingonia?
                        Sono nato a Napoli nel ‘48, ho settant’anni;
                        ho vissuto per molti anni in Inghilterra e mi
                        sono trasferito a Zingonia nel ‘68, la costruzione
                        della città era appena terminata.

                                                               22
                                C      I
-Molto sinceramente, ha mai avuto un incontro         -Essendo del settore, come definirebbe la situazione
                      positivo con uno straniero qui a Zingonia?            di Zingonia dal punto di vista della sicurezza?
                      Raramente, forse un paio di volte, ma per la          Ci sono delle zone dove la criminalità è piuttosto
                      maggior parte ci evitano e noi evitiamo loro.         radicata, difatti sono stati intensificati blitz e
                      -In conclusione, lei crede in un futuro per pattugliamenti con cadenza giornaliera; ciò detto,
                      Zingonia?                                             la situazione di Zingonia non è assolutamente
                                                                            così tragica e si può circolare tranquillamente in
                      No, prima ci credevo, ma, guardando i fatti, per molte zone.
                      Zingonia non c’è speranza, finché la città rimane
                      in mano ai criminali non ci sarà futuro;              -Ci può parlare un po’ della “decadenza di
                      per chi vuole un futuro sereno l’unica possibilità Zingonia” e delle sue possibili cause?
                      è allontanarsi da qui.                                Partendo dal principio, come ben sapete,
                                                                            Zingonia nacque come città lavorativa
                                                                            autonoma, infatti la zona industriale è molto
                                                                            ampia e sviluppata; di conseguenza, la città era
                                                                            caratterizzata da interessi di natura economica
                                                                            più che abitativa; per questo motivo, non è mai
                                                                            stata riunita sotto un’unica amministrazione;
                                                                            mi spiego meglio: Zingonia non è a tutti gli effetti
                                                                            una città, bensì è formata da ‘parti’ delle periferie
photo: Ilde Ruggeri

                                                                            dei comuni di Verdellino, Ciserano, Osio Sotto,
                                                                            Verdello e Boltiere. E già questo è di per sé una
                                                                            grossa parte del problema, inoltre negli anni ‘90
                                                                            si è verificato un importante flusso migratorio da
                                                                            parte di svariati gruppi di diverse etnie che ha
                                                                            contribuito ad aumentare il divario tra le varie
                      Già da queste due interviste si può evincere zone. Altra causa del degrado è la diffusione di
                      un divario tra le correnti di pensiero dei fenomeni di spaccio e prostituzione, ma riguardo
                      cittadini, entrambi hanno espresso molto questa problematica siamo già all’opera per
                      fermamente le loro opinioni che sono in netto “bonificare” il territorio.
                      contrasto; se, da parte di Asia, troviamo una -Parliamo dei più piccoli, secondo lei com’è
                      grande fiducia nei confronti di Zingonia, dalla vissuta questa multiculturalità dai bambini?
                      parte di Ciro possiamo leggere rassegnazione
                      e negatività: parla della Zingonia delle origini I bambini non la vivono come una cosa
                      quasi con nostalgia…                                  anomala, inusuale, crescono sin da piccoli tra
                                                                            bambini di diverse etnie e non fanno distinzioni
                          Qui la domanda sporge spontanea:                  di sorta; sono sicuro che questo possa portare
                                       chi ha ragione?                      alla formazione di giovani che fanno gruppo e
                                                                            conoscono le diverse culture del posto.
                      Per fare un po’ di chiarezza, dunque, decidiamo di
                      rivolgerci a fonti certe, a chi la città la vive ogni    La scuola materna di Zingonia, dove si nota una forte
                      giorno intensamente, a chi conosce i retroscena                       presenza di bambini e mamme straniere.
                      di Zingonia: le forze dell’ordine. Nel modesto
                      parcheggio antistante la caserma, un distinto
                      rappresentante delle forze dell’ordine ci ha
                                                                                                                                       photo: Ilde Ruggeri

                      concesso dieci minuti del suo prezioso tempo per
                      illuminarci sulla situazione distopica della città.
                      -Da quanto tempo vive a Zingonia?
                      Da molti anni vivo qui con mia moglie e i
                      miei figli.

                                                                                       23
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-Com’è vivere qui?
                                                                            Abito in questo paese dal ’76 e non ho mai
                                                                            avuto alcun tipo di problema o difficoltà,
                                                                            nemmeno ad uscire la sera. Vivendo qui ci
                                                                            si accorge che molti degli aneddoti legati a
                                                                            Zingonia sono solo stereotipi.
                                                                            -Si sente sicuro a vivere a Zingonia?
                                                                            Il livello di sicurezza è cambiato negli anni?
                                                                            Nell’ultimo periodo sono stati fatti passi da
                      La zona più "ricca" e ben tenuta di Zingonia.         gigante per quanto riguarda la sicurezza;
                                                                            infatti, grazie ai numerosi pattugliamenti dei
                      Mentre discorriamo nel parcheggio esterno alla        vigili e dei Carabinieri e alle videocamere
                      caserma, ci si presenta davanti inaspettatamente      installate si iniziano a vedere grandi risultati.
                      un ex politico della zona, Vincenzo Valois, che       -E per quanto riguarda la riqualificazione
                      sta portando a fare una passeggiata il suo cane       ambientale?
                      Pocho, un King Charles Spaniel che si guarda          Molti palazzi sono in via di riqualificazione
                      attorno incuriosito e si avvicina spontaneamente      grazie alla Regione e a iniziative private.
                      per annusarci.
                      Il signor Valois ha fatto parte della vita politica   -Cos’è che l’ha convinta a restare ad abitare
                      di Zingonia per più di vent’anni, e per questo        a Zingonia?
                      motivo è molto dettagliato nell’esporre i             Il forte attaccamento al territorio, senza alcun
                      retroscena della situazione del paese.                dubbio.
                                                                            -Dove si concentra la “malavita”?
                      Una zona di Piazza Affari,
                      ritenuta luogo di spaccio di Zingonia                 Sicuramente in Piazza Affari, dove ogni giorno
                                                                            sono in atto vere e proprie “delinquenze nella
                                                                            norma”
                                                                            -Parlando di integrazione sociale, lei come vive
                                                                            la multietnicità presente nel paese?
                                                                            Zingonia ospita moltissime etnie, più di un
                                                                            centinaio, oserei dire. Purtroppo, però, traspare
                                                                            un atteggiamento di chiusura da parte degli
                                                                            immigrati, che diffidano delle altre comunità e
                                                                            sono inclini a non socializzare.
                                                                            -Secondo lei, cosa non ha “funzionato” in
                                                                            Zingonia?
                                                                            Probabilmente il fatto di essere una grande
                                                                            periferia di tre comuni, infatti il centro del paese
                                                                            è, sulla carta, centro di nulla.
                                                                            Salutiamo il signor Vincenzo, che riprende la
                                                                            passeggiata con il suo simpatico amico a quattro
                                                                            zampe, Pocho. Ci farebbe piacere sentire anche
photo: Ilde Ruggeri

                                                                            l’opinione di qualcuno che ha a che fare con i
                                                                            giovani e le nuove generazioni che, a quanto si
                                                                            dice, sono sempre un passo avanti. Una volta
                                                                            davanti alla scuola, però, non ci lasciano entrare
                                                                            per motivi burocratici.

                                                                  24
                              C      I
-Quindi Zingonia è abbandonata a sé stessa?
                                                                    Esattamente: Zingonia non esiste. Dal punto
                                                                    di vista topografico è solo un appezzamento di
                                                                    terra che si estende su cinque comuni diversi.
                                                                    -E gli abitanti come vivono l'oratorio?
                                                                    Essendo la comunità cristiana una minoranza
                                                                    fra tante altre, ci si accorge più che mai delle
                                                                    differenze dei costumi e nella considerazione
                                                                    dell'oratorio come luogo di ritrovo. Eppure,
                                                                    ci si accorge anche come i bambini vivano
                                                                    la diversità in tutta tranquillità. Vivendo
                                                                    qui ho inoltre notato la facilità con cui
                                                                    la rappresentazione giornalistica tende a
                                                                    colpevolizzare Zingonia, esaltando solo la parte

                                              photo: Ilde Ruggeri
                                                                    negativa legata alla malavita.
                                                                                                        Giulia Bracchi (Articolo)
                                                                                          Elisa Lecchi e Ilde Ruggeri (Interviste)

Andiamo verso il primo posto che ci viene in
mente successivamente dopo quello, scontato,
della scuola: l’oratorio. Chiacchierando tra noi da
allegra brigata, ci lasciamo guidare a naso verso
quello che sembra essere, appunto, l'edificio
tanto agognato. Siamo indubbiamente perplessi
quando invece di bambini e colori ci troviamo
                                                                    photo: Ilde Ruggeri

davanti un cortile grigio, uno scivolo vuoto e
nessuno che corre ridendo. Un oratorio vuoto
alle quattro e mezza del pomeriggio, in una
giornata in cui si potrebbe benissimo giocare a
pallone indossando le mezze maniche.
Dopo essere rimasti impietriti davanti al                                                         La chiesa sotterranea della parrocchia.
paesaggio desertico e aver scattato due foto
alla vista misera, sui gradini di un edificio
la professoressa Liconti scorge una figura, si
avvicina e annuncia di star cercando il Don per
intervistarlo con la redazione del giornalino. Lui
risponde: “Sono io!” e ci invita ad accomodarci
all’interno, dove inizia la nostra intervista.
                                                                    photo: Ilde Ruggeri

-Perché, secondo lei, il progetto di Zingonia
non ha funzionato?
Premetto che gli interessi legati al progetti
erano più economici che sociali, poiché
Zingonia nasce come città-lavoro e non città
abitativa. Infatti, pur godendo di un'edilizia
innovativa, gli appartamenti sono stati                                         Uno dei primi edifici visti appena arrivati a Zingonia
abbandonati dai residenti subito dopo avere                                      e scesi dall'auto. Al quarto piano si può notare una
raggiunto l'obbiettivo economico.                                             finestra aperta da dove un inquilino ci ha lanciato dei
                                                                                                 sassi addosso e osservati di nascosto.

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photo: Ilde Ruggeri

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About Zingonia:
                    intervista al D.S. Botti

-Secondo lei, perché Zingonia è un paese in
decadenza?
Sicuramente i fattori che più hanno inciso
sono l’assenza di viabilistica e di interazione
fra gli abitanti del paese.
-In un’occasione ci ha detto che “ogni edificio
funziona solo se ha un buon parcheggio”:
                                                    photo: Ilde Ruggeri

cosa voleva dire?
Premetto che la parte legata alla mobilità di un
edificio è molto importante, basti pensare che un
contesto extraurbano funziona solo se ci sono
efficienti linee di trasporti come bus, tram e
metropolitane, ma anche parcheggi, per l’appunto.
Orio Center, per esempio, gode di un’ottima
posizione in quanto è centro di passaggio in
ogni direzione, di un enorme parcheggio e della
vicinanza con l’aeroporto di Orio.
-Quindi, cosa non ha funzionato in
Zingonia?
L’idea originaria era vincente, ma la
conclusione è che, ad oggi, Zingonia si
ritrova ad essere periferia della periferia,
probabilmente perché il suo non era un
progetto a lungo termine, bensì serviva a
dare un tetto ai lavoratori delle aziende.
E, come dice la legge del mercato, quando la
domanda non c’è, l’offerta si abbassa: quindi,
quando i prezzi delle case hanno iniziato
                                                                                       photo: Auroua Semenzato

ad abbassarsi notevolmente, sono diventate
appetibili per gli extracomunitari; fenomeno
che peraltro si è manifestato anche in via
Quarenghi a Bergamo o nel centro di Seriate…
Questo spiega la massiccia presenza di
diverse etnie.
                                   Ilde Ruggeri

                                                                          27
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photo: Ilde Ruggeri

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L'architettura,
                       la società, gli uomini

Losanna, Torre dei Cedri, Stefano Boeri.

L’Architettura non è una semplice disciplina.   Oltre all’aspetto tecnico, bisogna tener conto
Come sostengono tutti gli architetti, non si    dell’aspetto conservativo di un edificio: i
tratta semplicemente di realizzare un bel       progetti devono poter essere duraturi nel
progetto, ma bisogna tenere conto di molti      tempo e il loro mantenimento è molto
aspetti: i progetti devono essere frutto di     importante e può determinare il successo
studio, ricerca e approfondimenti e devono      nell’uso di una struttura.
sapersi inserire nell’ambiente circostante.     L’architettura è anche arte e per questo
Quindi, vanno analizzati i luoghi per           gli architetti sono spinti verso soluzioni
i quali sono destinati e il rapporto tra        innovative e belle da vedere, basate su un’idea
l’architettura e la natura. In molti progetti   iniziale (ad esempio ispirarsi al corpo degli
sono fondamentali le luci e le ombre, le        animali o al profilo delle montagne nel quale
trasparenze e gli elementi naturali.            è inserita la struttura…)

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Un edificio deve anche essere sicuro, poiché destinato alla vita dell’uomo. Una struttura non deve
essere solo bella e stabile, ma deve soprattutto essere funzionale. L’architettura non è fine a se
stessa ma va ad incidere sulla società, per questo è necessario tener conto delle esigenze e dei
bisogni degli abitanti degli edifici da progettare. È quindi molto rilevante il profilo sociale e umano.
Per questo si può parlare di una vera e propria filosofia dell’architettura. Cogliere questo concetto è
necessario per intraprendere la carriera dell’architetto.

                                                                                  Nadia Bendaoued

Los Angeles, Star Apartments, Michael Maltzan.

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Valencia, Museo della Scienza, Santiago Calatrava. Il progetto è ispirato alla forma di uno scheletro.

 Los Angeles, Star Apartments, Michael Maltzan - piante.

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La Haine - L'Odio
        Recensione e analisi del film "La Haine"

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La Haine - L'Odio
                        Recensione e analisi del film "La Haine"

                           L’odio, la banlieu, e una società che precipita
«Questa è la storia di un uomo che cade da un palazzo di cinquanta piani. Mano a mano che
  cadendo passa da un piano all'altro, il tizio, per farsi coraggio, si ripete: "Fino a qui tutto bene.
   Fino a qui tutto bene. Fino a qui tutto bene." Il problema non è la caduta, ma l'atterraggio.»
                                                   (La voce narrante di Hubert, nella scena iniziale)

                                                     Con “La haine” (L’odio in italiano) vincerà il
                                                     Premio per la migliore regia al Festival di Cannes.
                                                     La pellicola, girata in bianco e nero, prende
                                                     spunto da una morte realmente accaduta per
                                                     mano della polizia parigina.
                                                     A      differenza     della     scena       iniziale,
                                                     quest’avvenimento non l'ha visto nessuno,
                                                     non c'erano telecamere a filmarlo. Si svolge in
                                                     una delle sale del commissariato di polizia
                                                     del quartiere di Grandes Carrières, a Parigi,
                                                     nel XVIII arrondissement, poco lontano da
                                                     Montmartre. I personaggi sono due. Il primo è
                                                     un ispettore della polizia di Parigi: si chiama
La haine (L’odio) inizia con un filmato d'epoca,     Pascal Compain e ha alle spalle dodici anni
nell'immagine sgranata viene inquadrato un           di servizio. L'altro è un ragazzino che non ha
uomo, da solo, su una strada. Sembra notte e         ancora diciotto anni, è originario dello Zaire e si
in fondo alla strada c'è una fila compatta di        chiama Makomé M'Bowolé.
poliziotti in assetto anti-sommossa. «Non siete      L'ispettore si occupa delle indagini sullo spaccio
che degli assassini», grida l'uomo, «Sparare è       di sigarette; il ragazzo, che la notte prima è
facile, eh?», continua, alzando il braccio. «Ma      stato fermato con 120 pacchetti addosso, c'entra
noi non abbiamo armi, non abbiamo altro che          qualcosa ma non vuole parlare. Compain invece
pietre». D’improvviso il passaggio al nero, poi      vuole sapere. Lo ammanetta al termosifone,
un titolo rapido e sfuggente che però arriva         lo minaccia con la sua pistola d'ordinanza,
forte come un pugno nello stomaco: L’odio.           avvicinandogliela alla testa, sempre di più,
È il maggio del 1995 e questo è l'inizio del         sempre di più. Sono all'incirca le 6 del mattino
secondo film di un regista ancora in erba,           quando parte il colpo di pistola che uccide il
Mathieu Kassovitz, parigino di origini ebraiche,     ragazzo sfondandogli il cranio.
che all'epoca non ha ancora compiuto trent'anni.

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Hubert — le Noir — è un ragazzo di colore
                                                      appassionato di pugilato, dei tre è quello
                                                      più “maturo”, quello che sa ragionare più
                                                      freddamente degli altri. È lui che, in una
                                                      delle scene chiave del film, quella nel bagno,
                                                      pronuncia una delle frasi più importanti
                                                      dell'intero film: La haine attire la haine. L'odio
                                                      attira l'odio.

                                                      Locandina ufficiale del film

Il giorno dopo davanti al commissariato ci sono
circa 250 persone in manifestazione, ma presto
diventano molte di più. Tra loro c'è il fratello
di Makomé, che gli amici a stento riescono a
trattenere dalla rabbia che lo scuote. Quel giorno
a Parigi, non troppo lontano da lì, passeggiano
anche Mathieu Kassovitz e Vincent Cassel.
La manifestazione doveva essere simbolica e
pacifica, ma poi di colpo scoppia la violenza.
Lanci di pietre, di bulloni, di Molotov. La polizia
risponde con le cariche. Per diverse ore il XVIII
rimane in preda a violenti scontri. Il giorno dopo
Mathieu va subito a trovare il produttore per la
sua nuova idea, ha già tutto in testa riguardo
agli scontri del giorno prima e dice: «Voglio fare
un film su questa roba qua. Voglio reagire».
Le scene del film grondano dell'odio del
titolo, l’odio delle bande dei quartieri satelliti
parigini contro le forze dell'ordine, aspramente
ricambiato. Tra le banlieue la polizia viene
proclamata nemico numero uno; i personaggi
giovani sembrano tutti la personificazione di
tumulti destinati a sommergere l'intera società.
I protagonisti sono Vinz, Hubert e Said, tre
amici che vivono nel clima di tensione che
attanaglia la periferia della capitale francese, a
seguito degli scontri tra manifestanti e polizia
verificatisi dopo il pestaggio, da parte di un
agente, di un ragazzo fermato per dei controlli,
Abdel, che è rimasto in fin di vita.
Vinz — le Blanc — è di famiglia ebraica,
irrequieto, pieno di rabbia e ossessionato
dalla violenza. Lo vediamo davanti ad uno
specchio che recita la parte di De Niro in Taxi
Driver, tiene la pistola infilata nei pantaloni,
è lo strafottente che sfida la polizia, che vuole
sparare ad uno sbirro, ma è anche colui che
davanti alla violenza vera arriva alla catarsi.

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Said — le Beur — di origine araba, testa             Hubert e Said vengono fermati dalla polizia
calda ed immaturo, è il più innocente dei tre:       e trattenuti con la forza, poi i tre tentano di
prima segue un po' passivamente Vinz e la            rubare un'auto e infine devono vedersela con
sua goliardica violenza urlata, poi si ravvede,      un gruppo di naziskin.
convinto da Hubert.                                  Kassovitz costruisce una storia ricca di personaggi
I tre passano le loro giornate bighellonando         dal sapore autentico, con la recitazione tutta in
con gli altri ragazzi del quartiere, meditando       presa diretta, alla quale partecipano molti attori
vendetta nei confronti della polizia: Vinz in        non professionisti. Per renderlo probabilmente
particolare è il più agitato dei tre, anche perché   ancora più vero, il trio di protagonisti arriva
è entrato in possesso di una pistola persa da un     persino a prestare ai personaggi il proprio
agente, e rivela agli amici che intende usarla per   nome e cognome: così Vincent Cassel diventa
uccidere un poliziotto, qualora Abdel muoia, in      Vinz, Saïd Taghmaoui interpreta Saïd e Hubert
modo da pareggiare i conti.                          Koundé diviene Hubert. Il regista, invece, pur
Durante il film seguiamo la serata dei ragazzi       essendo ebreo, si diverte con scoperto sarcasmo
precipitare, mentre la tensione cresce: prima        a nascondersi sotto la figura di un naziskin con
                                                     tanto di svastica sul capo.
                                                     L’odio si distingue da tanti altri racconti di
                                                     periferia e banlieue-film per la sua durezza
                                                     sovversiva, per la rabbia unita a svagatezza
                                                     dei protagonisti, per il linguaggio gergale (nella
                                                     versione originale i dialoghi sono in verlan, un
                                                     gergo parigino caratterizzato dall'inversione
                                                     delle sillabe di una parola per crearne una
                                                     nuova) che imprime alla narrazione ritmo ed
                                                     energia. Il film è insieme sia drammaticamente
                                                     realistico che surreale.

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Kassoviz crea un film brutale e disinvolto, destrutturato ma costruito con rigore: il tempo è
condensato, ed il suo trascorrere viene scandito da cartelli, botte, minacce, una pistola perduta da
un poliziotto, filo conduttore passato di mano in mano, l'agonia di un ragazzo arabo colpito dalla
polizia, un orologio che ticchetta e segna le sei di mattina.
La storia si conclude nella stessa maniera in cui è iniziata, riavvolgendo il filo. Torna la voce fuori
campo di Hubert, che ripete la frase dell'inizio ma cambiando un dettaglio fondamentale.
C'est l'histoire d'une sociète qui tombe et qui, au fur et à mesure de sa chute, se répète sans cesse
pour se rassurer. «Jusq'ici tout va bien... Jusq'ici tout va bien... Jusq'ici tout va bien... L'important,
c'est pas la chute. C'est l'atterrissage.
È la storia di una società che precipita e che mentre sta precipitando, si ripete senza sosta per farsi
coraggio «Fino a qui tutto bene. Fino a qui tutto bene. Fino a qui... tutto bene.» Il problema non è
la caduta, ma l'atterraggio.
L'orologio si ferma. La frase finisce. Un colpo di pistola esplode. Il film si conclude senza che si
capisca chi siano i vincitori o i vinti di questi continui scontri. Ma in realtà non importa.
L'odio attira l'odio, è una spirale che non si è mai fermata. Sono passati più di vent'anni e quella
spirale non si è ancora fermata, come la nostra caduta.
Fino a qui tutto bene. Fino a qui tutto bene. Fino a qui tutto bene.
                                                                                        Giulia Bracchi

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L'angolo

C   I
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REDAZIONE
Nadia Bendaoued
Giulia Bracchi
Marta Donzelli
Elisa Lecchi
Giulia Morassutti
Ilde Ruggeri
Aurora Semenzato

PROGETTO GRAFICO
Maria Bonfilio
Aurora Semenzato

Liceo Artistico Statale
“Giacomo e Pio Manzù”
Via Torquato Tasso, 18
24121 Bergamo

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