ANIEM Rassegna Stampa del 14/12/2016
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INDICE ANIEM 14/12/2016 Il Mattino - Salerno 6 Cardito (Aniem) «Bene la Feneal patto rilancio dell'edilizia» ANIEM WEB Il capitolo non contiene articoli SCENARIO EDILIZIA 14/12/2016 Il Sole 24 Ore 8 Sisma, banche, Sud, lavoro: tutte le priorità in agenda* 14/12/2016 Il Sole 24 Ore Dossier 12 Dal 1° luglio notifiche online nella casella dei contribuenti 14/12/2016 La Repubblica - Bari 14 Le scuole a pezzi, occupati tre istituti 14/12/2016 La Stampa - Nazionale 15 Le imprese degli immigrati resistono meglio alla recessione 14/12/2016 MF - Nazionale 17 Da Milano arrivano buone notizie per il mercato italiano della casa 14/12/2016 Avvenire - Nazionale 18 L'austerity alla brasiliana che si abbatte sui poveri 14/12/2016 Avvenire - Nazionale 20 Furlan: lavoro e crescita le priorità, il nuovo governo riapra subito i tavoli 14/12/2016 Libero - Nazionale 21 Grattacieli, Anas e tangenti Che moderni questi romani 14/12/2016 Il Fatto Quotidiano 23 " Codice appalti, 3.600 dipendenti Anas a rischio " 14/12/2016 QN - Il Resto del Carlino - Modena 24 «Edilizia, costruzioni al palo Crescono solo le ristrutturazioni» 14/12/2016 QN - La Nazione - Empoli 25 Zona Moro: il passaggio pedonale e il parcheggio sono comunali
SCENARIO ECONOMIA 14/12/2016 Corriere della Sera - Nazionale 27 Gli errori sulle banche 14/12/2016 Corriere della Sera - Nazionale 29 I raid del bretone Vincent e la doppia partita con Telecom 14/12/2016 Corriere della Sera - Nazionale 31 Medici e legali, pensione e vita si allungano Parola di attuario 14/12/2016 Corriere della Sera - Nazionale 32 Descalzi (Eni) agli investitori Usa: il prossimo anno produzione record 14/12/2016 Il Sole 24 Ore 33 Un'iniezione di realismo sull'economia 14/12/2016 Il Sole 24 Ore 34 Bolloré è al 12,32% di Mediaset Fininvest rilancia e sale al 38,26% 14/12/2016 Il Sole 24 Ore 36 Mustier: un piano pensato per una grande banca commerciale paneuropea 14/12/2016 Il Sole 24 Ore 39 Il senso industriale, i rischi dello scontro 14/12/2016 Il Sole 24 Ore 41 La produzione industriale a crescita zero 14/12/2016 La Repubblica - Nazionale 43 "Riscoprire l'italianità va bene ma non solo adesso per il Cavaliere" 14/12/2016 La Stampa - Nazionale 44 Se l'Italia è terra di conquista 14/12/2016 La Stampa - Nazionale 46 Jobs Act, c'è la mina referendum Il Pd pensa di ripristinare l'art.18 14/12/2016 La Stampa - Nazionale 48 "Per il Mezzogiorno pronti 115 miliardi Così risolveremo le disuguaglianze" SCENARIO PMI 14/12/2016 Il Sole 24 Ore 51 La burocrazia frena Genova
14/12/2016 Il Sole 24 Ore 53 La carta della diversificazione 14/12/2016 Il Sole 24 Ore 54 Il commercio globale chiave della frenata 14/12/2016 Il Messaggero - Abruzzo 55 Turismo al top, il manifatturiero rallenta 14/12/2016 ItaliaOggi 56 Pmi, risorse regionali per la garanzia del credito 14/12/2016 ItaliaOggi 59 Investitori per le pmi del cibo 14/12/2016 ItaliaOggi 60 Sicurezza, bonus a estrazione 13/12/2016 Specchio Economico 62 LOREDANA GULINO :OGGI LOTTA ALLA CONTRAFFAZIONE VUOL DIRE SOPRATTUTTO DIFENDERE IL PAESE
ANIEM 1 articolo
14/12/2016 diffusione:40854
Pag. 32 Ed. Salerno tiratura:59807
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La lettera
Cardito ( Aniem ) «Bene la Feneal patto rilancio dell'edilizia»
Paolo Cardito*
Ho letto con interesse le dichiarazioni del segretario provinciale della Feneal Uil, Patrizia Spinelli, in merito
alla situazione del comparto dell'edilizia in provincia di Salerno. Ho apprezzato, in particolare, il richiamo ad
indicatori statistici per fotografare una realtà drammatica che negli ultimi anni ha risentito del quasi totale
abbandono da parte della filiera pubblica spesso prigioniera della "logica" delle grandi opere (pure esse
necessarie, ovviamente) non sempre necessarie all'attivazione di ricadute "diffuse" in un territorio dove la
maggior parte delle imprese edili non raggiunge la soglia dei cinque milioni di euro di fatturato, stanziando
nel range minimale fino ad un milione di euro. E' decisamente da accogliere la proposta della Feneal Uil di
un tavolo di confronto per individuare bandi ed appalti subito attivabili, ma, sommessamente, Aniem
Salerno intende richiamare all'attenzione generale anche il percorso - da noi ritenuto sostanziale -
dell'integrazione pubblico-privato sotto il profilo dell'individuazione di iniziative più incentrate sul potenziale
trascinamento della spesa dei nuclei familiari (anche aggregati in condomini e consorzi). In termini di
rigenerazione urbana - per esempio- Provincia e Comune potrebbero recitare un ruolo di primo piano
nell'azione di stimolo di una grande campagna finalizzata all'attivazione di interventi di efficientamento
energetico e di ristrutturazione funzionale di alloggi, uffici e residenze non solo partendo dal loro
patrimoniale pubblico, ma anche studiando forme di premialità fiscale locale per famiglie e nuclei di privati,
oltre che di aziende ed attività produttive. In altre parole, è il momento di mettere in campo ogni iniziativa
adeguata alla stimolazione di investimenti (o anche micro-investimenti) capaci di immettere liquidità diffusa
nel circuito delle costruzioni alle prese con un persistente credit-crunch da parte delle banche. E proprio
partendo da questa constatazione, Aniem è fortemente impegnata nella definizione di accordi con gli istituti
di credito al fine di rendere maggiormente fruibili finanziamenti destinati a famiglie, condomini, imprese e
consorzi di privati intenzionati a destinare i fondi eventualmente ricevuti ad interventi di miglioramento
energetico o strutturale degli immobili di cui sono proprietari. In tempi di crisi prolungata e di immobilismo
burocratico - nonostante i reiterati annunci di finanziamenti a pioggia di cui si attendono sempre con fiducia
gli effetti concreti sui nostri territori - forse conviene partire da micro-lavori solo all'apparenza poco
consistenti. Da qualche nostro calcolo, sul territorio provinciale si potrebbero sollecitare interventi
(efficientamento e ristrutturazioni) per svariate decine di milioni di euro. E non sarebbe affatto poco.
*Presidente Aniem Salerno
Foto: Il pressing Comune e Provincia possono stimolare azioni chiare per spingere la ripresa
ANIEM - Rassegna Stampa 14/12/2016 6SCENARIO EDILIZIA 11 articoli
14/12/2016 diffusione:105722
Pag. 1 tiratura:156556
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RATING 24
Sisma, banche, Sud, lavoro: tutte le priorità in agenda*
Mobili, Pesole, Trovati u pagina 8 di Marco Mobili e Gianni Trovati Le emergenze obbligate, a partire da
quelle su terremotoe banche, ma anche un accento più forte su «lavoro, lavoro, lavoro» e in particolare sul
Mezzogiorno. L'agenda economica dettata ieri alla Camera, nel suo discorso per la richiesta della fiducia,
dal neo-premier Paolo Gentiloni viaggia ovviamente su una linea di continuità con quella del governo Renzi,
ma non rinunciaa qualche cambio di tono su temi sui quali «finora non abbiamo dato risposte sufficienti». È
l'impronta "sociale" a caratterizzare questa parte dell'intervento di Gentiloni, che reclama un'attenzione
maggiore alle parti più deboli del Paese sia nella geografia economica sia in quella territoriale. Il Sud, su cui
la «decisione di formare un ministero non deve far pensare a vecchie logiche del passato», e «la parte più
disagiata della nostra classe media», sia dipendenti sia partite Iva, che deve rientrare «al centro degli sforzi
per rilanciare l'economia».I primi strumenti sono in ogni caso quelli messia disposizione dall'ultima legge di
Bilancio, dal piano Industria 4.0 al rilancio degli investimenti pubblici sulle «grandi infrastrutture», che si
devono però accompagnare «con un nuovo slancio alla green economy, frontiera su cui davvero possono
farsi valere le eccellenze del mondo dell'impresa italiano». Un tema, quest'ultimo, su cui sarebbero molti gli
elementi da riprendere in mano dopo una certa disattenzione del recente passato,a partire per esempio
dalle forme di fiscalità agevolata per gli investimenti "verdi" previsti anche dalla delega fiscale ma rimasti
inattuati. Sul piano operativo, i primi impegni del nuovo governo secondo Gentiloni guarderanno
all'attuazione degli anticipi pensionistici disciplinati dalla legge di bilancioe al completamento della riforma
del lavoro. «Sul piano dei diritti- rivendica Gentiloni - molto è stato fatto, ma altri passi avanti possono essere
realizzati». L'obiettivo è economico ma anche politico, perché la paura della classe media in difficoltà
alimenta spinte protezioniste e antieuropee, come mostra la situazione non solo italiana: ma «noi non
vogliamo rinunciare alla società aperta, ai vantaggi del commercio internazionalee all'evoluzione digitale»,
per cui occorre pensarea nuove forme di difesa per «i ceti disagiati che da queste dinamiche si sentono
penalizzatio addirittura sconfitti». È il terremoto, in ogni caso,a occupare le prime caselle del calendario,
che oggi vedrà tornare in Aula alla Camera il «decretone» che assorbe i due provvedimenti di ottobree
novembrea favore delle zone colpite dal sisma. Incassato in settimana il via libera definitivo del Parlamento
alla legge di conversione, per la quale il tempo scade sabato, il Governo dovrà essere impegnatoa
«sviluppare quel programma a lungo termine che abbiamo definito "Casa Italia"e che cerca di lavorare sulle
cause profonde dei danni che vengono provocati» dai terremoti. La questione, nei primi mesi del 2017, è
destinata a tornare sui tavoli di Bruxelles sulla questione delle spese che l'Italia chiede di escludere dal
saldo strutturale proprio per far frontea una prevenzione ad ampio raggio del rischio sismico: ieri la
commissioneè tornataa ribadire di non aver chiesto per ora alcuna misura aggiuntiva all'Italia, ma l'esame
finale è in programma a marzo. Nel capitolo riforme il discorso programmatico di ieri cita il completamento
della delega Madia, che ha bisogno urgente di correttivi dopo la sentenza costituzionale che l'ha fatta
inciampare, ma non offre spazio al capitolo fisco: in ogni caso anche qui le sfide non mancano, a partire
dall'addio a Equitalia da completare entro il 1° luglio e dall'adeguamento delle agenzie fiscali italiane agli
indirizzi dettati da Ocsee Fmi. © RIPRODUZIONE RISERVATA
Nell'agenda del premier
BANCHE
Possibile ombrello pubblico per gli istituti in difficoltà Cosa ha detto Da Gentiloni è arrivata la prima
conferma ufficiale sul fatto che se necessario «il governo è pronto a intervenire per garantire la stabilità
degli istituti e il risparmio dei cittadini» Cosa c'è da fare In cantiere c'è un decreto per garantire la
ricapitalizzazione precauzionale con risorse pubbliche delle banche in difficoltà. In prima fila c'è
SCENARIO EDILIZIA - Rassegna Stampa 14/12/2016 814/12/2016 diffusione:105722
Pag. 1 tiratura:156556
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naturalmente il Monte dei Paschi, che oggi terrà una nuova riunione del consiglio di amministrazione per
rilanciare l'operazione di mercato su cessione dei crediti deteriorati e contestuale ricapitalizzazione, ma
l'ombrello pubblico potrebbe aprirsi anche per altri istituti in difficoltà come Carige, Veneto Banca e
Popolare di Vicenza. Nel provvedimento dovrebbe inoltre trovare spazio una serie di correttivi sul fondo di
risoluzione (nuovo conferimento di risorse rateizzabile però in cinque anni), tasse differite e riforma delle
Popolari, ora alle prese con la sospensiva decisa dal Consiglio di Stato per le regole che limitano il diritto di
recesso GRADO DI PRIORITÀ ALTA
SISMA E CASA ITALIA
Ricostruzione prioritaria, avanti il piano prevenzione Cosa ha detto «La prima prioritàè senz'altro
l'intervento nelle zone colpite dal terremoto». La frase che il premier ha posto all'inizio delle sue
dichiarazioni programmatiche conferma che il "nuovo" esecutivo conferma la continuità d'azionea sostegno
delle popolazioni colpite del Centro Italia. «Abbiamo avuto una risposta straordinaria, ma siamo ancora in
emergenza», ha aggiunto Gentiloni. Nel piano di governo si ritrova anche "Casa Italia" che scivola però in
secondo piano, subordinata al successo che si avrà nelle aree del cratere. Dalla ricostruzione, ha detto
infatti Gentiloni, «dipende anche la forza che avremo nello sviluppare quel programmaa lungo termine che
abbiamo definito Casa Italia» Cosa c'è da fare Oggi sarà definitivamente approvato il quadro normativo
post-sisma (si veda pagina 12), la cui attuazione richiederà annie cospicue risorse. Molta parte riguarderà
l'attuazione, affidata al commissario Vasco Errani GRADO DI PRIORITÀ
SCHEDE A CURA DI Alessandro Arona, Davide Colombo, Carmine Fotina, Massimo Frontera, Giuseppe
Latour, Marco Ludovico, Donatella Stasio, Gianni Trovati, Claudio Tucci
INDUSTRIA 4.0
Implementare Industria 4.0 per spingere gli investimenti Cosa ha detto Gentiloni cita il «piano
straordinario Industria 4.0» come una delle leve da utilizzare per sostenere la ripresa e riattivare gli
investimenti, al pari delle infrastrutture Cosa c'è da fare Il pacchetto Industria 4.0 è stato inserito nella legge
di Bilancio e si basa principalmente su incentivi fiscali quali i super e iperammortamenti e il credito
d'imposta per gli investimenti in ricerca e sviluppo. Le nuove misure saranno automaticamente operative
dal 1° gennaio 2017 con l'eccezione del «competence center» pubblico-privati che ruoteranno intorno a poli
universitari di eccellenza. Ai competence center è stata assegnata una prima dote (20 milioni per il 2017 e
10 milioni per il 2018 mentre il piano presentato a settembre parlava di 100 milioni). Sarà tuttavia un
decreto del ministero dello Sviluppo economico, da emanare entro 120 giorni, a definire le modalità di
costituzione dei centri GRADO DI PRIORITÀ
IMMIGRAZIONE
Rilancio del migration compact Il nodo trattato di Dublino Cosa ha detto Al Consiglio europeo, ha
sottolineato il neo premier «l'Italia avrà una posizione molto netta. Ancora una volta non è accettabile, e
ancor meno lo sarebbe nel quadro di un'ipotetica riforma del regolamento» di Dublino «che passi un
principio di un'Europa troppo severa su alcuni aspetti delle politiche di austerity e troppo tollerante nei
confronti di paesi che non accettano di assumere responsabilità comuni sui temi dell'immigrazione». Cosa
c'è da fare Il premier Paolo Gentiloni rilancia il Migration compact presentato a Bruxelles dal suo
predecessore, Matteo Renzi. Ma l'Italia deve farei conti con il riordino del trattato di Dublino in discussione: i
meccanismi di redistribuzione scatterebbero se sulle nostre coste arrivassero circa 300mila persone.
Intanto si fanno i conti con 177.753 sbarcati nel 2016e un piano di redistribuzione dei migranti tra tuttii
Comuni GRADO DI PRIORITÀ MEDIA
GREEN ECONOMY
Rinnovabili, ecobonus, bonifiche: incentivi orientati al «verde» Cosa ha detto Per accompagnare la
ripresa, dice Gentiloni, bisognerà dare «un nuovo slancio alla green economy», aprendo spazi per le
«eccellenze del mondo dell'impresa italiano». Sul fronte internazionale, poi,è strategica la difesa delle
SCENARIO EDILIZIA - Rassegna Stampa 14/12/2016 914/12/2016 diffusione:105722
Pag. 1 tiratura:156556
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«decisioni internazionali che sono state prese sul clima». Un riferimento all'accordo di Parigi che andrà
attuato entro la fine del 2018. Cosa c'è da fare È una delle sorprese del discorso di Gentiloni. C'è
probabilmente l'ispirazione del presidente della commissione Ambiente Camera, Ermete Realacci, che
propone di orientare al risparmio energetico e all'edilizia verde gli incentivi pesanti presenti nella legge di
bilancio, come l'ecobonus. Dalla Nuova strategia energetica, entro aprile,nazionale punti di riferimento per
le rinnovabili. Resta poi da completare l'attuazione del collegato ambientale (legge 221/2105) dove c'è, per
esempio il fondo di garanzia per le opere idriche. Altro tema le bonifiche da amianto. GRADO DI PRIORITÀ
PROCESSO PENALE
Sbloccare la riforma, ma pesano le divisioni Cosa ha detto «Ridare slancioa tre grandi azioni di riforma
che sono in corsoe che necessitano di un impulso ulteriore: la riforma della pubblica amministrazione, la
riforma del processo penale, il Libro bianco della difesa». Con queste parole Gentiloni ha di fatto sbloccato
quella che viene definita la riforma della Giustizia, senza la quale avrebbe messo in serio imbarazzo il
ministro Orlando nell'accettare la conferma del suo incarico. Tuttavia, resta una riformaa rischio, perché
divisiva anche nella maggioranzae perché prevede quasi 200 voti segreti al Senato. Cosa c'è da fare
Sempre che siano superati gli ostacoli politici ad una rapida approvazione della riforma, si aprirà la fase di
attuazione perché il Ddl sul processo penale contiene una serie di deleghe al governo, per esempio su
intercettazioni, carcere, impugnazioni, da esercitare entro un anno dall'entrata in vigore della legge.
GRADO DI PRIORITÀ
INFRASTRUTTURE
Priorità alle grandi opere e via al fondo da 1,9 miliardi Cosa ha detto «Accompagneremo la ripresa con
le grandi infrastrutture». Passaggio molto significativo: Gentiloni ha messo gli investimenti in opere
pubbliche in testa all'elenco degli interventi necessari a sostenere l'economia. Cosa c'è da fare Il calendario
del Governo, su questo fronte, è molto intenso. La scandenza più importante è senza dubbio, legata al
Documento programmatico nel quale andranno elencate le infrastrutture prioritarie a livello nazionale con le
relative strategie. Dovrà essere approvato entro aprile 2017. Altro appuntamento cruciale è legato al Fondo
infrastrutture a disposizione di Palazzo Chigi, disegnato dalla legge di Bilancio per dare una spinta sugli
investimenti "fisici": solo nel 2017 ha a disposizione 1,9 miliardi. Senza dimenticare che la manovra
consente di anticipare le disponibilità degli anni successivi tramite prestiti della Bei e della Cassa depositi e
prestiti. La sua potenza di fuoco, quindi, potrebbe aumentare. GRADO DI PRIORITÀ
LAVORO
Jobs act da completare con le politiche attive Cosa ha detto L'impegno di Gentiloniè quello di
«completare la riforma del lavoro». Massima attenzione dovrà essere data «a lavoratori dipendentie partite
Iva», con l'obiettivo di rilanciare l'occupazione Cosa c'è da fare C'è la necessità di far decollare,
rapidamente, le nuove politiche attive per completare così il Jobs act.A Natale dovrebbe partire la prima
sperimentazione dell'assegno di ricollocazione per aiutarei disoccupatia riqualificarsiea trovare un nuovo
impiego. Altra prioritàè il taglio strutturale del cuneo sul lavoro stabile. Sul tavolo c'è poi la questione crisi
aziendali (a fine anno spariranno infatti mobilitàe Cig in deroga).A settembre Confindustriae sindacati
avevano presentato al governo Renzi un pacchetto di proposte, ricevendo, finora, solo parzialissime
risposte. C'è poi da convertire in legge il Jobs act degli autonomi: approvato in estate, con ampio voto
favorevole bipartisan, dal Senato, ma oraè in stand-by alla Camera. Toccherà al ministro Poletti,
"accelerare" l'iter GRADO DI PRIORITÀ
MEZZOGIORNO
Impegno per affrontare l'emergenza occupazione Cosa ha detto «Dobbiamo fare di più sul Mezzogiorno
e dal Sud e dalla sua modernizzazione può venire la spinta più forte per la crescita dell'economia».
Gentiloni indica nel lavoro la priorità delle priorità, a partire proprio dalle zone del Mezzogiorno Cosa c'è da
fare Per il Mezzogiorno e' stato annunciato, nei giorni scorsi, uno sgravio ad hoc per le nuove assunzioni
SCENARIO EDILIZIA - Rassegna Stampa 14/12/2016 1014/12/2016 diffusione:105722
Pag. 1 tiratura:156556
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stabili, finanziato con 530 milioni di euro (fondi Ue). La misura scattera' a gennaio, e sara' coordinata
dall'Anpal, l'Agenzia nazionale per le politiche attive. Il neoministro Claudio De Vincenti dovrà seguire
l'attuazione della spesa comunitaria 2014-2020. Ad oggi sono state lanciate procedure attuative -
comprensive dei bandi di gara - pari al 30% dei 53 miliardi di fondi strutturali. La strategia del governo
resterà comunque quella di puntare su misure nazionali, prevedendo al massimo una maggiore intensità o
in alcuni casi accessi preferenziali per il Mezzogiorno GRADO DI PRIORITÀ
Ceto medio, da attuare sgravi e semplificazione
Cosa ha detto Il neo-premier ha assicurato che una «rinnovata attenzione sarà dedicata alla parte più
disagiata della nostra classe media: parlo sia del lavoro dipendente che delle partite Iva» Cosa c'è da fare
Dopo i bonus introdotti dal precedente Governo all'inizio del suo mandato (che hanno però premiato i
lavoratori dipendenti) in legge di Bilancio si è compiuto un passo avanti con il taglio al 25% dell'aliquota
contributiva per i lavoratori autonomi. Sono poi state introdotte norme di semplificazione fiscale come l'Iri,
l'imposta sul reddito degli imprenditori, il regime di cassa e il regime forfettario per le partite Iva. Si tratta di
misure che prevedono diversi atti amministrativi di implementazione sui quali c'è da aspettarsi
un'accelerazione. Questo fronte di politiche pubbliche si intreccia con i provvedimenti di riforma del lavoro
autonomo pure annunciati e che seguiranno il jobs act GRADO DI PRIORITÀ
APE
Per l'Ape e gli usuranti tre decreti entro gennaio Cosa ha detto «L'impegno del Governo - ha detto
Gentilioni - sarà molto importante (...) per attuare le procedure riguardanti le norme sull'anticipo
pensionistico» Cosa c'è da fare Per far scattare nel 2017 le nuove forme di anticipo pensionistico il
Governo deve adottare diversi atti amministrativi. Entro gennaio dovranno essere siglate convenzioni con
banche e assicurazioni che finanzieranno l'Ape, l'anticipo finanziario a garanzia pensionistica, nelle sue due
versioni di mercato e aziendale con le condizioni di tasso e costo. Serviranno poi due Dpcm per dare
attuazione a questi strumenti con le regole che Inps dovrà seguire nella loro gestione. Altro decreto
ministeriale è poi previsto per dare attuazione alle semplificazioni per il ritiro anticipato dei lavoratori
impegnati in attività usuranti. Infine per l'ottava salvaguardia-esodati Inps dovrebbe adottare una circolare
entro gennaio GRADO DI PRIORITÀ
RIFORMA PA
L'attuazione della delega riparte dai correttivi Cosa ha detto La legge delega sulla Pubblica
amministrazione rientra fra le «tre grandi azioni di riforma», insieme a processo penale e libro bianco della
difesa, «che necessitano di impulso ulteriore» Cosa c'è da fare Il cantiere della legge delega riprende i
lavori da dove li ha sospesi la crisi di governo, arrivata all'indomani di due passaggi: quello positivo per la
riforma è l'intesa del 30 novembre con i sindacati per il rinnovo dei contratti bloccati dal 2010, quella
negativa è arrivata invece con lo stop della Consulta che imponendo l'«intesa» invece del «parere» con gli
enti territoriali ha determinato la caduta dei decreti su servizi pubblici e dirigenti. La prima mossa riguarda i
correttivi ai provvedimenti su licenziamenti anti-assenteismo, partecipate e dirigenti sanitari, che senza
intervento rischiano di cadere proprio a causa della pronuncia della Consulta GRADO DI PRIORITÀ MEDIA
SCENARIO EDILIZIA - Rassegna Stampa 14/12/2016 1114/12/2016
Pag. 14 Il Sole 24 Ore Dossier
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Gli atti impositivi LE MODALITÀ
Dal 1° luglio notifiche online nella casella dei contribuenti
Via Pec avvisi di accertamento, liquidazioni per il Registro e rettifiche catastali
Rosanna Acierno
pA decorrere dal 1° luglio 2017 anche gli uffici dell'agenzia delle Entrate potranno notificare gli avvisi di
accertamento e gli altri atti impositivi direttamente all'indirizzo di Pec dei contribuenti. La notificazione degli
avvisi Nell'ambito del pacchetto semplificazioni, il Dl 193/2016 stabilisce che la notificazione degli avvisi e
degli altri atti, che devono essere notificati alle imprese individuali, o costituite in forma societaria e ai
professionisti iscritti in Albi o elenchi istituiti con legge dello Stato, potrà essere effettuata direttamente dal
competente ufficio, a mezzo Pec, all'indirizzo del destinatario risultante dall'indice nazionale degli indirizzi di
posta elettronica certificata (IniPec). In realtà, a ben vedere, non si tratta di una vera e propria novità,
quanto di un'estensione anche agli atti impositivi di una modalità di notifica, già da tempo utilizzata da
Equitalia per gli atti della riscossione.Tuttavia, pur non trattandosi di una vera e propria novità, occorrerà
comunque fare molta attenzione al fine di non incorrere in eventuali decadenze per l'impugnazione o la
definizione agevolata degli atti impositivi. Potranno, infatti, essere notificati via Pec, non soltanto gli avvisi di
accertamento ai fini delle imposte dirette, Irap e Iva, ma anche gli avvisi di liquidazione di imposte di
registro, ipotecarie e catastali, nonchè gli avvisi di rettifica delle rendite catastali e gli atti di irrogazione o
contestazione delle sanzioni. Il perfezionamento A tal fine, si precisa che ai fini della decorrenza dei termini
di prescrizione e decadenza dell'atto, la notifica tramite Pec si intende perfezionata per il mittente, nel
momento in cui il gestore della casella di posta elettronica certificata trasmette la ricevuta di accettazione
con la relativa attestazione temporale che certifica l'avvenuta spedizione del messaggio. Per il destinatario,
invece, la notifica si intende perfezionata alla data di avvenuta consegna contenuta nella ricevuta che il
gestore della casella Pec del destinatario trasmette al mittente. Indirizzo non valido Se l'indirizzo di posta
elettronica del destinatario non risulta valido e attivo «la notificazione deve eseguirsi mediante deposito
dell'atto presso gli uffici della Camera di Commercio competente per territorio e pubblicazione del relativo
avviso sul sito informatico della medesima, dandone notizia allo stesso destinatario per raccomandata con
avviso di ricevimento, senza ulteriori adempimenti a carico dell'agente della riscossione». Ciò significa che,
se la casella di posta elettronica è satura, il mittente deve effettuare un secondo tentativo di consegna,
decorsi almeno sette giorni dal primo invio. Se anche a seguito di tale tentativo la casella di posta
elettronica risulta satura, oppure se l'indirizzo Pec del destinatario non è valido o attivo, la notificazione
deve essere eseguita mediante deposito telematico dell'atto nell'area riservata del sito Infocamere e dopo
la pubblicazione entro il secondo giorno successivo a quello di deposito,del relativo avviso sullo stesso sito,
per la durata di 15 giorni. Sempre nel decreto fiscale è inoltre previsto che, per i soggetti che ne facciano
richiesta, diversi da quelli obbligati ad avere l'indirizzo di posta elettronica certificata, la notifica può essere
eseguita all'indirizzo di posta elettronica di cui sono intestatari, all'indirizzo di posta elettronica certificata dei
difensori abilitati all'assistenza tecnica per il contenzioso tributario, o del coniuge, di un parente o affine
entro il quarto grado, specificamente incaricati a ricevere le notifiche per conto degli interessati, secondo le
modalità che saranno stabilite con provvedimento del direttore delle Entrate. L'indirizzo dichiarato nella
richiesta ha effetto, ai fini delle notificazioni, dal quinto giorno libero successivo a quello in cui l'ufficio
attesta la ricezione della richiesta stessa. Infine, l'articolo 7-quater comma 10 del Dl 193/2016 (introdotto in
sede di conversione) prevede che se la notifica della cartella di pagamento, o del diverso atto di
riscossione, nel lasso temporale compreso tra il 1° giugno 2016 e la data di entrata in vigore della legge di
conversione del Dl 193/2016 è stata eseguita indebitamente tramite forme diverse dalla Pec, essa va
rinnovata on line e che i termini per il ricorso decorrono esclusivamente dalla predetta rinnovazione.
SCENARIO EDILIZIA - Rassegna Stampa 14/12/2016 1214/12/2016
Pag. 14 Il Sole 24 Ore Dossier
La proprietà intellettuale è riconducibile alla fonte specificata in testa alla pagina. Il ritaglio stampa è da intendersi per uso privato
Il punto
NOTIFICA ON LINE PER IMPRESE E PROFESSIONISTI
1 Dal 1° luglio 2017 gli avvisi di accertamento e gli atti di rettifica della rendita catastale potranno essere
notificati dagli Uffici dell'agenzia delle Entrate a imprese e professionisti direttamente a mezzo Pec,
all'indirizzo del destinatario risultante dall'indice nazionale degli indirizzi di posta elettronica certificata (Ini-
Pec)
NOTIFICA ON LINE PER CONTRIBUENTI SENZA PEC
2 Anche i contribuenti non obbligati ad avere l'indirizzo Pec, purchè ne facciano apposita richiesta,
potranno ricevere gli atti impositivi emessi dall'agenzia delle Entrate on line, direttamente all'indirizzo Pec di
cui sono essi stessi intestatari o di altri soggetti (parenti, o affini entro il quarto grado, o professionisti
abilitati) specificamente incaricati
PERFEZIONAMENTO DELLA NOTIFICA
3 Ai fini del computo dei termini di prescrizione e decadenza, la notifica tramite Pec si intende perfezionata
per l'ufficio nel momento in cui il gestore della casella trasmette la ricevuta di accettazione con la relativa
attestazione di avvenuta spedizione, mentre per il destinatario, generalmente, alla data di avvenuta
consegna del messaggio
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LA PROTESTA / GLI STUDENTI REAGISCONO AL DE LILLA, PEROTTI E MAJORANA
Le scuole a pezzi, occupati tre istituti
FULVIO DI GIUSEPPE
E`suonata la campanella delle occupazioni. Tre istituti di Bari sono in autogestione e la mobilitazione è
pronta a coinvolgere anche altre scuole. I primi a restare fuori dalle aule sono stati gli studenti dell'Ettore
Majorana, che ieri hanno anche attraversato la città in corteo, per richiedere un "piano di finanziamenti
serio in edilizia scolastica". Denunciano, come già fatto nei giorni scorsi, le condizioni precarie della
struttura.
A PAGINA VIII Èsuonata la campanella delle occupazioni. Tre istituti di Bari sono in autogestione e la
mobilitazione è pronta a coinvolgere anche altre scuole. I primi a restare fuori dalle aule sono stati gli
studenti dell'Ettore Majorana, che ieri hanno anche attraversato la città in corteo, per richiedere un "piano di
finanziamenti serio in edilizia scolastica". Denunciano, come già fatto nei giorni scorsi, le condizioni
precarie della struttura in cui sono ospitati: "La fotografia dell'istituto del San Paolo è desolante - evidenzia
Davide Lavermicocca, coordinatore dell'Unione degli Studenti Bari - con muffa sulle pareti, bagni
inaccessibili, quadri elettrici scoperti e termosifoni spenti". Un allarme condiviso nei giorni scorsi anche
dalla preside, che aveva lamentato l'assenza del riscaldamento, richiamando l'intervento della Città
metropolitana. Ma il Majorana non è l'unica scuola coinvolta: all'istituto professionale per i servizi socio -
sanitari Severina De Lilla, gli studenti hanno occupato l'istituto e da ieri è partito un percorso di
autogestione che durerà fino al 21 dicembre, provocando anche il "rinvio a data da destinarsi" dell'incontro
scuola - famiglia. Anche la sede succursale dell'IPSSAR Perotti è stata occupata per denunciare "una
situazione insostenibile, tra strutture fatiscenti, bagni inagibili, aule e materiali insufficienti" e il tema potrà
essere sollevato durante la già prevista co-gestione, in programma fino al 16 dicembre. Sin dalle prossime
ore, anche altri istituti della città sono pronti a mobilitarsi, condividendo la protesta sull'edilizia scolastica:
"Dal Fermi al Panetti, dal Giulio Cesare all'Euclide, si susseguiranno i momenti di dibattito e costruzione
collettiva - sottolinea Lavermicocca - sperando che le istituzioni ci diano ascolto: il 70 per cento delle scuole
a Bari ha problemi strutturali". Ieri, rappresentanti della Città Metropolitana hanno accolto una delegazione
di studenti del Majorana per un breve incontro - risultato interlocutorio - al termine del corteo: "Abbiamo
evidenziato le criticità presenti nelle strutture - prosegue Lavermicocca -, ma al momento non c'è nessuna
soluzione. È solo il primo dei vertici, ma abbiamo intenzione di rendere regionale la nostra protesta".
E per farlo, il 16 dicembre è prevista un'assemblea pubblica sotto la sede della Regione Puglia in via
Capruzzi, nella quale "coinvolgeremo tutte le scuole".
Foto: L'occupazione degli studenti dell'istituto De Lilla
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il caso
Le imprese degli immigrati resistono meglio alla recessione
Sono 550 mila e nel 2015 hanno prodotto 96 miliardi di valore aggiunto L'80% sono ditte individuali, ma le
start-up restano ancora poche
MARIA CORBI ROMA
Le imprese guidate da immigrati hanno una maggior resilienza, quella capacità, evocata spesso anche ne
gli Usa di Obama, di sopporta re gli scossoni delle crisi. Per uscirne più forti. O almeno vivi. Le aziende
registrate in Italia da stranieri nel 2015 sono in fatti aument ate in controtendenza con il dato generale: più
di 550mila, il 9,1 per cento del total e, e producono 96 miliardi di euro di valore aggiunto, il 6,7 per cento
della ri cchezza complessiva, come rilevano i dati arrivano del «Rapporto Immigrazione e Imprenditoria
2016». Gli immigrati contrastano i tempi duri con la voglia di farcela, lanciandosi in nuove iniziative, ma
anche occupando quelle nicchie lasciate scoperte dagli italiani. E ce la fanno grazie alla grinta e alla
disperazione di chi è venuto in Italia per cercare un luogo migliore dove vivere e garantire un futuro per i
propri figli. Se condo i ri ce rc atori Idos «nell'attuale congiuntura di crisi, l'accentuata vitalità imprenditoriale
dei lavoratori immigrati ha contribuito in modo rilevante ad attenuare il progressivo assottigliamento della
base imprenditoriale del Paese». In 8 casi su 10 i migranti guidano ditte individuali, il 79,9% contro il 50,9%
delle aziende di chi è nato in Italia. Le imprese a gestione immigrata, quindi, rappresentano quasi un
settimo di tutte le ditte individuali del Paese (13,6%) e meno di un ventesimo delle società di capitale
(4,1%). È il commercio a farla da p ad ron e, come è evidente anche solo quando si gi ra per una città.
Rappresenta il principale ambito di attività (200mila aziende, 36,4 per cento contro il 24,5 per cento delle
imprese a guida autoctona); segue l'edilizia, nonostante la crisi abbia messo a dura prova il settore,
nessuno escluso: 129mila ditte, il 23,4 per cento contro 13,1 per cento. Notevole è anche il comparto
manifatturiero (oltre 43mila aziende, 9 per cento), caratterizzato come l'edilizia da una forte dimensione
artigiana. Sono artigiane, infatti, oltre 4 imprese edili immigrate su 5 (83,2 per cento) e oltre 2 su 3 di quelle
manifatturiere (68,4 per cento). Proprio nell'edilizia e nella manifattura si concentrano i tre quarti (76 per
cento) delle aziende immigrate artigiane (180mila in tutto). Cresce soprattutto la partecipazione nei servizi:
alla già consolidata presenza immigrata tra imbianchini e carpentieri o nel trasporto merci e nella
confezione di abbigliamento, si affianca una crescente partecipazione alle aziende (per lo più individuali)
che nella sartoria, nel giardinaggio, nelle pulizie, come pure nella panetteria o nella ristorazione take away.
Le attività di alloggio e ristorazione sono 41mila, (7,5 per cento) e i servizi alle imprese 29mila (5,3 per
cento). Gruppo etnico che cerchi, comparto di attività che trovi. Il commercio piace a marocchini,
bangladesi e soprattutto senegalesi; l'edilizia ai romeni (64,4%) e agli albanesi (74,0 per cento); i cinesi
allargano il loro raggio: dal commercio (39,9 per cento), alla manifattura (34,9 per cento) alle attività di
alloggio e ristorazione (12,9 per cento) nel caso dei cinesi. Sono ancora poche, però, le imprese che si
caratterizzano per vocazione innovativa e alto valore tecnologico. A fine 2015, su 5143 start up iscritte
nell'apposita sezione del registro delle imprese, sono 112 quelle con una compagine societaria a
prevalenza immigrata e 629 quelle con almeno un componente immigrato. «Ogni volta che una piccola
impresa nasce è una piccola fonte che comincia a produrre energia, lavoro e reddito. Questo vale anche
per gli immigrati che diventano imprenditori in Italia», ha commentato oggi Maria Fermanelli, vicepresidente
Cna. Ugo Melchionda, presidente Centro Studi e Ricerche Idos, ha osservato come «dall'inizio del 2008,
l'Italia non è riuscita a crescere o lo ha fatto in una misura così ridotta da non riuscire a recuperare i posti di
lavoro persi. Questo problematico scenario porta ad apprezzare maggiormente il dinamismo espresso d
agli imp renditori n ati all'estero». c
180 mila Tre aziende artigiane su quattro a gestione immigrata si concentra nell'edilizia e nella manifattura
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36% commercio È il settore imprenditoriale in cui ci sono più aziende gestite da stranieri
Foto: DANIELE SOLAVAGGIONE/REPORTERS
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COMMENTI & ANALISI
Da Milano arrivano buone notizie per il mercato italiano della casa
Vincenzo Albanese*
Il 2016 volge al termine, è tempo di bilanci, riflessioni e nuove strategie che possano dare nuovo vigore al
mercato immobiliare per i prossimi 12 mesi. Quali i trend rilevabili sulla piazza milanese, che si conferma
essere la più evoluta del Paese? Analizzare le dinamiche della piazza meneghina è infatti molto
interessante perché di solito il capoluogo lombardo anticipa le tendenze nazionali. Considerando le zone
più centrali del capoluogo lombardo - quelle racchiuse dalla Circonvallazione e più dinamiche - le vendite di
abitazioni di nuova edificazione ammontano a circa 600 unità l'anno e - come ha evidenziato il nostro
Ufficio Studi - una casa venduta su tre è stata messa in commercio negli ultimi 12 mesi e ben una su due è
già venduta dopo solo un anno. Questi due dati confermano l'elevato apprezzamento del prodotto abitativo,
non solo il nuovo, ma anche quello più recente: sono residenze caratterizzate da progetti di elevata qualità,
sia nell'edificio che nel singolo appartamento, con aspetti edili, impiantistici e capitolati che consentono
un'elevata personalizzazione. La difficoltà insita nel coniugare queste variabili in progetti di successo è
complicata ulteriormente dal contesto in cui si opera: nelle nostre città spesso l'intervento auspicabile è,
infatti, quello della demolizione e ricostruzione. Solo perseguendo questa strada è possibile ottenere
importanti risultati in termini ambientali e di risparmio energetico. L'intervento globale sul contenitore edilizio
è l'unico modo per assicurare elevate performance degli impianti installati nell'abitazione e una contrazione
dei consumi e dell'inquinamento. Purtroppo la possibilità di intervenire sul contenitore è spesso ostacolata
da numerosi vincoli sugli immobili, oltre che da una scarsa incentivazione fiscale. Alcune misure della
nuova legge di Stabilità lasciano trasparire la volontà di intervenire in questa direzione: si tratta del
cosiddetto eco-bonus, previsto sui lavori di miglioramento dell'efficienza energetica della propria abitazione,
e del bonus per le ristrutturazioni. Entrambe le misure hanno effetto sul rinnovamento del patrimonio
edilizio, e anche sulla rivitalizzazione delle tante professioni dell'intera filiera immobiliare. Tuttavia, per
quanto importanti siano tali interventi, credo occorrano misure più coraggiose rispetto al 2015, se si
vogliono ottenere risultati significativi e più immediati. Il fine ultimo è infatti incentivare il mercato di
sostituzione, anche grazie ad aliquote agevolate per le imprese che ritirino le abitazioni vetuste, le
riqualifichino e le reimmettano nel mercato. Sebbene quello della residenza in Italia coincida con la
compravendita, credo che la locazione abbia molte potenzialità e che studiare soluzioni adeguate alle
esigenze della domanda sia la sfida dei prossimi anni. Intervenire a supporto delle classi meno abbienti con
l'eliminazione dell'Imu per chi decide di affittare a canoni concordati, potrebbe essere un buon punto di
partenza: tuttavia penso sia necessario un intervento più strutturale che riporti il pubblico a un ruolo attivo
proprio nel mercato dell'affitto. La locazione si pone da un lato come risposta alla crescente richiesta di
mobilità della popolazione, dall'altro come elemento capace di agevolare l'appetibilità di un territorio (si
pensi alla richiesta di affitti brevi e case per studenti). Anche gli affitti avrebbero bisogno di un intervento
specifico: è auspicabile un dialogo tra istituzioni e operatori del mercato per creare un vero mercato della
locazione, non demandando il patrimonio e la gestione dell'affitto esclusivamente alle iniziative del privato.
(riproduzione riservata) *amministratore delegato, Sigest
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PROTESTE CONTRO LA MODIFICA DELLA COSTITUZIONE CARIOCA
L'austerity alla brasiliana che si abbatte sui poveri
Tagli al sociale, allarme per i più deboli e nelle favelas Edilizia popolare, cure sanitarie, sistema scolastico:
la modifica della Carta per eliminare l'obbligo di destinare risorse predefinite al welfare rischia di aggravare
le condizioni di una popolazione già in difficoltà Tensione nei quartieri popolari
Lucia Capuzzi
La battaglia è persa. Il conflitto sociale rischia, però, di durare ancora a lungo. Da settimane, il Brasile
ribolle. In piazza ci sono attivisti, esponenti dei movimenti popolari, sindacalisti. Uniti nella lotta alla modifica
costituzionale Pec 241 promossa dal nuovo governo di Michel Temer e approvata ieri dal Senato. Con 53
voti favorevoli e 16 contrari, la misura è passata nonostante l'opposizione del 60 per cento dei cittadini,
secondo gli ultimi sondaggi di Datafolha . Ad allarmare questi ultimi, il provvedimento-cardine della riforma:
il congelamento per venti anni della spesa sociale. La Pec 241 "ritocca" i 14 articoli della Costituzione che
impongono agli esecutivi di destinare a settori chiave, quali sanità e istruzione, una quota minima in
proporzione al Pil. Ora, gli investimenti dei prossimi due decenni vengono bloccati al livello del 2016, con il
solo correttivo dell'inflazione. Motivata dalla necessità di ridurre il debito, la misura rischia di tagliare
considerevolmente la spesa sociale. Il giro di vite si abbatterebbe come un macigno sulle classi popolari.
Sui poveri, in primo luogo, almeno il 10 per cento della popolazione. E su quei quaranta milioni di brasiliani
che non lo sono più grazie ai programmi delle recenti amministrazioni, quella di Henrique Cardoso, ma
soprattutto i governi del Partido dos Trabalhadores (Pt) di Luiz Inacio Lula da Silva e Dilma Rousseff. ono
questi "ex poveri", la cosiddetta "nuova classe media", i principali fruitori del servizio pubblico che verrebbe
"sforbiciato". In modo drammatico. Oltre un terzo - il 37 per cento - secondo le stime del recente studio di
un gruppo di organizzazioni cattoliche (conferenza della Famiglia francescana, commissione Giustizia e
pace, Caritas Brasile, commissione Pastorale della terra, Servizio francescano di giustizia, pace e
ecologia). Solo per fare qualche esempio significativo, nei prossimi vent'anni i contributi per l'edilizia
popolare calerebbero del 51 per cento mentre il servizio sanitario nazionale sarebbe letteralmente
"smantellato", prosegue il rapporto. Come pure il sistema educativo. Alla "dieta" - circa il 27 per cento, per il
dipartimento intersindacale di studi socio-economici - si sommerebbe il blocco dei concorsi e delle
assunzioni degli insegnanti. «Già così, ogni anno, su dieci milioni di di plomati, solo 1,6 trovano posto nelle
università pubbliche. E 12 milioni di famiglie non trovano un alloggio decente. Che cosa accadrà con la
Pec? - sottolinea ad Avvenire João Stedile, leader del movimento Sem Terra. Come farà il 15 per cento
dell'attuale manodopera disoccupata e il restante 50 impiegata in nero a curarsi?». «Per non parlare del 25
per cento di ragazzi tagliati fuori dal mercato del lavoro», aggiunge Moema Miranda, direttrice dell'Istituto
cittadinanza attiva Ibase. elle zone rurali, poi, i contraccolpi sarebbero ancor più forti: i fondi della riforma
agraria - già dimezzati quest'anno - diminuirebbero del 52 per cento. «Vediamo un netto peggioramento
nella situazione dei contadini e dei nativi. I tagli si sommano ad altre misure in discussione che aprono alla
vendita delle terre agli stranieri e limitano la possibilità degli indigeni di ottenere la restituzione dei poderi
sottratti loro, nel tempo, dai latifondisti - denuncia Cleber César Buzzatto, segretario del Consiglio
indigenista missionario (Cimi) -. Del resto, non sorprende: i grandi proprietari hanno una posizione di primo
piano all'interno dell'esecutivo». La preoccupazione per i gruppi sociali più fragili ha determinato una forte
presa di posizione della Chiesa. Nel documento del 27 ottobre, la Conferenza episcopale brasiliana ha
chiesto al governo di non far pagare ai poveri e ai lavoratori «i conti del mancato controllo delle spese». «La
Pec 241 è ingiusta e selettiva - dice ad Avvenire monsignor Guilherme Antonio Werlang, vescovo di
Ipameri e presidente della Commissione per il Servizio della Carità -. Svantaggia i poveri, cioè quanti hanno
maggior necessità dello Stato per vedere garantiti i propri diritti. Privilegia, invece, il capitale finanziario. La
riforma non prevede un limite per il pagamento degli interessi, non tassa le grandi fortune e non implica
un'inchiesta sul debito pubblico». L'esecutivo Temer, da parte sua, difende la riforma a spada tratta.
SCENARIO EDILIZIA - Rassegna Stampa 14/12/2016 1814/12/2016 diffusione:106834
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L'austerità - sostiene il ministro dell'Economia Henrique Meirelles - è l'unica via d'uscita dalla recessione, in
cui il Gigante latino è entrato ufficialmente nel 2015, con una contrazione del Pil del 4 per cento a causa del
crollo del prezzo internazionale delle materie prime. Quest'anno, il Fondo monetario internazionale stima la
riduzione intorno al 3,3 per cento, anche se - secondo la società di consulenza Sace - per il 2017
potrebbero aversi i primi segnali di ripresa. Non senza, però - sostiene il governo - aver prima "messo
ordine" nei conti pubblici. La parola chiave è "contenere" la spesa, favorendo la privatizzazione di alcuni
servizi. E rendendo il Paese attraente per gli investimenti stranieri. «Solo così aumenterà l'occupazione»,
ha detto Temer. «Basta guardare Rio per comprendere che si tratta di una menzogna», dice senza mezzi
termini Ana Moraes, del coordinamento nazionale dei Sem Terra. o Stato di Rio de Janeiro è il primo banco
di prova della politica di rigorosa austerità. Una scelta obbligata. Con un buco di quasi cinque miliardi di
euro, l'amministrazione regionale è sull'orlo della bancarotta. All'inizio di novembre, il governatore Luiz
Fernando Pezão - del Partito del movimento democratico (Pmdb), lo stesso di Temer - ha dichiarato lo
"stato di calamità pubblica" e approvato un pacchetto di 22 misure per far fronte all'emergenza. I contributi
previdenziali sono aumentati dall'11 al 14 per cento e vari programmi sociali eliminati, gli stipendi ridotti. In
ogni caso, i dipendenti pubblici non hanno ricevuto il salario di ottobre e quello di novembre arriverà in sette
rate. L'impatto sulla "Cidade Maravilhosa" è devastante. Scuole e ospedali sono nel caos. La polizia non
risponde alle chiamate perché non ha benzina per le auto. Il che spiega il nuovo incremento della violenza
nelle zone più esposte - le favelas - incluse quelle di cui le autorità avevano ripreso il controllo con il
programma di "pacificazione", avviato nel 2008. «Questo è stato condotto in un'ottica di breve periodo,
nell'imminenza del ciclo di grandi eventi, terminato ad agosto con le Olimpiadi - spiega ad Avvenire
Giuseppe Ricotta, sociologo della Sapienza e ricercatore dell'Archivio Disarmo -. Le favelas sono state
occupate dalla polizia. I servizi promessi, però, non sono arrivati. Il mix di crisi, delusione sociale, calo di
attenzione internazionale, tagli alla sicurezza sta favorendo la "riconquista" delle enclavi da parte dei
trafficanti». Proprio in una "favela pacificata" - il Morro dos Prazeres - e ormai molto frequentata dai turisti, i
narcos hanno assassinato, l'8 dicembre, l'italiano Roberto Bardella. Un fatto impensabile nella Rio dei
grandi eventi. Calato il sipario sulle gare olimpiche, la città carioca gioca ora la sua sfida più ardua. Lontano
dai riflettori. agli e incremento della violenza non sono gli unici motori della protesta. Da novembre sono
rispuntati per le città i cartelloni "In difesa di Lava Jato". Sotto le insegne si radunano i sostenitori della
"lotta dura" intrapresa dalla magistratura - in primis dal mediatico Sergio Moro - al giro di tangenti all'interno
del colosso petrolifero Petrobras a beneficio dei principali partiti politici brasiliani. A marciare sono
professionisti, rampolli dell'alta borghesia urbana o della classe media. In tutti, la frustrazione per la crisi
economica s'è trasformata in astio verso la politica. E, in particolare, verso il protagonista indiscusso degli
ultimi 15 anni: il Pt. Essi hanno, dunque, appoggiato - e in qualche misura provocato - la destituzione dell'ex
presidente Rousseff, il 31 ottobre scorso. Al cambio di governo, però, non è seguito il promesso "repulisti".
Anzi, nei primi sei mesi di amministrazione, già sei ministri hanno lasciato, travolti dagli scandali. Decine di
deputati della maggioranza sono sotto inchiesta. Pur politicamente incompatibili, dunque, pro e anti Pt
occupano le medesime piazze. Da qui la battuta dei media locali: «Il successore di Rousseff ha mantenuto
la promessa di unire il Brasile. Contro di lui».
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Intervista
Furlan: lavoro e crescita le priorità, il nuovo governo riapra subito i tavoli
Il segretario Cisl: sui voucher non basta la tracciabilità, in edilizia e agricoltura vanno aboliti
NICOLA PINI
Sono l'economia, il lavoro, il contrasto alla povertà e alle diseguaglianze territoriali il vero banco di prova del
nuovo governo che, anche se nasce con prospettive temporali limitate, è chiamato «a una grande prova di
responsabilità e non dovrà sprecare nemmeno un minuto per affrontare queste grandi priorità del Paese».
Dal segretario della Cisl Annamaria Furlan arriva un'apertura di credito all'esecutivo di Paolo Gentiloni.
«Naturalmente lo giudicheremo alla prova dei fatti, come sempre» ma il discorso programmatico di ieri «è
stato di alto profilo istituzionale e di grande ricchezza sul piano politico», aggiunge la sindacalista, che
chiama tra l'altro l'esecutivo a intervenire con maggior forza sulla disciplina dei voucher, i buoni lavoro
(come ventilato ieri anche dal ministro Giuliano Poletti): «La tracciabilità non basta - afferma la Furlan - in
alcuni settori come l'edilizia e l'agricoltura i buoni vanno vanno tolti perché sono diventati una maschera
raffazzonata per il lavoro nero». Più in generale «c'è bisogno di continuare sulla strada del dialogo e del
confronto tra il governo e il sindacato proseguendo il lavoro degli ultimi mesi». A partire dal «rinnovo dei
contratti pubblici sulla base dell'intesa siglata due settimane fa e dall'accordo sulla previdenza, che va
completato per dare migliori prospettive pensionistiche di giovani. Al governo chiediamo un incontro a
breve». Segretario, come giudica il debutto del nuovo governo? Ho grande stima per il presidente Gentiloni
e ho apprezzato il suo discorso di ieri. È importante che abbia ribadito l'impegno per la ricostruzione delle
zone colpite dal terremoto e per la messa in sicurezza del territorio, come è significativa la conferma delle
politiche di accoglienza del nostro Paese sui migranti e sui profughi, con la sollecitazione forte all'Europa a
cambiare passo. Molto importante anche la decisione di istituire un ministero per il Sud e la coesione
territoriale, un passo indispensabile perché dalla crisi possiamo uscire solo tutti insieme, non a due velocità.
Al Mezzogiorno servono investimenti sulle infrastutture, per la ricerca e l'innovazione. Non teme che, al di là
delle intenzioni, nei prossimi mesi il dibattito politico finisca per essere monopolizzato dalla legge elettorale
e dal posizionamento dei partiti per la futura corsa alle urne? Mi auguro che il senso di responsabilità
politica prevalga e che mentre il Parlamento definisce una legge elettorale, nemmeno un minuto venga
sprecato sulle vere priorità del Paese. C'è bisogno di dare risposte concrete su occupazione e sviluppo e
per uscire dalla crisi bisogna farlo tutti insieme, in una logica di dialogo e coesione sociale e di
partecipazione dei lavoratori alle scelte economiche e sociali. Occorre tornare subito ai tavoli. Per il lavoro
quali priorità indica? Nelle scorse settimane abbiamo firmato un accordo tra sindacati e Confindustria per
una gestione innovativa delle crisi aziendali. Ora va avviato subito un confronto con il governo su questo
aspetto. Poi accanto al capitolo di industria 4.0, che è fondamentale per la ripresa del Paese, bisogna porre
quello del lavoro 4.0. L'applicazione delle nuove tecnologie, all'industria ma anche al settore dei servizi,
rende indispensabile migliorare i processi di formazione e di riconversione professionale dei lavoratori, per
renderli protagonisti di questa trasformazione. Altrimenti avremo una grande disoccupazione di ritorno. Un
capitolo importante è il potenziamento dell'obbligo di alternanza scuola-lavoro, un fattore che in Germania
ha prodotto grandi risultati per l'occupazione . Nei prossimi mesi potrebbero tenersi i referendum sul lavoro
chiesti dalla Cgil. Qual è la posizione della Cisl? Intanto vediamo quali saranno le decisioni della Consulta.
Io credo che si possano fare correzioni legislative, partire dalla clausola sociale per gli appalti e per la
disciplina dei voucher, che in alcuni settori economici vanno eliminati. Ma il problema vero è far crescere il
lavoro, stiamo attenti a non dedicare troppa attenzione alle questioni normative.
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