CONFIMI 04 settembre 2015

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CONFIMI
04 settembre 2015
INDICE

CONFIMI
  04/09/2015 La Provincia di Cremona - Nazionale                                       6
  I seminari di Apindustria

  04/09/2015 Prima Pagina Modena - Modena                                              7
  «Bene l'accelerazione di Delrio sul soft law»

CONFIMI WEB
  03/09/2015 www.corriere.it 19:25                                                     9
  Abruzzo: Aniem a Ue, assurdo chiedere restituzione tasse

  03/09/2015 it.finance.yahoo.com 09:51                                                10
  Appalti, Aniem: bene accelerazione Delrio su 'soft law'

  03/09/2015 www.milanofinanza.it_DowJones 19:25                                       11
  Abruzzo: Aniem a Ue, assurdo chiedere restituzione tasse

  03/09/2015 www.ilghirlandaio.com 12:50                                               12
  Appalti: Aniem, bene accelerazione Delrio su Soft Law

  03/09/2015 finanza.tgcom24.mediaset.it 22:07                                         13
  Abruzzo: Aniem a Ue, assurdo chiedere restituzione tasse

  03/09/2015 impresamia.com 09:55                                                      14
  APPALTI-Aniem: Ruta, ok operazione di radicale semplificazione normativa di Delrio

  03/09/2015 ildiariodellavoro.it 12:16                                                15
  Aniem: bene accelerazione Delrio su "soft law

  04/09/2015 www.infobuild.it 22:28                                                    16
  SOFT LAW sul Codice Appalti

SCENARIO ECONOMIA
  04/09/2015 Corriere della Sera - Nazionale                                           18
  La scarsa trasparenza cinese che irrita (molto) i banchieri

  04/09/2015 Corriere della Sera - Nazionale                                           20
  «Pensioni anticipate, tagli legati al reddito»
04/09/2015 Corriere della Sera - Nazionale                                           22
Donne e lavoro, ecco come cambiano le regole anti dimissioni in bianco

04/09/2015 Corriere della Sera - Nazionale                                           23
Unicredit stringe sui costi Spunta il piano esuberi

04/09/2015 Corriere della Sera - Nazionale                                           24
La mossa di Amber su Ansaldo in attesa dell'Opa

04/09/2015 Il Sole 24 Ore                                                            25
La priorità rimane «spegnere gli incendi»

04/09/2015 Il Sole 24 Ore                                                            27
Ecco come la Rai può diventare una «media company»

04/09/2015 Il Sole 24 Ore                                                            30
«Telecom Italia cresce con il Paese Con Vivendi nella sfida tlc-media»

04/09/2015 Il Sole 24 Ore                                                            33
La crescita la fanno le riforme, non la politica monetaria

04/09/2015 Il Sole 24 Ore                                                            34
Ridurre le tasse sul mattone, responsabilizzare i sindaci

04/09/2015 Il Sole 24 Ore                                                            36
La locomotiva turca si è quasi fermata

04/09/2015 La Repubblica - Nazionale                                                 38
"La ripresa rallenta" Draghi pronto a nuovi aiuti

04/09/2015 La Repubblica - Nazionale                                                 40
Il vero miraggio è la produttività

04/09/2015 La Repubblica - Nazionale                                                 42
Roubini: la Cina preoccupa ma non crollerà attenti alla Grecia, è ancora a rischio

04/09/2015 La Repubblica - Nazionale                                                 44
No della Corte Ue al ricorso di A2a Niente recupero dei 120 milioni

04/09/2015 L'Espresso                                                                45
È sparito il Sud

04/09/2015 L'Espresso                                                                48
Alla ricerca della credibilità perduta

04/09/2015 L'Espresso                                                                49
Dove si trovano i soldi per tagliare le tasse

04/09/2015 L'Espresso                                                                50
Perché è in crisi il commercio mondiale
04/09/2015 MF - Nazionale                                                     53
  La raccolta dei promotori a 2,14 miliardi in piena bagarre sulla Grecia

  04/09/2015 MF - Nazionale                                                     54
  Il Fmi alla Fed: rinviate la stretta

  04/09/2015 MF - Nazionale                                                     55
  IL TESORETTO CIR CHE LA BORSA FATICA AD APPREZZARE

  04/09/2015 QN - Il Giorno - Nazionale                                         56
  Padoan cavalca la crescita e accelera «Non solo casa, tagliamo altre tasse»

  04/09/2015 QN - Il Giorno - Nazionale                                         58
  Jobs Act, la scommessa di Poletti «Pubblico e privato, regole comuni»

  04/09/2015 QN - Il Giorno - Nazionale                                         59
  IL SONNO DEGLI EDITORI *

SCENARIO PMI
  04/09/2015 Il Sole 24 Ore                                                     61
  L'aerospazio resiste agli urti della crisi

  04/09/2015 Il Sole 24 Ore                                                     64
  Il Piemonte punta sulle produzioni militari

  04/09/2015 Il Messaggero - Pesaro                                             65
  E Shanghai guarda ai nostri prodotti

  04/09/2015 L'Unità - Nazionale                                                66
  Il piano del governo: via la Tasi, più risorse per rilanciare i consumi

  04/09/2015 Il Venerdi di Repubblica                                           67
  Chi aiuta i cinquantenni a ritrovare il lavoro perduto

  04/09/2015 Espansione                                                         69
  Sulla vìa della seta

  03/09/2015 Vita                                                               71
  Incubatori di startup, i conti non tornano

  03/09/2015 Vita                                                               73
  Mai più Neet: la carica dei 700mila
CONFIMI

2 articoli
04/09/2015                                                                                            diffusione:22748
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 I seminari di Apindustria

 C R E M O N A - A p i n d ustria Cremona, per il tramite della sua società di servizi Apiservizi Scarl, per l'au
 tunno ha perfezionato un catalogo di seminari, workshop e corsi di formazione specialistici con l'obiettivo di
 soddisfare, in modo sempre più attento e puntuale, le diverse esigenze formative degli imprenditori e dei
 propri collaboratori. Per saperne di più è possibile consultare le schede di dettaglio dei corsi ed i relativi
 moduli di adesione nell'edizione speciale del notiziario Apinotizie e nella sezione 'corsi' sul sito internet
 www.apicremona.it. L'ufficio formazione è a disposizione via mail all'indi rizzo formazione@apiservizi.info o
 allo 0372/24074.

CONFIMI - Rassegna Stampa 04/09/2015 - 04/09/2015                                                                    6
04/09/2015
Pag. 20 Ed. Modena

                                                                                                                      La proprietà intellettuale è riconducibile alla fonte specificata in testa alla pagina. Il ritaglio stampa è da intendersi per uso privato
 APPALTI Parla Aniem
 «Bene l'accelerazione di Delrio sul soft law»

 ROMA «Confermiamo di essere assolutamente favorevoli ad u n'operazione di radicale semplificazione
 normativa che superi la miriade di articoli legislativi e regolamentari che non hanno dato alcun contributo in
 questi anni in termini di efficienza del sistema, affidabilità degli operatori, qualificazione delle stazioni
 appaltanti, trasparenza nelle procedure di aggiudicazione». Così Federico Ruta, direttore generale di Aniem,
 l'associazione nazionale delle piccole e medie imprese edili manifatturiere aderente a Confimi Industria, in
 merito alle anticipazioni su un emendamento del Ministro Delrio che darebbe un impronta molto
 anglosassone al nuovo Codice Appalti superando gli oltre 300 articoli dell'Attuale Regolamento ed
 attribuendo alle linee guida dell'Anac lo spazio di copertura degli aspetti più tecnici e procedurali. «E' u
 n'impostazione ed un approccio che ci convince e che era stato già oggetto delle nostre proposte in sede di
 audizione parlamentare - prosegue Ruta -. E' evidente che tutto ciò non debba andare nella direzione di una
 regolamentazione gestita dalla giustizia amministrativa, spesso portatrice di indirizzi non uniformi, ma deve
 essere oggetto di orientamenti in grado di dare certezze e semplificazione ad un settore complesso come
 quello degli appalti pubblici. Chiediamo solo di essere messi in condizioni di operare in un clima di corretta
 competitività nel quale emergano i progetti e le opere migliori, senza scorciatoie ed anomalie che purtroppo
 sono diventate strutturali. Questo sarà anche il tema di un confronto pubblico che abbiamo promosso nel
 prossimo mese con lo stesso Ministro ed altri esponenti delle Istituzioni sul futuro del nostro settore».

CONFIMI - Rassegna Stampa 04/09/2015 - 04/09/2015                                                                 7
CONFIMI WEB

8 articoli
03/09/2015 19:25                                                                                           diffusione:8
Sito Web                                           www.corriere.it

                                                                                                                          La proprietà intellettuale è riconducibile alla fonte specificata in testa alla pagina. Il ritaglio stampa è da intendersi per uso privato
  Abruzzo: Aniem a Ue, assurdo chiedere restituzione tasse
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  19:25 ROMA (MF-DJ)--"A 6 anni dal terremoto, all'interno, peraltro di una crisi economica devastante, senza
  dimenticare tutti i problemi legati ai ritardi nella ricostruzione, chiedere alle aziende anche di restituire le
  tasse, e' una cosa assurda e tale da mettere in ginocchio l'economia locale". Lo dichiara in una nota Federico
  Ruta, direttore generale di Aniem, l'associazione delle piccole e medie imprese edili manifatturiere aderente a
  Confimi Industria, a valle della decisione della Commissione Ue che impone agli imprenditori abruzzesi di
  restituire le agevolazioni fiscali post sisma. "Per salvare qualche milione di entrate, si rischia di mettere in
  fuori gioco il sistema-imprese", sottolinea. "Sollecitiamo pertanto le Istituzioni coinvolte ad un segnale di
  responsabilita' che salvaguardi le prospettive di un sistema produttivo che sta cercando di reagire con tutte le
  proprie forze. La restituzione delle tasse - conclude il direttore di Aniem - sarebbe peraltro in evidente
  contrasto con una politica di alleggerimento fiscale ormai unanimemente condivisa come leva per il rilancio
  delle nostre imprese". com/gug (fine) MF-DJ NEWS 0319:25 set 2015

CONFIMI WEB - Rassegna Stampa 04/09/2015 - 04/09/2015                                                                9
03/09/2015 09:51
Sito Web                                      it.finance.yahoo.com

                                                                                                                        La proprietà intellettuale è riconducibile alla fonte specificata in testa alla pagina. Il ritaglio stampa è da intendersi per uso privato
  Appalti, Aniem: bene accelerazione Delrio su 'soft law'
  pagerank: 7

  Roma, 3 set. (askanews) - "Confermiamo di essere assolutamente favorevoli ad un'operazione di radicale
  semplificazione normativa che superi la miriade di articoli legislativi e regolamentari che non hanno dato
  alcun contributo in questi anni in termini di efficienza del sistema, affidabilità degli operatori, qualificazione
  delle stazioni appaltanti, trasparenza nelle procedure di aggiudicazione". Lo afferma Federico Ruta, direttore
  generale di Aniem, l'associazione nazionale delle piccole e medie imprese edili manifatturiere aderente a
  Confimi Industria.
  "E' un'impostazione ed un approccio - aggiunge Ruta - che ci convince e che era stato già oggetto delle
  nostre proposte in sede di audizione parlamentare. E' evidente che tutto ciò non debba andare nella direzione
  di una regolamentazione gestita dalla giustizia amministrativa, spesso portatrice di indirizzi non uniformi, ma
  deve essere oggetto di orientamenti in grado di dare certezze e semplificazione ad un settore complesso
  come quello degli appalti pubblici".
  "Chiediamo solo - conclude - di essere messi in condizioni di operare in un clima di corretta competitività nel
  quale emergano i progetti e le opere migliori, senza scorciatoie ed anomalie che purtroppo sono diventate
  strutturali. Questo sarà anche il tema di un confronto pubblico che abbiamo promosso nel prossimo mese con
  lo stesso Ministro ed altri esponenti delle Istituzioni sul futuro del nostro settore".

CONFIMI WEB - Rassegna Stampa 04/09/2015 - 04/09/2015                                                              10
03/09/2015 19:25
Sito Web                             www.milanofinanza.it_DowJones

                                                                                    La proprietà intellettuale è riconducibile alla fonte specificata in testa alla pagina. Il ritaglio stampa è da intendersi per uso privato
  Abruzzo: Aniem a Ue, assurdo chiedere restituzione tasse
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  ROMA (MF-DJ)--"A 6 anni dal terremoto, all'interno, peraltro di una
  crisi economica devastante, senza dimenticare tutti i problemi legati ai
  ritardi nella ricostruzione, chiedere alle aziende anche di restituire le
  tasse, e' una cosa assurda e tale da mettere in ginocchio l'economia
  locale".
  Lo dichiara in una nota Federico Ruta, direttore generale di Aniem,
  l'associazione delle piccole e medie imprese edili manifatturiere aderente
  a Confimi Industria, a valle della decisione della Commissione Ue che
  impone agli imprenditori abruzzesi di restituire le agevolazioni fiscali
  post sisma. "Per salvare qualche milione di entrate, si rischia di mettere
  in fuori gioco il sistema-imprese", sottolinea.
  "Sollecitiamo pertanto le Istituzioni coinvolte ad un segnale di
  responsabilita' che salvaguardi le prospettive di un sistema produttivo
  che sta cercando di reagire con tutte le proprie forze. La restituzione
  delle tasse - conclude il direttore di Aniem - sarebbe peraltro in
  evidente contrasto con una politica di alleggerimento fiscale ormai
  unanimemente condivisa come leva per il rilancio delle nostre imprese".
  com/gug
  (fine)
  MF-DJ NEWS

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03/09/2015 12:50
Sito Web                                     www.ilghirlandaio.com

                                                                                                                         La proprietà intellettuale è riconducibile alla fonte specificata in testa alla pagina. Il ritaglio stampa è da intendersi per uso privato
  Appalti: Aniem, bene accelerazione Delrio su Soft Law
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  I dati Istat confermano innanzitutto che l'Emilia-Romagna continua ad essere tra le regioni con il più basso
  tasso di disoccupazione, maggiore solo rispetto a quello del Trentino Alto Adige. A questo si aggiunge il fatto
  che le stime indicano un crescita del Valore aggiunto regionale dell'1,1%, superiore dello 0,4% a quella
  nazionale, a conferma del fatto che siamo una delle regioni che contribuisce maggiormente a trascinare la
  crescita del Paese.
  I dati sull'occupazione, letti in una logica semestrale, evidenziano un aumento dell'occupazione di 6mila unità,
  passando da 1.900.000 (gennaio-giugno 2014) a 1.906.000 (gennaio-giugno 2015) con incrementi importanti
  nel settore manifatturiero che ritorna a livelli precedenti alla crisi economica. A questi elementi si aggiungono i
  recenti dati sulla crescita delle presenze turistiche nella nostra regione e gli investimenti che sono partiti o
  stanno partendo: da Berluti a Philip Morris, passando per Lamborghini.
  Quindi, pur in presenza di un dato trimestrale di sostanziale stabilità, il trend economico dell'Emilia-Romagna
  continua ad essere un trend di crescita su base annua e il Patto per il lavoro varato dalla Giunta Bonaccini,
  mettendo a sistema le risorse europee, nazionali e regionali, non può fare altro che rafforzare quanto la
  nostra Regione può essere in grado di fare. Il Patto per il lavoro ha indicato una strada su cui noi intendiamo
  andare avanti.

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03/09/2015 22:07
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  Abruzzo: Aniem a Ue, assurdo chiedere restituzione tasse
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  ROMA (MF-DJ)--'A 6 anni dal terremoto, all'interno, peraltro di una
  crisi economica devastante, senza dimenticare tutti i problemi legati ai
  ritardi nella ricostruzione, chiedere alle aziende anche di restituire le
  tasse, e' una cosa assurda e tale da mettere in ginocchio l'economia
  locale'.
  Lo dichiara in una nota Federico Ruta, direttore generale di Aniem,
  l'associazione delle piccole e medie imprese edili manifatturiere aderente
  a Confimi Industria, a valle della decisione della Commissione Ue che
  impone agli imprenditori abruzzesi di restituire le agevolazioni fiscali
  post sisma. 'Per salvare qualche milione di entrate, si rischia di mettere
  in fuori gioco il sistema-imprese', sottolinea.
  'Sollecitiamo pertanto le Istituzioni coinvolte ad un segnale di
  responsabilita' che salvaguardi le prospettive di un sistema produttivo
  che sta cercando di reagire con tutte le proprie forze. La restituzione
  delle tasse - conclude il direttore di Aniem - sarebbe peraltro in
  evidente contrasto con una politica di alleggerimento fiscale ormai
  unanimemente condivisa come leva per il rilancio delle nostre imprese'.
  com/gug
  (fine)

CONFIMI WEB - Rassegna Stampa 04/09/2015 - 04/09/2015                          13
03/09/2015 09:55
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  APPALTI-Aniem: Ruta, ok operazione di radicale semplificazione
  normativa di Delrio
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  Confermiamo di essere assolutamente favorevoli ad un'operazione di radicale semplificazione normativa che
  superi la miriade di articoli legislativi e regolamentari che non hanno dato alcun contributo in questi anni in
  termini di efficienza del sistema, affidabilità degli operatori, qualificazione delle stazioni appaltanti,
  trasparenza nelle procedure di aggiudicazione. Lo dichiara Federico Ruta, direttore generale di Aniem,
  l'associazione nazionale delle piccole e medie imprese edili manifatturiere aderente a Confimi Industria.
  Questo la valutazione del direttore di Aniem (l'Associazione delle pmi edili di Confimi Industria) in merito alle
  anticipazioni su un emendamento del ministro Delrio che darebbe un impronta molto anglosassone al nuovo
  Codice Appalti superando gli oltre 300 articoli dell'Attuale Regolamento ed attribuendo alle linee guida
  dell'Anac lo spazio di copertura degli aspetti più tecnici e procedurali.
  'E' un'impostazione ed un approccio che ci convince e che era stato già oggetto delle nostre proposte in sede
  di audizione parlamentare - prosegue Ruta - E' evidente che tutto ciò non debba andare nella direzione di
  una regolamentazione gestita dalla giustizia amministrativa, spesso portatrice di indirizzi non uniformi, ma
  deve essere oggetto di orientamenti in grado di dare certezze e semplificazione ad un settore complesso
  come quello degli appalti pubblici.'
  Conclude il direttore generale di Aniem: 'Chiediamo solo di essere messi in condizioni di operare in un clima
  di corretta competitività nel quale emergano i progetti e le opere migliori, senza scorciatoie ed anomalie che
  purtroppo sono diventate strutturali.
  Questo sarà anche il tema di un confronto pubblico che abbiamo promosso nel prossimo mese con lo stesso
  Ministro ed altri esponenti delle Istituzioni sul futuro del nostro settore.'

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03/09/2015 12:16
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  Aniem: bene accelerazione Delrio su "soft law

  "Confermiamo di essere assolutamente favorevoli ad un'operazione di radicale semplificazione normativa che
  superi la miriade di articoli legislativi e regolamentari che non hanno dato alcun contributo in questi anni in
  termini di efficienza del sistema, affidabilità degli operatori, qualificazione delle stazioni appaltanti,
  trasparenza nelle procedure di aggiudicazione". Lo afferma Federico Ruta, direttore generale di Aniem,
  l`associazione nazionale delle piccole e medie imprese edili manifatturiere aderente a Confimi Industria.
  "E` un`impostazione ed un approccio - aggiunge Ruta - che ci convince e che era stato già oggetto delle
  nostre proposte in sede di audizione parlamentare. E` evidente che tutto ciò non debba andare nella
  direzione di una regolamentazione gestita dalla giustizia amministrativa, spesso portatrice di indirizzi non
  uniformi, ma deve essere oggetto di orientamenti in grado di dare certezze e semplificazione ad un settore
  complesso come quello degli appalti pubblici".
  "Chiediamo solo - conclude - di essere messi in condizioni di operare in un clima di corretta competitività nel
  quale emergano i progetti e le opere migliori, senza scorciatoie ed anomalie che purtroppo sono diventate
  strutturali. Questo sarà anche il tema di un confronto pubblico che abbiamo promosso nel prossimo mese con
  lo stesso Ministro ed altri esponenti delle Istituzioni sul futuro del nostro settore".

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04/09/2015 22:28
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  SOFT LAW sul Codice Appalti

  Aniem: siamo assolutamente favorevoli ad un'operazione di radicale semplificazione normativa per superare
  la miriade di articoli legislativi e regolamentari che non hanno dato alcun contributo in questi anni in termini di
  efficienza del sistema
  "Confermiamo di essere assolutamente favorevoli ad un'operazione di radicale semplificazione normativa che
  superi la miriade di articoli legislativi e regolamentari che non hanno dato alcun contributo in questi anni in
  termini di efficienza del sistema, affidabilità degli operatori, qualificazione delle stazioni appaltanti,
  trasparenza nelle procedure di aggiudicazione", dichiara Federico Ruta, Direttore generale di Aniem,
  l'associazione nazionale delle piccole e medie imprese edili manifatturiere aderente a Confimi Industria.
  Questo la valutazione del Direttore di Aniem (l'Associazione delle pmi edili di Confimi Industria) in merito alle
  anticipazioni su un emendamento del Ministro Delrio che darebbe un impronta molto anglosassone al nuovo
  Codice Appalti superando gli oltre 300 articoli dell'Attuale Regolamento ed attribuendo alle linee guida
  dell'Anac lo spazio di copertura degli aspetti più tecnici e procedurali.
  "E' un'impostazione ed un approccio che ci convince e che era stato già oggetto delle nostre proposte in sede
  di audizione parlamentare", prosegue Ruta.
  "E' evidente che tutto ciò non debba andare nella direzione di una regolamentazione gestita dalla giustizia
  amministrativa, spesso portatrice di indirizzi non uniformi, ma deve essere oggetto di orientamenti in grado di
  dare certezze e semplificazione ad un settore complesso come quello degli appalti pubblici."
  Conclude il direttore generale di Aniem: "Chiediamo solo di essere messi in condizioni di operare in un clima
  di corretta competitività nel quale emergano i progetti e le opere migliori, senza scorciatoie ed anomalie che
  purtroppo sono diventate strutturali.
  Questo sarà anche il tema di un confronto pubblico che abbiamo promosso nel prossimo mese con lo stesso
  Ministro ed altri esponenti delle Istituzioni sul futuro del nostro settore."

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SCENARIO ECONOMIA

25 articoli
04/09/2015                                                                                              diffusione:619980
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 Retroscena
 La scarsa trasparenza cinese che irrita (molto) i banchieri
 La richiesta di maggiore visibilità sulle mosse per lo yuan
 Danilo Taino

 DAL NOSTRO CORRISPONDENTE
  BERLINO Non ce n'era bisogno, ma l'economia del mondo si è complicata parecchio, in questa estate
 d'instabilità dei mercati. Forse soprattutto per le banche centrali. Nella conferenza stampa di ieri a
 Francoforte, il presidente della Bce Mario Draghi ha riconosciuto che agosto ha segnato un peggioramento
 delle condizioni economiche globali, il che riduce le prospettive di crescita del Prodotto lordo e dell'inflazione
 nell'eurozona. E ha assicurato che l'istituzione che guida è pronta a fare di più e più a lungo se ce ne sarà
 bisogno. Ha però segnalato altre novità interessanti.
 Soprattutto, il debutto della Cina nel teatro delle crisi. Draghi ha dato l'impressione di non essere soddisfatto
 di come le autorità cinesi hanno gestito le cose nelle scorse settimane. A cominciare dall'avere dato poche
 informazioni sugli interventi di mercato che hanno effettuato. «Ci aspettiamo di avere molta più visibilità di
 quella che abbiamo» durante il G20 finanziario che si apre oggi ad Ankara - ha detto in modo secco. Ciò che
 è successo sul mercato cinese il mese scorso, infatti, pone interrogativi seri. Si è visto - lo si sapeva - che il
 Paese è ormai un grande protagonista dell'economia e della finanza mondiali, non diversamente dagli Stati
 Uniti e dall'Europa. Finora, le autorità di Pechino erano apprezzate - forse oltre il dovuto -per la competenza
 con cui hanno gestito decenni di crescita e per l'affidabilità dimostrata nei confronti del resto del mondo,
 anche in momenti cruciali come la crisi del 2008.
  Questa volta, però, di fronte al rallentamento dell'economia e alla volatilità della Borsa, non hanno solo preso
 misure contraddittorie, quasi avessero vissuto momenti di panico. Sono anche sembrate chiuse alla
 collaborazione internazionale. Il che apre un problema. La Bce e la Fed americana (ma anche la Banca del
 Giappone e la Banca d'Inghilterra) hanno raggiunto livelli di sofisticatezza di analisi e di intervento mai toccati
 prima dalle banche centrali: indipendenti l'una dall'altra ma mosse da un modello comune di analisi e di
 intervento. La situazione è invece risultata diversa nel caldo agosto cinese, dove le autorità - politiche, prima
 che monetarie - sono apparse confuse. Ieri, Draghi non ha detto niente di tutto questo. Ma ha chiesto «più
 visibilità», ha aggiunto che la situazione cinese sarà «uno dei temi più importanti» del G20 di oggi, ha detto di
 avere preso nota del fatto che la Cina ha affermato di volere rispettare gli impegni presi durante i G20 del
 passato in tema di tassi di cambio e che Pechino è impegnata a effettuare riforme per rendere convertibile lo
 yuan. La Cina non può più essere vista come uno show laterale nemmeno dalle banche centrali. Il calo delle
 sue aspettative di crescita - ha detto il presidente della Bce - ha due effetti. Uno viaggia attraverso i canali del
 commercio, «indebolendo l'economia del resto del mondo». L'altro è «l'effetto fiducia sulle Borse e sugli altri
 mercati finanziari». Durante la conferenza stampa, Draghi ha segnalato le difficoltà della Cina e dei mercati
 emergenti come il maggiore elemento d'incertezza, assieme al prezzo dell'energia, sulle prospettive
 dell'economia mondiale. E dunque l'origine della riduzione delle aspettative di crescita dell'economia e
 dell'inflazione nell'Eurozona alle quali la Bce potrebbe rispondere incrementando o allungando il programma
 di acquisto di titoli sui mercati lanciato a inizio anno. «Ora ci aspettiamo che la Bce continui l'acquisto di asset
 dopo il settembre 2016», ha commentato in seguito alla conferenza stampa la società di analisi Oxford
 Economics. «E che, se la recente volatilità di mercato e i problemi in Cina dovessero crescere, la dimensione
 degli acquisti mensili venga probabilmente incrementata». Diverso l'approccio della Bce - del tutto fiducioso -
 alla situazione non facile alla quale è di fronte l'americana Fed, che deve decidere se iniziare già ora ad
 aumentare i tassi d'interesse (non lo fa dal 2006) o se aspettare. «Se la scelta sarà necessaria per
 raggiungere gli obiettivi di politica monetaria della Fed - ha detto Draghi - ciò sarà positivo» per tutti.

SCENARIO ECONOMIA - Rassegna Stampa 04/09/2015 - 04/09/2015                                                            18
04/09/2015                                                                                               diffusione:619980
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 Sul versante delle divergenze strutturali dell'Eurozona, ieri Draghi ha ricordato che esiste un Rapporto dei 5
 presidenti (uno dei quali è lui) che «disegna un percorso verso una maggiore integrazione», sulla quale si può
 essere ottimisti. In particolare, prevede la creazione di un'istituzione comune nell'area dei bilanci pubblici
 nazionali, oggi gestiti da un sistema di regole, «non del tutto soddisfacente». Ma si è trattato di un argomento
 laterale: l'arrivo di Pechino sul palcoscenico delle grandi crisi spinge i guai dell'architettura dell'euro in
 secondo piano. L'ultima crisi scaccia sempre la precedente.
  @danilotaino
  © RIPRODUZIONE RISERVATA
 La vicenda
 Il presidente della Bce,
 Mario Draghi, è apparso critico per le modalità con cui le autorità cinesi hanno gestito la crisi di fine agosto, in
 particolare per le poche informazioni fornite La scarsa collaborazione con Fed e Bce ha rappresentato uno
 dei punti critici nella gestione della crisi da parte delle autorità cinesi

SCENARIO ECONOMIA - Rassegna Stampa 04/09/2015 - 04/09/2015                                                             19
04/09/2015                                                                                              diffusione:619980
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 Intervista
 «Pensioni anticipate, tagli legati al reddito»
 Baretta: potremmo partire con un solo anno di uscita prima dei requisiti
 Lorenzo Salvia

 ROMA «Costo zero? Guardi che, nel medio-lungo periodo, rendere flessibile l'età della pensione porterebbe
 lo Stato non a spendere di più ma a risparmiare». Addirittura? «Certo. Chi dovesse decidere di lasciare il
 lavoro prima dei 66 anni avrebbe un assegno più basso non per un po' di tempo ma per tutto il resto della sua
 vita. È da qui, ma non solo, che arriverebbero i risparmi per il bilancio pubblico. Anche questa è spending
 review ». Pier Paolo Baretta si trova in una posizione particolarissima. Due anni fa, da parlamentare pd e
 insieme al collega Cesare Damiano, presentò un disegno di legge in cui per la prima volta si proponeva di
 rendere flessibile la soglia della pensione, appena alzata a 66 anni dalla riforma Fornero. Adesso è
 sottosegretario all'Economia, il ministero che per statuto guarda con molta attenzione e pure qualche
 sospetto ad ogni misura che possa chiedere allo Stato di mettere mano al portafoglio.
 È per questo, sottosegretario, che per sostenere la causa parla non di costi ma addirittura di risparmi?
 «No, dico questo perché per garantire l'equilibrio del sistema non bisogna guardare solo all'oggi ma anche al
 domani e ai giorni che vengono dopo. Tuttavia è chiaro: se nel medio-lungo periodo la flessibilità porta
 risparmi, nell'immediato dei costi ci sono. Ma possono essere sostenibili, del tutto sostenibili».
 Il presidente dell'Inps, Tito Boeri, dice che la vostra proposta costerebbe 8,5 miliardi di euro l'anno. Mica tanto
 sostenibile. È più del doppio di quanto serve per togliere Tasi e Imu sulla prima casa.
 «Quei numeri sono esagerati. Danno per scontato che tutte le persone deciderebbero di andare in pensione
 prima e che sfrutterebbero anche il massimo anticipo possibile. Irrealistico».
 Però possibile, almeno in teoria. E quindi bisogna tenerne conto.
 «Bisogna fare una valutazione non solo statistica ma sociale. Alcuni resterebbero comunque al lavoro, non
 utilizzando affatto la flessibilità. Altri ancora la sfrutterebbero ma non al massimo, lasciando uno o due anni
 prima, non quattro. E poi la stima di Boeri non tiene conto di altri risparmi indiretti. Con la flessibilità avremmo
 meno esodati, per i quali finora abbiamo speso oltre 11 miliardi di euro. E avremmo anche meno lavoratori
 con la cassa integrazione in deroga, per la quale ogni anno lo Stato sborsa 2,5 miliardi».
 Alla fine quale sarebbe il costo netto dell'operazione?
 «Meno della metà rispetto a quanto indicato da Boeri».
 Quattro miliardi, dunque. Sempre troppo, non crede?
 «No, sono anche meno. Comunque proprio per questo stiamo studiando una serie di meccanismi per
 abbassare ulteriormente il costo».
 Si riferisce al taglio progressivo: una riduzione dell'assegno non più pari al 2% per ogni anno di anticipo,
 come nella sua proposta iniziale, ma che cresce più velocemente: il 5% dopo due anni, l'8% dopo tre?
 «È una delle idee sul tavolo ma ce ne sono anche altre».
 E quali?
 «Si potrebbe legare il taglio dell'assegno al livello del reddito: se prendi una pensione da 1.500 euro, dico per
 dire, ti taglio il 2%, se ne prendi 2.500, a parità di altre condizioni, ti taglio un po' di più. Oppure si potrebbe
 introdurre la flessibilità in modo graduale».
 Che cosa vuol dire?
 «Nel 2016 consenti di uscire con un anno di anticipo, nel 2017 con due anni di anticipo, nel 2018 sali fino a
 tre. E così via».
 A quanto scenderebbe il costo con queste misure?
 «Dipende dal mix finale delle misure: potremmo usarne alcune o anche tutte insieme. Indicare un numero
 adesso è impossibile. Ma sono certo che si possa scendere ad un livello compatibile con le esigenze di
 bilancio».

SCENARIO ECONOMIA - Rassegna Stampa 04/09/2015 - 04/09/2015                                                            20
04/09/2015                                                                                             diffusione:619980
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 La vostra proposta iniziale prevedeva anche l'altra faccia della medaglia: una pensione più ricca per chi va in
 pensione dopo i 66 anni. Non ci sono speranze, giusto?
 «E perché mai? Parliamo di lavoratori del settore privato, andando in pensione più tardi farebbero risparmiare
 soldi allo Stato. Ma naturalmente anche l'azienda dovrebbe essere d'accordo, perché ci può essere un
 problema di efficienza».
 Lei dice che la flessibilità nell'immediato potrebbe costare poco e nel medio periodo potrebbe far risparmiare
 spese allo Stato. È questo il vero motivo per cui il governo sembra aver cambiato rotta ed ora è disposto a
 ragionarci sopra.
 «No, il vero punto è il lavoro. Aver alzato l'età della pensione era inevitabile perché l'aspettativa di vita, per
 fortuna, è diventata più lunga. L'errore è stato averlo fatto dalla sera alla mattina e in modo uguale per tutti,
 come per una sorta di malinteso egualitarismo. Il risultato è sotto gli occhi di tutti: abbiamo creato una barriera
 all'ingresso dei giovani nel mercato del lavoro».
  C'è chi pensa che questa sia una visione antica, che considera il lavoro come un recinto chiuso, dove si
 entra solo se qualcuno esce, e non come qualcosa da creare giorno dopo giorno. Non è d'accordo?
 «Certo, il lavoro va creato giorno dopo giorno. Ma se tutti restano in ufficio fino a 66 anni gli unici posti
 disponibili sono quelli aggiuntivi. E sappiamo bene come sia difficile averne di questi tempi. Un po' di
 sostituzione tra anziani e giovani serve. Altrimenti il sistema non tiene».
  lorenzosalvia
  © RIPRODUZIONE RISERVATA
 4 miliardi.
 Le risorse finanziarie
 che il governo dovrebbe mettere per l'anticipo delle pensioni
 2% le ipotesi sulla penalizzazione sull'assegno previdenziale in caso di un'uscita anticipata
 dal lavoro
 12% Il tasso di disoccupazione rilevato a luglio dall'Istat, resta molto elevata ancora
 la quota dei giovani inattivi
 L'età L'errore è stato aver alzato l'età pensionabile dalla sera alla mattina e in modo uguale per tutti I
 giovani Abbiamo creato una barriera all'ingresso nel mondo del lavoro per i giovani
 Foto: Pier Paolo Baretta è sottosegretario al ministero dell'Economia. Due anni fa da parlamentare pd e
 insieme al collega Cesare Damiano presentò un disegno di legge in cui propose di rendere flessibile l'età
 pensionabile

SCENARIO ECONOMIA - Rassegna Stampa 04/09/2015 - 04/09/2015                                                           21
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 Il caso
 Donne e lavoro, ecco come cambiano le regole anti dimissioni in bianco
 Rita Querzé

 In arrivo regole nuove contro le dimissioni in bianco. Anzi vecchie. Si torna nell'impostazione alla normativa
 varata dal governo Prodi il 17 ottobre 2007. Otto anni fa.
 L'inversione di rotta contro la pratica di far firmare alle lavoratrici o ai lavoratori le proprie dimissioni in anticipo
 (completando poi l'iter nei casi di una gravidanza o di un infortunio) si trova nel cosiddetto decreto legislativo
 «Semplificazioni» al varo del governo. In sostanza, per essere valide le dimissioni dovranno essere messe
 nero su bianco attraverso una serie di moduli reperibili sul sito Internet del ministero del Lavoro o presso le
 direzioni territoriali del lavoro. I moduli saranno numerati e questo toglierà ogni dubbio sul momento in cui le
 dimissioni sono state decise e firmate. Entro sette giorni dalla data di trasmissione del modulo il dipendente in
 uscita avrà la facoltà di revocare le dimissioni.
 Già ai tempi del governo Prodi la normativa sulle dimissioni in bianco venne introdotta all'interno di un
 provvedimento «Semplificazioni».
 Ma allora la norma ebbe vita breve. Nel giugno 2008 venne cancellata dal governo Berlusconi, con Maurizio
 Sacconi ministro del Lavoro. Nel giugno 2012 il governo Monti introdusse la tutela ex post contro le dimissioni
 in bianco oggi in vigore. Le dimissioni una volta firmate devono essere convalidate presso la Direzione del
 lavoro territoriale o presso i centri per l'impiego.
 Da allora già una volta venne fatto il tentativo di reintrodurre la normativa basata sulla «prevenzione» rispetto
 alle dimissioni in bianco. Un disegno di legge passò alla Camera con i voti del Pd e Sel. E anche di Forza
 Italia grazie al supporto a Montecitorio della ex sindacalista Renata Polverini. Ma con la contrarietà di Ncd e
 di una parte dei deputati del M5S. Il disegno di legge non arrivò mai al Senato.
 Oggi la materia è confluita all'interno del Jobs act. Tra le prime sostenitrici Titti Di Salvo, ex Sel, oggi Pd, che
 aveva dato il nome già al precedente disegno di legge. «Questa norma nasce dalla constatazione che la
 tutela ex post è tanto complessa quanto inefficace - rivendica Di Salvo -. Molto più semplice prevenire. A
 vantaggio dei lavoratori ma anche delle aziende corrette che soffrono la concorrenza sleale di chi non rispetta
 le regole».
  La nuova norma per entrare in vigore avrà bisogno di un decreto del ministero del Lavoro, guidato da
 Giuliano Poletti, che dovrà essere emanato nel giro di 90 giorni dall'entrata in vigore. Non cambiano, rispetto
 alla normativa attuale, le sanzioni per le aziende che continueranno sulla strada delle dimissioni imposte:
 previste sanzioni amministrative da una soglia di 5 a un massimo di 30 mila euro.
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 Il profilo
 Il ministro del Lavoro e delle Politiche sociali
 Giuliano Poletti Ha ricoperto la carica di presidente della Lega delle cooperative per dodici anni (dal 2002
 al 2014)
 Si torna
 alle norme volute da Prodi sulla prevenzio-ne di questa pratica scorretta

SCENARIO ECONOMIA - Rassegna Stampa 04/09/2015 - 04/09/2015                                                                 22
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 Unicredit stringe sui costi Spunta il piano esuberi
 No comment della banca sui 10 mila tagli, soprattutto in Germania Ghizzoni «Presenteremo il piano a
 novembre, non abbiamo ancora i numeri precisi»
 Fabrizio Massaro

 Milano In occasione dei conti semestrali di inizio agosto l'amministratore delegato di Unicredit, Federico
 Ghizzoni, aveva annunciato che sarebbe intervenuto sui costi «per sostenere la redditività e rafforzare il
 capitale: gli obiettivi del piano sono diventati più impegnativi a causa del materializzarsi di diversi fattori
 esterni». Ora, secondo indiscrezioni di Bloomberg , l'intervento sui costi passerebbe dalla riduzione di circa
 10 mila dipendenti sui 147 mila del gruppo, poco meno del 7% della forza lavoro.
 La Borsa ieri ha reagito positivamente ai rumors con un rialzo del titolo del 3,4% a 5,88 euro. «Non faccio
 nessun commento», ha detto Ghizzoni, «perché presentiamo il piano a novembre o entro fine anno. Ci stiamo
 lavorando. Non abbiamo numeri concreti». L'intervento sui dipendenti - da completare entro il 2018 -
 dovrebbe essere concentrato in particolare sui corporate center, cioè sulle strutture centrali e di holding,
 soprattutto in Germania e Austria, i Paesi in cui il gruppo - dopo l'Italia - è più presente, attraverso Hvb e
 Bank Austria: si parla di circa 7 mila uscite che si sommano ai 2.700 esuberi già annunciati nel piano e
 concentrati principalmente in Italia, già concordati con i sindacati sotto forma di uscite volontarie. Ora la cifra
 in Italia potrebbe essere elevata di circa 400 unità. «Vigileremo che siano tutte su base volontaria, non
 accetteremo prepensionamenti obbligatori», ha commentato Lando Sileoni, leader della Fabi. Due giorni fa, a
 Francoforte, Ghizzoni ha spiegato che nel retail tedesco intende tagliare le filiali della metà ma puntando nello
 stesso tempo a crescere nel Paese e in Polonia (anche con acquisizioni). La cifra totale degli esuberi
 potrebbe anche crescere se si considera l'ucraina Ukrotsbank, in via di dismissione.
 Ghizzoni deve fronteggiare un fronte di critiche - in particolare da osservatori esteri - circa l'alto livello dei
 costi e la scarsa redditività, nonostante 1,034 miliardi di utili semestrali. Più volte Ghizzoni ha dovuto smentire
 il ricorso a un paventato aumento di capitale, sottolineando al contrario la capacità della banca di generare
 capitale organicamente. A fine agosto - ha spiegato mercoledì Ghizzoni - il patrimonio (Cet1) è salito al
 10,57%. Unicredit si sta anche preparando ai nuovi requisiti patrimoniali (Srep) che Francoforte comunicherà
 questo mese.
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 La banca
 Unicredit è tra i principali istituti di credito europei ed è l'unica italiana tra le 29 banche considerate
 «sistemiche» Unicredit è presente in 17 Paesi con circa 147 mila dipendenti Oltre all'Italia la presenza
 maggiore è in Germania, Polonia, Austria, Centro-Est Europa

SCENARIO ECONOMIA - Rassegna Stampa 04/09/2015 - 04/09/2015                                                           23
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 Sussurri & Grida
 La mossa di Amber su Ansaldo in attesa dell'Opa

 ( f. ta. ) L'assemblea di Ansaldo Sts si avvicina e il fondo inglese Amber capital, in particolare, scalda i motori
 aumentando la partecipazione nella società, quotata in Borsa. Ufficialmente risulta al 2,4 per cento circa del
 capitale ma negli ultimi mesi ha acquistato pacchetti rotondi senza obblighi di comunicazione al mercato, che
 scattano solo se dovesse superare il 5 per cento. Il fondo Amber, come altri investitori istituzionali, ritiene che
 il prezzo dell'offerta pubblica di acquisto in arrivo dovrà essere superiore a quello pagato da Hitachi a
 Finmeccanica (9,50 euro circa, equivalente ai valori di Borsa attuali) perché i giapponesi hanno accettato di
 rilevare anche AnsaldoBreda, un'azienda in forte difficoltà che produce treni e metropolitane, con bilanci in
 profondo rosso. Intanto ieri, in vista dell'assemblea dei soci convocata l'1 ottobre, Assogestioni ha deciso di
 essere presente con una lista propria e Finmeccanica ha concordato con Hitachi i nomi su cui puntare per la
 lista di maggioranza. La lista di Assogestioni, composta da Giovanni Cavallini, Paola Giannotti, Giulio Gallazzi
 e Michaela Castelli, verrà appoggiata sia dal fondo Amber sia da Norges bank, il fondo sovrano della
 Norvegia. Pochi giorni fa quest'ultimo ha annunciato di avere ridotto contemporaneamente sia la
 partecipazione in Ansaldo Sts (portandola dal 2,5% circa all'1,65%) sia quella in Finmeccanica (dal 2,5% a
 poco più dell'1,8%). Tra i nomi che verranno presentati in assemblea da Finmeccanica manca quello del
 presidente attuale di Ansaldo Sts, Sergio De Luca, dipendente del gruppo e in pessimi rapporti con
 l'amministratore delegato Mauro Moretti ( foto ). C'è, invece, quello del quarantenne amministratore delegato
 Stefano Siragusa, artefice del successo dell'azienda sui mercati internazionali. Siragusa è impegnato
 contrattualmente a chiudere l'operazione ma poi, con ogni probabilità, uscirà di scena.
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  Pisa, Firenze e Bologna, spinta dell'Enac alla fusione
 ( m. ga. ) Le polemiche sull'unificazione degli aeroporti di Pisa e di Firenze non si sono ancora spente che
 ecco arrivare una proposta destinata a provocare altre diatribe e divisioni: la nascita di un super polo
 aeroportuale con la gestione comune degli scali di Pisa, Firenze e Bologna. A lanciarla è il presidente
 dell'Enac, Vito Riggio (da sempre favorevole alla fusione Pisa-Firenze) che parla di «unione non solo
 possibile, ma necessaria», almeno in prospettiva. Fino ad oggi Bologna è stata il maggior competitor di
 Firenze e dunque la proposta ha suscitato reazioni non proprio entusiastiche. Il sindaco di Firenze, Dario
 Nardella, ha detto d'essere felicemente sorpreso della proposta e di non avere pregiudiziali, ribadendo però
 che «fino ad ora i bolognesi non ci hanno certo trattato con i fiori, ma laddove hanno potuto ci hanno
 contrastato» e dunque valuterà in modo approfondito l'eventuale progetto. Perplesso anche il presidente
 dell'Aeroporto di Bologna, Enrico Postacchini: «È certamente un ragionamento autorevole, ma serve una
 riflessione di lunga gittata. Prima mi sembra che ognuno debba pensare alla propria situazione».
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SCENARIO ECONOMIA - Rassegna Stampa 04/09/2015 - 04/09/2015                                                            24
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 BCE E RISCHIO BOLLE
 La priorità rimane «spegnere gli incendi»
 Alessandro Merli

 La Cina, ha detto ieri il presidente della Banca centrale europea, Mario Draghi, sarà uno dei temi principali sul
 tavolo dei ministri finanziari e dei governatori del G-20, riuniti oggie domani ad Ankara. Il timore che la frenata
 cinese (e la recessione di alcune grandi economie emergenti, come Brasile e Russia) possa avere un impatto
 sull'eurozona passa attraverso due canali: quello del commercio, limitando le esportazioni europee, e quella
 della fiducia, come dimostrano i violenti scossoni dei mercati finanziari di quest'estate. Per questo, ha detto
 ancora Draghi, ci aspettiamo che le autorità cinesi facciano nei prossimi giorni molta più chiarezza su quel
 che intendono fare. E' la richiesta che a Pechino è stata inviata, alla vigilia di Ankara, anche dal segretario al
 Tesoro degli Stati Uniti, Jack Lew. I cinesi hanno provato finora diversi approcci, non sempre in maniera
 lineare, e Draghi è sembrato ammonirli a rispettare gli impegni degli ultimi G-20, come hanno detto di voler
 fare: evitare le svalutazioni competitivee comunicare in modo trasparente, in modo da arginare le incertezze
 di mercato. Sul piatto c'è poi la questione delle riforme del regime di cambio, che devono continuare perché
 lo yuan conquisti, andando verso la piena convertibilità, anche quello status di valuta di riserva (con
 l'inclusione nel paniere del Fondo monetario accanto alle altre grandi monete), che è il vero obiettivo di
 Pechino, ben al di là della modesta svalutazione del mese scorso su cui si sono concentrate le maggiori
 attenzioni degli osservatori. In queste condizioni la Cina potrà usare in modo più efficace, come Europa e
 Usa, la leva monetaria. A fronte del peggioramento dello scenario macroeconomico globale, più debole oggi
 che nella seconda metà dello scorso anno, proprio per effetto del rallentamento della Cinae degli altri
 emergenti (e che nell'eurozona ha portato la Bce a tagliare le sue previsioni di crescitae di inflazione, con
 rischi di un ulteriore ribasso), il Fondo monetario, nella sua consueta analisi "di sorveglianza" preparata per la
 discussione del G-20, sollecita le grandi banche centrali a mantenere una politica monetaria accomodante.
 Continua pagina 3 Continua da pagina 1 Elo fa anche per impedire un rialzo prematuro dei tassi d'interesse.
 Un altro elemento che Draghi ha sottolineato con preoccupazione. In un certo senso, con le sue parole di ieri,
 il segnale che la Bceè "disposta, prontae in grado di agire", il banchiere centrale italiano una risposta all'Fmi
 per conto dell'area dell'euro l'ha già data. L'estensione del Qe, dello stimolo europeo, chiesta dall'istituzione di
 Washington è in fondo proprio quello che il presidente della Bce ha promesso, se il peggioramento della
 situazione dovesse rivelarsi più che temporaneo. Altri attori devono fare la propria parte: la Cina, appunto,e la
 Banca del Giappone, che è rimasta un po' a metà del guado e che secondo il Fondo dev'esser pronta a
 ulteriori stimoli. Maè chiaro chei riflettori sono accesi in questo momento soprattutto sulla Federal Re- serve
 americana, il cui rialzo dei tassi d'interesse potrebbe arrivare già questo mese. Per l'Fmiè uno sbaglio,e lo ha
 detto a chiare lettere il suo direttore, Christine Lagarde, sostenendo che la Fed non dovrebbe muoversi fino
 all'anno prossimo. E questo ancor prima che scoppiassero le turbolenze estive. Nel rapporto pubblicato ieri, il
 Fondo ricorda che non ci sono per ora prove significative di pressioni sui prezzi e sui salari che giustifichino
 l'aumento dei tassi. E che nei Paesi emergenti c'è il rischio del doppio impatto del contagio cinese, attraverso
 la contrazione dell'export di materie prime, e del rialzo dei tassi ameri- cani, per chi si è indebitato nella valuta
 Usa. Sulle prossime mosse della Fed, Draghi si è trincerato diplomaticamente dietro all'abituale "no
 comment" sulle azioni delle altre banche centrali, ma è difficile non intravedere nelle sue osservazioni
 successive il favore - in questo in dissenso con l'Fmi - per un rialzo da parte della banca centrale americana
 che potrebbe aiutare una ripartenza del dollaro e un nuovo indebolimento dell'euro. Il suo costante richiamo
 alle "politiche monetarie divergenti" è rivelatore. La Fed non ha però una storia di prendere le proprie
 decisioni tenendo in eccessivo conto quel che succede nel resto del mondo, anche se, con Janet Yellen e
 soprattutto Stan Fischer al timone, ha alzato nettamente la sua attenzione allo scenario globale. Come siè
 visto in questi ultimi mesi, però, i banchieri centrali possono arrivare solo fino a un certo punto. Sotto la
 presidenza australiana, al vertice di Brisbane, il G-20 aveva addirittura varato una lista di mille misure di

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 riforma strutturale per rilanciare le economie. La lista, chiaramente inattuabile, è stata semplificata, ma anche
 così, secondo l'esame dell'Università di Toronto che da anni cerca di documentare se i "grandi" mantengono
 le proprie promesse, meno dei due terzi sono state messe in atto nei primi sei mesi di lavoro.

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 IL DOCUMENTO DI CAMPO DALL'ORTO / L'EREDITÀ E IL PIANO A MEDIO TERMINE
 Ecco come la Rai può diventare una «media company»
 Marco Mele

 Una Rai che, insieme agli altri servizi pubblici europei, deve effettuare la trasformazione da broadcaster
 digitale in una media company nella quale coesistano l'ideazione, la produzione e la diffusione di contenuti
 che devono "nascere" adattia tutte le piattaforme distributive. E' l'asse di riferimento, nella quale sono
 individuati come leader la Bbc, la giapponese NHKe la canadese CBC, che contras- segna il documento che il
 direttore generale della Rai, Antonio Campo Dall'Orto, ha presentato al consiglio di amministrazione, intitolato
 "Gruppo Rai- contesto di riferimento e posizionamento competitivo". Continua pagina 21 Continua da pagina 1
 L'offerta della Rai. Il servizio pubblico ha una delle maggiori offerte di canali televisivi in Europa: sono 17
 (troppi?) i canali digitali in onda, escludendo quelli ritrasmessi in Alta Definizione ed il pan-europeo Euronews,
 nel quale la Rai mantiene una quota del 20,5%. Oltre alle tre reti generaliste, vi sono quattro canali definiti
 "semi-generalisti" (Rai4, Rai5, RaiMovie e RaiPremium), sette tematici (da RaiSport, che da metà settembre
 avrà la versione in HD, a RaiStoria, passando per RaiNews24)e tre internazionali. In Gran Bretagna la Bbc ha
 15 canali televisivi digitali nazionali, ma ben 17 internazionali. Nove sono quelli nazionali della tv pubblica
 francese, più i due co-prodotti con la Germania (Arte). A questa offerta tv, la Rai affianca dieci canali
 radiofonici tra generalisti, news, web e pubblica utilità, oltre a tre grandi portali sul web: Rai.it, RaiNews e
 Rai.tv. Sono quattro i centri di produzione (Milano, Torino, Roma e Napoli)e ventuno le redazioni in altrettante
 sedi regionali (da accorpare o no?). La concessione. Sarà il principale momento di confronto tra Governo,
 Parlamento e nuovo vertice. Quella attuale scade nel maggio 2016. Il contratto di servizio 2012-2015 non è
 mai entrato in vigore: la legge approvata al Senato sulla governance della Rai lo prevede quinquennale, che
 arrivi sino a metà della scadenza decennale della concessione. Alla Rai vengono indicati anche le quote e i
 generi di programmazione, al contrario delle altre tv pubbliche europee (solo canali e linee editoriali). I nuovi
 vertici proveranno a superare tale impostazione dirigista? Il canone. La sua riforma sarà l'altra grande sfida
 istituzionale per i nuovi vertici. L'importo di quello ordinarioè il più basso d'Europa (113,5 euro) e il tasso di
 evasione è il più elevato, pari al 27% delle famiglie. Sul canone il governo ha trattenuto 144 milioni nel 2014e
 ne tratterà il 5% dal 2015 in poi. Il contesto competitivo. È sempre più complesso, tra offerte gratuite, pay tv e
 video on demand, in attesa dell'arrivo in ottobre di Netflixe delle opportunità che la Raiè pronta a cogliere
 dall'annunciato oscuramento dei canali Mediaset su Sky (Rai4 sul canale 4 di Sky?). Il consumo della tv ha
 visto, negli anni, l'affermazione progressiva dei canali specializzati: nel 2014 valevano il 40% dell'ascolto
 totale rispetto al 12,5% del 2005. Le tv generaliste conservano il 60% dell'audience nel giorno medio. Questo,
 in un mercato che nel 2005 era composto da 60 canali e oggi da 270. La permanenza media davanti alla tv,
 nonostante il Web, non cala (5,2 ore al giorno nel 2013 come nel 2014). Leader negli ascolti. La Rai lo è, sia
 sull'intera giornata sia in prima serata. RaiUno, nel 2014, ha il 17,3% di ascolto nel giorno medio rispetto al
 15,3% di Canale 5. RaiDue ha il 6,6% e RaiTre il 6,7%, con Italia1 al 6% e Rete4 al 4,9 per cento. I canali
 specializzati della Rai hanno il 6,8% dell'ascolto rispetto al 6,4% di Mediaset e al 5,8% di Discovery, vera new
 entry di questi anni. In prima serata, Rai1 ha il 19,2% rispetto al 15,4% di Canale5. Il posizionamento
 competitivo. Il documento Campo Dall'Orto lo basa su sei pilastri: le news, con 24 edizioni al giorno dei Tg;
 l'intrattenimento, con oltre 6mila ore di programmazione; lo sport con oltre 17.500 ore annue; i film e la fiction
 con oltre 5.500 ore di fiction prodotte con apporto Rai; la Cultura, con Rai5, RaiStoriae RaiScuola;ei Ragazzi,
 con oltre 2mila ore di programmazione. Si tratterà di trovare nuovi formati, anche ibridi, per impedire che i
 pilastri scricchiolino, con la metamorfosi di un pubblico sempre più co-protagonista dell'offerta. La radio, il
 cinema, Internet. La Rai è leader - ma è l'unico gruppo con tre reti nazionali - con l'11,3% di quota di ascolto
 complessivo. Radio1, però, è solo al sesto posto degli ascolti per singolo canale radiofonico nel 2014, con il
 5,2% di quota e Radio2 al settimo, con il 4 per cento. RaiCinema, con 01 Distribution, ha una quota del 13%
 nella distribuzione nazionale, dietroa Warner e Universal,davanti a Fox, Disney e Medusa. Ha immesso sul

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