VERSO UNA HARD BREXIT: IMPATTI E IMPLICAZIONI DI UN PERCORSO SEMPRE PIÙ INCERTO - Sipotra

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VERSO UNA HARD BREXIT: IMPATTI E IMPLICAZIONI DI UN PERCORSO SEMPRE PIÙ INCERTO - Sipotra
Cernobbio, aprile 2019

                       VERSO UNA HARD BREXIT:
             IMPATTI E IMPLICAZIONI
      DI UN PERCORSO SEMPRE PIÙ INCERTO

                     Analisi degli sviluppi negoziali
                    e dimensionamento degli impatti
         per supportare i business leader nella transizione in atto

                                                  Position Paper

Il presente documento è stato espressamente preparato da The European House - Ambrosetti
per la trentesima edizione del Workshop “Lo Scenario dell’economia e della finanza”,
Villa d'Este, 5 e 6 aprile 2019.
Per il sesto anno consecutivo, The European House - Ambrosetti è stata nominata - nella categoria
"Best Private Think Tanks" - 1°Think Tank in Italia, tra i primi 10 in Europa, tra i primi 20 nel mondo
e nei primi 100 più rispettati e indipendenti su oltre 8.100 a livello globale nell’edizione 2018 del Global
Go To Think Tank Index Report dell’Università della Pennsylvania, attraverso una survey indirizzata a
70.000 leaders di imprese, istituzioni e media, in oltre 100 Paesi nel mondo.
www.ambrosetti.eu
© 2019 The European House - Ambrosetti S.p.A. TUTTI I DIRITTI RISERVATI. Questo documento è stato ideato e realizzato da
The European House - Ambrosetti S.p.A per il cliente destinatario, ed il suo utilizzo non può essere disgiunto dalla presentazione
e/o dai commenti che l’hanno accompagnato. È vietato qualsiasi utilizzo di tutto o parte del documento in assenza di preventiva
autorizzazione scritta di The European House - Ambrosetti S.p.A.
Cernobbio, aprile 2019

Il presente documento è stato espressamente preparato da The European House - Ambrosetti
per la trentesima edizione del Workshop “Lo Scenario dell’economia e della finanza”,
Villa d'Este, 5 e 6 aprile 2019.
Per il sesto anno consecutivo, The European House - Ambrosetti è stata nominata - nella categoria
"Best Private Think Tanks" - 1°Think Tank in Italia, tra i primi 10 in Europa, tra i primi 20 nel mondo
e nei primi 100 più rispettati e indipendenti su oltre 8.100 a livello globale nell’edizione 2018 del Global
Go To Think Tank Index Report dell’Università della Pennsylvania, attraverso una survey indirizzata a
70.000 leaders di imprese, istituzioni e media, in oltre 100 Paesi nel mondo.
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    Finito
© 2019  The di  stampare
            European    Houseil- 1Ambrosetti
                                   aprile 2019.
                                             S.p.A. TUTTI I DIRITTI RISERVATI. Questo documento è stato ideato e realizzato da
The European House - Ambrosetti S.p.A per il cliente destinatario, ed il suo utilizzo non può essere disgiunto dalla presentazione
e/o dai commenti che l’hanno accompagnato. È vietato qualsiasi utilizzo di tutto o parte del documento in assenza di preventiva
autorizzazione scritta di The European House - Ambrosetti S.p.A.
1. Introduzione
Il presente Paper si propone di proseguire le analisi sugli scenari legati alla Brexit e di
continuare il percorso di approfondimento iniziato nel settembre 2017 con la Lettera Club
“A un anno dalla Brexit: principali implicazioni e proposte per governare la transizione in
atto” presentata in occasione della 43a edizione del Forum The European House -
Ambrosetti “Lo Scenario di oggi e di domani per le strategie competitive”1 e aggiornata
prima in occasione della 29a edizione del Workshop “Lo Scenario dell’Economia e della
Finanza”2 e poi per la 44a edizione del Forum The European House - Ambrosetti “Lo
Scenario di oggi e di domani per le strategie competitive”3.
Nei quasi tre anni trascorsi dal 23 giugno 20164 ad oggi gli sviluppi sono stati molti, spesso
contrastanti. Momenti di ottimismo e pessimismo si sono sin qui alternati, insieme a prese
di posizione anche molto distanti tra loro, portando ad una polarizzazione tra chi è a
favore di una “Hard Brexit” e di chi è a favore di una “Soft Brexit”. La prima
porterebbe il Regno Unito fuori dall’Unione Europea in modo netto, senza alcun accordo
regolatorio a supportare la transizione, la seconda sarebbe il risultato di successi negoziali
capaci di creare un framework regolatore che attenui il più possibile l’impatto dell’uscita del
Regno Unito dall’UE.
Allo stato attuale nessuna delle due linee ha ancora definitivamente prevalso sull’altra,
nonostante il Parlamento britannico abbia votato, in data 13 marzo, una mozione per
escludere la possibilità di un’uscita dall’UE senza un negoziato (che di fatto equivarrebbe
alla più dura delle Brexit, con 321 voti a favore contro 278) e nonostante la deadline del
29 marzo 2019, data in cui era inizialmente fissata l’uscita del Regno Unito dall’UE, sia
stata superata senza un accordo valido (Withdrawal Agreement) approvato dai
deputati inglesi.5
Quello che è certo è che la portata dell’evento è stata vasta: ha di fatto monopolizzato
l’agenda del Governo britannico negli ultimi tre anni e ha avviato una riflessione tra i Paesi
Membri sull’indirizzo futuro dell’Unione Europea. Ad oggi, a regnare è soprattutto
l’incertezza: non si è ancora giunti ad una chiara definizione dei futuri rapporti
tra Regno Unito e Unione Europea. È soprattutto questo a condizionare in negativo le
scelte e le prospettive di business e cittadini.
In questo contesto in rapido divenire, l’obiettivo di questo Paper rimane quello di fornire un
quadro esaustivo, capace di inquadrare il fenomeno Brexit con chiarezza e
fornire un dimensionamento dei principali impatti dell’uscita del Regno Unito dall’UE,
aiutando così i business leader ad orientarsi nella transizione in atto e a compiere scelte
informate nel breve e medio periodo.

1
  Svoltosi a Villa d’Este, Cernobbio, l’1,2 e 3 settembre 2017.
2
  Svoltosi il 6 e 7 aprile 2018.
3
  Svoltosi il 7, 8 e 9 settembre 2018.
4
  Data in cui il 51,9% dei cittadini britannici aventi diritto al voto si è espresso a favore dell’uscita del Regno Unito
dall’Unione Europea dopo 43 anni dall’ingresso del Paese nella Comunità Economica Europea.
5
  Tutte le evidenze statistiche e le affermazioni contenute nel presente paper devono intendersi basate su dati e sviluppi
aggiornati al momento della stampa: 1 aprile 2019.
2. Principali evidenze del Paper
    1. Scaduta la prima deadline concordata per la Brexit (29 marzo 2019), rimane elevata
       l’incertezza circa il futuro delle relazioni tra UE e UK: tutti gli scenari rimangono
       aperti e tutti i risultati sono ancora possibili, inclusa una “Hard Brexit”6.
    2. Il nodo centrale è relativo alla c.d. Backstop Solution sulle relazioni tra
       Irlanda del Nord e Repubblica d’Irlanda. Il testo del Withdrawal Agreement
       approvato da Governo inglese e UE-27 è stato più volte bocciato dal Parlamento
       britannico e non sembra emergere un consenso minimo nonostante il Withdrawal
       Agreement contenga soltanto alcuni punti principali d’intesa, necessari per poter
       dare il via a negoziati più specifici durante il periodo di transizione.
    3. Ogni stima d’impatto è oggi prematura, ma tutti gli osservatori sono concordi
       nell’affermare che le ricadute della Brexit saranno negative per entrambe le
       parti e maggiori per il Regno Unito. Lo scenario peggiore risulterebbe da una
       Hard Brexit, con una mancata crescita economica dell’UE pari all’1,5% del PIL
       comunitario al 2030 e una mancata crescita dell’economia UK al 2030 compresa tra
       il 4% e il 9,3% del PIL britannico.
    4. Alcuni effetti negativi della Brexit sono già oggi riscontrabili sull’economia inglese:
             •    Dall’esito del referendum e a causa di esso, si stima che il PIL UK abbia sofferto
                  una mancata crescita pari a c.a. il 2% (vs. scenario di vittoria del “Remain”).
                  La crescita annua del PIL UK per il 2018 è stata pari a 1,3%, la più bassa
                  degli ultimi sette anni e tra le peggiori delle economie avanzate
                  (oltre 1 p.p.7 sotto la media OECD). Nel 2019 e nel 2020, inoltre, si stima che
                  soltanto Giappone e Italia performeranno peggio dell’economia britannica.
             •    Il valore della sterlina è calato bruscamente dopo il risultato del
                  Referendum, attestandosi su livelli strutturalmente inferiore di oltre 12,5 p.p.
                  nei 40 mesi successivi al referendum rispetto ai 40 mesi precedenti.
             •    L’export è cresciuto (grazie alla temporanea permanenza dell’UK nel mercato
                  unico e alla svalutazione della Sterlina), ma l’effetto aggregato è stato negativo:
                  il Regno Unito rimane un importatore netto con una bilancia commerciale
                  negativa per oltre 53 miliardi di Sterline nel periodo 2017-2018.
             •    È peggiorata la condizione delle famiglie inglesi. I livelli di risparmio sono
                  calati (l’indice di risparmio delle famiglie britanniche è calato dopo il
                  referendum ed è oggi al 4%, era al 7% prima del referendum). In parallelo, è
                  cresciuto il livello di indebitamento delle famiglie UK, unitamente
                  all’ammontare dei prestiti non garantiti per persona e il rapporto tra prestiti
                  non garantiti e reddito disponibile delle famiglie. Nel 1° trimestre 2018 le
                  famiglie UK hanno registrato un indebitamento netto di 5,8 mld. di
                  sterline (1,1% del PIL), in linea con la media registrata a partire dal terzo
                  trimestre 2016. Prima del referendum, le famiglie britanniche erano invece
                  prestatori netti per un ammontare pari allo 0,9% del PIL UK.

6
  Uscita del Regno Unito dall’UE senza alcun accordo che intervenga a normare le relazioni tra le parti e ad attenuare
gli impatti della Brexit.
7
  Punti percentuali.

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•    Gli effetti di maggior rilevanza per il business sono causati dal clima di
                    incertezza. I crediti erogati alle PMI britanniche sono in contrazione
                    (crescevano del 2,5% prima del Referendum, oggi dello 0,5%). Gli investimenti
                    delle imprese UK sono in calo per il quinto trimestre consecutivo8 (-2,5%), così
                    come l’output manifatturiero (-1,4%). Le imprese UK hanno anche
                    registrato la crescita più debole degli investimenti fissi lordi
                    (GFCF) dei paesi del G7 nel 2018.
               •    Sul fronte migratorio, nel 2017 quasi 130.000 cittadini UE residenti in UK
                    hanno lasciato il Paese, 145.000 nei primi 6 mesi del 2018 e 95.000 nell’ultimo
                    semestre 2016. La migrazione netta di cittadini comunitari in UK è al
                    livello più basso degli ultimi 10 anni (pur rimanendo positiva). Il numero
                    di cittadini UK che ha richiesto e ottenuto la cittadinanza in un altro Paese UE
                    è passato da poco più di 2.000 negli anni pre-Referendum a quasi 15 mila nel
                    2017.
       5. Considerando le ricadute per il business, a soffrire maggiormente sarà il
          commercio. In caso di Hard Brexit entrerà in vigore il regolamento WTO,
          ciononostante un valore compreso tra il 15% e il 27% del commercio bilaterale è a
          rischio di tariffe elevate, cui si aggiungono i costi non tariffari (aggiornamento di
          norme, procedure e soluzioni ICT, maggiori tempistiche, burocrazia, pagamento IVA
          anticipato, …). Dalla Brexit è peraltro cresciuta la rilevanza dell’UE tra i partner
          commerciali UK.
       6. Anche le catene del valore paneuropee sono a rischio di disruption. Sotto
          questo profilo, il comparto manifatturiero sarà quello maggiormente impattato in
          caso di Hard Brexit. Automotive e aeronautica sono i settori più esposti.
          Complessivamente, la disruption delle catene del valore potrebbe causare danni
          economici pari all’1,5% del PIL europeo e al 4,5% del PIL britannico.
       7. Anche il settore dei servizi subirà impatti rilevanti. In assenza di un accordo che
          includa questo settore, infatti, le regole WTO offrirebbero una scarsa tutela. L’UE
          vedrebbe colpito soprattutto il proprio settore bancario, che ha a Londra il
          suo attuale baricentro. Un’Hard Brexit risulterebbe in un mercato dei capitali più
          frammentato, meno efficiente, con minore liquidità e più esposto ai rischi.
       8. Sotto il profilo degli investimenti diretti esteri (IDE), uno dei fattori che rendono
          il Regno Unito attrattivo per i capitali stranieri è certamente l’appartenenza all’UE.
          Dal referendum il valore degli FDIs in ingresso in UK è calato del 19%, il numero di
          progetti FDIs è calato dell’8,5%. La Brexit potrebbe inoltre innescare una
          competizione virtuosa tra gli Stati Membri rimasti, riconfigurando i flussi di
          investimenti e capitali a livello europeo e globale.
       9. Capitale umano e ricerca e sviluppo sono i due ambiti in cui gli effetti
          della Brexit possono essere maggiormente limitati. La bozza di accordo di
          separazione ad oggi concordata tutela i 4,6 milioni di individui esposti alla Brexit, ma
          un “no deal” potrebbe comunque lasciarli senza alcuna protezione. Con riferimento
          all’R&D, il Regno Unito rimarrà, pur con alcune importanti limitazioni, parte di

8
    Quarto trimestre 2018.

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Horizon 2020. La bozza di accordo sul prossimo programma quadro, Horizon
   Europe, prevede inoltre un più facile accesso a Paesi terzi.
10. Insieme a quella di un ulteriore rinvio, si fa sempre più strada l’ipotesi di una Hard
    Brexit. Sono diversi gli sviluppi negoziali che potrebbero portare ad un’uscita del
    Regno Unito dall’UE senza accordi a regolarla e ad attenuarne gli impatti. Questa
    sarebbe l’opzione peggiore per business e individui, ma anche un rinvio di lungo
    periodo generico e non focalizzato accrescerebbe (o comunque non ridurrebbe)
    l’incertezza, oggi particolarmente dannosa per il settore privato e gli operatori di
    mercato. Una Soft Brexit rimane, tra le ipotesi più probabili, la meno dannosa per i
    due sistemi economici.

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3. A che punto è la Brexit
Il 29 marzo 2019 il Parlamento britannico ha bocciato, per la terza volta, il testo
del Withdrawal Agreement, accordo contenente i termini principali della Brexit e
piattaforma cruciale per attivare un periodo di transizione successivo al 29 marzo e avviare
i negoziati di merito sulle future relazioni tra UK e UE. Il testo era frutto di quasi due anni
di negoziati tra Governo inglese e Commissione Europea.
Solo 15 giorni prima, il 14 marzo 2019, il Consiglio europeo aveva votato per prorogare la
deadline della Brexit: invece del 29 marzo la data di uscita del Regno Unito sarebbe stata
posposta al 22 maggio in caso di approvazione del Withrawal Agreement. In caso contrario,
la nuova deadline era fissata per il 12 aprile. Nei giorni successivi alla terza bocciatura del
Withdrawal Agreement il Parlamento britannico ha peraltro mostrato di non avere un forte
consenso su un’opzione alternativa. Questo ha portato la stessa Commissione Europe a
considerare una Hard Brexit, l’outcome più dannoso per l’economia e i rapporti UK-UE,
come ormai possibile.
L’aggravarsi del contesto segue un inizio 2018 piuttosto positivo e segnato da alcune
importanti accelerazioni nei negoziati. Sino ad aprile 2018 le discussioni tra Bruxelles
e Londra si erano infatti mantenute positive, in un crescendo di dichiarazioni concilianti,
che avevano fatto sperare nel successo delle negoziazioni in atto.
A fine 2017 iniziavano infatti le discussioni tra Regno Unito e Unione Europea sul c.d.
periodo di transizione, un arco temporale di circa due anni - a partire dal 29 marzo 2019
- in cui i termini della separazione (ancora da concordarsi) non avrebbero dovuto trovare
applicazione, permettendo così alla pubblica amministrazione inglese e alle aziende di
adattarsi alla Brexit.
Il momento di maggior ottimismo era stato toccato l’8 dicembre 2017, con la convergenza
dei negoziatori su un primo accordo di separazione di massima (Joint Report), che fissava
in modo generico alcuni termini preliminari alla base dell’Accordo di Separazione9. Tale
accordo è il principale output atteso della prima fase negoziale (fase 1) ed è il documento
chiave per consentire lo svolgersi di una Brexit regolata. Tali termini erano così definiti:
     •   Le parti si impegnavano ad evitare la creazione di un confine fisico tra Irlanda
         del Nord e Repubblica d’Irlanda10, nonostante l’uscita del Regno Unito
         dall’Unione Doganale.
     •   Londra si impegnava inoltre a garantire ai cittadini europei residenti nel Regno
         Unito pari trattamento rispetto alla loro attuale condizione.11
     •   Un’intesa sembrava raggiunta anche sul tema della contribuzione britannica al
         budget europeo fino al 2020 e sul pagamento degli oneri dovuti.
La formalizzazione dei termini concordati veniva però lasciata alle parti, in vista di una
successiva approvazione. Il 28 febbraio 2018 la Commissione Europea divulgava, sulla base
dei termini preliminari concordati, la bozza di accordo per la separazione tra UE e
Regno Unito (Withdrawal Agreement ex Articolo 50 del Trattato di Lisbona), svelando

9
  Withdrawal Agreement ex Articolo 50 del Trattato di Lisbona.
10
   Da qui in avanti Irlanda.
11
   Lo stesso varrà per i cittadini britannici residenti in uno stato europeo, tuttavia non sarà possibile garantire
automaticamente per loro la libertà di movimento e altre libertà strettamente connesse alla permanenza nel mercato unico.

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come le difficoltà fossero tutt’altro che risolte, al punto che il premier britannico Theresa
May ha inizialmente dichiarato tale bozza irricevibile. I punti di rottura erano
principalmente due:
     •   Il primo era relativo alla questione Irlandese. Sul tema, la proposta di Bruxelles
         cercava di coniugare una doppia esigenza: non reintegrare confini fisici tra Irlanda
         del Nord e del Sud e permettere l’uscita del Regno Unito dall’Unione Doganale.
         L’intesa di dicembre assegnava ai negoziatori britannici il compito di formulare
         proposte concrete (accordo commerciale omnicomprensivo, capace di evitare
         cambiamenti nella gestione della frontiera tra Irlanda del Nord e Sud,
         implementazione di controlli doganali “seamless” grazie a soluzioni tecnologiche
         innovative). Nessuna proposta è però arrivata da Londra, lasciando ai negoziatori UE
         il compito di elaborare una soluzione alternativa nel senso di un’armonizzazione della
         regolamentazione tra Irlanda del Nord e del Sud.12
     •   Il mantenimento, per un periodo di tempo indeterminato, della giurisdizione
         vincolante della Corte di Giustizia Europea per i contenziosi futuri legati al
         Withrawal Agreement e alla sua applicazione. In caso di mancato adempimento
         britannico, il testo prevedeva l’ipotesi di sospensione dell’accesso al mercato unico o
         di altri benefici per il Regno Unito, anche durante un eventuale periodo di
         transizione.
Un passo in avanti è stato fatto il 19 marzo 2018, con il raggiungimento di un testo
di accordo condiviso, che recepiva alcuni dei punti precedentemente oggetto di
discussione:
     •   Veniva innanzitutto concesso al Regno Unito il c.d. Periodo di Transizione, della
         durata di 21 mesi (fino al 31 dicembre 2020). In questo arco temporale il Regno Unito
         rimarrà nel mercato unico e sarà soggetto ai regolamenti comunitari, avendo però un
         limitato margine di decisione all’interno dei processi UE.
     •   Londra accettava inoltre di pagare circa 42 miliardi di Euro tra il 2019 e il 2064.
         Il calcolo comprendeva 18,6 miliardi di Euro, che Londra dovrà versare a Bruxelles
         nel periodo 2019-2020 per garantirsi lo status quo nella fase di transizione. Altri
         obblighi rilevanti ammontavano a 20,6 miliardi di Euro da versare per il periodo
         2021-28, con residue passività nette pari a 2,8 miliardi di Euro.
     •   Un accordo veniva inoltre raggiunto con riferimento ai diritti dei cittadini europei
         che si trasferiranno nel Regno Unito durante il periodo di transizione. Questi
         godranno della stessa tutela dei cittadini comunitari arrivati prima della Brexit.
     •   Al tempo stesso veniva deciso che, durante il periodo di transizione, Londra potrà
         negoziare e firmare accordi commerciali con Paesi terzi. Questi potranno
         entrare in vigore prima del gennaio 2021 soltanto con il consenso delle autorità
         comunitarie.
     •   Un accordo definitivo non veniva raggiunto sulla questione irlandese, né sulla
         giurisdizione futura della Corte di Giustizia Europea. Sulla questione irlandese,

12
  Il Draft Withdrawal Agreement propone di mantenere l’Irlanda del Nord all’interno del mercato unico e dell’Unione
Doganale. Questo richiederebbe l’accettazione, da parte dell’Irlanda del Nord, di standard e regolamenti comunitari,
nonché della potestà normativa di Bruxelles, per un vasto numero di materie e settori. La Corte di Giustizia Europea
manterrebbe inoltre la giurisdizione sull’Irlanda del Nord su un ampio numero di tematiche.

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tuttavia, il Regno Unito riconosceva la possibilità di una c.d. “backstop solution”13,
           per cui, in caso di mancato accordo sul tema, l’Irlanda del Nord sarebbe rimasta
           all’interno dell’Unione Doganale e del Mercato Unico, assecondando l’esigenza
           inglese di non reintrodurre una barriera fisica al confine con la Repubblica d’Irlanda,
           ma spostando il confine a livello marittimo, spezzando l’omogeneità regolatoria e
           giuridica del Regno Unito.
Nulla veniva definito circa le future relazioni commerciali (le cui discussioni sono
formalmente iniziate il 28 marzo 2018). L’approvazione del periodo di transizione
permetteva infatti di posticipare le decisioni sui temi più spinosi ad una fase successiva. Al
contrario, rimaneva l’urgenza di giungere ad un Accordo di Separazione in tempi
rapidi, trovando un consenso su pochi capisaldi di massima (pagamenti dovuti,
trattamento dei cittadini, questione dei confini, ...) e chiudendo la fase negoziale entro
ottobre 2018, così da permettere l'approvazione dell’Accordo di Separazione da parte di
Consiglio Europeo, Parlamento Europeo e Camera dei Comuni inglese entro il 29 marzo
2019, scongiurando così una Brexit non regolata.
Secondo le intenzioni del Governo britannico, entro l’ottobre 2018 una versione finale del
c.d. Withdrawal Agreement avrebbe dovuto essere pronta per la discussione e per un voto
“meaningful” da parte del Parlamento inglese. Insieme al testo dell’Accordo, il
Parlamento inglese dovrà ricevere anche una c.d. Dichiarazione Politica congiunta tra
Regno Unito e Unione Europea, contenente i capisaldi negoziali per il periodo di transizione
su cui le parti convengono e si impegnano, pur priva di potere vincolante.
A smorzare l’ottimismo è però intervenuto Michel Barnier, precisando come l’accordo
raggiunto il 19 marzo era soltanto una tappa in un processo ben più lungo e
articolato, e come “nulla fosse concordato fino a quando non vi sarà accordo su tutti i punti
in discussione”, “nothing is agreed until everything is agreed”14.
A rimanere aperto era principalmente il tema dei confini: il Governo inglese mal tollerava la
Backstop Solution proposta da Bruxelles, al punto da escluderne l’attivazione, assicurando
il raggiungimento di un’intesa alternativa basata su di una proposta britannica condivisa.
Proprio la proposta britannica ha però innescato la catena di eventi successiva, che ha
portato oggi a considerare una Hard Brexit come un’ipotesi meno irrealistica.
Il mese di maggio 2018 si è infatti aperto con la proposta britannica di una “Custom
Partnership”, per cui il Regno Unito si impegnava a mantenere una regolamentazione
doganale allineata a quella europea e a raccogliere IVA e tariffe per conto di Bruxelles,
potendo così evitare frontiere doganali fisiche con la Repubblica di Irlanda, e al tempo stesso
negoziare accordi commerciali e imporre tariffe proprie con Paesi terzi.
Questa proposta è stata poi convertita nella c.d. “Time-limited UK-wide backstop
proposal”, in virtù della quale sarebbe l’intero Regno Unito, e non la sola Irlanda del Nord,
a rimanere nell’Unione Doganale fino al 2021.
Da questi sviluppi emergeva la nuova linea negoziale del Governo britannico: una
Brexit morbida, incentrata sull’adesione regolatoria al sistema comunitario per quanto
riguarda il commercio di beni, in linea con quanto accade con Paesi come Svizzera e

13
     Cioè la soluzione di ultima istanza se nel frattempo non verrà raggiunto un accordo alternativo e concordato da tutti
14
     Commissione Europea, TF50 (2017) 19 – Commission to EU 27, 8 December 2017.

                                                                                                                             7
Norvegia, e una maggior libertà nel settore dei servizi e della circolazione di persone. Una
proposta bocciata l’11 giugno dai negoziatori europei, che hanno rimarcato
l’importanza del mercato unico, indivisibile in ogni sua componente.
Ciononostante, questa linea è stata confermata sia il 9 luglio, sia il 12 luglio, con la
pubblicazione di un White Paper15, che nelle intenzioni del Governo May avrebbe
dovuto costituire la base di dialogo per giungere alla Dichiarazione Politica congiunta con
l’Unione Europea e governare le negoziazioni durante il periodo di transizione.
Il Libro Bianco ha finalmente certificato quanto la questione irlandese fosse
rilevante e condizionasse la posizione negoziale britannica. Il Governo inglese, per
evitare l’imposizione della Backstop Solution di matrice europea e al tempo stesso
scongiurare una Hard Brexit, proponeva infatti di:
     •   Creare un’area di libero scambio per beni e prodotti, lasciando fuori il settore dei
         servizi e configurando un “Association Agreement” simile a quelli che l’UE ha
         oggi con Georgia e Ucraina.
     •   Non rendere necessari visti per turisti europei e lavoratori, qualora si recassero nel
         Regno Unito per un breve periodo di tempo.
     •   Accettare di considerare la giurisdizione della Corte di Giustizia Europea sui
         contenziosi legati all’”Association Agreement”.
     •   Regolare il settore dei servizi finanziari tramite un accordo ad hoc, basato su un
         principio di equivalenza rafforzato.16
La proposta contenuta nel White Paper è stata immediatamente contestata sia da parte del
Governo inglese che dal Parlamento britannico, soprattutto da Tory e Brexiters più convinti,
rilanciando le quotazioni e lo spettro di una “Hard Brexit”. Già il 9 luglio due
ministri euroscettici del Governo Britannico avevano rassegnato le loro
dimissioni: David Davis, il Segretario di Stato per l’Uscita del Regno Unito dall’Unione
Europea, e Boris Johnson, Ministro degli Esteri.
Il 19 giugno 2018 la Commissione Europea avvertiva che il raggiungimento di un accordo
tra Unione Europea e Gran Bretagna rimaneva incerto, chiedendo agli Stati Membri di
prepararsi al ritiro del Regno Unito, in data 30 marzo 2019, a tutti i livelli, anche in
prospettiva di un “No Deal”17 scenario.18 La serietà dell’avvertimento è stata ribadita con la
pubblicazione, un mese dopo, di oltre 60 c.d. “note preparatorie” rivolte a diversi attori e
settori sensibili, affinché questi possano prepararsi adeguatamente ad una Brexit
improvvisa, non regolata e disordinata.19
Lo stesso appello è stato lanciato dai leader dei 27 Stati Membri riuniti nel Consiglio Europeo
del 22 giugno 2018, attraverso una richiesta a tutti gli stakeholder affinché essi rafforzino il

15
   HM Government, “The future relationship between the United Kingdom and the European Union”, luglio 2018.
16
   Il principio di equivalenza, in vigore con USA e Giappone, permette un accesso al mercato comunitario privilegiato
in presenza di allineamento regolatorio ed è alla base di tutte le proposte contenute nel White Paper.
17
   Assenza di un accordo sul Withdrawal Agreement, che equivarrebbe ad una Hard Brexit senza tutele e accordi a
regolarla, con rapporti commerciali tra UE e UK basata su sole regole WTO.
18
   Fonte: Commissione Europea, “Preparazione per il ritiro del Regno Unito dall'Ue il 30 marzo 2019”, Bruxelles, 19
giugno 2018.
19
   https://ec.europa.eu/info/brexit/brexit-preparedness/preparedness-notices_en

                                                                                                                        8
loro lavoro di preparazione “a tutti i livelli e per tutti i risultati”, compreso lo scenario di un
non accordo.
Anche il capo negoziatore europeo per la Brexit, Michel Barnier, non ha usato toni
rassicuranti o conciliatori, spiegando, in data 29 giugno, come le divergenze tra Londra
e Bruxelles rimangano “serie” ed “ampie”. 20
Anche personalità pro-remain, tra cui Tony Blair, hanno accusato la proposta di essere
eccessivamente lesiva dell’interesse britannico, rendendo il Regno Unito un “rule taker”
delle decisioni comunitarie. Molte critiche sono arrivate anche dal settore dei servizi,
soprattutto dopo la bocciatura di Barnier della proposta inglese per il settore finanziario. 21
In generale, il tema maggiormente critico rimaneva il confine tra Nord Irlanda e Repubblica
’Irlanda. Non è però un caso che questo punto fosse ancora irrisolto: si trattava, e si tratta
ancor oggi, di un elemento con forti implicazioni per il futuro assetto delle relazioni tra
Regno Unito e Unione Europea. I più speravano di poter definire la questione nel merito
dopo il 29 marzo 2019, durante il periodo di transizione, anticipando soltanto una
dichiarazione politica sui generis che permettesse di trovare un’intesa per la separazione, e
che invece la questione doganale ha impedito di procrastinare, riportando al centro della
prima fase negoziale tutte le contraddizioni e le controversie connesse alla Brexit.
Il 14 novembre 2018, gli sforzi negoziali sono comunque arrivati a produrre la bozza di
massima del c.d. Withdrawal Agreement, approvato dai leader dei 27 Stati membri
dell'UE e dal governo britannico guidato dal primo ministro Theresa May. I termini della
bozza di accordo sono i seguenti e riflettono, senza particolari stravolgimenti, il consensus
politico maturato, non senza fratture e difficoltà, nei mesi precedenti in seno al Governo
britannico:
     •   Con riferimento al nodo irlandese, il più critico, entrambe le parti, UE e UK, si
         impegnano a "fare del proprio meglio" per concludere un futuro accordo
         commerciale di lungo periodo, capace di evitare un confine fisico tra Irlanda del
         Nord e Repubblica d’Irlanda, almeno sei mesi prima della fine del periodo di
         transizione (dicembre 2020).
              o In caso contrario, l'UE e il Regno Unito potranno estendere
                congiuntamente il periodo di transizione per un periodo di tempo non
                specificato.
              o Qualora ciò non avvenga, entrerà in vigore la c.d. backstop solution: UE e
                UK rimarranno all’interno di un’area doganale comune a partire dalla fine del
                periodo di transizione e “a meno che e fino a quando” un successivo accordo
                non diventerà applicabile. Tale unione doganale temporanea
                riguarderebbe tutte le merci, eccezion fatta per la pesca, vi sarebbero controlli
                rafforzati per alcune merci tra Irlanda del Nord e resto dell’UK22 e il Regno

20
   In questo senso, è da segnalare lo sforzo di Michel Barnier, che ha dichiarato che l’UE è pronta a offrire “una partnership
con la Gran Bretagna senza precedenti, che non c’è mai stata con altri Paesi terzi”.
21
   C.d. Financial Services Brexit Plan.
22
   Una serie di norme specifiche si applicheranno solo all’Irlanda del Nord, per evitare controlli doganali al confine con
la Repubblica di Irlanda. L’Irlanda del Nord sarà quindi più integrata nel “mercato unico europeo” rispetto al resto del
Regno Unito. I controlli doganali avverranno invece tra Irlanda del Nord e il resto del Regno Unito. Condizione
inaccettabile per i deputati del DUP, Partito Unionista Democratico.

                                                                                                                            9
Unito dovrebbe sottostare a condizioni paritarie con il resto dell’UE (ad
                  esempio nella stipula di ulteriori accordi commerciali con stati terzi) 23. Il
                  Regno Unito non potrebbe inoltre uscire da tale unione doganale ex. Backstop
                  solution indipendentemente, ma solo previo accordo con l’UE.
     •   In caso di entrata in vigore della c.d. Backstop Solution, l'accordo stabilisce inoltre
         che il Regno Unito dovranno rispettare condizioni pari a quelle UE (c.d. level
         playing field) in materia di concorrenza e aiuti di Stato, nonché le norme in materia
         di occupazione, standard ambientali e fiscalità. Viene inoltre richiesto un
         "allineamento dinamico" sul tema degli aiuti di Stato, obbligando il parlamento
         britannico a implementare i regolamenti UE sul tema man mano che questi verranno
         emessi. Il Regno Unito dovrà inoltre recepire le direttive UE in materia fiscale
         (reporting, codice di condotta, scambio di informazioni). Infine, le c.d. "clausole di
         non regressione" impediranno al Regno Unito di introdurre standard più bassi
         rispetto a quelli UE in materia sociale, ambientale e di lavoro (ad es. orario di
         lavoro).
     •   Il periodo di transizione durerà 21 mesi. In questo periodo il Regno Unito dovrà
         rispettare tutte le norme dell'UE, presenti e future, ma non sarà più parte delle sue
         istituzioni. Tale periodo potrà essere prorogato per un periodo di 2 o 3 anni, ma solo
         con il consenso di ambo le parti.
     •   Vengono fissati i criteri di calcolo per l’accordo finanziario (il c.d. “conto del
         divorzio”), l’ammontare che il Regno Unito dovrà pagare all'UE per adempiere a tutti
         i suoi obblighi finanziari verso l’UE. Nonostante nel marzo 2018 si fosse trovato
         l’accordo sulla somma dovuta e sul periodo di pagamento, nel documento non è
         contenuta alcuna cifra o scadenza definita.24 Parte di questo denaro sarà legato al
         contributo finanziario che il Regno Unito dovrà versare durante il periodo di
         transizione. In caso di proroga della transizione, occorreranno pagamenti
         supplementari del Regno Unito al bilancio dell'UE, che saranno concordati
         separatamente.
     •   Per quanto riguarda la tutela dei cittadini, il Withdrawal Agreement tutela gli
         attuali diritti di residenza e di previdenza sociale dei cittadini UE già residenti
         nel Regno Unito e dei cittadini britannici che vivono nei Paesi UE-27. I primi
         potranno richiedere la residenza permanente nel Regno Unito, conservando la
         maggior parte dei diritti familiari di cui godono oggi. I termini generali non
         differiscono dalla bozza di accordo del marzo 2018. Tuttavia, l’accordo non chiarisce
         se i cittadini britannici residenti in un Paese UE-27 potranno muoversi liberamente
         nell’UE o potranno vedersi riconosciute qualifiche professionali o accesso
         all'istruzione universitaria alle stesse condizioni attuali.
     •   Per quanto concerne la governance dell’accordo, al termine del periodo di
         transizione le questioni relative al Withdrawal Agreement e alle relazioni UE-UK

23
  Condizione inaccettabile per i “Brexiter” più intransigenti.
24
  Sulla base di stime conservative, il Tesoro britannico si aspetta un esborso netto compreso tra 40 e 45 miliardi di Euro.
Secondo il National Audit Office il conto della separazione potrebbe raggiungere i 60 miliardi di Euro (cui sommare altri
14 miliardi di Euro di passività). Mentre la maggior parte dei contributi sarà versata entro il 2025, alcuni pagamenti
potrebbero terminare nel 2064, in particolare quelli relativi alle pensioni dei funzionari dell'UE.

                                                                                                                        10
saranno deferite ad un comitato misto, le cui sentenze sarebbero vincolanti.
         Durante il periodo di transizione il Regno Unito rimarrà sotto la giurisdizione della
         Corte di Giustizia Europea (ECJ). Dopo la fine del periodo di transizione, il comitato
         misto dovrà comunque deferire alla ECJ qualsiasi disputa relativa alla
         legislazione comunitaria.
     •   Nulla viene definito circa il settore dei servizi.25 Nell’outline della
         dichiarazione politica, un documento breve e non vincolante che accompagna il
         Withdrawal Agreement definendo le linee guida delle future relazioni politiche tra
         UK e UE:
             o Si auspica che il futuro accordo commerciale definito tra UK e UE al termine
               del periodo di transizione copra una vasta gamma di settori (più ampia di
               quella WTO), garantendo il reciproco accesso al mercato senza
               discriminazioni, la libera circolazione di capitali e pagamenti, il
               riconoscimento delle qualifiche professionali e adottando approcci normativi
               trasparenti, efficienti e compatibili, che tutelino al tempo stesso il principio
               dell'autonomia.
             o Per quanto riguarda il settore dei servizi finanziari, il principio cardine
               stabilito è quello dell’equivalenza, basato sull'attuale sistema di accesso
               ai mercati finanziari dell'UE per player di Paesi Terzi, la cui valutazione, si
               auspica, dovrà iniziare il prima possibile.
             o Si apre inoltre alla cooperazione in materia di supervisione e
               regolamentazione, sottolineando però che sia il Regno Unito che l'UE
               dovranno innanzitutto garantire la propria stabilità finanziaria, l'integrità del
               mercato, la protezione degli investitori e la concorrenza leale, "nel rispetto
               dell'autonomia normativa e decisionale delle parti e della loro capacità di
               prendere decisioni in materia di equivalenza nel proprio interesse". Si specifica
               inoltre che il Regno Unito e l'UE potranno adottare o mantenere qualsiasi
               misura, se necessario per motivi prudenziali.
Il 25 novembre il testo del Withdrawal Agreement è stato approvato dai leader
dei 27 Paesi UE, così da garantire un’uscita ordinata del Regno Unito dall’UE e scongiurare
una Hard Brexit, per cui il Regno Unito iniziava ad apparire impreparato, essendo il 29
marzo ormai a soli 4 mesi di distanza. Ciononostante, come ampiamente anticipato nelle
precedenti edizioni di questo studio, lo scoglio principale rimaneva il voto dei parlamentari
britannici, necessario per l’entrata in vigore dell’accordo.
I membri del Partito Unionista Democratico - che garantiscono la maggioranza al Governo
May – si dichiaravano apertamente ostili all’accordo, insieme ai deputati dell’opposizione e
ad una parte degli stessi deputati del partito Conservatore, convinti che l’accordo sottoscritto
fosse lesivo degli interessi britannici. La critica principale riguardava il rischio di
rimanere legati all’unione doganale con l’UE a tempo indeterminato, in caso di
entrata in vigore della c.d. Backstop Solution.

25
   Si chiarisce che, al termine del periodo di transizione, il Regno Unito non avrà più accesso alle reti, ai sistemi di
informazione e alle banche dati dell'UE. Ciò comprenderà l'accesso alle banche dati ESMA, EBA e EIOPA, a meno che
non siano previste disposizioni speciali per tale accesso nei futuri accordi successivi al ritiro.

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Figura 1. Composizione della House of Commons prima e dopo le elezioni di giugno 2017 (% totale
   seggi). Fonte: elaborazione The European House - Ambrosetti su dati UK Parliament, 2019.

Il testo dell’accordo è stato quindi sottoposto ai deputati britannici il 15 gennaio 2019, dopo
un rinvio di circa un mese, resosi necessario per provare a costruire un qualche consenso
attorno alla versione del Withdrawal Agreement concordato con l’UE e per cui erano stati
necessari 18 mesi di negoziati serrati soltanto per arrivare ad un testo con dei punti minimi
di intesa, rimandando gli accordi commerciali di dettaglio al periodo di transizione.
Ciononostante, i parlamentari britannici hanno comunque respinto l’accordo
con 202 voti a favore contro 432 contrari, infliggendo a Theresa May la più pesante
sconfitta parlamentare di qualsiasi altro primo ministro britannico nell'era democratica.
Oltre ad una mozione di sfiducia, superata indenne il 16 gennaio, il Primo Ministro
britannico è stato inoltre obbligato a presentare ai Comuni entro tre giorni lavorativi (e non
21, come stabilito finora) un piano B alternativo al "no deal", da rimettere ai voti nel giro di
una settimana, grazie all’emendamento, promosso dall’ex ministro della Giustizia Dominic
Grieve, approvato il 9 gennaio 2019 con 308 voti favorevoli e 297 contrari.
Il secondo tentativo di far approvare l’accordo ha avuto però luogo soltanto il 12 marzo, dopo
che il 27 febbraio il partito labourista, vistosi rifiutata dal Governo la propria proposta di
emendamento all’accordo, ha annunciato il suo aperto sostegno ad un secondo referendum
e dopo che, l’11 marzo, la Commissione Europea aveva concesso alcune minori modifiche al
testo dell’accordo. Il 12 marzo il Governo britannico è andato incontro ad una
seconda sconfitta: hanno votato contro il nuovo testo di Withdrawal Agreement 391
parlamentari, mentre a favore soltanto 242. Il giorno successivo, inoltre, il Parlamento
britannico ha approvato una mozione non vincolante che chiedeva al governo britannico di

                                                                                             12
escludere la possibilità di uscire dall’Unione Europea senza accordo,26 il cosiddetto “no
deal”.
Il 14 marzo la Camera dei Comuni ha infine approvato una mozione che autorizzava il
governo a chiedere il rinvio della Brexit. Tale richiesta è stata approvata dai leader UE e dalla
Commissione, con il seguente caveat:
     •   La nuova data prevista per la Brexit avrebbe potuto essere il 22 maggio 2019, ma
         soltanto qualora il Withdrawal Agreement fosse stato approvato dal Parlamento
         britannico.
     •   In caso di una nuova bocciatura, il Governo britannico avrebbe avuto tempo soltanto
         fino al 12 aprile 2019 per comunicare al Consiglio europeo come intende procedere:
         chiedere una nuova proroga, procedere con una Hard Brexit o procedere al ritiro
         unilaterale dell’art.50, possibilità, questa, resasi disponibile dopo che la Corte di
         Giustizia Europea ha colmato una lacuna dell’Art. 50 del Trattato di Lisbona,
         chiarendo nel dicembre 2018 che Londra può procedere al ritiro unilaterale dalla
         Brexit.
Il 25 marzo la Camera dei Comuni ha inoltre approvato un emendamento che proponeva
una serie di cosiddetti “voti indicativi” per verificare se una delle possibili opzioni
alternative all’accordo concordato tra Londra e Bruxelles avesse il sostegno della
maggioranza dei parlamentari, di fatto sottraendo al governo il controllo del processo
decisionale per l’uscita del Regno Unito dall’UE (la proposta è stata approvata con 329 sì e
302 no). Conseguentemente, tre sottosegretari del governo si sono dimessi dopo aver votato
in dissenso della linea ufficiale dell’esecutivo e del Partito Conservatore a favore di uno degli
emendamenti: il sottosegretario alle Attività Produttive, il sottosegretario agli Esteri e il
sottosegretario alla Sanità.
Soltanto due giorni dopo (e due giorni prima del 29 marzo), tuttavia, la mancanza di un
consenso parlamentare sulla direzione da imprimere alla Brexit, anche in alternativa a
quella indicata nel Withdrawal Agreement, si è mostrata in tutta la sua chiarezza, con la
bocciatura di tutte le otto opzioni alternative presentate al “voto indicativo” e
che, di fatto, coprivano l’intero panorama disponibile delle alternative al Withdrawal
Agreement.
Ci preme qui segnalare che le due soluzioni con maggior consenso sono state quelle di una
Brexit Soft, con il mantenimento dell’Unione Doganale e la proposta di un nuovo
Referendum per confermare il Withdrawal Agreement sin qui negoziato. L’opzione Hard
Brexit coagula invece un basso consenso parlamentare, da parte dei soli Brexiters più
intransigenti.

26
  Il voto è stata l’ennesima sconfitta per la prima ministra Theresa May, poiché è avvenuto su una mozione modificata
da un emendamento a cui il governo era contrario. La mozione originale era contraria al “no deal”, ma in termini meno
netti rispetto a quelli posti dall’emendamento. In tutto, 312 parlamentari hanno votato a favore della mozione emendata
e 308 hanno votato contro.

                                                                                                                     13
Mozione M: referendum
       Mozione          confermativo
                M: referendum        sul Withdrawal
                               confermativo sul Withdrawal                                        268
 Agreement                  Agreement                                                                295

 Mozione J: accordo
    Mozione  J: deal eche mantenga l'intero
                       mantenimento          Regno
                                       di tutto      Unito
                                                il Regno   in in
                                                         Unito                                    264
 una unione
         unadoganale   con l'UE con l'UE(272 contro 264).
              unione doganale                                                                      272

 Mozione
  MozioneK:
          K:stretta
             strettacollaborazione
                     collaborazioneeconomica
                                    economicacon
                                               conUE,
                                                   UE, unione                               237
 unione doganale
          doganalee allineamento al mercato
                     e allineamento         unico
                                    sul mercato unico                                                    307
 Mozione   D: "Mercato
       Mozione            comune
                  D: "Mercato      2.0" che
                                comune  2.0"garantisca rapporti
                                             deal che garantisca
                                                                                      188
 simili a quelli
    rapporti     tra UE
              simili     e Norvegia
                      a quelli tra UE(permanenza   nel mercato nel
                                      e Norvegia (permanenza
 unico, accordi
         mercatoadunico,
                     hoc sul frontead
                           accordi  doganale)
                                      hoc sul fronte doganale)                                      283

 Mozione L: ritirare l’articolo 50                                                  184
                                 Mozione L: ritirare l’articolo 50
                                                                                                     293

 Mozione B: No deal e HardB:Brexit il 12e aprile                                160
                Mozione      No deal      Hard Brexit il 12 aprile
                                                                                                                 400

 Mozione O: «no-deal»
     Mozione           controllato
             O: «no-deal»          nel caso
                           controllato       nonnon
                                        nel caso si riesca  a a
                                                      si riesca               139
 raggiungere un accordoun
          raggiungere   diaccordo
                           divorziodicon la UE con la Ue
                                      divorzio                                                                       422

 Mozione
  MozioneH:
          H:permanenza
              l'UK rimane nello
                          nello Spazio
                                Spazio economico
                                       economicoeuropeo
                                                 europeoee si        65
 adesione all'EFTA      unisce all'EFTA                                                                        377

                                                       SI            NO

    Figura 2. Mozioni ammesse al voto indicativo e risultati di voto della Camera dei Comuni
 (numero di voti favorevoli e contrari), 27 marzo 2019. Fonte: elaborazione The European House
                                  – Ambrosetti su dati IFG, 2019.

Infine, in questo contesto e nonostante il Primo Ministro inglese Theresa May avesse
promesso di dimettersi in caso di approvazione del testo del Withdrawal Agreement, il
Parlamento britannico ha bocciato il 29 aprile per una terza volta l’accordo e il
presidente del Consiglio Europeo Donald Tusk ha convocato per il 10 aprile, 2 giorni
prima della nuova deadline, un nuovo vertice europeo sul tema.
L’unico elemento certo del processo che dovrebbe condurre il Regno Unito all’uscita dall’UE
rimane quindi l’assenza di un consenso di minima e di una chiara direzione da
seguire, mancando un’intesa, da parte del Parlamento britannico, anche su pochi punti
chiave su cui incardinare il percorso della “Brexit” (il Withdrawal Agreement non è infatti
un accordo di dettaglio, ma soltanto un primo framework di massima che fissa dei paletti e
delle garanzie minime per poter poi procedere, in un secondo momento, alla definizione
congiunta dell’impianto normativo specifico, di dettaglio e comprensivo dei diversi e
numerosi aspetti relativi alle relazioni tra UE e UK toccati dalla Brexit).
L’Unione Europea si prepara quindi a gestire una Hard Brexit: la Commissione
Europea ha presentato 19 proposte legislative27, 3 comunicazioni e ha indirizzato a imprese
e cittadini comunitari 90 avvisi, preparandosi ad un “no deal” sul fronte legislativo,
comunicativo, e logistico. Il grado di preparazione dei 27 Membri UE è giudicato elevato per
tutti gli scenari.28 Nuovo personale doganale sta venendo reclutato (700 in Francia, 400 in
Belgio, 900 in Olanda) e 20 nuovi varchi in 6 Stati Membri sono in allestimento per
consentire i controlli di confine.

27
  17 proposte sono già state adottate o approvate dal Parlamento europeo e dal Consiglio.
28
  Fonte: Commissione europea, “Comunicato stampa. Preparativi per la Brexit: l'UE porta a termine i preparativi
nell'ipotesi di un'uscita senza accordo il 12 aprile”. Bruxelles, 25 marzo 2019.

                                                                                                                       14
Tra le misure chiave presentate dalla Commissione Europea:
     •   prosecuzione il programma PEACE sull'isola d'Irlanda fino alla fine del 2020,
         successivamente si propone la continuazione e il potenziamento del sostegno
         transfrontaliero per la pace e la riconciliazione tra l'Irlanda e l'Irlanda del Nord;
     •   prosecuzione degli impegni di bilancio e dei pagamenti per il 2019 verso i
         beneficiari UK, a patto che il Regno Unito onori i suoi impegni di bilancio per il 2019
         accettando controlli e audit necessari;
     •   compensazione per i pescatori e gli operatori degli Stati membri dell'UE
         per l'arresto temporaneo delle attività di pesca e diritto di accesso alle acque
         comunitarie solo sulla base di reciprocità;
     •   attivazione di misure temporanee e limitate per evitare interruzioni improvvise della
         compensazione centrale dei derivati e dei servizi centrali di deposito
         titoli per gli operatori dell'UE che attualmente utilizzano operatori del Regno Unito,
         nonché per agevolare la novazione, per un periodo di tempo determinato di 12 mesi,
         di alcuni contratti derivati negoziati fuori borsa in caso di trasferimento di un
         contratto da una controparte del Regno Unito a una controparte dell'UE a 27;
     •   mantenimento dei collegamenti aerei di base per evitare una totale interruzione
         del traffico aereo tra l'UE e il Regno Unito. Mantenimento di collegamenti stradali
         di base per un periodo di tempo limitato, a condizione che il Regno Unito conceda lo
         stesso trattamento alle imprese e agli operatori dell'UE. Garanzia della validità delle
         autorizzazioni di sicurezza per alcune parti dell'infrastruttura ferroviaria per un
         periodo strettamente limitato a tre mesi, subordinato al mantenimento, da parte del
         Regno Unito, di standard di sicurezza identici alle prescrizioni dell'UE;
     •   riallineamento del corridoio della rete centrale Mare del Nord – Mediterraneo con
         nuovi collegamenti marittimi tra l'Irlanda, la Francia, il Belgio e i Paesi Bassi alla
         rete centrale e stabilisce una nuova priorità di finanziamento per il meccanismo per
         collegare l'Europa (MCE);
     •   consolidamento del sistema di scambio delle quote di emissione;
     •   prosecuzione del finanziamento a studenti e tirocinanti all'estero che partecipano
         al programma Erasmus+ al momento del recesso del Regno Unito, che potranno
         completare gli studi;
     •   salvaguardia dei diritti (ad esempio periodi di assicurazione, di lavoro (anche
         autonomo) o di residenza nel Regno Unito delle persone che hanno esercitato il
         diritto alla libera circolazione (prima del recesso del Regno Unito) ed esenzione dal
         visto per i cittadini britannici che si recano nell'UE, se anche il Regno Unito concederà
         un regime di esenzione reciproca e non discriminatorio per tutti i cittadini dell'UE.
I punti di maggior criticità sono rappresentati dal clima di incertezza diffuso,29 che pesa
sempre di più sulle scelte di business e cittadini e dalla possibilità, che cresce di giorno in
giorno, di una Hard Brexit, con l’uscita del Regno Unito in data 12 aprile, senza accordi

29
  Secondo Goldman Sachs l’incertezza legata all’esito della Brexit è costata all’economia inglese quasi 700 milioni di
Euro alla settimana dalla data del Referendum. Fonte: Reuters, “Brexit uncertainty has cost Britain 600 million pounds
a week”, 1 aprile 2019.

                                                                                                                    15
che regolino le relazioni tra UE e UK e supportino gli attori privati garantendo una
transizione di lungo periodo, ordinata e senza shock eccessivi.
     •   23 giugno 2016, il 51,9% dei cittadini britannici sceglie di uscire dall'UE

     •   29 marzo 2017, il Governo Britannico attiva l'Art.50, dando ufficialmente inizio alla Brexit
     •   5 aprile 2017, il Parlamento UE vota una risoluzione che delimita il perimetro entro il quale dovrà realizzarsi il negoziato d'uscita
     •   8 giugno 2017, elezioni anticipate nel Regno Unito, segnano un indebolimento della posizione negoziale del Governo Britannico
     •   19 giugno 2017, iniziano ufficialmente i negoziati

     •   12 settembre 2017, la Camera dei comuni approva il Great Repeal Bill, la legge quadro che assorbe la legislazione europea in quella
         nazionale ed abroga l'European Communities Act del 1972

     •   10 novembre 2017, viene fissata la data ufficiale della Brexit: le ore 23:00 locali del 29 marzo 2019
     •   8 dicembre 2017, UE e UK trovano un'intesa di massima su alcuni punti chiave

     •   28 febbraio 2018, la Commissione Europea divulga la bozza di accordo per la separazione tra UE e Regno Unito (Draft Article 50
         Withdrawal Agreement)

     •   19 marzo 2018, vengono approvati alcuni punti chiave (alla base del negoziato) e accettata la concessione di un
         periodo di transizione di 21 mesi per il Regno Unito

     •   Giugno 2018, la questione irlandese accresce i rischi di una Hard Brexit e le pressioni sul Governo britannico

     •   9 luglio 2018, mentre il Governo May definisce la propria strategia negoziale si dimettono due Ministri britannici: il Ministro per la
         Brexit e il Ministro per gli Esteri

     •   12 luglio 2018, il Governo Britannico presenta un Libro Bianco contenente la propria visione delle relazioni con l’UE dopo la Brexit,
         suggerendo una posizione negoziale piuttosto accomodante

     •   14 novembre: via libera da parte del Governo britannico alla bozza di Withdrawal Agreement

     •   25 novembre 2018, anche i leader UE riuniti al Summit Europeo straordinario approvano il testo del Withdrawal Agreement e della
         dichiarazione politica

     •   10 dicembre 2018, la Corte di Giustizia dell'Unione Europea stabilisce che il Regno Unito è libero di revocare unilateralment e la
         notifica dell’art.50

     •   11 dicembre 2018, viene rinviato a gennaio il voto del Withdrawal Agreement presso il Parlamento britannico, a causa della netta
         opposizione alla Backstop clause

     •   12 dicembre 2018, Theresa May supera la mozione di sfiducia presentata dal partito Conservatore
     •   15 gennaio 2019: il Parlamento britannico respinge l’accordo con 202 voti a favore e 432 contrari

     •   12 marzo 2019, il Parlamento britannico respinge nuovamente il Withdrawal Agreement, nonostante le rassicurazioni UE, con 242
         voti a favore e 391 contrari

     •   22 marzo 2019, il Consiglio Europeo concede una proroga alla Brexit: al 22 maggio se entro il 29 marzo il
         Parlamento inglese approverà il Withdrawal Agreement, altrimenti al 12 aprile 2019

     •   27 marzo 2019, la Camera dei Comuni boccia tutti le 8 proposte alternative o integrative al Withdrawal Agreement durante il c.d.
         “voto indicativo”

     •   29 marzo 2019, per la terza volta la Camera dei Comuni respinge il Withdrawal Agreement, con 286 voti a favore
         e 344 contrari, decade il rinvio al 29 marzo 2019: la nuova data concordata per la Brexit è il 12 aprile 2019

     •   10 aprile 2019: Consiglio Europeo straordinario

     •   12 aprile 2019: nuova data per la Brexit, entro questa data il Governo britannico dovrà comunicare al Consiglio
         UE come intende procedere

     •   12 aprile 2019 - 31 dicembre 2020, senza accordo sul Withdrawal Agreement non interviene alcun periodo transitorio per
         permettere i negoziati commerciali, è Hard Brexit

     •   13 aprile 2019, senza ulteriori rinvii o decisioni del Governo UK il Regno Unito è a tutti gli effetti un Paese terzo

   Figura 3. Timeline della Brexit aggiornata al 1° aprile 2019. Fonte: The European House –
                                        Ambrosetti 2019

Nel prossimo capitolo saranno analizzati gli impatti, principalmente macroeconomici e
rilevanti soprattutto per il Regno Unito, associati agli sviluppi del percorso negoziale. Il
capitolo 5 analizzerà invece i rischi connessi ad una sempre più probabile Hard Brexit.
L’ultimo capitolo dello studio, invece, cercherà di mappare i possibili scenari e le
implicazioni future a supporto dei business leader e delle loro decisioni.

                                                                                                                                                  16
4. Analisi dei principali impatti macroeconomici della Brexit
Le numerose stime di impatto sin qui elaborate da diverse fonti, pur differendo nella
quantificazione degli effetti economici dell’uscita del Regno Unito dall’Unione Europea,
concordano su un elemento: le ricadute della Brexit saranno negative per entrambe
le parti e maggiori per il Regno Unito.
            Ian Mansfield (aprile 2014), Lungo termine
                     Open Europe (marzo 2015), 2030
                Oxford Economics (marzo 2016), 2030
            LSE/CEP (March 2016), 10 anni dalla Brexit
                             OECD (aprile 2016), 2030
      Minford/Economists for Brexit (aprile 2016), 2020
                     HM Treasury (aprile 2016), 5 anni
                           NIESR (maggio 2016), 2030
                Bank of America (gennaio 2017), 2030
                 Berenberg Bank (gennaio 2017), 2030
                   EU Commission (marzo 2017), 2030
                       Rabobank (ottobre 2017), 2030
                       Rand (novembre 2017), 10 anni
              UK Government (gennaio 2018), 15 anni
                   ONS, BoE (novembre 2018), 15 anni
                 IMF (novembre 2018), Lungo termine

                                                          -12   -10   -8    -6       -4       -2       0        2        4

     Figura 4. Schema di sintesi delle diverse stime di impatto della Brexit sull'economia britannica
     (impatto% su PIL UK nell’arco temporale indicato a lato della fonte). Fonte: elaborazioni The
                           European House – Ambrosetti su fonti varie, 2019

Gli impatti maggiormente negativi sono associati allo scenario di una Hard Brexit,
un’uscita del Regno Unito dall’Unione Europea senza che venga raggiunto un accordo per
normare – almeno - le future relazioni commerciali. In questo caso si applicherebbe la
clausola della nazione più favorita (c.d. most favoured nation).
Secondo il Fondo Monetario Internazionale stesso, un’immediata applicazione al
commercio UE-UK delle regole WTO a partire dal 29 marzo 2019 porterebbe ad una
mancata crescita economica dell’UE pari all’1,5% del PIL comunitario al 2030.
Il Regno Unito, nello stesso arco temporale, subirebbe un danno economico
pari ad una mancata crescita del PIL del 4%.30
L’ipotesi di una Hard Brexit viene presa in considerazione anche dalle stime effettuate dal
Governo britannico. In caso di mancato accordo sulla Brexit – no deal con introduzione delle
regole WTO - la crescita britannica sarebbe dell'9,3% inferiore nei prossimi 15 anni rispetto
alle previsioni attuali. 31 Un accordo di libero scambio porterebbe ad una crescita del PIL UK
più bassa di almeno il 4,9% nello stesso periodo. Se il Regno Unito dovesse invece mantenere

30
   Considerando l’applicazione della clausola Most Favoured Nation. Fonte: IMF, “Country Report No. 18/224, EURO
AREA POLICIES, SELECTED ISSUES”, 19 luglio 2018.
31
   Pari a 160 miliardi di €, cifra che non tiene in considerazione i costi legati alla reintroduzione dei controlli doganali.
Questi sono stimati, complessivamente per il solo Regno Unito, nell’ordine dei 20 miliardi di £. Elaborazioni The
European House – Ambrosetti su dati HM Government e OECD, 2018.

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