RASSEGNA STAMPA CGIL FVG - giovedì 12 dicembre 2019

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RASSEGNA STAMPA CGIL FVG – giovedì 12 dicembre 2019

(Gli articoli di questa rassegna, dedicata prevalentemente ad argomenti locali di carattere economico e sindacale, sono
scaricati dal sito internet dei quotidiani indicati. La Cgil Fvg declina ogni responsabilità per i loro contenuti)

ATTUALITÀ, REGIONE, ECONOMIA (pag. 2)
In Friuli si allarga l'ombra della crisi: 10 mila lavoratori appesi a un filo (M. Veneto, 6 articoli)
I tagli Sàfilo aggravano la crisi industriale. Sindacati Fvg in trincea: domani sciopero (Piccolo, 2 articoli)
La "fuga" milionaria verso gli ospedali veneti per protesi e cataratta (Piccolo)
Confindustria, per il dopo Boccia si fa strada il nome di Andrea Illy (Piccolo)
Si viaggia sull'A4 a tre corsie. Aperti altri 12 chilometri (M. Veneto)
Assosalute spiega: «La sanità privata piace e frena la corsa fuori Fvg» (M. Veneto)
Esportazioni in frenata. Nei nove mesi saldo a -7,2% (M. Veneto)
Riprende valore il legname di pregio dopo la tempesta: 135 euro per l'abete (M. Veneto)
CRONACHE LOCALI (pag. 10)
L'università pronta a sperimentare il lavoro da casa degli amministrativi (M. Veneto Udine)Gli "anni
orribili" del Distretto. Dal 2000 perse 200 aziende (M. Veneto Udine)
Affluenza flop al bando alloggi 2019. L'Ater proroga i termini di due mesi (Piccolo Trieste, 12 art.)
Bilancio in pareggio, premi ai dipendenti AsuiTs (Piccolo Trieste)
Pedicchio lascia il timone di Ogs: «Il territorio vigili sul suo futuro» (Piccolo Trieste)
La catena tedesca Dm sbarca in via D'Alviano e prenota l'ex Unicredit (Piccolo Trieste)

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ATTUALITÀ, REGIONE, ECONOMIA

In Friuli si allarga l'ombra della crisi: 10 mila lavoratori appesi a un filo (M. Veneto)
Maura Delle Case - La portata della vertenza Safilo e le conseguenze occupazionali che promette di lasciarsi
alle spalle accendono i riflettori sulle tante situazioni di crisi, più o meno congiunturali, che da qualche
mese sono tornate a costellare il Friuli Venezia Giulia. Un campanello d'allarme che risuona nelle sedi del
sindacato, letteralmente bombardate da nuove richieste di ammortizzatori sociali. Per lo più ordinari, ma di
recente sempre più spesso anche straordinari.Cigo, Cigs, contratti di solidarietà che a spanne interessano
qualcosa come 10 mila persone in Fvg di cui due terzi occupate in Friuli, tra Udine e Pordenone, in
particolare nelle imprese metalmeccaniche. A far la conta ieri pomeriggio, sull'onda del caso Safilo, è stato
il segretario generale della Cgil regionale, Villiam Pezzetta, dopo che in mattinata erano stati i vertici di Fim
Cisl Fvg a passare sotto la lente d'ingrandimento, una per una, le tante crisi che in provincia di Udine
investono circa 5.000 tute blu.A sentire entrambi siamo in una nuova fase di crisi. «Lo scontro Usa-Cina sui
dazi, la frenata tedesca e la stagnazione del mercato interno sono la ragione di un rallentamento che le
aziende, dopo aver utilizzato le ferie, si trovano a dover gestire ora ricorrendo agli ammortizzatori sociali -
dichiara Pezzetta -. Il manifatturiero, lo sappiamo, è il motore dell'economia Fvg e la situazione non può che
preoccuparci. Anche perché - conclude il leader di Cgil guardando alla Regione - se in materia di politiche
attive si è fatto molto, e di questo va reso merito all'assessore Rosolen, in campo di politiche industriali e
sviluppo siamo all'anno zero».La corsa agli ammortizzatori sociali va detto ha già il fiato corto. Colpa della
riforma 2015 che ne ha complicato l'accesso, tagliato i tempi nonché le spettanze consegnando alle aziende
un'arma spuntata. «Il ventaglio degli ammortizzatori sociali è notevolmente diminuito rispetto al passato -
denuncia il segretario di Fim Cisl Fvg, Pasquale Stasio, che ieri mattina a Udine ha fatto il punto sulle crisi
aperte in provincia assieme ai colleghi Francesco Barbaro, Fabiano Venuti, Giuseppe Sedola e Alin Stan -. La
gestione delle fasi di crisi è molto più complicata e rischia di mietere più disoccupati».Per non intaccare il
tesoretto di ammortizzatori sociali le aziende tendono a utilizzare la flessibilità mettendo i lavoratori in ferie
forzate. Pratica che non piace al sindacato ma che molte realtà hanno adottato. Da Abs (Cargnacco) ad
Automotive lighting (Tolmezzo), che nelle ultime settimane hanno infine attivato la Cassa integrazione
ordinaria, rispettivamente per 7 e 2 settimane. Colossi - il primo occupa 1.200 persone, il secondo poco
meno di 1.000 - che si portano dietro un importante indotto, a sua volta investito dal rallentamento.Stando
al "censimento" cislino sono infatti numerose le aziende che in questo periodo sono ricorse a strumenti di
ammortizzazione. Impossibile ricordarle tutte, basti qualche esempio. Dalla Stark di Trivignano Udinese, che
occupa 100 persone, produce utensili per la lavorazione del legno ed ha attivato una Cigo che scadrà a fine
gennaio, alla bujese Acciaierie venete che occupa 70 persone di cui una 15ina interessate dalla cassa
ordinaria. Restando in zona, ma passando al settore agroalimentare, c'è Principe, che a San Daniele ha
chiesto l'attivazione della cassa integrazione straordinaria per gli oltre 100 dipendenti del prosciuttificio,
mentre usano il contratto di solidarietà la Barazzutti di Verzegnis (31 dipendenti), che produce pezzi per
impianti di condizionamento delle auto, la Ilmas di Sutrio (40 lavoratori) produttrice di fanali posteriori, la
Luvata di Amaro e Pocenia (1.000 dipendenti), la Sirti di Basiliano (80 persone a libro paga), mentre ha
scelto di optare per la cassa - dopo aver a sua volta tentato la strada della Solidarietà - la bujese Dm
Elektron, che per i suoi 80 lavoratori ha appena chiesto l'attivazione dell'ammortizzatore straordinario.

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Safilo, sembra una condanna senz'appello. Domani lo sciopero, dopo Natale si vedrà
Sulla carta la condanna è senz'appello: chiusura del sito produttivo e licenziamento collettivo di 235
persone. La presenza del gruppo Safilo in Friuli sembra così giunta ai titoli di coda, un epilogo contro il quale
i sindacati di categoria si preparano a dar battaglia.Insieme ai lavoratori, riuniti ieri in assemblea, i segretari
Andrea Modotto (Filctem), Pasquale Lombardo (Femca) e Nello Cum (Uiltec) hanno dettato l'agenda. A
partire dalla necessità di avviare subito un tavolo di crisi al ministero dello Sviluppo economico. Nell'attesa,
il sindacato ha proclamato lo stato di agitazione e una giornata di sciopero: domani i lavoratori di tutto il
gruppo incroceranno le braccia presidiando l'esterno dei rispettivi stabilimenti.«Il primo passo - spiegano
Modotto, Lombardo e Cum - è quello di attivare da subito, con il sostegno della Regione e delle associazioni
di categoria, un tavolo di crisi presso il ministero delle Sviluppo economico, che punti a convertire la
chiusura in ristrutturazione e si prefigga come obiettivo minimo la cassa integrazione straordinaria per tutti
i lavoratori raggiunti da lettere di licenziamento».Missive che dovrebbero essere recapitate una volta
concluse le feste natalizie, in concomitanza con il ritorno al tavolo di azienda e sindacato il 7 gennaio 2020.
La partita è di quelle delicate e per giocarla i sindacati contano sull'assist della Regione. Se infatti per
impatto occupazionale e dimensioni del gruppo s'impone l'apertura di un tavolo di crisi nazionale, i
segretari di categoria ritengono fondamentale un intervento della giunta Fvg. «Parliamo di lavoratori e
lavoratrici - spiegano ancora Modotto, Lombardo e Cum - con elevata professionalità, ma penalizzati dal
fatto di operare in un settore cannibalizzato dalla crisi che ha ridotto ai minimi termini la sua presenza sul
territorio provinciale e regionale. Ecco perché bisognerà guardare anche ad altri comparti, individuando in
tempi brevi percorsi ad hoc di riqualificazione e ricollocamento: un'esigenza indifferibile - concludono - alla
luce della massiccia presenza, a Martignacco, di lavoratori e lavoratrici monoreddito». M.D.C.
«Fulmine a ciel sereno». L'incubo dei 250 operai
L'economia rallenta e la politica distratta
testo non disponibile
Il Pd lancia l'allarme e propone di replicare il modello Electrolux
Mattia Pertoldi - Il Pd chiede alla Regione di aprire, immediatamente, un tavolo di confronto a livello
nazionale sulla crisi di Safilo, che rischia di lasciare senza lavoro 250 persone soltanto nello stabilimento di
Martignacco, e, pur criticando l'impostazione generale della giunta sulle problematiche aziendali in atto, si
"mette a disposizione" della maggioranza per arrivare a una soluzione condivisa e, in primis, efficace.I dem,
dunque, giocano di spada e fioretto, ma, almeno stando alle parole di Sergio Bolzonello, puntano a poter
replicare quel "modello Electrolux" battezzato dall'allora vicepresidente della Regione quando sedeva in
giunta come numero due di Debora Serracchiani. «Bisogna aprire immediatamente un tavolo romano al
Mise - sostiene Bolzonello - attorno al quale fare sedere l'azienda, le parti datoriali, considerato come sia
impossibile non credere che ad esempio anche Confindustria Udine non giochi un ruolo essenziale in questa
partita, e la Regione».Un tavolo in cui cercare strade che non si muovano soltanto su aspetti di sostegno
contributivo, oppure di assistenza all'impresa, bensì affronti il tema puntando sull'aspetto realmente
industriale. «La salvaguardia dei diritti dei lavoratori - ha continuato il capogruppo del Pd - è fondamentale,
ma il compito della Regione deve essere quello di riuscire a scrivere una norma complessiva, come
avvenuto ai tempi di Electrolux, che affronti pure il tema dell'indotto e, più in generale, della politica
industriale di comparto. Il problema non è tanto, o almeno non soltanto, legato a un'azienda che è in crisi
da almeno dieci anni per motivazioni contingenti, ma è quello di riuscire a trovare una soluzione che ci
consenta di mantenere in Friuli Venezia Giulia il settore dell'occhiale».Perché pensare soltanto al tema
contributivo «sarebbe inutile di fronte alle logiche del mercato internazionale» per cui il Pd «si mette a
disposizione per immaginare una legge complessiva, quantomai urgente, che trovi risposte durature e non
soltanto a tampone»". Una situazione industriale, quella di Safilo, che invece per Roberto Cosolini si
inserisce in un panorama di crisi complessivo che la giunta non sa affrontare.«Tolti i numeri della sanità - ha
spiegato l'ex sindaco di Trieste -, alle Attività produttive è assegnato appena il 6,1% dei fondi a disposizione
in legge di Stabilità. Parliamo di una cifra assolutamente inadeguata e che dimostra come la gestione e il
futuro industriale di questa Regione non rientrino tra i principali interessi di questo governo regionale».
Quanto a Safilo in sé, infine, Cosolini boccia la posizione di Sergio Bini manifestata ieri in Aula perché
secondo il dem «da un assessore regionale alle Attività produttive ci si aspetta qualcosa in più rispetto alla
semplice lettura di quanto scritto dai giornali».

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Regione e deputati in campo: nuovo incontro con l'azienda
Sergio Bini preannuncia la richiesta di reincontrare i vertici di Safilo, e quella di aprire un tavolo di confronto
romano sulla crisi, mentre le parlamentari del Friuli Venezia Giulia Sandra Savino e Sabrina De Carlo
puntano a interrogare direttamente il ministro competente. Centrodestra e M5s, dunque, provano a livello
locale e nazionale a tamponare la crisi dell'azienda di Martignacco. «Tre settimane fa abbiamo incontrato i
vertici dell'impresa - ha spiegato ieri Bini in aula -, mettendo a disposizione del management tutti gli
strumenti a disposizione della Regione. Ma la risposta è stata tranchant considerato, come ci sia stato
spiegato, che il problema non è legato all'ottenimento, o meno, di contributi pubblici, quanto a una
riduzione mostruosa dei ricavi legata a oggettivi problemi di mercato...

I tagli Sàfilo aggravano la crisi industriale. Sindacati Fvg in trincea: domani sciopero (Piccolo)
Piercarlo Fiumanò - Stato di agitazione in tutti gli stabilimenti del gruppo Safilo, blocco immediato degli
straordinari e di qualsiasi altra flessibilità oraria e sciopero generale indetto per venerdì 13 dicembre.
Immediata la risposta dei sindacati (le sigleFilctem Cgil, Femca Cisl e Uiltec Uil) al duro piano di
ristrutturazione presentato dall'amministratore delegato di Safilo, Angelo Trocchia. Si tratta di 700 esuberi
sui 2.600 lavoratori totali di oggi, cioè un dipendente su quattro. Una nuova pesante crisi industriale si apre
così in Friuli Venezia Giulia. Il nuovo piano prevede infatti la chiusura definitiva dello stabilimento di
Martignacco dove operano attualmente 235 dipendenti, per l'80% donne, con un'età media di 40 anni.
Pesanti le ripercussioni in Veneto con il dimezzamento dei dipendenti a Longarone, nel Bellunese (previsti
400 posti in meno) e l'uscita di 50 impiegati nella sede centrale di Padova. In Fvg i sindacati chiedono di
aprire subito un tavolo di crisi con la Regione.La risposta dei mercati è stata impietosa. Il titolo è crollato in
Borsa con un tonfo del 25% Gli analisti non hanno gradito il taglio delle stime per l'esercizio 2020 con ricavi
netti tra 960 e 1.000 milioni di euro, rispetto all'obiettivo di 1.000-1.020 milioni di euro comunicato il 2
agosto 2018. Uno scostamento imputabile all'uscita della licenza Dior dopo il 2020. Il titolo Safilo era salito
del 10% circa in scia al rinnovo anticipato dell'accordo di licenza con Marc Jacobs per le collezioni di occhiali
da sole e da vista a marchio Marc Jacobs. E anche lunedì si era mosso bene con l'annuncio dell'acquisizione
della californiana Blenders Eyewear. La crisi industriale di Safilo ha innescato sul fronte politico reazioni
molto accese anche perchè aggrava la crisi industriale in due regioni.L'assessore regionale veneto alle
politiche dell'occupazione, Elena Donazzan, ha convocato una unità di crisi per il prossimo 20 gennaio in
contatto costante con la collega del Friuli Venezia Giulia, Alessia Rosolen. In tutte le sedi Safilo sono iniziate
assemblee permanenti. Secondo i sindacati lo stabilimento di Martignacco è il più performante per
efficienza e produttività, ma questo non è bastato. Una sorte già toccata 10 anni fa al sito di Precenicco,
anche questo nell'Udinese, dove lavoravano 300 persone.Il clima è di grande incertezza. L'amministratore
delegato di Safilo, Angelo Trocchia, non dato indicazioni sulle misure che il gruppo dell'occhialeria intende
mettere sul tavolo nel negoziato con i sindacati per attutire l'impatto sociale dei tagli, che coinvolgono più
di un lavoratore su quattro impiegato nel nostro Paese: ««Abbiamo dato la massima disponibilità a
discutere con i sindacati per trovare le soluzioni e gli interventi migliori per gestire questa situazione».
Trocchia ha precisato che il gruppo ha già internalizzato tutta la produzione possibile, per ovviare al calo
dovuto alla perdita della licenza di Lvmh: «Abbiamo già portato in casa tutta la produzione possibile, con
problemi e anche svantaggi economici. Con questa licenza, che riguarda i marchi Dior, Givenchy e Fendi,
perdiamo 200 milioni di ricavi». Per mantenere sui livelli attuali il fatturato Safilo conta sui ricavi della neo
acquisita Blenders e sulla crescita degli altri marchi, con investimenti previsti per 120 milioni di euro.«Il
gruppo ha parlato di un dimezzamento dei volumi produttivi in Italia e non ha posto alternative, per
Martignacco, di una chiusura senza ristrutturazione che sulla carta precluderebbe l'accesso alla cassa
integrazione straordinaria»: questa l'analisi dei sindacati regionali che chiedono alla Regione di esplorare da
subito ogni soluzione che possa scongiurare il fermo produttivo attivando subitol'apertura di un tavolo al
Mise . Per i sindacati c'è il rischio concreto che «i nuovi venti di crisi spazzino via la timida ripresa
occupazionale degli ultimi anni, già segnata peraltro da una crescita del lavoro povero e precario, dalla
contrazione della manodopera qualificata, da una crescente difficoltà a incrociare in modo efficace
domanda e offerta di lavoro», sostengono in una nota Natalino Giacomini (Cgil), Renata Della Ricca (Cisl) e
Ferdinando Ceschia (Uil).
Bini: «Apriamo subito un tavolo nazionale. Vertice con la proprietà»
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La "fuga" milionaria verso gli ospedali veneti per protesi e cataratta (Piccolo)
Marco Ballico - C'è chi va in Veneto per la cataratta. Chi per la protesi d'anca. Chi per ricostruire il
legamento crociato del ginocchio. Una "fuga" che costa milioni di euro al Ssr, conseguenza del budget
ridotto a disposizione del privato accredito Fvg: non oltre il 3,8 per cento del Fondo sanitario regionale,
circa 85 milioni di euro. Eppure quel tipo di offerta, anche in regione, è particolarmente apprezzato dalla
popolazione, come emerge da un sondaggio della Swg su un campione di mille residenti over 30, di cui 350
over 65. Il contesto della presentazione di ieri a Udine, presenti il Research Director di Swg Rado Fonda, il
presidente e il vice di Assosalute Fvg Claudio Riccobon e Giovanni Battista Bellis, è quello di una fresca
riforma sanitaria che, tra l'altro, ha previsto di alzare il tetto imposto dalla spending review del governo
Monti e di destinare all'acquisto di prestazioni dai soggetti erogatori privati accreditati risorse fino al
massimo del 6 per cento del finanziamento assegnato quale Fondo sanitario regionale di parte corrente.
Quegli 85 milioni salirebbero dunque a quota 130-140 milioni e, nelle intenzioni dell'assessorato Riccardi,
come pure del privato coinvolto nell'operazione, potrebbero servire da un lato a ridurre la mobilità,
dall'altro a contenere le liste d'attesa. «È una crescita al momento solo ipotizzata nel testo di legge
approvato dal Consiglio - osserva Riccobon -, ma credo possa dare risposte a delle carenze del sistema,
consentendo all'utenza di ridurre trasferte che spesso sono comunque onerose nel caso soprattutto di
ricoveri». Il presidente regionale di Assosalute fornisce dati molto espliciti. Gli interventi di cataratta di
cittadini Fvg in Veneto, che già erano stati 1.770 nel 2017, sono saliti a 2.959 nel 2018 per un valore di 3,69
milioni di euro a carico del Ssr. "Fuga" anche per gli interventi ortopedici di protesi (dai 936 del 2017 ai
1.042 del 2018, per 9,5 milioni) e per le operazioni ai legamenti del ginocchio, con la clinica di Monastier, in
provincia di Treviso, storico punto di riferimento per i friulgiuliani. «Il privato accreditato - sottolinea
Riccobon - può diventare alleato del Ssr come argine contro la fuga dei pazienti, trend che toglie risorse e
posti di lavoro in Fvg oltre a rappresentare un costo per il paziente in termini di tempo e spostamenti. Non
a caso il 10% degli intervistati si è rivolto a strutture private fuori regione». Anche in Fvg tuttavia, come
conferma il focus Swg, la sanità privata accreditata «funziona». Il 46% del campione utilizza le strutture
sanitarie convenzionate e il 65% lo fa frequentemente, mentre le persone in età più matura sono più legati
alle strutture pubbliche. Il grado di soddisfazione complessivo? Si attesta su un voto medio di 8,3 su 10 e
aumenta tra coloro che hanno usufruito del privato nell'ultimo anno.La valutazione del servizio registra i
voti più alti nei tempi di rilascio dei referti (voto medio 8,8) e nel rispetto della puntualità degli
appuntamenti (voto medio 8,7) ma l'aspetto di maggiore incidenza nella valutazione complessiva è dato
dall'umanità e dalla professionalità del personale. Inoltre, l'utilità del servizio per il funzionamento
complessivo del Ssr è ampiamente riconosciuta dalla popolazione (83 per cento), anche dal 78 per cento di
coloro che generalmente usufruiscono di altre strutture sanitarie. «Sono questi i numeri più indicativi per
noi - commenta il presidente di Assosalute -. Ci dicono che i cittadini hanno una percezione reale e positiva
del privato accreditato nel garantire alti livelli di cura. Privato che non significa "a pagamento", ma che
affianca Ssr prestazioni in convenzione, riducendo i tempi e le liste di attesa». Una convinzione che porta
alla stoccata verso i sindacati. Nei giorni scorsi Rossana Giacaz, responsabile Welfare della segreteria
regionale Cgil, aveva parlato di «colpo di mano» a proposito dell'emendamento che amplia lo spazio del
privato. «Non vi è contrapposizione con il pubblico ma sinergia - ribatte Riccobon -. Dispiace che i sindacati
siano infastiditi dal possibile incremento di lavoro nelle strutture accreditate. Quasi che l'occupazione nel
privato fosse diversa da quella nel pubblico». Tornando all'indagine, la propensione media verso un
maggiore ricorso alla sanità privata accreditata nel futuro è del 12 per cento per chi non ne fa attualmente
uso e sale al 16 per cento per chi già la utilizza. «Dalle molteplici indagini di customer satisfaction delle
diverse tipologie di servizi che svolgiamo - commenta Fonda - emerge che gli italiani sono solitamente
piuttosto severi nei giudizi e attenti alla qualità delle prestazioni, per cui la valutazione, da parte degli
utenti, delle strutture sanitarie private convenzionate del Fvg è da ritenersi molto positiva».

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Confindustria, per il dopo Boccia si fa strada il nome di Andrea Illy (Piccolo)
Maurizio Caiaffa - Un anno fa di questi tempi pubblicava un libro dal titolo vagamente e svagatamente
programmatico: "Italia Felix, uscire dalla crisi e tornare a sorridere". Lì Andrea Illy, presidente dell'omonimo
gruppo triestino, spiegava le mosse per fare della sgangherata Italia «il Paese più felice del
mondo».Ebbene, c'è qualche possibilità che l'imprenditore del caffè abbia modo di provare sul campo le
proprie teorie. Il tam tam intorno a Confindustria infatti lo accredita come possibile candidato alla
presidenza di viale dell'Astronomia, che deve scegliere fra qualche mese il successore di Vincenzo
Boccia.Andrea Illy ha 55 anni e - oltre che guidare l'azienda di famiglia insieme al fratello Riccardo,
vicepresidente del gruppo e già presidente della Regione Fvg - vanta ormai un'esperienza consolidata anche
nel mondo della rappresentanza imprenditoriale. È infatti in uscita dalla presidenza di Altagamma, la
fondazione che raggruppa i grandi marchi del Made in Italy, da Brunello Cucinelli a Ducati, da Versace a
Ermenegildo Zegna. Al termine di un mandato durato sei anni, Illy sarebbe disponibile a correre per la
presidenza nazionale di Confindustria.Dalla sua l'industriale triestino ha alcune caratteristiche personali: è
stimato proprio da alcuni dei grandi nomi del Made in Italy con cui ha lavorato alla Fondazione Altagamma;
guida un gruppo ad alta visibilità e da mezzo miliardo di ricavi; in quanto tale fa parte di quel Nord
industriale che cerca di riprendere la guida di Viale dell'Astronomia dopo la presidenza Boccia, considerata
meno titolata sul piano del "pedigree" manifatturiero. Certo, una cosa è dire che Illy può essere disponibile,
altra che la sua eventuale candidatura arrivi davvero al traguardo. Anche perché il quadro generale è
tutt'altro che definito.A fine gennaio i saggi dovranno formalizzare le candidature, e il 23 marzo 2020 è
programmato il Consiglio generale di Confindustria che designerà il nuovo presidente. Di certo in campo ci
sono i lombardi Giuseppe Pasini (ex presidente di Federacciai), Carlo Bonomi (presidente di Assolombarda),
la piemontese Licia Mattioli (attuale vicepresidente di Confindustria per l'internazionalizzazione) e
l'emiliano Emanuele Orsini (presidente di Federlegno Arredo). Quattro possibili candidati: troppi. Uno
scenario che potrebbe favorire un outsider come Andrea Illy. Il Nordest per ora non si è schierato a viso
aperto con qualcuno dei quattro contendenti e, se i precedenti hanno un peso, non c'è da aspettarsi che il
sistema imprenditoriale locale assuma una posizione unitaria. Non avvenne nel 2016, quando a sfidarsi
furono Vincenzo Boccia e Alberto Vacchi. Ecco perché Andrea Illy dovrà eventualmente puntare a costruire
una leadership che parta dal Nordest, la sua possibile piattaforma di lancio, ma che sappia parlare al resto
d'Italia.

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Si viaggia sull'A4 a tre corsie. Aperti altri 12 chilometri (M. Veneto)
Giacomina Pellizzari - Tassello dopo tassello la terza corsia dell'autostrada A4 si va componendo. I tecnici di
Autovie Venete, la società concessionaria che realizza i lavori, hanno aperto al traffico altri 12 chilometri e
così anche da Alvisopoli al ponte sul fiume Stella, in comune di Rivignano-Teor, si viaggia a tre corsie. I
lavori proseguono con un anno di anticipo rispetto alla prevista conclusione dell'intero cantiere fissata nel
2025.Quella di ieri è stata l'ennesima rimozione dei divisori (new jersey) che separano l'area in cui operano
uomini e mezzi dalle due carreggiate esistenti. Complessivamente, a oggi sono percorribili a tre corsie circa
37 chilometri in entrambe le direzioni dei 98 complessivi. È stato realizzato quasi il 40 per cento dell'opera.Il
cantiereIniziata nel 2010, la costruzione della terza corsia è uno dei cantieri più imponenti nelle regioni
Friuli Venezia Giulia e Veneto. L'infrastruttura vale circa 1,2 miliardi di euro. Suddivisa a lotti la costruzione
va avanti a scacchiera con le apertura che si alternano in direzione Venezia e in direzione Trieste.
L'obiettivo è fare presto per ridurre, in una situazione di traffico pesante in crescita come quella attuale, le
continue code che bloccano la transitabilità dell'A4. Nella notte tra martedì e ieri è stato aperto il terzo
tratto completato nell'anno in corso. I 12 chilometri si uniscono a quelli già resi disponibili dallo scorso
agosto. Stiamo parlando del nodo di Palmanova e del tratto tra l'area di servizio di Gonars e San Giorgio di
Nogaro in direzione Venezia e da San Giorgio di Nogaro a Palmanova, in direzione Trieste, percorribile
quest'ultimo da qualche settimana. Il terzo lotto è ormai giunto all'80 per cento della sua realizzazione.le
altre tappeAutovie Venete e il consorzio Tiliaventum costituito dalle imprese Rizzani De Eccher e Pizzarotti,
stanno accelerando per ridurre, così come si era impegnata a fare la concessionaria, i disagi agli
automobilisti rallentati dal cantiere. Entro Natale saranno percorribili altri 12 chilometri, dal fiume Stella ad
Alvisopoli, in direzione Venezia, mentre «da fine gennaio - spiega il direttore dei lavori del terzo lotto, Denis
Padoani - aprirà il tratto che va dal fiume Stella al Cormôr, su entrambe le carreggiate». A seguire - sono
sempre le parole di Padoani - tra la fine marzo e i primi di aprile, apriremo l'ultimo tratto del terzo lotto,
quello che dal Cormôr arriva a Porpetto su entrambe le direzioni». Il direttore dei lavori riconosce
l'impegno messo in campo dall'esercito di uomini, mezzi e risorse impegnate nel cantiere con la super
visione dei 30 tecnici, che fanno parte del gruppo della direzione lavori, presenti costantemente in cantiere.
Un dato per tutti: solo il terzo lotto ha richiesto oltre 20 mila prove e il rilascio di altrettante certificazioni.
Se non ci saranno intoppi da marzo 2020 si viaggerà a tre corsie da Portogruaro a Palmanova anche se,
avverte Padoani, «dovremo completare l'ultimo strato di asfalto quello drenante che, in caso di pioggia,
assicura maggior sicurezza. Non è possibile farlo con queste temperature, trattandosi di strati particolari
vanno fatti con temperature superiori a 10-15 gradi. Anche l'altro giorno il rifacimento dell'asfalto ha
costretto i tecnici a rinviare di alcune ore l'apertura del tratto Alvisopoli -fiume Stella.

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Assosalute spiega: «La sanità privata piace e frena la corsa fuori Fvg» (M. Veneto)
Stefano Zucchini - La sanità privata accreditata in Friuli Venezia Giulia pare piaccia sempre di più. Almeno
stando a quel campione di mille over 30enni che l'istituto di ricerca Swg, su commissione di Assosalute Fvg,
ha intervistato tra il 9 e il 15 ottobre scorsi per sapere quanto siano gradite, utilizzate e quali potenzialità
abbiano le strutture sanitarie private convenzionate rispetto a quelle pubbliche.I risultati dell'indagine
statistica, presentata ieri nella sede udinese della Camera di commercio, arriva poco dopo l'approvazione
della riforma della sanità voluta dal presidente della Regione Fedriga e dal suo assessore alla Salute
Riccardi. Una riforma che, tra l'altro, ipotizza anche una crescita dal 4 al 6% delle risorse pubbliche
destinate al settore privato. Il sondaggio evidenzia come il 46% dei cittadini regionali già utilizzi i servizi
convenzionati.La maggior parte delle persone, l'81%, dichiara invece di essersi rivolta per le cure alle
strutture pubbliche. «Questa indagine - ha spiegato il presidente di Assosalute Fvg, Claudio Riccobon - ha
dato dei riscontri per noi positivi e indica che il percorso intrapreso è corretto e che la qualità delle
prestazioni che eroghiamo è buona. Questo significa che il privato è un partner riconosciuto e stabile del
sistema sanitario».In merito alle critiche dei sindacati alla riforma sanitaria, accusata di non investire nel
pubblico e di non far fronte alla carenza di personale, Riccobon si è detto dispiaciuto che «quando si parla
di crescita, anche occupazionale, del privato accreditato, sembra quasi che ai sindacati dia fastidio. Io dico
che lavoro è lavoro, pubblico o privato che sia. Il privato accreditato - ha aggiunto -, può diventare
oltretutto alleato del servizio sanitario regionale come argine contro la fuga dei pazienti fuori regione, trend
che toglie risorse e posti di lavoro in Fvg».I numeri e il valore economico delle prestazioni eseguite fuori
regione per i pazienti residenti in regione sono in crescita, come confermato durante la presentazione. «Dai
1.770 interventi di cataratta eseguiti in Veneto nel 2017 - ha precisato Riccobon - si è passati ai 2.959 del
2018 per un valore di 3,69 milioni di euro. Ancora più alti i dati per interventi ortopedici di protesi per un
valore di mancata attività eseguita nelle strutture della nostra regione di oltre 9,5 milioni di euro solo nel
2018».Tornando al sondaggio, per quanto riguarda il gradimento del privato accreditato, il voto medio si
attesta a 8, 3 su 10 e aumenta tra coloro che ne hanno usufruito nell'ultimo anno. Le prestazioni più
gettonate da quel 46% che si rivolge al privato sono quelle diagnostiche (79%) e, a seguire, le visite
specialistiche (56%), riabilitazione (10%), ricoveri e interventi chirurgici (10%). Un settore ancora non
"esplorato" è quello delle cronicità.

Esportazioni in frenata. Nei nove mesi saldo a -7,2% (M. Veneto)
L'export delle imprese del Friuli Venezia Giulia nel terzo trimestre 2019 sono state pari a 3,3 miliardi di
euro, +54 milioni rispetto allo stesso periodo dell'anno scorso (+1,7%). Lo rileva Alessandro Russo,
ricercatore dell'Ires Fvg che ha rielaborato dati Istat. Nonostante questo lieve recupero, che arriva dopo
quattro trimestri consecutivi caratterizzati da variazioni tendenziali negative, il totale dei primi nove mesi
dell'anno è ancora inferiore rispetto allo stesso periodo del 2018 (-7,2%). È vero che la contrazione riguarda
soprattutto la cantieristica navale, un settore caratterizzato da una forte variabilità dell'export nel tempo e
che comunque gode di buona salute, ma difficilmente il 2019 si chiuderà con una crescita, osserva Russo;
per compensare tale bilancio negativo, infatti, il valore delle esportazioni regionali nel periodo ottobre-
dicembre dovrebbe attestarsi a 5 miliardi di euro, livello mai raggiunto finora in un singolo trimestre. I
risultati dell'export si inseriscono inoltre in una fase di rallentamento dell'economia nazionale e regionale,
come dimostrano i più recenti dati macroeconomici relativi all'andamento del Pil, dell'occupazione e della
produzione industriale. Si tratta pertanto di un ulteriore segnale di possibile criticità proveniente dalla
domanda estera, che nel recente passato ha avuto un ruolo fondamentale per la ripresa dell'economia Fvg.
Se si considerano i primi nove mesi del 2019 l'export regionale è di 10,6 miliardi, 830 milioni in meno
rispetto allo stesso periodo dell'anno scorso.

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Riprende valore il legname di pregio dopo la tempesta: 135 euro per l'abete (M. Veneto)
Maura Delle Case - Dopo aver toccato il fondo durante l'estate, il prezzo del legno nei boschi Fvg inizia
lentamente a risalire. Lo certifica l'asta regionale del legno di pregio organizzata dalla cooperativa Legno
Servizi che ha preso il via ieri con l'apertura delle offerte in busta chiusa. Dei 195 tronchi conferiti ad
Ampezzo ne sono stati venduti 111 con prezzi che, partendo da 85 euro al metro cubo, sono arrivati per
qualche esemplare di abete rosso a toccare i 135 euro. «Rialzi molto interessanti - commenta il presidente
della coop, Emilio Gottardo - a fronte di un legname di buona qualità, ma non numerosissimo rispetto agli
anni scorsi per via delle condizioni meteorologiche di ottobre e novembre che hanno costretto gli operatori
a sospendere le utilizzazioni boschive». Nonostante tutto, la prima parte dell'asta è stata un successo.
«Finalmente vediamo segnali di ripresa - continua Gottardo - anche se, per lasciarci alle spalle gli effetti
devastanti della tempesta Vaia, dovremo aspettare che i magazzini, oggi pieni, smaltiscano le scorte. Allora
sì, ci sarà una vera dinamica al rialzo».Qualcosa, come detto, ha già iniziato a muoversi e l'esito dell'asta sta
a certificarlo. Parola del presidente Gottardo che ricorda la caduta del prezzo post tempesta Vaia e il
momento più buio dei mesi primaverili ed estivi. Il deprezzamento del legno per effetto dell'enorme
quantità di tronchi disponibile dopo la tempesta di ottobre 2018 non è stato infatti immediato. Si è
percepito in tutta la sua gravità nel corso dei mesi, mano a mano che il materiale a terra veniva prelevato e
immesso sul mercato con l'effetto di falsarne la dinamica. «L'asta dello scorso dicembre è volata via liscia, il
contraccolpo è arrivato dopo, con l'avvio delle utilizzazioni boschive - ricorda Gottardo che dalla testa della
coop, il crollo del prezzo l'ha vissuto in prima linea -. Tra la primavera e l'estate siamo arrivati a vendere
legname a terra per appena 8, 10, 12 euro al metro cubo contro i 60, 65 euro di valore del legname in piedi
prima di Vaia. Sono prezzi che naturalmente non possiamo paragonare ai 135 euro offerti per alcuni
tronchi, già esboscati, andati all'asta oggi - ha aggiunto il leader di Legno Servizi -, ma ci danno l'idea da un
lato di quale caduta del prezzo vi sia stata per effetto della tempesta e dall'altro della ventata d'aria fresca
che sembra finalmente essere tornata a soffiare». Pronta a passare sotto la lente d'ingrandimento degli
addetti ai lavori nel corso dei due convegni organizzati, nell'ambito del ricco programma che accompagna
l'asta, venerdì a palazzo Unfer (Ampezzo). Il primo, alle 9, sarà dedicato al tema del "Costruire con il legno
(locale) 2.0", il secondo, alle 14.45, al "Dopo Vaia: nuove opportunità di gestione delle foreste". Il gran
finale è invece in programma per sabato 14 dicembre a partire dalle 10 quando andrà in scena la 5° Asta
regionale del legname di pregio che metterà all'incanto i 20 migliori tronchi conferiti nel piazzale di
Ampezzo. «Selezionati da una commissione tecnica sono reperibili, uno a uno, sul sito www. legnoservizi.
it» conclude Gottardo invitando tutti gli interessati a raggiungere il paese carnico sabato per portarsi a casa
uno o più dei 20 super-tronchi, eccellenze made in Fvg che come sempre richiameranno visitatori e
acquirenti dal Nord Italia, fino a toccare il Piemonte, come pure da Austria e Slovenia.

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CRONACHE LOCALI

L'università pronta a sperimentare il lavoro da casa degli amministrativi (M. Veneto Udine)
Christian Seu - Per almeno quattro giorni al mese, venti amministrativi dell'Università di Udine potranno
lavorare dal computer di casa. O, in alternativa, da una postazione attrezzata allestita in un'area di co-
working. Una piccola rivoluzione quella che l'ateneo friulano si appresta a varare a partire dall'inizio del
prossimo anno, quando i dipendenti selezionati attraverso un bando interno potranno iniziare a lavorare da
quelle che in gergo tecnico vengono definite postazioni di lavoro agile. Una sperimentazione spinta, che
bissa quella preliminare (e ben più limitata nei numeri) esaurita lo scorso anno accademico. Il progetto di
"smart working" è stato sviluppato nell'ambito della legge 124/2015 di riorganizzazione delle
amministrazioni pubbliche e, in particolare, dell'articolo 14 dedicato alla promozione della conciliazione dei
tempi di vita e di lavoro nella pubblica amministrazione.come funzionaMaterialmente, i venti dipendenti
selezionati avranno la possibilità di collegarsi in remoto alla rete dell'ateneo, per poter lavorare dai pc di
casa per almeno quattro giorni al mese. Dovranno comunque rispettare un orario lavorativo concordato
con i dirigenti, che potranno controllare il rispetto dei termini temporali della connessione attraverso un
sistema che consente di monitorare l'ora di login. «C'è un doppio livello di monitoraggio», spiega Valeria
Filì, delegata alle Pari opportunità dell'ateneo e presidente del Comitato unico di garanzia per il benessere
lavorativo. «Oltre all'orario, c'è un controllo sugli obiettivi da perseguire - indica -. Si tratta di un'attività
molto disciplinata, che tiene conto anche delle normative legate alla sicurezza degli ambienti». Filì,
spiegando dell'interessata adesione al bando (sono stati privilegiati i dipendenti con problematiche relative
alla conciliazione come mamme, persone con disabilità, soggetti che assistono parenti), tiene a sottolineare
«l'impegno profuso per questo progetto dal direttore generale Massimo Di Silverio e da Alessandra Catena,
responsabile della Direzione risorse umane e affari generali».Venti addettiIl progetto parte con una
sperimentazione di un anno per venti posizioni di lavoro agile per il personale tecnico amministrativo e
dirigente. I dipendenti che ne usufruiscono, individuati in base a particolari situazioni legate alla salute, a
esigenze di cura nei confronti di familiari e alla distanza dal luogo di lavoro, possono lavorare per almeno
quattro giornate al mese, o più in caso di particolari necessità, in luoghi diversi dalla sede di lavoro abituale
in Ateneo. Il rapporto di lavoro rimane invariato dal punto di vista economico e giuridico e i dipendenti non
subiscono penalizzazioni ai fini del riconoscimento della professionalità e della progressione di carriera. Al
bando, emanato lo scorso ottobre, hanno partecipato 23 dipendenti. Il progetto diverrà operativo a partire
da gennaio 2020 per le venti persone selezionate. Nel prossimo triennio, il progetto sarà ampliato nel
numero di postazioni di lavoro agile, come previsto dalla normativa vigente.il rettore«L'obiettivo del
progetto - spiega il rettore, Roberto Pinton - è introdurre soluzioni organizzative che favoriscano lo sviluppo
di una cultura gestionale orientata al risultato e, al tempo stesso, mirata a un aumento della produttività. Il
progetto, con l'introduzione di nuove tecnologie e reti di comunicazione, è finalizzato anche a realizzare
economie di gestione, potenziando al contempo le misure di conciliazione dei tempi di vita e di lavoro e
promuovendo la mobilità sostenibile tramite la riduzione degli spostamenti casa-lavoro-casa, nell'ottica di
una politica ambientale sensibile alla riduzione del traffico urbano».lo sviluppo«Il lavoro agile rappresenta
una concreta azione positiva volta al benessere dei lavoratori e delle lavoratrici - spiega ancora Filì -
venendo incontro alle esigenze dei genitori con figli piccoli, di chi si occupa di anziani o disabili, nonché
degli stessi lavoratori in età più avanzata che non possono ancora andare in pensione. Come ateneo
accettiamo la sfida dell'innovazione, anche di fronte alle difficoltà legislative: la legge facilita da un lato e
complica molto dall'altro, soprattutto per il pur corretto rispetto delle garanzie del lavoratore. Speriamo,
come università, di fare da apripista anche ad altre amministrazioni e imprese».

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Gli "anni orribili" del Distretto. Dal 2000 perse 200 aziende (M. Veneto Udine)
Timothy Dissegna - È un tessuto economico in trasformazione quello del Manzanese. Il dato è confermato
dai recenti dati di Infocamere elaborati dal Centro studi della Camera di commercio di Pordenone e Udine.
Dal 2000 a oggi, infatti, sono ben 201 le aziende che hanno chiuso i battenti, stabilizzandosi negli ultimi
cinque anni sotto quota 800 unità. Uno scenario di crisi che tocca molti. «Se guardiamo alla storia degli
ultimi vent'anni - evidenziano gli esperti del Centro studi dell'ente camerale -, il contesto appare molto
cambiato: nei primi anni di questo secolo Manzano e il Distretto della sedia potevano contare su molte
piccole imprese del legno-arredo. Per fare un esempio, dal 2001 a oggi le aziende del settore del mobile si
sono dimezzate, ma questa contrazione ha riguardato, sebbene non con l'identica intensità, tutta
l'economia».Soffre l'agricolturaIl settore più in crisi negli scorsi anni è quello legato ad agricoltura,
selvicoltura e pesca. Nell'ultimo quinquennio, infatti, le realtà locali sono passate da 82 a 69, registrando un
-15,85%. Solo nell'ultimo anno il calo è stato del 6,76%. Discorso analogo anche per l'occupazione in
quest'ambito: dal 2014 a oggi si è perso il 6,87% degli occupati, dato che sale fino al -12,18% se confrontato
con il 2018.La crisi del commercioA calare le serrande sono però soprattutto le botteghe, problema di cui
avevamo scritto nelle settimane scorse dopo aver parlato con i manzanesi al mercato in piazza. Nel recente
quinquennio la differenza è del 9,4%, ma va sottolineata una ripresa, seppur minima, rispetto all'anno
scorso, grazie a un +1,90%. Percentuale che arriva anche al 5% se si considerano solo i commercianti al
dettaglio, seppur nel medio periodo il dato risulta ancora negativo (-6,67%). «La crisi scoppiata ormai più di
10 anni fa - commenta Filippo Meroi, delegato di Confcommercio per Manzano - non è ancora passata, ma
anzi è attuale. A questo problema si aggiunge l'avvento della grossa distribuzione e del commercio
elettronico». Una congiuntura che sta colpendo anche tanti altri centri italiani (e non solo) e in realtà come
questa porta a una sempre più diffusa chiusura di attività. «Ci sono stati tavoli di confronto con il Comune -
prosegue Meroi - e ci incontreremo di nuovo a inizio anno per dar vita a un progetto a sostegno delle realtà
già esistenti e per incentivare nuove aperture».Meno ditte, più operaiPer quanto riguarda le fabbriche del
Distretto, si registrano nuove chiusure ma, paradossalmente, aumentano gli operai. Se cinque anni fa erano
195 le realtà aperte, oggi sono 187, con un calo del 4%. I dipendenti, invece, sono saliti del 3,12%, passando
da 1.283 a 1.323. Segno positivo anche per l'occupazione nelle costruzioni, che sfiora il 12% sul medio
periodo, seguendo il buon andamento delle imprese stesse nello stesso lasso temporale con il +15%.Una
nuova economiaCome già evidenziato, il decennio iniziato nel 2008 ha portato stravolgimenti considerevoli
al tessuto economico manzanese. La tradizione manifatturiera continua a essere presente, tanto che
un'impresa su quattro è del settore e il 70% del totale opera ancora nel legno-arredo. Emerge poi
un'economia legata ai servizi, in particolare alle funzioni di scala sovracomunale. In quest'ambito sono oltre
1.300 le persone che vi hanno lavorato negli ultimi 12 mesi, in costante crescita: +7,47 rispetto al 2018 e
addirittura +29,70% nel confronto con il 2014.

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Affluenza flop al bando alloggi 2019. L'Ater proroga i termini di due mesi (Piccolo Trieste)
Benedetta Moro - Era attesa una "pioggia" di almeno 3.500 richieste. Ne sono arrivate appena 2.300. Le
domande di partecipazione al bando 2019 indetto dall'Ater sono state insomma ampiamente al di sotto
delle aspettative. Tanto che, per tentare di risollevare l'affluenza "flop", si è scelto di far slittare al 28
febbraio 2020 la scadenza originariamente fissata al 20 dicembre 2019. Il calo è particolarmente evidente
se si confrontano i numeri attuali con quelli registrati nel 2017, quando a far domanda per ottenere un
alloggio Ater erano stati 3.985 aspiranti inquilini. La graduatoria di questo bando, pubblicata nel 2018, però
è ancora aperta. Come da regolamento, deve infatti rimanere in vigore almeno due anni o fino alla
pubblicazione della nuova graduatoria definitiva del successivo bando. Ed è probabilmente proprio questo
aspetto, secondo l'amministrazione presieduta da Novacco e diretta da Franco Korenica, ad aver tratto in
errore. Molti aspiranti condomini, cioè, potrebbero non aver partecipato al nuovo bando 2019, la cui
graduatoria definitiva verrà pubblicata il prossimo giugno, perché convinti di essere già "a posto" in quanto
inseriti in quella precedente. «Probabilmente - spiega Stefano Barbagallo, funzionario direttivo dell'utenza
in Ater - le persone attendono che si esaurisca la graduatoria 2018 e così non fanno domanda per il nuovo
bando». Ma questo ragionamento può rivelarsi doppiamente pericoloso: le persone rischiano cioè di non
rientrare né nella graduatoria precedente né in quella futura. L'Ater ha cercato di pubblicizzare questa
novità il più possibile, anche inviando delle lettere ai diretti interessati. Non c'è stata però la risposta attesa.
Manca all'appello, in particolare, quella fascia a cui più si rivolge oggi l'Ater: giovani e famiglie. Sempre
secondo il regolamento modificato nel 2018, sono stati infatti rivisti i parametri dei punteggi rispetto a un
tempo, quando venivano privilegiate soprattutto le persone anziane. Tra le 2.300 domande avanzate finora
compaiono in particolare nuclei monoparentali, composti da padre o madre con figlio, anziani, single e
donne vittime di violenza. Ma perchè, si chiede qualcuno, l'Ater ha pubblicato due bandi a distanza così
ravvicinata? La risposta è presto detta: con la legge regionale 24/2018 sono cambiati i requisiti di residenza.
In particolare tra le novità che hanno indotto l'Ater ad avviare un nuovo avviso c'è la richiesta, per i cittadini
extracomunitari, di comprovare con un certificato l'assenza di proprietà nel paese di origine e di
provenienza, e il numero di anni di residenza in Italia per ottenere un alloggio: erano due, sono diventati
cinque, anche non continuativi, degli ultimi otto trascorsi nel territorio della regione.
Il 40% di chi vive in affitto sta in una "casa popolare". E solo 8 inquilini su 100 non sono italiani

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Bilancio in pareggio, premi ai dipendenti AsuiTs (Piccolo Trieste)
Andrea Pierini - L'Azienda sanitaria universitaria integrata di Trieste chiuderà anche nel 2019 il bilancio in
pareggio. Un risultato che consentirà di pagare i bonus ai dipendenti e, alla luce soprattutto del
raggiungimento di determinati obiettivi, anche i premi più consistenti per i tre vicecommissari, che
otterranno complessivamente 80 mila euro. Il 2019 rappresenta quindi un punto di svolta importante per
l'AsuiTs, che nel 2017 aveva registrato un passivo di 12 milioni, mentre lo scorso anno i numeri erano stati
migliori ed era stato raggiunto anche allora il pareggio, anche se con qualche affanno visto che il conto nel
secondo quadrimestre era finito con un passivo di 13,4 milioni, coperto dall'integrazione delle risorse
garantite dalla Regione. Il meccanismo economico- finanziario delle Aziende sanitarie parte dal bilancio di
previsione sulla base del quale la Regione gestisce le risorse che poi possono essere adeguate con i bilanci
di verifica, che vengono fatti con cadenza regolare e che consentono delle valutazioni intermedie. Lo scorso
agosto il passivo previsto per l'AsuiTs era stato di poco superiore ai cinque milioni, ma il commissario
straordinario Antonio Poggiana aveva in ogni caso anticipato che alcune azioni avrebbero consentito di
recuperare risorse, obiettivo alla fine raggiunto. Va precisato che i passivi degli anni precedenti non sono
mai stati legati a casi di malagestione, ma a una serie di concause tra le quali gli aumenti dei farmaci e degli
stipendi del personale. Nel pratico - venendo all'oggi - il pareggio di bilancio consentirà di pagare il bonus
per i medici, quello di circa 200 euro per i dipendenti del comparto, quindi infermieri, Oss e tecnici di
laboratorio, e blinderà la premialità dei vertici visto che quelli del 2017 erano stati azzerati proprio per il
passivo dell'Azienda. I bonus per i vicecommissari erano legati chiaramente agli obiettivi che aveva dato lo
stesso Poggiana ad Adele Maggiore per l'area sanitaria, a Mara Pellizzari per quella Sociosanitaria e a
Franco Sinigoj per quella Amministrativa. L'importo complessivo, come detto, è di poco superiore agli 80
mila euro diviso tre ed è stabilito dalle norme contrattuali che lo fissano al 20% dello stipendio annuo. «A
prescindere da quello che è successo nel passato - spiega Poggiana - il 2019 è stato un anno complicato e
per questo ho ritenuto opportuno impegnare i collaboratori su obiettivi legati alle attività di scorporo,
fusione e impostazione della nuova Azienda (la Asugi che nascerà dal primo gennaio con la fusione con
l'isontino, ndr) e la riorganizzazione delle attività». «Sono stati fatti degli interventi - aggiunge Poggiana -
che hanno premiato anche dal punto di vista finanziario, posto che è stata incrementata molto l'attività
chirurgica. Si è poi lavorato sulla riorganizzazione del Pronto soccorso, sull'allestimento del Centro unico
somministrazione antiblastici, sull'unificazione delle attività di laboratori e di quelle dell'anatomia
patologica, sulla revisione dei percorsi assistenziali e su molte altre azioni ancora in termini di
razionalizzazione ed efficienza».-

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La catena tedesca Dm sbarca in via D'Alviano e prenota l'ex Unicredit (Piccolo Trieste)
Laura Tonero - Il colosso Dm, ovvero Drogerie Markt, la più grande catena europea di drugstore nata in
Germania, si prepara a sbarcare a Trieste. I primi passi sul territorio cittadino li muoverà giovedì
prossimo,19 dicembre, giorno dell'inaugurazione del primo punto vendita cittadino all'interno delle Torri
d'Europa. Una novità importante per il centro di via D'Alviano, che rappresenta certamente un'iniezione di
ottimismo per quanti operano in quella struttura. Dm si insedierà al secondo piano nell'ala a destra
dell'ascensore, partendo dagli spazi un tempo occupati da Geox e spingendosi lungo la galleria, accorpando
più fori commerciali chiusi da diverso tempo, per una superficie totale di 300 metri quadrati. Gli addetti alle
vendite impegnati nel nuovo negozio saranno 7. La catena Dm è arrivata in Italia a fine 2017, registrando lo
scorso anno una crescita del 4,6% sull'esercizio precedente, con un fatturato di circa 11,2 miliardi di euro,
62.061 dipendenti e 3.668 punti vendita in 13 Paesi europei. Con la nuova apertura a Trieste, i negozi in
regione diventeranno 5. Gli investimenti del colosso tedesco delle drogherie a Trieste però non si
fermeranno in via D'Alviano. La catena nel 2020 punta a mettere a segno almeno altre due importanti
aperture, spingendosi verso il centro città. Da mesi, a questo scopro, è in corso una trattativa per la
locazione dei prestigiosi spazi di Casa Romano di piazza della Borsa 9, che un tempo ospitavano gli sportelli
del Credito Italiano prima e quelli di Unicredit poi. L'affare sembrava praticamente chiuso. Secondo
indiscrezioni, però, a sparigliare le carte e a riaprire di fatto i giochi su quegli spazi da 800 metri quadrati, ci
potrebbe essere un interesse del gruppo Hera. Lì, in quell'importante location che, ai piani superiori verrà
trasformata l'anno prossimo in un'esclusiva struttura ricettiva della Golden Hotel & Resort (i lavori sono già
in corso) , la multiutility punterebbe ad aprire nuovi sportelli. Vedremo nelle prossime settimane chi avrà la
meglio. Quel che è certo, viste le importanti trattative in corso, è che ol piano terra di Casa Romano non
resterà vuoto a lungo e che l'intenzione di Dm è di mettere a segno un altro investimento importate. Il
marchio tedesco entrerà così a gamba tesa in un comparto, quello dei negozi di prodotti per la pulizia della
casa e per l'igiene personale, che a Trieste vede una concentrazione di punti vendita importate, la più
elevata della regione, con negozi di ampie dimensioni disseminati in ogni angolo cittadino.

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Pedicchio lascia il timone di Ogs: «Il territorio vigili sul suo futuro» (Piccolo Trieste)
Giovanni Tomasin - Maria Cristina Pedicchio non sarà più presidente dell'Istituto Nazionale di Oceanografia
e di Geofisica Sperimentale (Ogs), per scadenza naturale del mandato. Pedicchio, che resterà comunque nel
Cda dell'Istituto come rappresentante della comunità scientifica, ha lavorato in questi anni «a consolidare il
capitale umano dell'Ogs, la sua capacità attrattiva, il suo ruolo nazionale e internazionale». Ha difeso
l'autonomia dell'ente anche nella recente polemica scatenata dall'ipotesi di inglobare Ogs in un "macro-
istituto" romano. E ora auspica che «il territorio vigili» sulla nomina del prossimo presidente, attesa a breve
giro dal ministro dell'Università e della Ricerca Lorenzo Fioramonti, che proprio oggi incontrerà Pedicchio a
Trieste.La presidente uscente coglie l'occasione per tirare le somme della sua esperienza al timone, è il caso
di dirlo, dell'istituto oceanografico. E parte dalle prospettive future: «Dopo due mandati non ero più
ricandidabile - spiega -, sicché ora siamo tutti in attesa della nomina del nuovo presidente da parte del
ministero». Sia come sia, Pedicchio sarà comunque nella stanza dei bottoni. Il Cda di Ogs è infatti composto
da tre persone, due sono di nomina ministeriale (il presidente e un consigliere) mentre il terzo viene eletto
dai ricercatori dell'ente: «I miei colleghi mi hanno chiesto di candidarmi per quel posto e io mi sono messa a
disposizione - spiega -. E sono commossa dalla quantità di voti che ho ricevuto. Dopo due mandati da
presidente è un segnale forte di sostegno e fiducia».Qual è lo stato di salute di Ogs oggi? «L'ente oggigiorno
funziona benissimo - dice -. Sui 300 dipendenti attuali, una settantina sono stati stabilizzati in questi anni.
Abbiamo utilizzato tutti gli strumenti che il legislatore metteva a disposizione, di volta in volta, per dare
sicurezza alle posizioni lavorative». Ciononostante, aggiunge, il criterio d'ingresso non è solo "quantitativo":
«Non ci siamo limitati e perseguire le stabilizzazioni in quanto tali, perché abbiamo messo in campo
strumenti di valutazione adeguati delle persone assunte. Gli esiti sono stati comunque buoni e tutti sono
stati stabilizzati. Questo significa che nel corso del tempo l'ente aveva reclutato bene. Il risultato è che ora
non c'è più neanche un precario all'interno dell'istituto». In generale, prosegue Pedicchio, l'aspetto delle
risorse umane è stato un asse portante del suo mandato: «Abbiamo fatto due chiamate per chiara fama,
una è quella di Angelo Camerlgenghi, direttore della Sezione di ricerca geofisica, l'altra è quella di Stefano
Parolai, che è rientrato dopo 17 anni di lavoro in Germania». Parolai sarà il nuovo responsabile della
sismologia, «un aspetto che a noi sta molto a cuore»: «Uno dei nostri obiettivi è approfondire il tema del
rischio sismico e, visto il ruolo internazionale del nostro istituto, contribuire a diffonderlo nei paesi vicini,
come ad esempio l'area balcanica. È lampante quanto sia necessario, se pensiamo a quanto accaduto in
Albania nei giorni scorsi». Pedicchio sottolinea poi il lavoro fatto dal punto di vista infrastrutturale:
«Abbiamo portato a compimento uno sforzo incredibile per la nave rompighiaccio». Ogs è in salute anche
sul fronte dei fondi, spiega: «Più del 40% del nostro budget viene da progetti competitivi, il che significa che
siamo in grado di attrarre fondi sia pubblici che privati».Un'altra «parola chiave» dei mandati di Pedicchio è
l'internazionalizzazione: «Siamo coordinatori di tre infrastrutture europee. Partecipiamo poi a diversi
progetti, finanziati anche dal Miur, per la crescita blu e sostenibile all'interno dell'area mediterranea, in cui
portiamo il nostro approccio multidisciplinare. Ecco, sostenibilità e multidisciplinarietà sono altri termini
chiave».Il risultato di questo lavoro è il rafforzamento del dialogo nella regione mediterranea, spiega la
presidente: «Oggi va di moda parlare di logica glocal: ecco, noi siamo attori forti della proiezione
geopolitica di Trieste e del Friuli Venezia Giulia».Questa la posizione sull'ipotetico Istituto del mare e le
recenti polemiche: «Certamente nessuno ha mai voluto spostare l'intero istituto, ma si è pensato di
spostare la testa a Roma. In questo senso si configurava un attacco forte all'autonomia dell'ente. Io penso
che tutto si possa fare, ma che servano piani di fattibilità, anche economica, e soprattutto condivisione.
Non si possono fare colpi di mano solo perché c'è una costellazione politica favorevole. Sono cose di cui la
comunità scientifica soffre. Le scelte vanno condivise con i soggetti coinvolti».Quanto al prossimo
presidente, Pedicchio auspica si tratti di una nomina in continuità: «Anche per questo spero che il territorio
vigili: Ogs è un patrimonio di Trieste e del Fvg, per costruire un simile capitale umano ci vuole tanto
impegno e tanta fatica. A disfare le cose, purtroppo, ci vuol poco».

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